Creato da viscontina17 il 30/06/2012

Bisbigli d'onde

dolci richiami d'essenze

 

DIFESA DOPO 15 ANNI UNA NAVE ITALIANA TORNA IN IRAN

Post n°336 pubblicato il 25 Settembre 2016 da viscontina17

ROMA, 24 SET - La fregata Euro, impegnata nell'ambito della missione antipirateria dell'Unione Europea denominata "Atalanta", è arrivata questa mattina nel porto iraniano di Bandar Abbas, dove effettuerà una sosta dal 24 al 27 settembre, prima di rientrare in Italia. Lo rende noto lo Stato Maggiore della Difesa. E' dal 2001 che una nave italiana non entrava in un porto iraniano. La sosta iraniana della nave Euro, si spiega in una nota, "conferma la mutua volontà di riprendere la cooperazione storicamente avuta tra le rispettive Difese e interrotta da molti anni e si inquadra nel contesto più ampio della ripresa degli storici e ottimi rapporti tra le due Marine". Le ultime visite di unità navali della Marina militare che hanno fatto sosta in Iran (Bander Abbas) sono state: la fregata Eueo (aprile 1999) e la fregata Bersagliere (aprile 2001). (ANSA)

 
 
 

EMOZIONI DEI SUB

Post n°335 pubblicato il 19 Settembre 2016 da viscontina17

                                                             

Molti subacquei si addentrano, con la dovuta cautela, nei meandri del mare, per venire

a contatto con quella parte di natura così recondita, e misteriosa, che non compare ad

occhio nudo, nella distesa azzurra, ondulata da correnti e risacche spesso comandate

dal flusso della luna.

Il magico paesaggio che si presenta ai loro occhi è sempre diverso, racchiudendo

atteggiamenti intensi d'un ciclo vitale che si ripete da una miriade di anni, accogliendo

in sè creature di tutti i tipi e vegetazione marina che si evolve rapidamente.

 

 

 
 
 

CREATIVITA' E FASCINO DEL MAR ROSSO

Post n°334 pubblicato il 03 Settembre 2016 da viscontina17

                                                

 
 
 

Giornata mondiale degli oceani, 4 "ricette' di chef e Oceana

Post n°332 pubblicato il 03 Maggio 2016 da viscontina17

Per celebrare la Giornata mondiale degli oceani, l'associazione ambientalista Oceana ha presentato quattro azioni per contribuire alla campagna "Salviamo gli oceani e alimentiamo il mondo". Queste azioni sono il risultato dell'assidua collaborazione con alcuni degli chef più famosi al mondo che hanno assistito Oceana nella redazione di questa lista, tra cui Joan Roca, lo chef di El Celler de Can Roca, recentemente premiato come Miglior ristorante del mondo 2015.

"Gli chef sono dei modelli culinari importantissimi ed esercitano una grande influenza sul cibo che consumiamo" sottolinea Lasse Gustavsson, direttore esecutivo di Oceana in Europa. "Siamo lieti che tanti chef famosi a livello mondiale abbiano riconosciuto l'importanza di questa campagna e ci stiano aiutando a sensibilizzare l'opinione pubblica sullo stato dei mari e su come tutti insieme possiamo fare la differenza. Le nostre scelte alimentari hanno un'influenza diretta sullo stato dei mari: scegliendo un'alimentazione a base di pesce sostenibile possiamo salvare gli oceani e nutrire il pianeta.

Tra l'altro, il pesce è buonissimo e ha dei benefici ampliamente documentati sulla nostra salute". Queste le quattro azioni da intraprendere per salvare gli oceani e nutrire il pianeta: - Mangiare pesci di piccole dimensioni; - Mangiare pesce di provenienza locale; - Preferire il pesce di mare o di lago al pesce d'allevamento; - Non mangiare gamberi o gamberetti.

Il pesce d'allevamento, spiegano i promotori dell'iniziativa, ''pone un importante problema di sostenibilità: infatti se il pesce è carnivoro, come ad esempio il salmone, si ciberà comunque di pesce selvatico sotto forma di pellet a base di farina di pesce. Ragion per cui, quando si consumano salmoni d'allevamento si sta comunque mangiando del pesce selvatico. La quantità di pesce necessaria per far raggiungere al salmone la pezzatura commerciale varia da paese a paese, ma possono essere necessari addirittura fino a 5 kg di pesce selvatico per produrre mezzo chilo di salmone''.

Per quanto riguarda i gamberi, l'allevamento di gamberetti è generalmente causa della distruzione dell'habitat costiero, come ad esempio delle foreste di mangrovia, che costituiscono le zone di riproduzione dei pesci selvatici. Inoltre, anche i gamberetti selvatici costituiscono un problema, in quanto la loro pesca si svolge con l'utilizzo di reti a maglie molto piccole che catturano molto più di quello che dovrebbero: Si calcola che, per ogni chilo di gamberetti catturato, 3-5 kg sono catture accidentali.(ANSA web)

 

 
 
 

ISOLE EGADI RAFFORZANO SCUDO CONTRO PESCA A STRASCICO

Post n°331 pubblicato il 16 Aprile 2016 da viscontina17

L'area marina protetta delle isole Egadi, la più grande d'Europa con i suoi 53.992 ettari di estensione, chiude il cerchio contro i pericoli della pesca a strascico e posiziona altri 80 dissuasori alle reti illegali a Levanzo e Marettimo dopo i 72 installati nel 2012 attorno a Favignana. I dissuasori antistrascico sono costituiti da un blocco di calcestruzzo certificato, a basso impatto ambientale, del tipo "sea-friendly", con Ph uguale a quello dell'ambiente acquatico marino, per facilitare l'attecchimento degli organismi marini e il ripopolamento ittico. I moduli sono muniti di rampini in acciaio fatti ad uncino, in grado di intercettare la rete, renderla inutilizzabile e rilasciarla, per evitare pericolo per l'imbarcazione a strascico. Degli ulteriori 80 moduli di questa superbarriera, 40 sono stati appena immersi: altri 40 seguiranno tra il 2016 e 2017. L'iniziativa è finanziata da Rio Mare che per tre anni sarà a fianco della riserva anche nel recupero delle tartarughe marine, rafforzando dotazione e personale del centro di soccorso a Favignana, e implementando inoltre l'Osservatorio della foca monaca nel Castello di Punta Troia a Marettimo. Con i nuovi dissuasori si proteggeranno ancor di più le risorse ittiche e lo straordinario ambiente naturale dell'area protetta che ospita la prateria di posidonia oceanica più estesa del Mediterraneo (7mila ettari). Questa preziosa pianta produce, a parità di estensione, 2,5 volte l'ossigeno della foresta Amazzonica, assorbendo Co2 in grande quantità. "Grazie ai dissuasori abbiamo ritrovato i pesci persi negli anni" - sottolinea il sindaco delle Isole Egadi e presidente dell'area marina protetta, Giuseppe Pagoto - L'area protetta è importantissima dal punto di vista turistico e fornisce una risorsa importante sai nostri piccoli pescatori". "con i dissuasori già installati gli abusi della pesca a strascico si sono ridotti di oltre il 50% - osserva Stefano Donati, direttore dell'area marina protetta Isole Egadi - E' un momento storico per l'area protetta, la prima a ricevere un contributo così importante da un gruppo privato, grazie al lavoro instancabile svolto in questi anni da uno staff motivato e qualificato. Diamo lavoro a 35 persone, in gran parte giovani delle nostre isole. La buona gestione delle Egadi ha attivato turismo di qualità, quando metti la testa sott'acqua si vede che è mare vivo". "Ci premeva valorizzare una realtà italiana storicamente legata al'economia della pesca del tonno - sottolinea Luciano Pirovano, direttore Corporate Social Responsabiliy di Bolton Alimentari cui fa capo il marchio Rio Mare - La storia del tonno passa di qui. Da sempre siamo attenti alla responsabilità sociale di impresa e il nostro progetto qualità responsabile lanciato nel 2011 ha come punti principali la pesca sostenibile, il rispetto dell'ambiente, il rispetto delle persone e la valorizzazione del territorio e la corretta alimentazione".(web)

 
 
 

E'UNA DONNA IL PRESIDENTE DI COSMAR

Post n°330 pubblicato il 06 Aprile 2016 da viscontina17

   

- È Patrizia Orru, giovane ufficiale di coperta sulle navi passeggeri, il presidente del Comitato per la Salvaguardia della Dignità dei Marittimi (Cosmar) che ha tenuto all'Accademia della Marina Mercantile di Genova la prima assemblea. Il Comitato, che si è costituito a fine dicembre, si pone la finalità della salvaguardia della dignità, della salute in ambito lavorativo e della formazione della gente di mare attraverso campagne di sensibilizzazione dell'opinione pubblica e degli organi istituzionali.

"Ci vogliamo porre come interlocutori del governo - ha detto Orru - affinché siano fatte norme che possano veramente tutelare la gente di mare. A breve, entro una decina di mesi, circa 50 mila marittimi dovranno rinnovare i loro certificati abilitativi necessari per poter lavorare e la bozza del governo, a ora, non recepisce totalmente le normative internazionali tagliando fuori alcune categorie".

Attualmente, spiega la presidente, Cosmar ha circa duecento soci ma può contare su una rete di circa tremila sostenitori attraverso il proprio profilo Facebook. "Il nostro comitato non vuole essere un sindacato ma una mutua assistenza tra i marittimi - conclude Orru - e per questo abbiamo scelto di non avere una sede ma di essere a bordo delle navi, assieme a tutti i marittimi". (ANSA).

 
 
 

CURATA E RIMESSA IN MARE LA TARTARUGA CARETTA CARETTA

Post n°329 pubblicato il 25 Marzo 2016 da viscontina17

Quando fu trovata da un diportista e recuperata qualche settimana fa dalla Capitaneria di porto di Cefalù, Giulia pesava 22 chili. La tartaruga della specie Caretta caretta non respirava bene e aveva ingerito numerosi pezzi di plastica, scambiandoli probabilmente per sarde o seppioline, il suo cibo preferito. Giulia, che ora pesa 24 chili, oggi ha ripreso il largo nella caletta di Sant'Erasmo al Foro Italico. La tartaruga è stata liberata grazie alle cure di biologi e veterinari del "Centro regionale di recupero per tartarughe marine", dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sicilia, dove è arrivata a metà febbraio. Giulia ha 20 anni ed è lunga 60 centimetri. Sottoposta alle indagini diagnostiche, ha espulso la plastica e ha trascorso un periodo di riabilitazione in una vasca grande. Le tartarughe marine sono specie minacciate, a rischio di estinzione e per questo motivo alcune, come la Caretta caretta, sono inserite nella lista rossa della Iucn (International Union for Conservation of Nature), organismo internazionale che supervisiona gli esemplari protetti. (ANSA).

 
 
 

GIORNATA MONDIALE DEGLI OCEANI 4 "RICETTE"DI CHEF E OCEANA

Post n°328 pubblicato il 16 Marzo 2016 da viscontina17

Per celebrare la Giornata mondiale degli oceani, l'associazione ambientalista Oceana ha presentato quattro azioni per contribuire alla campagna "Salviamo gli oceani e alimentiamo il mondo". Queste azioni sono il risultato dell'assidua collaborazione con alcuni degli chef più famosi al mondo che hanno assistito Oceana nella redazione di questa lista, tra cui Joan Roca, lo chef di El Celler de Can Roca, recentemente premiato come Miglior ristorante del mondo 2015.

"Gli chef sono dei modelli culinari importantissimi ed esercitano una grande influenza sul cibo che consumiamo" sottolinea Lasse Gustavsson, direttore esecutivo di Oceana in Europa. "Siamo lieti che tanti chef famosi a livello mondiale abbiano riconosciuto l'importanza di questa campagna e ci stiano aiutando a sensibilizzare l'opinione pubblica sullo stato dei mari e su come tutti insieme possiamo fare la differenza. Le nostre scelte alimentari hanno un'influenza diretta sullo stato dei mari: scegliendo un'alimentazione a base di pesce sostenibile possiamo salvare gli oceani e nutrire il pianeta.

Tra l'altro, il pesce è buonissimo e ha dei benefici ampliamente documentati sulla nostra salute". Queste le quattro azioni da intraprendere per salvare gli oceani e nutrire il pianeta: - Mangiare pesci di piccole dimensioni; - Mangiare pesce di provenienza locale; - Preferire il pesce di mare o di lago al pesce d'allevamento; - Non mangiare gamberi o gamberetti.

Il pesce d'allevamento, spiegano i promotori dell'iniziativa, ''pone un importante problema di sostenibilità: infatti se il pesce è carnivoro, come ad esempio il salmone, si ciberà comunque di pesce selvatico sotto forma di pellet a base di farina di pesce. Ragion per cui, quando si consumano salmoni d'allevamento si sta comunque mangiando del pesce selvatico. La quantità di pesce necessaria per far raggiungere al salmone la pezzatura commerciale varia da paese a paese, ma possono essere necessari addirittura fino a 5 kg di pesce selvatico per produrre mezzo chilo di salmone''.

Per quanto riguarda i gamberi, l'allevamento di gamberetti è generalmente causa della distruzione dell'habitat costiero, come ad esempio delle foreste di mangrovia, che costituiscono le zone di riproduzione dei pesci selvatici. Inoltre, anche i gamberetti selvatici costituiscono un problema, in quanto la loro pesca si svolge con l'utilizzo di reti a maglie molto piccole che catturano molto più di quello che dovrebbero: Si calcola che, per ogni chilo di gamberetti catturato, 3-5 kg sono catture accidentali.

© Copyright ANSA 

 
 
 

A Messina presentazione progetto Barca delle donne per Gaza

Post n°327 pubblicato il 07 Marzo 2016 da viscontina17

(ANSA) - PALERMO, 7 MAR - La coalizione internazionale "Freedom Flotilla" , impegnata dal 2010 nell'impresa di far terminare l'embargo da parte di Israele nella Striscia di Gaza dove si trova il porto della Palestina, si è incontrata a Messina nello scorso weekend, anticipando il lancio del progetto che avverrà domani, durante la giornata internazionale delle donne.

Con il lancio della "Barca delle donne per Gaza", le donne da tutto il pianeta si pongono l'obiettivo di richiamare l'attenzione sul contributo inalienabile, centrale e indomito delle donne palestinesi alla lotta in Gaza, nella Cisgiordania, all'interno della linea verde e nella diaspora.

Il viaggio della "Barca delle donne per Gaza" avrà inizio nel mediterraneo a metà settembre, si fermerà in varie porti, ed è previsto il suo arrivo a Gaza agli inizi di ottobre. (ANSA).

 
 
 

UE CHIUSA CON SUCCESSO CAMPAGNA TONNO ROSSO

Post n°326 pubblicato il 23 Febbraio 2016 da viscontina17

BRUXELLES - "Sì é chiusa con successo, in anticipo sulla scadenza del 24 giugno, la campagna di pesca per il tonno rosso nel Mediterraneo e nell'Atlantico, da parte delle grandi navi, le cosiddette tonnare". Lo ha annunciato la Commissione europea a Bruxelles.

Le 12 tonnare italiane con reti a circuizione avevano a disposizione per la campagna 2015, 1.706,78 tonnellate di pescato rispetto alla quota di 2.302,8 tonnellate conferita all'Italia. La Commissione europea ha sottolineato la propria "soddisfazione" per il fatto che "finora non sono stati rilevati problemi importanti durante la campagna, che possano indicare una pesca eccessiva o illegale di tonno rosso da parte delle imbarcazioni Ue".

Bruxelles ha precisato anche che nel corso della stagione di pesca al tonno rosso, "nessun rapporto su attività sospette è stato ricevuto dalle Ong". Ora il team di controllo della Commissione europea - insieme all'Agenzia di controllo della pesca dell'Ue (Efca) - si sta concentrando sulle operazioni di 'ingabbiamento' dei tonni per l'ingrasso in Spagna e a Malta, in stretta collaborazione con le autorità nazionali competenti".

Gli Stati membri dell'Ue interessati, hanno quindi richiamato nei porti i pescherecci con reti a circuizione dato che le loro quote sono state esaurite. Le attività di pesca sono ancora eseguite su piccola scala dai pescherecci croati, che continuano a pescare solo nell'Adriatico, ma anche per loro la campagna dovrebbe chiudersi a breve. (WEB)

 
 
 

IL MINUSCOLO SQUALO TASCA CHE SOMIGLIA A UN CAPODOGLIO

Post n°325 pubblicato il 11 Febbraio 2016 da viscontina17

Nella letteratura scientifica ha fatto la sua ricomparsa quella che sembra una rarissima specie di squalo, lunga pochi centimetri e se qualcuno ne trovasse un altro esemplare sarebbe il terzo mai visto da un essere umano al mondo. Gli scienziati della National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa) e dell’università di Tulane si sono imbattutti per caso nel secondo esemplare ed hanno pubblicato sulla rivista internazionale di tassonomia Zootaxa lo studio “First record of Mollisquama sp. (Chondrichthyes: Squaliformes: Dalatiidae) from the Gulf of Mexico, with a morphological comparison to the holotype description of Mollisquama parini Dolganov”, nel quale spiegano che il nome di questo strano squaletto non deriva dal fatto di poter stare comodamente in una tasca ma dall’apertura che ha sopra la pinna pettorale, una delle molte caratteristiche fisiologiche che i ricercatori stanno cercando di capire meglio. Non è chiaro a cosa serva esattamente questa ghiandola a tasca, ma gli scienziati, sulla base di precedenti ricerche di specie simili, pensano che lo squalo possa servirsene per rilasciare feromoni.

Il principale autore dello studio, Mark Grace, che lavora per i Noaa/Nmfs/Sefsc/Mississippi Laboratories, spiega che «Lo squalo tasca che abbiamo trovato era lungo solo 5 pollici e mezzo, ed era un maschio appena nato». Infatti aveva ancora la cicatrice ombelicale appena chiusa e Grace aggiunge. «Quando lo abbiamo scoperto abbiamo subito pensato a dove potessero essere la mamma e il papà e come siano arrivati nel Golfo. L’unico altro campione conosciuto è stato trovato molto lontano, al largo del Perù, 36 anni fa».

Anche la scoperta del secondo esemplare di squalo tasca è stata fatta in maniera singolare e non in mare, ma studiando i campioni che erano custoditi nei laboratori del NOAA a Pascagoula. Infatti, lo squaletto è stato pescato nelle profondità marine a circa 190 miglia al largo della Louisiana durante una missione Noaa Ship Pisces del 2010 per studiare l’alimentazione capodoglio e la cosa davvero singolare e impressionante è la somiglianza di questo stranissimo squalo con un capodoglio. Grace ed i suoi colleghi che facevano parte di quella missione non si erano assolutamente accorti di aver pescato qualcosa di molto raro e lo squaletto tasca è riemerso solo dopo anni dai campioni pescati nel Golfo del Messico, mentre due ricercatori dell’università di Tulane, Michael Doosey e Henry Bart, e il genetista del Noaa Ocean Service Gavin Naylor, dopo averlo individuato tra gli organismi congelati, hanno esaminato da vicino l’animale.

Si sono accorti subito che avevano di fronte qualcosa di eccezionale ed hanno prelevato un campione di tessuto che poi hanno confrontato con la fornitissima raccolta di reperti del University’s Biodiversity Research Institute dell’università di Tulane ed è così che sono stati in grado di collocare il pesce nel genere Mollisquama . Ulteriori analisi genetiche effettuate da Naylor indicano che gli squali tasca sono strettamente correlati ad altre due specie: lo zigrino (Dalatias licha) e lo squalo tagliatore (Isistius brasiliensis) e gli scienziati pensano che, come le altre specie di squali Dalatiidae, è possibile che gli squali tasca quando sono affamati possono togliere pezzi di carne dalle loro prede vive, che sarebbero rappresentate da diversi mammiferi marini, pesci e calamari di grandi dimensioni.

L’esemplare fa ora parte della Royal D. Suttkus Fish Collection del Biodiversity Research Institute dell’università di Tulane a Belle Chasse e ed i ricercatori della Noaa sperano che un suo ulteriore studio porti a molte nuove scoperte: «Già rispetto alla descrizione esemplare tassonomica 1979, nel campione sono state trovate una serie di ghiandole lungo l’addome non indicate in precedenza e Grace sottolinea: «Questo dato su un pesce insolito ed estremamente raro è emozionante, ma è anche un importante monito sul fatto che abbiamo ancora molto da imparare riguardo alle specie che popolano i nostri oceani».

Fonte: Greenreport

 
 
 

I RETTILI

Post n°324 pubblicato il 03 Febbraio 2016 da viscontina17

I rettili sono rappresentati in mare da alcune specie di tartarughe e di serpenti, ma mentre quest’ ultimi avevano gia un corpo adatto al nuoto le tartarughe hanno dovuto adattarsi nel corso dei millenni alla vita in mare. Le tartarughe marine nuotano, nonostante la loro tozza e robusta corporatura, con grande abilità grazie alle modifiche degli arti in pinne appiattite che usano come ali, tuttavia questi animali non hanno sviluppato una grande abilità natatoria poiché sono rimasti legati alla terra per la deposizione delle uova; infatti le femmine risalgono su determinate spiagge per deporre le uova in buche nella sabbia.
E’ da ricordare, inoltre, che in passato esistevano alcune specie di rettili, ormai estinte, come gli ittiosauri che avevano strutture molto simili a quelle dei moderni odontoceti.
@ (web)

 
 
 

TRA LEGNO E ACQUA RECUPERO BARCHE STORICHE

Post n°323 pubblicato il 26 Gennaio 2016 da viscontina17

Un patrimonio di tradizioni e cultura della marineria da difendere, valorizzare e continuare a promuovere anche tra gli operatori e gli appassionati della nautica e della vela di oggi. Se ne discute il 30 gennaio alla terza edizione del convegno "Tra legno ed acqua - Recupero e Valorizzazione delle imbarcazioni d'epoca e storiche" organizzato dall'Avev (Associazione Vele d'Epoca Verbano) sul Lago Maggiore presso la sede del Golf Club Varese. Tra i relatori, gli architetti Massimo Gin, uno dei massimi esperti di imbarcazioni della laguna veneta e per oltre un decennio presidente dell'Associazione Vela al Terzo; Matteo Picchio che ha progettato il restauro di barche a vela, navette, rimorchiatori d'epoca e motoryacht, e Leonardo Bortolami vincitore, con il Dragone Acanto del 1966, per il miglior restauro europeo 2015 e responsabile del cantiere di restauro dello Scottish Fisheries Museum di Edimburgo.

Guido Cavalazzi, velaio di tutti i principali consorzi di Coppa America Italiani, da Azzurra al Moro di Venezia a Luna Rossa, descriverà come si disegnano e realizzano le vele classiche in dacron per gli yacht d'epoca. Davide Gnola, dal 2005 direttore del Museo Galleggiante della Marineria di Cesenatico, racconterà la sua esperienza come presidente di un realtà museale riconosciuta come una delle più attive e innovative a livello europeo, già vincitrice nel 2013 del Grand Prix, il concorso riservato ai porti storici del Mediterraneo. (web)

 
 
 

30 GLOBICEFALI INTORNO A UNA BARCA

Post n°322 pubblicato il 21 Gennaio 2016 da viscontina17

La gita in mare di un gruppo di amici si è trasformata in un'esperienza incredibile, ieri, al largo di Varazze.
In pochi minuti intorno alla barca, a sette miglia dalla riva, è arrivato un branco di una trentina di globicefali, grossi cetacei della famiglia dei delfini dal corpo massiccio e dalla caratteristica testa arrotondata (da qui il nome della specie) che può superare i sei metri di lunghezza e le tre tonnellate di peso. Un'emozione catturata da un video girato da uno dei fortunati avvistatori: Ivano Gaino. Una prontezza che permetterà di conservare un momento unico e raro, visto che di solito questa specie si avvista ma a 20 miglia al largo.

Complice il clima mite e probabilmente il rumore delle barche che è decisamente più contenuto rispetto all'estate, ed ecco che il branco, con tanto di piccoli al seguito, ha deciso di avvicinarsi alla barca, comportamento che tuttavia non è insolito per questa specie di cetacei. «E' pazzesco, non ho mai visto una cosa del genere. Guarda il piccolo. È proprio incredibile », questi i commenti che accompagnano la danza dei cetacei, per nulla spaventati dalla barca. «E' un episodio insolito perché gli avvistamenti di questa specie non avvengono mai così vicino alla riva», commenta Luca Ferraris, vice presidente del Cima, il centro in monitoraggio ambientale. «Un fenomeno raro. Probabilmente si sono avvicinati perché c'era poco rumore e si sentivano al sicuro».WEB)

 

 
 
 

CERIANTO

Post n°321 pubblicato il 12 Gennaio 2016 da viscontina17


Il Cerianto ha il corpo vermiforme, vive in tubi membranosi che secerne egli stesso, quasi interamente sommerso nel sedimento. Solo la corona con i suoi tentacoli sporge dal sedimento e, in caso di disturbo, l'animale affonda nel tubo ritraendo la corona. Ha un’unica apertura che permette al cibo di entrare ed uscire. Il Cerianto possiede più di 200 tentacoli suddivisi in marginali e aborali. I marginali sono tentacoli lunghi disposti in 4 file esterne mentre gli aborali sono presenti al centro e sono molto più corti. Il numero di questi due tipi di tentacoli si equivalgono. Esistono diverse colorazioni: violacea, colori prevalenti bianco-bruno talvolta con fluorescenze verdastre sui tentacoli. Il colore viene influenzato dall’ambiente ove l’animale vive. (WEB)

 
 
 

ECHINOIDEI

Post n°320 pubblicato il 03 Gennaio 2016 da viscontina17

 

La classe Echinoidea comprende ricci di mare e ricci moneta. La classe si divide nelle due sottoclassi dei ricci regolari (Regularia) e irregolari (Irregularia).
Il corpo si caratterizza per la forma ellissoidale e la consistenza dura ed è formato da una teca esterna calcarea, un vero e proprio esoscheletro detto teca, dentro il quale sono contenuti gli organi interni.

I Regolari si distinguono facilmente dall’altra sottoclasse per avere nella gran parte gli aculei più robusti e sviluppati e per la forma globosa e depressa soprattutto al polo aborale, rivolto in alto.
La teca è formata da grosse piastre a stretto contatto fra loro; le sue dimensioni arrivano fino a 30 cm in qualche specie indopacifica. Il colore è molto vario ma sempre molto evidente. La teca è provvista di piccoli tubercoli visibili ad occhio nudo ai quali si articolano gli aculei; questi sono movibili attraverso una piccola muscolatura situata a livello dell’articolazione fra aculeo e tubercolo. Oltre ai tubercoli, la teca porta sulla sua superficie dei piccoli fori, che rappresentano il punto di inserzione delle pedicellarie; queste sono utilizzate negli Echinoidei per la recezione degli stimoli esterni, per la pulizia della superficie del corpo e, in alcune specie, per la difesa contro possibili predatori. In quest’ultimo e sono dotate di ghiandole del veleno (dette globifere) le quali riducono una tossina paralizzante nei confronti di piccoli pesci.
I Regolari si caratterizzano inoltre per la presenza sulla teca di cinque doppie file di podia provvisti di ventose e sono disposte lungo i meridiani dalla superficie orale a quella alberale secondo la simmetria pentamera. Le cinque file di podia definiscono nel loro insieme le aree ambulacrali o radii; le aree interposte sono gli interambulacri o interradii e, come le prime, sono formate una doppia serie meridiana di piastre. (web)

 

 
 
 

RIPRESO PER LA PRIMA VOLTA DAL DRONE IL SUPER DELFINO ZIFIO

Post n°319 pubblicato il 24 Dicembre 2015 da viscontina17

I ricercatori del Cima, il Centro internazionale in monitoraggio ambientale che ha sede al Campus universitario di Savona, hanno realizzato le prime riprese al mondo da un drone di un esemplare di zifio, un delfinone di 6 metri di lunghezza e 30 quintali di peso che vive nel Mar Ligure ma che è molto difficile da osservare perché emerge solo per pochi minuti. Priamo, questo il nome che i biologi hanno dato all’esemplare, secondo le informazioni raccolte dai ricercatori ha circa dieci anni. Il video, in cui sono ripresi anche tre capodogli, è stato realizzato nel Santuario dei Cetacei, a circa dieci miglia dalla costa di Savona. Le immagini sono state catturate grazie a un drone speciale calibrato per avvicinarsi il più possibile ai cetacei. I ricercatori del Cima, intanto, continuano studi e prove per realizzare un drone particolare che possa catturare su una spugna il soffio delle balene e poter così iniziare una mappatura genetica degli esemplari. (WEB)

 
 
 

SOLENOGASTRES

Post n°318 pubblicato il 15 Dicembre 2015 da viscontina17

Con i solenogastri continua la serie delle forme “non classiche”. Questi sono molluschi vermiformi come i precedenti. Tale convergenza evolutiva nella forma ha portato in passato, come già menzionato, a riunire in un’unica classe aberrante caudofoveati e solenogastri. Lo studio della morfologia e dell’anatomia ha permesso di riconoscerne l’identità separata.
Possono essere lunghi fino a 20 cm e presentano colorazioni molto varie, spesso fortemente appariscenti. Anche qui gioca un ruolo fondamentale il substrato sul quale essi per lo più vivono: idrozoi e antozoi i cui polipi costituiscono il cibo prediletto dei solenogatri. L’aspetto vermiforme deriva dall’attitudine a strisciare fra i rami dei celenterati. Le cellule urticanti dei celenterati passano inesplose fino all’intestino da cui vengono eliminate, grazie probabilmente ala produzione di una qualche sostanza (probabilmente una proteina) che disattiva l’apertura delle cnidocisti). Solo qualche specie si ciba di piccoli organismi bentonici.
La parte anteriore del corpo, così come nei caudofoveati, non è ancora ben definita e si riconosce soltanto per la presenza dell’apertura orale al cui interno è presente la radula. I denti che la compongono hanno forma e disposizione differenti, caratteri dipendenti dalla dieta della specie in considerazione. Non sono presenti strutture tentacolari, comunque peduncolate.
Il piede non è regredito come nei caudofoveati, ma comunque profondamente modificato rispetto al nostro prototipo. Non è altro infatti che una sorta di solco ventrale, unica parte della superficie dell’animale non coperta dal mantello, all’interno del quale si differenziano diverse pliche longitudinali attraverso le quali i solenogastri strisciano sui rami dei celenterati. Non vi sono contrazioni muscolari alla base di questo movimento; esso avviene attraverso il solo battito delle ciglia portate da cellule che rivestono le pliche.
Non esiste conchiglia, ma il mantello produce delle placche di natura aragonitica provviste di formazioni spinescenti.
La cavità palleale è fortemente regredita ed ha lasciato nel corso dell’evoluzione un residuo anteriore ed uno posteriore, che ospita gli sbocchi genitali e l’ano. Mancano anche gli ctenidi e l’assunzione dell’ossigeno avviene probabilmente per diffusione attraverso la superficie del corpo.
I solenogastri sono tutti ermafroditi contemporanei insufficienti; ciò vuol dire che un individuo ha contemporaneamente gli apparati maschile e femminile, ma non è permessa l’autofecondazione. La fecondazione delle uova è interna. Il loro sviluppo è esterno e si origina una larva planctonica detta pericalimma o stenocalimma.
Le specie mondiali conosciute di solenogastri sono circa 180 e sono ripartite in quattro ordini dai nomi impronunziabili: Pholidoskepia, Neomeniamorpha, Sterrofustia, Cavibelonia (!). Nei mari italiani sono state trovate fino a questo momento 12 specie, ma il loro numero è destinato ad aumentare visto il ritrovamento di altre forme nel resto del Mediterraneo. 
(WEB)

 
 
 

CONTROINDICAZIONI ALLA SUBACQUEA

Post n°317 pubblicato il 08 Dicembre 2015 da viscontina17

Stilare un compendio aggiornato ed esauriente delle controindicazioni all’attività subacquea è un compito assai delicato, non esistendo in questo come in altri ambiti della medicina “la malattia” ma il malato, ovvero il soggetto portatore di questa o quella sindrome o affezione.
La cautela, la prudenza e l’attenzione che molti ricercatori prestano nello studio delle modificazioni dell’organismo in situazioni di iperbarismo sono rivelate, sembra un paradosso, dalla mancanza di un registro univoco delle malattie che causano una inidoneità assoluta all’attività subacquea.
C’è da considerare che molti studi sono effettuati in ambiente iperbarico “a secco”, in camera iperbarica, e che risvolti diversi sono influenzati dalla posizione assunta in acqua (verticale a testa in su o in giù, orizzontale), dall’intensità dell’attività fisica effettuata, dal tempo di permanenza, dallo stato di forma del subacqueo. Non sempre le conclusioni cliniche o strumentali si possono applicare con certezza alle condizioni che si verificheranno realmente in acqua.
Ecco pertanto che vengono predisposte delle linee guida di cause assolute, relative, e temporanee di inidoneità alla pratica sella subacquea, ma tutte doverosamente da riesaminare in base al singolo soggetto giudicato.
Ho qui di seguito elencato le principali cause di inidoneità specifica per gli sport subacquei, suddivise in base agli organi, funzioni o apparati interessati. L’elenco è volutamente mancante dei commenti clinici, avendo reputato non indispensabile l’approfondimento in questo spazio.


@ Cardiologiche

Inidoneità assoluta

  • coartazione aortica

  • stenosi aortica congenita

  • pervietà del dotto arterioso di Botallo

  • valvulopatie, protesi valvolari (possibili fenomeni embolici, aritmie)

  • cardiopatia ischemica (nella malattia arteriosclerotica la prima manifestazione è a volte la morte improvvisa)

  • tachicardia ventricolare

  • cardiomiopatia aritmogena del ventricolo destro

  • cardiomiopatia restrittiva
  •  

 
 
 

AVVELENAMENTO DA ALIMENTI A BASE DI PESCE E MOLLUSCHI

Post n°316 pubblicato il 01 Dicembre 2015 da viscontina17

Nei paesi tropicali è necessario porre molta attenzione nel consumare pesce e frutti di mare. Accanto alle possibili infezioni trasmesse da questi cibi quando crudi o poco cotti, questi alimenti sono a rischio anche per la trasmissione di malattie non infettive ma potenzialmente gravi soprattutto per l’interessamento neurologico che le contraddistingue. La maggior parte di queste intossicazioni sono conseguenti alla presenza nelle carni di tossine prodotte da alghe marine. Le principali manifestazioni prodotte dalle tossine derivate da alghe sono:

  • la ciguatera
  • l'avvelenamento paralitico da molluschi (Paralytic Shellfish Poisoning)
  • l'avvelenamento neurotossico da molluschi (Neurotoxic Shellfish Poisoning)
  • la diarrea da molluschi (Diarrhetic Shellfish Poisoning)
  • l'avvelenamento amnesico da molluschi (Amnesic Shellfish Poisoning)
  • la tetrodossina prodotta da pesci come il pesce palla (Puffer fish)
  • l'avvelenamento pseudoallergico da sgombridi (Scombroid Fish Poisoning) causato da istamina e altre tossine presenti nelle carni di alcune specie di pesci.

Le sindromi causate da alghe tossiche sono la conseguenza della proliferazione nelle acque costiere delle alghe produttrici di tossina a seguito di eventi atmosferici naturali (es. El Niño, stagione più calda) o modificazioni ambientali causate dall'uomo (costruzione di barriere, porti) o dall'inquinamento (fosforo, nitrati); di conseguenza i pesci che si nutrono del fitoplancton accumulano nelle loro carni e nelle loro viscere la tossina. A loro volta i pesci carnivori vengono contaminati dai pesci più piccoli che entrano nella catena alimentare.
La crescita del plancton in molti casi può intorbidire l'acqua e modificarne il colore (maree rosse); si deve ricordare tuttavia che numerose specie di fitoplancton possono causare maree rosse ma soltanto poche producono tossine. Alcune intossicazioni sono maggiormente associate alla presenza delle maree rosse (l'avvelenamento neurotossico, quello paralitico e quello amnesico), mentre altre, come la ciguatera, sono sovente ritardate rispetto all'evento marino in quanto la tossina deve passare nella catena alimentare.
Non è possibile dare indicazioni assolute, ma è consigliabile non consumare alcuni tipi di pesce come il pesce palla o le murene, non mangiare interiora o la pelle dei pesci ed è prudente eliminare il brodo di cottura. E' anche consigliabile non mangiare crostacei, molluschi e pesci di scoglio in occasione di maree rosse o in zone dove siano evidenti opere di scavo o costruzione, specialmente nei mesi più caldi; occorre ricordare che molte maree rosse non sono pericolose e che talora le intossicazioni si verificano anche in assenza di queste maree. Non esistono trattamenti specifici ed in tutti i casi, anche quando i sintomi sembrano lievi, è consigliabile sottoporsi a visita medica in quanto questi casi possono essere gravi e richiedere interventi medici di tipo intensivo.(WEB)

 

 
 
 
Successivi »
 

 

ARCHIVIO MESSAGGI

 
 << Ottobre 2016 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
          1 2
3 4 5 6 7 8 9
10 11 12 13 14 15 16
17 18 19 20 21 22 23
24 25 26 27 28 29 30
31            
 
 

I MIEI LINK PREFERITI

 

       

 

AREA PERSONALE

 

ARCHIVIO MESSAGGI

 
 << Ottobre 2016 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
          1 2
3 4 5 6 7 8 9
10 11 12 13 14 15 16
17 18 19 20 21 22 23
24 25 26 27 28 29 30
31            
 
 

CERCA IN QUESTO BLOG

  Trova
 
Citazioni nei Blog Amici: 27