Febbraio 2021: X – Los Angeles (1980)

X - Los Angeles

 

Data di pubblicazione: 26 aprile 1980
Registrato a: Golden Sound Studios (Hollywood)
Produttore: Ray Manzarek
Formazione: Exene Cervenka (voce), John Doe (basso, voce), Billy Zoom (chitarra), D.J. Bonebrake (batteria), Ray Manzarek (organo)

 

Lato A

 

                        Your phone’s off the hook, but you’re not
                        Johnny Hit and run Paulene
                        Soul kitchen
                        Nausea
                        Sugarlight
Lato B

 

                        Los Angeles
                        Sex and dying in high society
                        The unheard music
                        The world’s a mess, it’s in my kiss
 

Non conosco onde più terribili
dei miei pensieri
(John Doe)

 

La fine degli anni ’70 sono il passati alla storia per l’affermazione del punk come nuovo genere musicale. Come già accennato in altri contesti, il punk rock si caratterizzava per le sue ritmiche veloci, sonorità dure, e soprattutto per una furia assassina che si condensava in pochissimi minuti. Sia la scena britannica che quella statunitense hanno visto diversi gruppi affermare e sviluppare il genere, e in particolare in quest’ultima abbiamo il cosiddetto “beach-punk” californiano nel gruppo di Los Angeles X.
Gli X sono un gruppo particolarmente atipico, poiché i membri della band hanno una formazione musicale ampia ed eclettica, tanto da rappresentare nel loro genere una sorta di ricchezza culturale che arricchì particolarmente la loro proposta. Pensiamo alla passione per il rockabilly, il country e il blues da parte del chitarrista Billy Zoom, ma anche e per il rock psichedelico e matrice californiana da parte del resto della band. In particolare tra le pieghe della musica degli X, non a caso, aleggia lo spirito dei Doors, una band che vedeva verso la fine degli anni ’70 una specie di nuova attenzione da parte delle nuove tendenze sonore, che tendevano a demolire il passato, a spazzare via i dinosauri e a proporre qualcosa di veramente nuovo. I Doors invece ispiravano, nel loro tono maledetto e lisergico tanto la new wave (si provi ad ascoltare i Joy Division), quanto il punk degli X.
E loro univano nella loro proposta rumore e melodia, un po’ sulla tanto rodata strada battuta dai newyorkesi Ramones, mescolando perversione e nichilismo (tematiche tanto care ai primi Doors), quanto depressione e disumanizzazione (queste tanto care al movimento new wave), attraverso l’intreccio di due voci soliste, quella femminile di Exene Cervenka, e quella maschile di John Doe. E non a caso fu chiamato Ray Manzarek a produrre il loro disco d’esordio, che portava come titolo il nome della loro città. Il risultato è scoppiettante, uno dei monumenti assoluti del punk rock statunitense di tutti i tempi.
Apre una roboante Your phone’s off the hook, but you’re not, abrasiva come lo è l’hard degli Stooges, e devastante come può esserlo un pezzo dei Ramones. Segue John hit and run Pauline, che si avvale di una chitarra rockabilly come ricamo estetico, ma di una furia iconoclasta che tanto fa pensare ai Clash. E visto che parlavamo dei Doors come principale fonte di ispirazione, ecco che gli X non si dimenticano delle loro origini e rivisitano alla loro maniera Soul kitchen, virandola in maniera punkettona da renderla quasi irriconoscibile, ma al tempo stesso volendo mantenere quel tono leggiadro e drammatico del pezzo originale. Il buon Jim da lassù sorride contento. Nausea invece si guarda verso un passato meno remoto, e ci presenta una Exene in una specie di versione californiana di Patti Smith, austera e solenne, con le chitarre che graffiano duramente facendo presagire orizzonti quasi heavy metal. Chiude il primo lato la tossica irruenza di Sugarlight.
Il secondo lato si apre con l’asettica visione della squallida e violenta esistenza a Los Angeles nella marziale title-track, cui fa da seguito il rigurgito martellante di Sex and dying in hight society, sferzante e dissacrante. I toni si fanno grevi e cupi The unheard music, cantata come una nenia narcotica, con l’organo del buon Ray a fare da tappeto lisergico, e una chitarra che spazia dai colpi secchi fatti di riff granitici ai ricami che un po’ richiamano Tom Verlaine. Mentra l’inaspettata gioia della bizzarra conclusiva The world’s a mess; it’s in my kiss fa pensare a Light my fire dei Doors, complice anche l’organo di Manzarek, che diventa uno degli elementi principali del pezzo.
Los Angeles è un disco angoscioso, febbrile, ma aveva alcuni degli elementi che non lo incasellavano nella lunga schiera del punk, ma lo rendevano un disco originale, innovativo, particolarmente brillante: dalla ritmica assillante di Bonebrake, al canto isterico, nauseabondo, di Exene, la chitarra rockabilly e punk di John Doe, e i testi grondanti di decadenza urbana. In tutto questo Manzarek si riverlò l’abile organizzatore di un suono ancora fresco e di un modo del tutto nuovo di cantare il romanticismo in una forma decisamente anti-romantica.
Il resto della carriera proseguirà con altri dischi altrettanto validi come Wild gift e Under the big black sun, e poi alcune cose meno a fuoco, fino a quando la band deciderà di prendersi una pausa verso la fine degli anni ’80, per poi riprendere negli anni ’90. Si contano anche progetti paralleli interessanti come i Knitters e alcuni dischi da solista di John Doe. Ma il loro merito è stato appunto quello di rendere Los Angeles la terra promessa del punk!

 

Il punk degli X non è classico né ovvio; al suo interno si ritrovano sprazzi di rock’n’roll, briciole di psichedelia, e spesso la rabbia lascia spazio ad atmosfere decadenti e surreali
(Raffaele Meale)

Febbraio 2021: X – Los Angeles (1980)ultima modifica: 2021-02-22T09:54:22+01:00da pierrovox

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