Creato da Ladridicinema il 15/05/2007
Blog di cinema, cultura e comunicazione
 

 

Indivisibili

Post n°13396 pubblicato il 29 Settembre 2016 da Ladridicinema
 

Poster

Viola e Dasy sono due gemelle siamesi che cantano ai matrimoni e alle feste e, grazie alle loro esibizioni, danno da vivere a tutta la famiglia. Le cose vanno bene fino a quando non scoprono di potersi dividere. Il loro sogno è la normalità: un gelato, viaggiare, ballare, bere vino senza temere che l'altra si ubriachi fare l'amore. "Perché sono femmina".

 

NOTE:

Presentato alle Giornate degli Autori della 73° Mostra del Cinema di Venezia (2016)

 
 
 

CafÚ society

Post n°13395 pubblicato il 29 Settembre 2016 da Ladridicinema
 

Poster

Ambientato nel 1930, CAFÉ SOCIETY segue il viaggio di Bobby Dorfman dal Bronx, dove è nato, a Hollywood, dove si innamora, per poi tornare nuovamente a New York, in cui viene travolto nel mondo vibrante della vita dei locali notturni dell'alta società. Incentrato sugli eventi della vita della famiglia originaria del Bronx di Bobby, il film è un ritratto scintillante delle star del cinema, esponenti dell'alta società, playboy, debuttanti, politici e gangster che riassumono l'emozione e il fascino dell'epoca. La famiglia di Bobby è composta dai genitori inesorabilmente conflittuali, Rose e Marty, dall'amorale ma disinvolto fratello gangster Ben, dalla protettiva ed intelligente sorella Evelyn e da suo marito, l'intellettuale Leonard. Per il malavitoso Ben, non ci sono domande a cui non si può rispondere con la violenza, mentre gli altri sono più propensi a riflettere su questioni più profonde, come il bene e il male, la vita e la morte, e la fattibilità commerciale della religione. Volendo di più dalla vita, Bobby lascia la gioielleria del padre e tenta la fortuna a Hollywood, con un lavoro per lo zio Phil, un potente agente delle star. Ben presto si innamora dell'affascinante segretaria di Phil, Vonnie...

  • SCENEGGIATURAWoody Allen
  • FOTOGRAFIAVittorio Storaro
  • MONTAGGIOAlisa Lepselter
  • PRODUZIONE: FilmNation Entertainment, Gravier Productions, Perdido Productions
  • DISTRIBUZIONE: Warner Bros. Italia
  • PAESE: USA
  • DURATA96 Min

 

NOTE:

Film d'apertura del Festival di Cannes 2016.

 
 
 

Film nelle sale da oggi

Post n°13394 pubblicato il 29 Settembre 2016 da Ladridicinema
 


Abel - Il figlio del vento
Brothers of the Wind
  • DATA USCITA: 29/09/2016
  • GENERE: Avventura, Drammatico, Family
  • NAZIONALITA': Austria
  • ANNO: 2015
  • REGIA: Gerardo Olivares, Otmar Penker
  • CAST: Jean Reno, Manuel Camacho, Eva Kuen

Locandina: Al posto tuo
Al posto tuo
Al posto tuo
  • DATA USCITA: 29/09/2016
  • GENERE: Commedia
  • NAZIONALITA': Italia
  • ANNO: 2016
  • REGIA: Max Croci
  • CAST: Luca Argentero, Ambra Angiolini, Stefano Fresi

Locandina: Ben Hur
Ben Hur
Ben-Hur
  • DATA USCITA: 29/09/2016
  • GENERE: Storico, Azione, Drammatico
  • NAZIONALITA': USA
  • ANNO: 2016
  • REGIA: Timur Bekmambetov
  • CAST: Jack Huston, Toby Kebbell, Morgan Freeman

Locandina: Café Society
Café Society
Café Society
  • DATA USCITA: 29/09/2016
  • GENERE: Commedia, Sentimentale
  • NAZIONALITA': USA
  • ANNO: 2016
  • REGIA: Woody Allen
  • CAST: Jesse Eisenberg, Kristen Stewart, Steve Carell

Locandina: Indivisibili
Indivisibili
Indivisibili
  • DATA USCITA: 29/09/2016
  • GENERE: Drammatico
  • NAZIONALITA': Italia
  • ANNO: 2016
  • REGIA: Edoardo De Angelis
  • CAST: Angela Fontana, Marianna Fontana, Antonia Truppo

Locandina: Le ultime cose
Le ultime cose
Le ultime cose
  • DATA USCITA: 29/09/2016
  • GENERE: Drammatico
  • NAZIONALITA': Italia, Svizzera, Francia
  • ANNO: 2016
  • REGIA: Irene Dionisio
  • CAST: Fabrizio Falco, Roberto De Francesco, Alfonso Santagata

Locandina: Liberami
Liberami
Liberami
  • DATA USCITA: 29/09/2016
  • GENERE: Documentario
  • NAZIONALITA': Italia
  • ANNO: 2016
  • REGIA: Federica Di Giacomo
  • CAST:

Locandina: Se permetti non parlarmi di bambini!
Se permetti non parlarmi di bambini!
Sin hijos
  • DATA USCITA: 29/09/2016
  • GENERE: Commedia, Sentimentale
  • NAZIONALITA': Argentina, Spagna
  • ANNO: 2015
  • REGIA: Ariel Winograd
  • CAST: Diego Peretti, Maribel Verdú, Guadalupe Manent

Locandina: The Assassin
The Assassin
Nie yin niang

  • DATA USCITA: 29/09/2016
  • GENERE: Azione, Drammatico
  • NAZIONALITA': Taiwan
  • ANNO: 2015
  • REGIA: Hou Hsiao-Hsien
  • CAST: Shu Qi, Chang Chen, Zhou Yun

 
 
 

EVA GREEN STAR DEL NUOVO THRILLER DI ROMAN POLANSKI da ciak

Post n°13393 pubblicato il 28 Settembre 2016 da Ladridicinema
 

Eva Green
L'attrice francese sarà la protagonista insieme ad  Emmanuelle Seigner di "True Story", adattamento di un romanzo di Delphine de Vigan 

 

L'opera segna il ritorno di Polanski dietro la macchina da presa dopo Venere in pelliccia e la curiosità di vedere l'attrice francese lavorare accanto alla signora Polanski rende il progetto ancor più interessante. Intanto a dicembre potrete ammirare la bella Eva sul grande schermo con Miss Peregrine - La casa dei ragazzi speciali, firmato da Tim Burton. Le riprese di True Story inizieranno a Parigi in novembre.

 
 
 

Eva Green: dalla copertina di Glamour alle Alpi con Alicia Vikander e Charlotte Rampling da glamour

Post n°13392 pubblicato il 28 Settembre 2016 da Ladridicinema
 

Ecco che cosa farà (e che cosa non farà) l’attrice e cover girl del numero di agosto

Eva Green. Ph. Ellen von Unwerth.

Eva Green. Ph. Ellen von Unwerth.

Quando l’abbiamo incontrata a Parigi, la sua città natale, ci ha fatto una promessa: «Presto sentirete parlare del prossimo progetto a cui ho deciso di prendere parte. Per ora è top secret. Posso solo anticipare un dettaglio della trama: ruota attorno al rapporto non convenzionale tra due sorelle, che intraprendono un viaggio».
Quel momento è arrivato. Eva Green, splendida cover girl di Glamour agosto, sarà la protagonista diEuphoria, esordio in lingua inglese della regista svedese Lisa Langleth. Insieme alla diva scoperta da Bernardo Bertolucci, un’attrice che è già un mito: Charlotte Rampling, e un’attrice che ha tutte le carte per entrare nel mito: Alicia Vikander (siamo proprio curiose di vederla in azione accanto a Matt Damon nel blockbuster di fine estate Jason Bourne).
Le riprese dovrebbero cominciare a brevissimo, i primi giorni di agosto, in una zona ancora non ben definita delle Alpi tedesche.

Forse, è questo il motivo per cui Eva non parteciperà alla 73esima Mostra di Venezia. Fino all’ultimo, i rumour l’hanno data per corteggiata. Avrebbe dovuto arrivare in Laguna per presentare Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali, ultima opera del visionario Tim Burton, nelle sale italiane a dicembre. E invece, nulla di fatto. Peccato.
Però, possiamo trovare consolazione a partire dal film di apertura – in concorso – del festival  cinematografico: La La Land, scritto e diretto da Damien Chazelle, il regista di Whiplash. I protagonisti? Emma Stone e Ryan Gosling, impegnati in numeri spettacolari di canto e di ballo che sono un sorprendente omaggio alla stagione d’oro del musical americano.

Dal musical "La La Land", con Emma Stone e Ryan Gosling.

Dal musical “La La Land”, con Emma Stone e Ryan Gosling.

E per saperne di più sul ruolo di Eva Green in Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali, sul suo ultimo viaggio in solitaria, sul vecchio negozio-chicca di Parigi dove alimenta la piccola collezione di farfalle, non perdete l’intervista di copertina di Glamour agosto, da pagina 65.

 
 
 

Eva Green ostenta alla premiere di Miss Peregrine da kikapress

Post n°13391 pubblicato il 28 Settembre 2016 da Ladridicinema
 

L'attrice è la nuova musa di Tim Burton, che l'ha voluta nel suo ultimo film.
Eva Green - New York - 26-09-2016 - Eva Green ostenta alla premiere di Miss Peregrine
(KIKA) - NEW YORK - Eva Green ostenta trasparenze alla premiere di Miss Peregrine - La casa dei ragazzi speciali , il nuovo film di Tim Burton presentato a New York.

La pellicola, adattamento cinematografico del romanzo La casa per bambini speciali di Miss Peregrine del 2011 di Ransom Riggs, racconta le avventure dell'adolescente Jacob Portman che casualmente trova lavoro su un'isola misteriosa. Qui conosce un gruppo di bambini orfani che però hanno un talento speciale e vivono nella residenza di Miss Peregrine. Il protagonista farà di tutto per proteggere questi ragazzi dalle creature spaventose che li vogliono distruggere.

Il film, presentato a New York, uscirà in Italia il 15 dicembre prossimo.

 
 
 

Black Mass - L'ultimo gangster

Post n°13390 pubblicato il 28 Settembre 2016 da Ladridicinema
 

Gabriele Niola     * * - - -
 
Locandina Black Mass - L'ultimo gangster

Nato e cresciuto a Boston Jimmy Bulger è un criminale di zona, ha una gang, è rispettato e amato dai locali, specialmente da John Connolly, ora diventato agente dell'FBI che con i Bulger (Jimmy e suo fratello Bill, il senatore) è cresciuto. Proprio John Connolly propone a Jimmy di diventare suo informatore, così da poter fare carriera e in cambio gli consentirà di agire indisturbato.
L'idea che a metà degli anni '70 e per tutti gli anni '80 la polizia federale si sia associata e abbia lasciato prosperare un criminale è un affare di famiglia, una storia interna ai quartieri di Boston, a due esseri umani che si devono favori e si aiutano a vicenda. Tenendosi ben lontano dalla grandezza dinastica del Padrino o dall'ordinaria malvagità deiSoprano, e anche a distanza di sicurezza dal terrore e dalla follia di quartiere di Quei bravi ragazzi, Scott Cooper si muove evitando i paletti del cinema già visto e già passato. Il suo Jimmy Bulger, capomafia, padre, marito e fratello è una personalità sfuggente, i cui tratti somatici sono più chiari e memorabili del suo carattere, un mafioso come tanti che, nell'economia della storia rischia addirittura di essere oscurato dal viscido pesce piccolo John Connolly. Quest'atteggiamento contrasta totalmente con la maniera in cui è interpretato: se Bulger sceglie un profilo bassissimo, Johnny Depp come sempre ne predilige uno altissimo, mascherato, invisibile e proprio per questo ancora più in evidenza, finendo per far vincere l'attore sul personaggio, l'interpretazione sulla finzione. Vediamo un criminale come molti ma il film lo racconta come fosse unico.
Di nuovo, dunque, la condanna di Scott Cooper è di non riuscire a creare nelle sue storie quel movimento tra epica e grande affresco che desidererebbe, lasciandole arrancare ad un passo dalla meta. Alla fine è più evidente cosa il film non sia. Black mass non è un film radicato a Boston per davvero: la città ne è quasi assente (come del resto Il fuoco della vendetta non riusciva a fare dei suoi scenari peculiari un punto di forza, lasciandoli solo nello sfondo), nè è una parabola coinvolgente (come del resto Crazy Heart non è riuscito a imprimere il suo musicista nell'immaginario collettivo, nonostante un Oscar aJeff Bridges), vuole somigliare al resto del cinema gangsteristico moderno perchè ne ha la scansione e la struttura ma a più riprese desidera distaccarsene per affermare la propria originalità senza successo. Nonostante racconti più di 20 anni di storia americana non è nemmeno un film a cui preme mostrare il mutamento, l'evoluzione o l'involuzione del paese raccontato, non è la costruzione o distruzione di una comunità il suo campo da gioco. Tantomeno Black mass è realizzato per essere un intrattenimento di genere: ha l'ambizione di creare intorno a Jimmy Bulger un mondo tra legale, statale e locale che riesca a dire qualcosa di più e la soddisfazione epidermica dello spettatore non gli interessa.
Non ci sono dubbi che a Cooper non manchi la determinazione per portare a termine film impeccabili e formalmente raffinati, spesso anche dotati del cast giusto nelle parti giuste, è tuttavia nella scrittura che ogni volta crolla. Nei suoi film lo stile fiero che rifiuta di piegarsi alle regole e alle consuetudini dei generi affrontati non si fa mai ardore registico, non si tramuta mai in un punto di vista realmente radicale. Chi siano davvero i gangster di Black mass non è mai messo a fuoco; che impatto abbiano sulla comunità, quanto il loro stile di vita, le loro idee o il loro senso del branco siano specchio di un'idea più alta, della società in cui vivono o del nostro tempo, non pare essere suo interesse; se le loro azioni siano una versione più onesta e meno ipocrita della politica occidentale nemmeno è il punto di questo film che racconta tanto e con molta chiarezza ma mai ha la capacità di imporre al proprio stile un'idea di mondo.

 
 
 

La Commedia Umana, la vita e il cinema di Mario Monicelli

Post n°13389 pubblicato il 27 Settembre 2016 da Ladridicinema
 

Monicelli 1Al Circolo dei Lettori – Fondazione Adolfo Pini di Milano, giovedì 29 settembre – alle 18.30 – ci sarà laSerata Monicelli, il racconto del cinema e della vita di Mario Monicelli tra aneddoti, storie, interviste e proiezioni. Una serata speciale, in occasione della recente uscita del libro La Commedia Umana (Il Saggiatore) di Sebastiano Mondadori, che vedrà quest’ultimo dialogare insieme al regista Giovanni Veronesi in un appassionante racconto sul genio di uno dei fondatori della commedia all’italiana, genere in cui l’ironia, il sarcasmo, la ferocia provocatoria della parola cinematografica sono più potenti di ogni ideologia. In una lunga conversazione con Sebastiano Mondadori, Monicelli ricostruisce passo dopo passo i suoi quasi sessanta film. Una storia personale che si intreccia a quella del nostro Paese, di cui è stato censore o testimone partecipe, mettendo in scena fatti e misfatti, vizi e piccolezze di italiani mediocri. Senza aver paura di abbandonarsi ai ricordi, il racconto passa attraverso storie e aneddoti che hanno come protagonisti Totò, Sordi, Mastroianni, Gassman, Tognazzi, Monica Vitti, Claudia Cardinale, Sophia Loren, Virna Lisi, Fellini, De Sica, Rossellini, e molti altri compagni di strada sorpresi a riflettori spenti, ed evocati da Monicelli nella sua trama preferita: un gruppo di disperati che falliscono l’impresa.

Mario Monicelli sul set di "Camera D'Albergo" (1981, Image by Cat's Collection/Corbis)

Mario Monicelli sul set di “Camera D’Albergo” (1981, Image by Cat’s Collection/Corbis)

Durante l’incontro verrà proiettato uno spezzone del documentario-intervista girato da Giovanni Veronesi e Margherita Ferrandino sul set del suo ultimo film, Le Rose del Deserto, dal titoloMuoiono Soltanto gli Str…, la frase che Mario Monicelli era solito dedicare agli amici in occasione della loro dipartita.

 
 
 

UN BANDO EUROPEO PER IL CORTOMETRAGGIO

Post n°13388 pubblicato il 27 Settembre 2016 da Ladridicinema
 
Tag: eventi, news

Cr. P.20/09/2016
A breve una giovane coppia formata da un regista e da uno sceneggiatore potrà realizzare un cortometraggio senza doversi preoccupare della copertura dei costi di produzione.  E’ quanto prevede il Bando europeo “Noi siamo il futuro, We are the Future, Somos el Futuro”, presentato oggi alla Sapienza, Università di Roma, frutto della collaborazione tra Italia e Spagna  nell’ambito del progetto “FIESTA Il gusto del cinema italiano” e sostenuto dalla Direzione Generale Cinema del MiBACT e dalla Roma-Lazio Film Commision per la parte italiana e da MIFF - Mallorca International Film and Media Festival e Cinearte – Independent Film Network Association per la parte spagnola.   

Il bando, il primo promosso direttamente da un Paese dell’Unione, si rivolge a giovani talenti del cinema e dell’audiovisivo di età compresa tra i 18 e i 25 anni residenti in uno dei 28 paesi membri per progetti di cortometraggi di natura narrativa non documentaristica e di durata compresa fra 15 e 60 minuti.    

I vincitori avranno l’opportunità di realizzare il cortometraggio, tratto dalla sceneggiatura selezionata, a cui verrà attribuito un contributo economico del MiBACT di 25 mila euro e un sostegno alla postproduzione da parte della Roma Lazio Film Commission, inoltre verranno individuate una società di produzione italiana e una spagnola.   

"E’ importante - ha sottolineato il rettore Eugenio Gaudio - che l’Università possa diventare strumento per offrire opportunità di successo per i giovani". “Questo progetto – ha sottolineato Gabriella Carlucci, promotrice dell’appuntamento in rappresentanza del Mallorca International Film and Media Festival, - assume un rilevo particolare sotto il profilo culturale europeo". Per il direttore generale del Mibact, Nicola Borrelli, l’iniziativa ha l’obiettivo di valorizzare i giovani talenti del cinema e dell’audiovisivo europeo e rientra pienamente nella linea d’intervento che il Ministero sta attuando con numerose iniziative a favore di giovani filmmaker. In particolare Borrelli sottolinea come il bando “Noi siamo il futuro” incide su una fase delicata della vita di un film, ovvero sulla scrittura, non sempre al centro del sostegno pubblico.   

ll presidente della Fondazione Roma Lazio Film Commission, Luciano Sovena ha ricordato come il progetto punti a promuovere il territorio della Regione. Una parte delle riprese dovrà essere infatti girata sul territorio laziale. Alla conferenza di presentazione sono intervenuti anche il direttore del Dipartimento di Storia dell’arte e Spettacolo della Sapienza, Marina Righetti, il consigliere culturale dell'Ambasciata di Spagna a Roma, Ion de la Riva e il capo di Gabinetto del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, Giampaolo D’Andrea.   

La selezione dei progetti avverrà sulla base della sceneggiatura inviata, del curriculum del regista e di quello dello sceneggiatore e terrà conto della capacità del progetto di accedere al mercato internazionale. Il bando scade alle ore 14 del 15 novembre 2016.

 
 
 

PABLO LARRAIN: "NERUDA ALLA BORGES"

Post n°13387 pubblicato il 27 Settembre 2016 da Ladridicinema
 
Tag: news

UN PERSONAGGIO INAFFERRABILE, UN ANTI-BIOPIC, UN LAVORO SUL TEMA DEL DOPPIO... NERUDA DI PABLO LARRAIN È TUTTO QUESTO E MOLTO DI PIÙ. IN SALA IL 13 OTTOBRE CON GOOD FILMS
Un personaggio inafferrabile, un anti-biopic, un lavoro sul tema del doppio... Neruda di Pablo Larrain è tutto questo e molto di più. Il sesto (e penultimo) film del grande talento cileno ruota attorno alla figura del poeta in un momento straordinario della sua vita, i quasi due anni di latitanza, quando era senatore del Partito Comunista e venne messo sotto accusa dal presidente Gabriel Gonzalez Videla. Il film, che rappresenterà il Cile agli Oscar - ma Larrain potrebbe essere in corsa anche con Jackie, il suo primo film in lingua inglese - sarà in sala con la Good Films dal 13 ottobre.  

Siamo nel Cile del 1948, Pablo Neruda (Luis Gnecco) è un intellettuale amato dal popolo, una personalità di spicco del Paese, un uomo corpulento e gaudente, piuttosto viziato. Vive una vita dorata insieme alla seconda moglie, la pittrice Delia del Carril (Mercedes Moran). Tuttavia le sue aperte critiche al presidente (Alfredo Castro) che pure aveva appoggiato alle elezioni, lo fanno bollare come traditore della patria. Comincia a nascondersi, aiutato dall'apparato del partito, anche se sono numerose le sue sortite in giro per Santiago (ama visitare i bordelli). Lo insegue un poliziotto ostinato e ottuso Oscar Peluchonneau (Gael Garcia Bernal), figlio di una prostituta, che trova in questa battaglia una ragion d'essere, anche perché il poeta - che proprio in quel periodo sta componendo uno dei suoi capolavori, il Canto General - lascia libri e messaggi sul suo cammino destinati proprio al piccolo e insignificante sbirro. Il film ha avuto una lavorazione lunga e complessa durata cinque anni, tanto che durante una pausa Larrain ha realizzato Il Club con cui ha vinto l'Orso d'argento a Berlino.

Qual è la prospettiva storica della narrazione e quali sono i punti di contatto con il presente? 
Siamo nel 1948, alla fine della seconda guerra mondiale, dieci anni prima della rivoluzione cubana, trenta anni prima di Allende, è un mondo che definirei modernista. E' difficile fare raffronti con l'oggi, allora metà del mondo era comunista, i fascisti erano stato sconfitti da poco. Nel fare un film storico è importante non essere ingenui poiché sappiamo cosa è successo dopo, abbiamo il senno di poi. Sappiamo che l'anima del Cile è stata distrutta dal bastardo Pinochet, ma allora la gente sognava un paese che non si è mai realizzato. Quando Neruda ha ricevuto il Premio Nobel, nel 1971,  ha letto un discorso in cui si riferisce esplicitamente all'epoca della fuga e dove dice di non sapere se ha vissuto quel periodo, lo ha sognato o lo ha scritto. 

Perché ha scelto proprio questi mesi della sua lunga biografia?
Perché è la chiave del film, che vuole essere un film sull'universo nerudiano e non su Neruda. E' un personaggio troppo vasto, complesso e profondo. Noi abbiamo inventato un mondo, esattamente come lui aveva creato il suo. Abbiamo scritto il romanzo che ci avrebbe fatto piacere che leggesse, quasi un poema su di lui. 

Come vi siete documentati con lo sceneggiatore Guillermo Calderon?
Ci sono molte biografie di Neruda, noi ne abbiamo scelte tre, tra cui la sua autobiografia Confesso che ho vissuto; poi abbiamo anche intervistato molta gente che lo conobbe personalmente. Era un amante della cucina, del vino e delle donne, un diplomatico che ha viaggiato in tutto il mondo, un esperto di letteratura, un appassionato di romanzi polizieschi, un uomo politico, senatore del Partito Comunista. E' stato il massimo poeta del Cile e forse del mondo intero. All'inizio tutto questo mi terrorizzava, ho pensato che fosse impossibile fare un film su di lui, ma quando ho scelto una chiave diversa mi sono sentito libero. Neruda è nell'acqua, nelle piante, nell'aria, la mappa del Cile l'ha fatta lui. Io me lo porto addosso. 

Poeta e uomo politico: come avete conciliato questi due aspetti della sua personalità?
In lui non puoi separare il poeta dal politico, erano altri tempi. Immaginate un poeta americano che scrivesse oggi poesie contro Donald Trump, sarebbe assurdo. Ma Neruda nel Canto General parla proprio dei leader dell'America Latina dicendo cose terribili ma in forma poetica. Come gli altri artisti dell'epoca, con la sua opera voleva cambiare il mondo, influenzare i suoi lettori. La mia generazione non potrebbe più. Noi, come dice il subcomandante Marcos, ci limitiamo a presentare un problema perché anche gli altri se ne facciano carico.

Il film è anche un road movie.
E' un road movie, un anti biopic, un omaggio al noir degli anni '40/50, una commedia nera, un western e un film sulla comunicazione. Mi piace mostrare come un personaggio cambia nel viaggio. Neruda, in questo momento della sua vita, costruisce la sua leggenda. Ma è importante anche Oscar Peluchonneau, lo sbirro, sono due personaggi in crisi che hanno bisogno uno dell'altro per poter capire il mondo, alla fine è una storia d'amore puro. Non voglio dire di più per non rovinare la visione... 

Come ha costruito la narrazione antirealistica che gioca con lo spettatore nel tempo e nello spazio?
Quando mio fratello, che è il mio produttore, mi ha chiesto di togliere venti pagine alla sceneggiatura perché il budget non era sufficiente, ci siamo chiusi in casa per una settimana a lavorare, io e Guillermo, e alla fine avevamo venti pagine in più, un tomo grosso così. Invece di pensare una storia lineare, è tutto costruito a pezzi, sono attimi, momenti, che poi verranno assemblati nel montaggio finale. Il cinema è atmosfera, è qualcosa di viscerale. Quando il regista ti serve tutte le risposte, ti dice chi è buono e chi è cattivo, non mi piace. Un film deve essere aperto. La dialettica tra il pubblico e lo schermo è come quella del sesso fatto bene. Questo è un film su Neruda con una struttura alla Borges. Il realismo lo trovo soffocante, non fa per me. 

Cosa c'è di vero e cosa di inventato nel plot?

Il poliziotto è esistito veramente e si chiamava proprio così, ma è tutto il resto è inventato. Neruda attraversò veramente la Cordigliera per entrare in Argentina. Lì fu aiutato da persone che non sapevano chi fosse, anche se era famoso come una rockstar, ma loro non leggevano i giornali e non ascoltavano la radio, e capì il valore della fraternità, come dirà poi nel discorso di accettazione del Nobel. 
 
 
 

OSCAR, TESTA A TESTA FUOCOAMMARE-INDIVISIBILI

Post n°13386 pubblicato il 27 Settembre 2016 da Ladridicinema
 

Cr. P.26/09/2016
''Quando i conti tornano ci trovano qua''. Così, più sarcastico che dispiaciuto, il regista napoletano Edoardo De Angelis, autore di Indivisibili, commenta la scelta di Fuocoammare di Gianfranco Rosi indicato come possibile candidato all'Oscar con cinque punti contro i quattro ottenuti dal suo film dalla commissione riunita in seno all'Anica.Indivisibili uscirà in circa 150 copie con Medusa giovedì prossimo. ''Continuerò a fare il mio lavoro tranquillamente'', ha aggiunto il regista su questo 'testa a testa' con il documentario di Rosi. De Angelis, reduce dalla trasferta al Festival di Toronto e di Londra, dopo essere passato al Festival di Venezia alle Giornate degli Autori ha ricevuto stamani dai Giornalisti Cinematografici, il Premio Francesco Pasinetti annunciato a Indivisibili come miglior film tra tutti i titoli presentati al Lido. Anche due menzioni speciali sono andate alle interpreti: Angela e Marianna Fontana.

Per Paolo Sorrentino la scelta di Fuocoammare è masochistica. "E' un bellissimo film, ma andava candidato all'Oscar nella categoria dei documentari. Questa scelta è un inutile depotenziamento del cinema italiano che quest'anno poteva portare agli Oscar due film: un film di finzione che secondo me avrebbe avuto molte chance è Indivisibili di Edoardo De Angelis, mentre Fuocoammare può concorrere e vincere nella categoria dei documentari''. Il regista Premio Oscar, membro della commissione che ha deciso stamani presso l'Anica, ha affidato il suo commento a Repubblica.it  

 
 
 

OSCAR, TESTA A TESTA FUOCOAMMARE-INDIVISIBILI

Post n°13385 pubblicato il 27 Settembre 2016 da Ladridicinema
 

Cr. P.26/09/2016
''Quando i conti tornano ci trovano qua''. Così, più sarcastico che dispiaciuto, il regista napoletano Edoardo De Angelis, autore di Indivisibili, commenta la scelta di Fuocoammare di Gianfranco Rosi indicato come possibile candidato all'Oscar con cinque punti contro i quattro ottenuti dal suo film dalla commissione riunita in seno all'Anica.Indivisibili uscirà in circa 150 copie con Medusa giovedì prossimo. ''Continuerò a fare il mio lavoro tranquillamente'', ha aggiunto il regista su questo 'testa a testa' con il documentario di Rosi. De Angelis, reduce dalla trasferta al Festival di Toronto e di Londra, dopo essere passato al Festival di Venezia alle Giornate degli Autori ha ricevuto stamani dai Giornalisti Cinematografici, il Premio Francesco Pasinetti annunciato a Indivisibili come miglior film tra tutti i titoli presentati al Lido. Anche due menzioni speciali sono andate alle interpreti: Angela e Marianna Fontana.

Per Paolo Sorrentino la scelta di Fuocoammare è masochistica. "E' un bellissimo film, ma andava candidato all'Oscar nella categoria dei documentari. Questa scelta è un inutile depotenziamento del cinema italiano che quest'anno poteva portare agli Oscar due film: un film di finzione che secondo me avrebbe avuto molte chance è Indivisibili di Edoardo De Angelis, mentre Fuocoammare può concorrere e vincere nella categoria dei documentari''. Il regista Premio Oscar, membro della commissione che ha deciso stamani presso l'Anica, ha affidato il suo commento a Repubblica.it  

 
 
 

FUOCOAMMARE IN CORSA PER L'OSCAR

Post n°13384 pubblicato il 27 Settembre 2016 da Ladridicinema
 
Tag: news

Cr. P.26/09/2016
Fuocoammare di Gianfranco Rosi rappresenterà l'Italia agli Oscar. La commissione di selezione istituita dall'ANICA, su invito della Academy of Motion Picture Arts and Sciences, riunita davanti a un notaio e composta da Nicola Borrelli, Tilde Corsi, Osvaldo De Santis, Piera Detassis, Enrico Magrelli, Francesco Melzi D’Eril, Roberto Sessa, Paolo Sorrentino e Sandro Veronesi ha designato il film, già vincitore dell'Orso d'oro a Berlino, a rappresentare il cinema italiano alla selezione del Premio Oscar per il miglior film in lingua non inglese. L’annuncio delle nomination è previsto per martedì 24 gennaio 2017, mentre la cerimonia di consegna degli Oscar si terrà al Dolby Theatre di Los Angeles domenica 26 febbraio 2017. 

Gli altri film che si erano iscritti per la selezione erano: Gli ultimi saranno ultimi di Massimiliano Bruno; Indivisibili di Edoardo De Angelis; Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti; Perfetti sconosciuti di Paolo Genovese; Pericle il nero di Stefano Mordini; Suburra di Stefano Sollima.

“Grande soddisfazione e un grosso in bocca al lupo a Gianfranco Rosi e al suo Fuocoammare, il film scelto a rappresentare l’Italia per le nomination agli Oscar. Una candidatura di grande autorevolezza perché il film affronta, con crudezza e poesia, un tema universale, che non riguarda solo l'Italia o Lampedusa ma che scuote il mondo”, questo il commento del ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Dario Franceschini.

Da Parigi, dove si trova per l'uscita di Fuocoammare in Francia, Gianfranco Rosi, commenta con questa parole: "Questa candidatura va oltre il mio film. In questi 8 mesi è stato distribuito in più di 60 paesi. E mi sembra sia diventato un film di tutti. In un mondo in cui si continuano a erigere muri e barriere spero che possa seguire le parole di Obama: chi costruisce dei muri costruisce una prigione per se stesso''. Rosi ricorda: ''Meryl Streep mi disse a Berlino, 'vorrei che il tuo film arrivasse agli Oscar'. Sarebbe davvero un sogno portare a Los Angeles Pietro Bartolo, Samuele e Peppino''.

Fuocoammare 
è iscritto agli Oscar anche nella categoria dei documentari: ''Ringrazio la commissione per aver scelto un documentario a rappresentare l'Italia. Ho appena scoperto che anche l'Ucraina lo ha fatto. Questo testimonia che il confine tra cinema e documentario è sempre più labile''. Dalla vittoria dell'Orso d'oro a Berlino nel febbraio scorso, Rosi non si è mai fermato. ''Il messaggio di questo film arriva forte e chiaro. Ed è necessario che io lo accompagni il più possibile nel suo viaggio, anche se i paesi in cui è stato distribuito sono più di 60 e non potrò essere presente dappertutto, ma faccio il possibile spesso al fianco del magnifico Pietro Bartolo, vero testimone di questo film. Anche in questo momento siamo a Parigi insieme''.

La prossima tappa, ben prima della vera campagna Oscar, è proprio l' America. ''Il film esce il 21 ottobre negli Usa, mi dedicheranno una retrospettiva al BAM, dopo i 3 festival più importanti in America (Toronto, Telluride, New York)''. Rosi conclude ringraziando i produttori Donatella Palermo, Paolo Del Brocco di Rai Cinema, Roberto Cicutto Carla Cattani di Istituto Luce Cinecittà, Serge Lalou ''per aver creduto in questo film dal primo momento''.

Pietro Bartolo è arrivato a Parigi dopo aver accolto un altro sbarco ieri notte: "Siamo riusciti ad accendere un faro in Europa. Ora lo abbiamo acceso nel mondo. Questo grazie a Gianfranco. Io sono un medico, non un attore. Sono anni che volevamo che si accendesse questo faro e spero che attraverso questo messaggio si possa contribuire a porre fine a questa tragedia. La gente comincia a capire e voglio sognare che sarà così. Per me Gianfranco è stato il genio della lampada. Per me io già vinto tutto." La produttrice Donatella Palermo ha aggiunto: "Ha votato la coscienza di un paese offeso, violentato, lasciato solo davanti alla più grande tragedia dei nostri tempi. Mi piace pensare che abbiano votato per lo sguardo felice dei bambini raccolti dal mare, per la compassione degli uomini di Lampedusa che li accolgono".

Tra i film indicati all'Academy dai vari paesi europei troviamo Stefan Zweig: Farewell to Europe di Maria Schrader (Austria), The Ardennes di Robin Pront (Belgio), Death in Sarajevo di Danis Tanović (Oscar nel 2002 con No Man’s Land) per la Bosnia Ergegovina, Land of Mine di Martin Zandvliet per la Danimarca, Toni Erdmann di Maren Ade (Germania), Chevalier di Athina Rachel Tsangari (Grecia), Cartas da guerra di Ivo Ferreira (Portogallo), Under the Shadow di Babak Anvari (UK), Sieranevada di Cristi Puiu (Romania),Paradise di Andrej Končalovskij (Russia), Julieta di Pedro Almodovar (Spagna), Ma vie de courgette di Claude Barras (Svizzera). Fuori dall'Europa, tra gli altri: Tanna di Martin Butler e Bentley Dean (Australia),Haha to Kuraseba di Yoji Yamada (Giappone) e The Salesman di Asghar Farhadi (Iran).  

L'anno scorso il film indicato era stato Non essere cattivo di Claudio Caligari, nel 2014 Il capitale umano di Paolo Virzì e nel 2013 La grande bellezza di Paolo Sorrentino che vinse l'Oscar. 

 
 
 

Quantum of solace

Post n°13383 pubblicato il 26 Settembre 2016 da Ladridicinema
 


Ancora profondamente scosso dal tradimento e dalla morte di Vesper, la donna che amava, James Bond è spinto all'azione da un desiderio di vendetta. Durante un interrogatorio a Mr. White, 007 e M scoprono che una potente organizzazione, di cui neanche conoscevano l'esistenza, sta tramando alle loro spalle. La pista porta l'agente segreto a Haiti dove individua in Dominic Greene l'uomo che si cela dietro l'organismo che vede coinvolti uomini d'affari di tutte le nazioni. A Haiti fa anche la conoscenza di Camille, una giovane spia che come lui è assetata di vendetta.
Quantum Of Solace inizia laddove finiva Casino Royale e si concentra (nuovamente) sugli esordi di James Bond come agente segreto. Prendendo in prestito il titolo di un racconto breve tratto dalla raccolta "Solo per i tuoi occhi", Marc Forster sceglie di sviluppare il percorso emotivo di 007 in un film di transizione. Collocandosi nell'attimo prima che l'agente indossi il suo smoking con disinvoltura, Quantum Of Solace lascia presagire che dopo, e solo dopo, ci saranno i sorrisi ironici, gli sguardi languidi, le conquiste facili, la scioltezza di stile. 
Seguendo le orme di Martin Campbell, che aveva regalato alla spia la licenza di uccidere, Forster prosegue l'analisi introspettiva del personaggio completando il suo profilo ed esemplificandone il carattere. Accecato dalla vendetta, Bond elimina tutte le piste possibili riducendole in "binari morti", ma lungo il percorso di formazione dovrà imparare a gestire l'irruenza e perfezionare l'assetto per ottenere la fiducia di M. Il Bond di Daniel Craig deve subire un cambiamento per poter passare all'azione con l'impudenza che lo contraddistingue. Deve chiudere con il passato e cancellare il rancore.
Ambientato sullo sfondo di uno scenario politico contemporaneo (sviluppato dalla penna deconcentrata di Paul Haggis), Quantum Of Solace si libera dai cliché bondiani, dalle battute di spirito e dai gadget per tentare una strada più realistica e modernizzare la figura del più celebre agente del cinema spionistico. Se l'idea è buona e condivisibile, il film perde lo slancio cadendo in qualche lacuna di scrittura rischiando di sprecare la spinta dell'eccellenteCasino Royale. Tuttavia, grazie a uno sguardo originale e alle interpretazioni di Daniel Craig (ormai a suo agio nel ruolo) e Mathieu Amalric (che offre al villain una maschera megalomane e credibile), Marc Forster riesce a portare a termine la missione con competenza liberando James Bond dal rimpianto.

 
 
 

Skyfall

Post n°13382 pubblicato il 26 Settembre 2016 da Ladridicinema
 

Locandina Skyfall

In missione a Istanbul per conto della Regina, della Patria e di M, James Bond deve recuperare un file prezioso che contiene i nomi degli agenti infiltrati del MI6. Finito nelle mani di un killer professionista, Bond lo insegue cadendo sotto i colpi del fuoco amico. Precipitato e disperso dentro una cascata, Bond viene dichiarato morto e compianto in un formale necrologio. A redigerlo è M, che lo ha sacrificato senza riuscire a recuperare il maltolto. Pubblicate su internet le identità degli agenti operativi, M è chiamata a rispondere della questione e della sua gestione davanti al governo britannico che vorrebbe le sue dimissioni. Bond, intanto, sopravvissuto alla ‘caduta’ e alla inoperosità, è richiamato a Londra e al dovere da un attentato gravissimo alla sede del MI6. L’obiettivo è M, il criminale è Silva, un ex agente ‘venduto’ e torturato che ha coltivato la vendetta e adesso chiede il conto al suo ex direttore. Figli putativi della stessa M(adre), Bond e Silva si confronteranno a colpi di pistola, fino a esplodere o a implodere il loro passato. 
Dopo essere caduto dal cielo e dopo essersi rialzato dal fondo, James Bond si accomoda davanti a un quadro di William Turner, esposto con orgoglio alla National Gallery, perché quel dipinto rappresenta “La Valorosa Témériere” rimorchiata lungo il Tamigi e destinata alla demolizione. Una combattente temeraria che ha vinto la tracotanza di Napoleone e adesso scivola adagio verso il tramonto. Il suo e quello dell’epoca che l’ha vista eroica. Nella fruizione museale di Bond c’è l’essenza, il senso e il valore di Skyfall, ventitreesimo film della serie diretto da Sam Mendes, che riazzera il personaggio fino a ‘ucciderlo’, rifondando l’archetipo e avviandone biografia e serialità autoriali. Se con Martin Campbell Bond ricominciava dal doppio zero, con Mendes riparte da zero e da una mestizia, una sensazione densa di pena, affetto e responsabilità, derivata dalla vulnerabilità di M, ‘madre’ ideale e onnipotente minacciata da un figliolo tutt’altro che prodigo. Il cattivo di Javier Bardem, doppio oscuro di Bond e nemesi filiale di M, è l’ennesimo megalomane della saga che pratica il delirio gettando l’ordine tranquillo del mondo nell’angoscia. Nella testa e dietro lo sguardo di Mendes, quel mondo e quell’angoscia si fanno assolutamente personali, convertendo il conflitto internazionale in un dramma ‘familiare’. Il corpo materno di M, fonte aspra di insegnamenti e conflitti per Bond, viene sconvolto da una minaccia abnorme e traumatica che occupa abusivamente la scena di un legame storico, professionale, emotivo, affettivo. La vita di M è letteralmente nelle mani dell’agente di Fleming, la cui incolumità pone a Bond il problema delle sue radici, della sua provenienza e dell’impossibilità che possano costituire un terreno solido, sicuro e al riparo dall’imprevedibilità della vita. È a questo punto che il regista inglese introduce un discorso sulla tradizione, sugli echi, sul ‘marchio’, che mentre celebra i cinquant’anni di vita cinematografica di Bond produce una separazione irreversibile col passato, mai riducibile per Mendes a meri citazionismo e collezionismo. Per questa ragione l’Aston Martin DB5 argentata e armata di Sean Connery, infila di nuovo la strada e l’avventura, trattenendo romanticamente l’aura dei Bond che furono, simbolizzando una discendenza con l’agente di Daniel Craig, dando corpo (e motore) a una memoria collettiva. Antropomorfizzata, l’Aston Martin partecipa al destino di Bond e di M contro un villain ossigenato e incapace di guarire. Si chiudono invece le cicatrici di Bond, che lascia andare e si libera perché altrimenti sarebbe impossibile continuare. Quietati lutti, ombre e fantasmi, James Bond emerge dalla staticità iconica e dall’immodificabilità del passato, smantellando le spoglie epiche dell’oggetto perduto e reintegrando, rinnovati, Q e Miss Moneypenny. Al Silva superbamente eccentrico e decentrato di Bardem, agente di un mondo che non c’è più e da cui dipende patologicamente, non resta che la nevrosi e l’irriconoscenza del debito simbolico con M, vecchia e valorosa ammiraglia destinata alla ‘rimozione’. La trasmissione, nel Bond di Mendes, si realizza sullo scarto, sul resto di corpo, di carne, sull’oggetto museale (quadro o automobile). Perché in quel residuo c’è ancora tantissima vita da accogliere e perseverare dentro un’altra segretissima missione. Dentro al corpo, ieri pesante, oggi bolla di leggerezza, di Daniel Craig.

 
 
 

Spectre

Post n°13381 pubblicato il 26 Settembre 2016 da Ladridicinema
 


La morte sfila per le strade di Città del Messico e dietro la maschera di un teschio. In missione per conto di M, la defunta M che gli ha lasciato un video e un incarico spinoso da risolvere, James Bond sventa un attentato e uccide Marco Sciarra, terrorista legato a SPECTRE, una misteriosa organizzazione criminale e tentacolare. Il suo colpo di testa gli aliena Gareth Mallory, il nuovo M alle prese con pressioni politiche e Max Denbigh, membro del governo britannico che non vede l'ora di mandare in pensione i vecchi agenti dell'MI6 e di controllare con tanti occhi le agenzie del mondo. Congedato a tempo (in)determinato, Bond prosegue la sua indagine contro il parere di Mallory e con l'aiuto dei fedeli Q e Moneypenny. Tra un funerale e un inseguimento, una vedova consolabile e una gita in montagna, l'agente 007 stana Mr. White, una vecchia conoscenza con crisi di coscienza e una figlia da salvare. Bond si fa carico di entrambe e protegge Madeleine Swann dagli scagnozzi di SPECTRE, amministrata dal sadico Franz Oberhauser. È lui l'uomo dietro a tutto, è lui il megalomane da eliminare. Madeline la chiave per risalire. Per risalire alla sua nemesi, per risalire il suo tempo perduto.
Con Skyfall la saga di Bond compiva cinquant'anni e stilava un bilancio. Sam Mendes, reclutato tre anni fa a dirigere il passaggio, si interrogava su un 'corpo usato' dentro un mondo per cui non era più adatto. Facendo tesoro del Batman di Christopher Nolan, Mendes decostruiva la leggenda e la rifondava procurandole una grotta, affiorandone il trauma e confrontandola con un avversario psicotico. La posta in gioco era una donna, la donna, la M-amma incarnata da Judi Dench. Skyfall riconduceva la serie alle origini, eleganza e humour british, e consolidava Daniel Craig dentro lo smoking dopo Casino Royale, che lo aveva lasciato 'vedovo' e inconsolabile e Quantum of Solace, che ne segnava l'avvento. Coerente coi caratteri nevrotici della sua filmografia (Era mio padreRevolutionary Road), il suo Bond si prende tutto il tempo necessario a scavare la psicologia e alleggerisce il testosterone della serie, disegnando un agente intimo e interrotto di cui convalida la morte e poi la rinascita. Epopea crepuscolare Skyfallsprofondava nelle e ripartiva dalle lande scozzesi, luogo natale di James Bond questa volta alla prese con l'eredità materna (il video di M) per risalire a quella paterna. Per farlo avrà bisogno della sua madeleine, elemento rivelatore impersonato da una donna, la dottoressa Swann di Léa Seydoux, che lo invita a fermare l'azione per pensare e ripensarsi. A sdraiarlo sul lettino provvede invece il villain di Christoph Waltz, precipitato di un passato remoto che 'vive anche tre volte' e vorrebbe trattenerlo in un'adolescenza irriducibile affollata di Bond-girl intercambiabili e castranti. Ma il bacio di Madeleine produce il ricordo di un tempo sepolto nella memoria, riemerge alla coscienza, diventa presente e ritrova James a Bond, la saga al cinema. Perché in quel bacio c'è la dichiarazione poetica di Mendes e del suo film proustiano, che cerca e trova il perduto, che esprime le più impalpabili sfumature umane, che riscopre ed esalta, aggiornandoli all'esigenza del momento, la definizione di eroismo, l'originalità della copia, la rutilante presenza dei sentimenti, l'amore per la performance, le traiettorie e la balistica. 
Impossibile non vedere nella determinazione dei personaggi a battersi à l'ancienne (Bond e Mallory in cima) una metafora del cinema, che afferma il gusto per l'analogico, l'artigianale, i fondamentali, il campo. Nei Bond di Mendes si affrontano il passato e il mondo contemporaneo alimentando un dibattito vivace e qualche volta contraddittorio. A chi pensa che James Bond non sia (più) buono a nulla, il regista obietta e avanza una rilettura del mito che garantisce il franchise, aderisce alla tradizione e guarda al futuro. Per Mendes Bond è come il nero nella moda, ritorna sempre. Perché il nero non è mai pensiero inespresso ma sintesi di potenza che si addensa disegnando la linea, definendo la silhouette. Quella celebre del tema musicale di ogni Bond-movie, inquadrata dalla soggettiva impossibile della canna della pistola di un ipotetico avversario contro cui Bond spara. Perché lui ha sempre la licenza di uccidere. Oppure no. Come ricorda Gareth Mallory al nuovo arrivato, voyeur informatico e arrogante. Nero è pure l'inchiostro dell'octopus (simbolo di SPECTRE) e le note con cui Sam Smith scrive sui muri e sui titoli di testa ("Writing's On The Wall"), nero il buio che 'solleva' dietro di lui Franz Oberhauser e il lutto che rielabora Bond dentro la 'camera verde' di Mr. White. Luogo fisico e luogo della mente che conserva brani di memoria del protagonista e ne avvia il processo analitico. 
Pronto ad accogliere il ritorno emotivo, vivo, presente ma irrimediabilmente passato, l'agente di Fleming affronta il dolore, trova la spinta vitale e spezza l'implacabile coazione a ripetere che determina la struttura complessiva della serie. Su un treno-alcova, lo stesso di Intrigo internazionale, Craig supera il complesso (edipico) e la sessualità primordiale e incestuosa del suo personaggio. Spectre - 007 è un racconto di formazione in chiave freudiana il cui esito finale è la sostituzione della madre con la 'moglie', emblematicamente raffigurata dall'avvicendamento delle donne sulla leggendaria Aston Martin. Mezzo di fuga per scampare M in Skyfall, auto a due piazze in Spectre - 007 per inserirlo nel sistema della realtà sociale a fianco di Madeleine. 
Blockbuster spettacolare che si dà arie d'autore, popolare, intelligente e integrato in una logica commerciale aggressiva, Spectre - 007 esibisce l'appealcorporeo di Daniel Craig, il suo trionfo virile, il suo incedere fluido che impugna pistole dopo aver aggiustato i gemelli innescando un processo di armonizzazione tra corpo idea e corpo evento. Un corpo che sa rispondere efficacemente ed elegantemente ad ogni sorta di contingenza dentro un film che un incredibile atto di auto-cinefilia alimenta col suo patrimonio.

 
 
 

L'ingorgo

Post n°13380 pubblicato il 26 Settembre 2016 da Ladridicinema
 

L'idea di partenza e la trama che si svilluppa sotterraneamente ai vari plot accozzati tra loro confermano la bravura di un regista come Comencini, tra i migliori italiani.
Ottimi gli interpreti, tra tutti Sordi e Tognazzi ma anche la Sandrelli risulta simpatica. Tremende le scene dello stupro e del saccheggio ma poco approfondite; in un film simile andava approfondito proprio l'inevitabile degenero degli itaGliani rinchiusi nelle macchine per troppo tempo, anzichè dar spazio a scenette stupide come quella del "segaiolo" o quella assurda del tizio incazzato che dopo 36 ore finalmente si calma... Ma evidentemente si è trattato di obblighi da produzione, la moda del film a scenette in itaGlia è sempre stata forte, almeno quanto quella del film rosa sullo sfondo dei palazzi da rajà (che nascondono le bidonville) a Bollywood e così anche il povero Comencini pur disponendo di una risma di attori supersonici ha dovuto adattarsi e sciupare parti del film fantasociologico per antonomasia (in itaGlia) per dar spazio alle cazzatine da "grandi magazzini" tanto care ai vanzina e al loro sterminato pubblico di bestiame (puro itaGliano).
Ave italia, quindi, e ave cesare, pagate il vostro tributo pubblico, chinate la testa e votate sempre il "meno peggio": se vi troverete un giorno bloccati in autostrada per 36 ore vi auguro buon divertimento! Arete tra gli stupratori o tra gli stuprati? Chissà? Chi se ne importa? 

 
 
 

Into darkness

Post n°13379 pubblicato il 26 Settembre 2016 da Ladridicinema
 

 
Locandina Into Darkness - Star Trek

L'insofferenza alle direttive e alla disciplina costano al capitano Kirk il comando dell'Enterprise. La flotta stellare gli leva la nave e lo separa dal suo primo ufficiale Spock, come due bambini troppo indisciplinati. Sarà l'arrivo di una minaccia imprevista e misteriosa e, di nuovo, la capacità di Kirk di mettere in luce le proprie abilità a costringere la flotta a rimetterlo al suo posto. Un uomo che la stessa razza umana ha modificato geneticamente, e poi congelato nel terrore di ciò che aveva creato, si è svegliato ed intende svegliare tutti gli altri 72 esperimenti come lui. Visto che uno solo basta a creare scompiglio e quasi demolire una città, l'obiettivo è renderlo innocuo il prima possibile. Eppure sembra che non sia lui il peggio intenzionato...
Da sempre alla ricerca dei meccanismi infallibili dell'intrattenimento, abilissimo assemblatore di affascinanti macchine calamita sguardi e narratore di gran ritmo, J. J. Abrams con il secondo film di Star Trek conferma di essere all'altezza del proprio nome e del nume tutelare che ha scelto per sè: Steven Spielberg.
Sebbene non dotato della profondità cinefila del maestro, Abrams ne ha appreso la lezione sulla semplicità narrativa e così riesce a ripetere l'ottimo exploit del suo Star Trek precedente senza davvero ripetere se stesso. Into Darkness, a dispetto del titolo, è una divertente corsa in cui la trama è srotolata durante l'azione, in cui le battute sono pronunciate correndo o al massimo camminando veloce e in cui la macchina da presa mobile al massimo riesce ad essere misteriosamente invisibile, mentre i bagliori lenticolari (anche quello un marchio dello Spielberg di fantascienza che Abrams ama enfatizzare) ampliano la prospettiva verso la grande epica.
Proseguendo la linea tracciata con il primo film Abrams si distacca sempre di più dalle caratteristiche della saga storica di Star Trek, non asseconda i fan ma cerca di parlare a tutti, lavora sul sentimentalismo del personaggio non sentimentale per eccellenza (il dr. Spock) e trasforma il western dello spazio in una space opera piena d'umorismo, ammiccamenti e ironia più che di grave austerità. Nonostante il villain scelto per questo secondo film (Kahn, già visto in un episodio della serie e poi in Star Trek II - L'ira di Kahn), sia tra i più letali e cupi mai incontrati dall'Enterprise, lo stesso il film scorre sulla propria leggerezza, lavorando sull'arma fondamentale del cinema d'azione che ambisce a diventare d'avventura: montaggio e ricerca di paesaggi che suonino inediti e vergini (in questo è molto utile il 3D, enfatizzato in tutti gli esterni con frequenti inquadrature a filo di piombo). L'inizio in chiave spielberghiana, diviso tra il furto di un oggetto sacro e il contrappunto di un pericolo imminente, lo dimostra in pieno.
Abrams non solo non ha paura di un confronto o della fedeltà con la serie (con una mano innesta un altro dei personaggi classici e con l'altra tramuta l'amicizia tra Spock e Kirk in un bromance moderno dove, come amanti, i due sovrappongono le mani da parti opposte di un vetro) ma è il primo che in questi anni di film tratti da altri lungometraggi o da materiale televisivo, cerca un rapporto diretto, continuo ed esplicito con il testo di partenza. Con l'esperienza maturata su entrambi gli schermi non si accontenta di una filiazione tra le due saghe e pretende una compenetrazione molto più complessa, perchè sa che la narrazione avviene nella testa degli spettatori, luogo in cui già esiste una mitologia trekkista con cui fare i conti (si sia fan o meno non si può ignorare l'esistenza della serie). E da gran narratore Abrams vuole indirizzare questa relazione.
Infatti non solo questo film rielabora, ribalta e rimescola molti momenti già visti negli scontri con Kahn ma con un salto metacinematografico non da poco e una metafora a questo punto sottilissima, in Into Darkness Abrams riesce effettivamente a far dialogare, nel senso stretto del termine, il suo Star Trek con lo Star Trek classico, lasciando addirittura che il secondo suggerisca al primo come risolvere la minaccia che incombe attingendo alla propria storia.

 
 
 

Secondo grande weekend al box office per Alla Ricerca di Dory

Post n°13378 pubblicato il 26 Settembre 2016 da Ladridicinema
 

Box Office Italia
Secondo gran weekend per Alla Ricerca di Dory, che supera i 10 milioni di euro complessivi e si prepara a diventare, entro questa settimana, il film col miglior incasso della stagione 2016/2017. Si difende molto bene Bridget Jones's Baby, che ottiene 1,6 milioni di euro, dato che permette al film di entrare nella top ten assoluta annuale e che si discosta parecchio da quello americano. Completa il podio I Magnifici Sette, che però non riesce a superare il milione di euro. In discesa molti protagonisti recenti della classifica, come Trafficanti (che regge bene e ha incassato finora 1,6 milioni di euro), L'Estate Addosso e Io Prima di te, che dovrebbe chiudere la sua corsa con circa 7 milioni di euro complessivi. Flop per gli italiani Prima di Lunedì e La Vita Possibile. Questa settimana arrivano in sala ben dieci film, ma gli unici papabili per entrare in classifica sono il flop mondiale Ben Hur, che da noi potrebbe andare in controtendenza, il nuovo di Woody Allen Cafè Society, l'italiano Al Posto Tuo e l'avventura familiare Abel - Il figlio del ventoDory dovrebbe dormire sonni tranquilli anche il prossimo weekend...

Box Office USA
In America come previsto vince il weekend I Magnifici Sette, che portano a casa 35 milioni di dollari, contro i 21 dell'altra new entry Cicogne in missione, che avrà il suo bel daffare per raggiungere quota 100 milioni (con scarse possibilità di farcela). Anche questa settimana la somma dei film della top ten risulta inferiore ai 100 milioni di dollari e rispetto all'anno scorso l'incasso del weekend segna -25%. Sully perde la leadership ma resta sul podio con una perdita di poco superiore al 35% rispetto alla settimana scorsa e tocca i 92 milioni complessivi. La sua corsa dovrebbe chiudersi tra i 120 e i 130 milioni di dollari. Crollo verticale per Blair Witch, che perde quasi il 60% rispetto alla settimana scorsa. Suicide Squad tocca i 318 milioni, mentre tra le reelase limitate si fanno notare The Queen of Katwe e The Dressmaker (già uscito ovunque mesi fa e arrivato negli USA solo questo weekend). Da segnalare poi il sorpasso ufficiale di Alla Ricerca di Dory nei confronti de Il Libro della Giungla a livello mondiale, con la pellicola Pixar che vola a 969 milioni di dollari con i 965 del live action Disney. La prossima settimana la top ten dovrebbe essere molto più pimpante, visto l'arrivo in sala di tre film molto interessanti in ottica boxoffice: Deepwater HorizonMasterminds e soprattutto Miss Peregrine's Home for Peculiar Children

 
 
 

Secondo grande weekend al box office per Alla Ricerca di Dory

Post n°13377 pubblicato il 26 Settembre 2016 da Ladridicinema
 

Box Office Italia
Secondo gran weekend per Alla Ricerca di Dory, che supera i 10 milioni di euro complessivi e si prepara a diventare, entro questa settimana, il film col miglior incasso della stagione 2016/2017. Si difende molto bene Bridget Jones's Baby, che ottiene 1,6 milioni di euro, dato che permette al film di entrare nella top ten assoluta annuale e che si discosta parecchio da quello americano. Completa il podio I Magnifici Sette, che però non riesce a superare il milione di euro. In discesa molti protagonisti recenti della classifica, come Trafficanti (che regge bene e ha incassato finora 1,6 milioni di euro), L'Estate Addosso e Io Prima di te, che dovrebbe chiudere la sua corsa con circa 7 milioni di euro complessivi. Flop per gli italiani Prima di Lunedì e La Vita Possibile. Questa settimana arrivano in sala ben dieci film, ma gli unici papabili per entrare in classifica sono il flop mondiale Ben Hur, che da noi potrebbe andare in controtendenza, il nuovo di Woody Allen Cafè Society, l'italiano Al Posto Tuo e l'avventura familiare Abel - Il figlio del ventoDory dovrebbe dormire sonni tranquilli anche il prossimo weekend...

Box Office USA
In America come previsto vince il weekend I Magnifici Sette, che portano a casa 35 milioni di dollari, contro i 21 dell'altra new entry Cicogne in missione, che avrà il suo bel daffare per raggiungere quota 100 milioni (con scarse possibilità di farcela). Anche questa settimana la somma dei film della top ten risulta inferiore ai 100 milioni di dollari e rispetto all'anno scorso l'incasso del weekend segna -25%. Sully perde la leadership ma resta sul podio con una perdita di poco superiore al 35% rispetto alla settimana scorsa e tocca i 92 milioni complessivi. La sua corsa dovrebbe chiudersi tra i 120 e i 130 milioni di dollari. Crollo verticale per Blair Witch, che perde quasi il 60% rispetto alla settimana scorsa. Suicide Squad tocca i 318 milioni, mentre tra le reelase limitate si fanno notare The Queen of Katwe e The Dressmaker (già uscito ovunque mesi fa e arrivato negli USA solo questo weekend). Da segnalare poi il sorpasso ufficiale di Alla Ricerca di Dory nei confronti de Il Libro della Giungla a livello mondiale, con la pellicola Pixar che vola a 969 milioni di dollari con i 965 del live action Disney. La prossima settimana la top ten dovrebbe essere molto più pimpante, visto l'arrivo in sala di tre film molto interessanti in ottica boxoffice: Deepwater HorizonMasterminds e soprattutto Miss Peregrine's Home for Peculiar Children

 
 
 
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