Creato da viscontina17 il 30/06/2012

Bisbigli d'onde

dolci richiami d'essenze

 

PESCE STAMPELLA

Post n°284 pubblicato il 23 Febbraio 2015 da viscontina17

Il pesce stampella, conosciuto anche come «squalo dalla testa a forma di rene», appartiene a una famiglia di otto squali con una simile caratteristica: la parte superiore del cranio si espande lateralmente, formando una struttura che ricorda la forma di un martello. Questa struttura ha diverse funzioni biologiche: la forma allargata e appiattita consente una maggiore spinta di galleggiamento ed efficienza idrodinamica; l'area così allargata consente, inoltre, l'espansione di sistemi sensoriali importanti per l'alimentazione. Gli occhi e le narici sono ai lati della testa; gli elettrorecettori e la linea laterale si estendono in un'area più vasta. Grazie a questi organi, questi squali possono catturare prede di grandi dimensioni. Il carattere distintivo per eccellenza è il margine della testa: è arcuato all'indietro, con un'indentatura prominente nel centro e due lobi ai lati. Le pinne pettorali sono di dimensioni ridotte, con l'estremità inferiore scura. La pinna dorsale è alta e diritta, senza incurvature. Le pinne ventrali hanno il lato posteriore diritto. La colorazione varia dal grigio chiaro al bruno, con il ventre chiaro.

Il pesce stampella si trova in acque temperate calde e tropicali, nelle aree costiere della piattaforma continentale e nelle acque adiacenti, fino ad una profondità di 300 metri. Nel Mediterraneo è piuttosto raro o occasionale. E' stato riportato al confine con l'Atlantico e Sud della Spagna, nel mare d'Alboran e Algeria. Sporadico verso il Canale di Sicilia, mai segnalato a Malta. Si può trovare nelle baie e presso gli estuari, o in branchi vicino alle pareti marine. Proprio vicino a questi muraglioni sottomarini, molti subacquei riportano di averli osservati mentre interagiscono, si danno la caccia, agitano le teste e si mordicchiano, a volte anche violentemente. Questo comportamento necessita ulteriori studi, ma può essere legato a motivi di socialità, migrazioni verso aree di alimentazione o riproduzione. Sono molto sensibili ai rumori e spesso sono infastiditi dalla presenza dei subacquei e dalle bolle prodotte dai respiratori ARA, anche se occasionalmente possono effettuare «passaggi» ravvicinati, spinti dalla curiosità. Una loro indifferenza alla presenza dei subacquei è riscontrabile solo in località molto frequentate da quest'ultimi.
Si nutrono di pesci teleostei, tra cui sardine, sgombri, gronghi, barracuda, ghiozzi e sogliole ma anche di cefalopodi, crostacei e gasteropodi. Si cibano anche di squali più piccoli e razze. Sono vivipari; le femmine, dopo una gestazione di 9 o 10 mesi, si dirigono verso basse acque costiere e danno alla luce dai 15 ai 30 piccoli, lunghi alla nascita dai 40 ai 55 cm.

Questa specie è da considerarsi in pericolo a causa dell'intensa ed indiscriminata pesca effettuata in tutto il mondo. (WEB)

 

 
 
 

I BALANI CON LA CHIMICA TROVANO CASA

Post n°283 pubblicato il 19 Febbraio 2015 da viscontina17

I balani non sono per tutta la loro vita specie sessili (attaccate ad una superficie), infatti, l’unione dei loro gameti dà origine ad una larva planctonica che vive in mare aperto. Il mistero fu risolto quando si scoprì una particolare sostanza chimica detta artropodina, questa sostanza viene prodotta dai balani adulti e funge da richiamo per le larve che seguendola trovano un luogo adatto per la loro metamorfosi e il loro insediamento. L’artropodina è solo una delle tante sostanze chimiche prodotte da animali marini che hanno svelato alcuni dei misteri del mondo marino (WEB)

 
 
 

I CELENTERATI

Post n°282 pubblicato il 11 Febbraio 2015 da viscontina17

I celenterati, a dispetto della loro semplicissima organizzazione sopracellulare, possiedono fra le più complesse strutture cellulari esistenti nel regno animale: le cnidociti (anche dette nematociti o cellule urticanti). Vale la pena quindi fare un piccolo sforzo ed entrare in questa cellula ed esaminare più da vicino questo prodotto dell’evoluzione.
Dentro le cnidociti vi sono dei piccoli organuli sferici con un diametro di soli 20 micrometri (quindi 0.020 mm), detti cnidocisti o nematocisti; all’interno di questa piccola sfera è contenuto un sottilissimo filamento cavo attorcigliato su stesso che, in certi casi, può raggiungere le dimensioni di qualche millimetro (!) e che è in diretto contatto con il liquido urticante contenuto nella capsula. All’esterno di quest’ultima è presente una sorta di ciglio (cnidociglio) che, quando sfiorato da un animale, induce un aumento di pressione all’interno della capsula la quale quindi “spara” letteralmente il filamento all’esterno. Ciò non avviene se il cnidociglio è toccato da un materiale inerte (come può essere la sabbia). In tale processo di differenziazione fra vivente e non vivente operato da queste cellule, sembra che una certa importanza risieda nel rilascio di sostanze chimiche (organiche) che qualunque animale rilascia nel proprio ambiente.
Ogni celenterato possiede queste cellule le quali si differenziano alla base dei tentacoli, poi viaggiano nella mesoglea e, infine, si posizionano nell’ectoderma. Si calcola che un singolo polipo lungo qualche millimetro sia provvisto di oltre 30.000 capsule e che ogni giorno ne consumi oltre un quarto.(WEB)

 
 
 

FORESTE SOMMERSE

Post n°281 pubblicato il 03 Febbraio 2015 da viscontina17

Un'immersione in mezzo ad una prateria di Posidonia, per la maggior parte dei subacquei, è un'esperienza da evitare. Personalmente ritengo sia invece un'immersione che vale la pena di fare, ma solo se si possiede un buon spirito di osservazione per poter gustare a pieno di tutta la vita che questo ambiente ospita. Le fanerogame costituiscono in genere delle ampie praterie, all'interno delle quali trovano riparo molte specie (un esempio per tutti il cavalluccio marino).
Costituiscono quindi un habitat molto ricco di vita.

Le fanerogame si distinguono dalle alghe in quanto presentano differenziazione in radici, fusto, foglie e fiori. Quest'ultimi sono verdi, piccoli, raggruppati in infiorescenze, di colore verdiccio.

Si tratta di piante superiori che si sono adattate alla vita subacquea. Appartengono alla classe delle Monocotiledoni e per tanto presentano foglie con nervature parallele. Spesso vengono chiamate alghe, ma la differenza con queste è abissale se si pensa alla specializzazione dei tessuti, che nelle piante a tallo manca.

Le immagini delle fanerogame riportate, eccetto per quanto riguarda la Posidonia, sono tratte dal mio algario: gli esemplari sono stati pressati e quindi essiccati, pertanto il loro aspetto è indubbiamente diverso da come appare in vivo. Tuttavia in questo modo è possibile rilevare le differenze esistenti fra le fanerogame più diffuse nel nostro mare, permettendo in tal modo il riconoscimento anche all'occhio meno esperto. (WEB)

 
 
 

SEGNALAZIONE

Post n°280 pubblicato il 02 Febbraio 2015 da viscontina17

 

Libero gentilmente risponde ma non risolve.

La gestione del mio blog diventa sempre più difficile perchè le cose non restano sempre uguali. Non sempre o tempo per capire e non sempre c'è qualcuno che mi aiuta e non ho tempo per impazzire.

Capisco che questo è uno spazio GRATIS ma dal momento che ho aperto una MAIL LIBERO e usufruisco dei SERVIZI DELLA COMUNITY mi piacerebbe avere pagine che funzionano. Penso che da quando è stata inserita la PUBBLICITA' nei post e in ogni dove sono tante le cose che non funzionano. Faccio pulizia spesso della cache. Ho chiesto aiuto tecnico ma non ho risolto nulla.                                                                                   Tanti altri utenti sono in queste stesse condizioni:                                                                               Se inseriamo un box non si carica l'immagine, non si modificano i box.

Non si possono inserire i video e quando va bene se si riesce ad inserire. Se inseriamo un post non si carica l'immagine, non si modificano i box, un box video salta tutto il post nemmeno i WIZARD messi a disposizione dal blog della comunita di Libero AIUTO servono a qualcosa. Se riesco dei copia incolla il BOX occupa tutta la pagina e non riesco a modificare. Se cambio TEMPLATE salta tutto e il blog torna alle impostazioni primarie.

Non leggo quasi più le NEW, ne gli avvisi in E. mail. Il sistema è spesso in sovraccarico e non posso gestire la mia posta o il mio blog....è pure impossibile un messaggio plurimo dallo spazio Amici, non risponde.        PER FAVORE, LIBERO, prova a rispondere a noi tutti, ma con un messaggio chiarificatore e non precompilato con appri e chiudi pratica...

GRAZIE!        Vostro utente viscontina17

 

 

 
 
 

CICALA DI MARE

Post n°279 pubblicato il 01 Febbraio 2015 da viscontina17

I crostacei appartenenti all’ordine stomatopodi sono conosciuti come cicale o canocchie, o gamberi-mantide. Hanno addome molto allungato, e di solito scavano tane a U nella sabbia dove molte specie vivono in coppia. Le chele sono ripiegate un po’ come quelle della mantide religiosa, e sono armi formidabili di offesa e di difesa. Alcune specie hanno zampe a clava, che vengono proiettate verso la preda (o l’aggressore) con uno dei movimenti più veloci conosciuti nel regno animale. L’impatto prodotto è equivalente a quello di un proiettile calibro 22! Altre specie hanno arti raptatori irti di spine, capaci di immobilizzare un pesce al volo. Corredo indispensabile a queste armi è un sistema visivo sofisticatissimo. Ogni occhio composto della cicala, dalla tipica forma oblunga, ha due zone di massima acuità visiva: in pratica un solo occhio è già equipaggiato per valutare la distanze e la velocità della preda in modo precisissimo(WEB)

 
 
 

IL PARADISO DEI SUB A DUE COLPI DI PINNA DA CASA NOSTRA

Post n°278 pubblicato il 27 Gennaio 2015 da viscontina17

Non è necessario immergersi in mari esotici anche il Mediterraneo offre bellezze sommerse
Molti subacquei si spostano di migliaia di chilometri per immergersi nei mari esotici e, purtroppo, non conoscono le bellezze sommerse dei nostri mari.
Sono facili da raggiungere, caratterizzate da modeste profondità e quindi alla portata di tutti i possessori del brevetto base «Open Water» o una stella CMAS o 1° grado. Per la verità il Mediterraneo offre il meglio di sé da aprile a settembre, massimo ottobre, poi le condizioni meteo non favoriscono le immersioni. Ma nei mesi buoni ci si può veramente divertire a costi contenuti e a due… colpi di pinna da casa.
La palestra sub di Arenzano
Una prima sorprendente scoperta la troviamo già nei fondali di Arenzano, a 20 km da Genova, dove da qualche anno è in attività la prima palestra subacquea d’Italia, una delle poche strutture di questo tipo esistenti nel mondo. La palestra, già ribattezzata Palestra biologica, sta attirando centinaia di subacquei e si sta popolando di pesci e di molteplici forme di vita.
La palestra è formata da una trentina di strutture in calcestruzzo di forme e dimensioni diverse: a prisma, a cilindro e a parallelepipedo, altezza massima tre metri, posizionate sul fondale misto a sabbia e praterie di posidonie alla profondità di 18 metri. Uno spettacolare percorso sommerso, molto interessante anche per gli appassionati di fotografia e video subacqueo. Per immergersi e info www.techdive.it
La tonnarella di Camogli
Spostandoci di pochi chilometri verso est troviamo un originalissimo sito d’immersione che,senza correre rischi di sorta, può offrire straordinarie cariche di adrenalina e per i fotografi subacquei e gli appassionati di video sub, eccezionali spunti per immagini irripetibili. Il luogo, sconosciuto ai più, è la Tonnarella della Cooperativa dei Pescatori di Camogli. Grazie a un accordo con un Diving Center di Camogli è possibile immergersi proprio all’interno della tonnara e nuotare in mezzo a vari tipi di pesci. La tonnara, lunga quasi 350 metri, è posizionata stabilmente a ridosso di Punta Chiappa lungo il lato di ponente del Promontorio di Portofino e proprio nella «zona C» dell’Area Marina Protetta. L’imbarco dei sub avviene dal porto di Camogli di mattino presto . Il Rais o capo barca, se le condizioni lo consentono, autorizza l’entrata nella tonnara della guida sub che verifica la presenza delle specie ittiche all’interno delle reti e, se non ci sono problemi di sicurezza,fa entrare anche gli altri subacquei. Si possono avvicinare tonni e tonnetti, ricciole, pesci luna, sgombri, pesci san Pietro.
L’Amp di Portofino
A poche centinaia di metri verso sud, a Punta Chiappa inizia la zona B dell’AMP di Portofino che si estende fino alla punta del Faro. È la più bella, interessante, varia e comoda area d’immersione delle nostre coste. Ci sono più di venti punti diversi d’immersione, quasi tutti fruibili da sub con brevetto di primo grado. Praticamente in qualsiasi punto si possono incontrare moltissime specie ittiche compresi: barracuda in grandi branchi, saraghi (maggiori, fasciati e pizzuti) orate, dentici , cernie, splendide corvine, labridi, anthias, gronghi, murene, e poi gorgonie rosse, gialle e bianche, lo splendido corallo rosso in ottima salute e anche a soli 18 – 20 metri, cerianthus e una miriade di policromi nudibranchi. (WEB)

                   

 
 
 

SCOPERTA UNA NUOVA SPECIE DI CORALLO

Post n°277 pubblicato il 20 Gennaio 2015 da viscontina17

Un team internazionale di ricercatori guidato dalla biologa Francesca Benzoni, del dipartimento di biotecnologie e bioscienze dell’università di Milano-Bicocca, ha scoperto nelle isole Gambier (nella Polinesia Francese) una “nuova” specie di corallo delle acque poco profonde.

Il nuovo corallo viene descritto dalla Benzoni nella ricerca “Echinophyllia tarae sp. n. (Cnidaria, Anthozoa, Scleractinia), a new reef coral species from the Gambier Islands, French Polynesia”, pubblicata su ZooKeys, dopo aver partecipato ad una spedizione a bordo della nave di ricerca Tara nelle remote e poco studiate isole Gambier, esplorate nel 2011dalla spedizione internazionale Tara Oceans. Gli Scleractinia, chiamati anche coralli duri, sono animali marini antichi e strutturalmente semplici, che hanno la capacità di formare scheletri duri e sono essenziali per la formazione delle barriere coralline.

La nuova specie prende il nome proprio dalla nave Tara, che ha permesso di esplorare le barriere coralline delle Gambier. Inoltre, “tara” in polinesiano significa anche oggetto appuntito, spinoso, un nome che si applica bene alla nuove specie dotata di strutture scheletriche appuntite. Tara è anche il nome di una dea del mare polinesiana.

Francesca Benzoni, una biologa marina specializzata in barriere coralline, ha spiegato in un’intervista all’Intergovernmental Oceanographic Commission dell’Unesco, L’Echinophyllia tarae, la nuova specie di coralli di recente pubblicazione, sono uno dei costruttori del reef. Quindi, si unisce alle altre circa 600 specie di corallo conosciute che contribuiscono alla formazione e alla crescita dell’ecosistema della barriera corallina. E’ stato scoperto nelle isole Gambier, nella Polinesia Francese, un gruppo remoto di isole circondate da diverse barriere coralline, ma poco studiati. La scoperta e la descrizione di una nuova specie di organismi marini non è, di per sé, un evento raro. Tuttavia, da un lato, gli specialisti in tassonomia sono in un gruppo di scienziati via di estinzione nel mondo. E, d’altra parte, alcuni gruppi di invertebrati marini rappresentano ancora miniere di biodiversità parzialmente esplorate. Ciò che colpisce nella scoperta di questa specie è che i coralli sono stati intensamente studiati da un gran numero di scienziati negli ultimi decenni a causa delle minacce globali e locali alle quali sono attualmente, e sempre più, esposti. Inoltre, l’Echinophyllia tarae non è né piccolo né raro nel Gambier ed i suoi colori vivaci lo rendono facilmente rilevabile sott’acqua. Così, la sua descrizione ci ricorda che la diversità dei coralli non è ancora del tutto scoperta e che le spedizioni scientifiche come Tara Oceans, portando specialisti per località remote, sono ancora di grande valore per la scienza marina». (WEB)

                           

 
 
 

SCOPERTO IL DELFINO BLU,MA E' GIA'A RISCHIO ESTINZIONE

Post n°276 pubblicato il 14 Gennaio 2015 da viscontina17

Un compatto gruppo di ricercatori ha fatto una scoperta eccezionale: una nuova specie di delfino fluviale è stata individuata in Sudamerica, nel Brasile Orientale e al di fuori del bacino del Rio delle Amazzoni. Il team brasiliano-britannico è composto da Tomas Hrbek, Nicole Dutra, Waleska Gravena, Izeni Pires Farias dell’universidade Federal do Amazonas (Unfa), Vera Maria Ferreira da Silva dell’Instituto Nacional de Pesquisas da Amazônia (Ipa) e il britannico Anthony R. Martin dell’University of Dundee. Insieme, descrivono il magnifico animale scoperto nello studio “A New Species of River Dolphin from Brazil or: How Little Do We Know Our Biodiversity”, pubblicato su PlosOne.
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I ricercatori scrivono che esiste «una forte evidenza che gli individui di Inia del fiume Araguaia rappresentano un gruppo biologico distinto da I. geoffrensis e I. boliviensis . Essi formano anche un lignaggio con una traiettoria evolutiva indipendente da I. geoffrensis e I. bolivensis fin dal primo Pleistocene. Inoltre, esistono differenze morfologiche, seppur sottili, tra gli esemplari di Inia del fiume Araguaia e individui di I. geoffrensis e I. boliviensis . Perciò riconosciamo e designiamo la popolazione di Inia che vive nel fiume Araguaia come una nuova specie». Rispetto agli altri delfini di fiume, quello dell’Araguaia ha meno denti, una scatola cranica più ampia ed è un po’ più piccolo ed una colorazione bluastra che lo fa chiamare anche Boto Blu. Ma per distinguere veramente la specie, i ricercatori hanno dovuto ricorrere ad un’analisi genetica mitocondriale.

Il team di ricerca, dopo averlo battezzato questo delfino blu con il nome scientifico di Inia araguaiaensis, propone anche due nomi comuni: “Boto dell’Araguaia” e “Boto Araguaiano”, boto è il nome comune regionale e internazionale delle specie di Inia e Araguaia è il nome del fiume e del bacino fluviale che sono l’areale della “nuova” questa specie. Il principale autore dello studio, Tomas Hrbek dell’Unfa, da detto che la “nuova specie «E’ molto simile alle altre. E’ è un grande mammifero ed è stato qualcosa di molto inaspettato, è una zona dove la gente li vede sempre. Il fatto è che nessuno sapeva cosa erano davvero. È molto emozionante». (web)

                            

 
 
 

CRINOIDE

Post n°275 pubblicato il 08 Gennaio 2015 da viscontina17


I crinoidei sono noti comunemente come gigli di mare. Il loro corpo è organizzato in peduncolo e corona (isocrinidi) oppure soltanto la corona (comatulidi). Il peduncolo, usato per ancorarsi al fondale, porta i cirri, utilizzati nel movimento; tali forme sono di acque profonde. Nei comatulidi i cirri si attaccano direttamente alla corona. Questa porta lateralmente le braccia; queste sono molto ramificate fino al punto che, in alcune specie tropicali, se ne contano 200. Sono animali sospensivori, si nutrono cioè di materiale organico presente lungo la colonna d’acqua. Il cibo è catturato tramite una rete di muco portata dalle braccia che, quando questa è satura, viene mangiata. Sono animali a sessi separati. Se ne conoscono circa 600 specie di cui solo quattro specie sono presenti nei mari italiani (tutti comatulidi); la più comune è Antedon mediterranea.(WEB) 

 
 
 

LO SQUALO BIANCO VIVE FINO A 70 ANNI

Post n°274 pubblicato il 01 Gennaio 2015 da viscontina17

Rivoluzionario sistema di datazione che utilizza il carbonio radioattivo dei test atomici degli anni Cinquanta-Sessanta.
Il terrore dei mari, il grande squalo bianco, ai vertici della classifica tra i predatori degli oceani del mondo, vive tre volte di più di quanto si pensasse . Lo ha appurato un nuovo studio condotto con il metodo del radiocarbonio dalla Woods Hole Oceanographic Institution (Whoi). Le analisi condotte sulle vertebre di quattro maschi e quattro femmine di squalo bianco dell’oceano Atlantico nord-occidentale, hanno fissato un’età di 73 anni per il maschio più grande (5,26 metri di lunghezza) e di 40 anni per la femmina più grande (4,96 metri). In studi precedenti, che prendevano in considerazione la deposizione annua delle bande di crescita delle vertebre, i più antichi individui di squalo bianco, presenti nell’oceano Pacifico sud-occidentale, davano un’età età di 23 anni.
UNA SPECIE VULNERABILE - «I nostri risultati estendono drasticamente la longevità degli squali bianchi rispetto agli studi precedenti», ha detto Li Ling Hamady, primo autore dello studio pubblicato su PlosOne. «Comprendere la longevità della specie, il suo tasso di crescita, l’età della maturità sessuale e le differenze di crescita tra i maschi e le femmine, sono aspetti particolarmente importanti per attuare le misure di conservazione di questa specie fortemente vulnerabile e una sua gestione sostenibile».
L’ETÀ DEI PESCI - La determinazione dell’età nei pesci si basa principalmente sull’analisi degli incrementi di crescita nei tessuti mineralizzati, come gli otoliti (ossa dell’orecchio), le vertebre e i raggi delle pinne. Questi si sviluppano per tutta la vita di un pesce, con l’aggiunta di anelli annuali, simili agli anelli di crescita degli alberi. Ma stime dell’età basate su questo metodo possono essere difficili per gli squali bianchi. Gli strati di tessuto possono essere stretti e meno distinti che in altre specie, e le bande non necessariamente significano una crescita annuale.
IL TIMBRO NUCLEARE- Nel nuovo studio, invece, i ricercatori hanno utilizzato il radiocarbonio prodotto durante i test nucleari degli anni Cinquanta-Sessanta incorporato nei tessuti degli organismi marini viventi in quel periodo. L’aumento del radiocarbonio ha dato ai ricercatori un punto specifico nel tempo individuato negli strati delle vertebre, che può essere utilizzato come un «timbro temporale» per contribuire a determinare l’età dell’animale. «La nuova metodologia ha fornito prove inconfutabili della longevità dello squalo bianco»,conclude Hamady, «che era invece impossibile verificare utilizzando metodi di stima dell’età tradizionali». E con la nuova stima che porta la durata della vita a 70 anni o più, gli squali bianchi possono essere considerati tra le più longeve specie di pesci cartilaginei.(web)

 
 
 

VERMOCANE

Post n°273 pubblicato il 27 Dicembre 2014 da viscontina17

Come quella dei vermi questa categoria è priva di valore scientifico. Con vermi erranti indichiamo tutti quegli organismi che comunemente vengono chiamati vermi e che sono vagili, liberamente mobili, quindi opposti a quelle specie fisse al substrato o che vivono in tubi sotterrati nel sedimento. Vivono in tutti i mari del globo, comprendono molti phyla, classi e ordini diversi, hanno alimentazione e forme molto varie ma sono tutti accomunati da un corpo molle, capace di contrarsi e privo di arti veri e propri. La riproduzione è in prevalenza sessuata ma non mancano i casi ermafroditismo.  (WEB)

                       

 
 
 

CHROMODORIS KUNIEI

Post n°272 pubblicato il 22 Dicembre 2014 da viscontina17

 
   

Dopo gli Artropodi, sono il phylum più ricco di specie del Regno Animale. Alla scienza ne sono note circa 130,000 specie, diffuse in tutta la biosfera (dalle profondità abissali degli oceani fino alle montagne). Il corpo è costituito da capo (con la bocca e spesso tentacoli ed altri tipi di appendici) e tronco che porta inferiormente il piede. Questo è un organo muscolare utilizzato per la locomozione. L'elemento che, più di ogni altro, caratterizza il gruppo è la radula, una struttura a forma di grattugia collocata nella bocca ed utilizzata per asportare dal substrato il cibo (sia esso alghe o resti animali). Il tessuto più esterno del corpo è il mantello, che ha la funzione di produrre gli elementi calcarei dei molluschi, dei quali il più noto è la conchiglia. Si dividono in 8 classi: caudofoveati, solenogastri, poliplacofori, monoplacofori, gasteropodi, cefalopodi, bivalvi, scafopodi. Lo sviluppo è inizialmente larvale; la larva può essere immediatamente libera, oppure sono prodotte uova organizzate in masse ovigere o nidamenti, con una struttura spesso complessa. La larva subisce un processo di metamorfosi per trasformarsi nella forma adulta. [ web)

                               

 
 
 

TRINA DI MARE

Post n°271 pubblicato il 18 Dicembre 2014 da viscontina17

Letteralmente "animali-muschio", si tratta di organismi coloniali bentonici di forma incrostante oppure eretta e ramificata, che si presentano spesso come minuscoli "coralli". I Briozoi sono organismi coloniali sessili che appartengono al gruppo dei Lofoforati, dal nome dell'organo sviluppato per la cattura del cibo, detto "lofoforo". Il lofoforo è una sorta di imbuto che circonda la bocca e porta molti tentacoli ciliati. Le ciglia spingono una corrente d'acqua, permettendo di raccogliere minuscoli pezzi di cibo filtrando l'acqua. I lofofori sono trasparenti e, se estroflessi, formano un alone biancastro ondeggiante attorno all’asse della colonia. Spesso di dimensioni insignificanti, talvolta le colonie fortemente calcificate (e.g. Pentapora fascialis – briozoi a corna d’alce) possono raggiungere quasi un metro di diametro. I Briozoi sono organismi che si possono facilmente trovare nell'ambiente marino: vivono in attaccati al fondo roccioso, sulle fronde delle alghe o sopra le foglie di Posidonia, su substrati artificiali sommersi, e perfino dentro piccole cavità nel substrato. Nel Mediterraneo sono conosciute oltre 400 (WEB)                  

 
 
 

UE PROGETTO LOTTA CANCRO CON RISORSE MARINE

Post n°270 pubblicato il 14 Dicembre 2014 da viscontina17

BRUXELLES, 11 giugno - Dalle profondita' dell'oceano giunge un aiuto alla lotta contro il cancro. La Commissione Ue ha oggi annunciato il sostegno finanziario ad un progetto di ricerca sui trattamenti anti-cancro a partire da sostanze chimiche ottenute da piccoli animali marini che abitano nei fondali dei mari.
Tali sostanze hanno dato risultati promettenti nella lotta contro i sarcomi, un tipo di tumore che ogni anno uccide circa 3.900 persone in Europa, ha sottolineato Bruxelles, ricordando che i risultati della ricerca - promossa da studiosi francesi, spagnoli e olandesi - verranno pubblicati sul giornale scientifico 'Marine Drugs'.
E' da tempo dimostrato che alcuni tipi di alghe e animali marini possono contribuire alla lotta contro il cancro, ha ricordato una nota della Commissione Ue.
La ricerca promossa da Bruxelles utilizza agenti chimici estratti dall'Ecteinascidia turbinata, un minuscolo animale del Mare dei Caraibi, dal quale sono stati estratti diversi principi attivi; quello che sembra avere una significativa attivita' antitumorale - precisa la Commissione Ue - si chiama ET-743.
''Si tratta di un importante sviluppo nella ricerca medica per il trattamento di alcuni tumori'', ha commentato il commissario Ue alla ricerca, Philippe Busquin, ricordando che circa 750 mila persone muoiono ogni anno di cancro.
Attualmente le sessioni di chemioterapia riescono a far diminuire la dimensione dei sarcomi, anche se una cura definitiva non e' ancora stata scoperta, mentre l'utilizzo dell'ET-743 rappresenta una promettente novita' ed ha una potenzialita' rilevante.
L'Ue prevede di investire fino a 400 milioni di euro nel progetto per un periodo di quattro anni, ma - sottolinea Busquin - per il successo della ricerca e' fondamentale che le agenzie europee del settore lavorino in stretto contatto.
L'appello di Bruxelles punta insomma ad una ''minor frammentazione della ricerca nella lotta al cancro'', oltre che al coinvolgimento delle compagnie private per il finanziamento del settore.
Nella ricerca, che si svolge in 24 centri specializzati di sette paesi dell'Ue, sono coinvolti 167 pazienti. (ANSA)(web)

 
 
 

SULL'ORIZZONTE DEL MARE

Post n°269 pubblicato il 07 Dicembre 2014 da viscontina17

Sull'orizzonte del mare ti aspetterò
oltre le brumose sponde della realtà.
Fiabe di alghe e coralli racconterò
se tu verrai
verrai da me
sull'orizzonte del mare.

Dietro le fronde dei salici la verità
scritta sulla grigia cenere dei sogni miei
ma che lontano il vento disperderà
se tu verrai
verrai da me
sull'orizzonte del mare.

Come onde di tristezza le canzoni mie
viaggeranno verso spiagge irraggiungibili
sotto un cielo di ricordi e notti di follia
senza di te
sull'orizzonte del mare.

Sull'orizzonte del mare ti aspetterò
contando le stagioni di nostalgia
che questa brezza leggera porterà via
se tu verrai
verrai da me
sull'orizzonte del mare.

(MICHELE COLLATINA)

 
 
 

CAMBIAMENTI CLIMATICI ED EVOLUZIONE DEL PLANCTON

Post n°268 pubblicato il 01 Dicembre 2014 da viscontina17

La capacità del fitoplancton di adattarsi ai cambiamenti dell'ambiente marino causati dal riscaldamento globale è superiore al previsto. L'elevata flessibilità evolutiva di questi organismi è stata dimostrata da un gruppo di biologi del centro di ricerche oceanografiche GEOMAR, emanazione della Helmholtz Gesellschaft, che firmano un articolo su “Nature Climate Change”.

Il fitoplancton è la base della catena alimentare marina, è all'origine di circa la metà della produzione primaria globale di biomassa e ha un ruolo importante nei cicli biogeochimici della Terra. Dato che il riscaldamento dei mari può influire direttamente sulla fisiologia del fitoplancton e sulla sua produttività e alterare gli equilibri ecologici attraverso un'alterazione del livello di acidità degli oceani o una riduzione della disponibilità di nutrienti per gli anelli superiori della catena alimentare marina.
Thorsten Reusch e colleghi hanno il coocolitiforo Emiliania huxleyi, la singola specie di fitoplancton più importante a livello globale per il suo impatto sul ciclo del carbonio. In un esperimento durato un anno, ne hanno studiato l'evoluzione nel corso di 460 generazioni, sottoponendo i campioni – prelevati dalle acque al largo di Bergen, in Norvegia, che hanno una temperatura media di 10 °C - a condizioni ambientali variabili. In particolare, i ricercatori hanno testato i campioni in tre differenti concentrazioni di CO2 disciolta nelle acque e a due temperature,15 °C e Celsius e 26.3 °C, riproducendo cioè possibili scenari futuri, anche estremi.

In queste condizioni Emiliania huxleyi si è evoluta riducendo le proprie dimensioni, per cui ogni cellula aveva un contenuto più basso di carbonio. Tuttavia, le cellule adattate a una temperatura più
alta hanno mostrato un miglior rapporto di produzione di biomassa, con un aumento del 52 per cento del carbonio organico e del 101 per cento di quello inorganico. Considerato l'aumento dei tassi di crescita di queste popolazioni alle temperature più elevate, i ricercatori hanno calcolato che la biomassa complessiva di quel fitoplancton si attesta su valori analoghi a quelli attuali.

Nel modellare gli scenari climatici futuri, osservano Reusch e colleghi, bisognerebbe quindi tenere conto anche dei processi di evoluzione, dato che i fenomeno di adattamento possono modificare la risposta dell'ambiente in modo diverso dalle previsioni. (WEB)

 
 
 

GRANCHIO PELOSO

Post n°267 pubblicato il 27 Novembre 2014 da viscontina17

Al tipo dei Crostacei appartengono quasi 40.000 specie viventi, quasi tutte marine, diffuse a tutte le latitudini e a tutte le profondità. Il tipo è caratterizzato da una corazza rigida che ricopre e protegge il corpo (detta cuticola), e da un numero variabile di zampe articolate mobilissime. Le zampe possono essere modificate in chele, utili per afferrare e manipolare oggetti. Altre appendici, variamente modificate, servono come organi di senso (antenne), per la respirazione, per l’incubazione delle uova. Le appendici sono tutte corazzate, e i muscoli le muovono agendo dall’interno della cuticola, secondo una logica opposta a quella dei vertebrati (muscoli all’esterno delle ossa). La cuticola rigida dà protezione e sostegno. Quando si fa stretta, il crostaceo la rompe e ne esce con una corazza nuova, ancora molle e flessibile, che distende assorbendo liquidi. Questo processo è chiamato muta. L’occhio dei crostacei è un occhio composto, simile a quello degli insetti, costituito da migliaia di ommatidi, molto efficace soprattutto nel percepire il movimento di prede o predatori. L’alimentazione è varia, predatori, erbivori, spazzini, filtratori. Molte specie sono onnivore. (WEB)

 
 
 

LA NOTTE DEI CORALLI

Post n°266 pubblicato il 23 Novembre 2014 da viscontina17

 

Alle prime tenui luci dell'alba la superficie del mare appare ricoperta da una mucillagine multicolore paragonabile ad una nevicata dal basso verso l'alto: è il mattino che segue ad un'altra "notte dei coralli", fenomeno che si ripete puntualmente ogni anno da secoli e che una leggenda giapponese vuole sia l'esternazione della fecondità delle dee del mare.
I coralli furono anche definiti come "inventive producers", per evidenziare che questi organismi possono riprodursi sia in forma sessuale che asessuale;
Il primo sistema di riproduzione, spesso, la colonia presenta i caratteri tipici dell'ermafroditismo con la produzione di sperma ed uovo da parte dello stesso polipo, o di polipi diversi, oppure può alternare i caratteri maschili e femminili, mentre sono rari i casi delle specie con i due sessi separati e distinti.
La maturazione delle cellule sessuali femminili dura circa sei mesi, seguita dopo altri due dalle maschili e, dopo questa fase, uova e spermatozoi vengono emessi sotto forma di agglomerati dalle forme più varie ed evanescenti.
La loro emissione contemporanea e necessariamente sincronizzata, studiata soltanto dal 1982, ha accertato che è strettamente legata al clima ed alle fasi lunari avvenendo esclusivamente di notte, poco dopo il tramonto, qualche giorno dopo il plenilunio ed a primavera inoltrata quando le acque tendono progressivamente a riscaldarsi.

L'incontro tra le due cellule della stessa specie è guidato da fattori chimici, e dopo la fecondazione dell'uovo, inizia lo sviluppo embrionale che porta nel giro di qualche ora alla formazione di una larva, detta planula, la cui lunghezza varia tra 0,5 e 2,5 mm. Questa, influenzata dalla luce, si porta verso la superficie e, trasportata dalle correnti, vaga per giorni, settimane od anche mesi a seconda delle specie di appartenenza, agevolata nel galleggiamento da una riserva lipidica.
Quelle originatesi per fecondazione interna già al momento della loro espulsione contengono le zooxantelle (le alghe unicellulari essenziali per il loro mantenimento in vita) mentre altre, formatesi all'esterno, ne sono prive e le dovranno assumere dall'ambiente circostante durante la loro fase di crescita.
Queste alghe si ammassano a milioni all'interno di ogni singolo polipo costituendo a volte anche il 50% della sua massa totale, e ricambiano l'ospitalità del polipo eliminandogli i prodotti di rifiuto e rifornendolo di ossigeno ottenuto sfruttando l'anidride carbonica prodotta dalla respirazione.
Le madrepore quindi sono costrette, per poter sopravvivere, a colonizzare solo quelle parti di fondale più luminoso dal momento che le alghe svolgono la funzione clorofilliana solo in presenza della luce solare,motivo per il quale è molto difficile trovare coralli a profondità superiori ai 60 m.

Al termine della loro vita pelagica le larve, sopravvissute alla predazione da parte degli altri animali marini, in seguito ad un fenomeno di fototropismo negativo si spostano verso il fondo aderendovi. Subito dopo essersi insediate possono, a volte, spostarsi se il posto risulta loro inadatto per una cattiva illuminazione o l'eccessiva presenza di colonie della stessa specie.(Raffaele Minasi)



 

 
 
 

IN CONTINUO AUMENTO IL MERCURIO NEGLI OCEANI

Post n°265 pubblicato il 18 Novembre 2014 da viscontina17

 

Sarebbero da circa 60.000 a 80.000 le tonnellate di mercurio presenti negli oceani in seguito all'inquinamento dovuto alle attività umane. Inoltre, a partire dalla Rivoluzione industriale, la concentrazione di mercurio nelle acque oceaniche a profondità inferiore ai 100 metri è triplicata, mentre nell'oceano nel suo complesso l'aumento rispetto ai livelli di mercurio preindustriali è stato di circa il 10 per cento.

Sono queste le stime avanzate da un gruppo di ricercatori della Woods Hole Oceanographic Institution (WHOI), della Wright State University, del Laboratorio di geoscienze ambientali dell'Université Paul-Sabatier a Tolosa e del Royal Netherlands Institute for Sea Research a Den Burg, nei Paesi Bassi, che firmano un articolo su “Nature”.
"Considerati gli aumenti che abbiamo osservato nel recente passato, i prossimi 50 anni potremmo assistere a un incremento pari alla stessa quantità registrata negli scorsi 150 anni ", ha detto Carl H. Lamborg, primo firmatario dell'articolo. "Il problema è che non sappiamo che cosa significhi tutto questo per i pesci e i mammiferi marini. Probabilmente alcuni pesci contengono almeno tre volte più mercurio di 150 anni fa, ma potrebbe essere di più. Comunque ora abbiamo alcuni numeri chiari su cui basare il lavoro futuro."

Il mercurio è un metallo tossico che si accumula negli organismi acquatici e le cui emissioni nell'ambiente sono notevolmente aumentate a causa di attività quali l'estrazione e la combustione di combustibili fossili. Tuttavia finora era stato problematico distinguere nel mercurio rilevato nelle acque il contributo di questa componente da quello proveniente da fonti naturali.
I ricercatori hanno analizzato i dati ottenuti nel corso di 12 spedizioni di campionamento delle acque nei mari di tutto il mondo effettuate negli ultimi 8 anni, prendendo in considerazione non solo i livelli di mercurio, ma anche quelli dell'anidride carbonica disciolta nelle acque, e dei fosfati (e in particolare il fosfato di mercurio): queste ultime sostanze sono molto più studiate del mercurio ma nelle acque si comportano più o meno nello stesso modo. Grazie anche alla rilevazione di una significativa differenza nei livelli di mercurio rilevati nelle acque profonde dell'oceano Atlantico settentrionale e meridionale, molto meno inquinate, i ricercatori hanno potuto sviluppare un modello che ha condotto alle stime riportate in precedenza. (web)

 

 
 
 
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