Creato da Ladridicinema il 15/05/2007
Blog di cinema, cultura e comunicazione
 

Messaggi del 05/05/2017

Dall'Ucraina alla Siria. Più che senza frontiere, Reporter senza vergogna da antidiplomatico

Post n°13805 pubblicato il 05 Maggio 2017 da Ladridicinema
 

Dall'Ucraina alla Siria. Più che senza frontiere, Reporter senza vergogna
 
 
Puntuale come il raffreddore da fieno, anche per questa primavera incombe il “Rapporto sulla libertà di stampa nel mondo”.

Redatto da “Reporter senza frontiere” (RSF), quest’anno è riuscito ad ammaliare i media nostrani grazie alla sua brillante analisi della libertà di stampa in Italia minacciata, a detta di RSF,  sostanzialmente, soltanto da  Beppe Grillo che “non esita a comunicare pubblicamente l'identità dei giornalisti che gli danno fastidio" e che “discredita i media come arma preferita”.

Certo, ci sarebbero state cose più preoccupanti da segnalare: ad esempio,  il bavaglio che si vuole imporre alla Rete in nome della “lotta alle bufale” o le monopolistiche fusioni editoriali quali L’Espresso-La Stampa; ma da una ONG che vede nel suo “Consiglio emerito” Eugenio Scalfari o Roberto Saviano era, forse, pretendere troppo.

Ma queste sono quisquilie rispetto ad  agghiaccianti dichiarazioni contenute nel Rapporto annuale di RSF; ad esempio quelle sull'Ucraina : “Dalla rivoluzione del 2014, le autorità ucraine hanno adottato una serie di riforme, tra cui la trasparenza della proprietà dei media e l'accesso a informazioni statali, ma è necessario aumentare la tenuta dei mezzi oligarchici sui media e incoraggiare l'indipendenza editoriale. La guerra d'informazione con la Russia è ancora una fonte di preoccupazione. (…) Nel 2016 le autorità si sono rivelate impotenti per proteggere i media da attacchi come l'omicidio del giornalista Pavel Sheremet, la pubblicazione dei dati personali di migliaia di giornalisti accusati di tradimento"  Peccato non venga spesa neanche una parola per denunciare le indubbie responsabilità del Governo Poroshenko nella creazione della lista nera dei giornalisti “traditori” (sistematicamente perseguitati se non licenziati, arrestati, bastonati o addirittura uccisi) o nello scandaloso silenzio che, ancora oggi, ammanta gli assassinii di numerosi reporter in Ucraina tra i quali l'italiano Andrea Rocchelli.

Del resto, cos'altro aspettarsi da Reporters sans frontières (per saperne di più su questa ONG si veda questo articolo) che, nel 2016, premiava come “reporter dell'anno” Hadi Abdullah che già si sapeva, da tempo, far parte  dell'Ufficio Stampa di Al-nusra?
 
Francesco Santoianni

 
 
 

Più realisti del Re. La Stampa di Torino sul Venezuela rilancia perfino le fake news smentite dall'opposizione

Post n°13804 pubblicato il 05 Maggio 2017 da Ladridicinema
 

Ancora mistificazione del mainstream italiano per gettare fango sul governo bolivariano

di Fabrizio Verde
 

«Verso l’ora del tramonto, la piazza Altamira è illuminata solo dai fuochi di sbarramento accesi dai ragazzi della protesta contro il governo chavista. Bottiglie molotov in mano, passamontagna calati sulla faccia, hanno appena salutato l’ultima vittima della repressione, lo studente ventenne Juan Pernalete, ucciso da una bomba lacrimogena che lo ha colpito al petto», questo l’attacco di un reportage de ‘La Stampa’ che attraverso la penna del suo inviato Paolo Mastrolilli contribuisce alla mistificazione in atto sulle vicende in corso in Venezuela. 

 Il giornalista del quotidiano torinese afferma che il giovane studente è stato colpito da una bomba lacrimogena al petto. Una menzogna colossale smentita dal quotidiano di opposizione ‘El Nacional’ e dal sindaco del municipio di Chacao (afferente l’opposizione), che il nostro ‘inviato’ a Caracas rilancia per rafforzare la narrazione post-veritiera sul Venezuela Bolivariano che reprime ogni forma di dissenso. 


Lo studente Pernalete risulta essere stato colpito a morte da un altro giovane terrorista, come si evince dal video diffuso dal ministro Villegas in una conferenza stampa con i media internazionali, da cui è tratto questo screenshot che inchioda alla propria responsabilità l’oppositore camuffato, smentendo chiaramente la fallace tesi rilanciata senza alcuna verifica dall’inviato de ‘La Stampa’.

 

 

Sarebbe poi interessante sapere se Mastrolilli, che si è formato con un dottorato in giornalismo presso la Columbia University grazie a una borsa di studio della Comissione Fulbright e vive a New York dal 1994, sia effettivamente a Caracas oppure scriva comodamente dagli States - al pari dell’inviato di Repubblica Omero Ciai - i suoi reportage volti a gettare discredito sul governo bolivariano. 

 

Ancora una volta constatiamo che il Venezuela resta uno campi di battaglia preferiti dal mainstream per la creazione e la diffusione di grossolane fake news, arrivando a superare una nuova frontiera: rilanciare notizie già smentite dalla stessa opposizione venezuelana. 

 
 
 

Più realisti del Re. La Stampa di Torino sul Venezuela rilancia perfino le fake news smentite dall'opposizione

Post n°13803 pubblicato il 05 Maggio 2017 da Ladridicinema
 

Ancora mistificazione del mainstream italiano per gettare fango sul governo bolivariano

di Fabrizio Verde
 

«Verso l’ora del tramonto, la piazza Altamira è illuminata solo dai fuochi di sbarramento accesi dai ragazzi della protesta contro il governo chavista. Bottiglie molotov in mano, passamontagna calati sulla faccia, hanno appena salutato l’ultima vittima della repressione, lo studente ventenne Juan Pernalete, ucciso da una bomba lacrimogena che lo ha colpito al petto», questo l’attacco di un reportage de ‘La Stampa’ che attraverso la penna del suo inviato Paolo Mastrolilli contribuisce alla mistificazione in atto sulle vicende in corso in Venezuela. 

 Il giornalista del quotidiano torinese afferma che il giovane studente è stato colpito da una bomba lacrimogena al petto. Una menzogna colossale smentita dal quotidiano di opposizione ‘El Nacional’ e dal sindaco del municipio di Chacao (afferente l’opposizione), che il nostro ‘inviato’ a Caracas rilancia per rafforzare la narrazione post-veritiera sul Venezuela Bolivariano che reprime ogni forma di dissenso. 


Lo studente Pernalete risulta essere stato colpito a morte da un altro giovane terrorista, come si evince dal video diffuso dal ministro Villegas in una conferenza stampa con i media internazionali, da cui è tratto questo screenshot che inchioda alla propria responsabilità l’oppositore camuffato, smentendo chiaramente la fallace tesi rilanciata senza alcuna verifica dall’inviato de ‘La Stampa’.

 

 

Sarebbe poi interessante sapere se Mastrolilli, che si è formato con un dottorato in giornalismo presso la Columbia University grazie a una borsa di studio della Comissione Fulbright e vive a New York dal 1994, sia effettivamente a Caracas oppure scriva comodamente dagli States - al pari dell’inviato di Repubblica Omero Ciai - i suoi reportage volti a gettare discredito sul governo bolivariano. 

 

Ancora una volta constatiamo che il Venezuela resta uno campi di battaglia preferiti dal mainstream per la creazione e la diffusione di grossolane fake news, arrivando a superare una nuova frontiera: rilanciare notizie già smentite dalla stessa opposizione venezuelana. 

 
 
 

L'avanspettacolo della comunicazione è una cagata pazzesca

Post n°13802 pubblicato il 05 Maggio 2017 da Ladridicinema
 

L'esperienza che abbiamo della guerra è solo audiovisiva, bidimensionale e soprattutto è completamente artefatta, non c'è proprio nulla di vero. [Roberto Quaglia]

 

 

di Roberto Quaglia - roberto.info.

Per il pubblico occidentale la guerra è un grande spettacolo. A parte i più anziani, che hanno assaporato la seconda guerra mondiale, l'esperienza che noi abbiamo della guerra è esclusivamente audiovisiva, prevalentemente bidimensionale e soprattutto, è artefatta, completamente artefatta, non c'è proprio nulla di vero. Le autentiche immagini delle guerre, guerre - detto fra parentesi - quasi tutte iniziate dall'Occidente, ci vengono nascoste. Non le abbiamo mai viste. I telegiornali mostrano altro. In cambio, però, ci mostrano i film tratti dalle guerre. Facendoci naturalmente pagare il costo del biglietto. Vediamo quindi sistematicamente rappresentazioni false di guerre vere, e così facendo la nostra comprensione del mondo alla lunga se ne va. a farsi fottere.
Di tutti questi orrori reali, di guerre reali che noi non vediamo, Hollywood quindi si erge a. magnaccia. Un magnaccia falsario. Cioè, una visione distorta e adattata all'ideologia hollywoodista si sostituisce alla realtà nella rappresentazione delle guerre che vedono l'Occidente protagonista - e questo è l'elemento falsario - e tali orrori, opportunamente trasfigurati, vengono poi prostituiti dandoli in pasto al pubblico per il suo perverso piacere, in un meccanismo cinico che infine produce anche denaro, molto denaro. L'operazione è quindi straordinaria: prendi una guerra vera che peraltro hai avviato e stai facendo tu, la trasformi in una guerra finta dove spesso i buoni diventano i cattivi e viceversa e poi condisci il tutto di effetti speciali e lo vendi al pubblico a cui a tal modo lavi pur il cervello. Il massimo dell'ottimizzazione.


Quindi la guerra vera, una volta falsificata e trasfigurata per esigenze di propaganda, diventa un grande spettacolo remunerativo.
Di questo grande spettacolo si è già detto molto, ma oggi parlerò invece di ciò che viene prima dello spettacolo, e cioè l'avanspettacolo. La propaganda di preparazione alle guerre - quelle vere - è l'avanspettacolo della guerra.
Proprio come lo spettacolo della guerra è completamente artefatto, così lo è anche l'avanspettacolo della guerra. Sul fatto che lo spettacolo della guerra fosse taroccato, più o meno ce l'eravamo data. Ma che anche l'avanspettacolo fosse pesantemente adulterato - questa è una cosa che sorprende ancora parecchie persone.
Facciamo subito qualche esempio pratico, partendo dalla prima Guerra del Golfo, che gli americani non a caso chiamarono con un nome da blockbuster o da videogioco: Operazione Desert Storm. Fu l'occasione che rese la CNN famosa in tutto il mondo, all'epoca la gente credeva che la CNN fosse la migliore fonte per sapere cosa stesse succedendo. Ci ero cascato anch'io. Nulla di più falso, come poi ci siamo accorti. In seguito, un bizzarro fuori onda fatto trapelare da qualche insider avrebbe mostrato due giornalisti CNN in quello che chiaramente appare come un set televisivo, in onda fingere di essere in Arabia Saudita sotto un presunto possibile attacco coi gas di Saddam, nientedimeno, e fuori onda fare i pagliacci giocando con missili di cartapesta ed altro. Figuratevi che durante il finto attacco coi gas, uno dei due indossa - maldestramente peraltro - una maschera antigas, mentre il suo compare si infila un elmetto. Ma che senso ha? Anche la loro recitazione è ridicola. Quindi spettacolo o avanspettacolo? In questo caso, la risposta è ovvia, nessuno dei due: semplice farsa.
L'avanspettacolo di guerra è una cosa più seria, fatta con una certa cura. Ve ne mostro adesso un piccolo esempio. L'Iraq nel 1990 aveva invaso il Kuwait, e per rendere più accettabile l'attacco statunitense contro l'Iraq venne diffuso il video di una infermiera che piangendo raccontava di come gli iracheni avessero tolto i bambini dalle incubatrici lasciandoli morire sul pavimento.
Commovente vero? E infatti il mondo si commosse. Poi, troppo tardi però, saltò fuori che il mondo reale aveva veramente poco a che fare con quello dell'avanspettacolo di guerra. La presunta infermiera era in realtà la figlia dell'ambasciatore kuwaitiano negli Stati Uniti che aveva recitato ingannando tutto il mondo.
Dopo l'avanspettacolo, naturalmente seguì lo spettacolo vero e proprio, cioè i telegiornali sulla guerra del golfo inizialmente ed i film di Hollywood in seguito, e telegiornali e film riempirono le nostre teste di tutto ciò che con la vera guerra del golfo non c'entrava niente, e che però c'entrava molto coi miti a cui dovevamo credere.
Oggi, 25 anni dopo, siamo di nuovo alla vigilia di una serie di nuovi grandi spettacoli.
Uno degli grandi show che si annunciano è la guerra contro la Corea del Nord. Non sappiamo ancora come sarà il "branding" di questa nuova produzione, quale titolo eclatante le verrà assegnata, non sappiamo neppure se e quando entrerà in fase esecutiva, tuttavia - indovinate un po' - possiamo già ammirarne l'avanspettacolo. Qualcosa si è già visto anche in Italia, ma per ora il grosso appare su altri network occidentali. Parlo dell'esibizione in tivù dei dissidenti nord-coreani scappati dall'orribile dittatura. Anzi, dovrei piuttosto dire delle dissidenti nord-coreane, anzi, delle giovani dissidenti nord-coreane. Ai più maliziosi verrà forse qualche idea sul perché i dissidenti esibiti in pubblico tendano ad essere delle giovani ragazze di bell'aspetto. Vediamo un esempio eclatante di questo avanspettacolo, nel frammento di un video di un paio di anni fa visualizzato già da decine di milioni di persone su Internet.
Non so a voi, ma a me ha dato una sensazione di deja vu. Poi, per carità, magari questa ragazza sarà anche ciò che sembra, tuttavia chissà perché a me piuttosto sembra il sequel del video con la ragazza kuwaitiana. 

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Diversamente dalla figlia del diplomatico kuwaitiano, questa ragazza ha invece un identità pubblica di una certa notorietà. Si chiama Yeonmi Park, scappata dalla Corea del Nord a 14 anni e pochi anni dopo parla già così bene l'inglese da scrivere un'autobiografia di grande successo, subito poi tradotta in mezzo mondo.

 

Yeonmi Park ha rapidamente conquistato grandi paginoni su tutte le più importanti testate giornalistiche occidentali. Se la coccola addirittura Hillary Clinton.
Appare come ospite in televisione sui più importanti network, e anche sui meno importanti, cercando su Youtube si trovano una quantità impressionanti di suoi interventi. In genere è assai più composta che nel video che abbiamo visto prima, sorridente, positiva e padrona di sé. Appare sostanzialmente sincera in ciò che racconta, ma comunque noi non siamo in grado di giudicare l'attendibilità delle sue storie a causa della nostra sostanziale ignoranza su ciò che avviene nella Corea del Nord. In certi casi i suoi discorsi sono particolarmente ben costruiti, e ricchi di contenuti immaginifici, un po' troppo forse per una persona che non padroneggia la lingua come un madrelingua inglese, e a volte certi passaggi sembrano quasi recitati, con differenze davvero minimali da una volta all'altra. Se ci aggiungiamo che una intensa esposizione mediatica come quella che le è toccata non è qualcosa che avvenga spontaneamente, non è irragionevole pensare che ci sia una accorta regia che oltre a curare tutte queste apparizioni magari. le aggiusti anche un po' le narrazioni per renderle un po' più - diciamo - suggestive.
Svolgendo una ricerca su Internet si scopre infatti che molti altri dissidenti nord-coreani fuggiti smentiscono alcune delle cose più eclatanti fra quelle narrate dalla bella Yeonmi Park, come ad esempio il fatto che il regime ti ammazzi se ti beccano a guardare un film occidentale. Ma andiamo! Questo genere di storie ricorda quelle che nel dopoguerra giravano da noi che in Russia i comunisti mangiassero i bambini. A fugare gli ultimi dubbi ci pensa il New York Times, che in un articolo sul più importante dissidente Nord Coreano fuggito, l'ex ambasciatore Thae Yong Ho, racconta come ormai i film sudcoreani, contrabbandati nella Corea del Nord, siano ormai popolari fra la gente. Ragione per cui, saranno certamente previste delle punizioni, ma che si arrivi alla pena di morte - scusate tanto - a me sembra nel migliore dei casi una fantasia da mitomani.
Quindi, non so a voi, ma a me tutta questa storia puzza sempre di più.
E il problema non è - si badi bene - se Yeonmi Park sia in buona fede o meno. Una persona estremamente sospettosa potrebbe pensare che sia un'attrice, che il suo personaggio sia del tutto inventato, ma io questo non lo credo. Penso sia più semplice intercettare, inquadrare, istruire, gestire un'autentica dissidente. Il problema sta proprio negli impresari che hanno creato e diffuso questo avanspettacolo, e nelle loro abiette finalità. Ma un buon avanspettacolo non si può fondare su di una sola star.
E allora ecco a voi infatti Hyeonseo Leeun'altra bella dissidente nord coreana fuggiasca approdata sulla grande stampa occidentale e nei salotti televisivi di spicco. Anche lei ha scritto un libro autobiografico pubblicato da importanti editori. Possiamo ammirarla anche in un commovente discorso per la comunità TED.
E poi abbiamo Eunsun Kime poi Sunny, per ora una piccola star su Youtubema considerando le incredibili storie che racconta, ci sono buone probabilità che venga promossa. Un certo avanspettacolo è un po' come un talent show, sempre alla ricerca di nuovi talenti.
Sunny racconta che i parenti dei dissidenti fuggiaschi vengono uccisi fino alla quarta generazione. Accipicchia. Wikipedia, che pure non è di certo tenera verso la Corea del Nord, è completamente ignara di questi orrori. Qualcuno la dovrà aggiornare. Cosa sono queste dimenticanze? E i bambini? Come mai nessuno ha ancora rivelato che là si mangiano anche i bambini? La gente crederebbe anche a roba del genere, quando si fa dell'avanspettacolo è bene riprendere i repertori degli antichi maestri.
E dire che questo illuminato Occidente, che oggi indulge a tanto masturbatorio compiacimento nel fare il guardone delle miserie e persecuzioni vere o presunte di un paese tanto lontano e tanto diverso dal nostro, avrebbe potuto invece, dico così per dire, interessarsi alle persecuzioni certamente vere che si consumano dentro alle proprie democraticissime viscere. Non è a questo, così ci raccontano, che servono i giornalisti? A scoprire e a denunciare gli abusi del potere? Ma gli abusi del potere a casa propria, a casa nostra, non su Venere o su Marte o in un'altra galassia. Qui, a casa tua, dietro l'angolo di casa. Ecco, tutti questi bravi giornalisti occidentali che a fasi alterne chiocciano oppure latrano all'indirizzo della lontanissima Corea del Nord, se costoro fossero degli esseri umani degni di tal nome avrebbero invece potuto spendere due parole sui prigionieri politici che ci sono in Europa, a casa nostra, per colpa nostra, non dei marziani. Come? Non sapevate che abbiamo anche noi i nostri bravi prigionieri politici? Eh beh, certo, se non ve lo dicono. Prendiamo ad esempio il caso di Mateusz PiskorskiGiornalista, politico, ex parlamentare polacco, attivista anti-NATO, leader di un piccolo partito di opposizione, è ormai da un anno in galera in Polonia nel silenzio generale di tutti i media. L'accusa? Quella di essere una spia per la Russia, per la Cina e per l'Iran - o per l'Iraq, non è chiaro. Ora, qualcuno mi dovrebbe spiegare in quale modo un politico d'opposizione che non ricopre nessuna funzione pubblica e non ha accesso ad alcun segreto, possa spiare alcunché. Forse mi sfugge qualcosa, non so, spiegatemelo. Non so a voi, ma a me questa sembra un'accusa proprio di quelle che ci immaginiamo possano venire rivolte nella Corea del Nord. Ah, se questo non vi basta, sappiate che Piskorski è stato vittima di un pestaggio da parte di un agente dei servizi di sicurezza polacchi proprio un paio di giorni fa, il 25 Aprile 2017, riportando lesioni definite "significative" dal medico che lo ha visitato. Amnesty International ha forse qualcosa da obiettare? Figuriamoci! Come diciamo a Genova, "se ne batte u belin". Violenze contro un prigioniero politico. In Polonia, Unione Europea, a casa nostra, non in Corea del Nord. La cosa non vi turba? Se non vi turba, avete un problema, e se non capite di avere un problema lo capirete il giorno che due legnate toccassero anche a voi per avere espresso l'opinione sbagliata.
La conclusione tragica, è che evidentemente noi arriviamo a dover guardare alla Corea del Nord pur non vedere noi stessi come siamo, o per vederci migliori di quanto in effetti siamo.
Ad ogni modo prima o poi anche questa stagione di avanspettacolo finirà e si passerà allo spettacolo vero e proprio. Siete pronti? Avete preparato il popcorn? Vi siete dotati di tappi per le orecchie? Perché c'è la concreta possibilità che il volume dello spettacolo sarà piuttosto assordante.
Poiché poco fa ho fatto pubblicità occulta a due libri delle profughe che il mainstream vuole che leggiate, adesso per par condicio e per migliorare il karma devo fare pubblicità palese a due libri che il mainstream non vuole che leggiate, tanto più che entrambi sono pertinenti alla nostra discussione.
ref="https://www.amazon.it/gp/product/8890277513/ref=as_li_tf_tl?ie=UTF8&camp=3370&creative=23322&creativeASIN=8890277513&linkCode=as2&tag=robequaghome-21" rel="noopener noreferrer" style="color: #143e99; text-decoration-line: none;" target="_blank">Il Mito dell'11 Settembre compie un decennio proprio quest'anno, e tutta la stampa mainstream italiana in dieci anni è riuscita a non menzionarlo neppure una volta, non fosse altro che per parlarne male. Nulla. Hanno paura anche di parlarne male. Dieci anni di silenzio perfetto - una performance che Kim Jong-Un ha mandato una delegazione di specialisti nordcoreani a studiare come si fa. Pubblicato anche in inglese ed in rumeno, in Italia hanno evitato di parlarne anche molti di quelli che dicono di fare controinformazione - e non dico altro. A buon intenditore poche parole. Neppure nella Corea del Nord riescono a nascondere un libro così a lungo e così bene. Comunque, con un po' di fortuna ora lo trovate su Amazon.itSe vi interessa, cercatelo prima che sparisca. L'11 settembre è l'evento in cui spettacolo ed avanspettacolo sono stati fusi e mescolati in un minestrone con così tanti ingredienti, che ancora ci è rimasto sullo stomaco. La guerra mondiale verso cui siamo spensieratamente diretti è proprio il frutto dell'avere chiuso gli occhi per così tanti anni sulla esatta natura di quell'evento là e dii tutte le implicazioni che ne conseguono. Dico questo, per rispondere a tutti coloro che pretendono di archiviare come "vecchio" questo evento. Forse vi confondete con il mondo della moda, il mondo della geopolitica funziona diversamente. Le guerre a cui siamo avviati oggi partono tutte di lì e a somme linee tutto era già stato programmato fin da allora.
Il secondo libro che per par condicio sono costretto a mostrare è quello sul fondamentalismo dell'HollywoodismoQuesto è un libro nuovo, uscito a Febbraio, spiega i trucchi con cui Hollywood ci lava i cervelli, e suppongo che la stampa mainstream si stia preparando a non parlarle per i prossimi dieci anni, forse anche venti. Questa volta però mi sa che non gli va così bene perché questo è già ora uno dei libri più venduti su Amazon nella categoria politica, e nonostante non ne parli nessuno. Per fortuna c'è quindi ancora un po' di gente sveglia in giro ed ora che la catastrofe si avvicina quelli che si svegliano dal sonno della ragione sono sempre di più. Anche questo libro lo trovate su Amazon.it e se li prendete insieme non pagate neppure le spese di spedizione.

Roberto Quaglia
1 Maggio 2017
"Il fondamentalismo hollywoodista ovvero l'invisibile ideologia dell'Occidente. Un'ideologia invisibile, che non si dichiara, i cui testi sacri sono le migliaia e migliaia di film e telefilm che veicolano i modi di pensare e di vedere il mondo dell'Occidente, caricandoli quotidianamente in miliardi di cervelli. Così si forma la nostra visione del mondo. Ma In quali modi i film prodotti da Hollywood modificano il nostro modo di percepire ed interpretare la realtà? E in quale misura questo fenomeno è il frutto di un preciso progetto ed in quale è invece solo la conseguenza del conformismo agli stereotipi vigenti?"
[#Propaganda, #MainstreamMedia, #CoreadelNord]
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Io e Annie: quarant'anni, e non sentirli. Dalla svolta a destra a semaforo rosso, fino alle uova

Post n°13801 pubblicato il 05 Maggio 2017 da Ladridicinema
 
Tag: news, STORIA

da comingsoon

Io e Annie: quarant'anni, e non sentirli. Dalla svolta a destra a semaforo rosso, fino alle uova

Non so per quale motivo mi rimase così impressa proprio quella, anche se non solo quella, tra le tante battute memorabili di un film considerato tra i massimi capolavori di Woody Allen; forse, col senno di poi, per giustificare nella mia mente piccole libertà, piccoli gesti di ribellione al Codice della Strada che mi sarei concesso di tanto in tanto una manciata di anni più tardi, finalmente alla guida dell'agognato motorino.

Svolta a destra con semaforo rosso a parte - che rimane comunque una gran bella iniezione di civiltà di cui a volte dovremmo ricordarci -, a rivederlo oggi a quarant'anni dalla sua uscita, Io e Annie rimane un film non solo bellissimo, intelligente e divertente, ma terribilmente attuale.
Da una parte, perché tutto quello che Allen racconta sui rapporti di coppia, mettendo in scena quello che vede protagonisti il suo Alvy Singer e la Annie Hall di Diane Keaton, ha una valenza che trascende delle epoche e dal tempo.

Dall'altra, perché con lo sguardo ironico gettato sul ciò che li che lo circonda, sulla rivalità tra l'amata New York e l'odiata Los Angeles, sui circoli intellettuali, sulle manie e le mode dell'epoca, Io e Annie parla di un mondo che assomiglia in modo incredibile a quello in cui viviamo oggi.
Ieri i macrobiotici, oggi i vegani: ma è la stessa cosa; ieri gli intellettuali che "sono la prova che puoi essere coltissimo e non afferrare la realtà oggettiva" e "tutto quello che prima faceva bene ora fa male", oggi pure; ieri le frecciatine lanciate a Central Park sulle coppie gay che passano o sugli italiani col look da mafioso, oggi quelle no.
Perché vogliamo mica scherzare, offendiamo le minoranze?

Ecco, era dell'indignazione a parte, il problema è che oggi ce lo sogniamo un autore capace di scrivere come Allen. Allen a parte.
Uno che osi, ma con intelligenza e senza voler fare il provocatore tanto per fare, uno che è stato capace di venire dal comico e di passare alla commedia sofisticata senza tradirsi, anzi infilando dentro a un film colto ed elegante momenti di purissimo ed istintuale divertimento, uno che ha giocato con la forma visiva (gli split screen, i sottotitoli, l'inserto d'animazione) e narrativa (gli andirivieni tra presente e passato) facendolo sembrare la cosa più spontanea e naturale del mondo.

Per molti, Io e Annie è "il film della svolta", quello in cui il genio di Allen (perché di genio si tratta) diventa adulto: ma il surreale e l'assurdo che prima il newyorchese metteva in scena attraverso gag visive e verbali, qui inizia solo a cambiare forma, e nemmeno del tutto. Perché - e Alvy lo dice più che chiaramente, e in più di un'occasione - il surreale e l'assurdo, per Allen, sono quelli dell'esistenza. Che a volte sceglie di raccontare in maniera più lieve, altre più cupa: perché lui è comunque "ossessionato dalla morte", e da una vita "divisa in orribile e miserrimo", ma è comunque capace di tenere il sorriso stampato sul volto.
Cos'altro fare, di fronte all'assurdo, se non sorridere, accettare le cose come stanno, e andare avanti? Ostili lo si diventa solo se si vuole "vedere la pallacanestro in tv," e qualcuno o qualcosa te lo impedisce.

E per questo sì, ridiamo in Io e Annie quando Allen fa la sua celebre tirata contro il tizio che, in coda per il cinema, blatera di Fellini McLuhan, quando cita un canguro con l'epatite come scusa per aver mancato un concerto rock ("ma tu hai un canguro?", gli chiede stupita Shelley Duvall; "Alcuni..." risponde lui con nonchalance), quando fa il duro dichiarando "uccido ragni dall'età di trent'anni, va bene?", o se la prende con Harvard che pure lei fa i suoi sbagli ("ci insegnava Kissinger").
Ridiamo, ma soprattutto rimaniamo a bocca aperta di fronte alla capacità di Woody Allen di raccontare nevrosi piccole e grandi che sono sì le sue - perché anche lui parla "di me, di me", come tutti - ma anche quelle, appunto, che sono nostre, e di tutti.

Le nevrosi dei singoli, di Alvy, di Annie, e quelli della coppia e delle coppie, raccontate da Allen con un'amarezza spensierata e disarmante che arriva a commuovere, come in quel pezzo di monologo finale nel quale - siamo onesti - non possiamo non riconoscere noi stessi e la nostra vita, ancor più di quello forse più celebre, iniziale, in cui Allen cita Groucho Marx e il club di cui non vorremmo far parte se ci accettasse come soci.
Quel monologo recitato fuori campo, con la macchina da presa che inquadra un incrocio newyorchese che rimane vuoto, e che dice così:

Ma era stato grandioso rivedere Annie, no? Mi resi conto di che donna fantastica era e di quanto fosse divertente solo conoscerla. E io pensai a... quella vecchia barzelletta, sapete... Quella dove uno va dallo psichiatra e dice: "Dottore, mio fratello è pazzo: crede di essere una gallina", e il dottore gli dice: "perché non lo interna?", e quello risponde: "e poi a me le uova chi me le fa?". Be', credo che corrisponda molto a quello che penso io dei rapporti uomo-donna. E cioè che sono assolutamente irrazionali... e pazzi. E assurdi, e... Ma credo che continuino perché la maggior parte di noi ha bisogno di uova.

E allora, che uova siano.
Non importa ci dicano un giorno che fanno bene, l'altro che fanno male, come il sole, come il latte, come la carne: ma che uova siano.

 

 

 

 

 
 
 

Solo cuore amore

Post n°13800 pubblicato il 05 Maggio 2017 da Ladridicinema
 

Poster

Una amicizia tra due giovani donne in una città bella e dura come Roma e il suo immenso interland. Due donne che hanno fatto scelte molto diverse nella vita: Eli ha quattro figli, un marito disoccupato e un lavoro difficile da raggiungere; Vale invece è sola, è una danzatrice e performer, e trae sostentamento dal lavoro nelle discoteche. Legate da un affetto profondo, da una vera e propria sorellanza, le due donne sono mondi solo apparentemente diversi, in realtà sono due facce della stessa medaglia, ma la solidarietà reciproca non sempre basta a lenire le difficoltà materiali della loro vita.



CURIOSITÀ SU SOLE CUORE AMORE:

Presentato alla Festa del Cinema di Roma 2016.

 
 
 

Il mondo di mezzo

Post n°13799 pubblicato il 05 Maggio 2017 da Ladridicinema
 

Poster

Il film attraversa gli anni '70 per approdare ai giorni nostri. Racconta l'epopea del mattone a Roma e i disastrosi risultati della cementificazione nelle periferie della capitale espressione della connivenza tra potere politico e palazzinari. Una storia che ripercorre i traffici tra corrotti e corruttori e che sfocia nella nota inchiesta denominata “Mafia Capitale”.

 
 
 

Una gita a Roma

Post n°13798 pubblicato il 05 Maggio 2017 da Ladridicinema
 

Poster

Francesco, 9 anni, con una grande passione per l'arte, e la sua sorellina Maria di 5 anni, da una cittadina di provincia arrivano a Roma in gita con la mamma. Quando per un problema sono costretti a tornare a casa prima del tempo, il bambino decide di scappare alla madre e la sorellina lo segue. Ha inizio così la loro avventura, lungo un tragitto che li porterà a scoprire una grande metropoli e un ricco universo di personaggi, luoghi sconosciuti e situazioni inattese. La loro meta, a lungo sognata, è uno dei luoghi artistici più stupefacenti del mondo, ma sul loro percorso troveranno un bel po' di imprevisti.

 
 
 

Film nelle sale da ieri

Post n°13797 pubblicato il 05 Maggio 2017 da Ladridicinema
 

 
 
 

Svelati il nuovo singolo di Renato Zero e la tracklist di Zerovskij: audio e testo di Ti andrebbe di cambiare il mondo?

Post n°13796 pubblicato il 05 Maggio 2017 da Ladridicinema
 

da http://www.optimaitalia.com/blog/2017/05/02/svelati-il-nuovo-singolo-di-renato-zero-e-la-tracklist-di-zerovskij-audio-e-testo-di-ti-andrebbe-di-cambiare-il-mondo/679993Ti andrebbe di cambiare il mondo? è il nuovo singolo di Renato Zero: il brano anticipa l'uscita di Zerovskij.

Finalmente in radio il nuovo singolo di Renato Zero. Dopo l’annuncio del progetto per celebrare i suoi 50 anni di carriera, il Maestro ha rivelato quale brano è stato scelto per fare da apripista a Zerovskij. Si tratta di Ti andrebbe di cambiare il mondo?, prima traccia del secondo volume del nuovo disco, di cui è già stata svelata la tracklist.

Il brano è uno spaccato della società moderna ma è anche un grido a non arrendersi. Una naturale evoluzione di Rivoluzione, portata in una chiave diversa, accompagnata da un arrangiamento per orchestra che ci dà un primo assaggio di quello che sarà Zerovskji. Il brano è in rotazione radiofonica dal 2 maggio e rilasciata gratuitamente a seguito del pre-order su iTunes del disco in uscita il 12 maggio.
19 gli inediti che Renato Zero ha pensato per la sua ultima fatica discografica. Con un’emblematica Infiniti Treni ad aprire e chiudere il cofanetto in doppio volume che contiene il nuovo singolo già in rotazione radiofonica. Deluse le aspettative di chi riteneva che Zerovskij fosse un doppio disco celebrativo. Com’era lecito aspettarsi, invece, Renato Zero ha dato tutto se stesso (e un po’ di più) con un lavoro completamente nuovo.

 

Come anticipato, è Infiniti Treni ad aprire Zerovskij, che si compone delle canzoni che seguono:

CD 1

Infiniti Treni (Intro)
Mi trovi dentro te
Ti do i voli miei
Colpevoli
Vivo qui
L’amore che ti cambia
Dedicato a te
Aria di settembre
Singoli

CD 2

Ti andrebbe di cambiare il mondo?
Pazzamente amare
Gli angoli bui
Un uomo da niente
Il mio momento
Stalker
Putti e Cherubini S.P.A.
Ci fosse un’altra vita
Cara
Infiniti Treni

Lo spettacolo a supporto di Zerovskij inizierà il 1° luglio al Foro Italico, replicato per una settimana intera. Renato Zero sarà anche al Teatro del Silenzio di Lajatico (il 29 luglio), all’Arena di Verona l’1 e 2 settembre e al Teatro Antico di Taormina l’8 e 9 settembre. Ecco audio e testo Ti andrebbe di cambiare il mondo? di Renato Zero.

 
 
 

Renato Zero: per i 50 anni di carriera doppio album di inediti «Zerovskij… solo per amore» e il tour

Post n°13795 pubblicato il 05 Maggio 2017 da Ladridicinema
 

da http://radiomadeinitaly.it/wordpress/renato-zero-per-i-50-anni-di-carriera-doppio-album-di-inediti-zerovskij-solo-per-amore-e-il-tour/

renatozero1Renato Zero torna a Maggio con un nuovo progetto discografico, e non solo….

Venerdì 12 Maggio in occasione dei 50 anni di carriera esce il doppio album di inediti “Zerovskij… solo per amore”, contenente 19 brani inediti (già in pre ordine su iTunes) anticipato dal primo singolo estratto, già in circolazione nelle radio , intitolato “Ti andrebbe di cambiare il mondo?” 

 

“…insopportabile l’idea di subire questa ignoranza che ci vuole tutti uguali a lei, non fa per noi…”

 

I nuovi brani verranno portati live nel tour che prenderà il via a Luglio con 5 appuntamenti dal vivo a Roma, per poi proseguire su altri palconscenici.

renatozero

1 luglio IL CENTRALE LIVE – FORO ITALICO di ROMA

2 luglio IL CENTRALE LIVE – FORO ITALICO di ROMA
4 luglio IL CENTRALE LIVE – FORO ITALICO di ROMA
5 luglio IL CENTRALE LIVE – FORO ITALICO di ROMA
6 luglio IL CENTRALE LIVE – FORO ITALICO di ROMA
29 luglio TEATRO DEL SILENZIO di LAJATICO (PI)
1 settembre ARENA di VERONA
2 settembre ARENA di VERONA
7 settembre TEATRO ANTICO di TAORMINA
9 settembre TEATRO ANTICO di TAORMINA

 

È possibile acquistare i biglietti in prevendita su vivaticket.it, renatozero.com e nei punti vendita Vivaticket. Durante il suo Tour sarà accompagnato da una vera e propria orchestra formata da 61 elementi di orchestra sinfonica, 30 coristi e 7 attori  per uno spettacolo senza precedenti. Era il 1967 quando un allora diciassettenne Renato Zero pubblicava il suo primo 45 giri: «Non basta sai / In mezzo ai guai»

 
 
 

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