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CINEMA PARADISO

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Film nelle sale da domani

Post n°11403 pubblicato il 23 Aprile 2014 da Ladridicinema
 

 
 
 

L'incipit di 'Cent'anni di solitudine' da Ansa

Post n°11402 pubblicato il 23 Aprile 2014 da Ladridicinema
 

Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendia si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio. Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era cosí recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. ...

 
 
 

Con Alice e Asia Italia in rosa a Cannes

Post n°11401 pubblicato il 23 Aprile 2014 da Ladridicinema
 

Rohrwacher in corsa per la Palma d'Oro, Argento a Un certain regard

Redazione ANSA  18 aprile 201415:16

L'Italia è donna alla 67/ma edizione del Festival di Cannes. Sulla croisette sono attese Alice Rohrwacher e Asia Argento. 

Le meraviglie, il film di Alice Rohrwacher è in gara per la Palma d'oro, unico italiano in concorso. Prodotto da Carlo Cresto-Dina, vede la sorella Alba protagonista con Monica Bellucci, Sam Louwyck, Sabine Timoteo. Una storia minima sulle contraddizioni che seguono l'abbandono della vita in campagna e la trasformazione del territorio in una specie di parco giochi, seguendo le vicende della giovane Gelsomina che vive con le sorelle e il padre a contatto con la natura e gli animali in un equilibrio perfetto, finché un bel giorno non arriva un coetaneo, un ragazzino di nome Martin, a sconvolgere la vita del quadretto familiare. Coproduzione con Svizzera e Germania, prodotto anche con Rai Cinema il film sarà distribuito il 22 maggio dalla Bim. 

Incompresa, il film di Asia Argento, è in gara a Un certain Regard. Scritta dalla stessa Argento, la storia sembra piuttosto autobiografica: ambientato nel 1984, il film ha infatti come protagonista una bambina di nove anni, interpretata da Giulia Salerno, che coltiva un sogno, essere amata dai suoi genitori, Gainsbourg e Garko. Nel cast anche Max Gazzè e Gianmarco Tognazzi. Il film è una coproduzione francese con Paradis Film.

 
 
 

Cannes: i film che concorrono per la Palma

Post n°11400 pubblicato il 23 Aprile 2014 da Ladridicinema
 

Ecco le 18 pellicole in gara al Festival

Ecco i 18 film che concorreranno per la Palma d'oro al prossimo Festival di Cannes (altri film potranno essere annunciati nei prossimi giorni):

Sils Maria di Olivier Assayas Saint Laurent di Bertrand Bonello Kis Uykusu (Sommeil d'hiver) di Nuri Bilge Ceylan Maps to the stars di David Cronenberg Deux jours, une nuit di Jean-Pierre e Luc Dardenne Mommy di Xavier Dolan Captives di Atom Egoyan Adieu au langage di Jean-Luc Godard The search di Michel Hazanavicius The homesman di Tommy Lee Jones Futatsume no mado (Deux fenêtres) di Naomi Kawase Mr Turner di Mike Leigh Jimmy's hall di Ken Loach Foxcatcher di Bennett Miller Le Meraviglie di Alice Rohrwacher Relatos salvajes (Wild tales) di Damian Szifron Timbuktu di Abderrahmane Sissako Leviathan di Andrey Zvyagintsev. Il film di apertura della kermesse (fuori competizione) è Grace de Monaco di Olivier Dahan.

 
 
 

Cannes:i film fuori concorso e proiezioni speciali

Post n°11399 pubblicato il 23 Aprile 2014 da Ladridicinema
 

La 67/a edizione del Festival dal 14 al 25 maggio

Saranno presentati fuori competizione al 67/o festival di Cannes (14-25 maggio) i film:

Dragons 2 di Dean Deblois e Gui Lai (Coming home) di Zhang Yimou. In proiezione di mezzanotte saranno proiettati: Pyo Jeok (The target) di Chang, The salvation di Kristian Levring, The Rover di David Michod. In proiezione speciale: Les ponts de Sarajevo, film collettivo di 13 registi, tra cui Vincenzo Marra e Leonardo di Costanzo, Jean-Luc Godard e Isild Le Besco, Red army di Polsky Gabe, Maidan di Sergei Loznitsa, Eau argentée di Mohammed Ossama, Caricaturistes - Fantassins de la démocratie di Stéphanie Valloatto. Per celebrare i 70 anni del quotidiano francese Le Monde, sarà inoltre proiettato Les gens du Monde di Yves Jeuland.

 
 
 

Bellocchio a New York, tra sorprese, omaggi ed emozioni da cinecittànews

Post n°11398 pubblicato il 23 Aprile 2014 da Ladridicinema
 

Dal 16 aprile al 7 maggio il Museum of Modern Art di New York programma diciotto dei film più importanti della filmografia di uno dei nostri Maestri, Marco Bellocchio. Da I pugni in tasca fino aBella addormentata (che sarà distribuito nelle sale statunitensi dal 6 giugno, grazie al progetto ‘Cinema made in Italy’ targato Istituto Luce ed Emerging Pictures), passando per Il Principe di Homburg, Vacanze in Val Trebbia Gli occhi, la bocca (questi ultimi due restaurati da Luce-Cinecittà con la Ripley’s Film), un'occasione unica per il pubblico della Grande Mela di rivivere in 35mm alcuni momenti fondanti della nostra storia patria e cinematografica.

 

"Certamente è un grande onore e una grande soddisfazione questa retrospettiva così completa, in un contesto importante come il Moma. Spero più che altro che i film saranno visti dal maggior numero di persone possibile e che piacciano", ha dichiarato il regista al pranzo di presentazione dell'evento, dove l'hanno accompagnato Maya Sansa, Piergiorgio Bellocchio e Francesca Calvelli. Accanto a lui anche alla presentazione de Il regista di matrimoni, apertura ufficiale di 'Marco Bellocchio. A Retrospective' che ha riservato una divertente sorpresa anche per lo stesso regista: la proiezione di due brevi video dei Provini d'ammissione al Centro Sperimentale di Cinematografia nei quali il regista (per altro presentato come 'Bellocchi'), allora ventenne, duetta con una compagna di corso e recita una vecchia barzelletta.

 

"Vedersi da ragazzi è una emozione molto grande. Meglio non contare gli anni che sono passati… - ha commentato Bellocchio - ma sono emozionato anche di essere qui, in questo tempio dell'arte mondiale, per questa retrospettiva che io non ho promosso e per la quale devo ringraziare il Moma e Luce-Cinecittà, che hanno voluto prepararla in modo così eccellente". Con loro anche Sergio Toffetti, curatore del libro 'Morality and Beauty. Morale e Bellezza' pubblicato da Luce-Cinecittà e CSC al centro dell'incontro all'Istituto italiano di Cultura di New York. Uno sguardo unico sul regista, attraverso le sue proprie confidenze e le testimonianze dei tanti ospiti (Agosti, Rulli, Castellitto, Ciprì…) e 'fratelli minori' (Amelio, Archibugi, Luchetti, Giordana…).


 

"E' molto bello, e poi mi fa fare una bella figura", ha ringraziato Bellocchio, al quale si sono uniti il figlio Piergiorgio ("un lavoro estremamente affascinante e profondo, a testimonianza che il cinema nella nostra famiglia è stato un vero collante") e un inatteso ospite, Walter Veltroni ("Marco Bellocchio è una delle persone cui questo Paese ha ragione di essere grato, e se siamo qui a celebrarlo al MoMa di New York è perché, evidentemente, questo talento, questa cultura e la grazia personale che si ritrova nei suoi film sono diventati parte della storia del cinema").

(Mattia Pasquini)

 
 
 

Franceschini: "Più tax credit e più coproduzioni"

Post n°11397 pubblicato il 23 Aprile 2014 da Ladridicinema
 
Tag: news

Cristiana Paternò15/04/2014
Più tax credit e più coproduzioni. E' la ricetta del ministro Dario Franceschini per dare ossigeno al cinema italiano in forte sofferenza, come mostrano i dati presentati dall'unità di studi congiunta di MiBACT e Anica (ne parliamo in un'altra notizia). Era la prima volta che un ministro partecipava all'incontro annuale in cui vengono presentati i numeri dell'industria. Se la produzione è sostanzialmente stabile, è in netto calo il costo industriale dei film e diminuiscono soprattutto i titoli ad alto budget. "Mai il Fus è stato così basso e nel 2014 sarà ancora inferiore", ha denunciato il presidente Anica Riccardo Tozzi. Che attribuisce però il calo di investimenti anche al disimpegno di Mediaset. Mentre Angelo Barbagallo, presidente produttori Anica, ha sottolineato come "il problema delle risorse confligga con i risultati ottenuti dal cinema italiano, che vince premi ovunque". 

Franceschini ha cercato di rassicurare l'affollata platea di addetti ai lavori al Collegio Romano. "In epoca di globalizzazione ogni economia nazionale deve individuare la propria vocazione e quella italiana è legata alla cultura e al bello. Credo molto in questa sfida ma so anche che non possiamo prescindere dalla crisi economica e dalla stagione di tagli che stiamo vivendo. Il mio ruolo sarà quello di evitare tagli ulteriori e portare più risorse. Ce la metterò tutta, ma dentro questo quadro", avverte. Anche perché il governo, nei prossimi giorni, si prepara a parlare nuovamente di spending review. 

Il ministro punta su una serie di misure di sostegno. A partire da un lavoro per aumentare le coproduzioni con l'estero (che nei dati 2013 sono in calo) "in particolare con i paesi emergenti, che hanno forti flussi di turismo verso l'Europa ma non sempre verso l'Italia". Importante per attrarre gli investimenti stranieri, dice Franceschini, anche un intervento sul limite di 5 milioni per il tax credit "che ostacola le grandi produzioni", fondamentale per il settore anche ottenere un rinnovo del tax credit almeno allo stesso livello dello scorso anno. Nei prossimi giorni sarà varato il provvedimento per il tax credit per l'audiovisivo. Dice ancora Franceschini: "Le tv devono dare un contributo fondamentale e occorre un intervento per correggere le norme sulle quote aumentando le sanzioni. Ringrazio la Rai perché rispetta più di Mediaset le norme sugli investimenti, ma ringrazio Mediaset perché programma più film italiani in prima serata". 

Dal ministro anche l'intento di aiutare ''le piccole sale per la digitalizzazione''. Quanto al Fondo Unico per lo Spettacolo: ''i nuovi componenti delle commissioni che decidono i contributi verranno selezionati in base al cv e il dg Nicola Borrelli non voterà''. Quindi un accenno alla battaglia per l'eccezione culturale nella quale l'Italia si schiererà a fianco della Francia, perché ''significa tenere fuori il mondo della cultura dagli schemi del mercato''. Infine un appello ai produttori: ''Mostrate nei vostri film le bellezze italiane, sono cose che contano molto di più di una campagna promozionale, cercate di mettere dentro ai vostri film le nostre meraviglie, specie quelle sconosciute'', ha concluso il ministro, citando anche l'impatto sul turismo che un film come La grande bellezza sta esercitando. Ma il produttore Nicola Giuliano gli ha ricordato che "mostrare la bellezza costa, anche 30mila euro per girare una notte alle Terme di Caracalla". 

 
 
 

L’Italia del Lato Oscuro

Post n°11396 pubblicato il 23 Aprile 2014 da Ladridicinema
 

Andrea Guglielmino17/04/2014
Dalle pagine di cronaca nera al grande schermo, arriva in sala In nomine Satan, il film d’esordio di Emanuele Cerman, thriller-drama ispirato al caso tristemente noto delle ‘Bestie di Satana’. Tra gli interpreti c’è anche Stefano Calvagna, che ha ideato il plot e scritto la sceneggiatura con Emanuele Cerquiglini. Un fenomeno, quello delle sette esoteriche, in continua ascesa: se ne contano circa 8.000 e il numero va crescendo. “E’ una storia – dice il regista – che ho scritto cercando di rispettare il dolore delle famiglie. 

Non solo quelle delle vittime, ovviamente, ma anche quelle dei colpevoli, o addirittura, si potrebbe dire, dei ‘presunti colpevoli’. Già, perché non tutto è sempre scontato come si dice. In Italia manca il coraggio di raccontare il lato oscuro del paese. Ma quando mi accusano due ragazzini strafatti di aver scavato con una pala una fosse che si poteva scavare solo con una ruspa, mi pongo delle domande. Ok, c’erano di mezzo sostanze psicotrope: come le hanno trovate? Chi li ha aiutati? Questa è solo la mia visione. Sono partito dal primo omicidio e poi ci ho costruito una storia mia, basandomi anche sul gran numero di libri, documentari e articoli che sono usciti dopo che la faccenda è venuta fuori.  Mi interesso di studi antroposofici e conosco Steiner. La religione luciferina è diversa dal satanismo, è a un livello molto più alto. Ogni culto include il sacrificio, a livello anche simbolico. Anche la massoneria può essere legata al satanismo, ma lì parliamo di situazioni gestite da gente che ha studiato, sapienti e intellettuali. Diverso il caso delle bande di ragazzini, molto più pericolose, che si reclutano via facebook e attraverso le droghe e un libretto di esoterismo da quattro soldi vengono magari manipolate da poteri più alti di loro. Ci vuole poco: in Italia ci hanno abituati che l’esoterismo è il mago Otelma. Secondo il concorso di colpa non esistono condanne ingiuste, ma magari esagerate sì, calcolando che se togli 20 o 30 anni di vita a un giovane, in pratica, lo distruggi. Io comunque rimasi allibito. Naturalmente non è l’ascoltare la musica metal che ti porta a questo genere di deriva: c’è un problema sociale di fondo, l’insicurezza, la poca speranza nei confronti del futuro. Lo vivo anch’io sulla mia pelle, ogni giorno la mia società rischia di fallire. Chiudono i cinema, le librerie, i teatri e aprono locali che vendono alcool e le bische. Stiamo creando dei mostri, l’uomo è sempre meno in contatto con gli altri e sempre più chiuso sull’illusione di sé stesso”. 

“C’è un aspetto anche goliardico del satanismo – commenta Calvagna – ma non dobbiamo pensare al satanista come a un tipo necessariamente pittoresco, tatuato e coi capelli lunghi. Ne ho incontrati anche in vacanza, non si definiscono tali e non hanno certo una tessera. Sono irriconoscibili. Potrebbero essercene tra di noi in questa sala”. “C’è esigenza tra gli autori giovani di raccontare anche il sociale – chiude il chief di Distribuzione Indipendente Giovanni Costantino, che porta il film in sala dal 24 aprile – ma tutti vogliono solo Spider-Man. Noi non siamo così, anche perché non abbiamo i soldi. Ma dar spazio a queste voci è la nostra missione e la nostra passione”.

 
 
 

Godard, Cronenberg, Dardenne. La sfida delle meraviglie

Post n°11395 pubblicato il 23 Aprile 2014 da Ladridicinema
 

Cr. P.17/04/2014
Sono 18 (potrebbero però aumentare di uno) i film in competizione al Festival di Cannes, che si terrà dal 14 al 25 maggio 2014. La selezione è stata appena annunciata dal direttore Thierry Frémaux in una conferenza stampa a Parigi, trasmessa anche live sul sito del festival. Le meraviglie, opera seconda della giovane autrice italiana Alice Rohrwacher, dovrà vedersela con alcuni mostri sacri mondiali come Jean Luc Godard, che accetta la sfida del concorso con il programmatico Adieu au languageDavid Cronenberg con Maps of the Stars, i fratelli Dardenne, già vincitori di due Palme d'oro, che portano un western belga intitolato Deux jours, une nuit. Ancora dalla FranciaSils Maria di Olivier Assayas, girato in Alto Adige col sostegno della nostra BLS, e Saint Laurent di Bertrand Bonello (seconda biografia del grande creatore di moda, quest'anno, dopo Yves Saint Laurent di Yalil Lespert). Ci sarà una nuova opera del turco Nuri Bilge CeylanSommeil d'hiver, con una durata monstre di oltre tre ore. E ancora Mommy del giovane talento canadese Xavier Dolan, che con Captives del connazionale Atom Egoyan porta a tre la quota del Canada. Ancora un francese, ma molto internazionale, Michel Hazanavicius (già autore del celebrato The Artist) con The Search. Dall'Inghilterra Mr. Turner di Mike Leigh Jimmy's Hall di Ken Loach, prodotto però dagli irlandesi.
Dagli Usa Foxcatcher di Bennett Miller (Truman Capote) e The Homesman di Tommy Lee Jones, già a Cannes con la sua precedente regia Le tre sepolture. Dal Giappone arriva Two Windows di una habituée della Croisette come Naomi Kawase (da notare che quest'anno ci sono ben 15 film diretti da donne nella selezione ufficiale, tra concorso, fuori concorso e UCR). Infine dall'Argentina troviamo Relatos salvajes diDamian Szifron, dalla Russia Leviathan di Andrei Zvyagintsev, dalla Mauritania Timbuktu del maestro africano Abderrahmane Sissako.
                                                                                                                                                            
Grace di Monaco di Olivier Dahan, che com'è noto aprirà il festival il 14 maggio, sarà proiettato "nella versione voluta dal regista", come ha precisato Thierry Frémaux. Il film, con Nicole Kidman nel ruolo di Grace Kelly, è da mesi al centro di un conflitto artistico tra il regista francese (lo stesso che realizzò La vie en rose, del 2007, con Marion Cotillard), e il produttore americano, Harvey Weinstein, riguardo al "final cut". L'uscita nella sale, inizialmente prevista a gennaio, è poi slittata di alcuni mesi senza spiegazioni. Olivier Dahan era intervenuto criticando con forza il produttore che, secondo lui, voleva fare "un film commerciale". Frémaux ha osservato che il film sarà proiettato "nella sola versione che esiste, quella voluta dal regista... Siamo in Francia e a Cannes - ha detto - la sola versione è quella del regista". 

 
 
 

Noah ancora in testa

Post n°11394 pubblicato il 23 Aprile 2014 da Ladridicinema
 

Box Office Italia
Molte novità nella classifica italiana del weekend pasquale, ma non sufficienti per modificare il leader della top ten che resta, anche se per poco, Noah, grazie ad un incasso di 1.6 milioni (5 in totale), che bastano a superare Rio 2, che si ferma a 1.5. Ottima partenza per Gigolò per caso, che raccoglie ben 1.3 milioni e surclassa il ben più ambizioso Transcendence che non riesce nemmeno a stare sopra al milione di euro. Scende Anderson, arrivato a 1.7 milioni di euro con Grand Budapest Hotel, mentre gli altri film in classifica subiscono tutti una netta flessione e Ti sposo ma non troppo delude parecchio, raccogliendo appena 190mila euro in 147 sale. La prossima settimana arriva The Amazing Spider-man 2, assieme al film postumo di Mazzacurati La sedia della felicità e al secondo capitolo di Nymphomaniac

Box Office Usa
In America resiste bene Captain America, che passa la soglia dei 200 milioni di euro, mentre fatica un po' Rio 2, leggermente al di sotto delle aspettative con un totale di 75. Tra le nuove entrate spicca la performance di Heaven is For Real che viaggia con la migliore media per sala della settimana e in soli tre giorni ottiene un incasso doppio rispetto al costo di produzione. Mastica amaro Transcendence, che parte male con appena 11 milioni d'incasso, mentre Ghost Movie 2 - Questa volta è guerra si fa bastare i 9 milioni per coprire ampiamente i costi di produzione. Crollano (prevedibilmente) sia Oculus che Noah, mentre reggono bene Draft Day e Divergent. La prossima settimana arrivano The Other Woman e Brick Mansions, mentre i fan dell'Uomo Ragno dovranno aspettare il 2 maggio: intanto il film ha già incassato 47 milioni di dollari in tutto il mondo e non dovrebbe faticare a superare il dato del primo episodio che sfiorò il mezzo miliardo. Da segnalare infine la fantasmagorica performance di Frozen in Giappone: il film ha passato quota 100 milioni e si avvia a superare persino l'ultima opera diMiyazaki (sarebbe la prima volta per un film animato non giapponese). 

 
 
 

The Amazing Spider-Man 2, l’Uomo Ragno di Marc Webb contro il potere di Electro da il fatto quotidiano

Post n°11393 pubblicato il 23 Aprile 2014 da Ladridicinema
 

A due anni di distanza dal primo capitolo che aveva diviso critica e pubblico, il 23 aprile arriverà in sala l'ultima pellicola con l'eroe della Marvel, con cui il regista statunitense ha dato nuovamente prova di essersi allontanato dai tre precedenti film, in favore di una più fedele rivisitazione del fumetto creato da Stan Lee e Steve Ditko
The Amazing Spider-Man 2, l’Uomo Ragno di Marc Webb contro il potere di Electro

Dopo appena cinque anni dalla fine della trilogia di Sam Raimi, un franchise da due miliardi e mezzo di dollari, il testimone, già nel 2012, era passato a Marc Webb, per la nuova saga cinematografica legata ai comics della Marvel. A due anni di distanza dal primo capitolo che aveva diviso critica e pubblico, il 23 aprile arriverà in sala The Amazing Spider-Man 2 – Il Potere di Electro, con cui il regista statunitense ha dato nuovamente prova di essersi allontanato dai tre precedenti film, in favore di una più fedele rivisitazione del fumetto creato da Stan Lee e Steve Ditko. In origine sarebbe dovuto essere Spider-Man 4, ma la Columbia optò per un diverso reboot basato sul soggetto di James Vanderbilt, sceneggiato in questo caso da Alex Kurtzman, Roberto Orci e Jeff Pinkner. E gli spunti sono tanti, fors’anche troppi, visto che oltre a due ulteriori capitoli, la casa produttrice ha in previsione anche due spin-off dedicati agli antagonisti del fumetto, Venom e I Sinistri Sei, ai quali c’è un accenno, anche se solo marginale, già in questa pellicola.

Tantissimi rimandi, ben tre personaggi “cattivi” e una lunga digressione sull’infanzia di Peter Parker, o meglio, sui suoi genitori. Sì, perché mai prima d’ora sul grande schermo si erano affrontate le origini del protagonista come in questo caso, in cui, fin dalle prime immagini, lo spettatore ha modo di comprendere la scelta di Richard e Mary Parker di affidare il giovane Peter alle cure degli zii May e Ben. Nelle due ore e venti di durata il film apre fin troppe parentesi, restando ancorato ad alcuni punti di forza con cui si arriva a salvare nel complesso l’opera di Webb.

Il regista di (500) giorni insieme è tornato nuovamente a concentrarsi sulla relazione tra i due protagonisti, riprendendo la loro storia da dove si era fermato nel 2012. Di nuovo Andrew Garfield nei panni di un Peter Parker sempre più fedele al fumetto ed Emma Stone in quelli di Gwen Stacyfresca di diploma ed ecco nuovamente scoccare la scintilla, con una complicità talmente naturale da lasciar trasparire la vera storia tra i due attori, compagni sul set come nella vita. “Quello che preferisco al cinema sono proprio le storie d’amore e la fortuna di lavorare con Emma e Andrew sta nel fatto che essendo entrambi molto bravi a improvvisare, rendono più credibile ogni scena, suscitando l’emotività dello spettatore” ha detto Marc Webb in conferenza stampa, un aspetto che appare chiaro in ogni sequenza affidata alla giovane coppia di Hollywood, tanto da far finire in secondo piano persino il villain di questo capitolo, il controverso Electro interpretato dal Premio Oscar Jamie Foxx. Un antagonista dai tratti non bene definiti, apparentemente spinto da un senso di frustrazione personale sfogata, alla prima occasione utile, contro Spider-Man, reo di avergli rubato la scena. Si finisce quasi per provare compassione per un personaggio simile, tanto da andare a ricercare il vero contrappeso del protagonista in un eccezionale Dane DeHaan, nella duplice veste di Harry Osborn, erede della Oscorp e di Goblin. Il giovane attore recentemente apprezzato al fianco di Daniel Radcliffe in Giovani ribelli, raccoglie il testimone che nel primo capitolo era affidato al Lizard di Rhys Ifans, interpretando il personaggio più oscuro e dannato del film. Ed è dall’incontro dei due antagonisti che nascono le sequenze d’azione più entusiasmanti, in un lavoro di computer grafica degno dei migliori blockbuster Marvel al quale, l’apporto del 3D ha reso possibile un’ulteriore spettacolarizzazione, a sopperire le tante, troppe mancanze della sceneggiatura. “Credo che Spider-Man sia diverso da tutti gli altri supereroi. È un ragazzo che deve pagarsi l’affitto, che ha problemi con la propria fidanzata e con le persone che lo circondano. È più facile identificarsi con lui” ha aggiunto Webb e come dargli torto. Non rimane quindi che augurarsi che nel terzo capitolo della saga il team creativo si soffermi di più in fase di scrittura, piuttosto che in post-produzione.

 
 
 

Rocco e i Suoi Fratelli e Poveri Ma Belli, remake di due pezzi storici della cinematografia italiana da lanostratv.it

Post n°11392 pubblicato il 19 Aprile 2014 da Ladridicinema
 

RAI E TITANUS INSIEME PER FAR RIVIVERE ROCCO E I SUOI FRATELLI E POVERI MA BELLI - Che sia a causa della mancanze di idee, o che si tratti della voglia di ritornare ai fasti della cinematografia italiana di un tempo, la Rai sta ben pensando di ridare vita a due storiche pellicole partorite in terra nostrana, messe in piedi da quei geni del passato capaci di far apprezzare nel mondo l’arte cinematografica italiana. Stiamo parlando di Poveri ma belli e Rocco e i suoi fratelli, due film prodotti rispettivamente nel 1957 e nel 1960, di cui ora la Rai starebbe pensando di produrne due remake, affidando alla Titanus il compito di produrli. La casa di produzione che dovrebbe raccoglierne l’eredità non è lontana dalle due pellicole originali, essendosi occupata già all’epoca della produzione di entrambi i film (Poveri ma belli in solitaria e Rocco e i suoi fratelli in collaborazione con Les Films Marceaus), e la partenza del progetto è prevista per il 2014.  

 

 

RAI E TITANUS NEL REMAKE DI POVERI MA BELLI - La pellicola più vecchia delle due, Poveri ma belli (1957 con la regia di Dino Risi), è entrata nel tempo tra i film cult dell’epoca tanto da meritarsi l’entrata nell’elenco dei 100 film italiani da salvare, lista curata Fabio Ferzetti (critico cinematografico de Il Messaggero) in collaborazione con un team di esperti, che hanno selezionato accuratamente i 100 film diretti da registi italiani che hanno “cambiato la memoria collettiva del Paese tra il 1942 e il 1978″. Poveri ma belli è una storia d’amore probabilmente atipica per il tempo, i cui protagonisti, due ragazzi appunto “poveri ma belli” interpretati da Renato Salvatori e Maurizio Arena, si innamorano di una stessa ragazza, che dopo aver intrapreso una relazione con entrambi si rende conto di essere ancora innamorata del suo ex. Col procedere della storia, i due ragazzi si rendono conto di essere innamorati l’uno della sorella dell’altro. Alla pellicola ne sono seguite altre due, Belle ma povere uscito lo stesso anno e Poveri milionari, uscito nel 1958.

ROCCO E I SUOI FRATELLI SENZA ALAIN DELON - Dalla portata più internazionale fu la pellicola Rocco e i suoi fratelli, prodotta nel 1960 tra Italia e Francia con la regia di Luchino Visconti, anch’essa entrata tra i 100 film italiani da salvare. Storia d’amore e immigrazione ispirata al romanzo Il ponte della Ghisolfa si Giovanni Testori, racconta le vicissitudini di un ragazzo lucano, Rocco, costretto ad abbandonare la sua terra natia alla morte del padre insieme alla madre ed ai fratelli per raggiungere Milano. Da qui partono tutta una serie di intricate situazioni familiari, sentimentali e personali magistralmente interpretate dall’intensità di un allora giovane Alain Delon, volto e voce del protagonista. La notizia del remake ha scatenato la curiosità degli appassionati, curiosi di sapere come la storia verrà trattata e chi prenderà il posto di Delon.

RAI E TITANUS RIUSCIRANNO NELL’IMPRESA? - Un’ardua impresa per due film così consolidati nella storia ed anche nella cultura nazionale, da trattare con il giusto impegno stando attenti al rischio di scadere nello scimmiottamento. Ma si sa, quando certe cose vengono trattate da professionisti e da gente che sa dove mettere le mani il risultato ne risente in positivo, ma se ci provano degli sprovveduti…

 
 
 

La Cina paga il remake del film sui partigiani titini da http://ilpiccolo.gelocal.it/

Post n°11391 pubblicato il 19 Aprile 2014 da Ladridicinema
 

La pellicola jugoslava “Valter difende Sarajevo” diventata cult nel 1972 anche nei cinema di Pechino

di Stefano Giantin

BELGRADO. Non solo promesse di investimenti e di sostanziosi prestiti per la costruzione di ponti e autostrade, per la modernizzazione di obsolete ferrovie, ma anche denari per far rivivere uno dei più grandi “colossal” cinematografici jugoslavi. Sì, sembra proprio che una delle direzioni in cui i Balcani possano e debbano guardare per ridare slancio a qualche progetto turistico, imprenditoriale e anche artistico sia quella che porta verso la Cina.

Cina dove ancora sopravvive, nei più anziani, la memoria dell’epoca d’oro della Jugoslavia di Tito. E la memoria va sfruttata. Lo conferma la recente idea della società di produzione cinematografica “China Star Media”, che ha annunciato che lavorerà, con l’assistenza del ministero della Cultura bosniaco, a un remake del film “Valter brani Sarajevo”, conosciuto in italiano con il nome “Valter difende Sarajevo”. Film che, per varie ragioni, non ultima l’avvincente sceneggiatura, è diventato subito un cult dopo la sua proiezione nelle sale jugoslave ed estere, nel 1972. La storia, ricorda il sito specializzato Imdb, racconta un momento significativo del tramonto della sanguinaria occupazione nazista dei Balcani.

I tedeschi, dopo la caduta di Belgrado e durante la ritirata verso la Germania, «avevano un disperato bisogno di carburante» per rifornire le truppe e Sarajevo era il centro cruciale per la logistica. Ma un «misterioso e carismatico leader della Resistenza», nome di battaglia Valter, «riusciva a ostacolare i rifornimenti» nella città, senza che i nazisti riuscissero a mettere la mani su di lui piegando Sarajevo. Famosissima, tra le tante, la scena in cui la nemesi di Valter, il comandante tedesco Von Dietrich, che aveva tentato inutilmente di catturarlo, prima di abbandonare Sarajevo ammette la sua sconfitta a un funzionario della Gestapo, Wilder. «Ora che sto per andare via ho capito chi è Valter». «Mi dica immediatamente il suo nome», gli ordina Wilder.

«Guardi, vede questa città, questa è Valter», la risposta dell’ufficiale della Wehrmacht indicando dall’alto Sarajevo, in una scena straordinaria, congegnata con attenzione anche per sottolineare, come tutto il film del resto, la vittoria della “fratellanza e unità” sull’invasore.

Film che ebbe un successo straordinario non solo in Jugoslavia – dove la memoria di Valter vive ancora nella cultura popolare e nella musica - ma anche in Cina. La riprova, i tanti neonati cinesi nati all’inizio degli Anni Settanta chiamati Valter in onore del protagonista del film e le vie dedicate all’eroe partigiano.

E poi la birra cinese Valter, sull’etichetta l’attore interprete del leader partigiano, Bata Zivojinovic, con in mano un mitra. Una fama, quella di Valter che difende Sarajevo, liberamente ispirato alla figura del partigiano Vladimir Peric Valter, che ha spinto la China Star Media sulla strada del remake, da realizzare grazie a sette milioni di euro di fondi.

Una pellicola da girare naturalmente in Bosnia, con attori locali ma regista cinese, a partire dal prossimo anno. La produzione del Valter “made in China” sarà realizzata in collaborazione con la Jadran Film e il Filmski Centar di Sarajevo, ha specificato l’agenzia Afp. «Da quando ho visto il film, quarant’anni fa, Sarajevo mi è rimasta nel cuore», ha dichiarato invece ai media locali il numero uno dell’azienda con sede a Pechino, Bing Xiang, anticipando la sua intenzione che è anche quella di «risvegliare le nuove generazioni» in Cina, «come Valter svegliò noi».

E di far vedere, non solo in Asia, quanto i «valori di fratellanza e unità», ha poi aggiunto il manager, possano ancora avere un senso.

 
 
 

“50+1” il nuovo album dei Nomadi

Post n°11390 pubblicato il 19 Aprile 2014 da Ladridicinema
 

Novellara. Il doppio cd della storica band contiene 34 brani fra pezzi classici con nuovi arrangiamenti e due canzoni inedite

NOVELLARA (Reggio Emilia)

Qualche settimana fa Beppe Carletti, rilasciandoci un’intervista per la presentazione del suo nuovo libro, disse che il gruppo stava cominciando a lavorare al nuovo album e che sarebbe uscito fra un bel po’. Forse dovevamo guardare meglio il suo naso e magari avremmo notato che si stava allungando. Pazienza. Comunque Beppe è perdonato.

Il nuovo album dei Nomadi è inaffiti già qui, fresco di stampa, per celebrare una lunga carriera che ormai ha tagliato anche il traguardo del mezzo secolo di ininterrotta attività. S’intitola “50+1” ed è composto da due cd frutto del lavoro da studio di registrazione,tra successi pescati dal passato e due brani inediti. Con una scaletta di trentaquattro pezzi, l'album è anche il primo con il quale Cristiano Turato (voce della band dal 2012 dopo la separazione con Danilo Sacco) si è confrontato con alcuni pezzi storici dei Nomadi in versione riarrangiata.

BEPPE E “DIO E’ MORTO”. «Ha dell'incredibile perchè da una certa parte era considerata blasfema, mentre Radio Vaticano la trasmetteva perchè era piena di speranza. All'epoca nelle chiese si celebravano le messe beat, e la censura fece la fortuna di questa canzone che ebbe un eco incredibile, gettonatissima nei juke box, appariva nelle sigle finali delle trasmissione televisive anche se non era stata trasmessa per la censura. E' stata una pietra miliare per noi». Così Beppe Carletti durante la presentazione del doppio cd "50+1" ricordava la canzone "Dio è morto" del 1967, che adesso viene riproposta con nuovo sound anche in "50+1".

NUOVO SOUND. «Non è una raccolta di successi, come qualcuno potrebbe pensare – dice ancora Carletti – sono canzoni che riproponiamo in una veste nuova, con la stessa credibilità e la stessa enfasi, un tributo ai 50 anni dei Nomadi a mezzo secolo e oltre dalla nascita della band». Per la maggior parte sono canzoni cantate originariamente da Augusto Daolio e che in questa versione sono riproposte con le voci di Cristiano Turato eMassimo Vecchi. «Massimo ne canta alcune, le altre Cristiano e mi sembrano quasi nuove – spiega il fondatore della band – sono nuovi gli arrangiamenti, con sonorità più attuali. La voce di Augusto era da fare paura ma Cristiano gli ha dato nuova vita».

LA PRIMA CON GUCCINI. Carletti ricorda come nacque la collaborazione con Francesco Guccini: «La prima canzone che incidemmo di Francesco fu "Noi non ci saremo" a Natale del 19'66: parlava di esplosioni, centrali nucleari, in un linguaggio dirompende per l'epoca. Lui conosceva il nostro produttore, cui diede una musicassetta: quelle canzoni ci piacquero, ce ne innamorammo subito ed avemmo un rapporto sincero e pulito con lui».

Del doppio cd fa parte anche "Ho difeso il mio amore", versione italiana di "Nights in white satin" dei Moody Blues. «L'abbiamo fatta nostra, tanto da non sembrare una cover – confessa Carletti – comprai il mellotron per l'occasione, una tastiera dai suoni particolari: non la presentammo al Cantagiro, la suoniamo tutt'oggi perchè è nel cuore di tante persone». E nel nuovo album non poteva certo mancare "Un pugno di sabbia" fra le più conosciute dei Nomadi. «Eravamo l'unico complesso al Disco per l'estate del 1970 – ancora Beppe – siamo tornati a casa e tutti ci riconoscevano. Una volta si suonava sulla riviera adriatica e dovevamo fare due locali per sera, tanta era la nostra popolarità». Al Disco per l'estate del 1972 i Nomadi presentarono "Io vagabondo". «Eravamo dodici cantanti in gara e sei per sera andavano in finale – ricorda – il giovedì vincemmo la serata e la Vanoni non ci credeva. Il sabato sera arrivammo penultimi ma fu veramente un successo».

 
 
 

García Márquez morto. Premio Nobel, scrisse ‘Cent’anni di solitudine’ da Il fatto quotidiano

Post n°11389 pubblicato il 18 Aprile 2014 da Ladridicinema
 

Il grande autore colombiano è spirato in un ospedale di Città del Messico, dove era stato ricoverato per l'aggravarsi di una polmonite. La sua opera più famosa, manifesto del "realismo magico", ha venduto 50 milioni di copie ed è stata tradotta in 25 lingue. Tra gli altri capolavori, "Cronaca di una morte annunciata" e "L'amore ai tempi del colera"
García Márquez morto. Premio Nobel, scrisse ‘Cent’anni di solitudine’

Il villaggio di Macondo, “venti case d’argilla e di canna selvatica”, e le storie della famiglia Buendia. L’impiegato Florentino Ariza e l’amore che arriva dopo “cinquantatré anni, sette mesi e undici giorni, notti comprese”. Il mondo dice addio allo scrittore colombiano Gabriel García Márquez, alle sue pagine e ai suoi personaggi. Libri, da “Cent’anni di solitudine” a “L’amore ai tempi del colera”, che hanno venduto milioni di copie in tutto il mondo e sono stati tradotti in quasi tutte le lingue. Premio Nobel per la Letteratura nel 1982, è morto a 87 anni in un ospedale di Città del Messico. Il celebre intellettuale era malato da tempo ed era stato ricoverato in un ospedale della capitale in seguito all’aggravarsi di una polmonite. 

Lo scrittore era stato ricoverato in ospedale all’inizio del mese con infezioni ai polmoni e alle vie urinarie. Negli ultimi anni “Gabo” aveva limitato le apparizioni pubbliche. Lo scorso mese per il suo compleanno era stato festeggiato davanti alla stampa da amici e sostenitori, che gli avevano portato torta e fiori fuori dalla sua abitazione in un quartiere esclusivo nel sud di Città del Messico. Lo scrittore non aveva parlato in quell’occasione. L’amica di García Márquez Elena Poniatowska,giornalista e scrittrice messicana, ha detto di averlo visto l’ultima volta quando lui è andata a trovarla a casa sua lo scorso novembre con un bouquet di rose gialle. Il bouquet compare spesso nel romanzo di García Márquez ”Cent’anni di solitudine”. “Sembrava stare bene”, aveva detto Poniatowska.

Márquezè uno dei massimi esponenti della letteratura contemporanea e soprattutto della corrente del “realismo magico”. Nel 1967 pubblicò una delle sue opere più famose: “Cent’anni di solitudine”. E’ il romanzo che ha fatto la sua storia, ma anche quella della narrativa sudamericana. Le vicende della famiglia Buendia nel villaggio di Macondo si intrecciano attraverso i tempi e le generazioni, in un labirinto di emozioni e di realtà che hanno fatto scuola. Oltre ad emozionare centinaia di lettori attraverso le epoche. “Macondo” è diventato il nome per descrivere l’irrazionale del quotidiano, una dimensione reale ma assurda, così difficile da cogliere, ma che tutti vivono in un modo o nell’altro. E ha battezzato, anche in Italia, innumerevoli circoli, associazioni, collettivi e utopie varie.

Nato il 6 marzo del 1927 ad Aracataca in Colombia, primogenito di undici figli. Suo padre era telegrafista. Nelle sue opere, Márquez raccontò del suo villaggio e della sua casa abitata da tante persone, ma anche da molti fantasmi. Gabriel García Márquez è da più parti considerato come lo scrittore in lingua spagnola più popolare dopo Miguel de Cervantes, nel diciassettesimo secolo. La sua straordinaria fama letteraria ha evocato paragoni con Mark Twain e Charles Dickens. Il romanzo del 1967 “Cent’anni di solitudine” ha venduto 50 milioni di copie in più di 25 lingue. Tra le sue pubblicazioni anche “Cronaca di una morte annunciata”, “L’amore ai tempi del colera“, “Il generale nel suo labirinto”, e “L’autunno del patriarca”. I suoi libri sono stati venduti più di qualsiasi cosa pubblicata in spagnolo eccetto la Bibbia.

Márquez cominciò la sua storia come giornalista. All’inizio fu redattore e poi reporter de “El Universal”, poi dal 1949 del quotidiano “El Heraldo” e infine nel 1954 si trasferì a Bogotà per lavorare a “El Espectador”. L’esordio letterario è nel 1955. Per due anni, dal 1973 al 1975, abbandona però la letteratura in segno di protesta per la dittatura di Pinochet e si dedica al giornalismo. I suoi articoli sono raccolti in numerose antologie, da “Scritti costieri” a “Taccuino di cinque anni”. Tornerà a scrivere con “L’autunno del patriarca”. In Italia le sue opere sono pubblicate da Mondadori.

GLI INCIPIT PIU’ FAMOSI

Cent’anni di solitudine (1967). Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendìa si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio. Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica cos truito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito.

Cronaca di una morte annunciata (1981). Il giorno che l’avrebbero ucciso, Santiago Nasar si alzò alle 5,30 del mattino per andare ad aspettare il battello con cui arrivava il vescovo. Aveva sognato di attraversare un bosco di higuerones sotto una pioggerella tenera, e per un istante fu felice dentro il sogno, ma nel ridestarsi si sentì inzaccherato da capo a piedi di cacca d’uccelli. «Sognava sempre alberi, – mi disse Plácida Linero, sua madre, 27 anni dopo, nel rievocare i particolari di quel lunedì ingrato. – La settimana prima aveva sognato di trovarsi da solo su un aereo di carta stagnola che volava in mezzo ai mandorli senza mai trovare ostacoli», mi disse. Plácida Linero godeva di una ben meritata fama di sicura interprete dei sogni altrui, a patto che glieli raccontassero a digiuno, ma non aveva riscontrato il minimo segno di malaugurio in quei due sogni di suo figlio, né negli altri sogni con alberi che lui le aveva riferito nei giorni che precedettero la sua morte.

Dell’amore a altri demoni (1994). Un cane cenerognolo con una stella sulla fronte irruppe nei budelli del mercato la prima domenica di dicembre, travolse rivendite di fritture, scompigliò bancarelle di indios e chioschi della lotteria, e passando morse quattro persone che si trovavano sul suo percorso. Tre erano schiavi negri. L’altra fu Sierva Marìa de Todos los Angeles, figlia unica del marchese di Casalduero, che si era recata con una domestica mulatta a comprare una filza di sonagli per la festa dei suoi dodici anni.

Memoria delle mie puttane tristi (2004). L’anno dei miei novant’anni decisi di regalarmi una notte d’amore folle con un’adolescente vergine. Mi ricordai di Rosa Cabarcas, la proprietaria di una casa clandestina che era solita avvertire i suoi buoni clienti quando aveva una novità disponibile. Non avevo mai ceduto a questa né ad altre delle sue molte tentazioni oscene, ma lei non credeva nella purezza dei miei principi. Anche la morale è una questione di tempo, diceva, con un sorriso maligno, te ne accorgerai.

 
 
 

Transcendence

Post n°11388 pubblicato il 17 Aprile 2014 da Ladridicinema
 
Tag: trailer

 

 
 
 

Transcendence

Post n°11387 pubblicato il 17 Aprile 2014 da Ladridicinema
 

Transcendence

Poster

Il dottor Will Caster (Johnny Depp) è il più importante ricercatore nel campo dell’intelligenza artificiale e lavora alla creazione di una macchina senziente che combini l’intelligenza collettiva di tutto ciò che è conosciuto con l’intera gamma delle emozioni umane. I suoi controversi esperimenti lo hanno reso famoso, ma lo hanno fatto diventare anche il bersaglio principale di un gruppo di terroristi contrari alla tecnologia, pronti a tutto pur di fermarlo. Ma nel loro tentativo di annientare Will, gli estremisti stessi diventano involontariamente coloro che lo spingeranno al successo—diventare parte della sua stessa trascendenza. Per sua moglie Evelyn (Rebecca Hall) e il suo migliore amico Max Waters (Paul Bettany), entrambi ricercatori, il problema non è se possono andare avanti…. ma se sia giusto farlo. Le loro peggiori paure diventano realtà quando la sete di conoscenza di Will sembra trasformarsi in una ossessiva ricerca di potere, di cui non si conosce la fine. L’unica cosa che è terribilmente chiara è che forse non c’è modo di fermarlo.

 
 
 

La sedia della felicità: o della testimonianza della leggerezza di Carlo Mazzacurati da coming soon

Post n°11386 pubblicato il 17 Aprile 2014 da Ladridicinema
 

16 aprile 2014
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Poster

 

Non c’era affatto un’atmosfera luttuosa, o mortifera, alla conferenza stampa nella quale è stato presentato, a Roma, La sedia della felicità, l’ultimo film diretto da Carlo Mazzacurati prima della sua morte, avvenuta lo scorso 22 gennaio.
Anzi, tutto il contrario.
La proiezione del film e l’incontro che è seguito con i suoi attori, i suoi sceneggiatori e i suoi produttori, sono state una sorta di compassata festa nella quale si sono festeggiati la leggerezza, l’ironia e il gusto per la vita del regista.
L’ha detto Piera Detassis, direttrice di Ciak eccezionalmente chiamata a moderare la conferenza stampa: “Io vorrei solo ringraziare Carlo Mazzacurati per questo film, perché ci ha lasciato la testimonianza della leggerezza.” Ed è vero, perché di tutti i film diretti in carriera dal veneto, La sedia della felicità è quello più lieve e sorridente. “Mi fa piacere che ci sia questo film, al quale Carlo teneva tantissimo,” ha detto la moglie del regista, Marina, presente in sala con la figlia Emilia. “Questo non è un ricordo di Carlo, non è un’opera postuma come ha erroneamente scritto qualcuno, ma è semplicemente qualcosa di bello che sia tra noi.”

“Non è vero neanche che Carlo non stesse bene sul set”, esordisce Valerio Mastandrea, come sempre ottimo protagonista nei panni dello squattrinato tatuatore Dino, coinvolto dalla sua vicina di negozio, l’altrettanto indebitata estetista Bruna, nella ricerca di un tesoro nascosto in una fantomatica sedia. “Io, rispetto a questa esperienza, ricordo sono un grande entusiasmo: e tutti noi non ci siamo mai accorti della sua malattia, che non è mai stata un peso o un intralcio al lavoro, come credo in quei giorni non se ne sia accorto nemmeno lui. Avrei voluto lavorare con Carlo molto tempo prima: per lui evidentemente non era così,” aggiunge con ironia l’attore romano, che in Dino ha detto di vedere il completamento di un percorso di personaggi cominciato con lo Stefano Nardini di Non pensarci, “ma nonostante questo tutto il lavoro fatto assieme per La sedia della felicità mi è bastato per sapere quanto mi mancherà, come uomo e come uomo di cinema.”

Giuseppe Battiston, che nel film interpreta il ruolo di un prete che è anche lui alla caccia del tesoro nascosto, racconta un aneddoto per far capire lo spirito che aleggiava attorno alla produzione del film: “Penso tutti avrete notato la ricchezza del cast di questo film, popolato dalla partecipazione di tutte le persone che lui sentiva vicine e che a lui tenevano di più: Antonio Albanese, Silvio Orlando, Roberto Citran e molti altri. Prima delle riprese Carlo lui mi raccontava proprio di tutti coloro che voleva coinvolgere e io gli chiedevo sempre ‘ma ce la farai a radunarli?’. La sua risposta era ‘ma certo, chi vuoi che dica di no a un povero malato?’. Ecco,” conclude Battiston, “questo penso dica molto di chi era Carlo, di che spirito aveva, e di quanto ci mancherà la sua leggerezza.”

“Di Carlo ho dei ricordi personali molto belli, che preferirei tenere per me,” ha detto invece la protagonista femminile Isabella Ragonese. “In questo film si ride, ma non per dimenticare qualcosa: si ride perché la sua ironia è un punto di vista sul mondo, è quella giusta distanza cui lui faceva spesso riferimento come prospettiva necessaria per guardare le cose. Sul set attraverso la passione superavamo ogni difficoltà. Il mio è un ricordo col sorriso, senza malinconia.”

Sbaglierebbe, però, chi pensasse che tutta la leggerezza de La sedia della felicità sia nata nel regista come una voglia di riscatto al male che poi l’ha ucciso. “Ho scritto quattro film con Carlo, e il desiderio di leggerezza qui espresso viene da molto lontano, è precedente alla sua malattia,” ha spiegato infatti la sceneggiatrice Doriana Leondeff. “Se è cambiato qualcosa, dopo la diagnosi, è stato che il nostro lavoro ha guadagnato in termini di lucidità e di buon umore: perché abbiamo sgombrato il tavolo da tutto ciò che era inutile, e siamo andati al cuore allegro delle cose. E anche il cambio di titolo è andato in questa direzione A suggerire quello attuale è stato il figlio del nostro montatore, che non amava il precedente La regina delle nevi. L’idea che il titolo del suo film l’avesse trovato un bambino, riempiva Carlo riempiva di gioia.”

Sulla stessa lunghezza d’onda anche l’altro sceneggiatore, Marco Pettenello, che di Mazzacurati era anche nipote: “Questo non è il film di una persona che sapeva di stare girando l’ultimo della sua vita; ma di certo è il film di uno che sapeva di essere vicino alla fine. Carlo si era messo nell’ottica di vedere che dentro questo mondo derelitto, il mondo che ha raccontato in tanti altri film, c’e ancora vita, amore, rabbia: ci sono gli elementi per fare una storia da poter raccontare ad un bambino. E non a caso i nostri riferimenti principali sono stati film d’animazione, come Kiki – Consegne a domicilio o Fantastic Mr. Fox”. Pettenello spiega poi che nel film ci sono anche molti riferimenti ad un tono surreale come quello raccontato daZavattini e De Sica in certe fasi della loro carriera: “Negli ultimi anni Carlo era solito guardare meno cinema europeo, e si stava appassionando al mondo del cinema americano eccentrico deiCoen o di Wes Anderson. Questo poi si è trasmesso nel suo cinema: non aveva più paura del cinema artefatto, di allontanarsi dal reale. E se nelle sue commedie precedenti ad un certo punto calava il registro malinconico, ma qui no: abbiamo voluto essere spensierati fino alla fine. Ed è bello che il cammino di Carlo nel suo mestiere finisca così.”

Anche il produttore Angelo Barbagallo ritiene che La sedia della felicità sia un film in grado di raccontare forse meglio di altri l’uomo Mazzacurati: “Io penso che questo sia il film che lo rappresenti di più: perché il suo tono era questo, se andavi a cena con lui. Una delle cose di questo film alle quali Carlo teneva di più è l’orso,” prosegue il produttore facendo riferimento ad un vero e proprio personaggio che appare in due momenti centrali del film. Ha insistito moltissimo per averlo, anche se io non avevo mai capito bene a cosa servisse, cosa fosse, nella sua presenza surreale. Poi ho capito che l’orso era lui, era Carlo.”

 
 
 

Marcello Mastroianni protagonista del poster ufficiale del Festival di Cannes 2014 da comingsoon

Post n°11385 pubblicato il 17 Aprile 2014 da Ladridicinema
 

15 aprile 2014
Poster

 

Marcello Mastroianni in 8 1/2 di Federico Fellini: è lui il protagonista del poster ufficiale del67esimo Festival Internazionale del Film di Cannes che si svolgerà sulla Croisette dal 14 al 25 maggio 2014 e di cui sarà presentato giovedì prossimo il programma ufficiale. 

Autori del manifesto sono Hervé Chigioni e Gilles Frappier, rispettivamente direttore e grafico dell' agenzia parigina Lagency che hanno concepito e realizzato il poster patendo da un celebre fotogramma del film presentato in concorso a Cannes nel 1963. 

"Con Marcello Mastroianni e Federico Fellini vogliamo celebrare un cinema libero e aperto al mondo, sottolineando l'importanza artistica del cinema italiano ed europeo attraverso una delle sue figure più solari. Il suo sguardo al di sopra degli occhiali neri ci rende complici di una promessa di gioia cinematografica mondiale - ha spiegato l'autore del manifesto - la gioia di vivere insieme il Festival di Cannes. Con i suoi film, Marcello Mastroianni continua a incarnare ciò che il cinema ha di più innovativo, anticonformista e poetico". 

Scoprendo il manifesto, Chiara Mastroianni, figlia dell'attore, ha dichiarato "Sono molto fiera e commossa che Cannes abbia scelto di rendere omaggio a mio padre con questa locandina. La trovo molto bella e moderna. E trovo lui molto bello e moderno: una dolce ironia e un elegante distacco. Così tanto lui, insomma!"

 



Il manifesto ufficiale del Festival di Cannes 2014 è firmato Lagency / Taste, Paris.

 
 
 

Gigolò per caso

Post n°11384 pubblicato il 17 Aprile 2014 da Ladridicinema
 
Tag: trailer

 
 
 
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