A emergenza finita, riaprirete i balconi?

   Oltraggiati dalle contingenze avverse e costretti a rinunciare anche alla consuetudine ordinaria ma rassicurante della pizza del sabato sera, al pari di tribù primitive dalle quali si differenziano solo perché producono rumore, ballano e cantano sui balconi nell’estemporaneità di un rito comprensibilmente liberatorio. Sarebbe preferibile, tuttavia, restare in silenzio o pregare, tanto più che al risveglio saremo investiti da un’inedita consapevolezza: l’idea di progresso infinito è al tramonto e con essa la società liquida in cui ci siamo crogiolati. Ora, agli allegroni di cui sopra senza dubbio dotati di un buon livello di visionarietà tanto da trasformare i balconi in piccole agorà, si suggerisce, a emergenza finita, di mutare i cori in solidarietà e soprattutto di dimostrare che la quarantena ha insegnato loro a non aver paura della camera di Pascal.

   P.S. Non credo affatto nella possibilità che il Covid-19 possa renderci migliori; non appena si avrà modo di archiviarlo, attingeremo a piene mani a ogni tipo di eccesso. L’umanità dimentica, e in fretta.

La vita ai tempi del coronavirus

  L’irragionevolezza dovuta alla latitanza del pensiero cosciente, mi porta a considerare bella la mia strada ora che il traffico non la mette più in disordine e gli umani non la calpestano perché chiusi nelle loro scatole architettoniche. Ma, mentre mi pare d’essere al cospetto di un esercizio pittorico che ha prediletto un’infilata di rettangoli dietro cui indovinare silhouette metafisiche, si riaffaccia alla mente la parola virus che azzera ogni afflato poetico e sottolinea che lo stato di rarefatta beatitudine nasce da una calma disgraziata. Purtroppo, restituita alla piena coscienza, tra rassegnazione e stizza noto che la dirimpettaia ha acceso la luce in cucina; chissà se si è messa in ascolto delle voci dei due passanti i quali, vuoi per il cappuccio calato sulla testa a ripararsi dalla pioggia, vuoi perché hanno osato abbandonare il loro parallelepipedo, appaiono sinistramente loschi. Comunque non mi lasciano il tempo di indagare, sono già dislocati in una dimensione senza memoria. E la pioggia, indifferente, continua a bagnare l’ordinarietà della vita.

In alto: René Magritte, L’empire des lumières

Charlize e le altre

   La condanna di HarveyWeinstein a 23 anni di reclusione per violenza sessuale e stupro è un fatto epocale ed è doveroso riconoscere il ruolo giocato dal movimento #MeToo. Ora però bisognerà rivedere i tempi di prescrizione per quella categoria di reati, così come invocato da Elizabeth M. Schneider, docente alla Brooklyn Law School ed esperta in materia di violenza sulle donne: “Spero che questo processo possa spingere più Stati, almeno qui in America, ad ampliare il vincolo della prescrizione; già altre volte, come per esempio nel caso degli abusi sessuali ai danni dei minori commessi da rappresentanti della Chiesa Cattolica, le vittime non erano riuscite a parlarne se non molti anni dopo i fatti”. E per quanto riguarda Weinstein, che neppure dopo la sentenza ha mostrato segni di pentimento giacché a suo dire si è sempre trattato di rapporti consensuali, dice: “Credo che la condanna sia stata assolutamente giusta. Quello che va sempre considerato è che, quando si parla di Weinstein, non si fa riferimento a un comportamento ricorrente: l’invito nella stanza dell’albergo, il presentarsi in accappatoio all’improvviso e poi la violenza. La ripetitività di questo schema e il numero delle denunce non possono assolutamente farci dubitare della loro concretezza”.

   Il caso Weinstein, che tanto ha scosso la Hollywood che conta, ha visto molte star schierate a sostegno del movimento #MeToo; tra le altre Charlize Theron, protagonista con Margot Robbie e Nicole Kidman del film Bombshell che racconta gli abusi sessuali all’interno del network americano Fox News. L’attrice, vittima di molestie “da quando ho avuto consapevolezza di essere donna”, ha mostrato lungimiranza dichiarando: “Di Harvey Weinstein molti sapevano, ma nessuno interveniva e quasi nessuna donna si faceva avanti. Ora il muro di silenzio è stato infranto, ma dobbiamo stare attenti a non trasformare un’onda di consapevolezza in una battaglia tra maschi e femmine. Non possiamo vincere questa sfida senza il sostegno degli uomini. Ne ho conosciuti tanti nella mia vita che non vogliono per le donne che amano un mondo dove gli abusi siano la norma e dove un maschio sia visto come una minaccia”.

   Brava Charlize, condivido il tuo punto di vista. Tuttavia il pensiero corre alle donne che lavorano in campagna, settore ancora ostaggio del caporalato. Giovani e meno giovani non denunceranno mai  soprusi e molestie perché il  pane a casa lo portano loro.

L’ultimo abbraccio (provate a non commuovervi)

   Mama, una femmina di scimpanzè di 59 anni, sta per morire. Rifiuta acqua e cibo e per istinto sa che lo stato di letargia che la trattiene su quel giaciglio non sarà transitorio. Ma quando vede  Jan van Hooff, al quale la lega una lunga amicizia, tende la zampa per accarezzargli i capelli, il volto e poi ancora i capelli. Nel video, in effetti, viene mostrato molto più di un semplice abbraccio: Mama esprime gioia, tenerezza, amore per l’amico-biologo di una vita. Morirà una settimana dopo, il 5 aprile 2016. Chiunque si sia rapportato significativamente a un animale, per complicità quotidiana o per motivi professionali, non resterà sorpreso dall’umanissima reazione dello scimpanzè la cui percezione della realtà – oggettivamente acuminata malgrado il quadro clinico denunci un ottundimento della mente – lo porta, dopo l’attimo di smarrimento iniziale, a congedarsi dalla vita nell’epifania di un abbraccio.

   Per chi è ancora investito da scetticismo, il legame tra Mama e Jan ribadisce che vi sono connessioni certe, a livello emotivo, tra la nostra specie e quella animale, e francamente continuare a propugnare l’antropocentrismo mi appare un atteggiamento avulso da ogni concretezza storica.

Pellicce archiviate, difendiamo gli animali

   Portata a casa la vittoria contro l’uso delle pellicce attraverso la campagna Peta che aveva come slogan I’d Rather Go Naked Than Wear Fur, ora Ingrid Newkirk è pronta a dare battaglia su un altro fronte, ovvero quello di riuscire a far comprendere a tutti che “diventare vegani è una scelta non più rinviabile”. E lo spiega così: “La gente deve capire che, catturando e sfruttando gli animali selvatici e anche quelli domestici, non solo fa loro del male, ma porta questi virus animali tra noi con effetti catastrofici. Ogni influenza, compresa quella micidiale del 1918, ha avuto origine dallo sfruttamento degli animali. Gran parte delle influenze non nascono, come nel caso del coronavirus, da animali esotici, ma da galline e maiali. È ora di smettere di mangiare animali. Non solo per rispetto della natura, ma anche per il nostro egoistico interesse”. La naturalista inglese, trapiantata negli Usa, è speranzosa perché ha notato che “la gente ha cominciato a capire quanto è violenta la scelta di togliere gli animali selvatici dal loro ambiente naturale per portarli nelle case o esibirli nei circhi. Ringling Brothers, pubblicizzato come il più grande spettacolo del mondo non c’è più, ha chiuso. In Texas puoi ancora vedere un rodeo, ma in cento città spagnole le corride sono ormai proibite. Alla fine si è mossa anche la mia vecchia Inghilterra vietando la caccia alla volpe”.

  Gli orizzonti a venire, alcuni dei quali già perfettamente individuabili, obbligheranno tutti a un’inversione di marcia e benché io condivida appieno il punto di vista di Newkirk, sull’esortazione a lasciare in vita gli scarafaggi (“Sono innocui e anche intelligenti: quando vedono l’uomo capiscono che sono in pericolo e scappano” ) mi vedo costretta a rispondere come Bartleby  lo scrivano: Preferirei di no.

(Il virgolettato è tratto da un articolo di Massimo Gaggi)

 

Putin non scade mai

   Valentina Tereshkova, 83 anni, ex cosmonauta e ora deputata del partito governativo Russia Unita, ha proposto alla Duma di votare un emendamento, prontamente accolto, in base al quale Vladimir Putin, il cui quarto mandato presidenziale sarebbe scaduto nel 2024, potrà governare per altri due mandati, dal 2024 al 2036, anno in cui festeggerà il suo 83esimo compleanno.

   Ora, per dileggio dovrei concludere che Putin è molto più longevo di un vasetto di yogurt e per rigore, ma non mi riesce bene, potrei paragonarlo al pino bristlecone. Ma sarò seria e dirò semplicemente che gli Italiani, nonostante tutto, sono fortunati perché non conoscono l’intolleranza della Costituzione russa che sancisce come unico matrimonio possibile quello tra un uomo e una donna, e vieta di mettere in discussione la versione ufficiale della Seconda guerra mondiale.

Quando il coronavirus cambia la dimensione domestica

Risultato immagini per torte shabby chic pinterest

  “L’appello di stare a casa è diventato un decreto legge, ed è una cosa a cui non siamo tanto abituati. Io forse un po’ di più, facendo lo scrittore e amando la malinconia. Ma questa privazione può essere un bel modo per tornare ad avere un contatto con noi stessi. […] Per prima cosa, possiamo finalmente fare un po’ di pulizia. Quelle attività noiose che siamo sempre troppo pigri per compiere, come riordinare le vecchie foto, sistemare i cassetti, buttare finalmente cose inutili che aspettavano solo un cataclisma perché noi le facessimo fuori. […] Per chi, come me, può lavorare da casa, è il momento di qualche azzardo in cucina: piantiamola per una volta di cercare le ricette pronte in dieci minuti di Benedetta Parodi, iniziamo a cuocere i legumi con quegli ammolli durante i quali io prima andavo a Milano e facevo due riunioni! Usiamo il tempo per far lievitare il pane o per preparare il dessert. Io ho fatto la mia seconda torta della vita un paio di giorni fa: mi è venuta piuttosto bene, anche se ho esagerato con le mele e lo zucchero a velo”.

Luca Bianchini

   Il cinismo beffardo e letale da cui siamo stati investiti ha costretto anche me, con furente livore, a dedicare più tempo alle faccende domestiche che, per carità, vanno fatte, ma nel mio caso restano un ambito pressoché indomabile da affrontare una volta a settimana con sacrificio epico. Va meglio in cucina, ma solo perché torte alle mele e tiramisù si offrono da validi alleati per allentare la morsa dell’impotenza che aleggia sull’ambiguità dei tempi. Il postprandiale, però, mi vede puntualmente sopraffatta dalla petulanza del rimorso, talvolta messo a tacere cercando su youtube un workout che, al pari di quelle creme dagli effetti tensori momentanei, restituisce alla muscolatura il vigore delle ore stoicamente dedicate alla palestra.

Coronavirus: puntiamo sull’armocromia. Anche nell’arredamento

   Parola d’ordine: reagire. Anche a partire dal colore. Perché non è mica detto che solo perché obbligate a restare in casa dobbiamo imbruttirci. Sforziamoci di trovare il colore giusto, considerandolo un input per una sinergia tra bellezza e speranza. Facciamolo per noi stesse e per chi ci vive accanto. Il resto verrà da sé.

   Rossella Migliaccio, pioniera in Italia dell’armocromia, dice: “Se ci vediamo belle, stiamo bene. L’armocromia si basa sul riconoscere le caratteristiche cromatiche di una persona, per poi ripeterle in tutto ciò che indossa. A volte basta anche solo un po’ di rossetto, ma della tonalità perfetta per noi. […] I colori sono importanti anche nella scelta dell’arredamento. Ora che la casa è diventata il nostro rifugio sicuro, ma anche il nostro ufficio, avere tonalità adatte tutto intorno ci può tirare su di morale. Purché i colori siano accostati secondo regole corrette. Se, per esempio, è valida la caratteristica del blu, che trasmette calma e serenità perché ricorda il mare e il cielo, è eccessivo abbinare a quella tonalità lampada, cuscino, divano e vasi. Si può lasciare un colore come dominante per poi esaltarlo con un colore minore, o complementare, e aggiungere dettagli in rosso o giallo ocra. Se proprio dovete abbinare le tonalità, fatelo in modo incrociato, cioè il cuscino del colore della parete e non del divano”.

Foto: LOUIS VUITTON® Origami Flowers By Atelier Oï

Persino il coronavirus insegna

   Marco Capovilla, fondatore del gruppo Facebook Venezia pulita, è stato il primo a pubblicare le foto relative all’improvvisa limpidezza delle acque dei canali di Venezia. I cittadini giurano di vederci i pesci e non c’è motivo di dubitarne perché non si tratta di un miracolo: meno barche a motore in giro, più acqua limpida in circolo. Sono gli effetti positivi delle misure draconiane messe in atto per contrastare il coronavirus in laguna e sull’argomento Stefano Ciafani, presidente di Legambiente, ha le idee chiare: “Per chi come noi combatte da quarant’anni l’inquinamento, questa situazione di emergenza drammatica non era certo la ricetta che ci auguravamo. Ma per affrontarla 60 milioni di italiani hanno dovuto cambiare radicalmente il loro stile di vita, riducendo drasticamente gli spostamenti di persone e merci, responsabili dello smog. Forse la riduzione delle polveri sottili che si registra in questi giorni e l’assenza di acqua torbida a Venezia sono l’unica conseguenza positiva della diffusione del virus. Se non altro ci aiuta a riflettere su un modello di sviluppo che crea danni al Pianeta. Superata questa fase di crisi, per non tornare alla fase precedente, bisognerà trovare risorse per permettere alle persone di muoversi in modo sostenibile. Oggi, per esempio, in gran parte d’Italia non ci sono treni efficienti e i pendolari preferiscono muoversi con l’auto, intasando le strade. […] Certo, una volta che sarà rientrato l’allarme coronavirus i benefici ambientali provocati dall’isolamento finiranno presto, a meno che non ci siano il coraggio e la volontà politica di incentivare davvero l’energia pulita: la tecnologia per farlo c’è”.

    Se solo fossi appena un po’ ottimista, rassicurerei Ciafani e gli direi che nulla di questi tempi terribili andrà sprecato, men che meno ciò che attiene al rispetto dell’ambiente. Ma ho vissuto abbastanza per non sapere che il legame che lega gli individui alla natura è compromesso, e l’atavica consapevolezza d’essere stati una cosa sola col creato perduta per sempre.

(Il virgolettato è tratto da un articolo di Marina Speich. La foto è di Marco Capovilla)

Mai più animali vivi nella medicina cinese

   Jared Diamond, biologo, e Nathan Wolfe, virologo, concordano: malgrado l’emergenza da Covid-19 è già tempo di pensare al prossimo virus perché l’odierna pandemia “con quasi assoluta certezza è emersa seguendo la stessa dinamica della Sars”. E in relazione alla cultura e alla politica cinesi non hanno mezzi termini: “Il governo cinese non ha vietato l’altra grande via di contatto tra l’uomo e gli animali selvatici: il commercio di animali vivi da utilizzare in medicina. È un commercio enorme che comprende molte specie animali e ha moltissimi utenti. Ad esempio le scaglie dei pangolini, piccoli mammiferi che si nutrono di formiche sono utilizzate a tonnellate nella medicina cinese tradizionale per combattere febbri, infezioni dermatologiche e malattie veneree. Dal punto di vista di un microbo ospite di un mammifero che attende l’occasione per infettare l’uomo, non fa differenza se gli umani acquistano l’animale per uso alimentare in un mercato o per uso medico tradizionale da un altro canale commerciale. A un pubblico occidentale sembra ovvio. Come può un governo capace di mettere in quarantena milioni di persone nell’arco di giorni mancare della volontà di porre rapidamente e completamente fine al commercio degli animali selvatici? Ma i prodotti tratti dagli animali selvatici sono ben più che una leccornia per certi popoli della Cina. […]  Nonostante l’impatto culturale, la Cina e altri governi mondiali devono agire in fretta e con fermezza per porre fine al commercio di animali selvatici. Se non sarà così prevediamo con certezza che né la Sars né il Covid-19 saranno gli ultimi virus a scatenare epidemie mondiali. Ce la siamo cavata con relativa tranquillità per la Sars: meno di 1000 morti, in paragone alla centinaia di migliaia che causa ogni anno l’influenza stagionale. Non ce la caveremo altrettanto bene con il Covid-19″.

fonte: la Repubblica, sabato, 21 marzo 2020