Creato da viscontina17 il 30/06/2012

Bisbigli d'onde

dolci richiami d'essenze

 

GOBLIN SQUALO DELLA PREISTORIA

Post n°296 pubblicato il 29 Maggio 2015 da viscontina17

Uno squalo Goblin è stato catturato da un pescatore lo scorso gennaio al largo della località di Eden e ora consegnato all’Australian Museum di Sydney. Questa rara specie di squalo preistorico è soprannominata «l’Alien degli abissi» perchè, nell’attaccare la sua preda, le mascelle retrattili si protendono fino ad assomigliare a una seconda testa.

L’animale vive nelle acque profonde degli oceani Pacifico, Atlantico e Indiano, ha un enorme naso piatto, rosa, il corpo flaccido, i denti a forma di chiodo e misura circa 3-4 metri di lunghezza. Anche se poco si sa su questo squalo, il cui nome scientifico è Mitsukurina owstoni, è considerato un fossile vivente, che risale a circa 125 milioni di anni fa.Visualizza la video sul sito ilsecoloxix.it(WEB)

 
 
 

L'IDEA DEL LEONE MARINO PER FUGGIRE DALL'ORCA

Post n°295 pubblicato il 22 Maggio 2015 da viscontina17

La caccia dell’orca al leone marino è un momento drammatico, dove la preda cerca di salvarsi dal predatore. In questo caso il leone marino, fisicamente in difetto rispetto all’orca, usa l’intelligenza “tuffandosi” nella rete a strascico di una barca in movimento prendendosi” un passaggio” che sembra risultare fondamentale per sopravvivere.(WEB)

 

 
 
 

LA REGINA DELLE BELUGA

Post n°294 pubblicato il 14 Maggio 2015 da viscontina17

Ha sfidato le rigide temperature immergendosi nuda per un 'corpo a corpo' con le balene bianche. Protagonista dell'impresa è Natalia Avseenko, esperta sub russa di 36 anni che si è tuffata nelle acque a -1 C° abitate dalle beluga (delphinapterus leucas) e ha stabilito con gli animali un contatto fisico diretto, senza alcun materiale artificiale addosso, come la muta. Nelle immagini Matrena and Nilma sembrano gradire l'incontro con Natalia, con la quale scambiano alcune 'coccole'. L'esperta è riuscita ad avvicinare i due esemplari di beluga grazie alle tecniche di respirazione yoga che le hanno permesso di sostenere lunghe apnee. L'esperimento è avvenuto nell''oblast' di Murmansk, regione nel lontano nord-ovest della Russia sulla riva del Mar Bianco, vicino al circolo Artico, ramo del Utrish Dophinarium dove i mammiferi marini vengono intercettati e 'domati' dagli istruttori prima di essere trasferiti negli acquari.
 (WEB)

 
 
 

MUTO COME UN PESCE

Post n°293 pubblicato il 09 Maggio 2015 da viscontina17

L'ambiente acquatico non è un mondo silenzioso come si crede, se proviamo ad ascoltare il mare quando abbiamo la testa sott'acqua sentiremmo un crepitio continuo di fondo e tanti altri rumori. In mare i suoni sono di origine climatica, di origine antropica e di origine biologica.

  
 

Le sorgenti di origine biologica sono numerosissime, sono sicuramente noti i suoni dei cetacei, ma pochi sanno che anche crostacei e pesci possono essere molto rumorosi.

Il verso o il rumore prodotto da un animale è definito "suono" quando è intenzionale e comunicartivo, mentre tutte le produzioni sonore derivanti da casualità o da attività proprie dell'organismo sono definite "rumore".

La comunicazione acustica si è sviluppata in acqua perché è la più rapida e la più efficace in molte situazioni in cui invece quella per esempio visiva non lo sarebbe. La maggiore densità dell'acqua velocizza e facilita la propagazione delle onde sonore (circa 1500 m/s) che possono in ogni caso superare la torpidità dell'acqua o il buio dato dalla profondità e dalla notte. Inoltre per gli organismi marini le onde acustiche sono segnali direzionali facilmente individuabili.

Qualcuno potrebbe obiettare che noi umani sott'acqua in realtà non percepiamo la direzione dalla quale arrivano i suoni. Questo è vero in quanto il nostro orecchio è adattato a percepire i suoni in aria dove viaggiano 5 volte più lenti e quindi il nostro cervello riesce a distinguere se i suoni arrivano prima all'orecchio destro e poi al sinistro o viceversa. Sott'acqua, invece, questo lasso di tempo è troppo breve affinché venga percepito e quindi tradotto nella direzione della provenienza del suono.

Quindi il detto "muto come un pesce" non è vero! (WEB)

 
 
 

CIRRIPEDI

Post n°292 pubblicato il 05 Maggio 2015 da viscontina17

Un famoso zoologo americano di origine svizzera, Louis Agazzon, vissuto nel XIX secolo, definì questi curiosi animaletti come dei "piccoli gamberetti appesi alla roccia con la testa, chiusi in una casa calcarea e che a calci buttano il cibo nella propria bocca".

Effettivamente i Cirripedi, anche se a prima vista possono sembrare simili a molluschi, come cozze o patelle, sono in realtà crostacei parenti di granchi e gamberi. La classe di Cirripedi comprende forme esclusivamente marine che per la loro maggior parte conduce vita libera (si fa per dire!) attaccata agli scogli o su oggetti galleggianti, mentre una piccola parte comprende forme evolutesi nel commensalismo e nel parassitismo. Tali specie sono per lo più parassite di altri grossi crostacei come granchi o aragoste, ma non si può non citare l'epica lotta senza fine tra questi piccoli crostacei e i più grandi animali del mondo, cioè le balene.

Una lotta non certo combattuta con violenti colpi di coda, al contrario tutto si gioca sul reciproco tasso di crescita: le balene cercano di togliersi di dosso i loro parassiti cambiando velocemente pelle, mentre i Cirripedi accelerano il loro tasso di crescita per potersi riprodurre e quindi ricolonizzare la superficie cutanea del grosso mammifero.

Ma andiamo a conoscere un po’ meglio questi organismi. La larva di un Cirripede dopo aver vagato qua e là per il mare, decide che è ora di metter su casa e si sceglie una bella roccia dove sistemarsi. Spesso questa roccia è già popolata di numerosi suoi conspecifici, anzi sono proprio loro che, attraverso messaggi chimici, attirano il nuovo inquilino. Il perché di tale comportamento lo vedremo più avanti. La larva si fissa quindi al substrato e per fare ciò utilizza delle speciali ghiandole adesive situate sulle antenne. A questo punto la parte anteriore del corpo dell'animale si riveste di una robusta carenatura formata da una serie di piastre calcaree (di solito 5 o 6). La carenatura può essere chiusa separando così ermeticamente l'animale dall'ambiente esterno grazie ad altre 2 piastre che fungono da opercolo. Gli arti invece si sviluppano in appendici pennate dette cirri (da qui il nome Cirripedi) che possono essere estroflesse dalla corazza e che svolgono la funzione di alimentazione filtrando piccoli organismi planctonici che poi vengono convogliati all'interno della bocca.

(WEB)

 


 

 

 
 
 

CAUDOFEATA

Post n°291 pubblicato il 22 Aprile 2015 da viscontina17

 
  Sono molluschi vermiformi di colore grigio. La loro forma è un adattamento allo strisciare all’interno del sedimento, mentre la colorazione è utile per confondersi col colore del sedimento stesso. I caudofoveati vivono infatti in fondi argillosi e melmosi, comunque a granulometria prevalentemente sottile, a relativamente grandi profondità: sono per lo più campionati a partire da qualche centinaio di metri di profondità.
In questi molluschi il capo è ridotto fino ad essere riconoscibile soltanto per la presenza dell’apertura orale e dello scudo pedale. Questo è una piccola placca con funzione sensoriale, unico residuo del piede. La regressione di questa struttura è probabilmente dovuta all’attitudine di questi animali a condurre vita fossoria ed endogea: essi scavano delle tane dalla morfologia complessa dalla cui superficie sporge solo la parte posteriore del corpo. In questa si trova la cavità palleale e le branchie. Il tutto è protetto da strutture calcaree (spicole) a forma di ago che proteggono la cavità stessa. Le spicole sono presenti, anche se meno lunghe, su tutta la superficie del corpo.
I caudofoveati si nutrono di piccoli organismi che raschiano dal sedimento con la radula. Per quanto riguarda la riproduzione, non è ancora ben nota. Sono comunque molluschi a sessi separati (gonocorici) con differenziamento sessuale interno, non vi è traccia di organi copulatori e la fecondazione dovrebbe essere esterna. Nulla si sa dello sviluppo larvale.
La storia di questa classe è piuttosto travagliata. Erano una volta inclusi, insieme a solenogastri e poliplacofori, nella classe degli anfineuri, poi nominata aplacofori. Successivamente i poliplacofori sono stati separati da questo gruppo e alla classe restante, formata da caudofoveati e solenogastri, è stato dato il nome del secondo gruppo. Solo studi successivi più attenti all’anatomia interna hanno permesso di riconoscerne l’identità istituendo una nuova classe. Tutto ciò ha portato ad allontanarsi dalla primitiva concezione che voleva i caudofoveati come i molluschi più primitivi. In realtà i caudofoveati conservano molte caratteristiche di primitività, ma nello stesso tempo sono un gruppo isolatissimo all’interno del phylum, separatosi dal “ramo principale” ai primordi dell’evoluzione dei molluschi stessi. Metaforicamente potremmo dire che sono i cugini meno fortunati. (WEB)

 
 
 

LA MEDUSA

Post n°290 pubblicato il 14 Aprile 2015 da viscontina17

La medusa è semplicemente un polipo capovolto e modificato per condurre una vita da planctonte. La parte superiore della medusa (esombrella) corrisponde al disco basale e al tronco del polipo, mentre la parte inferiore (subombrella) corrisponde all’apice dello stesso (comprensivo di apertura orale e tentacoli).
I celenterati presentano un’anatomia semplicissima, cosa che non deve sorprendere vista la primitività di questi animali. Sono costituiti da due soli tipi di tessuti: ectoderma ed endoderma (il primo è esterno, mentre il secondo è interno); fra questi è interposta uno strato amorfo e gelatinoso, costituito in gran parte da acqua e proteine, detto mesoglea. Quest’ultimo è maggiormente rappresentato nello stadio medusoide. Un’altra differenza importante ai fini riproduttivi è la presenza nel solo stadio polipoide di cellule “germinali”, in altre parole cellule che possono andare incontro a cicli di differenziamento e sdifferenziamento, trasformandosi in diversi tipi cellulari. Ciò permette al polipo di andare spesso incontro alla riproduzione asessuata e al fenomeno della totale rigenerazione del corpo da piccoli frammenti di esso.
Non esistono apparati veri e propri, la digestione è ancora intracellulare, il sistema nervoso è fra i più semplici esistenti al mondo. Ma i celenterati sono temibili predatori, anche di animali ben più grossi. Se non esistono ancora organi e veri e propri apparati, qualunque funzione metabolica è deputata ancora al livello cellulare; la ricerca del cibo (in questo caso predazione) non infrange questa regola e dobbiamo giungere al livello della singola cellula per osservare come sono adattati a tale comportamento trofico.(WEB)

 
 
 

FILTRATORI

Post n°289 pubblicato il 10 Aprile 2015 da viscontina17

Le particolari caratteristiche dell’acqua permettono l’esistenza
di una strategia alimentare esclusiva nel mondo acquatico: la filtrazione. Questo
tipo di strategia trofica comprende la filtrazione di grandi quantità d’acqua
per catturare il particellato in essa sospeso.
Sulla base dei meccanismi d’acquisizione del cibo, vengono distinte due
tipologie di filtrazione: attiva e passiva. I filtratori che creano corrente
intorno a loro sono definiti filtratori attivi. La corrente è ottenuta
usando il movimento ciliare per pompare acqua verso la superficie filtrante.
Tra i filtratori attivi troviamo spugne e ascidie, le quali pompano attivamente
l’acqua per mantenere sospese le particelle.

Il flusso di corrente permette sia di ricavare cibo e ossigeno sia di eliminare
le scorie metaboliche. I filtratori attivi ciliari usano le ciglia per muovere
l’acqua e per trasferire, con l’ausilio di secrezioni di muco, le
particelle catturate verso la bocca. I briozoi, ad esempio, sono un importante
gruppo di ciliari che catturano le particelle mediante il lofoforo, organo costituito
da tentacoli cigliati a forme di campana o cono.

Le particolari caratteristiche dell’acqua permettono l’esistenza
di una strategia alimentare esclusiva nel mondo acquatico: la filtrazione. Questo
tipo di strategia trofica comprende la filtrazione di grandi quantità d’acqua
per catturare il particellato in essa sospeso.
Sulla base dei meccanismi d’acquisizione del cibo, vengono distinte due
tipologie di filtrazione: attiva e passiva. I filtratori che creano corrente
intorno a loro sono definiti filtratori attivi. La corrente è ottenuta
usando il movimento ciliare per pompare acqua verso la superficie filtrante.
Tra i filtratori attivi troviamo spugne e ascidie, le quali pompano attivamente
l’acqua per mantenere sospese le particelle.

Il flusso di corrente permette sia di ricavare cibo e ossigeno sia di eliminare
le scorie metaboliche. I filtratori attivi ciliari usano le ciglia per muovere
l’acqua e per trasferire, con l’ausilio di secrezioni di muco, le
particelle catturate verso la bocca. I briozoi, ad esempio, sono un importante
gruppo di ciliari che catturano le particelle mediante il lofoforo, organo costituito
da tentacoli cigliati a forme di campana o cono

Filtratori passivi sono invece gli individui che utilizzano l’idrodinamismo
in cui si trovano, e quindi dipendono completamente da esso per la loro nutrizione.
Gli Cnidari sono i principali rappresentanti del gruppo dei filtratori passivi,
costretti quindi a colonizzare zone ad elevato flusso di corrente. Questi organismi,
soprattutto le gorgonie e gli Idrozoi, si adattano ai flussi idrodinamici, orientandosi
in modo da sfruttare appieno la direzione ed intensità della corrente d’acqua,
per accedere più efficacemente alle particelle sospese. (WEB)

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SQUALO GRIGIO DEL REEF

Post n°287 pubblicato il 15 Marzo 2015 da viscontina17

Amato o temuto che sia, lo squalo è il signore dei mari. E' bellissimo vedere il suo nuoto elegante e possente. Ad oggi sono state classificate più di 370 specie, molto diverse fra loro, con dimensioni dell'esemplare adulto che variano dai 15 cm. ad oltre 15 metri. Alcuni sono splendidi predatori, altri si nutrono di crostacei e molluschi, altri di semplice plancton. Di tutte queste specie, solo pochissime possono essere considerate pericolose per l'uomo, e sono quasi sempre specie pelagiche. Sono creature che hanno raggiunto un notevolissimo livello di sviluppo in centinaia di milioni di anni ed oggi sono in serio pericolo a causa dell'eccessiva caccia di cui sono vittime e del rapido cambiamento del loro habitat, ad opera dell'uomo. Gli squali sono i predatori all'apice della catena alimentare e dalla loro presenza dipende l'equilibrio dell'ecosistema marino. La loro scomparsa potrebbe avere conseguenze devastanti. Per questo motivo, in molti paesi, sono considerati "specie protetta". (web)

 
 
 

LA MUCILLAGINE

Post n°286 pubblicato il 10 Marzo 2015 da viscontina17

Gli studi scientifici finora svolti rivelano che quello della mucillagine è un fenomeno complesso a causa dei molti fattori coinvolti.
Ci sono molte ipotesi che devono essere ancora vagliate per capire la causa delle mucillagini.
Questo fenomeno è dovuto a microalghe, le diatomee (Nitzschia gr. Pseudonitzschia e Skeletonema costatum), ed interessa una vasta area a causa delle correnti che permettono la loro diffusione.
Le diatomee si avvolgono in un muco (sostanza costituita da glicoproteine) nel periodo riproduttivo e durante la primavera inoltrata questo muco diventa più abbondante per alcune specie. La fotosintesi (processo attraverso il quale i vegetali, regno di cui le alghe fanno parte, elaborano anidride carbonica e acqua per produrre ossigeno e glucosio) continua e vengono imprigionate, all'interno di questo sostanza prodotta, molte piccole bolle di ossigeno che fanno sollevare e fluttuare queste masse che dal fondo vanno alla superficie e poi tornano al fondo.
E’ la presenza di queste “nubi” che deturpa il paesaggio marino: si presentano come grandi aggregati e raggiungono i 4 metri di lunghezza. Il problema maggiore è che queste grandi formazioni, quando ricadono sul fondo, vengono degradate, come tutte le sostanze organiche, dai batteri. Questa operazione richiede ossigeno, che ad un certo punto viene completamente consumato e si assiste al fenomeno dell’anossia (mancanza di ossigeno sul fondo), con danni irreparabili per tutte le forme di vita bentoniche. (web)

 
 
 

CROSTACEI

Post n°285 pubblicato il 01 Marzo 2015 da viscontina17

Quello dei crostacei per gli zoologi è un sottotipo appartenente al tipo degli artropodi, con insetti, ragni, centopiedi. Tutti gli artropodi sono caratterizzati da corpo segmentato, scheletro esterno e zampe articolate. Se è vero che nel corso dell’evoluzione della vita sulla terra la comparsa dei vertebrati ha rappresentato per gli artropodi, piccoli di dimensioni ed altamente nutrienti, l’arrivo di formidabili rivali e predatori, e spesso ha un’influenza determinante sull’evoluzione dei loro comportamenti, è vero altresì che gli artropodi restano il tipo animale dominante sulla terra per numero di specie e di individui.
Lo scheletro esterno, che deve essere cambiato con la crescita, ne limita le possibilita’ di accrescimento, ma tra le taglie piccola e medio-piccola insetti e artropodi in genere hanno pochi rivali.
Pensate che, su 1.400.000 circa di specie conosciute (tra animali, piante e microorganismi), 875.000 specie sono artropodi. Di questi 750.000 sono gli insetti, ma anche i crostacei con oltre 31.000 specie sono un gruppo di tutto rispetto. Tanto per avere un termine di paragone, i pesci viventi sono circa 18.000.
Segue una tabella riassuntiva delle principali suddivisioni del tipo artropodi, con speciale enfasi per i gruppi marini che possono essere più facilmente osservati dal subacqueo. La tabella è ben lungi dall’essere completa (le classi in cui si sudividono i crostacei sarebbero in realtà 8), abbiamo voluto limitarci a ciò che il subacqueo può ragionevolmente osservare in immersione.
Come si può osservare, la maggior parte dei crostacei più grossi e più noti (granchi, gamberi, aragoste, paguri) appartengono alla classe dei malacostraci ed in particolare all’ordine dei decapodi (10 zampe principali, di cui il primo paio solitamente è modificato in chele).(WEB)

 
 
 

PESCE STAMPELLA

Post n°284 pubblicato il 23 Febbraio 2015 da viscontina17

Il pesce stampella, conosciuto anche come «squalo dalla testa a forma di rene», appartiene a una famiglia di otto squali con una simile caratteristica: la parte superiore del cranio si espande lateralmente, formando una struttura che ricorda la forma di un martello. Questa struttura ha diverse funzioni biologiche: la forma allargata e appiattita consente una maggiore spinta di galleggiamento ed efficienza idrodinamica; l'area così allargata consente, inoltre, l'espansione di sistemi sensoriali importanti per l'alimentazione. Gli occhi e le narici sono ai lati della testa; gli elettrorecettori e la linea laterale si estendono in un'area più vasta. Grazie a questi organi, questi squali possono catturare prede di grandi dimensioni. Il carattere distintivo per eccellenza è il margine della testa: è arcuato all'indietro, con un'indentatura prominente nel centro e due lobi ai lati. Le pinne pettorali sono di dimensioni ridotte, con l'estremità inferiore scura. La pinna dorsale è alta e diritta, senza incurvature. Le pinne ventrali hanno il lato posteriore diritto. La colorazione varia dal grigio chiaro al bruno, con il ventre chiaro.

Il pesce stampella si trova in acque temperate calde e tropicali, nelle aree costiere della piattaforma continentale e nelle acque adiacenti, fino ad una profondità di 300 metri. Nel Mediterraneo è piuttosto raro o occasionale. E' stato riportato al confine con l'Atlantico e Sud della Spagna, nel mare d'Alboran e Algeria. Sporadico verso il Canale di Sicilia, mai segnalato a Malta. Si può trovare nelle baie e presso gli estuari, o in branchi vicino alle pareti marine. Proprio vicino a questi muraglioni sottomarini, molti subacquei riportano di averli osservati mentre interagiscono, si danno la caccia, agitano le teste e si mordicchiano, a volte anche violentemente. Questo comportamento necessita ulteriori studi, ma può essere legato a motivi di socialità, migrazioni verso aree di alimentazione o riproduzione. Sono molto sensibili ai rumori e spesso sono infastiditi dalla presenza dei subacquei e dalle bolle prodotte dai respiratori ARA, anche se occasionalmente possono effettuare «passaggi» ravvicinati, spinti dalla curiosità. Una loro indifferenza alla presenza dei subacquei è riscontrabile solo in località molto frequentate da quest'ultimi.
Si nutrono di pesci teleostei, tra cui sardine, sgombri, gronghi, barracuda, ghiozzi e sogliole ma anche di cefalopodi, crostacei e gasteropodi. Si cibano anche di squali più piccoli e razze. Sono vivipari; le femmine, dopo una gestazione di 9 o 10 mesi, si dirigono verso basse acque costiere e danno alla luce dai 15 ai 30 piccoli, lunghi alla nascita dai 40 ai 55 cm.

Questa specie è da considerarsi in pericolo a causa dell'intensa ed indiscriminata pesca effettuata in tutto il mondo. (WEB)

 

 
 
 

I BALANI CON LA CHIMICA TROVANO CASA

Post n°283 pubblicato il 19 Febbraio 2015 da viscontina17

I balani non sono per tutta la loro vita specie sessili (attaccate ad una superficie), infatti, l’unione dei loro gameti dà origine ad una larva planctonica che vive in mare aperto. Il mistero fu risolto quando si scoprì una particolare sostanza chimica detta artropodina, questa sostanza viene prodotta dai balani adulti e funge da richiamo per le larve che seguendola trovano un luogo adatto per la loro metamorfosi e il loro insediamento. L’artropodina è solo una delle tante sostanze chimiche prodotte da animali marini che hanno svelato alcuni dei misteri del mondo marino (WEB)

 
 
 

I CELENTERATI

Post n°282 pubblicato il 11 Febbraio 2015 da viscontina17

I celenterati, a dispetto della loro semplicissima organizzazione sopracellulare, possiedono fra le più complesse strutture cellulari esistenti nel regno animale: le cnidociti (anche dette nematociti o cellule urticanti). Vale la pena quindi fare un piccolo sforzo ed entrare in questa cellula ed esaminare più da vicino questo prodotto dell’evoluzione.
Dentro le cnidociti vi sono dei piccoli organuli sferici con un diametro di soli 20 micrometri (quindi 0.020 mm), detti cnidocisti o nematocisti; all’interno di questa piccola sfera è contenuto un sottilissimo filamento cavo attorcigliato su stesso che, in certi casi, può raggiungere le dimensioni di qualche millimetro (!) e che è in diretto contatto con il liquido urticante contenuto nella capsula. All’esterno di quest’ultima è presente una sorta di ciglio (cnidociglio) che, quando sfiorato da un animale, induce un aumento di pressione all’interno della capsula la quale quindi “spara” letteralmente il filamento all’esterno. Ciò non avviene se il cnidociglio è toccato da un materiale inerte (come può essere la sabbia). In tale processo di differenziazione fra vivente e non vivente operato da queste cellule, sembra che una certa importanza risieda nel rilascio di sostanze chimiche (organiche) che qualunque animale rilascia nel proprio ambiente.
Ogni celenterato possiede queste cellule le quali si differenziano alla base dei tentacoli, poi viaggiano nella mesoglea e, infine, si posizionano nell’ectoderma. Si calcola che un singolo polipo lungo qualche millimetro sia provvisto di oltre 30.000 capsule e che ogni giorno ne consumi oltre un quarto.(WEB)

 
 
 

FORESTE SOMMERSE

Post n°281 pubblicato il 03 Febbraio 2015 da viscontina17

Un'immersione in mezzo ad una prateria di Posidonia, per la maggior parte dei subacquei, è un'esperienza da evitare. Personalmente ritengo sia invece un'immersione che vale la pena di fare, ma solo se si possiede un buon spirito di osservazione per poter gustare a pieno di tutta la vita che questo ambiente ospita. Le fanerogame costituiscono in genere delle ampie praterie, all'interno delle quali trovano riparo molte specie (un esempio per tutti il cavalluccio marino).
Costituiscono quindi un habitat molto ricco di vita.

Le fanerogame si distinguono dalle alghe in quanto presentano differenziazione in radici, fusto, foglie e fiori. Quest'ultimi sono verdi, piccoli, raggruppati in infiorescenze, di colore verdiccio.

Si tratta di piante superiori che si sono adattate alla vita subacquea. Appartengono alla classe delle Monocotiledoni e per tanto presentano foglie con nervature parallele. Spesso vengono chiamate alghe, ma la differenza con queste è abissale se si pensa alla specializzazione dei tessuti, che nelle piante a tallo manca.

Le immagini delle fanerogame riportate, eccetto per quanto riguarda la Posidonia, sono tratte dal mio algario: gli esemplari sono stati pressati e quindi essiccati, pertanto il loro aspetto è indubbiamente diverso da come appare in vivo. Tuttavia in questo modo è possibile rilevare le differenze esistenti fra le fanerogame più diffuse nel nostro mare, permettendo in tal modo il riconoscimento anche all'occhio meno esperto. (WEB)

 
 
 

SEGNALAZIONE

Post n°280 pubblicato il 02 Febbraio 2015 da viscontina17

 

Libero gentilmente risponde ma non risolve.

La gestione del mio blog diventa sempre più difficile perchè le cose non restano sempre uguali. Non sempre o tempo per capire e non sempre c'è qualcuno che mi aiuta e non ho tempo per impazzire.

Capisco che questo è uno spazio GRATIS ma dal momento che ho aperto una MAIL LIBERO e usufruisco dei SERVIZI DELLA COMUNITY mi piacerebbe avere pagine che funzionano. Penso che da quando è stata inserita la PUBBLICITA' nei post e in ogni dove sono tante le cose che non funzionano. Faccio pulizia spesso della cache. Ho chiesto aiuto tecnico ma non ho risolto nulla.                                                                                   Tanti altri utenti sono in queste stesse condizioni:                                                                               Se inseriamo un box non si carica l'immagine, non si modificano i box.

Non si possono inserire i video e quando va bene se si riesce ad inserire. Se inseriamo un post non si carica l'immagine, non si modificano i box, un box video salta tutto il post nemmeno i WIZARD messi a disposizione dal blog della comunita di Libero AIUTO servono a qualcosa. Se riesco dei copia incolla il BOX occupa tutta la pagina e non riesco a modificare. Se cambio TEMPLATE salta tutto e il blog torna alle impostazioni primarie.

Non leggo quasi più le NEW, ne gli avvisi in E. mail. Il sistema è spesso in sovraccarico e non posso gestire la mia posta o il mio blog....è pure impossibile un messaggio plurimo dallo spazio Amici, non risponde.        PER FAVORE, LIBERO, prova a rispondere a noi tutti, ma con un messaggio chiarificatore e non precompilato con appri e chiudi pratica...

GRAZIE!        Vostro utente viscontina17

 

 

 
 
 

CICALA DI MARE

Post n°279 pubblicato il 01 Febbraio 2015 da viscontina17

I crostacei appartenenti all’ordine stomatopodi sono conosciuti come cicale o canocchie, o gamberi-mantide. Hanno addome molto allungato, e di solito scavano tane a U nella sabbia dove molte specie vivono in coppia. Le chele sono ripiegate un po’ come quelle della mantide religiosa, e sono armi formidabili di offesa e di difesa. Alcune specie hanno zampe a clava, che vengono proiettate verso la preda (o l’aggressore) con uno dei movimenti più veloci conosciuti nel regno animale. L’impatto prodotto è equivalente a quello di un proiettile calibro 22! Altre specie hanno arti raptatori irti di spine, capaci di immobilizzare un pesce al volo. Corredo indispensabile a queste armi è un sistema visivo sofisticatissimo. Ogni occhio composto della cicala, dalla tipica forma oblunga, ha due zone di massima acuità visiva: in pratica un solo occhio è già equipaggiato per valutare la distanze e la velocità della preda in modo precisissimo(WEB)

 
 
 

IL PARADISO DEI SUB A DUE COLPI DI PINNA DA CASA NOSTRA

Post n°278 pubblicato il 27 Gennaio 2015 da viscontina17

Non è necessario immergersi in mari esotici anche il Mediterraneo offre bellezze sommerse
Molti subacquei si spostano di migliaia di chilometri per immergersi nei mari esotici e, purtroppo, non conoscono le bellezze sommerse dei nostri mari.
Sono facili da raggiungere, caratterizzate da modeste profondità e quindi alla portata di tutti i possessori del brevetto base «Open Water» o una stella CMAS o 1° grado. Per la verità il Mediterraneo offre il meglio di sé da aprile a settembre, massimo ottobre, poi le condizioni meteo non favoriscono le immersioni. Ma nei mesi buoni ci si può veramente divertire a costi contenuti e a due… colpi di pinna da casa.
La palestra sub di Arenzano
Una prima sorprendente scoperta la troviamo già nei fondali di Arenzano, a 20 km da Genova, dove da qualche anno è in attività la prima palestra subacquea d’Italia, una delle poche strutture di questo tipo esistenti nel mondo. La palestra, già ribattezzata Palestra biologica, sta attirando centinaia di subacquei e si sta popolando di pesci e di molteplici forme di vita.
La palestra è formata da una trentina di strutture in calcestruzzo di forme e dimensioni diverse: a prisma, a cilindro e a parallelepipedo, altezza massima tre metri, posizionate sul fondale misto a sabbia e praterie di posidonie alla profondità di 18 metri. Uno spettacolare percorso sommerso, molto interessante anche per gli appassionati di fotografia e video subacqueo. Per immergersi e info www.techdive.it
La tonnarella di Camogli
Spostandoci di pochi chilometri verso est troviamo un originalissimo sito d’immersione che,senza correre rischi di sorta, può offrire straordinarie cariche di adrenalina e per i fotografi subacquei e gli appassionati di video sub, eccezionali spunti per immagini irripetibili. Il luogo, sconosciuto ai più, è la Tonnarella della Cooperativa dei Pescatori di Camogli. Grazie a un accordo con un Diving Center di Camogli è possibile immergersi proprio all’interno della tonnara e nuotare in mezzo a vari tipi di pesci. La tonnara, lunga quasi 350 metri, è posizionata stabilmente a ridosso di Punta Chiappa lungo il lato di ponente del Promontorio di Portofino e proprio nella «zona C» dell’Area Marina Protetta. L’imbarco dei sub avviene dal porto di Camogli di mattino presto . Il Rais o capo barca, se le condizioni lo consentono, autorizza l’entrata nella tonnara della guida sub che verifica la presenza delle specie ittiche all’interno delle reti e, se non ci sono problemi di sicurezza,fa entrare anche gli altri subacquei. Si possono avvicinare tonni e tonnetti, ricciole, pesci luna, sgombri, pesci san Pietro.
L’Amp di Portofino
A poche centinaia di metri verso sud, a Punta Chiappa inizia la zona B dell’AMP di Portofino che si estende fino alla punta del Faro. È la più bella, interessante, varia e comoda area d’immersione delle nostre coste. Ci sono più di venti punti diversi d’immersione, quasi tutti fruibili da sub con brevetto di primo grado. Praticamente in qualsiasi punto si possono incontrare moltissime specie ittiche compresi: barracuda in grandi branchi, saraghi (maggiori, fasciati e pizzuti) orate, dentici , cernie, splendide corvine, labridi, anthias, gronghi, murene, e poi gorgonie rosse, gialle e bianche, lo splendido corallo rosso in ottima salute e anche a soli 18 – 20 metri, cerianthus e una miriade di policromi nudibranchi. (WEB)

                   

 
 
 

SCOPERTA UNA NUOVA SPECIE DI CORALLO

Post n°277 pubblicato il 20 Gennaio 2015 da viscontina17

Un team internazionale di ricercatori guidato dalla biologa Francesca Benzoni, del dipartimento di biotecnologie e bioscienze dell’università di Milano-Bicocca, ha scoperto nelle isole Gambier (nella Polinesia Francese) una “nuova” specie di corallo delle acque poco profonde.

Il nuovo corallo viene descritto dalla Benzoni nella ricerca “Echinophyllia tarae sp. n. (Cnidaria, Anthozoa, Scleractinia), a new reef coral species from the Gambier Islands, French Polynesia”, pubblicata su ZooKeys, dopo aver partecipato ad una spedizione a bordo della nave di ricerca Tara nelle remote e poco studiate isole Gambier, esplorate nel 2011dalla spedizione internazionale Tara Oceans. Gli Scleractinia, chiamati anche coralli duri, sono animali marini antichi e strutturalmente semplici, che hanno la capacità di formare scheletri duri e sono essenziali per la formazione delle barriere coralline.

La nuova specie prende il nome proprio dalla nave Tara, che ha permesso di esplorare le barriere coralline delle Gambier. Inoltre, “tara” in polinesiano significa anche oggetto appuntito, spinoso, un nome che si applica bene alla nuove specie dotata di strutture scheletriche appuntite. Tara è anche il nome di una dea del mare polinesiana.

Francesca Benzoni, una biologa marina specializzata in barriere coralline, ha spiegato in un’intervista all’Intergovernmental Oceanographic Commission dell’Unesco, L’Echinophyllia tarae, la nuova specie di coralli di recente pubblicazione, sono uno dei costruttori del reef. Quindi, si unisce alle altre circa 600 specie di corallo conosciute che contribuiscono alla formazione e alla crescita dell’ecosistema della barriera corallina. E’ stato scoperto nelle isole Gambier, nella Polinesia Francese, un gruppo remoto di isole circondate da diverse barriere coralline, ma poco studiati. La scoperta e la descrizione di una nuova specie di organismi marini non è, di per sé, un evento raro. Tuttavia, da un lato, gli specialisti in tassonomia sono in un gruppo di scienziati via di estinzione nel mondo. E, d’altra parte, alcuni gruppi di invertebrati marini rappresentano ancora miniere di biodiversità parzialmente esplorate. Ciò che colpisce nella scoperta di questa specie è che i coralli sono stati intensamente studiati da un gran numero di scienziati negli ultimi decenni a causa delle minacce globali e locali alle quali sono attualmente, e sempre più, esposti. Inoltre, l’Echinophyllia tarae non è né piccolo né raro nel Gambier ed i suoi colori vivaci lo rendono facilmente rilevabile sott’acqua. Così, la sua descrizione ci ricorda che la diversità dei coralli non è ancora del tutto scoperta e che le spedizioni scientifiche come Tara Oceans, portando specialisti per località remote, sono ancora di grande valore per la scienza marina». (WEB)

                           

 
 
 

SCOPERTO IL DELFINO BLU,MA E' GIA'A RISCHIO ESTINZIONE

Post n°276 pubblicato il 14 Gennaio 2015 da viscontina17

Un compatto gruppo di ricercatori ha fatto una scoperta eccezionale: una nuova specie di delfino fluviale è stata individuata in Sudamerica, nel Brasile Orientale e al di fuori del bacino del Rio delle Amazzoni. Il team brasiliano-britannico è composto da Tomas Hrbek, Nicole Dutra, Waleska Gravena, Izeni Pires Farias dell’universidade Federal do Amazonas (Unfa), Vera Maria Ferreira da Silva dell’Instituto Nacional de Pesquisas da Amazônia (Ipa) e il britannico Anthony R. Martin dell’University of Dundee. Insieme, descrivono il magnifico animale scoperto nello studio “A New Species of River Dolphin from Brazil or: How Little Do We Know Our Biodiversity”, pubblicato su PlosOne.
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I ricercatori scrivono che esiste «una forte evidenza che gli individui di Inia del fiume Araguaia rappresentano un gruppo biologico distinto da I. geoffrensis e I. boliviensis . Essi formano anche un lignaggio con una traiettoria evolutiva indipendente da I. geoffrensis e I. bolivensis fin dal primo Pleistocene. Inoltre, esistono differenze morfologiche, seppur sottili, tra gli esemplari di Inia del fiume Araguaia e individui di I. geoffrensis e I. boliviensis . Perciò riconosciamo e designiamo la popolazione di Inia che vive nel fiume Araguaia come una nuova specie». Rispetto agli altri delfini di fiume, quello dell’Araguaia ha meno denti, una scatola cranica più ampia ed è un po’ più piccolo ed una colorazione bluastra che lo fa chiamare anche Boto Blu. Ma per distinguere veramente la specie, i ricercatori hanno dovuto ricorrere ad un’analisi genetica mitocondriale.

Il team di ricerca, dopo averlo battezzato questo delfino blu con il nome scientifico di Inia araguaiaensis, propone anche due nomi comuni: “Boto dell’Araguaia” e “Boto Araguaiano”, boto è il nome comune regionale e internazionale delle specie di Inia e Araguaia è il nome del fiume e del bacino fluviale che sono l’areale della “nuova” questa specie. Il principale autore dello studio, Tomas Hrbek dell’Unfa, da detto che la “nuova specie «E’ molto simile alle altre. E’ è un grande mammifero ed è stato qualcosa di molto inaspettato, è una zona dove la gente li vede sempre. Il fatto è che nessuno sapeva cosa erano davvero. È molto emozionante». (web)

                            

 
 
 
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