Creato da Ladridicinema il 15/05/2007
Blog di cinema, cultura e comunicazione
 

 

Mannoia, a 60 anni mi merito raccolta da Ansa

Post n°11841 pubblicato il 28 Ottobre 2014 da Ladridicinema
 

Per festeggiare i suoi 60 anni e i 46 di carriera, Fiorella Mannoia ha chiamato a raccolta tutti gli amici di una vita in musica. Il risultato? Diciotto duetti con i più grandi artisti italiani riuniti nel doppio cd antologico "Fiorella" (Sony Music), uscito oggi. "E' il mio viaggio nella migliore musica italiana, un coronamento del mio lavoro, con la benedizione laica di tutti coloro che hanno scritto per me. In fondo a 60 anni me lo merito. Anche se guardando indietro a tutto quello che ho fatto, ci sarebbe stato bisogno di un cofanetto da 4-5 cd", scherza la cantante incontrando i giornalisti nella sua casa romana, tra cimeli esotici, libri, cd e una gatta che si aggira curiosa.

A scorrere la lista dei 18 artisti che l'hanno accompagnano in questa avventura, c'è la storia in note degli ultimi quattro decenni: da Laura Pausini a Cesare Cremonini, da Daniele Silvestri a Niccolò Fabi, da Franco Battiato a Tiziano Ferro, passando per Ligabue, Pino Daniele, Fossati, Renato Zero per citarne alcuni. Con qualche sorpresa. "Il duetto con Adriano Celentano è stato un regalo inaspettato, considerando che non ne faceva dai tempi di Mina - racconta Fiorella -. Quello che mi sta più a cuore, invece, è con Dori Ghezzi, che non ha mai voluto partecipare a progetti che riguardassero Fabrizio De Andrè. Ma - ribadisce - ci sono tutti gli amici di questi anni". Meno uno: "Vasco mi ha detto 'no', mi ha chiesto di aspettarlo perché stava lavorando al suo disco. Ma non potevo".

Il primo cd raccoglie il meglio del repertorio della cantante, arricchito dall'inedito Le parole perdute. Il secondo cd, invece, è un omaggio alle canzoni dei suoi colleghi. Come Amore bello con Baglioni o Boogie con Frankie hi-nrg. "Perché il successo dell'altro è anche il tuo successo", spiega, lei che non si è mai tirata indietro davanti a una richiesta di collaborazione: "se la canzone mi piace, dico di sì".

Da sempre, Fiorella Mannoia ha puntato anche sull'impegno sociale e politico - schierandosi prima con la sinistra e ora a favore del Movimento 5 Stelle. Renzi e Grillo? "Onestamente ho da ridire su tutti e due . Il primo mi sembra che parli tanto, ma in concreto non si è visto ancora nulla, l'altro dovrebbe stare zitto per non rovinare il lavoro dei parlamentari che sono i nostri cani da guardia e ci riportano quello che succede, perché ormai c'è un partito unico, destra e sinistra si sono confuse". Non ha mai avuto paura di dire certe cose? "L'unico vantaggio di invecchiare è poter dire quello che penso".

 
 
 

La spia, ultimo film di Philip Seymour Hoffman da cinecittà news

Post n°11840 pubblicato il 28 Ottobre 2014 da Ladridicinema
 

Cr. P.25/10/2014
''Philip Seymour Hoffman era un raro caso di attore americano nato a teatro, passato al cinema e ritornato a teatro. Aveva iniziato con ruoli da caratterista, poi è cresciuto, ha espanso il suo repertorio, guadagnato più gravitas. Lavorare con lui era eccezionale, era alla mano, genroso, diretto, collaborativo, mai presuntuoso''. A ricordare così il grande attore, tragicamente scomparso lo scorso 2 febbraio, è il collega Willem Dafoe, che ha condiviso il suo ultimo film, La spia - A Most Wanted Man diretto da Anton Corbijn e tratto da un romanzo di John Le Carré. In cartellone al Festival di Roma (sezione Gala), dal 30 ottobre sarà nelle sale con Notorious Pictures, il film si presta ''purtroppo a paralleli tra la vita privata di Hoffman e questa sua ultima, fantastica performance: magari, a posteriori, sul set aveva un'intensità particolare, di cui non ci siamo resi conto'', confessa Corbijn. ''Il film ha preso un peso che non ci aspettavamo, che non volevamo'', aggiunge il regista, mentre Dafoe osserva come ''il ricordo di Hoffman oscurerà sempre il film''. Nel cast anche Rachel McAdams e Daniel Bruhl, A Most Wanted Man è ''un film che parla dell'autunno della nostra umanità'', è ambientato tra Amburgo e Berlino e ruota intorno a un misterioso uomo in fuga, un banchiere britannico (Dafoe), una giovane avvocatessa idealista (McAdams) e il capo di una unità di spionaggio tedesca (Hoffman) che indaga sul terrorismo di matrice islamica: ''Philip interpreta un uomo che più volte è stato fottuto nella sua vita, ma è rimasto una persona buona, non ha perso la fiducia nell'umanità. Un uomo - dice Corbijn - completamente assorbito dal proprio lavoro, non islamofobo e nemmeno con una grande cura per sé''.

 
 
 

Festival di Roma, il pubblico premia Trash e Roan Johnson

Post n°11839 pubblicato il 28 Ottobre 2014 da Ladridicinema
 

redazione25/10/2014
Premio del Pubblico BNL / Gala

Trash di Stephen Daldry


Premio del Pubblico / Cinema d’Oggi

Shier gongmin / 12 Citizens di Xu Ang


Premio del Pubblico / Mondo Genere

Haider di Vishal Bhardwaj

Premio del Pubblico BNL / Cinema Italia (Fiction)
Fino a qui tutto bene di Roan Johnson

Premio del Pubblico | Cinema Italia (Documentario) 

Looking for Kadija di Francesco G. Raganato

Premio TAODUE Camera d’Oro alla migliore opera prima
Andrea di Stefano per Escobar: Paradise Lost

Premio TAODUE al
 Produttore della migliore opera prima
Laura Hastings-Smith per X+Y di Morgan Matthews

Menzione speciale TAODUE
Last Summer di Leonardo Guerra Seràgnoli

Premio Doc.It al Migliore documentario italiano
Largo Baracche di Gaetano Di Vaio 

Menzione speciale Doc.It
Roma Termini di Bartolomeo Pampaloni

Marc’Aurelio alla carriera
Walter Salles

Maverick Director Award
Takashi Miike

Marc’Aurelio del futuro
Aleksej Fedorcenko

Marc’Aurelio Acting Award

Tomas Milian

 
 
 

La Festa fa gli sconti e il pubblico apprezza

Post n°11838 pubblicato il 28 Ottobre 2014 da Ladridicinema
 

Cristiana Paternò25/10/2014
Con un prezzo medio diminuito, sconti, convenzioni e molti eventi a ingresso gratuito, il Festival di Roma collauda la vecchia/nuova identità di Festa cittadina. E' quanto emerge dal bilancio presentato dal presidente della Fondazione Cinema per Roma Paolo Ferrari e dal direttore generaleLamberto Mancini in chiusura della nona edizione. 113 film da 23 paesi e 474 talent sul red carpet in dieci giorni. Ma ciò che più conta è il "festival più accessibile" con oltre 80mila ingressi in sala, senza contare Alice, così si arriva alle 150mila presenze stimate nel Villaggio. "Un dato di grande soddisfazione", per Mancini. Che preferisce non dare la cifra degli incassi, nonostante le insistenze dei giornalisti, e parla di "lieve flessione al botteghino", ma sottolinea che quest'anno c'era una sezione in meno (Cinemaxxi), mentre gli incontri e le proiezioni di Wired erano tutte a titolo gratuito. "Anche la risposta al voto del pubblico, con 48 film votati, è stata buona". Inoltre si insiste sui 141 partner di cui 46 con investimento economico (un +40%) e sul "salto" di The Business Street giunta a 811 accreditati da 52 paesi.

Il direttore uscente Marco Mueller (in scadenza a dicembre) sembra tuttavia far trapelare una certa amarezza. "E' un'esperienza che non posso che ritenere conclusa. Ho avuto un mandato triennale in cui c'è stato molto da imparare. Abbiamo dovuto adeguare la nostra proposta alle indicazioni che sono arrivate, spesso all'ultimo momento. Il primo anno era un festival di anteprime assolute, poi il nostro vino è stato annacquato. In questi trent'anni come fabbricatore di festival ho imparato tanto e cercherò di usare tutto quello che ho appreso come docente universitario in una facoltà di architettura in Svizzera dove ho la cattedra". Più tardi Mueller, ai microfoni di Rai Movie, ha spiegato: "E' un paradosso rifare ogni anno il festival in sale pensate per la musica. Se Roma vuole una festa del cinema sarebbe ora che si pensasse a una sede definitiva". E sul futuro della kermesse il direttore ha aggiunto: "Roma ha voglia che esista una celebrazione del cinema in autunno e se il mercato diventa un appuntamento sempre più imprescindibile, allora festa e mercato sono fatti per restare".

Del futuro del festival, dal palco della Sala Sinopoli, ha parlato anche il presidente di Bnl Gruppo Bnp Paribas, la banca main partner sin dalla prima edizione, Luigi Abete: "Mi pare che ci sia una eccessiva attenzione a buttare giù questo festival anziché a farlo crescere. Troppa gente sembra dedicare tutte le sue energie a vedere non come implementare ma come intralciare la kernesse. Se il festival continua a crescere, Bnl manterrà il suo ruolo".
Non mancano i dati sulla copertura giornalistica dell'evento, con 796 articoli su quotidiani nazionali e locali, 5.862 articoli sul web, 244 lanci di agenzia, 587 servizi nei TG nazionali e locali e nelle trasmissioni tv e radiofoniche, 792 articoli sui media internazionali. Ma qualcuno fa notare che alcuni quotidiani ad alta tiratura hanno ridimensionato lo spazio dedicato al festival. "Se una parte della carta stampata ha fatto altre scelte - replica Mueller - avranno avuto le loro ragioni. Io registro la straordinaria copertura televisiva". Infine tocca a Mancini dare un'indicazione per il futuro, in cui si prospetta la fusione con il Festival della Fiction: "La caratura internazionale che il festival si è guadagnato in 9 anni non va sprecata, ma l'altro obiettivo è coinvolgere sempre più il territorio in una città unica che ha una marea di eventi". 

 
 
 

Quando ad andare in analisi è lo psicoanalista freudiano

Post n°11837 pubblicato il 28 Ottobre 2014 da Ladridicinema
 
Tag: news

Stefano Stefanutto Rosa27/10/2014
Che può fare uno psicoanalista freudiano un po’ superficiale e cinico, Claudio Bisio, caduto in depressione alla notizia che sta perdendo la vista e dopo aver abbandonato i suoi pazienti? Andare in terapia da uno psicoterapeuta non freudiano, Gioele Dix, accompagnato e sostenuto dai suoi stessi pazienti, in un insolito rovesciamento delle parti. Solo così ritroverà la voglia di vivere, scoprendo il benessere delle relazioni umane, a cominciare dal rapporto trascurato con la figlia lontana. 

Dopo Nessuno mi può giudicare e Viva l’Italia,Massimiliano Bruno per la sua terza commedia Confusi e felici - distribuita da 01 il 30 ottobre e prodotta da IIF con Rai Cinema - si rifà alla sua esperienza diretta. “Frequento la psicoanalisi da 20 anni e mi faceva piacere poter mettere al servizio del pubblico un mio percorso che mi ha fatto bene: il senso generale è che si può guarire e la nostra scelta è stata quella di descrivere il percorso di rinascita attraverso comicità, approfondimento dei personaggi e tanta verità”.
Bruno sottolinea anche di aver sperimentato prima l’analisi freudiana senza successo e di essere poi approdato a un’altra scuola di pensiero che cura le persone e non fa assistenza, come dice con una battuta Gioele Dix.

Il regista romano attinge alle tipologie più frequenti di disagio curate sul lettino, per creare un insolito universo di pazienti che tormentano il nostro protagonista nel momento in cui decide di mollarli. Marco Giallini è uno spacciatore di droghe leggere affetto da attacchi di panico; Pietro Sermonti e Caterina Guzzanti sono una coppia in crisi sessuale, perché lui è appassionato di social network; Paola Minaccioniè alla disperata ricerca di un partner; Rocco Papaleo è un uomo in preda all’ira a causa del tradimento della moglie; lo stesso Massimiliano Bruno è un autista Atac che vive ancora con la mamma e i suoi  gustosi piatti. E infine Anna Foglietta è la segretaria innamorata del suo datore di lavoro, l’analista, e ce la mette tutta per farlo uscire dalla crisi.

All’origine il ruolo interpretato dal regista prevedeva la presenza del comico Lillo, “ma due settimane prima dell’inizio delle riprese mi ha dato buca, così ho rimediato interpretando io questo mammone sovrappeso, uno stereotipo frequente nel cinema, al quale ho dato un‘umanità diversa”.
C’è anche un cameo del trio musicale Max Gazzè, Daniele Silvestri e Niccolò Fabi che accompagnano Bisio impegnato a chiedere scusa alla bella e altruista segretaria, cantando una serenata sotto la finestra di casa sua. “Poco prima della fine delle riprese mi sono accorto che il rapporto tra lo psicoanalista e la sua segretaria era stato trattato troppo velocemente e che andava ampliato con una scena - dice Bruno - Così mi è venuta l’idea della serenata e subito ho pensato a Daniele che conosco da una vita. L’ho chiamato e mi ha risposto con la voce di chi si è appena svegliato, in quei giorni era in tour con Max e Niccolò. Ho scritto la canzone la notte, Maurizio Filardo l’ha musicata subito dopo e l’ultimo giorno di set abbiamo girato la scena ai lotti della Garbatella”.

 
 
 

Ficarra&Picone: gli 80 euro di Renzi non bastano, chiediamo aiuto ai pensionati

Post n°11836 pubblicato il 28 Ottobre 2014 da Ladridicinema
 
Tag: news

Stefano Stefanutto Rosa25/10/2014
ROMA. “Quando vedo Renzi parlare in tv io sto bene, è solo quando cambio canale o spengo la televisione che mi sento male. Sono convinto che se Matteo mi facesse compagnia l'intera giornata, potrei dire tranquillamente che tutto va bene in Italia”. Salvo Ficarra, nel giorno della convention renziana della Leopolda, sembra essere più in sintonia con l’opposizione in piazza della Cgil. Ficarra eValentino Picone sono i registi e gli interpreti del loro quinto film, Andiamo a quel paese, una commedia garbata e ironica, con accenti di critica sociale, prodotta da Attilio De Razza per Tramp Limited in collaborazione con Medusa Film, che lo distribuisce dal 6 novembre, e con Mediaset Premium.

Nel paese dove la raccomandazione del potente politico di turno è il prodotto tipico italiano, come la pizza o il vino, che possono fare due disoccupati a Palermo, ormai 40enni e amici di lunga data? Per di più uno dei due, Salvo, tiene moglie (Tiziana Lodato) e una figlia piccola, mentre Valentino, un tempo fidanzato, ora è rimasto single, con i genitori lontani, trasferiti in Germania.
La soluzione per sbarcare il lunario è abbandonare la città e tornare a Monteforte (nella realtà Rosolini, in provincia di Siracusa) il piccolo paese d'origine, arroccato nell’entroterra, dove la vita è meno cara ed è più facile tirare avanti. Certo è la morte civile, perché la cittadina è abitata soprattutto da anziani e per di più Salvo si ritrova ospite della casa della suocera. Ma non tutto il male viene per nuocere perché quegli anziani, "e non vecchi perché il termine s’addice agli oggetti", sono in fondo una risorsa con le loro pensioni, soprattutto le donne vedove che spesso cumulano insieme alla loro pensione quella di reversibilità del coniuge
E’ questo il serbatoio a cui il duo comico attinge, prima improvvisando un ospizio nelle case di Salvo e Valentino. Poi progettando, in gran segreto, ma si sa in paese tutti alla fine ne vengono a conoscenza, un matrimonio di convenienza tra la ultra 70enne zia Lucia (Lily Tirrinnanzi) e il meno convinto Valentino. Ma a rovinare i piani ci pensano Carmelo (Ludovico Caldarera) il nulla facente nipote di zia Lucia, l’anziano parroco del paese (Mariano Rigillo), il brigadiere dei carabinieri (Francesco Paolantoni) padre di Roberta (Fatima Trotta), l’ex fidanzata storica di Valentino.

“La Sicilia che raccontiamo è reale, è quella che abbiamo trovato, così come alcuni figuranti e comparse del film sono persone prese dal posto”, racconta Picone. Hanno cercato a lungo nell’isola una piazza particolare, soleggiata, e finalmente sono arrivati a Rosolini, l’ultimo paese della provincia di Siracusa dove hanno scoperto che nonostante la bellezza del luogo non era stato girato nessun film. Le cittadine vicine invece avevano ospitato i set di Pietro Germi e del Commissario Montalbano.
La morale del film ? “C’era l’intenzione di raccontare  quello che vivi tutti i giorni, che al di là degli 80 euro che ti dà Renzi, tu giovane non puoi campare se non hai qualche pensionato che ti aiuta”, risponde Ficarra.
E a chi gli obietta che forse è un po’ troppo alta, rispetto alla media, la pensione citata nel film di 1400 euro di un’anziana, Ficarra ricorda che la cifra ne include anche una di reversibilità oltre ai famosi 80 euro promessi da Renzi.

Il film lancia anche un invito a Papa Francesco, quello di mettere in discussione il celibato dei preti. “Temevamo, viste le prese di posizione del Pontefice, di arrivare in ritardo. Inoltre noi proponiamo la castità per i politici che dovrebbero fare meditazione e vivere in monasteri, magari di clausura”, incalza Ficarra.
Da Paolantoni e Rigillo, e dagli altri interpreti (nel cast anche Nino Frassica e Giancarlo Ratti), arrivano i complimenti ai due comici per come si sono comportati sul set: meticolosi, puntigliosi e brave persone che hanno realizzato un film comico non ridanciano, che lascia un retro pensiero e fa riflettere lo spettatore.
Insomma nonostante la loro identità di siciliani “nati stanchi”, il oro sodalizio artistico e creativo lungo 21 anni, dà ancora dei frutti.

 
 
 

I lavoratori di Cinecittà tornano in piazza da articolo 21

Post n°11835 pubblicato il 28 Ottobre 2014 da Ladridicinema
 
Tag: news

cinecittalavoratori

Martedi 28 ottobre alle ore 14,00 i lavoratori di Cinecittà scendono in piazza in via del Collegio Romano, per sensibilizzare il Ministro Dario Franceschini su lo stato e la gestione dello stabilimento. Chiedono un vero progetto di rilancio fatto di Cinema, Cultura e Audiovisivo. Un progetto inatteso dal 1997, che non vede l’esigenza di costruire un albergo e di un parcheggio sotterraneo ma che rilanci la cultura cinematografica della nostra nazione.

Serve un progetto di ripresa della nostra cultura e del nostro cinema a livello mondiale, una ripresa che deve mettere sul tavolo i principali attori di questo settore, produttori, tecnici, professionisti del settore, distributori, esercenti, chi ha competenze in questo lavoro, non far decidere le sorti del cinema a personaggi che il cinema non l’hanno mai fatto.   No, a persone che si interessano di televisione e non vogliono capire la differenza tra un film ed una fiction. No, a distributori a cui interessa solo proiettare cinema americano tralasciando i nostri film. Per venti anni si è pensato solo a distribuire film americani di cassetta tralasciando il nostro cinema, e oggi ci ritroviamo con poca produzione italiana e con i giovani che hanno difficoltà d’inserimento.

Le proposte e le esigenze immediate sono tre: un accordo tra ANICA, RAI e Cinecittà per riportare il cinema e la fiction negli stabilimenti e per riprendere a costruire le scenografie. Ci permetterebbe di ovviare alla delocalizzazione del nostro cinema all’estero e riprenderemmo a dare lavoro a operai specializzati e a tutto l’artigianato del settore.   Un accordo e un aiuto alle produzioni riducendo l’aliquota IVA al 5%, sarebbe un ottima scelta anche per richiamare le produzioni straniere.
E poi un accordo con il Comune di Roma per eliminare la ToSap (Tassa sul suolo pubblico) e un accordo con i beni artistici e architettonici…  E questo è solo un piccolo elenco delle peculiarità che i lavoratori di Cinecittà e il cinema italiano chiedono al Ministro Franceschini. Interventi immediati per salvare lo stabilimento e l’industria del cinema italiano.

27 ottobre 2014

 
 
 

La riforma della Rai agli Stati generali dell’antimafia da articolo21

Post n°11834 pubblicato il 28 Ottobre 2014 da Ladridicinema
 

RAI

Appassionato e interessante il seminario sul servizio pubblico radiotelevisivo tenutosi durante gli “Stati generali dell’antimafia”, promossi da “Libera” di don Ciotti. Insieme ai paralleli gruppi dedicati alla diffamazione e alla battaglia per la legalità dalla finzione al reale, componeva il capitolo “Per un dovere d’informazione e democrazia” della riuscitissima edizione di “Contromafie”, tenutasi dal 23 al 26 ottobre.

Si è parlato a lungo del ruolo inedito e impegnativo che deve assumere la Rai con il vicino rinnovo della concessione dello Stato, previsto nel 2016. Ma il termine, secondo il governo, potrebbe essere persino anticipato di un anno. A maggior ragione, si riapra il dibattito pubblico, vincendo la deriva liberista e tecnocratica che avvolge argomenti vitali per la democrazia. In parte desuete, ormai, le vecchie ragioni economiche e tecniche che fecero propendere negli anni cinquanta per la scelta pubblica, oggi è necessario ridare senso storico e forza morale alla scelta pubblica. Come ha sottolineato l’associazione “Articolo 21” nella campagna lanciata con le scuole più di un anno fa per una nuova “Carta d’identità della Rai”, innanzitutto vanno rifondate le ragioni etiche e culturali di un moderno intervento pubblico: per una nuova alfabetizzazione degli italiani, che riconnetta ciò che si è disgregato ed eviti il crescere del “digital devide”, terribile realtà di un paese al penultimo posto in Europa per diffusione della banda larga. Inoltre, vanno illuminate le periferie, tanto quelle geografiche quanto quelle che afferiscono ai disagi e alle povertà. Ne hanno parlato  Giuseppe Giulietti, Vittorio Di Trapani, Valerio Cataldi, Fabrizio Feo e la stessa introduzione del “tutor” (chi scrive). Ancora. E’ doverosa una radicale riforma della governance aziendale, svincolandola da partiti, lobby, salotti e poteri palesi o occulti. Si tratta di immaginare un doppio livello di indirizzo e gestione –come propone il testo del “MoveOn”- centrato da un lato su di un consiglio rappresentativo di associazioni e mondo degli utenti (magari pure dei dipendenti della stessa Rai, è stato detto), con una ridotta espressione del Parlamento; dall’altro su di un ristretto consiglio operativo deciso dall’organismo largo. Quindi, nessuna elezione o nomina direttamente partitica. All’incirca come nella Bbc o in Germania. Il coinvolgimento dell’universo assiociativo è scelta ben diversa dalla generica consultazione, spesso genericamente evocata dal governo senza una pratica effettiva. Siamo per la società civile, non per la “folla”.

L’altro punto toccato, con contributi importanti di Elio Matarazzo, Francesco Devescovi, Stefano Luppi, Marco Mele e Natalia Lombardo, ha toccato lo scenario generale e il nodo dell’autonomia della Rai. Non è immaginabile tagliare le risorse senza neppure una strategia definita: dai 150 milioni di euro sottratti nei mesi scorsi, alle incertezze sulla misura del canone di abbonamento (che sia finalmente legato al reddito, ma non dimezzato, come si dice da ambienti di PalazzoChigi), alla messa sul mercato del gioiello di famiglia tecnologico “RaiWay”. E poi, è stato sottolineato, che senso avrebbe toccare la Rai senza riformare l’intero sistema, retto ancora dalla legge Gasparri di dieci anni fa? E il conflitto di interessi deve rimanere l’irrisolta piaga italiana? Lungo e appassionato il confronto, che merita di andare avanti, come ha detto puntualmente Marcella Sansoni nella sintesi dei lavori dei gruppi nella sessione plenaria di domenica, chiusa da un sempre formidabile don Ciotti.

Infine, Mara Filippi ha parlato della nuova edizione del “Premio Morrione”, dedicato ai giovani cronisti. Ottima e ragguardevole iniziativa. E sì, Roberto fu protagonista di “Libera” e rimane il riferimento per tutti noi, dandoci coraggio e voglia di ribellarci ai pensieri unici, alle censure striscianti, alle banalità dominanti.

27 ottobre 2014

 
 
 

Top Ten: i dieci migliori gatti animati da www.supergacinema.it

Post n°11833 pubblicato il 28 Ottobre 2014 da Ladridicinema
 

 

Scat Cat

Eccoci qua! Come vi avevamo promesso siamo pronti con una nuova top ten dedicata ai migliori gatti del cinema. Ma questa volta si tratta di gatti animati! Partiamo subito!

10. Lucifero - Cenerentola

Lucifero è il gatto pestifero e un po’ cattivello della Matrigna di Cenerentola. Un gattone nero con gli occhi verdi che viene trattato come un principe dalla sua famiglia e si comporta in maniera dispettosa con Cenerentola, ad esempio passando e sporcando il pavimento che lei ha appena lavato! Nonostante tutto però la ragazza cerca di trattarlo con amore e invita i suoi amici animali (in particolare il cane Tobia) a fare amicizia con lui. L'unico vero obiettivo di Lucifero è quello di catturare i topolini di Cenerentola e per farlo farà di tutto, finchè, verso la fine del film, inseguito proprio da Tobia il povero Lucifero cade da una finestra.Per fortuna lo rivediamo anche in Cenerentola II e III.

 

 

9. Garfield

Creato negli anni ’70 da Jim Davis, Garfield è un gatto arancione protagonista del fumetto che dal 2001 detiene il primato come la striscia di fumetti più pubblicata al mondo. Dall’enorme successo di questo gatto un po’ troppo pigro nascono due diverse serie animate e nel 2004 anche Garfield diventa una star del cinema, con il primo lungometraggio a lui dedicato dal titolo Garfield-Il Film.

Questo bel gattone arancione è famoso per essere molto pigro, indipendente e con un grande senso dell’humor satirico! Vive con il suo padrone Jon, odia il lunedì, si diverte con gli amici del quartiere, finchè non entra a far parte della famiglia anche il bassotto Odie, cane della sua veterinaria di cui Jon è innamorato.

Nel 2009 è uscito anche Garfield-Il Supergatto.

 

 

8. I gatti siamesi - Lilli e il Vagabondo 

Tutti noi abbiamo amato la romantica storia di Lilli e di Biagio, il meraviglioso cane randagio che la aiuta a sopravvivere nella città dopo che la cagnolina è stata spedita in canile dalla zia Sara che avrebbe dovuto prendersi cura di lei e del suo nipotino in assenza dei genitori (e padroni di Lilli). Beh, l’antipatia della zia Sara è memorabile, ma mai quanto l’arrivo dei suoi due gatti siamesi che subito si coalizzano contro la povera Lilli scatenando un disastro! Non sono proprio dei gattini adorabili, ma la canzoncina che cantano e la loro spavalderia fanno in modo che nella nostra top ten ci siano anche loro!!

 

 

7. Stregatto - Alice nel Paese delle Meraviglie

Lo Stregatto è uno dei tanti personaggi di Alice nel Paese delle Meraviglie; nel cartone Stregatto è a strisce di colore viola e rosa, appare e scompare mentre parla con la piccola Alice, canta e si definisce “mezzo svanito”! Nella versione originale del romanzo di Lewis Carroll il vero nome di Stregatto è Gatto del Cheshire, dal nome di una contea inglese. Sembrerebbe infatti che nel 1865 Carrol scrisse il romanzo ispirandosi ad alcune leggende ben più antiche e a racconti popolari che parlavano di misteriosi gatti invisibili che si aggiravano per la campagna inglese, che facevano strani sorrisi ed erano definiti un po’ allucinati… proprio come il nostro Stregatto!

 

 

6. Felix The Cat

Felix The Cat è un personaggio creato da Pat Sullivan e Otto Messmer, un simpatico gatto bianco e nero, dalla sagoma stilizzata e semplice, con uno sguardo tenero, quasi umano e dotato di un forte senso di umorismo! È il primo vero divo del mondo del fumetto prima e di quello dell'animazione e del cinema muto, poi. Il segreto del successo fu sicuramente legato alla qualità e alla tecnica d'animazione di un livello certamente superiore per l’epoca, ma anche e soprattutto alla simpatia stessa di Felix, al suo buonumore, alla sua semplicità e alla sua allegra fantasia.

La sua popolarità convince il cinema americano a farne il protagonista, nel 1930, del primo cartone animato sonoro ed è anche per questo che gli abbiamo riservato un posto nella nostra top ten!

 

 

5. Oliver - Oliver & Company

Un film d’animazione Disney del 1988 ispirato al romanzo di Charles DickensOliver Twist. In questa versione però Oliver è un gattino arancione che è stato abbandonato e si ritrova a vivere una serie di disavventure nella città di New York, facendo amicizia con alcuni cani randagi e in seguito con una ricca e affettuosa padroncina adottiva. Probabilmente non è tra i migliori lungometraggi Disney, né tra i più famosi, ma è comunque una pellicola ben riuscita, con moltissime scene musicali e Oliver è sicuramente un gattino eccezionale e dolcissimo, degno di nota!

 

 

4. Gatto - Il Gatto con gli Stivali

In un antico borgo spagnolo, Gatto e Humpty Dumpty sono cresciuti come fratelli in un orfanotrofio, finché Humpty, geloso del suo amico più amato e atletico di lui, inizia ad avvicinarsi al crimine di strada e proprio durante una rapina andata male la loro amicizia si frantuma.

Gatto si aggira da allora come un fuorilegge, in cerca di un modo per ripulire il suo nome, mentre Humpty fa squadra con Kitty Zampe di Velluto, una gattina bella e scaltra. Il Gatto con gli Stivali è uno dei personaggi principali della saga di Shrek; è apparso per la prima volta nel secondo capitolo e subito ne è diventato uno dei personaggi più simpatici e amati. Lo spin off che lo vede protagonista racconta la sua infanzia prima dell’incontro con Shrek e gli altri, dei quali nel film non c’è alcun riferimento.

 

 

3. Jiji - Kiki - Consegne a domicilio

Diretto da Hayao Miyazaki nel 1989 ma uscito nelle sale in Italia soltanto quest’anno, dopo una distribuzione nel 2002 direttamente in home video, il film racconta la storia di Kiki, una giovane strega che dopo aver compiuto 13 anni parte da casa a bordo della sua scopa e in compagnia del suo gatto parlante Jiji,aiutante e migliore amico. Jiji è un gattino nero con cui soltanto Kiki riesce a parlare, è simpatico e la sta vicino in tutte le sue avventure, finché non si innamora di una piccola gattina bianca!

 

 

2. Gli Aristogatti

Romeo ed i suoi amici, DuchessaMinouMatisseBizet, impossibile sceglierne uno soltanto! Al secondo posto dovranno stringersi un po’, perché noi sul podio ci mettiamo tutti i gatti del grande classico Disney che presto tornerà nelle sale!

Madame Adelaide è un’anziana e ricca signora rimasta sola al mondo. I suoi affetti più grandi sono i suoi gatti e così decide di scrivere nel testamento che alla sua morte i primi beneficiari dei suoi averi dovranno essere proprio gli Aristogatti e poi in un secondo momento il suo maggiordomo Edgar. Quest’ultimo però non accetta di essere stato “scavalcato” dai gatti e decide di rapirli di notte e portarli lontano. Romeo, er mejo der Colosseo,è un bel gattone rosso di strada che si prende cura della splendida gatta bianca ed aristocratica Duchessa e dei suoi tre bei micetti. Tra mille avventure e attraversando una Parigi dei primi anni del ‘900, Romeo riesce infatti a riportarli a casa, nella villa di Madame Adelaide.

Sfondi e animazione dipinti a mano, disegni curati e molto belli, una colonna sonora di classe che va dalla musica classica al jazz ed una storia simpatica e avvincente di cui questi splendidi gatti (ed i loro amici animali) sono i protagonisti assoluti.

 

 

1. Zorba - La Gabbianella e il Gatto

Rimasta intrappolata in una distesa di petrolio, la gabbianella Kengah riesce a trascinarsi fino al terrazzo di una casa dove Zorba, un grosso gatto nero, sta dormendo. La gabbianella, ormai in fin di vita, affida il suo uovo al gatto, facendosi promettere che non lo mangerà, che si prenderà cura del suo piccolo e che gli insegnerà a volare. Disegni e animazioni bellissimi, colonna sonora divertente per questa favola delicata e intelligente tratta dal romanzo omonimo di Luìs Sepulveda e diretta da Enzo D’Alò. Il gatto Zorba che con la sua dolcezza e la sua simpatia si prende cura di una piccola gabbianella merita senza dubbio il primo posto!

 

 

Come per la precedente Top Ten, vogliamo ricordare altri gatti animati molto simpatici -del cinema e della tv- che meritano una menzione speciale! Pensiamo a Gambadilegno, il celebre nemico di Topolino, a Figaro, il gattino di Pinocchio amico della pesciolina rossa Cleo (e ovviamente il Gatto, compare della Volpe, sempre in Pinocchio); Oreste il gattino rosso di Alice che la segue ovunque all’inizio del film, fin quando Alice non precipita nel buco che la porterà nel Paese delle Meraviglie. E poi ancora il Sergente Tibbs ne La Carica dei 101 che aiuta Pongo e Peggy a tornare a casa; Birba, il gatto arancione di Gargamella, che cerca sempre di catturare e mangiare i PuffiIsidoro, un altro gatto arancione personaggio dei fumetti, ma anche protagonista di due divertenti serie animate; Palla di Neve, il gatto (anzi i cinque diversi gatti) adottati dalla famiglia dei Simpson e ovviamente Silvestro della Looney Tunes, gatto bianco e nero, perennemente affamato e ossessionato dalla caccia al canarino Titti. Infine Tom, il gatto grigio e maldestro, anche lui determinato nella caccia al piccolo topolino Jerry!

figaro-pinocchio

Se vi siete persi la Top Ten con i migliori gatti reali del cinema potete cliccare qui!

Silvia Preziosi

 
 
 

Guardiani della galassia vola al primo posto

Post n°11832 pubblicato il 28 Ottobre 2014 da Ladridicinema
 

Box Office Italia
Esito scontato nella corsa alla vetta della classifica italiana: I Guardiani della galassia ottengono 2.3 milioni e volano facilmente al primo posto. Resiste molto bene, restando sopra la soglia del milione di euro, Il giovane favoloso, che fino a oggi è arrivato a quota 2.7 e rappresenta il miglior incasso per un film italiano di questo inizio stagione. Per un soffio sta sopra al milione di euro anche Soap Opera, che ottiene il terzo posto, superando ...E fuori nevica!di poche migliaia di euro. Insomma, per una settimana è (quasi) grand'Italia al box office. Parte benino The Judge, con 835mila euro, mentre crollano i big delle settimane scorse: The EqualizerTutto può cambiareMaze RunnerLucy sono in procinto di salutare la top ten, nella quale Boyhood non riesce invece ad accedere per un soffio. La prossima settimana i Guardiani dovranno vedersela dall'attacco di Dracula UntoldConfusi e feliciUna folle passioneFrank e La spia - A Most Wanted Man

Box Office Usa
Settimana interlocutoria negli States, in attesa della supersfida del 6 novembre tra gli attesi Interstellar e Big Hero 6. Due facce nuove in testa alla classifica: l'horror Ouija che parte bene con 20 milioni e John Wick, un action/thriller che riporta Keanu Reeves nelle parti alte della classifica, da cui mancava da un bel po' (il film è piaciuto parecchio alla critica e potrebbe beneficiare del passaparola nelle prossime settimane). Perdono quota Fury eL'amore bugiardo - Gone Girl, che riescono a stare sopra ai 10 milioni: il film di Fincher è a quota 124, un ottimo risultato. Balzo in avanti di St. Vincent che grazie alle 2000 sale in più rispetto alla settimana scorsa è quinto, mentre perdono quota i vari The JudgeAnnabelleDracula Untold e Alexander and the Terrible, Horrible, No Good, Very Bad Day. A livello mondiale Guardiani della galassia è al terzo posto e questa settimana dovrebbe superareMaleficent: attualmente è a quota 752 milioni e potrebbe chiudere con un dato vicino agli 800, una partenza eccelsa per un nuovo brand (che rivedremo presto e spesso). La prossima settimana si celebra Halloween con Lo sciacallo, il ritorno in sala del primo Saw (in quasi 2000 sale!) e Before i Go to Sleep

 
 
 

Il sale della terra

Post n°11831 pubblicato il 23 Ottobre 2014 da Ladridicinema
 

Poster

Da quarant'anni Salgado attraversa i continenti sulle tracce di un'umanità in pieno cambiamento. Dopo aver testimoniato alcuni tra i fatti più sconvolgenti della nostra storia contemporanea - conflitti internazionali, carestie, migrazioni di massa - si lancia adesso alla scoperta di territori inesplorati e grandiosi, per incontrare la fauna e la flora selvagge in un grande progetto fotografico, omaggio alla bellezza del pianeta che abitiamo. La sua vita e il suo lavoro ci vengono rivelati dallo sguardo del figlio Juliano Ribeiro Salgado, che l'ha accompagnato nei suoi ultimi viaggi, e da quello di Wenders, fotografo egli stesso.

NOTE:

Presentato al Festival di Cannes 2014 nella sezione Un Certain Regard.

 
 
 

Soap opera

Post n°11830 pubblicato il 23 Ottobre 2014 da Ladridicinema
 

Poster

Francesco ancora innamorato della ex Anna, che scopre essere incinta di un altro uomo, Paolo che aspetta un figlio dalla moglie ma viene assalito da dubbi in merito alla propria sessualità, la bellissima Francesca il cui ex fidanzato si è appena suicidato, Alice star di una nota soap opera televisiva e con la passione per gli uomini in divisa, Gianni e Mario, gli esilaranti fratelli legati strettamente da un incidente che costringe uno dei due su una sedia a rotelle e l'altro ad accudirlo, vivranno una notte piena di colpi di scena, alla fine della quale la vita di tutti si ritroverà irrimediabilmente cambiata.

 
 
 

Film nelle sale da oggi

Post n°11829 pubblicato il 23 Ottobre 2014 da Ladridicinema
 

 
 
 

Un milione di modi per morire nel West

Post n°11828 pubblicato il 23 Ottobre 2014 da Ladridicinema
 
Tag: trailer

 
 
 

Il giovane favoloso

Post n°11827 pubblicato il 23 Ottobre 2014 da Ladridicinema
 
Tag: trailer

 
 
 

Marco Risi: 'L'attore, mestiere precario' da cinecittà news

Post n°11826 pubblicato il 21 Ottobre 2014 da Ladridicinema
 
Tag: news

Andrea Guglielmino21/10/2014
Non tutti gli attori sono star.
Un concetto che sfugge all’immaginario collettivo, che proietta l’interprete – specie quello di cinema – all’interno di un luogo comune che lo vede sempre ricco, famoso, circondato di belle donne (o begli uomini) e di gente che gli presta attenzione. Marco Risi invece, con il film Tre tocchi, in uscita il 13 novembre e in programma al Festival di Roma nella sezione Gala, dà voce a coloro che, pur intraprendendo questa carriera, non hanno ancora raggiunto il grande successo e vivono a volte di espedienti e frustrazioni. In particolare, lo fa attraverso i racconti (romanzati ma basati su esperienze reali) delle vite di sei giocatori della squadra calcistica ‘degli attori’, fondata negli anni ’70 da Pasolini. Il regista, pure lui parte della squadra, ha investito lui stesso 450mila euro per il progetto (il resto del budget viene dalla Ambi Pictures di Andrea Iervolino e Monika Bacardi).  Accanto agli attori/giocatori Max Benvenuto, Gilles Rocca, Vincenzo Di Michele, Fabrizio Nevola, Emiliano Ragno (che recitano sostanzialmente nel ruolo di loro stessi, usando i loro stessi nomi) si è aggiunto un gruppo di nomi famosi che hanno generosamente accettato di partecipare in brevi apparizioni: Luca Argentero, Claudio Santamaria, Marco Giallini, Francesca Inaudi, Valentina Lodovini, Maurizio Mattioli

E’ una storia di attori con la passione per il calcetto? 

Piano. Il calcetto è una cosa da circolo, da persone accasate. Il calcio è una cosa seria. Io stesso ne faccio parte e non molto tempo fa mi sono beccato un fallo pazzesco da un calabrese di 90 chili. La mia caviglia è ora gonfia come quelle della sora Lella. Io per gli attori non ho mai avuto tutte queste simpatie, anzi, spesso ci litigo. Durante la lavorazione de L’ultimo Capodanno mi sono infuriato con “un tipo” che voleva andarsene a casa prima della fine delle riprese. Sosteneva che il suo compito fosse finito solo perché la sequenza era allo specchio. Quando diventano famosi non si controllano più. Ma mi ha interessato invece la storia degli attori sconosciuti. La loro frustrazione e la loro malinconia. 

E l’idea di questo progetto come è nata? 

E’ nata quando Leandro, che sarebbe poi diventato membro del cast, mi ha aggredito nei camerini. Mi ha apostrofato proprio con odio: “Siete tutti uguali! Cazzo, sono bravo, perché non mi fai fare un provino?”. Non glie lo feci fare, per il film che stavo preparando, ma mi venne l’idea per Tre tocchi. Lo invitai a casa e mi raccontò una storia pazzesca, tanto che all’inizio pensai che fosse una balla. Ma non importava, mi aveva convinto. Mi disse che era diventato attore per sfuggire a un destino di violenza e di faide familiari. Aveva spezzato le gambe a un tipo e ogni giorno pregava perché si riprendesse, poi decise di affrontare la sua famiglia e venne portato in una discarica di Bagnoli con la pistola alla tempia, dove fu processato e, per fortuna, rilasciato. 

La frustrazione è propria del mestiere d’attore? O è un segno dei tempi di crisi? 

L’attore è uno dei mestieri più precari del mondo. Dipendi sempre da qualcun altro: dal produttore che può preferirti l’amichetto o l’amichetta di turno. Dal regista che ti può rifiutare perché sei troppo vecchio, giovane, alto, basso, o perché hai i capelli in un certo modo. Mi sono chiesto: cosa succede all’aspirante attore che torna a casa dopo l’ennesimo provino fallito? 

Lei ne ha rifiutati tanti? 

Beh, sì.  Capita di vedere uno che ci prova e dirsi… ‘bah…’. Cito sempre L’ultimo Capodanno, il provino diBeppe Fiorello. Fu disastroso. Lui è stato un cane, non si ricordava niente, non aveva studiato, non era preparato. Nemmeno gli andava di farlo, il provino. Mi arrabbiai moltissimo perché aveva proprio la faccia giusta, gli dissi di tornare il giorno dopo, ma di farsi vedere solo dopo aver studiato. Lo fece, e riuscì a fare il film, anche se io ero in ansia. Mi chiedevo costantemente se sarebbe stato in grado. 

Ma cosa accade quando invece un rifiuto disillude speranze raccolte con tanta fatica e sacrificio? 

Di tutto. Violenza, scatti di rabbia. Proprio stanotte due membri del cast hanno litigato furiosamente. Uno era ospite in una trasmissione e ha dimenticato di citare ‘chi non c’era’. Hanno ragione entrambi, è normale. C’è chi ce la fa, chi no, chi ha più opportunità e chi meno. Chi fa una fiction di successo e poi finisce a fare l’acchiappino a Piazza Navona. 

Ci parli degli illustri cameo del film… 

Con Valentina Lodovini c’è un amore che va avanti dai tempi di Fortapàsc dove interpretava la fidanzata di Siani. Gli altri, Santamaria, Giallini, Sorrentino, si sono semplicemente prestati a partecipare a un film che, ho detto fin da subito, doveva restare a basso costo, per essere il più libero possibile. Non uscirà in tante sale, preferisco che sia un concentrato di sentimento. 

Qualcuno l’ha già accusata di lasciare poco spazio alle donne e di dipingerle solo come succubi di un mondo maschile violento e retrogrado… 

Quando sento queste sciocchezze mi viene voglia davvero di diventare anti-femminista. Ma non lo sono. Le donne non giocano spesso a calcio e dunque è normale che nel film si parli di maschi. Non mi pare una colpa. Don Seger era accusato di essere fascista, ma lui si definiva ‘liberale’ e giustamente disse: ‘se racconto quel genere di personaggi non significa che io sia d’accordo con loro’. Lo stesso vale per me. Con Il branco ho raccontato la storia di uno stupro dal punto di vista dei carnefici. Era un’idea nuova, coraggiosa, sicuramente dura e violenta ma non era mai stato fatto un film del genere. A Venezia Uma Thurman, che era in giuria, voleva interrompere la proiezione. Io personalmente ne sono orgoglioso e penso sia uno dei migliori film che abbia mai fatto. Ora trovatemi qualcuno che dopo aver visto un mio film torna a casa e violenta una donna. Anzi, fa l’effetto contrario. Se fossi Marco Ferreri, manderei tutti a quel paese. Si ricade sempre nel luogo comune del ‘politically correct’. Ma poi il personaggi di Ida Di Benedetto, per esempio, non subisce affatto. Anzi, maltratta il suo uomo. Gli dice ‘non lavorerai più’, essendo ossessiva. E quella è una storia che è capitata a me. E sono casi in cui non puoi che arrivare a una separazione brusca. Non si può essere sempre buonisti. Si fa del male alle persone e anche al cinema. Per lo stesso motivo ho tagliato la scena in cui Leandro, graziato dai suoi nemici, torna a casa e abbraccia la famiglia. Troppo lacrimevole. Se poi vogliono il cinema politicamente corretto, stupido, noioso e facile, che si accomodino pure… non ne posso più di questo pubblico addormentato da questa distribuzione d’assalto che lo riempie di commedie che nemmeno fanno ridere. 

Cosa significa il titolo Tre tocchi

Concentrazione, visione e velocità. Ci vogliono nel calcio come nella vita. 

Ma gli attori ce l’hanno, un’anima? 

Ma certo che ce l’hanno. E allora perché alcuni restano in seconda fila? Un motivo c’è, ma non saprei spiegarlo. A parte che io vedo un sacco di attori che stanno in prima fila che meriterebbero di scalare, in terza o quarta. Per questo mi piace lavorare con chi inizia, come in Soldati – 365 all’alba o addirittura con non professionisti, come in Mery per sempre. Ho scoperto il dolore dell’attore. Quando lo chiamano solo per certi ruoli, o magari non lo chiamano affatto. 

E che ne pensa di quegli attori che passano alla regia? 

E che ne devo pensare? Che sono nemici? Che siamo troppi e ci mancano solo loro? Dipende ovviamente dalla qualità. Kim Rossi Stuart è un regista bravissimo. Andrea Di Stefano con Escobar ha avuto il merito di mettere su un’operazione. Io non sono altrettanto bravo. Certi meccanismi furbi mi sfuggono, infatti faccio un film ogni cinque anni. Questo è il primo che fa eccezione, a un anno di distanza da Cha Cha Cha

Fino a che punto questo è un film sul calcio? 

Non ci fosse stato il calcio, lo spogliatoio, il film non si sarebbe fatto. Il mister della squadra è Giacomo Losi, il capitano della Roma anni 60, un mito del calcio capitolino. Una volta gli ho fatto un tiro e l’ha lisciato. Mi ha detto: “Sei anni fa l’avrei beccata”.

 
 
 

The Pills, dal web arriva la nuova commedia all'italiana. Parola di Vanzina

Post n°11825 pubblicato il 21 Ottobre 2014 da Ladridicinema
 

Carmen Diotaiuti21/10/2014
Intervista a Luca Vecchi dei The Pills, trio di trentenni romani divenuti popolari con le loro serie per il web, estrose e surreali, che porteranno presto in sala il loro primo film
Sono romani, anzi romanissimi. Luca Vecchi, Luigi Di Capua Matteo Corradini, in arte The Pills, hanno fatto della localizzazione il loro cavallo di battaglia. Le loro sitcom per il web, estrose e surreali, parlano di amicizia, rapporto con l'altro sesso, problemi e manie di una generazione di trentenni cresciuta a televisione e videogiochi, che si ritrova oggi a vivere in sovrappopolati appartamenti per universitari con poche certezze per il futuro. Il tutto rigorosamente ambientato nei quartieri di Roma Sud e condito da un buona dose di capitolina ironia sommersa da una valanga di citazioni cinematografiche. La serie ha spopolato sul web (ogni puntata vanta in media mezzo milione di visualizzazioni) ed ha attirato l'attenzione degli addetti ai lavori. Come Enrico Vanzina che all'incontro con i The Pills organizzato da Wired Next Cinema all'interno del Festival di Roma ha ammesso di essere un loro fan e di vederli come i possibili eredi della nuova commedia all'italiana. "Siamo in attesa di dare la staffetta a una nuova generazione di autori. La vera commedia è quella che parla della realtà con un soggetto drammatico e lo tratta con la leggerezza che vi contraddistingue. La bellezza dei vostri sketch sta nel far sembrare tutto vero, non si sente il pensiero che c'è dietro. La commedia degli ultimi anni tende ad essere moralistica. Voi invece siete dissacratori ma volete bene ai personaggi che raccontate. Guardate senza dare giudizi, come la grande commedia che vede tutti i personaggi e ama anche i peggiori". 
Ma a fiutare le potenzialità del trio ci sono anche la Ascent Film di Matteo Rovere (quella che ha prodotto l'esordio di Sidney Sibilia) e la Taodue di Pietro Valsecchi. Il risultato è una nuova serie di episodi "The Pills" trasmessa da Italia 1, una sitcom per la Rai scritta insieme a Sibilia e la loro prima pellicola per il grande schermo di cui hanno appena terminato la scrittura. Ne parliamo con Luca Vecchi, che del film curerà anche la regia. 

A che punto siete con il film e quanto porterete di "The Pills-la serie" sul grande schermo.
La sceneggiatura è praticamente finita. Stiamo aspettando il parere di Matteo Rovere, il nostro produttore esecutivo, e della Taodue. Abbiamo cercato di trovare un punto di convergenza tra la narrazione cinematografica e il modo di raccontare che abbiamo sempre avuto. Il linguaggio del film sarà lo stesso della serie web e stiamo cercando di preservarne anche lo stile, le inquadrature fisse e l'essenzialità delle scenografie.

Sarà un film a episodi? Ci saranno attori professionisti o cammei? 
Sarà un film solo in parte ad episodi e ci saranno delle guest star, anche se la loro presenza all'interno della pellicola sarà oculata e funzionale alle gag, mai fine a se stessa. Come è stato ad esempio per Elio Germano, che compariva nello sketch web "Il bagno okkupato" in un ruolo che gli è congeniale, visto il suo impegno per il Teatro Valle. Quella volta abbiamo sudato sette camicie per riuscire a contattarlo, siamo stati quasi i suoi stalker. 

Il salto verso i media tradizionali era l'ambizione dei The Pills?
Era l'occasione che volevamo e ci siamo riusciti perché paradossalmente abbiamo attirato più l'attenzione degli addetti ai lavori che del grande pubblico. Il nostro obiettivo era da sempre fare gli autori, il mio personale la regia. Tanto che avevo provato in tutti i modi ad entrare in uno dei corsi del Centro Sperimentale di Cinematografia. Non ci sono mai riuscito.

Negli episodi delle serie ci sono spesso citazioni cinematografiche.
Sono letteralmente cresciuto a televisione anni '80 e VHS di autori come Spielberg o Zemeckis. Adoravo quel tipo di cinema alla Indiana Jones e quella fantascienza col cuore che non si prendeva troppo sul serio. E proprio nel prendersi in giro da sola si rendeva credibile. Tutte le nostre citazioni attingono alla cultura di quegli anni e non sono mai fine a se stesse. Servono ad arrivare dirette al cuore dello spettatore, una sorta di "bypass emotivo".

Il passaggio dall'online alla tv ha richiesto modifiche allo spirito originario della serie?
Non abbiamo avuto nessun condizionamento, ci hanno dato praticamente carta bianca. Non siamo però  riusciti a spostare il pubblico del web in tv. Questo perché la conquista più grande di internet è stata la conquista del tempo, la possibilità di vedere ciò che si vuole in qualunque momento. E' difficile competere con questa opportunità.

Il web come un modo per ingaggiare il pubblico dei più giovani e portarlo in sala.
Il web è una palestra di strada perché la rete sa essere davvero spietata. Ma i pubblici sono diversi. Il cinema ha una dignità maggiore in termini di fruizione, la visione sul grande schermo è un rito adatto più al cinema d'autore. La vera sfida è riuscire a portare in sala il pubblico "comodo" del web anche per una commedia, in un momento in cui la pirateria rende tutto disponibile online e subito.  

 
 
 

Giulio Cesare: quando lo scontro produce cultura

Post n°11824 pubblicato il 21 Ottobre 2014 da Ladridicinema
 

Andrea Guglielmino19/10/2014
Al Festival di Roma nella sezione Gala il documentario del giornalista e regista Antonello Sarno Giulio Cesare-Compagni di scuola, realizzato in occasione degli ottanta anni del Liceo Giulio Cesare, istituto storico di Roma. Il film è prodotto dalla R&C Produzioni di Tilde Corsi e Gianni Romoli e dalla Agnus Dei di Tiziana Rocca in associazione con Istituto Luce Cinecittà e in collaborazione con Rai Cinema e il quotidiano Il Messaggero.  Coniugando storia, intrattenimento, attualità e informazione, il documentario racconta gli ottanta anni dello storico Liceo Giulio Cesare di Roma, il liceo classico più grande d’Italia, attraverso le testimonianze di famosi ex-alunni, che hanno parlato della loro esperienza durante gli anni trascorsi al Liceo. Ricordi immediati e spontanei dagli ex allievi più anziani, fino alle voci dell’attuale popolazione scolastica, per ricostruire attraverso una storia orale collettiva - in cui ognuno racconta la propria - lo straordinario affresco di una grande capitale come Roma, e di un Paese intero, attraverso i propri studenti. Le testimonianze si incrociano naturalmente con quelle degli studenti che dal “Giulio” (questo il soprannome della scuola, storico ormai quanto l’istituto stesso) sono appena usciti dopo gli esami di maturità.  

Alcuni dei protagonisti sono intervenuti in conferenza stampa: “Il Giulio Cesare – dice Antonello Venditti, ex scolaro dello storico liceo – è apparentemente una scuola come tante, ma rende invece uno spaccato particolare del paese. Tutti noi che veniamo da lì sentiamo un forte senso di appartenenza. Mi ricordo di aver incontrato sulle scale un compagno di classe, che però era camerata nella vita, e invece di scontrarci ci siamo detti “buona fortuna”. Ci conoscevamo profondamente. A questo serve la scuola, al di là degli schieramenti”. 

“Ogni scuola è un piccolo comune – ricorda il regista Antonello Sarno – tanti piccoli campanili che guardano agli altri con sospetto e invidia. In particolare i rivali principali del Giulio Cesare erano il Tasso e il Mamiani. Ma, a parte essere stato anch’io studente lì, ho scelto il ‘Giulio’ perché drammaturgicamente era interessante, spaccato com’è tra le sue due anime, tra destra e sinistra, proletariato e conservazione. Lo scontro, a volte anche violento, ha prodotto informazioni, e cultura”. Ospite anche Marco Pannella, che ricorda soprattutto “i professori, con cui c’era un rapporto mai superficiale. Per un periodo non andai a scuola, marinavo, la pagella mi arrivava tramite i compagni con cui avevo un rapporto molto stretto, e dato che era vuota inserivo dei voti fasulli. Non esagerati. Qualche cinque o sei, per non insospettire genitori e professori. Tutti pensavano che mi assentassi perché ero tisico, ma tornai invece con un colorito fantastico e dunque mi smascherai. Ero alla succursale vicino Piazza Bologna e ho conosciuto tantissimo la città. Mi ricordo Villa Paganini e le sortite con le ragazze. Se le beccavano a tenersi la mano col compagno erano dolori, i genitori venivano immediatamente informati. E data la mia altezza spesso finivo al banco con gente che poi avrebbe fatto carriera nei ranghi militari”. 

“Il Giulio Cesare – ricorda inoltre Sarno – ha sempre avuto una grande vocazione cinematografica. AncheFederico Moccia, che stasera vedrà la prima, ha deciso di ambientare lì Scusa ma ti chiamo amore. E’ inoltre famoso per ospitare uno dei più celebri e seguiti cineforum, inventato dalla professoressa Marina Sambiagio, presso il quale si svolgono vere e proprie anteprime e ‘sneak peak’, per valutare le reazioni dei ragazzi ed eventualmente intervenire sul montaggio definitivo dei film. La caratteristica principale è che tutto ciò si fa tramite un vero proiettore e una vera sala, non solo con un lettore dvd. Questo perché il ‘Giulio’ è stato costruito nel 1936, quasi in concomitanza con l’apertura di Cinecittà nel ’37, dove campeggiava la scritta ‘Il cinema è l’arma più forte’ con la firma di Mussolini. Dunque venne dotato di una cabina di proiezioni con i fori al giusto posto. Il paradosso è che negli anni ’70 la sala era usata per proiettare film di sinistra. Ed è poi stata ristrutturata grazie all’intervento di Giuseppe Tornatore”. Si chiude in musica con gli interventi di Tommaso Zanello (in arte ‘Er Piotta’) e degli Zero Assoluto, che hanno iniziato a comporre proprio tra i banchi. “Proprio da quelle parti è esploso l’hip hop romano, che poi esportammo a Villa Torlonia. Era un modo di sopravvivere alle cinque ore di lezione”.

 
 
 

Rooney Mara e i giovani protagonisti di Trash oggi al Festival del Film di Roma da coming soon

Post n°11823 pubblicato il 21 Ottobre 2014 da Ladridicinema
 

Poster

 

Trash, il nuovo film di Stephen Daldry (già regista di Billy Elliot, The Hours, The Reader e Molto forte, incredibilmente vicino) vede protagonisti dei ragazzini di una favela di Rio che, scavando fra i detriti di una discarica locale, ritrovano un portafoglio che cambierà le loro esistenze per sempre. Solo quando si presenta la polizia, disponibile addirittura a offrire una generosa ricompensa per la restituzione, i ragazzi, Rafael e Gardo, realizzano di avere in mano qualcosa di molto importante. Dopo aver coinvolto l'amico Rato, il trio affronta una straordinaria avventura per scappare dalla polizia e scoprire i segreti contenuti nel portafoglio. (qui la nostra recensione del film) 

L'attrice protagonista Rooney Mara, il regista Stephen Daldry e alcuni dei giovani interpreti del film, sono oggi al Festival del Film di Roma per la presentazione del film.

 
 
 

Mario - Stagione 2 - First look da everyeye.it

Post n°11822 pubblicato il 21 Ottobre 2014 da Ladridicinema
 

Inviato il 12/10/2014 da Fabio Mucci
Quando un anno fa, Maccio Capatonda (al secolo Marcello Macchia) annunciò lo sviluppo di una serie tv comica su MTV, l'hype salì, ovviamente, alle stelle, non nascondendo, però, una nota di dubbio sulla riuscita del progetto. Capatonda, infondo, chi era? L'irriverente e dissacrante comico-regista-attore-autore dei finti trailer resi noti dai programmi Mai Dire della Gialappa's Band e di altri progetti (più o meno riusciti) a sfondo demenziale. Quindi niente di nuovo per Marcello Macchia? Affatto. La serie, infatti, si annunciava come un vero e proprio serial con una trama da seguire, misteri, personaggi più o meno importanti, infarciti - nel mezzo - da tanta comicità. Di certo non un compito facile per Maccio Capatonda ma che, alla messa in onda, ha tolto ogni dubbio. Mario è una delle serie (almeno italiane) più interessanti, innovativa nella sua semplicità, interessante nel suo essere made in Italy, con una trama e dei cliffhanger che una qualsiasi serie tv di produzione nostrana con budget più alto (e attori ben più noti) si sogna (ma più per svogliatezza di sceneggiatori, più che altro). 
MARIO 3
Mario - Una serie di Maccio Capatonda - first look - Serial TVCome ci tiene a precisare Maccio Capatonda in un lungo 'riassuntone' a metà del primo episodio, questa non è la seconda stagione bensì la terza. La seconda stagione, infatti, è "stata girata con un budget misero e in vhs, per questo si è optato per il non mandarla in onda". Ed è questa una delle scelte più geniali di questa nuova stagione che, probabilmente, è - almeno per questi primi due episodi - un po' più sottotono rispetto alla prima. Sarà perché Mario (Maccio Capatonda in persona) non è più lo stesso: come scopriamo nel riassuntone della seconda stagione, Lord Micidial (Rupert Sciamenna) gli ha fatto il lavaggio del cervello trasformandolo in un italiano medio (da cui Capatonda sembra essere ossessionato visto il finto trailer realizzato anni fa e il prossimo film targato Medusa che avrà lo stesso titolo), un giornalista orribile, psicopatico e a cui interessano solo soldi e ragazze. Uno status quo differente, dunque, che mette un po' a ingranare.
GINETTO, IL POLITICO
Mario - Una serie di Maccio Capatonda - first look - Serial TVQuello che risulta uno dei punti vincenti di questi primi due episodi (ma come lo era nella prima, del resto) è Herbert Ballerina, interprete, ancora una volta, di Ginetto, il figlio 'stupido' di Lord Micidial, fatto diventare a forza un politico imbranato. Ballerina, anche visto il carisma sotto zero del nuovo Mario, riesce a rubare la scena a tutti in ogni singola sequenza da lui interpretata (basti vedere la sua entrata in scena al consiglio di Micidial, ormai già cult). Ma tutto il resto ancora non ingrana, solo alla fine del secondo episodio sembra che qualcosa inizi a muoversi e il giudizio è rimandato, per questo, alle prossime puntate.
Mario di Maccio Capatonda è una delle serie più interessanti e divertenti del panorama italiano. Irriverente al punto giusto, questo inizio di seconda (o terza?) stagione presenta alcune scelte geniali e piuttosto demenziali. Ginetto (Herbert Ballerina) si riconferma uno dei personaggi più divertenti del serial; nonostante ciò la serie non ingrana in questi primi due episodi e il giudizio deve essere rimandato alle prossime puntate.
Fabio Mucci è un superappassionato di fumetti (di ogni tipo, ma prevalentemente Marvel) e, di conseguenza, di cinefumetti. Ciò nonostante non disdegna il cinema d'autore. È un patito di GTA e sebbene non sia interessato al calcio, passa le ore a giocare a Fifa. Gestisce una pagina sui cinefumetti su Facebook: visitatela!

 
 
 
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