Un blog creato da lorifu il 31/12/2009

la memoria dispersa

un mondo di affetti perduto (ricordi, pensieri, riflessioni)

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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Convenevoli

Post n°599 pubblicato il 11 Luglio 2018 da lorifu
 

 

 

«Non faccio che dire "piacere d'averla conosciuta" a gente che non ho affatto piacere d'aver conosciuto. Ma se volete sopravvivere, bisogna che diciate certe cose».
John D. Salinger, "Il giovane Holden".


Così mi avevano insegnato i miei genitori e io sin da piccola mi rifiutavo di farmi piacere persone che rigettavo a pelle.
Mi si leggeva in viso la mia contrarietà e dovevo subire i sermoni dei miei che mi accusavano di essere troppo superba, troppo maleducata, troppo supponente. 
La vita mi insegnò sin da subito che sì...così funzionavano le cose e che se volevi sopravvivere in un mondo fatto di interdipendenze e subordinazioni dovevi ingoiare rospi e subire imposizioni, a volte ammantate di apparente bonomia.
Fu il periodo dell'ipocrisia "costretta" fatto di mediazioni possibili, vivibilità, sempre allineate ai miei principi e valori.
Oggi ho finalmente riguadagnato il piacere di poter sottrarmi alle conoscenze imposte, suggerite, pontificate...
Sono tornata a riappropriarmi della mia libertà di scelta ed è una magnifica sensazione.

 

 
 
 

Quella che non fui

Post n°598 pubblicato il 04 Luglio 2018 da lorifu
 

 

foto - Vivian Maier

 

Non rimpiango nulla se non quella che non fui.

È un sottile dispiacere, affiora nei momenti di maggior introspezione, un non so che di sospeso che arriva da lontano. Sono un fiore non sbocciato, una crisalide, un anatroccolo fermi sul punto di divenire, inerti, spaventati dal processo di trasformazione.
Quella che non fui è la mia ombra che m'insegue, incollata al terreno, rasente muro, ora ambigua e sarcastica, ora pietosa e amica. 
Quella che non fui è la prigione immaginaria, l'alibi dei miei non volli.


 
 
 

Il senso di sÚ

Post n°597 pubblicato il 01 Luglio 2018 da lorifu
 

The Lovers (IV), René Magritte, 1928, olio su tela

 

 

Dietro una delusione c'è sempre un'aspettativa. Ma l'aspettativa riguarda solo noi?

La delusione è direttamente proporzionale a quanto abbiamo investito in un'amicizia, un amore ma quando ne siamo toccati non pensiamo mai che possa essere reciproca e investire con la stessa intensità e portata anche l'altro/a.   Ci cristallizziamo sulle nostre convinzioni senza pensare quanto possiamo aver contribuito a determinare una reazione, una rottura e rimaniamo fossilizzati nella nostra corazza di orgoglio ferito e sensibilità  offesa.

In questo modo perdiamo pezzi della nostra vita, ci riesce più facile rinunciare a un amore, un'amicizia importante che perdere il senso di noi.

Ma cos'è il senso di sé?

E' per caso pensare che la coerenza, l'essere se stessi, sempre e comunque, sia tutto nella vita?

O che non ci sia cosa così importante per la quale valga la pena di lottare?

E' per caso pensare che le cose iniziano e finiscono inevitabilmente?

O che l'abitudine alla sofferenza crei estraneità e assuefazione alla stessa?

O ancora che nella vita giocare con i sentimenti sia un esercizio virtuoso?

E gli arzigogoli mentali possono sostituire l'onesto semplice pensiero?

E' pensare che le proprie ragioni siano sempre quelle "vere" e quelle dell'altro/altra assolutamente sbagliate?

E le motivazioni sono sempre così profonde per cancellare e chiudere definitivamente con qualcuno o qualcosa?

E' pensare che non ci sia niente di più importante che le nostre convinzioni anche quando queste ci portano al di là del confine delle nostre stesse intenzioni?

Questi interrogativi potrebbero essere  il terreno sul quale confrontarci se i nostri comportamenti non fossero viziati da preconcetti  e granitiche errate convinzioni.

Quanto male facciamo a noi stessi e agli altri quando nei conflitti interpersonali facciamo parlare solo il nostro egoismo, il nostro credo, ergendo un muro invalicabile tra noi e chi amiamo.

 

 

 
 
 

25 aprile

 

    LA PASSIONE DEL '45
    Epigrafi

    Coi tuoi occhi infossati
    i capelli leggeri,
    il volto deciso
    il riso impetuoso
    e il silenzio insistente...

    Tu non chiedevi altro che meritare
    le più alte delle nostre parole:
    e adesso è chiaro
    quel tuo pudico tacere e gridare,
    quel tuo umiliarti
    e adirarti.
    Tu cercavi in noi, inutilmente,
    il tuo cuore...

    È chiaro il tuo volto sofferente,
    è chiaro il tuo riso
    è chiaro il tuo pudore,
    è chiara la tua innocenza,
    e il tuo darti agli altri
    smanioso di' offrirti,
    di testimoniare
    con forza giovanile
    il tormento,
    con la violenza la pietà.
    Nei tuoi ritratti,
    le tue vesti, i tuoi libri,
    non sentiremo più la tua vita.
    La tua giovinezza
    non splende per noi chinata
    sulla terra dell' orto
    e non splendono i tuoi capelli.
    Fu un vento ignoto a spirare
    sul tuo mondo, su te,
    e vi ha tutto sconvolto.
    Libertà, la tua bocca ridente,
    Libertà, la tua fronte pallida,
    Libertà, le tue spalle leggere.
    Poi il vento è caduto.
    Dispersa la tua vita,
    stringi nel pugno la tua fede.
    Dai silenzi della tua vita
    torna solo la voce
    della tua fede silenziosa.
    Possiamo noi pronunciare le parole
    per cui hai dato il tuo corpo
    temendo di non dare troppo?
    Italia, Libertà...
    e parole più umane, amore,
    E a chi non vi creda
    mostra le mutate
    nel terribile sangue
    che era di tua madre.

    Fu questo il tuo gioco
    per cui tua madre attende
    d'essere morta,
    nient' altro,
    in questa estranea terra.
    Ma che cosa ci hai dato?
    Qualcosa di immenso,
    e tu lo sapevi,
    ragazzo,
    lo sapevi morendo solo
    sotto gli alberi testimoni
    e la neve calpestata dai piedi
    che andavano alla morte.
    Qui in Italia
    le nubi possono ora solcare il cielo
    e il vento scuotere gli alberi,
    l'Isonzo e gli altri fiumi
    correre al mare...
    Nella nostra Italia
    gli uccelli possono cantare,
    esser verdi le foglie
    e giocare i ragazzi.
    Il sole può illuminare le acque
    e la pioggia cadere
    e sui monti brillare la neve.
    Tu non puoi essere,
    tu che ci hai dato la neve
    la pioggia, la luce,
    i venti, le nubi...
    -Gridiamo: Amore,
    gridiamo forte Amore,
    che ne risuonino i monti,
    e le valli,
    e tuoni nelle orecchie: Amore!
    C'è un ragazzo,
    un candido morto,
    che vive in quel grido.

    (Questa poesia P.P.Pasolini la dedicò al fratello Guido (Ermes) partigiano delle Brigate Osoppo fucilato a Porzus (Friuli) dai gappisti. )

 
 
 

Miracolo d'aprile

Post n°595 pubblicato il 17 Aprile 2018 da lorifu
 

 

 

Quando i tuoi occhi si posano

sui grappoli violetti

scoppiati in un terso mattino d’aprile,

ti pervade  un sussulto d’amore.

Da quei rami contorti, nodosi

abbarbicati a una facciata in briciole

dai vetri rotti,

urge la vita

a testa in giù, in umile rispetto.

Erbacce incolte tutt’intorno,

segni desolanti  di abbandono,

quell’onda vaporosa e penetrante

ingentilisce le ferite del tempo

che non muore

se solo un’anima si ferma

a rievocare

antichi sussulti vitali.

lf

 

 
 
 
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3 GIUGNO 2016

 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 

 

 
 
 
 
 
 
 

 


Tu credi di incontrare l’amore,

in realtà è l’amore che incontra te

nei modi più strani,

inaspettati, involontari, casuali.

A volte lo confondiamo col bene

e lo surroghiamo.

Spesso siamo convinti sia amore,

fingiamo sia amore,

e leghiamo noi stessi

a una indistruttibile catena

frutto dei nostri desideri mancati

dei nostri sogni sopiti

delle nostre abitudini

delle nostre paure

delle nostre comodità

delle nostre viltà

dei nostri calcoli

della nostra apatia

dei nostri falsi moralismi.

Ma quando arriva, se arriva,

lo riconosci,

come  “il sole all’improvviso”

sconvolgente, coinvolgente,

totalizzante, esclusivo,

fusione di corpo e anima

osmosi perfetta.

Se finisce,

un dolore muto, senza fine.

loretta