Creato da pierrde il 17/12/2005

Tracce di Jazz

Mondo Jazz diventa il blog del portale Tracce di Jazz . Il Jazz da Armstrong a Zorn. Notizie, recensioni, personaggi, immagini, suoni e video.

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I PODCAST DELLA RAI

Dall'immenso archivio di Radiotre è possibile scaricare i podcast di alcune trasmissioni particolarmente interessanti per gli appassionati di musica nero-americana. On line le puntate del Dottor Djembè di David Riondino e Stefano Bollani. Da poco è possibile anche scaricare le puntate di Battiti, la trasmissione notturna dedicata al jazz , alle musiche nere e a quelle colte. Il tutto cliccando  qui
 

 

CHE BOWIE CONOSCI ? VELOCE TEST PER JAZZOFILI

Post n°3731 pubblicato il 20 Ottobre 2014 da pierrde

Si intitola Nothing Has Changed il cofanetto che raccoglie tutta la musica di David Bowie dal 1964 al 2014, in quello che sembra essere il gratest hits definitivo. Ma qualcosa, in realtà, sembra cambiato. Almeno musicalmente. Perché in questa raccolta, attesa nei negozi il 18 novembre prossimo in tre versioni diverse, è incluso un unico inedito, decisamente inatteso e molto speciale.

È Sue (Or In A Season Of Crime), primo brano jazz nella carriera del Duca Bianco. Il pezzo è stato inciso l'estate scorsa con Tony Visconti come produttore e la Maria Schneider Orchestra, che accompagna la voce di Bowie con una sezione di fiati e ottoni guidata dai solisti Donny McCaslin al sassofono tenore e Ryan Keberle al trombone. Il risultato è una sorpresa, da ascoltare assolutamente. La rivista NME ha trovato la definizione perfetta: "Nick Cave incontra Scott Walker che incontra Herbie Hancock”. Il brano uscirà anche come singolo, ed è già stato inserito al primo posto della playlist della trasmissione Radio 6 Music della BBC.

Fonte: 

http://www.panorama.it/musica/david-bowie-inedito-in-jazz/

L'ascolto del brano può fungere comodamente da test per comprendere che tipo di jazz fan si è. E' semplicissimo, basta rispondere si se si è d'accordo oppure no a queste tre semplici domande:

a) il brano non è affatto male, purtroppo c'è un noiosissimo cantante che lo rovina

b) l'unico Bowie che conosco si chiama Lester, è nero, suona la tromba e non canta, quindi questo non gli è neanche parente

c) David Bowie è un grande e può fare rock, pop, mazurka e ovviamente anche jazz


Se avete risposto si alle prime due domande siete dei jazzisti-leninisti e, nei jazz festival della penisola, per voi non c'è futuro. Per espiare presentatevi il 26 ottobre alle 22 al Crowne Plaza di Padova per il concerto del Bobby Solo Jazz Project

Se avete risposto si alla terza domanda preparatevi ad andare a Umbria Jazz, dopo il prevedibile successo di Sue è matematico che Bowie prima o poi capiterà all'Arena Santa Giuliana. Nel frattempo potete cominciare a spacciarvi per jazz fans.....


 

 
 
 

AUGURI A ESPERANZA PER I SUOI 30 ANNI

Post n°3730 pubblicato il 19 Ottobre 2014 da pierrde

Ha debuttato nel 2006, pubblicando il disco Junjo. Due anni dopo, ha pubblicato il disco Esperanza. Nel 2008 ha collaborato con i Fourplay nel loro album Energy, cantando nel brano Prelude for Lovers. Nel 2010 è uscito il suo terzo disco, Chamber Music Society, che, anche raggiungendo la prima posizione nella classifica Jazz Albums, ha amplificato la sua notorietà, permettendole di vincere, nel febbraio 2011, un Grammy Award al miglior artista esordiente.

Nel 2012 esce l'album Radio Music Society per la Concord Music Group/Heads Up International, che raggiungerà la decima posizione nella classifica Billboard 200 e vincerà il Grammy Award for Best Jazz Vocal Album 2013. Tre brani dell'album vedono la partecipazione di Jack DeJohnette, uno quella di Joe Lovano, Billy Hart e Lalah Hathaway e il brano City of Roses le fa vincere a lei e a Thara Memory il Grammy Award for Best Instrumental Arrangement Accompanying Vocalist(s) 2013.

Fonte: Wikipedia

Inutile aggiungere che si tratta di un grande talento e che su di lei pesano le aspettative di molti appassionati. Per il momento però, giusto per andare controcorrente rispetto alla laudatio collettiva dei media e rimettere i piedi per terra, mi pare che si possa tranquillamente affermare che le uscite discografiche a nome di Esperanza piuttosto difficilmente entreranno nella storia del jazz....

 
 
 

SOPHIA DOMANCICH E SIMON GOUBERT A BATTITI

Post n°3729 pubblicato il 19 Ottobre 2014 da pierrde
 

 

Stanotte Battiti è dal vivo con il duo di Sophia Domancich e Simon Goubert. anche in streaming da mezzanotte qui:

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/popup/player_radio.html?v=3

http://www.dailymotion.com/video/xaywzf_duo-sophia-domancich-simon-goubert_music

Foto di Frank Bigotte

 
 
 

BRETAGNA

Post n°3728 pubblicato il 19 Ottobre 2014 da pierrde

Fin dove si stende la vista, qui regna l’attimo.

Uno di quegli attimi terreni che sono pregati di durare.

Wisława Szymborska

 

 
 
 

FATTI NON FOSTE A VIVER COME BRUTI

Post n°3727 pubblicato il 17 Ottobre 2014 da pierrde

Oggi è il 17 ottobre, vediamo la programmazione per questa sera in alcuni prestigiosi jazz club:

al Blue Note di New York è di scena il gruppo dei Blood Sweet and Tears con Arturo Sandoval come ospite

al Bimhuis di Amsterdam concerto di John Scofield con Steve Swallow e Bill Stewart

al Village Vanguard di New York c'è il notevolissimo quartetto di Tom Harrell con Mark Turner, Ugonna Okegwo e Adam Cruz

al Blue Note di Milano invece c'è Patty Pravo. 

Adesso naturalmente vi aspetterete da me qualche commento salace. Eccolo: i biglietti sono esauriti !!!

 
 
 

CIAO AMICI

Post n°3726 pubblicato il 17 Ottobre 2014 da pierrde

Arrivati alla boa dei sessant'anni perdere compagni di cammino è parte purtroppo delle esperienze della vita. Nel giro di poche settimane se ne sono andati in due. Alberto, compagno di banco e delle prime esperienze formative, politiche e umane, negli anni scolastici. Anni di inseparabile complicità e poi quarant'anni di silenzio e lontananza anche geografica, ma, almeno per me, senza mai dimenticare.

Ivan, 22 anni: oggi un incidente stradale mentre andava al lavoro l'ha portato via. L'ultimo anno in cui ho lavorato l'ho speso aiutandolo a crescere professionalmente. Si è cosi'creato spontaneamente un bel rapporto, tanto che giusto un anno fa siamo partiti insieme per un viaggio in Namibia.

Visualizza 038.JPG in una presentazione

Su questa panchina, sperduta nella savana africana, circondati dalla natura libera e selvaggia, ci siamo sentiti fratelli a dispetto della differenza di età, di gusti e di esperienze. Porterò con me il suo stupore, la sua gioia, il suo sentirsi parte di un tutto e averlo condiviso con me.

 

 

Domani,

 

continuerò ad essere.

 

Ma dovrai essere molto attento per vedermi.

 

Sarò un fiore o una foglia.

 

Sarò in quelle forme e ti manderò un saluto.

 

Se sarai abbastanza consapevole,

 

mi riconoscerai,

 

e potrai sorridermi.

 

Ne sarò molto felice.

 

(Thich Nhat Hanh)

 

 

 

 

 

 
 
 

ADDIO A TIM HAUSER

Post n°3725 pubblicato il 17 Ottobre 2014 da pierrde

Tim Hauser, who co-founded the vocal quartet the Manhattan Transfer in 1969 and was its sole remaining original member, died Oct. 16. Details regarding the cause and place of death are not yet available, but Hauser’s passing was confirmed by the other members of the Manhattan Transfer—Alan Paul, Janis Siegel and Cheryl Bentyne—on the group’s Facebook page. That lineup had been undisturbed since 1978. The Manhattan Transfer won 10 Grammys and enjoyed a top 10 single in 1981 with their remake of the pop hit “Boy From New York City.” Hauser underwent spinal surgery in 2013 and was absent from the group’s performances for some time.

Fonte: Jazztimes.com

 
 
 

BLUE FROM HEAVEN AD ATELIER MUSICALE

Post n°3724 pubblicato il 16 Ottobre 2014 da pierrde

Sabato 11 ottobre, all'Auditorium della Camera del Lavoro di Milano, è stato presentato il CD "Blue from Heaven", recentemente pubblicato da Dodicilune Records. Sul palco il quartetto del barese Pierluigi Balducci (basso elettrico a 5 corde), completato dal pianista inglese John Taylor, dal celebre fiatista degli Oregon Paul Mc Candless e dal piemontese Michele Rabbia alla batteria e percussioni.

(...)La scaletta è composta essenzialmente da brani originali del leader e di Taylor, e si passa da una sevillana in 3/4 a un tango argentino, da una melodia delicata e leggera ad un dialogo intimistico tra pianoforte ed oboe; c'è però spazio anche per "Choro dançado", brano uscito dalla penna di Maria Schneider, e per un assaggio del prossimo CD del quartetto, questa volta a nome collettivo e dedicato a Bill Evans. Si tratta di una versione di "Re: person I Knew" che, dopo l'introduzione rilassata di Taylor in solo e l'esposizione della melodia all'oboe, si risolve in un crescendo ritmico del trio piano-basso-batteria caratterizzato da un intervento pianistico a tratti persino concitato. 

http://www.traccedijazz.it/index.php/recensioni/27-recensione-concerti/710-atelier-musicale-un-quartetto-internazionale-per-il-secondo-concerto-della-stagione

Questa è parte della recensione di Ernesto Scurati su Tracce di Jazz. Sabato scorso anch'io ero all'Auditorium della Camera del lavoro di Milano e alla recensione di Ernesto vorrei aggiungere qualche impressione personale.

Poco più di un'ora molto piacevole e rilassante, forse anche troppo vista la monotematicità delle atmosfere, in cui a brillare sono stati sopratutto Taylor e Mc Candless. Si è trattato di uno di quei casi in cui la somma del valore dei singoli non ha trovato corrispettivo nel risutato finale, decisamente meno incisivo e abbastanza sottotraccia sopratutto per quanto riguarda l'aspetto ritmico. Insomma e semplificando, classe e buon gusto non bastano ad evitare qualche calo di tensione ed una sensazione di deja vu. 

 
 
 

SORRIDI, NON SEI SU SCHERZI A PARTE

Post n°3723 pubblicato il 16 Ottobre 2014 da pierrde

 
 
 

UMBRIA JAZZ (???)

Post n°3722 pubblicato il 15 Ottobre 2014 da pierrde

Intanto si pensa alla prossima estate all’arena Santa Giuliana e dopo l’annuncio dei The Who sui quali Pagnotta e Linzi stanno ancora lavorando chissà che non si prospetti l’ipotesi di vedere a Perugia Lady Gaga e Tony Bennett intenzionati ad una tournée insieme anche in Europa? Lo stretto rapporto tra il crooner e Umbria Jazz potrebbe far ben sperare…

Fonte: 

http://corrieredellumbria.corr.it/news/home/151924/Umbria-jazz--iniziativa-per-i.html

 
 
 

NIENTE DI NUOVO SUL FRONTE OCCIDENTALE

Post n°3721 pubblicato il 15 Ottobre 2014 da pierrde

Umbria Jazz Winter # 22 si presenta con tutti i crismi di un grande festival jazz che, come sempre, segue due linee conduttrici: l’una che segue quella che Pagnotta ha definito “la famiglia” del jazz italiano, con artisti come Paolo Fresu, Danilo Rea, Enzo Pietropaoli, il decano Renato Sellani, il folignate Giovanni Guidi, Roberto Gatto, Fabrizio Bosso; la seconda è quella che vedrà sbarcare sulla Rupe da New Orleans Jonathan Baptiste con gli Stay Human, Dawell Crawford, nonché il settetto diretto da Dan Vappie e Evan Christopher; sempre da New Orleans arriveranno sia i Blue Express di Patrick Williams sia i componenti della Road Home Band di Cynthia Bland.

http://corrieredellumbria.corr.it/news/spettacoli/151913/Umbria-Jazz-Winter-2014--il.html

Nulla da eccepire sui nomi, singolarmente presi si tratta ovviamente di ottimi se non grandi musicisti. Permane però nei cartelloni di Umbria Jazz un odore di stantio, di muffa e di deja-entendu sconsolanti per chi segue con passione e da anni la musica afro americana. Vediamo di dare qualche modesto suggerimento ai responsabili che, evidentemente, paiono conoscere non più della solita manciata di nomi che da vent'anni propongono con immarcescibile costanza che rasenta una totale mancanza di prospettiva.

Mai sentito parlare ad esempio di Rob Mazurek, Sao Paolo Underground, Chicago Underground, Mary Halvorson, Angles, Orrin Evans, Eric Revis, Taylor Ho Bynum, Mostly Other People Do the Killing, Ches Smith, Peter Evans, Jon Irabagon, Jim Black, Jessica Pavone, JD Allen, James Brandon Lewis, Matthew Shipp, Cuong Vu, Henry Threadgill, Erik Friedlander, Marc Ribot, John Zorn, Sylvie Courvoisier, Steve Coleman, Leo Smith, William Parker, Craig Taborn, Exploding Stars Orchestra, Jason Adasiewicz, ecc. ecc.......???

La mia è una bonaria e rassegnata chiamata in causa. E' ovvio che chi di dovere conosca molto bene anche i nomi che ho suggerito. Rimane da chiedersi quali motivi facciano si che...non si aprano le finestre . Sta di fatto che prima o poi anche il pubblico che affolla Perugia e Orvieto, apparentemente imperturbabile al cartellone, si stancherà e cercherà altri lidi. Non fosse altro che per consunzione.

 
 
 

QUALCHE LINK INTERESSANTE

Post n°3720 pubblicato il 14 Ottobre 2014 da pierrde

Negli ormai prossimi nove anni di vita di questo blog non ho certo lesinato link video, audio, podcast e quant'altro potesse interessare un appassionato di musica.

Per trasparenza e correttezza mi sono sempre limitato a segnalare ascolti o download legali, con l'unica eccezione del blog Inconstant Sol. Ho fatto uno strappo alla regola solo perchè grazie al lavoro degli autori è possibile riascoltare moltissimi album fuori catalogo e mai ristampati ne in vinile ne in compact disc.

http://inconstantsol.blogspot.it/

Oggi vorrei segnalare tre link tra loro diversi ma tutti di succoso interesse: 

Body and Soul, la trasmissione di Radiotre a cura di Stefano Zenni e Claudio Sessa, mette a disposizione in podcast 44 puntate, 31 dedicate ad un protagonista della storia del jazz dai classici ai contemporanei (da Jelly Roll Morton a Henry Threadgill) e 13 puntate con ascolti guidati e vari protagonisti.

http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/programmi/PublishingBlock-85ffa8ec-3e3c-49fe-8597-cc3c17294781.html?refresh_ce

Enrico Bettinello su La Fenice Channel ci fa conoscere le ultime novità discografiche del genere insieme alle ristampe più interessanti, raccontandoci le traiettorie più nuove dei linguaggi, le nuove potenziali lettere di un alfabeto Jazz sempre in divenire.

Quasi due ore e mezzo di musica e parole con una scelta musicale rigorosa e intelligente: un piacere per le orecchie e per la mente ascoltabile cliccando qui:

http://www.lafenicechannel.it/index.php?page=it%2Fpodcast&id=68&t=0&p

E infine, per tutti gli interessati ai concerti video in rete, indispensabile la conoscenza di Jazz+, un appassionato che mette a disposizione su You Tube qualcosa come 7.700 video con riprese integrali di concerti da molti festival di tutto il globo terracqueo. Vi ci vogliono parecchi mesi per visionare tutto, intanto vi propongo la sigla in sottofondo, buon divertimento !

https://www.youtube.com/user/JazzLeverkusen/featured

 

 
 
 

LA LEZIONE DI HERBIE NICHOLS

Post n°3719 pubblicato il 14 Ottobre 2014 da pierrde

Stefano Radaelli è un nuovo giovane collaboratore del portale Tracce di Jazz. Il saggio su Nichols è farina del suo sacco e, da come scrive, si preannuncia come un innesto di significativo valore. Lo dico con doppio piacere avendo io il doppio dei suoi anni, ed è oltremodo consolatorio sapere che la musica che tanto amo è condivisa anche dalle nuove generazioni. Questo è l'incipt dell'articolo, il resto, come sempre, seguendo il link:

Quando Herbie Nichols muore nel 1963, stroncato dalla leucemia a soli 44 anni, il mondo del jazz è in pieno fermento. Una nuova generazione di musicisti – Ornette Coleman, John Coltrane, Cecil Taylor, Archie Shepp per non citare che alcuni fra i più rappresentativi – sta spingendo l'idioma musicale afroamericano verso nuove frontiere, dando vita al composito e debordante flusso innovativo che le componenti più ricettive della critica e del pubblico, di lì a poco, celebreranno con l'etichetta di New Thing.

Il contatto tra Nichols e questa nuova ondata di creatività è molto fugace a causa della sua morte prematura, ma non manca di riservargli una piacevole sorpresa. A dispetto dei difficili anni trascorsi nell'oscurità, barcamenandosi tra un ingaggio precario e l'altro nel sottobosco del Dixieland revival, e nonostante le rarissime incisioni a proprio nome, il pianista newyorkese scopre che molti dei fautori del “nuovo jazz” conoscono, rispettano e apprezzano il suo lavoro.

http://www.traccedijazz.it/index.php/primo-piano/34-articoli/704-la-lezione-di-herbie-nichols

 
 
 

AUGURI A LEE KONITZ (13 OTTOBRE 1927)

Post n°3718 pubblicato il 13 Ottobre 2014 da pierrde

 

 

 

Autore: Andy Hamilton

Titolo: Lee Konitz, conversazioni sull’arte dell'improvvisatore

Editore: Siena Jazz - Edt

Pagine: 327

Prezzo: 20,00 euro

 

 

“Appena mi accorgo di suonare una melodia familiare mi levo il sassofono di bocca. Lascio che passi qualche battuta. Improvvisare vuol dire partire completamente da zero, fin dalla prima nota...” (L. K.)

Devo dire che ascoltare qualche minuto di registrazione non rende giustizia ai musicisti. Ascoltare musica è una situazione moto fragile. Molte cose non mi dicono nulla, e allora mi interrogo. “Perche una volta sono insensibile, e quella dopo ricettivo? E’ che sto diventando vecchio e meno sensibile?”. Ma quando ascolto cose che con me hanno già funzionato, per vedere se ancora mi emozionano, sono sempre efficaci: Louis, Lester, Bird, Lennie, Warne, Bach, Bartók, Stravinsk (L.K.)

 

Un libro-intervista con Lee Konitz è un'opera importante per parecchie ragioni: anzitutto Konitz è praticamente il più vecchio tra i mostri sacri del jazz tuttora in attività (ha qualche anno in più di Sonny Rollins, Cecil Taylor e Ornette Coleman, ha esordito con Stan Kenton e Miles Davis), è un sassofonista dalla classe infinita, che si è sempre messo alla prova in situazioni e contesti differenti, mantenendo negli anni un'impronta unica e riconoscibile, è uno che ha sempre signorilmente evitato le strade più battute ed è l'allievo numero uno della scuola di Lennie Tristano, forse il più meraviglioso mistero della storia del jazz.

Un libro, questo di Andy Hamilton - docente di filosofia ed estetica del jazz a Durham, nonché collaboratore di The Wire e Jazz Journal - che va consigliato quindi non solo ai jazzofili d'osservanza, ma a tutti quelli che volessero farsi un'idea del lavoro che sta dietro a una singola performance e alla passione che può smuovere ancora la musica in un ultraottantenne che ha più voglia che mai di raccontarsi. L'intervista è condotta con leggerezza e profondità, secondo capitoli tematici ben disposti (cronologici, ma anche specifici sul sassofono, gli equivoci sul "cool jazz", gli standard e la pratica dell'improvvisazione "intuitiva", cuore della faccenda che qua e là si inoltra nel tecnicismo per introdotti), e con modalità appena appena accademiche, ma tutt'altro che disturbanti. A emergere con forza sono alcuni dati salienti: in primis l'assoluta originalità di Konitz, unico contemporaneo a differenziarsi fin da subito dallo stile di Charlie Parker, e poi la sua concezione melodica e nitida dell'improvvisazione, così diversa dallo standard free-espressionista che siamo ormai abituati a considerare sinonimo tout-court dell'improvvisare.

Fonte: 

http://www.ondarock.it/speciali/hamilton_konitz.htm

 

 
 
 

AUTENTICAMENTE FALSO

Post n°3717 pubblicato il 13 Ottobre 2014 da pierrde

"Quello che abbiamo suonato è jazz? Se non lo è, perché non lo è? Ascoltate e ditemi qual è la differenza. Mi potresti rispondere che non è jazz, perchè non stiamo improvvisando, ma se io te lo faccio ascoltare senza dirtelo, non lo sapresti mai e quindi lo staresti liquidando per ragioni che non hanno nulla a che vedere con la musica che ascolti. È chiaramente jazz, ma a causa del processo che sta sotto, diventa magicamente non-jazz."

Moppa Elliott, intervista leggibile qui: http://goo.gl/akxRdy

Blue, il nuovo album dei Mostly Other People Do the Killing è, nota per nota, la riproposizione del capolavoro davisiano Kind of Blue. Il leader Moppa Elliott e il trombettista Peter Evans lavoravano all'idea già dal 2002. Le note accompagnatorie dell'album sono prese dal libro Finzioni di Jorge Louis Borges, che ha esplorato la stessa tipologia tematica nella letteratura.

Enrico Bettinello su All About Jazz traccia una mappa ragionata ed emozionale del progetto ponendosi e ponendoci una serie di domande, perfettamente esplicitate dal brano dell'intervista a Elliott. Difficile, almeno per me, dare una risposta secca all'interrogativo di Enrico (Falso d'autore o geniale trovata ?).

L'unica minima certezza è che Blue girerà nel mio lettore ma non tanto a lungo quanto l'originale che periodicamente mi è necessario riascoltare.

http://www.allaboutjazz.com/falso-dautore-o-geniale-trovata-il-caso-di-blue-dei-mostly-other-people-do-the-killing-mostly-other-people-do-the-killing-by-enrico-bettinello.php?&pg=1

 
 
 
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