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Creato da pierrde il 17/12/2005

MondoJazz e dintorni

Il Jazz da Armstrong a Zorn. Notizie, recensioni, personaggi, immagini, suoni e video.

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IL JAZZ SU RADIOTRE

lunedì 20 maggio 2013 20.30
Locandina
IL CARTELLONE

Stagione Jazz Euroradio:

WILLISAU JAZZ FESTIVAL: BILL FRISELL QUARTET

Bill Frisell, chitarra;

Greg Leisz, chitarra steel a pedale;

Tony Scherr, contrabbasso;

Kenny Wollesen, batteria

Registrato a Willisau, il 26.8.2012

 

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JAZZ DAY BY DAY

 

 

L'agenda quotidiana di

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I PODCAST DELLA RAI

Dall'immenso archivio di Radiotre č possibile scaricare i podcast di alcune trasmissioni particolarmente interessanti per gli appassionati di musica nero-americana. On line le puntate del Dottor Djembč di David Riondino e Stefano Bollani. Da poco č possibile anche scaricare le puntate di Battiti, la trasmissione notturna dedicata al jazz , alle musiche nere e a quelle colte. Il tutto cliccando  qui
 

 

JAZZ AND DRAW

Post n°2816 pubblicato il 19 Maggio 2013 da pierrde

La passione per la musica si può esprimere in molti modi, uno di questi e

 affatto secondario è sicuramente la pittura. Diversi blog, non in lingua

 italiana, si cimentano in questa difficile prerogativa. Vi propongo questo

 piccolo estratto di immagini con relativo rimando alla musica tratto da Jazz

and Draw di Philippe Debongne.

 

 

 

the musician : Bill Evans
the tune : I Do It For Your Love
the artist : Andrew Lyons

Here is a fantasy jazz quartet imagined by Andrew Lyons: four of his favourite musicians all together: Maxine Sullivan, Bill Evans, Paul Chambers and Max Roach

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

the musician : John Coltrane
the tune : Naima
the artist : Yves Budin

Nel tema associato a questo secondo dipinto c'è anche la mia dedica

a Naima, mia figlia, che non vedo da un anno oramai...

Link: http://jazzanddraw.blogspot.it/

 
 
 

PAT METHENY - JOHN ZORN'S BOOK OF ANGELS VOL. 20 (TZADIK) 2013

Post n°2815 pubblicato il 18 Maggio 2013 da pierrde

Track Listing: Mastema; Albim; Tharsis; Sariel; Phanuel; Hurmiz

Personnel: Pat Metheny: acoustic and electric guitars, baritone guitar, sitar guitar, tiples, bass, piano, keyboards, orchestrionic marimba, orchestra bells, bandoneon, percussion, electronics, flugelhorn; Antonio Sanchez: drums; Willow Metheny: voice

Da diverso tempo mi riesce difficile recensire album: di solito l'impulso di scrivere mi viene quando ascoltando una musica questa mi sorprende, mi intriga o mi fa sobbalzare se non l'anima almeno l'intelletto. Succede sempre meno e sempre più raramente. Questo album mi spinge di nuovo a tentare di descrivere il complesso groviglio che evoca e le emozioni che suscita. Buon segno, anche perchè il progetto mi attraeva parecchio.

Capire come e in che modo due mondi estremamente diversi si potessero incrociare e dare vita a nuovi frutti e percorsi inediti era la scommessa di questo 20° volume del Book Of Angels, un complesso incredibile di brani, cinquecento, scritti da Zorn a partire dal 1990 e interpretati da alcuni dei migliori musicisti americani contemporanei.

I cinquanta minuti di musica che contiene l'album sono un raffinato melange tra le radici medio-orientali della scrittura zorniana ed i timbri inconfondibili del Metheny strumentista.  Non c'è prevalenza dell'influsso dell'uno pittosto che dell'altro, ma una fusione che pure mantiene visibili e distinte le due anime ma che, nei momenti migliori, produce una musica inebriante, riflessiva, profonda e straordinariamente fresca.

Ci sono anche degli spazi che, almeno al mio orecchio, suonano deja-vu, come  alcune parti di Mastema, in cui l'influsso superficilamente fusion spesso prevale rispetto ad una lettura più intima e acuta, ma nel complesso questo ventesimo volume del Book Of Angels si propone come una delle migliori opere di Pat Metheny in questi ultimi anni.

Le precedenti collaborazioni di Pat con musicisti dell'area più avanzata, e penso all'ottimo Song X con Ornette Coleman o al meno riuscito The Sign of 4 con Derek Bailey, o anche l'esperimento solitario di Zero Tolerance for Silence, sono sicuramente meno completi espressivamente e poco influenti nel percorso artistico  complessivo del chitarrista, mentre fin dai primi ascolti questa interpretazione delle composizioni zorniane ha  maggiore equilibrio, profondità, e nei brani migliori, anche una capacità visionaria sorprendente (Sariel).

Non un capolavoro, di questi tempi basta molto meno per scaldare il cuore, ma un album felice, con delle punte di grande musica (Albim, Tharsis, Phanuel) .

 

V A L U T A Z I O N E :    *   *   *   *  

 
 
 

FABRIZIO BOSSO E ANTONIO ZAMBRINI: UN DUO SFAVILLANTE

Post n°2814 pubblicato il 17 Maggio 2013 da pierrde

La quinta edizione di Sora Commedia e Frate Jazz ad Olginate, nei pressi di Lecco, è iniziata ieri sera con uno splendido ed equilibrato set di un duo che mai ha registrato insieme: Antonio Zambrini al pianoforte e Fabrizio Bosso alla tromba.

Considerando la frequentazione frammentaria e le prove limitate ad un paio d'ore prima del concerto il risultato è sicuramente memorabile. L'abituale magistero di Bosso alla tromba è stato felicemente supportato da Zambrini, un pianista ben poco esposto mediaticamente, ma scevro da orpelli, spartanamente concentrato sulla materia musicale che tratta con sensibilità, raffinatezza e gusto.

Il suo approccio al pianoforte è essenziale, giocato su raffinate introspezioni armoniche senza peraltro rinunciare a vigorosi quanto sobri momenti solistici. Bosso è il solito musicista pirotecnico, fenomenale nel trattare le melodie di Nino Rota alternando esposizione ad improvvisazione con liricità, energia e tanto, tanto talento.

I brani suonati provenivano principalmente dal booklet di Rota: tra gli altri abbiamo ascoltato i temi del Gattopardo, de La Strada, una versione dolcissima  de La Dolce Vita, un emozionante tema da Il Padrino con la campana della tromba a stretto contatto con le corde del pianoforte per creare un sottofondo di vibrazioni armoniche, magico e inusuale.

Non sono mancate le composizioni originali dei due (le sempre cantabili Melampo e Antonia di Zambrini), Epistrophy di Thelonious Monk, e per finire i due bis: Estate di Bruno Martino e Meckie Messner, il tema di Kurt Weill.

Come argutamente sottolineava il presentatore della serata, il concerto ha demarcato nettamente il confine tra musica e grande musica, e i due musicisti appartengono senz'altro alla seconda. 

 
 
 

JOHN ZORN DAY SU ARTE'

Post n°2813 pubblicato il 17 Maggio 2013 da pierrde

Riprendo pari pari l'ottima segnalazione sullo spazio Facebook di Mi Piace il Jazz, ringraziando Elfio per la preziosa informazione: 

Grandissimo appuntamento questa sera in diretta streaming video, sul sito dell'emittente Arte, con una lunghissima serata dedicata a John Zorn.
Il sassofonista e compositore presenterà quattro set differenti con varie formazioni: Song Project, Illuminations, Moonchild / Templars e The Dreamers.
Vai sul sito dell'emittente per assistere alla diretta video, questa sera a partire dalle ore 19.

Link: http://liveweb.arte.tv/fr/video/Moers_Festival_John_Zorn/

 
 
 

NUOVE STELLE E VECCHI COPIONI

Post n°2812 pubblicato il 16 Maggio 2013 da pierrde

Alla mia discreta età (sono coscritto di Zorn) mi risulta difficile meravigliarmi ancora per gli strafalcioni o le notizie impossibili. Quindi, anche questo panegirico su Caro Emerald mi ha smosso appena un sopracciglio. Però di materiale per sorridere ce n'è in abbondanza, a cominciare dal titolo su Brescia Oggi: Viene dall'Olanda la nuova stella del jazz.

Per corroborare la sua tesi Giulio Brusati fa affermazioni importanti:

 La nuova diva del jazz arriva dall'Olanda, ha uno smeraldo nel nome e un disco, in uscita domani (in Italia su etichetta Time Records), destinato al primo posto nelle classifiche di mezzo mondo

 Il suo vero nome è Caroline Esmeralda van der Leeuw e il suo «asso nella manica» è una voce duttile, ricca di eros (ascoltatela nelle poche parole che pronuncia in francese), oltre a una serie di canzoni che funzionano bene in radio, nella cuffie dell'iPod ma soprattutto nei club, sulla pista da ballo e nei disco-pub. Non stiamo parlando di techno spacca-ossa o dubstep per ragazzi ipersnodati, ma di tango contemporaneo (pensate ai Gotan Project con una voce sexy), soul, swing irresistibile e quel downtempo che basta aumentarlo (up!) per renderlo ballabile. Caro sembra capace di ripercorrere la strada di Amy Winehouse e Adele.

One day è un pezzo jazzy dal ritmo accelerato dal sapore vintage; Coming back as a man è lenta come la camminata di una pantera; Tangled up, il primo singolo estratto, è un mix di pop, dance e tango; Completely ha uno swing che piacerebbe ad Arisa; Black Valentine è invece un brano alla Shirley Bassey/Adele e potrebbe starci bene nella colonna sonora di un film di James Bond; Liquid lunch, tutta da ballare, parla delle brutte abitudine («Ah, quel secondo ultimo Martini mi ha mandato via di testa»); Paris ha un ritmo irresistibile, con un piano eccellente; e, infine, I belong to you, dove confluiscono gli elementi che rendono miss Emerald unica: una voce emozionante che arriva alle note senza costrizione; uno stile nel porgere le canzoni che in pochissime possono aspirare ad avere; un ritmo trascinante e arrangiamenti vintage, costruiti con un'estetica più vicina all'hip hop che alla tradizione delle big band jazz, in un'atmosfera chic senza essere spocchiosa.

 

Non c'è che dire, mi ha convinto, Caro Emerald è veramente il futuro del jazz,e voi spocchiosi e ipercritici jazzofili finitela di sorridere......

 

Il testo completo qui: Viene dall'Olanda la nuova stella del jazz

 
 
 

ISEO JAZZ 2013

Post n°2811 pubblicato il 16 Maggio 2013 da pierrde

Uno alla volta i festival estivi svelano il loro programma. E' la volta di Iseo, un festival che ha superato il ventennale e che da sempre rivolge lo sguardo alla realtà italiana:

Superata l'edizione del ventennale, Iseo Jazz prosegue nella documentazione delle nuove realtà del jazz italiano senza dimenticare le personalità che fanno grande il nostro jazz a livello internazionale o quelle che appartengono alla storia italiana di questa musica. Nel programma ci sono due progetti speciali commissionati per l'occasione: uno dedicato a un organico reso celebre da Benny Goodman e un altro alla musica di Armando Trovajoli, che si uniscono al recital di Antonello Salis, premio Iseo 2013, e al concerto del trio di Mauro Ottolini, premio Top Jazz 2012, per dare vita a quattro appuntamenti di grande impatto spettacolare e artistico.

 C'è poi una formidabile linea verde, rappresentata da Camilla Battaglia (tenuta a battesimo da Carlo Morena), dal duo Casagrande-Sigurtà, due nuovi talenti consacrati dalla critica italiana negli ultimi anni, dalla performance di Luca Perciballi con il pittore Mattia Scappini e dal sempre più apprezzato quartetto Neko di Francesco Diodati, tutti nuovi esponenti della contemporaneità del jazz italiano e delle sue sfaccettate tendenze espressive. Un festival, aperto dalla consueta anteprima in cui dialogano tra loro brani classici e improvvisazioni jazz, che nel suo complesso si caratterizza come un progetto unico, da vivere nella sua interezza.

Il programma completo: http://www.iseojazz.it/

 
 
 

POSSEDERE IL SILENZIO

Post n°2810 pubblicato il 15 Maggio 2013 da pierrde

 

Non è che gli manchi
il suono,
è che possiede
il silenzio.

Fina Garcìa Marruz

Credo che ben poche altre frasi possano meglio descrivere la poetica di Paul Bley, qui alle prese con una delle più belle composizioni di Carla, che sposo giovanissima, e dedicato ad un altra splendida donna, Ida Lupino, attrice, regista e sceneggiatrice inglese.

 
 
 

BILANCIO SOCIALE

Post n°2809 pubblicato il 15 Maggio 2013 da pierrde

Vicenza Jazz Festival
Associazione I-Jazz
promuovono
Vicenza, Sabato 18 maggio, ore 15.30
ViArt, Sala del Capitolo (Contrà del Monte)

BILANCIO SOCIALE DEL JAZZ IN ITALIA

un incontro pubblico ed un approfondimento
Esiste un identikit del jazz in Italia?
Amato da una parte della critica, considerato da alcuni l’unica musica realmente creativa, impreziosito da un crescente numero di musicisti di valore che sanno farsi apprezzare anche al di fuori nel nostro paese e arricchito da tante manifestazioni conosciute e seguite, il jazz ha necessità di un suo “bilancio sociale” che possa risultare utile per fotografare una realtà molto interessante nonostante il tradizionale maggiore favore che il sistema della musica riserva verso la classicità piuttosto che verso la innovazione.
Proponiamo una iniziativa che parte dalla necessità di un “bilancio sociale” con gli operatori, le manifestazioni, il pubblico; I-Jazz cerca di tracciare con questo lavoro un percorso più ampio che include una riflessione sui dati che ci provengono dal mondo della editoria, della discografia, della formazione, ragionando sulla presenza dei media, contando sull’apporto di operatori ed esperti.
Si tratta di aggiungere qualche elemento di concretezza ad una sensazione che tutti noi abbiamo da tempo, cioè che questo fenomeno musicali continui ad essere sottostimato nelle sue potenzialità che, come ci dimostra quello che succede nel resto dell’Europa, producono frutti importanti.
Ne discutiamo con:
Riccardo Brazzale, direttore artistico di Vicenza Jazz,
Gianni Pini, Presidente della Associazione I-Jazz,
Giambattista Tofoni, direttore Europe Jazz Network
Antoine Bos, segretario generale di Afijma,
Franco Caroni, Presidente Fondazione Siena Jazz,
Luciano Linzi, produttore
Marco Valente, produttore
Giannella Demuru, Time in Jazz Berchidda
Claudio Carboni, comitato Audio Nuova Imaie
 
 
 

BOOK OF ANGELS BY PAT METHENY

Post n°2808 pubblicato il 15 Maggio 2013 da pierrde

PAT METHENY, guitare, basse, orchestrion, sitar, claviers, etc / ANTONIO SANCHEZ, batterie.

“J'admire JOHN ZORN depuis la fin des années 70 et j'ai suivi depuis toutes les étapes de sa carrière. Du jour où il m'a demandé d'écrire un texte pour le livre Arcana, nous avons gardé un échange courriel régulier. Je lui ai confié que je suivais attentivement les parutions de sa série Book of Angels et je lui ai proposé d'y contribuer. Il m'a alors suggéré des partitions non encore reprises et mon choix s'est tout naturellement porté vers celles qui me parlaient le plus. Je les ai enregistrées l'une après l'autre à mon propre studio dans les trous que me laissaient les tournées.”

Guitariste ultra-créatif et à l'ouverture musicale reconnue de tous, PAT METHENY donne “sa” version des compositions du Book of Angels. Les arrangements remarquables qu'il en distille (avec un ANTONIO SANCHEZ à la frappe démultipliée) engagent à une écoute à un certain volume sonore afin de goûter le raffinement mélodique dans ses plus infimes détails.

 Coproduit par Tzadik et Nonesuch Records, cet album propre à offrir une surprise de taille aux fans de ces deux musiciens de génie sort simultanément en deux éditions distinctes.

“Une interprétation qui donne la mesure de l'imagination prodigieuse de PAT METHENY, comme de sa passion et de son amour du monde. Je suis transporté à chaque nouvelle écoute.” (JOHN ZORN)

Fonte: http://john-zorn.blogspot.it/

 
 
 

RINASCE "MI PIACE IL JAZZ"

Post n°2807 pubblicato il 15 Maggio 2013 da pierrde

Tre mesi di silenzio e poi finalmente ecco notizie, e buone, da Elfio Nicolosi:
Dopo un periodo sabbatico, rinasce "Mi piace il jazz" ma questa volta non in formato blog, ma esclusivamente come pagina Facebook.
Cercherò di riproporre lo stesso mix di informazioni, commenti, curiosità, video e audio musicali, ecc..., interamente dedicato alla nostra meravigliosa musica, adeguandolo al nuovo contenitore che mi ospita.
Spero che gradirete questo mio ritorno e che riprenderete a seguirmi con lo stesso affetto che mi avete mostrato in precedenza.

Clicca su questo link per seguire "Mi piace il jazz" su Facebook.

 
 
 

RUMORE

Post n°2806 pubblicato il 14 Maggio 2013 da pierrde

La musica non è altro che rumore, finchè non raggiunge una mente in grado di riceverla.

Paul Hindemith

 
 
 

SIDNEY BECHET

Post n°2805 pubblicato il 14 Maggio 2013 da pierrde

Per una combinazione curiosa di date oggi è sia l'anniversario di nascita (14.05.1897 New Orleans) che di morte (14.05.1959 Garches) di Sidney Bechet, un musicista temporalmente a noi lontano ma della cui importanza sono pieni i testi sulla nostra musica. Riprendo da Wikipedia proprio il capitolo che si intitola L'importanza di Bechet nello sviluppo del linguaggio solistico nel jazz:

L'ipotesi della posizione centrale di Bechet nello sviluppo del solismo jazz è stata avanzata dal suo maggiore biografo, John Chilton. È possibile che la portata del contributo di Bechet possa apparire oggi meno evidente, e sia giudicata minore rispetto a quella di Louis Armstrong. Questo per alcuni motivi. Il primo è che Bechet incise poco negli anni venti, che sono gli anni in cui più sarebbe stata avvertibile non solo la portata della sua originalità, ma soprattutto la grandezza del dislivello tra lui e tutti gli altri musicisti che per primi svilupparono l'arte dell'improvvisazione jazzistica (con l'unica eccezione, naturalmente, di Louis Armstrong).

 Infatti Bechet incide abbondantemente con Clarence Williams per appena due anni, dal 1923 al 1925, dopodiché va in Europa e ci rimane per 4 anni, rimanendo lontano dalla scena musicale americana. Invece Louis Armstrong, l'altro grande iniziatore del linguaggio solistico nel jazz, rimane negli Stati Uniti e incide la serie d'oro degli Hot Five e degli Hot Seven. Quando, agli inizi degli anni trenta, Bechet torna negli Stati Uniti il suo stile è, se possibile, ancora più maturo ed espressivo che negli anni venti, ma il dislivello tecnico ed espressivo tra lui e le nuove leve è diminuito, quasi colmato. Per esempio, cinque anni prima Coleman Hawkins non sarebbe ancora stato in grado di articolare un vero e proprio assolo jazz e non avrebbe retto il confronto con Bechet.

 Cinque anni dopo non è più così: Hawkins è in grado di non sfigurare. Insomma, agli inizi degli anni trenta molti musicisti di Chicago e di New York hanno ormai assorbito la lezione di Bechet e di Armstrong e combattono ad armi pari. Diventa quindi meno facile capire che Bechet è stato uno dei padri dell'assolo jazz. Un secondo motivo è che Bechet è un solista ma non un leader. Egli non organizza intorno a sé un gruppo di seguaci e di accoliti, come fece Armstrong e come faranno Gillespie e Parker. Non sa mettersi alla testa di un movimento musicale, ma mantiene una posizione laterale. Le sue incisioni sono più occasionali.

Un'altra occasione che diede modo a Bechet di esercitare una influenza profonda sugli sviluppi successivi del jazz fu la collaborazione con la prima orchestra di Duke Ellington, i Duke Ellington's Washingtonians. Sfortunatamente non incise mai con quella orchestra. Nell'orchestra di Ellington Bechet incontrò l'allora giovane ma già promettente Johnny Hodges, destinato a diventare uno dei più grandi solisti di sax alto della storia del jazz. Lo stile di Hodges fu potentemente influenzato da Bechet, e ne adottò la sonorità sontuosa e il fraseggio barocco e decorativo. Ma non basta. Lo stesso Ellington fu influenzato da Bechet, in termini di swing, fraseggio e sonorità. È plausibile che come Fletcher Henderson apprese il linguaggio ritmico del jazz durante il passaggio di Louis Armstrong nella sua orchestra, lo stesso potrebbe essere accaduto ad Ellington con Bechet.

Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Sidney_Bechet

 
 
 

VINCENZA ALL'INSEGNA DI THREADGILL

Post n°2804 pubblicato il 14 Maggio 2013 da pierrde

Giorni fa parlando di festival esprimevo la mia condivisione piena per la scelta di Riccardo Brazzale, direttore artistico di Vicenza jazz, di invitare Henry Threadgill ed il suo gruppo. Nonostante si tratti di un nome da molti anni sulla breccia Threadgill rappresenta a tutt'oggi una delle espressioni più avanzate all'interno della comunità jazzistica americana, e per di più è tutt'altro che facile vederlo ed ascoltarlo all'interno dei grandi festival italiani (e non solo). 

Ma come è andata ? Per me purtroppo Vicenza è lontana e gli impegni di lavoro me la rendono irrangiungibile. Ecco allora la recensione di Paolo Carradori, che conferma e conforta in pieno la mia ammirazione per il sassofonista:

Prima serata, subito un dubbio. Di più, purtroppo: una confermata certezza. Come si fa a programmare in due set Threadgill & Zooid e il trio Mintzer-Abercrombie-Vitous? Affiancare uno degli aspetti più avanzati della contemporaneità del jazz con tre “vecchi” leoni che per sentirsi vivi rileggono standard? La teoria del contrasto forte non funziona, almeno in questo caso. Limitare lo spazio creativo a Threadgill non è solo un peccato assoluto, ma una scelta penalizzante per chiunque debba salire sul palco dopo di lui, e questo è successo.
Zooid è una vera miniera di emozioni. I temi danzanti di Threadgill ancora più prosciugati, rigorosi. Formazione stratosferica per capacità creative coniugate ad una filosofia musicale che da anni rappresenta uno dei lidi più fascinosi della musica afroamericana. Ance e flauti (Henry Threadgill), chitarra (Liberty Elman), trombone e tuba (Jose Davila), violoncello (Christopher Hoffman), batteria (Elliot Kavee); band strumentalmente non ortodossa, contenitore di sapori, colori, ritmi, guizzi astratti, dove tempi sospesi, atonalità, tracce etniche e marce producono un turbinio di interferenze: dall’avanguardia allo swing degli anni duemila. Threadgill nasconde il centro della musica, sovrappone strati sonori, concede pochi pregevoli interventi strumentali, come per dire che basta un tocco, un segno come autografo sul proprio lavoro compositivo. Musica che pulsa in modo circolare sprigionando energia soprattutto dopo gli stop sbilenchi, quando il silenzio amplifica nello spazio sonoro tutti i materiali elaborati.

Proprio mentre ci godiamo questi riverberi arrivano sul palco tre signori che pensano di stare in un jazz club e di conseguenza si comportano. Ci riportano con i piedi per terra (in realtà stavamo molto bene lassù in alto). Trio: Bob Mintzer (sax), John Abercrombie (chitarra), Miroslav Vitous (contrabbasso). Storie importanti, musicisti che hanno segnato con percorsi diversi il jazz degli ultimi decenni. Storie che i tre però rischiano abbondantemente di buttare via con un set incolore, piatto, da pensionati del jazz. Qualche piccolo lampo all’inizio, poi ognuno va per la propria strada farcita di luoghi comuni, interplay zero. Gli standard sono cose serie, è legittimo suonarli, rileggerli, attualizzarli, ma soprattutto rispettarli come capisaldi dell’estetica jazzistica. Vitous cerca di mettere in gioco un po’ di energia rimasta nell’aria, ma il suono del mini contrabbasso con pedale, soprattutto con l’archetto, è, a dir poco, indecente. Resta il dubbio sulla penalizzazione del dopo Zooid, ma anche la certezza che i tre si sarebbero fatti male anche soli.

Fonte: http://www.giornaledellamusica.it/blog/?b=374

 
 
 

TENDERLY/ CHET

Post n°2803 pubblicato il 13 Maggio 2013 da pierrde

Io amo la tenerezza. Amo darla e riceverla. Ma, in generale, noi manchiamo tutti di tenerezza, senza dubbio, perché non osiamo offrirla e non osiamo prenderla.

- Jacques Brel

 

25 anni fa da una finestra di un Hotel ad Amsterdam precipitava il corpo di Chet Baker. Una fine misteriosa di un uomo controverso, inaffidabile, segnato dalle avversità e dalle dipendenze ma estremamente ricco di un afflato poetico che emanava ad ogni nota della sua tromba e dalla sua voce, esile quanto emozionante .

 
 
 

AMBRIA, NON UMBRIA

Post n°2802 pubblicato il 13 Maggio 2013 da pierrde

Piccoli festival con disponibilità limitate, che si affidano al lavoro tenace e paziente di un pugno di volontari disposti a lavorare gratis e di un direttore artistico, non mi viene altra parola meno pomposa, che cerca di far quadrare il cerchio dei costi con una programmazione che non solo soddisfi i suoi gusti e le sue aspettative ma che deve necessariamente essere calata nella realtà dove viene proposta.

Sono questi i festival che preferisco, dove la componente umana e' tangibile e lo show business è parola straniera del tutto sconosciuta. Una di queste piccole ma meravigliose realtà ce l'ho proprio sotto casa: si tratta del festival Ambria Jazz, che quest'anno giunge alla terza edizione e che sta covando un fittissimo cartellone di appuntamenti lungo un mese.

Le due edizioni precedenti hanno avuto due comuni denominatori: buone proposte e...tanta pioggia ad interrompere i concerti.

Per questo motivo e per porre fine ai disagi l'organizzazione ha avviato una raccolta di fondi su Musicraiser con il fine di realizzare un sistema anti pioggia. Riporto con partecipazione il comunicato di Ambria, sottolineando che il contributo, di qualsiasi cifra, è ripagato in molti modi, dal posto prenotato al compact ufficiale del festival, dall'album fotografico alle magliette. Infine, particolare non secondario, anche se il programma non è ancora definitivo ecco alcuni dei nomi che si esibiranno questa estate: Alborada String Quartet, Jan Lundgren trio, Enrico Zanisi trio, Hamid Drake-Pasquale Mirra, Hamid Drake Michael Blake, Ettore Fioravanti quintet. Daniele Di Bonaventura-Yuri Golubev, Fabrizio Bosso-Luciano Biondini, eccetera eccetera.

Aiutateci a realizzare il SISTEMA ANTIPIOGGIA: due gazebo modificati appositamente da montare sul palco a protezione di musicisti e strumenti per dire BASTA SPETTACOLI INTERROTTI e continuare a godere di tutta la magia dei concerti gratuiti di AmbriaJazz

Il bello di AmbriaJazz non sono solo gli ospiti Italiani e Internazionali che partecipano al Festival, sono anche i luoghi dove si svolgono i concerti.

Zone di interesse paesaggistico ed etnografico come Ambria, antico borgo d'alpeggio a 1325 metri di quota sulle Orobie Valtellinesi da cui prende il nome il festival, ma anche edifici storici quali il Castello Grumello a Montagna, Palazzo Martinengo a Sondrio, la Ex Chiesa di S. Rocco a Castione Andevenno, il Palazzo Quadrio De Maria Pontaschelli a Chiuro, il giardino della Villa Venosta a Grosio, Piazza del Crocefisso a Bormio, la centrale liberty ENEL Boffetto a Piateda e la miniera La Bagnada a Lanzada sono solo alcuni dei luoghi in cui si è tenuto il festival nelle edizioni precedenti

Vorremo poter assicurare la buona riuscita dei concerti nonostante la pioggia, senza dover ripiegare su angusti e anonimi palazzetti dello sport, quando va bene, o essere costretti ad annullare la programmazione come è successo a Bormio nel 2012.

Per fare questo abbiamo pensato ad una struttura per coprire i musicisti e gli strumenti.

Purtroppo strutture tecnologiche apposite per la copertura di un palco possono costare diverse decine di migliaia di euro e necessitano di personale specifico per il montaggio e lo smontaggio. Noi invece vogliamo una struttura di facile e veloce utilizzo per coprire tutto il palco, anche all'ultimo minuto, in qualsiasi luogo organizziamo i concerti: IL SISTEMA ANTIPIOGGIA!

Si tratta di due gazebo, opportunemante modificati, di circa 6x3 m, dotati di sitema antivento e ancoraggio a terra, semplici e veloci da montare. In questo modo potremo assicurare la copertura dei musicisti ma soprattutto degli strumenti, del mixer e di quanto occorre alla buona riuscita del concerto, senza incorrere in ulteriori spese di installazione.

Ogni Gazebo misura 6x3 metri, la loro facilità di installazione li rende molto versatili e verrebbero usati non solo in caso di pioggia, ma anche come copertura antisole, o come punto di appoggio per lo staff e gli artisti, o sopra il banco merchandising o eventuali banchi di attività, degustazione o catering che potrebbero inserirsi all'ultimo (ogni anno non mancano mai).

I gazebo danno molta visibilità e offrono un'ampia superfice di personalizzazione. La cifra obiettivo di 3.000 € è sufficente solo all'acquisto di due gazebo standard senza il quale il progetto non può essere attuato. Aiutateci a raggiungere le cifra e a superarla! Più fondi avremo a disposizione e migliore sarà il risultato!!!

Ora non vi resta che scegliere la vostra ricompensa e la vostra serata!

Tutte le informazioni cliccando qui: http://www.musicraiser.com/projects/653-ambriajazz2013

 
 
 
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