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RIBELLIONE

Post n°50 pubblicato il 25 Novembre 2010 da falcopellegrino0

Si è rotto il filo della solidarietà, il nord contro il sud, gli operai (ma esiste ancora una classe operaia?) che votano lega e che si scagliano contro i “negri”, gli zingari, contro tutti i diversi insomma. Questa classe dirigente ha messo gli ultimi contro i penultimi usando il ricatto del posto di lavoro, e se qualcuno prova a ribellarsi viene licenziato con il plauso della maggior parte dei sindacati e dei partiti.Ormai lo stipendio di un alto dirigente è anche 500, si avete capito bene cinquecento, volte più alto di quello medio di un lavoratore qualsiasi, e non importa se la fabbrica va male e chiude, i benefit per “lor signori” ci saranno sempre.Ma vi sembra giusto che Romiti, una volta andato in pensione, con la liquidazione ricevuta dalla Fiat riesce a fondare la società Gemina che controlla RCS (Corriere della Sera, per intenderci, con annessi e connessi), di cui è stato presidente fino a qualche anno fa? Ve l’immaginate Cipputi che con la sua liquidazione compra la maggioranza delle azioni Mediaset? Non parliamo poi della monnezza, sulla quale si sono create le fortune politiche di parecchi personaggi, purtroppo anche della sinistra. Questa terra del sud è diventata la pattumiera dei rifiuti tossici delle grandi e piccole industrie del Nord e del Centro Italia.Qui vicino c’è una fabbrica che non è mai entrata in produzione, una di quelle che una volta, non a caso, venivano definite “cattedrali nel deserto”, i cui operai furono messi in cassa integrazione appena assunti. Ora nel terreno antistante è stata scoperta, a qualche decina di centimetri sotto terra, una discarica di fanghi tossici la cui altezza supera i cinque metri.Tonnellate di veleni che non potranno mai essere smaltiti, e per non smentire la leggenda di terra felice esente da infiltrazioni mafiose, nessuno ha mosso un dito: ufficialmente in quel terreno non c’è niente, quella discarica semplicemente non esiste.I Masai sostengono che questa terra non l’abbiamo ricevuta in eredità dai nostri padri, sono i nostri figli che ce l’hanno prestata. Qui nel sud è ricominciata l’emigrazione per il nord e per i paesi dell’Europa Comunitaria, solo che a migrare adesso non sono più i contadini che con il lavoro in fabbrica si riscattavano da una vita di miseria, ma giovani con laurea ed a volte con svariati masters. Il sud lo stanno abbandonando i cervelli, e questa terra sarà condannata ad essere il serbatoio della manodopera meno qualificata, quella che serve a questo mondo ferocemente liberista e globalizzato per ricattare, in caso di ribellione, i penultimi della terra.E, comunque, per la maggior parte dei giovani, resta un futuro senza futuro, un futuro da precari, quella precarietà che non riguarda solo il lavoro ma che coinvolge l’intera vita. Precari perché non possono accedere a mutui per comprare una casa, per potersi costruire una famiglia, perché, quando tutto va bene potranno accedere ad una pensione di merda dopo aver lavorato almeno fino a settanta anni.E allora che si ribellino, anzi sarebbe nostro compito scendere in piazza al loro fianco, sostenerli in questa lotta, perché non è solo per una scuola diversa ma per una società che si riappropri dei valori della sinistra senza avere il bisogno di portarsi un pezzo di carta per elencarli.

 
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