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artchoker
   
 
Creato da artchoker il 22/01/2009

Choke

ovvero Il Cuore Del Carciofo

 

 

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Post n°364 pubblicato il 10 Febbraio 2012 da artchoker
 

Intervallo!

Pigliateve 'o cafè!

 

 

 
 
 

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Post n°363 pubblicato il 06 Febbraio 2012 da artchoker
 


 

Di lune e di stelle

 

 

 

Interno notte. Nella scena una candela accesa e un cd di blues in sottofondo. In condizioni normali avrei una voglia matta di dormire, dopo essermi sgroppato più di 500 km in macchina. Ma questa non è una condizione normale, Sonia è già sotto le coperte, sta aspettando.
Mi spoglio anch'io ma resto immobile a guardarla, in piedi accanto al letto. Vedo di lei solo il volto, nei suoi occhi c'è tutta la voglia del mondo, desiderio puro di non essere sola anche questa notte. So che il sesso viene dopo, molto dopo, ma so anche che per noi il sesso è adesso.
Scorgo nella penombra il suo braccio che esce da sotto le lenzuola, sento le sue dita sull'inguine, la sua mano che stringe, e non posso fare a meno di rabbrividire a quel contatto così sognato.
Mi corico accanto a lei, ci baciamo, ci tocchiamo, dapprima con lo stupore di esserci, poi con l'ingordigia della scoperta dell'altro corpo, così fisicamente vero.

Quando infine Sonia mi dice stenditi, mi sistemo supino a braccia e gambe aperte come il Vitruviano di Leonardo, chiudo gli occhi. La sua lingua, le sue mani, le sue parole sussurrate, la sua vergogna...tutto di lei mi penetra il cuore e la mente, lentamente, inesorabilmente.
La sento su di me, vedo sobbalzare i suoi seni e li raccolgo nel palmo delle mani, li stringo e li accompagno al ritmo. Affondo le unghie nella morbidezza dei fianchi, rapito ed eccitato dalla sua espressione che tradisce la spasmodica ricerca del godimento.

La fine arriva prima in lei ed io vorrei bloccarmi per assistere a quel prodigio sempre uguale e sempre così diverso, ma non avrei mai potuto farlo. Assecondo invece i suoi movimenti finchè non si appoggia esausta sul mio petto, ad accarezzare i miei ultimi brividi con piccoli baci, e ancora baci, e carezze.

Sonia chiude la porta a chiave, Sonia spegne il cd, Sonia spegne la candela. La stringo finalmente tra le braccia ancora una volta prima di addormentarci, e lei mi domanda ti piace il mio cielo?
Mi sforzo di osservare il buio e noto che sul soffitto Sonia ha incollato decine di lune opaline e stelle più grandi e più piccole, sì che nel nero della stanza s'intravede appena un piccolo firmamento verdognolo. E più spalanco gli occhi, più il mio sguardo si adatta allo scuro e più le lucette aumentano, le stelle si accendono tutte, pian piano, e così anche tutte le lune. Mi sembra tutto così irreale e fantastico, e lo dico, ma Sonia non mi risponde, dorme già, abbracciata al cuscino.

Se, dopo tanti anni, ripenso a Sonia e a quella notte, devo riconoscere che mi sono certamente rimasti nel cuore lo sguardo di lei, quell'amplesso stravolto, le sue parole e le sue carezze, ma tanto di più mi è rimasto quel momento preciso che sto rivivendo di nuovo, così reale e vero che mi sembra di sentire il suo respiro calmo accanto a me, mentre osservo sorpreso le luci di quella splendida galassia...


by Artchoker

 

 
 
 

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Post n°362 pubblicato il 02 Febbraio 2012 da artchoker
 

 

Quando nevica 2   

Parlando sempre di neve, stamane ho partecipato ad una sessione di spalatura su marciapiede, cortile e parti limitrofe.
In strada, davanti ad ogni ingresso di casa c'era il suo bravo spalatore incazzato, però, insomma, mal comune mezzo gaudio, dove per comune s'intende Il Comune, che non fa pulire i percorsi pedonali. Vabbè, non rimestiamo anche la neve in politica, che si sporca.
Dopo il lavoraccio infame e aver sparso pure il sale, mi sono appoggiato alla pala a mò di scariolante, e pensavo filosoficamente al motivo per cui ci diamo tutti un sacco da fare a togliere la neve.
Risposta: per poter infine uscire con la macchina dal garage.
Si puliscono metri quadri infiniti solo per quello, in fondo. Fare in modo che l'auto, in questo caso coccolata come una regina, possa trovare la strada pulita per raggiungere la via principale del paese nella quale, quella sì, i mezzi del Comune son già passati a pulire.
Mi sono venuti in mente i giorni che trascorrevo da bambino in campagna, durante le vacanze di Natale.
Nell'enorme spiazzo dell'aia, mica si spalava la neve per far passare le macchine. Che oltretutto non possedevano nemmeno. C'era una ragnatela di vari passaggi pedonali, in cui poteva passare un uomo, appunto, e se erano in due, andavano in fila indiana. Tutti sentierini da casa alla stalla, da casa al cancelletto dell'orto, da casa al portone verso la strada, dalla stalla al portone, ecc.
Cioè, i percorsi che servivano, che quando viene mezzo metro di neve, è inutile fare i salti mortali, come è venuta, così va via. Mio nonno in quei casi sentenziava  un proverbio che credo tutti conoscono: ci son due cose che è sempre inutile fare, togliere la neve e ammazzare la gente. La neve va via, prima o poi, e la gente muore da sola, senza che tu la vada ad ammazzare.
Filosofia contadina...

Vado a farmi un caffè, vi saluto.


by Artchoker

 

 
 
 

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Post n°361 pubblicato il 29 Gennaio 2012 da artchoker
 
Tag: neve, storie

 

Quando nevica      


- Oh, anche lei qui, Anna. Non riesce a dormire?
- No infatti. Ho terminato di leggere il mio libro e non ne ho voglia, di iniziarne subito un altro.
- Già, talvolta succede anche a me. Tra una lettura e l'altra bisogna lasciar passare un po' di tempo.
- Certo, si deve lasciar decantare il flusso di emozioni, belle o brutte che siano quelle che la storia ci ha portato.
- ...........
- ...........
- Ha visto, Giovanni? Finalmente si è deciso a nevicare.
- Sì, erano giorni che lo dicevano, ormai non sbagliano più.
- Quando iniziava a nevicare, da bambina mi assaliva sempre una grandissima euforia, una voglia matta di correre e perdermi in tutto quel bianco. E delle volte lo facevo!
- Lei abitava in campagna?
- Affatto, però era periferia piena, e dietro casa si stendevano prati di trifoglio fino giù al fiume. E quando nevicava quei prati erano un mare immacolato, liscio e luccicante. Anche quando avevo mia figlia piccola la portavo spesso a giocare con la prima neve. E' un bianco che non esiste in natura, e il giorno dopo è già un po' più sporco. Se non fosse che mi vergogno, domattina
andrei a rotolarmi nella neve, giù al parco!
- Nel mio caso credo sia un po' difficile. La mia anca sbilenca mi impedirebbe di rialzarmi.
- Beh, che c'entra? basta essere convinti di volerlo fare, se poi non lo si fa, è lo stesso! E non rida!
- Mi scusi, ma non posso fare a meno di notare che la sua euforia è tuttora molto presente...
- Oh, vede che avevo ragione?
- ............
- Invece lei?
- Io cosa?
- Sì, lei, lei!...che cosa faceva quando nevicava? cos'è, la faccio addormentare?
- Ma no, ma no...anzi, mi diverte star qui a parlare con lei.
- Allora la faccio ridere, ho capito!
- Quando ero bambino, abitavo in città, e... - mi fa sorridere, Anna, è diverso... - e dalla finestra di casa vedevo i tetti, una distesa di tetti bianchi, quando nevicava, altrimenti durante il resto dell'anno erano grigi e sporchi. E i comignoli. Mi han sempre affascinato i comignoli. Erano quelli fatti di mattoni, si ricorda? adesso non si vedono più, son tutti prefabbricati, ma se guarda con attenzione le case d'epoca, si vedono ancora quelle sfilze di comignoli disposti a scaletta.
- Sì, erano particolari.
- Io preferivo osservare la neve quando veniva buio. Non tutti i comignoli fumavano, ed io immaginavo che sotto quelli da cui usciva il fumo ci fosse...che so...c
i fosse famiglia, calore, luce, una stufa a legna come la nostra. Io non l'avevo mai visto, ma ero certo che anche dal nostro comignolo uscisse un bel pennone di fumo bianco.
- E quelli da cui non usciva fumo?
- Non so, non ci pensavo. Case vuote, spente....non so, non mi son mai posto il problema.
- ..............
- ..............
- Stamane ho visto che è passato suo figlio. Dal terrazzo del nostro reparto si vede chiaramente l'entrata, ero uscita un momento a prendere una boccata d'aria e l'ho visto.
- Capisco.....sì, è passato. Ogni tanto viene.
- Hanno sempre un sacco di cose da fare. Mia figlia viene ogni martedì, che ha il pomeriggio libero.
- Lei almeno sa che il martedì viene. E' una specie di appuntamento, ha qualcosa da aspettare.
- E' vero, Giovanni. Io inizio ad aspettare Laura dal momento stesso in cui va via e la vedo scendere le scale.
- Aspetta il martedì successivo. E' una meta, qualcosa da raggiung
ere. Io no. Io non so mai quando viene, mio figlio. Qualche volta è passato due giorni in una settimana, altre volte non lo vedo per quasi un mese. Dipende dal lavoro, sa com'è...
- Si, certo, so com'è...
- ..............
- ..............
- Credo che nevicherà per giorni, pare ben intenzionato.
- Beh, intanto noi siamo qui al calduccio, non ci manca niente.
- Dice?
- Insomma...si fa per dire...potrebbero perlomeno lasciare accese fino a tardi le luci in questa saletta, invece che questa luce bluastra.
- Già, le ventuno è un po' presto, per coricarsi.
- Come si trova, nel suo reparto?
- Non malaccio, se devo essere sincero. Peccato tutti quei vecchietti!
- Ahah, non mi faccia ridere, Giovanni! Lei si crede di essere tanto più giovane?
- Intanto sono qui a chiacchierare con una ragazza e loro sono già tutti a letto a ronfare.
- Ohhh, grazie per la ragazza! e inoltre una ragazza che è anche un'ottima compagnia!
- Certamente, lo ammetto, lei è davvero una piacevolissima compagnia.
- Giovanni, guardi che stavo scherzando!
- No no, io no, io ho detto la pura verità.
- Però adesso credo sia giunta l'ora di andare a nanna, che ne dice?
- Sì, lo credo anch'io.
- ..........
- ..........
- Mi aspetti un momento, Anna, torno subito.
- Giovanni, non mi lasci qui da sola!
- Sssttt...torno subito!

Anna si levò con fatica aiutandosi col bastone, raggiunse la vetrata e guardò il parco ricoperto di bianco. Le sarebbe davvero piaciuto, l'indomani, rotolarsi nella neve, stendersi sopra e sentirne il profumo nitido e freddo.
Improvvisamente si sentì stanca e si voltò per imboccare il corridoio che portava al reparto femminile. Appena passato l'atrio fu raggiunta da Giovanni.

- Ah, finalmente è tornato! stavo per andare a letto.
- Mi sarebbe spiaciuto non poterle augurare la buonanotte. Tenga, questo è per lei.

E così dicendo, aprì le mani ed offrì a Anna un grosso malloppo di neve. Lei lo guardò divertita, e poi guardò le povere vecchie mani di Giovanni, tutte raggrinzite e quasi viola per il freddo. Raccolse delicatamente  tra le sue mani quella soffice palla di neve e l' annusò con gli occhi chiusi, aspirando forte.

- Ma Giovanni..... ma lei dev'essere proprio matto.....

farfugliò sorridendo e scuotendo il capo. Quindi farfugliò ancora buonanotte Giovanni e poi si allontanò stringendo nel pugno il suo delizioso fiocco di neve. Martedì prossimo avrebbe avuto di che raccontare, alla sua figliola, altrochè!


by Artchoker
(mi spiace, questo post è effettivamente troppo lungo, ma si sa, quando nevica...:o)

 

 
 
 

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Post n°360 pubblicato il 25 Gennaio 2012 da artchoker
 

Una notte a Rio     

...a Rio, invece, succedeva di imboccare una stradina e di trovarsi poi improvvisamente in un piccolo slargo che mi ricordava, senza alcun motivo, la piazzetta dove Pasquino scriveva le sue invettive, a Roma. Forse era per il locale, stretto e lungo come Il Cul de Sac, ma con la differenza che lì si suonava samba.
Non una cosa chiassosa come si potrebbe immaginare...no, no, affatto. All'interno c'era una fitta penombra, qualche punto luce tremolamte rappresentato da candelone rosse appoggiate sul bancone. E un gruppetto di persone, tutte di colore, era seduto in un cerchio molto stretto, sì che s'incocciavano perfin le ginocchia. Sarebbe stato logico avere un tavolino rotondo in centro, magari pieno di bottigliette di cervezinha e bicchieri. Invece uno alto e magro aveva tirato da parte il tavolino e tutti quanti avevano preso posto uno di fronte all'altro, quasi a volersi guardare negli occhi.
Quando siamo arrivati, stavano suonando una bossa nova, ma nessuno cantava. Poi andavano sul samba, e poi ancora bossa nova, e intanto il nostro amico ci spiegava che lì vicino, in Rua Montenegro, c'era il Veloso, il locale in cui Vinicius de Moraes e Antonio Carlos Jobim avevano composto la famosa canzone "La Garota di Ipanema" (la ragazza di Ipanema), forse il pezzo di bossa nova più suonato al mondo. Quando si dice l'ispirazione. Pare che i due sfaccendati soggiornassero al Veloso per gran parte della giornata, e che fossero particolarmente colpiti da una ragazza, una garota, appunto, che tornava a casa tutti i giorni da scuola.
E gli è venuta in mente la canzone.......
Il fatto è che uno si aspetta che suonare samba sia rumore, divertimento, casino, insomma, ed in parte è così. Ma quella sera quel gruppetto suonava samba in modo raccolto, quasi sottovoce. Uno di loro faceva gemere una chitarra, un altro suonava un banjo e un altro ancora due tamburelli piccoli con un manico, non so come si chiamassero. Un tipo piccoletto, l'unico bianco del gruppo, grattava un bastoncino su un pezzo di legno, e dava alla musica un senso che stranamente, quando si fermava per bere, non aveva.
Gran parte dei presenti seguiva il ritmo battendo piano le mani sui tavolini, e dopo un paio di pezzi capii cosa fosse quello "espirito do samba" che aleggiava, perchè anche noi fummo costretti a picchiare le mani su qualcosa, chi l'anello su un bicchiere, chi le nocche sul bordo di una sedia.
Una cameriera mulatta coi capelli ricci e viso sorridente, ma col naso troppo grosso, ci raggiunse con un vassoio pieno di birre gelate, disse welcome e lo posò su un tavolo di legno, così simile a quelli delle nostre osterie. Era inutile ordinare da bere, in quel posto quello c'era e quello si beveva.
Durante una pausa, mentre si levavano brusii e risate, un musicista, quello coi tamburelli, si avvicinò e tentò di insegnarne il funzionamento alla nostra amica e quando sbagliava, il tipo rideva mettendo in mostra tantissimi denti, quindi la incitava a riprovare. Poi fu chiamato da qualcuno del gruppo, che nel frattempo aveva ripreso a suonare, e mentre salutava con un inchino plateale, disse piano ma in modo che tutti noi sentissimo :"O Brasil é maravilhoso, obrigado para estar aqui!", e ricominciò a far rivivere i tamburelli.
Riprendeva la musica, lenta e potente, ed in un angolo del locale una ragazza giovanissima, quasi una bambina, prese a dimenare meravigliosamente il culo, e poco più in là una donna di colore, gran cicciona, con voluminose labbrone ricoperte di rossetto, stava in piedi, praticamente immobile, con le braccia incrociate sotto il seno, ritta e dura, ma allo stesso tempo segnava il ritmo con favolosi colpi d'anca, ed entrambe, la donnona e la bambina, spandevano, ognuna a suo modo, cariche sessuali di ogni tipo e valore, si che anche le nostre compagne si facevano cenni in silenzio verso l'uno o l'altro culo, sorridendo complici.
Questo era la samba, questo sentivamo noi, che non sapevamo niente. Questa era l'aria che respiravamo a Rio mentre sorseggiavamo cervezinhe gelate.

by Artchoker

 
 
 

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Post n°359 pubblicato il 20 Gennaio 2012 da artchoker
 

 

Goodbye, Etta   

Oggi è mancata Etta James, detta "Lady Blues", una grandissima cantante americana. Aveva 73 anni, ed ha lasciato dei pezzi indimenticabili. E' stata, con Muddy Waters e Chuck Berry, uno dei simboli del cosiddetto "Chicago Sound", nato nella casa discografica Chess Records.
Se volete saperne di più guardatevi il film "Cadillac Records", nel quale Etta James è interpretata da una strepitosa Beyoncè.

Ricordo Etta James perchè un paio di canzoni sue sono state la colonna sonora di momenti importanti della mia vita, un po' per passione un po' per caso. Chissà che un giorno non ve ne parli.

 

   Lie No Better

 

   I Believe I Can Fly

I'd Rather Go Blind 

 

    At Least  

 

 
 
 

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Post n°358 pubblicato il 17 Gennaio 2012 da artchoker
 


Ispirazione


Lo Scrittore accende una sigaretta, poi resta in silenzio, ad ascoltare i battiti delle gocce di pioggia sui vetri. Si alza e si avvicina alla finestra. Questa città ha le strade vuote, sembra che la gente abbia paura ad uscire la notte. Pensa che lui invece sta bene, la notte i pensieri fluiscono più lenti ma liberi nel silenzio, e nulla sembra davvero impossibile.
Torna al computer e si china in avanti per leggere, intanto che si gratta l'inguine dall'interno di una tasca. La storia è su un binario morto. D'altra parte, come molte altre storie di vita vissuta.
Manda in stampa la pagina, segue il ronzio lento e silenzioso della epson fin quando non sputa il foglio sul tavolino.
Legge. O meglio, rilegge.



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..le mani si spostano continuamente, ma molto piano. Lei ha la bocca piena della lingua di lui, che sta muovendosi di moto proprio, pensa che da un momento all'altro si possa addirittura staccare e penetrarle in gola. Sente le sue dita premere sulla spina dorsale, come a contare le vertebre. In un punto preciso la pressione le dà una fitta che la obbliga a scattare in avanti, pancia contro pancia, cosce contro cosce. Lui sorride, o così lei s'immagina, ma continua la sua azione vorace sul palato, tra i denti, attorcigliando la lingua alla sua. Lo fa un'altra volta, si diverte, il bastardo. Solo due persone sanno di questo punto debole, lei stessa e suo marito. Ed ora anche lui.
Lei adora scoprire, e farsi scoprire. Queste intimità segrete rivelate la annientano di piacere. Niente a che vedere con il godimento, è un'altra cosa, un piacere più sottile, più penetrante, molto soddisfacente per la mente e dalla durata decisamente più lunga di uno scuotimento orgasmico.
Il dolore in fondo non è forte, è piuttosto come una piccola scossa, che però la obbliga a compiere quel movimento brusco. In piedi, addossati alla porta appena chiusa, a serratura ancora calda, ancora un'altra volta, pancia contro pancia, stretti, dal pube ai seni appiattiti contro il petto di lui, ad ascoltarsi il cuore.
Lei emette un gemito, appena può, respira profondamente a bocca aperta ed emette aria e gemito, e lui smette di giocare con le sue vertebre, così lei può morderlo là dove finisce il collo e inizia la spalla. E poi lo morde ancora, sospira e sussurra sfiorando il lobo mi piaci da morire.
Ora le unghie graffiano leggere, pian piano appaiono minuscoli segni viola paralleli sulla schiena della donna, ed anche questo la obbliga contro il suo corpo, rabbrividendo. Le mani scendono, le sente, curiose e sicure, a esplorare il solco di pesca, a dita unite, fino a fermarsi, e spingere, dove lei già sapeva, aspettava, sperava. Poi si scosta ed afferra con forza la polpa delle sue natiche e gioca con la carne, pensando che poche cose al mondo hanno la forza e la bellezza, alla vista e al tatto, di un glorioso culo di donna.



La Donna dello Scrittore è sul divano,  sta guardando un film alla tv. Un vecchio film black & white degli anni 40, con attori che non conosce. Lei adora questo tipo di cinema, lì è tutto chiaro, i buoni sono buoni e i cattivi sono cattivi, e te lo dicono subito, fin dalle prime scene. Il bianco e nero è splendido, per chi sa apprezzare.
Sta sgranocchiando pistacchi secchi, e tiene i piedi bene al riparo sotto le cosce. C'è il rumore di una pistolettata, una litigata, i protagonisti parlottano mentre passeggiano lungo il fiume e, come previsto, c'è il bacio finale. The End.
La Donna si muove pigra stirando le braccia in alto, si osserva le unghie con attenzione e poi fissa gli occhi al soffitto. Dormirebbe lì, se fosse il caso. Il divano è una trappola mortale, per una persona che ha sonno. Infine decide di alzarsi, raggiunge lo studio dello Scrittore strascicando i piedi, si avvicina alla finestra. La pioggia si è tramutata in nevischio, la vede benissimo scendere in piccoli vortici sotto la luce gialla del lampione giù in strada.
"Nevica!" esclama col naso schiacciato sul vetro.
Si muove con calma nella stanza, posa un bacio lieve tra i capelli dello Scrittore che ora sta battendo i tasti velocemente, segno che adesso ha in mente un periodo fluido, frasi scorrevoli che s'incastrano perfettamente. Può succedere, di notte. Lei si arresta per un momento, e quando lui si ferma lei lo bacia ancora, sul collo, e indugia con un piccolo massaggio sulle spalle. Lui sospira, le prende una mano, se la passa su una guancia e le piace quel contatto, la sfiora più volte con le labbra, mentre rilegge ciò che ha appena digitato. La Donna gli sussurra all'orecchio "ti aspetto?" ma non attende la risposta, si allontana verso il buio.
Lo Scrittore la osserva mentre cammina, potrebbe indovinare ogni piega nascosta del suo corpo, fin sotto il vestito. Pensa che poche cose al mondo hanno la forza e la bellezza, alla vista e al tatto, del glorioso culo della sua Donna.


by Artchoker

 

 
 
 

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Post n°357 pubblicato il 13 Gennaio 2012 da artchoker
 

 

Il Mondo all'Incontrario


Stamattina ho dato un'occhiata distratta ai giornali messi in bella mostra al bar in cui vado spesso a prendere un glorioso cappuccino.
Vorrei riportare qualche notizia tra quelle che mi hanno colpito.

"La Repubblica"

Tutta l'Europa in ansia per lo spread italiano, collocato ormai da giorni sulla pericolosa cifra di 12 punti differenziali! Il governo ha promesso di intervenire quanto prima abbassando le tasse sulla benzina entro la settimana, ed è in embrione l'idea di rivedere totalmente l'Irpef, in quanto pare che tutti i partiti siano concordi nel pensare che le tasse al 10% sul reddito sia ormai un residuo di un passato per fortuna molto lontano.

"L'Unità"

Ultime notizie dal mondo del lavoro. Pare che si stia diffondendo una tendenza degli uffici di ricerca personale a concedere sostanziose integrazioni allo stipendio contrattuale, si parla di circa 3500 euro oltre il minimo. Il segretario del Sindacato Unico ha espresso grande soddisfazione anche tenendo conto che la totalità delle aziende ha portato la settimana lavorativa a tre giorni, cosa che siamo certi incontrerà i favori delle maestranze più giovani.

"La Padania"

Finalmente eletto il Priore della Consorteria delle Camicie del Coton Verde! La prima presentazione in pubblico del nuovo eletto, tale Pautasso Giuseppe, detto Pinin, avverrà nei capannoni della fiera della Zucchina Trombetta. Dopo il discorso, il benemerito gruppo dei Volontari ex Alpini serviranno costine e salsiccie ai partecipanti, che aspettiamo numerosi. Costo 10 marenghi con mezza pinta di birra.

"Il Corriere della Sera"

La badante rumena inavvertitamente urtata da un SUV sulle strisce pedonali, a Milano, è stata operata e giudicata fuori pericolo. Il conducente del SUV, dimagrito di otto chili in due giorni per il dispiacere, si è fatto carico di tutte le spese per la guarigione della sfortunata signora, ed ha prestato assistenza morale e materiale anche al marito muratore, ai tre figli, e all'anziana suocera.
Tutti i particolari in cronaca.

"La Stampa"

Notevole la partecipazione dei torinesi all'invito che il sindaco Pastiglia ha voluto fare a Capodanno affinchè tutte le persone salutino chiunque s'incontri durante la giornata. Sotto i portici di via Po è tutto un fiorire di Bundì e Cerea, ed è curioso come l'invito sia stato accolto anche dagli stranieri in visita. Va da sè che l'accento di qualche turista non può che migliorare.
Il sindaco stesso è stato piacevolmente sopraffatto dalla quantità di saluti espressi perfin nelle riunioni della giunta, ma, dopo un'ora giusta di salve, buna giurnà, olà, cuma va, è sbottato in un sussurrato "ades esageruma nen, 'nduma avanti..."

"Il Giornale"

Finalmente è stato reso noto dalla magistratura  chi è a capo del commando comunista che ha tentato la scalata al famoso rotocalco "Sorrisi e Canzoni". Da intercettazioni sicure si sa che il gruppo è appoggiato dalle Brigate Anarchiche, e il nome finora sussurrato è nientemeno che quello di Pippo Baudo! Pare certo che il furbo uomo di spettacolo abbia fatto leva sulla sua "intima" amicizia col direttore dell'Avvenire, proprio colui che lo fece "penetrare " nelle stanze segrete del Vaticano. Che quel pennellone siciliano sia implicato anche nella torbida faccenda dell'acquisto di "Chi"? Signorini, intevistato mentre si recava in sala trucco, ha smentito sdegnosamente ogni rapporto con il presentatore.

"Il Fatto Quotidiano"

Dopo le ultime sedute, viene spontaneo domandarci se ha ancora senso ospitare ben 50 deputati in un salone enorme come il Parlamento. Il Premier continua ad operare indisturbato con la sua maggioranza schiacciante di 36 Onorevoli, ma non dobbiamo dimenticare che il Ministro dell'Interno ha una partecipazione nella società per la gestione del riscaldamento dell'Aula, compreso il Quirinale.
Conflitto di interessi, dunque? nemmeno per sogno. Lo stesso Presidente del Consiglio è intervenuto nella spiacevole querelle, ed ha giurato sui suoi figli che impedirà con qualunque mezzo al suddetto Ministro di entrare nel locale caldaie.


da Artchoker, il vostro inviato nel Mondo all'Incontrario

 

 
 
 

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Post n°356 pubblicato il 11 Gennaio 2012 da artchoker
 
Tag: cinema

Cinema!

In questi giorni ho visto un film che mi ha riconciliato col mondo. Parlo di Emotivi Anonimi, un film francese, con tutti i pregi e i difetti dei film francesi.
Dico subito che non è un capolavoro indimenticabile, è solamente una lievissima commedia romantica, che però è riuscita a trasmettermi una pace assoluta, a dispetto dell'argomento della narrazione e dei protagonisti, Emotivi, appunto, fino alla catastrofe.
Si parla di cioccolato, di due esseri cronicamente timidi e pasticcioni e di una storia che rasenta la favola in più occasioni. "E' una storia demodè che è come una scatola di cioccolatini dove sai in ogni momento quello che ti capiterà di vedere, piena di snodi sottilissimi, di incomprensioni prevedibili e di comprimari gentili..." (Mymovies)
Certo, è un genere che deve piacere, ma il film non scade mai nello sdolcinato o nel ruffiano, e la storia, seppur debole, si mantiene divertente e tenera grazie anche alla bravura dei due protagonisti.
Ripeto, non aspettatevi chissachè, però, visto il panorama dei film in programmazione, direi che son due ore ben spese.

by Artchoker



 
 
 

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Post n°355 pubblicato il 06 Gennaio 2012 da artchoker
 

 

Di tutto, di più.

Spesso, alla tv,  incoccio in una pubblicità che dovrebbe essere patrocinata dall'Agenzia delle Entrate, o dalla Presidenza del Consiglio, al momento non ricordo chi si è presa l'ingrata briga di sollecitare gli italiani a pagare le tasse.
La pubblicità suddetta è composta da una serie di immagini che presentano gli evasori per quello che sono: parassiti che vivono alle spalle della società, succhiando risorse e accesso ai servizi pubblici a tutta la collettività, senza sostenerne l’onere. Una tecnica di sfruttamento che viene dunque accostata alle modalità di sopravvivenza adottata in natura dai parassiti. “Chi vive a spese degli altri – recita lo spot – danneggia tutti. Battere l’evasione è tuo interesse.”
Fin qui tutto bene. Quello che non mi va giù è che l'immagine finale rappresenta un tipo dalla faccia sfatta, la barba lunga, l'occhio truce. Una faccia tipica di uno che lavora, un operaio, un artigiano, per esempio, e non me ne vogliano le categorie citate. Il messaggio è chiaro: l'evasore fiscale è un parassita come quello, guardati intorno!
Io credo che sarebbe stato molto più giusto inserire nell'ultima fotografia l'immagine di un tipico evasore di tasse, ben vestito, tipo un imprenditore, oppure un grosso, e grasso, commerciante, un faccione tipico che puoi trovare...che so?...a Cortina d'Ampezzo, visto che siamo nell'argomento, non un poveretto che pare non riesca a sbarcare il lunario.
 

Rutelli e consorte vanno alle Maldive. Bene, beati loro, fine della storia. Invece no. Il prode Anselmo si è offeso perchè l'han criticato. Dice che tantissimi suoi amici ci sono andati e loro non c'erano mai stati, ed è un posto in cui si deve andare almeno una volta nella vita, e pare che voglia fare una denuncia alla magistratura se qualcuno critica il suo viaggetto. E qui ha pisciato fuori dal vaso, dicono al mio paesello.
Facciamoci su due righe. Allora, vogliamo dire che sarebbe stato da furbi, vista la posizione del nostro e visti i momenti di cinghia che ci chiedono, non andarci adesso, alle Maldive? E se prop
rio non potevi farne a meno, potevi almeno star zitto, no?
Perchè le Maldive, anche se il viaggio costa meno di una settimana a Ostia, restano uno status-symbol, un modo per dire io ci sono stato. D'altra parte, che senso ha andare alle Maldive e non dirlo, giusto per far schiattare d'invidia gli amici? che se hai fortuna ci puoi pure trovare il calciatore famoso, la velina sculettante, la presentatrice urlatrice. Tutta gente che si può legare tranquillamente anche al paragrafo precedente, per intenderci.
Resta il fatto che ognuno può fare ciò che vuole ed andare dove gli pare, ci mancherebbe altro, siamo in democrazia, no? però un bel "fanculo Rutelli", lo vogliamo dire, o no?
(Qualcuno di voi sa che ho trascorso le festività in una località molto rinomata. Prima che mi giunga un "fanculo anche a te Art", tengo a precisare che sono stato ospitato da indigeni del luogo quasi parenti, quindi senza cacciare un euro, altrimenti col cavolo che sarei andato lì a farmi spennare...:o)


Ho letto un articolo di Simone Perotti, scrittore, marinaio, affittabarche e, fra le altre cose, anche scultore.
Il senso è più o meno questo:
Oltre 10.000 persone tra le 22 e mezzanotte, giovedì al centro commerciale, in quel di Bergamo, l'avrete letto. Tanta gente ma pochi scontrini, segno che la maggioranza di quelle persone era solo lì per curiosare.
Come già qualche mese fa all’Unieuro di Roma, vediamo sempre più spesso folle oceaniche, che lasciano vuoti i cinema dopo le 22, i musei aperti a qualunque orario, che leggono sempre meno giornali, pochissimi libri, lavorano da mattina a sera, non stanno mai con i figli e la famiglia… e quando hanno un attimo di libertà affollano gli shopping center, magari in compagnia di quella stessa famiglia che non vedono quasi mai.
La gente è strana. Sta subendo una crisi durissima però spende 3 miliardi per cenoni e pranzi di Natale e il giorno dopo butta via 600 milioni di cibo in
utilizzato. Se ci sono i saldi ci sono code per le strade, ma pochi che comprano. Oppure si fionda all’Orio Center, Bergamo, dopo le 22, perché non ha talmente un cazzo da fare nella vita che non trova nulla di meglio che un bel giretto per negozi in mezzo a una folla assurda e vociante. Senza comprare niente, naturalmente.
La domanda che si fa Perotti è questa, e mi fa vedere la democrazia sotto un aspetto diverso: siamo proprio sicuri che è un bene dare a ognuno di questi signori il voto per stabilire cosa è giusto fare in Italia su temi come la cultura, la sanità, la difesa, l’industria? Non sarà che poi, per farli votare, bisogna fare qualche promozione commerciale, un tre-per-due, un gadget, una scheda elettorale che lava più bianco, un’urna con l’App e il touch-screen?
E' davvero giusto che queste persone debbano avere il potere di decidere della cosa pubblica? non è che si potrebbe istituire un esamino per capire se sono in grado o no di votare?

Finito, non ci sono risposte. Per il momento è solo provocazione.


by Artchoker

 

 
 
 
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