Creato da robertocass il 22/03/2011
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Storie di Famiglia

Post n°56 pubblicato il 04 Ottobre 2014 da robertocass
 
Foto di robertocass

6° Puntata

 

 

 

Nazzarena stava dando da mangiare alle galline ed intanto guardava l'anello, un anello di fidanzamento non grande ma d'oro, sì d'oro vero, ne era sicura, l'aveva fatto vedere anche a Cecetta che l'aveva confermato.

Fra qualche mese si sarebbero sposati e lei diventava una signora.

Certo un signora che non si era mai truccata, che non aveva mai portato le calze, che aveva le mani rovinate dal lavoro, una signora che andava due volte l'anno dal parrucchiere.

Si sentiva inadatta, guardava le foto sulle riviste che trovava al bar e poi guardava sé stessa con quel vestitino scolorito, i calzini ai piedi, le gambe rosse dal freddo.

Sarò giusta per lui? E se poi non mi vuole più?

Era una ragazza semplice che era sempre vissuta in casa, che aveva lavorato sodo, che non era mai stata a ballare, una ragazza che non si sentiva neanche bella, troppo magra e senza forme, una ragazza che parlava poco e che non si metteva mai in mostra.

Quella sera stessa fuori casa prende coraggio e ne parla con il suo Egidio.

Ma che dici, se volevo una donna diversa andavo a prenderla in città, io ho scelto te, a me stai bene come sei, anzi non voglio che cambi niente, io mi sono innamorato della ragazza che è ora davanti a me e ti voglio così.

Presto ci sposeremo e andremo a vivere a Narni, ho già visto un bell'appartamento che non chiede tanto.

Certo che per te all'inizio sarà diverso, ma ti ci abituerai presto, è comodo avere l'acqua calda al rubinetti senza bollirla, avere il bagno dentro casa e i termosifoni quando hai freddo.

Stai tramquilla che ci si abitua presto al meglio.

Sarà come dici tu, io farò quello che dici e ti starò sempre vicina.

Si abbracciarono ma come sempre Anita era di guardia.

Ragazzi non esageriamo, Nazzarena a casa, Egidio ci vediamo domani.

Arrivò così il giorno del matrimonio, avevano acquistato due bei vestiti, per lei uno bianco molto semplice ma con un bel velo per lui uno scuro con una bella cravatta.

La cerimonia fù senza invitati e senza pranzo ma con un piccolo rinfresco a casa di Anita.

Avevano deciso di non fare il viaggio di nozze, troppo costoso, avevano le cambiali dei mobili e della vespa nuova e dovevano stare attenti.

Andarono subito a vivere a Narni, Nazzarena era felice, la casa era bella e lei aveva il suo corredo con quelle belle lenzuola di lino che aveva ricamato lei stessa.

La madre aveva cominciato a fare il corredo alle figlie appena nate, nessun regalo ma solo lenzuola e asciugamani, non avevano mai avuto giocattoli, a parte qualche bambola usata regalo di qualche vicina.

Anita metteva da parte i soldi e ogni mese acquistava della biancheria dal furgone che passava di paese in paese e che vendeva di tutto dal pane alle mutande.

E poi non era così semplice, tutto doveva essere numerato, tanti pezzi per tipo, tutti uguali e per ogni figlia.

Per lei era come una missione, ogni tanto apriva il baule e controllava se tutto era al suo posto, se gli asciugamani o le federe erano del numero giusto e se i colori si abbinavano bene.

A lei sua madre aveva fatto uguale e lei voleva che le sue figlie avessero il più bel corredo che poteva comprare.

Nazzarena però non voleva rovinarlo ed aveva comprato altra biancheria più economica per non rovinare quella del corredo, così alla fine utilizzava sempre la nuova mentre quella bella ingialliva dentro l'armadio.

Ogni tanto però la metteva al sole, gli piaceva guardarla, ero il ricordo di sua madre, morta ormai da qualche anno, ricordo che diventava vivo ogni volta che apriva il baule e tirava fuori le lenzuola e le tovaglie ricamate.

Egidio era entrato in una grande azienda di Roma e cominciò a star fuori casa sempre più giorni, anche se poi faceva il possibile per rientrare almeno il sabato.

Era entrato sempre come responsabile, a capo di cantieri con impianti sempre più complicati con tanti bagni, un numero enorme di termosifoni e di split per l'aria condizionata e tutto che doveva funzionare perfettamente.

Ma lui si sentiva a suo agio, era come se l'avesse fatto da sempre, aveva sotto di lui anche 30 operai, ma lui controllava tutto e diventava ogni giorno più bravo.

Solo che gli dispiaceva lasciare sola la moglie, erano nate anche due bambine

e lui non c'era quasi mai, ma gli piaceva troppo il suo lavoro, guadagnava bene e stava pensando di comprarsi una cinquecento.

Sì anche perchè con la vespa in 4 diventava sempre più complicato, partivano con la piccola davanti in piedi fra il padre e il manubrio, la grande in mezzo, con la madre che portava anche qualche pacco.

Quando passavano la gente si girava e vederli andare era un vero spettacolo.

Egidio aveva fatto però i suoi programmi e prima della macchina c'era Roma, tutto era pronto per il grande salto, aveva trovato un appartamento vicino alla Basilica di San Paolo ed aveva già fatto mettere l'acqua, il gas, la luce e persino il telefono che a Narni non avevano, doveva solo dirlo alla moglie.

Nazzarena senti pensavo di trasferirci a Roma, tu che ne dici?

Come a Roma, ma dove andremo a stare...., fermati ho capito hai fatto già tutto, quando facciamo il trasloco?

Presto ho già dato la caparra.

Per fortuna lei da brava ragazza di campagna era stata abituata a cavarsela sempre da sola ed anche se il pensiero di andare a vivere in una grande città con due bambine le metteva paura, era stata abituata a rimboccarsi le maniche ed era sempre pronta a partire.

La casa a Roma era nuova in un palazzo dove Egidio aveva fatto gli impianti, era al secondo piano ed aveva due camere, due camere grandi dove in una avevano fatto la camera da letto nell'altra quella da pranzo con due mobili letto per le bambine.

Era vicino ad un grande giardino, proprio davanti alla basilica, dove portavano sempre le bambine a giocare.

Tutto perfetto ma a lui mancava ancora qualcosa, qualcosa che venne qualche giorno dopo.

Nazzarena stava stendendo i panni quando sente chiamare il suo nome, si affaccia, è il marito che strombazza sotto casa alla guida di una fiammante 500 bianca.

Gli sorride sapeva benissimo che l'avrebbe fatto, sapeva bene che quando lui si metteva in testa qualcosa non c'era niente da fare, prima o poi riusciva a farla.

Dai scendete che andiamo a fare un giro.

Partirono verso l'EUR e si fermarono al laghetto in quella che sarebbe poi stata una tappa fissa, e mentre moglie e marito prendevano il caffè le bambine giocavano.

Egidio era felice, gli sembrava di toccare il cielo con un dito, tutto che quello che aveva sognato da ragazzo si stava avverando e lui era felice della moglie che aveva scelto, felice delle bambine che giocavano sull'altalena e che ogni tanto si giravano a salutarlo, felice dei suoi successi al lavoro.

Si sporge dalla sedia e vede la sua immagine riflessa dalla vetrina.

E' vero somiglio proprio a Domenico Modugno.

 

 
 
 

Storie di Famiglia

Post n°55 pubblicato il 04 Settembre 2014 da robertocass
 
Foto di robertocass

5° Puntata

 

 

 

Rino stava tornando a casa con il suo motorino, acquistato a rate con i suoi primi guadagni ed era contento.

Era felice di come gli andavano le cose, lui non cercava di fare carriera o di primeggiare, a lui importava avere uno stipendio per mantenersi e non gli importava niente che per trovarlo aveva dovuto muoversi il fratello.

Faceva quello che gli chiedevano, con molta calma in verità ed erano sempre discussioni, ma poi a fine lavoro dovevano sempre ricredersi, è vero che ci aveva messo più tempo, ma il suo era perfetto, con i tubi tutti allineati alla stessa altezza ed alla stessa distanza.

E così se la cavava sempre e faceva sempre quello che gli pareva.

Non era invidioso del fratello, capiva il suo disagio, ma le chiacchere davano fastidio più a lui, a lui che non sapeva nemmeno chi era il suo vero padre.

Ma come sempre non gli importava più di tanto, per lui contavano solo qualche soldo in tasca, le ragazze a cui piaceva e gli amici.

Sì piaceva alle ragazze, alto e simpatico, sempre con la battuta pronta, ma lui non si decideva a fidanzarsi, usciva sempre con una diversa e si era fatto la fama del dongiovanni.

La sera poi con gli amici era il suo trionfo, tutti intorno a lui che raccontava storielle e barzellette.

Raccontarle era la sua vera passione e le raccontava bene, vere od inventate che fossero, sentirlo era un vero spasso, sarebbero stati a seguirlo per ore.

E' questo quello che succedeva tutte le sere, sempre a fare tardi in osteria, sempre l'ultimo ad andare via.

Tutte le mattine però era un dramma, sentiva il fratello uscire all'alba ma lui si girava dall'altra parte e ci volevano tante di quelle chiamate per farlo alzare che alla fine vincevano perchè non ce la faceva più a sentirle.

Usciva tardi ed era sempre in ritardo al lavoro, ogni mattina minacce di licenziamento ma poi però recuperava la sera.

Sì per Rino il giorno comiciava tardi ma finiva anche tardi e quindi nessun problema a fermarsi per finire l'impianto, anzi spesso restava da solo, tutti andavano via e lo lasciavano a lavorare.

Bè proprio lavorare è una parola grossa, lui sempre con calma, prendeva la chiave inglese mai poi si fermava a vedere un gatto che miagolava o delle formiche che trascinavano un pezzo di pane.

Andava via che era notte e spesso non passava neanche a casa, andava direttamente all'osteria dove mangiava pane e prosciutto ed aspettava gli amici che puntualmente arrivavano per fare veglia con lui.

Quel pomeriggio però aveva fatto presto e tornava lentamente, la salita sembrava non finire mai e il motorino arrancava, tanto che alla fine decise che conveniva fermarsi per farlo raffredare.

Si ferma su un piccolo spiazzo, si siede sotto su un albero e si accende una sigaretta.

In quel momento passa una apetta con scritto grande Comune di Narni, è lo zio che sta facendo il suo solito giro per le strade di sua competenza.

Il lavoro di stradino, che fra l'altro Giovanni prendeva molto sul serio, consisteva nel controllo se vi erano impedimenti sulla strada, massi o animali morti, se si erano aperte buche da riempire con il cemento che portava sempre, nel pulire il ciglio da erbacce che potevano nascondere una curva, e così via, il tutto con grande cura e precisione, come se fosse qualcosa di estremamente importante.

Beh Rino che stai facendo? Non ti parte?

No zio tutto a posto, lo faccio raffredare, tanto oggi è presto.

Va bene, ci vediamo a casa.

Giovanni riparte pensieroso, doveva sbrigarsi, fra poco iniziava la riunione del partito e non voleva mancare.

Era sempre stato fra i socialisti e più di una volta gli avevano proposto un posto al comune come assesore.

Ma lui prima aveva sempre rifiutato, anche se oggi se ne pentiva, e poi non era stato più possibile.

Tutto era cominciato quando aveva preso in casa quel bambino che rimasto orfano non sapeva dove andare.

Alessandro era rimasto solo a 12 anni, non aveva altri parenti e il giudice non trovò di meglio che rivolgersi a quel cugino fra l'altro conosciuto come persona di tutto rispetto.

Non fù difficile diventarne il tutore con una delega fino a maggiore età di tutte le sue proprietà, che non erano poche e che facevano gola a tutti.

Giovanni in paese aveva tanti amici e tutto gli fù molto facile, aveva una posizione rispettabile, la moglie maestra, era colto e stimato da tutti.

Non fù nemmeno difficile passare dalla delega alla proprietà effettiva, Alessandro si fidava ciecamente di quello che considerava il suo nuovo padre e diventò tutto normale.

Giovanni rimase vedovo e decise di andare a vivere in campagna, in una piccola località fra Narni e Sant'Urbano.

Tutto sembrava portarlo ad una serena vecchiaia quando accade quello che non avrebbe mai immaginato: Alessandro porta a casa la sua ragazza Margherita e tutto diventa diverso.

La ragazza è bella, formosa da subito Giovanni ne rimane affascinato.

I ragazzi si sposano e vengono a vivere in casa, nasce Egidio e la casa non grande costringe ad una intimità che diventa subito morbosa.

Tutto diventa sconvolgente per Giovanni: la ragazza si toglie la camicia per allattare il bambino e mostra un seno florido che lo lascia senza fiato, riempie la bagnarola per farsi il bagno ma la porta è difettosa e rimane socchiusa e la vede quasi completamente nuda.

Giovanni perde completamente la testa e se ne innamora perdutamente.

Il paese è piccolo e la situazione diventa ben presto sulla bocca di tutti, le chiacchere diventano macigni quando nasce Rino con una somiglianza che non può passare inosservata.

Giovanni perde il suo posto al partito e perde qualsiasi possibilità di venire eletto, lo richiamano ad una condotta più consona al suo ruolo, ma lui non cede, non vuole perdere Margherita e rinuncia a tutto.

Alla fine gli danno quel posto di stradino, una specie di liquidazione per tutto quello che aveva fatto.

A questo pensa ancora una volta mentre guarda la strada alla ricerca di qualcosa da fare, chissa se sarei diventato assessore, ma non mi pento, non la voglio perdere e non ci rinuncio, certo mi dispiace per quel ragazzo che considero un po' mio figlio, ma non riesco a farne a meno.

 
 
 

Storie di Famiglia

Post n°54 pubblicato il 06 Agosto 2014 da robertocass
 
Foto di robertocass

4° Puntata

 

 

 

La mattina dopo si alza come sempre all'alba.

Gli piaceva alzarsi presto, lo aveva sempre fatto e poi a quell'ora dormivano tutti, evitava così chiacchere inutili, prendeva il caffè che la madre lasciava al caldo davanti al camino ed usciva, non prima di aver aggiunto della legna e ravvivato il fuoco.

Quella mattina aveva però perso più tempo davanti allo specchio, si era fatto con cura la barba ed aveva sistemato i baffi, i capelli all'indietro con un po' di brillantina, ecco a posto.

Gli piaceva che dicessero che somigliava a Domenico Modugno, sotto sotto se ne vantava anche se faceva finta di nulla.

La Vespa era lucida come non mai., un ultimo controllo, a posto si parte.

Era nervoso e si accese una sigaretta, aveva chiesto il permesso proprio per arrivare presto al prato dove Nazzarena portava le sue pecore al pascolo.

Buongiorno.

Buongiorno Egidio come stai?

Bene senti sono venuto presto perchè voglio parlarti, ci sediamo qui all'ombra?

Senti sono anni che ci conosciamo ed io volevo dirti.....

La ragazza lo guarda diventare rosso, ha capito bene ma vuole che parli lui.

Dimmi.

Oh non è facile per me, insomma volevo chiederti se vuoi fidanzarti con me.

Mi conosci, sono un bravo ragazzo, già lavoro e guadagno bene, io ho intenzioni serie, voglio venire a casa tua, io ti voglio sposare.

Aveva detto tutto di corsa come per togliersi un peso.

Sì anche tu mi piaci, aspettavo questo momento.

Egidio la guarda, una bella ragazza con i capelli chiari e gli occhi celesti, un bel figurino, forse un po' troppo alta, ma l'aveva scelta, era lei la donna con la quale voleva vivere tutta la sua vita, era lei la donna che aveva scelto come moglie e madre dei suoi figli.

L'abbraccia e la bacia teneramente.

Attento che ci guardano.

E che mi importa ormai siamo fidanzati e questa sera vengo a presentarmi a tua madre.

Rimangono seduti a parlare, Egidio si sentiva proprio bene, tanto che si era dimenticato che doveva andare al lavoro ed aveva fatto tardi.

Senti scappo via , ci vediamo questa sera a casa tua.

A Nazzarena batteva forte il cuore, era felice, quel ragazzo gli era sempre piaciuto, gli piaceva come era riuscito già a farsi una posizione, gli piaceva anche se poi non si erano mai riusciti a frequentarsi.

Lei lavorava sempre, i fratelli erano piccoli e solo lei poteva aiutare sua madre, le cose da fare erano tante, avevano un po' di campagna e per fortuna da mangiare non era mai mancato, anche durante la guerra, anche se avevano dovuto nascondere tutto.

Ogni tanto passavano, tedeschi e fascisti, e vernivano a chiedere da mangiare, se non stavi attenta ti rubavano l'olio, il vino, il prosciutto, la farina, tutto quello che avevano messo via con tanta fatica.

Quando arrivavano, Anita, la madre, mandava via le figlie e preparava da mangiare, preparava della pasta con del pane e del vino.

Loro entravano e si sedevano, mangiavano senza parlare e poi ringraziavano e andavano via.

Anita era un donnone grande e grosso, li guardava e sempre senza parlare faceva un cenno col capo.

E così tutte le volte che capitava, ma grazie a questo era riuscita ad andare avanti.

Era stata sfortunata, si era sposata due volte e due volte era rimasta vedova, aveva così avuto una figlia dal primo marito e quattro dal secondo, tre femmine e un maschio.

Veramente non si era risposata, aveva una buona pensione come vedova ed avevano insieme deciso che non conveniva perderla, tanto era uguale, fra l'altro avevano lo stesso cognome, anche se non erano parenti, e quindi nemmeno quello era un problema.

Ma era rimasta sola di nuovo, gli anni della guerra erano stati duri, da sola, tutte donne.

Il maschio era partito ma era finito prigioniero, era tornato solo due anni dopo, stremato, dimagrito, ma vivo.

Il suo grande aiuto era quella figlia che somigliava tanto a lei, energica e risoluta, avevano lavorato tanto insieme, andavano d'accordo anche se non parlavano quasi mai.

Erano entrambi di poche parole ma sapevano quello che dovevano fare ed ognuna faceva il suo, gli bastava uno sguardo per capirsi e senza tante smancerie e abbracci e senza tante chiacchere andavano avanti.

Nazzarena era felice.
Mamma, ti ricordi di Egidio? Stasera viene qui a presentarsi ufficialmente, ci siamo fidanzati.

Bene, è un bravo ragazzo, hai fatto bene.

E così la sera ci fù l'incontro, Egidio venne con la cravatta e con un vassoio di paste.

Dopo la cena lo accompagnò fuori per stare un po' da soli.

Allora?

A posto, ci sposeremo presto stai tranquilla, solo il tempo di mettere da parte qualche soldo.

A proposito guarda che ti ho portato.

Un vestito, ma è bellissimo, non ne ho avuti mai di così belli, anzi veramente ne ho solo due, uno per l'estate e uno per l'inverno.

Vieni che lo faccio vedere a casa.

Guardate un po' che mi portato Egidio.

Tutte furono intorno a lei a vedere come era bello e tutte con un po' d'invidia per quella sorella che aveva trovato proprio un bel partito.

Egidio guardava e sorrideva, gli piaceva fare il grande, si sentiva importante e realizzato.

Non poteva sperare in niente di meglio.

 
 
 

Storie di Famiglia

Post n°53 pubblicato il 05 Luglio 2014 da robertocass
 
Foto di robertocass

3° Puntata

 

 

 

E' così che si cresce pensava mentre s'incamminava verso l'appuntamento e quando torno parlo con Nazzarena, è questo il suo nome, gli dico subito che io voglio farmi una famiglia ed è anche se siamo ancora giovani io voglio sistemarmi con una brava ragazza.

Voglio uscire appena possibile di casa, io non sono come mio padre, non ce l'ha faccio a stare buono e a sopportare in silenzio.

Buongiorno capo, sono pronto.

Bene carica tutto che partiamo.

E' questo il tuo primo viaggio?

Ti auguro che sia il primo dei tanti che farai e di trovare quello che cerchi.

Forza che partiamo.

Partono e il vecchio furgone fa un sobbalzo in avanti, ma poi prende il ritmo e si cammina che è un piacere.

Dove andiamo?

Devo fare tutti gli impianti, bagni e riscaldamento, di una villa a circa 80 km da qui, è per questo che ci dormiamo, non c'è nessuno e così evitiamo di fare avanti e indietro e di spendere soldi di benzina.

Ne ho parlato con il padrone e a lui non interessa, basta che non sporchiamo e che mettiamo tutto a posto, c'è anche la cucina e possiamo arrangiarci.

Bene allora cucino io, sono capace di fare la pasta col sugo.

Bravo il mio Egidio, ho trovato un assistente cuoco.

Il ragazzo gli sorride, si sente bene, si sente grande, ed è felice anche perchè verrà pagato e con quello al ritorno andrà subito a comprarsi un motorino.

Arrivano ad un grande cancello, davanti una stradina e poi una casa così grande che al ragazzo sembrava un castello.

Che lusso e chi è il padrone.

Oh è di un direttore di banca, gente importante, su vieni che scarichiamo.

La villa era su una collinetta, circondata da alberi, dall'alto si vedeva una città grande che sembrava non finire mai.

E quella?

Come? ma quella è Roma.

Roma? Io l'ho vista solo su qualche giornale, è lì che andrò a vivere.

Va bene, vedo che hai le idee chiare, su che abbiamo tanto da fare.

Il primo giorno sembrava non finire mai, dopo aver scaricato il furgone aveva dovuto sistemare tutto piano per piano,la sera era a pezzi.

Il padrone in cucina aveva lasciato di tutto, fecero un po' di pasta e poi finirono con il prosciutto che avevano portato da casa.

La sera le luci della città erano uno spettacolo meraviglioso, sembravano un enorme albero di natale.

Egidio rimase a guardarle tanto che ci si addormentò.

Lo svegliò il fresco della notte.

Dove ha messo i materassi?

Trovò il suo in un angolo della cucina, ci si buttò sopra stremato.

Il lavoro era pesante ma che soddisfazione quando provarono tutto, l'acqua usciva dai rubinetti e i termosifoni si scaldavano, tutto funzionava perfettamente.

Il ragazzo ne era felice, cosciente che questo mese era stata per lui una scuola importante, si sentiva in grado di fare qualsiasi cosa.

Capo, sei sicuro che quel tuo amico ha sempre quella Vespa che vuole vendere?

Bò, penso di sì, appena rientriamo ci andiamo subito.

E così fecero, la Vespa era bianca, perfetta, l'aveva tenuta proprio bene, Egidio ne era entusiasta.

Aveva investito tutto su quell'acquisto ma tornare motorizzato era un sogno che diventava realtà.

L'ingresso in piazzetta fù trionfale, tutti intorno a complimentarsi, così giovane e già con la testa sulle spalle, bravo hai fatto bene.

A casa fù uguale anche se poi la madre lo chiamò da parte.

Bravo, e per Rino?

Come per Rino?

Eh sì Rino è tuo fratello tu devi pensare a lui, dovevi portargli qualcosa, dargli un po' di soldi.

E perchè non si muove anche lui?

Che c'entra, lui è più sfortunato, tu devi aiutarlo.

Egidio non sapeva che questo era solo l'inizio, e che questa storia non sarebbe mai finita, quel fratello a cui non somigliava sarebbe stato sempre fra lui e sua madre.

Margherita non pensava ad altro, d'altra parte Egidio era nato da un matrimonio di cui non si era nemmeno resa conto, Rino era invece figlio dell'amore.

L'incontro con Giovanni era stato per lei sconvolgente, un uomo bello, alto, istruito, sempre ben vestito che aveva scelto lei, lei che non era bella, lei che non sapeva nemmeno leggere e scrivere.

Era stato qualcosa che lei non avrebbe potuto nemmeno immaginare, un amore forte in cui lei si era persa completamente.

E poi la scelta di vivere insieme a danno di quel pover'uomo di Alessandro, a cui lei era affezionata e gli dispiaceva trattarlo così, ma tutti i suoi dubbi svanivano quando entrava Giovanni, quando la chiamava in camera appena uscivano tutti.

Non riusciva a resistere ai suoi baci, alle sue carezze ed allora dimenticava tutto, le chiacchere e i rimorsi, e si convinceva che non era niente di strano, che potevano tranquillamente vivere così.

E poi guardava quel ragazzo che si alzava a mezzogiorno e che non combinava niente di buono.

Oh era simpatico a tutti, raccontava tante storielle ma di lavoro non parlava mai.

E per lei era diventato un chiodo fisso, appena poteva ne parlava a quell'altro figlio che invece cominciava a guadagnare e che già portata soldi a casa.

Tanto fece che alla fine costrinse Egidio a portarselo al lavoro, a farlo assumere dove lavorava, solo che Rino s'impegnava poco, era sempre in ritardo e anche se alla fine il lavoro lo faceva anche bene, non andava mai bene ai titolari.

Egidio non se ne preoccupava più di tanto, lo presentava mettendo bene in chiaro che lui non c'entrava nulla e che assumerlo o no era una loro scelta, sulla quale lui non avrebbe messo mai bocca.

Aveva 18 anni e faceva già il capoccia, Michelini era andato in pensione, restava in ufficio e lasciava tutto in mano a lui, a lui che era un capo nato, a lui che a comandare gli veniva proprio bene.

Trattava sempre tutti cordialmente e con il sorriso ma otteneva sempre quello che voleva, usava sempre il cervello e prima di parlare controllava sempre tutto in modo da non poter mai essere contraddetto.

Quella sera era proprio contento, aveva sistemato tutto, aveva fatto assumere Rino da un altro idraulico in modo da non averlo più fra i piedi, ed aveva chiesto al capo due ore di permesso per l'indomani.

Sì, pensava, domani sarà un giorno importante.

 
 
 

Storie di Famiglia

Post n°52 pubblicato il 04 Giugno 2014 da robertocass
 
Foto di robertocass

2° Puntata

 

 

 

Egidio si avvia verso casa, gli dispiace per il padre, aveva visto la difficoltà che aveva nel rispondere e quanto dovesse soffrire per una sitiuazione che andava avanti ormai da tanti anni.

Ma lui doveva capire ed era intenzionato a continuare.

Mamma sono casa.

Vieni non c'è ancora nessuno, siediti che è pronto.


Margherita stava impastando il pane nella mattera, l'avrebbe lasciato lievitare tutto il giorno e poi la mattina dopo avrebbe iniziato a cuocerlo.

Egidio già sentiva il profumo del pane caldo, un profumo che gli piaceva e che lo metteva di buonumore tanto che gli sembrava di essere in sintonia con tutto e con tutti.


La vede indaffarata ma non c'è nessuno e allora parte all'attacco.

Mamma perchè io e Rino siamo così diversi?


Margherita lo guarda, è chiaro che si sta alterando ma risponde al figlio con calma.

Vedi, mi aspettavo prima o poi questa domanda, so benissimo quello che dice la gente, ma è solo invidia.

Giovanni è un uomo bello, intelligente, importante ed ha scelto di vivere con me, scusa volevo dire con noi.

Questo non è andato giù a tanta gente, ma a me non importa, per me possono parlare quanto gli pare.

E poi per la somiglianza , che c'è di strano siamo parenti, è normale.


Ma scusa che parentela abbiamo con lo zio? E poi perchè lo abbiamo sempre chiamato zio Giovanni?

Oh senti adesso basta, io ho da fare e mi fai perdere tempo.

Se vuoi mangiare la pasta è a tavola, su sbrigati che mi hai fatto fare tardi.


Egidio mangia di corsa ed esce, si siede sulle scale penserioso.

I gatti sono in amore e i maschi urlano il loro richiamo tanto forte che sembrano tanti bambini che piangono.

E' vero come dice papà che abbiamo troppi gatti, d'estate la puzza del piscio è insopportabile.

Ma Giovanni vuole così, li tiene sul tavolo quando mangia, anzi quasi mangiano nel piatto con lui, e Rino è uguale, sempre con un gatto in braccio.


A me non piacciono, anzi avrei voluto un cane ma come sempre quello che pensiamo io e papà conta poco.

Devo andare via, non mi piace stare qui a poltrire o ad alzarmi a mezzogiorno come Rino,io voglio fare qualcosa, io voglio realizzarmi.

Stò diventando bravo come idraulico e anche se Rino come sempre cerca di fare quello che faccio io, io devo muovermi.

Domani vado a Narni a parlare con Michelini, si dice che cerca operai per un lavoro che deve fare fuori.

Però prima devo capire una volta per tutte come stanno qui le cose.


Egidio era testardo e quando voleva una cosa diventava matto fino a quando non riusciva ad ottenerla, quando faceva un lavoro doveva finirlo e quasi sempre finiva funzionante ma rattoppato e sempre per la fretta di completarlo.

Non aveva molti amici anzi nessun amico vero, nessuno di cui poteva fidarsi, ma era un compagnone, finiva sempre al centro dell'attenzione e diventava senza volerlo il capo del branco, quello a cui tutti si rivolgevano, quello a cui tutti chiedevano consigli.

Gli amici già pensavano alle ragazze, lui no, lui pensava al lavoro, anche se aveva già visto una ragazza che portava tutte le mattine le pecore al pascolo.

Non sapeva come si chiamava ma sapeva che veniva da una famiglia povera dove la madre rimasta vedova aveva fatto di tutto per mantenere la famiglia, aveva lavorato come un uomo e ancora oggi con i figli ormai grandi faceva lo stesso.

Prima o poi ci parlo, ma c'è tempo prima devo sistemarmi con il lavoro.

Erano anni difficili, si era appena usciti dalla guerra ed in campagna la vita era dura, chi riusciva ad entrare in fabbrica e ad impararsi un lavoro era visto come un arrivato, uno che aveva svoltato.

Era questo quello che voleva Egidio.

La mattina dopo si alza che è ancora notte, doveva fare 30 km a piedi prima di arrivare al paese e voleva arrivarci presto.

E' buio non c'è la luna e non si sente nessun rumore, inizia a camminare, si era portato del pane e comincia a mangiarlo.

Cammina a passo veloce senza pensare a niente e intanto s'iniziano a vedere i primi raggi del sole al di là delle colline.

Gli è sempre piaciuta l'alba e non è raro che esca la mattina presto solo per vederla.

Le prime case, c'è movimento, oggi c'è mercato ed sono tanti i contadini che arrivano per vendere frutta, ortaggi o animali.

Arrivano presto per prendersi i posti migliori, fra poco arriverà tanta gente e qualcosa si vende sempre.

Sicuramente verrà anche Zio Giovanni, è meglio che mi sposto dal mercato, tanto a me non interessa.

Buongiorno.

Michelini stava caricando un vecchio furgone di tubi e di valvole, si gira e sorride al ragazzo.

Buongiorno Egidio.

Senti posso venire a lavorare con te, non voglio nulla, mi basta che mi insegni il mestiere.

Sì certo, lo faccio volentieri con te, tu impari presto, non fai domande e come dovrebbero fare tutti, impari con gli occhi, e poi mi aiuti, dai monta che partiamo.

Egidio era contento, gli piaceva stare con quel vecchio idraulico, brusco ma di cuore, e poi a fine giornata gli regalava sempre qualche soldo.

Senti è vero che hai preso un grosso lavoro e che cerchi un operaio?

Sì perchè t'interessa?

Magari mi piacerebbe, pensi che potrei farcela.

Come lavoro sì, ne sai abbastanza, ma dovremo dormire fuori per almeno un mese e come ti metti con tua madre?

Oh non preoccuparti, hanno altro a cui pensare, devo solo dirlo a mio padre.

E' sera quando rientrano, Egidio era felice sarebbero partiti l'indomani.

Papà, domani mattina vado fuori per lavorare con il vecchio Michelini.

Bravo vai via da questo posto, vai via tu che puoi farlo, io non ne ho avuto mai il coraggio.

Va bene, dillo tu a mamma.

 
 
 
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