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Un blog creato da noinceneritoredesio il 30/09/2008

Inceneritore Desio

Un'alternativa esiste ed è migliore sotto tutti i punti di vista - Benvenuti nel blog del Comitato per l'alternativa al nuovo inceneritore di Desio

 
 

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RACCOLTE 3403 FIRME!

Abbiamo raccolto le firme per indurre il Presidente della Provincia di Milano a bloccare l'iter di costruzione del nuovo inceneritore e per richiedere un'assemblea pubblica con medici indipendenti ed esperti del settore che non abbiano conflitti di interesse.

LA RACCOLTA FIRME E' CHIUSA, CAUSA PASSAGGIO SOTTO LA NUOVA PROVINCIA DI MONZA E BRIANZA

 

 

 

Vuoi sapere quanta diossina uscirà giornalmente dal nuovo inceneritore?

Scarica il "Bugiardino degli adoratori del fuoco - Inceneritori&Informazione... come infinocchiare i cittadini"

Scarica il volantino distribuito al consiglio comunale di Desio del 2 marzo 09

Diossina Seveso: nella zona colpita c'è il triplo di diossina nel latte materno

Per approfondire: "sostanze cancerogene emesse e indagini epidemologiche in Italia", "diossina&inceneritori" e "polveri sottili&inceneritori"

 

CRONOSTORIA DEL COMITATO

NOVEMBRE 20011

NUOVO INCONTRO PUBBLICO A VAREDO. LA PRESENTAZIONE UTILIZZATA, IL VIDEO DI EZIO ORZES (1° PARTE E 2° PARTE), IL FILM ZERO WASTE DI VICTOR IBANEZ, LO SPECIALE DE "IL GIORNALE DI DESIO".

MAGGIO 2011

AUDIZIONE DEL COMITATO PRESSO LA COMMISSIONE AMBIENTE DELLA PROVINCIA DI MONZA E BRIANZA

 

DICEMBRE 2010

INCONTRO A DESIO PER POLITICI LOCALI CON ENZO FAVOINO DELLA SCUOLA AGRARIA DEL PARCO DI MONZA

 

OTTOBRE 2010

DOPO L'ORDINE DEL GIORNO IN CONSIGLIO COMUNALE SULL'INCENERITOREVISITA BIPARTISAN AL CENTRO RICICLO DI VEDELAGO (il video).

 

AGOSTO 2010

GIRIAMO IL VIDEO "INCENERITORE DESIO"

 

LUGLIO 2010

INCONTRO CON L'ASSESSORE PROVINCIALE ALL'AMBIENTE, FABRIZIO SALA

 

DICEMBRE 09

LA NOSTRA BATTAGLIA FINISCE SU UN PERIODICO A TIRATURA NAZIONALE

 

 

NOVEMBRE 09

RICHIESTA DI AUDIZIONE IN PROVINCIA DI MONZA E BRIANZA

INIZIATIVA "STRISCIONE SUL BALCONE"

 

 

OTTOBRE O9

NUOVO INCONTRO PUBBLICO DEL COMITATO A DESIO: ADESIONE ALLA VERTENZA CIP6, PROIEZIONE DI UN'INTERVISTA ESCLUSIVA AD UN TECNICO INCENERITORISTA (PRIMA E SECONDA PARTE) E DEL FILM "UNA MONTAGNA DI BALLE".

 

 

 

SETTEMBRE 09

SECONDO INTERVENTO DEL DIFENSORE CIVICO PROVINCIALE PER INDURRE LA SOCIETA' BEA A RENDERE PUBBLICO IL PROGETTO DEL NUOVO INCENERITORE

INVIAMO A TUTTI GLI ENTI LOCALI INTERESSATI UNA RICHIESTA FORMALE PER LA COSTITUZIONE DI UNA COMMISSIONE INDIPENDENTE PER LO STUDIO DELLE ALTERNATIVE ALL'INCENERITORE

 

GIUGNO 09

IL DIFENSORE CIVICO DELLA PROVINCIA DI MILANO INTIMA ALLA SOCIETA' BEA DI "APRIRE I CASSETTI" E RENDERE NOTO IL PROGETTO DEL NUOVO INCENERITORE

 

VAREDO, SPETTACOLO TEATRALE FRANKENTEIN DELLA COMPAGNIA DEGLI STRACCI, A SUPPORTO DEL COMITATO.

 

 

APRILE 09

CONVEGNO A BOVISIO IN COLLABORAZIONE CON L'AMMINISTRAZIONE COMUNALE

PARTECIPANO: ASSOCIAZIONE DEI MEDICI PER L'AMBIENTE (ISDE), ORDINE DEI MEDICI DI MONZA E BRIANZA, LEGAMBIENTE, WWF, MEDICINA DEMOCRATICA, AMBIENTE BRESCIA (clicca sulle sigle per visionare le presentazioni dei relatori).

Marco Caldiroli

Federico Balestreri

Massimo Cerani

Gianluigi Salvador

Le impressioni della gente

 

 

MARZO 09

CONSIGLIO COMUNALE APERTO SUL NUOVO INCENERITORE 3 MARZO 2009

Ci hanno impedito di filmare la seduta, dove 400 cittadini si presentano per sostenere le ragione del Comitato! Ecco il resoconto dei giornali:

Il Giorno

L'Esagono

Il Cittadino

Il Giornale di Desio

 

FEBBRAIO 09

INCONTRO PUBBLICO CON PAUL CONNET A CESANO MADERNO

RELAZIONE CONNET

Le opinioni della gente:

 

DICEMBRE 08

IL COMITATO IN TV

 

NOVEMBRE 08

 INCONTRO PUBBLICO 26 NOVEMBRE 08

 

 

NOVEMBRE 08

Siamo stati protagonisti dello spettacolo di Beppe Grillo del 10 novembre 2008 a Cantù, dove abbiamo portato a conoscenza del pubblico il caso "Inceneritore Desio"...

Eccoci davanti al palco:

 

Ecco il nostro incontro dietro le quinte con Beppe:

 

 

SETTEMBRE 08

Abbiamo ottenuto un'audizione presso la Commissione Ambiente della Provincia di Milano per spiegare le nostre ragioni.

Con noi il Professor Federico Valerio, Direttore del Dipartimento di Chimica Ambientale dell'Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro, che ha demolito la tesi secondo cui gli inceneritori sono innocui, utili e vantaggiosi.

 

 

Europa, più morti nel 2060

Post n°680 pubblicato il 26 Maggio 2012 da noinceneritoredesio

Tratto da Il Sole 24 Ore

Il cambiamento climatico farà aumentare i decessi in Europa nei prossimi 50 anni. È quanto stimano gli esperti del progetto Climate-TRAP dell'Umea University (Svezia) che hanno presentato dati poco incoraggianti nel corso del Congresso della Società europea di Medicina del respiro ad Amsterdam (Olanda). Secondo i ricercatori, Belgio, Francia, Spagna e Portogallo dovranno aspettarsi un incremento dei morti dovuti all'aumento dell'ozono nell'atmosfera stimato tra il 10 e il 14% entro il 2060. Lo studio ha simulato i cambiamenti futuri dell'atmosfera confrontando la salute attuale del Vecchio Continente con quella dei periodi passati (1960 e 1990). I dati dicono che Belgio, Irlanda, Olanda e Regno Unito hanno avuto finora il maggior numero di morti collegate all'ozono, mentre i Paesi baltici dovrebbero avere un miglioramento nei prossimi anni. 

"L'ozono è un inquinante altamente ossidante, collegato con ricoveri e decessi a causa di problemi all'apparato respiratorio - spiega Hans Orru, esperto di inquinamento atmosferico -. La formazione di ozono al suolo è dovuta all'aumento delle temperature del cambiamento climatico. I risultati del nostro studio - continua - hanno rivelato gli effetti potenziali che il cambiamento climatico può avere sui livelli di ozono e sull'impatto che avrà sulla salute degli europei".

L'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) stima che il riscaldamento del Pianeta abbia provocato da solo dal 1970 al 2004 oltre 140.000 vittime all'anno. I danni ecologici ad aria, acqua e all'agricoltura, si vanno a sommare, infatti, all'incremento di casi di malaria e di malattie intestinali croniche che sono legati a doppio nodo con il clima più caldo. 
di Cosimo Colasanto (03/10/2011)

 
 
 

Corso su Rifiuti Zero a Capannori

Post n°679 pubblicato il 22 Maggio 2012 da noinceneritoredesio

Presente anche il nostro Comitato, nella persona di Maurizio Bertinelli.

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Si è svolto a Capannori (LU) dal 18 al 20 maggio il primo corso nazionale di formazione sui “Rifiuti Zero”. Hanno partecipato settantacinque iscritti provenienti da tutta Italia. Il corso è stato organizzato dal Centro di Ricerca Rifiuti Zero, da Zero Waste Italy con il patrocinio di Anpas ed ha visto la partecipazione, in qualità di formatori alcuni membri del comitato scientifico del Centro Ricerca Rifiuti Zero presieduto da Paul Connett e coordinato da Enzo Favoino. Il corso si è articolato approfondendo i “Dieci passi verso Rifiuti Zero” avvalendosi d’interventi di molti esperti quali Rossano Ercolini coordinatore del progetto Passi concreti verso Rifiuti Zero, Patrizia Lo Sciuto di Zero Waste Italy, Mario Santi consulente per il Comune di Capannori per la riduzione dei rifiuti, Andrea Nervi di Ecobimbi, Pietro Angelini di Effecorta, Antonino Esposito e Sergio Gargiulo dell’associazione Albergatori di Capri, Camilla Piccinini del Centro di Ricerca Rifiuti Zero di Capannori, Amina Santi in servizio civile presso il Centro Riuso di Capannori, Umberto Gianolio della cooperativa E.R.I.C.A e Simone Tomei dei Movimento Ecosportivo. Sono inoltre intervenuti i rappresentanti di Ecocapsula che hanno illustrato i vantaggi concernenti, il riutilizzo delle capsule ricaricabili per il caffè. Max Strada collaboratore del Centro di Ricerca Rifiuti Zero di Capannori ha presentato il caso studio dell’inceneritore Veolia di Pietrasanta definitivamente chiuso, richiamando esperienza alla mano, la contrapposizione tra incenerimento e avvio delle buone pratiche Rifiuti Zero. Inoltre Alessandro Bianchi di ASCIT, il gestore dei rifiuti della Piana di Lucca, ha dettagliato le problematiche relative all’ applicazione della TIA puntuale nel Comune di Capannori. In fine l’ass.re all’Ambiente Alessio Ciacci, ha portato il suo pieno sostegno al progetto Passi concreti verso Rifiuti Zero.

All’incontro hanno partecipato semplici cittadini, rappresentanti di associazioni di cittadinanza attiva, consulenti legali di amministrazioni pubbliche, rappresentanti di ATO, numerose delegazioni di amministrazioni comunali che già stanno adottando la strategia Rifiuti Zero o che hanno intenzione di adottare e responsabili di uffici comunali.

L’energia presente nell’incontro e le novità emergenti dai nuovi indirizzi europei in merito alle priorità del riciclo - che sta culminando perfino in un’autocritica del governo danese per l’ ‘eccessivo’ ricorso all’incenerimento dei rifiuti - ci dicono che si stanno mettendo in evidenza in Italia e in Europa inedite opportunità per una sinergia tra la strategia Rifiuti Zero, prevenzione dei rifiuti, riciclo ed economia.

 

Centro di Ricerca Rifiuti Zero del Comune di Capannori

Zero Waste Italy

 
 
 

L’energia solare incontra l’agricoltura

Post n°678 pubblicato il 15 Maggio 2012 da noinceneritoredesio

L’incontro fra il fotovoltaico ed i terreni agricoli, fortunatamente, non avviene solo attraverso quegli scempi che vediamo sempre più spesso ai lati delle strade e delle autostrade, dove ettari di terreni liberi ed agricoli vengono occupati da distese più o meno vaste di pannelli. Sì, è vero, meglio quelli che una centrale nucleare, o a carbone. Ci mancherebbe. Ma c’è chi ha deciso di andare oltre, installando appunto pannelli su tetti e tettoie che rappresentano un prezioso spazio inutilizzato. Il tutto proponendo addirittura un cambiamento radicale nell’approccio con l’agricoltura, l’economia e la stessa produzione di energia.
 
Sono i membri di “Coltiviamo il sole”, uno dei progetti più intelligenti ed innovativi nati in questi ultimi anni in Italia, che guarda all’economia reale e locale, cercando di soffocare sul nascere ogni tipo di speculazione. Questo progetto è nato dall’associazione Solare collettivo di Racconigi, in provincia di Cuneo, già nota per “Adotta un kilowatt”, l’incredibile esperienza che già dal 2007 permette la costruzione di impianti fotovoltaici attraverso delle sottoscrizioni collettive, e che per il successo ottenuto ha portato alla costituzione della Cooperativa Elettrica Retenergie.
 
Obiettivo principale è la “democratizzazione dei meccanismi di produzione di energia elettrica”, oltre che il rafforzamento del legame tra agricoltori e cittadini. In particolare, il progetto “Coltiviamo il sole” ha lo scopo di promuovere la costruzione di impianti fotovoltaici in aziende agricole e agrituristiche; la partecipazione diretta dei cittadini alla produzione di energia da fonti rinnovabili attraverso il finanziamento collettivo di impianti fotovoltaici in aziende agricole virtuose; e un nuovo rapporto fra cittadini e agricoltori che generi una relazione stabile e positiva per l’ambiente e le persone.
 
Oltre a cercare di costituire (o riportare a) un legame stretto con il mondo agricolo, Solare Collettivo vuole diffondere “la cultura per un’alimentazione sana, etica, con prodotti di aziende agricole locali che, rispettando la stagionalità della produzione e i ritmi dell’ambiente, concorrano ad uno sviluppo sostenibile del territorio”. Il tutto coinvolgendo direttamente sia i cittadini che le aziende del territorio stesso, costituendo dei gruppi di persone che finanzino collettivamente la costruzione di un impianto fotovoltaico presso un’azienda agricola o agrituristica.
 
In concreto, la proposta di Solare Collettivo vede la partecipazione diretta dei suoi soci, che versando una quota di € 300, 500 o multipli all’azienda agricola permettono l’effettiva realizzazione dell’impianto fotovoltaico. Si stabilisce così l’interesse sul capitale investito e il numero di anni necessari per la restituzione. L’aspetto più “innovativo” è però che il capitale versato e gli interessi verranno restituiti annualmente sotto forma di prodotti agricoli e/o servizi agrituristici dell’azienda. Il rapporto fra i soggetti è regolato da un contratto specifico individuale che terrà conto di: capitale investito, numero di anni previsto per la restituzione, interesse garantito, tipo e caratteristiche dei prodotti.
 
Per partecipare al progetto è necessario iscriversi all’associazione Solare Collettivo Onlus, che si occuperà di aspetti quali la promozione e l’organizzazione dell’incontro tra l’azienda e i cittadini, il supporto necessario nella fase di preparazione e stipula del contratto; ma anche il monitoraggio del progetto nel suo divenire, offrendo adeguata assistenza agli aderenti al progetto.
 
Il primo progetto di “Coltiviamo il sole” è stato realizzato con Lo Puy, un’azienda agricola di montagna che produce formaggi di capra a latte crudo e carne di capra e capretto. Situata in Valle Maira, valle di lingua d’Oc della Provincia di Cuneo, l’azienda nasce alla fine degli anni ‘90 dalla volontà dei meravigliosi coniugi Giorgio e Marta, appassionati di formaggi caprini, di creare un’attività che valorizzasse un mestiere antico come la pastorizia.
 
Vale la pena andare a trovare Marta e Giorgio. Che, insieme agli entusiasti partecipanti ai progetti di Coltiviamo il sole ed ai professionisti che installano gli impianti, sono la dimostrazione vivente che, anche in questo particolare momento, un’altra Italia è possibile. Anzi, necessaria.

 
 
 

'L'Italia avrà difficoltà a raggiungere gli obiettivi di Kyoto'

Post n°677 pubblicato il 08 Maggio 2012 da noinceneritoredesio

Commissione UE: 'L'Italia avrà difficoltà a raggiungere gli obiettivi di Kyoto'

Secondo un rapporto della Commissione UE sul rispetto della tabella di marcia sugli obiettivi di riduzione di CO2 previsti dal protocollo di Kyoto per gli anni 2008-2012, l'Italia avrà difficoltà a raggiungerli. Insieme a lei anche Austria e Lussemburgo.La commissaria Ue al clima, Connie Hedergaard, ha rilevato che il mancato rispetto degli obiettivi da parte di questi tre paesi non mette a rischio il target europeo, che "sara' probabilmente superato". 
Alla fine del 2010, l'Ue-15 e' sulla buona strada per centrare gli obiettivi di Kyoto, segnando complessivamente un taglio delle emissioni dal 1990 del 15,5%. Tre i paesi che non sono in regola: Italia, Austria e Lussemburgo, dice il rapporto dell'Agenzia europea per l' ambiente.Secondo l'Agenzia, questi tre paesi devono fare piu' sforzi per assicurare il risultato dell'Ue-15, tramite un' ulteriore riduzione delle emissioni oppure facendo maggiore uso dei meccanismi flessibili del protocollo, che ad esempio consentono di acquisire crediti con progetti nei paesi in via di sviluppo.
In ogni caso, secondo l'agenzia europea "qualsiasi opzione questi paesi decidano di adottare, sara' necessario un budget adeguato per assicurare il rispetto degli impegni". I dati del rapporto sono ancora "preliminari", hanno spiegato i servizi Clima della Commissione Ue. Quelli definitivi arriveranno nel maggio del 2012. Solo allora Bruxelles valutera' quali misure aggiuntive chiedere a questi tre paesi. Il non rispetto dei target nazionali prevede l'avvio di una procedura di infrazione, cioe' di un meccanismo disciplinare che potrebbe condurre davanti alla Corte di giustizia della Ue e al rischio di multe.

Da Il Sostenibile

 
 
 

Verso l'addio agli inceneritori in Europa

Post n°676 pubblicato il 03 Maggio 2012 da noinceneritoredesio

 

...e una maggiore protezione della biodiversità

Il Parlamento europeo ha approvato un rapporto sulle linee guida del prossimo programma ambientale Ue. Previsto il divieto di incenerimento dei rifiuti a vantaggio del riciclaggio. Passa anche un rapporto sulla tutela della biodiversità. Il parlamentare europeo Zanoni, IdV,: “Misure concrete per arrestarne la perdita. I rifiuti devono diventare una risorsa”.
Passano al Parlamento europeo due importanti rapporti su ambiente e biodiversità.

“Una pietra miliare per l'Europa. Adesso la Commissione segua la linea indicata dal Parlamento e compia azioni concrete per salvaguardare la biodiversità, proteggere l'ambiente e chiudere una volta per tutte con pratiche obsolete e pericolose come l'incenerimento dei rifiuti”. Così Andrea Zanoni, eurodeputato IdV, commenta l'approvazione dei due rapporti da parte dell'Aula di Strasburgo. 

Si tratta della relazione “sulla revisione del sesto programma d'azione in materia di ambiente e la definizione delle priorità per il settimo programma” (stragrande maggioranza) e di quella sulla “Strategia europea per la biodiversità 2020” (414 favorevoli, 55 contrari e 64 astenuti).
“Nel testo che detta le linee guida del Settimo programma sull'Ambiente si legge chiaramente che la Commissione deve prevedere “obiettivi di prevenzione, riutilizzo e riciclaggio più ambiziosi, tra cui una netta riduzione della produzione di rifiuti, un divieto di incenerimento dei rifiuti che possono essere riciclati o compostati”, spiega Zanoni. “Finalmente troviamo nero su bianco l'impegno del Parlamento a spingere l'intera Ue nella direzione della sostenibilità ambientale”.
“Con l'approvazione del rapporto sulla biodiversità abbiamo sottolineato il bisogno di un maggior impegno Ue per fermare la perdita di biodiversità entro il 2020 – continua l'Eurodeputato – Il rapporto del collega Alde Gerben-Jan Gebrandy invita l'Ue a compiere passi fondamentali come restaurare gli ecosistemi danneggiati e rafforzare la protezione di specie animali ed habitat minacciati dall'inefficienza delle politiche attuali - spiega Zanoni - Tra i provvedimenti più urgenti, rientra un'attività di pesca e agricoltura finalmente sostenibili, e lo stop allo sfruttamento indiscriminato di foreste e territorio”.
“Da questo punto di vista l'Europa può e deve giocare un ruolo chiave nella protezione della biodiversità e nella lotta ai fenomeni che minacciano anche la nostra salute come l'incenerimento dei rifiuti – aggiunge Zanoni – La nuova strategia di ripresa economica Ue presentata questa settimana a Strasburgo va nella direzione giusta – conclude l'eurodeputato – Mi auguro che anche il governo italiano voglia seguirne le indicazioni, in merito a green economy, salute e nuove tecnologie, alla lettera”.
Ecco fin qui le grandi novità europee, comunicate dall'eurodeputato attento all'ambiente.
Il forte impulso verso la salvaguardia dell'ambiente non può che toccare anche la nostra vicenda locale, legata al proseguimento del progetto dell'inceneritore.
Ora, visto che Parma guarda all'Europa virtuosa, chiediamo ufficialmente ai decisori politici di perseguire l'indirizzo europeo, facendo un passo indietro sul progetto dell'inceneritore di Parma.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR

Parma, 22 aprile 2012

 

 
 
 

Bovisio Masciago - Una quantità anomala di rifiuti: l’opposizione chiede lumi

Post n°675 pubblicato il 29 Aprile 2012 da noinceneritoredesio

 

di Veronica Todaro da il Giorno

SEMBRA un giallo per il gruppo di opposizione «Insieme per Bovisio Masciago». Se durante il Consiglio comunale è stata approvata la tariffa sui rifiuti per il 2012 con un risparmio del 2,5% per le famiglie e del 3,7% per artigiani e commercianti, la minoranza non ci vede chiaro. «È un tentativo di ritorno alla normalità – sostengono dalla lista civica - ma con un pesante interrogativo alle spalle. Per il 2010 il Comune ha consegnato al forno di incenerimento un quantitativo anomalo di rifiuto secco indifferenziato di circa 800mila chilogrammi in più, per una produzione annuale di 150 chili per cittadino. Per il 2011 si è notata una produzione di 130 chili pro capite. Il trend normale annuale ammontava a circa 1.600.000-1.700.000, ovvero 98 chili l’anno per cittadino». Secondo la lista la situazione desta sospetti, «in quanto appare anomalo e impossibile che i cittadini abbiano prodotto un quantitativo di secco indifferenziato aumentato del 50% per il 2010 e del 30% per il 2011, tanto più che la crisi economica ha generato una contrazione dei consumi». «Sottolineiamo – conclude il capogruppo Giuseppina Stella - che ogni chilo portato all’inceneritore deve essere pagato per il suo smaltimento e gli 800mila chili in più sono stati pagati dai cittadini con l’approvazione di tariffe maggiorate del 10% circa. Da dove provenivano quei rifiuti?».

 

 
 
 

"Diossina dall'inceneritore nei polmoni dei cittadini. Accade a Macerata."

Post n°674 pubblicato il 21 Aprile 2012 da noinceneritoredesio

La notizia è certa e grave.

Dal camino dell'inceneritore del Cosmari è uscita diossina in quantità
superiore ai limiti di legge.

I cittadini hanno respirato ciò che più di tutti temevano: inquinanti
cancerogeni.

Una situazione che ha portato alla chiusura dell'inceneritore e imposto
adeguamenti tecnologici importanti.

La domanda che sorge spontanea è di chi ci si deve fidare se anche un ente
pubblico portato a vanto da chi lo amministra poi risulta pericolosamente
inquinante?

Ci fidiamo dell'Arpam che a dispetto di alcuni contraddittori ha rilevato e
segnalato la grave situazione.

Ora l'emergenza Rifiuti creata dall'incapacità della politica dei partiti
consociativi al Cosmari è ancora più grave.

All'aumento dei costi di conferimento dovuta all'esportazione dei nostri
rifiuti perché incapaci di riciclarli ricade sugli aumenti delle tariffe
pagate dai cittadini. A questo si aggiungerà causa il fermo
dell'inceneritore un aumento dei rifiuti non trattati con conseguente
aumento del conferimento fuori provincia che provocherà ulteriori aumenti.

Il frutto dell'incapacità della Provincia di Macerata variamente
amministrata di mettere in campo una seria politica dei rifiuti che
punti al riciclo totale e coperto con il ricorso alle discariche
devastanti e contestate è arrivata ad un punto finale.

Emergenza continua. Un assurdo politico amministrativo ed ecologico per una
Provincia piccola come un quartiere di Roma. Nonostante questa ennesima
tegola delle immissioni atmosferiche alla diossima la provincia e il
Cosmari invece di prendere atto del fallimento della politica industriale e
ambientale fin qui praticata, cambiare pagina e scelte e spegnere
definitivamente l'inceneritore spenderà 400 mila euro per adeguare quel
vecchio pozzo di San Patrizio.

Qualche domanda sorge spontanea.

Perché è successo questo grave incidente?

Quali sono le responsabilità?

Cosa ha intenzione di fare la Provincia e il Consorzio per accertare i
fatti e le eventuali responsabilità?

Occorre una vera svolta ambientale e industriale e una parola chiara la
possono dire i candidati Sindaci al Comune di Civitanova. La città è il
maggior azionista del Cosmari ed è presente anche nel CDA del Consorzio.
Sarebbe interessante sapere cosa ne pensano i candidati alla carica di
sindaco rispondendo ad alcune domande:

· Si spegne l'Inceneritore?

· Si punta a modificare il Piano Industriale e puntare inserendolo nel
programma a Rifiuti Zero?

· Si mette fine alla dissennata politica di costruzione delle discariche?

· Si organizza il Consorzio in modo che i partiti escano dal consiglio di
amministrazione?

· Si da il via ad una tariffa puntuale che premi chi più differenzia i
rifiuti?

Sono questi i temi della sicurezza, della salute, dell'efficienza degli
organismi e enti pubblici.

Chi metterà nel programma di governo queste richieste?

Città Verde Civitanova Marche

 
 
 

Ceneri o veleni?

Post n°673 pubblicato il 18 Aprile 2012 da noinceneritoredesio

Ci sentiamo spesso ripetere la favola dell'inceneritore che chiude il ciclo dei rifiuti, portando a zero lo scarto in uscita.

Noi ribattiamo sempre come sia necessaria una discarica di servizio per le ceneri prodotte dall'incenerimento dei rifiuti (30% in peso).

Ma i sostenitori dei forni replicano così: “Le ceneri non verranno sistemate in qualche buco recondito ma anzi saranno un utile ingrediente per i cementifici durante la produzione di calcestruzzo”.

Il dubbio che non sia proprio così semplice ci viene ogni volta che transitando dalla tangenziale nord osserviamo i teloni verdi del Cornocchio, che nascondono 100 mila tonnellate di ceneri del vecchio inceneritore, ancora senza destinatario ed affrancatura. Una dislocazione momentanea di 11 anni, che di momentaneo ha solo un flebile ricordo.

L'utilizzo delle ceneri nei cementifici lo abbiamo sempre visto come follia pura. I rifiuti che abbiamo fatto uscire dalle nostre case vi fanno ritorno in una forma ben più pericolosa. Oggi è uscita una notizia che prova quanto detto ed anche a chiare incontestabili lettere.  A Musestre, provincia di Treviso, è stata abbattuta una nuova abitazione a causa della scarsa qualità del cemento, risultato insufficientemente robusto a reggere l'edificio. Vittima dell'accaduto la farmacista Elisabetta Merloni, che si stava facendo costruire casa dalla Cfr sas di Rizzo & C., che a sua volta aveva acquistato il cemento dalla Mac Beton spa.

Ben 5 perizie hanno evidenziato che il cemento usato era di qualità scadente a tal punto da costringere all'abbattimento della edificio.  L'avvocato Vincenzo Todaro ha chiesto un milione di danni a Cfr ed analogo provvedimento verrà replicato nei confronti della Mac Beton. “Ci troviamo di fronte - ha raccontato l'avvocato - ad un caso simile a quello di San Giuliano, la scuola dove morirono 27 persone, delle quali la maggiorparte bambini.” Per fortuna la casa non era ancora abitata e si è potuto evitare la tragedia.

Nel cemento periziato erano inoltre presenti ceneri, diossine, metalli pesanti, sostanze tossico nocive che avrebbero dovuto essere smaltite in discariche speciali e che invece erano finite nei muri di quella casa. Se la casa non avesse ceduto, la tragedia si sarebbe trasformata in un avvelenamento a lungo termine. Questo sarebbe il futuro a cui ci dovremmo abituare con l'idea di smaltire le ceneri dell'inceneritore dentro i cementifici, che arricchirebbero così di mille virtù mattoni e cementi per le case, le scuole, gli uffici degli italiani.

L'impatto ambientale delle ceneri residue dai processi di incenerimento è stato in questi anni studiato a fondo, con risultati sconcertanti. Si riteneva infatti che le ceneri pesanti fossero, in seguito al processo termico ad alte temperature, inerti e stabili. Oggi invece si sa che il lisciviato delle ceneri pesanti contiene, oltre che metalli pesanti, anche composti organici tossici. Nelle ceneri pesanti e leggere prodotte da cinque inceneritori francesi nei primi anni del 2000, sono stati trovati composti organici in una concentrazione compresa tra 2 e 50 g/kg peso secco (Rendek E, Ducom G, Germain P. Assessment of MSWI bottom ash organic carbon behavior: A biophysicochemical approach. Chemosphere
2007;67:1582-1587.).

Studi più recenti, pubblicati nel 2006, hanno identificato nelle ceneri anche altri composti di interesse tossicologico, quali cloro-organici, trovati nelle ceneri di un inceneritore per rifiuti ospedalieri, in funzione in Turchia, le cui concentrazioni, nelle ceneri pesanti (espresse come quantità di cloro organico) erano tra 0,014 e 1,879 mg/kg e nelle
ceneri leggere tra 0,004 e 0,062 mg/kg.
(Durmusoglu E, Bakoglu M, Karademir A, Kirli L. Adsorbable Organic Halogens
(AOXs) in Solid Residues from Hazardous and Clinical Waste Incineration.
J Environ Sci Health, Part A 2006;41:1699 - 1714.)

Anche nelle ceneri leggere di un inceneritore operativo a Milano (dati pubblicati nel 2005) sono stati trovati cloro-organici: penta cloro benzene (31 ng/g), esacloro benzene (34 ng/g), orto trifenil benzene (72 ng/g) e meta trifenil benzene (4.4 ng/g); questi composti sono stati trovati anche nei lisciviati, dopo test di lisciviazione con acqua di queste stesse ceneri leggere.
(Korenkova E, Matisova E, Slobodnik J. Application of large volume injection GC-MS to analysis of organic compounds in the extracts and leachates of municipal solid waste incineration fly ash. Waste Manag
2006;26:1005-1016.)

Nelle ceneri pesanti prodotte da quattro inceneritori svedesi con forni a griglia sono stati trovati Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA). La somma dei 16 IPA che l’Environmental Protection Agency consiglia di misurare era a concentrazioni comprese tra 480 e 3.590 μg/kg di ceneri.
(Johansson I, van Bavel B. Polycyclic aromatic hydrocarbons in weathered
bottom ash from incineration of municipal solid waste.
Chemosphere 2003;53:123-8.)

Lo studio ecotossicologico più esteso è stato realizzato da Lapa et al. Ceneri pesanti prodotte da sette inceneritori, di cui tre operanti in Belgio, gli altri in Francia, Germania, Italia, e Regno Unito, sono state lisciviate con acqua deionizzata. I lisciviati sono stati sottoposti a cinque diversi test di ecotossicità. (Lapa N, Barbosa R, Morais J, Mendes B, Mehu J, Santos Oliveira JF.
Ecotoxicological assessment of leachates from MSWI bottom ashes. Waste Manag 2002;22:583-93.)

Tutti i campioni di eluati testati, tranne uno, sono stati classificati come ecotossici, in quanto almeno uno dei test biologici è risultato positivo con superamento dei limiti stabiliti in precedenza.

La domanda sorge spontanea. Qual è la situazione a Parma? Ci sono edifici costruiti con cemento “arricchito
di ceneri da inceneritori? I proprietari e gli abitanti di questi eventuali edifici sono al corrente degli ingredienti dei loro mattoni?

La parte scientifica è tratta da: “Impatti ambientali delle ceneri e dei residui solidi prodotti dall’incenerimento di rifiuti urbani: rassegna bibliografica” a cura di Federico Valerio - Istituto Nazionale ricerca sul Cancro, S.S. Chimica Ambientale, Genova, consultabile qui: http://gestionecorrettarifiuti.it/pdf/impatto-ceneri.pdf

L'articolo sul cemento tossico è consultabile qui: http://gestionecorrettarifiuti.it/pdf/cemento-tossico.pdf

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR

 
 
 

Aumento contributi al riciclo

Post n°672 pubblicato il 12 Aprile 2012 da noinceneritoredesio

Non tutti gli annunci di aumenti ci devono far disperare.

In questi giorni l'Associazione dei Comuni Italiani (ANCI) e il Consorzio Nazionale Imballaggi (CONAI) comunicano che, per i comuni che fanno raccolta differenziata di qualità e consorziati con il CONAI, aumentano gli introiti per i materiali raccolti.

Qualche esempio: per quanto riguarda l'acciaio, si va da 38,99 •/ton (contro 38,27 del 2011) per frazioni estranee tra il 15 e il 20% fino a 85,07 •/ton (erano 83,51) con impurità limitate al solo 5%. Per la raccolta dell‚alluminio si va da 177,21 •/ton (erano l'anno scorso 173,96) a 434,77 (contro 426,79). Per i rifiuti di imballaggi cellulosici si passa dai 91,38 ai 93,09 •/ton. Per quelli di legno da raccolta pubblica vengono corrisposti dai 7,10 •/ton ai 14,18 per qualità superiori. Per il vetro, invece, in fascia d‚eccellenza, il corrispettivo è di 38,27 •/ton (contro i 37,57 dell'anno scorso). Più variegati e diversificati sono contributi per i materiali in plastica. Comunque, anche in questo caso plastiche monopolimero post consumo (i famosi tappi di plastica) valgono almeno 246 euro.

Per chi non lo ha ancora capito, se il vostro Comune si accorda con il CONAI, questo corsorzio, per ogni tonnellata di acciaio, alluminio, carta e cartoni, legno, vetro, plastiche consegnati con poche impurezze ( conferimenti sbagliati) versa nelle casse del vostro Comune le cifre che avete letto nel precedente paragrafo.

Secondo una stima Conai, un comune di 100.000 abitanti, con una raccolta differenziata complessiva intorno al 45%, in prima fascia di qualità per la raccolta di tutti gli imballaggi, può arrivare a ricevere corrispettivi pari a circa 1 milione di euro.

Con i miseri bilanci comunali di questi giorni ci si possono fare molte cose buone con tutti questi soldi.

E pensare che c'è ancora chi chiama "rifiuti" materiali che valgono più del petrolio e del carbone ( siamo sui 30-50 euro a tonnellata).

L‚ultimo dato disponibile (2010) afferma che sono 285 milioni di euro di corrispettivi Anci-Conai erogati a livello nazionale, in aumento del 5% rispetto all‚anno precedente.

Chi pensa che la raccolta differenza non serva ("Va tutto in discarica !) e chi continua a raccontare che "La differenziata costa troppo", è servito.

Per cortesia fate girare questa informazione.

Federico Valerio

 
 
 

Da maggio piatti e bicchieri di plastica nella differenziata

Post n°671 pubblicato il 08 Aprile 2012 da noinceneritoredesio

(Rinnovabili.it) - Fino ad oggi le stoviglie usa e getta sono state le grandi escluse del sistema di riciclo della plastica. Piatti e bicchieri monouso, in parte per una questione di eco-contributo, in parte a causa di una normativa che non li classifica come imballaggi, non potevano essere conferiti nella differenziata, costretti piuttosto ad una sorte divisa tra discarica e impianto di incenerimento. Finalmente la questione sta per cambiare. IlComitato di Coordinamento ANCI-CONAI, riunitosi oggi a Firenze per deliberare importanti modifiche in merito alla raccolta degli imballaggi in plastica, ha deciso di aprire i cassonetti della plastica anche a piatti e bicchieri.

 

(

Dal primo maggio di quest’anno pertanto le stoviglie monouso saranno ufficialmente fra i prodotti che è possibile inserire nella raccolta differenziata e conferire quindi al Consorzio Corepla per il successivo avvio a riciclo. In questo senso ricordiamo che a partire dal 1° luglio 2012 verrà applicato il Contributo Ambientale Conai nella misura ordinaria del 100% da parte dei produttori/importatori di stoviglie monouso in plastica in caso di cessioni ai circuiti HORECA, Distribuzione Automatica (vending) e grossisti.

Il Comitato ha anche deciso di posticipare al primo luglio l’introduzione delle nuove fasce di qualità, previste dall’Accordo Quadro in essere, e di applicarle con maggiore gradualità, garantendo in questo modo ai Comuni ed alle aziende che effettuano la raccolta più tempo per migliorare le loro prestazioni.

 

 
 
 

Capannori al 90% di differenziata

Post n°670 pubblicato il 04 Aprile 2012 da noinceneritoredesio

TIA PUNTUALE: LA RACCOLTA DIFFERENZIATA SALE AL 90%
Prima dell’estate nuove estensione a Lammari e Marlia e, entro l’anno,  in tutto il comune. Incremento di 8 punti nelle 8 frazioni dove è praticato il sistema sperimentale. Quasi dimezzati i rifiuti non riciclabili

Ha raggiunto quota 90% la differenziata nelle 8 frazioni in cui si sta sperimentando la Tia puntuale, che premia i cittadini più virtuosi che conferiscono meno rifiuti non riciclabili nella raccolta “porta a porta”. Dopo due mesi dall’introduzione di questo sistema, dunque, la percentuale di differenziata è salita di otto punti, partendo dall’82% certificato dalla Regione Toscana per il 2011. A febbraio, inoltre, la quantità di rifiuti indifferenziati si è pressoché dimezzata, scendendo da una media di 20 tonnellate mensili a 11,2 tonnellate. A queste si aggiungono 7,9 tonnellate di carta, 30,5 tonnellate di organico, 12,4 di plastica, tetrapak e metalli e 7,6 di vetro. Sono questi i risultati più significativi che emergono dall’analisi dei dati elaborati dal Comune di Capannori e da Ascit.
“Siamo molto soddisfatti di come sta procedendo la sperimentazione – afferma l’assessore all’ambiente, Alessio Ciacci -. I cittadini, grazie anche alla disponibilità degli operatori di Ascit e delle associazioni che hanno distribuito il kit e il materiale informativo, hanno ben compreso i vantaggi economici e ambientali che derivano dalla Tia puntuale. In particolar modo registriamo una particolare cura nella corretta differenziazione e una maggiore attenzione a come produrre meno rifiuti non riciclabili. E’ per questa serie di motivi che stiamo progettando la seconda estensione di questo sistema, che interesserà Lammari e Marlia, importanti frazioni della zona nord. Sarà effettuata prima dell’estate per poi arrivare a coprire, entro la fine dell’anno, tutto il territorio”.
La tia “puntuale” è stata introdotta a gennaio 2012 in 1678 famiglie e 350 utenze non domestiche delle frazioni di Guamo, Coselli, Badia di Cantignano, Vorno e Verciano e di parte di Parezzana, Toringo e Massa Macinaia. Ha un funzionamento semplice, che permette ai cittadini che producono meno rifiuti non differenziabili di avere una bolletta più leggera. In pratica viene applicato un sistema di calcolo della bolletta più preciso e più equo, basato sul numero di ritiri dei sacchi di colore grigio. Ogni famiglia viene incentivata a selezionare i materiali riciclabili in modo da ridurre al minimo la quantità dei rifiuti residui da smaltire. In sintesi, più si riducono i conferimenti dei rifiuti indifferenziati, più viene ridotta la tariffa d’igiene ambientale. La sperimentazione della Tia puntuale prevede l’utilizzo di sacchetti “radiobag” dotati di un adesivo al cui interno è inserito un chip di tipo rfid con il codice identificativo di ciascun utente, che viene letto direttamente dagli operatori Ascit con un apposito dispositivo.
Procede in maniera molto soddisfacente per amministrazione comunale e Ascit anche la divisione del vetro (bottiglie, bicchieri e vasetti), che viene ritirato il sabato ogni 15 giorni, dal multimateriale leggero (flaconi, lattine, barattoli, tetrapak) introdotta da gennaio con la Tia puntuale.
Grazie a queste iniziative, dunque, Capannori fa un altro passo in avanti verso l’obiettivo “Rifiuti Zero” a cui il Comune ha aderito per primo in Italia.

www.ciaccimagazine.org

 
 
 

Ceneri o Veleni?

Post n°669 pubblicato il 28 Marzo 2012 da noinceneritoredesio

Ci sentiamo spesso ripetere la favola dell'inceneritore che chiude il ciclo dei rifiuti, portando a zero lo scarto in uscita.

Noi ribattiamo sempre come sia necessaria una discarica di servizio per le ceneri prodotte dall'incenerimento dei rifiuti (30% in peso).

Ma i sostenitori dei forni replicano così: “Le ceneri non verranno sistemate in qualche buco recondito ma anzi saranno un utile ingrediente per i cementifici durante la produzione di calcestruzzo”.

Il dubbio che non sia proprio così semplice ci viene ogni volta che transitando dalla tangenziale nord osserviamo i teloni verdi del Cornocchio, che nascondono 100 mila tonnellate di ceneri del vecchio inceneritore, ancora senza destinatario ed affrancatura. Una dislocazione momentanea di 11 anni, che di momentaneo ha solo un flebile ricordo.

L'utilizzo delle ceneri nei cementifici lo abbiamo sempre visto come follia pura. I rifiuti che abbiamo fatto uscire dalle nostre case vi fanno ritorno in una forma ben più pericolosa. Oggi è uscita una notizia che prova quanto detto ed anche a chiare incontestabili lettere.  A Musestre, provincia di Treviso, è stata abbattuta una nuova abitazione a causa della scarsa qualità del cemento, risultato insufficientemente robusto a reggere l'edificio. Vittima dell'accaduto la farmacista Elisabetta Merloni, che si stava facendo costruire casa dalla Cfr sas di Rizzo & C., che a sua volta aveva acquistato il cemento dalla Mac Beton spa.

Ben 5 perizie hanno evidenziato che il cemento usato era di qualità scadente a tal punto da costringere all'abbattimento della edificio.  L'avvocato Vincenzo Todaro ha chiesto un milione di danni a Cfr ed analogo provvedimento verrà replicato nei confronti della Mac Beton. “Ci troviamo di fronte - ha raccontato l'avvocato - ad un caso simile a quello di San Giuliano, la scuola dove morirono 27 persone, delle quali la maggiorparte bambini.” Per fortuna la casa non era ancora abitata e si è potuto evitare la tragedia.

Nel cemento periziato erano inoltre presenti ceneri, diossine, metalli pesanti, sostanze tossico nocive che avrebbero dovuto essere smaltite in discariche speciali e che invece erano finite nei muri di quella casa. Se la casa non avesse ceduto, la tragedia si sarebbe trasformata in un avvelenamento a lungo termine. Questo sarebbe il futuro a cui ci dovremmo abituare con l'idea di smaltire le ceneri dell'inceneritore dentro i cementifici, che arricchirebbero così di mille virtù mattoni e cementi per le case, le scuole, gli uffici degli italiani.

L'impatto ambientale delle ceneri residue dai processi di incenerimento è stato in questi anni studiato a fondo, con risultati sconcertanti. Si riteneva infatti che le ceneri pesanti fossero, in seguito al processo termico ad alte temperature, inerti e stabili. Oggi invece si sa che il lisciviato delle ceneri pesanti contiene, oltre che metalli pesanti, anche composti organici tossici. Nelle ceneri pesanti e leggere prodotte da cinque inceneritori francesi nei primi anni del 2000, sono stati trovati composti organici in una concentrazione compresa tra 2 e 50 g/kg peso secco (Rendek E, Ducom G, Germain P. Assessment of MSWI bottom ash organic carbon behavior: A biophysicochemical approach. Chemosphere
2007;67:1582-1587.).

Studi più recenti, pubblicati nel 2006, hanno identificato nelle ceneri anche altri composti di interesse tossicologico, quali cloro-organici, trovati nelle ceneri di un inceneritore per rifiuti ospedalieri, in funzione in Turchia, le cui concentrazioni, nelle ceneri pesanti (espresse come quantità di cloro organico) erano tra 0,014 e 1,879 mg/kg e nelle
ceneri leggere tra 0,004 e 0,062 mg/kg. 
(Durmusoglu E, Bakoglu M, Karademir A, Kirli L. Adsorbable Organic Halogens
(AOXs) in Solid Residues from Hazardous and Clinical Waste Incineration. 
J Environ Sci Health, Part A 2006;41:1699 - 1714.)

Anche nelle ceneri leggere di un inceneritore operativo a Milano (dati pubblicati nel 2005) sono stati trovati cloro-organici: penta cloro benzene (31 ng/g), esacloro benzene (34 ng/g), orto trifenil benzene (72 ng/g) e meta trifenil benzene (4.4 ng/g); questi composti sono stati trovati anche nei lisciviati, dopo test di lisciviazione con acqua di queste stesse ceneri leggere. 
(Korenkova E, Matisova E, Slobodnik J. Application of large volume injection GC-MS to analysis of organic compounds in the extracts and leachates of municipal solid waste incineration fly ash. Waste Manag
2006;26:1005-1016.)

Nelle ceneri pesanti prodotte da quattro inceneritori svedesi con forni a griglia sono stati trovati Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA). La somma dei 16 IPA che l’Environmental Protection Agency consiglia di misurare era a concentrazioni comprese tra 480 e 3.590 μg/kg di ceneri. 
(Johansson I, van Bavel B. Polycyclic aromatic hydrocarbons in weathered
bottom ash from incineration of municipal solid waste. 
Chemosphere 2003;53:123-8.)

Lo studio ecotossicologico più esteso è stato realizzato da Lapa et al. Ceneri pesanti prodotte da sette inceneritori, di cui tre operanti in Belgio, gli altri in Francia, Germania, Italia, e Regno Unito, sono state lisciviate con acqua deionizzata. I lisciviati sono stati sottoposti a cinque diversi test di ecotossicità. (Lapa N, Barbosa R, Morais J, Mendes B, Mehu J, Santos Oliveira JF. 
Ecotoxicological assessment of leachates from MSWI bottom ashes. Waste Manag 2002;22:583-93.)

Tutti i campioni di eluati testati, tranne uno, sono stati classificati come ecotossici, in quanto almeno uno dei test biologici è risultato positivo con superamento dei limiti stabiliti in precedenza.

La domanda sorge spontanea. Qual è la situazione a Parma? Ci sono edifici costruiti con cemento “arricchito
 di ceneri da inceneritori? I proprietari e gli abitanti di questi eventuali edifici sono al corrente degli ingredienti dei loro mattoni?

La parte scientifica è tratta da: “Impatti ambientali delle ceneri e dei residui solidi prodotti dall’incenerimento di rifiuti urbani: rassegna bibliografica” a cura di Federico Valerio - Istituto Nazionale ricerca sul Cancro, S.S. Chimica Ambientale, Genova, consultabile qui: http://gestionecorrettarifiuti.it/pdf/impatto-ceneri.pdf

L'articolo sul cemento tossico è consultabile qui: http://gestionecorrettarifiuti.it/pdf/cemento-tossico.pdf

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR

 
 
 

Rischio di linfoma non-Hodgkin da emissioni di diossine prodotte da inceneritori in provincia di Venezia

Post n°668 pubblicato il 25 Marzo 2012 da noinceneritoredesio

E-mail (autore per corrispondenza): 
paola.zambon@unipd.it
Autore/i: 
Zambon P, Ricci P, Bovo E, Casula A, Gattolin M, Fiore AR, Chiosi F, Guzzinati S
Istituto/i: 
Registro Tumori del Veneto
Obiettivi: 
Obiettivo dello studio è valutare se l’esposizione ambientale a diossine prodotte da inceneritori ha determinato un aumento di rischio di linfoma non-Hodgkin nella popolazione residente in 3 ULSS della provincia di Venezia (Venezia Centro Storico, Terraferma Veneziana, Riviera del Brenta, 422924 abitanti al censimento 2001).
Materiali e metodi: 
Sono stati estratti dal database del RTV 598 casi di linfoma non-Hodgkin con conferma microscopica, diagnosticati tra l’1.1.1990 e il 31.12.1996 nelle 3 ULSS. Per ogni caso di linfoma è stato estratto un controllo della stessa età e sesso dall’anagrafe sanitaria delle 3 ULSS considerate insieme. Per ogni soggetto è stata ricostruita la storia residenziale analitica per indirizzo dal 1960 alla data della diagnosi. Sono stati considerati tutti gli inceneritori dei rifiuti urbani, dei rifiuti ospedalieri e gli inceneritori industriali (33) della provincia di Venezia e un grande inceneritore dei rifiuti urbani situato al confine della provincia di Venezia. Per definire il livello della dispersione atmosferica di diossine è stato usato il modello di dispersione Industrial Source Complex Model in Long Term Mode versione 3. E’ stato calcolato uno specifico valore di esposizione per ciascun punto (indirizzo georeferenziato) e per ciascun anno di calendario. Il valore di esposizione di ciascun soggetto è espresso come valore cumulativo. L’analisi considera 539 casi e altrettanti controlli appaiati.
Risultati: 
Il rischio di sviluppare un LNH è significativamente aumentato nelle donne con il più alto livello di esposizione ed è pari a 1.85 (95%IC = 1.035-3.305) mentre nessun rischio si evidenzia nel sesso maschile.
Discussione: 
I risultati dello studio sono in accordo con altre recenti evidenze di una relazione tra esposizione ambientale a diossine e insorgenza di neoplasie, in particolare sarcomi e linfomi non Hogkin.

 
 
 

Parma: No al forno dalla Lega Nord

Post n°667 pubblicato il 23 Marzo 2012 da noinceneritoredesio

"Il No al forno della Lega Nord: Le alternative ci sono"

Lo scorso 22 febbraio un ordine del giorno firmato dai consiglieri
provinciali Massimiliano Cavatorta, Giovanni Battista Tombolato e Pier
Angelo Ablondi, ha fatto capolino alla seduta del consiglio provinciale di
piazzale della Pace.

L'oggetto non lasciava adito a dubbi:"Smaltimento rifiuti con impianti di
trattamento a freddo".

Nel testo alcune importanti affermazioni fanno il punto sulla situazione
del trattamento dei rifiuti a livello comunitario.

"L'incenerimento dei rifiuti domestici - scrivono i consiglieri padani - è un
metodo di trattamento dei rifiuti condannato dalle autorità scientifiche
internazionali".

E non manca la motivazione: "Ogni inceneritore pur utilizzando filtri,
emette polveri fini e ultra fini estremamente tossiche e migliaia di
sostanze chimiche presenti nei fumi e nelle ceneri."

Poche righe che smontano dalle fondamenta il sogno del "forno benessere"
presentato come tale alla città dai suoi fautori e sostenitori, Iren,
Provincia e Comune di Parma.

Nell'ordine del giorno vengono elencate alcune tra le molecole più
pericolose emesse da questi impianti, con relativi effetti cancerogeni su
organi e sistemi immunitari: arsenico, mercurio, cadmio, diossine, piombo,
tutte amenità riconosciute dalla scienza come cancerogene per i polmoni, i
reni, la vescica, il fegato, e che provocano in particolare cancro,
linfomi, sarcomi.

Una lista della spesa di una certa rilevanza, che porterebbe in automatico
a rispondere alla proposta di ospitare un impianto di questo con un secco:
"no grazie".

I consiglieri della Lega Nord non si fermano però a denunciare i danni e i
rischi connessi all'utilizzo di questa gestione dei rifiuti, ma aggiornano
i colleghi sui passi avanti fatti dalla scienza e dalla tecnologia, che
permettono oggi di contrapporre valide alternative agli inceneritori.

"Un esempio è il Centro Riciclo di Vedelago, Treviso, che già pochi anni fa
arrivava al 93% di riciclo ed oggi con la produzione di sabbia sintetica lo
ha incrementato ulteriormente".

I vantaggi di un sistema a freddo sono molteplici: uso di un quinto di
risorse per la costruzione degli impianti, gestione finanziaria sostenibile
senza intervento dello Stato (certificati verdi), riduce di moltissimo il
costo per i comuni, libera le risorse dei certificati verdi per la corretta
produzione di energia rinnovabile.

I consiglieri infatti fanno notare come nel 2005 il 70% delle risorse
destinate alle fonti rinnovabili sia stato assorbito dagli inceneritori.

Il trattamento a freddo incrementa poi anche l'occupazione con un rapporto
di 1 a 10 occupati tra i due sistemi, quindi per un occupato nel sistema a
caldo ce ne sono dieci occupati nel sistema meccanico a freddo.

Infine viene ridotta notevolmente la quota di risorse da destinare a
bonifiche ambientali, ricoveri e cure per allergie, malattie croniche e
costosi trattamenti tumorali.

I risparmi ottenuti da una inversione di tendenza potrebbero essere in
parte impiegati per sensibilizzazione al popolazione ad un sempre più
corretto approccio con i rifiuti.

Le ipotesi alternative proposte dalla Lega sono peraltro già in atto a
Reggio Emilia, in una amministrazione sempre di centrosinistra. I
consiglieri fanno notare anche il fatto che il gestore del trattamento dei
rifiuti è sempre Iren e quindi non si capisce come mai se lo si può fare a
Reggio non lo si possa introdurre anche a Parma, città di dimensioni e
performance di raccolta differenziata assai simili.

La risposta è venuta dal voto.

Su 22 partecipanti, i favorevoli sono stati 3, gli astenuti 6 (Armellini,
Conti, Nonnis, Pedroni, Tedali, Zerbini), mentre i sostenitori dei forni e
dell'inquinamento del nostro territorio hanno risposto con 13 voti contrari
(Baga, Bertocchi, Bonetti, Calunga, Contesini, Dodi, Gandolfi, Lori,
Merusi, Pinardi, Tosi, Zanichelli, Zilli).

Un'altra prova di buonsenso e attaccamento al bene comune.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR

Parma, 19 marzo 2012

 
 
 

L'OCSE lancia l'ultimatum ambientale

Post n°666 pubblicato il 20 Marzo 2012 da noinceneritoredesio

 

  • L’Environmental Outlook to 2050 dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico lancia un aut-aut: intervenite subito o affrontare le costose conseguenze per il futuro

(Rinnovabili.it) – Senza politiche climatiche più ambiziose le emissioni globali di gas a effetto serra potrebbero raddoppiare entro il 2050. Questo in poche parole il verdetto dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) che si rivolge oggi ai suoi 34 paesi membri per metterli in guardia dal dissennato dominio dei carburanti fossili sul mix energetico. Stando a quanto riportato nell’Environmental Outlook to 2050, a meno che non vengano introdotti significativi cambiamenti le fonti “sporche” tra meno di 40 anni copriranno circa l’85 per cento della domanda di energia. Nonostante la recente recessione, spiega l’OCSE, si prevede che l’economia globale quadruplichi entro il 2050; la crescita degli standard di vita sarà accompagna da richieste sempre maggiori di energia, cibo e risorse naturali, ma soprattutto da livelli di inquinamento ancora più elevati. “I costi dell’inazione potrebbero essere colossali, sia in termini economici e umani”, denuncia l’Organizzazione stilando una serie di previsioni secondo lo scenario “business as usual”. Senza nuove ed ambiziose politiche che guardino sia al medio che al lungo termine l’Ocse prevede che:

  • La domanda globale di energia aumenterà del 80% entro il 2050, in gran parte a causa delle economie emergenti (prevista per il 15% in Nord America, 28% in paesi europei dell’OCSE, 2,5% in Giappone e 112% in Messico) e sarà ancora coperta per l’85% mediante l’uso di combustibili fossili, il che implica un aumento del 50 per cento delle emissioni climalteranti e il peggioramento dell’inquinamento urbano.
  • Lo smog urbano dovrebbe diventare entro il 2050 la prima causa ambientale di morte al mondo, seguito, in ordine, da “uso di acqua non potabile” e “mancanza di igiene”. Il numero di morti premature dovute a problemi respiratori causati dall’esposizione al particolato atmosferico potrebbe raddoppiare rispetto ai livelli attuali di 3,6 milioni l’anno a livello globale, con una maggiore incidenza in Cina e India. Dal momento che il processo di invecchiamento e l’urbanizzazione della popolazione sono più avanzati nei paesi OCSE, quest’ultimi saranno anche quelli in cui si verificherà una maggiore percentuale di morti premature attribuibili all’ozono.
  • La domanda globale di acqua aumenterà del 55% a causa della crescente richiesta del settore manifatturiero (più 400%), e delle centrali termoelettriche (+140%) e per il settore domestico (+130%).

Per evitare le proiezioni negative dell’Environmental Outlook al 2050, il rapporto raccomanda una combinazione di soluzioni politiche: l’uso di tasse ambientali e l’istituzione di un mercato del carbonio globale entro il 2013, la valutazione e la fissazione di un prezzo sui beni naturali e i servizi ambientali come aria pulita, acqua e biodiversità conformante al loro valore reale, la rimozione dei sussidi ai combustibili fossili nocivi per l’ambiente e la decarbonizzazione del settore dell’energia assieme alla promozione dell’innovazione verde e low-cost.

Da Rinnovabili.it

 

 

 
 
 

6 miliardi di bottiglie di plastica

Post n°665 pubblicato il 16 Marzo 2012 da noinceneritoredesio

Anche nel 2011 l'Italia, con 196 litri per abitante, si è confermata primo Paese in Europa e terzo nel mondo per consumo di acqua in bottiglia, dietro Arabia Saudita e Messico. A comunicarlo al World Water Forum in corso a Marsiglia Roberto Colombo, presidente di Ianomi Spa e rappresentante delle aziende idriche della provincia di Milano (oltre a Ianomi, Tasm, Tam e Cap Holding). Ma nel suo intervento Colombo ha presentato anche l'altra opzione per il consumo dell'acqua; i dati delle 81 case dell'acqua installate in provincia di Milano (capoluogo escluso). Con un'erogazione media giornaliera di 2500 litri d'acqua, le 81 case hanno permesso nel 2011 un risparmio di 32 milioni e 21mila bottiglie di plastica, che in termini di impatto ambientale equivale al trasporto su 3mila 252 tir, al consumo di 1936 tonnellate di petrolio e di 15mila 490 metri cubi di acqua, alla produzione di 1936 tonnellate di anidride carbonica e di 15,6 tonnellate di monossido di carbonio. «Istallando le case dell'acqua abbiamo contribuito a fare informazione -afferma Colombo-. In molti pensavano che l'acqua della rete non fosse buona; noi abbiamo dimostrato che l'acqua del rubinetto è di eccellente qualità, controllata e sicura. Sia chiaro: non siamo concorrenti delle imprese produttrici di acqua in bottiglia. Come aziende idriche pubbliche vogliamo soltanto che i cittadini abbiano tutti gli elementi per fare una scelta di consumo consapevole e libera da qualsiasi pregiudizio. Per questo ribadiamo la nostra proposta dell'acqua del rubinetto come bevanda ufficiale di Expo 2015».

Nel suo intervento, Colombo, oltre a mostrare alcuni modelli di case dell'acqua istallate nei comunica del Milanese, da Canegrate a Rho a Novate Milanese, ha illustrato le nuove frontiere del servizio, dalla telelettura dei consumi, che permette il controllo tramite GPRS dei quantitativi erogati ed esprime l'equivalente in bottiglie di plastica risparmiate e i kg di anidride carbonica non immessi in atmosfera; al totem multimediale, strumento informativo e di dialogo tra amministrazione comunale e cittadini in un luogo, come la casa appunto, che si va sempre più affermando come punto riconosciuto di aggregazione e socializzazione.

La fonte dei dati sul consumo di acqua in bottiglia è la Beverage Marketing Corporation.

Da Infonodo

 
 
 

I costi esterni del carbone

Post n°664 pubblicato il 09 Marzo 2012 da noinceneritoredesio

Secondo pubblicazioni USA i danni per ogni chilowattora prodotto bruciando carbone costano economicamente il doppio rispetto al prezzo di mercato di quello stesso chilowattora. Le centrali a carbone Usa costano all'ambiente e alla salute degli statunitensi circa 53 miliardi di dollari all'anno

Il carbone è una fonte di elettricità economica solo perché i danni che provoca all'ambiente, al clima e alla salute umana vengono scaricati sulla collettività. A sostegno di questo concetto sono stati pubblicati diversi studi che cercano di quantificare economicamente le esternalità negative di questa fonte.

L'ultimo, intitolato "Environmental Accounting for Pollution in the United States Economy", arriva appunto dagli Usa ed è stato pubblicato sull'American Economic Review di agosto Le conclusioni del report (che prendiamo sintetizzate da Think Progress e da Legal Planet, blog di politiche ambientali curato dalle facoltà di legge di Berkley e dalla Ucla) mostrano appunto che i danni per ogni chilowattora prodotto bruciando carbone costano economicamente il doppio rispetto al prezzo di mercato di quello stesso chilowattora.

In totale, è l'impressionante conto fatto nello studio, le centrali a carbone Usa pesano per un quarto del GED del paese (ossia delle gross external damages, quantificazione del complesso delle esternalità negative). Un danno causato soprattutto dall'aumento di mortalità legato al biossido di zolfo e, in maniera minore, agli ossidi di azoto e al particolato fine. 

Secondo lo studio il conto dei danni ambientali e sanitari delle centrali a carbone Usa per il sistema paese è di 53 miliardi di dollari all'anno. Una cifra impressionante specie se si ricorda che il calcolo si limita a considerare le emissioni di alcuni inquinanti per via aerea e non comprende altre esternalità, come ad esempio quelle legate all'estrazione del minerale, ma sopratutto non tiene conto dell'impatto delle emissioni di CO2 sul clima e delle relative conseguenze, enormi ma difficili da quantificare.

Se si aggiungesse al conto una stima conservativa dei danni legati alle emissioni di CO2, si spiega nello studio, il conto delle esternalità negative salirebbe del 30-40%. Ipotizzando che ogni tonnellata di CO2 emessa causi danni per 65 $ (ma secondo altri studiosi il conto sarebbe molto più salato) ogni chilowattora prodottoda carbone costerebbe al paese 0, 21 dollari.

Il carbone è responsabile di circa il 41% delle emissioni mondiali di gas serra e del 72% di quelle per la produzione di elettricità (dati riferiti al 2007). L'ultimo studio che ha tentato una quantificazione economica delle esternalità negative di questa fonte è "The true cost of coal" di Greenpeace.

Tra malattie respiratorie, incidenti nelle miniere, piogge acide, inquinamento di acque e suoli, perdita di produttività di terreni agricoli e cambiamenti climatici, aveva calcolato l'associazione, nel 2007 il carbone a livello mondiale aveva fatto danni per 356 miliardi di euro. 

In Cina dove si fa ricorso al carbone per i due terzi del fabbisogno energetico nazionale - aveva segnalato un precedente rapporto, sempre realizzato da Greenpeace in collaborazione con alcuni economisti cinesi - i costi esterni del carbone sono pari a 7 punti di prodotto interno lordo.

da QualEnergia

 
 
 

Ilva di Taranto, perizia choc: “90 morti all’anno per emissioni nocive della fabbrica”

Post n°663 pubblicato il 05 Marzo 2012 da noinceneritoredesio

Le emissioni dello stabilimento Ilva causano malattie e 90 morti l’anno nella popolazione di Taranto. È quanto hanno stabilito i medici nominati dal gip Patrizia Todisco nella perizia epidemiologica per comprendere lo stato di salute dei tarantini in relazione agli inquinanti emessi dallo stabilimento siderurgico. Nelle 282 pagine che compongono il documento depositato, Annibale Biggeri, Maria Triassi e Francesco Forastiere, hanno risposto ai tre quesiti posti dal giudice. Su richiesta del pool di inquirenti, il gip ha infatti chiesto ai tre esperti di individuare le patologie derivanti dall’esposizione agli inquinati emessi dallo stabilimento industriale, il numero dei morti e degli ammalati attribuibili all’inquinamento prodotto dagli impianti di proprietà del gruppo Riva.

A Taranto, secondo i periti, tra il 2004 e il 2010 vi sarebbero stati mediamente 83 morti all’anno attribuibili ai superamenti di polveri sottili nell’aria, mentre i ricoveri per cause cardio-respiratorie ammonterebbero a 648 all’anno. La media dei decessi sale però fino a 91 se si prendono in considerazione i quartieri Tamburi e Borgo, geograficamente più vicini alla fabbrica. “L’analisi per i quartieri Borgo e Tamburi – scrivono i periti – mostra che, nonostante la ridotta numerosità, una forte associazione tra inquinamento dell’aria ed eventi sanitari è osservabile e documentabile solo per questa popolazione”.

Ironia della sorte però, il record per i decessi e ricoveri per malattie croniche spetta al quartiere Paolo VI, il rione costruito proprio per ospitare, dopo la nascita del polo siderurgico negli anni ’60, i nuovi cittadini di Taranto: coloro cioè che dalle campagne della provincia si trasferirono in città per diventare operai. A Paolo VI, infatti, vi è una percentuale maggiore rispetto alla media complessiva della città e i decessi dovuti a malattie dell’apparato respiratorio sono addirittura superiori del 64%. Ma non è solo la lunga esposizione a creare danni secondo i periti. Nei bambini e negli adolescenti fino a 14 anni, i periti hanno infatti accertato “un effetto statisticamente significativo per i ricoveri ospedalieri per cause respiratorie” e un’elevata presenza di tumori in età pediatrica.

La situazione peggiore è quella che riguarda gli ex operai dello stabilimento siderurgico. L’analisi “dei lavoratori che hanno prestato servizio presso l’impianto siderurgico negli anni ’70-’90 – allora Italsider acquisita Gruppo Riva nel 1995 e denominata Ilva, ndr – con la qualifica di operaio ha mostrato un eccesso di mortalità per patologia tumorale (+11%), in particolare per tumore dello stomaco (+107), della pleura (+71%), della prostata (+50) e della vescica (+69%). Tra le malattie non tumorali sono risultate in eccesso le malattie neurologiche (+64%) e le malattie cardiache (+14%). I lavoratori con la qualifica di impiegato hanno presentato eccessi di mortalità per tumore della pleura (+135%) e dell’encefalo (+111%). Il quadro di compromissione dello stato di salute degli operai della industria siderurgica è confermato dall’analisi dei ricoveri ospedalieri con eccessi di ricoveri per cause tumorali, cardiovascolari e respiratorie”.

La maxi perizia sarà esaminata in aula dalle parti il prossimo 30 marzo e poi il gip Todisco trasmetterà gli atti alla procura che dovrà decidere se chiedere il sequestro degli impianti e come proseguire le indagini sulle emissioni. Dopo la prima relazione sulle condizioni ambientali della città, questo nuovo documento, contribuisce a fare chiarezza sui danni causati dalle emissioni inquinanti.

“A distanza di poche ore dal deposito della perizia medica – ha commenta Adolfo Buffo,responsabile Qualità e Ambiente dell’Ilva – non è facile fare commenti precisi sui risultati emersi come non è nemmeno opportuno vista la delicatezza del tema. Al momento abbiamo potuto fare solo qualche riflessione sulla parte conclusiva della perizia – ha proseguito Buffo – mentre nei prossimi giorni avremo certamente modo di analizzare più nel dettaglio quanto emerso”. E intanto Taranto si prepara al nuovo scontro che contrappone, ancora una volta, il diritto al lavoro e il diritto alla salute.

Da Il Fatto Quotidiano

 
 
 

Ravenna, diossina nel latte materno. Asl, risposta choc: “Normale in questa zona”

Post n°662 pubblicato il 28 Febbraio 2012 da noinceneritoredesio

A Ravenna è allarme diossina. I valori del cancerogeno agente tossico nel sangue di duedonne incinta e di alcuni polli ruspantiviaggiano ampiamente oltre la norma. Impossibile non stupirsi di fronte ai dati che ilMovimento 5 Stelle, Legambiente, Associazione Naturista, Articolo 32 e Ravenna Viva hanno portato alla luce già nel dicembre 2011. Ma è ancor più difficile non rimanere sorpresi di fronte alle parole del direttore dell’Asl di Ravenna, alla richiesta di una commissione regionale di monitoraggio dell’aria: “La presenza di diossine negli organismi umani è una conseguenza inevitabile per chiunque vive in aree industrializzate”.

La vicenda nasce circa un anno fa, ancora prima delle elezioni amministrative, quando il futuro consigliere M5S, Pietro Vandini, rende pubblici alcuni test svolti su due volontarie a Savarna e Porto Corsini. Due donne che hanno alcuni requisiti specifici come risiedere in quelle zone da almeno cinque anni, mangiare cibo proveniente da filiera corta e non fumatrici. I risultati sono critici e non vengono usati in modo “strumentale” perché vanno approfonditi, proprio come spiega al fattoquotidiano.it Vandini: “I livelli di diossina erano fino a quattro volte oltre il limite consentito per il latte vaccino. Poi io una volta eletto e divenuto presidente di una commissione consiliare ad hoc ho fatto richiesta ad Arpa Emilia Romagna ed Asl di Ravenna per iniziare entro i primi di marzo 2012 una campagna di indagine seria, completa e articolata sul tema come avviene negli altri stati dell’Unione Europea”.

Passaggio non obbligato che però ha perfino spinto il sindaco Matteucci a richiedere formalmente di inserire Ravenna in un progetto regionale sulla qualità dell’aria e nel monitoraggio dei contaminanti. Ma al danno si aggiunge la beffa perché il direttore dell’Asl ravennate, Paolo Ghinassi, dichiara ai giornali: “Nelle aree industrializzate è così. Non servono accertamenti”, e aggiunge, “Però se ci sarà la disponibilità di Hera e Arpa anche l’Ausl sarà disponibile per sedersi a un tavolo che partendo dalle conoscenze a disposizione elabori un monitoraggio alla ricerca di nuovi inquinanti, prodotti dalla produzione industriale, che potrebbero avere conseguenze sulla salute dell’uomo.

“Questa affermazione ci fa ribrezzo”, dice il consigliere regionale M5S Giovanni Favia, “E ricorda tanto quella in cui si diceva che con la Mafia dobbiamo convivere. Nel latte materno sono stati rilevati 19,6 picogrammi per grammo di grasso, quando la soglia oltre la quale un prodotto viene ritirato è 5”.

Come se non bastasse pochi giorni fa sono giunti i risultati su un pollo ruspante allevato aSavarna e con un limite di 1,2 picogrammi per grammo di grasso, il volatile ha registrato un pesante 1,9: “Le nostri analisi, pagate privatamente con i soldi dei cittadini e delle associazioni hanno dato il 100% della contaminazione (3 casi su 3). Mentre i 25 campioni dell’Asl non registrano nemmeno un contaminato”, continua Vandini, “Crediamo che non compiano le analisi corrette, analizzando i mangimi  naturali  non del luogo”.

Al centro dell’emissione di sostanze cancerogene l’area tra Sant’Alberto, Savarna, Mezzana e Porto Corsini: un cerchio urbanizzato attorno al famigerato inceneritore Hera, situato sulla statale Romea che produrrebbe diossine provenienti dalla combustione in presenza di cloro. Anche se Arpa non ha mai rilevato particolari criticità e la multiutility ha bollato le analisi dei grillini come “prive di scientificità”.

La richiesta del M5S e delle associazioni ambientaliste e sanitarie sorte attorno all’esperimento che si sta facendo via via più concreto è quella dell’attuazione di un biomonitoraggio del latte materno per mappare le zone più inquinate nonché la ratifica della convenzione di Stoccolmasottoscritta nel 2001 ed entrata in vigore nel 2004 che prevedeva il divieto di produzione e d’immissione nell’ambiente di inquinanti tossici e persistenti come le diossine. Anche se attualmente sono 151 gli Stati che l’hanno sottoscritta e ratificata, ma l’Italia è l’unico tra i paesi europei ad averla sottoscritta nel 2001 ma a non averla ancora ratificata, ovvero tradotta in legge.

“Sono pessimista rispetto all’evoluzione in senso pratico del problema perché conosco chi amministra da 40 anni Ravenna. E non dimentichiamoci che è altamente probabile che ci sarannoproblemi respiratori, tumori e patologie cancerogene per le generazioni future”, chiosa Vandini, “visto che abbiamo registrato valori vicinissimi a quelli dell’Ilva di Taranto”.

Da Il Fatto Quotidiano

 
 
 

Boom del riciclo

Post n°661 pubblicato il 23 Febbraio 2012 da noinceneritoredesio

Risorse in crescita per i comuni virtuosi

Che siano anni di crisi, specialmente economica, i comuni lo sanno molto
bene.

Sulla loro pelle vivono le difficoltà di far quadrare bilanci sempre più
carenti di risorse, a causa della riduzione costante dei trasferimenti dallo
Stato

Così ogni voce che può rimpolpare le casse comunali è sempre bene accolta.

E' il caso del riciclo, che nel 2010 ha fatto emergere un dato che fa
pensare.

Da raccolta e riciclo dei materiali post utilizzo sono entrati infatti nella
casse comunali contributi per 285 milioni, che nel 2011 probabilmente
supereranno i 300 milioni.

Sono quindi i materiali riciclabili la nuova vena aurea.

Materie come legno, carta, plastica, che possono trasformarsi in un
tesoretto, visto l'incremento di oltre il 5% rispetto al 2009, diventando
una voce d'entrata fondamentale per sostenere i servizi locali.

E' il Conai, consorzio nazionale imballaggi, a governare il comparto,
facendo da collettore, ragioniere e distributore dei fondi, raccolti grazie
al contributo previsto per legge versato dalle aziende produttrici di
imballaggi.

Oggi l'accento viene sempre più posto alla qualità dei materiali raccolti,
più che alla quantità degli stessi, visto che è dal livello della prima che
si forma il „prezzo‰ delle materie prime seconde.

Riciclare bene quindi significa maggior guadagno per i comuni, ai quali
conviene organizzare il sistema in modo da lasciar scappare il minimo
possibile dai contenitori variopinti della differenziata, visto che in
pratica, se ne vanno soldi veri.

Ciò che non viene intercettato dalla differenziata infatti si trasforma da
risorsa in costo, provocando un doppio danno agli enti locali. Svanisce il
guadagno per la vendita dei materiali, si incrementano i costi per lo
smaltimento.

Riciclare bene significa anche dare un forte vantaggio all'ambiente che ci
circonda, andando a sottrarre a discariche ed inceneritori quantità
importanti di rifiuti, che porterebbero ad un peggioramento della qualità
ambientale dei territori, mettendo a rischio la salute delle coltivazioni,
degli animali, ed infine delle persone.

La raccolta dei materiali post utilizzo finalizzata al riciclo ha portato lo
scorso anno al sistema Paese un importante beneficio, che la società
Althesys ha quantificato in 1,6 miliardi di euro.

E i numeri sono di tutto rispetto anche per le amministrazioni locali.

La Provincia di Milano ha incassato 24,2 milioni di contributi, quella di
Torino 15,4 milioni, ma anche la provincia di Napoli, nonostante la raccolta
differenziata sia a macchia di leopardo, ha raccolto 11,2 milioni.

Il riciclo dei materiali non si ferma ovviamente a carta, plastica e legno.

Il consorzio Raee, i cosiddetti rifiuti elettronici, prevede nel 2012 una
raccolta di 300 mila tonnellate di materiali, promettendo contributi a quei
comuni che attivano la raccolta dei Raee pressi le isole ecologiche. Un giro
d'affari, anche quello dei rifiuti elettronici, che è calcolato per le
aziende che si occupano del loro trattamento, in 80 milioni di euro.

Riciclare oggi diventa quindi un business, anche urgente, visti i tempi di
crisi.

Oggi organizzare la raccolta differenziata porta a porta in tutti i comuni
del territorio di Parma corrisponderebbe ad un investimento con certezza di
rientro dei capitali e interessi cospicui.

Un investimento che innesca buone pratiche, che portano ad un calo netto dei
rifiuti da smaltire, quindi un calo netto delle spese per lo smaltimento, e
dall'altra parte ad un incremento importante dei contributi che il Conai
versa ai comuni stessi.

Infine, anche se questo tema andrebbe sempre posto in cima, il riciclaggio
salva l'ambiente, riduce l'emissione di gas serra, è un sicuro strumento per
preservare la salute dei cittadini, visto il corrispondente calo di
emissioni ad esempio di polveri fini, un killer che anche l'Oms ha
riconosciuto fonte di rischio per la vita.

Un mondo a riciclo totale è la prospettiva a cui tutti devono tendere,
copiando e migliorando le esperienze in atto oggi in Italia e nel mondo.

E, oltretutto, conviene.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR

 
 
 
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