Creato da Ladridicinema il 15/05/2007
 

CINEMA PARADISO

Blog di cinema, cultura e comunicazione

 

 

Una storia senza nome

Post n°14642 pubblicato il 22 Settembre 2018 da Ladridicinema
 
Tag: trailer

 
 
 

Sembra mio figlio

Post n°14641 pubblicato il 22 Settembre 2018 da Ladridicinema
 

Sembra mio figlio è un film di genere drammatico del 2018, diretto da Costanza Quatriglio, con Basir Ahang e Dawood Yousefi. Uscita al cinema il 20 settembre 2018. Durata 103 minuti. Distribuito da Ascent Film.

Poster

Sembra mio figlio, il film diretto da Costanza Quatriglio, racconta la storia di Ismail. 
Sfuggito alle persecuzioni in Afghanistan quando era ancora bambino, Ismail vive in Europa con il fratello Hassan. La madre, che non ha mai smesso di attendere notizie dei suoi figli, oggi non lo riconosce. Dopo diverse e inquiete telefonate, Ismail andrà incontro al destino della sua famiglia facendo i conti con l'insensatezza della guerra e con la storia del suo popolo, il popolo Hazara.

CURIOSITÀ SU SEMBRA MIO FIGLIO:

Presentato al Festival di Locarno 2018.

IL CAST DI SEMBRA MIO FIGLIO:

 
 
 

La Banda Grossi

Post n°14640 pubblicato il 22 Settembre 2018 da Ladridicinema
 

La Banda Grossi è un film di genere avventura, biografico, drammatico, western del 2018, diretto da Claudio Ripalti, con Camillo Ciorciaro e Roberto Marinelli. Uscita al cinema il 20 settembre 2018. Distribuito da Effe Cinematografica.

Poster

La Banda Grossi, il film è diretto da Claudio Ripalti e ambientato nelle Marche del 1860 all'alba dello Stato Italiano e delle sue stringenti leggi.

Un bracciante nullatenente di nome Terenzio Grossi raduna una banda di fuorilegge che, con la complicità di un popolo stanco ed affamato, proverà a sovvertire la nuova autorità. In due anni di grassazioni, violenze ed omicidi ai danni dei potenti e borghesi, i briganti conosceranno il trionfo e la fortuna di fronte ad una forza pubblica impotente, inadeguata e vigliacca. 

Ma c'è un soldato che si batte sul campo di battaglia senza codardia e viltà, è un Brigadiere dei Carabinieri Reali ed è determinato a portare a termine il suo incarico: catturare Terenzio Grossi e la sua banda di delinquenti. Retto e incorruttibile, dovrà fare i conti con la sua coscienza di fronte alla povera realtà del proletariato marchigiano e quando la legge scenderà al compromesso per porre fine al crimine, verrà messa alla prova la sua integrità.



 
 
 

Boxe Capitale

Post n°14639 pubblicato il 22 Settembre 2018 da Ladridicinema
 

Boxe Capitale è un film di genere documentario del 2017, diretto da Roberto Palma. Uscita al cinema il 20 settembre 2018. Durata 71 minuti. Distribuito da Asap Cinema Network.

Poster
  • DATA USCITA: 20 settembre 2018
  • GENEREDocumentario
  • ANNO2017
  • REGIARoberto Palma
  • PAESE: Italia
  • DURATA71 Min
  • DISTRIBUZIONE: Asap Cinema Network

Boxe Capitale, il documentario diretto da Roberto Palma, ripercorre la nascita e la storia del mondo della Boxe.
Il regista, attraverso interviste ai protagonisti di questa disciplina – vecchie glorie e giovani talenti – ne narra la nascita e l'evoluzione, regalandoci anche una diversa visione della città di Roma.
Nostalgia, sorrisi, rabbia, disciplina: questo e tanto altro emerge dai racconti dei protagonisti che hanno reso Roma la capitale della Boxe.

 
 
 

Una storia senza nome

Post n°14638 pubblicato il 22 Settembre 2018 da Ladridicinema
 

Una storia senza nome è un film di genere noir del 2018, diretto da Roberto Andò, con Micaela Ramazzotti e Laura Morante. Uscita al cinema il 20 settembre 2018. Durata 110 minuti. Distribuito da 01 Distribution.

Poster
 

Valeria (Micaela Ramazzotti), giovane segretaria di un produttore cinematografico, vive sullo stesso pianerottolo della madre, Amalia, donna eccentrica e nevrotica (Laura Morante), e scrive in incognito per uno sceneggiatore di successo, Alessandro (Alessandro Gassmann). Un giorno, Valeria riceve in regalo da uno sconosciuto, un poliziotto in pensione (Renato Carpentieri), la trama di un film. Ma quel plot è pericoloso, "la storia senza nome" racconta infatti il misterioso furto, avvenuto a Palermo nel 1969, di un celebre quadro di Caravaggio, la Natività. Da quel momento, la sceneggiatrice si troverà immersa in un meccanismo implacabile e rocambolesco.


Presentato Fuori Concorso al Festival di Venezia 2018.

IL CAST DI UNA STORIA SENZA NOME:

 
 
 

Gli Incredibili 2

Post n°14637 pubblicato il 22 Settembre 2018 da Ladridicinema
 

Titolo originale: Incredibles 2

 

Gli Incredibili 2 è un film di genere animazione, azione, avventura, family del 2018, diretto da Brad Bird, con Bebe Vio e Amanda Lear. Uscita al cinema il 19 settembre 2018. Durata 118 minuti. Distribuito da Disney Pixar.

Poster

La prima a scoprirlo a sue spese nel divertente corto animato Jack-Jack Attack è stata la baby-sitter Kari: l'ultimogenito della famiglia Parr non è affatto sprovvisto di super poteri come sospettava mamma Helen (voce originale di Holly Hunter) o come temeva papà Bob (voce originale di Craig T. Nelson). Quando non è incollato al seggiolone o confinato nel box giochi, il vivace neonato Jack-Jack gattona attraverso le pareti, lancia fiamme, scariche elettriche e potenti raggi laser dagli occhietti birbanti. Gli Incredibili 2 punta i riflettori sul bimbo mutaforma e le sue inesplorate abilità straordinarie, così imprevedibili da spiazzare persino l'invincibile Mr. Incredibile, nell'inedita veste di papà a tempo pieno alle prese con le estenuanti incombenze quotidiane. Sarà la moglie Elastigirl, questa volta, a uscire dal nido e trascinare l'intera famiglia in una nuova emozionante avventura. Flash, Violetta e l'amico Siberius (sempre che trovi la sua supertuta in tempo) uniranno le forze con i coniugi Parr per sventare il malefico piano ordito da un nuovo, terribile nemico. Intanto l'azione riprenderà esattamente dal punto in cui l'abbiamo lasciata: "Guardatevi-dal-Minatore!".


Anche se "di fatto, è solo un divertente film sui supereroi", fa notare il regista di Gli incredibili, "quello che succedeva in quel periodo nella mia vita è stato filtrato nella pellicola". C'è un po' di Brad Bird dunque, nel film d'animazione che segna l'inizio della collaborazione tra il regista di Il gigante di ferro e lo studio di Emeryville: un po' della sua infanzia, nella figura del paranoico professor Kropp, e della sua famiglia, nel nomignolo affibbiato al figlio Jack-Jack; della sua personalità, iniettata in alcuni tratti del villain Sindrome e persino della sua voce, opportunamente modulata per adattarsi alla figura esile della stilista Edna Mode. La storia, anche quella, sviluppata più o meno in dieci anni di lavoro, è ispirata alle esperienze personali di Bird, incapace all'inizio della carriera di districarsi tra il lavoro e gli affetti familiari. Forse se avesse avuto dei superpoteri... 
Gli Incredibili esce nel 2004 e, nonostante le basse aspettative dello studio, registra un enorme successo di pubblico: è il film Pixar più visto fino ad allora. Molte delle idee accumulate durante la produzione finiscono in un cassetto, inesplorate ma non dimenticate dal regista che già nel 2007, mentre al cinema veniva proiettato Ratatouille, pensa di trasformare la pellicola in franchise: "lo farò se avrò una storia buona almeno quanto l'originale. Se viene fuori un Toy Story 2 con Gli Incredibili, lo farei in un secondo. Ho qualche buona idea sparsa ma non una visione d'insieme". L'intenzione di scrivere nuove avventure per la famiglia Parr viene ribadita nel 2013, mentre il regista è al lavoro sui fondali ipertecnologici di Tomorrowland, "Ci ho pensato a lungo, anche se la gente crede che non l'abbia fatto. Invece sì. Perché io amo quei personaggi e quel mondo". L'idea giusta arriva nel 2014, quando Gli Incredibili 2 non è più un progetto campato in aria, ma uno dei titoli più succulenti del prossimo listino DisneyScritto e diretto da Brad Bird in persona, il tanto atteso sequel vede il ritorno delle voci originali di Holly Hunter, Craig T. Nelson, Samuel L. Jackson e Sarah Vowell. E di John Ratzenberg nel ruolo del perfido Minatore. Mentre Bob Odenkirk e Catherine Keener salgono a bordo per interpretare due nuovi personaggi ancora sconosciuti. 
Torna anche il compositore Michael Giacchino, che proprio con Gli Incredibili è entrato a far parte del vasto universo Pixar, firmando alcune delle partiture musicali più interessanti degli ultimi anni. 
Gli Incredibili 2 non è però l'ennesimo film sui supereroi. Non lo è mai stato. "L'aspetto interessante", e qui Bird mette un bel punto a tutte le maldicenze, "sono le dinamiche familiari e come i doveri dei supereroi s'inseriscono in esse".

 

Dal Trailer Italiano del Film:

Violet Parr: Ti sei lavato le mani? Usando il sapone? Le hai asciugate?
Dash Parr: Cosa? Ma questi sono solo verdure! Chi ha ordinato solo verdure?
Elastigirl/Helen Parr: Sono stata io!
Violet Parr: Quando pensate di affrontare l'argomento?
Mr. Incredible/Bob Parr: Quale?
Violet Parr: L'elefante nella stanza!
Mr. Incredible/Bob Parr: Quale elefante?
Elastigirl/Helen Parr: Il nuovo lavoro di mamma!

Winston Deavor: È il momento di rimediare a un'ingiustizia! Aiutatemi a riportare i supereroi alla ribalta! Serve che la gente cambi la propria opinione sui supereroi ed Elastigirl è la migliore risposta!
Mr. Incredible/Bob Parr: Più di...me?!

Dash Parr: Fico il nuovo lavoro di mamma!

Elastigirl/Helen Parr: Ciao tesoro!
Mr. Incredible/Bob Parr: Resto io con i bambini, nessun problema!

Dash Parr: In realtà non è così che andrebbe fatto, papà! Dobbiamo farlo così!
Mr. Incredible/Bob Parr: Ma io non so farlo così! Perché cambiano la matematica?! La matematica non-è-un-opinione!

Mr. Incredible/Bob Parr: Pronto?
Elastigirl/Helen Parr: Ciao tesoro!Come stanno i ragazzi?
Mr. Incredible/Bob Parr: Stanno alla grande!
Elastigirl/Helen Parr: E Jack-Jack?
Mr. Incredible/Bob Parr: È in perfetta salute!

Elastigirl/Helen Parr: È assurdo per aiutare la mia famiglia, la abbandono! Per aiutare la lege, la infrango!
Mr. Incredible/Bob Parr: Hey, devi farlo così i nostri figli potranno scegliere!

Mr. Incredible/Bob Parr: Combustione imminente, ma che vuol dire?
Edna Mode: Vuol dire "fuoco", Robert

Mr. Incredible/Bob Parr: Metti la tuta, faccenda seria!
Lucius Best / Frozone: Sarò lì al più presto!
Honey: Dove vai al più presto? È meglio che torni al più presto!

 


 
 
 

Revenge da cinematographe

Post n°14636 pubblicato il 22 Settembre 2018 da Ladridicinema
 

Revenge, primo horror del filone “rape and revenge” ad essere stato diretto da una regista donna (la francese Coralie Fargeat), ha avuto la sua anteprima mondiale nella sezione Midnight Madness del Toronto Film Festival 2017 e, in seguito, in occasione del Sundance Film Festival del 2018. Il film segue le vicende di Jen (Matilda Lutz), sexy socialite che ha una relazione segreta con il milionario Richard. I due decidono di passare un fine settimana in una lussuosa villa isolata nel deserto, in attesa degli amici di Richard, con cui l’uomo ha organizzato la tradizionale battuta di caccia annuale. Le cose prenderanno una terribile piega quando Jen verrà violentata da uno dei ragazzi: Richard offre alla ragazza una somma di denaro e un’alternativa per dimenticare la violenza subita, ma Jen rifiuta e fugge nel deserto, braccata dai tre ragazzi. Fingendo di chiamare un elicottero per accompagnarla a casa, Richard spinge Jen giù per un dirupo. Ha inizio la vendetta della donna.

Revenge: da preda sexy a spietata assassina

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Le immagini che aprono Revenge sono piuttosto esplicative: una fotografia che più satura non si può, un rallenty accompagna le sinuose curve di Jen mentre scende dall’elicottero, assaggiando un lecca-lecca come le protagoniste dei videoclip pop anni 2000. I due si apprestano a fare il loro ingresso in una villa ultramoderna dalle vetrate azzurre e magenta: l’uomo non parla, ma con un solo sguardo riesce a ottenere le attenzioni (e anche più) della sua lolita dagli shorts inguinali. A differenza del protagonista-villain Richard, individuo attivo insieme al gruppo di amici, Jen rimarrà corpo passivo quasi privo di sentimenti, pensieri e opinioni. È da questa figura femminile che l’idea che Coralie Fargeat propone del genere maschile si alimenta: Jen è la traduzione filmica di un’iconografia che parifica donna e giocattoli (oltre alle solite armi sventolate dai protagonisti maschili), esibito da un dominatore patriarcale che prima la “possiede” e poi la getta in pasto agli astanti del suo stesso sesso.

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Non ci è dato sapere nulla al di fuori di ciò che vediamo sullo schermo: Fargeat tiene fuori fuoco il passato dei protagonisti e la loro psicologia, che però non sembra emergere nemmeno dalle vicende ritratte nel film, che si compone così più come fosse un infernale incubo femminile che come una situazione realistica. Gli uomini sono goffi, talvolta stupidi, ma soprattutto cattivi a tutto tondo privi persino di pentimenti e rimpianti, monodimensionali come la controparte femminile.

Revenge osa quando sfrutta il potenziale del genere horror, e funziona: la seconda parte, che simboleggia la maturità di Jen attraverso una rinascita (seppur poco credibile sul piano narrativo), è un’arena di sangue, dove a scandire il ritmo dell’opera sono troncamenti, amputazioni e fiumi di sangue. Meno efficace è la sua componente thriller in interni, dalle dinamiche scontate nel primo atto e in chiusura, e quella survival, che caratterizza la trasformazione della protagonista nel secondo atto.

Revenge: un film che strizza l’occhio alle odierne tematiche sociali

Revenge Cinematographe.it

Leggi anche Scambi di genere al cinema: i 10 migliori film gender swap 

Ci sarebbe, tuttavia, una potenziale chiave di lettura che porterebbe a vedere l’opera di Fargeat come una sorta di semplicistica metafora di genere degli odierni movimenti sociali. Come diversi film appartenenti alla categoria rape and revenge, o che ne hanno saggiato alcuni elementi tipici per provare a ricavarne riflessioni di altro tipo (è il caso delle tante opere autoriali che partono dal medesimo assunto, la violenza fisica), Revenge ha per baricentro il concetto di rovesciamento del ruolo, che si sposa alla perfezione con il genere scelto ma, stavolta, in un’epoca in cui riesce sempre più difficile non accostare al concetto di ruolo l’ideologia gender.

Jen, che richiama la Jennifer di I Spit on Your Grave, resuscita dalle ceneri di una donna inerte e cresce solo attraverso la rivalsa contro i suoi malfattori, guidata dalla collera e dal disprezzo, pronta a castigare chiunque l’abbia fatta soffrire. Eppure, si ha l’impressione che il film di Fargeat sia più puntuale che innovativo, più audace nella messinscena dell’orrore che nell’intento di proporre qualcosa di insolito, preferendo rimanere appiccicata alle formule della corrente cui fieramente appartiene. Sarà davvero difficile rimanere sorpresi da un film che predilige la possibilità di rimpolpare i luoghi comuni su vittime e carnefici, rimanendo sguardo esterno e spesso compiaciuto, anziché provare sinceramente ad approfondire il punto di vista delle prime.

 
 
 

L'inganno

Post n°14635 pubblicato il 21 Settembre 2018 da Ladridicinema
 

L'inganno di Sofia Coppola sta già nel trailer, in quanto il film sembra andare in una direzione guardandolo, ma è ingannevole di quello che in realtà racconta il film.

Questo film, che non è altro che il remake de "La notte brava del soldato Jonathon" (e basato sul romanzo di Thomas P. Cullinan), narra di come in piena Guerra di Secessione, nel profondo Sud, le donne di una scuola per ragazze di buona famiglia accolgano un soldato ferito, che una volta curato porterà prima ad avere l'attrazione di tutte le ragazze, e poi dopo un incidente il ribrezzo e la paura, arrivando al finale tragico.

Se il film di Siegel chiaramente andava in una strada precisa, ovvero quello del dramma passionale o comunque sessuale; quello di Sofia Coppola viene dominato da una serie di atmosfere cupe e tanta morbosità nei rapporti, con toni spesso funebri.

In questo film c'è quasi un ritorno a quelle repressioni sessuali presenti nè Il giardino delle vergini suicide, e con quell'idea di ambiente caslingo soffocante, monotono dove il sesso viene visto come riscatto per affermare la propria libertà, con la differenza che qui non c'è una madre repressiva ma una donna che ha gli stessi appetiti delle altre, scatenando involontariamente con la sua scelta di non consegnare il soldato una gara di seduzione senza esclusione di colpi tra le ragazze. Quindi un ribaltamento del film con Client Eastwood in chiave femminista ma senza alcuna empatia e questo è strano per la Coppola. 

A livello di fotografia siamo nella solita eleganza, ma i tratti dei personaggi non sono abbastanza complessi come in teoria dovrebbero essere, in un film piatto senza alcuna tensione o sviluppo, con un'accellerazione finale sprovvista della dovuta carica drammatica.

Come sempre la Coppola si dimostra un'ottima regista coerente con la propria concezione e idea di cinema, anche se in questo film non dice nulla di nuovo, anzi il film annoia per la sua scontatezza e fa capire ancora di più quanto la fantasia a Hollywood non esista più. Ancora una volta un remake non riesce bene (nonostante l'ottima prestazione di tutto il cast), e non sbaglia il padre Francis, come ricordato da Sofia; quando disse di odiare i remake: "Nessuno fa un remake a meno che quel qualcuno non stia cercando di fare soldi; Non c’è ragione di fare i remake. Non è una cosa onorevole”.

Voto finale: 2/5

L'inganno

Titolo originale: The Beguiled

 

L'inganno è un film di genere drammatico, thriller del 2017, diretto da Sofia Coppola, con Elle Fanning e Kirsten Dunst. Uscita al cinema il 21 settembre 2017. Durata 94 minuti. Distribuito da Universal Pictures.

Poster

L'inganno si svolge in un collegio femminile nello stato della Virginia, durante la Guerra di Secessione americana. Protette dalle spesse pareti del Farnsworth Seminary, le studentesse della scuola diretta da Miss Martha (Nicole Kidman) conducono una vita fortemente ritualizzata, scandita dai pasti, dalla preghiera e dalle lezioni di francese, con qualche attesa e confortante parentesi musicale. Lontane dal conflitto, si sforzano di mantenere nella quotidianità quell'atteggiamento fiero e compassato che si addice alle signorine della loro età. Ma la gabbia dorata che l'istitutrice ha costruito intorno a loro è destinata a crollare, quando la guerra bussa alla porta nella forma di un soldato ferito e bisognoso di cure, John McBurney (Colin Farrell). All'uomo vengono offerti rifugio e ospitalità, e solo più tardi le ragazze si accorgono di come una presenza maschile abbia scatenanto egoismi e rivalità senza precedenti. Alicia (Elle Fanning) comincia a portare i capelli sciolti e ad allentare il corsetto, rubando le attenzioni del soldato all'innocente Edwina (Kirsten Dunst). L'etichetta sociale viene infranta e gli ultimi residui di formalità ostentata diventano cornice di un thriller psicologico e d'atmosfera. 

Come già avvenuto per il suo film d'esordio, Il giardino delle vergini suicide, tratto dal quasi omonimo romanzo di Jeffrey Eugenides, " Le vergini suicide", per questo suo sesto lungometraggio Sofia Coppola torna a farsi ispirare da un libro. 
L'inganno è infatti un adattamento di "A Painted Devil", romanzo del 1966 scritto da Thomas P. Cullinan che cinque anni dopo, nel 1971, era già stato alla base del film di Don Siegel La notte brava del soldato Jonathan. 
L'inganno, allora, si piazza a metà tra l'essere una nuova versione cinematografica del romanzo di Cullinan e un remake del film di Siegel, di cui riprende anche il titolo originale, The Beguiled
Se nel film del 1971 era Clint Eastwood a vestire i panni di un soldato nordista solo e ferito in territorio nemico, e portato dentro un collegio femminile dove viene prima curato e poi diventa oggetto di pulsioni e desideri sessuali, qui la parte va a Colin Farrell, mentre nel ruolo della direttrice della scuola non c'è più Geraldine Page ma la statuaria Nicole Kidman
Se sia Farrell che la Kidman (che al Festival di Cannes 2017, dove L'inganno era presentato in concorso, recitavano assieme anche in The Killing of a Sacred Deer di Yorgos Lanthimos) sono alla loro prima collaborazione con Sofia Coppola, non è così per Kristen Dunst, che riprende il ruolo che fu di Elizabeth Hartman: la Dunst era infatti una delle vergini suicide del film del 1999 e per la Coppola è stata la Maria Antonietta del Marie Antoinette del 2006. 
Anche Elle Fanning aveva già lavorato con la Coppola: nel 2010, per Somewhere, Leone d'oro al Festival di Venezia. E l'anno dopo, nel 2011, la Fanning era stata protagonista anche del Twixt di papà Francis. Musicato dai Phoenix, la band del marito della regista, Thomas Mars, e fotografato a luce di candela dal Philippe Le Sourd di The Grandmaster, L'inganno, la cui uscita al cinema in Italia è prevista per il 14 settembre 2017, è stato tra i film più apprezzati del concorso del Festival di Cannes 2017, vincendo in quell'occasione il premio per la migliore regia andato alla Coppola: la seconda donna a vincere il riconoscimento nella storia del festival francese, più di cinquanta anni dopo la prima, Yuliya Solntseva, che vinse per Chronicle of Flaming Years.

Sofia Coppola ha chiesto alle giovani attrici di scrivere ogni giorno un diario come se fossero i loro personaggi, con riflessioni sul passato (le famiglie dalle quali sono state separate) e sul presente al collegio. 
Alcuni oggetti di scena sono stati deliberatamente danneggiati per rendere il clima di incuria e povertà creato dalla guerra: le posate d'argento sono state ossidate e annerite, gli abiti lasciati al sole a scolorarsi, perché nessuno poteva vantare i ricchi guardaroba di un tempo, né trovare il tempo per lucidare l'argenteria. 
Il Farnsworth Seminary è in realtà la Madewood Plantation House, la villa in stile neoclassico apparsa nel videoclip di Beyoncé del brano "Sorry".


  • MONTAGGIOSarah Flack
  • PRODUZIONE: American Zoetrope, FR Productions
 
 
 

Film nelle sale da oggi

Post n°14634 pubblicato il 20 Settembre 2018 da Ladridicinema
 

 
 
 

La profezia dell'armadillo

Post n°14633 pubblicato il 15 Settembre 2018 da Ladridicinema
 
Tag: trailer

 
 
 

La profezia dell'armadillo

Post n°14632 pubblicato il 15 Settembre 2018 da Ladridicinema
 

La profezia dell'armadillo è un film di genere drammatico, commedia del 2018, diretto da Emanuele Scaringi, con Simone Liberati e Valerio Aprea. Uscita al cinema il 13 settembre 2018. Durata 99 minuti. Distribuito da Fandango Distibuzioni.

Poster

Dall'acclamata opera a fumetti di Zerocalcare, La profezia dell'armadilloapproda sul grande schermo grazie all'esordiente Emanuele Scaringi. Il ventisettenne Zero (Simone Liberati) è un disegnatore spiantato del quartiere periferico di Rebibbia, più precisamente della Tiburtina Valley: terra di Mammuth, tute acetate, corpi reclusi e cuori grandi; un posto dove manca tutto ma non serve niente. Visto che con le vignette non si guadagna, tira avanti dando ripetizioni di francese e creando illustrazioni per gruppi musicali punk indipendenti. La sua vita è un saliscendi dai mezzi pubblici, un va e vieni da un capo all'altro della città per inseguire lavoretti occasionali e far visita alla Madre. Finché un giorno, di ritorno a casa, non lo attende la personificazione della sua coscienza critica, un vero Armadillo in placche e tessuti molli, pronto a conversare sulla vita, l'attualità e i massimi sistemi del mondo. Ad affiancare Zero nelle piccole imprese quotidiane, c'è Secco (Pietro Castellitto), l'amico di sempre. Presente anche quando la notizia della morte di Camille, vecchia compagna di scuola e primo amore del protagonista, non mette in discussione le poche certezze dell'artista dissacrante, evocando i dubbi e il senso di incomunicabilità che contagiano un'intera generazione di "tagliati fuori".

Presentato al Festival di Venezia 2018 nella sezione Orizzonti.

FRASI CELEBRI:

 

Dal Trailer Ufficiale del Film:

Armadillo (Valeria Aprea): Si chiama "Profezia dell'armadillo" ogni previsione ottimistica, fondata su elementi soggettivi e irrazionali, spacciati per oggettivi e logici, destinata ad alimentare delusione, frustrazione e rimpianti.
Zero (Simone Liberati): Potrebbe essere più chiaro?
Armadillo: Un vademecum per prendersela nel culo!

Zero: Tutto si muove all'interno dello schema madre del sistema: potere, avidità, sopraffazione, denaro. Ti dovevi vedere "L'odio", il dogma dei pischelli de tutte le periferie d'Occidente...
Blanka (Samuele Biscossi): Che so i film, quelli che se vede mi' padre?! Co' l'avvocati feroci, co' l'AIDS?

Zero: È normale che brucia, c'è pure scritto "spray al pepe-roncino"!
Secco (Pietro Castellitto): Sabato scorso ero bello riposato, a mezzogiorno 'na spruzzata fatta bene in faccia e poi riuscivo a intrattene' dei rapporti! Perché mi sto assuefando!

Zero: Senti, qual e il problema del computer?
Mamma (Laura Morante): Che hai fatto start?
Zero: Eh!
Mamma: E dopo start? Scrivo "cerca" e dove lo scrivo sulla scrivania?
Zero: Io non ce la faccio, ti giuro, guarda!
Mamma: Che fai?
Zero: T'ammazzo la pianta!
Mamma: Fermo!

Zero: Se mi lascia le generalità...
Adriano Panatta (se stesso): Adriano Panatta
Zero: Professione?
Adriano Panatta: Professione?!

Uomo: I zombie so' quelli che odiano l'aglio, no?
Zero: No, quelli so i vampiri! I vampiri so ricchi e fascinosi, invece i zombie so' proletariato
Uomo: Ma quanti anni c'hai te?
Zero: Ventisette!
Uomo: Ma n'è meglio la fregna, no eh?!

 


 
 
 

Lucio Battisti, 5 marzo 1943 - 9 settembre 1998 da comingsoon

Post n°14631 pubblicato il 15 Settembre 2018 da Ladridicinema
 

09 settembre 2018 - Google+ Federica Carlino

Lucio Battisti, 5 marzo 1943 -  9 settembre 1998

Sono passati vent'anni da quando Lucio Battisti se ne è andato, lasciandoci con un'amarezza incontenibile, un canzoniere pieno di ricordi, lezioni ed emozioni, e una voce che continua a cantare e che ora, per fortuna, sono in tanti ad ascoltare. 

Nato a Poggio Bustone il 5 marzo del 1943, (ad un giorno di distanza dall'altro grande Lucio della musica italiana), ebbe un'infanzia ordinaria, come raccontò lui stesso in un'intervista del dicembre 1970: "I capelli ricci li avevo anche da bambino e così lunghi che mi scambiavano per una bambima. Ero un ragazzino tranquillo, giocavo con niente, con una matita, con un pezzo di carta e sognavo. Le canzoni sono venute più avanti. Ho avuto un'infanzia normale, volevo fare il prete, servivo la messa quando avevo quattro, cinque anni. Poi però una volta, siccome parlavo in chiesa con un amico invece di seguire la funzione - io sono sempre stato un grosso chiacchierone - un prete ci ha dato uno schiaffo in testa. Magari dopo sono intervenuti altri elementi che mi hanno allontanato dalla chiesa, ma già con questo episodio avevo cambiato idea."

Trasferitosi con la famiglia a Roma nel 1950, a 12 anni chiese ai genitori una chitarra in regalo, come premio per essere stato promosso in terza media: voleva imitare due ragazzi che abitavano nel suo condominio, che nel tempo libero suonavano il rock and roll. Per coltivare questo interesse, però, iniziò a trascurare la scuola con sommo dispiacere del padre Alfiero, che secondo la leggenda, preso da un raptus di rabbia, gli spaccò una chitarra in testa e lo minacciò di non firmare l'esenzione dalla leva militare, (alla quale aveva diritto essendo figlio di un invalido di guerra), se non avesse preso il diploma. La questione si risolse con la promessa di Lucio di completare gli studi, a patto che il padre firmasse l'esenzione e gli concedesse due anni per provare a migliorare le sue doti artistiche. Come da accordi, nel 1962 Battisti prese il diploma da perito elettrotecnico ed andò per la sua strada.

Iniziò a suonare dal vivo a Napoli, con i Mattatori, ma tornò a casa dopo pochi mesi per mancanza di soldi. A Roma, entrò a far parte del gruppo di Enrico Pianori, I Satiri, con i quali ebbe l'opportunità di suonare in Germania e in Olanda e di ascoltare alla radio la musica di Dylan e degli Animals. Successivamente, entrò nella formazione de I Campioni e si trasferì a Milano per tentare la fortuna da solista. Spronato dal leader del gruppo, Roby Matano, Lucio iniziò a scrivere canzoni e il 14 febbraio del 1965, durante un provino, venne notato da un'editrice musicale, Christine Leroux, responsabile del fortunato incontro con Giulio Rapetti, in arte Mogol. Fu proprio grazie al celebre paroliere che Battisti poté esordire da cantante: la Ricordi era totalmente contraria, perché lo considerava stonato e afono, ma Mogol minacciò di dimettersi se non avessero pubblicato il 45 giri che conteneva "Per Una Lira" (e "Dolce di Giorno"). Faceva così: 

Nel 1967 Mogol e Battisti iniziarono a lavorare da autori in coppia: scrissero i brani "29 settembre" e "Nel cuore, nell'anima", affidandoli alle sapienti mani dell'Equipe 84, e fecero interpretare a Riki Maiocchi "Uno in Più", una canzone-manifesto della cosiddetta linea verde, un silente movimento attraverso il quale Mogol intendeva rinnovare la tradizione musicale italiana; Battisti scrisse anche "Non prego per me" per Mino Reitano e suonò la chitarra in "La Ballata di Pickwick", cantata da Gigi Proietti
Oltre al suo lavoro da autore, Battisti proseguì la sua carriera solista pubblicando il singolo "Luisa Rossi/Era", che però non riscosse granché successo, e l'anno seguente "Prigioniero del mondo/Balla Linda". Questo, il suo primo videoclip: 

Con "Balla Linda" partecipò al Cantagiro 1968, arrivando quarto, e riuscì per la prima volta ad entrare nella hit parade con una canzone da lui interpretata, ottenendo anche un notevole successo negli Stati Uniti con la versione in inglese. 
Nel 1969 partecipò a Sanremo, in coppia con Wilson Pickett, presentando il suo primo vero successo: "Un'avventura". 
Il 4 marzo 1969 pubblicò il suo primo album eponimo, dal quale rilasciò come secondo singolo dell'anno "Acqua azzurra, acqua chiara/Dieci ragazze", con cui conquistò il pubblico dopo la partecipazione al programma televisivo Speciale per voi di Renzo Arbore. Nell'estate di quell'anno, fondò anche insieme a Mogol un'etichetta discografica indipendente, la Numero Uno - che coinvolgeva, tra gli altri, la Formula 3, Bruno Lauzi, Edoardo Bennato, Adriano Pappalardo e Oscar Prudente - e qualche mese dopo pubblicò il suo terzo singolo, "Mi ritorni in mente/7 e 40", con il quale raggiunse finalmente l'apice della hit parade. 

Continuando ad accumulare successi, sia da autore che da interprete, negli anni '70 Battisti raggiunse il culmine della popolarità ed iniziò a dimostrare un certo disprezzo per i mass media e per quei "dannati curiosi" e detrattori dei giornalisti, dai quali voleva essere giudicato esclusivamente per la sua musica.  Pubblicò un concept album, "Amore e non amore", e due dei suoi singoli più apprezzati: "Emozioni/Anna" e "Pensieri e parole/Insieme a te sto bene". 
Scaduto il contratto con la Dischi Ricordi, poté finalmente pubblicare il suo primo singolo con la Numero Uno: "La canzone del sole/Anche per te".  

Il 23 aprile del 1972 si esibì insieme a Mina in un duetto rimasto celebre, nel quale i due interpretarono un medley composto da "Insieme", "Mi ritorni in mente", "Il tempo di morire", "E penso a te", "Io e te da soli", "Eppur mi son scordato di te" ed "Emozioni". Fu l'ultima apparizione televisiva di Battisti: il giorno dopo pubblicò il suo primo album per la Numero Uno, "Umanamente uomo: il sogno", seguito nel novembre del 1972 da "Il Mio Canto Libero" e da "Il Nastro Caro Angelo" nel settembre 1973, anno in cui divenne padre del suo unico figlio. L'anno seguente, dopo un viaggio in Sudamerica con Mogol, pubblicò "Anima Latina" e nel 1975 partì nuovamente con Mogol per un viaggio negli Stati Uniti, dove scrisse una canzone ispirata dall'autostrada americana Interstate 5, "San Diego Freeway", che sarebbe poi diventata "Ancora Tu".

Dopo aver sposato la sua Grazia Letizia Veronese, nel 1976 iniziò a lavorare ad un album in lingua inglese per la RCA, inizialmente con l'aiuto della traduttrice di testi Marva Jan Marrow, e poi affidando l'incarico a Peter Powell. Nello stesso anno pubblicò un album in italiano, "Io tu noi tutti", e "Images", che però ottenne uno scarsissimo successo. Seguirono "Una donna per amico", nel '78, e "Una giornata uggiosa", che nel 1980 fu il quinto album più venduto in Italia. Fu anche l'ultima collaborazione con Mogol, per divergenze di interessi: "Il nostro rapporto è il rapporto di due persone di questo tempo che dopo tanti anni di lavoro assieme […] improvvisamente, per divergenze di interessi, si sono messi ognuno su una sua rotaia, su una sua strada, per cui adesso da quattro o cinque anni a questa parte ci vediamo al massimo un mese all'anno. […] È l'esperienza di due persone che stanno diventando completamente diverse."

Battisti continuò a scrivere con l'aiuto della moglie, autrice dei testi di "E già", un album che sorprese profondamente il pubblico per la brevità delle canzoni e gli arrangiamenti completamente elettronici. Tra il 1982 ed il 1983 pubblicò con Adriano Pappalardo gli album "Immersione" e "Oh! Era Ora", e durante le sessioni di registrazione conobbe il paroliere romano Pasquale Panella, con il quale iniziò una fruttuosa collaborazione, che durò fino al 1994. Furono gli anni più sperimentali di Battisti, che il grande pubblico non comprese mai a pieno. Lucio aveva iniziato ad interessarsi ai generi musicali che avrebbero preso il sopravvento di lì a poco: il rap - che ricambiò l'interesse campionando molti dei suoi brani - e la techno, esplorati nell'album "Cosa succederà alla ragazza", per finire con l'eurodance in "Hegel". 

Nel 1993 sfumò miseramente un progetto a tre con Adriano Celentano e Mina, come raccontò lo stesso Molleggiato in una lettera aperta, nella quale confessò di essersi dimenticato di richiamare Battisti dopo aver concordato con lui un appuntamento: "'Io dico che dovremmo vederci di più' - mi dicesti - 'per fare qualcosa insieme. Non necessariamente per il pubblico, ma per divertirci noi'.'Sono d’accordo. L’unico rischio è che se ci divertiamo troppo poi facciamo anche successo'. Cominciammo a ridere e scherzare. Ma forse avevo sottovalutato il tuo stato d’animo. Tre giorni dopo telefonasti dicendomi che se volevo saresti venuto volentieri a Galbiate a fare un quattro chiacchiere. Quel giorno avevo un appuntamento a Milano e per una serie di sfortunate coincidenze dimenticai di richiamarti come avevo promesso. Il giorno dopo telefonai a casa tua ma non rispose nessuno [...] Da quel momento ho cominciato a cercarti quasi ovunque. Ma tu eri sparito, neanche la Sony sapeva dov’eri. Finalmente dopo 20 giorni riesco a parlarti, e al telefono mi resi conto che quel giorno a Galbiate l’avevo fatta grossa. Il tono della tua voce era freddo. Per quanto forte e divertente fosse l’idea di fare un disco in tre, non era abbastanza per colmare l’amarezza che ti avevo procurato. Più parlavo e più mi rendevo conto di non essere credibile: le mie scuse risultavano mischiate a una richiesta di lavoro e quindi non del tutto disinteressate. “L’idea è bella” - mi dicesti - “ma ci devo pensare”.
“Capisco. Comunque io non ti telefonerò più. Qualora tu decida di dare il via a questo progetto, che mi sembra importante come regalo ai tuoi fans, sappi che io e Mina siamo pronti”.
Ma non c’era più spazio per una telefonata, l’orgoglio ormai, non solo tuo ma anche mio, aveva occupato tutti gli spazi possibili della “comprensione”. Forte del fatto che dovevi essere tu a darmi una risposta, io non ti telefonai più". 

Se solo le cose fossero andate diversamente, se solo la vita gli avesse concesso altri vent'anni, almeno, non ci ritroveremmo qui a scrivere:

Ciao Lucio, ti amiamo sempre un po' di più e abbiamo quasi paura di innamorarci troppo di te.

 
 
 

Sinistra e sovranismo, le fake news del 'Manifesto' da marx21

Post n°14630 pubblicato il 15 Settembre 2018 da Ladridicinema
 


 fake manifestodi Carlo Formenti


Non leggo più il “Manifesto” da quando si è trasformato in organo ufficiale della sinistra “pariolina” (cioè da più di dieci anni) mi capita però di incocciare ancora in qualche articolo pubblicato dal quotidiano (ex)comunista perché lo trovo linkato su Facebook, o citato da altri siti (cioè raramente, non avendo molti amici nell’area clintoniana). In tali occasioni mi capita quasi sempre, non di incazzarmi (l’incazzatura scatta se le stupidaggini arrivano da persone che stimiamo), ma di stupirmi per ogni nuovo “salto di qualità” sulla via del liberismo.


L’ultima volta mi è successo cliccando su un link che rinviava a un articolo di Rachele Gonnelli, “Fassina celebra Patria e Costituzione e Badoglio” uscito il 9 settembre. Trattasi d’una parodia di cronaca del convegno fondativo dell’Associazione “Patria e Costituzione”, tenutosi l’8 settembre nella Sala della Protomoteca del Campidoglio. Partiamo da alcune bugie e imprecisioni che, in altri tempi e in un quotidiano serio, avrebbero squalificato il collaboratore chiamato a rendere conto di un evento pubblico: 1) la sala conterrebbe “al massimo un centinaio di persone” (erano il doppio a voler essere prudenti); 2) si insiste sulla mancata proiezione dell’annunciato videomessaggio della presidente dei “rossobruni” tedeschi Sarah Wagenknecht, come se i contenuti del testo di saluto di cui si è data lettura (derubricato dall’ineffabile Gonnelli a “letterina di generici auguri ai compagni italiani”) fossero sviliti dalla mancanza di immagini; 3) sempre sulla Wagenknecht, si spara una clamorosa fake news: Aufstehen (l’associazione fondata da Sarah e dall’ex segretario della Spd Oskar Lafontaine) non si è scissa dalla Linke, come scrive Gonnelli, ma conduce una battaglia interna sia alla Linke che alla Spd su posizioni di sinistra “sovranista” alla Mélenchon (quello che invece si tace, evidentemente disturba, è la notizia che l’associazione ha ottenuto in breve tempo più di 130.000 adesioni)

Il florilegio potrebbe continuare, ma veniamo ai “contenuti”. L’arzigogolata definizione di “badogliani” che viene appiccicata ai promotori dell’incontro Fassina e D’Attorre nasce dal riferimento all’8 settembre 1943, data dell’”armistizio del disonore” che lasciava in piedi la monarchia sabauda, (disonore perché si è tradito l’alleato tedesco? Spero di no, ma la formulazione è quanto meno ambigua). Del resto se la Gonnelli avesse qualche nozione storica sul periodo, saprebbe che la monarchia è rimasta in piedi perché gli accordi fra Urss e alleati lo prevedevano, come sarebbe stato successivamente chiarito dalla svolta di Salerno. Segue frecciata alla realpolitik tricolore di Togliatti, eppure dovrebbe essere passato abbastanza tempo dalle retoriche sessantottine sulla Resistenza come “rivoluzione tradita”, per consentire una valutazione più oggettiva degli eventi: senza quel compromesso la Resistenza italiana avrebbe fatto la fine di quella greca e noi non avremmo oggi una Carta che JP Morgan (e l’Europa ordoliberale) vogliono liquidare perché contiene troppe tracce di socialismo (cioè dei rapporti di forza che il movimento operaio fu in grado di far valere).

Poi le cose peggiorano ulteriormente: badogliano anche Vladimiro Giacché, perché non gli piacciono i trattati europei e osa affermare che non sono riformabili. Ora è chiaro che di economia la Gonnelli mastica poco o nulla per cui per contestare Giacché si deve aggrappare agli argomenti di Lionello Cosentino, l’unico Pd salito sul palco (un caso o un sintomo di dove sta andando a parare il Manifesto?). Curioso che poco sopra Gonnelli rinfacci a Fassina di non aver osteggiato il pareggio di bilancio in Costituzione: posso essere d’accordo, ma sono felice che abbia cambiato idea, mentre l’autrice dell’articolo sembrerebbe preferirlo nella versione “liberal progressista”. Di fatto, il liberal progressismo è ormai il contenitore ideologico che raccoglie i detriti di tutte le sinistre agonizzanti (socialdemocratiche e radicali) le quali, avendo da tempo cessato di rappresentare gli interessi popolari (populismo, ha detto qualcuno, è l’aggettivo che la sinistra usa quando si rende conto di non avere più alcun rapporto con il popolo), si nascondono dietro “la foglia di fico dei no border”, battuta di D’Attorre che ha fatto infuriare la Gonnelli che lo attacca dicendo che né lui né Fassina sono stati in grado di citare studi e ricerche che confermino che l’immigrazione è un problema per i proletari italiani. Visto che la questione non è nuova e la teoria marxista se ne occupa da un secolo e mezzo, le cito io alcuni “classici” che potrebbe consultare in merito agli effetti di dumping sociale prodotti dai flussi migratori: da Marx a Samir Amin passando per Arrighi, Wallerstein, Gunder Frank, Frantz Fanon per citarne alcuni…

Questa lunga digressione mi serve in realtà per ribadire un concetto che ho formulato nel mio intervento al convegno in questione, al quale ho partecipato come esponente di “Rinascita! Per un’Italia sovrana e socialista” (un’altra associazione politico culturale che si muove nel campo in cui è appena entrata a far parte  “Patria e Costituzione”). Rivolgendomi agli organizzatori, ho detto che, mentre capisco la loro volontà di recuperare quanto di buono può ancora esserci nella sinistra, penso al tempo stesso che si tratti di un’inutile perdita di tempo.

Gli insulti isterici e ridicoli (rossobruni, sovranisti, populisti, nazional socialisti, ecc.) con cui questa gente cerca di tamponare la crescita di un’area politica capace di coniugare la lotta per la riconquista della sovranità popolare e nazionale (due termini che Gramsci ci ha insegnato a considerare inscindibili) sono l’evidente conferma della loro disperazione per la perdita di qualsiasi capacità di rappresentanza degli interessi delle classi subalterne. Del resto fenomeni politici come France Insoumise, Aufstehen, parte di Podemos, lo stesso Corbyn e altri sono lì a dimostrare come la consapevolezza del processo di rinazionalizzazione della politica sia sempre più diffusa nella sinistra mondiale.

L’agitarsi scomposto del neoliberismo progressista ha l’unico effetto di rallentare il processo di costruzione di un’alternativa al populismo e al sovranismo di destra, perché i loro attacchi idioti e confusionari regalano continuamente voti all’avversario.

Carlo Formenti

(11 settembre 2018)

 
 
 

Sulla mia pelle

Post n°14629 pubblicato il 15 Settembre 2018 da Ladridicinema
 
Tag: trailer

 
 
 

Un affare di famiglia

Post n°14628 pubblicato il 15 Settembre 2018 da Ladridicinema
 
Tag: trailer

 
 
 

Gotti

Post n°14627 pubblicato il 13 Settembre 2018 da Ladridicinema
 

Gotti è un film di genere drammatico del 2018, diretto da Kevin Connolly, con John Travolta e Kelly Preston. Uscita al cinema il 13 settembre 2018. Durata 112 minuti. Distribuito da Eagle Pictures.

Poster

 

Dal Trailer Italiano del Film:

John Gotti (John Travolta): Ti dico una cosa: New York è la città più ricca del mondo ed era mia! Ero un ragazzo di strada e sono arrivato in cima. Mi sono fatto le ossa con qualche lavoro per Don Carlo Gambino, così sono diventato un uomo d'onore!

John Gotti: Costruirò qualcosa che nessuno potrà distruggere

John Gotti: L'unico ostacolo alla mia ascesa era Paul, non ho mai rispettato Paul!

Neil Dellacroce (Stacy Keach): Se uccidi il Capo dei capi, scatenerai l'inferno!
John Gotti: Non c'è altra scelta!

Neil Dellacroce: Ci servirà l'appoggio di tutti e cinque i quartieri: il Queens, Brooklyn, Manhattan, Staten Island e il Bronx

Frank DeCicco (Chris Mulkey): Il nostro compito è mantenere la leadership, nomino John Gotti

Giornalista: È lei il capo della famiglia Gambino?
John Gotti: Ce l'ho già una famiglia!
Giornalista 2: Sa cosa fa suo marito per vivere?
Victoria Gotti (Kelly Preston): Provvede a noi!

John Gotti: Che hai detto in quelle registrazioni?
Angelo Ruggiero (Pruitt Taylor Vince): Ho detto un sacco di cose, che metteranno un sacco di gente nei guai!

John Gotti Jr (Spencer Rocco Lofranco): Papà, dì una parola e mi butto nel fuoco per te!

Victoria Gotti: Mi avevi giurato che non mi avresti trascinata in quel mondo!

John Gotti: La nostra vita...è una vita meravigliosa, se riesci a farla franca!

Avvocato: Johnson è stato un informatore dell'FBI
Willie Boy Johnson (Chirs Kerson): Questa è una bugia!

John Gotti: Mai tirarsi indietro!

John Gotti: Fa sapere a tutti che devono venire da me

 


 
 
 

Sulla mia pelle

Post n°14626 pubblicato il 13 Settembre 2018 da Ladridicinema
 

Sulla mia pelle è un film di genere drammatico del 2018, diretto da Alessio Cremonini, con Alessandro Borghi e Jasmine Trinca. Uscita al cinema il 12 settembre 2018. Durata 100 minuti. Distribuito da Lucky Red e Netflix.

Poster

Sulla mia pelle, il film diretto da Alessio Cremonini, è l'emozionante racconto degli ultimi giorni di vita di Stefano Cucchi (Alessandro Borghi) e della settimana che ha cambiato per sempre la vita della sua famiglia, in particola modo quella di sua sorella Ilaria (Jasmine Trinca).

Quando Stefano Cucchi muore nelle prime ore del 22 ottobre 2009, è il decesso in carcere numero 148. Al 31 dicembre dello stesso anno, la cifra raggiungerà l’incredibile quota di 176: in due mesi trenta morti in più. Nei sette giorni che vanno dall'arresto alla morte, Stefano Cucchi viene a contatto con 140 persone fra carabinieri, giudici, agenti di polizia penitenziaria, medici, infermieri e in pochi, pochissimi, hanno intuito il dramma che stava vivendo. È la potenza di queste cifre, il totale dei morti in carcere e quello del personale incontrato da Stefano durante la detenzione che hanno spinto il regista del film, Alessio Cremonini, a raccontare la sua storia: sono numeri che fanno impressione, perché quei numeri sono persone.
Come dichiarato dallo stesso regista, Sulla mia pelle nasce dal desiderio di strappare Stefano alla drammatica fissità delle terribili foto che tutti noi conosciamo, quelle che lo ritraggono morto sul lettino autoptico, e ridargli vita.

Film d'apertura della sezione Orizzonti del Festival di Venezia 2018.
Disponibile in Streaming Online su Netflix dal 12 settembre 2018.

FRASI CELEBRI:

 

Dal Trailer Ufficiale del Film:

Stefano Cucchi (Alessandro Borghi): Sono Cucchi Stefano, nato a Roma il 1 ottobre 1978
Pubblico Ministero: Si dichiara innocente o ammette l'addebito?
Stefano Cucchi: Allora, io mi dichiaro innocente per quanto riguarda lo spaccio e colpevole per quanto riguarda la detenzione

Stefano Cucchi: Scusi, un'informazio...
Ilaria Cucchi (Jasmine Trinca): Ma sei scemo?! C'ho un fratello scemo, io!

Rita Calore (Milvia Marigliano): Avevi detto che stasera dormivi qui
Stefano Cucchi: Stasera non posso, vado a fa 'n giro co' n'amico

Rita Calore: L'hanno arrestato in piena notte
Ilaria Cucchi: Adesso lo fanno ritorna', deve dirci la verità e basta!
Rita Calore: È da quindici anni che la verità è sta roba qua!

Giovanni Cucchi (Max Tortora): Che t'è successo?
Stefano Cucchi: Era meglio che dormivo da voi

Giovanni Cucchi: Almeno sapere come sta, non sappiamo neanche che cosa gli è successo esattamente!
Rita Calore: Possiamo parlare con i medici?

Carabiniere: Che è successo?
Stefano Cucchi: Sto male, c'ho freddo!

Dottoressa: Fammi vedere questi occhi!
Stefano Cucchi: Oh, lasciateme sta, eh!
Dottoressa: Scrivi che il paziente rifiuta la visita

Voce off: Il dolore è traditore, viene fuori piano piano

Stefano Cucchi: Abbracciame papà!

 

IL CAST DI SULLA MIA PELLE:

 
 
 

The Equalizer 2

Post n°14625 pubblicato il 13 Settembre 2018 da Ladridicinema
 

The Equalizer 2 è un film di genere azione, thriller del 2018, diretto da Antoine Fuqua, con Denzel Washington e Pedro Pascal. Uscita al cinema il 13 settembre 2018. Durata 121 minuti. Distribuito da Warner Bros..

The Equalizer 2 ora in programmazione in 1 Sale Trova Cinema 
Attualmente in anteprime. USCITA: 13 settembre 2018
Poster

In The Equalizer 2, il film diretto da Antoine Fuqua, Denzel Washington torna ad interpretare uno dei suoi ruoli più significativi, nel primo sequel della sua carriera. Robert McCall, già protagonista della serie tv cult degli anni 80 Un giustiziere a New York, a cui si ispira il film, è un ex agente delle CIA ora in pensione, inflessibile giustiziere in difesa delle persone oppresse e sfruttate. Ma cosa sarà disposto a fare McCall quando una di queste persone è proprio quella che lui ama?


 

Sono passati solo pochi anni da The Equalizer ed ecco tornare la premiata coppia Antoine Fuqua alla regia e Denzel Washington nei panni di Robert McCall, compassionevole, ma con i cattivi spietato. Il rapporto fra i due rimanda però a molti anni fa, per l'esattezza all'inizio del secolo, quando si incrociarono in una Chiesa protestante dell'area di Los Angeles, molto frequentata da star afro americane. La conoscenza si consolidò alcuni mesi dopo quando, proprio nel fatidico autunno 2001, venne presentato a Venezia, e poi uscì nelle sale, Training Day. I due sono amici e condividono un’idea molto religiosa della vita e del cinema. Nel film il protagonista concede un’ultima possibilità di redimersi ai cattivi che incrocia, ma se la risposta è negativa, più spesso con un moto di scherno, ecco allora attivarsi una violenza che rimanda al sottotitolo del primo film, Il vendicatore.

The Equalizer 2 - Senza Perdono è il quarto film condiviso fra Fuqua e Washington, che hanno lavorato insieme anche due anni fa nel remake de I magnifici 7, a sua volta ispirato a I sette samurai di Kurosawa, a detto del regista il suo film preferito e quello che l’ha spinto a intraprendere questa carriera.
In questo sequel seguiamo nella sua Boston il protagonista dividersi fra il suo lavoro di tassista, la passione per la lettura e il tentativo di non far compiere le scelte sbagliate a un giovane vicino di casa.

Denzel Washington, classe 1954, ha ricevuto in una carriera poliedrica tre premi Golden Globe, un Tony teatrale e due Oscar: uno come miglior attore non protagonista per Glory - Uomini di gloria e uno come protagonista proprio per Training Day. In totale le nomination per gli Academy Awards sono nove.
È sposato dal 1983 con Paulette Pearson, con la quale ha quattro figli. Molto religioso, ha dichiarato di leggere ogni giorno brani della Bibbia.

Il primo film, uscito nel 2014, ha incassato poco meno di 200 milioni di dollari in tutto il mondo, di cui la metà in patria. Si tratta di una libera interpretazione della serie televisiva degli anni Ottanta Un giustiziere a New York.
Nel cast del film, tornano alcuni caratteristi di lusso come Melissa Leo, due volte candidata all’Oscar, e Bill Pullman. Uscito nelle sale americane il 20 luglio, dove ha già superato gli incassi del primo capitolo, arriva nei cinema in Italia il 13 settembre 2018.

 

 

Dal Trailer Italiano del Film:

Robert McCall (Denzel Washington): Salve, sono l'autista che ha portato a casa la sua ragazza, la carta di credito non era valida...
Hart Schaffer (Rory Benjamin Smith): Entri
Robert McCall: Non mi chiede se è arrivata sana e salva? Mi servono telecamere, cellulari, qualunque cosa abbiate usato per filmare quello che le avete fatto stanotte
Hart Schaffer: Hai bussato alla porta sbagliata, nonno!
Robert McCall: Hai mai visto Star Trek?
Ragazzo: Voglio una recensione a cinque stelle!

Susan Plummer (Melissa Leo): Robert, ci ho riflettuto, è bello che tu aiuti tutte queste persone a caso, ma non riempirà quel vuoto che hai dentro! Ho il dovere di dirti queste cose, io sono l'unica amica che hai!

Voce off: Mac, Susan è morta

Dave York (Pedro Pascal): Susan lavorava in un mondo pericoloso
Robert McCall: Ho guardato tutti i video della sorveglianza, lì è successo qualcos'altro
Dave York: Chi è stato?

Robert McCall: Chiunque stiamo cercando, ha assoldato killer professionisti. Stanno ripulendo tutto, nessuno è al sicuro!

Voce off: Non hai idea di che cosa hai iniziato, non dovevi dichiararci guerra McCall!
Robert McCall: No, è il contrario, voi l'avete dichiarata a me
Robert McCall: Hanno commesso l'errore di uccidere la mia amica
Dave York: Non c'è modo di tornare indietro

Robert McCall: Paghiamo tutti per i nostri peccati

 


 
 
 

Separati ma non troppo

Post n°14624 pubblicato il 13 Settembre 2018 da Ladridicinema
 

Titolo originale: Sous le même toit

Separati ma non troppo è un film di genere commedia del 2017, diretto da Dominique Farrugia, con Gilles Lellouche e Louise Bourgoin. Uscita al cinema il 13 settembre 2018. Durata 97 minuti. Distribuito da Europictures.

Poster

Delphine (Louise Bourgoin) e Yvan (Gilles Lellouche) divorziano. Poiché la situazione economica di Yvan non gli permette di trovare una casa, si ricorda che, in realtà, è detentore del 20% della casa in cui vive ancora la ex-moglie. Torna, allora, a vivere sotto lo stesso tetto con Delphine, in quel 20% che gli spetta: sarà in questa situazione particolare (e, a tratti, assurda) che i due ex-coniugi si renderanno conto della bellezza dei piccoli momenti di felicità di questa convivenza forzata..



 
 
 

Loro

Post n°14623 pubblicato il 13 Settembre 2018 da Ladridicinema
 

Loro è un film di genere drammatico, biografico del 2018, diretto da Paolo Sorrentino, con Toni Servillo. Uscita al cinema il 13 settembre 2018. Durata 145 minuti. Distribuito da Universal Pictures Italia.

Poster

Loro, il film diretto da Paolo Sorrentino, con Toni Servillo nei panni di Silvio Berlusconi, porta al cinema, in una versione unica, i due capitoli, Loro 1 e Loro 2, usciti al cinema nel mese di aprile e maggio 2018.



  • PRODUZIONE: Indigo Film, Pathé e France 2 Cinéma

 
 
 
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