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25 giugno
Post n°72 pubblicato il 27 Giugno 2014 da pepitapablita
Sveglia che suona come tutti gli altri giorni, la voglia di alzarsi sempre la stessa, ma il cagnolino che viene a leccarmi la mano che indolente penzola dal letto, mi fa presto sorridere e pensare che a lui non importa che giorno sia questo, lui mi vuol bene tutti i giorni dell’anno… Il telefono ha infatti cominciato presto a vibrare a colpi di messaggi che arrivano anche da alcuni amici che non sento mai, ma che oggi si sono ricordati di me. Fa sempre piacere, è vero, solo che contrasta con il silenzio cui ormai mi sto abituando. Il silenzio… lo sento dentro ormai. Quando sei costretta a viverlo diventa parte di te, ed anche il groppo alla gola che ne deriva ha imparato a non farsi sentire se non da te. Ho smesso anche di scrivere, faccio fatica anche adesso che invece vorrei scoppiare. Le parole non mi escono più, scrivo, cancello, o forse è solo che tanto è ciò che avrei da dire da non riuscire più a mettervi ordine. Ricordo cosa significasse per me questo foglio bianco, che adesso nervosamente e con una velocità insolita per le mie dita ormai non più abituate, riempio di nuovo di pensieri. Ne è passata di vita tra queste pagine, ma ancor più ho la sensazione che di vita se ne sia fermata… E allora si attraversano varie fasi... C’è prima quella della confusione…sei preda di ciò che provi, ed i tuoi passi seguono il flusso disordinato delle tue emozioni e capita spesso di trovarti in posti dove coscientemente non saresti mai voluta andare. Ti è crollato il mondo addosso, quello in cui ti sentivi a casa, protetta da una quotidianità che ti dava sicurezza, e che ti ritrovi stravolta persino dalla mancanza di piccoli gesti semplici, quale quello di preparare due tazzine per il caffè del mattino. Poi c’è quello della reazione…in genere avviene quando tocchi o pensi di aver toccato il fondo, quando ti accorgi che la tua vita si sia fermata a quelle due tazzine, mentre avresti potuto gioire del fatto che, invece, ora la tua saresti stata libera di riempirla fino all’orlo. La rabbia per il tempo perso ti aiuta, ti fa reagire, ed ecco che piano piano le energie riprendono possesso del tuo corpo, ma in realtà sei tu che ritorni padrona di te stessa, perché la nebbia in cui eri stata avvolta fino a quel momento, comincia a diradarsi e a farti intravedere una strada. E infine… Non posso parlare per gli altri, ma posso riflettere su quello che sta accadendo a me. E allora un giorno ti fermi. Senti che non puoi sempre fare qualcosa per realizzare ciò che vorresti per te, senti che il destino è vero che ce lo costruiamo noi, ma che non sempre si lascia costruire. Senti che non sempre è bene viversi la vita a tutti i costi, ma che a volte è necessario anche che sia Lei a vivere un po’ noi e che forse dovremmo permetterle di attraversarci senza opporre troppo resistenza e lasciare che ci conduca dove forse non arriviamo con lo sguardo. E così andare avanti senza più rincorrere niente e nessuno, senza più cercar spiegazioni che almeno restituiscano senso al tuo star male, accettando gli eventi senza più voglia e forza per combatterli o anche soltanto capirli, ed accettare anche che spesso c'è chi, scegliendo per sè, lo fa anche per noi, e su quelle scelte noi non abbiamo alcun potere. E forse così ritrovare un po' di pace...
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Certe persone sono come l’amore:ti prendono l’anima senza un perché.
Succede così…inaspettatamente. Le trovi lungo la tua strada a quel bivio cui neanche ti eri accorta di essere arrivata, e ti sembra per caso, invece erano lì ad aspettare proprio te, in quel preciso istante, non un minuto prima né uno dopo…il momento perfetto nel posto perfetto. E lo capisci perché all’improvviso diventano esse stesse strada…l’unica che puoi percorrere. Ed è incredibile come con poco sforzo riescano a fare il freddo più freddo ed il caldo più caldo…e più belli i colori…e te ne fanno scoprire di nuovi...e meravigliarti...perché quello che più riempie di luce i tuoi occhi assomiglia come per magia alla parola “noi”... All’improvviso ti accorgi che sono già dentro di te...e tu non sai come né quando sia successo, ma sono lì a riempire ogni tuo spazio, anche quello che non sapevi di avere, ma che scopri grazie a loro. Col cuore in subbuglio ti colgono impreparata e proprio questa è la loro grande forza…non ti danno il tempo di pensare e di alzare barriere, perché quando le senti scorrere nelle vene, sono già diventate sangue…aria…cibo… e tu neanche ti sei accorta di quanto le hai respirate fino a quando non ti vengono a mancare…e scopri così quanto un pugno nello stomaco possa far meno male...ed è difficile capire ed accettare il motivo per cui dovrai viverne senza...ma loro ormai sono lì...impresse a fuoco sul tuo cuore...ti appartengono senza più averle...a volte senza averle neanche mai avute...indelebili come cicatrici…
Carezze che ti graffiano l’anima.
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