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CINEMA PARADISO

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Dragon Trainer 2 sbanca il botteghino

Post n°11655 pubblicato il 19 Agosto 2014 da Ladridicinema
 

Box Office Italia
In Italia, come prevedibile, le due uscite forti sbancano il botteghino: Dragon Trainer 2 passa i 2 milioni di euro, grazie alle sue 283.418 presenze in appena due giorni (è uscito sabato, più un giorno di anteprima) mentreHercules - Il guerriero, con 187.819 presenze raccoglie 1.4 milioni, doppiando Apes Revolution, che regge bene al terzo posto. Interessante anche il dato di Planes 2 - Missione Antincendio, che in un solo giorno di anteprima raccoglie 135mila euro. Briciole, com'è ovvio, per tutti gli altri film in classifica. La prossima settimana inizia "ufficialmente" la stagione 2014-2015 ed in arrivo ci sono Cattivi ViciniLiberaci dal male Step Up All In che dovrebbero posizionarsi senza problemi nella top ten. 

Box Office Usa
In America, nonostante le numerose new entry, il vertice della classifica non cambia: in testa resistono (incredibilmente, a dirla tutta, perché non era assolutamente pronosticabile) le Turtles, che con altri 28 milioni arrivano a ben 117 milioni, mentre al secondo posto mantengono media altissime i Guardiani della galassia, arrivati a 222 milioni e prossimi a diventare il miglior incasso dell'anno. Marvel/Disney hanno fatto centro per l'ennesima volta. Tra le new entry sale sul podio la commedia Bastardi in divisa che con 17.7 milioni supera di un soffio I Mercenari 3, fermo a 16.2 e The Giver - Il mondo di Jonas che chiude il terzetto con 12.7 milioni. Quanto al dato relativo a I Mercenari 3, sicuramente il fatto che 2 milioni di persone abbiano scaricato il film via torrent (il file è ancora disponibile e oramai abbondantemente "virale", quindi la frittata è fatta) avrà inciso sui risultati, anche se è impossibile dire quanto e come (il secondo episodio aveva incassato 28.5 milioni). Nessuna novità nel resto della top ten con Into The Storm che collassa al sesto posto con appena 31 milioni incassati, mentre brillano The Hundred-Foot Journey e Lucy. Rientra nella top ten anche Boyhood. La prossima settimana arriva un altro terzetto di film per iniziare a chiudere un'estate americana meno che memorabile (ma agosto farà segnare nuovi record): When the Game Stands TallIf I Stay e Sin City: Una donna per uccidere

 
 
 
 
 

L'attimo fuggente. O capitano, mio capitano (scena finale)

Post n°11653 pubblicato il 12 Agosto 2014 da Ladridicinema
 
Tag: STORIA

 
 
 

E' MORTO ROBIN WILLIAMS, TROVATO SENZA VITA IN CASA. SI SOSPETTA SUICIDIO

Post n°11652 pubblicato il 12 Agosto 2014 da Ladridicinema
 
Tag: news, STORIA

da Leggo
Robin Williams
Robin Williams

Martedì 12 Agosto 2014

 

di Anna Guaita
L’attore Robin Williams è morto, apparentemente suicida nella sua casa di Tiburon, in California, dove viveva con la moglie Susan. Aveva compiuto 63 anni lo scorso 21 luglio. Voci raccolte dai media americani hanno sostenuto che si è impiccato. 
Si sospetta che l'attore sia morto per asfissia anche se gli inquirenti hanno subito precisato che bisognerà attendere i risultati dell'autopsia per accettare le cause del decesso. Secondo quanto riferiscono i media Usa, l'attore è stato visto vivo l'ultima volta ieri sera intorno alle 22. Stamattina la polizia ha ricevuto una richiesta di soccorso nella quale si sollecitata un intervento per rianimare un uomo che non respirava nell'abitazione dell'attore a Tiburon. Ma al loro arrivo, i paramedici non hanno potuto far altro che constatarne il decesso. L'annuncio della Bbc  La moglie, Susan Schneider, ha rilasciato una breve dichiarazione: «Questa mattina ho perso mio marito e il mio migliore amico, mentre il mondo ha perso uno degli artisti più amati e un essere umano stupendo. Ho il cuore a pezzi». L'ultimo tweet di Williams risale al 31 luglio scorso ed era dedicato al compleanno della figlia. «Buon compleanno a Ms. Zelda Rae Williams! Quarto di un secolo di vita oggi, ma sempre la mia....», ha scritto l'attore americano allegando poi la foto di padre e figlia quando lei era piccola. Williams era uno degli attori più amati d’America, ma aveva da poco subito l’amara delusione di vedere la sua serie tv, The Crazy Ones, cancellata per scarso successo. Non si sa se questa sconfitta abbia aggravato lo stato di evidente crisi in cui l’attore si trovava. All’inizio dello scorso mese Williams era entrato in una clinica specializzata nel recupero degli alcolisti. Il suo portavoce aveva messo in chiaro che Williams non aveva subito una ricaduta, ma che “dato il momento difficile” trovava necessario “cercare supporto”, per amore della propria famiglia. Da più parti era stato rivelato che Williams, uno dei comici più trascinanti e graffianti, soffriva anche di depressione. Già nel 2006, l'attore americano era andato in un centro per disintossicarsi dall'alcol. Robin Williams è legato a interpretazioni leggendarie. Il suo Mrs Doubtfire (Mammo per sempre) è stato un capolavoro di comicità e di bravura, ma sarà ricordato anche per L'attimo fuggente, Good morning Vietnam, La leggenda del Re pescatore, Risvegli e il toccante L’uomo bicentenario. Nel 1997 gli fu assegnato l'Oscar come miglior attore non protagonista per "Good Will Hunting" diretto da Gus Van Sant.  Williams aveva fatto uso di cocaina da giovane, ma dopo la morte del caro amico John Belushi nel 1982, per overdose, aveva per sempre smesso di usare droghe. Tuttavia non era mai riuscito a liberarsi del tutto dall’alcol e da crolli ricorrenti di depressione.

 
 
 

Addio a Robin Williams: l'attore trovato morto in casa da comingsoon

Post n°11651 pubblicato il 12 Agosto 2014 da Ladridicinema
 
Tag: news, STORIA

12 agosto 2014

Poster

L'attore Robin Williams è stato ritrovato morto in casa sua. Secondo il comunicato della polizia di Marin County in California, il decesso sarebbe dovuto a "suicidio per asfissia". Robin Williams, 63 anni, è stato dichiarato ufficialmente morto lunedì 11 agosto alle 12h02 ora locale, le 21h02 in Italia. 

Susan Schneider, moglie dell'attore, ha rilasciato una dichiarazione in cui rende omaggio al marito e chiede che la loro vita privata sia rispettata in questo momento di dolore: 
"Ho perso mio marito e il mio miglior amico, mentre il mondo ha perso uno degli artisti più amati e un uomo magnifico. Il mio cuore è spezzato per sempre. In questo momento, a nome della famiglia di Robin, vi chiedo di rispettare la nostra vita privata e il nostro lutto. In sua memoria, vi chiediamo di rivolgere vostri pensieri ai momenti di gioia e di risate che ha reagalato al mondo intero e non alla sua morte". 

Da parte sua, Zelda Williams, figlia venticinquenne dell'attore, ha reso un ultimo omaggio a suo padre attraverso Twitter con un commovente messaggio tratto da Il Piccolo Principe di Saint-Exupéry : "Tu, tu solo potrai avere le stelle come nessun altro… " 

 
 
 

Teatro Valle Occupato: lettera aperta al sindaco di Roma, Ignazio Marino da il fatto quotidiano

Post n°11650 pubblicato il 08 Agosto 2014 da Ladridicinema
 
Tag: news

Signor Sindaco di Roma, signora Assessore alla Cultura del Comune di Roma, 

chiediamo pubblicamente la vostra attenzione perché pensiamo che la trattativa che può decidere la sorte del Teatro Valle sia arrivata ad un punto cruciale. 

Grazie alla conduzione sensibile di Marino Sinibaldi e alla nuova attenzione politica dimostrata da Giovanna Marinelli, sono emerse le linee fondamentali di una soluzione che può essere davvero condivisa da tutti.

Il Comune e il Teatro di Roma hanno, infatti, riconosciuto non solo che l’occupazione (ancorata a precise disposizioni costituzionali, che affermano il diritto-dovere dei cittadini, singoli o associati, di svolgere attività di carattere generale, sulla base del principio di sussidiarietà) ha salvato il teatro dalla privatizzazione o dalla chiusura, facendo in modo che non venisse meno la sua funzione sociale, ma hanno anche condiviso l’idea che il modello culturale, artistico, gestionale del Valle è un modello fortemente interessante perché riesce a coniugare in concreto qualità e capacità di attrazione e formazione del pubblico.

Negli ultimi due incontri si è, anzi, iniziata a intravedere la possibilità che, anche una volta entrato nel Teatro di Roma, il Valle conservi una sua marcata autonomia culturale e gestionale, pur nel rispetto della normativa vigente. 

Crediamo che questa sia una via promettente, una via che delinea una soluzione la cui importanza politica trascende perfino la sorte del Valle stesso. Negli ultimi decenni, anche in campo culturale le pubbliche amministrazioni si sono impegnate a creare nel loro seno società e agenzie che permettessero di agire secondo procedure, e non di rado anche con finalità, di tipo privatistico. Qua si tratta di avviare un processo perfettamente speculare: e cioè studiare il modo in cui sia possibile che le istituzioni pubbliche ospitino al loro interno un modo diverso per essere pubblico. Un modo radicalmente costituzionale di essere pubblico.

Se il Comune di Roma riuscirà a dimostrare che è possibile un altro modo di fare teatro pubblico, e che questo modo può stare dentro il sistema pubblico attuale, questo successo rappresenterà una tappa storica nell’esperienza del governo di sinistra. Un primo, chiarissimo segno della capacità e della forza di invertire la rotta.

Se vi scriviamo, è perché ci sembra che questo risultato sia troppo importante, e troppo a portata di mano, per vanificarlo con scadenze che non sono dettate da nessuna reale esigenza. Siamo convinti che sia importante che la trattativa sia conclusa prima che il teatro debba essere (seppur temporaneamente) abbandonato: se questa scadenza sarà spostata all’autunno inoltrato e se la trattativa riprenderà ai primi di settembre si potrà arrivare in tempi ragionevolmente brevi ad un risultato prezioso per l’Amministrazione comunale, per la Fondazione Teatro Valle Bene Comune e per tutti coloro che nel Paese guardano con ansia e fiducia a questo passaggio cruciale.

Grati per l’attenzione, vi salutiamo cordialissimamente 

Massimo Bray
Pippo Civati
Celeste Costantino
Paolo Maddalena
Maria Rosaria Marrella
Ugo Mattei
Tomaso Montanari
Christian Raimo
Salvatore Settis 

 
 
 

Lo Hobbit: la Desolazione di Smaug, ecco l’Edizione Estesa Gift Set! da hobbitfilm.it

Post n°11649 pubblicato il 08 Agosto 2014 da Ladridicinema
 

Dopo la clip di qualche giorno fa, ecco arrivare le immagini dell’edizione estesa gift set dello Hobbit: la Desolazione di Smaug, che uscirà negli USA il 4 (o almeno questa è la data che riporta attualmente Amazon.com, sappiamo che l’edizione estesa normale uscirà il 3).

L’edizione Gift Set includerà un modellino molto particolare: i nani durante la fuga dal Regno degli Elfi Silvani all’interno delle botti. Attendiamo dettagli sull’edizione italiana, che comunque arriverà più o meno negli stessi giorni, e l’elenco preciso dei contenuti speciali (che come al solito si preannunciano corposi). Per quanto riguarda le scene aggiuntive, ricordiamo che si tratta di ben 25 minuti in più.

hobbit desolazione smaug extended 02

 

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Non è la Bbc da articolo21

Post n°11648 pubblicato il 08 Agosto 2014 da Ladridicinema
 

rai 8

“Luglio, col bene che ti voglio vedrai non finirà…”, cantava –vincendo il Disco per l’estate- Riccardo Del Turco nel ’68. Già, la relativa autonomia dell’arte. Caro sottosegretario Giacomelli purtroppo luglio si è concluso e la conclamata consultazione sulla nuova Convenzione tra lo Stato e la Rai non è partita. La concessione dei “media di servizio pubblico” (non del mero servizio pubblico, così ha suggerito il consiglio d’Europa nel 2012 e come ha rammentato Marco Mele su “il sole 24 ORE”) sarà ugualmente ridefinita entro la fine dell’anno? Tra l’altro, In quest’ultimo ipotetico caso, andrebbe spiegato a che servirebbe il contratto di servizio, la cui firma coinciderebbe di fatto con la sua stessa scadenza. Insomma, luglio è passato e nulla è all’orizzonte, salvo il piano di 97 pagine sul riordino dell’informazione della Rai –accorpata in due filiere- presentato dal direttore generale Gubitosi al consiglio di amministrazione e in procinto di essere illustrato alla commissione parlamentare di vigilanza. Ampiamente raccontato nei giorni passati da Aldo Fontanarosa su “la Repubblica”. Ecco. L’unica consultazione pubblica è quella in atto da impulso di Giulietti sul sito di “Articolo 21”, da cui sta emergendo una proposta da rilanciare: un “contropiano” da presentare tra poche settimane, in grado di dare basi teoriche e valoriali al necessario confronto con i progetti di cui si parla. I veri innovatori sono coloro che sanno voltare davvero pagina, uscendo dalla “coppia” tagli e demagogia. Si impone un vero sguardo della e sulla realtà. Con la diffusione della rete, tecnologia e forma culturale come diceva Raymond Williams riferendosi alla televisione, è avvenuta una rottura. Qualsiasi ri-costruzione della proposta pubblica-bene comune passa da qui. E’ la messa alla prova della cifra di progressismo effettivo contenuto nei vari programmi, al di là delle promesse. Altro che riunificazione delle testate, eventuale effetto di una ben più impegnativa rivisitazione del modello di broadcasting pensato sotto il segno dell’analogico. Reti, testate, settori classici appaiono parole ingiallite, come è superata la fabbrica del fordismo. Video on demand, streaming, all news, creatività digitale sono paradigmi di riferimento, mentre si richiede un aggiornamento dei livelli e degli stili delle produzioni di film , audiovisivi, format. E’ il tema delle biblioteche dei saperi. Né serve evocare ex post il santuario della Bbc, ora che pure lì si sta rimettendo in causa tanto del vecchio blasone. “No, non è la Bbc..” recitava uno dei motivi della mitica trasmissione di Arbore e Boncompagni. Il contesto italiano è tutt’altro. Forse si poteva immaginare un percorso omologo negli anni settanta, agli albori della privatizzazione dell’etere. Quando ancora non era esploso il fenomeno berlusconiano e si era in grado di procedere oltre la riforma della Rai del ’75. Avvenne il contrario e la verità ora non va rimossa. Come ricorda Franco Rositi nella efficace relazione svolta al convegno sulla Rai dell’Istituto A. Gemelli e C. Musatti nel maggio del 2006, tra i compiti essenziali individuati dal Libro Verde preparato dal governo britannico in vista del rinnovo della “Royal Charter” del 2007 vi era quello di sostenere una democrazia consapevole. L’esatto opposto dell’utilizzazione dei media al puro fine del consenso. E neppure la migliore riforma reggerebbe, poi, se venisse svincolata dagli altri due elementi del trittico democratico: regolazione del conflitto di interessi e abrogazione della legge Gasparri.

* Il Manifesto – 6 agosto 2014

7 agosto 2014

 
 
 

Giornalisti, costringete i giornalai a fare i giornalisti .. da http://ultimissimecalcio.it/

Post n°11647 pubblicato il 08 Agosto 2014 da Ladridicinema
 

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Non ci siamo cari giornalisti sportivi, non ci siamo care redazioni sportive, non ci siamo giornali sportivi, non ci siamo per niente! Da una settimana a questa parte abbiamo toccato il fondo e iniziato a scavare …. Un conto è “Gino” che vien al bar e dice: “Oh la Juve ha preso Messi”, si prende una valanga di insulti e poi gli si offre anche da bere per averci riso tutti insieme. Ma un giornale “serio” no, non può permetterselo, un giornale su scrivono dei giornalisti che ha la tessera di giornalista e che rappresentano il giornalismo, e come tali percepiscono uno stipendio, non lo possono fare, un giornale a cui arrivano finanziamenti pubblici per scrivere notizie e svolgere un servizio pubblico NON PUO’ ASSOLUTAMENTE FARLO.

Un conto è dire tizio prenderà caio, quella è interessato a quel giocatore etc etc, è il calciomercato, tutti sanno che possono essere certezze come invenzioni, alcuni si sono inventati delle carriere grazie a questo, ma MAI mi era successo, o almeno mai con questa frequenza e quantità di leggere notizie false, sì non boutade di calciomercato, ma notizie false, inventate di sana pianta.

“E’ ma è il mondo del web, adesso la notizia è vecchia prima che esca” e quindi? vorreste dirmi che non le controllate più? Volete dirmi che la “concorrenza del web è talmente forte” che per avere mercato, per avere delle notizie in anteprima e in esclusiva dovete inventarvele? Probabilmente sì, è così, ed allora chiudete! O almeno che non gli vengono più dati soldi pubblici che possono essere utilizzati in ben altro modo, tanto non fanno un servizio, ma un disservizio, quindi fanno solo danno perché si permette a dei millantatori di avere visibilità, una cosa che destabilizza, e francamente adesso tutto c’è bisogno tranne di questo.

Io sinceramente non credo che non ci sia altro metodo, credo che debbono puntare sulla loro professionalità, sulla loro organizzazione, sulla loro esperienza per competere nel mercato attuale offrendo quello che altri non possono, francamente adesso escono articoli che “mio cugino” in terza elementare può fare più interessanti, ma loro possono fare ben altro.

Scrivete cose interessanti, vere, cose che la gente non sa, non che Vidal è a manchester a fare le visite quando la mia “app mobile” me lo fa vedere live a Vinovo …, vi costruireste la vostra nicchia, perché è quello che dovete fare, adesso la dominanza nel mercato dell’informazione non esiste più, il “mondo globale” ha messo tutto a disposizione di tutti”, la professionalità, quello fa la differenza, non usarla è un peccato.

Lo fanno in tanti, il mio non è un discorso generalista, “non fa di tutta l’erba un fascio”, ci sono, e per fortuna, ancora tanti giornalisti seri, precisi, brillanti, alcuni anche geniali, che fanno il loro lavoro tutti i giorni ma che sono sopraffatti  e svergognati da questi personaggi che si comportano in modo non corretto, a loro mi rivolgo, all’associazione dei giornalisti affinchè intervengano, si facciano sentire, “buttino fuori” questi inadatti e riqualifichino il loro lavoro. Aiutateci a vivere un po’ meglio le nostre giornate.

 
 
 

'Apes Revolution' in testa al box office. Incassi del weekend a +40% rispetto al 2013 da adnkronos

Post n°11646 pubblicato il 05 Agosto 2014 da Ladridicinema
 

Roma - (Adnkronos/Cinematografo.it) - 'Apes Revolution: Il pianeta delle scimmie' subito in testa al box office italiano, con 1.540.996 euro nel weekend ( da giovedì a domenica) e 1.956.721 euro dal giorno di uscita, mercoledì 30 luglio. Al film di Matt Reeves con Andy Serkis anche la miglior media copia: 2.470 euro.

Seconda piazza, in discesa, per 'Transformers 4: L'era dell'estinzione', con 564.007 euro nel fine settimana buoni per un incasso complessivo di 7.782.618 euro. Sul terzo gradino del podio 'Anarchia - La notte del giudizio', con 313.420 euro e 1.456.344 euro totali. Accanto ad 'Apes Revolution', altre due le new entry in top 10: 'Universal Soldier - Il giorno del giudizio', quinto con 76.864 euro, e 'Chef - La ricetta perfetta', settimo con 73.788 euro.

Completano le prime dieci posizioni: '22 Jump Street' (quarto); 'Maleficent' (sesto con 13.864.137 euro complessivi); 'Una notte in giallo' (ottavo); 'Provetta d'amore' (nono) 'Mai così Vicini' (decimo).

 
 
 

Festival di Venezia, La Trattativa di Sabina Guzzanti: “Quattro anni per fare il film” da il fatto quotidiano

Post n°11645 pubblicato il 04 Agosto 2014 da Ladridicinema
 

"Pur essendo favorevole al finanziamento pubblico ministeriale e avendolo chiesto, non l’ho mai ricevuto con profonda gioia dei miei detrattori. Non mi hanno nemmeno concesso il non oneroso 'riconoscimento di interesse culturale', dato però a Neri Parenti e ai Vanzina - dice l'attrice -. È un film che parla di una questione storica cruciale per l’Italia il patto stato-mafia è l’atto fondativo della Seconda Repubblica"
Festival di Venezia, La Trattativa di Sabina Guzzanti: “Quattro anni per fare il film”

Lo stemma della Repubblica italiana con al centro, al posto della tradizionale stella, un uomo nero con coppola e lupara. È bastato il lancio sul web della locandina, e del trailer, de La Trattativa, il film sulla trattativa ‘stato-mafia’ che Sabina Guzzanti porterà Fuori Concorso al prossimo Festival del Cinema di Venezia, per innescare le polemiche tra alcuni deputati Pd e la stessa regista romana già autrice di Viva Zapatero e Draquila. “È inutile lamentarsi dei numerosi episodi all’estero che speculano sulla mafia per vendere prodotti se poi in Italia ci troviamo di fronte a casi altrettanto deplorevoli come il manifesto del nuovo film di Sabina Guzzanti”, hanno spiegato in una nota congiunta i parlamentari ‘dem’ Michele AnzaldiLorenza Bonaccorsi, Federico Gelli,Ernesto Magorno e Nicodemo Oliverio, “Nessuno mette in discussione la libertà di trattare tutti gli argomenti, anche i più delicati e scabrosi, ma da una donna di spettacolo e di successo come lei ci saremmo attesi una maggiore prudenza nel combinare simboli che non hanno nulla a che vedere tra di loro”.

“In realtà voci di corridoio ci informano che sono seccati perché la nostra locandina ha bruciato una slide che avevano preparato per festeggiare l’Italicum”, ha scritto la Guzzanti sul suo sito web, “la sagoma di un tizio ai domiciliari che scrive la riforma elettorale”. E queste sono solo le prime schermaglie per un film dalla lavorazione travagliata e sofferta, ora pronto per il Lido di Venezia 2014 tra star hollywoodiane e titoli art house: “È un film che parla di una questione storica cruciale per l’Italia”, spiega la Guzzanti al fattoquotidiano.it, “il patto stato-mafia è l’atto fondativo della Seconda Repubblica oltre che un fatto storico che ha condizionato enormemente il nostro presente politico. Tutto nasce dal progetto di Licio Gelli, poi ci sono i patti con Berlusconi, l’assenza di un’opposizione politica e il candidato Pd più benvoluto dai berlusconiani diventato presidente del consiglio. Anche Renzi non è altro che il frutto di questo accordo”. Per portare a termine il suo sesto lavoro da regista la Guzzanti ha impiegato parecchio tempo soprattutto nel trovare denaro per produrlo: “Ho iniziato il progetto La Trattativa nel settembre 2010 e solo oggi è pronto. Pur essendo favorevole al finanziamento pubblico ministeriale e avendolo chiesto, non l’ho mai ricevuto con profonda gioia dei miei detrattori. Non mi hanno nemmeno concesso il non oneroso “riconoscimento di interesse culturale”, dato però a Neri Parenti e ai Vanzina”.

La Trattativa non sarà un documentario in forma pura ma mescolerà spezzoni di repertorio e di interviste compiute dalla Guzzanti (quella accennata nel trailer all’ex ministro Mancino è tutta da gustare, ndr) con l’aspetto finzionale di un gruppo di attori che mette in scena gli episodi più rilevanti della vicenda nota come trattativa stato mafia. Attori – come si vede nella clip del fattoquotidiano – che impersoneranno mafiosiagenti dei servizi segretialti ufficialimagistrativittime eassassinimassonipersone oneste e coraggiose. “È un racconto appassionante”, continua, “e in quanto lavoro cinematografico ha una forza diversa da un articolo di giornale o da un reportage televisivo. In questo film, che non è un documentario ma un lavoro creativo, ho messo in fila parecchi particolari storici. Ricordiamoci che chiunque racconta qualcosa in forma cinematografica propone un punto di vista: quando questo non c’è il film allora non è riuscito”. Alberto Barbera, direttore della Mostra del Cinema di Venezia, ha parlato del film in modo entusiasta; la casa di distribuzione Bim di Valerio De Paolis punta ancora ad occhi chiusi sul marchio Guzzanti: “La presenza al Lido mi rende felice. Non cerco mai nessuna polemica per quello che faccio. Semmai mi piace il dibattito finito il film in sala, dopo l’esperienza collettiva unica della proiezione. A Venezia non si fa, ma appena La Trattativa uscirà in sala lo seguirò come ho fatto con gli altri miei film per fermarmi col pubblico molto tempo in sala a discuterne”.

 
 
 
 
 

Editoria, La Stampa e il Secolo XIX si uniscono. Nasce Italiana Editrice da ilfattoquotidiano

Post n°11643 pubblicato il 03 Agosto 2014 da Ladridicinema
 
Tag: eventi, news

Il nuovo gruppo, partecipato al 77% da Fiat e al 23% dalla famiglia Perrone, sarà presieduto da John Elkann, mentre Carlo Perrone ne assumerà la vicepresidenza. A detta di molti la fusione va inquadrata in un progetto più ampio: un polo unico nell'orbita del Corriere della Sera, di cui gli Agnelli hanno il 16,7%
Editoria, La Stampa e il Secolo XIX si uniscono. Nasce Italiana Editrice

La Stampa e il Secolo XIX, dopo anni di indiscrezioni e rumor, si uniscono per dar vita a un nuovo gruppo editoriale. Le società proprietarie dei quotidiani basati a Torino e Genova, cioè da un lato la Editrice La Stampa della famiglia Agnelli e dall’altro la Sep (Società edizioni e pubblicazioni) dei Perrone, si fonderanno in Italiana Editrice. La maggioranza (77%) sarà di Fiat e sulla poltrona di presidente siederà John Elkann, mentre Carlo Perrone, con il 23%, avrà la vicepresidenza. L’obiettivo, spiega una nota congiunta – è quello di creare “un nuovo protagonista del panorama editoriale nazionale, capace di affrontare con maggiore forza le sfide legate alla trasformazione del settore”. 

Le voci sul polo unico Milano-Torino-Genova - Fin qui gli annunci. Di fatto però la svolta si colloca nella situazione di sofferenza economica dei due editori. E, a detta di molti, va inquadrata in un progetto più ampio di cui si vocifera da oltre un anno. Da quando cioè l’erede dell’Avvocato, attraverso Fiat, ha sborsato circa 90 milioni per diventare primo azionista di Rcs con il 20%, quota scesa ora al 16,7%. Il piano sarebbe quello di creare un polo unico, con dentro Stampa e Secolo, nell’orbita della società che edita il Corriere della Sera. Sul fatto che il consolidamento sia nell’aria da tempo ci sono pochi dubbi: lo stesso amministratore delegato di Rcs, Pietro Scott Jovane, lo scorso ottobre aveva risposto “non confermo né smentisco” alle domande su una possibile fusione tra il Corriere e il quotidiano diretto da Mario CalabresiProspettiva che appare ancora più agevole dopo la notizia della prossima uscita di Ferruccio De Bortoli dal quotidiano di via Solferino, annunciata e programmata per il prossimo aprile. Se ne saprà di più la prossima primavera, dopo l’addio di De Bortoli e sulla base al peso relativo che in quel momento avranno i soci di Rcs, tra cui Diego Della Valle (oggi al 7,3%) e Urbano Cairo (3,6%).

Gli indizi e i passi già fatti - Gli elementi, a ben guardare, non mancano. Partiamo dai conti. L’Editrice La Stampa ha perso 14 milioni nel 2011, 27 nel 2012 e oltre 66 lo scorso anno, di cui però 39 imputabili alla concessionaria di pubblicità Publikompass. Risultato: tra 2012 e 2013 Fiat ha dovuto iniettare nella società quasi 150 milioni. Lo scorso aprile, davanti a proiezioni che danno anche il 2014 in rosso per 4-5 milioni, dal Lingotto è arrivato un ultimatum: o il pareggio di bilancio o per il quotidiano torinese, che è già in stato di crisi e sta ultimando un piano di prepensionamenti, sarebbero arrivati nuovi tagli. Nel frattempo, a dicembre 2013, la società aveva affidato tutta la raccolta pubblicitaria nazionale – per la carta e per il web – alla Rcs Pubblicità del gruppo guidato da Scott Jovane. Ridimensionando di conseguenza Publikompass (il 70% della forza lavoro è stato messo in mobilità). Sul fronte genovese, dove di nozze con Torino si parla dal 2005-2006 quando un primo tentativo andò a monte, l’ultimo bilancio disponibile (2012) si è chiuso con perdite per 4,5 milioni. Dal novembre scorso i 77 redattori sono in contratto di solidarietà al 25% fino al 31 dicembre 2015. E Perrone ha speso molto di suo, negli ultimi dieci anni, per risanare l’azienda con corpose ricapitalizzazioni. L’anno scorso, su indicazione delle banche creditrici, ha affidato a una società di consulenza la messa a punto di un piano di riduzione dei costi, rilancio e “rielaborazione dell’offerta multimediale”. I risultati della “prima tappa” sono stati presentati a metà giugno. Ma nel frattempo gli istituti avrebbero spinto per le nozze con la Stampa. Per le quali, a cose fatte, anche il progetto di rinnovamento mirato a integrare al meglio carta e web appare funzionale. Peraltro nell’estate 2013 alla guida di Sep era arrivato da Torino l’ex direttore generale di Publikompass Maurizio Scanavino, mossa che aveva riacceso i riflettori sul possibile piano di integrazione sotto l’ombrello degli Agnelli. Cioè, in ultima analisi, in quella Rcs che dopo aver archiviato il 2013 con un rosso di 218 milioni, la definitiva chiusura di sei testate periodiche e la cessione di altre quattro, nei primi sei mesi del 2014 ha ridotto le perdite a 70 milioni.

Il senso degli Agnelli per i giornali – Quel che è certo è che la (costosa) passione per l’editoria della famiglia Agnelli, proprietaria del quotidiano torinese fin dagli anni ’20 del secolo scorso e nel 1973 anche grande azionista dell’Editoriale Corriere della Sera, si trasmette di generazione in generazione. E sembra impermeabile alla crisi. Rcs e Stampa a parte, Elkann siede dal 2009 nel cda del britannico The Economist, di cui ha una piccola quota, e dal 2013 in quello della News Corp di Rupert Murdoch, a cui fanno capo Wall Street Journal, New York PostTimes, Sunday Times e Sun. E anche su questo fronte non mancano le indiscrezioni: dopo la riorganizzazione delle tv europee con il marchio Sky in un’unica superpiattaforma, alcuni analisti ipotizzano che gli Agnelli possano essere interessati a investire nel colosso che lo Squalo è intenzionato a creare conquistando Time Warner. Che a sua volta controlla la Cnn

Elkann promette: “Stampa e Secolo manterranno le loro testate” – Dopo l’annuncio della fusione, Elkann ha garantito che “i valori che hanno guidato entrambe” le testate “per oltre un secolo rimarranno gli stessi, come pure l’indipendenza e la qualità dell’informazione offerta quotidianamente ai propri lettori”. Quanto alla sorte dei due “marchi”, il presidente di Fiat (che venerdì ha officiato l’assemblea che ha dato il via libera alle nozze tra Fiat e Chrysler) ha detto che “la Stampa e il Secolo XIX continueranno a uscire con le loro storiche testate, rafforzando ognuna il dialogo con il proprio territorio, ma al contempo avranno entrambe alle spalle un’unica società più efficiente e più solida dal punto di vista economico e finanziario”. Promessa che, peraltro, potrebbe essere mantenuta anche nel quadro di un’unica società editoriale con diversi dorsi locali. Perrone, dal canto suo, ha evocato i ”profondi mutamenti generati dall’evoluzione tecnologica” che l’editoria sta conoscendo e ha auspicato che l’integrazione che caratterizzerà il nuovo possa costituire “la base per affrontare al meglio le future sfide di un mercato sempre più caratterizzato dallo sviluppo digitale”.  In un’intervista al direttore Umberto La Rocca, che comparirà sul Secolo XIX domenica, Perrone afferma poi che l’accordo è la “soluzione ideale” per “mettere in sicurezza il giornale” e non solo garantisce ”la sopravvivenza”, ma per il quotidiano è anche “la garanzia di poter continuare ad essere, come è sempre stato nella sua lunga storia, la voce di Genova e della Liguria”. Le nuove dimensioni del gruppo, infatti, “permetteranno il conseguimento di quei risultati economici che sono alla base di un’informazione realmente libera e indipendente e di scoprire e di attirare nuovi talenti giornalistici anche nel settore digitale”.

Timori di ricadute sugli organici – I rappresentanti sindacali dei giornalisti della Stampaincontreranno l’azienda per un confronto sulla fusione all’inizio della prossima settimana, mentre quelli del Secolo XIX si sono riuniti in assemblea già sabato pomeriggio ma non hanno ricevuto chiarimenti sull’eventuale nuovo piano editoriale né sull’impatto che l’operazione avrà sugliorganici. Oggi nel giornale torinese lavorano 165 giornalisti assunti e in quello genovese 77. Franco Siddi, segretario del sindacato unitario dei giornalisti italiani (Fnsi) ha detto che l’annuncio di Elkann e Perrone “richiede grande attenzione per la portata dell’improvvisa comunicazione e suscita amarezza per le svolte che la crisi economica e quella dei giornali stanno determinando” e “l’alleanza dovrà essere chiarita in tutti i suoi effetti, editoriali, organizzativi,occupazionali“: se la nuova impresa “rafforzerà identità delle testate e progettualità editoriale, avendo al centro il lavoro, in particolare i giornalisti patrimonio essenziale, per migliorare offerta e risultati sarà una cosa. Se invece si punterà tutto sulla razionalizzazione tecnica, con disinvestimenti editoriali più o meno lineari, sarà impossibile parlare di svolta”.

L’operazione, comunque, dovrà ottenere il via libera dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e l’ok dei consigli di amministrazione e delle assemblee degli azionisti di entrambe le società, che si terranno entro ottobre. Le “nozze” non si celebreranno quindi prima della fine dell’anno.

 
 
 

Sotto una buona stella: recensione del nuovo film di Carlo Verdone da cineblog

Post n°11642 pubblicato il 03 Agosto 2014 da Ladridicinema
 

Scritto da:  - giovedì 20 febbraio 2014
L'inedita accoppiata Carlo Verdone - Paola Cortellesi in una commedia che tra alti e bassi parla di famiglia, giovani e dell'amore e genitorialità ai tempi della crisi.

 

Federico Picchioni (Carlo Verdone) un uomo d’affari divorziato, con una vita agiata e una giovane compagna si trova improvvisamente costretto, da uno scandalo finanziario che lo riduce quasi in rovina, a fare il mammo casalingo con due figli ventenni e una nipotina a carico.

Federico separatosi dalla moglie quando i figli (Tea Falco e Lorenzo Richelmy) erano ancora piccoli non ha mai fatto mancare nulla alla famiglia in termini economici, ma agli occhi della prole la sua totale assenza, affettiva e fisica, è stata e resta imperdonabile.

L’improvvisa morte dell'ex moglie e la perdita del lavoro cambiano drasticamente la sua vita: non potendo più permettersi di pagare l’affitto per l’appartamento dei figli, è costretto ad accoglierli a casa sua dando il via ad un baillame quotidiano che renderà la convivenza impossibile.

A complicare ulteriormente le cose c’è l’arrivo nell’appartamento accanto di una nuova rumorosa vicina, Luisa (Paola Cortellesi) risanatrice di aziende e “tagliatrice di teste”, ma la povera Luisa non sopporta il suo lavoro e così tenta in ogni modo di ricollocare in altre professioni alcune delle sue "vittime".

Simpatica e spiritosa Luisa riesce ad instaurare un bel rapporto di complicità con i ragazzi e a conquistare lentamente il cuore di Federico che dietro ad un carattere burbero nasconde un bisogno forte di essere amato sia come uomo che come padre.

Dopo l'ottimo Io, loro e Lara e il divertente Posti in piedi in paradiso Carlo Verdone torna dietro la macchina da presa per un'altra digressione sulla famiglia e stavolta al centro della trama l'amore e la paternità ai tempi della crisi.

Il nuovo film di Verdone ambisce a realizzare un'istantanea della crisi lavorativa odierna che affligge giovani e meno giovani, ma nel suo rivolgersi ad una platea il più ampia e variegata possibile smussa oltremodo la vena malinconica che emerge a più riprese dalla sceneggiatura e, ammiccando ad una comicità che ne ha decretato la fortuna al botteghino, trasforma in mera cornice le molte tematiche di spessore a corredo, cercando e trovando il conforto e la sicurezza della risata sempre puntuale, ma di contro rischiando il minimo sindacale in fase di scrittura.

Verdone confeziona così una commedia altalenante che funziona a pieno ritmo quando punta alla risata e alla gag, in questo caso i duetti con la Cortellesi sono davvero irresistibili, ma non ha il coraggio di affondare il colpo quando si tratta di affrontare le diverse tematiche collaterali come quella dell'incomunicabilità tra genitori e figli, l'asfittico panorama lavorativo italiano che costringe i giovani a cercare lavoro all'estero o la piaga dei licenziamenti; anche in questo caso la parte in cui la Cortellesi delinea la sua "tagliatrice di teste" con una coscienza resta ai margini ed è un peccato, visto che questa scomoda figura aziendale poteva regalare diversi spunti tutti da sfruttare e sviluppare.

Verdone sceglie una narrazione comico-centrica e trasforma "casa e famiglia" in punto di riferimento imprescindibile intorno al quale far ruotare l'intera narrazione, le poche incursioni all'esterno del nucleo familiare sono fugaci e le caratterizzazioni a supporto della coppia di protagonisti di mero contorno.

Sotto una buona stella funziona nel suo ammiccare allo spettatore con gag sin troppo rodate (vedi quella della tazzina di caffè), idiosincrasie comiche di squisito stampo verdoniano e la perfomance di una "spalla" di gran lusso come la talentuosa Cortellesi, che sfuma il suo vulcanico personaggio con una venatura malinconica che avrebbe potuto regalare molto di più di una assodata vis comica ormai ben delineata e sempre molto efficace.

Il nuovo film di Verdone diverte con garbo, ma è in quelle sfumature malinconiche che hanno da sempre contraddistinto il Verdone regista di film come Compagni di scuola e C'era un cinese in coma che si percepisce tutta la potenzialità di un film che con una confezione meno accomodante e più dissacrante avrebbe regalato qualcosa di più che dell'ottimo intrattenimento.

Voto di Pietro: 6

Sotto una buona stella (commedia / Italia 2014) Un film di Carlo Verdone. Con Carlo Verdone, Paola Cortellesi, Tea Falco, Lorenzo Richelmy, Eleonora Sergio. Al cinema dal 13 febbraio 2014.

 
 
 

Game of Thrones: niente film e finale nel 2017 (anche senza i libri di Martin) da telefilm-central.org

Post n°11641 pubblicato il 03 Agosto 2014 da Ladridicinema
 

Game of Thrones: niente film e finale nel 2017 (anche senza i libri di Martin)

Nessuna preoccupazione al quartier generale di HBO nel caso di un sorpasso della serie sui libri. Richard Plepler e Michael Lombardo, rispettivamente CEO e direttore programmi del canale, confermano che le stagioni procederanno in modo lineare, con la completa collaborazione di George R.R. Martin, anche se fosse necessario inserire materiale ineditodella saga letteraria.george martin Game of Thrones: niente film e finale nel 2017 (anche senza i libri di Martin)

Nella primavera del 2015 andrà in onda la quinta stagione, ispirata al quarto e quinto libro delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco (due volumi complementari, pubblicati in momenti successivi, ma pensati come uno), mentre la sesta (2016) e la settima e ultima (2017) potrebbero anticipare trame non ancora scritte da Martin stesso.

Ovviamente George è una parte integrante del processo creativo” – dice Lombardo. “Per la prossima stagione ogni decisione è stata coreografata con lui da vicino. Certamente dopo l’anno prossimo dovremo fare il punto con George, ma non ne siamo preoccupati“.

La domanda è se la serie HBO rimarrà legata alla visione dello scrittore o se sceglierà di seguire una direzione propria, qualora il tanto atteso sesto volume Winds of Winter non arrivasse in libreria prima del 2016. Ma se anche Martin riuscisse a completarlo in tempo, bisognerebbe pazientare ancora qualche anno per il settimo, A Dream of Spring, e forse addirittura per l’ottavo, rimandando la conclusione a data da destinarsi. (Potete leggere qui il piano dell’autore per non farsi superare dalla versione televisiva).

Sulla possibilità invece di raccontare il gran finale delle vicende di Westeros con un film, Lombardo taglia corto: “Non se ne sta parlando“.GAME OF THRONES TYRION Game of Thrones: niente film e finale nel 2017 (anche senza i libri di Martin)

Mentre continuano le speculazioni più disparate sul futuro di Game of Thrones, la serie ha ricevuto ben 19 nominations agli Emmy Awards (25 agosto), tra cui miglior attore non protagonista per Peter Dinklage, miglior drama e miglior sceneggiatura per The Children, l’episodio finale della quarta stagione.

Non ci resta che aspettare l’intervento di Martin nella discussione, sperando che metta a tacere tutti annunciando l’uscita imminente dei due tomi mancanti.

Ma ci crediamo davvero?

 
 
 

RITORNO AL FUTURO PARTE III AL CINEMA IL 24 SETTEMBRE da movieplayer

Post n°11640 pubblicato il 03 Agosto 2014 da Ladridicinema
 

Il terzo capitolo della trilogia torna in sala per la nuova reunion dei fan. Solo mercoledì 24 settembre in esclusiva nei cinema italiani l'evento più atteso e quadrimensionale dell'autunno!

E' tempo di un nuovo raduno per i fan di Ritorno al futuro, dopo lo straordinario successo degli appuntamenti con i primi due episodi della saga che hanno visto girare per l'Italia decine e decine di auto DeLorean e di cosplayer vestiti da Doc e Marty. La trilogia che ha fatto epoca grazie all'eccezionale regia di Robert Zemeckis e l'indimenticabile interpretazione di Michael J. Fox e Christopher Lloyd, ritorna nuovamente su grande schermo per la gioia dei fan. E questa volta lo fa a tinte western!

 

L'attesissimo appuntamento è fissato per mercoledì 24 settembre, giorno del terzo definitivo raduno dei fan con la proiezione in esclusiva nelle sale italiane (elenco a breve disponibile suwww.nexodigital.it) dell'ultimo capitolo dell'intramontabile saga Back to the Future. Come sempre l'evento sarà accompagnato da novità, sorprese e contest mozzafiato che saranno annunciati nelle prossime settimane. Sono oltre 80 mila i fan italiani che si riuniscono anno dopo anno per festeggiare una passione all'insegna di gag, battute e flusso catalizzatore: in migliaia si riuniscono nelle sale ogni anno vestiti come i protagonisti del film per immortalarsi a fianco delle DeLorean e dei poster giganti del raduno. E il count-down vero e proprio continua perché, secondo quanto si racconta nel film, il 21 ottobre 2015 Doc e Marty arriveranno nel nostro futuro! Per questo l'invito ai fan è quello di incontrarsi al cinema il 24 settembre prossimo per fotografarsi davanti alla locandina del film: i vari selfie inviati con l'hashtag #RadunoBTTF potranno essere corredati con le proposte sulle grande celebrazioni del prossimo anno. Come vi piacerebbe festeggiare? Dove potrebbero materializzarsi Doc e Marty e come vorreste accoglierli? Raccontatelo su Facebook e Twitter usando #RadunoBTTF. I post più belli saranno condivisi sulle pagine ufficiali e serviranno da spunto per un 2015... pensato quadrimensionalmente!

Il diciassettenne Marty McFly è rimasto nuovamente intrappolato nel 1955. Il suo amico Doc nella notte del 12 novembre 1955 è stato catapultato insieme alla macchina del tempo nel 1885 dalla scarica di un fulmine. Costretto a chiedere nuovamente aiuto al "giovane" Doc, Marty scopre, nel recuperare la DeLorean nascosta nel vecchio cimitero abbandonato dei pistoleros mancati, che Doc verrà ucciso dal pistolero Buford "Cane Pazzo" Tannen proprio nel 1885... Deciso a salvare l'amico, Marty parte per il vecchio West: qui, sotto il nome di Clint Eastwood, farà la conoscenza dei suoi avi. Raggiunto Doc, lo informa di tutto, ma per poter tornare al futuro i due devono trovare un modo per far raggiungere alla DeLorean le 88 miglia orarie necessarie, dal momento che la macchina del tempo è rimasta senza benzina. Per farlo occorrerà niente poco di meno che una locomotiva a vapore.

 
 
 

Game of Thrones, ecco chi è il padre di Jon Snow da ilseconoloxix

Post n°11639 pubblicato il 03 Agosto 2014 da Ladridicinema
 

Genova - Appassionati del “Trono di Spade”, smettete subito di leggere, chiudete il browser e state lontani da Internet almeno per un paio di giorni. Oppure, se siete impavidi e non temete spoiler, le anticipazioni che potrebbero rovinarvi la sorpresa, andate avanti. Ma sappiate che nelle prossime righe vi sveleremo qualcosa che ancora non sapete sulla saga fantasy di George R. R. Martin, qualcosa che potrebbe cambiare radicalmente la vostra opinione su alcuni dei personaggi dei romanzi, da cui è stata tratta una serie tv di grande successo.

ATTENZIONE - SPOILER DOPO QUESTO PUNTO

 

La notizia nasce da lontano, da un “indovinello” che parecchio tempo fa, quando il serial su “Game of Thrones” era ancora un’ipotesi, lo stesso Martin avrebbe fatto allo sceneggiatore David Benioff: «Se Jon è il bastardo di Ned, secondo te chi è la madre?». Quella sui veri genitori di Jon Snow, figlio illegittimo della casata degli Stark, è una delle questioni che più appassionano i cultori della saga: sinora era dato per scontato che Eddard “Ned” Stark fosse il padre, almeno sino a quando ha incominciato a prendere piede l’ipotesi che la madre sia Lyanna Stark, che di Ned è la sorella. Da qui l’idea che i due non possano aver avuto un figlio. E soprattutto che Eddard non sia il padre di Jon.

Negli ultimi giorni, lo sviluppo imprevisto: il padre di Jon Snow sarebbe il tiranno Rhaegar Targaryen, nemico giurato proprio di Eddard Stark e Robert Baratheon. A dirlo, dandogli una sorta di “ufficialità”, è stato l’attore Sean Bean, che interpreta appunto Ned Stark e in una recente intervista ha ammesso candidamente che «ovviamente no, non sono il padre di Jon». Se l’ipotesi Rhaegar si rivelasse fondata, lo choc per i fan sarebbe doppio, perché questo farebbe di Jon il fratellastro di Daenerys, la “regina dei draghi”. Con sviluppi per la serie e i libri che solo Martin può avere in mente...

 
 
 

Sto con il Valle Occupato perché costruisce futuro. Intervista a Daniele Vicari da zeroviolenza.it

Post n°11638 pubblicato il 03 Agosto 2014 da Ladridicinema
 
Tag: news

Monica Pepe, Zeroviolenza
31 luglio 2014

Daniele Vicari, oggi scade l'ultimatum che il Comune di Roma ha dato al Teatro Valle Occupato: lasciare il teatro pena lo sgombero. Cosa colpisce dopo tre anni di stagione artistica, sociale e di formazione riconosciuta in tutto il mondo?

Anche gli occupanti sanno che il Teatro Valle non è un "centro sociale" realizzato in una fabbricaabbandonata. E' un edificio, anzi un "momumento" pubblico.
Mi chiedo se nelle varie privatizzazioni questo principio venga sempre rispettato, e mi chiedo se non ci fosse stata l’occupazione cosa sarebbe accaduto a questo edificio monumento pubblico. Credo che la logica dello sgombero sia sbagliata, trasformare una magnifica esperienza in un problema di ordine pubblico sarebbe una sconfitta per tutti. L'Assessora non ha un compito facile, ed è ovvio che cerchi di ricondurre il Valle sotto la supervisione del Teatro di Roma, meno ovvio sarebbe però trattare con sufficienza, come una cosa un po’ fastidiosa da gestire, se non ignorare del tutto l’esperienza straordinaria che l’occupazione ha regalato alla città e non solo alla città, visto l’interesse che ha riscosso e riscuote in giro per il mondo. 

Ma in Italia amiamo danzare sull'orlo dell'abisso, e spesso finiamo nel burrone, quindi se si dovesse arrivare allo sgombero spero che la Forza Pubblica entrando nel teatro trovi ad accoglierla nella hall il Professore del film di Kurosawa, Madadayo, seduto davanti al tè fumante, pronto ad accompagnare gli ospiti in giro per quella meraviglie che è il teatro, mostrando loro che uno spazio vuoto, anche se bello, è solo la testimonianza di un’esistenza che fu. E mostrando il vuoto spero che il Professore racconti alla Forza Pubblica le cose che l’occupazione ha fatto che in questi tre anni, come il Teatro sia diventato la casa di tutti coloro che amano l’arte e la libera espressione del pensiero e non una sala Bingo com’è successo a tanti cinema storici della Capitale.

Qual è stata la tua esperienza artistica e umana al Valle Occupato?

A dire il vero io sono stato soltanto un fruitore delle attività svolte nel teatro. Vi ho solo fatto una presentazione con Luigi Manconi del mio film La nave dolce. Per il resto sono andato a vedere un po’ di spettacoli, qualche dibattito pubblico. Ma nel deserto culturale romano di questi ultimi anni, il Valle è stato sempre il primo posto a cui ho pensato quando mi sono chiesto: che faccio stasera? Risposta: vediamo se al Valle c’è di nuovo qualcosa di interessante.

Cosa si poteva fare in più secondo te?

Vedo che va di moda dire che “gli occupanti potevano fare di più” e allora mi adeguo, anzi rilancio: si poteva fare molto di più, un Valleoccupato per ogni città italiana… e gli assessorati alla cultura, anziché agitare lo spettro della “illegalità” per coprire le proprie insufficienze e difficoltà, avrebbero potuto finanziare queste attività “illegali”, perché costruiscono futuro, mobilitano coscienze, creano dibattito, sperimentazione. A cosa servono altrimenti le istituzioni? Le istituzioni sono vive quando fanno vivere i desideri e comprendono i conflitti, altrimenti sono soltanto burocratiche formattatrici… La vita è un sogno, diceva un teatrante del seicento, figuriamoci l'espressione artistica, e chi non ha mai sognato scagli la prima pietra!

Cosa sta accadendo al Cinema in Italia oggi e al mondo della cultura?

Che domandona! Sta accadendo di tutto, mi sembra (o mi illudo?) che si torni a discutere un po’ in tutti i settori, nella letteratura come nella musica e nel teatro… a proposito di cinema mi sembra (o mi illudo?) che si cominci a fare film pensando al resto del mondo e non solo alla Repubblica Cispadana. Ma è un processo lungo, faticoso e per niente scontato, e potrebbe essere solo una illusione, ma questo dipende da ciascuno di noi, a cominciare da chi firma le opere con nome e cognome.

 
 
 

Il trono di Spade 5: George R.R. Martin non scrivera' piu' episodi da voceditalia

Post n°11637 pubblicato il 03 Agosto 2014 da Ladridicinema
 

Vuole concentrarsi sulla stesura del sesto volume de Le cronache del ghiaccio e del fuoco: The Winds of Winter

San Diego - A lanciare la notizia e' Entertainment Weekly. George R.R. Martin autore di culto del ciclo di romanzi Cronache del ghiaccio e del fuoco ha dichiarato durante il Comic Con 2014 che non scrivera' piu' episodi per la quinta stagione de Il trono di Spade. La serie televisiva statunitense di genere fantasy creata da David Benioff e D.B. Weiss, che ha debuttato il 17 aprile 2011 sul canale via cavo HBO, e' nata come trasposizione televisiva del ciclo di romanzi dell'autore.

"Troppo lavoro". Questa sarebbe la motivazione che ha indotto Martin a decidere di concentrarsi sulla stesura del sesto volume de Le Cronache del ghiaccio e del fuoco, The Winds of Winter. E i fan, che gli avevano gia' in passato rimproverato l'eccessiva lentezza nel portare avanti la sua saga letteraria, sanno quanto sia importante evitare che altri impegni dell’autore ritardino ulteriormente la pubblicazione del romanzo, mentre la serie viaggia a ritmo spedito verso le storie del quarto volume della saga.

La serie racconta le avventure di molti personaggi che vivono in un grande mondo immaginario costituito principalmente da due continenti. Il centro piu' grande e civilizzato del continente occidentale e' la citta' capitale Approdo del Re, dove risiede il Trono di Spade. La lotta per la conquista del trono porta le piu' grandi famiglie del continente a scontrarsi o allearsi tra loro in un contorto gioco di potere. Ma oltre agli uomini, emergono anche altre forze oscure e magiche. Fino ad ora sono quattro gli episodi de Il Trono di Spade scritti da Martin; uno per ogni stagione.

Alessandra Virgilio
 
 
 

George R.R. Martin e The Winds of Winter da fantasymagazine.it

Post n°11636 pubblicato il 03 Agosto 2014 da Ladridicinema
 

Alla Comic-Con di San Diego lo scrittore parla del romanzo che sta scrivendo e della serie televisiva Game of Thrones, mentre in arrivo di sicuro c'è l'Enciclopedia del Trono di spade.

Copertina non ufficiale per The Winds of Winter ingrandisci

“No, quest’anno non ho scritto nessuna sceneggiatura per Game of Thrones, ho un libro da finire”. Con queste paroleGeorge R.R. Martin ha spiegato perché, dopo quattro stagioni, ha deciso di allentare la sua collaborazione conDavid Benioff e D.B. Weiss. Forte dell’esperienza maturata come sceneggiatore fra la metà degli anni ’80 e la metà degli anni ’90, fino a ora Martin aveva scritto la sceneggiatura di un episodio per ciascuna delle stagioni dell’adattamento delle Cronache del Ghiaccio e del fuocoLa guerra alle porte (8x01), L’assedio (9x02), L’orso e la fanciulla bionda (7x03) e Il leone e la rosa (2x04).

Il minore coinvolgimento dello scrittore in Game of Thrones non è limitato alla sola sceneggiatura non scritta ma anche alla sua esclusione dalla fase di casting. In passato la produzione gli aveva sempre mandato le registrazioni dei provini e lui aveva avuto modo di dire la sua, ma come tutte le attività anche questa richiede tempo, tempo che George ritiene di non avere più a disposizione. È anche vero che essendo ormai arrivati alla quinta stagione i produttori Benioff e Weiss e la direttrice del cast Nina Gold hanno già fatto la maggior parte del lavoro e hanno avuto modo di affiatarsi così tanto come team da poter procedere con una certa facilità.

Non solo, per quanto gli sarebbe piaciuto visitare il set ha deciso di essere troppo impegnato per aggiungere al suo calendario qualsiasi viaggio che non fosse già stato programmato da tempo.

 

 

Su The Winds of Winter, il libro a cui si riferiva Martin, lo scrittore aveva rilasciato alla fine di giugno qualche dichiarazione non proprio tranquillizzante a Entertainmen Weekly. Aveva spiegato che la storia inizierà con le due battaglie i cui preparativi si sono visti in A Dance with Dragons, che alla Barriera accadranno un bel po’ di cose e che, dall’altra parte del Mare Stretto, Tyrion e Daenerys hanno importanti ruoli da giocare. Tyrion ha deciso che vuole vivere, cosa di cui non era stato affatto sicuro per buona parte del romanzo precedente, mentre Daenerys intende rivendicare la sua eredità Targaryen. In qualche modo i loro cammini si intersecheranno, anche se per la maggior parte del tempo saranno lontani.

Quello che può preoccupare i lettori è l’affermazione che nel romanzo “we have more deaths, and we have more betrayals. We have more marriages”. Lasciamo ai lettori il compito di decidere se quei more significano più oancora.

 

 

 


Anne Groell con The World of Ice and Fire ingrandisci
A proposito di morti, alla recente Comic-Con Martin ha ricordato che probabilmente la sua propensione a uccidere i personaggi è nata a causa degli Avengers. Lui era già un fan del fumetto quando è stato introdotto Wonder Man, entrato fra i supereroi con l’intenzione di tradirli ma incapace di farlo nel momento in cui scopriva il suo lato migliore. Wonder Man era morto eroicamente nello stesso numero del fumetto in cui era apparso per la prima volta, e il giovane George aveva scoperto in sé un notevole interesse per i personaggi tratteggiati nelle varie sfumature del grigio, oltre alla forza emotiva che può avere per i lettori l’uccisione di un personaggio molto amato.

 

Un’informazione nuova invece è che nel prologo di The Winds of Winterprobabilmente comparirà anche Jeyne Westerling, anche se non sarà lei il punto di vista. Martin potrebbe anche decidere d’interrompere l’ormai consolidata tradizione di uccidere il punto di vista del prologo alla fine del prologo stesso. Quest’affermazione ha fatto subito nascere interrogativi sulla possibile comparsa di ser Brynden Tully detto il Pesce Nero, la cui sorte è ignota dal momento della sua fuga da Delta delle Acque in A Feast for Crows.

 

 

Ma quando sarà pubblicato The Winds of Winter? Lo scrittore ormai da tempo rifiuta di rispondere a questa domanda, anche se su internet sono iniziate nuove speculazioni. La più consistente riguarda il fatto che ancora non troppo tempo fa George aveva dichiarato di sperare di ultimare Le cronache del ghiaccio e del fuoco prima della fine di Game of Thrones, e questo implicherebbe una data di uscita del prossimo romanzo non troppo lontana nel futuro.

La data a cui i fan guardano ora è il 19 agosto 2014. Certamente il romanzo non sarà pubblicato quel giorno, ma in quella data HarperVoyager, l’editore britannico di George R.R. Martin e di Robin Hobb ha organizzato a Londra un incontro a pagamento con i due scrittori definendolo “massive”.

Nell’occasione la Hobb presenterà il suo nuovo romanzo che avrà per protagonista FitzChevalier, Fool’s Assassin.

Il comunicato stampa ufficiale spiega che i due autori parleranno di come costruiscono i loro universi fantastici, di come creano i loro personaggi e di come bilanciano gli elementi fantastici con quelli realistici, oltre che delle influenze che hanno subito, delle fonti d’ispirazione, delle loro lotte e dei loro successi.

Il programma è affascinante, ma appare anche sbilanciato con un appuntamento importante per la Hobb, la pubblicazione di un nuovo romanzo, e nulla di paragonabile per Martin, a meno che le intenzioni non siano quelle di fare un annuncio a sorpresa.

Ecco allora che hanno iniziato a circolare voci sul possibile annuncio della pubblicazione di The Winds of Winter, magari per la primavera del 2015, in concomitanza con la trasmissione della quinta stagione di Game of Thrones.

Si tratta, ovviamente, solo di ipotesi, ed eventuali presentazioni legate a Martin potrebbero invece riguardare l’enciclopedia The Worlds of Ice and Fire, attesa per il mese di ottobre.

 

 

 


Anne Groell mostra una pagina di The World of Ice and Fire ingrandisci
Più o meno contemporaneamente all’edizione originale sarà pubblicata anche la traduzione italiana del volume con il titolo Il mondo del ghiaccio e del fuoco. L’enciclopedia del Trono di spade. I dati annunciati al momento da Mondadori parlano di un prezzo di 25,00 € per 500 pagine circa, cifra non eccessiva considerando che si tratta di un libro illustrato dalle grosse dimensioni. Al suo interno lo scrittore narra la storia del continente di Westeros dal tempo dei Primi Uomini agli ultimi sovrani di Casa Targaryen. Due estratti, The Princess and the Queen e The Rogue Prince, sono già stati pubblicati nelle antologie Dangerous Women e Rogues. Il primo, La principessa e la regina, compare nel numero di luglio/agosto della rivistaWired.

 
 
 
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