Maggio 2020: Marlene Kuntz – CATARTICA (1994)

Marlene Kuntz - Catartica

 

Data di pubblicazione: 13 maggio 1994
Registrato a: Studio Emme (Calenzano)
Produttore: Marco Lega & Marlene Kuntz
Formazione: Cristiano Godano (voce, chitarre), Riccardo Tesio (chitarre), Gianluca Viano (basso), Luca Bergia (batteria)

 

Tracklist

 

                        M.K.
                        Festa mesta
                        Sonica
                        Nuotando nell’aria
                        Giù giù giù
                        Lieve
                        Trasudamerica
                        Fuoco su ti te
                        Merry Xmas
                        Gioia (che mi do)
                        Canzone di domani
                        Mala mela
                        1° 2° 3°
                        Non ti scorgo più
 

Il bello dei Marlene Kuntz è che sono sempre in evoluzione
e hanno il coraggio di sperimentare
(Gianni Maroccolo)

 

Parola di uno dei grandi talenti del rock alternativo italiano, e scopritore della band di Cuneo, che nei primi anni ’90 rappresentò una vera ventata fresca per la musica del Belpaese. L’ex bassista di Litfiba e C.S.I. indisse un importante concorso nel 1992, Radio Targato Italia, per una compilation che offrisse l’opportunità ai nuovi gruppi di farsi conoscere. I Marlene Kuntz (nome che mette insieme Marlene Dietrich e i un pezzo dei Butthole Surfers) furono quindi la band che più delle altre impressionò Maroccolo al punto tale da offrirgli un contratto per un disco nuovo, e la possibilità di registrarlo in uno studio a Torino. Nonostante questo colpo di grandissima fortuna (comunque spinta dal merito), i Marlene Kuntz tennero bene in mano la situazione decidendo autoprodursi e di registrare il disco a Calenzano.
Quello che ne venne fuori era l’espressione di un periodo di formazione e crescita, ma anche la curiosità di quattro ragazzi affascinati dal nuovo rock (nonostante non disdegnassero la tradizione), soprattutto quello di marca Sonic Youth.
Catartica è un disco di pura e graffiante bellezza. È un disco che non vuole affatto essere accomodante, e non vuole rimarcare nulla di ciò che in Italia era già stato fatto prima. Non insegue le istanze punk dei CCCP e si rifiuta di scendere per le scale tetre della new wave, semmai porta in Italia un genere in definizione, e che si è soliti a chiamarlo Industrial o Noise, e Catartica ne sarà uno dei dischi manifesto indiscussi.
Le chitarre graffianti e rumorose, la batteria pestona, e il cantato strozzato eppure melodico, che in più di un’occasione ricorda quello di Black Francis dei Pixies, disegnano le grandi linee e le sfumature di un disco imponente e importante, in cui le liriche colte e bohemienne solleva l’idea che il rock non è solo un affare per ragazzini disadattati.
Infatti biglietto da visita più che emblematico non può che essere l’iniziale M.K. (sorta di autopresentazione irosa e spastica: “Lascia che ti vomiti un’onda di parole ma Ma Marlene è la migliore!”), sorta di invettiva schiumante verso la cultura imperante nei primi anni ’90 a discapito di altre forme musicali, a detta della band, superiori. Il “complimenti per la festa, una festa del cazzo” inaugura Festa mesta, con la sua carica malsana fatta di intrecci di chitarre acide e senso di disagio forte tipico della cultura grunge, che vedeva nei Nirvana i proprio padri padroni. Sonica (emblematica sin dal titolo) è il pezzo che fa emigrare Thurston Moore nelle italiche sponde, e che a sciabolate di “soniche” distorsioni prende a calci nel culo il rock come lo si era conosciuto fino ad allora. Si prosegue con la sensualissima Nuotando nell’aria, una sorta di ballata amorosa in trip, la cui struttura è scandita da arpeggi robusti e scariche elettriche di dissacrante sapore. Giù già giù riprende a pestare con cattiveria e sadico sarcasmo. Segue la bellissima Lieve, forse uno dei pezzi più belli mai concepiti nella cultura rock italiana. Un testo di umana debolezza e di coraggiosa speranza, su un robusto tappeto sonoro noise. Talmente bella da impressionare talmente tanto Giovanni Lindo Ferretti che la inserirà in scaletta in un concerto dei suoi C.S.I. in uno spettacolo acustico per la defunta e mai dimenticata Videomusic (altro che il piattume omologante di Mtv!) da cui venne tratto il bellissimo live In quiete, con tanto di promozione del buon Lindo Ferretti alla band di Cuneo! “Meglio del perdersi in fondo all’immbile, meglio del sentirsi forti nel labile”: parole di straordinaria bellezza, che stordiscono appunto come la musica che le da l’anima e la struttura.
Segue Trasudamerica, un pezzo recuperato dalle loro primissime registrazioni, e qui riproposto con brillante esibizione, e un testo che fa riferimento tanto ai ricordi quanto ai sogni lontani (“Spesso vorrei la magia di quegli odori che ci univano al cielo, o non temo la nostalgia” o anche “Mi mancano le piogge ed i petali, il Dio amore e tutto il resto davvero!”), cui si alterna la furia devastatrice di Fuoco su di te, con un testo che pare un’invettiva acida non solo la mediocrità che ci circonda, addirittura verso Dio stesso, e intravede la soluzione nella follia nichilista con disarmante e nera ironia (“Hai mica visto volare il mio teschio, Signore, perché ho perso la testa!) e desideri disumani (“Noi stiamo per generare l’idea di vomitare sui vostri piatti migliori, e stiamo per eliminare chi non si sporca le mani e dentro al cuneo muore”). Merry X-mas prosegue nella stessa direzione e con la stessa carica ironica. Gioia (che mi do) è una nera ballata dove tra le righe si esalta il potere dell’autoerotismo, e Cristiano declama in chiave spoken rock. Canzone di domani prosegue con disarmante nichilismo (“Non c’è più tempo per ridere o per piangere”). Mala mela si sommerge ancora di distorsioni suggestive. 1° 2° 3° prosegue l’arrembaggio sonico per concludere con Non ti scorgo più che riprende le trame sonore dell’iniziale M. K. a mo’ di inclusione.
Catartica è un disco fondamentale per la concezione e formazione del nuovo rock italiano degli anni ’90, e i Marlene Kuntz diventeranno i profeti di un genere che verrà sviluppato anche dagli Afterhours e più tardi anche dai più giovani Verdena. Seguirà un altro grandissimo album, Il vile, e poi la band inizierà un percorso di ammorbidimento della sua musica, alla ricerca più della canzone d’autore che della distorsione, senza mai rinnegare la sua passione selvaggia, nonostante la partecipazione discutibile al calderone del Festival di Sanremo del 2012. Del resto loro “cercano la bellezza ovunque”!

Maggio 2020: Marlene Kuntz – CATARTICA (1994)ultima modifica: 2020-05-14T10:24:03+02:00da pierrovox

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