Se il bacio non è consensuale non è vero amore

La giostra di Biancaneve? E' sessista: "Il bacio del principe non è consensuale" | Il Primato Nazionale

È ufficiale, l’ossessione per il politically correct sta facendo impazzire il mondo. Disneyland California è stata investita da un’ondata di polemiche che definire grottesche è poco. Oggetto delle critiche della stampa americana la nuova attrazione, Snow White’s Scary Adventure, un parco giochi interattivo dedicato a Biancaneve . Il San Francisco Gate ha lanciato il suo anatema con le parole: “Un bacio può essere di vero amore solo se una persona sa che sta succedendo”. E poi, incurante del senso del ridicolo, ha pure spiegato:

Non siamo già d’accordo sul fatto che il consenso nei primi film Disney sia una questione importante? Che insegnare ai bambini a baciarsi, quando non è stato stabilito se entrambe le parti sono disposte a impegnarsi, non va bene? È difficile capire perché la Disneyland del 2021 scelga di aggiungere una scena con idee così antiquate su ciò che un uomo può fare a una donna, soprattutto considerando l’attuale enfasi della società sulla rimozione di scene problematiche da giostre come Jungle Cruise e Splash Montagna. Perché non reimmaginare un finale in linea con lo spirito del film e il posto di Biancaneve nel canone Disney?”

Ora, se in base alla sensibilità contemporanea possiamo trovare legittime le perplessità per le rappresentazioni ambigue di popolazioni indigene presenti in Jungle Cruise, sulla discutibilità del  bacio che il principe posa sulle labbra della bella dormiente ci sarebbe di che sbellicarsi dalle risate, se non fosse tutto così dannatamente idiota. Ma cosa c’è di più bello di un bacio ricevuto all’improvviso, senza motivo, un bacio che vuole solo esprimere un sentimento d’amore o di affetto? Quando la smetteremo di vedere il marcio in ogni cosa, e di usare i bambini a pretesto di ciò che le nostre menti adulte non recepiscono più correttamente?

Politicamente scorretto

Il ritorno di Isabelle Adjani: ho sconfitto la depressione - Corriere.it

Se è vero che l’arte, per essere tale, non deve mai cedere al conformismo, allora è più che condivisibile lo sfogo di Isabelle Adjani (foto) che insieme a Caroline Fourest e Rachel Khan, all’indomani degli ultimi César, ha firmato su Elle Francia l’appello Le cinéma rêve l’universel. Cito:

In quella serata di premi solo le immagini del passato sembravano conservare il dono e la voglia di incantarci; per il resto dominava l’idea della tribù che parla a se stessa senza veramente arrivare a tutti. Ogni candidato ha fatto il monologo che da lui ci si aspettava quasi fosse obbligatorio parlare alla sua comunità, alla sua causa, ai suoi follower e non, invece, trovare le parole che arrivano a tutti. Abbiamo sentito evocate tutte le cause possibili e più social, ma ascoltato ben poche parole sulla libertà di espressione oggi minacciata da una nuova forma di censura. Ci chiediamo: bisogna essere gay per realizzare un film su una storia d’amore fra uomini? E’ necessario essere bianco per interpretare un ladro gentiluomo fan di Lupin? Un attore deve per forza avere la stessa identità del personaggio? No, noi non lo crediamo. La bellezza del cinema è nel gioco di ruolo, è entrare nella pelle di un altro: dentro di noi ci sono mille diverse personalità ed è questa pluralità che apre il cammino verso l’altro. Scegliamo l’emozione bruciante di un cinema libero di immaginare senza limiti e percorsi obbligati, per ridere, piangere e sognare insieme”.

L’esercizio alla libertà è più difficile di quanto si creda. Perfino per quella parte di mondo che può contare sullo stato di diritto.