Romanzo scientifico

Matematica e scienza: un romanzo

Creato da EdMax il 13/03/2011

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Mauk...

Post n°188 pubblicato il 07 Luglio 2015 da EdMax

Breve biografia di Mauk

Nasce nel 1898 a Leewarden, Paesi Bassi.

Da ragazzo prende lezioni di falegnameria e pianoforte, poi frequenta una scuola professionale eccellendo solo in disegno.

Studia presso la Scuola di Architetture e Arti Decorative con Samuel Jesserun de Mesquita (poi deportato e ucciso ad Auschwitz).

Visita l'Italia (Roma, Firenze, San Gimignano, Volterra, Siena, l'Abbruzzo, Ravello) e la Spagna (Madrid, Toledo, Granada, Cordova). Rimane particolarmente colpito dalla "luce" di Ravello.

ravello escher

A Ravello conosce Jetta Umiker, una giovane donna svizzera che diventa sua moglie nel 1924.

Escher e la moglie Jetta

Si trasferisce in Svizzera con la moglie e i due figli, poi a Savona e in Belgio, dove nasce il terzo figlio. Infine in Olanda, dove muore nel 1972.

Il resto di Mauk è storia nota.

Mauk, ovvero Maurits Cornelis Escher.

 
 
 

Lettera a Einstein

Post n°186 pubblicato il 25 Giugno 2015 da EdMax

Brevissima (e infima) biografia di Einstein

La prima cosa che mi viene in mente è la tua linguaccia, che viene stampata perfino sulle magliette, sotto una capigliatura folle che ha creato il mito dello scienziato pazzoide. Dubito che tra Berna, Berlino, Princeton e tutti i luoghi che hai visitato non ci fosse un parrucchiere. Ma tant'è!

Poi mi vengono in mente i fiumi di inchiostro che sono stati versati per far comprendere agli altri le tue idee. Eppure, qualcuno sostiene che le questioni che hai affrontato sono di una semplicità sconcertante...

In quell'anno mirabile avevi ventisei anni, e all'ufficio brevetti di Berna eri impegnato a scomporre e ricomporre le stravaganti idee che stravaganti inventori speravano di brevettare. Quell'anno, era il 1905, avevi dato il meglio di te stesso. I tuoi pensieri scintillavano, come quei granelli di polline che schizzavano qua e là, in un moto browniano che neppure Robert Brown era riuscito a comprendere. Poi quell'articolo sui quanti di luce e sull'effetto fotoelettrico... A proposito, te lo aspettavi il Nobel? Infine la perla rara senza Nobel, l'articolo "Sulla elettrodinamica dei corpi in movimento". Cioè, la teoria della relatività ristretta. Doveva essere un anno speciale...

relaività

Dunque, secondo la tua visione ristretta del 1905, limitata a un caso particolare, il caso "speciale" del moto uniforme, le leggi della fisica erano sempre le stesse e la velocità della luce era una costante di natura. Sapevi già che era necessario estendere la tua visione a tutte le circostanze fisiche. Infatti, nel decennio successivo, tra vicende personali, politiche e filosofiche, cercavi di intrappolare anche il moto accelerato per eccellenza, la gravità. E allora, viaggiavi con la mente, andavi via con i tuoi"gedanken esperiments", che ricordavano tanto Galileo quanto la stiva della sua nave immaginaria. Da un principio di relatività a una teoria della relatività generale. Dal classico al relativistico. Circa tre secoli di paradossi...

Se cavalcavo un raggio di luce, cioè se viaggiavo alla velocità della luce, potevo percorrere lo spaziotempo in uno spaziotempo sufficiente per tornare indietro e prepararmi agli eventi spaziotemporali. E, rallentando il raggio di luce con potenti redini relativistici, potevo incontrare Einstein. In un istante imponderabile, ero lì che discutevo con Albert della sua idea dei quanti di luce, quell'idea che lui stesso si rifiutava di accettare; gli raccontavo dello strascico ottocentesco fatto di cause ed effetti, di riduzionismo e di dualismi; gli chiedevo della sua visione deterministica e della nuova visione probabilistica che il nuovo secolo portava con sé; gli ricordavo gli esperimenti mentali di Galileo nella stiva di quella nave infestata da insetti e pesciolini; ponevo la questione se veramente Dio gioca a dadi o meno; lo portavo, inesorabilmente, sul suo errore più grande, la costante cosmologica, così oscura quanto la materia e l'energia.

Ecco, questo avrei voluto chiedere a Albert Einstein.

 
 
 

"Tutto stava solo cominciando"

Post n°185 pubblicato il 17 Giugno 2015 da EdMax

«Le radiazioni del Sole stavano bruciando gli involucri dei pianeti, fatti d'elio e idrogeno: in cielo, là dov'erano i nostri zii, vorticavano globi infuocati che si trascinavano dietro lunghe barbe d'oro e turchese, come stella cometa la sua coda. Ritornò il buio. Credevamo ormai che tutto ciò che poteva accadere fosse accaduto, e - Ora sì che è la fine, - disse la nonna, - date retta ai vecchi -. Invece la Terra aveva appena dato uno dei suoi soliti giri. Era la notte. Tutto stava solo cominciando.»

Italo Calvino, Sul far del giorno

 

 
 
 

Un segno!

Post n°184 pubblicato il 17 Giugno 2015 da EdMax

«Ormai avevo perso anche quella confusa nozione del mio segno, e riuscivo a concepire solo frammenti di segni intercambiabili tra loro, cioè segni interni al segno, e ogni cambiamento di questi segni all'interno del segno cambiava il segno in un segno completamente diverso, ossia m'ero bell'e dimenticato di come il mio segno fosse e non c'era verso di farmelo tornare in mente»

(Italo Calvino, Un segno nello spazio)

 

 
 
 

Italo Calvino

Post n°183 pubblicato il 10 Giugno 2015 da EdMax

"Tra i miei familiari solo gli studi scientifici erano un onore; mio zio materno era un chimico, professore universitario, sposato a una chimica; anzi ho avuto due zii chimici sposati a due zie chimiche [...] Io sono la pecora nera, l'unico letterato della famiglia" [Italo Calvino]

calvino

 

 
 
 
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