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CINEMA PARADISO

Blog di cinema, cultura e comunicazione

 

 

Hobbs & Shaw corrono da soli: quasi 2 milioni di incasso nel weekend

Post n°15254 pubblicato il 12 Agosto 2019 da Ladridicinema
 

Grazie a un'ottima domenica da quasi mezzo milione di euro, Fast & Furious - Hobbs & Shaw ottiene il primato della classifica italiana, con un weekend da 1,9 milioni di euro ed un totale di 2,3 milioni dal primo giorno di programmazione. Dietro c'è il vuoto, visto che a Bring The Soul: The Movie bastano poco più di 200mila euro per ottenere il secondo posto, mentre il podio è completato da Spider-man: far from home (guarda la video recensione) che ne ottiene 200mila esatti. Il cinecomic ha incassato fino ad oggi 11.149.932 euro e gliene mancano meno di 40mila per superare Dumbo (guarda la video recensione).  Il box office fa segnare un leggero calo, inferiore ai due punti percentuali, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, mentre su base annuale il miglioramento nei confronti del 2018 è di quasi dieci punti.  Gran weekend negli USA, dove la classifica viene quasi del tutto rivoluzionata dalle tante new entry della settimana. A spuntarla però sono ancora Hobbs & Shaw, che vincono il weekend con 25,4 milioni di dollari per un totale di 108 complessivi. Buon esordio per Scary stories to tell in the dark, che ottiene 20,8 milioni, mentre completa il podio Il Re Leone (guarda la video recensione) che tocca quota 473 milioni. Dora e la città perduta debutta con 17 milioni, mentre meno eccitanti sono gli incassi di Attraverso i miei occhi, che apre con 8,1 milioni, Le regine del crimine che incassa 5,5 milioni e Brian Banks che con 2,1 milioni non riesce nemmeno a entrare il top ten.

Da segnalare l'ottima partenza di The Peanut Butter Falcon, che ottiene la migliore media per sala della top 20 con 12mila dollari e un totale superiore ai 200mila. Anche questa settimana arriveranno in sala molti nuovi film, si comincia domani con Angry Birds 2 e si prosegue venerdì con 47 Meters Down: UncagedBlinded By the LightGood Boys e Che fine ha fatto Bernadette?

A livello internazionale prende il largo Il Re Leone che é arrivato a ben 1.334.603.826 dollari, rinforzando il secondo posto assoluto nella classifica mondiale del 2019. Passi in avanti anche per Spider-man: far from Home, che tocca quota 1.096.972.490 dollari, non ancora sufficienti per superare Captain Marvel (guarda la video recensione). Toy Story 4 (guarda la video recensione) é oramai a un passo dal divenire il quinto film miliardario del 2019 essendo arrivato a 989.978.368 milioni di dollari.  

 
 
 
 
 

Box Office, +8% rispetto alla stessa settimana dell'anno scorso

Post n°15252 pubblicato il 06 Agosto 2019 da Ladridicinema
 

Sarà vero che le persone amano sentirsi raccontare sempre le stesse storie? Al cinema, almeno a giudicare dai dati del box office internazionale di questa settimana, parrebbe di sì. Il Re Leone (guarda la video recensione), con poco meno di 1,2 miliardi di dollari d'incasso a livello mondiale vola al secondo posto della classifica assoluta del 2019, superando in un colpo solo Spider-Man: Far From Home (guarda la video recensione), che tocca quota 1,075,328,925 e Captain Marvel (guarda la video recensione), fermo a 1,128,274,794. I primi tre posti della classifica sono quindi appannaggio di Disney, che può contare inoltre sul quinto e sesto posto, occupati rispettivamente da Aladdin (guarda la video recensione), che ha toccato quota 1,025,569,592 dollari e Toy Story 4 (guarda la video recensione), arrivato a 959,250,743 dollari. Ora, presumendo che Frozen 2 e Star Wars IX: L'ascesa di Skywalker supereranno entrambi il miliardo "e qualcosa", ma si prevedono cifre molto vicine al miliardo e mezzo, a fine anno Disney avrà 7 film nelle prime otto posizioni e tutti miliardari (perché anche Toy Story (guarda la video recensione) alla fine dovrebbe farcela, in fondo mancano solo 40 milioni). Questa settimana a vincere il weekend è stato Hobbs & Shaw che ha chiuso il weekend con 60 milioni di dollari, comunque un'ottima cifra anche se lontana dalle forse troppo ottimistiche previsioni degli analisti che puntavano agli 80 e più. Il film è andato molto bene anche a livello mondo, con 180 milioni, senza contare la Cina, che riceverà il film solo fra tre settimane (e lì dovrebbe andare molto bene). Ottimi numeri per C'era una volta a... Hollywood (guarda la video recensione), che arriva a sfiorare gli 80 milioni e per The Farewell, che aumenta le sale e l'incasso fino a un totale di 7 milioni. Sorridono anche Crawl (guarda la video recensione), che ha incassato 36 milioni (è costato 16) e Annabelle 3 (che passa i 70 milioni). La prossima settimana arrivano tantissimi nuovi film, a segnare l'ultimo mese dell'estate americana, anche se i titoli davvero forti sono finiti: Scary Stories to Tell in the DarkLe regine del crimineDora e la città perdutaAttraverso i miei occhi e Brian Banks sgomiteranno per un posto in top ten. 
A livello internazionale Men in Black International (guarda la video recensione) raggiunge a fatica i 250 milioni, Yesterday (guarda la video recensione) ne fa 120, Rocketman (guarda la video recensione) tocca quota 185. Avengers: Endgame (guarda la video recensione) racimola qualche altro dollaro e arriva a 2,794,509,335 dollari complessivi. 

In Italia il primo weekend della nuova stagione si chiude come l'ultimo della vecchia. La spunta Men in Black International con 427mila euro, davanti a Spider-Man: Far from home con 368mila euro e Hotel Artemis con 243mila euro. Spider-Man: Far from home è a soli 4mila euro di distanza da Aquaman (guarda la video recensione), che verrà superato oggi, mentre il box office fa segnare rispetto alla stessa settimana dell'anno scorso un +8%, che diventa +9,6% su base annua a partire dal 1 gennaio. Far uscire film più forti durante l'estate, ha pagato. 

Box Office Italia del 4/08/2019
1. Men in Black - International: Euro 118.063
2. Spider-Man: Far From Home: Euro 100.509
3. Hotel Artemis: Euro 69.431
4. Toy Story 4: Euro 37.000
5. Serenity - L'Isola dell'Inganno: Euro 33.473
6. Isabelle - L'ultima evocazione: Euro 29.969
7. Dolcissime: Euro 23.564
8. Edison - L'uomo che illuminò il mondo: Euro 20.563
9. Birba - Micio Combinaguai: Euro 17.335
10. Midsommar - Il villaggio dei dannati: Euro 17.169

 
 
 

Dolcissime

Post n°15251 pubblicato il 03 Agosto 2019 da Ladridicinema
 

Genere: Commedia
Anno: 2019
Paese: Italia
Durata: 85 min
Data di uscita: 01 agosto 2019
Distribuzione: Vision Distribution
Dolcissime è un film di genere commedia del 2019, diretto da Francesco Ghiaccio, con Giulia Barbuto Costa Da Cruz e Alice Manfredini. Uscita al cinema il 01 agosto 2019. Durata 85 minuti. Distribuito da Vision Distribution.
Data di uscita:01 agosto 2019
Genere:Commedia
Anno:2019
Paese:Italia
Durata:85 min
Distribuzione:Vision Distribution
Produzione:Indiana Production, La Piccola Società
TRAMA DOLCISSIME:

Dolcissime, il film diretto da Francesco Ghiaccio, segue la storia di MariagraziaChiara Letizia , tre amiche inseparabili costrette a fare i conti ogni giorno con gli odiati chili di troppo. Quando hai sedici anni il mondo è un casino. Quando hai sedici anni e sei una ragazzina sovrappeso, la battaglia ti sembra persa in partenza. A meno che non ti lanci in un'impresa impossibile. Mariagrazia, Chiara e Letizia vorrebbero solo essere invisibili. Mariagrazia soffre il confronto con la madre (Valeria Solarino), ex campionessa sportiva. Chiara ha una chat con un coetaneo, ma tanta paura di svelarsi in foto. Letizia un talento per la musica ma troppa vergogna per esibirlo. Passare inosservate sembra essere la sfida più ardua che possano affrontare. Dopo l’ennesima presa in giro, un’inattesa occasione di riscatto arriva dalla popolare e bellissima Alice, capitano della squadra scolastica di nuoto sincronizzato, costretta da un ricatto ad allenarle in gran segreto. Le tre ragazzine si lanciano in un’impresa impossibile spinte in acqua dalla gran voglia di rivincita. Finiranno per immergere la loro vita in quella della rivale, avvicinandosi le une alle altre giorno dopo giorno, esercizio dopo esercizio, sorriso dopo sorriso. Una storia tutta d’un fiato fino all’ultimo tuffo, sull’incredibile forza dell’amicizia oltre gli inciampi, gli imprevisti e qualsiasi diversità.

FRASI CELEBRI:

 

Dal Trailer Ufficiale del Film:

Mariagrazia (Giulia Barbuto): Questo, quello, questo, anche quello!
Voce off: È il tuo compleanno?
Mariagrazia: No, è la colazione!

Voce off: E tu a cosa ti iscrivi? A "La Corrida"?!

Madre di Mariagrazia (Valeria Solarino): Ti stai mettendo in ridicolo!

 
 
 

La strage di Bologna tra omissioni e depistaggi da antidiplomatico

Post n°15250 pubblicato il 03 Agosto 2019 da Ladridicinema


La strage di Bologna tra omissioni e depistaggi
 
 

Passano gli anni e i governi. Ma sulla strategia delle stragi di Stato continua a restare in piedi un muro di omertà. Non sarà certo il ministro dell’interno leghista a far uscire anche solo una fotocopia dagli archivi dei servizi. Così come fece Giorgio Napolitano quando sedette sulla stessa poltrona.

Riproponiamo dunque questo pezzo, da noi pubblicato in occasione dell’anniversario, ormai sei anni fa. Che fa luce su un alcuni tentativi di depistaggio che hanno visto lavorare di comune accordo servizi segreti italiani e il Mossad israeliano. Non sono stati gli unici depistaggi, ovviamente; questo è arrivato quasi ultimo, nel disperato tentativo di mischiare le carte, farne un “complotto internazionale” e dare una sponda al governo di  Tel Aviv.

 

*

 

Il 2 agosto 1980 alla Stazione di Bologna, alle ore 10.25, una bomba esplode nella sala d’aspetto di seconda classe, affollata di persone in viaggio per le vacanze. L’esplosivo, una miscela tra i 20 e i 25 chilogrammi di tritolo, T4, nitroglicerina e altri materiali, è contenuto in una valigia piazzata sopra un tavolino portabagagli, a 50 centimetri da terra, sotto il muro portante dell’ala ovest. Il treno straordinario Ancona-Basilea, fermo sul primo binario, arresta in parte e restituisce l’onda d’urto dell’esplosione. Crolla un tratto del fabbricato lungo circa 50 metri, con i locali del ristorante e delle sale d’attesa di prima e seconda classe, crollano 30 metri di pensilina. Chi non è morto investito direttamente dallo scoppio, muore o viene gravemente ferito sotto le macerie. Radio e televisione interrompono i programmi e annunciano un gravissimo incidente a Bologna. La prima voce che circola è che sia stata una fuga di gas o l’esplosione di una caldaia. Ma basta poco ad accorgersi che si è trattato di ben altro.


Le vittime della strage del 2 agosto 1980 sono 85. La più piccola si chiamava Angela Fresu, aveva tre anni e veniva da Montespertoli, vicino Firenze. Il più anziano è Antonio Montanari, aveva 86 anni e aspettava l’autobus sul marciapiedi davanti alla stazione.

Il Presidente del Consiglio dell’epoca è Francesco Cossiga, “l’amerikano” con molti scheletri nell’armadio ma che se li è portati nella tomba senza mai aver spiegato che cosa sia accaduto in questa e nelle altri stragi di Stato. Ynato per rammentare un esempio, il 13 gennaio due alti ufficiali del Sismi, il servizio segreto militare, Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte, su input del capo della Loggia P2 Licio Gelli e con la collaborazione del faccendiere-collaboratore dei servizi segreti statunitensi Francesco Pazienza, faranno ritrovare sul treno Taranto-Milano una valigetta con armi, esplosivo (dello stesso tipo di quello utilizzato nella strage di Bologna) e documenti che dovrebbe accreditare la pista del terrorismo internazionale (l’intenzione – scriveranno i giudici a sostegno delle condanne per depistaggio – è coprire la matrice neofascista della strage).


I tribunali e le inchieste della magistratura hanno individuato tre colpevoli, i neofascisti Giuseppe Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, Luigi Ciavardini, membri dei Nar. I tre si dichiarano innocenti: ammettono di aver organizzato e commesso parecchi omicidi ma insistono che con la strage di Bologna non c’entrano.


Nel maggio del 1991, Cossiga, diventato presidente della Repubblica, intervenendo davanti al Comitato parlamentare per i servizi di sicurezza afferma di essersi sbagliato ad addebitare ai fascisti la strage del 2 agosto a Bologna e si dice concorde con Giulio Andreotti sull’opportunità di “togliere la targa che alla stazione definisce fascista la strage del 1980”. Si scusa con l’allora Msi, affermando che il giudizio che diede allora “fu il frutto di errate informazioni, conseguenza d’intossicazione e di subcultura”. In una intervista al Corriere della Sera dell’8 luglio 2008, • Francesco Cossiga intervistato da Aldo Cazzullo afferma che: “La strage di Bologna è un incidente accaduto agli amici della “resistenza palestinese” che, autorizzata dal “lodo Moro” a fare in Italia quel che voleva purché non contro il nostro Paese, si fecero saltare colpevolmente una o due valigie di esplosivo. Quanto agli innocenti condannati, in Italia i magistrati, salvo qualcuno, non sono mai stati eroi. E nella rossa Bologna la strage doveva essere fascista. In un primo tempo, gli imputati vennero assolti. Seguirono le manifestazioni politiche, e le sentenze politiche”.


Nell’aprile del 2009, Ilich Ramirez Sanchez, più noto alle cronache internazionali degli anni Settanta come Carlos, detenuto politico nel carcere francese di Poissy, viene ascoltato sulla strage del 2 agosto per rogatoria a Parigi dal pubblico ministero bolognese Enrico Cieri, nell’interrogatorio afferma che “quella è roba della Cia, i servizi segreti italiani e tedeschi lo sanno bene”.


Ad agosto del 2011, il quotidiano conservatore bolognese Il Resto del Carlino, rivela che nell’inchiesta bis sulla strage alla stazione di Bologna sono indagati i terroristi tedeschi Thomas Kram, 63 anni, e Margot Frohlich, 69, legati all’organizzazione di Carlos, (l’ORI, Organizzazione Rivoluzionaria Internazionale) in carcere a Parigi. Ma lo stesso Carlos sulla presenza di Kram a Bologna aveva già precisato che: “I servizi sapevano bene che a Bologna quel giorno c’era Thomas Kram e farlo saltare in aria con la stazione sarebbe stato come mettere la firma dei palestinesi sull’eccidio… Così l’Italia si sarebbe staccata dai palestinesi e avvicinata agli israeliani. Ma Kram si è salvato e l’operazione è fallita”.

 
 
 

Inviato Onu contro la tortura: "Gravemente preoccupato che gli Usa vogliano fare di Assange... da antidiplomatico

Post n°15249 pubblicato il 03 Agosto 2019 da Ladridicinema
 

Inviato _nu contro la tortura: Gravemente preoccupato che gli Usa vogliano fare di Assange un esempio
 

Vi riproponiamo l'articolo di oggi di Stefania Maurizi su Repubblica che rompe finalmente il muro del vergognoso silenzio sul caso Assange.



di Stefania Maurizi - Repubblica


A Belmarsh, scrive l'Inviato dell'Onu, il fondatore di WikiLeaks è detenuto in una cella singola di due metri di larghezza per tre di lunghezza per 2,3 metri di altezza. Ha diritto a spendere solo 15 sterline alla settimana tra telefonate, penne e carta da lettere, ha diritto da 30 a 60 minuti d'aria al giorno, a seconda delle condizioni del tempo. In teoria, in prigione potrebbe lavorare e poi socializzare con gli altri detenuti, ma in pratica dal 18 maggio ad oggi, Julian Assange rimane ricoverato nell'infermeria del carcere, a causa delle sue condizioni di salute molto precarie, tra cui un serio calo ponderale. Le restrizioni del suo regime carcerario sono tali che l'accesso limitato ai suoi avvocati e l'impossibilità di usare i computer (anche se privi di collegamento a internet) "compromettono seriamente la sua capacità di prepararsi in modo adeguato ai numerosi e complessi casi legali che lo attendono", scrive l'Inviato dell'Onu.

 
Il grave declino della salute di Julian Assange

Da anni emergono preoccupazioni per il serio deterioramento della salute di Julian Assange, che prima ha passato un anno e mezzo agli arresti domiciliari, poi è rimasto confinato per sette anni nell'ambasciata dell'Ecuador senza neppure accesso a un'ora d'aria al giorno e oggi è detenuto in una prigione di massima sicurezza. Già un anno e mezzo fa, tre medici americani di alto profilo, Sondra Crosby, Sean Love e Brock Chisholm, avevano denunciato la sua situazione in un articolo per il quotidiano londinese Guardian. Ora, l'Inviato Speciale dell'Onu conferma queste preoccupazioni con dati aggiornati e raccolti dai due medici specialisti che lo hanno accompagnato nella sua visita in carcere.

 
Melzer non rende noti dettagli delicati sulla salute del fondatore di WikiLeaks, protetti dalla privacy, ma per esempio, scrive: "Da un punto di vista psicologico, Mr. Assange [durante la visita ] ha mostrato tutti i sintomi tipici della prolungata e sostenuta esposizione a grave stress psicologico, ansia e sofferenza mentale che conducono a una depressione maggiore e alla sindrome da stress post traumatico. Entrambi gli esperti, che mi hanno accompagnato, hanno concluso che Mr. Assange ha urgente bisogno di cure psichiatriche da parte di uno psichiatra di fiducia e non associato alle autorità che lo detengono in prigione, e che è probabile che la sua attuale condizione deteriori drammaticamente".


Le responsabilità di Svezia, Inghilterra e Ecuador

Nella corrispondenza con le autorità di Svezia, Inghilterra, Ecuador e Stati Uniti, Nils Melzer contesta loro gravi responsabilità e tutte le anomalie del caso, a partire dall'inchiesta svedese per i presunti reati sessuali di stupro e molestie contro due donne svedesi. Le accuse di molestie sono andate in prescrizione nell'agosto del 2015, senza che peraltro Assange potesse rinunciare alla prescrizione (la legge svedese non lo consente), ma Melzer sottolinea che la prova portata dalla presunta vittima delle molestie era un preservativo che, esaminato, non conteneva né il Dna di Julian Assange né quello della donna stessa: un dettaglio "che dunque mina seriamente la credibilità di questa accusa", scrive Melzer.

Quanto alle accuse di stupro, che andranno in prescrizione solo il 17 agosto 2020, l'Inviato speciale Onu scrive: "Tutta la documentazione che mi è stata resa disponibile dimostra che Mr. Assange ha collaborato volontariamente e in modo consistente con la polizia svedese e con i magistrati sia quando si trovava in Svezia nel 2010, sia dopo essersi rifugiato nell'ambasciata dell'Ecuador nel giugno 2012".
 L'indagine per stupro era stata già chiusa nel 2010, appena cinque giorni dopo che era stata aperta, dalla procuratrice capo di Stoccolma, Eva Finné, che aveva concluso: "la condotta descritta (dalla donna) non ha rivelato alcun reato".

Negli ultimi nove anni l'indagine per stupro è stata aperta tre volte e l'Inviato speciale nota come "per quasi nove anni, le autorità svedesi hanno mantenuto, ravvivato e alimentato la narrativa di Assange come sospettato di stupro" e come "in realtà, le due donne non hanno mai avuto intenzione di denunciare un reato sessuale contro Assange, ma sono state messe in condizione ("railroaded") di farlo dalla polizia svedese e hanno successivamente deciso di 'vendere la loro storia a un tabloid".

Nils Melzer contesta alle autorità svedesi e inglesi di aver creato le condizioni che hanno portato il fondatore di WikiLeaks a finire detenuto arbitrariamente - come concluse nel 2015 lo UN Working Group on Arbitrary Detention (Unwgad) - e accusa l'Ecuador di Lenin Moreno di aver fatto sì che le condizioni di vita nell'ambasciata fossero sempre più difficili, tra restrizioni, sorveglianza, molestie, diffamazioni pubbliche, fino alla revoca dell'asilo l'11 aprile scorso.


Gli Stati Uniti vogliono fare di Julian Assange un esempio

Le preoccupazioni più gravi dell'Inviato speciale Onu, Nils Melzer, riguardano il rischio concreto che il fondatore di WikiLeaks finisca estradato negli Usa o direttamente attraverso l'Inghilterra o indirettamente nel caso in cui venisse prima estradato in Svezia. Ad oggi, la procuratrice svedese titolare dell'indagine dopo la riapertura, Eva-Marie Persson, non ha deciso se incriminare Assange o se archiviare una volta per tutte il caso, ma l'Inviato Onu scrive che "in questo caso, la narrativa del sospetto di stupro appare essere stata usata per minare in modo deliberato la sua reputazione e facilitare il suo indiretto trasferimento dall'Inghilterra agli Stati Uniti".

Melzer si dice "gravemente preoccupato" che le autorità americane intendano fare di Assange "un esempio" sia per punirlo personalmente sia per scoraggiare altri che vogliano imitare quanto fatto da lui e dalla sua organizzazione, WikiLeaks. Questa preoccupazione scaturisce in modo particolare dai forti pregiudizi che ci sono negli Stati Uniti contro Assange e dal fatto che le pubblicazioni di WikiLeaks siano percepite come "una minaccia alla sicurezza nazionale". L'Inviato speciale sottolinea l'impunità di cui godono negli Usa i funzionari che si sono macchiati di gravi violazioni dei diritti umani e torture in nome della difesa della sicurezza nazionale e ricorda come a lui stesso sia sempre stato impedito dal governo degli Stati Uniti di fare un'ispezione nelle prigioni americane per verificare casi di tortura e maltrattamenti.


Usa e Svezia? Negano tutto

Le autorità inglesi ed ecuadoriane non hanno ancora risposto alle conclusioni dell'Inviato speciale Onu, mentre quelle americane e svedesi hanno prontamente replicato. Negano tutto: Julian Assange non è mai stato detenuto arbitrariamente da Svezia e Inghilterra, come ha stabilito quattro anni fa lo UN Working Group on Arbitrary Detention (Unwgad): si è segregato da solo nell'ambasciata e poteva uscirne quando voleva. Questa risposta negazionista della Svezia e degli Stati Uniti non spiega come mai, se la Svezia riteneva infondata l'accusa, non ha fatto appello contro la decisione dell'Unwgad, e come mai l'Inghilterra che, invece ha fatto appello, l'ha perso.

Le autorità americane negano di avere qualsiasi responsabilità nel caso Assange e, in particolare, respingono l'idea che corra il rischio di subire maltrattamenti e un ingiusto processo se verrà estradato: "Gli Stati Uniti prendono molto seriamente i loro obblighi in tema di diritti umani. Gli individui estradati negli Usa vengono processati secondo le leggi americane e godono delle garanzie processuali".
Notizia del: 29/07/2019

 
 
 
 
 

Sotto il burqa da everyeye.it

Post n°15247 pubblicato il 30 Luglio 2019 da Ladridicinema
 

L'undicenne Parvana vive a Kabul, sotto lo stretto controllo delle forze talebane, con la madre, la sorella maggiore, un fratellino piccolo e il padre, monco di una gamba. Proprio mentre sta vendendo degli antichi oggetti di famiglia insieme al genitore la ragazzina è presa di mira da dei soldati, e solo l'intervento della figura paterna evita il peggio. L'azione ha però delle conseguenze e l'uomo viene arrestato per vendetta con false accuse, venendo condotto in un carcere in pieno deserto. In una società nella quale alle donne è vietato uscire di casa senza essere accompagnate da una figura maschile, in Sotto il burqa Parvana è costretta a tagliarsi i capelli e fingere di essere il lontano cuginetto Aatish, riuscendo così a evitare di essere riconosciuta e a comprare il cibo da portare a casa. Scopre inoltre che la compagna di scuola Shauzia ha organizzato il suo stesso stratagemma per girare indisturbata tra le strade cittadine e, grazie all'aiuto di un soldato talebano, cerca di saperne di più sulle sorti del padre.

 

Tra sogni e realtà

Sulla scia di Persepolis (2007) ecco un'altra opera di animazione che scava nel dramma di un Paese dominato dall'integralismo islamico, capace tramite un'estetica minimale e raffinata al contempo di trasportare in un ambiente sociale distante anni e luci dal nostro odierno modo di vivere. Prodotto da Angelina Jolie, da anni dedita a cause umanitarie anche in ambito cinematografico, per lo studio irlandese Cartoon Saloon, l'adattamento dell'omonimo romanzo di Deborah Ellis (anche co-autrice della sceneggiatura) si prodiga con successo nell'evitare patetismi di sorta, dando vita a personaggi vivi e credibili il cui tratto atipicamente dolce affascina sin da subito lo sguardo e conquista il cuore nel procedere di una vicenda via via sempre più drammatica, che pone un duro atto d'accusa contro un oltranzismo maschilista e annebbiato dall'odio verso i più deboli. Sotto il burqa (disponibile su Netflix) offre ad ogni modo uno sguardo a più strati e sfumature, per un talebano cattivo ve ne è uno buono, che trova notevole slancio emotivo nelle relazioni tra i numerosi personaggi, figli di un mondo arcaico in cui lo spettro della guerra contro il nemico americano si palesa brevemente nella parte finale ma è una costante sottotraccia delle dinamiche politiche ricorrenti nella visione. Difficile non affezionarsi alla piccola e coraggiosa Parvana, sorta di moderna Mulan pronta a rischiare la vita pur di prendersi cura della propria famiglia, così com'è impossibile non farsi incuriosire dalla favola che la ragazzina racconta sia al fratellino più piccolo che all'altrettanto temeraria e sognatrice Shauzia, esposta a frammenti nell'arco di tutto il film e dalle profonde connotazioni metaforiche che vanno poi a rispecchiarsi nella relativa realtà narrativa. Per un'opera che, nonostante il clamoroso flop alla sua uscita nei cinema d'Oltreoceano, vale la pena di essere apprezzata e scoperta.

Sotto il burqaAncora una volta il cinema d'animazione è al servizio di una storia matura, ambientata in una società dove vigono le castranti leggi dell'integralismo islamico. Siamo a Kabul e la piccola Parvana è costretta a fingersi maschio per prendersi cura della propria famiglia, mentre il mondo circostante è alle prese con la guerra ad armi impari tra l'esercito talebano e i jet statunitensi. Il conflitto principale di Sotto il burqa è però quello vissuto dalla giovane protagonista, schiava di una società maschilista e violenta, che con coraggio e astuzia sfiderà le attuali convenzioni incontrando sulla sua strada sia figure crudeli che compassionevoli, il tutto in una narrazione dai sussulti emozionali adeguatamente supportati dal particolare, anche se non del tutto nuovo, stile grafico.

 
 
 

Glass

Post n°15246 pubblicato il 30 Luglio 2019 da Ladridicinema
 

L'orda, ossia Kevin Wendell Crumb e le sue altre numerose personalità, ha catturato un nuovo gruppo di ragazze e si prepara a "sacrificarle" alla Bestia. È però sulle sue tracce il vigilante David Dunn, che grazie all'aiuto del figlio e alle sue visioni psichiche arriva presto a un confronto con il feroce avversario. Entrambi però finiscono catturati dalla polizia e dalla psichiatra Ellie Staple e rinchiusi in un istituto psichiatrico, lo stesso dove da 19 anni è prigioniero "l'uomo di vetro", il geniale Elijah Price. Per lui sarà finalmente l'occasione di dimostrare al mondo che le sue teorie sugli esseri dotati di superpoteri sono reali. Nel mentre il figlio di David, la ragazza sopravvissuta all'Orda e la madre di Elijah cercano di salvare i propri cari dalle cure di Ellie Staple.

Doveva essere il coronamento del più ambizioso progetto di Shyamalan, che porta a compimento due suoi film precedenti, Unbreakable e il più recente Split, ma il risultato è un incredibile pasticcio di sceneggiatura, di autoindulgente lunghezza e con un interminabile numero di epiloghi.

Il disappunto è cocente, perché Shyamalan nella collaborazione con Jason Blum e nel ritorno a budget contenuti sembrava essersi rigenerato dai flop ricchi di effetti speciali come L'ultimo dominatore dell'aria e After Earth, invece qui lo ritroviamo più confuso che mai.

Se Unbreakable trattava in modo relativamente rispettoso la mitologia dei supereroi, ora si mettono invece in bocca ai personaggi così tante assurdità da farli sembrare toccati in testa. Per esempio lascia esterrefatti che la ragazza sfuggita all'Orda prenda come una prova dell'esistenza dei supereroi il fatto che Metropolis sia ispirata a New York (tutt'altro che un segreto per inciso) o che il costume dei primi supereroi era ispirato dagli artisti del circo. Ma ci sono momenti ancora più involontariamente esilaranti, come quando un personaggio dice di appartenere a un'organizzazione che opera da diecimila anni: che si riferisca all'era hyboriana di Conan il barbaro? 

Tutto questo sarebbe ridicolo nel peggior fumettone, eppure Glass si prende dannatamente sul serio. E nonostante il genere in cui si muove il film, la sceneggiatura è tutt'altro che irrilevante visto che si tratta di un'opera dominata da infiniti dialoghi. Gli scontri infatti sono solo due, in mezzo c'è il tentativo di Ellie Staple di convincere i protagonisti di non avere alcun potere speciale e si porta via almeno un'ora di durata (e per altro perché fare un film di questo tipo lungo due ore e dieci minuti se il budget è tanto risicato?).

IL SEQUEL DI UNBREAKABLE E SPLIT.
Overview di Andrea Fornasiero 
giovedì 27 aprile 2017 

David Dunn, un uomo di mezza età che si è scoperto quasi invulnerabile, è destinato a incrociare il proprio destino con quello di Kevin Wendell, affetto da una forma estrema di schizofrenia per cui ha ben 24 differenti personalità. L'ultima tra queste è La Bestia, che causa in lui una mutazione facendone una sorta di super-cannibale. L'unica che conosce dell'esistenza della Bestia è Casey Cooke, che gli sfuggita e ora è in fuga, ma ancora più cruciale è la figura di Elijah Price, ossia "l'uomo di vetro", che custodisce segreti su Dunn e Wendell e li manipolerà per i suoi fini.

È una sorta di film di supereroi, sicuramente lo considero in questo modo, ma è anche molto differente dagli altri. Non somiglierà ai film Marvel. 
Jason Blum

Glass è prodotto ancora una volta da Jason Blum, ossia il principale artefice della rigenerazione di M. Night Shyamalan dopo la serie di flop da Lady in the Water a L'ultimo dominatore dell'aria e After Earth. Blum, campione dell'horror-thriller a piccolo budget è emerso con il clamoroso caso di Paranormal Activity e tutt'ora sulla cresta dell'onda grazie a Scappa - Get Out. È stato lui a fidarsi di Shyamalan e a permettergli di ritrovare se stesso in un cinema più limitato nei mezzi, ma forte nelle idee, prima con The Visit e poi con Split. Proprio di SplitGlass costituisce il seguito - e si tratta per altro del primo sequel nella carriera del regista. Il finale del film precedente aveva però introdotto un elemento inatteso: il personaggio di David Dunn, ossia il protagonista di Unbreakable, che Shyamalan aveva diretto nel 2000. Glass infatti rimanda fin dal titolo a Mr. Glass cioè "l'uomo di vetro", che era la nemesi di Dunn in Unbreakable. Il film è dunque l'insolito caso di un seguito di due altri film tra loro molto distanti nel tempo, che ora compongono un universo condiviso. Shyamalan però non intende tradire la lezione appresa con Jason Blum e infatti anche questo Glass sarà realizzato con il rigore di mezzi di produzione limitati, nonostante il buon successo tanto di Splitquanto a suo tempo di Unbreakable.

 
 
 

Disney sta scrivendo la storia con un 2019 da sogno

Post n°15245 pubblicato il 30 Luglio 2019 da Ladridicinema
 

Disney è ineluttabile. Un paio d'anni fa, quando osservammo le release date delle produzioni di quest'anno, ci rendemmo subito conto che il 2019 sarebbe potuto passare alla storia... e così è stato: siamo a fine luglio e Disney questo weekend ha raggiunto e superato il record di tutti i tempi per quanto concerne l'incasso globale di una casa di produzione in un singolo anno solare, 7,6 miliardi di dollari, peraltro battendo sé stessa, che aveva ottenuto questo dato nel 2016. Il bello è che mancano ancora almeno altri due incassi sicuramente miliardari come Frozen 2 e Star Wars IX: L'ascesa di Skywalker, senza contare Maleficent - Signora del male ed il fatto che Il Re Leone è ben lontano dal terminare la sua corsa al box office internazionale. I 10 miliardi a fine anno, obiettivo che fino a qualche tempo fa sarebbe stato pura fantascienza per chiunque, sono comodamente alla portata.? 

Avevamo previsto che questo weekend sarebbe stato "miliardario" e...lo è stato! Spider-Man: Far From Home (guarda la video recensione) è arrivato a quota 1 miliardo e 36 milioni, Aladdin (guarda la video recensione) lo ha passato con un margine di 9 milioni, mentre per ora hanno mancato l'obiettivo Il Re Leone, che ci è andato vicinissimo, chiudendo a 962 milioni e Toy Story 4 (guarda la video recensione), che si è fermato a 917 milioni di dollari ma che potrebbe riuscire nell'impresa, anche se una chiusura a 950-970 milioni pare più probabile. Negli USA vince Il Re Leone con 75,5 milioni di dollari, in calo del 60% rispetto alla settimana scorsa ed è già a 350 milioni di dollari. C'era una volta... a Hollywood (guarda la video recensione) permette a Tarantino di ottenere il miglior esordio della sua carriera con 40 milioni di dollari. In calo piuttosto contenuto gli altri film: Spider-Man: Far from Hometocca quota 344 milioni, Toy Story 4 è a 395 milioni, Aladdin a 345. Ottimi dati per Yesterday (guarda la video recensione), che arriva a 65 milioni e The Farewell, che entra in top ten con la seconda migliore media per sala. La prossima settimana arriva l'ultima, vera, grande release di questa incredibile estate: Fast & Furious - Hobbs & Shaw

In Italia, il box office del weekend fa segnare un ottimo +75% rispetto allo stesso dell'anno scorso, con un incremento su base annua che ora è quasi del 10%. Sia Men in Black International (guarda la video recensione) che Spider-Man: Far from home (guarda la video recensione) passano il milione di euro, ma a spuntarla, è il primo, anche se il secondo entra in zona 10 milioni di euro. Benino Toy Story 4 e Serenity (guarda la video recensione), con quest'ultimo che ottiene il terzo posto del weekend con 373mila euro. Balzo in avanti per Birba - Micio combinaguai (guarda la video recensione), che grazie ad una domenica da quasi 100mila euro sale fino al quinto posto, scavalcando Edison (guarda la video recensione). Esordio discreto ma non eccezionale per Midsommar. Il maltempo ha aiutato parecchio, specie di domenica: mercoledì finisce la stagione e sarà tempo di tirare le somme... 

 
 
 
 
 

Il castello di vetro

Post n°15243 pubblicato il 23 Luglio 2019 da Ladridicinema
 

Mary Rose dipinge assorta e dice alla figlia Jeanette di cucinare, ma la gonna di lei, salita su una sedia, prende fuoco a contatto con il fornello. È solo la prima di una serie di situazioni in cui la genitorialità distratta ed eccentrica di Mary Rose e di Rex causa problemi ai figli, che a volte sfociano nell'abuso. Come quando Rex "insegna" a nuotare a Jeanette buttandola in acqua ripetutamente, in piscina di fronte all'orrore degli astanti. Rex del resto è un fallito alcolizzato che sogna - e promette ai figli - di costruire un giorno una casa con ampie vetrate, alimentata da energia solare, ma fatica a trovare lavoretti che fruttino anche solo il pane per la cena. Negli anni 80 però Jeanette è cresicuta ed è diventata una donna che frequenta la buona società e sembra essersi lasciata indietro i propri genitori, anche se questi l'hanno seguita fino a New York...

Tratto dall'omonimo libro di memorie di Jeanette Walls, caso letterario di enorme successo negli Usa, Il castello di vetro è un adattamento fedele più nello spirito che nella lettera. Nonostante la collaborazione della stessa scrittrice infatti evita o ammorbidisce diversi tra i passaggi più crudi, arrivando comunque alla stessa consolatoria conclusione.

Il racconto nel presente, ambientato negli edonistici anni 80 dove Jeanette è fidanzata a un giovane ambizioso che le chiede di mentire sulla sua famiglia alle cene d'affari, sembra fare da cornice ai flashback ma si rivela presto qualcosa di più. Il materialismo come simbolo di successo cozza infatti con la filosofia di libertà che i genitori di Jeanette hanno cercato di impartirle, il lato diciamo più nobile e umano del loro controverso insegnamento. Jeanette fa il possibile per ignorare questa contraddizione, ma in fondo non sembra mai davvero convinta della direzione che sta dando alla sua vita. La sua è una reazione quasi di pura rimozione verso la propria infanzia, che come tutti noi non può però mai davvero lasciarsi alle spalle. 

Questa impasse è ben trasmessa da Brie Larson nei panni della protagonista, che riesce a sembrare allo stesso tempo determinata e decisa eppure attraversata da una crepa interiore e incapace di abbracciare davvero del tutto la sua nuova vita. Le sue reazioni sono così dure e secche che sembrano voler convincere più lei stessa, che non chi le sta intorno, della convinzione nelle proprie intenzioni.

 
 
 

Tutti in piedi

Post n°15242 pubblicato il 23 Luglio 2019 da Ladridicinema
 

Jocelyn mente tutto il tempo, ci prova tutto il tempo. Con tutte. Bionde, rosse, brune, indigene, straniere, alte, piccine, il catalogo è infinito e disparato. Appassionato corridore e playboy con azienda florida e Porsche fiammante, Jocelyn incontra Florence, una violinista con l'hobby del tennis costretta sulla sedia a rotelle. Un concorso di circostanze, affatto nobili e a cui proprio non riesce a sottrarsi, lo spingono a sedurla fingendosi paraplegico. Ma il sentimento che insorge improvvisamente per la donna complica dannatamente le cose e rimanda (troppo) a lungo il momento della verità. Colta e sensibile, Florence gli servirà un rovescio, costringendolo all'errore e alla resa totale.

Indimenticabile Patrick Chirac nella saga Camping, Franck Dubosc converte il Pastis in Champagne e debutta alla regia.

L'eroe delle commedie popolari francesi e di un cinema espansivo dirige una commedia romantica che riposa su una grande menzogna. Una menzogna che procede spedita verso il politicamente scorretto eludendo alla fine ogni insidia e trovando infine la sua misura. 

Una donna paraplegica è (rischiosamente) al centro del dispositivo comico e del cuore del protagonista, consumato tombeur che adesso ha occhi solo per lei, unico e irripetibile oggetto del suo desiderio. Franck Dubosc, di nuovo mitomane e draguer, presta il fianco a un'alleata di peso dentro una commedia in cui circola qualcosa di frizzante e dolcemente balordo. Protagonista inavvertito del suo film, Dubosc ha cura di offrire ad Alexandra Lamy, saldamente in campo, una 'partitura' luminosa. Il suo personaggio avveduto e carismatico compensa a meraviglia la codardia trita del compagno di viaggio. 

In pieno spirito post Weinstein e zelo riformista, è lecito chiedersi se sia ancora possibile giocare con lo stereotipo del dongiovanni misogino e ossessivo. Tutti in piedi denuncia e dissolve il gioco alla prima sequenza, quando Jocelyn attraversa l'aeroporto col suo fluire ricco e colorato di facce, occasioni e storie diverse che stimolano le sue performance da bugiardo gaglioffo, esaltando il posticcio e rimandando la verità (sentimentale). Jocelyn passa il suo tempo a mentire a se stesso per sfuggirsi e sfuggire la vita del cuore. A fornirgli lo scatto esplosivo sono d'altra parte le scarpe running che produce con successo e calza con disinvoltura. Almeno fino al giorno in cui incrocia Florence, eroina romantica e lucida che segna commedia e cuore di un seduttore impenitente.

 
 
 

Spettacolare weekend per Il Re Leone negli USA. In Italia Spider-Man vola

Post n°15241 pubblicato il 23 Luglio 2019 da Ladridicinema
 

Che weekend! È successo davvero di tutto nelle ultime 72 ore e quindi, come capita per eventi eccezionali, iniziamo la nostra analisi dai mercati esteri, sui quali è piombato come un meteorite l'annuncio da San Diego dei prossimi film e serie tv del Marvel Cinematic Universe, che da ieri ha un nuovo, l'ennesimo, motivo per festeggiare: dopo una lunga rincorsa Avengers: Endgame (guarda la video recensione) è diventato, pur senza considerare l'inflazione, il film col maggior incasso di sempre: 2,790,216,193 dollari. E potrebbe arrivare a 2,8 miliardi: in ogni caso è nella storia del cinema. I due eventi del fine settimana sono stati l'arrivo nella stragrande maggioranza dei mercati mondiali de Il Re Leone e quello di Weathering With You in Giappone (di cui ci occuperemo più in dettaglio domani, anticipiamo che è andato molto bene). Il Re Leone ha fatto il botto, con 185 milioni di dollari negli USA, quinto miglior esordio di sempre per un film a luglio e perfettamente aderente alle attese di Disney. Il weekend ha visto ottimi dati per Spider-Man: Far from Home (guarda la video recensione), che ha incassato 21 milioni ed è arrivato a 319 milioni complessivi, per Toy Story 4 (guarda la video recensione), che ha ottenuto 14,6 milioni per un totale di 375, mentre tra i non-blockbuster regge benissimo Yesterday (guarda la video recensione), arrivato a 57 milioni complessivi. Fuori dalla top ten, sempre eccezionali le medie per schermo di The Farewell, superiori ai 30mila dollari. La prossima settimana arriva C'era una volta a... Hollywood (guarda la video recensione) di Quentin Tarantino, penultimo blockbuster della stagione estiva prima di Hobbs & Shaw

Completamente stravolta la top ten mondiale: Il Re Leone fa il suo ingresso trionfale al settimo posto, avendo raggiunto quota 531 milioni complessivi. La pattuglia Disney trionfa con Toy Story 4, che arriva a 859 milioni e Aladdin(guarda la video recensione), oramai prossimo a raggiungere il miliardo, con 988 milioni complessivi. Boom per Spider-Man: Far From Home che arriva a fino a 970 milioni e pare essere, assieme a Il Re Leone, il candidato più credibile per soffiare il secondo posto assoluto a Captain Marvel (guarda la video recensione). Disney spadroneggia, con 5 film nei primi 7 posti della top ten assoluta. 

Concludiamo con l'Italia, dove va in archivio un altro weekend migliore rispetto a quello dello stesso periodo dell'anno scorso (+59%) con un dato su base annua che vede un incremento di quasi 9 punti percentuali dal 1 gennaio. Portare in sala quasi tutti i grandi titoli dell'Estate Americana ha pagato, al netto di alcune performance sotto le attese (Toy Story 4 su tutti). Spider-Man: Far From Home ottiene quasi 1,5 milioni di euro e si avvicina ai 9 complessivi, mentre il podio è completato da Serenity (guarda la video recensione) con 388mila euro e Edison con 384mila. Ancora solidi Toy Story 4 e Annabelle 3, briciole per tutti gli altri film. La stagione 2018/2019 si chiude questa settimana con l'arrivo di Men in Black International (guarda la video recensione) e Midsommar

 
 
 

Baby gang

Post n°15240 pubblicato il 22 Luglio 2019 da Ladridicinema
 

Regista: Stefano Calvagna
Genere: Drammatico
Anno: 2019
Paese: Italia
Baby gang è un film di genere drammatico del 2019, diretto da Stefano Calvagna, con Daniele Lelli e Raffaele Sola. Uscita al cinema il 17 luglio 2019. Distribuito da Lake Film.
Data di uscita:17 luglio 2019
Genere:Drammatico
Anno:2019
Paese:Italia
Distribuzione:Lake Film
Sceneggiatura:Stefano Calvagna
Produzione:Calvagna

TRAMA BABY GANG:

Baby gang, il film diretto da Stefano Calvagna, è ambientato in una cruda e attualissima Roma, un film che punta l’obiettivo della macchina da presa su una baby gangche vuole prendere il controllo del quartiere e fare soldi, intrecciandone le vite dei componenti con quelle dei coetanei che svolgono, invece, una vita da normali sedicenni. Ispirato a fatti reali relativi alla criminalità e alla prostituzione minorile, fenomeni purtroppo in costante aumento in Italia, è un’opera che affronta un percorso nella psicologia e nelle storie dei ragazzi che vivono intorno a noi.

 
 
 

Di Tutti i Colori

Post n°15239 pubblicato il 22 Luglio 2019 da Ladridicinema
 

Locandina Di Tutti i Colori
Regista: Max Nardari
Genere: Commedia
Anno: 2017
Paese: Italia
Durata: 100 min
Di Tutti i Colori è un film di genere commedia del 2017, diretto da Max Nardari, con Andrea Preti e Olga Pogodina. Uscita al cinema il 18 luglio 2019. Durata 100 minuti. Distribuito da Whale Pictures.
Data di uscita:18 luglio 2019
Genere:Commedia
Anno:2017
Paese:Italia
Durata:100 min
Distribuzione:Whale Pictures
Produzione:Bell Film, White Wolf Production, Oda Film e Zori Film

Di Tutti i Colori, il film diretto da Max Nardari, segue la storia di Giorgio (Andrea Preti) è un giovane ambizioso disposto a tutto pur di trovare lavoro all'interno di una casa di moda, persino fingersi gay. Olga (Olga Pogodina), invece, è una ragazza russa, arrivata in Italia per ricoprire il ruolo di vice presidente nella stessa maison a cui ambisce Giorgio. Ma, per conquistare il suo cuore, il giovane sarà costretto a lottare con la sincerità...

 
 
 

Il mangiatore di pietre

Post n°15238 pubblicato il 22 Luglio 2019 da Ladridicinema
 

Regista: Nicola Bellucci
Genere: Drammatico
Anno: 2018
Paese: Svizzera, Italia
Durata: 109 min
Il mangiatore di pietre è un film di genere drammatico del 2018, diretto da Nicola Bellucci, con Luigi Lo Cascio e Vincenzo Crea. Uscita al cinema il 18 luglio 2019. Durata 109 minuti. Distribuito da Achab Film.
Data di uscita:18 luglio 2019
Genere:Drammatico
Anno:2018
Paese:Svizzera, Italia
Durata:109 min
Distribuzione:Achab Film
Musiche:Teho Teardo
Produzione:Achab Film, Rai Cinema, Cineworx Filmproduktion con il sostegno della Film Commission Torino Piemonte

TRAMA IL MANGIATORE DI PIETRE:

Il mangiatore di pietre, film diretto da Nicola Bellucci, è ambientato in Piemonte, in una valle ai confini con la Francia. Qui in una notte di autunno dalle acque di un torrente emerge il corpo senza vita di un uomo, ucciso da due colpi di fucile. A rinvenire il cadavere è Cesare (Luigi Lo Cascio), ex contrabbandiere e trafficante di esseri umani, e il morto non è altro che Fausto (Emiliano Audisio), suo nipote che lui stesso aveva introdotto sulla strada della criminalità. Quando Fausto aveva deciso di dedicarsi al narcotraffico dall'Italia alla Svizzera, i due si erano persi completamenti di vista.
Le indagini vengono affidate al maresciallo Boerio (Leonardo Nigro) e Cesare con il suo passato e la sua attuale vita quasi eremitica viene immediatamente inserito tra i sospettati, nonostante si dichiari innocente. L'unica che sembra credergli è la commissaria Sonia Di Meo (Ursina Lardi), anche perché Cesare è deciso a trovare l'omicida del suo figlioccio e vendicare la sua morte.

Il film è tratto dall'omonimo romanzo di Davide Longo.

 
 
 

Passpartuĺ - Operazione Doppiozero

Post n°15237 pubblicato il 22 Luglio 2019 da Ladridicinema
 

Regista: Lucio Bastolla
Genere: Commedia
Anno: 2019
Paese: Italia
Durata: 90 min
Passpartu’ - Operazione Doppiozero è un film di genere commedia del 2019, diretto da Lucio Bastolla, con Giacomo Rizzo e Maurizio Mattioli. Uscita al cinema il 18 luglio 2019. Durata 90 minuti. Distribuito da Conform Scarl.
Data di uscita:18 luglio 2019
Genere:Commedia
Anno:2019
Paese:Italia
Durata:90 min
Distribuzione:Conform Scarl
Fotografia:Andrea Lunesu
Montaggio:Luigi Scaringi
Produzione:Prism Consulting Srl
Guardalo al cinema
Passpartu’ - Operazione Doppiozero ora al cinema: 10 sale cinematografiche

Passpartu’ - Operazione Doppiozero, film diretto da Lucio Bastolla, è ambientato nel borgo di Ceraso, al'interno del Parco del Cilento, dove la vita scorre tranquilla, a parte i continui scontri tra il parroco Don Cataldo (Gianni Parisi) e il sindaco Nicola Mariotti (Giacomo Rizzo). Quando il comune emana un bando per la concessione in gestione di un albergo, Giulia (Carola Santopaolo) e Rossella (Ilaria Galizia), incerte sul loro futuro lavorativo, decidono di partecipare - sperando in una svolta di vita - insieme a due loro amici, Antonio (Antonio Santaniello) e Umberto(Vincenzo Esposito).
A partecipare al bando è anche l'imprenditore romano Romolo Perretti (Maurizio Mattioli), che mosso da altri interessi cercherà a tutti costi di arrivare alla vittoria, anche screditando i quattro ragazzi tramite l'aiuto del suo fidato segretario. La quiete di Ceraso sarà improvvisamente sconvolta, ma a dare supporto a Giulia, Rossella, Antonio e Umberto ci saranno anche Carlo (Emiliano De Martino), giovane attore e regista che deve scontare una condanna ai servizi sociali nel paesino, e Valeria(Veronica Maya), capo redattrice di una nota rivista. Riusciranno tutti insieme a prevalere sul potente Romolo e vincere il bando gestionale?

 
 
 

Vita segreta di Maria Capasso

Post n°15236 pubblicato il 21 Luglio 2019 da Ladridicinema
 

Genere: Drammatico
Anno: 2019
Paese: Italia
Durata: 96 min
Vita segreta di Maria Capasso è un film di genere drammatico del 2019, diretto da Salvatore Piscicelli, con Luisa Ranieri e Daniele Russo. Uscita al cinema il 18 luglio 2019. Durata 96 minuti. Distribuito da Vision Distribution.
Data di uscita:18 luglio 2019
Genere:Drammatico
Anno:2019
Paese:Italia
Durata:96 min
Distribuzione:Vision Distribution
Sceneggiatura:Carla Apuzzo
Fotografia:Saverio Guarna
Produzione:Palomar, Zocotoco con Vision Distribution
TRAMA VITA SEGRETA DI MARIA CAPASSO:

Vita segreta di Maria Capasso, il film diretto da Salvatore Piscicelli, segue la storia di Maria (Luisa Ranieri) estetista part time, sposata giovanissima con un onesto lavoratore da cui ha avuto tre figli. Quella di Maria è una vita come tante di quelle della periferia popolare di Napoli, che nella fatica quotidiana di arrivare a fine mese ti fa abituare a tutto. Quando al marito viene diagnosticata una malattia in fase terminale, Maria accetta l’aiuto di Gennaro (Daniele Russo), ricco proprietario di un autosalone. Da lui si lascia corteggiare fino a diventarne l’amante. Un giorno lui le propone di diventare partner in affari: trasporterà un carico di cocaina fino in Svizzera. Una volta divenuta vedova, il legame con Gennaro la farà precipitare in un vortice criminale, che le permetterà finalmente di vivere nuove possibilità e coronare vecchi sogni. Ma la strada scelta da Maria per la sua personale rivincita lascerà dietro di sé le sue inevitabili vittime, proprio come in una guerra che non guarda in faccia nessuno.

 

Tratto dal romanzo omonimo di Salvatore Piscicelli edito per l'Italia da Edizioni E/O.

 
 
 

Addio ad Andrea Camilleri, scrittore popolare, intellettuale civile, comunista italiano da pci

Post n°15235 pubblicato il 18 Luglio 2019 da Ladridicinema
 
Tag: news, STORIA

Da
  

di Alex Höbel, segreteria nazionale Pci

 

Con Andrea Camilleri scompare uno degli ultimi scrittori autenticamente popolari, un autore che è stato al tempo stesso uno scrittore civile, un intellettuale generosamente e tenacemente impegnato nello sconfortante scenario politico dell’Italia attuale.

Camilleri è stato comunista fin da ragazzo, allorché la vicinanza istintiva alle classi subalterne, la lettura di testi come La condizione umana di André Malraux e la raggiunta consapevolezza del progetto nazifascista lo indussero a prendere le distanze dalla cultura del regime, e a passare dalla parte dei suoi antagonisti più radicali; diventò quindi un comunista italiano, il che, osservò nel 2017, “significa molte cose”[1]. Iscrittosi al partito all’indomani della liberazione della Sicilia, da allora in avanti rimase “sempre con il Pci, ora da iscritto ora da compagno di strada ora da simpatizzante”[2]. Non a caso i suoi primi racconti furono pubblicati da testate come L’Italia socialista e L’Ora di Palermo.

Diplomatosi come regista all’Accademia di arte drammatica di Roma, poeta, scrittore, dopo una prima stroncatura dovuta proprio al suo essere comunista, nel 1957 entrò in Rai, dove lavorò a lungo contribuendo alla produzione di vari sceneggiati[3] negli anni in cui la tv pubblica svolgeva un ruolo prezioso di alfabetizzazione e acculturazione di massa.

Da sempre vicino all’area ingraiana, il suo impegno politico compì un salto di qualità dinanzi al crescere del fenomeno Berlusconi, che gli parve determinare una trasformazione profonda del senso comune e della stessa antropologia del Paese. Intanto il suo successo editoriale – grazie al personaggio del commissario Montalbano, alla sapiente commistione tra lingua italiana e dialetto siciliano e al sostegno dell’editrice Elvira Sellerio – diventava enorme, il che accresceva la dimensione pubblica del suo lavoro di intellettuale.

Scrittore capace di parlare al grande pubblico con immediatezza e profondità, coi romanzi ma anche con le interviste, Camilleri non ha cessato anche negli ultimi anni di denunciare l’imbarbarimento culturale, civile e politico dell’Italia di oggi, prendendo posizione su questioni al centro del dibattito come l’immigrazione e le condizioni dei migranti, non esitando a polemizzare con Salvini e la sua strategia della paura per costruire un consenso artificiale tra le masse popolari[4]: prese di posizione coraggiose, che gli hanno attirato l’odio e gli insulti di fascisti e razzisti, intolleranti verso chiunque contesti il loro “capitano”[5].

Negli ultimi tempi Camilleri, che aveva ormai perso la vista, ha utilizzato la figura di Tiresia[6], l’indovino cieco della mitologia greca e dell’Odissea, in grado di intuire e profetizzare gli eventi: una metafora efficace per descrivere un tempo nel quale la cecità (simbolo utilizzato anche da un altro grande scrittore comunista, il portoghese José Saramago) pare essere sempre di più una “malattia sociale”, un fenomeno di massa, mentre solo pochi “non vedenti” sembrano riuscire a percepire la realtà e la gravità della situazione.

Quello di Camilleri è stato un messaggio fortemente umanistico: un richiamo energico a non smarrire la consapevolezza e il sentimento di quella comune “condizione umana” che aveva iniziato a conoscere e su cui aveva cominciato a riflettere da ragazzo. È questa forse la sua lezione più importante, assieme alla coraggiosa coerenza nel rivendicare la sua appartenenza e la sua identità comunista: “Chi non sa cambiare idea – affermava in un’intervista – è uno stupido, sento proclamare in questi nostri felici giorni: pazienza, sarò infinitamente stupido perché non riesco a cambiare idea né sulle mie convinzioni politiche né sul mio vivere privato né sulle norme della convivenza civile”[7].

Di questa capacità critica, di questo coraggio, di questa coerenza sentiremo certamente la mancanza. C’è solo da sperare che l’esempio di Andrea Camilleri possa spingere tanti altri intellettuali, magari ora giovanissimi come quando egli si iscrisse al Pci, ad affiancare al loro lavoro un impegno civile e politico che diventi parte essenziale della loro stessa vita.


[1] https://it.blastingnews.com/politica/2017/09/camilleri-da-giovane-fascista-diventai-comunista-no-a-europa-che-alza-muri-002004937.html.

[2] A. Camilleri, Perché posso dire di essere comunista, in “l’Unità”, 18 gennaio 2002.

[3] https://it.wikipedia.org/wiki/Andrea_Camilleri.

[4]https://rep.repubblica.it/pwa/intervista/2018/07/07/news/camilleri_salvini_estremismo_fascismo-201166737/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P6-S1.8-T1;https://stranieriinitalia.it/attualita/attualita-sp-754/camilleri-limmigrazione-n-mutamento-cosmico/?cn-reloaded=1http://www.ilgiornale.it/news/politica/camilleri-paragona-ai-gerarchi-fascisti-salvini-sinistri-1657384.html.

[5] https://www.ilsussidiario.net/news/andrea-camilleri-insulti-choc-dopo-malore-affoga-nel-vomito-lo-vegliano-migranti/1895447/.

[6] http://www.vigata.org/teatro/convtiresia.shtml.

[7] A. Camilleri, Perché posso dire di essere comunista, in “l’Unità”, 18 gennaio 2002.

 
 
 
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