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Creato da pierrde il 17/12/2005

Tracce di Jazz

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I PODCAST DELLA RAI

Dall'immenso archivio di Radiotre č possibile scaricare i podcast di alcune trasmissioni particolarmente interessanti per gli appassionati di musica nero-americana. On line le puntate del Dottor Djembč di David Riondino e Stefano Bollani. Da poco č possibile anche scaricare le puntate di Battiti, la trasmissione notturna dedicata al jazz , alle musiche nere e a quelle colte. Il tutto cliccando  qui
 

 

NO COMMENT

Post n°3604 pubblicato il 30 Luglio 2014 da pierrde

Il bando beffa del ministero ai Beni Culturali: offre agli artisti disponibilità per le esibizioni notturne nei luoghi d'arte ma gratis e addirittura chiedendo il pagamento di assicurazione e Siae. La lettera di un musicista al ministro Dario Franceschini: "Con quale coraggio una offerta simile?". Dopo le proteste il bando sparisce dal sito web del Mibac.

continua su: 

http://www.fanpage.it/ministero-cultura-artisti-bando-franceschini/

Modesta proposta: ma perchè il ministro non da l'esempio e inizia a lavorare gratis ? Visto quello che ha combinato finora è già tanto se non gli si chiede i danni.....

 
 
 

GASLINI: RICORDI E INTERVISTE

Post n°3603 pubblicato il 30 Luglio 2014 da pierrde

Numerosi gli articoli e i servizi sulla scomparsa di Gaslini. Nella selva di commemorazioni segnalo le "stecche" della Rai: su Radiotre nel radiogiornale un buon testo è stato accompagnato dalla musica dei Goblin tratta da Profondo Rosso il film di Dario Argento per cui Gaslini aveva scritto la colonna sonora. Evidentemente il pezzo è stato giudicato il più consono per sottolineare l'artista....Peggio ancora ha fatto il TG1 delle 13,30: il commento scorreva insieme alle immagini del  trio di....Enrico Intra. 

Ottime figure che vanno sottolineate. Io invece prendo spezzoni di interviste e le cucio in un necessariamente breve post che cerca di delineare la personalità importate che Gaslini ha rappresentato per il jazz italiano.

Un ricordo articolato, con un testo appositamente scritto da Maurizio Franco, comparirà giovedi sul portale Tracce di Jazz, al momento fermo ai box per motivi tecnici.

 

Andai a salutare Ornette Coleman al termine di un suo concerto e gli regalai alcuni miei dischi. In primavera gli scrissi, invitandolo nella mia casa in campagna, un monastero del ’500 che avevo comprato per poche lire, attraverso un’agenzia, senza vederla, a rate: avevo fatto quattro concerti alla Piccola Scala e volevo coronare il sogno di una casa-laboratorio. Nell’ex refettorio che allora era adibito a stalla avevo allestito un piccolo teatro a cinquanta posti, quanti erano gli abitanti del paese. Lui, tipico dei jazzisti, non mi rispose.

L’inverno successivo Ornette era a Roma, per suonare al Music Inn. Mi telefonò: “Pronto, sono Ornette! È ancora valido il tuo invito? Ho la mia band, siamo in sette”. Li andai a prendere alla stazione con la mia spider e due macchine di amici paesani. Era il suo gruppo di jazz elettrico, i Primetime. Facevano un baccano tremendo. Lui si era messo in testa di riprodurre il brusio della metropoli. Erano vestititi da pirati, la gente li guardava allibita! Rimasero una settimana.

Una mattina viene da me con il sax e mi fa “Ma non suoniamo?”. Io per delicatezza in quei giorni non gli avevo mai chiesto nulla! Scendemmo in teatro e suonammo per quattro ore in duo. Ero d’accordo con gli abitanti del paese: quando la porta del teatro era aperta, potevano accedere. A poco a poco la sala si riempì di cinquanta spettatori.

Fonte:http://www.andymag.com/my-lifemy-music/1616-giorgio-gaslini.html

 

«La mia non era una famiglia di musicisti. Figlio di genitori separati, vivevo con mio padre e mio fratello. Un piano verticale troneggiava nel salottino e papà volle che il figlio maggiore prendesse lezioni. Ma mio fratello detestava sia la musica che l’insegnante. Avevo sei anni ed ero lì che m’intromettevo durante le lezioni, così mio fratello mi disse: “Chiedi tu a papà di studiare il piano”.

E fu così che cominciai. Mio padre era giornalista, studioso dell’Africa. Quasi una premonizione: devo a questo l’estemporaneità del mio approccio alla musica, da Beethoven direttamente all’Africa. Avevo nove anni quando a Milano partecipai a un concorso per nuovi talenti. Pieno di paura, solo al piano, affrontai il pubblico e la commissione. Ma un giovane comico mi fece ridere.

Era Walter Chiari, siamo diventati subito amici. Poi papà andò in guerra. Quando tornò, ci trasferimmo in un paesino della Brianza vicino Lecco. Dopo le lezioni, noi ragazzi andavamo sul lago nella casa vuota di un amico che un giorno mi sbalordì: “Quello che suoni tu si chiama jazz”.

Così il mio viaggio musicale dall’Italia all’Africa passò all’America, per ritornare in Europa con un affascinante percorso. Avevo preso lezioni da Gino Negri, studioso di rango che lavorava con Fiorenzo Carpi. Negri mi disse che l’armonia l’avevo già dentro. Mi presentai in Conservatorio al primo corso di composizione. Un’aula buia con la luce che veniva dall’alto e quattro o cinque professori in commissione, conservatori e retrogradi, io timidissimo.

Ma avevo già scritto cose piccoline che, dopo l’esposizione, presi a rielaborare improvvisando. “Non è roba tua questa!”, praticamente fui cacciato ed umiliato. Allora mi dissi: “Se jazz deve essere, che jazz sia”. Sono tornato in Conservatorio a 19-20 anni, ma in un momento magico con Claudio Abbado compagno di classe, Luciano Berio, Bruno Canino e insegnanti come Carlo Maria Giulini e Antonino Votto. In due anni e mezzo ho preso sei diplomi».

 

«Fra le tante esperienze importanti che ho vissuto metterei senz’altro la prima esecuzione di Tempo e relazione (1957), la colonna sonora del film La notte di Antonioni (1960), il disco New Feelings (1966), realizzato insieme al Gotha dell’avanguardia mondiale, primo disco italiano votato sulla rivista statunitense Down Beat con il massimo punteggio, le fatidiche 5 stelle, le opere Colloquio con Malcolm X (1973) e Mister O (1996) e più recentemente il concerto-spettacolo U (Ulisse) che ho realizzato per il Festival Jazz di Terni (2003) con il mio quintetto, con il trio di Uri Caine, l’interpretazione di Marco Paolini e gli elementi scenici di Arnaldo Pomodoro.

Un evento riconosciuto da tutti come tra i più unici e innovativi di questi anni, seguitissimo dai quotidiani, trasmesso in diretta dalla Rai (Radio3), ma irresponsabilmente ignorato dalle riviste specializzate. Misteri italiani. Aggiungerei il primo dei miei concerti in Cina (Pechino, 1985) e anche le prime esecuzioni al Teatro alla Scala del mio balletto Contagio e di altri due balletti e lavori sinfonici nelle principali stagioni musicali italiane»

Fonte: 

http://cinquantamila.corriere.it/storyTellerThread.php?threadId=GASLINI+Giorgio

 
 
 

ANCORA LUTTI: ADDIO A GIORGIO GASLINI

Post n°3602 pubblicato il 29 Luglio 2014 da pierrde

ANSA) - PARMA, 29 LUG - Il musicista Giorgio Gaslini è morto all'ospedale di Borgotaro (Parma), dove era ricoverato da circa un mese dopo una caduta. Era nato a Milano il 22 ottobre 1929. Compositore, direttore d'orchestra e pianista, è stato autore anche di colonne sonore. Nella sua lunga carriera ha tenuto circa quattromila concerti in tutto il mondo e all'impegno nel jazz ha affiancato anche la musica classica, con una copiosa discografia.

 
 
 

THIS CAN'T BE LOVE

Post n°3601 pubblicato il 29 Luglio 2014 da pierrde

E non era amore. Non era una storia e non era realtà. Lei era soltanto la guida turistica di un sogno.

Chuck Palahniuk

Un video "estivo" leggero e colorato che per qualche minuto può fare dimenticare la realtà quotidiana, i problemi, il lavoro, le guerre. Come sempre la qualità tra le immagini (dipinti di Leandro Lamas) e la musica è eccellente: grazie a Loretta Isgrò per la sua presenza costante su You Tube ed i suoi eccellenti mixage. 

 
 
 

MINGUS SECONDO MINGUS

Post n°3600 pubblicato il 29 Luglio 2014 da pierrde
 

Charles Mingus (1922-1979) ha rappresentato la più perfetta espressione dell’artista larger than life: esuberante, imperioso fin dalla stazza fisica, carismatico; facile alla rissa e alla risata, perennemente alla ricerca di un ideale di bellezza che inseguiva nella vita di tutti i giorni con la stessa grazia e la stessa rabbia con le quali cavava le note dalle corde del suo contrabbasso.

In questo libro il giornalista americano John F. Goodman ha raccolto una serie di interviste inedite a Mingus da lui realizzate fra il 1972 e il 1974, creando un nuovo, affascinante autoritratto dell’uomo e del musicista. Con risposte di volta in volta lapidarie o torrenziali, candide o provocatorie, il grande contrabbassista affronta gli argomenti a lui più cari: la nostalgia per l’epoca delle big band e delle jam session e le perplessità rispetto ai più recenti sviluppi del jazz; il confronto con i critici musicali, da lui temuti quando non detestati; il delicato equilibrio tra la creatività estemporanea e il duro studio, tra l’originalità e la tradizione; le battaglie per l’indipendenza artistica in un ambiente dominato da discografi ci spregiudicati e impresari disonesti; i ricordi affettuosi dei colleghi e dei maestri scomparsi; i rapporti tumultuosi con le donne, passati attraverso numerosi matrimoni e altrettanti divorzi.

Divertente, intimo, ricco di aneddoti e riflessioni, Mingus secondo Mingus è un’opportunità imperdibile per scoprire i mille volti di un artista simbolo dell’epoca d’oro del jazz.

EDIZIONI MINIMUM FAX Traduzione Michele Piumini euro 18

 
 
 

DIZIONARI E OPINIONI

Post n°3599 pubblicato il 29 Luglio 2014 da pierrde
 

Il Dizionario del jazz italiano ha un carattere divulgativo, non pretende di fare una storia del jazz italiano, ma traccia una panoramica, in ordine alfabetico, sui protagonisti degli ultimi anni senza dimenticare alcuni dei “pionieri” di un passato a noi vicino. Molto spazio è dato anche alle giovani leve, portatrici di nuove idee e modi di suonare jazz.

Il Dizionario del jazz italiano è una guida che cerca di rappresentare, attraverso i suoi protagonisti, le diverse aree geografiche italiane, le loro caratteristiche intrinseche e il tipo di jazz suonato. Dal nord al sud dell’Italia si suona jazz in maniera differente, ogni regione ha le sue caratteristiche predominati dovute a tradizione e cultura. L’appassionato e il neofita di jazz troveranno nel volume un’esauriente biografia di ogni singolo musicista, una discografia che segnala i lavori più importanti e il sito web di riferimento per conoscere più a fondo la carriera del jazzista.

Fonte: Quarta di copertina

 

Cari amici, ho dato un'occhiata al "Dizionario del Jazz Italiano" di Flavio Caprera edito da Feltrinelli pubblicato da poco e sfogliandolo non ho trovato grandi musicisti italiani come ....(seguono decine e decine di nominativi).

L'elenco dei musicisti di Giaaaaas è lunghissimo e la maggior parte di loro è pressochè sconosciuta. Sembrerebbe quasi, a parte qualche caso isolato, che il jazz lo abbiano inventato negli anni '70 senza alcun rispetto per la storia e per coloro che hanno fatto di tutto per promuoverlo e conoscerlo nel nostro paese nel corso dei decenni...

Nell'introduzione l'autore scrive che, anche se molti interpreti non figurano, il materiale contenuto è sufficiente da spingere, chi non lo conosce, ad amare il jazz italiano. Per quanto mi riguarda, la sola lettura del libro mi porterebbe semmai a detestare il jazz italiano. Questo libro fa il paio con l'enciclopedia francese di Andre Clargeat redatta qualche anno, per la parte italiana da Luca Conti su cui stendere non uno ma due veli pietosi.

Fonte: Lino Patruno su Facebook

 
 
 

BRAXTON ? UN GEOMETRA....

Post n°3598 pubblicato il 28 Luglio 2014 da pierrde

JAZZTIMES: YOU WERE RECENTLY NAMED AN NEA JAZZ MASTER. HOW DO YOU FIT INTO THE JAZZ WORLD?

ANTHONY BRAXTON: In the last 40 years or so, I would come to refer to my music as “creative music.” That phrase conjures up trans-idiomatic possibilities as opposed to idiomatic possibilities. Even so, I am connected to the jazz tradition in the sense of growing up with that music. My connection to the jazz world would involve my interest in improvisation on the Tri-plane, that being extended improvisation, collective improvisation and synchronous improvisation, and I’ve tried, with other areas of my music, to look for ways to bring about elastic structural possibilities.

All of this is connected to looking at the real-time moment in a way that is very different from my influences in the trans-world music tradition, which also contains improvisation. But I think the music that we call jazz is a uniquely American projection, in the sense of giving the individual more opportunities to be an individual inside of a collective space. So yes, I see my work as having a continued jazz influence—as one component of the influences that have helped me to find my own voice.

HOW DID YOU BECOME INTERESTED IN SPIRITUAL MUSIC?

As a young man, I was profoundly influenced by composers like Arnold Schoenberg, Alexander Scriabin, the great work of Karlheinz Stockhausen, Iannis Xenakis and, of course, John Cage and Alvin Lucier. I have never been a serialist, but I have been a geometrist in the sense of building structures and language. And as I came to this juncture in my life at 40 years old, I began to look for something more than intellectually interesting—something that would also have a spiritual component. At Wesleyan, I started taking classes on Native American musics and looking into the world of trance musics, looking for something more than intellectual, existential models. It would be at that point that I began to build what I now call the holistic structures.

Fonte: 

http://jazztimes.com/articles/132479-anthony-braxton-an-american-visionary

 
 
 

CAINE PLAYS GERSHWIN

Post n°3597 pubblicato il 28 Luglio 2014 da pierrde
 

martedì 29 luglio 2014 20.30

Locandina

FESTIVAL DEI FESTIVAL

SAALFELDEN JAZZ FESTIVAL The Uri Caine Ensemble Plays Gershwin

Uri Caine, pianoforte Barbara Walker, voce; Theo Bleckmann, voce Ralph Alessi, tromba; Joyce Hammann, violino Chris Speed, sax tenore, clarinetto; Mark Helias, contrabbasso; Jim Black, batteria

Registrato a Saalfelden, il 24.8.2013

 

Uri Caine ed i suoi meravigliosi musicisti ricamano sulle composizioni di George Gershwin con intelligenza e classe infinita. Hors categorie direbbero i francesi.

Fonte: 

http://blog.libero.it/MondoJazz/12306843.html

 
 
 

NON BOLLATE BOLLANI

Post n°3596 pubblicato il 27 Luglio 2014 da pierrde

Stefano Bollani è una figura centrale del jazz italiano che merita di essere studiata più attentamente del solito, visto le diverse sfaccettature che presenta. In effetti, uno si può trovare un po' spiazzato dalle diverse manifestazioni del suo estro, che spaziano ben oltre i normali confini del jazz, ma che non si limitano alla sola musica. Forse per leggere meglio il personaggio bisognerebbe partire dalla sua trasmissione televisiva "Sostiene Bollani" e capire che il ruolo di intrattenitore è qualcosa di più di una semplice trovata per alleggerire una trasmissione di musica.

Cosi' inizia un articolo di Alberto Arienti Orsenigo su Tracce di Jazz che cerca di raccontare il musicista Bollani a prescindere (o a integrazione) del personaggio.

Notevole nella sua essenzialità e nella perspicacia il commento all'articolo di Gianni Gualberto che mi vede pienamente concorde:

 

Può darsi, per quanto certo eclettismo sveli, oltre il velo di Maia di una tecnica indiscutibile e di una intelligenza molto viva, una grande superficialità di fondo (checché ne dica Eicher, soi-disant intellettuale piuttosto sopravvalutato e ingordo di kitsch): fra i giocolieri e i funamboli vi sono spesso coloro che sono in grado di stupire, e il grande artigianato spesso arriva a lambire l'arte, senza mai approdarvi del tutto. E questo mi pare il caso di Bollani, nuova icona culturale che dovrebbe alleviare le frustrazioni delle estreme propaggini dell'impero.

La sua intelligenza è indiscutibile, la sua tecnica pure, i risultati sono culturalmente un divertente bric-à-brac generazionale fatto di scarti ed eclettiche memorie onnivore se non bulimiche, realizzato in modo superbo (tenendo conto che viviamo in un'epoca in cui la confezione è più determinante del contenuto) ma di completa innocuità.

Peccato, perché se Bollani non fosse subito diventato preda di un successo vagamente isterico (tipica manifestazione di una cultura che non è usa a frequentare il successo), dando perciò sfogo più che a un necessario processo di maturazione ad una pirotecnica quanto goliardica esibizione dei propri mezzi (le sue interpretazioni di Gershwin, Poulenc e, peggio, Ravel sono più che trascurabili, fragili, di scarso peso interpretativo e del tutto insignificanti, per non dire inutili: quelle di Gershwin e Ravel sono tipiche produzioni discografiche realizzate per cavalcare l'onda di un successo popolare), sarebbe potuto diventare un Robert Rauschenberg della musica.

Leggi l'intero articolo ed i commenti su: 

http://www.traccedijazz.it/index.php/primo-piano/34-articoli/568-non-bollate-bollani

 

Stefano Bollani "Joy In Spite Of Everything"

Mark Turner: tenor saxophone Bill Frisell: guitar Stefano Bollani: piano Jesper Bodilsen: double bass Morten Lund: drums

Stefano Bollani is an artist of ebullient virtuosity, with uncommon sensitivity and range. The Italian pianist has proved to be at home on ECM improvising solo or leading a trio, as well as engaging in duos with Enrico Rava, Chick Corea and Brazilian bandolim player Hamilton de Holanda.

With "Joy in Spite of Everything" -- an album of new compositions by the pianist for a trans-Atlantic quintet -- Bollani has made his most beautifully textured and infectiously lyrical statement yet. He recorded these nine pieces at New York City's Avatar Studios with the Danish rhythm section from his "Stone in the Water" trio -- bassist Jesper Bodilsen and drummer Morten Lund -- plus two prominent American players and ECM intimates: guitarist Bill Frisell and saxophonist Mark Turner.

As its title reflects, "Joy in Spite of Everything" brims with an indefatigable lightness of spirit despite the inevitable shadows of life.

 
 
 

LA SOLITUDE DI MARY HALVORSON

Post n°3595 pubblicato il 27 Luglio 2014 da pierrde

Oggi pesco dalla retre un recentissimo concerto in solo di Mary Halvorson, la sera del 14 luglio a The Wick, un locale dove la talentuosa chitarrista si esibisce attingendo ad un repertorio trasversale e intergenerazionale.

Sulla pagina che trovate nel link a fine post è possibile ascoltare o scaricare (in mp3 e in flac) l'intero concerto. Ecco la scaletta: 

Tracks 01 Sadness [Ornette Coleman] 02 Cheshire Hotel [Noël Akchoté] 03 Ida Lupino [Carla Bley] 04 Blood [Annette Peacock] 05 Cascades [Oliver Nelson] 06 [banter] 07 Someday My Prince Will Come [Frank Churchill] 08 Solitude [Duke Ellington] 09 Platform [Chris Lightcap] 10 Reflections [Thelonious Monk]

Foto by Squared Photography

Link:

http://www.nyctaper.com/2014/07/mary-halvorson-july-14-2014-the-wick-flacmp3streaming/

 
 
 

QUESTA SERA SU RAI5: MICHEL PETRUCCIANI - BODY AND SOUL

Post n°3594 pubblicato il 26 Luglio 2014 da pierrde
 

Questa notte alle 0,30 su Rai5 il film del regista inglese Michael Radford sulla vita del pianista francese Michel Petrucciani. Per tutti coloro che ancora non l'avessero visto.

 

Senza musica la vita sarebbe un errore. Un'intuizione che Nietzsche deve avere avuto quando ancora era sano di mente. E ragione gli dà la visione del toccante documentario che Michael Redford ha dedicato a Petrucciani (Michel Petrucciani - Body & Soul), la cui vita - deturpata dal nanismo e dall'alterazione osteogenica - sarebbe stata addirittura un orrore se non fosse stata sublimata dalla musica.Nato nel 1962 con una grave patologia alle ossa, nano e fragile come un uovo di cristallo, Michel non ha avuto per questo un'esistenza sfortunata.

Tutt'altro. Redford (Il postino) propende anzi per un narrazione ribaltata, attratta dalle grazie ricevute dal pianista (l'amore del padre, musicista che seppe infondergli passione e conoscenza del jazz; le mani enormi, sproporzionate rispetto al corpo, argani raffinati capaci di sostenere il peso di un talento smisurato; una forza di volontà incrollabile, maturata in simbiosi col "dono") e costruita - oltre la prevedibile parabola di un riscatto - come un vero e proprio detour narrativo: Body & Soul si rivela così un film sul movimento in assenza di motilità (il successo porterà il pianista in giro per il mondo), una testimonianza di libertà pur con tutte le limitazioni fisiche, il ritratto di un gigante dentro il corpo di un nano.

Un miracolo d'esistenza raccontato in sordina, attraverso materiali d'archivio e interviste, dall'infanzia al concerto eseguito alla presenza di Giovanni Paolo II, nel 1997, apoteosi di una carriera fulminante. Petrucciani morirà due anni dopo di polmonite, a soli 36 anni.E' il momento di massima commozione del film, quello in cui il suo corpo sbagliato rioccupa la scena, reimpone le sue regole, spezza l'incanto. Un momento breve, ma necessario. Utile a riaffermare la forza di uno spirito capace di sollevarsi sopra la gravità della natura. E poco importa se il rischio è una lacrima di troppo. Scrisse ancora un filosofo: "Ciò che non è straziante è superfluo, almeno in musica". Probabilmente aveva ragione anche lui.

Fonte: 

http://cinema.ilsole24ore.com/recensioni/2011-06-23/michel-petrucciani-body-soul-00019214.php?uuid=Aamw1aiD

 
 
 

I SOSTENITORI DELL'EQUO COMPENSO

Post n°3593 pubblicato il 26 Luglio 2014 da pierrde

Recentemente mi sono occupato del provvedimento del ministro Franceschini sul cosiddetto equo compenso, in cui la parte del leone economicamente incassando, la fa (a spese nostre) la Siae. Ecco quindi una lettura edificante:

ROMA - Per far sentire i propri dipendenti come in famiglia la Siae non ha rivali: pensa anche al bucato. Chi va in missione può far lavare e stirare camicie e mutande a spese dell'azienda. Dieci euro e 91 centesimi vale la speciale «indennità lavanderia» quotidiana che scatta in busta paga dopo il quarto giorno passato fuori sede.

Quanti lo ritengono un privilegio anacronistico non sanno che la Società degli autori ed editori è anche tecnicamente un gruppo familiare. Al 42 per cento. Nel senso che ben 527 dei 1.257 assunti a tempo indeterminato (il 42 per cento del totale, appunto) vantano legami di famiglia o di conoscenza. Ci sono figli, nipoti, mariti e mogli di dipendenti ed ex dipendenti. Ma anche congiunti di mandatari (cioè gli esattori dei diritti) di sindacalisti e perfino di soci. E poi rampolli di compositori e parolieri, perfino delle guardie incaricate della vigilanza nella sede centrale.

Se ancora mantenete calma e imperturbabilità continuate a leggere qui: 

http://www.corriere.it/cronache/12_giugno_26/grande-famiglia-dipendenti-siae-quattro-su-dieci-legati-da-parentela-sergio-rizzo_37f7a81e-bf53-11e1-8089-c2ba404235e2.shtml

 
 
 

LA CINA E' VICINA

Post n°3592 pubblicato il 26 Luglio 2014 da pierrde

Umbria Jazz non lascia ma anzi, rilancia sospinta dal vento dell'Est. Potrebbero infatti essere importanti brand cinesi a mantenere alta l'asticella del festival che deve affrancarsi dal sostegno pubblico, con l'obiettivo di migliorare, non stravolgere, una formula che ha fatto proseliti anche nella terra dei Mandarini.

(...)Vice presidente, una delle polemiche riguarda la formula Uj.

«Va arricchita e ottimizzata, non cambiata che poi è quello che voleva dire Linzi e su questo Pagnotta è d'accordo anche se non l'ha detto apertamente. Dire “va tutto bene” sarebbe superficiale e anche se così fosse dovremmo comunque migliorare. Il festival è bellissimo, il brand ricercato in tutto il mondo, ma dobbiamo adeguarci al cambiamento: migliorare non è dire che la cosa non funziona». Cosa deve cambiare allora? «Uno dei nodi sono i costi dell'Arena per la quale occorre cercare altri utilizzatori, manifestazioni che possono usarla nei giorni successivi, come Umbria Rock, per ammortizzare parte dei 500mila euro oggi carico della Fondazione. Ma andrebbe ripensata la proposta».

Parla di quella artistica?

«Sono questioni che riguardano il direttore artistico con cui stiamo parlando di alcune ipotesi. Ad esempio, se per i concerti gratuiti vengono gruppi italiani invece che da oltre Oceano si risparmia. Quanto all'Arena, avere la Cole e la Mannoia la stessa sera, ad esempio, aumenta i costi ma non i benefici. Sarebbe meglio portare un solo big abbinato a un emergente da far scoprire; contribuirebbe a migliorare l'offerta artistica».

Forse per la prima volta nei tempi recenti a Perugia ci si interroga pubblicamente sul futuro, sulle formule, sui costi e sugli sponsor. Francamente non vedo segnali di cambio di direzione, e parlo naturalmente della parte più propriamente artistica, ma cominciare a parlarne non può che essere positivo. Seguirò con attenzione gli sviluppi.

 
 
 

MILES E RAFAL

Post n°3591 pubblicato il 25 Luglio 2014 da pierrde

 

Emigrato negli Stati Uniti nel 1981, Rafal Olbinski si impone ben presto come pittore, illustratore e designer. Le illustrazioni di Olbinski sono apparse su pubblicazioni quali Newsweek, Time, Business Week, Atlantic Monthly, Playboy, Omni, The New York Times, New Yorker e Der Spiegel, nonché su numerose riviste di rilevanza internazionale, tra cui Print, Novum, Graphis, Communication World, Idea, Art Magazine in America, How, The World & I, High Quality e Universe des Artes.

I quadri di Olbinski sono inclusi nelle collezioni del National Arts Club di New York, dello Smithsonian Institute e della Library of Congress di Washington, del Suntory Museum di Osaka in Giappone, e in numerose altre collezioni sia in Europa che negli Stati Uniti.

Fonte: http://www.teatroverdisalerno.it/static/default/Rafal-Olbinski-365.aspx

 
 
 

MORE CHARLIE

Post n°3590 pubblicato il 25 Luglio 2014 da pierrde

Continuano i ricordi e gli articoli di musicisti e critici sulla immensa figura di Charlie Haden. Eccone una breve selezione:

 

http://dothemath.typepad.com/dtm/liberation-chorus.html
http://www.wnyc.org/story/tribute-charlie-haden
http://blogs.kcrw.com/rhythmplanet/show-61-remembering-charlie-haden
http://www.mixcloud.com/adamkvasnica3/a-tribute-to-charlie-haden

 
 
 
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