Maggio 2020: Thin Lizzy – JAILBREAK (1976)

Jailbreak

 

Data di pubblicazione: 26 marzo 1976
Registrato a: Ramport Studios (Londra)
Produttore: John Alcock
Formazione: Phil Lynott (voce, chitarra elettrica, chitarra acustica, basso), Scott Gorham (chitarra ritmica), Brian Robertson (chitarra ritmica), Brian Downey (batteria, percussioni), Tim Hinkley (tastiere)

 

Lato A

 

                        Jailbreak
                        Angel from the coast
                        Running back
                        Romeo and the lonely girl
                        Warriors

 

Lato B

 

                        The boys are back in town
                        Fight or fall
                        Cowboy song
                        Emerald

 

 

Ho assaggiato la libertà
e mi è piaciuta molto
(Phil Lynott)

 

Chi l’ha detto che l’Irlanda è solo la terra dalle sonorità celtiche, dal folk popolare e della birra verde? Ecco, prima degli U2, prima dei Virgin Prunes, dei My Bloody Valentine o dei Cranberries, c’erano i Thin Lizzy, la voce dell’hard irlandese! Se Van Morrison aveva rappresentato l’aspetto più sperimentale e coraggioso del folk irlandese, contaminandolo con le varie anime stilistiche, i Thin Lizzy invece erano la voce prepotente di un rock duro, muscoloso, massiccio. E in qualche modo sono loro che avviano tutto un percorso che poi troverà maggiore eco in alcuni dei gruppi su citati, U2 in particolare, cui devono molta della loro popolarità, anche grazie a quel grosso concerto del 1981 al Castello di Slane, dove Bono e compagni gli fecero da spalla. I Thin Lizzy non erano fatti per la semplice melodia o per le storie arcaiche della terra irlandese: loro prendevano spunto soprattutto dal rock energico degli Who, ma con uno sguardo anche a Bruce Springsteen, i Little Feat, i Lynyrd Skynyrd, Bob Seger. E nelle loro esibizioni sapevano sempre unire sapientemente spettacolarità ed energia. E non solo: i Thin Lizzy furono letteralmente capaci di simboleggiare un’apertura grandissima per il loro popolo; lo stesso Lynott, figlio di un padre brasiliano e di una madre irlandese, seppe ben rappresentare l’aspetto multietnico in una società divisa da tradizioni e questioni religiose. E anche queste vennero particolarmente superate, poiché i membri della band erano sia cattolici che protestanti.
Uno dei dischi simbolo dell’energia e della fantasia della band irlandese fu Jailbreak, registrato dopo un tour in cui fecero da spalla agli Status Quo, e il disco si presentò sin da subito come uno dei loro successi commerciali più grandi. In particolare Jailbreak contiene uno dei loro singoli più conosciuti e celebrati di sempre: The boys are back in town, basato su una struttura pop rock ad altissima presa, e con scatarrate decise che quasi presto verranno prese in prestito dai Blondie per la loro dance wave newyorkese. Il brano sapeva imporsi all’attenzione del grande pubblico, e in qualche modo apriva qualche spiraglio nel nuovo modo di fare musica. Ma Jailbreak poteva vantare una varietà stilistica impressionante, tanto da girare attraverso i vari generi, pur rimanendo ben ancorati al tanto caro vecchio hard rock.
I riff saturi e granitici che aprono il disco con la scintillante title-track, mescolano poi tanto il blues e l’hard, richiamando alla bisogna tanto certi Led Zeppelin quanto gli Who. Fa pensare ai Led Zeppelin di Immigrant song la sostenuta Angel from the coast, ritmata e spumeggiante umori dark. Running back invece volge lo sguardo verso certo pop rock statunitense, tra Jackson Browne e Bob Seger, mettendo insieme fantasia pop e degno sostegno chitarristico. C’è spazio anche per una sorta di cantautorato rock intrigante con Romeo and the lonely girl, miscelando folk e classic rock, e con un Phil Lynott in grande spolvero anche come interprete dei propri brani, carismatico e degno leader della band. In particolare qui fa pensare un tanto a Robbie Robertson, o al limite al primo Tom Waits. Il primo lato si chiude con l’hard granitico di Warriors, dove le chitarre hanno un ruolo di primissimo piano, tra ritmica e distorsioni, suono speculare e intenso.
Il lato B si apre con la già citata The boys are back in town, e prosegue con la distensione romantica di Fight or fall, immergendosi in un climax sonoro come solo i Flamin’ Grovies o gli Eagles saprebbero ricreare. Dopo questo il disco presenta un’autentica sorpresa, col country rock di Cowboy song, portando i Thin Lizzy dalle verdi e algide terre irlandesi, nei territori caldi del sud degli Stati Uniti, e richiamando apertamente i Lynyrd Skynyrd e il loro Southern Rock. Chiude la durezza melodica di Emerald, retta dalla comunicazione armoniosa delle chitarre e da una ritmica fantasiosa ed effervescente.
Jailbreak è un album importante per l’hard rock degli anni ’70, capace di abbracciare diverse generazioni, e suonando fresco e coinvolgente anche a distanza di diversi decenni dalla sua pubblicazione. Dopo la band seppe andare avanti ottenendo dei risconti sia di critica che di pubblico abbastanza buoni, fino allo scioglimento avvenuto nel 1983. Dopo questo Phil Lynott entrerà in coma per un’overdose il giorno di Natale del 1985, per poi non farcela il 4 gennaio del 1986. La band seppe andare avanti, dapprima partecipando al Self Aid organizzato per combattere il problema della disoccupazione in Irlanda, e poi riunendosi ufficialmente nel 1996 con John Sykes, pensando di omaggiare così la memoria di Phil. I Thin Lizzy sono stati i portabandiera di un genere in Irlanda, tanto trascinanti e moderni, quanto legati alle loro tradizioni, quanto altrettanto capaci di abbattere barriere. Tutte caratteristiche che solo i grandi sanno avere!

 

Ci sono state band simbolo di un periodo e poi scomparse senza gloria. Ma anche altre che, pur nel loro periodo di declino, sono rimaste immortali. I Thin Lizzy appartengono di sicuro alla seconda categoria
(Phil Alexander)

Maggio 2020: Thin Lizzy – JAILBREAK (1976)ultima modifica: 2020-05-11T15:42:43+02:00da pierrovox

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