Creato da pepitapablita il 26/09/2012

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Ad occhi chiusi...

Post n°65 pubblicato il 23 Febbraio 2014 da pepitapablita

 

 

Cosa si prova quando un bambino di 10 anni, un proprio alunno, ti chiede di poter cantare davanti a tutti in classe una canzone che vuole dedicare ad una sua compagna, di cui si è innamorato e con cui si è appena fidanzato?

Impossibile descriverlo...

Io ho una classe un  po' particolare, lo so... Sono tutti molto sensibili, soprattutto alla musica, e davvero a volte devo evitare di far ascoltare loro canzoni o filmati toccanti, per non vederli piano piano scoppiare tutti a piangere.

Strani bambini quelli di oggi...tanta angoscia e tante emozioni non espresse, chè troppo spesso non c'è chi abbia tempo e voglia di ascoltarli.

Sapevo che quella canzone provocava soprattutto il suo pianto, era già successo una volta che volle ascoltarla alla LIM, e gliel'ho ricordato, ma lui, il mio piccolo alunno innamorato, mi ha risposto che a lei quella canzone piaceva tanto e lui voleva farla felice cantandogliela...

Ho fatto allora zittire la classe, visto che era intervallo e stavano tutti chiacchierando, e lui in un silenzio irreale ha cominciato serio serio ad intonarla... La canzone è quella che c'è ora in sottofondo, per cui si può solo immaginare che cosa sia stato sentirla cantare da un bambino.
E la faccina di lei...aveva un sorriso dolcissimo e gli occhi enormi tutti lucidi, perché questo amore è sbocciato da poco, da quando lui l'ha osservata fare gli scooby doo (così le ha scritto in un biglietto che mi ha fatto poi leggere) e se n'è innamorato, e non chiedetemi che modo avrà mai avuto questa bambina di farli, perché assicuro che, se lo sapessi, imparerei subito anche io...

Lorenzo cantava con gli occhi chiusi, e si capiva quanto coraggio ci stesse mettendo nel farlo, perché il suo faccino era diventato incandescente. Chiara invece non gli staccava gli occhi di dosso e lo guardava commossa, e mentre le parole riempivano l'aula e ne profumavano l'aria, tutti sembravano molto presi, ed io guardando tutte le loro faccine così attente e rispettose di un momento così delicato, pensavo a quanto fosse bello credere ancora ad un amore così...

Sono andata allora con la memoria ad altri occhi chiusi, durante un corso che feci sulla fiducia...che strani giri fa a volte la mente...
A dire il vero, era un corso di "mimo e gestualità" ma all'interno, tra le varie attività di recitazione corporea, ce n'erano alcune incentrate sulla fiducia con esercizi mirati proprio a conquistarla e a saperla riporre, forse perché alla base di ogni espressione di sè, c'è sempre lei...la fiducia in se stessi, che si conquista solo sperimentandola.

E così, per esempio, a turno si camminava ad occhi chiusi mano nella mano con un compagno, lasciandosi guidare soltanto da lui, che aveva il compito di non farti urtare o cadere. Dapprima le mani con cui ci si teneva erano due, con il compagno che davanti  t'invitava a seguirlo, poi è stata solo una con il compagno a fianco... Dopo ancora, l'esercizio si complicava perché alla mano tenuta, si sostituiva una mano sulla spalla che ti faceva sentire completamente esposta.
I primi giorni per tanti è stata dura.... In realtà non ci conoscevamo neanche poi tanto bene, e sembra una cosa facile a dirla, ma a farla è tutt'altra cosa, anche perché chi guidava aveva anche il compito di occupare gli spazi che venivano man mano lasciati liberi, e questo comportava continui cambiamenti di direzione. Non oppore resistenza era quasi impossibile, ma è stato bellissimo vedere come le mani avanti, che quasi tutti mettevamo all'inizio, e l'andatura incerta e timorosa, svanissero piano piano con il tempo, per lasciare spazio ad una sensazione nuova e rassicurante che quasi non faceva più capire chi era il portato e chi il portatore, tanto si era diventati tutt'uno con il proprio compagno e si procedeva spediti.
Quel corso finì con la prova più forte: una lunga pazza corsa a perdifiato nel vuoto, sempre ad occhi chiusi, nell'enorme salone del teatro della scuola, sapendo che dall'altra parte ci sarebbe stato il nostro maestro a preoccuparsi di prenderci in tempo per non farci fare male... C'era chi restava quasi sullo stesso posto pensando invece di stare correndo, e chi, invece di andare dritto correva verso il lato, ed allora lui doveva raggiungerlo per prenderlo prima che andasse a finire contro qualcosa.
Io andai dritta e mi feci così tutto il lungo tragitto per arrivare...sembrava non finisse mai...
Ricordo ancora quanto sentii come forte e caldo il suo abbraccio alla fine della mia corsa.

Perché pensare a questo, mentre un bambino canta una canzone da adulto?

Per i suoi occhi chiusi ed innocenti, per il suo coraggio a tenerli così serrati fino alla fine, per il suo crederci così tanto...

Perché, invece, io non credo più alle favole... Non aspetto, nè ho aspettato mai, sinceramente, alcun principe azzurro, ma forse qualcuno che nel mio buttarmi ad occhi chiusi verso di lui, mi avesse almeno presa abbracciandomi, sì, quello lo credevo possibile... Qualcuno che avesse apprezzato lo sforzo fatto per arrivare insieme fino a lì, cogliendone la portata. Che avesse saputo contare i passi compiuti, quelli miei e quelli suoi, ad uno ad uno, come se fossero stelle a cui affidare un desiderio.
Nessun cavallo bianco su cui fuggire felice nei miei sogni, quindi, neanche quelli di bambina, ma solo un uomo disposto ad aspettarmi a braccia aperte, e se necessario a venirmi incontro, se nel mio incedere verso di lui e nella vita non avessi saputo bene dove andare...

Lorenzo,  finito di cantare, ha aperto finalmente gli occhi e guardato la sua Chiara. che gli sorrideva felice...

Che sia sempre così per lui...che sia sempre così per tutti loro, che ancora sanno abbandonarsi... Che possano sempre sentire di poter chiudere gli occhi sapendo che ad accoglierli, quando li riapriranno, troveranno un sorriso ad abbracciarli...

 
 
 
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Certe persone sono come l’amore:ti prendono l’anima senza un perché.

Succede così…inaspettatamente. Le trovi lungo la tua strada a quel bivio cui neanche ti eri accorta di essere arrivata, e ti sembra per caso, invece erano lì ad aspettare proprio te, in quel preciso istante, non un minuto prima né uno dopo…il momento perfetto nel posto perfetto. E lo capisci perché all’improvviso diventano esse stesse strada…l’unica che puoi percorrere. Ed è incredibile come con poco sforzo riescano a fare il freddo più freddo ed il caldo più caldo…e più belli i colori…e te ne fanno scoprire di nuovi...e meravigliarti...perché quello che più riempie di luce i tuoi occhi assomiglia come per magia alla parola “noi”... All’improvviso ti accorgi che sono già dentro di te...e tu non sai come né quando sia successo, ma sono lì a riempire ogni tuo spazio, anche quello che non sapevi di avere, ma che scopri grazie a loro. Col cuore in subbuglio ti colgono impreparata e proprio questa  è la loro grande forza…non ti danno il tempo di pensare e di alzare barriere, perché quando le senti scorrere nelle vene, sono già diventate sangue…aria…cibo… e tu neanche ti sei accorta di quanto le hai respirate fino a quando non ti vengono a mancare…e scopri così quanto un pugno nello stomaco possa far meno male...ed è difficile capire ed accettare il motivo per cui dovrai viverne senza...ma loro ormai sono lì...impresse a fuoco sul tuo cuore...ti appartengono senza più averle...a volte senza averle neanche mai avute...indelebili come cicatrici…

Carezze che ti graffiano l’anima.


 

 

 

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