Alberi di pesco

Gli alberi di pesco.

Mamma Mamma l’estate prossima mi puoi comprare delle pesche!” Esordi’ un bel giorno la piccola Giada, ispirata da alcuni frutti di legno con i quali stava giocando, mentre la sua mamma creava dei sacchetti profumati di lavanda da portare l’indomani mattina al mercato.

“Bambina mia vorrei tanto ma in questo regno non si vendono più pesche!” Rispose Regina.

“Perchè? Mi puoi raccontare per favore perchè non si vendono pesche !” La piccola continuò

“Quando sarai grande!” Rispose Regina continuando a mettere i fiocchi ai sacchetti di lavanda.

“Io sono già grande…per favore madre”  continuò la piccola, facendo gli occhi da cerbiatto per commuovere e convincere la madre!

Davanti a quegli occhietti Regina non riusciva davvero a trattenersi “Va bene piccola mia, siediti ed ascolta”:

Il duca Lodovico un giorno chiese  a re Arduardo un parere sull’opportunità di coltivare dei peschi. Il Re, consultatosi con il suo fidato Maffeo, diede il suo appoggio. Fu cosi’ che con entusiasmo il duca iniziò a coltivare degli alberi di pesco nelle sue immense proprietà terriere, investendo tempo e denaro, fiducioso d’avere l’appoggio del sovrano se qualcose fosse andata storta. Il Re e anche Maffeo, non mancavano di complimentarsi con lui per il prosieguo della sua piantagione. Un giorno il duca, però, si rese conto che le piante di pesco avevano qualcosa che non andava, molte stavano iniziando a seccare. Chiese subito udienza al Re il quale gliela concesse anche se con molti giorni di ritardo, facendo peggiorare lo stato delle piante.  Il Duca, al cospetto del Re,  chiese  aiuto nel cercare qualche bravo agronomo,  per poter salvare la sua amata piantagione. Arduardo non poteva o forse… non voleva per timore di spendere sta di fatto che licenziò il duca: “Duca cerchi dentro di sé la soluzione, io non posso aiutarla” …e continuando:  “Io credo in lei! In estate per promuovere le sue pesche su di esse metterò io il mio sigillo!”

Lodovico andò via abbattuto, convinto che avrebbe dovuto sradicare tutte le piante perché non aveva idea di come salvare la sua piantagione. Nel borgo nessuno conosceva la malattia che stava contagiando quegli alberi.

Quando ormai aveva perso tutte le sue speranze passò da li un viandante. Un uomo alto, dallo sguardo e dall’espressione burbera.

Come nonno Albino?” interruppe ed esclamò la piccola Giada mentre la mamma era intenta a raccontare.

Si amore. Somigliava tanto a nonno Albino!” e poi continuò

Il viandante vedendo tutte quelle belle piante che stavano per seccare si adirò: “Cosa i miei occhi vedono! Quale meraviglia senza cure a dovere! Senza pazienza e amore!”

“Buon viandante, io sono disperato ma lungi dalla mia esperienza le giuste cure per riportar in vita il mio lavoro! Sono andato perfino a corte dal Re a chiedere aiuto ma il sovrano nessun buon esperto mi ha potuto indicare.  Avete voi qualche buon consiglio?”

Il viandante scese da cavallo ed esclamo’: “Se permettete Duca mi potrei  fermare io qualche giorno con voi ma sappiate non basterà una sola notte per far un buon lavoro”.  Lodovico non tardò a rispondere:  “La mia umile dimora fatta di semplici sogni ma elaborati con il cuore sarà la vostra ospitalità!”.  Il viandante, cosi, si fermò. All’alba dei giorni seguenti iniziò ad andare nel campo. Pazientemente iniziò a far innesti, dando disposizioni di cura alle buone piante di pesco ai servitori del duca.

Il viandante, terminato ciò che aveva promesso, salutò per proseguire il suo viaggio mentre il duca aveva impararo a curare le amate sue piante.  La piantagione  si riprese e in estate diede i loro buoni frutti.  Re Arduardo insieme al suo fidato Maffeo si recarono dal duca per incassare la ricompensa, solo per aver appoggiato l’idea. Il duca però nel vederli disse loro:  “Mio buon Re, gli alberi stavano per seccare e ho dovuto chiedere aiuto ad un buon viandante. E’ stato mio dovere dare a lui giusta ricompensa di una parte del raccolto! Poi ho dovuto premiare i servitori! Nulla è rimasto!”.  Re Arduardo e Maffeo si adirarono. Il secondo, in difesa del primo, esclamò: “Duca lei avrebbe dovuto chiedere permesso prima d’accettare l’aiuto.  Magari io!!Si io, avrei potuto fare meglio del viandante!”.

Duca Lodovico capi’ che era meglio non dilungarsi in banali discussioni con l’avidità e l’arroganza.

Arduardo non pensava al bene di quella grande distesa di pesca e  tanto meno alla famiglia e alle speranze del duca. Lui  pensava a se stesso e alla gloria che ne avrebbe avuto potendo dire:“Le pesche sono frutto del mio lavoro! Io ho incentivato il duca”.  Arrabbiato Arduardo proibi’ la vendita di pesche al mercato di corte.

.“Madre ho capito tutto ora…grazie” esclamò la piccola Giada…la quale continuò a giocare tranquillamente con i suoi frutti di legno che giorni prima gli aveva regalato Albino.

Viaggiatore, vedi il problema è che ci sono persone che fanno piccole cose per gli altri ma non hanno l’umiltà d’ammettere a se stesse che sono piccole cose.  Questo succede perché molti si aspettano grandi riconoscenze con la minima fatica. E poi ci sono persone che fanno cose di grande valore morale che sedendosi alle periferie del mondo  dimenticano d’aver fatto immense cose.

 

 

 

 

 

 

 

Goffredo e Lucrezia

Goffredo e Lucrezia.  Prima parte

Con la morte di Celestino il buio si era insinuato nei cuori della gente e aveva portato le famiglie a sgretolarsi.  L’odio è come una malattia che divora l’anima dei tuoi fratelli, di tuo marito o tua moglie. E’ come un disturbo mentale che li spinge a pugnalarti e allora tu non hai alternative che star lontano per non farti ferire. In quel regno assurdo connotato dalla mancanza d’amore ogni scusa era buona per chiudere la porta in faccia al proprio fratello “La mamma ti ha comprato un libro in più quindi ciò mi legittima a farti del male”,  “Tu mi hai fatto/detto questo quindi ora posso fartela pagare”.  Allo stesso tempo tutti per amore soffrivano. Regina, però, non riusciva a smettere di credere che l’amore nelle famiglie  si fosse completamente spento.  Nella folla ci doveva essere ancora qualcuno, un po’ di luce, uno spiraglio.  Un mattino di quell’inverno,  mentre con la sua cesta piena di sacchetti di lavanda al mercato di corte andava, venne fermata da una nobil donna.

«Buongiorno Regina, mi permetto di presentarmi, io sono Lucrezia» le disse porgendole la mano.

Sapeva che, da molto tempo in una piccola corte a sud del Castello, abitavano dei duchi, lontani parenti di Re Arduardo. Regina, pur stupendosi per la mancanza di freddezza e indifferenza della duchessa, cerco’ di comportarsi con formalità, com’era d’usanza nel nuovo regno. Lucrezia invece continuò con la sua cordialità: “Se lei permette le vorrei presentare mio marito Goffredo e i nostri bambini”. Sin da subito trapelò la grande umiltà di cuore anche di quell’uomo che solo parlando faceva respirare odore di  casa e famiglia. Poco tempo prima Regina aveva sentito che quella famiglia non aveva avuto la vita facile ma sentendoli parlare  sembrava il contrario. Sono le persone che hanno sofferto davvero tanto che nel relazionarsi con gli altri cercano tutti i lati positivi nelle brutte storie.  Guardando i sacchetti di lavanda Lucrezia, esclamò: “Anch’io coltivo la tua stessa passione. Nella mia piccola corte ho delle piante. Poche ma le amo tutte: lavanda, gelsomino, abelia, azalea e altre due piante di cui non ricordo il nome”.

“Non capisco perché in questo regno non si coltivino più fiori!! ” Continuò Lucrezia poggiandosi la mano sotto il mento con aria riflessiva dimostrando sin da subito d’essere una di quelle donne che se non riusciva a comprendere qualcosa o qualcuno si sforzava d’usare la sua intelligenza per capire.

 “Regina noi purtroppo abitiamo lontano ma spesso potremmo venirvi a trovare se ti farà piacere”. Le disse, con lo sguardo complice di Goffredo, prima di salutarla porgendole di nuovo la mano.

Regina senti’ nel suo cuore di aver trovato un’amica. Tutto finalmente iniziava a colorarsi.

Lucrezia e Goffredo – seconda Parte

E se i nuovi reali con il loro pessimismo sull’amore cercavano d’influenzare i sudditi facendogli credere che questo sentimento portasse solo problemi,  spingendo a cercare le persone come se fossero oggetti per soddisfare delle necessità, con le quali aprire e chiudere a proprio piacimento, nuove speranze si accendevano nell’animo di Regina quando Lucrezia e Goffredo andavano a trovare lei e la piccola Giada. Quest’ultima molto felice non solo per la compagnia ma anche per appetitose crostate alla frutta che la duchessa aveva preparato per loro con amore.

Regina che non aveva più il legame di Goffredo e Lucrezia, si sentiva come se le mancasse sempre una parte di cuore ma paradossalmente era felice di frequentare loro perché si sentiva ancora una di loro. Dopo tutto la vera forza dell’essere umano arriva da due potenti energie motrici: l’amore e la famiglia.  Lei la forza se la doveva inventare. Si sentiva come un’aquila alla quale avevano tagliato le ali ma per la piccola Giada doveva costruirsene qualcuna come poteva, proprio come il padre della piccola Martina aveva costruito una protesi  alla sua bambina.

Quante cose si possono fare solo se si è in famiglia. Quante cose le erano precluse: condividere un programma o un progetto, un confronto dinanzi alle inevitabili cadute della vita, la magia di uno sguardo complice in mezzo la folla, condividere un giorno di festa o semplicemente un sorriso.

Viaggiatore, a volte abbiamo l’amore e non ce ne rendiamo conto ed è  per questo che non riusciamo a capire chi ha una sorte diversa  finché non  lo perdiamo pure noi. Altre volte, diventiamo macchine che si nutrono di qualsiasi cosa per funzionare e per non sentire il dolore della mancanza.

Mentre Goffredo si fermava a chiacchierare con gli stallieri di corte le due amiche si raccontavano.

Regina un giorno le disse: ”Sono felice di vedere che Arduardo non sia riuscito ad insinuarsi fra di voi”.

Lucrezia: “Regina cara, io e Goffredo siamo sposati ormai da molti anni e ne abbiamo affrontate davvero tante insieme. E poi quante litigate, quante incomprensioni! Quante volte mi sono chiesta l’amore cosa fosse.  Poi ho capito, l’amore è la voglia di venirsi incontro… litigare e non addormentarsi senza aver fatto pace. Superare insieme le difficoltà della vita e le incomprensioni di coppia. L’amore è colorare la vita con piccoli gesti gentili e dolcezze”.

Regina: “Musica per le mie orecchie. Sono le stesse cose che mi ha insegnato mia madre e che il mio Re professava nel suo regno! In questo di regno invece…”

Lucrezia: “In questo di regno c’è chi non crede nell’amore perché gli hanno detto che non esiste o perché ha sbagliato a scegliere in passato. A causare i problemi non è l’amore ma solo le scelte sbagliate di cui solo noi siamo responsabili, non l’amore”.

“Mamma mamma! Venite a giocare con noi!!” I discorsi delle due donne vennero interrotti dalle urla gioise di Giada e dei figli di Goffredo e Lucrezia. Le due donne non ebbero altra alternativa che diventare partecipi di quella gioia.

 

 

L’ Indifferenza

 Johnny non era né tanto bello né tanto bravo tuttavia riscuoteva un discreto successo. Non so se per vanto o convinzione si lamentava sempre di ricevere decine di messaggi al giorno. Viaggiatore, penso che Jhonny oltre ad essere fortunato ad avere tanta gente che lo facesse sentire importante fosse anche ingrato. Il problema, però, non è chi riceve ma chi loda. Le persone, mosse dalla speranza, tendono a elogiare solo coloro dai quali s’illudono, consciamente o no, di poter ottenere qualcosa che sia semplicemente un favore, divertimento, serate spensierate. Ci sono, anche e purtroppo, persone che al mattino desiderano tanto un buon giorno o la sera una buona notte che purtroppo non riceveranno. Anziani, persone cadute in disgrazia, portatori di diversità. Non ci sono regole fisse perché tutto dipende dal contesto sociale in cui vive la persona, dalla mentalità e dal cuore delle persone che li circondano. A volte, non si è molto fortunati a essere circondati da persone empatiche. Ricordiamocelo sempre. Senza farne una colpa l’empatia è un dono che madre natura, purtroppo, regala a pochi. Può succedere di ritrovarsi isolati dal mondo pur senza aver fatto niente di male. Ci sono forme d’indifferenza che ti vengono a cercare e non puoi fare a meno di soffrirne perché l’indifferenza gela il sangue. La peggiore lontananza è quella dei cuori delle persone che ci circondano. Senti la mancanza di calore umano come se volesse annientarti.  Se vuoi salvarti devi iniziare a “lottare” per uscirne fuori.

Anche Regina, quante giornate senza un messaggio, senza che nessuno la cercasse. Il vuoto. Il buio. L’indifferenza che ti entra nel cuore e te lo distrugge. “Non sei utile a nessuno, nessuno ti pensa, nessuno gradisce la tua compagnia” ora che sei caduta in disgrazia, ora che sei sola. Questi sono i messaggi dell’indifferenza. Mesi interi, anni interi. Al limite qualche cavaliere dal mantello stracciato con il mulo zoppo. Ma anche questi scomparivano dopo aver capito di non poter ottenere niente.

Alcune persone per nascondere, anche a  loro stesse, la meschinità del loro animo  raccontano tante scuse:

“Non volevo disturbare in una situazione di dolore”, “Ho pensato che con noi normali ti potessi sentire a disagio”. Bugie. La verità è che chi porta una diversità a volte diventa scomodo con il messaggio di cui è portatore.

Ci sono anche quelli che aggrediscono verbalmente: “Evidentemente se non ti cercano ti meriti questo”, ”Guarda che noi abbiamo i nostri problemi” e allora non ti resta che tacere davanti tanta insensibilità. Chiedere ad un individuo d’essere sensibile quando non è dotato di questa ricchezza è come chiedere ad un asino di volare.

Le persone che inondano di messaggi altri sono le stesse che hanno parenti o conoscenti che soffrono qualche forma di solitudine ma si guardano bene da sprecare tempo per loro.

Solo nel dolore per l’ indifferenza subita si può capire il “valore” di un buon giorno senza secondi fini, di un invito sincero, di un sorriso spontaneo, di una mano che protende verso te quando tutti ti hanno voltato le spalle..solo perché hai avuto sfortuna. E’ vero fino ad un certo punto che ti devi dar da fare per costruirti una vita sociale. A volte anche questa è questione di trovarti al momento giusto con le persone giuste.

Spero che tu che mi leggi un giorno riuscirai a riconoscere la solitudine di una persona seduta in disparte per un sorriso negato. Quelle persone sedute nelle periferie del mondo. Lontano dai cuori. Regalale un sorriso, una parola e se puoi invitarla nel gruppo di cui fai parte. Guardala negli occhi. Ascolta il suo cuore e mettilo in comunicazione con il tuo. Solo cosi la potrai riconoscere. Non ti farà del male. Ti faranno più male gli altri i cosi detti “normali”. Spero che non imparerai a isolare chi sembrerà diverso da te perché se da un lato la diversità spaventa è solo li che puoi trovare la ricchezza. Quello che alla fine conta e quello che resterà. Diventa una persona migliore degli altri

 

Etichette

Etichette

Scrivere è pericoloso perché ogni persona interpreta ciò che legge in base al proprio vissuto interiore. Non si può pretendere da un individuo che non abbia vissuto una determinata esperienza che riesca a comprenderla com’è nella nostra realtà. E’ già difficile comprenderla per chi l’ha vissuta. Due persone distinte possono elaborare e reagire diversamente alla medesima esperienza. Bisogna aggiungerci, inoltre, che l’essere umano tende ad etichettare gli altri perché le etichette semplificano la realtà e in qualche modo permettono di dare un significato alle azioni, alle emozioni, ma soprattutto alle persone.

Amiamo scattare fotografie, imprimerle nella nostra mente e convincerci che una persona sia una foto, la nostra foto. Le persone, però, non sono immagini statiche. Sono esseri in divenire, anime complesse, fiumi che scorrono. E poi il gruppo, le idee precostituite che trascinano gli stolti con le loro idee di foto belle o brutte. E’ più facile etichettare che cercare di capire. E’ più difficile dare un senso alle cose e alle persone quando in superficie sembra non esserci. E poi… l’empatia. E’ un dono per pochi.

Ho scritto un post sul vuoto del bacio non dato (quella triste sensazione che si prova quando, dopo aver passato del tempo con una persona vorresti baciarla ma non puoi). Mi sono state espresse varie interpretazioni. Una persona ha ironizzato sostenendo che scrivo cose prive di senso. Non avendo provato la sensazione è normale che non abbia capito a cosa mi riferissi. L’altra ha colto il senso ma ha pensato che lo scritto fosse rivolto a lei. Io mi riferivo a tutt’altra situazione.

Molte persone si convincono dell’interpretazione-etichetta che danno. Nella realtà le interpretazioni sbagliate creano barriere difficili da far cadere, se manca una buona comunicazione. Una mia nuova amica mi ha confidato di essersi convinta che io fossi altezzosa e non volessi che mia figlia giocasse con le sue perché le ritenevo vivaci. Io, in realtà, la allontanavo perché ero convinta che disturbasse. Invece a lei avrebbe fatto piacere. Per fortuna c’è stato modo di parlare e di chiarirci, ma spesso con le persone non si comunica e si rimane nel limbo delle proprie idee, delle proprie convinzioni.

 

 

 

 

 

 

 

L’uomo normodotato

L’uomo Normodotato

Che alcune persone partano da una posizione di vantaggio dovrebbe essere chiaro a tutti. Ma molto spesso l’evidenza si scontra con la chiusura dell’ignoranza. A titolo di metafora poniamo l’esempio di una persona normodotata di gambe, che può quindi camminare, correre, salire e scendere le scale, viaggiare, scendere dal letto e subito correre in bagno o a bere il caffè. Poniamo il caso di una persona che per nascita, per disgrazia, per età avanzata, per malattia non abbia una gamba, oppure ne abbia perso l’uso. Eppure questa persona ha bisogno di camminare per poter vivere, di far qualcosa. E’ vero ci sono le protesi. La persona dall’intelligenza normale sa benissimo che c’è una differenza abissale fra un normodotato di gambe e una persona che non lo è. Anche se questi userà delle protesi non sarà mai la stessa cosa. La persona chiusa nel suo mondo valuterà l’altro con i suoi limiti negando perfino l’evidenza.

Dirà: “Pure io fatico a camminare, ho battuto contro lo spigolo del comodino, mi sono svegliato stanco”. Il problema è che si convincono di quello che dicono. Se gli fai notare che c’è differenza fra il dolore di due o tre giorni del mignolo ed una persona che non ha più una gamba ti aggrediscono pure e iniziano ad elencarti tutte le volte che hanno battuto il mignolo.

In questa storia parlerò di sentimenti, momenti di difficoltà sociali, situazioni che non ti sei andato a cercare, in cui ti sei ritrovato dentro pur non avendo fatto niente di male. Per una persona che ha una forma qualsiasi di diversità diventa un lusso, perfino, fare le cose che le persone normali riescono a fare con tranquillità o almeno con più facilità. Se si cerca d’attirare l’attenzione con il solo fine d’avere comprensione e calore, sono tante le persone che da due metri più su per situazioni economiche o status familiare – assumendo un atteggiamento difensivo-aggressivo, come se volessi portar via qualcosa di loro – ti fanno vergognare d’aver parlato.

Ci sono varie forme di diversità e di handicap. Le più pericolose però sono la miseria di cuore e l’intelletto ristretto, proprio perché non visibili ma subdole: possono uccidere lentamente chi ne subisce gli effetti. Ci sono persone che affrontano grandi difficoltà e lottano per far credere a se stesse di avere piccoli problemi, mentre altre che hanno piccole e comuni difficoltà  raccontano al prossimo di avere grandi tribolazioni.