Se “nigger” è contestualizzato, non si può cancellare

Il nuovo Grisham merita di essere letto - Corriere.it

Ne Il sogno di Sooley, John Grisham narra la storia di un giocatore di basket originario del Sud Sudan; fatto salvo il messaggio di riscatto insito nella vicenda esistenziale del protagonista che, originario di un villaggio sperduto approda al basket professionistico grazie a una determinazione eccezionale, è importante il punto di vista di Grisham sulla spinta insensata a piegare arte e letteratura alla sensibilità contemporanea, quella che ormai è a tutti nota come cancel culture.

“È molto irritante quando critici e accademici fissano dei limiti riguardo a ciò che ognuno può scrivere. Tra i casi più recenti c’è quello di  Jeanine Cummins, autrice de Il sale della terra, un libro bellissimo sugli immigrati che attraversano il Messico per entrare illegalmente negli Stati Uniti. Alcuni scrittori di origine ispanica hanno detto di essersi sentiti offesi dal fatto che una bianca ha provato a raccontare quelle storie. Secondo simili standard, io non avrei dovuto scrivere un libro con protagonista un ragazzino africano del Sud Sudan perché sono un bianco del Mississippi”.

E per quanto riguarda la terminologia in senso stretto, è stato ancora più tranchant:

“Ho usato la parola “nigger” nel mio primo libro, Il momento di uccidere (1989), e poi ancora ne L’ombra del sicomoro (2013) e ne Il tempo della clemenza (2020). Non la toglierei mai volontariamente, non la uso nel mio privato, ma quando sei uno scrittore e scrivi di eventi realistici, devi usare un linguaggio realistico”.

Con questo post congelo per un po’ il blog. Grazie a tutti.

I cent’anni di quei sei personaggi in cerca d’autore

Quei Sei personaggi in cerca d’autore debuttarono cento anni fa, esattamente il 9 maggio 1921, e fu tutt’altro che un successo: all’uscita dal Teatro Valle di Roma il loro creatore, Pirandello, venne salutato dalla folla inferocita al grido di manicomio! manicomio! Sarebbe passato molto tempo prima che la pièce a cui apparterranno per l’eternità fosse annoverata tra le più importanti del Novecento.

Nell’ambito delle riletture più interessanti di quest’opera di Pirandello, c’è quella di Francesca Malara: “A distanza di cent’anni esatti dalla sua prima rappresentazione, l’opera continua ad essere scambiata per un testo innocuo, quasi melodrammatico, con madre vedova e figli disperati e piangenti, mentre è un trionfo di oscenità, che abbiamo sempre faticato a vedere perché occultata dall’invenzione barocca e fumosa del cosiddetto teatro nel teatro. Basta invece eliminare dal copione i noiosi battibecchi tra il Padre e il Cappuccino per ritrovare il nucleo nudo di una storiaccia fatta di pedofilia, di voglia di incesto e di perversione sessuale di un personaggio, il Padre, che getta la moglie fra le braccia del suo segretario, e dopo vent’anni se la riprende e se la rimette nel proprio letto come se nulla fosse“.

Cosa aggiungere? Solo che è dovuto passare un secolo prima che qualcuno trovasse il coraggio di offrire un’interpretazione perturbante dell’opera, anche se è facile dedurre che la chiave di lettura di Malara possa non essere così originale come sembra. Sia quel che sia, l’importante è che non finisca nelle grinfie della cancel culture.

Perché Giulia dovrebbe vincere Amici (polemiche a parte)

"Giulia

Poteva un programma seguitissimo come Amici restare a corto di polemiche? Ovviamente no, e infatti eccone una che vede sul banco degli imputati Raffaella Mennoia, braccio destro di Maria De Filippi, accusata di presunti favoritismi nei riguardi di Giulia Stabile (19 anni), ballerina del talent, da settimane in vetta alle classifiche di gradimento del pubblico. Ora, io non conosco i meccanismi perversi di certa tv, ma Giulia, oltre che per il talento riconosciuto persino dalla terribile Alessandra Celentano, meriterebbe di vincere per l’incredibile purezza d’animo e l’irresistibile naïveté.

Timida agli esordi, e sempre attenta a portarsi una mano alle labbra per coprire il sorriso non esattamente perfetto, motivo per il quale è stata oggetto di bullismo, un mese via l’altro ha imparato a padroneggare il palco e anche un po’ se stessa; molto ha potuto, al di là del training cui è sottoposta, l’amore, ricambiato, per Sangiovanni (18 anni), in gara per il canto, pure lui con alle spalle un’adolescenza difficile, ma diventato, forse per quell’aria svagata e tenera, beniamino delle giovanissime. Facciamoli vincere, questi due, l’uno per il canto e l’altra per il ballo. Perché senza volerlo stanno facendo passare un messaggio importante: tutti possono farcela. Anche coloro ai quali la vita ha già riservato qualche parentesi ominosa.

Se il bacio non è consensuale non è vero amore

La giostra di Biancaneve? E' sessista: "Il bacio del principe non è consensuale" | Il Primato Nazionale

È ufficiale, l’ossessione per il politically correct sta facendo impazzire il mondo. Disneyland California è stata investita da un’ondata di polemiche che definire grottesche è poco. Oggetto delle critiche della stampa americana la nuova attrazione, Snow White’s Scary Adventure, un parco giochi interattivo dedicato a Biancaneve . Il San Francisco Gate ha lanciato il suo anatema con le parole: “Un bacio può essere di vero amore solo se una persona sa che sta succedendo”. E poi, incurante del senso del ridicolo, ha pure spiegato:

Non siamo già d’accordo sul fatto che il consenso nei primi film Disney sia una questione importante? Che insegnare ai bambini a baciarsi, quando non è stato stabilito se entrambe le parti sono disposte a impegnarsi, non va bene? È difficile capire perché la Disneyland del 2021 scelga di aggiungere una scena con idee così antiquate su ciò che un uomo può fare a una donna, soprattutto considerando l’attuale enfasi della società sulla rimozione di scene problematiche da giostre come Jungle Cruise e Splash Montagna. Perché non reimmaginare un finale in linea con lo spirito del film e il posto di Biancaneve nel canone Disney?”

Ora, se in base alla sensibilità contemporanea possiamo trovare legittime le perplessità per le rappresentazioni ambigue di popolazioni indigene presenti in Jungle Cruise, sulla discutibilità del  bacio che il principe posa sulle labbra della bella dormiente ci sarebbe di che sbellicarsi dalle risate, se non fosse tutto così dannatamente idiota. Ma cosa c’è di più bello di un bacio ricevuto all’improvviso, senza motivo, un bacio che vuole solo esprimere un sentimento d’amore o di affetto? Quando la smetteremo di vedere il marcio in ogni cosa, e di usare i bambini a pretesto di ciò che le nostre menti adulte non recepiscono più correttamente?

Alberto Genovese a processo con rito immediato

La Procura di Milano ha chiesto il processo con rito immediato per Alberto Genovese, per le presunte violenze sessuali con cessione di droga nei confronti di una 18enne lo scorso ottobre a Milano e di una 23enne lo scorso luglio a Ibiza. L’imprenditore, in carcere dal 6 novembre, interrogato dal giudice, aveva dichiarato: “Chiedo di disintossicarmi perché da quattro anni sono dipendente dalla cocaina. Quando sono sotto gli effetti della droga, non riesco a controllarmi e non capisco più quale sia il confine tra ciò che è legale e ciò che è illegale. Ho bisogno di cure“. A questa supplica tardiva, il giudice replicò scrivendo che lo stesso aveva: “manifestato una spinta antisociale elevatissima ed un assoluto disprezzo per il valore della vita umana, soprattutto di quella delle donne” e che la sua personalità era “altamente pericolosa, giacché del tutto incapace di controllare i propri impulsi violenti e la propria aggressività sessuale. È, pertanto, elevato il pericolo che tale propensione (..) possa trovare ulteriore sfogo in altri fatti illeciti dello stesso tipo o di maggiore gravità”.

Ora, seguendo le cronache di violenze sessuali avvenute in contesti nient’affatto glamour (e l’ironia ci sta tutta) come quello di Terrazza Sentimento, ho notato che chi sta dalla parte degli stupratori, che siano milionari o pezzenti poco importa, tende a usare frasi del tipo “sì, l’ha violentata ma in realtà lei era consenziente”, come se la contraddizione in termini insita in tale asserzione fosse lampante solo a me e a tutte le persone con un minimo di raziocinio. La domanda è: perché gli stupri non tendono a diminuire? e la risposta è ovvia: prospera una sottocultura che attinge non solo a retaggi patriarcali, ma anche e soprattutto ai social, dove parlare di gangbang e di tutte le perversioni sessuali è così normale che poi qualcuno prova a tradurre nei fatti ciò che al limite dovrebbe restare a livello di desiderio. Se quelli della mia generazione hanno dovuto sospirare per vedere la versione integrale di Ultimo tango a Parigi, oggi persino i minorenni hanno libero accesso a Pornhub. Ed è qui la sorgente del male, perché quei video costituiscono l’unica educazione sessuale per gran parte dei giovani, e di conseguenza l’unica strada percorribile per dar sfogo all’eros.

I nuovi belli e gli anziani “kinky”

A dispetto dei desiderata comuni che costringono la bellezza in canoni rigidi, è in atto un cambiamento che porterà a percepire il bello secondo un iter affrancato dagli ideali estetici che sono andati sedimentandosi dalla metà dell’Ottocento a oggi. Se la cose andranno come le premesse promettono, la mente percepirà come bella, attraverso un iter empirico, la persona che suscita un’emozione, pur se non appartenente a stereotipi codificati. Del resto non si è sempre detto non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace? Eppure di quella stilla di saggezza è stato fatto scempio, al punto tale che gli adulti convivono con un costante senso di inadeguatezza non percependosi mai all’altezza di certi modelli di irraggiungibile perfezione, mentre giovani e giovanissimi si sentono così brutti da non postare mai una foto senza prima rimaneggiarla, peraltro mettendo in conto di ricorrere al chirurgo estetico appena possibile, e nei casi più gravi facendolo con reiterata perniciosità.

L’inversione di tendenza è già riscontrabile in serie tv e canali mediatici che ancora ieri rifiutavano l’accesso a corpi non esattamente perfetti; la buona notizia è che il percorso di sensibilizzazione sulle tematiche dell’inclusione è in corso a livello globale. Parallelamente sarebbe ora di abbattere l’ultimo grande tabù, ovvero l’esibizione di un corpo anziano in correlazione al desiderio sessuale che fino a prova contraria non ha data di scadenza né mai l’ha avuta. Eppure non se ne parla, con buona pace del corpo che continua a fabbricare umori di un certo tipo…

Napoleone: bicentenario a base di polemiche e cancel culture

Napoleone: 5 cose che ci ha lasciato in eredità | best5.it

In occasione del bicentenario della morte di Napoleone Bonaparte, il prossimo 5 maggio, oltre ai preparativi fervono le polemiche, quasi si volesse stabilire una volta per tutte se l’imperatore còrso sia stato un bene o un male per la Francia. I suoi detrattori sottolineano che fu razzista e sessista, e che con la legge del maggio 1802 reintrodusse la schiavitù, già abolita dalla Rivoluzione. Dalla parte opposta, uno dei curatori della mostra alla Villette – costata cinque milioni di euro – butta acqua sul fuoco suggerendo che “non si tratta di ammirare ciecamente Napoleone, ma di raccontare obiettivamente i suoi sedici anni di regno“. Poteva la cancel culture restarsene in disparte in un’occasione così ghiotta? Certo che no, tanto che Jean Tulard, uno dei più grandi studiosi di Napoleone, si è visto costretto a rimarcare:

Dobbiamo metterci nel contesto dell’epoca. La schiavitù, questo abominio, era molto diffusa. Non era chiaramente un santo, ma il modo in cui alcuni lo guardano oggi è ingiusto. A forza di voler cancellare le macchie della storia, verrà un giorno in cui non sapremo più perché il ponte si chiama Austerlitz e il viale Jena. Non diventiamo una nazione amnesica“.

I non addetti ai lavori probabilmente ricorderanno Napoleone in base alla semplicità attraverso cui ci veniva porto a scuola, cose del tipo egli fu nella prima parte della sua vita repubblicano e rivoluzionario; poi, diventato imperatore, sognò di dominare il mondo. Tutto il resto, sinceramente, è speculazione.

Emmanuel Macron ha deciso di celebrare il bicentenario della morte di Napoleone; il suo portavoce, Gabriel Attal, ha chiarito che: “è una figura maggiore della nostra storia che bisogna guardare in faccia con gli occhi spalancati“.

Fu vera gloria?, si chiese Manzoni ne Il cinque maggio, lasciando ai posteri l’ardua sentenza. E a quanto pare la domanda è ancora tutt’altro che oziosa.

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Il Napoleone che non t’aspetti in una lettera a Joséphine Beauharnais:

Un bacio più in basso, più in basso del seno. Sai che non dimentico le piccole visite. Mi sveglio pieno di te. Il tuo ritratto e il ricordo dell’inebriante serata di ieri non hanno lasciato riposo ai miei sensi“.

Fedez contro tutti

Fedez si è fatto male, come sta? Dovrà stare fermo parecchio tempo

Bagarre a causa delle esternazioni di Fedez al Concertone del Primo Maggio, per queste parole che i destinatari hanno assimilato a vere e proprie pietre:

È la prima volta che mi succede di dover inviare il testo di un mio intervento perchè venga sottoposto ad approvazione politica, approvazione che purtroppo non c’è stata in prima battuta, o meglio dai vertici di Rai3 mi hanno chiesto di omettere i partiti e i nomi e di edulcorarne il contenuto. Ho dovuto lottare un pochino ma alla fine mi hanno dato il permesso di esprimermi liberamente”.

Per quanto riguarda le maestranze del mondo dello spettacolo, Fedez si è rivolto direttamente a Draghi dicendo:

Caro Mario, capisco perfettamente che il calcio è il vero fondamento di questo Paese, però non dimentichiamoci che il numero dei lavoratori del calcio e il numero di lavoratori dello spettacolo si equivalgono. Quindi, non dico qualche soldo, ma almeno qualche parola, un progetto di riforma in difesa di un settore che è stato decimato da questa emergenza e che è regolato da normative stabilite negli anni Quaranta e mai modificate a dovere fino a oggi. Quindi caro Mario, come si è esposto nel merito della superlega con grande tempestività sarebbe altrettanto gradito il suo intervento nel mondo dello spettacolo, grazie”.

Non del tutto satollo, il rapper ha attaccato la Lega sul Ddl Zan.

Ovviamente mamma rai ha tenuto a dire la sua:

“Rai3 e la Rai sono da sempre aperte al dibattito e al confronto di opinioni, nel rispetto di ogni posizione politica e culturale. È fortemente scorretto e privo di fondamento sostenere che la Rai abbia chiesto preventivamente i testi degli artisti intervenuti al tradizionale concertone del Primo Maggio, per il semplice motivo che è falso, si tratta di una cosa che non è mai avvenuta. Né la Rai né la direzione di Rai3 hanno mai operato forme di censura preventiva nei confronti di alcun artista del concerto: la Rai mette in onda un prodotto editoriale realizzato da una società di produzione in collaborazione con Cgil, Cisl e Uil, la quale si è occupata della realizzazione e dell’organizzazione del concerto, nonché dei rapporti con gli artisti. Il che include la raccolta dei testi, come da prassi”.

A seguito di questa smentita, Fedez ha pubblicato il video della telefonata. Qui i dettagli.

Ora, ma chi ha detto che l’arte non deve fare politica? In tempi come questi dovrebbe diventare una necessità per tutti i veri artisti. E se pure Salvini, alla vigilia del concertone, si era espresso in questi termini:

Sono curioso di vedere se stasera al concertone del Primo maggio ci sarà qualche artista di sinistra che farà il solito comizio di sinistra, mancando di rispetto a chi paga il canone e alle lavoratrici e ai lavoratori che non hanno colore politico”, al monologo di cui sopra ha replicato:

Reinvito Fedez a bere un caffè, tranquilli, per parlare di libertà e di diritti. Il diritto alla vita ed all’amore sono sacri, non si discutono. Per me anche il diritto di un bimbo a nascere da una mamma e un papà è sacro, mentre il solo pensiero dell’utero in affitto e della donna pensata come oggetto mi fanno rabbrividire. Così come, da padre, non condivido che a bimbi di 6 anni venga proposta in classe l’ideologia gender, o si vietino giochi, canti e favole perché offenderebbero qualcuno. Non scherziamo”.

Zhao: premio Oscar in sneakers, censurata in patria

Chloe Zhao, la regista vincitrice agli Oscar 2021 sul palco con le sneakers: lo strappo al dress code

Chloé Zhao, vincitrice dell’Oscar come miglior regista per il bellissimo Nomadland, ha ritirato la statuetta in sneakers, senza trucco, con i capelli raccolti in due lunghe trecce nere.

Lontana anni luce dal glamour da red carpet, la scelta di Zhao sarà stata dettata dal convincimento che si sottrae all’idea stereotipata che abbiamo della bellezza femminile per aprirsi all’inclusività la quale, benché accordi un posto d’onore ai canoni classici della bellezza, promuove l’imperfezione che non è più difetto da celare col make up, ma accettazione di sé e fiducia negli altri. Di una semplicità disarmante le parole pronunciate dalla regista cinese mentre teneva la statuetta tra le mani:

Questa è per tutti coloro che hanno il coraggio di tener fede alla bontà che c’è in se stessi e negli altri, non importa quanto sia difficile farlo“.

P.S. La cerimonia degli Oscar non è stata trasmessa in Cina, e sui social i commenti di orgoglio per la vittoria di Zhao sono stati cancellati. Il regime non ha gradito una vecchia intervista, risalente al 2013, in cui la stessa affermava di aver trascorso in Cina un’infanzia “circondata dalle menzogne”.

Processo per stupro

Trieste: diciassettenne picchiata e violentata da un immigrato iracheno

Mentre continua a propagarsi l’onda mediatica generata dal video di Beppe Grillo, quello in cui ha provato maldestramente a difendere il figlio con frasi del tipo “una persona che viene stuprata la mattina, il pomeriggio va in kytesurf e dopo otto giorni fa la denuncia…“, qualcuno ha ricordato un documentario Rai risalente a 43 anni fa dal titolo Processo per stupro, in cui la madre di uno dei ragazzi accusato di violenza di gruppo ai danni di una ragazza di Latina, disse:

Mi fijo nun ha fatto niente di male, è annato a divertisse. Certo che je piaceva pure a llei  d’anna’ a divertisse“. Il documentario, non più disponibile per volontà dei legali degli accusati che chiesero il diritto all’oblio, conteneva una perla degli stessi:

Signori miei, una violenza carnale con fellatio può essere interrotta con un morsetto. Lì il possesso è stato esercitato dalla femmina sui maschi. È lei che prende, sono loro i passivi, abbandonati nelle fauci avide di costei“.

Ora, c’è qualcuno che se la sente di affermare che queste parole sono del tutto anacronistiche?