Che fine ha fatto Peng Shuai?

Peng Shuai scomparsa nel nulla: il giallo sulla tennista dopo la denuncia per stupro dell'ex vicepremier cinese - Open

Da diversi giorni non si hanno più notizie di Peng Shuai, un mistero che apre a scenari per niente rassicuranti. Nelle ultime ore l’associazione delle tenniste professioniste (Wta) ha chiesto che le accuse della giocatrice vengano considerate seriamente e che si apra un’indagine trasparente: “La sua accusa alla condotta di un ex leader cinese, relativa ad un caso di aggressione sessuale, deve essere trattata con la massima serietà – afferma in una nota l’ad della Wta, Steve Simon -. Ci aspettiamo che questa faccenda venga trattata correttamente, il che significa che le accuse devono essere indagate in modo completo, equo, trasparente e senza censure“.

L’antefatto da un mio post di una settimana fa:

Peng Shuai, 35 anni, campionessa di tennis che nel 2014 è stata numero uno della classifica mondiale nel doppio femminile, martedì scorso ha pubblicato un post sul suo account ufficiale Weibo in cui accusa l’ex vicepremier ed ex membro del Comitato permanente del Politburo comunista Zhang Gaoli, oggi pensionato settantacinquenne, di averla costretta a un rapporto sessuale e poi a una relazione durata anni. Ovviamente il post è stato subito censurato, ma qualcuno ha fatto in tempo a copiarlo e far circolare lo screenshot.  “Non ho mai acconsentitoHo pianto tutto il tempo”, scrive Peng Shuai. E ancora: “So che dato il tuo potere non hai paura di me, vicepremier Zhang Gaoli, ma anche se sono sola, come un uovo che si scontra con una roccia, come una falena verso una fiamma, dirò la verità su di te”. La storia ebbe inizio intorno al 2007, quando Zhang era capo del partito a Tianjin, la grande città portuale a un centinaio di chilometri a est di Pechino. Definendosi una “cattiva ragazza“, Peng ammette tuttavia di avere avuto una parte di responsabilità in questa storia controversa, perché dopo il primo episodio di stupro si è piegata a una “relazione tempestosa”, nonostante la stessa fosse stata preceduta da una nuova violenza sessuale. Benché possa contare sull’appoggio del movimento #Metoo, la coraggiosa campionessa avrà bisogno di aiuti concreti all’estero per continuare a vivere senza sentirsi il fiato sul collo di un regime che condanna per molto meno, e che si ostina a non voler guardare in faccia la realtà. Infatti, in occasione della vicenda Weinstein, la stampa governativa commentò: “In Cina le molestie sessuali non sono comuni come all’estero, perché qui sono forti i valori tradizionali”.

Lady Gaga: la Reggiani colpevole ma non avida

Lady Gaga alla premiere di House Of Gucci a Milano

Ieri Lady Gaga era a Milano per la première del film House of Gucci in cui riveste il ruolo di Patrizia Reggiani, condannata a 26 anni di reclusione perché riconosciuta mandante dell’omicidio del marito Maurizio Gucci. Ma Miss Germanotta, che per interpretarla dice di essersi documentata a fondo, non la considera una donna spietata, e offre una lettura diversa della vicenda: “Non credo che la sua fosse avidità. Provo risentimento per l’immagine che si dà spesso delle donne, si dice che cercano i soldi, che vogliono sposare uomini ricchi e far strada nel mondo in questo modo. Quando cresci ti ripetono che conti solo se sei bella, se sei ricca, se qualcuno si inginocchia per chiederti in sposa, una lezione che è stata insegnata a me, a Patrizia, a tante ragazze. Questo film è una riflessione su una donna che vive in un ambiente in cui tutto è concentrato sul denaro, non su di lei, una donna che è stata spinta oltre il limite“. Difficile concordare con la pluripremiata e versatile artista, e lo è anche quando in un’altra dichiarazione spiega che Reggiani è stata vittima in primis di una madre arrivista che la spronava a cercare scapoli d’oro, per cui “quando è riuscita a sposare Maurizio Gucci penso fosse orgogliosa di avercela fatta. Era una donna forte che a un certo punto implode perché perde tutto: il padre delle sue figlie la lascia, e lei viene emarginata“. Cara Lady Gaga, se giustifichiamo un’assassina per i motivi che adduci, allora dobbiamo sforzarci di essere comprensivi anche nei riguardi degli uomini che ammazzano le donne “per amore”. L’omicidio non è mai giustificabile. Mai.

Rom pronte a tutto perché lo Stato è debole

Roma, sgomberata la casa occupata mentre il proprietario anziano era in ospedale

Arroganti, sfrontate, senza vergogna. Prima che i Carabinieri le portassero via, erano in due, hanno anche avuto l’ardire di pretendere che i giornalisti venissero allontanati. Non sono state accontentate, ovviamente. Ma l’indignazione resta. Una delle due signore ha gridato che lo rifaranno. Il nostro Stato è allo sbando: venti giorni sono davvero troppi per sbattere fuori da una casa occupata abusivamente persone che starebbero bene in carcere.

I fatti.

Ennio Di Lalla, 86 anni, abita nel quartiere Don Bosco, a Roma, dagli anni Cinquanta; venti giorni fa è andato a sottoporsi a delle visite mediche in ospedale; di ritorno ha trovato l’appartamento occupato. I Carabinieri gli hanno detto che non potevano fare nulla. La situazione si è sbloccata magicamente quando l’interesse dei media si è fatto pressante.

P.S. Pare che il neo sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, si stia dando da fare per trovare una casa alle rom, denunciate per danneggiamento e invasione di edifici.