Creato da Ladridicinema il 15/05/2007
Blog di cinema, cultura e comunicazione
 

 

Il sale della terra

Post n°11831 pubblicato il 23 Ottobre 2014 da Ladridicinema
 

Poster

Da quarant'anni Salgado attraversa i continenti sulle tracce di un'umanità in pieno cambiamento. Dopo aver testimoniato alcuni tra i fatti più sconvolgenti della nostra storia contemporanea - conflitti internazionali, carestie, migrazioni di massa - si lancia adesso alla scoperta di territori inesplorati e grandiosi, per incontrare la fauna e la flora selvagge in un grande progetto fotografico, omaggio alla bellezza del pianeta che abitiamo. La sua vita e il suo lavoro ci vengono rivelati dallo sguardo del figlio Juliano Ribeiro Salgado, che l'ha accompagnato nei suoi ultimi viaggi, e da quello di Wenders, fotografo egli stesso.

NOTE:

Presentato al Festival di Cannes 2014 nella sezione Un Certain Regard.

 
 
 

Soap opera

Post n°11830 pubblicato il 23 Ottobre 2014 da Ladridicinema
 

Poster

Francesco ancora innamorato della ex Anna, che scopre essere incinta di un altro uomo, Paolo che aspetta un figlio dalla moglie ma viene assalito da dubbi in merito alla propria sessualità, la bellissima Francesca il cui ex fidanzato si è appena suicidato, Alice star di una nota soap opera televisiva e con la passione per gli uomini in divisa, Gianni e Mario, gli esilaranti fratelli legati strettamente da un incidente che costringe uno dei due su una sedia a rotelle e l'altro ad accudirlo, vivranno una notte piena di colpi di scena, alla fine della quale la vita di tutti si ritroverà irrimediabilmente cambiata.

 
 
 

Film nelle sale da oggi

Post n°11829 pubblicato il 23 Ottobre 2014 da Ladridicinema
 

 
 
 

Un milione di modi per morire nel West

Post n°11828 pubblicato il 23 Ottobre 2014 da Ladridicinema
 
Tag: trailer

 
 
 

Il giovane favoloso

Post n°11827 pubblicato il 23 Ottobre 2014 da Ladridicinema
 
Tag: trailer

 
 
 

Marco Risi: 'L'attore, mestiere precario' da cinecittà news

Post n°11826 pubblicato il 21 Ottobre 2014 da Ladridicinema
 
Tag: news

Andrea Guglielmino21/10/2014
Non tutti gli attori sono star.
Un concetto che sfugge all’immaginario collettivo, che proietta l’interprete – specie quello di cinema – all’interno di un luogo comune che lo vede sempre ricco, famoso, circondato di belle donne (o begli uomini) e di gente che gli presta attenzione. Marco Risi invece, con il film Tre tocchi, in uscita il 13 novembre e in programma al Festival di Roma nella sezione Gala, dà voce a coloro che, pur intraprendendo questa carriera, non hanno ancora raggiunto il grande successo e vivono a volte di espedienti e frustrazioni. In particolare, lo fa attraverso i racconti (romanzati ma basati su esperienze reali) delle vite di sei giocatori della squadra calcistica ‘degli attori’, fondata negli anni ’70 da Pasolini. Il regista, pure lui parte della squadra, ha investito lui stesso 450mila euro per il progetto (il resto del budget viene dalla Ambi Pictures di Andrea Iervolino e Monika Bacardi).  Accanto agli attori/giocatori Max Benvenuto, Gilles Rocca, Vincenzo Di Michele, Fabrizio Nevola, Emiliano Ragno (che recitano sostanzialmente nel ruolo di loro stessi, usando i loro stessi nomi) si è aggiunto un gruppo di nomi famosi che hanno generosamente accettato di partecipare in brevi apparizioni: Luca Argentero, Claudio Santamaria, Marco Giallini, Francesca Inaudi, Valentina Lodovini, Maurizio Mattioli

E’ una storia di attori con la passione per il calcetto? 

Piano. Il calcetto è una cosa da circolo, da persone accasate. Il calcio è una cosa seria. Io stesso ne faccio parte e non molto tempo fa mi sono beccato un fallo pazzesco da un calabrese di 90 chili. La mia caviglia è ora gonfia come quelle della sora Lella. Io per gli attori non ho mai avuto tutte queste simpatie, anzi, spesso ci litigo. Durante la lavorazione de L’ultimo Capodanno mi sono infuriato con “un tipo” che voleva andarsene a casa prima della fine delle riprese. Sosteneva che il suo compito fosse finito solo perché la sequenza era allo specchio. Quando diventano famosi non si controllano più. Ma mi ha interessato invece la storia degli attori sconosciuti. La loro frustrazione e la loro malinconia. 

E l’idea di questo progetto come è nata? 

E’ nata quando Leandro, che sarebbe poi diventato membro del cast, mi ha aggredito nei camerini. Mi ha apostrofato proprio con odio: “Siete tutti uguali! Cazzo, sono bravo, perché non mi fai fare un provino?”. Non glie lo feci fare, per il film che stavo preparando, ma mi venne l’idea per Tre tocchi. Lo invitai a casa e mi raccontò una storia pazzesca, tanto che all’inizio pensai che fosse una balla. Ma non importava, mi aveva convinto. Mi disse che era diventato attore per sfuggire a un destino di violenza e di faide familiari. Aveva spezzato le gambe a un tipo e ogni giorno pregava perché si riprendesse, poi decise di affrontare la sua famiglia e venne portato in una discarica di Bagnoli con la pistola alla tempia, dove fu processato e, per fortuna, rilasciato. 

La frustrazione è propria del mestiere d’attore? O è un segno dei tempi di crisi? 

L’attore è uno dei mestieri più precari del mondo. Dipendi sempre da qualcun altro: dal produttore che può preferirti l’amichetto o l’amichetta di turno. Dal regista che ti può rifiutare perché sei troppo vecchio, giovane, alto, basso, o perché hai i capelli in un certo modo. Mi sono chiesto: cosa succede all’aspirante attore che torna a casa dopo l’ennesimo provino fallito? 

Lei ne ha rifiutati tanti? 

Beh, sì.  Capita di vedere uno che ci prova e dirsi… ‘bah…’. Cito sempre L’ultimo Capodanno, il provino diBeppe Fiorello. Fu disastroso. Lui è stato un cane, non si ricordava niente, non aveva studiato, non era preparato. Nemmeno gli andava di farlo, il provino. Mi arrabbiai moltissimo perché aveva proprio la faccia giusta, gli dissi di tornare il giorno dopo, ma di farsi vedere solo dopo aver studiato. Lo fece, e riuscì a fare il film, anche se io ero in ansia. Mi chiedevo costantemente se sarebbe stato in grado. 

Ma cosa accade quando invece un rifiuto disillude speranze raccolte con tanta fatica e sacrificio? 

Di tutto. Violenza, scatti di rabbia. Proprio stanotte due membri del cast hanno litigato furiosamente. Uno era ospite in una trasmissione e ha dimenticato di citare ‘chi non c’era’. Hanno ragione entrambi, è normale. C’è chi ce la fa, chi no, chi ha più opportunità e chi meno. Chi fa una fiction di successo e poi finisce a fare l’acchiappino a Piazza Navona. 

Ci parli degli illustri cameo del film… 

Con Valentina Lodovini c’è un amore che va avanti dai tempi di Fortapàsc dove interpretava la fidanzata di Siani. Gli altri, Santamaria, Giallini, Sorrentino, si sono semplicemente prestati a partecipare a un film che, ho detto fin da subito, doveva restare a basso costo, per essere il più libero possibile. Non uscirà in tante sale, preferisco che sia un concentrato di sentimento. 

Qualcuno l’ha già accusata di lasciare poco spazio alle donne e di dipingerle solo come succubi di un mondo maschile violento e retrogrado… 

Quando sento queste sciocchezze mi viene voglia davvero di diventare anti-femminista. Ma non lo sono. Le donne non giocano spesso a calcio e dunque è normale che nel film si parli di maschi. Non mi pare una colpa. Don Seger era accusato di essere fascista, ma lui si definiva ‘liberale’ e giustamente disse: ‘se racconto quel genere di personaggi non significa che io sia d’accordo con loro’. Lo stesso vale per me. Con Il branco ho raccontato la storia di uno stupro dal punto di vista dei carnefici. Era un’idea nuova, coraggiosa, sicuramente dura e violenta ma non era mai stato fatto un film del genere. A Venezia Uma Thurman, che era in giuria, voleva interrompere la proiezione. Io personalmente ne sono orgoglioso e penso sia uno dei migliori film che abbia mai fatto. Ora trovatemi qualcuno che dopo aver visto un mio film torna a casa e violenta una donna. Anzi, fa l’effetto contrario. Se fossi Marco Ferreri, manderei tutti a quel paese. Si ricade sempre nel luogo comune del ‘politically correct’. Ma poi il personaggi di Ida Di Benedetto, per esempio, non subisce affatto. Anzi, maltratta il suo uomo. Gli dice ‘non lavorerai più’, essendo ossessiva. E quella è una storia che è capitata a me. E sono casi in cui non puoi che arrivare a una separazione brusca. Non si può essere sempre buonisti. Si fa del male alle persone e anche al cinema. Per lo stesso motivo ho tagliato la scena in cui Leandro, graziato dai suoi nemici, torna a casa e abbraccia la famiglia. Troppo lacrimevole. Se poi vogliono il cinema politicamente corretto, stupido, noioso e facile, che si accomodino pure… non ne posso più di questo pubblico addormentato da questa distribuzione d’assalto che lo riempie di commedie che nemmeno fanno ridere. 

Cosa significa il titolo Tre tocchi

Concentrazione, visione e velocità. Ci vogliono nel calcio come nella vita. 

Ma gli attori ce l’hanno, un’anima? 

Ma certo che ce l’hanno. E allora perché alcuni restano in seconda fila? Un motivo c’è, ma non saprei spiegarlo. A parte che io vedo un sacco di attori che stanno in prima fila che meriterebbero di scalare, in terza o quarta. Per questo mi piace lavorare con chi inizia, come in Soldati – 365 all’alba o addirittura con non professionisti, come in Mery per sempre. Ho scoperto il dolore dell’attore. Quando lo chiamano solo per certi ruoli, o magari non lo chiamano affatto. 

E che ne pensa di quegli attori che passano alla regia? 

E che ne devo pensare? Che sono nemici? Che siamo troppi e ci mancano solo loro? Dipende ovviamente dalla qualità. Kim Rossi Stuart è un regista bravissimo. Andrea Di Stefano con Escobar ha avuto il merito di mettere su un’operazione. Io non sono altrettanto bravo. Certi meccanismi furbi mi sfuggono, infatti faccio un film ogni cinque anni. Questo è il primo che fa eccezione, a un anno di distanza da Cha Cha Cha

Fino a che punto questo è un film sul calcio? 

Non ci fosse stato il calcio, lo spogliatoio, il film non si sarebbe fatto. Il mister della squadra è Giacomo Losi, il capitano della Roma anni 60, un mito del calcio capitolino. Una volta gli ho fatto un tiro e l’ha lisciato. Mi ha detto: “Sei anni fa l’avrei beccata”.

 
 
 

The Pills, dal web arriva la nuova commedia all'italiana. Parola di Vanzina

Post n°11825 pubblicato il 21 Ottobre 2014 da Ladridicinema
 

Carmen Diotaiuti21/10/2014
Intervista a Luca Vecchi dei The Pills, trio di trentenni romani divenuti popolari con le loro serie per il web, estrose e surreali, che porteranno presto in sala il loro primo film
Sono romani, anzi romanissimi. Luca Vecchi, Luigi Di Capua Matteo Corradini, in arte The Pills, hanno fatto della localizzazione il loro cavallo di battaglia. Le loro sitcom per il web, estrose e surreali, parlano di amicizia, rapporto con l'altro sesso, problemi e manie di una generazione di trentenni cresciuta a televisione e videogiochi, che si ritrova oggi a vivere in sovrappopolati appartamenti per universitari con poche certezze per il futuro. Il tutto rigorosamente ambientato nei quartieri di Roma Sud e condito da un buona dose di capitolina ironia sommersa da una valanga di citazioni cinematografiche. La serie ha spopolato sul web (ogni puntata vanta in media mezzo milione di visualizzazioni) ed ha attirato l'attenzione degli addetti ai lavori. Come Enrico Vanzina che all'incontro con i The Pills organizzato da Wired Next Cinema all'interno del Festival di Roma ha ammesso di essere un loro fan e di vederli come i possibili eredi della nuova commedia all'italiana. "Siamo in attesa di dare la staffetta a una nuova generazione di autori. La vera commedia è quella che parla della realtà con un soggetto drammatico e lo tratta con la leggerezza che vi contraddistingue. La bellezza dei vostri sketch sta nel far sembrare tutto vero, non si sente il pensiero che c'è dietro. La commedia degli ultimi anni tende ad essere moralistica. Voi invece siete dissacratori ma volete bene ai personaggi che raccontate. Guardate senza dare giudizi, come la grande commedia che vede tutti i personaggi e ama anche i peggiori". 
Ma a fiutare le potenzialità del trio ci sono anche la Ascent Film di Matteo Rovere (quella che ha prodotto l'esordio di Sidney Sibilia) e la Taodue di Pietro Valsecchi. Il risultato è una nuova serie di episodi "The Pills" trasmessa da Italia 1, una sitcom per la Rai scritta insieme a Sibilia e la loro prima pellicola per il grande schermo di cui hanno appena terminato la scrittura. Ne parliamo con Luca Vecchi, che del film curerà anche la regia. 

A che punto siete con il film e quanto porterete di "The Pills-la serie" sul grande schermo.
La sceneggiatura è praticamente finita. Stiamo aspettando il parere di Matteo Rovere, il nostro produttore esecutivo, e della Taodue. Abbiamo cercato di trovare un punto di convergenza tra la narrazione cinematografica e il modo di raccontare che abbiamo sempre avuto. Il linguaggio del film sarà lo stesso della serie web e stiamo cercando di preservarne anche lo stile, le inquadrature fisse e l'essenzialità delle scenografie.

Sarà un film a episodi? Ci saranno attori professionisti o cammei? 
Sarà un film solo in parte ad episodi e ci saranno delle guest star, anche se la loro presenza all'interno della pellicola sarà oculata e funzionale alle gag, mai fine a se stessa. Come è stato ad esempio per Elio Germano, che compariva nello sketch web "Il bagno okkupato" in un ruolo che gli è congeniale, visto il suo impegno per il Teatro Valle. Quella volta abbiamo sudato sette camicie per riuscire a contattarlo, siamo stati quasi i suoi stalker. 

Il salto verso i media tradizionali era l'ambizione dei The Pills?
Era l'occasione che volevamo e ci siamo riusciti perché paradossalmente abbiamo attirato più l'attenzione degli addetti ai lavori che del grande pubblico. Il nostro obiettivo era da sempre fare gli autori, il mio personale la regia. Tanto che avevo provato in tutti i modi ad entrare in uno dei corsi del Centro Sperimentale di Cinematografia. Non ci sono mai riuscito.

Negli episodi delle serie ci sono spesso citazioni cinematografiche.
Sono letteralmente cresciuto a televisione anni '80 e VHS di autori come Spielberg o Zemeckis. Adoravo quel tipo di cinema alla Indiana Jones e quella fantascienza col cuore che non si prendeva troppo sul serio. E proprio nel prendersi in giro da sola si rendeva credibile. Tutte le nostre citazioni attingono alla cultura di quegli anni e non sono mai fine a se stesse. Servono ad arrivare dirette al cuore dello spettatore, una sorta di "bypass emotivo".

Il passaggio dall'online alla tv ha richiesto modifiche allo spirito originario della serie?
Non abbiamo avuto nessun condizionamento, ci hanno dato praticamente carta bianca. Non siamo però  riusciti a spostare il pubblico del web in tv. Questo perché la conquista più grande di internet è stata la conquista del tempo, la possibilità di vedere ciò che si vuole in qualunque momento. E' difficile competere con questa opportunità.

Il web come un modo per ingaggiare il pubblico dei più giovani e portarlo in sala.
Il web è una palestra di strada perché la rete sa essere davvero spietata. Ma i pubblici sono diversi. Il cinema ha una dignità maggiore in termini di fruizione, la visione sul grande schermo è un rito adatto più al cinema d'autore. La vera sfida è riuscire a portare in sala il pubblico "comodo" del web anche per una commedia, in un momento in cui la pirateria rende tutto disponibile online e subito.  

 
 
 

Giulio Cesare: quando lo scontro produce cultura

Post n°11824 pubblicato il 21 Ottobre 2014 da Ladridicinema
 

Andrea Guglielmino19/10/2014
Al Festival di Roma nella sezione Gala il documentario del giornalista e regista Antonello Sarno Giulio Cesare-Compagni di scuola, realizzato in occasione degli ottanta anni del Liceo Giulio Cesare, istituto storico di Roma. Il film è prodotto dalla R&C Produzioni di Tilde Corsi e Gianni Romoli e dalla Agnus Dei di Tiziana Rocca in associazione con Istituto Luce Cinecittà e in collaborazione con Rai Cinema e il quotidiano Il Messaggero.  Coniugando storia, intrattenimento, attualità e informazione, il documentario racconta gli ottanta anni dello storico Liceo Giulio Cesare di Roma, il liceo classico più grande d’Italia, attraverso le testimonianze di famosi ex-alunni, che hanno parlato della loro esperienza durante gli anni trascorsi al Liceo. Ricordi immediati e spontanei dagli ex allievi più anziani, fino alle voci dell’attuale popolazione scolastica, per ricostruire attraverso una storia orale collettiva - in cui ognuno racconta la propria - lo straordinario affresco di una grande capitale come Roma, e di un Paese intero, attraverso i propri studenti. Le testimonianze si incrociano naturalmente con quelle degli studenti che dal “Giulio” (questo il soprannome della scuola, storico ormai quanto l’istituto stesso) sono appena usciti dopo gli esami di maturità.  

Alcuni dei protagonisti sono intervenuti in conferenza stampa: “Il Giulio Cesare – dice Antonello Venditti, ex scolaro dello storico liceo – è apparentemente una scuola come tante, ma rende invece uno spaccato particolare del paese. Tutti noi che veniamo da lì sentiamo un forte senso di appartenenza. Mi ricordo di aver incontrato sulle scale un compagno di classe, che però era camerata nella vita, e invece di scontrarci ci siamo detti “buona fortuna”. Ci conoscevamo profondamente. A questo serve la scuola, al di là degli schieramenti”. 

“Ogni scuola è un piccolo comune – ricorda il regista Antonello Sarno – tanti piccoli campanili che guardano agli altri con sospetto e invidia. In particolare i rivali principali del Giulio Cesare erano il Tasso e il Mamiani. Ma, a parte essere stato anch’io studente lì, ho scelto il ‘Giulio’ perché drammaturgicamente era interessante, spaccato com’è tra le sue due anime, tra destra e sinistra, proletariato e conservazione. Lo scontro, a volte anche violento, ha prodotto informazioni, e cultura”. Ospite anche Marco Pannella, che ricorda soprattutto “i professori, con cui c’era un rapporto mai superficiale. Per un periodo non andai a scuola, marinavo, la pagella mi arrivava tramite i compagni con cui avevo un rapporto molto stretto, e dato che era vuota inserivo dei voti fasulli. Non esagerati. Qualche cinque o sei, per non insospettire genitori e professori. Tutti pensavano che mi assentassi perché ero tisico, ma tornai invece con un colorito fantastico e dunque mi smascherai. Ero alla succursale vicino Piazza Bologna e ho conosciuto tantissimo la città. Mi ricordo Villa Paganini e le sortite con le ragazze. Se le beccavano a tenersi la mano col compagno erano dolori, i genitori venivano immediatamente informati. E data la mia altezza spesso finivo al banco con gente che poi avrebbe fatto carriera nei ranghi militari”. 

“Il Giulio Cesare – ricorda inoltre Sarno – ha sempre avuto una grande vocazione cinematografica. AncheFederico Moccia, che stasera vedrà la prima, ha deciso di ambientare lì Scusa ma ti chiamo amore. E’ inoltre famoso per ospitare uno dei più celebri e seguiti cineforum, inventato dalla professoressa Marina Sambiagio, presso il quale si svolgono vere e proprie anteprime e ‘sneak peak’, per valutare le reazioni dei ragazzi ed eventualmente intervenire sul montaggio definitivo dei film. La caratteristica principale è che tutto ciò si fa tramite un vero proiettore e una vera sala, non solo con un lettore dvd. Questo perché il ‘Giulio’ è stato costruito nel 1936, quasi in concomitanza con l’apertura di Cinecittà nel ’37, dove campeggiava la scritta ‘Il cinema è l’arma più forte’ con la firma di Mussolini. Dunque venne dotato di una cabina di proiezioni con i fori al giusto posto. Il paradosso è che negli anni ’70 la sala era usata per proiettare film di sinistra. Ed è poi stata ristrutturata grazie all’intervento di Giuseppe Tornatore”. Si chiude in musica con gli interventi di Tommaso Zanello (in arte ‘Er Piotta’) e degli Zero Assoluto, che hanno iniziato a comporre proprio tra i banchi. “Proprio da quelle parti è esploso l’hip hop romano, che poi esportammo a Villa Torlonia. Era un modo di sopravvivere alle cinque ore di lezione”.

 
 
 

Rooney Mara e i giovani protagonisti di Trash oggi al Festival del Film di Roma da coming soon

Post n°11823 pubblicato il 21 Ottobre 2014 da Ladridicinema
 

Poster

 

Trash, il nuovo film di Stephen Daldry (già regista di Billy Elliot, The Hours, The Reader e Molto forte, incredibilmente vicino) vede protagonisti dei ragazzini di una favela di Rio che, scavando fra i detriti di una discarica locale, ritrovano un portafoglio che cambierà le loro esistenze per sempre. Solo quando si presenta la polizia, disponibile addirittura a offrire una generosa ricompensa per la restituzione, i ragazzi, Rafael e Gardo, realizzano di avere in mano qualcosa di molto importante. Dopo aver coinvolto l'amico Rato, il trio affronta una straordinaria avventura per scappare dalla polizia e scoprire i segreti contenuti nel portafoglio. (qui la nostra recensione del film) 

L'attrice protagonista Rooney Mara, il regista Stephen Daldry e alcuni dei giovani interpreti del film, sono oggi al Festival del Film di Roma per la presentazione del film.

 
 
 

Mario - Stagione 2 - First look da everyeye.it

Post n°11822 pubblicato il 21 Ottobre 2014 da Ladridicinema
 

Inviato il 12/10/2014 da Fabio Mucci
Quando un anno fa, Maccio Capatonda (al secolo Marcello Macchia) annunciò lo sviluppo di una serie tv comica su MTV, l'hype salì, ovviamente, alle stelle, non nascondendo, però, una nota di dubbio sulla riuscita del progetto. Capatonda, infondo, chi era? L'irriverente e dissacrante comico-regista-attore-autore dei finti trailer resi noti dai programmi Mai Dire della Gialappa's Band e di altri progetti (più o meno riusciti) a sfondo demenziale. Quindi niente di nuovo per Marcello Macchia? Affatto. La serie, infatti, si annunciava come un vero e proprio serial con una trama da seguire, misteri, personaggi più o meno importanti, infarciti - nel mezzo - da tanta comicità. Di certo non un compito facile per Maccio Capatonda ma che, alla messa in onda, ha tolto ogni dubbio. Mario è una delle serie (almeno italiane) più interessanti, innovativa nella sua semplicità, interessante nel suo essere made in Italy, con una trama e dei cliffhanger che una qualsiasi serie tv di produzione nostrana con budget più alto (e attori ben più noti) si sogna (ma più per svogliatezza di sceneggiatori, più che altro). 
MARIO 3
Mario - Una serie di Maccio Capatonda - first look - Serial TVCome ci tiene a precisare Maccio Capatonda in un lungo 'riassuntone' a metà del primo episodio, questa non è la seconda stagione bensì la terza. La seconda stagione, infatti, è "stata girata con un budget misero e in vhs, per questo si è optato per il non mandarla in onda". Ed è questa una delle scelte più geniali di questa nuova stagione che, probabilmente, è - almeno per questi primi due episodi - un po' più sottotono rispetto alla prima. Sarà perché Mario (Maccio Capatonda in persona) non è più lo stesso: come scopriamo nel riassuntone della seconda stagione, Lord Micidial (Rupert Sciamenna) gli ha fatto il lavaggio del cervello trasformandolo in un italiano medio (da cui Capatonda sembra essere ossessionato visto il finto trailer realizzato anni fa e il prossimo film targato Medusa che avrà lo stesso titolo), un giornalista orribile, psicopatico e a cui interessano solo soldi e ragazze. Uno status quo differente, dunque, che mette un po' a ingranare.
GINETTO, IL POLITICO
Mario - Una serie di Maccio Capatonda - first look - Serial TVQuello che risulta uno dei punti vincenti di questi primi due episodi (ma come lo era nella prima, del resto) è Herbert Ballerina, interprete, ancora una volta, di Ginetto, il figlio 'stupido' di Lord Micidial, fatto diventare a forza un politico imbranato. Ballerina, anche visto il carisma sotto zero del nuovo Mario, riesce a rubare la scena a tutti in ogni singola sequenza da lui interpretata (basti vedere la sua entrata in scena al consiglio di Micidial, ormai già cult). Ma tutto il resto ancora non ingrana, solo alla fine del secondo episodio sembra che qualcosa inizi a muoversi e il giudizio è rimandato, per questo, alle prossime puntate.
Mario di Maccio Capatonda è una delle serie più interessanti e divertenti del panorama italiano. Irriverente al punto giusto, questo inizio di seconda (o terza?) stagione presenta alcune scelte geniali e piuttosto demenziali. Ginetto (Herbert Ballerina) si riconferma uno dei personaggi più divertenti del serial; nonostante ciò la serie non ingrana in questi primi due episodi e il giudizio deve essere rimandato alle prossime puntate.
Fabio Mucci è un superappassionato di fumetti (di ogni tipo, ma prevalentemente Marvel) e, di conseguenza, di cinefumetti. Ciò nonostante non disdegna il cinema d'autore. È un patito di GTA e sebbene non sia interessato al calcio, passa le ore a giocare a Fifa. Gestisce una pagina sui cinefumetti su Facebook: visitatela!

 
 
 

Francesco Guccini: "Matteo Renzi ha detto che sono il suo cantante preferito? Sono innocente". Intervista HuffPost

Post n°11821 pubblicato il 21 Ottobre 2014 da Ladridicinema
 
Tag: news

Pochi minuti dopo il "coming out" di Matteo Renzi sul suo cantante preferito, Francesco Guccini, il Maestrone risponde al telefono ad Huffpost dalla sua casa di Pavana.

Ha sentito cos'ha detto il premier da Barbara D'Urso su Canale 5?

"Me l'hanno riferito, anche Alfano tempo fa mi aveva messo in cima ai suoi gusti musicali. Direi che siamo uno a uno. Ma io, guardi, sono innocente per l'uno e per l'altro. Facciano loro...".

Non le fa nessun effetto nemmeno questa dichiarazione di stima da parte di Renzi? In fondo è il leader del Pd...

"Ringrazio ma ribadisco: sono innocente...".

Di questi mesi di governo di Renzi che idea si è fatto?

"No comment".

Davvero non si è fatto una opinione?

"Niente da fare".

E tuttavia colpisce che lei, icona della sinistra da oltre quarant'anni, non sia stato rottamato...

"E come poteva rottamarmi? Mica faccio parte delle gerarchie del Pd (sorride)...Non so se sono stato un'icona della sinistra, può darsi, ma non credo mai del tutto...".

Non ha voglia di dire qualcosa neppure sugli 80 euro?

"Forse fanno comodo a chi li riceve. Sempre che non se li prendano indietro con altre tasse...".

 
 
 

La leggenda del Re Pescatore

Post n°11820 pubblicato il 21 Ottobre 2014 da Ladridicinema
 

Locandina La leggenda del re Pescatore

Sconvolto dalla morte violenta della moglie, un prof. di storia medievale si fa barbone alla deriva e va alla ricerca del Santo Graal tra i grattacieli di New York. L'aiuta un disc-jockey che si sente indirettamente responsabile della sua disgrazia. Storia di amicizia e di amore in cui la commedia si mescola al dramma e al melodramma, il realismo alla fantasia, il sentimentalismo alla violenza, i grattacieli e i bassifondi metropolitani ai castelli e ai cavalieri del Medioevo. Il giusto dosaggio di una materia così eterogenea, liberamente tratta dal romanzo (1986) di Anthony (Dymoke) Powell, è merito di Richard LaGravenese, sceneggiatore esordiente. Gilliam ci mette il talento visionario, l'energia narrativa e quel gusto della ridondanza che indebolisce la parte finale con un eccesso di zuccheri emotivi. Un quartetto eccellente d'interpreti tra cui la Ruehl che vinse 1 Oscar come miglior attrice non protagonista.AUTORE LETTERARIO: Anthony Powell

Poster

A New York, Jack Lucas, conduttore di una rubrica radiofonica, tratta le persone che si rivolgono a lui con fredda disinvoltura e con finta partecipazione umana. Un suo commento negativo circa la clientela "yuppie" che frequenta un ristorante alla moda scatena la follia di un suo ascoltatore, uno psicopatico che, imbracciando un fucile, fa una strage nel locale. Perso il posto per il conseguente contraccolpo psicologico e d'immagine, Jack ora convive con Anne Napolitano, proprietaria di un video shop, ed è ossessionato dal senso di colpa. Trasandato e ubriaco si aggira per le strade finché due teppisti tentano di dargli fuoco. Ma lo salva Parry, un ex professore di storia medievale, che ha trasformato nella sua follia New York in un luogo incantato con gnomi, cavalieri e principesse. Egli è convinto che in un palazzetto del centro, la copia hollywoodiana di un maniero medievale, sia custodito il Santo Graal

La leggenda del Re Pescatore
The Fisher King
  • FOTOGRAFIARoger Pratt
  • MONTAGGIOLesley Walker
  • MUSICHEGeorge Fenton
  • PRODUZIONE: DEBRA HILL, LYNDA OBST
  • DISTRIBUZIONE: COLUMBIA TRISTAR PICTURE - COLUMBIA TRISTAR HOME VIDEO (SPEAK UP, WINNERS)
  • PAESE: USA
  • DURATA135 Min
  • FORMATO: PANORAMICA A COLORI
CRITICA:

La zuppa servitaci dall'ex Monthy Python ha sapori molto simpatici. (Giovanni Grazzini, Il Messaggero)Con scene suggestive tra la realtà e la fiaba, un po' troppo lungo (2 ore e 20 minuti) e alquanto chiaccherato, con un quartetto d'interpreti superlativi. (Tullio Kezich, Il Corriere della sera)Il film alterna i momenti formidabili alle situazioni poco convincenti, senza coagulare la trama bizzarra alla commedia nel racconto pirotecnico, brulicante di immagini ma senza un'identità precisa. (Alfio Cantelli, Il Giornale)La sceneggiatura di Richard LaGravanese è ricca degli spunti mitologici e fantastici congeniali alla vena di Gilliam e in alcuni momenti il film riesce ad essere davvero folle e poetico, grazie soprattutto a un eccezionale quartetto di attori. (Alessandra Levantesi, La Stampa)Di rilievo le facce e le recitazioni delle due interpreti femminili. (Claudio Trionfera, Il Tempo)Terry Gilliam non si mostra regista adatto a coniugare l'immaginazione con il realismo. ( Franco Colombo, L'Eco di Bergamo)

NOTE:

OSCAR PER LA MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA A MERCEDES RUEHL (1991).LO SCENEGGIATORE ALLORA ESORDIENTE RICHARD LAGRAVENESE APPARE NEI PANNI DELLO YUPPIE CON LA CAMICIA DI FORZA.DISPONIBILE IN HOME VIDEO LA VERSIONE DIRECTOR'S CUT.

SOGGETTO:

TRATTO DAL ROMANZO "TERRA DESOLATA" DI T.S. ELIOT

 
 
 

E fuori nevica! subito primo

Post n°11819 pubblicato il 21 Ottobre 2014 da Ladridicinema
 

Box Office Italia
Italia (finalmente) sugli scudi questa settimana: due new entry direttamente ai primi posti della top ten ed entrambe capaci di stare sopra alla soglia del milione di euro. Primo posto per ...E fuori nevica!, nuovo film di e conVincenzo Salemme, secondo per il "veneziano" Il giovane favolosoThe Equalizer - Il Vendicatore scende al terzo posto ma mantiene una buona media per sala e arriva a quasi 2 milioni complessivi, proprio come Maze Runner - Il labirinto. Buona partenza per l'ottimista Tutto può cambiare, che parte bene con mezzo milione di euro, mentre Lucy inizia la sua discesa ma è prossimo a passare quota 7 milioni. Nessuna novità in coda, se non la certificazione del mezzo flop di Tutto molto bello ed il decimo posto di Disney Junior Party. La prossima settimana arrivano finalmente i Guardiani della Galassia, accompagnati da BoyhoodSoap OperaThe JudgeBuoni a nulla e Third Person.

Box Office Usa
Grandi novità nella top ten americana che vede svettare Fury, il film bellico con Brad Pitt, che conquista la vetta con 23.5 milioni di dollari. Scende al secondo posto, ma supera quota 100 milioni di dollari L'amore bugiardo - Gone Girl di Fincher, che conferma il suo ottimo feeling con il pubblico di madrepatria. Per un soffio deve accontentarsi della terza piazza Il libro della vita, che chiude il weekend con 17 milioni di dollari. Perde quota (ma non troppo)Alexander and the Terrible, Horrible, No Good, Very Bad Day, che aggiunge 12 milioni al suo totale e arriva a 36 (è costato 28 milioni), mentre Il meglio di me parte discretamente con 10 milioni. In calo tutti gli altri film nella seconda metà della classifica: crollano Dracula Untold e Annabelle, mentre The Judge contiene le perdite al 40% (ma i 26 milioni incassati sono deludenti, il film è costato 50). Pazzesca, fuori dalla top ten, la partenza del meraviglioso Birdman che in 4 sale esordisce con una media di 100mila dollari a schermo e notevolissime anche quella della commedia Dear White People e dell'ultimo film Ghibli La storia della Principessa Splendente. A livello mondiale è da segnalare la continua salita di Guardiani della Galassia, ora quarto assoluto ma prossimo a superare anche X-Men - Giorni di un futuro passato e Maleficent ed insediarsi al secondo posto dietro all'irraggiungibileTransformers - L'era dell'estinzione. La prossima settimana arrivano l'horror Ouija e John Wick, il nuovo action con Keanu Reeves

 
 
 

George R.R. Martin: i libri di fine 2014 da http://librolandia.wordpress.com

Post n°11818 pubblicato il 17 Ottobre 2014 da Ladridicinema
 

George R.R. Martin

Lo so, la maggior parte di coloro che apprezzano George R.R. Martin sta aspettando The Winds of Winter, ma il sesto romanzo delle Cronache del ghiaccio e del fuoconon è ancora stato terminato e non sappiamo quando questo avverrà. Che io sappia non ci sono aggiornamenti, perciò possiamo solo aspettare leggendo altro. Altri autori, ma anche altri libri di cui Martin in qualche modo si è occupato. Vediamo cosa deve essere pubblicato, sapendo che i romanzi delle Cronache del ghiaccio e del fuoco che cito qui sotto sono semplici ristampe interessanti solo per chi vuole proseguire la serie in uno specifico formato.

Il mondo del ghiaccio e del fuoco. Enciclopedia del Trono di spade, Mondadori, 25,00 €.

Sapevo già da tempo che la data di pubblicazione è il 28 ottobre, lo stesso giorno dell’edizione originale, ma visto che ora ho ricevuto un comunicato stampa dalla casa editrice posso dire la data senza problemi. La mia intenzione è di sfogliare il libro italiano per valutarne la qualità e poi decidere se acquistare la versione tradotta, cosa che preferirei fare, o quella originale, nel caso quella italiana non mi soddisfacesse. Intanto vi metto il link a un pdf che mostra una manciata di pagine del libro edito da Tor: http://edelweiss-assets.abovethetreeline.com/RH/supplemental/GRRM_WOIF_SellPacket_spreads-lowres.pdf.

Il trono di spade. Libro quarto delle Cronache del ghiaccio e del fuoco. Edizione speciale volume 4, Mondadori, 22,00 €.

Si tratta dell’edizione “in pelle di drago” di A Feast for Crows, già pubblicato nei due volumetti Il dominio della regina e L’ombra della profezia e ripubblicato in versione integrale lo scorso aprile nella collana Oscar grandi bestsellers.

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I re di sabbia, Mondadori, 10,00 €.

Edizione economica di un libro già pubblicato in versione rilegata alcuni anni fa, in pratica corrisponde a un terzo dell’antologiaGRRM: A RRetrospective (o Dreamsongs, le due antologie hanno differenze davvero minime). Ne ho già parlato qui:http://librolandia.wordpress.com/2011/05/10/i-racconti-di-george-r-r-martin-da-dreamsongs-a-le-torri-di-cenere/.

Il trono di spade. Le cronache del ghiaccio e del fuoco. Ediz. speciale vol. 1, Mondadori, 12,00 €.

Si tratta di A Game of Thrones (Il trono di spade eIl grande inverno) in versione flipback. Lo avevano programmato mesi fa e poi non lo avevano pubblicato, al punto che avevo iniziato a pensare che avessero cambiato idea e che non lo avrebbero più pubblicato in questo formato. Invece ora ho visto che c’è una scheda anche del secondo volume, sempre a 12,00 €, in formato flipback, quindi il progetto è stato semplicemente rimandato. Presumo che ci abbiano ragionato sopra perché se ha senso pubblicare, per esempio,Bianca come il latte, rossa come il sangue diAlessandro D’Avenia in formato flipback e poi non pubblicare nello stesso formato Cose che nessuno sa perché sono opere completamente diverse, non ha senso pubblicare solo parte di una saga. La trilogia di Suzanne CollinsHunger Games, composta di romanzi relativamente brevi, è entrata in un unico volume, ma per pubblicare la Century Trilogy di Ken Follett Mondadori ha stampato tre flipback. Martin, in questo caso, verrà trattato come Follett, con un flipback a romanzo.

Wild Cards volume 9. Il castello di cristallo, Mondadori, 12,00 €.

In passato questo volume era stato annunciato con il titolo Intrigo a Jockertown, ma come ho già detto in passato a volte i titoli annunciati non sono quelli definitivi. Si tratta del seguito diretto di Il fante con un occhio solo ed è un’antologia di racconti. Con l’ottavo volume Martin ha smesso di scrivere nuovi racconti e si è limitato a curare la serie. Fra gli autori presenti in questo volume ci sono Stephen LeighMelinda SnodgrassJohn J. MillerVictor MilanWalter John Williams e Walton Simons.

Tutti questi volumi dovrebbero essere pubblicati fra fine ottobre e inizio novembre.

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La principessa e la regina, Mondadori, 20,00 €.

Si tratta dell’antologia Dangerous Women, curata da Martin insieme a Gardner R. Dozois. Il libro è previsto per gennaio 2015, ma ho il forte sospetto che non sarà la traduzione integrale dell’antologia. Il volume originale è lungo 784 pagine, ce la vedete voi Mondadori che traduce in versione integrale in un unico volume un libro di queste dimensioni di genere fantastico? In realtà l’antologia è cross-genere, non ci sono solo fantasy o fantascienza qui dentro, ma in copertina campeggia il nome George R.R. Martin, e Mondadori ha l’abitudine di dividere in due o tre parti questi volumi se superano un certo numero di pagine.

Cosa conterrà? Certamente il racconto di Martin, non ho idea di come saranno scelti gli altri. Questo il sommario del volume originale:

Introduction by Gardner Dozois
1. Some Desperado di Joe Abercrombie (The First Law)
2. My Heart is Either Broken di Megan Abbott
3. Nora’s Song di Cecelia Holland
4. The Hands That Are Not There di Melinda Snodgrass (Imperials)
5. Bombshells di Jim Butcher (The Dresden Files)
6. Raisa Stepanova di Carrie Vaughn
7. Wrestling Jesus di Joe R. Lansdale
8. Neighbors di Megan Lindholm
9. I Know How to Pick ’Em di Lawrence Block
10. Shadows for Silence in the Forests of Hell di Brandon Sanderson (The Cosmere)
11. A Queen in Exile di Sharon Kay Penman
12. The Girl in the Mirror di Lev Grossman (Magicians)
13. Second Arabesque, Very Slowly di Nancy Kress
14. City Lazarus di Diana Rowland
15. Virgins di Diana Gabaldon (Outlander)
16. Hell Hath No Fury di Sherrilyn Kenyon
17. Pronouncing Doom di S. M. Stirling (Emberverse)
18. Name the Beast di Sam Sykes
19. Caretakers di Pat Cadigan
20. Lies My Mother Told Me di Caroline Spector (Wild Cards)
21. The Princess and the Queen, or, the Blacks and the Greens di George R.R. Martin, un racconto ambientato circa 200 anni prima degli eventi narrati nelle Cronache del ghiaccio e del fuoco.

I canti del sogno, Mondadori, 18,00 €.

Il libro è codificato come fantascienza, ma la cosa vuol dire poco. Se guardate l’elenco dei titoli di Ebook Fanucci in promozione che ho pubblicato due giorni fa, potete vedere che comprende anche opere di fantasy e urban fantasy, eppure l’editore pubblicizzando la campagna ha scritto chiaramente la fantascienza in promozione. È un editore di genere, dovrebbe saper distinguere le opere fra loro, però non lo ha fatto. Davvero possiamo fidarci che un editore generalista come Mondadori sia rigoroso nelle distinzioni di genere?

Ma di cosa si tratta? Non lo so. Nessun titolo di Martin, romanzo, racconto o antologia può essere tradotto così, perciò quel titolo è o una libera interpretazione (da A Game of Thrones come si fa ad arrivare a Il trono di spade o a Il grande inverno?) o è un’invenzione di sana pianta, magari perché si tratta della seconda parte dell’antologia Dangerous Women. Badate bene, io questo non lo so, sto solo ipotizzando. La pubblicazione avverrà verosimilmente nel 2015, ma anche in questo caso non ho nessuna informazione.

Skin Trade, Panini Comics, 12,00 €.

Si tratta del graphic novel sceneggiato da Daniel Abraham e illustrato da Mike Wolfer dell’omonimo racconto di Martin. Il racconto è stato anche tradotto anni fa, con il titolo Commercio di pelle, nell’antologia Visioni della notte. L’antologia comprendeva anche racconti diStephen King e Dan Simmons, ma è fuori catalogo da anni. Il volume è previsto per il febbraio del 2015. Il fatto che sarà tradotto mi fa ben sperare anche per gli altri graphic novel, ricordo che Italycomics ha già tradotto i due graphic novel dedicati al Cavaliere errante e sta traducendo A Game of Thrones, e che Bao ha già tradottoFevre Dream, versione a fumetti del romanzo Il battello del delirio. Già che ci sono vi ricordo che se volete sapere qualcosa di più sui graphic novel legati alle opere di Martin non dovete far altro che comprare l’ottavo numero di Effemmeche comprende un mio articolo di ben 13 pagine dedicato all’argomento. La rivista è disponibile sia in versione cartacea che in versione ebook

 
 
 

Il mondo del ghiaccio e del fuoco, di George R. R. Martin. Finalmente la guida illustrata da booksblog.it

Post n°11817 pubblicato il 17 Ottobre 2014 da Ladridicinema
 

Scritto da:  - martedì 14 ottobre 2014In uscita l'attesissima guida al mondo de Le cronache del ghiaccio e del fuoco, la celebre saga fantasy di George R. R. Martin che ha generato la serie tv Il Trono di Spade

 

Esce, il 28 ottobre, in contemporanea con l'America e altri paesi, Il mondo del ghiaccio e del fuoco (The World of Ice & Fire. The Untold History of Westeros and The Game of Thrones), di George R. R. Martin, l'attesissima guida illustrata dedicata all'universo narrativo della celebre saga fantasy Le cronache del ghiaccio e del fuoco (A Song of Ice and Fire), saga nata nel 1996 e ancora in corso che, come sappiamo, ha generato la splendida e planetariamente seguita serie tv HBO ad alto budget Il Trono di Spade (Game of Thrones).

Il corposo volume (sono circa 500 le pagine dell'edizione italiana), scritto da Martin stesso in collaborazione con Elio M. Garcia Jr. e Linda Antonssen, fondatori del noto sito westeros.org ed esperti della saga, offrirà la storia completa dei Sette Regni, sia attraverso nuovi testi, scritti appositamente per il libro e per più della metà a opera di George R. R. Martin, sia grazie all'ausilio di oltre centosettanta illustrazioni (tra cui molte mappe, alberi genealogici e quant'altro).

Nel volume troveranno posto antiche cronache, leggende, storie di popoli, di personaggi e casate, battaglie, regni, ribellioni e molti altri eventi (sia quelli di cui siamo già a conoscenza, per sommi capi, grazie ai volumi della saga stessa o alle avventure di Dunk ed Egg, sia quelli di cui nulla si sa).

 

Grazie alla grande abbondanza di materiale conosceremo, finalmente in dettaglio, la storia di Westeros (ma anche di Essos), a partire dall'Alba dei Giorni, dagli Uomini della Foresta e dai Primi Uomini.

Questa la sinossi ufficiale de Il mondo del ghiaccio e del fuocoSe il passato è il prologo, allora l’opera primaria di George R.R. Martin – la più innovativa e formidabile saga fantasy del nostro tempo – necessita di una introduzione ugualmente formidabile. E alla fine, eccola: Il Mondo del Ghiaccio e del Fuoco.

Questo volume, riccamente illustrato da oltre centosettanta tavole originali a colori, è la storia completa dei Sette Regni, incentrata sulla vivida ricostruzione delle epiche battaglie, delle brutali rivalità e delle temerarie ribellioni che hanno condotto agli eventi narrati ne «Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco» e nella serie HBO «Game of Thrones». In una collaborazione durata interi anni, George R.R. Martin ha coniugato il proprio lavoro con quello di Elio M. Garcia Jr. e Linda Antonssen, fondatori del celebre sito web westeros.org, forse le uniche due persone che di questo mondo fantastico hanno una conoscenza approfondita quanto quella del suo stesso eccezionale creatore.

Racchiuse in questo testo si sovrappongono conoscenze accumulate, speculazioni accademiche e leggende popolari tramandate da maestri e septon, negromanti e cantastorie. È una cronaca che si dipana dal Tempo dell’Alba all’Età degli Eroi, dalla venuta dei primi uomini all’arrivo di Aegon il Conquistatore, dall’ascesa di Aegon stesso al Trono di Spade fino alla Ribellione di Robert e alla susseguente caduta di Aerys II Targaryen, il Re Folle, l’evento che ha messo in movimento le lotte «di oggi» tra Stark, Lannister, Baratheon e Targaryen.

Fondamentale opera di sostegno per l’intero, ipnotico universo concepito da George R.R. Martin, Il Mondo del Ghiaccio e del Fuoco è la prova provata che la penna è davvero più poderosa di una tempesta di spade.

The Winds of Winter, il nuovo volume della saga in corso di scrittura, penseremo dopo...

George R. R. Martin con Elio M. Garcia Jr. e Linda Antonssen
Il mondo del ghiaccio e del fuoco (The World of Ice & Fire)
Mondadori
€ 25,00
In uscita il 28 ottobre

 
 
 

Il Trattato segreto che ci cambierà la vita da corriere.it

Post n°11816 pubblicato il 17 Ottobre 2014 da Ladridicinema
 

Il Trattato segreto che ci cambierà la vita

 

Da un anno Europa e Stati Uniti stanno negoziando il Ttip, un accordo commerciale che creerà la più grande area di libero scambio del mondo, con il rischio però di stravolgere le regole sui controlli e sulla sicurezza alimentare. Report, domenica alle 21.45 su Rai3

di Roberto Pozzan e Giorgio Mottola

 

Il premier Matteo Renzi lo ha definito “vitale”. Gli industriali italiani lo considerano una benedizione. Gli scettici, invece, lo descrivono come un’apocalisse. Nessuno, però, al momento sa bene cosa sia il Ttip, il Trattato transatlantico sugli investimenti che Europa e Stati Uniti stanno negoziando da diversi mesi. Sulle trattative in corso e gli accordi finora raggiunti vige infatti la massima segretezza. Eppure, l’approvazione del Ttip potrebbe cambiare le nostre vite.

Con il Trattato transatlantico potrebbe nascere la più grande area di libero scambio del mondo: niente più dazi, niente più confini commerciali tra Europa e Usa. E questo, secondo quello che sostiene il governo italiano, porterebbe a un aumento del Pil italiano tra lo 0,5% e addirittura il 4, a più posti di lavoro, più esportazioni (si calcola il 28% in più).

 

 

Ma tutto ciò rischia di avere un costo elevato. Insieme alle barriere tariffarie salteranno anche alcune barriere non tariffarie. Vale a dire regole, controlli e standard minimi richiesti per la circolazione della merce, norme sulle sostanze chimiche tossiche, leggi sanitarie, prezzi dei farmaci, libertà di Internet e la privacy dei consumatori, l’energia, i brevetti e copyright e gli albi professionali. Meno regole potrebbe significare ripercussioni enormi, innanzitutto sul settore agro alimentare che in questa trattativa gli Usa considerano strategico.

Tutti i negoziatori europei al momento lo negano, ma per molti il rischio è che il Ttip possa spalancare le porte a carni trattate con ormoni e antibiotici, latte arricchito e produzioni con organismi geneticamente modificati. E a vigilare sulla corretta applicazione del Trattato ci sarebbe un tribunale internazionale privato le cui decisioni saranno superiori alle sentenze dei tribunali e alle leggi dei parlamenti nazionali.

Vista la segretezza dei negoziati il dubbio è più che legittimo: il Ttip sarà una grande opportunità o un pericolo per le piccole imprese e i consumatori italiani?

 
 
 

The Amazing Spider-Man 2 - Il potere di Electro

Post n°11815 pubblicato il 17 Ottobre 2014 da Ladridicinema
 

Locandina The Amazing Spider-Man 2 - Il potere di Electro

Ormai a suo agio nei panni di supereroe part-time Peter Parker si trova in un empasse con Gwen. Nonostante i tentativi non riesce a stare lontano dalla ragazza di cui è innamorato (e ricambiato) come il padre gli aveva chiesto alla fine del film precedente, e il terrore di vederla partire verso un altro paese per motivi di studio non fa che peggiorare la situazione. Intanto il suo vecchio amico Harry Osborne torna in città per vedere il padre morire e prendere il suo posto a capo della società di famiglia e non solo. Tra i tre ragazzi si inserisce Max Dillon, anonimo impiegato della Oscorp che un incidente dota del potere di controllare l'elettricità e una vita remissiva della devianza mentale giusta per mettere tali capacità al servizio degli scopi peggiori.
Arrivato al secondo episodio lo Spider-man nella versione di Marc Webb comincia a prendere una forma definita. È infatti ora evidente quale sia il suo arco narrativo, ovvero come sia trattato e che evoluzione avrà il personaggio nel corso dei diversi episodi. Non più franchise potenzialmente infinito ma serie limitata in cui iniziare e finire lo sviluppo del personaggio (nella modalità inaugurata dal Batman di Christopher Nolan).
Annunciato dalla grafica d'apertura fatta di ingranaggi di un orologio da polso e chiuso tra i veri ingranaggi dell'orologio della torre,Il potere di Electro tiene sottotraccia il tema del tempo, elemento chiave nella storia dell'Uomo Ragno (tra tutti i supereroi quello che più fatica a conciliare la doppia identità, finendo per essere sempre in ritardo su tutto) e qui filtro scelto per guardare l'adolescenza. Tutti e tre i protagonisti giovani infatti parlano, hanno a che fare e gestiscono (o non gestiscono) il tempo. In questo modo Webb cerca di nuovo di spostare l'attenzione dal supereroismo in sè con i problemi che porta, che caratterizzava la precedente versione di Sam Raimi, verso temi più personali che in anni di sovraesposizione dei supereroi al cinema possono differenziare il suo.
È ovviamente l'amore adolescenziale il più evidente di questi temi e in effetti quando il film si muove in territori familiari al regista di (500) giorni insiemesembra guadagnare in respiro, mentre langue nelle diverse scene in cui tenta di portare avanti trame d'avventura o d'intrigo (facendo sentire molto la sua durata). È evidente quindi che la storia tra Peter e Gwen riceva un'attenzione superiore alle normali linee romantiche dei film d'azione, abbia una diversa centralità e una forza non comune, una che fa apparire il resto come un corollario a queste parti e non viceversa (tanto che passa in secondo piano anche una delle modifiche più radicali al mito di Spider-man: l'essere predestinato al ruolo invece che esserci finito per caso). Il molto criticato approccio hipster ai personaggi diventa quindi un punto di forza, attualizzazione di dinamiche eterne portata avanti con abilità e non mero espediente di costume.
Liquidato l'ingombro della narrazione delle origini del personaggio e decisamente più agile nel montaggio delle diverse storie (si concede anche diversi stacchi analogici) Il potere di Electro appare dunque più riuscito del suo predecessore nell'affrontare la propria reale natura: essere un teen movie. Anche la tematica del tempo che sfugge (resa con grande superficialità e poca voglia) appare più sensata se vista come un'altra lente attraverso la quale parlare dell'esser giovani, al pari dell'uso poco standard di una colonna sonora peculiare che nei momenti migliori (i due scontri con Electro) si fonde con le immagini mescolando il proprio ruolo con quello degli effetti sonori.
È infine molto apprezzabile come la versione di Marc Webb di film in film replichi sempre di più le modalità narrative, se non proprio i luoghi comuni, dei fumetti. Si vede dall'entrata in scena dei personaggi nuovi interpretati da Paul Giamatti e Jamie Foxx (e da come sono "disegnati") nonchè da un'adorabile atteggiamento fumettoso d'altri tempi che fa parlare gli scienziati con un primitivo accento tedesco o si sofferma su pose classiche come la mano del morto rivolta verso l'alto che tiene stretta un oggetto fondamentale.

 
 
 

Trascendence

Post n°11814 pubblicato il 17 Ottobre 2014 da Ladridicinema
 

 

Il dr. Will Caster è uno dei più brillanti studiosi nel campo dell'intelligenza artificiale, al momento al lavoro su PINN, un sistema altamente avanzato di computer con autocoscienza basato sul cervello di scimmie usate come cavie. Quando un attentato portato da una frangia terroristica che mira a bloccare lo sviluppo di simili tecnologie lo condanna a morte la moglie, anch'essa studiosa, decide di sottoporre la sua mente al medesimo procedimento operato sul cervello della scimmia e caricarla dentro PINN per vedere se la sua mente possa continuare a viva usando i computer al posto della materia grigia. L'esperimento ha successo al di là di ogni aspettativa e la mente di Will Caster non solo vive ma acquista rapidità e potenza di calcolo contaminandosi con i computer e avendo accesso ad internet arriva ovunque cominciando a pianificare la propria sopravvivenza e il proprio potenziamento. Solo il fronte terroristico anti-intelligenza artificiale sembra aver capito tutto quel che sta accadendo.
Nella visione che Wally Pfister trae dalla sceneggiatura di Jack Paglen la trascendenza è un altro termine per dire "singolarità", ovvero quella teoria futurologica secondo la quale l'evoluzione dell'intelligenza umana fomentata da aiuti artificiali ad un certo punto supererà la nostra comprensione di essa giungendo ad un livello superiore.
A partire da questo presupposto tra lo scientifico e il fantascientifico il direttore della fotografia, diventato noto per il suo lavoro accanto a Christopher Nolan, gira il suo primo film da regista mescolando tradizionale e innovativo. E' infatti molto tradizionale la maniera nella quale emerge una tecnologia che si contrappone all'umanità prendendo il controllo di tutto quel che l'uomo ha delegato alle macchine, mentre è molto innovativo come la storia disponga le forze in campo. Invece che porre gli uomini in contrasto con l'artificiale sceglie infatti di creare un artificiale che sia molto umano e di avere diverse fazioni anche all'interno della razza umana (confermando che in qualsiasi contesto è sempre l'uomo il nemico peggiore, come la visione apocalittica di nuova generazione in stile The walking dead insegna). In questo modo Transcendence fa continuamente avanti e indietro tra quello che pensiamo di aspettarci e quel che effettivamente vediamo, fingendo di muoversi come un catastrofico di fantascienza tradizionale e poi finendo per somigliare più alla nuova fantascienza in stileLei, cioè quella che non relega ai soli uomini il privilegio di avere uno spirito.
Scegliendo con buon occhio l'America dei deserti semidisabitati, punteggiati da minuscoli agglomerati di case basse che inquadrati dall'elicottero sembrano circuiti integrati, Pfister sembra ambire tanto ad un lato oscuro del film di Spike Jonze (non l'amore che tira fuori la parte migliore di noi ma quello che tira fuori la peggiore), quanto alle suggestioni della saga di Terminator, in cui il nulla quasi primitivo degli spazi americani è il set per un'apocalisse sempre da venire.
Che Pfister non stia dalla parte degli uomini è evidente già dalla recitazione desaturata di ogni emozione e dal conseguente tono gelido che ogni interazione umana sincera ha. Invece che dare calore ai computer, per avvicinarli all'umano, il regista sceglie di levarlo agli attori in carne ed ossa per dimostrare che se le macchine sono quel che temiamo forse noi non siamo troppo lontani da esse.
Purtroppo però Transcendence è troppo appassionato dalle possibilità fantastiche della propria storia per rimanere ancorato ad un contesto scientifico, esagera nell'immaginare e finisce per dipingere più che altro della magia superando qualsiasi futuristica plausibilità. Eppure è anche evidente come il suo obiettivo ultimo sia l'inganno del pubblico, tutto teso com'è a dimostrare che la paura della tecnologia e di ciò che non conosciamo (con la conseguente tendenza al pregiudizio) sia dentro ogni spettatore. Così il presupposto con il quale il film si apre, cioè quello di un mondo futuro privo di qualsiasi tecnologia, diventa non tanto un ritorno alla reale umanità dopo l'ubriacatura tecnologica ma lo spauracchio dei disastri che le fobie umane producono.

 
 
 

Un milione di modi per morire nel West

Post n°11813 pubblicato il 17 Ottobre 2014 da Ladridicinema
 

A Million Ways to Die in the West

Dopo essersi tirato indietro da uno scontro a fuoco, Albert viene lasciato dalla sua scostante fidanzata per un altro uomo. Sarà una misteriosa e bellissima donna, da poco arrivata in città, ad aiutarlo a tirar fuori il suo coraggio e a farlo nuovamente innamorare. Ma quando il marito di lei, un noto fuorilegge, si presenta assetato di vendetta, Albert dovrà immediatamente mettere alla prova il suo ritrovato eroismo.

 
 
 

Capitan Harlock - L'Arcadia della mia Giovinezza

Post n°11812 pubblicato il 17 Ottobre 2014 da Ladridicinema
 

Waga seishun no Arcadia

Poster

Dopo una strenua lotta per la libertà, la guerra contro gli Illumidiani, che stanno invadendo e devastando tutti pianeti esistenti, è perduta. Un uomo valoroso torna stanco, ma determinato a fare giustizia sul suo pianeta ormai occupato: il suo nome è Harlock. Le città sono devastate e i governanti corrotti non hanno esitato a vendersi all'invasore. Ma, insieme ad Harlock, c'è ancora qualcuno pronto a combattere: Maya, la "voce" della resistenza; Zoll, un soldato di Tokarga deciso a vendicare il suo popolo; Emeraldas, una piratessa spaziale. E infine Tochiro, il geniale costruttore di una possente astronave che porta il nome di un'utopia: "Arcadia", legato ad Harlock da un'amicizia che si trasmette da generazioni.

  • MUSICHEToshiyuki Kimori
  • PRODUZIONE: Toei Company
  • DISTRIBUZIONE: Koch Media e Yamato S.r.l
  • PAESE: Giappone
  • DURATA130 Min

 
 
 
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