Novembre 2020: Motörhead – OVERKILL (1979)

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Data di pubblicazione: 24 marzo 1979
Registrato a: Roundhouse Studios, Sound Development Studios (Londra)
Produttore: Jimmy Miller & Neil Richmond
Formazione: Lemmy Kilmister (voce, basso, chitarra), Eddie Clarke (chitarre, cori), Phil Taylor (batteria)
 

Lato A

 

                        Overkill
                        Stay clean
                        (I won’t) Pay your price
                        I’ll be your sister
                        Capricorn
 

Lato B

 

                        No class
                        Damage case
                        Tear ya down
                        Metropolis
                        Limb from limb
 

We are Motörhead, and we play rock’n’roll
(Lemmy Kilmister)

 

Ci sono personaggi che, per un motivo o per l’altro, pensi possano non morire mai, e uno di questi è senza dubbio Lemmy Kilmister, leggendario bassista e leader dell’heavy metal e hard rock gruppo Motörhead, tra le punte di diamante del genere, e icona di uno stile popolare e ribelle, che ha saputo ribadire la potenza del rock’n’roll in un’epoca in cui era stata messa pesantemente sotto accusa dal nascente punk rock.
Eppure il 28 dicembre 2015 Lemmy ci ha lasciati, dopo aver scoperto di avere un tumore al cervello e al collo, e il popolo del rock immediatamente si è sentito orfano di un grande protagonista. E si può tranquillamente sostenere che senza di lui, lo speed e il trash metal (che andrà poi al potere grazie agli Iron Maiden e ai Metallica) forse non sarebbero mai nati, o che forse sarebbero stati un’altra cosa. Certo è che il contributo dei Motörhead alla causa del rock è stato notevole, attraverso una musica d’impatto assordante, muscolare, rabbiosa, spumeggiante di alcool e sesso, come da buona tradizione.
Dei loro primi dischi, il secondo Overkill è quello che meglio rappresenta le potenzialità della band inglese, e che lascia intravedere segnali importantissimi che ben presto verranno raccolti nel decennio successivo da altre band loro discepole. Registrato in presa diretta in una sola notte (si dice addirittura che alcune di queste canzoni vennero composte direttamente quella notte, improvvisando), Overkill è un concentrato micidiale di hard rock e suoni heavy metal, mettendo insieme le lezioni imparate sia dai Led Zeppelin che dai Black Sabbath.
Si apre con la potente e trascinatrice title-track, resa ancora più devastante dall’uso della doppia cassa alla batteria (particolare piuttosto curioso in un periodo in cui non era di certo la norma), e che rappresenta un vero e proprio urlo di guerra della band, un inno generazionale per tutti gli amanti dell’hard rock. Se c’è qualcuno che ha avuto a che fare con questo genere, è passato sicuramente da qui.
Si prosegue con la “hendrixiana” Stay clean, grondante blues e fusioni psichedeliche, e poi con gli assalti debitori dei Deep Purple di (I won’t) Pay your price, con tanto di distorsioni e sezione ritmica sostenuta. I’ll be your sister invece avanza furibonda con la sua perfetta fusione tra blues, black e hard rock, e Lemmy ebbe a sostenere in tempi remoti che il pezzo avrebbe avuto particolare successo se fosse stato da Tina Turner, e forse c’è da credergli. Resta comunque il fatto che è un vero a proprio assalto sonoro. Si chiude il primo lato con l’improvvisazione sonora di Capricorn, nata in studio proprio mentre Eddie Clarke stava accordando la chitarra, e venne fuori un assolo straordinario. Si sente in effetti quell’aria da work in progress, ma nello stesso tempo si può ammirare la genialità di un gruppo che sa cogliere l’attimo.
Il lato B si apre con un altro classico: l’hard rock in stile biker di No class, con tanto di borchie e suoni roboanti. Damage case prosegue sulla stessa falsariga, puntando su uno scenario on the road selvaggio e senza limiti. Tear ya down invece risente più direttamente dei suoni punk che giravano per le strade di Londra, echeggiando direttamente i Sex Pistols, ma anche i Ramones. Segue ancora la cinematica Metropolis, che pur presentando un testo sconclusionato (per stessa ammissione di Lemmy), presenta scenari cupi, e sonorità devastanti. Chiude la zeppelliana Limb from limb, che non si fa fatica ad immaginarsela in uno dei dischi della premiata ditta Plant/Page, con tanto di groove possente e suono pesante.
Overkill pertanto resta un classico dell’hard rock di fine anni ’70, e portabandiera di un mood rock vecchio stampo, che non si arrende all’idea che il rock possa morire. Esattamente come il suo ideatore! E se anche i personaggi vanno via, il rock’n’roll vivrà per sempre!

 

Ѐ un album feroce, che mette in mostra perfettamente lo stile e il marchio dei Motörhead senza esclusione di colpi proto-trash
(Michael Rensen)

 

Novembre 2020: Motörhead – OVERKILL (1979)ultima modifica: 2020-11-05T07:52:10+01:00da pierrovox

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Una risposta

  1. Roberta scrive:

    Articolo eccellente!

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