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negrodeath il 17/05/13 alle 09:22 via WEB
"Completely ha uno swing che piacerebbe ad Arisa"
Non esattamente un complimento...
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loopdimare il 16/05/13 alle 19:27 via WEB
Caro sembra capace di ripercorrere la strada di Amy Winehouse e Adele, famose vocalist jazz.
bisognerebbe fare causa a Brescia Oggi per diffusione di notizie false e tendeziose, atte a creare turbativa...
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loopdimare il 16/05/13 alle 11:31 via WEB
il problema sta proprio qui. si sparla solo dei tre da te citati.
e allora uno si chiede perchè siano così odiati. perchè è ovvia che non si tratta solo di valutazioni artistiche.
perchè tirare fuori subito i loro nomi (di gente che comunque fa jazz, a parte Bollani che fa spettacolo) da affiancare a Pino Daniele, che ha una storia musicale totalemente diversa e fa musica diversa?
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rodolfo il 15/05/13 alle 23:22 via WEB
Non solo Pino Daniele ma anche Rava e Fresu, per esempio, sono anni che sono impresentabili a prescindere. Bollani, per esempio, è impresentabile da sempre. Qui mi fermo che se mi metto a fare nomi non finisco più.
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Elfio Nicolosi il 15/05/13 alle 19:42 via WEB
Grazie!!!!
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riccardo il 15/05/13 alle 09:13 via WEB
Bechet grandissimo solista, tra i più grandi del jazz classico, uno dei maestri di riferimento, grande sia al clarinetto che al soprano, per il quale è stato un riferimento assoluto per moltissimo tempo (almeno sino a Steve Lacy). Tra i primi ad utilizzare in modo innovativo le sovraincisioni (The Sheik of Araby).
La generazione dei solisti pre bop puntavano moltissimo sulla tecnica del suono e alla sua formazione, ossia glissati, inflessioni, vibrati, timbri personali etc., e per me rimangono tra i più grandi della storia del jazz, mentre nel jazz moderno e contemporaneo ha preso sempre più il sopravvento il fraseggio sul suono nella maggioranza dei casi specie dopo Coltrane (il vibrato ad esempio, almeno quel tipo di vibrato, è addirittura quasi scomparso direi però anche inevitabilmente vista la velocità con cui da Coltrane in poi si fraseggia sui sassofoni, ma per fortuna una certa tradizione è stata conservata da diversi sassofonisti del post coltranismo, penso solo ad esempio a Branford Marsalis o d'altro canto ad un David Murray, ma se ne possono citare tanti altri), ma la tecnica sul suono è molto più problematica di quella sul fraseggio per gli strumenti a fiato. Secondo me molti solisti acclamati oggi hanno un suono mediocre a confronto di quello di un Bechet di un Hodges , di un Carter o di un Webster. A Bechet è toccato un destino di minor fama e importanza un po' come a tutti quei solisti che non hanno mai manifestato una grande progettualità di gruppo. Una cosa del genere è successa in modo eclatante ad esempio a Sonny Rollins, che invece secondo me è comunque un grandissimo, come Bechet. Riascoltavo l'altro giorno ad esempio "The standard Sonny Rollins" e il suo modo estremamente ritmico, originalissimo e impressionante di approcciare il materiale tematico (lo stesso di cui si parla anche nell'articolo postato quando si parla di Armstrong con Henderson e che secondo me è ancora oggi indispensabile nel jazz e di fatto quanto mai carente nel jazz di oggi), senza sdolcinature e svenevolezze, con un suono semplicemente gigantesco.
A mio avviso il periodo RCA di Rollins a livello strumentistico è il suo top, anche se forse i suoi capolavori sono quasi tutti nel periodo pre-Bridge.
Ne parlo perché mi pare che in generale le valutazioni critiche tendono sempre a svalutare un po' rispetto ad altri tutti quei jazzisti grandissimi solisti, ma scarsamente progettuali (penso ad esempio anche a gente come Stan Getz, Oscar Peterson, ma anche a solisti con una estetica un po' più limitata ma grandi come D. Gordon, E.L Davis, Gene Ammons, Johnny Griffin e tanti altri specie tra i sassofonisti, ma anche nei trombettisti se ne potrebbero citare). Volevo cioè far rilevare con lo spunto su Bechet, che il far prevalere la progettualità sulle doti solistiche sia un criterio di valutazione non sempre adeguato in ambito jazzistico, o comunque non generalizzabile, come invece si tende a fare.
Trovo grave che oggi si ritenga superfluo approfondire jazzisti di questa stazza ritenendoli implicitamente superati o peggio obsoleti. Il jazz non è una moda è un'arte.
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riccardo il 15/05/13 alle 08:36 via WEB
la musica a chiacchiere....ormai si fa a gara a chi le spara più grosse. D'altronde pare che funzioni...
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loopdimare il 14/05/13 alle 11:04 via WEB
sono anni che Pino Daniele è impresentabile a prescindere.
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pierrde il 14/05/13 alle 07:32 via WEB
Storicamente nei festival jazz si sono ascoltate spesso e volentieri altre musiche, e, per rimanere al quartetto d'archi, ricordo il Balanescu a Clusone, Kronos e Turtle Island a Perugia, quest'anno l'Arditti a Moers.Il problema quindi non è la singola proposta quanto piuttosto lo snaturamento progressivo e conclamato di un evento che ancora si chiama Estival Jazz ma che in realtà il jazz l'ha eliminato pressochè totalmente. Non è quindi la presenza di Pino Daniele, che personalmente apprezzo, che mi disturba quanto la mancanza di un programma adeguato e coerente ed il vuoto trionfalismo degli organizzatori.
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rodolfo il 13/05/13 alle 23:35 via WEB
...non è a mio parere molto logico.
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