Politicamente scorretto

Il ritorno di Isabelle Adjani: ho sconfitto la depressione - Corriere.it

Se è vero che l’arte, per essere tale, non deve mai cedere al conformismo, allora è più che condivisibile lo sfogo di Isabelle Adjani (foto) che insieme a Caroline Fourest e Rachel Khan, all’indomani degli ultimi César, ha firmato su Elle Francia l’appello Le cinéma rêve l’universel. Cito:

In quella serata di premi solo le immagini del passato sembravano conservare il dono e la voglia di incantarci; per il resto dominava l’idea della tribù che parla a se stessa senza veramente arrivare a tutti. Ogni candidato ha fatto il monologo che da lui ci si aspettava quasi fosse obbligatorio parlare alla sua comunità, alla sua causa, ai suoi follower e non, invece, trovare le parole che arrivano a tutti. Abbiamo sentito evocate tutte le cause possibili e più social, ma ascoltato ben poche parole sulla libertà di espressione oggi minacciata da una nuova forma di censura. Ci chiediamo: bisogna essere gay per realizzare un film su una storia d’amore fra uomini? E’ necessario essere bianco per interpretare un ladro gentiluomo fan di Lupin? Un attore deve per forza avere la stessa identità del personaggio? No, noi non lo crediamo. La bellezza del cinema è nel gioco di ruolo, è entrare nella pelle di un altro: dentro di noi ci sono mille diverse personalità ed è questa pluralità che apre il cammino verso l’altro. Scegliamo l’emozione bruciante di un cinema libero di immaginare senza limiti e percorsi obbligati, per ridere, piangere e sognare insieme”.

L’esercizio alla libertà è più difficile di quanto si creda. Perfino per quella parte di mondo che può contare sullo stato di diritto.

Sit-in al Mise contro ArcelorMittal: Izzo e Tognazzi con Cristello

Sit-in al Mise contro Mittal e il licenziamento per un post social. Accanto a Cristello, ecco Izzo e Tognazzi

Al sit-in in corso a Roma organizzato dal sindacato Usb per protestare contro il licenziamento di Riccardo Cristello da parte di ArcelorMittal, ci sono anche Simona Izzo e Ricky Tognazzi. Il presidio è stato indetto per esprimere viva riprovazione contro il licenziamento, avvenuto nei giorni scorsi da parte dell’azienda, del dipendente Riccardo Cristello, dopo un provvedimento di facciata a seguito del quale lo stesso era stato sospeso dal lavoro per cinque giorni.

La società aveva ritenuto offensivo e denigratorio un post che l’operaio aveva messo sulla propria bacheca social, relativo alla fiction di Canale 5 “Svegliati amore mio“; Cristello, invece, ha dichiarato che non era sua intenzione offendere l’azienda, ma semplicemente condividere un post sulla fiction che narra di un’acciaieria che inquina e di una bambina ammalata.

Sull’argomento, che già all’indomani della sospensione dal lavoro di Cristello aveva suscitato lo sdegno dei registi della fiction e della stessa protagonista Sabrina Ferilli, torna a parlare Ricky Tognazzi, cercando di chiarire l’equivoco:

“L’unico pericolo è che si guardi il dito e non la luna. Certo è un dito ferito, o amputato come come quello che aveva l’operaio interpretato da Gian Maria Volonté in Anche la classe operaia va in paradiso. Noi attraverso la fiction volevamo puntare l’attenzione sulle condizioni di un sistema che sta martoriando il Paese, non solo Taranto. L’Italia è piena di acciaierie, poli petrolchmici e di situazioni a rischio, basti vedere anche il caso di Cremona“.

E ancora:

Il licenziamento di Cristello è inquietante, è come se ci volessero togliere la libertà di pensare, violano la libertà d’espressione e i diritti costituzionali. Il Ministro Franceschini cancella la censura cinematografica e nel contempo un dipendente viene licenziato per un concetto un’idea, manco vivessimo nella vecchia Urss“.

Storia del violoncello di ghiaccio e dell’uomo che lo suonò

Musica, N-ICE CELLO: Giovanni Sollima suona un violoncello di ghiaccio al Teatro Politeama (FOTO) | BlogSicilia - Ultime notizie dalla Sicilia

La storia del violoncello di ghiaccio e dell’uomo che lo suonò, è raccontata nel documentario N-Ice Cello del regista Corrado Bungaro; malgrado le premesse non si tratta di una favola, ma dell’avventura musicale del violoncellista Giovanni Sollima che ha portato in tour il violoncello di ghiaccio costruito dall’artista americano Tim Linhart.

Come ricorda Sollima:

“Il mio incontro con Linhart precede di una decina d’anni il film, è allora che ho suonato per la prima volta il violoncello di ghiaccio. Un’esperienza fortissima, quasi mistica. Lo strumento produce a ogni esecuzione un suono nuovo, ancestrale che, pur nella perfezione della realizzazione di Tim, chiede di modularsi su un ritmo mobile, cangiante. Ricordo un piccolo incidente on the road: una delle schede elettroniche della cella-frigo si guastò, quindi non fu possibile montare la bolla trasparente (al cui interno la temperatura varia tra 5 e 8 gradi centigradi sotto lo zero) dentro cui suonavo. Durante la mia esecuzione, almeno cinque persone shakeravano del ghiaccio secco a meno 70 gradi per mantenere vivo lo strumento, come in un rito in cui ognuno aveva un proprio ruolo”.

N-Ice Cello potrebbe entrare di diritto nel novero degli spettacoli più poetici mai concepiti da mente umana, e magari è proprio così che andrà. Per intanto, godiamoci lo spettacolo.

Sanno tutto del sesso ma non ne capiscono il senso

Sexting: fenomeno sociale preoccupante ma anche nuovo modo di vivere la coppia

I giovanissimi sanno tutto, ma proprio tutto sul sesso: educati dal porno online e da serie tv come Sex education, prima di farlo ne parlano tanto tra di loro e solo nei casi più fortunati con genitori e insegnanti. In età decisamente precoce cominciano a seguire i sex influencer di TikTok e Instagram: nessun turbamento ascrivibile a un eccesso di sollecitazioni virtuali, eppure un problema sussiste: per ogni domanda  partorita dalle loro menti confuse, nel mare magnum della rete trovano cento risposte, un variegato ventaglio di opzioni che, più che aiutare, disorienta. Cosa fare?, continuano a chiedersi gli esperti. In realtà la risposta ce l’hanno da tempo, urge una corretta educazione sessuale!, iniziativa alla quale, e non si capisce il perché, non si dà mai principio se non in forma blanda, con gli adolescenti pronti, ove presente, a restituire  al mittente quel nozionismo di maniera che non fa la differenza.

Ora, se la pandemia ha aperto la strada al sexting, e l’intimità costruita su foto e video espliciti non costituisce motivo di riprovazione, nondimeno gli adolescenti si interrogano su cosa sia l’affettività. La patata bollente è nelle mani degli adulti che prima o poi dovranno decidersi a far cadere la maschera dell’ipocrisia.

La grillina Daga contro Grillo: ringrazio che ci sia il codice rosso

Federica Daga (M5s) contro Beppe Grillo: "Parole gravi"

Dopo Maria Elena Boschi che lo ha accusato di maschilismo,  anche Federica Daga, deputata pentastellata, attacca Grillo perché conosce bene le difficoltà che una donna deve fronteggiare quando decide di denunciare le violenze subite. Cito:

Umanamente mi dispiace per Beppe, il suo è il dolore di un padre. Quasi non riesco a commentare ciò che ha detto. Ho avuto una relazione con una persona violenta per un breve periodo e per elaborare quanto era successo ci ho messo sei mesi, poi ho denunciato“.

Poiché nel video diventato virale Grillo critica la tempistica con cui è avvenuta la denuncia nei confronti del figlio (“perché una persona che viene stuprata la mattina, il pomeriggio va in kite surf e dopo otto giorni fa la denuncia?), Daga insiste:

Io ringrazio che ci sia il codice rosso che consente alle donne di denunciare anche dopo sei mesi dal fatto, mentre io ho avuto solo tre mesi e infatti non ho potuto denunciare tutto quello che mi era successo. Mi dispiace per Beppe, la giustizia è lenta e io sono in causa da cinque anni. Non può essere così lunga una causa, non sai cosa ti può succedere nell’attesa“.

I genitori della ragazza italo-svedese che ha denunciato di essere stata stuprata, nel luglio del 2019 in Sardegna, da Ciro Grillo e da tre suoi amici, attraverso il loro legale Giulia Bongiorno hanno fatto sapere di essere distrutti dal “tentativo di fare spettacolo sulla pelle altrui“.

Beppe Grillo ha perso il senso della misura: tanti genitori, a vario titolo, vivono dolori indicibili senza fare i buffoni sui social. Quindi smettiamola di compatirlo in quanto padre disperato.

Quando attrici e principesse si occupano di letteratura

Valeria Solarino - FreeForumZone

Da un’attrice non te lo aspetti, vuoi perché è duro a morire il pregiudizio che assimila gli animali da palcoscenico a esseri superficiali, vuoi perché è a quello che gli stessi ci hanno abituati, facendo sfoggio di case da sogno e vacanze su isole esclusive che i comuni mortali non trovano neppure su Google Maps, per tacere di quella sostanziale indefinibile giovinezza che li accompagna per gran parte della vita.

Ma ci sono le eccezioni, e tra queste Valeria Solarino che durante il lockdown ha ripreso a studiare filosofia, e c’ha preso tanto gusto da cimentarsi nel ruolo di guida letteraria su Instagram, rendendo edotti i follower sui titoli che andava leggendo nel 2020, mese dopo mese. Stando a quanto dichiara, non avrebbe intenzione di smettere.

Charlotte Casiraghi

Di sicuro charme gli scambi dialettici che avvengono al Rendez-vous littéraires rue Cambon, salotto letterario voluto dalla maison Chanel e a cui ha aderito entusiasta la principessa Charlotte Casiraghi: solo per scrittrici e attrici che vogliono conversare di musica e letteratura. Con i dovuti distinguo è come veder riaffiorare i celeberrimi salotti di Madame de Staël, anche se riconosco nel paragone un azzardo, perché da lettrice bulimica ogni iniziativa del genere mi sembra da Oscar. Merita una menzione a parte Pilar Fogliati, nota al pubblico di Rai 1 per Un passo dal cielo: dopo aver sbancato le classifiche di streaming con Sbagliata, primo podcast fictional italiano in cui si narra di Emma che non cerca l’amore perché pensa di non meritarlo, insieme a Giovanni Veronesi sta scrivendo la sceneggiatura del film che la vedrà per la prima volta nel ruolo di  regista.

Rinascimento culturale o semplice divertissement?

Anais Nin, una vita scandalosa che diventa favola

La storia d'amore tra Anaïs Nin e Henry Miller | Sky Arte - Sky

Particolarmente nota per le posizioni femministe e per gli amori passionali, questa volta Anaïs Nin viene raccontata dalla fumettista svizzera Léonie Bischoff attraverso la graphic novel Anaïs Nin. Nel mare delle menzogne. Il focus della narrazione è ovviamente la storia d’amore tra Nin e Henry Miller i quali, all’indomani del loro primo incontro parigino avvenuto alla fine del 1931, trovarono nell’immediata attrazione fisica e nella passione per la scrittura due punti di contatto che di fatto li resero inseparabili, senza peraltro escludere la di lui moglie, June Mansfield, a proposito della quale Nin scrisse:

Quando mi è venuta incontro, ho visto per la prima volta la donna più bella del mondo“.

Il percorso esistenziale di Nin mette i brividi se si prende in considerazione  il rapporto incestuoso col padre. Da la Repubblica:

New York – Un giorno del giugno 1933, a Valescure, la spumeggiante navigazione erotico-letteraria di Anaïs Nin approda alla “completa sintesi” di tutti i suoi amori: l’incontro con il padre, che l’ha abbandonata vent’anni prima. Quest’uomo, Joaquin Ninmusicista, aristocratico, inveterato dongiovanni, è anche lui, a 54 anni, alla ricerca della “sintesi” di tutte le donne che ha amato. Nella “tragedia” che ne consegue, padre e figlia perdono ogni ritegno, si riconoscono identici, si cercano al di là delle parole, si trovano nello stesso inconfessato desiderio, e finiscono nell’abbandono a un’orgia sessuale che parte dal grido di lui quando penetra la figlia, Je n’ai plus de Dieu!, e si conclude dopo nove giorni di spasmodica lussuria con la promessa di una fedeltà ideale reciproca e l’allontanamento di tutti gli altri amanti, uomini e donne. Al mondo ci sono solo loro due“.

Più rassicurante, per chi ha paura di indulgere in certi dettagli, la sinossi della casa editrice L’ippocampo che ha pubblicato la graphic novel:

Inizio degli anni Trenta. Anais Nin vive nella banlieue chic di Parigi e lotta contro l’angoscia che la sua vita da sposa di banchiere le impone. Più volte strappata alle sue radici, è cresciuta tra due continenti e tre lingue, lottando per trovare il suo posto in una società che relegava le donne a ruoli di secondo piano. Decisa a diventare scrittrice, si è inventata fin dall’infanzia una via di fuga: il suo diario. Un diario che diviene droga, compagno e doppio dell’autrice, permettendole di esplorare la complessità dei propri sentimenti, e la ricchezza della propria sensualità“.

Stando alla critica, la matita delicata e multicolore di Bischoff è riuscita nell’impresa di restituirci una donna a tutto tondo. Più che scandalosa, femmina.

La vita di Anaïs Nin a fumetti - Fumettologica

La vita di Anaïs Nin a fumetti - Fumettologica

La morale per me esiste

solo quando sono di fronte

al dolore di qualcun altro.

Anaïs Nin

Quando l’attore cane pretende 50 mila euro a puntata

Bridgerton 2, René-Jean Page lascia il cast: ecco perché - TVOra.it

Bridgerton, dramma in costume che si ispira ai romanzi di Julia Quinn e che nelle intenzioni avrebbe voluto emulare la grandezza delle opere di Jane Austen, è poco più di una macchietta, con le matriarche pettegole pronte a tutto per maritare le figlie, la regina Charlotte che compete in grazia con uno scaricatore di porto, e i nobili arroganti pronti a prevaricare sui più deboli. Sullo sfondo la sempiterna lotta tra perbenismo e anticonformismo, anche se va detto che la serie si connota per essere sessualmente esplicita.

Non sarei qui a scriverne se non avessi letto che Regé-Jean Page che interpreta il duca di Hastings, non ci sarà nel cast di Bridgerton 2 per via di un mancato accordo economico: l’attore, bello quanto incapace, aveva preteso più di 50 mila euro a puntata, ma Netflix gli ha dato il benservito. Niente di personale giacché la presunzione è un male comune, ma qualcuno prima o poi dovrà rendere edotto l’affascinante Page che se passerà alla storia delle serie tv è solo per aver leccato un cucchiaino come nessuno prima. I fan in rivolta dovranno farsene una ragione.

Arisa senza filtri: mi piacciono anche le donne

Arisa a Sanremo 2021: «"Potevi fare di più" è una storia di libertà e di consapevolezza» | TV Sorrisi e Canzoni

Ospite al ” Maurizio Costanzo Show”, Arisa si è lasciata andare, con la consueta naïveté, a una confessione hot: “Sì, sono attratta dalle donne però è un’attrazione non consumata. Mi possono piacere le donne ma non penso di andarci al letto: mi piace più l’abbraccio, il profumo“.

E brava Arisa! ma di sconvolgente che c’è? (la domanda è rivolta ai siti che hanno divulgato “la notizia”). Anch’io talvolta trovo attraenti le donne, senza desiderare di congiungermi carnalmente a quelle, e la cosa non ha mai stupito nessuno, tant’è vero che tra amici se ne parla tranquillamente. Possibile che la nostra società sia ancora tanto retrograda?

Spettegulesss: tanti anni fa (altro nick altro blog), mi rapportavo a una blogger molto intelligente e molto seguita dagli uomini di questa community; nutrivo per lei un’ammirazione profonda perché scriveva da dio, e quando raccontava delle sue storie d’amore, se pure indulgeva in certi dettagli, non era mai volgare. Solo inarrivabile.

Un giorno prendemmo a commentare un mio post. Era di domenica. Contatore delle visite praticamente inerte. A un certo punto, per celia, lei chiese: ma tu riesci a immaginare cosa pensano di noi i nostri lettori? Non ne ho idea, o forse sì, risposi. Dimmelo tu. Maliziosa, replicò che ci immaginavano in pose particolari (soltanto di una riportò la denominazione gergale), e poi aggiunse che, per aver postato una foto in cui appariva vestita ma decisamente sexy, era stata travolta da un ciclone di visite. Come si evince da questo riassunto scarno, che comunque nulla deve alla reticenza, quello scambio dialettico ebbe giusto un accento trascendentale, eppure il contatore cominciò a vorticare. Ma poiché nessuna community è immune dagli idioti, in breve tempo arrivarono commenti impropri. Dovetti cancellare il post che era un semplice tributo a Edward Hopper.

Congela l’odio finché sei in tempo

Teen tech whiz helps cyberbulies think twice | ShareAmerica

Ottima iniziativa quella dell’adolescente indiana Trisha Prabhu: con l’app ReThink, concepita come strumento contro il cyberbullismo, ha trovato il modo per invitare coloro che sono sul punto di inviare in Rete un messaggio d’odio a ripensarci, giacché è ormai assodato che il male virtuale duole quanto quello reale.

Spesso le aggressioni che leggiamo nel web non sono frutto di odio stricto sensu, ma di un mix di risentimento, disprezzo, avversione verso chi in fin dei conti riteniamo migliore, oppure appartenente a una dottrina, un partito, un ceto sociale che detestiamo senza un vero perché.

Provare a rendere più empatiche le menti giovani è necessario per mettere all’angolo una volta per tutte le ostilità insensate che prendono il nome di antisemitismo, sessismo, omofobia, transfobia. In fondo si tratta di rivedere un percorso evolutivo che si è bloccato troppo in fretta.