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Ad occhi chiusi...
Post n°65 pubblicato il 23 Febbraio 2014 da pepitapablita
Cosa si prova quando un bambino di 10 anni, un proprio alunno, ti chiede di poter cantare davanti a tutti in classe una canzone che vuole dedicare ad una sua compagna, di cui si è innamorato e con cui si è appena fidanzato? Impossibile descriverlo... Io ho una classe un po' particolare, lo so... Sono tutti molto sensibili, soprattutto alla musica, e davvero a volte devo evitare di far ascoltare loro canzoni o filmati toccanti, per non vederli piano piano scoppiare tutti a piangere. Strani bambini quelli di oggi...tanta angoscia e tante emozioni non espresse, chè troppo spesso non c'è chi abbia tempo e voglia di ascoltarli. Sapevo che quella canzone provocava soprattutto il suo pianto, era già successo una volta che volle ascoltarla alla LIM, e gliel'ho ricordato, ma lui, il mio piccolo alunno innamorato, mi ha risposto che a lei quella canzone piaceva tanto e lui voleva farla felice cantandogliela... Ho fatto allora zittire la classe, visto che era intervallo e stavano tutti chiacchierando, e lui in un silenzio irreale ha cominciato serio serio ad intonarla... La canzone è quella che c'è ora in sottofondo, per cui si può solo immaginare che cosa sia stato sentirla cantare da un bambino. Lorenzo cantava con gli occhi chiusi, e si capiva quanto coraggio ci stesse mettendo nel farlo, perché il suo faccino era diventato incandescente. Chiara invece non gli staccava gli occhi di dosso e lo guardava commossa, e mentre le parole riempivano l'aula e ne profumavano l'aria, tutti sembravano molto presi, ed io guardando tutte le loro faccine così attente e rispettose di un momento così delicato, pensavo a quanto fosse bello credere ancora ad un amore così... Sono andata allora con la memoria ad altri occhi chiusi, durante un corso che feci sulla fiducia...che strani giri fa a volte la mente... E così, per esempio, a turno si camminava ad occhi chiusi mano nella mano con un compagno, lasciandosi guidare soltanto da lui, che aveva il compito di non farti urtare o cadere. Dapprima le mani con cui ci si teneva erano due, con il compagno che davanti t'invitava a seguirlo, poi è stata solo una con il compagno a fianco... Dopo ancora, l'esercizio si complicava perché alla mano tenuta, si sostituiva una mano sulla spalla che ti faceva sentire completamente esposta. Perché pensare a questo, mentre un bambino canta una canzone da adulto? Per i suoi occhi chiusi ed innocenti, per il suo coraggio a tenerli così serrati fino alla fine, per il suo crederci così tanto... Perché, invece, io non credo più alle favole... Non aspetto, nè ho aspettato mai, sinceramente, alcun principe azzurro, ma forse qualcuno che nel mio buttarmi ad occhi chiusi verso di lui, mi avesse almeno presa abbracciandomi, sì, quello lo credevo possibile... Qualcuno che avesse apprezzato lo sforzo fatto per arrivare insieme fino a lì, cogliendone la portata. Che avesse saputo contare i passi compiuti, quelli miei e quelli suoi, ad uno ad uno, come se fossero stelle a cui affidare un desiderio. Lorenzo, finito di cantare, ha aperto finalmente gli occhi e guardato la sua Chiara. che gli sorrideva felice... Che sia sempre così per lui...che sia sempre così per tutti loro, che ancora sanno abbandonarsi... Che possano sempre sentire di poter chiudere gli occhi sapendo che ad accoglierli, quando li riapriranno, troveranno un sorriso ad abbracciarli... |
Certe persone sono come l’amore:ti prendono l’anima senza un perché.
Succede così…inaspettatamente. Le trovi lungo la tua strada a quel bivio cui neanche ti eri accorta di essere arrivata, e ti sembra per caso, invece erano lì ad aspettare proprio te, in quel preciso istante, non un minuto prima né uno dopo…il momento perfetto nel posto perfetto. E lo capisci perché all’improvviso diventano esse stesse strada…l’unica che puoi percorrere. Ed è incredibile come con poco sforzo riescano a fare il freddo più freddo ed il caldo più caldo…e più belli i colori…e te ne fanno scoprire di nuovi...e meravigliarti...perché quello che più riempie di luce i tuoi occhi assomiglia come per magia alla parola “noi”... All’improvviso ti accorgi che sono già dentro di te...e tu non sai come né quando sia successo, ma sono lì a riempire ogni tuo spazio, anche quello che non sapevi di avere, ma che scopri grazie a loro. Col cuore in subbuglio ti colgono impreparata e proprio questa è la loro grande forza…non ti danno il tempo di pensare e di alzare barriere, perché quando le senti scorrere nelle vene, sono già diventate sangue…aria…cibo… e tu neanche ti sei accorta di quanto le hai respirate fino a quando non ti vengono a mancare…e scopri così quanto un pugno nello stomaco possa far meno male...ed è difficile capire ed accettare il motivo per cui dovrai viverne senza...ma loro ormai sono lì...impresse a fuoco sul tuo cuore...ti appartengono senza più averle...a volte senza averle neanche mai avute...indelebili come cicatrici…
Carezze che ti graffiano l’anima.
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