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Creato da viscontina17 il 30/06/2012

Bisbigli d'onde

dolci richiami d'essenze

 

NUDIBRANCHIO PIGIAMA

Post n°235 pubblicato il 20 Aprile 2014 da viscontina17

I nudibranchi sono spesso gli attori principali di molte immersioni, anche a scarsa profondità. Nei mari italiani si conoscono fino a questo momento circa 180 specie, ma molte altre sono sicuramente da descrivere. In questo un grande aiuto alla scienza proviene dalla fotografia subacquea, la quale permette di immortalare il ritrovamento di specie molto rare o mai descritte. Considerando inoltre che gli attuali metodi di conservazione non permettono di mantenere le caratteristiche ed appariscenti colorazioni dei nudibranchi, allora si può valutare il grande ruolo della fotografia subacquea. Sono molluschi con conchiglia presente solo allo stato larvale. Si nutrono per lo più di invertebrati coloniali, come spugne o celenterati. In quest’ultimo caso, le cnidocisti (le cellule urticanti dei celenterati) non sono digerite, ma conservate nei cerati (appendici dorsali visibili in molte specie) o nell'epidermide. Spesso conservano anche le spicole delle spugne di cui si cibano. Sono tutti ermafroditi ed elaborano nidamenti dalla struttura complessa e molto colorata.  (WEB)

                                    

 
 
 

TARTARUGA TORNA IN MARE DOPO ESSERE SPIAGGIATA A SAVONA

Post n°234 pubblicato il 17 Aprile 2014 da viscontina17

Curata dai biologi dell''Acquario di Genova, un esemplare di tartaruga marina della specie Caretta Caretta e' stato liberato stamani nelle acque delle secche della Meloria di fronte a Livorno. La tartaruga, ritrovata qualche mese fa in condizioni critiche a Savona è stata curata tra l'acquario di Genova e quello di Livorno. Si tratta di una femmina di circa trenta chili. Recuperata a Savona dove è stata trasferita all'acquario di Genova per le prime cure e la terapia antinfiammatoria, la tartaruga è stata poi portata a Livorno i primi di maggio. "Le è stata riscontrata una polmonite e aveva ingerito parecchi sacchetti di plastica scambiandoli per meduse. L'abbiamo rimessa in sesto e ora è in grado di riprendere il mare", ha spiegato Thomas Magliocco, uno degli esperti dell'Acquario di Livorno che l'ha seguita passo passo durante la 'degenza'. Stamattina la Caretta Caretta è stata così prelevata dalla vasca di quarantena dell'acquario ad una vasca appositamente montata su un furgone attrezzato, e trasferita fino alla darsena vecchia del porto Mediceo di Livorno, dove a bordo di un gommone d'altura della Guardia costiera è stata quindi liberata in mare nella zona delle secche della Meloria a tre miglia al largo della costa livornese. (WEB)

                                    

 
 
 

PESCA CON SORPRESA: IL PESCE E' TRASPARENTE

Post n°233 pubblicato il 13 Aprile 2014 da viscontina17

L’incontro in Nuova Zelanda: potrebbe trattarsi di una salpa, «pesce di cui si sa molto poco», spiegano i naturalisti.
Un pesce così non finisce all’amo tutti i giorni: Stewart Fraser, appassionato pescatore neozelandese, era uscito coi due figli per una battuta di pesca vicino alla penisola di Karikari, nell’Isola del Nord, quando ha notato uno strana creatura galleggiare sullo specchio d’acqua: «un gambero» trasparente.
SALPA - «All’inizio ero sorpreso e indeciso se prenderlo - ha raccontato Fraser al tabloid inglese Daily Mail - poi la curiosità ha avuto la meglio ed ho dato un’occhiata più da vicino: l’animale aveva una consistenza gelatinosa e si vedevano chiaramente gli organi interni». In realtà, quello pescato dall’uomo non era un gambero, ma - ipotizzano alcuni biologi marini - una specie rara e comunque poco conosciuta di salpa. Nello specifico potrebbe trattarsi di una Salpa maggiore (Salpa maxime). Sono animali dalla struttura traslucida e gelatinosa, organismi planctonici e filtratori. La trasparenza è una forma di difesa. «Di queste salpe, in realtà, si sa molto poco», ha spiegato Paul Cox del National Marine Aquarium di Plymouth, in Inghilterra. Si trovano spesso in acque fredde, soprattutto nei Mari antartici. Nel frattempo, però, l’animale semitrasparente ha già conquistato molti fan su Internet. (WEB)

                            

 

 
 
 

SCOPERTO IL PRIMO CROSTACEO VELENOSO DEL MONDO

Post n°232 pubblicato il 03 Aprile 2014 da viscontina17

I ricercatori hanno scoperto il primo crostaceo velenoso, una creatura simile ad un centopiedi che vive nelle grotte sottomarine dei Caraibi, delle Isole Canarie e dell’Australia occidentale.

Si tratta del remipede cieco Speleonectes tulumensis, un terribile predatore che liquefa le sue prede, altri crostacei, con un veleno simile a quello che iniettano i serpenti a sonagli, un complesso cocktail di tossine, enzimi e un agente paralizzante.

Su Molecular Biology and Evolution i ricercatori spiegano che lo Speleonectes tulumensis, «Distrugge i tessuti del corpo con il suo veleno e poi succhia fuori un cibo liquido dall’esoscheletro della sua preda».

Uno degli autori dello studio, Ronald Jenner, uno zoologo al Museo di Storia Naturale di Londra, ha detto a Bbc News Science & Environment che «Le intuizioni uniche di questo studio potrebbero davvero contribuire a migliorare la nostra comprensione dell’evoluzione dei veleni animali. La tecnica di alimentazione del remipede come quella di un ragno è unica tra i crostacei. Questo veleno è chiaramente un grande adattamento per questi cavernicoli che vivono nelle grotte marine povere di nutrienti».

I crostacei sono un grande gruppo della più ampia categoria di animali conosciuti come artropodi e comprendono gamberi, krill, aragoste e granchi. La maggior parte è acquatica ma alcuni, come porcellini di terra, vivono sulla terraferma.(WEB)

                             

 
 
 

PRONTO L'OSSERVATORIO FOCA MONACA A MARETTIMO

Post n°231 pubblicato il 29 Marzo 2014 da viscontina17

Il 15 ottobre un gruppo di 10 addetti dell’area marina protetta delle Isole Egadi, coordinati dal direttore Stefano Donati , ha completato il trasloco dei mobili per l’allestimento dell’Osservatorio foca monaca, posto all’interno della splendida location dell’antico castello di Punta Troia, nell’isola di Marettimo.

La parte principale del trasloco si era svolta il 25 settembre, con l’ausilio di 3 asini, per raggiungere la sommità del rilievo su cui sorge il castello, grazie anche all’aiuto di alcuni cittadini che hanno messo a disposizione le loro barche. L’Osservatorio è stato allestito con una grande sala studio, da adibire alle attività di ricerca e di didattica ambientale, e una piccola sala per proiezioni di prodotti audio-visivi.

La struttura sarà utilizzata per attività di ricerca e monitoraggio della specie Monachus monachus, meglio nota come foca monaca, specie più importante e minacciata d’estinzione del Mediterraneo, presente nell’arcipelago delle Egadi, come attestato dagli studi in corso da parte dell’ISPRA. L’Osservatorio sarà anche adibito a centro visite e laboratorio di educazione ambientale. Al progetto di allestimento ha contribuito, con una piccola sponsorizzazione tecnica, la sede Ikea di Catania.

Questa estate, a partire dal primo agosto, l’Osservatorio è stato aperto al pubblico dal personale dell’Amp e ha fornito a centinaia di visitatori informazioni sull’ambiente delle Egadi e sulla foca monaca. All’interno è consultabile la rassegna stampa sul ritrovamento di Morgana, la foca delle Egadi, oltre a materiale esplicativo e pannelli illustrativi riguardanti anche le altre specie di rilevante interesse naturalistico presenti nell’Area. Il castello, sede anche del Museo delle Carceri e di proprietà del Comune di Favignana, è raggiungibile a piedi percorrendo un sentiero di circa 3 km che parte dal paese, oppure, in estate, tramite un servizio di accompagnamento via mare ad opera di natanti con partenza dal porticciolo.

“Sono state due bellissime giornate – commenta Donati -, in cui i ragazzi che lavorano per l’area marina protetta hanno, con le loro sole forze, completato un trasloco e un allestimento straordinariamente impegnativo, per le caratteristiche dei luoghi, realizzato senza mezzi meccanici e a costo zero. Un segnale della loro passione per questi luoghi e dell’attaccamento a questo lavoro, che svolgono nell’interesse della collettività. Ora ci impegneremo per rendere vivo e fruibile questo Osservatorio».

Anche dal Presidente dell’Amp e Sindaco di Favignana, Giuseppe Pagoto, è arrivato un «Un grazie di cuore ai giovani operatori dell’Area marina protetta».(WEB)

                                 

 
 
 

SCOPERTE LE ROTTE MIGRATORIE DELLO SQUALO BIANCO

Post n°230 pubblicato il 25 Marzo 2014 da viscontina17

Nell’arco di due anni, le femmine incinte viaggiano tra la zona dell’accoppiamento - all’isola di Guadalupe - e l’area di vivaio nella Bassa California, rischiando che la prole finisca nel mirino della pesca commerciale.
Scoperte le rotte migratorie delle femmine di grande squalo bianco (Carcharodon carcharias) nell’oceano Pacifico. Nell’arco di due anni, le femmine incinte viaggiano tra la zona dell’accoppiamento - all’isola di Guadalupe - e l’area di vivaio nella Bassa California, rischiando che la prole finisca nel mirino della pesca commerciale. I grandi squali bianchi sono pelagici - vivono cioè in mare aperto per la maggior parte del tempo - ma sono anche filopatrici - ritornano ogni anno nelle stesse zone per trovare un «partner». Questo tragitto può essere molto ampio ed includere le isole Hawaii, la California e il Messico.
I percorsi migratori delle femmine di grande squalo bianco erano meno noti di quelli dei maschi e sono stati svelati da un team di ricercatori coordinati da Michael Domeier e Nicole Nasby-Lucas del Marine Conservation Science Institute attraverso rilevamenti satellitari e tag telemetrici. I risultati dell’indagine hanno permesso di scoprire che le femmine incinte lasciano l’isola di Guadalupe e restano in mare aperto per la maggior parte dei diciotto mesi di gestazione (in media 465 giorni). La zona pelagica è molto più grande dell’area di foraggiamento usata dai maschi che le femmine cercano di evitare soprattutto in presenza degli esponenti dell’altro sesso.
Le femmine mettono al mondo i piccoli squali nelle acque costiere della Bassa California per poi iniziare un percorso di ritorno all’isola di Guadalupe che permette loro di evitare i maschi fino al momento di riprodursi. La fase di accoppiamento dura a Guadalupe fino a quattro mesi e mezzo prima che il ciclo biennale riprenda. Lo studio è stato pubblicato su Animal Biotelemetry. (WEB)

               

 
 
 

SCOPERTI CAMINI DI PIETRA NEL MEDITERRANEO

Post n°229 pubblicato il 20 Marzo 2014 da viscontina17

La campagna oceanografica diretta dall’Ismar-Cnr ha svelato l’esistenza nei fondali adriatici del Montenegro di ambienti sommersi e formazioni calcaree di grande bellezza e rilevanza scientifica, mai documentati prima nel Mare Nostrum. Il Mar Mediterraneo nasconde tra i suoi fondali suggestive distese di camini calcarei, documentate finora solo nel Golfo di Cadice, al largo della nuova Zelanda e delle coste pacifiche del Nordamerica. A scoprirle, il team internazionale della campagna oceanografica ‘Altro’ (Biocostruzioni in Adriatico Meridionale e Canale d’Otranto), a bordo della nave oceanografica Urania del  Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), diretta da Marco Taviani e Lorenzo Angeletti dell’Istituto di scienze marine di Bologna (Ismar-Cnr). “L’esplorazione dei canyon sommersi al largo delle coste del

  Montenegro è stata realizzata mediante un piccolo veicolo sottomarino manovrato dalla superficie, il Rov (Remotely Operated Vehicle) Pollux, che ha individuato, sul fondale fangoso a circa 450-500 metri di profondità, una vera e propria ‘foresta’ costituita da camini calcarei. Alcuni, che superano i 50 centimetri di altezza, sono ancora in posizione verticale, mentre altri giacciono abbattuti sul fondo”, spiega Taviani.Per definire con certezza la genesi di queste foreste sottomarine occorreranno complesse analisi di laboratorio. “È però plausibile che i camini naturali si siano originati dall’ascesa, in un passato geologico abbastanza recente, di fluidi ricchi in idrocarburi, probabilmente metano, attraverso la coltre dei sedimenti antichi che formano l’architettura di questo margine continentale”. (wEB)

               

 
 
 

PESCE VOLANTE

Post n°227 pubblicato il 12 Marzo 2014 da viscontina17

               

Questa specie comune nel Mediterraneo meridionale e nell'Atlantico tropicale, è palagica, ossia vive nel mare aperto a distanza delle coste. Le sue carni sono discrete. La notorietà che circonda questo tipo di pesci è dovuta al fatto che essi sono capaci di "volare". Il fenomeno ha colpito le fantasie delle popolazioni marinare fin dai tempi più antichi. 

Il pesce volante può raggiungere i 30 cm. circa di lunghezza, il suo ventre è bianco argenteo, con dorso blu, le pinne alate sono grigie di una tonalità molto chiara, la sua bocca non è provvista di denti. Il pesce volante nuota con grande velocità proprio sotto il livello dell'acqua e quando intende ""spiccare il volo"", si porta verso la superficie con moto velocissimo, si stacca dall'acqua e poi plana sfruttando la velocità acquisita. Belaniformi (Belaniformes) Atlantico tropicale, Mediterraneo meridionale Osteitti o Pesci Ossei (Osteichthyes) lunghezza 30 cm. circa(WEB)

 

 
 
 

CRISTO DEL MARE

Post n°226 pubblicato il 07 Marzo 2014 da viscontina17

Il Cristo del Mare di Taranto è una statua situata sui fondali della rada di Mar Grande, nei pressi di Capo San vito. Dedicata ai caduti civili e militari del mare, fu realizzata dallo scultore Lucini nel 1985, per volontà del tarantino Cesario Liberato, che volle far dono dell'opera alla città insieme all'Agenzia Marittima Valentino Gennarini e all'Agenzia Marittima Pignatelli, Marzo e Danese.

L'opera, che è alta 1,65 metri e poggia su di un piedistallo in cemento armato, raffigura un Cristo benedicente con lo sguardo rivolto al cielo e le braccia aperte in segno di pace. Il 15 agosto 1985, nel corso di una cerimonia officiata dall'Arcivescovo di Taranto Monsignor Guglielmo Motolese, fu posata ad una profondità di 8 metri sul fondo del mare, con l'ausilio di un elicottero della Marina Militare Italiana, di rimorchiatori e di sommozzatori. Recentemente restaurata dallo scultore Francesco Trani a causa della rottura di una mano e di un braccio, è stata riposizionata sul fondo del mare il 26 agosto 2004.

Annualmente, nel giorno dell'anniversario della prima posa, viene celebrata una cerimonia durante la quale si rinnova la richiesta di protezione per tutti i lavoratori del mare. Al termine della stessa viene lanciata in acqua una corona di alloro in memoria dei caduti del mare.

La posizione in superficie è segnalata da una boa a catena di colore giallo. (web)

                     

 

 
 
 

PESCE NAPOLEONE

Post n°225 pubblicato il 03 Marzo 2014 da viscontina17

ll pesce Napoleone vive nel Mar Rosso e nelle acque costiere dell’Oceano Indiano e dell’Oceano Pacifico a profondità variabili tra 2 e 60 metri. Vive sui fondali, dove cerca il cibo di giorno, mentre di notte trova rifugio negli anfratti rocciosi o al riparo delle formazioni coralline. Ha il corpo alto e compresso, caratterizzato da una prominenza frontale che si sviluppa con l’età; la bocca è protrattile e le labbra sono carnose. La livrea degli adulti ha una colorazione verde-azzurra, che nei giovani presenta toni più chiari. Il pesce Napoleone si nutre principalmente di molluschi, pesci, ricci di mare, crostacei e altri invertebrati; è anche uno dei pochi predatori di specie tossiche quali lepri di mare, pesci scatola e stelle corona di spine. La pesca indiscriminata e il degrado delle barriere coralline sono le cause principali che stanno conducendo il pesce Napoleone sulla via dell’estinzione. (WEB)

    

 
 
 

RITROVAMENTO DI UNA NAVE ROMANA

Post n°224 pubblicato il 26 Febbraio 2014 da viscontina17

La nave cartaginese con il suo possente rostro puntava dritta su di loro. I rematori della nave romana tiravano al massimo, per evitare lo scontro, ma il fianco della loro nave era già esposto. Sul ponte i legionari avevano lo sguardo fisso. Ora i Cartaginesi non erano più ombre indistinte, ma uomini dalla pelle scura con elmi di cuoio. Un tonfo, un “crack” prolungato, una violenta cascata salata e i Romani affondarono.
Senza sapere che, morti loro, la battaglia sarebbe stata vinta. Senza immaginare che, senza quella vittoria su Cartagine, la storia sarebbe stata diversa.
La loro infatti era solo una delle navi romane affondate nella battaglia delle Egadi, al largo di Trapani, scontro navale che chiuse la Prima guerra punica segnando una svolta: da piccola potenza regionale, Roma sarebbe diventata una potenza globale, con mille anni di presenza militare, commerciale e culturale.
Questa battaglia navale, la più grande a memoria d’uomo per numero di partecipanti, circa 200 mila, avvenne la mattina del 10 marzo del 241 a. C.

Salto nel tempo. Oggi, a distanza di oltre duemila anni, se ne sono trovate le tracce.
Lo scorso 24 agosto, in una ricerca coordinata dalla Soprintendenza del Mare della Regione Sicilia, due sub, Gian Michele Iaria e Stefano Ruia, su indicazioni di un Rov hanno recuperato alcuni elmi di quei legionari romani (le ossa non si sono conservate perché affioravano sul fondale). «Ne abbiamo visti spuntare due, poi, in un’area di soli 200 m2, a 75 metri di profondità, c’erano altri 10 elmi» spiega Ruia. «Si capiva che erano romani per la caratteristica punta a “pigna”.
Non molto distante abbiamo rinvenuto un rostro romano, probabilmente della nave su cui erano imbarcati i soldati che portavano quegli elmi». Una delle prove che si tratta del luogo esatto in cui si svolse la battaglia delle Egadi, a nord-ovest dell’isola di Levanzo, come aveva ipotizzato l’archeologo Sebastiano Tusa. «La nostra ricerca ha avuto origine alcuni anni fa, quando un subacqueo recentemente scomparso, Vincenzo Paladino, mi raccontò del ritrovamento di circa 300 ceppi di ancore allineati lungo un fondale della costa orientale dell’isola di Levanzo» spiega Tusa, sovrintendente del Mae della Sicilia. «Consultammo gli scritti dello storico greco Polibio, che, a distanza di circa 70 anni, aveva ricostruito la battaglia nelle sue Storie: aveva raccontato come i Romani, guidati dal console Gaio Lutazio Catulo, attaccarono di sorpresa i Cartaginesi. Avevano teso un agguato nascondendosi dietro un promontorio di Levanzo e per la fretta di andare all’attacco avevano tagliato le cime delle ancore: proprio quelle ritrovate da Paladino».(WEB)

            

 
 
 

T A R P O N

Post n°223 pubblicato il 22 Febbraio 2014 da viscontina17

Il tarpon fish può raggiungere la lunghezza di due metri e il peso di un centinaio di chili, è ricercarissimo dagli appassionati di pesca sportiva per la sua forza e la sua combattività. Vive lungo le coste della Florida e del mare delle Antille. La sua grande bocca è tagliata verticalmente. Sul come si riproducano, non si hanno le idee molto chiare, ma sembra che le uova vengano depositate in alto mare e che da esse nascano delle larve trasparenti e appiattite.


 
 
 

IL MEDITERRANEO

Post n°222 pubblicato il 17 Febbraio 2014 da viscontina17

MARE NOSTRUM MARE NOSTRUM Il Mediterraneo è il mare compreso tra Europa, Asia e Africa: è collegato all'Oceano Atlantico attraverso lo Stretto di Gibilterra, lo Stretto dei Dardanelli, il Mar di Marmara e il Bosforo lo collegano al Mar Nero, altro mare interno compreso tra Europa e Asia. Infine, attraverso il canale di Suez, aperto nel corso del XIX secolo, è collegato al Mar Rosso e all'Oceano Indiano. Il nome Mediterraneo deriva dalla parola latina mediterraneu(m), parola composta da medius, il cui significato è “che sta al centro”, e terra. Già in greco esisteva un termine simile, mesogeis, che significava “in mezzo alle terre”. Usato come aggettivo mediterraneus si riferiva a luoghi che erano interamente circondati da terre, lontani quindi dal mare. Soltanto in epoca più tarda l'aggettivo fu accostato al mare per antonomasia: il Mar Mediterraneo vide fiorire sulle proprie sponde le civiltà che stanno alla base della cultura occidentale e proprio per questa sua particolare configurazione di “mare fra le terre”, il Mediterraneo, al contrario d'altre distese acquatiche del globo, ha sempre rappresentato un elemento geografico di contatto tra le nature e i popoli che vi si affacciano. Il Mediterraneo è un residuo dell'antico mare chiamato Tetide, il cui fondo, stipato di sedimenti, fu compresso da un movimento tettonico durante l'Oligocene, circa trenta milioni d'anni fa, quando le placche crostali africana ed euroasiatica entrarono in collisione; l'urto di tali placche, ancora in movimento, ha dato origine ad imponenti formazioni orogenetiche, cioè a quei rilievi montuosi che si sviluppano tutt'intorno al Mediterraneo, accompagnandosi a manifestazioni d'instabilità.

 

 
 
 

PESCE SEGA

Post n°221 pubblicato il 13 Febbraio 2014 da viscontina17

 I pesci sega appartengono al genere Pristis (ordine Raiformi) e sono rari nel Mediterraneo, nel quale probabilmente penetrano dall'Atlantico attraverso lo stretto di Gibilterra.
Similarmante agli altri pesci dello stesso ordine hanno il corpo compresso in senso dorso-ventrale nella parte anteriore, gli occhi e gli ampi spiracoli sono dorsali, mentre le cinque paia di fessure branchiali, narici e bocca sono posti nella porzione ventrale della testa. La caratteristica inconfondibile dei pesci sega è quella di avere un cranio che si prolunga in un robusto e lungo rostro: una lamina appiattita orizzontalmente e munita ai lati di grossi denti.
Questi denti del rostro sono scaglie placoidi opportunamente modificate. Di abitudini essenzialmente bentoniche su fondali sabbiosi o fangosi, si nutrono di pesci, invertebrati e molluschi che scovano rimuovendo gli strati superficiali del fondo.
La sega serve anche per colpire pesci che nuotano liberi nell'acqua, quando il pesce sega si lancia contro branchi di potenziali prede, uccidendone anche diversi individui in un solo attacco.
Nel Mar Mediterraneo sono talvolta presenti le seguenti specie:
Pristis pectinatus, Pristis pristis, Pristis microdon

  

 
 
 

LA CORSA ALLE PROFONDITA' DEGLI ABISSI

Post n°220 pubblicato il 08 Febbraio 2014 da viscontina17

Un record lo ha già stabilito. Il 7 marzo è arrivato a circa 8.000 m di profondità sotto il livello del mare. Ma era solo un “viaggio” di prova. James Cameron, il regista famoso per i suoi film, vuole scendere entro poche settimane nel punto più profondo del pianeta, a 11.000 m di profondità, nella Fossa delle Marianne. Lo farà, come ha provato mercoledì 7 nella Fossa della New Britain vicino a Papua Nuova Guinea, con un sommergibile da lui creato per questo tipo di imprese: il Deepsea Challenger. (WEB)

                            

 
 
 

O N D E

Post n°219 pubblicato il 03 Febbraio 2014 da viscontina17

Struggente scrosciare
d'onde che si rincorrono dondolanti
disorientate su labili scenografie

Attutisce addolcente bassa marea
lo sferzante frastuono
nell'assiduo cangiare creste acquose
in balia d'un ritmo sfrenato

Minuscoli rivoli fuggono
sminuzzando gelide correnti
intirizzite da sinuoso grecale

Scavalca fluide falangi agguerrite
in un dissolvere d'origami
incagliati in effimeri ingorghi
nel gioco d'azzardo
ove calma muta sia scommessa vinta


Silvia De Angelis tutti i diritti riservati  luglio 2011

                   

 
 
 

TEMPESTE SEMPRE PIU'FREQUENTI SULL'ARTICO

Post n°218 pubblicato il 29 Gennaio 2014 da viscontina17

L’afflusso di masse d’aria sempre più calde verso il mar Glaciale Artico sta fornendo maggior energia all’atmosfera. Energia che dopo essere stata immagazzinata dall’atmosfera spesso viene scaricata tutta di un colpo, favorendo lo sviluppo di fenomeni particolarmente avversi anche sull’Artico. Non è un caso se negli ultimi anni, soprattutto durante il periodo estivo, sempre più spesso l’Artico sia divenuto sede di tempeste e cicloni extratropicali (con caratteristiche “barocline”) particolarmente profondi e capaci di produrre fenomeni meteorologici davvero estremi, con venti di uragano, precipitazioni piuttosto intense per la latitudine e sbalzi termici veramente esagerati, con “gradienti termici” sempre più forti. Proprio l’anno scorso, in occasione del minimo record di estensione dei ghiacci, ne abbiamo avuto una prova. All’inizio dell’Agosto 2012 una profonda circolazione depressionaria, colma di aria piuttosto fredda in quota, si sviluppò a ridosso delle coste della Siberia orientale, per poi spostarsi in direzione del mar Glaciale Artico. Il 6 Agosto 2012 il potente ciclone extratropicale, spostandosi sopra il settore centrale del mar Glaciale Artico, si è rapidamente approfondito, fino a raggiungere un minimo barico al suolo che è sceso sotto i 964 hpa, un valore estremamente basso per questa regione.

Le isobare (linee di uguale pressione), molto fitte attorno il sistema di bassa pressione, hanno prodotto forti venti di tempesta che hanno spazzato, con raffiche fino a 130-140 km/h, tutto il settore centrale del mar Glaciale Artico e la banchisa del Polo, provocando anche delle nevicate, con un sensibile abbassamento delle temperature nell’area a nord dell’Artico canadese e dell’Alaska. La profonda polar low, scesa fino a 964 hpa, ha insistito sul settore centrale dell’Artico fino ai giorni successivi, per iniziare successivamente a dissiparsi, perdendo buona parte della sua potenza. Senza ombra di dubbio il transito di una area ciclonica di simile intensità ha avuto ampie ripercussioni in tutta l’area artica. Gli effetti del suo passaggio però sono veramente complessi. Infatti, mentre gran parte della regione influenzata dal ciclone di inizio Agosto ha subito un calo improvviso della temperatura e nevicate diffuse, le aree interessate dai venti meridionali hanno dovuto fare i conti con un sensibile aumento della temperatura per il richiamo di masse d’aria più temperate, in risalita dalle latitudini temperate. Non è un caso se in coincidenza con il transito della tempesta, una vasta area ricoperta di ghiaccio, nel Mare della Siberia orientale (concentrazioni in genere inferiore al 50%), si è rapidamente sciolta nel giro di pochi giorni. (web)

                       

 
 
 

IL SALTO DELLO SQUALO VOLPE TRA I DELFINI

Post n°217 pubblicato il 24 Gennaio 2014 da viscontina17

Un raro squalo volpe è stato visto e fotografato mentre saltava in aria. Il grosso predatore nuotava accanto a centinaia di delfini al largo della costa del Galles, a mezzo miglio al largo della costa del Pembrokeshire.
Le eccezionali acrobazie dello squalo sono state immortalate dal fotografo Richard Crossen che stava navigando nell’area insieme al biologo marino Cliff Benson, direttore di Sea Trust.
Benson ha sottolineato che «questo è stato un avvistamento molto raro. A differenza dei delfini, che respirano aria, gli squali raramente escono dalla superficie dell’acqua. Se si offrisse a qualcuno 1.000 sterline per scattare una fotografia come questa, non sarebbe in grado di farla».
L’avvistamento di questa specie di squali è molto rara nelle acque britanniche, nel 2012 ne sono stati avvistati solo 6 e nel 2011 solo 2, finiti nelle reti da pesca, come quasi tutti gli altri esemplari trovati nel Regno Unito.
Il team di ricercatori di Sea Trust stava osservando un branco di delfini comuni che seguono da 10 anni e che nuotava vicino al sito nel quale è prevista la realizzazione del gigantesco parco eolico hoffshore Atlantic Array. Secondo gli esperti gli squali volpe e altre specie di squali poco comuni nelle acque britanniche sono arrivate al largo della costa del Galles perché il mare è più caldo grazie alle alte temperature di quest’estate.
Il balzo dello squalo volpe è stato fotografato il 26 agosto, nel bel mezzo del branco di centinaia di delfini, molti dei quali sono cuccioli tra un branco di centinaia di delfini.
Benson sottolinea che «gli squali potrebbero potenzialmente mangiare i piccoli dei delfini ma, in questo caso, l’animale sembra alimentarsi delle stesse prede dei delfini: aringhe e sgombri».
Infatti gli squali volpe usano le loro lunghe code flessibili come una frusta per stordire i pesci prima di mangiarli. Benson sottolinea che «è una tecnica di caccia specializzata, agita la sua coda e colpisce le prede. Sono solitari vagabondi oceanici. Questo animale avrebbe potuto essere nelle Azzorre tre o quattro settimane fa».(WEB)

                        

 
 
 

BALENOTTERE IN PORTO A PORTOFERRAIO

Post n°216 pubblicato il 19 Gennaio 2014 da viscontina17

Dopo l’eccezionale spiaggiamento del cucciolo di balenottera comune dei giorni scorsi a Marciana Marina, l’isola d’Elba sembra proprio diventata una delle principali tappe della migrazione autunnale di questi giganti del mare dalle acque del Santuario internazionale dei mammiferi marini Pelagos verso le coste libiche e dell’Africa settentrionale.

Due balene, un esemplare adulto (ma farse anche un altro) ed un giovane, sono emersi oggi nella frequentatissima rada del porto di Portoferraio, dove mentre scriviamo stanno dando spettacolo.

E’ ormai diventato una visita usuale quella delle balene che si fermano nel Porto elbano, arrivando fino all’appartato porto mediceo, per una sosta e per poi riprendere il viaggio verso sud.

A seguire le evoluzioni dei cetacei, protetti dai mezzi navali della Capitaneria di porto, si è assiepata una discreta folla, ma purtroppo arrivano anche segnalazioni sul fatto che uno dei giganteschi animali sia ferito, cosa che sarebbe una nuova notizia preoccupante dopo che gli scienziati dell’università di Padova che hanno effettuato i primi esami sul cucciolo spiaggiato a Marciana Marina dicono che sarebbe morto poco dopo il parto (cosa molto inusuale in questo periodo visto le abitudini riproduttive delle balenottere) e per una diffusa infezione ai linfonodi.

Per ora non si conosce la natura di queste ferite all’esemplare nella rada portoferraiese, ma sono sempre più frequenti, anche in un’area che dovrebbe essere protetta come il Santuario dei cetacei, gli scontri tra imbarcazioni e balene. (WEB) 

                      

 
 
 

LA BARRIERA CORALLINA

Post n°215 pubblicato il 14 Gennaio 2014 da viscontina17

Tra gli ecosistemi più delicati della terra, le barriere coralline sono una caratteristica specifica della costas del Sinai. Formate da vasti campi di corallo, che al loro turno sono costituite da colonie di minuscoli polipi, il loro sviluppo richiede precise condizioni ambientali.

 In alcuni punti le barriere del mar Rosso sono pareti a picco ricoperte di coralli rosa, gialli e rossi. Molti vengono qui in vacanza proprio per il nuoto subacqueo e la zona è ricca di centri per le immersioni. Agganciati ai reef, simili a ripide pareti che raggiungono profondità vertiginose e che a volte affiorano alla superficie, queste creature formano allargo banchi e isolotti corallini, per piombare nuovamente verso gli abissi. Benchè sembrino robuste, le barriere sono molto fragili e quindi quelli che fanno snorkeling nel Mar Rosso sono invitati a guardare ma non toccare i coralli.

I coralli si dividono in due categorie: i coralli duri che si creano da soli degli scheletri esterni, e i coralli teneri che vivono senza questo involucro. Le barriere nascono dall'accumulo di scheletri di coralli morti nel corso di migliaia di anni.

 A causa della considerevole profondità delle zone coralline i sedimenti non riescono mai a risalire in superficie per cui le acque sono limpide. Tra queste vallate sommerse e il litorale si trovano barriere secondarie a profondità più modeste, ideali per lo snorkeling. In queste lagune splendide e tranquille i pesci più piccoli allevano le loro nidiate. (WEB)

   

 
 
 
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