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Creato da viscontina17 il 30/06/2012

Bisbigli d'onde

dolci richiami d'essenze

 

I BRIOZOI,QUESTI SCONOSCIUTI

Post n°248 pubblicato il 16 Agosto 2014 da viscontina17

 

                                

Malgrado molti di noi non siano in grado di riconoscerli durante un’immersione, confondendoli anzi con altri organismi bentonici, i Briozoi sono animali che vivono comunemente nell'ambiente marino sui fondi rocciosi. I Briozoi - letteralmente "animali-muschio" – si presentano spesso come minuscoli "coralli" dalla forma arborescente costituita da uno o più "rametti" o ciuffi o lamine, oppure possono formare incrostazioni sul substrato, di forma circolare o a foglio. La superficie esterna è decorata da una caratteristica porosità, il colore è molto vario: bianco, giallo, nero, violaceo, rosa. Vengono spesso confusi con gli Idrozoi o coi Cnidari. Sotto un microscopio questa confusione può sembrare giustificata perché si vedono sottili tentacoli a corona uscire fuori da custodie rigide cornee o calcaree. Ma i Briozoi non sono affatto costituiti da polipi di Cnidari: si tratta di forme di vita che, benché trascurabili a chi non si occupi di biologia, sono in realtà molto più complesse del Phylum degli Cnidari a cui vengono spesso impropriamente attribuiti. Sono conosciute dai tassonomisti circa 4000 specie viventi e potenzialmente si pensa che esista ancora un certo numero di specie ancora non descritte.Il falso corallo, nome scientifico Myriapora truncata , e il pizzo di mare o rosa di mare, ossia Reteporella grimaldii (più nota come Sertella septentrionalis, ma che ha recentemente cambiato sistemazione tassonomica, e quindi nome e cognome) sono tra le specie più comunemente note ai subacquei, sia per la forma particolare, sia per le loro dimensioni che le rendono facilmente riconoscibili, sia che per la comune diffusione sui nostri fondali rocciosi.I Briozoi, assieme ai Foronidi e ai Brachiopodi, appartengono al gruppo dei Lofoforati. I membri di questo gruppo hanno in comune l'organo per la cattura del cibo, detto "lofoforo".
I Briozoi sono filtratori attivi, ossia non si limitano a catturare passivamente con la corona di tentacoli le particelle sospese nell’acqua, ma sono in grado di variare il movimento del lofoforo in relazione ai cambiamenti delle condizioni ambientali, ossia in relazione alla velocità della corrente marina e in relazione alla concentrazione delle particelle di cibo presenti nell’acqua. La velocità della corrente creata dal lofoforo aumenta con l’abbondanza delle particelle di cibo presenti nel mezzo.
Questa spiccata capacità filtratoria permette loro di essere tra i pochi organismi in grado di sopravvivere anche in condizioni estreme, ad esempio nelle parti più interne delle grotte marine sommerse, dove si verifica un brusco decremento della disponibilità di cibo.La nutrizione è stata definita da alcuni Autori come il principale fattore che scolpisce la forma delle colonie dei Briozoi. A questo scopo, i Briozoi mostrano una grande varietà di forme di crescita, che sono state realizzate al fine di migliorare competizione per lo spazio e per il cibo. Le forme planari, simili a piccole gorgonie, sono tipicamente legate ad un regime di corrente costante o unidirezionale. Le forme cespugliose o arborescenti si trovano invece sviluppate da quelle colonie che si sviluppano in ambienti con flusso multidirezionale o turbolento. In mancanza di altri competitori per il substrato, alcune specie di Briozoi adottano anche una forma di crescita incrostante, a foglio sottile, che permette di sfruttare tutto lo spazio disponibile. Inoltre, alcune specie possono mostrare una forma di crescita massiva. La morfologia massiva rappresenta un buon compromesso tra le varie forme di crescita: essa ottiene un buon accesso alla colonna d’acqua e un relativo isolamento dal substrato; mantenendo una larga base di attacco al substrato, queste forme sono resistenti a forti movimenti dell’acqua.(WEB)

 

 
 
 

SVELATO IL SEGRETO DEI TENTACOLI DELLA PIOVRA

Post n°247 pubblicato il 13 Agosto 2014 da viscontina17

                                    

Perché una piovra non rimane mai attorcigliata dai propri tentacoli? Può sembrare una domanda da barzelletta zoologica, del genere "perché una gallina attraversa la strada?", invece è un quesito scientifico che ha condotto a una scoperta inattesa, le cui conseguenze potrebbero avere applicazioni addirittura per i disegnatori di robot. Com'è noto, l'octopus o polpo o piovra, come viene più comunemente chiamato, è un animale dalle proprietà fuori dal comune: ha tre cuori, la capacità di cambiare colore velocemente per mimetizzarsi (oltre che per comunicare con i suoi simili) e può emettere inchiostro nero da un sifone per difendersi in caso di attacco. Un'altra notevole caratteristica è che il suo cervello non controlla gli otto tentacoli con cui si procura il cibo e lo porta alla bocca: ogni braccio è in sostanza indipendente e può perfino ricrescere se viene amputato da predatori. Non solo, una volta amputato, un tentacolo può sopravvivere per un'ora e continua addirittura ad afferrare cibo e a portarlo verso il punto in cui dovrebbe esserci la bocca.
Ma durante una serie di esperimenti condotti alla Università Ebraica di Gerusalemme, ora riportati sulla rivista Current Biology e anticipati stamane dal quotidiano Guardian di Londra, uno studente ha notato un fatto curioso: pur essendo ricoperti di ventose che si attaccano immediatamente a qualsiasi cosa, i tentacoli non si attaccano alla pelle della piovra stessa. Qualcosa di sconosciuto non li fa appiccicare alle altre braccia. E per questa ragione, pur senza essere controllati dal cervello, i tentacoli non si intrecciano mai, non finiscono per appiccicarsi l'uno all'altro come sarebbe logico aspettarsi. Madre natura evita questo tipo di incidenti, che complicherebbero assai, in effetti, la vita dell'octopus.
I ricercatori israeliani se ne sono accorti per caso e hanno cercato di capire il motivo con una serie di test piuttosto macabri (ai lettori più sensibili è sconsigliato leggere oltre questo punto). Amputato un tentacolo, gli studiosi hanno verificato che le ventose non si attaccavano alle altre braccia della piovra. Poteva attaccarsi a qualsiasi altra cosa, ma non a un altro tentacolo. Si attaccava perfino a un vetrino da laboratorio, ma non alla parte del vetrino su cui gli scienziati avevano sparso un gel inzuppato in estratto di pelle di octopus. L'unico caso in cui un tentacolo amputato ne ha impugnato un altro è stato quando quest'ultimo era stato precedentemente spellato. Test fatti con tentacoli non amputati hanno dato risultati più equivoci. Le piovre afferravano tentacoli amputati come se fossero cibo e le ventose si attaccavano normalmente. Ma talvolta non lo facevano, se il braccio amputato era il loro.
Gli esperimenti, scrivono gli studiosi guidati dal professor Binyamin Hochner dell'Università Ebraica, suggeriscono che le piovre hanno una sostanza chimica nella propria pelle che impedisce alle ventose di agire. E la dinamica di come i tentacoli interagiscono in modo indipendente senza mai formare dei nodi inestricabili viene attualmente studiata nel campo della robotica. (WEB)

 
 
 

MEDUSA GIGANTE SI ARENA IN AUSTRALIA

Post n°245 pubblicato il 14 Giugno 2014 da viscontina17

Ha un diametro di 1,5 metri - Scienziati australiani sono all'opera per classificare una nuova specie di medusa gigante, dopo che un esemplare del diametro di un metro e mezzo, arenatosi sul bagnasciuga a sud di Hobart in Tasmania è stato scoperto questa settimana da una famiglia che passeggiava sulla spiaggia. Secondo la biologa specializzata in meduse Lisa-ann Gershwin, dell'ente nazionale di ricerca Csiro, l'esemplare trovato è apparentato alla medusa a criniera di leone, una specie che può raggiungere i due metri.

La specie è stata vista prima, ma tecnicamente non è stata classificata. "E' quindi nuova alla scienza ma presto avrà un nome", ha detto Gershwin alla radio australiana Abc. Il ritrovamento "è una delle cose che veramente ci fa venire faccia a faccia con il fatto che vi sono cose che non conosciamo, in natura e particolarmente negli oceani", ha aggiunto. (WEB)

                                        

 
 
 

ECHINODERMI

Post n°244 pubblicato il 06 Giugno 2014 da viscontina17

 
   

 
Gli echinodermi sono l’unico phylum esclusivamente marino. Gli animali che sono compresi in questa phylum sono ben noti all’uomo: ricci di mare, stelle marine, stelle serpentine, cetrioli di mare. Si può ora comprendere il significato di Echinodermata (= rivestimento con spine). Vivono dalla superficie fino alle profondità abissali. Si conoscono circa 60,000 specie suddivise in cinque classi.  (web)

                  

 
 
 

SPUGNA CARAIBICA

Post n°243 pubblicato il 31 Maggio 2014 da viscontina17

Le spugne costituiscono un gruppo zoologico ben conosciuto grazie ad alcune specie utilizzate dall’uomo fin dagli albori della civiltà. Questi organismi hanno fatto la loro comparsa sul pianeta circa 600 milioni di anni fa. Non possiedono una forma ben definita e trascorrono tutta la loro esistenza fissati ai fondali marini. La loro forma, generalmente, si adatta a quella del substrato su cui si fissano. Le spugne che si possono incontrare sott’acqua presentano diversi tipi di morfologia: ramificate, incrostanti, globose, a forma di calice o di cuscinetto, solo per citarne alcune. Possono presentare colorazioni quanto mai varie, pallide o molto vivaci. Alcune specie si possono riconoscere a occhio, per altre specie invece l’identificazione è problematica perfino per gli specialisti e può essere ottenuta solo osservando al microscopio le spicole, i microscopici elementi scheletrici che costituiscono l’apparato di sostegno di questi animali. A differenza di tutti gli altri animali inoltre non possiedono alcuna simmetria, le loro reazioni agli stimoli provenienti dall’ambiente circostante sono molto limitate in quanto non hanno né organi di senso né cellule nervose. Le loro dimensioni possono andare da pochi millimetri per arrivare ai circa due metri delle gigantesche spugne tropicali del genere Xestospongia. Nel Mediterraneo sono presenti circa 600 specie di spugne. Sono organismi che si possono incontrare a qualsiasi profondità in tutti i mari del globo.  (WEB)

                                 

 
 
 

ELBA AUMENTANO GLI AVVISTAMENTI DI BALENE E DELFINI

Post n°242 pubblicato il 25 Maggio 2014 da viscontina17

Intensa giornata di Lavoro all’ Elba a bordo di Goletta Verde con i bimbi elbani che hanno parlato di Santuario internazionale dei mammiferi marini con l’equipaggio e le guide ambientali e gli insegnanti.

I bimbi di Portoferraio hanno dimostrato curiosità e conoscenza grazie al materiale informativo fornito prima dagli organizzatori dell’iniziativa e al lavoro di preparazione svolto dagli insegnanti e dalle guide del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano.

Vittorio Alessandro, il presidente del Parco Nazionale delle Cinque Terre, l’Area protetta marina e terrestre capofila dell’iniziativa, ha sottolineato l’importanza dell’Arcipelago Toscano, al quale lo lega il suo passato di comandante della Capitaneria di Porto di Portoferraio, nel Santuario Pelagos ed ha detto che il successo dell’iniziativa “Alla scoperta del Santuario dei cetacei In viaggio con Goletta Verde per conoscere i mammiferi marini” verrà presentato presto al ministero dell’ambiente come esempio per continuare l’opera di valorizzazione e conoscenza della più grande area marina protetta europea.

Assenti per motivi di salute sia la direttrice che il presidente del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, è toccato ad Umberto Mazzantini, come co-organizzatore per Legambiente della tappa elbana del Santuario dei cetacei, fare gli onori di casa, ricordando la stranezza di un Santuario internazionale dei Mammiferi Marini, dove intorno a 5 isole ci sono aree marine affidate al Parco ma anche dove dal 1982 non si riesce a fare un’Area marina protetta prevista da 3 leggi e che ci viene richiesta dall’Unione europea e dai trattati internazionali firmati dall’Italia.

Intanto l’equipaggio di Goletta Verde racconta ai bimbi elbani gli incontri con balene, delfini e capodogli di questi giorni lungo la rotta che dalla Liguri ha portato l’imbarcazione ambientalista all’Elba e poi verso la Sardegna. Un mare che per i giovanissimi elbani è già “tutto attaccato” e non capiscono perché i “grandi” non difendano di più e meglio i loro amici delfini e le grandi balene che li fanno sognare e continuino a sporcare ed inquinare il mare dei cetacei e degli uomini. (web)

                           

 
 
 

SCALPELLUM

Post n°241 pubblicato il 19 Maggio 2014 da viscontina17

La classe cirripedi comprende crostacei sessili, cioè che vivono attaccati al fondo o a oggetti vari. Il loro corpo si è molto modificato durante l’evoluzione come adattamento alla vita sessile. I balani, detti anche denti di cane, hanno un guscio conico aderente al fondo o a oggetti che si spostano (il carapace delle tartarughe, la chiglia delle imbarcazioni), da cui fuoriescono le zampe, trasformate in cirri, che con movimenti ritmici catturano il plancton di cui si nutrono. Le lepadi hanno una conchiglia ovale al termine di un peduncolo molle e sovente aderiscono a oggetti galleggianti. Nonostante la vita sessile e l’impossibilità di spostarsi, come tutti i crostacei anche i cirripedi hanno fecondazione interna. Questo comporta il possesso di un pene lunghissimo, in grado di raggiungere e fecondare gli individui attaccati nelle vicinanze.  (WEB)

                     

 
 
 

SPIROGRAFO

Post n°240 pubblicato il 14 Maggio 2014 da viscontina17

Si tratta di Anellidi, ossia animali con corpo cilindrico con il corpo diviso in segmenti. Vivono in tubi rigidi o molli costruiti dall’animale stesso o infossati nel sedimento, in canali scavati sul fondo. Sono caratterizzati dal possedere un ciuffo branchiale di colore talvolta molto vivace, a forma di imbuto, costituito da una corona di tentacoli piumati. Si nutrono per filtrazione attiva di particelle sospese, che intrappolano grazie al ciuffo branchiale, che è anche coinvolto anche negli scambi gassosi dell’animale. Le forme più conosciute dai subacquei si possono ascrivere a due famiglie: la famiglia dei Sabellidi (cui appartengono gli spirografi – Sabella spallanzanii, il più grande sabellidi del Mediterraneo), che vivono in tubi costruiti con particelle di sabbia e detriti vari intrappolati nel muco prodotto dall’animale; ed i Serpulidi, che vivono in tubi rigidi di carbonato di calcio. [ WEB)
                         

 
 
 

LO SQUALO CAPOPIATTO

Post n°239 pubblicato il 08 Maggio 2014 da viscontina17

 Lo squalo capopiatto, Hexanchus griseus della famiglia Hexanchidae è conosciuto anche come “blunt-nose sixgill shark”, “mud shark” o in francese “requin griset”. La parola “Hexanchus”, in Greco significa “sei bande” e si riferisce alle sei aperture branchiali caratteristiche di questo squalo, “griseus” si riferisce al colore grigio particolare di questo squalo, anche se alcuni esemplari tendono al marrone, o al nero sulla schiena e al bianco nella zona ventrale.

Altra caratteristica particolare è il fatto che abbiano solo una pinna dorsale, la maggior parte degli squali ne hanno due. Gli squali capopiatto sono distribuiti in tutto il mondo nei mari temperati e possono raggiungere lunghezze al di sopra dei 5 metri. Allo stadio immaturo vivono in prossimità dei fondali. Le femmine sono ovovivipare e danno alla vita da 22 a 108 piccoli, alla nascita sono lunghi circa 60 cm. Si nutrono di una infinità di diverse prede, soprattutto pesci tra cui altri squali, aringhe, merluzzi, e perfino pesci spada, calamari, granchi e anche foche. Vengono pescati, la carne è commestibile e anche sono usati anche per la produzione di oli. Sono squali piuttosto aggressivi, in genere non attaccano l’uomo se non molestati, ma vi sono stati casi in cui, per esempio a San Francisco in California, hanno aggredito un uomo che passeggiava col cane in spiaggia, possono avvicinarsi molto alla riva. I pescatori sportivi riportano che lo squalo capopiatto una volta issato sulla barca continui ad essere pericoloso e cerchi di mordere anche al di fuori del suo elemento naturale.

Vive anche nei nostri mari… e ben lo sanno Alberto Romeo e la moglie Lucia noti fotografi e subacquei. Nel 1978 Alberto e Lucia stavano facendo un immersione a Ustica presso “la secca della Colombara”, posto conosciuto per esserci spesso una notevole corrente e mentre fotografavano le meraviglie del mare sono stati aggrediti da un esemplare piuttosto “grossino” di squalo capopiatto.(web)

                        

 


 

 
 
 

CRATENA

Post n°238 pubblicato il 03 Maggio 2014 da viscontina17

I nudibranchi sono spesso gli attori principali di molte immersioni, anche a scarsa profondità. Nei mari italiani si conoscono fino a questo momento circa 180 specie, ma molte altre sono sicuramente da descrivere. In questo un grande aiuto alla scienza proviene dalla fotografia subacquea, la quale permette di immortalare il ritrovamento di specie molto rare o mai descritte. Considerando inoltre che gli attuali metodi di conservazione non permettono di mantenere le caratteristiche ed appariscenti colorazioni dei nudibranchi, allora si può valutare il grande ruolo della fotografia subacquea. Sono molluschi con conchiglia presente solo allo stato larvale. Si nutrono per lo più di invertebrati coloniali, come spugne o celenterati. In quest’ultimo caso, le cnidocisti (le cellule urticanti dei celenterati) non sono digerite, ma conservate nei cerati (appendici dorsali visibili in molte specie) o nell'epidermide. Spesso conservano anche le spicole delle spugne di cui si cibano. Sono tutti ermafroditi ed elaborano nidamenti dalla struttura complessa e molto colorata (WEB)

                         

 
 
 

DENTI DI CARNE

Post n°237 pubblicato il 29 Aprile 2014 da viscontina17

La classe cirripedi comprende crostacei sessili, cioè che vivono attaccati al fondo o a oggetti vari. Il loro corpo si è molto modificato durante l’evoluzione come adattamento alla vita sessile. I balani, detti anche denti di cane, hanno un guscio conico aderente al fondo o a oggetti che si spostano (il carapace delle tartarughe, la chiglia delle imbarcazioni), da cui fuoriescono le zampe, trasformate in cirri, che con movimenti ritmici catturano il plancton di cui si nutrono. Le lepadi hanno una conchiglia ovale al termine di un peduncolo molle e sovente aderiscono a oggetti galleggianti. Nonostante la vita sessile e l’impossibilità di spostarsi, come tutti i crostacei anche i cirripedi hanno fecondazione interna. Questo comporta il possesso di un pene lunghissimo, in grado di raggiungere e fecondare gli individui attaccati nelle vicinanze.  (WEB)

                              

 
 
 

ALGA ROSSA

Post n°236 pubblicato il 25 Aprile 2014 da viscontina17

Le alghe sono vegetali molto semplici, caratterizzati dall’assenza di radici, fusto, fiori e foglie, strutture tipiche delle piante superiori. Nonostante spesso siano associate ad inquinamento e nell’accezione comune siano considerate dannose, esse sono la base della rete alimentare in mare: di esse infatti si nutrono gli organismi erbivori! Sono molto importanti per il rilascio di ossigeno in acqua, ottenuto attraverso la fotosintesi clorofilliana. Quelle che si possono trovare durante un’immersione sono ascritte a tre gruppi principali: le alghe verdi, le alghe brune e le alghe rosse. (WEB)

                        

 
 
 

NUDIBRANCHIO PIGIAMA

Post n°235 pubblicato il 20 Aprile 2014 da viscontina17

I nudibranchi sono spesso gli attori principali di molte immersioni, anche a scarsa profondità. Nei mari italiani si conoscono fino a questo momento circa 180 specie, ma molte altre sono sicuramente da descrivere. In questo un grande aiuto alla scienza proviene dalla fotografia subacquea, la quale permette di immortalare il ritrovamento di specie molto rare o mai descritte. Considerando inoltre che gli attuali metodi di conservazione non permettono di mantenere le caratteristiche ed appariscenti colorazioni dei nudibranchi, allora si può valutare il grande ruolo della fotografia subacquea. Sono molluschi con conchiglia presente solo allo stato larvale. Si nutrono per lo più di invertebrati coloniali, come spugne o celenterati. In quest’ultimo caso, le cnidocisti (le cellule urticanti dei celenterati) non sono digerite, ma conservate nei cerati (appendici dorsali visibili in molte specie) o nell'epidermide. Spesso conservano anche le spicole delle spugne di cui si cibano. Sono tutti ermafroditi ed elaborano nidamenti dalla struttura complessa e molto colorata.  (WEB)

                                     

 
 
 

TARTARUGA TORNA IN MARE DOPO ESSERE SPIAGGIATA A SAVONA

Post n°234 pubblicato il 17 Aprile 2014 da viscontina17

Curata dai biologi dell''Acquario di Genova, un esemplare di tartaruga marina della specie Caretta Caretta e' stato liberato stamani nelle acque delle secche della Meloria di fronte a Livorno. La tartaruga, ritrovata qualche mese fa in condizioni critiche a Savona è stata curata tra l'acquario di Genova e quello di Livorno. Si tratta di una femmina di circa trenta chili. Recuperata a Savona dove è stata trasferita all'acquario di Genova per le prime cure e la terapia antinfiammatoria, la tartaruga è stata poi portata a Livorno i primi di maggio. "Le è stata riscontrata una polmonite e aveva ingerito parecchi sacchetti di plastica scambiandoli per meduse. L'abbiamo rimessa in sesto e ora è in grado di riprendere il mare", ha spiegato Thomas Magliocco, uno degli esperti dell'Acquario di Livorno che l'ha seguita passo passo durante la 'degenza'. Stamattina la Caretta Caretta è stata così prelevata dalla vasca di quarantena dell'acquario ad una vasca appositamente montata su un furgone attrezzato, e trasferita fino alla darsena vecchia del porto Mediceo di Livorno, dove a bordo di un gommone d'altura della Guardia costiera è stata quindi liberata in mare nella zona delle secche della Meloria a tre miglia al largo della costa livornese. (WEB)

                                     

 
 
 

PESCA CON SORPRESA: IL PESCE E' TRASPARENTE

Post n°233 pubblicato il 13 Aprile 2014 da viscontina17

L’incontro in Nuova Zelanda: potrebbe trattarsi di una salpa, «pesce di cui si sa molto poco», spiegano i naturalisti.
Un pesce così non finisce all’amo tutti i giorni: Stewart Fraser, appassionato pescatore neozelandese, era uscito coi due figli per una battuta di pesca vicino alla penisola di Karikari, nell’Isola del Nord, quando ha notato uno strana creatura galleggiare sullo specchio d’acqua: «un gambero» trasparente.
SALPA - «All’inizio ero sorpreso e indeciso se prenderlo - ha raccontato Fraser al tabloid inglese Daily Mail - poi la curiosità ha avuto la meglio ed ho dato un’occhiata più da vicino: l’animale aveva una consistenza gelatinosa e si vedevano chiaramente gli organi interni». In realtà, quello pescato dall’uomo non era un gambero, ma - ipotizzano alcuni biologi marini - una specie rara e comunque poco conosciuta di salpa. Nello specifico potrebbe trattarsi di una Salpa maggiore (Salpa maxime). Sono animali dalla struttura traslucida e gelatinosa, organismi planctonici e filtratori. La trasparenza è una forma di difesa. «Di queste salpe, in realtà, si sa molto poco», ha spiegato Paul Cox del National Marine Aquarium di Plymouth, in Inghilterra. Si trovano spesso in acque fredde, soprattutto nei Mari antartici. Nel frattempo, però, l’animale semitrasparente ha già conquistato molti fan su Internet. (WEB)

                             

 

 
 
 

SCOPERTO IL PRIMO CROSTACEO VELENOSO DEL MONDO

Post n°232 pubblicato il 03 Aprile 2014 da viscontina17

I ricercatori hanno scoperto il primo crostaceo velenoso, una creatura simile ad un centopiedi che vive nelle grotte sottomarine dei Caraibi, delle Isole Canarie e dell’Australia occidentale.

Si tratta del remipede cieco Speleonectes tulumensis, un terribile predatore che liquefa le sue prede, altri crostacei, con un veleno simile a quello che iniettano i serpenti a sonagli, un complesso cocktail di tossine, enzimi e un agente paralizzante.

Su Molecular Biology and Evolution i ricercatori spiegano che lo Speleonectes tulumensis, «Distrugge i tessuti del corpo con il suo veleno e poi succhia fuori un cibo liquido dall’esoscheletro della sua preda».

Uno degli autori dello studio, Ronald Jenner, uno zoologo al Museo di Storia Naturale di Londra, ha detto a Bbc News Science & Environment che «Le intuizioni uniche di questo studio potrebbero davvero contribuire a migliorare la nostra comprensione dell’evoluzione dei veleni animali. La tecnica di alimentazione del remipede come quella di un ragno è unica tra i crostacei. Questo veleno è chiaramente un grande adattamento per questi cavernicoli che vivono nelle grotte marine povere di nutrienti».

I crostacei sono un grande gruppo della più ampia categoria di animali conosciuti come artropodi e comprendono gamberi, krill, aragoste e granchi. La maggior parte è acquatica ma alcuni, come porcellini di terra, vivono sulla terraferma.(WEB)

                             

 
 
 

PRONTO L'OSSERVATORIO FOCA MONACA A MARETTIMO

Post n°231 pubblicato il 29 Marzo 2014 da viscontina17

Il 15 ottobre un gruppo di 10 addetti dell’area marina protetta delle Isole Egadi, coordinati dal direttore Stefano Donati , ha completato il trasloco dei mobili per l’allestimento dell’Osservatorio foca monaca, posto all’interno della splendida location dell’antico castello di Punta Troia, nell’isola di Marettimo.

La parte principale del trasloco si era svolta il 25 settembre, con l’ausilio di 3 asini, per raggiungere la sommità del rilievo su cui sorge il castello, grazie anche all’aiuto di alcuni cittadini che hanno messo a disposizione le loro barche. L’Osservatorio è stato allestito con una grande sala studio, da adibire alle attività di ricerca e di didattica ambientale, e una piccola sala per proiezioni di prodotti audio-visivi.

La struttura sarà utilizzata per attività di ricerca e monitoraggio della specie Monachus monachus, meglio nota come foca monaca, specie più importante e minacciata d’estinzione del Mediterraneo, presente nell’arcipelago delle Egadi, come attestato dagli studi in corso da parte dell’ISPRA. L’Osservatorio sarà anche adibito a centro visite e laboratorio di educazione ambientale. Al progetto di allestimento ha contribuito, con una piccola sponsorizzazione tecnica, la sede Ikea di Catania.

Questa estate, a partire dal primo agosto, l’Osservatorio è stato aperto al pubblico dal personale dell’Amp e ha fornito a centinaia di visitatori informazioni sull’ambiente delle Egadi e sulla foca monaca. All’interno è consultabile la rassegna stampa sul ritrovamento di Morgana, la foca delle Egadi, oltre a materiale esplicativo e pannelli illustrativi riguardanti anche le altre specie di rilevante interesse naturalistico presenti nell’Area. Il castello, sede anche del Museo delle Carceri e di proprietà del Comune di Favignana, è raggiungibile a piedi percorrendo un sentiero di circa 3 km che parte dal paese, oppure, in estate, tramite un servizio di accompagnamento via mare ad opera di natanti con partenza dal porticciolo.

“Sono state due bellissime giornate – commenta Donati -, in cui i ragazzi che lavorano per l’area marina protetta hanno, con le loro sole forze, completato un trasloco e un allestimento straordinariamente impegnativo, per le caratteristiche dei luoghi, realizzato senza mezzi meccanici e a costo zero. Un segnale della loro passione per questi luoghi e dell’attaccamento a questo lavoro, che svolgono nell’interesse della collettività. Ora ci impegneremo per rendere vivo e fruibile questo Osservatorio».

Anche dal Presidente dell’Amp e Sindaco di Favignana, Giuseppe Pagoto, è arrivato un «Un grazie di cuore ai giovani operatori dell’Area marina protetta».(WEB)

                                 

 
 
 

SCOPERTE LE ROTTE MIGRATORIE DELLO SQUALO BIANCO

Post n°230 pubblicato il 25 Marzo 2014 da viscontina17

Nell’arco di due anni, le femmine incinte viaggiano tra la zona dell’accoppiamento - all’isola di Guadalupe - e l’area di vivaio nella Bassa California, rischiando che la prole finisca nel mirino della pesca commerciale.
Scoperte le rotte migratorie delle femmine di grande squalo bianco (Carcharodon carcharias) nell’oceano Pacifico. Nell’arco di due anni, le femmine incinte viaggiano tra la zona dell’accoppiamento - all’isola di Guadalupe - e l’area di vivaio nella Bassa California, rischiando che la prole finisca nel mirino della pesca commerciale. I grandi squali bianchi sono pelagici - vivono cioè in mare aperto per la maggior parte del tempo - ma sono anche filopatrici - ritornano ogni anno nelle stesse zone per trovare un «partner». Questo tragitto può essere molto ampio ed includere le isole Hawaii, la California e il Messico.
I percorsi migratori delle femmine di grande squalo bianco erano meno noti di quelli dei maschi e sono stati svelati da un team di ricercatori coordinati da Michael Domeier e Nicole Nasby-Lucas del Marine Conservation Science Institute attraverso rilevamenti satellitari e tag telemetrici. I risultati dell’indagine hanno permesso di scoprire che le femmine incinte lasciano l’isola di Guadalupe e restano in mare aperto per la maggior parte dei diciotto mesi di gestazione (in media 465 giorni). La zona pelagica è molto più grande dell’area di foraggiamento usata dai maschi che le femmine cercano di evitare soprattutto in presenza degli esponenti dell’altro sesso.
Le femmine mettono al mondo i piccoli squali nelle acque costiere della Bassa California per poi iniziare un percorso di ritorno all’isola di Guadalupe che permette loro di evitare i maschi fino al momento di riprodursi. La fase di accoppiamento dura a Guadalupe fino a quattro mesi e mezzo prima che il ciclo biennale riprenda. Lo studio è stato pubblicato su Animal Biotelemetry. (WEB)

               

 
 
 

SCOPERTI CAMINI DI PIETRA NEL MEDITERRANEO

Post n°229 pubblicato il 20 Marzo 2014 da viscontina17

La campagna oceanografica diretta dall’Ismar-Cnr ha svelato l’esistenza nei fondali adriatici del Montenegro di ambienti sommersi e formazioni calcaree di grande bellezza e rilevanza scientifica, mai documentati prima nel Mare Nostrum. Il Mar Mediterraneo nasconde tra i suoi fondali suggestive distese di camini calcarei, documentate finora solo nel Golfo di Cadice, al largo della nuova Zelanda e delle coste pacifiche del Nordamerica. A scoprirle, il team internazionale della campagna oceanografica ‘Altro’ (Biocostruzioni in Adriatico Meridionale e Canale d’Otranto), a bordo della nave oceanografica Urania del  Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), diretta da Marco Taviani e Lorenzo Angeletti dell’Istituto di scienze marine di Bologna (Ismar-Cnr). “L’esplorazione dei canyon sommersi al largo delle coste del

  Montenegro è stata realizzata mediante un piccolo veicolo sottomarino manovrato dalla superficie, il Rov (Remotely Operated Vehicle) Pollux, che ha individuato, sul fondale fangoso a circa 450-500 metri di profondità, una vera e propria ‘foresta’ costituita da camini calcarei. Alcuni, che superano i 50 centimetri di altezza, sono ancora in posizione verticale, mentre altri giacciono abbattuti sul fondo”, spiega Taviani.Per definire con certezza la genesi di queste foreste sottomarine occorreranno complesse analisi di laboratorio. “È però plausibile che i camini naturali si siano originati dall’ascesa, in un passato geologico abbastanza recente, di fluidi ricchi in idrocarburi, probabilmente metano, attraverso la coltre dei sedimenti antichi che formano l’architettura di questo margine continentale”. (wEB)

               

 
 
 

PESCE VOLANTE

Post n°227 pubblicato il 12 Marzo 2014 da viscontina17

               

Questa specie comune nel Mediterraneo meridionale e nell'Atlantico tropicale, è palagica, ossia vive nel mare aperto a distanza delle coste. Le sue carni sono discrete. La notorietà che circonda questo tipo di pesci è dovuta al fatto che essi sono capaci di "volare". Il fenomeno ha colpito le fantasie delle popolazioni marinare fin dai tempi più antichi. 

Il pesce volante può raggiungere i 30 cm. circa di lunghezza, il suo ventre è bianco argenteo, con dorso blu, le pinne alate sono grigie di una tonalità molto chiara, la sua bocca non è provvista di denti. Il pesce volante nuota con grande velocità proprio sotto il livello dell'acqua e quando intende ""spiccare il volo"", si porta verso la superficie con moto velocissimo, si stacca dall'acqua e poi plana sfruttando la velocità acquisita. Belaniformi (Belaniformes) Atlantico tropicale, Mediterraneo meridionale Osteitti o Pesci Ossei (Osteichthyes) lunghezza 30 cm. circa(WEB)

 

 
 
 
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