Creato da viscontina17 il 30/06/2012

Bisbigli d'onde

dolci richiami d'essenze

 

BLOG IN PAUSA

Post n°303 pubblicato il 03 Luglio 2015 da viscontina17

                                                    

 
 
 

GLI SQUALI NAVIGANO CON MAPPE MENTALI

Post n°302 pubblicato il 28 Giugno 2015 da viscontina17

Possono nuotare per più di 5 chilometri puntando un obiettivo
Gli squali sono in grado di nuotare in mare anche per grandi distanze grazie a delle mappe mentali che permettono loro di coprire anche lunghi percorsi senza perdersi. È quanto emerge da uno studio condotto da un gruppo di ricercatori dell'University of Florida (Usa) e pubblicato su Nature che hanno dimostrato, in particolare, che il discorso vale per gli squali tigre e gli squali volpe.
Gli squali tigre sono in grado di nuotare per più di 5 chilometri puntando un obiettivo, e di raggiungere zone di risorse specifiche fino a 40 chilometri: "Diversi studi hanno dimostrato che i predatori marini come squali, pinguini, tartarughe marine e tonni si spostano con particolari tipi di passeggiate "aleatorie".
Ci sono momenti, però, in cui questi animali non si muovono in maniera casuale - spiega - spiega Yannis Papastamatiou, biologo marino del Florida Museum of Natural History dell'University of Florida -. Questo studio dimostra che gli squali sono in grado di orientarsi e in particolare, nel caso degli squali tigre, la lunghezza delle loro passeggiate è molto probabilmente maggiore della distanza coperta dai loro sistemi sensoriali". (WEB)

 
 
 

CHE STRESS PER I GENITORI NASCOSTI SOTTO LE ONDE

Post n°301 pubblicato il 23 Giugno 2015 da viscontina17

I nuovi studi: «Dagli squali al pesce luna, tante insidie nascoste». E padri e madri tentano di scaricare le responsabilità sul partner.
Fare i genitori è il mestiere più duro. E' così per noi umani sulla terraferma ed è così per gli organismi che popolano il mare, sebbene in modo completamente diverso. Certo, lo scopo dei genitori è unico, cioè la sopravvivenza della prole, ma le strategie possono cambiare, a seconda della specie considerata.

Nel mondo dei pesci, in particolare, il ruolo dei genitori si declina in una straordinaria moltitudine di forme. «C'è un'altissima varietà nel comportamento riproduttivo e di cura della prole negli organismi marini, che varia a seconda delle specie e del contesto - spiega Maria Berica Rasotto, biologa dell'Università di Padova, che a Gorizia è stata protagonista della conferenza "Genitori nel blu", organizzata nell'ambito della mostra "L'albero della vita" -. La mancata conoscenza diretta della varietà degli ambienti e della vita degli organismi marini ci ha portato spesso a sfruttarli, basandoci su poche informazioni, approssimative e spesso errate». è diffuso, per esempio, il luogo comune secondo il quale gli organismi marini sono molto fecondi, rilasciano milioni di uova in mare e, una volta schiuse, possono colonizzare ambienti distanti migliaia di chilometri dal punto del rilascio.

«Non è così - dice Rasotto - o almeno non è così per tutti gli organismi. Gli squali, per esempio, fanno pochi figli: una delle specie più feconde, il Palombo, partorisce al massimo 20-25 piccoli». Certo, ci sono animali marini che ne fanno anche milioni. «Si pensa che il pesce luna deponga circa 300 milioni di uova - precisa la biologa - ma questo non significa che tutti gli organismi ne producano quantità così elevate». Anche il comportamento riproduttivo degli organismi marini è un universo caleidoscopico. «Pensiamo che fare i figli - aggiunge la studiosa - sia un atto di cooperazione. Non necessariamente è così e negli animali marini è evidente che accudire la prole è biologicamente costoso, tanto che ciascuno dei due sessi tende a scaricare la fatica sull'altro».(WEB)

 
 
 

I RETTILI

Post n°300 pubblicato il 18 Giugno 2015 da viscontina17

I rettili sono rappresentati in mare da alcune specie di tartarughe e di serpenti, ma mentre quest’ ultimi avevano gia un corpo adatto al nuoto le tartarughe hanno dovuto adattarsi nel corso dei millenni alla vita in mare. Le tartarughe marine nuotano, nonostante la loro tozza e robusta corporatura, con grande abilità grazie alle modifiche degli arti in pinne appiattite che usano come ali, tuttavia questi animali non hanno sviluppato una grande abilità natatoria poiché sono rimasti legati alla terra per la deposizione delle uova; infatti le femmine risalgono su determinate spiagge per deporre le uova in buche nella sabbia.
E’ da ricordare, inoltre, che in passato esistevano alcune specie di rettili, ormai estinte, come gli ittiosauri che avevano strutture molto simili a quelle dei moderni odontoceti.(WEB)

 
 
 

PESCE SOPRAVVISSUTO AL DISASTRO DEL GOLFO DEL MESSICO

Post n°299 pubblicato il 13 Giugno 2015 da viscontina17

Come ogni anno è uscita la classifica delle 10 nuove specie animali e vegetali ritenute più interessanti, curata da un gruppo di scienziati dell'International Institute for Species Exploration, dell'Università dell'Arizona, coadiuvati da esperti di tutto il mondo. La lista riferita al 2010, comprende vertebrati, invertebrati, funghi e perfino batteri, che sono stati scoperti negli Stati Uniti, Brasile, Perù, Africa, Oceano Atlantico, Oceano Indiano, Golfo del Messico, Madagascar e Filippine.

Tra i vertebrati entrano nella "Top ten" il pesce Halieutichthys intermedius (nella foto) scoperto fra gli animali sopravvissuti al disastro petrolifero del Golfo del Messico avvenuto lo scorso anno. Ha un corpo schiacciato che somiglia a una racchetta ed è stato selezionato perché pare saltare sulle pinne anziché nuotare. Spostandoci in Africa, sempre tra i vertebrati è stata segnalata una nuova specie di antilope, Philantomba walteri che tra l'altro è stata individuata in un mercato, mentre l'animale più grande della lista è stato trovato nelle foreste della Sierra Madre (Filippine). Si tratta di una lucertola chiamata Varanus bitatawa, che misura circa due metri in lunghezza e vive sugli alberi dove si ciba di frutti. Il suo corpo squamoso e le sue zampe sono di colore blu variegato con macchie giallo-verdi, la sua coda invece è contrassegnata da strisce nere e verdi.

Tra gli invertebrati entrano nella classifica elaborata dagli scienziati americani, un ragno che vive in Madagascar, il Caerostris darwini, che tesse ragnatele da record: il diametro può raggiunge anche 25 metri e tra l'altro sono fabbricate con la seta naturale più resistente mai scoperta finora. In Perù è stata poi scoperta la Tyrannobdella rex., una sanguisuga che ha otto enormi denti allineati su una singola mandibola, mentre tra gli insetti sono entrati in classifica il Saltoblattella montistabularis, uno scarafaggio scoperto in Africa, per le sua straordinaria abilità di saltare (eguaglia quella delle cavallette), e il grillo Glomeremus orchidophilus, che vive nelle isole Mascarene nell'Oceano Indiano, unico impollinatore di una rara orchidea, che si chiama Angraecum cadetii. Dal Regno animale a quello dei funghi. Entrano in classifica il fungo dal gambo luminoso Mycena luxaetern, scoperto nella foresta pluviale brasiliana, la cui fluorescenza è dovuta a un gel presente sul gambo che di notte lo fa risplendere di una luce giallo-verde e il fungo Psathyrella aquatica, che è stato scoperto nel fiume Rogue in Oregon, che fruttifica sott'acqua. Infine della lista elaborata dall'Università dell'Arizona fa parte anche un batterio, Halomonas titanicae, scoperto fra i resti del Titanic, che si nutre di ossido di ferro e secondo gli esperti potrebbe essere utile per ripulire dalla ruggine vecchi relitti navali.(WEB)

 

 
 
 

I CORALLI DELLA GRANDE BARRIERA CORALLINA MANGIANO PLASTICA

Post n°298 pubblicato il 09 Giugno 2015 da viscontina17

La ricerca “Microplastic ingestion by scleractinian corals” pubblicata su Marine Biology conferma quello che fino ad ora era solo un sospetto: un team di ricercatori australiani ha scoperto che i coralli della Grande Barriera Corallina mangiano micro-plastica inquinante.

Mia Hoogenboom, ricercatrice capo dell’ARC Centre of Excellence for Coral Reef Studies della James Cook University, spiega che «I coralli si cibano in maniera non selettiva ed i nostri risultati dimostrano che possono consumare microplastiche quando nell’acqua di mare sono presenti delle plastiche. Se nella Grande Barriera Corallina aumenterà l’inquinamento da microplastica, i coralli potrebbero essere colpiti negativamente, dato che le loro piccole cavità stomacali si riempirebbero di plastica non digeribile».

Le microplastiche sono un inquinante sempre più diffuso negli oceani, causato dalla pessima gestione a terra della raccolta, riciclo e riuso di un materiale importante e che invece viene sprecato e disperso nell’ambient, diventando così da risorsa un inquinante degli ecosistemi marini e in particolare nelle barriere coralline costiere. A questa minaccia nota dovuta all’incuria ed allo spreco umano, se ne è aggiunta un’altra: le “microsfere” utilizzate nei cosmetici che stanno sollevando preoccupazioni sia negli Usa – dove Stati come l’Illinois e New York hanno già adottato misure per vietare o limitare l’uso – e in Europa, dove un recente studio sulle coste spagnole ha rivelato una pericolosa concentrazione di “microsfere” dovuta alle creme solari, e in Italia, dove Ermete Realacci ha presentato un’interrogazione parlamentare per limitare al massimo l’utilizzo di questi materiali. (WEB)

Ma nonostante la proliferazione di microplastiche, il loro impatto sugli ecosistemi marini è poco conosciuto, e la Hoogenboom. Sottolinea che «L’inquinamento marino da plastica Marine è un problema globale e le microplastiche possono avere effetti negativi sulla salute degli organismi marini. Volevamo determinare se i coralli delle barriere coralline costiere consumano microplastiche e se esiste la possibilità che l’inquinamento di plastica influenzi le barriere coralline».

 
 
 

IL CALAMARO VAMPIRO

Post n°297 pubblicato il 04 Giugno 2015 da viscontina17

Si pensava che i cefalopodi coleoidi, avessero un solo ciclo riproduttivo e che, dopo depositate le uova morissero, ma ora il nuovo studio “Vampire squid reproductive strategy is unique among coleoid cephalopods”, pubblicato recentemente su Current Biology da Henk-Jan T. Hoving dell’ Helmholtz-Zentrums für Ozeanforschung Kiel, Vladimir V. Laptikhovsky del Cefas e Bruce H. Robison del Monterey Bay Aquarium Research Institute, ha scoperto che il calamaro vampiro (Vampyroteuthis infernalis) non solo non muore dopo il suo ciclo riproduttivo, ma ne ha diversi. «I calamari vampiro femmine depongono le uova, per poi tornare ad uno stato di riposo riproduttivo – scrivono i tre scienziati – che è seguito dallo sviluppo di un nuovo lotto di uova. Questo ciclo riproduttivo può essere ripetuto più di venti volte. Questa combinazione di caratteristiche riproduttive è diversa da quella di qualsiasi altro cefalopode coleoide esistente».

I calamari vampiro vivono in profondità – tra 500 a 3.000 metri . in alto mare ed hanno un ritmo vitale molto lento. Più che nuotare fluttuano e riescono a cavarsela con poco ossigeno e con una dieta a basso contenuto calorico fatta di zooplancton e detriti. Ora, i ricercatori hanno scoperto che hanno una strategia riproduttiva diversa da tutti gli altri cefalopodi coleoidi: depongono le uova più volte nel corso della loro misteriosa vita che è una modalità più comune tra i pesci.

Secondo Hoving, «Il loro lento modo di vivere sembra insufficiente a sostenere un grande evento riproduttivo, a differenza di altri cefalopodi coleoidi. Quindi, forse il calamaro vampiro ritorna ad una fase di riposo gonadica dopo la deposizione delle uova e presumibilmente inizia ad accumulare energia per un nuovo ciclo riproduttivo».(WEB)

 
 
 

GOBLIN SQUALO DELLA PREISTORIA

Post n°296 pubblicato il 29 Maggio 2015 da viscontina17

Uno squalo Goblin è stato catturato da un pescatore lo scorso gennaio al largo della località di Eden e ora consegnato all’Australian Museum di Sydney. Questa rara specie di squalo preistorico è soprannominata «l’Alien degli abissi» perchè, nell’attaccare la sua preda, le mascelle retrattili si protendono fino ad assomigliare a una seconda testa.

L’animale vive nelle acque profonde degli oceani Pacifico, Atlantico e Indiano, ha un enorme naso piatto, rosa, il corpo flaccido, i denti a forma di chiodo e misura circa 3-4 metri di lunghezza. Anche se poco si sa su questo squalo, il cui nome scientifico è Mitsukurina owstoni, è considerato un fossile vivente, che risale a circa 125 milioni di anni fa.Visualizza la video sul sito ilsecoloxix.it(WEB)

 
 
 

L'IDEA DEL LEONE MARINO PER FUGGIRE DALL'ORCA

Post n°295 pubblicato il 22 Maggio 2015 da viscontina17

La caccia dell’orca al leone marino è un momento drammatico, dove la preda cerca di salvarsi dal predatore. In questo caso il leone marino, fisicamente in difetto rispetto all’orca, usa l’intelligenza “tuffandosi” nella rete a strascico di una barca in movimento prendendosi” un passaggio” che sembra risultare fondamentale per sopravvivere.(WEB)

 

 
 
 

LA REGINA DELLE BELUGA

Post n°294 pubblicato il 14 Maggio 2015 da viscontina17

Ha sfidato le rigide temperature immergendosi nuda per un 'corpo a corpo' con le balene bianche. Protagonista dell'impresa è Natalia Avseenko, esperta sub russa di 36 anni che si è tuffata nelle acque a -1 C° abitate dalle beluga (delphinapterus leucas) e ha stabilito con gli animali un contatto fisico diretto, senza alcun materiale artificiale addosso, come la muta. Nelle immagini Matrena and Nilma sembrano gradire l'incontro con Natalia, con la quale scambiano alcune 'coccole'. L'esperta è riuscita ad avvicinare i due esemplari di beluga grazie alle tecniche di respirazione yoga che le hanno permesso di sostenere lunghe apnee. L'esperimento è avvenuto nell''oblast' di Murmansk, regione nel lontano nord-ovest della Russia sulla riva del Mar Bianco, vicino al circolo Artico, ramo del Utrish Dophinarium dove i mammiferi marini vengono intercettati e 'domati' dagli istruttori prima di essere trasferiti negli acquari.
 (WEB)

 
 
 

MUTO COME UN PESCE

Post n°293 pubblicato il 09 Maggio 2015 da viscontina17

L'ambiente acquatico non è un mondo silenzioso come si crede, se proviamo ad ascoltare il mare quando abbiamo la testa sott'acqua sentiremmo un crepitio continuo di fondo e tanti altri rumori. In mare i suoni sono di origine climatica, di origine antropica e di origine biologica.

  
 

Le sorgenti di origine biologica sono numerosissime, sono sicuramente noti i suoni dei cetacei, ma pochi sanno che anche crostacei e pesci possono essere molto rumorosi.

Il verso o il rumore prodotto da un animale è definito "suono" quando è intenzionale e comunicartivo, mentre tutte le produzioni sonore derivanti da casualità o da attività proprie dell'organismo sono definite "rumore".

La comunicazione acustica si è sviluppata in acqua perché è la più rapida e la più efficace in molte situazioni in cui invece quella per esempio visiva non lo sarebbe. La maggiore densità dell'acqua velocizza e facilita la propagazione delle onde sonore (circa 1500 m/s) che possono in ogni caso superare la torpidità dell'acqua o il buio dato dalla profondità e dalla notte. Inoltre per gli organismi marini le onde acustiche sono segnali direzionali facilmente individuabili.

Qualcuno potrebbe obiettare che noi umani sott'acqua in realtà non percepiamo la direzione dalla quale arrivano i suoni. Questo è vero in quanto il nostro orecchio è adattato a percepire i suoni in aria dove viaggiano 5 volte più lenti e quindi il nostro cervello riesce a distinguere se i suoni arrivano prima all'orecchio destro e poi al sinistro o viceversa. Sott'acqua, invece, questo lasso di tempo è troppo breve affinché venga percepito e quindi tradotto nella direzione della provenienza del suono.

Quindi il detto "muto come un pesce" non è vero! (WEB)

 
 
 

CIRRIPEDI

Post n°292 pubblicato il 05 Maggio 2015 da viscontina17

Un famoso zoologo americano di origine svizzera, Louis Agazzon, vissuto nel XIX secolo, definì questi curiosi animaletti come dei "piccoli gamberetti appesi alla roccia con la testa, chiusi in una casa calcarea e che a calci buttano il cibo nella propria bocca".

Effettivamente i Cirripedi, anche se a prima vista possono sembrare simili a molluschi, come cozze o patelle, sono in realtà crostacei parenti di granchi e gamberi. La classe di Cirripedi comprende forme esclusivamente marine che per la loro maggior parte conduce vita libera (si fa per dire!) attaccata agli scogli o su oggetti galleggianti, mentre una piccola parte comprende forme evolutesi nel commensalismo e nel parassitismo. Tali specie sono per lo più parassite di altri grossi crostacei come granchi o aragoste, ma non si può non citare l'epica lotta senza fine tra questi piccoli crostacei e i più grandi animali del mondo, cioè le balene.

Una lotta non certo combattuta con violenti colpi di coda, al contrario tutto si gioca sul reciproco tasso di crescita: le balene cercano di togliersi di dosso i loro parassiti cambiando velocemente pelle, mentre i Cirripedi accelerano il loro tasso di crescita per potersi riprodurre e quindi ricolonizzare la superficie cutanea del grosso mammifero.

Ma andiamo a conoscere un po’ meglio questi organismi. La larva di un Cirripede dopo aver vagato qua e là per il mare, decide che è ora di metter su casa e si sceglie una bella roccia dove sistemarsi. Spesso questa roccia è già popolata di numerosi suoi conspecifici, anzi sono proprio loro che, attraverso messaggi chimici, attirano il nuovo inquilino. Il perché di tale comportamento lo vedremo più avanti. La larva si fissa quindi al substrato e per fare ciò utilizza delle speciali ghiandole adesive situate sulle antenne. A questo punto la parte anteriore del corpo dell'animale si riveste di una robusta carenatura formata da una serie di piastre calcaree (di solito 5 o 6). La carenatura può essere chiusa separando così ermeticamente l'animale dall'ambiente esterno grazie ad altre 2 piastre che fungono da opercolo. Gli arti invece si sviluppano in appendici pennate dette cirri (da qui il nome Cirripedi) che possono essere estroflesse dalla corazza e che svolgono la funzione di alimentazione filtrando piccoli organismi planctonici che poi vengono convogliati all'interno della bocca.

(WEB)

 


 

 

 
 
 

CAUDOFEATA

Post n°291 pubblicato il 22 Aprile 2015 da viscontina17

 
  Sono molluschi vermiformi di colore grigio. La loro forma è un adattamento allo strisciare all’interno del sedimento, mentre la colorazione è utile per confondersi col colore del sedimento stesso. I caudofoveati vivono infatti in fondi argillosi e melmosi, comunque a granulometria prevalentemente sottile, a relativamente grandi profondità: sono per lo più campionati a partire da qualche centinaio di metri di profondità.
In questi molluschi il capo è ridotto fino ad essere riconoscibile soltanto per la presenza dell’apertura orale e dello scudo pedale. Questo è una piccola placca con funzione sensoriale, unico residuo del piede. La regressione di questa struttura è probabilmente dovuta all’attitudine di questi animali a condurre vita fossoria ed endogea: essi scavano delle tane dalla morfologia complessa dalla cui superficie sporge solo la parte posteriore del corpo. In questa si trova la cavità palleale e le branchie. Il tutto è protetto da strutture calcaree (spicole) a forma di ago che proteggono la cavità stessa. Le spicole sono presenti, anche se meno lunghe, su tutta la superficie del corpo.
I caudofoveati si nutrono di piccoli organismi che raschiano dal sedimento con la radula. Per quanto riguarda la riproduzione, non è ancora ben nota. Sono comunque molluschi a sessi separati (gonocorici) con differenziamento sessuale interno, non vi è traccia di organi copulatori e la fecondazione dovrebbe essere esterna. Nulla si sa dello sviluppo larvale.
La storia di questa classe è piuttosto travagliata. Erano una volta inclusi, insieme a solenogastri e poliplacofori, nella classe degli anfineuri, poi nominata aplacofori. Successivamente i poliplacofori sono stati separati da questo gruppo e alla classe restante, formata da caudofoveati e solenogastri, è stato dato il nome del secondo gruppo. Solo studi successivi più attenti all’anatomia interna hanno permesso di riconoscerne l’identità istituendo una nuova classe. Tutto ciò ha portato ad allontanarsi dalla primitiva concezione che voleva i caudofoveati come i molluschi più primitivi. In realtà i caudofoveati conservano molte caratteristiche di primitività, ma nello stesso tempo sono un gruppo isolatissimo all’interno del phylum, separatosi dal “ramo principale” ai primordi dell’evoluzione dei molluschi stessi. Metaforicamente potremmo dire che sono i cugini meno fortunati. (WEB)

 
 
 

LA MEDUSA

Post n°290 pubblicato il 14 Aprile 2015 da viscontina17

La medusa è semplicemente un polipo capovolto e modificato per condurre una vita da planctonte. La parte superiore della medusa (esombrella) corrisponde al disco basale e al tronco del polipo, mentre la parte inferiore (subombrella) corrisponde all’apice dello stesso (comprensivo di apertura orale e tentacoli).
I celenterati presentano un’anatomia semplicissima, cosa che non deve sorprendere vista la primitività di questi animali. Sono costituiti da due soli tipi di tessuti: ectoderma ed endoderma (il primo è esterno, mentre il secondo è interno); fra questi è interposta uno strato amorfo e gelatinoso, costituito in gran parte da acqua e proteine, detto mesoglea. Quest’ultimo è maggiormente rappresentato nello stadio medusoide. Un’altra differenza importante ai fini riproduttivi è la presenza nel solo stadio polipoide di cellule “germinali”, in altre parole cellule che possono andare incontro a cicli di differenziamento e sdifferenziamento, trasformandosi in diversi tipi cellulari. Ciò permette al polipo di andare spesso incontro alla riproduzione asessuata e al fenomeno della totale rigenerazione del corpo da piccoli frammenti di esso.
Non esistono apparati veri e propri, la digestione è ancora intracellulare, il sistema nervoso è fra i più semplici esistenti al mondo. Ma i celenterati sono temibili predatori, anche di animali ben più grossi. Se non esistono ancora organi e veri e propri apparati, qualunque funzione metabolica è deputata ancora al livello cellulare; la ricerca del cibo (in questo caso predazione) non infrange questa regola e dobbiamo giungere al livello della singola cellula per osservare come sono adattati a tale comportamento trofico.(WEB)

 
 
 

FILTRATORI

Post n°289 pubblicato il 10 Aprile 2015 da viscontina17

Le particolari caratteristiche dell’acqua permettono l’esistenza
di una strategia alimentare esclusiva nel mondo acquatico: la filtrazione. Questo
tipo di strategia trofica comprende la filtrazione di grandi quantità d’acqua
per catturare il particellato in essa sospeso.
Sulla base dei meccanismi d’acquisizione del cibo, vengono distinte due
tipologie di filtrazione: attiva e passiva. I filtratori che creano corrente
intorno a loro sono definiti filtratori attivi. La corrente è ottenuta
usando il movimento ciliare per pompare acqua verso la superficie filtrante.
Tra i filtratori attivi troviamo spugne e ascidie, le quali pompano attivamente
l’acqua per mantenere sospese le particelle.

Il flusso di corrente permette sia di ricavare cibo e ossigeno sia di eliminare
le scorie metaboliche. I filtratori attivi ciliari usano le ciglia per muovere
l’acqua e per trasferire, con l’ausilio di secrezioni di muco, le
particelle catturate verso la bocca. I briozoi, ad esempio, sono un importante
gruppo di ciliari che catturano le particelle mediante il lofoforo, organo costituito
da tentacoli cigliati a forme di campana o cono.

Le particolari caratteristiche dell’acqua permettono l’esistenza
di una strategia alimentare esclusiva nel mondo acquatico: la filtrazione. Questo
tipo di strategia trofica comprende la filtrazione di grandi quantità d’acqua
per catturare il particellato in essa sospeso.
Sulla base dei meccanismi d’acquisizione del cibo, vengono distinte due
tipologie di filtrazione: attiva e passiva. I filtratori che creano corrente
intorno a loro sono definiti filtratori attivi. La corrente è ottenuta
usando il movimento ciliare per pompare acqua verso la superficie filtrante.
Tra i filtratori attivi troviamo spugne e ascidie, le quali pompano attivamente
l’acqua per mantenere sospese le particelle.

Il flusso di corrente permette sia di ricavare cibo e ossigeno sia di eliminare
le scorie metaboliche. I filtratori attivi ciliari usano le ciglia per muovere
l’acqua e per trasferire, con l’ausilio di secrezioni di muco, le
particelle catturate verso la bocca. I briozoi, ad esempio, sono un importante
gruppo di ciliari che catturano le particelle mediante il lofoforo, organo costituito
da tentacoli cigliati a forme di campana o cono

Filtratori passivi sono invece gli individui che utilizzano l’idrodinamismo
in cui si trovano, e quindi dipendono completamente da esso per la loro nutrizione.
Gli Cnidari sono i principali rappresentanti del gruppo dei filtratori passivi,
costretti quindi a colonizzare zone ad elevato flusso di corrente. Questi organismi,
soprattutto le gorgonie e gli Idrozoi, si adattano ai flussi idrodinamici, orientandosi
in modo da sfruttare appieno la direzione ed intensità della corrente d’acqua,
per accedere più efficacemente alle particelle sospese. (WEB)

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SQUALO GRIGIO DEL REEF

Post n°287 pubblicato il 15 Marzo 2015 da viscontina17

Amato o temuto che sia, lo squalo è il signore dei mari. E' bellissimo vedere il suo nuoto elegante e possente. Ad oggi sono state classificate più di 370 specie, molto diverse fra loro, con dimensioni dell'esemplare adulto che variano dai 15 cm. ad oltre 15 metri. Alcuni sono splendidi predatori, altri si nutrono di crostacei e molluschi, altri di semplice plancton. Di tutte queste specie, solo pochissime possono essere considerate pericolose per l'uomo, e sono quasi sempre specie pelagiche. Sono creature che hanno raggiunto un notevolissimo livello di sviluppo in centinaia di milioni di anni ed oggi sono in serio pericolo a causa dell'eccessiva caccia di cui sono vittime e del rapido cambiamento del loro habitat, ad opera dell'uomo. Gli squali sono i predatori all'apice della catena alimentare e dalla loro presenza dipende l'equilibrio dell'ecosistema marino. La loro scomparsa potrebbe avere conseguenze devastanti. Per questo motivo, in molti paesi, sono considerati "specie protetta". (web)

 
 
 

LA MUCILLAGINE

Post n°286 pubblicato il 10 Marzo 2015 da viscontina17

Gli studi scientifici finora svolti rivelano che quello della mucillagine è un fenomeno complesso a causa dei molti fattori coinvolti.
Ci sono molte ipotesi che devono essere ancora vagliate per capire la causa delle mucillagini.
Questo fenomeno è dovuto a microalghe, le diatomee (Nitzschia gr. Pseudonitzschia e Skeletonema costatum), ed interessa una vasta area a causa delle correnti che permettono la loro diffusione.
Le diatomee si avvolgono in un muco (sostanza costituita da glicoproteine) nel periodo riproduttivo e durante la primavera inoltrata questo muco diventa più abbondante per alcune specie. La fotosintesi (processo attraverso il quale i vegetali, regno di cui le alghe fanno parte, elaborano anidride carbonica e acqua per produrre ossigeno e glucosio) continua e vengono imprigionate, all'interno di questo sostanza prodotta, molte piccole bolle di ossigeno che fanno sollevare e fluttuare queste masse che dal fondo vanno alla superficie e poi tornano al fondo.
E’ la presenza di queste “nubi” che deturpa il paesaggio marino: si presentano come grandi aggregati e raggiungono i 4 metri di lunghezza. Il problema maggiore è che queste grandi formazioni, quando ricadono sul fondo, vengono degradate, come tutte le sostanze organiche, dai batteri. Questa operazione richiede ossigeno, che ad un certo punto viene completamente consumato e si assiste al fenomeno dell’anossia (mancanza di ossigeno sul fondo), con danni irreparabili per tutte le forme di vita bentoniche. (web)

 
 
 

CROSTACEI

Post n°285 pubblicato il 01 Marzo 2015 da viscontina17

Quello dei crostacei per gli zoologi è un sottotipo appartenente al tipo degli artropodi, con insetti, ragni, centopiedi. Tutti gli artropodi sono caratterizzati da corpo segmentato, scheletro esterno e zampe articolate. Se è vero che nel corso dell’evoluzione della vita sulla terra la comparsa dei vertebrati ha rappresentato per gli artropodi, piccoli di dimensioni ed altamente nutrienti, l’arrivo di formidabili rivali e predatori, e spesso ha un’influenza determinante sull’evoluzione dei loro comportamenti, è vero altresì che gli artropodi restano il tipo animale dominante sulla terra per numero di specie e di individui.
Lo scheletro esterno, che deve essere cambiato con la crescita, ne limita le possibilita’ di accrescimento, ma tra le taglie piccola e medio-piccola insetti e artropodi in genere hanno pochi rivali.
Pensate che, su 1.400.000 circa di specie conosciute (tra animali, piante e microorganismi), 875.000 specie sono artropodi. Di questi 750.000 sono gli insetti, ma anche i crostacei con oltre 31.000 specie sono un gruppo di tutto rispetto. Tanto per avere un termine di paragone, i pesci viventi sono circa 18.000.
Segue una tabella riassuntiva delle principali suddivisioni del tipo artropodi, con speciale enfasi per i gruppi marini che possono essere più facilmente osservati dal subacqueo. La tabella è ben lungi dall’essere completa (le classi in cui si sudividono i crostacei sarebbero in realtà 8), abbiamo voluto limitarci a ciò che il subacqueo può ragionevolmente osservare in immersione.
Come si può osservare, la maggior parte dei crostacei più grossi e più noti (granchi, gamberi, aragoste, paguri) appartengono alla classe dei malacostraci ed in particolare all’ordine dei decapodi (10 zampe principali, di cui il primo paio solitamente è modificato in chele).(WEB)

 
 
 

PESCE STAMPELLA

Post n°284 pubblicato il 23 Febbraio 2015 da viscontina17

Il pesce stampella, conosciuto anche come «squalo dalla testa a forma di rene», appartiene a una famiglia di otto squali con una simile caratteristica: la parte superiore del cranio si espande lateralmente, formando una struttura che ricorda la forma di un martello. Questa struttura ha diverse funzioni biologiche: la forma allargata e appiattita consente una maggiore spinta di galleggiamento ed efficienza idrodinamica; l'area così allargata consente, inoltre, l'espansione di sistemi sensoriali importanti per l'alimentazione. Gli occhi e le narici sono ai lati della testa; gli elettrorecettori e la linea laterale si estendono in un'area più vasta. Grazie a questi organi, questi squali possono catturare prede di grandi dimensioni. Il carattere distintivo per eccellenza è il margine della testa: è arcuato all'indietro, con un'indentatura prominente nel centro e due lobi ai lati. Le pinne pettorali sono di dimensioni ridotte, con l'estremità inferiore scura. La pinna dorsale è alta e diritta, senza incurvature. Le pinne ventrali hanno il lato posteriore diritto. La colorazione varia dal grigio chiaro al bruno, con il ventre chiaro.

Il pesce stampella si trova in acque temperate calde e tropicali, nelle aree costiere della piattaforma continentale e nelle acque adiacenti, fino ad una profondità di 300 metri. Nel Mediterraneo è piuttosto raro o occasionale. E' stato riportato al confine con l'Atlantico e Sud della Spagna, nel mare d'Alboran e Algeria. Sporadico verso il Canale di Sicilia, mai segnalato a Malta. Si può trovare nelle baie e presso gli estuari, o in branchi vicino alle pareti marine. Proprio vicino a questi muraglioni sottomarini, molti subacquei riportano di averli osservati mentre interagiscono, si danno la caccia, agitano le teste e si mordicchiano, a volte anche violentemente. Questo comportamento necessita ulteriori studi, ma può essere legato a motivi di socialità, migrazioni verso aree di alimentazione o riproduzione. Sono molto sensibili ai rumori e spesso sono infastiditi dalla presenza dei subacquei e dalle bolle prodotte dai respiratori ARA, anche se occasionalmente possono effettuare «passaggi» ravvicinati, spinti dalla curiosità. Una loro indifferenza alla presenza dei subacquei è riscontrabile solo in località molto frequentate da quest'ultimi.
Si nutrono di pesci teleostei, tra cui sardine, sgombri, gronghi, barracuda, ghiozzi e sogliole ma anche di cefalopodi, crostacei e gasteropodi. Si cibano anche di squali più piccoli e razze. Sono vivipari; le femmine, dopo una gestazione di 9 o 10 mesi, si dirigono verso basse acque costiere e danno alla luce dai 15 ai 30 piccoli, lunghi alla nascita dai 40 ai 55 cm.

Questa specie è da considerarsi in pericolo a causa dell'intensa ed indiscriminata pesca effettuata in tutto il mondo. (WEB)

 

 
 
 

I BALANI CON LA CHIMICA TROVANO CASA

Post n°283 pubblicato il 19 Febbraio 2015 da viscontina17

I balani non sono per tutta la loro vita specie sessili (attaccate ad una superficie), infatti, l’unione dei loro gameti dà origine ad una larva planctonica che vive in mare aperto. Il mistero fu risolto quando si scoprì una particolare sostanza chimica detta artropodina, questa sostanza viene prodotta dai balani adulti e funge da richiamo per le larve che seguendola trovano un luogo adatto per la loro metamorfosi e il loro insediamento. L’artropodina è solo una delle tante sostanze chimiche prodotte da animali marini che hanno svelato alcuni dei misteri del mondo marino (WEB)

 
 
 
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