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Blog di cinema, cultura e comunicazione
 

 

George R.R. Martin: i libri di fine 2014 da http://librolandia.wordpress.com

Post n°11818 pubblicato il 17 Ottobre 2014 da Ladridicinema
 

George R.R. Martin

Lo so, la maggior parte di coloro che apprezzano George R.R. Martin sta aspettando The Winds of Winter, ma il sesto romanzo delle Cronache del ghiaccio e del fuoconon è ancora stato terminato e non sappiamo quando questo avverrà. Che io sappia non ci sono aggiornamenti, perciò possiamo solo aspettare leggendo altro. Altri autori, ma anche altri libri di cui Martin in qualche modo si è occupato. Vediamo cosa deve essere pubblicato, sapendo che i romanzi delle Cronache del ghiaccio e del fuoco che cito qui sotto sono semplici ristampe interessanti solo per chi vuole proseguire la serie in uno specifico formato.

Il mondo del ghiaccio e del fuoco. Enciclopedia del Trono di spade, Mondadori, 25,00 €.

Sapevo già da tempo che la data di pubblicazione è il 28 ottobre, lo stesso giorno dell’edizione originale, ma visto che ora ho ricevuto un comunicato stampa dalla casa editrice posso dire la data senza problemi. La mia intenzione è di sfogliare il libro italiano per valutarne la qualità e poi decidere se acquistare la versione tradotta, cosa che preferirei fare, o quella originale, nel caso quella italiana non mi soddisfacesse. Intanto vi metto il link a un pdf che mostra una manciata di pagine del libro edito da Tor: http://edelweiss-assets.abovethetreeline.com/RH/supplemental/GRRM_WOIF_SellPacket_spreads-lowres.pdf.

Il trono di spade. Libro quarto delle Cronache del ghiaccio e del fuoco. Edizione speciale volume 4, Mondadori, 22,00 €.

Si tratta dell’edizione “in pelle di drago” di A Feast for Crows, già pubblicato nei due volumetti Il dominio della regina e L’ombra della profezia e ripubblicato in versione integrale lo scorso aprile nella collana Oscar grandi bestsellers.

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I re di sabbia, Mondadori, 10,00 €.

Edizione economica di un libro già pubblicato in versione rilegata alcuni anni fa, in pratica corrisponde a un terzo dell’antologiaGRRM: A RRetrospective (o Dreamsongs, le due antologie hanno differenze davvero minime). Ne ho già parlato qui:http://librolandia.wordpress.com/2011/05/10/i-racconti-di-george-r-r-martin-da-dreamsongs-a-le-torri-di-cenere/.

Il trono di spade. Le cronache del ghiaccio e del fuoco. Ediz. speciale vol. 1, Mondadori, 12,00 €.

Si tratta di A Game of Thrones (Il trono di spade eIl grande inverno) in versione flipback. Lo avevano programmato mesi fa e poi non lo avevano pubblicato, al punto che avevo iniziato a pensare che avessero cambiato idea e che non lo avrebbero più pubblicato in questo formato. Invece ora ho visto che c’è una scheda anche del secondo volume, sempre a 12,00 €, in formato flipback, quindi il progetto è stato semplicemente rimandato. Presumo che ci abbiano ragionato sopra perché se ha senso pubblicare, per esempio,Bianca come il latte, rossa come il sangue diAlessandro D’Avenia in formato flipback e poi non pubblicare nello stesso formato Cose che nessuno sa perché sono opere completamente diverse, non ha senso pubblicare solo parte di una saga. La trilogia di Suzanne CollinsHunger Games, composta di romanzi relativamente brevi, è entrata in un unico volume, ma per pubblicare la Century Trilogy di Ken Follett Mondadori ha stampato tre flipback. Martin, in questo caso, verrà trattato come Follett, con un flipback a romanzo.

Wild Cards volume 9. Il castello di cristallo, Mondadori, 12,00 €.

In passato questo volume era stato annunciato con il titolo Intrigo a Jockertown, ma come ho già detto in passato a volte i titoli annunciati non sono quelli definitivi. Si tratta del seguito diretto di Il fante con un occhio solo ed è un’antologia di racconti. Con l’ottavo volume Martin ha smesso di scrivere nuovi racconti e si è limitato a curare la serie. Fra gli autori presenti in questo volume ci sono Stephen LeighMelinda SnodgrassJohn J. MillerVictor MilanWalter John Williams e Walton Simons.

Tutti questi volumi dovrebbero essere pubblicati fra fine ottobre e inizio novembre.

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La principessa e la regina, Mondadori, 20,00 €.

Si tratta dell’antologia Dangerous Women, curata da Martin insieme a Gardner R. Dozois. Il libro è previsto per gennaio 2015, ma ho il forte sospetto che non sarà la traduzione integrale dell’antologia. Il volume originale è lungo 784 pagine, ce la vedete voi Mondadori che traduce in versione integrale in un unico volume un libro di queste dimensioni di genere fantastico? In realtà l’antologia è cross-genere, non ci sono solo fantasy o fantascienza qui dentro, ma in copertina campeggia il nome George R.R. Martin, e Mondadori ha l’abitudine di dividere in due o tre parti questi volumi se superano un certo numero di pagine.

Cosa conterrà? Certamente il racconto di Martin, non ho idea di come saranno scelti gli altri. Questo il sommario del volume originale:

Introduction by Gardner Dozois
1. Some Desperado di Joe Abercrombie (The First Law)
2. My Heart is Either Broken di Megan Abbott
3. Nora’s Song di Cecelia Holland
4. The Hands That Are Not There di Melinda Snodgrass (Imperials)
5. Bombshells di Jim Butcher (The Dresden Files)
6. Raisa Stepanova di Carrie Vaughn
7. Wrestling Jesus di Joe R. Lansdale
8. Neighbors di Megan Lindholm
9. I Know How to Pick ’Em di Lawrence Block
10. Shadows for Silence in the Forests of Hell di Brandon Sanderson (The Cosmere)
11. A Queen in Exile di Sharon Kay Penman
12. The Girl in the Mirror di Lev Grossman (Magicians)
13. Second Arabesque, Very Slowly di Nancy Kress
14. City Lazarus di Diana Rowland
15. Virgins di Diana Gabaldon (Outlander)
16. Hell Hath No Fury di Sherrilyn Kenyon
17. Pronouncing Doom di S. M. Stirling (Emberverse)
18. Name the Beast di Sam Sykes
19. Caretakers di Pat Cadigan
20. Lies My Mother Told Me di Caroline Spector (Wild Cards)
21. The Princess and the Queen, or, the Blacks and the Greens di George R.R. Martin, un racconto ambientato circa 200 anni prima degli eventi narrati nelle Cronache del ghiaccio e del fuoco.

I canti del sogno, Mondadori, 18,00 €.

Il libro è codificato come fantascienza, ma la cosa vuol dire poco. Se guardate l’elenco dei titoli di Ebook Fanucci in promozione che ho pubblicato due giorni fa, potete vedere che comprende anche opere di fantasy e urban fantasy, eppure l’editore pubblicizzando la campagna ha scritto chiaramente la fantascienza in promozione. È un editore di genere, dovrebbe saper distinguere le opere fra loro, però non lo ha fatto. Davvero possiamo fidarci che un editore generalista come Mondadori sia rigoroso nelle distinzioni di genere?

Ma di cosa si tratta? Non lo so. Nessun titolo di Martin, romanzo, racconto o antologia può essere tradotto così, perciò quel titolo è o una libera interpretazione (da A Game of Thrones come si fa ad arrivare a Il trono di spade o a Il grande inverno?) o è un’invenzione di sana pianta, magari perché si tratta della seconda parte dell’antologia Dangerous Women. Badate bene, io questo non lo so, sto solo ipotizzando. La pubblicazione avverrà verosimilmente nel 2015, ma anche in questo caso non ho nessuna informazione.

Skin Trade, Panini Comics, 12,00 €.

Si tratta del graphic novel sceneggiato da Daniel Abraham e illustrato da Mike Wolfer dell’omonimo racconto di Martin. Il racconto è stato anche tradotto anni fa, con il titolo Commercio di pelle, nell’antologia Visioni della notte. L’antologia comprendeva anche racconti diStephen King e Dan Simmons, ma è fuori catalogo da anni. Il volume è previsto per il febbraio del 2015. Il fatto che sarà tradotto mi fa ben sperare anche per gli altri graphic novel, ricordo che Italycomics ha già tradotto i due graphic novel dedicati al Cavaliere errante e sta traducendo A Game of Thrones, e che Bao ha già tradottoFevre Dream, versione a fumetti del romanzo Il battello del delirio. Già che ci sono vi ricordo che se volete sapere qualcosa di più sui graphic novel legati alle opere di Martin non dovete far altro che comprare l’ottavo numero di Effemmeche comprende un mio articolo di ben 13 pagine dedicato all’argomento. La rivista è disponibile sia in versione cartacea che in versione ebook

 
 
 

Il mondo del ghiaccio e del fuoco, di George R. R. Martin. Finalmente la guida illustrata da booksblog.it

Post n°11817 pubblicato il 17 Ottobre 2014 da Ladridicinema
 

Scritto da:  - martedì 14 ottobre 2014In uscita l'attesissima guida al mondo de Le cronache del ghiaccio e del fuoco, la celebre saga fantasy di George R. R. Martin che ha generato la serie tv Il Trono di Spade

 

Esce, il 28 ottobre, in contemporanea con l'America e altri paesi, Il mondo del ghiaccio e del fuoco (The World of Ice & Fire. The Untold History of Westeros and The Game of Thrones), di George R. R. Martin, l'attesissima guida illustrata dedicata all'universo narrativo della celebre saga fantasy Le cronache del ghiaccio e del fuoco (A Song of Ice and Fire), saga nata nel 1996 e ancora in corso che, come sappiamo, ha generato la splendida e planetariamente seguita serie tv HBO ad alto budget Il Trono di Spade (Game of Thrones).

Il corposo volume (sono circa 500 le pagine dell'edizione italiana), scritto da Martin stesso in collaborazione con Elio M. Garcia Jr. e Linda Antonssen, fondatori del noto sito westeros.org ed esperti della saga, offrirà la storia completa dei Sette Regni, sia attraverso nuovi testi, scritti appositamente per il libro e per più della metà a opera di George R. R. Martin, sia grazie all'ausilio di oltre centosettanta illustrazioni (tra cui molte mappe, alberi genealogici e quant'altro).

Nel volume troveranno posto antiche cronache, leggende, storie di popoli, di personaggi e casate, battaglie, regni, ribellioni e molti altri eventi (sia quelli di cui siamo già a conoscenza, per sommi capi, grazie ai volumi della saga stessa o alle avventure di Dunk ed Egg, sia quelli di cui nulla si sa).

 

Grazie alla grande abbondanza di materiale conosceremo, finalmente in dettaglio, la storia di Westeros (ma anche di Essos), a partire dall'Alba dei Giorni, dagli Uomini della Foresta e dai Primi Uomini.

Questa la sinossi ufficiale de Il mondo del ghiaccio e del fuocoSe il passato è il prologo, allora l’opera primaria di George R.R. Martin – la più innovativa e formidabile saga fantasy del nostro tempo – necessita di una introduzione ugualmente formidabile. E alla fine, eccola: Il Mondo del Ghiaccio e del Fuoco.

Questo volume, riccamente illustrato da oltre centosettanta tavole originali a colori, è la storia completa dei Sette Regni, incentrata sulla vivida ricostruzione delle epiche battaglie, delle brutali rivalità e delle temerarie ribellioni che hanno condotto agli eventi narrati ne «Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco» e nella serie HBO «Game of Thrones». In una collaborazione durata interi anni, George R.R. Martin ha coniugato il proprio lavoro con quello di Elio M. Garcia Jr. e Linda Antonssen, fondatori del celebre sito web westeros.org, forse le uniche due persone che di questo mondo fantastico hanno una conoscenza approfondita quanto quella del suo stesso eccezionale creatore.

Racchiuse in questo testo si sovrappongono conoscenze accumulate, speculazioni accademiche e leggende popolari tramandate da maestri e septon, negromanti e cantastorie. È una cronaca che si dipana dal Tempo dell’Alba all’Età degli Eroi, dalla venuta dei primi uomini all’arrivo di Aegon il Conquistatore, dall’ascesa di Aegon stesso al Trono di Spade fino alla Ribellione di Robert e alla susseguente caduta di Aerys II Targaryen, il Re Folle, l’evento che ha messo in movimento le lotte «di oggi» tra Stark, Lannister, Baratheon e Targaryen.

Fondamentale opera di sostegno per l’intero, ipnotico universo concepito da George R.R. Martin, Il Mondo del Ghiaccio e del Fuoco è la prova provata che la penna è davvero più poderosa di una tempesta di spade.

The Winds of Winter, il nuovo volume della saga in corso di scrittura, penseremo dopo...

George R. R. Martin con Elio M. Garcia Jr. e Linda Antonssen
Il mondo del ghiaccio e del fuoco (The World of Ice & Fire)
Mondadori
€ 25,00
In uscita il 28 ottobre

 
 
 

Il Trattato segreto che ci cambierà la vita da corriere.it

Post n°11816 pubblicato il 17 Ottobre 2014 da Ladridicinema
 

Il Trattato segreto che ci cambierà la vita

 

Da un anno Europa e Stati Uniti stanno negoziando il Ttip, un accordo commerciale che creerà la più grande area di libero scambio del mondo, con il rischio però di stravolgere le regole sui controlli e sulla sicurezza alimentare. Report, domenica alle 21.45 su Rai3

di Roberto Pozzan e Giorgio Mottola

 

Il premier Matteo Renzi lo ha definito “vitale”. Gli industriali italiani lo considerano una benedizione. Gli scettici, invece, lo descrivono come un’apocalisse. Nessuno, però, al momento sa bene cosa sia il Ttip, il Trattato transatlantico sugli investimenti che Europa e Stati Uniti stanno negoziando da diversi mesi. Sulle trattative in corso e gli accordi finora raggiunti vige infatti la massima segretezza. Eppure, l’approvazione del Ttip potrebbe cambiare le nostre vite.

Con il Trattato transatlantico potrebbe nascere la più grande area di libero scambio del mondo: niente più dazi, niente più confini commerciali tra Europa e Usa. E questo, secondo quello che sostiene il governo italiano, porterebbe a un aumento del Pil italiano tra lo 0,5% e addirittura il 4, a più posti di lavoro, più esportazioni (si calcola il 28% in più).

 

 

Ma tutto ciò rischia di avere un costo elevato. Insieme alle barriere tariffarie salteranno anche alcune barriere non tariffarie. Vale a dire regole, controlli e standard minimi richiesti per la circolazione della merce, norme sulle sostanze chimiche tossiche, leggi sanitarie, prezzi dei farmaci, libertà di Internet e la privacy dei consumatori, l’energia, i brevetti e copyright e gli albi professionali. Meno regole potrebbe significare ripercussioni enormi, innanzitutto sul settore agro alimentare che in questa trattativa gli Usa considerano strategico.

Tutti i negoziatori europei al momento lo negano, ma per molti il rischio è che il Ttip possa spalancare le porte a carni trattate con ormoni e antibiotici, latte arricchito e produzioni con organismi geneticamente modificati. E a vigilare sulla corretta applicazione del Trattato ci sarebbe un tribunale internazionale privato le cui decisioni saranno superiori alle sentenze dei tribunali e alle leggi dei parlamenti nazionali.

Vista la segretezza dei negoziati il dubbio è più che legittimo: il Ttip sarà una grande opportunità o un pericolo per le piccole imprese e i consumatori italiani?

 
 
 

The Amazing Spider-Man 2 - Il potere di Electro

Post n°11815 pubblicato il 17 Ottobre 2014 da Ladridicinema
 

Locandina The Amazing Spider-Man 2 - Il potere di Electro

Ormai a suo agio nei panni di supereroe part-time Peter Parker si trova in un empasse con Gwen. Nonostante i tentativi non riesce a stare lontano dalla ragazza di cui è innamorato (e ricambiato) come il padre gli aveva chiesto alla fine del film precedente, e il terrore di vederla partire verso un altro paese per motivi di studio non fa che peggiorare la situazione. Intanto il suo vecchio amico Harry Osborne torna in città per vedere il padre morire e prendere il suo posto a capo della società di famiglia e non solo. Tra i tre ragazzi si inserisce Max Dillon, anonimo impiegato della Oscorp che un incidente dota del potere di controllare l'elettricità e una vita remissiva della devianza mentale giusta per mettere tali capacità al servizio degli scopi peggiori.
Arrivato al secondo episodio lo Spider-man nella versione di Marc Webb comincia a prendere una forma definita. È infatti ora evidente quale sia il suo arco narrativo, ovvero come sia trattato e che evoluzione avrà il personaggio nel corso dei diversi episodi. Non più franchise potenzialmente infinito ma serie limitata in cui iniziare e finire lo sviluppo del personaggio (nella modalità inaugurata dal Batman di Christopher Nolan).
Annunciato dalla grafica d'apertura fatta di ingranaggi di un orologio da polso e chiuso tra i veri ingranaggi dell'orologio della torre,Il potere di Electro tiene sottotraccia il tema del tempo, elemento chiave nella storia dell'Uomo Ragno (tra tutti i supereroi quello che più fatica a conciliare la doppia identità, finendo per essere sempre in ritardo su tutto) e qui filtro scelto per guardare l'adolescenza. Tutti e tre i protagonisti giovani infatti parlano, hanno a che fare e gestiscono (o non gestiscono) il tempo. In questo modo Webb cerca di nuovo di spostare l'attenzione dal supereroismo in sè con i problemi che porta, che caratterizzava la precedente versione di Sam Raimi, verso temi più personali che in anni di sovraesposizione dei supereroi al cinema possono differenziare il suo.
È ovviamente l'amore adolescenziale il più evidente di questi temi e in effetti quando il film si muove in territori familiari al regista di (500) giorni insiemesembra guadagnare in respiro, mentre langue nelle diverse scene in cui tenta di portare avanti trame d'avventura o d'intrigo (facendo sentire molto la sua durata). È evidente quindi che la storia tra Peter e Gwen riceva un'attenzione superiore alle normali linee romantiche dei film d'azione, abbia una diversa centralità e una forza non comune, una che fa apparire il resto come un corollario a queste parti e non viceversa (tanto che passa in secondo piano anche una delle modifiche più radicali al mito di Spider-man: l'essere predestinato al ruolo invece che esserci finito per caso). Il molto criticato approccio hipster ai personaggi diventa quindi un punto di forza, attualizzazione di dinamiche eterne portata avanti con abilità e non mero espediente di costume.
Liquidato l'ingombro della narrazione delle origini del personaggio e decisamente più agile nel montaggio delle diverse storie (si concede anche diversi stacchi analogici) Il potere di Electro appare dunque più riuscito del suo predecessore nell'affrontare la propria reale natura: essere un teen movie. Anche la tematica del tempo che sfugge (resa con grande superficialità e poca voglia) appare più sensata se vista come un'altra lente attraverso la quale parlare dell'esser giovani, al pari dell'uso poco standard di una colonna sonora peculiare che nei momenti migliori (i due scontri con Electro) si fonde con le immagini mescolando il proprio ruolo con quello degli effetti sonori.
È infine molto apprezzabile come la versione di Marc Webb di film in film replichi sempre di più le modalità narrative, se non proprio i luoghi comuni, dei fumetti. Si vede dall'entrata in scena dei personaggi nuovi interpretati da Paul Giamatti e Jamie Foxx (e da come sono "disegnati") nonchè da un'adorabile atteggiamento fumettoso d'altri tempi che fa parlare gli scienziati con un primitivo accento tedesco o si sofferma su pose classiche come la mano del morto rivolta verso l'alto che tiene stretta un oggetto fondamentale.

 
 
 

Trascendence

Post n°11814 pubblicato il 17 Ottobre 2014 da Ladridicinema
 

 

Il dr. Will Caster è uno dei più brillanti studiosi nel campo dell'intelligenza artificiale, al momento al lavoro su PINN, un sistema altamente avanzato di computer con autocoscienza basato sul cervello di scimmie usate come cavie. Quando un attentato portato da una frangia terroristica che mira a bloccare lo sviluppo di simili tecnologie lo condanna a morte la moglie, anch'essa studiosa, decide di sottoporre la sua mente al medesimo procedimento operato sul cervello della scimmia e caricarla dentro PINN per vedere se la sua mente possa continuare a viva usando i computer al posto della materia grigia. L'esperimento ha successo al di là di ogni aspettativa e la mente di Will Caster non solo vive ma acquista rapidità e potenza di calcolo contaminandosi con i computer e avendo accesso ad internet arriva ovunque cominciando a pianificare la propria sopravvivenza e il proprio potenziamento. Solo il fronte terroristico anti-intelligenza artificiale sembra aver capito tutto quel che sta accadendo.
Nella visione che Wally Pfister trae dalla sceneggiatura di Jack Paglen la trascendenza è un altro termine per dire "singolarità", ovvero quella teoria futurologica secondo la quale l'evoluzione dell'intelligenza umana fomentata da aiuti artificiali ad un certo punto supererà la nostra comprensione di essa giungendo ad un livello superiore.
A partire da questo presupposto tra lo scientifico e il fantascientifico il direttore della fotografia, diventato noto per il suo lavoro accanto a Christopher Nolan, gira il suo primo film da regista mescolando tradizionale e innovativo. E' infatti molto tradizionale la maniera nella quale emerge una tecnologia che si contrappone all'umanità prendendo il controllo di tutto quel che l'uomo ha delegato alle macchine, mentre è molto innovativo come la storia disponga le forze in campo. Invece che porre gli uomini in contrasto con l'artificiale sceglie infatti di creare un artificiale che sia molto umano e di avere diverse fazioni anche all'interno della razza umana (confermando che in qualsiasi contesto è sempre l'uomo il nemico peggiore, come la visione apocalittica di nuova generazione in stile The walking dead insegna). In questo modo Transcendence fa continuamente avanti e indietro tra quello che pensiamo di aspettarci e quel che effettivamente vediamo, fingendo di muoversi come un catastrofico di fantascienza tradizionale e poi finendo per somigliare più alla nuova fantascienza in stileLei, cioè quella che non relega ai soli uomini il privilegio di avere uno spirito.
Scegliendo con buon occhio l'America dei deserti semidisabitati, punteggiati da minuscoli agglomerati di case basse che inquadrati dall'elicottero sembrano circuiti integrati, Pfister sembra ambire tanto ad un lato oscuro del film di Spike Jonze (non l'amore che tira fuori la parte migliore di noi ma quello che tira fuori la peggiore), quanto alle suggestioni della saga di Terminator, in cui il nulla quasi primitivo degli spazi americani è il set per un'apocalisse sempre da venire.
Che Pfister non stia dalla parte degli uomini è evidente già dalla recitazione desaturata di ogni emozione e dal conseguente tono gelido che ogni interazione umana sincera ha. Invece che dare calore ai computer, per avvicinarli all'umano, il regista sceglie di levarlo agli attori in carne ed ossa per dimostrare che se le macchine sono quel che temiamo forse noi non siamo troppo lontani da esse.
Purtroppo però Transcendence è troppo appassionato dalle possibilità fantastiche della propria storia per rimanere ancorato ad un contesto scientifico, esagera nell'immaginare e finisce per dipingere più che altro della magia superando qualsiasi futuristica plausibilità. Eppure è anche evidente come il suo obiettivo ultimo sia l'inganno del pubblico, tutto teso com'è a dimostrare che la paura della tecnologia e di ciò che non conosciamo (con la conseguente tendenza al pregiudizio) sia dentro ogni spettatore. Così il presupposto con il quale il film si apre, cioè quello di un mondo futuro privo di qualsiasi tecnologia, diventa non tanto un ritorno alla reale umanità dopo l'ubriacatura tecnologica ma lo spauracchio dei disastri che le fobie umane producono.

 
 
 

Un milione di modi per morire nel West

Post n°11813 pubblicato il 17 Ottobre 2014 da Ladridicinema
 

A Million Ways to Die in the West

Dopo essersi tirato indietro da uno scontro a fuoco, Albert viene lasciato dalla sua scostante fidanzata per un altro uomo. Sarà una misteriosa e bellissima donna, da poco arrivata in città, ad aiutarlo a tirar fuori il suo coraggio e a farlo nuovamente innamorare. Ma quando il marito di lei, un noto fuorilegge, si presenta assetato di vendetta, Albert dovrà immediatamente mettere alla prova il suo ritrovato eroismo.

 
 
 

Capitan Harlock - L'Arcadia della mia Giovinezza

Post n°11812 pubblicato il 17 Ottobre 2014 da Ladridicinema
 

Waga seishun no Arcadia

Poster

Dopo una strenua lotta per la libertà, la guerra contro gli Illumidiani, che stanno invadendo e devastando tutti pianeti esistenti, è perduta. Un uomo valoroso torna stanco, ma determinato a fare giustizia sul suo pianeta ormai occupato: il suo nome è Harlock. Le città sono devastate e i governanti corrotti non hanno esitato a vendersi all'invasore. Ma, insieme ad Harlock, c'è ancora qualcuno pronto a combattere: Maya, la "voce" della resistenza; Zoll, un soldato di Tokarga deciso a vendicare il suo popolo; Emeraldas, una piratessa spaziale. E infine Tochiro, il geniale costruttore di una possente astronave che porta il nome di un'utopia: "Arcadia", legato ad Harlock da un'amicizia che si trasmette da generazioni.

  • MUSICHEToshiyuki Kimori
  • PRODUZIONE: Toei Company
  • DISTRIBUZIONE: Koch Media e Yamato S.r.l
  • PAESE: Giappone
  • DURATA130 Min

 
 
 

E fuori nevica

Post n°11811 pubblicato il 17 Ottobre 2014 da Ladridicinema
 

Poster

Enzo Righi (Vincenzo Salemme) ha cinquant'anni e vive cantando (male) sulle navi da crociera. Eterno immaturo, è allergico a qualsiasi tipo di responsabilità. Quando arriva la notizia della morte di sua madre, è costretto a rientrare a Napoli per la lettura del testamento, dove, dopo anni, incontrerà i fratelli Stefano e Cico. Ad attenderli una sopresa: l'unico modo per ereditare la casa di famiglia è convivere tutti insieme. La quotidianità non si rivelerà affatto semplice e i tre fratelli ne vedranno delle belle...finché una trovata geniale e spietata di Cico risolverà il nuovo, complicato, "stato di famiglia".

 
 
 

Il giovane favoloso

Post n°11810 pubblicato il 17 Ottobre 2014 da Ladridicinema
 

Poster

Leopardi è un bambino prodigio che cresce sotto lo sguardo implacabile del padre, in una casa che è una biblioteca. La mente di Giacomo spazia, ma la casa è una prigione: legge di tutto, ma l'universo è fuori. In Europa il mondo cambia, scoppiano le rivoluzioni e Giacomo cerca disperatamente contatti con l'esterno. A 24 anni lascia finalmente Recanati. L'alta società Italiana gli apre le porte ma il nostro ribelle non si adatta.

NOTE:

Presentato in concorso al Festival di Venezia 2014.

 
 
 

L'annuncio di un nuovo film del Monnezza e tanta commozione nell'incontro con Tomas Milian da coming soon

Post n°11809 pubblicato il 17 Ottobre 2014 da Ladridicinema
 

17 ottobre 2014
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Fresco di consegna ieri sera del Marc’Aurelio Acting AwardTomas Milian ha incontrato il suo pubblico al Festival di Roma in una sala piena zeppa di entusiasmo e parole al miele, accolto da un entusiasmo sorprendente, diventato poi una standing ovation. Tutti in piedi per l’81enne attore cubano, nato Tomás Quintín Rodríguez Varona y Milian, che il cinema italiano ha accolto negli anni ’60 e Roma ha reso suo idolo come er Monnezza.

“Quando mi si parla di Roma e dell’amore che ho per lei mi viene da piangere. Provo tanta emozione e le lacrime mi rimangono dentro e alimentano l’amore immenso che nutro per questa città e per tutti voi."
Un po’ claudicante, molto commosso dall’amore degli appassionati presenti, ha voluto raccontarsi con sincerità disarmante, qualche incertezza, ma nessun filtro, suscitando l’approvazione del pubblico presente in sala.

Preso dall’entusiasmo ha annunciato che, “convinto dall’abbraccio vostro di questi giorni”, farà un nuovo film del Monnezza, con il figlio adottivo Mattia (che ha fatto salire sul palco) “che spero interpreti il mio personaggio e venga amato come lo sono stato io. Spero che dia tanta felicità negli anni a venire”.

Nato a Cuba, è cresciuto schiacciato dalla figura opprimente del padre scappando alla fine degli anni ’50 dall'isola, con Fidel Castro sul punto di conquistare il potere. Finì negli Stati Uniti dove ha poi vissuto dei mestieri più umili, imparato l’inglese nella marina americana in modo da venire accettato al prestigioso Actor’s Studio, quello di Marlon Brando, Elia Kazan, Montgomery Clift. Quindi il salto in Italia, prima nel cinema dei grandi autori degli anni ’60, poi con gli spaghetti western e i ruoli nel grande cinema popolare italiano fra gli anni ’70 e ‘80, quello che riempiva le sale e sfornava film a gettito continuo, senza troppa attenzione alla qualità. Il personaggio del Monnezza e quello di Nico Giraldi sono entrati nell’immaginario di tanta gente, anche grazie al caratteristico doppiaggio in romano di Ferruccio Amendola.

Tomas Milian ha scritto un’autobiografia, da poco uscita nelle librerie per Rizzoli, scritta insieme a Manlio Gomarasca. Della sua storia, della sua vita romanzesca, ha voluto parlare nell’incontro organizzato dal Festival di Roma. Di seguito vi presentiamo brani dei ricordi che ha condiviso con il pubblico.

Cuba

Da piccolo non ho avuto amore né da mia madre, che non si è mai comportata come tale, né da mio padre. Era fascista da morire e un piccolo dittatore [era un generale del regime di Gerardo Machado, arrestato dopo il colpo di stato di Fulgencio Batista e poi suicidatosi ndr]. All’epoca non sapevo cosa volesse dire fascista o comunista, ma sapevo che Fidel Castro stava entrando a Cuba e le cose sarebbero cambiate. Al cinema vidi La valle dell’eden e mi identificai con il  personaggio interpretato da James Dean, perché non aveva un buon rapporto con il padre come me.

Feci carte false per andarmene da Cuba a fare l’attore. Ne parlai solo con mia zia, che mi disse che mi avrebbe pagato il viaggio in America a patto che conoscessi quello che patisce un uomo comune per portare il pane a casa. Mi si aprì un mondo nuovo che non conoscevo. Ero un cretino che pensava solo a ballare.

Gli Stati Uniti

Me ne andai con pochi soldi, feci lavori molto umili come pulire per terra. Rividi La valle dell’eden e un film con Dustin Hoffman in cui andava con il Greyhound da New York a Miami. Io feci il contrario, arrivai a New York e come prima cosa andai all’Actors Studio, dove aveva studiato il mio punto di riferimento, James Dean, e dove c’erano Marlon Brando e tanti altri grandi. Chiesi cosa dovevo fare per entrare. Mi risposero che dovevo prima di tutto parlare meglio l’inglese e che accettavano solo attori professionisti che venivano a provare aspetti della recitazione in cui erano deboli. Non era una scuola, ma un laboratorio per perfezionare i talenti. Me ne andai con la coda fra le gambe. Mi arruolai nella Marina americana per imparare l’inglese. Dopo sei mesi già lo parlavo, poi mi ammalai ai reni. Mi mandarono in ospedale, con una febbrona alta e mi diedero un té caldo per abbassare la temperatura. Decisi che dovevo provare la mia prima scena drammatica lì e diedi una botta al vassoio. Mi hanno messo sotto una doccia gelata e poi castigato.

Chiesi un’infermiera con i capelli bianchi e gli occhi azzurri come mia madre, che non mi aveva mai dato amore, e cominciai a sfogarmi, a parlarle come fosse mia madre, chiedendole perché non mi avesse mai dimostrato amore. Avevo una bestia dentro, tanta rabbia; volevo fare l’attore perché doveva uscire da qualche parte. Dovevo tirarmi fuori tutte le frustrazioni che avevo dentro. Poi una commissione con uno psicanalista studiò il mio caso e mi disse che ero perfettamente normale per il servizio militare, ma nessuno mi obbligava. Dove decidere io se servire la Marina o essere un libero cittadino. Sapete già come risposi: allora mi augurarono buona fortuna, mi raparono a zero e mi mandarono via.

Tornai a New York, andai di nuovo a fare la stessa scena all’Actors Studio chiedendolo questa volta in un buon inglese. Dovevo fare una scena con un partner per vedere se avevo stoffa. Scelsi una scena a me vicina, in cui ero un marine nella Guerra di Corea in trincea con un amico che amava molto. Sparano e lui muore e io riuscii a rendere molto bene il mio senso di colpa, visto che ero convinto che mio padre si fosse sparato perché non gli piacevo.
Era Natale e la segretaria di Elia Kazan, che era il direttore dello studio oltre che regista de La valle dell’Eden, mi disse che stavo ricevendo un bel regalo di Natale. “Sei stato scelto tra tremila americani come membro dell’Actors Studio per l’anno 1958”.

L’Italia, fra cinema d’autore e popolare

In Italia venni messo sotto contratto da Franco Cristaldi quando mi vide nel ruolo di un omosessuale sul divano che seduce Jean Claude Brialy ne La notte brava di Mauro Bolognini. Lui era disperato e mi diceva di non esagerare, ma io gli rispondevo che aveva chiesto di fare il frocione e allora sennò che frocione era? Fu la scena che mi lanciò e mi trovai a lavorare con i migliori registi del cinema d’autore italiano come Lattuada, Visconti, Pasolini, Zurlini. Ci fu uno scrittore, non farò il nome ma era molto famoso, che davanti a tanta gente, alClub 84, disse che non era omosessuale, ma vedendomi sul divano in quella scena mi si sarebbe fatto anche lui.

Poi avevo bisogno di soldi, sono sempre stato uno spendaccione, e allora finii coi frocioni e cominciai con i cavalli, con i western all’italiana. Mantenni il mio nome, anche perché era già americano, mentre molti attori “intellettuali” per non sporcare i loro nomi altisonanti si facevano chiamare con nomi come Montgomery Wood.

 
 
 

Film nelle sale da ieri

Post n°11808 pubblicato il 17 Ottobre 2014 da Ladridicinema
 

 

 
 
 

in Italia in testa il film-concerto degli One Direction

Post n°11807 pubblicato il 14 Ottobre 2014 da Ladridicinema
 

Box Office Italia
Rivoluzione nella top ten italiana, con ben quattro nuove entrate nei primi cinque posti. In testa, per un soffio e a conferma dell'incredibile momento che stanno vivendo, arrivano gli One Direction con il film-concerto Where We Are, unica pellicola capace di superare il milione di euro d'incasso. Al fotofinish The Equalizer supera Maze Runner nella lotta per il secondo posto: entrambi i film finiscono sul podio con circa 900mila euro. Perde la vetta, ma arriva a ben 6.2 milioni di euro, Lucy di Besson, mentre appena sufficiente è l'incasso di Tutto molto bello, unica new entry italiana in classifica. Già in netto calo, a riprova di un pessimo inizio di stagione per il cinema nostrano,Fratelli Unici, settimi e davanti a I due volti di Gennaio, che parte male con meno di 400mila euro. Sorpresa in negativo per Amore, Cucina e Curry che non riesce nemmeno ad entrare nella top ten: curioso, in un paese che vive per la cucina e che premia qualsiasi trasmissione ad essa collegata. La prossima settimana arrivano Il giovane favolosoTutto può cambiareJoeLa moglie del cuoco e lo storico Capitan Harlock - L'Arcadia della mia giovinezza

Box Office Usa
Tante novità nella top ten americana, anche se in testa resiste bene Gone Girl di Fincher, che incassa altri 26.8 milioni e arriva ad un interessante totale di 78 milioni in appena 10 giorni. Tra le new entry la spunta un po' a sorpresa Dracula Untold, che incassa 23.4 milioni (l'intero incasso americano di I, Frankenstein, per dare un'idea), più che sufficienti per staccare Alexander and the Terrible, Horrible, No Good, Very Bad Day che si ferma a 19.1. Fuori dal podio Annabelle, che perde oltre il 50% degli incassi rispetto alla prima settimana (comunissimo tra gli horror, anzi, gli è andata anche meglio rispetto ad altri esponenti del genere) e si ferma a 16.3 e 62 in totale (per la gioia dei produttori, visto che è costato 10 volte meno...). Al quinto posto c'è The Judge, deludente con 13.3 milioni, mentre al sesto scende The Equalizer. Sorprende al settimo posto il drama/thriller Addicted che con meno di 1000 sale a disposizione riesce ad entrare nella top ten con una media di ben 8000 dollari per sala. Fuori dalla top ten, dopo una lunga permanenza, I Guardiani della Galassia, sempre in testa al boxoffice annuale americano. La prossima settimana arrivano The Best of MeThe Book of Life e Fury

 
 
 

Celluloide

Post n°11806 pubblicato il 14 Ottobre 2014 da Ladridicinema
 
Tag: trailer

 
 
 
 
 

Il sindaco Marino: «Al Teatro dell’Opera vincerà il merito non il diktat di pochi» da il tempo

Post n°11804 pubblicato il 14 Ottobre 2014 da Ladridicinema
 
Tag: news

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I sindacati gli hanno dichiarato guerra, ma il sindaco non arretra di un passo: «Abbiamo seguito tutte le vie della democrazia, abbiamo chiesto ai sindacati di fare un referendum, e a stragrande maggioranza hanno accettato il nuovo piano industriale: per 15-18 persone dobbiamo chiudere un teatro?», si è chiesto Marino, intervistato da Maria Latella a SkyTg24, in merito ai 182 licenziamenti tra orchestra e coro del Teatro dell'Opera di Roma, decisi il 2 ottobre dal Cda dell'ente, da lui presieduto e in riferimento ai lavoratori che non hanno accettato il Piano industriale. Il primo cittadino di Roma ha poi aggiunto: «Dobbiamo andare avanti e scegliere orchestrali e coristi sulla base del merito». E questo è il cardine della decisione presa di comune accordo con il sovrintendente Carlo Fuortes: il merito, non la certezza del posto nella buca dell’orchestra. Una presa d’atto certamente coraggiosa, che però, come hanno sottolinato gli stessi Marino e Fuortes all’indomani delle lettere di risoluzione del contratto inviate a musicisti e coristi, non significa voler mandare a casa nessuno. Anzi, con un aumento del 20 per cento di produttività, i compensi rimarrebbero dello stesso livello. L’ottimizzazione del costo del lavoro, resasi improcrastinabile per il gravissimo buco finanziario del Costanzi, permetterà allo storico e prestigioso Teatro romano, atteso dalla prima del "Rigoletto" il 21 di questo mese, di non chiudere i battenti. «Negli ultimi anni tra il 2008 e il 2013 Roma ha dato un contributo di 107 milioni di euro al Teatro dell'Opera, e sono stati creati debiti per 29 milioni», ha spiegato il sindaco. «Io ho voluto dialogare con il Governo, che offre a tutti i teatri lirici in crisi, la possibilità di accesso a una legge in merito», ha detto ancora Marino, ricordando poi gli scioperi di quest'estate a Caracalla, voluti dai sindacati Slc-Cgil e Fials Cisal.

Certo è che i sindacati, reduci da un’assemblea unitaria e da un sit-in, non intendono mollare la presa: intendono impugnare i licenziamenti ed aprire un tavolo di confronto. Ma la strada sembra ormai tracciata, e non sono ammessi ripensamenti.

Intanto, il Teatro dell’Opera, venerdì sera si è trasformato nella location d’eccezione per un mega evento organizzato dalla maison francese Hermes. Il famoso marchio di moda ha voluto festeggiare il lancio del nuovo portale dedicato alla seta (www.lamaisondescarrés.com) con uno sfavillante «Ballo di seta». Tra foulard di seta in tutte le salse e mascherine-invito in stile veneziano. Per una sera il Teatro è tornato a splendere.

Paolo Musiello

 
 
 

Dal 19 novembre Smaug è Extended! da coming soon

Post n°11803 pubblicato il 14 Ottobre 2014 da Ladridicinema
 

06 ottobre 2014
Poster

 

Dopo i mezzi annunci di agosto, sappiamo ora con certezza che l'Extended Edition di Lo Hobbit: La desolazione di Smaug sarà disponibile dal 19 novembre in Blu-ray (3 dischi),Blu-ray 3D (2 dischi per la versione 3D, più i 3 contenuti nell'edizione 2D) e dvd (5 dischi).
Ci sono da segnalare 25 minuti in più di scene inedite, nove ore (!) di contenuti extra e audio in 7.1 per le versioni Blu-ray.

Questa reincarnazione, imperdibile per i fan della Terra di Mezzo, serve da chiaro apripista all'arrivo in sala di Lo Hobbit: La battaglia delle Cinque Armate, il 17 dicembre di quest'anno.
Ricordiamo che ovviamente anche il primo film, Un viaggio inaspettato, è disponibile in edizione "liscia" ed estesa. Avete tempo per una maratona.


  

 
 
 

Che succede al Teatro dell’Opera di Roma da il post

Post n°11802 pubblicato il 14 Ottobre 2014 da Ladridicinema
 

Come si è arrivati al licenziamento collettivo di orchestra e coro, che dovranno diventare un servizio esterno all'istituzione

Il Teatro dell’Opera
Il Teatro dell’Opera di Roma è il teatro che a Roma è dedicato all’opera lirica e al balletto: il suo primo nome fu Teatro Costanzi, da quello del suo costruttore e primo gestore, Domenico Costanzi, un imprenditore di origine umbra che si occupava principalmente della costruzione di alberghi. Nel 1874, dopo aver comprato una serie di terreni tra la stazione ferroviaria (allora in costruzione) e via del Corso, Costanzi fece costruire prima l’Hotel Quirinale (su via Nazionale) e poi il teatro collegato all’albergo attraverso un passaggio sotterraneo.

Inizialmente il teatro non ebbe molto successo e il figlio di Costanzi (che aveva preso il posto del padre alla sua morte) ne cedette la gestione amministrativa, nel 1907, all’impresario Walter Mocchi. Nel 1926 il Comune di Roma acquistò e assunse la gestione del teatro che divenne “Teatro Reale dell’Opera”. In quegli anni fu completato e ampliato. Fu inaugurato per una seconda volta il 27 febbraio del 1928 e con l’avvento della Repubblica prese il nome attuale: “Teatro dell’Opera”. Nel 1958 fu di nuovo ristrutturato. Nel novembre del 2000 è stata costituita una Fondazione di cui sono soci fondatori lo Stato, il Comune di Roma e la Regione Lazio.

La situazione economica
I debiti del Teatro, negli ultimi tre anni, sono stati calcolati dal nuovo consiglio d’amministrazione intorno ai 25 milioni di euro. Solo nel 2013 il deficit ha superato i 12 milioni, come risulta dall’ultimo bilancio. La crisi del Teatro (di questo come di molti altri in Italia) si era aggravata con la diminuzione e i tagli degli stanziamenti per il Fondo unico per lo spettacolo, il meccanismo attraverso il quale il governo italiano fornisce sostegno finanziario a enti, istituzioni, associazioni, organismi e imprese del cinema, della musica, della danza e appunto del teatro: tra il 2008 e il 2013 il Teatro dell’Opera avevagià affrontato tagli al personale per 10 milioni di euro (circa 150 dipendenti). Nell’agosto del 2013 era stata approvata la cosiddetta legge “Valore cultura” (legge 112/2013) promossa dall’allora ministro dei Beni e delle Attività culturali Massimo Bray: stabiliva, per le Fondazioni lirico-sinfoniche in stato di crisi, l’accesso a un fondo di 75 milioni di euro a certe condizioni:

- presentare entro 90 giorni un piano industriale di risanamento;
- ridurre fino al 50 per cento del personale tecnico amministrativo;
- interrompere i contratti integrativi.

Il Teatro dell’Opera di Roma (430 dipendenti in totale) aveva dunque presentato il suo piano di ristrutturazione aziendale che prevedeva il tagli di una cinquantina di dipendenti e maggiore flessibilità di orari e di prestazioni: questo avrebbe sbloccato oltre 20 milioni di euro di fondi governativi. L’alternativa, prevista sempre dalla legge Bray, era quella di una liquidazione amministrativa coatta.

Il piano proposto dal soprintendente Carlo Fuortes era stato accettato dalla maggioranza dei dipendenti (iscritti a Cisl e Uil), ma non dai lavoratori e dalle lavoratrici delle due sigle minoritarie,Cgil e Fials Cisal che sono però la maggioranza nell’orchestra e che rappresentano il 25 per cento dei lavoratori. Il piano di salvataggio era dunque rimasto sospeso: senza le firme di tutti il piano non poteva essere presentato e accettato da Palazzo Chigi (il lavoro in teatro è a prestazione collettiva).

Si era anche raggiunto un accordo sindacale a livello nazionale per indire un referendum che si è svolto il 19 settembre: la Fials non aveva partecipato e la Cgil del teatro, contravvenendo agli accordi fatti in precedenza, lo ha boicottato. E tutto questo tra scioperi, spettacoli sospesi, proteste e divisioni interne tra dipendenti sempre più aspre.

Il sovrintendente Fuortes, Ignazio Marino e Dario Franceschini
La decisione del licenziamento è stata «una scelta molto dura e sofferta» ha commentato il sovrintendente Carlo Fuortes spiegando però che l’alternativa sarebbe stata la chiusura. Il sindaco di Roma Ignazio Marino (PD) ha precisato che alla base della decisione c’è una motivazione economica: «Alla vigilia di Natale del 2013 è stato deliberato l’inizio del risanamento da quel disavanzo disastroso che avevamo trovato al momento del mio insediamento. Poi purtroppo una serie di situazioni hanno determinato una perdita di biglietteria, una fuga degli sponsor che vogliamo invece attrarre. Il doloroso e recente messaggio del maestro Muti ha determinato una frenata degli abbonamenti e una fuga degli sponsor. Ci troviamo con un risanamento avviato ma con differenza di entrate di 4,2 milioni di euro per l’anno prossimo». E il ministro della Cultura Dario Franceschini ha detto: « È un passaggio doloroso ma necessario per salvare l’Opera di Roma e ripartire».

Il sindacato
Marco Piazzai, segretario del sindacato Fials-Cisal del teatro, primo trombone dell’orchestra, ha invece detto che si tratta di un licenziamento ingiustificato e discriminatorio: «Che ci fanno oltre 280 tecnici e amministrativi al Teatro dell’Opera di Roma? In tutto ci sono circa 470 assunti a tempo indeterminato e solo 180 formano l’orchestra e il coro. Parliamo di famiglie di persone che guadagnano 1800-1900 euro al mese per il coro e in media 2000-2100 euro per gli orchestrali, circa 90 a tempo indeterminato».

E Paolo Terrinoni, segretario generale della Fistel Cisl di Roma e del Lazio, il sindacato che ha promosso il referendum tra i lavoratori che ha dato parere positivo al piano industriale proposto dal sovrintendente Carlo Fuortes, ha detto: «Ora l’unica strada per i lavoratori sembra essere quella di riunirsi in cooperative, di fatto smembrando l’orchestra e il coro, e permettendo al Teatro di scegliersi i lavoratori. Non si possono esternalizzare i servizi».

Nel frattempo, la Corte dei Conti ha aperto un’inchiesta sul Teatro dell’Opera di Roma sulle presunte spese eccessive della della precedente gestione, ovvero quella affidata al predecessore, di Fuortes, il sovrintendente Catello De Martino.

 
 
 

Teatro dell'Opera di Roma licenzia coro e orchestra. Franceschini: "Passaggio doloroso ma necessario" da ansa

Post n°11801 pubblicato il 14 Ottobre 2014 da Ladridicinema
 

Cda decide esternalizzazione di orchestra e coro. Fuortes: 'Deciso per non chiudere'

Orchestra e coro licenziati ed esternalizzati. Dopo mesi di agonia, di dissidi interni sul piano di rientro, dopo gli scioperi e la traumatica uscita di scena del maestro Riccardo Muti, è questa la decisione presa dal Cda dell'Opera di Roma per far "rinascere" il teatro. "Una scelta molto dura e sofferta", per dirla con le parole del sovrintendente Carlo Fuortes che però tiene a precisare: l'alternativa era la chiusura. Il sindaco di Roma Ignazio Marino spiega che si tratta di "un percorso mai eseguito prima nel nostro Paese".

E il ministro Dario Franceschini si schiera dalla stessa parte: "E' un passaggio doloroso ma necessario per salvare l'Opera di Roma e ripartire". La riunione del Cda arriva a pochi giorni dal vertice tra i soci fondatori dell'Opera - Mibact, Regione Lazio e Comune di Roma - che aveva dato mandato al consiglio di amministrazione di "trovare le soluzioni più adeguate per una rinascita del teatro e a risolvere, alla radice, i problemi di fondo". "Non dimentichiamo che la situazione era diventata talmente insostenibile da costringere pochi giorni fa il Maestro Muti ad andarsene platealmente", sottolinea Franceschini. Ma ad annunciare la linea dura, in una conferenza stampa in Campidoglio, al termine della riunione del cda, è il sindaco Marino: "Alla vigilia di Natale del 2013 è stato deliberato l'inizio del risanamento da quel disavanzo disastroso che avevamo trovato al momento del mio insediamento - ricorda -. Poi purtroppo una serie di situazioni hanno determinato una perdita di biglietteria, una fuga degli sponsor che vogliamo invece attrarre. Il doloroso e recente messaggio del maestro Muti ha determinato una frenata degli abbonamenti e una fuga degli sponsor. Ci troviamo con un risanamento avviato ma con differenza di entrate di 4,2 milioni di euro per l'anno prossimo. In una decisione così drammatica questo procedimento coinvolgerà 182 unità di personale su 460, non riguarda gli altri 278". Da questa operazione, stando alle stime di Fuortes, si otterranno 3,4 milioni di risparmi.

"Se si organizza tutto nel migliore dei modi dal 1 gennaio il teatro dell'Opera potrebbe aver nuova orchestra e coro - annuncia - che potrebbero essere anche costituiti dai vecchi musicisti, però con una forma contrattuale del tutto diversa: non sarebbero più dipendenti ma sarebbero loro a formare un'orchestra o un coro indipendente". Il modello guarda ad esperienze europee "come la London Symphony Orchestra o i Berliner Philharmoniker". Ma le reazioni all'annuncio non tardano ad arrivare: Orchestrali, coristi e sindacati sono sul piede di guerra. E c'è chi invoca il rispetto dell'art 18. "Siamo pronti a intraprendere tutte le iniziative, possibilmente unitarie con gli altri sindacati, per respingere questa decisione scellerata", afferma il segretario generale della Slc-Cgil di Roma e Lazio, Alberto Manzini.

"E' un licenziamento ingiustificato e discriminatorio, c'è un progetto di smantellamento del Teatro dell'Opera - sostiene il primo trombone Marco Piazzai (Fials Cisal) -. E forse Muti l'aveva capito e per questo se n'è andato. Ma siamo pronti a impugnare la decisione". Resta il dubbio se questa decisione potrà o meno essere in qualche modo un apripista. "Non so cosa faranno gli altri sovrintendenti - dice Fuortes -. Noi eravamo in una situazione molto particolare", ma "sono assolutamente convinto che sia un modello sviluppo che darà grandi risultati". A suo parere "le orchestre dei teatri lirici debbano essere considerate l'eccellenza della musica in Italia, formate da artisti, non da impiegati. Qui non dobbiamo pensare all'articolo 18, questa è tutt'altra cosa".

 
 
 

Tornatore a Primo piano sull'autore da cinecittà news

Post n°11800 pubblicato il 14 Ottobre 2014 da Ladridicinema
 
Tag: news

ssr08/10/2014
Giuseppe Tornatore. Cinema, passione, sogno così s’intitola la 33° edizione di Primo Piano sull’Autore che si terrà, come di consueto, ad Assisi dall’1 al 6 dicembre.
La rassegna, diretta da Franco Mariotti e promossa dall’associazione culturale Amarcord in collaborazione con il Comune di Assisi, dedica ogni edizione alla rilettura integrale dell'opera di un protagonista che ha segnato la cultura italiana ed internazionale.

Il programma di Primo Piano sull’Autore prevede la proiezione, al cinema Metastasio di Assisi, di tutti i film del regista siciliano Premio Oscar e la tradizionale tre giorni di studi (il  4, 5 e 6 dicembre) con il cineasta, che incontrerà gli studenti dell’Università per Stranieri di Perugia (4 dicembre) e quelli delle scuole superiori del comprensorio di Assisi (5 dicembre).
Il 5 dicembre, Tornatore incontrerà il pubblico al cinema Zenit di Perugia, dopo la proiezione di un suo film.
Lo stesso Tornatore sarà il protagonista del convegno del 6 dicembre ad Assisi con storici e critici del cinema e con attori, attrici, produttori e sceneggiatori che hanno collaborato con lui.

Anche quest’anno Primo Piano sull’Autore ospiterà la consueta sezione collaterale 'Dove va il cinema italiano? Oltre la commedia, le nuove proposte', che analizza i nuovi generi del nostro cinema, con proiezioni di film di recente produzione, in contemporanea con l’uscita in sala ma anche vere anteprime sul territorio assisano.
La Rassegna si chiuderà infine la sera di sabato 6 dicembre con la consegna della Targa onorifica di Assi

 
 
 

Firenze in festival (10) dal 29 ottobre al 14 dicembre

Post n°11799 pubblicato il 14 Ottobre 2014 da Ladridicinema
 
Tag: eventi, news

ssr03/10/2014
L’8° edizione della rassegna 50 Giorni di Cinema Internazionale a Firenze che raggruppa 10 festival internazionali (29 ottobre-14 dicembre, cinema Odeon) verrà aperta da due film del Festival dei PopoliExamen d'Etat, del congolese Dieudo Hamadi, uscito quest'anno, eMoi, un noir, del 1959, del grande documentarista Jean Rouch. Due film che parlano dei sogni e delle speranze dei giovani africani, in apertura della mega rassegna dedicata quest'anno al tema del Futuro. 

Dal 30 ottobre al 2 novembre apre France Odeon, che dedica un particolare omaggio ad Alain Resnais, con la proiezione del suo ultimo film, Aimer, boire et chanter, con immagini inedite introdotte dalle protagoniste Sabine Azéma e Caroline Silhol. 
Si prosegue dal 3 al 5 novembre con il Festival del film Etnomusicale e l'anteprima del biopic sulla grande cantante di fado Amalia Rodrigues.
Dal 6 all'11 novembre protagonista il Festival Internazionale di Cinema e Donne che ospita a Firenze Micheline Lanctôt, vincitrice a Venezia nell'84 con Sonatine. Il Festival sarà inaugurato dalla sezione Guerriere del genere, dedicato alle registe svedesi anni ’70 portatrici del “linguaggio dell’insubordinazione”.

Lo Schermo dell'Arte Film Festival (12-16 novembre), unico in Italia dedicato al rapporto tra arte contemporanea e cinema, tra gli ospiti internazionali porta Alain Fleischer, che presenta la Naissance d'un musée, racconto dell'apertura nel 2012 del nuovo museo Louvre-Lens nella regione del Pas-de-Calais in Francia.
Al Balkan Florence Express (17-20 novembre), da segnalare il film I ponti di Serajevo, film collettivo firmato anche da Jean Luc Godard, presentato a Cannes quest'anno. Ospite del Balkan Jasmila Zbanic, vincitrice a Berlino nel 2006 con Il segreto di Esma, esponente della Nouvelle Vague balcanica, che presenta il suo ultimo film For those who can tell no tales

Al Florence Queer Festival (21-27 novembre), incentrato sul cinema a tematica LGBTI, ospite Eytan Fox, regista di Yossi and Jagger, che presenta a Firenze il suo ultimo successo: Cupcakes.
Il Festival dei Popoli, dopo la grande festa d'apertura, è in cartellone alla 50 Giorni dal 28 novembre al 5 dicembre, con una bella retrospettiva sul documentarista olandese pluripremiato Jos de Putter e tanti documentari da ogni parte del mondo.
Il River to River Florence Indian Film Festival (6-12 dicembre) propone quest'anno i registi indiani della generazione 2.0: attesa a Firenze l'anteprima di Diary of an overly Reactive Middle Aged Teenager di Prashant Sehgal, un webcam diary di Saski, aspirante attrice a Mumbai.
Dopo i film finlandesi dedicati a tutta la famiglia de La Finestra sul Nord (13 e 14 dicembre), chiude la 50 Giorni, il 14 dicembre sera, il Premio N.I.C.E. Città di Firenze, attribuito al film più votato dal pubblico americano del Festival Nice, che da oltre trent'anni promuove i nuovi registi italiani nel mondo.

Sulla piattaforma MymoviesLive! per 50 giorni, ogni giorno, un film visibile gratuitamente online nella sala virtuale 50 Giorni (www.mymovies.it).
Grazie all'accordo con Trenitalia, sconti sui biglietti di viaggio, su Frecce e treni regionali, per chi acquista i biglietti della 50 Giorni (info: www.50giornidicinema.com).

 
 
 
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