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Un Bravo Poliziotto

Post n°25 pubblicato il 04 Maggio 2012 da robertocass
 
Foto di robertocass

10° Puntata e Ultima Puntata

 


 

Mi sveglia mia moglie con il caffè, mi fa i complimenti, tutto il palazzo parla del fatto, di quanto sono stato bravo a ritrovare il ragazzo.

Ma esco di corsa, devo fare qualcosa anche per gli altri bambini.

Vado verso il commissariato e riferisco tutta la storia al mio amico, di come seguendo quella persona ero arrivato alla villetta dove venivano organizzati i festini.

Ma non cercavi quel ragazzino, l'hai poi trovato?

Oh quello, lì avevi ragione te, era solo una ragazzata per sentirsi grande.

Ah bene dammi l'indirizzo che andiamo a vedere.

Dai se vuoi puoi venire anche te.


Partiamo senza sirene, non mi sembrava fosse così lontano, arriviamo e parcheggiamo vicino.

Ci avviciniamo, loro in quattro davanti, io subito dietro.


Il cancello è chiuso e c'è un grosso cartello:

Affitasi anche per brevi periodi.

Sembra non ci sia più nessuno, o avevi bevuto, ma non credo, o ti sei imbattuto in un grosso giro di professionisti, di gente che non scherza.

Sicuro che non ti hanno visto?

No, tranquillo.

Va bene, ti faccio portare a casa, tanto qui è lavoro della scientifica.


A proposito sicuro che per quel ragazzino è tutto posto, mi sembra strana la coincidenza.

No, tranquillo, te l'ho detto, lui non c'entra per niente, è stata solo una prova per far vedere alla nonna che ormai è grande, e poi scusa, se era coinvolto ne te avrei parlato.

Ah, va bene, ciao ci si vede.


Mi accompagnono a casa, rimango solo.


Certo la testimonianza di Alfredo sarebbe essenziale per scoprire qualcosa, certo sarebbe dura per lui ma andremmo veramente ad aiutare tutti i bambini che ci sono caduti e che potrebbero ricaderci.

Che faccio?

La mia coscienza professionale mi dice che in questo modo non aiuto le indagini e che il mio silenzio facilita senza nessun dubbio questi balordi che non faranno altro che cambiare zona o città per ricominciare tranquillamente i loro schifosi traffici.


Un bravo poliziotto porterebbe il bambino in questura per vedere se riesce a dire qualcosa o a riconoscere qualcuno.

Un bravo poliziotto non dovrebbe curare gli interessi del singolo ma quelli più grandi della comunità.

Ma qui parliamo di un bambino che ha vissuto una esperienza atroce e di cui nemmeno si rende ancora conto.

Ha vissuto momenti di terrore ma i mostri con cui era a contatto sono furbi, subdoli, riescono in qualche modo che non riesco a capire a farsi accettare, riescono in qualche modo, utilizzando tecniche raffinate, a circuire e a non farsi nemmeno odiare.


Potrebbe Alfredo essere davvero utile alle indagini?


Certo prima dovrebbe essere sottoposto alle cura di uno psichiatra che riesca a fargli ricordare quello che ora il suo cervello cerca di dimenticare.

E' giusto questo?

Non lo sò, da una parte vorrei colpire questa banda di schifosi, dall'altra voglio assolutamente salvaguardare il bambino.

E poi l'ho promesso, come faccio a non mantenere la promessa?

Come posso diventare anch'io un'adulto che in qualche modo approffitta della sua fiducia?

Ora Alfredo ha bisogno di fidarsi di qualcuno.

Ora ha bisogno di tempo, ha bisogno di dimenticare tutto completamente, non certo quello di ricodare tutti i particolari.

Posso immagginare a quali pressioni verrebbe sottoposto, certo con tutto l'aiuto medico possibile, ma dovrebbe rivivere quei momenti per dare indicazioni utili.

Non posso accettare questo, non posso permetterlo.


Ora Alfredo deve solo dimenticare.


E questo per fortuna il nostro cervello riesce a farlo, riesce a farci dimenticare anche le cose più brutte.

Riusciamo a dimenticarci di tutto, riusciamo sempre e comunque a metabolizzare e a digerire, fino a che tutto diventa tanto lontano nel tempo che quasi sembra accaduto ad un altra persona.


Sì, non ne parlerò con nessuno.


Ho deciso ma non riesco a dormire, mi affaccio alla finestra, alzo gli occhi al cielo, le stelle mi guardano, sembra mi diano ragione.


O sono io che cerco conferme?


Sveglio mia moglie e gli dico tutto.


Hai fatto bene, non sarai stato un bravo poliziotto ma hai davvero aiutato un bambino che ha già tanto sofferto.

Sì ho fatto bene.

Mi giro e mi addormento.


E così sono tornato al mio solito tran tran, ai miei ricordi, a mia moglie che ha sempre fretta e che ha sempre tante cose da fare.

Certe volte ci penso, e se mi hanno riconosciuto, se riescono a sapere dove abito, se vengono e se la prendono con mia moglie.

Certe volte ci penso, forse con il mio aiuto li avrebbero arrestati, forse....

Certe volte ci penso ma poi mi affaccio e vedo Alfredo che corre in bicicletta o gioca a pallone scherzando e ridendo con i suoi amici.

Lo guardo e non penso più a niente.

Si avvicina mia moglie.

Nessuno lo saprà mai ma stavolta hai fatto davvero il poliziotto, hai davvero salvato una vita.


Nessuno lo saprà mai, ma sono stato davvero un bravo poliziotto.


Certo la vita è strana sono stato in Polizia tanti anni e solo ora che sono in pensione sono riuscito a fare qualcosa di buono.

Sarò stupido ma mi sento quasi un eroe.

Sarò stupido ma mi sento un piccolo rambo.


Vorrei dirlo a tutti, farlo sapere ai miei ex colleghi, ma non posso e non potrò farlo mai.

Mi specchio, mi vedo diverso, mi vedo quasi bello.

Mi metto sul divano e accendo la tele.


Ah no un film poliziesco, no.

Giro canale, ecco un bel cartone animato.

Mi piaccionio i cartoni e poi mi conciliano il sonno.


Arturo, basta con questa televisione, ma la vuoi spegnere o no!

 
 
 

Un Bravo Poliziotto

Post n°24 pubblicato il 02 Aprile 2012 da robertocass
 
Foto di robertocass

9° Puntata

 

 

 

Il tempo non passa mai, ho paura ad addormentarmi e rimango sveglio.

Guardo l'orologio sono le 4, forse è ora.

Mi avvicino alla porta, non si sente nulla, provo ad aprirla , si apre, mi affaccio nel corridoio, non c'è nessuno.

 

Alfredo svegliati, proviamo ad uscire.

Va bene, ma ho paura.

Stai tranquillo, andrà tutto bene.

 

Senti bene ora, c'è una porta secondaria?

Sì è in cucina, sul retro della casa.

Bene, proviamo ad uscire.

 

Apriamo la porta, il corridoio è buio, c'è una piccola luce in alto, non si sente nessun rumore e non mi sembra ci siano allarmi.

Togliti le scarpe, vieni.

Comiciamo a camminare, si sente un rumore, una porta che si chiude.

Ci fermiamo, sudo freddo.

Aspettiamo ancora poi riprendiamo.

 

Ecco le scale.

Scendiamo lentamente, passiamo dalla sala quasi completamente buia, arriviamo alla porta della cucina.

E' chiusa, ed ora?

Calmo, stai qui fermo e in silenzio torno subito.

 

Ed ora che faccio, ho bisogno di altre chiavi interne, normalmente sono tutte uguali.

Arrivo ad una porta, forse uno stanzino, tolgo la chiave.

Eccomi, aspetta che provo.

Siamo fortunati funziona, la cucina si apre.

 

Entriamo,la stanza è completamente buia ma la luce della luna traspare dalle tendine.

Le apro, ora c'è una luce amica che sembra indicarci la strada.

La luna è davanti a noi, riempie quasi completamente la finestra e nonostante la paura ci fermiamo un attimo a guardarla.

 

La porta è chiusa, dove terranno la chiave?

Cominciamo a cercarla, forse in un cassetto.

Eccola, apro, siamo fuori.

 

In lontananza si sentono dei cani abbaiare.

Corri, allontaniamoci.

 

Arriviamo alla macchina, forza sali, sei libero.

Forza sali.

 

No ho paura.

 

Paura di che, ora sei libero.

 

Ho paura di quello che c'è fuori, ho paura di quello che possono pensare di me,ho paura della gente.

No, non vengo, io torno dentro.

 

Alfredo, ti fidi di me, stai tranquillo, giuro che ti starò sempre vicino.

 

Partiamo.

 

Grazie Arturo, sei proprio un gran poliziotto.

 

Ah bene sei il primo che me lo dice.

 

Allora come ti senti, te la senti di ricominciare?

Te la senti di andare a scuola e di rimetterti a studiare?

Ma tu mi aiuti vero?

Sì te l'ho promesso, non preccuparti, abitiamo nello stesso palazzo, vorrà dire che per i primi giorni ti accompagno io a scuola.

 

Ora dormi, ti sveglio quando siamo arrivati.

 

La strada ora sembra più lunga, non ci sono macchine in giro.

Alfredo dorme, ora ha lo sguardo rilassato.

 

Povero ragazzo, sarà duro il recupero.

Non sarà facile dimenticare tutto quello che ha dovuto subire, dovrà digerire tutto ma soprattutto dovra prima rendersi conto che stavano abusando di lui,prima dovrà svegliarsi e capire bene quello che è successo.

Per dimenticare dovrà prima ricordare tutto e prenderne coscienza.

Saranno momenti brutti, ma mi sono impegnato ad aiutarlo e anzi dovrò sapere anch'io cosa è giusto fare in questi casi.

 

Alfredo, siamo arrivati.

Ecco scendi, andiamo da tua nonna, diremo che è stata una ragazzata, che volevi andare in città per andare al cinema e che ti sei perso.

Tua nonna è anziana, più di me, e ci crederà.

 

Io da parte mia non dirò mai niente a nessuno, nemmeno a mia moglie, giuro a nessuno.

Il tuo segreto è in buone mani, cerca solo di dimenticare tutto in fretta e di stare sereno, lascia che il tempo faccia il suo corso, vedrai che fra qualche mese rimarrà solo un brutto ricordo, e poi nemmeno quello.

Aspetta c'è la madonnina, fatti il segno della croce e chiedi aiuto al tuo angelo custode.

Vedrai che ti proteggerà.

 

Rientro a casa che è quasi l'alba.

Palmira ci ha creduto subito, era tanto contenta di rivedere il ragazzo che avrebbe creduto a qualsiasi cosa.

 

Sono a pezzi, mi butto sul divano.

 

La finestra è aperta, si vedono le stelle, mi sembra che mi guardino soddisfatte.

 

E' vero sono proprio un bravo poliziotto.

 

Sì proprio un bravo poliziotto.

 
 
 

Un Bravo Poliziotto

Post n°23 pubblicato il 04 Marzo 2012 da robertocass
 
Foto di robertocass

8° Puntata

 

 

 

Rimango fuori per un pò, poi mi faccio coraggio e rientro.

Vado al tavolo, mi verso un bicchiere di cognac, quanto brucia ma ho bisogno di qualcosa che mi scuoti.

Non posso aspettare ancora, se arriva l'avvocato vero, è tutto perduto.

 

Mi fanno strada, saliamo per le scale ed arriviamo ad un lungo corrdidoio e mi indicano la camera.

Prego avvocato, si accomodi.

Entro e mi siedo sul letto.

 

Non sono tranquillo, ho paura, ho paura per me, per quello che dovrò vedere, per quello che immagino accada in queste camere.

Anche quando ero in servizio ho sempre cercato di star fuori da queste storie, purtroppo più comuni di quanto si pensi.

 

Non si nessun rumore, evidentemente le camere sono insonorizzate, rimango seduto con il cuore che mi batte fortissimo.

 

Sento la porta che si apre, mi giro, ho lo sguardo atterrito, entra Alfredo, mi guarda e si mette a piangere.

Come hai fatto a trovarmi?

 

Lo faccio calmare, ma non lo abbraccio, sò per esperienza che questi bambini hanno paura del contatto fisico.

Gli prendo solo la mano ed aspetto che si calmi.

Allora come hai fatto a ridurti così?

Perchè lo fai?

 

Non lo so tutto è cominciato due o tre mesi fà e poi è continuato non me sono nemmeno accorto, poi la vergogna, la paura di farlo sapere in giro e poi rimani invischiato e non riesci a liberarti.

Vivi gli incontri come un incubo e speri solo che passi presto.

Qui ci trattano bene, non siamo obbligati ad avere più incontri nella stessa serata.

Ma vivi in terza persona, non ti rendi conto che quello che sta sotto sei te, ti sembra che tutto accada ad un altro.

Anche il dolore è come se fosse indiretto, lo vivi e lo senti come in un binocolo al contrario, sembra tanto lontano che non ti appartiene.

 

Mi vergognavo a stare in casa, ad andare a scuola, qui mi sento tranquillo e poi gli incubi finiscono e rimango da solo e non ci penso.

 

Quanti siete?

 

Saremo cinque o sei, ma cambiano spesso, arrivano e poi li portano via e ne arrivano altri, molti stranieri, quasi tutti maschi.

 

Te la senti di andare via per sempre?

Questo sarà il nostro segreto, non lo saprà mai nessuno, ma mi devi promettere di tornare ad essere quel bravo ragazzo che sei sempre stato e che tua nonna si vantava di avere.

 

Va bene, ma mi devi aiutare e proteggere.

Sì certo fidati di me, ti ho visto nascere, non ti farei mai del male.

Ora riposati che appena dormono tutti cerchiamo di scappare.

 

Un colpo, suona il telefono.

Sì rimane con me tutta la notte.

Va bene avvocato, non la disturberemo.

 

Il ragazzo si sdraia e si addormenta di colpo, il viso è contratto ma sembra che la tensione si stia lentamente sgonfiando.

Mi siedo sulla poltrona, sono stanco, è stata una lunga giornata.

Mi assopisco ma rimango vigile, aspetto.

 

E così ci sono riuscito, è stato tutto molto facile, anche troppo.

Certo somigliare ad un loro cliente è stato un gran colpo di fortuna.

 

Ora però dobbiamo uscire.

Se va tutto bene, dovrò stargli vicino, ha bisogno di aiuto e di avere di nuovo fiducia negli adulti.

 

Non mi dispiace, i figli sono tutti lontani e non vengono mai, ho anche tre nipoti che vedo una volta l'anno a Natale.

 

E poi non ho mai seguito molto i miei figli, mia moglie me l'ha sempre impedito, o meglio non poteva vietarlo ma faceva di tutto perchè alla fine fosse lei ad occuparsene.

Quando erano piccoli non ne ero capace, da grandi non ne avevo il tempo e così sono rimasto un pò fuori dalla loro vita.

 

Ho fatto il padre, quello che parla poco, che punisce severamente, che sta sempre un pochino troppo in alto, quasi inavvìcinabile.

La mamma era sempre presente di giorno, di notte, a scuola, per fare i compiti e per giocarci insieme.

Ne sono contento mia moglie è sempre stata una mamma chioccia, dedita completamente ai figli.

E' stata anche una brava moglie, solo avrei voluto avere più spazio, ma era difficile entrare nei loro discorsi, nella loro intimità, ed io alla fine ci ho rinunciato.

 

Non ho mai chiesto ai miei figli se sono stato un padre assente,certo mi sono sempre comportato bene, ma forse non come avrei voluto.

 

E poi mi domando era lei che non voleva o ero io che in realtà non volevo farlo?

 

Lo spazio che gli altri prendono,è sempre quello che noi lasciamo?

La colpa è di chi coiona o di chi è coionato?

Avrei dovuto pretenderlo, avrei dovuto prendere comunque il mio spazio?

Non lo sò, in famiglia, al lavoro, non puoi sempre sgomitare per farti largo, inizi a farlo, ma poi alla lunga piano piano ci rinunci, diventa più comodo farsi trasportare, diventa più comodo lasciar fare, diventa più comodo non decidere.

 

Quante volte non ho deciso?

Quante volte ho lasciato correre?

 

Forse è questa la maturità, da giovane vai sempre di punta incurante delle botte che ricevi, invecchiando cominci a schivarle, ad evitarle e poi alla fine diventi accondinscendente e non le prendi più.

 

E' questa la maturità?

 

Provo ad aprire la finestra, sembra bloccata, ma si vede il cielo, c'è una luna enorme che mi guarda.

 

Non sò perchè ma viene di pregare e mi faccio il segno della croce.

 
 
 

Un Bravo Poliziotto

Post n°22 pubblicato il 18 Febbraio 2012 da robertocass
 
Foto di robertocass

7° Puntata

 

 

 

Eccolo lo stronzo, sta parcheggiando ed è solo, no anzi si accosta solamente.

Scende ed entra di corsa nel portone, riesce dopo qualche minuto e riparte.

 

Stavolta però sono pronto ed inizio a seguirlo.

 

Non corre, prosegue lentamente come se non avesse fretta, e non ho problemi a stargli dietro.

Sì sono teso, non sono abituato a fare inseguimenti tipo telefilm ed ho paura di perderlo.

 

E' un pò che camminiamo, stiamo uscendo dalla città, ora siamo in una zona isolata con alcune villette in un parco.

Ecco si ferma, dove siamo?

Mi fermo anch'io e rimango a guardare.

 

Scende ed entra in un cancelletto, dentro si sente musica e molte voci, come di una festa.

Vedo molta gente, molti uomini ma stranamente non riesco a vedere donne, cosa stanno facendo?

Rimango ad aspettare.

 

Non esce,che faccio?

Ho deciso mi avvicino a vedere.

Le finestre hanno le tende abbassate e si vede poco o niente, sento un rumore, mi nascondo.

Esce un uomo con un bambino, sembra una scena innocente ma mi sembra che lo accarezzi troppo.

E' una festa di pedofili?

Mi batte forte il cuore, per paura, per il disgusto, per quello che sta facendo Alfredo se è dentro la casa.

Non mi sento un eroe e la paura diventa panico, sto sudando.

 

Alzo gli occhi, il cielo è stellato, sembra assurdo che in una notte simile ci sia gente che fà certe cose.

 

Come fanno uomini normali con moglie e figli a stuprare un bambino, a massacrare un altro essere umano?

 

L'uomo è l'unico animale che uccide per piacere, gli animali solo per mangiare e quando lottano non uccidono mai, si fermano quando l'altro ha un segno di resa.

 

L'uomo no, l'uomo uccide per il gusto di uccidere, violenta per il gusto di farlo, massacra per il gusto di massacrare.

 

Come hanno fatto i nazisti ad uccidere sei milioni di ebrei?

 

Come hanno fatto a bruciarli nei forni o a vivisezionati come animali da laboratorio, e tutto in nome di un'idea o per obbedire ad ordini?

E gli ordini erano dati da padri di famiglia e chi obbediva aveva spesso un bambino o una moglie della stessa età.

 

Come si fà a violentare un bambino di 2 anni?

Come si fà solo a concepirlo, a pensarlo?

 

Per tanti anni ho fatto il poliziotto ma non mi sono mai abituato a queste nefandezze, non si sono mai abituato a tutto quello che un uomo apparentemente normale è capace di fare.

 

Ho conosciuto bambini violentati, dopo qualche anno lentamente dimenticano, ma il tarlo rimane, l'infezione è stata iniettata, e per quanto vengano giustamente aiutati psicologicamente completamente non dimenticano mai.

Vivranno tutta la vita con quel ricordo recondito che fa paura, con quel terrore solo in parte dimenticato.

 

Spero di sbagliarmi, ma a questo punto ho paura di avere indovinato.

 

Sono ancora coperto dagli alberi, ho paura.

 

Ma poi mi dico, mi sono fatto vecchio, se devo restarci, almeno sarà mentre faccio qualcosa di buono.

 

Mi alzo e mi rassetto, ho deciso provo ad entrare.

 

Mi avvicino alla porta, ho il cuore che mi batte forte, entro.

C'è tanta gente seduta che gioca a poker, quindi è anche una bisca?

Nessuno fà caso a me, anzi mi fanno un cenno di saluto.

Cammino fra i tavoli, prendo un bicchiere e mi appoggio ad un mobile, faccio l'indifferente ma ho una paura fottuta.

Evidente somiglio a qualcuno che conoscono, non fanno caso a me, piano piano mi rilasso e mi metto ad osservare meglio.

 

Giocano tutti molto concentrati, sul tavolo però niente soldi, saranno cinque tavoli ed in tutto una trentina di persone, tutti uomini dai 40/50 anni in su, qualche donna.

Qualcuno è sul divano e parla animatamente.

Non capisco niente, la musica non ha un volume forte ma da dove sono copre le voci.

Mi sembra però che parlino del più e del meno, senza neanche molta convinzione.

 

Buonasera signori, vi informiamo che come al solito potete utilizzare le camere al primo piano e scegliere il vostro divertimento.

Mi giro è un ragazzo biondo che sta parlando, sembra molto a suo agio con un tono molto professionale.

Mi avvicino, sono curioso di capire che cosa sta succedendo.

 

Buonasera avvocato.

Ecco allora la fortuna è dalla mia parte, somiglio ad un loro cliente.

Sì vorrei....

Sì lo so, prego avvocato scelga pure.

Mi mette davanti una specie di album fotografico, lo sfoglio e vedo foto di giovani ragazzi muscolosi.

No, veramente cercavo qualcosa di più giovane.

Va bene giusto per lei abbiamo questo, riservato ai soli clienti amici.

Parlando mi passa un altro album più piccolo, lo apro vedo foto di bambini.

Mi sento male, mi viene da vomitare ma faccio finta di niente.

 

Sono foto innocenti dove viene ripreso solo il viso, ma dietro vedo l'orrrore di bambini seviziati da persone indegne di vivere.

 

L'ho conosciuti, sono persone all'apparenza normali che anzi cercano di convincerti che non fanno nulla di male.

Non hanno niente di strano e se le incontri alla fermata del bus ci parli normalmente, senza immaginare lontanamente che cosa sono capaci di fare.

 

Sfoglio le pagine lentamente, quasi a non voler fare loro del male.

 

No, la foto di Alfredo.

 

C'è anche lui ho sperato fino all'ultimo che non ci fosse.

Sento la mia voce che dice va bene lui.

 

Mi sento male, con una scusa mi allontano, esco a prendere una boccata d'aria.

 

Il cielo è pieno di stelle, la notte è bellissima.

 

Dio perchè accetti che accada tutto questo?

 

 

 
 
 

U n Bravo Pioliziotto

Post n°21 pubblicato il 17 Gennaio 2012 da robertocass
 
Foto di robertocass

6° Puntata

 

 

 

Certo avessi avuto un carattere diverso avrei potuto fare carriera, quante occasioni perse.
Certe penso a quello che sarei diventato se fossi riuscito a prendere al volo certe possibilità, se invece di rispondere a tono avessi taciuto e assecondato il capo di turno.

E' proprio vero quello che diceva Totò in un famoso film: siamo uomini o caporali?

Io di caporali ne ho incontrati tanti e tutti con la prosopopea del grado e assolutamente cretini.
Purtroppo per me io non riuscivo a nascondere quello che pensavo e.....

Va bene, ora mi accendo la tele e come al solito mi assopisco.

Arturo, vieni, corri, c'è Palmira.
La vedo entrare disperata e piangendo mi dice che suo nipote ieri sera non è rientrato.
Arturo aiutami, sono sicura che gli è successo qualcosa di brutto.

Va bene, ora siediti e raccontami tutto.
Allora se ho capito ieri sera non ti ha chiamato, ma ti chiama sempre?
Sì sempre quando fà tardi, ma ieri era strano, non parlava e non mi ha nemmeno salutato.

Va bene. ti prometto che cerco di fare il possibile.

E cos'è il possibile?

Quante volte ho detto questa frase e il più delle volte era mettere la pratica sotto una bella pila di carte, ma non per negligenza, non c'era mai tempo, le cose da fare erano tante, e purtroppo passavano in galleria tutte quelle cose minori che non sembravano urgenti.

Minori per noi, per la persona che ci veniva a chiedere aiuto non lo erano affatto.
Ed ora?
Non posso parlarne al commissariato, tanto mi risponderebbero che è presto per preoccuparsi, che sicuramente è una ragazzata, che conviene aspettare qualche gior- no.
Era quello che dicevo anch'io, ma stavolta è diverso questo ragazzino l'ho visto crescere, devo fare qualcosa.

Telefono al mio amico in Polizia e riesco con una scusa a farmi dare l'indirizzo del proprietario di quella macchina.

Ci vado.

Arrivo al centro, ecco sono arrivato.
E' una palazzina signorile, guardo in giro ma non vedo la macchina.
Mi apposto all'angolo della strada e rimango ad aspettare.

Un altro appostamento, ma stavolta non credo di poter fare altro.

Già facevo questo quando mia moglie venne ricoverata per partorire, feci una corsa ma arrivai in ospedale che era già nata.
Mi avevano chiesto se volevo assistere al parto, allora non si usava ma il medico era un amico e pensava di farmi cosa gradita.
Gli avevo detto di sì, ma così senza pensarci, perchè uno dovrebbe assistere?
Per dare fastidio se c'è una emergenza?

Non credo serva a nulla, la donna non se ne accorge e l'uomo si illude di partecipare a qualcosa di magico che non gli appartiene.

Sì una nascita deve essere qualcosa di indefinibile, portare dentro un altro essere, un'esperienza che trasforma una donna in madre e per sempre.
Il rapporto madre figlio è particolare, nasce nell'utero, il feto è cresciuto assorbendo le sue emozioni e si crea un legame assolutamente unico.

Come possiamo noi padri pensare di sostituirci a questo?
Vedo oggi che si danno un gran da fare, ed è giusto che aiutino, ma non possono pensare di sostituirsi alla madre che l'ha creato, che l'ha fatto nascere.
Certe volte penso che le donne hanno davvero qualcosa di speciale, essere portatrici della vita le rende uniche.

Ancora non si vede ed è quasi notte, sempre non perdendo di vista il portone vado a prendere un caffè e telefono a casa.
E' tardi, rischio continuamente di appisolarmi, ma ho il pieno di caffè e vado avanti.

I figli, dopo la prima ne sono altri tre ed erano tanti, ma mia moglie ne avrebbe fatti altrettanti.
Era bello però tornare a casa e vederseli intorno, certo erano tanti e non era facile andare avanti.
Il mio stipendio da poliziotto non bastava e per fortuna mia moglie trovò un impiego part time presso un avvocato.
La paga non era certo alta ma aiutava ad andare avanti.

Il problema divenne più pressante man mano che crescevano, per fortuna i vestiti passavano l'un l'altro, ma le spese erano sempre tante e dovevamo fare spesso e volentieri delle rinunce.

La più grande fù l'impossibilità di comprarsi casa, non potevamo sobbarcarsi la rata di un mutuo e preferimmo restare in affitto.

Questo però creava discussioni, sembrava strano, l'acquisto della casa da noi è un passaggio obbligato che si deve fare appena s'inizia a lavorare.

Ho conosciuto ragazzi che a 25 anni andavano subito a stipulare mutui trentennali che li mettevano subito in croce, soprattutto con gli interessi che avevamo allora.
E questo li bloccava, non potevano certo cambiare città accettando una bella offerta di lavoro, erano costretti ad accettare quello che trovavano solo per la paura di non rispettare il benedetto mutuo.
E questo perchè si decidevano a sposarsi non prima di aver fatto qualche chilo di cambiali per comprare tutti i mobili.
E già, la casa doveva essere tutta arredata e anche con mobili di valore.

Il più delle volte da solo non poteva farcela ed allora s'indebitavano sia il padre che il suocero, anche perchè dovevano affrontare un matrimonio dai costi proibitivi.
E già il poverino sapeva che fra vestiti, cerimonia in chiesa, fotografie, banchetti e rinfreschi avrebbe dovuto spendere cifre assurde che come detto poi ricadevano sulle famiglie.

Certo che i matrimoni duravano, pensare di rifare il tutto faceva passare qualsiasi idea.

Questo purtroppo ancora succede, soprattutto nel sud, ed è causa fra l'altro anche dell'immobilismo nel mercato del lavoro.
E' assurdo pensare che i giovani in Sicilia sono disoccupati mentre al nord le aziende assumono stranieri perchè manca la manodopera.

Il mondo è cambiato, i mestieri scompaiono, i nostri figli non vogliono più fare lavori manuali e se non ci fossero gli stranieri tanto vituperati mi dici dove trovi un muratore o un operaio?

Insomma, così non ho una casa di proprietà e non posso nemmeno più comprarla, sono ormai anziano e non c'è più nessuna banca che accetti di finanziarmi.

Evidentemente hanno paura che i clienti muoiano prima di pagare il prestito.

 
 
 

Un Bravo Poliziotto

Post n°20 pubblicato il 23 Dicembre 2011 da robertocass
 
Foto di robertocass

5° Puntata

 

 

Ma sta uscendo, gira l'angolo.

Lo seguo in macchina, lo vedo salire su una Punto bianca.

Faccio in tempo a prendere la targa, cerco di seguirli ma il traffico è tanto ed io ho perso un pò di smalto, li perdo.

 

Vado verso il commissariato.

Buongiorno come va?

Ti ricordi sei entrato e poco dopo io sono andato in pensione.

Certo che lo ricordo, ti serve qualcosa?

 

Gli spiego quello che sto facendo e gli leggo il numero della targa.

Va bene, perchè ti serve?

Va bene, me lo dici dopo, passa più tardi.

Esco.

 

E' una bella giornata di sole e decido di fare due passi a piedi.

Mi piace camminare, cerco di farlo sempre.

 

Mi piace guardare le persone, vedere come si muovono, come gesticolano parlando, dietro ognuno c'è una storia, un tradimento, un mutuo scaduto,un abbandono.

Siamo tutti su un grosso sasso che cammina nell'universo e tutti ci preoccupiamo delle stesse cose.

Miliardi di persone che cercano in qualche modo la felicità.

 

Ma esiste?

Io sono mai stato felice?

 

Non lo sò, ci penso spesso ma non riesco a darmi una risposta.

Se la felicità è sentirsi bene la risposta è sì, sono stato bene qualche volta a casa, qualche volta con i figli, qualche volta al mare seduto sulla riva.

 

Mi è sempre piaciuto il mare, sentirne l'odore e il rumore, vedere quella distesa che gira attorno all'orizzonte e che talvolta si confonde con il cielo.

 

E' questa la felicità?

Felici è star sereni e in pace?

 

Se la felicità è fatta di momenti, io nella mia vita ne ho avuti tanti.

Il problema è riconoscerli subito e assaporarli.

Quasi sempre te ne accorgi dopo, quando ci ripensi.

 

Vedo tante persone che camminano veloci, tutti all'apparenza molto impegnati.

Non mi sembra di conoscere nessuno, ma tanto non me li ricordo mai.

Mi capita spesso di vedere un viso conosciuto e non ricordarmi assolutamente dove l'ho incontrato.

Forse in un altra vita, in un'altra dimensione?

 

Mi ha sempre intrigato questa storia del deja vu, di posti dove sei sicuro di avere già visto ma dove però non sei mai stato, almeno in questa vita.

Allora pensi alla reincarnazione, al fatto che l'hai visto in un altra epoca, in un altro corpo.

 

C'è il sole e passeggio.

 

La religione cos'è se non paura della morte?

La fine fà paura, pensare che tutto finisce e che non c'è altro spaven- ta.

Può tutto finire e non starci altro?

 

Questo pensiero è sempre stato nella mente dell'uomo e forte è sempre stato il bisogno di darsi una spiegazione.

E così nascono le religioni e tutte hanno un paradiso stupendo dove essere consolati, dove i buoni verranno premiati e tutte hanno un inferno dove i cattivi verranno puniti.

 

Magari fosse così semplice, nel mio lavoro sempre a contatto con il lato oscuro, non sono mai riuscito a capire esattamente dove fosse il male e dove fosse il bene.

 

La linea di demarcazione è sempre confusa e il giudizio è sempre personale, non può essere imparziale, la divisione non è mai netta e spesso può andar bene sia l'una che l'altra spiegazione.

 

E allora come si può giudicare?

 

Eppure le società devono difendersi e si scrivono delle regole che devono essere rispettate in modo da non avere mai dubbi, e si pagano le persone come me che devono farle rispettare.

Persone che non devono giudicare, ma solo verificare se l'azione che si deve controllare è in sintonia con le regole scritte.

Se non lo è diventa reato.

 

Tutto diventa molto semplice, diventa subito chiaro chi sbaglia e chi indovina, chi è bravo e chi è cattivo.

Ed allora si può giudicare certi di non sbagliare.

 

Ma si può fare altrimenti?

 

Penso che le regole siano nate con l'uomo, le prime società dovevano porsi delle leggi che organizzassero la vita comune e poi fatte queste avere subito poliziotti per farle rispettare e giudici per punire chi non le rispettava.

 

Penso questo e intanto cammino e mi dirigo verso il commissariato.

 

Allora hai visto qualcosa?

 

Sì e non sono belle, la macchina appartiene ad un certo Di Giacomo un essere schifoso coinvolto diverse volte in fatti di pedofilia.

Spiegami bene perchè hai il suo numero di targa.

 

Gli spiego di nuovo il motivo e mi risponde che faranno delle indagini e che io non devo occuparmene.

 

Già è stato sempre così, quando c'era qualcosa dovevo sempre farmi da parte per fare spazio agli amici del capo.

Va bene, stai tranquillo.

Esco, è proprio una bella giornata.

 

Il sole è ormai alto e mi accorgo di avere fame.

 

Mi dirigo verso casa.

 

 

 
 
 

Un Bravo Poliziotto

Post n°19 pubblicato il 04 Dicembre 2011 da robertocass
 
Foto di robertocass

4° Puntata

 

 

Ma che ora ho fatto?

Vado a prendermi un panino.

 

Certo avrei potuto fare un pò di carriera, ma purtroppo ho un caratteraccio, non sono mai stato un soldatino obbediente, discutevo sempre i compiti che mi venivano assegnati e quasi sempre li risolvevo a modo mio.

Questo non sempre viene accettato, anzi quasi mai, il capo spesso non vuole questa autonomia, spesso preferisce chi non discute e fà quello che gli si dice, senza pensare se è giusto o sbagliato.

Io non ho mai accettato questo, ma posso capire che a chi comanda, senza averne le qualità ma solo perchè ha un cappello in testa, questo fà molto comodo e la gestione del personale diventa molto più semplice, senza problemi.

Ho sempre creduto che un vero leader si vede dai personaggi di cui si circonda, e se è veramente tale, sceglie gente di valore, che cercano anche di rubargli il posto o di scavalcarlo.

 

Questo rende il lavoro più difficile ma i risultati sono ben diversi.

 

Io purtroppo ho sempre trovato persone che avevano paura di qualsiasi azione personale e nel bene e nel male volevano sempre fare tutto, senza delegare e sempre cercando di controllare qualsiasi movimento.

E così uno parte con tante idee, con tanta voglia di fare, ma poi dopo le prime porte in faccia, comincia a regolarsi e a comportarsi di conseguenza.

Si comincia a lavorare senza iniziativa e ci si lascia trascinare dagli eventi, si chiede sempre cosa fare e si attendono gli ordini.

Qualche volta conveniva far finta di non sapere quella cosa in modo da evitare attriti e gelosie.

 

E così dopo tanti anni ci si abitua e si va avanti, dimenticandosi tutti i buoni propositi e tutta la voglia di fare.

 

Già ho sempre avuto capi stupidi che portavano avanti solo i loro amici e chi li adulava, dicendo come erano bravi e intelligenti.

Io che ho sempre cercato di comportarmi onestamente ma sempre cercando di usare il mio di cervello, sono rimasto al palo.

Non ho fatto carriera e piano piano sono stato relegato ai lavori di ufficio, di archivio, tutti quelli dove non potevo rompere la scatole.

Ho sempre fatto il mio lavoro preciso e puntuale senza mai eccellere, senza mai discuterne.

 

Mi sono così mantenuto fedele sulla linea di una assoluta mediocricità e i miei capi, dopo le lamentele dei primi anni, erano pienamente soddisfatti del mio lavoro.

 

Soddisfatti di come mi ero talmente omologato da diventare quasi trasparente.

 
 
 

Un Bravo Poliziotto

Post n°18 pubblicato il 03 Novembre 2011 da robertocass
 
Foto di robertocass

3° Puntata

 

 

 

Arturo, vieni qui e spegni quel maledetto televisore.

Che c'è?

Devi aiutarmi, voglio pulire il lampadario e non ci arrivo, ho paura di cadere.

Il lampadario?

Mi speghi perchè dovrei preoccuparmi di pulirlo, sta lì bello in alto e non da fastidio a nessuno.

Siamo rimasti soli, i figli sono tutti via, che te ne frega del lampadario!

 

E dai che l'altra volta sono caduta, fai il bravo, sai che ci tengo.

E va bene, ci penso io.

Ora che il lampadario è pulito me ne torno sul divano a leggere il giornale.

 

Già, quanto eravamo stupidi.

Mi ricordo che il grosso problema fu dire ai suoi che era incinta.

Non sapevamo come fare e fu l'argomento di tante serate in cinquecento.

Alla fine avemmo un incontro informale con la sorella.

 

Arrivò il giorno fatidico dell'incontro col padre, ero sudato, entrammo insieme mano nella mano.

Lui era seduto in cucina, mi salutò e non disse nulla, parlammmo del più e del meno senza nessun accenno al fattaccio.

 

Di questo l'ho sempre ringraziato.

 

Arturo vieni c'è Palmira.

Palmira abitava al piano di sopra, ci conoscevamo da tanti anni.

Arturo mi serve il tuo aiuto come poliziotto.

Come? e che cosa è successo?

 

Alfredo mio nipote ha cominciato a frequentare gente strana, ho paura che si droghi.

Come un ragazzo modello come lui, sempre primo negli studi, e come fai a saperlo?

Come sai da quando i genitori si sono lasciati vive con me e da un pò di tempo si comporta in maniera strana, non parla mai, rimane chiuso in camera, esce sempre, sono tanto preoccupata.

Va bè, non mi sembra.....

Dai Arturo,perchè non fai una piccola indagine, lo segui per un pò, io non sò più che fare, ho provato a parlarci ma non mi risponde.

Va bene, lo faccio, ora sta tranquilla.

E così sono di nuovo in pista, ho un caso da risolvere.

Alfredo, l'ho visto nascere, sempre educato, con quell'aria un pò svanita.

E' sempre andato bene a scuola.

Ma questo non sempre aiuta, anzi non aiuta mai.

Il secchione non è mai andato di moda, fà più scena il ripetente sempre impreparato che quello che alza sempre la mano per rispondere.

Il ripetente è bello e simpatico e piace alle ragazze.

Il secchione è bruttino, porta gli occhiali, è timido e non si mette mai in mostra.

 

La mattina dopo, esco presto e mi metto in macchina davanti al portone.

Esce il ragazzo ed io lo seguo.

Tutto tranquillo, va scuola ed entra.

Rimango ad aspettare.

 

Mi ricordo la prima casa che prendemmo in affitto, era piccolissima e caldissima.

Gli amici che venivano a trovarci si portavano il cambio e restavano in calzoni corti e canottiera, anche d'inverno.

 

La casa aveva solo una camera, ma aveva una piccola anticucina che si chiudeva e restava una saletta.

C'entrava tutto, certo avevamo cose dovunque, sotto il letto e sopra l'armadio.

Certe volte ci penso, come facevamo a farci stare dentro tutto, compreso lettino, fasciatoio e carrozzina.

 

Bah, forse avevamo meno esigenze.

 

Ero il primo ad avere casa per conto mio e si stava tutti da me, quasi tutte le sere, ed appena la bambina dormiva si prendeva la chitarra e si cantava fino a quando sentivamo un sonoro basta dall'appartamento vicino.

 
 
 

Un Bravo Poliziotto

Post n°17 pubblicato il 19 Ottobre 2011 da robertocass
 
Foto di robertocass

2° Puntata

 

 

In macchina.

Quante ore a fare pedinamenti, quante notti a vedere un portone.

 

Io non so, ho visto i film polizieschi, ma io in queste ore di appostamenti non ho mai visto nessuno.

La cosa peggiore era le scorte a qualche politico, ore intere come uno scemo a guardare la sua casa o l'ufficio, o ad aspettarlo fuori del ristorante o del negozio.

Certe volte penso che il poliziotto sia un lavoro da disperati che non trovano di meglio da fare.

 

Però io l'avevo scelto, da ragazzo sognavo sempre di farlo, mi vedevo come il grande eroe che salva tutti e arresta i cattivi.

 

La realtà è stata poi diversa, la differenza fra buoni e cattivi non è mai così netta, la realtà è sempre sfocata e spesso diventa esattamente il contrario di quello che sembra.

 

La cavalleria a salvare i buoni non sempre arriva e spesso si rimane soli ad affrontare i cattivi che poi molto spesso vincono.

 

Mi ricordo il mio primo incarico, con la divisa e anche se non sono stato mai un adone, mi sentivo bellissimo.

Aveva chiamato un supermercato, dalle voci concitate sembrava avessero preso Al Capone.

Arriviamo, era solo un ragazzino che era stato preso a rubare dei giocattoli, fra l'altro mal celati sotto il cappotto.

Piangeva a dirotto, avrà avuto 12 o 13 anni.

 

Ho ripensato guardandolo quando anch'io con mio cugino andavamo alla Standa a rubare libri.

Sì, quasi sempre libri che mettevamo sotto la giacca con un sistema ormai collaudato.

Il bello non era prenderli, era il gusto del rischio e il passare davanti alla cassa parlando del più e del meno e poi appena usciti correre come pazzi fino a casa.

 

Non ci hanno mai presi ma avevamo studiato bene come fare, cambiavamo sempre supermercato e poi compravamo sempre qualcosa.

 

Lo guardo e vorrei lasciarlo andare, ma il direttore continua a sbraitare che non è la prima volta, che bisognava dargli una lezione, che così non si può continuare.

Sono costretto a prenderlo in consegna e a dire di stare tranquillo che la giustizia avrebbe fatto il suo corso.

 

Lo metto in macchina, parto, lui piange sempre e giura che non lo farà più, che era solo un gioco come un altro, che si è pentito.

Vado verso il commissariato, giro e in una stradina mi fermo.

Scendi e scappa via, se ti rivedo a rubare giuro che ti porto in galera.

Il ragazzino mi guarda, esce di corsa e scappa via.

 

Non l'ho più rivisto, spero che si sia sistemato, non credo che abbia continuato.

L'ho fatto anch'io e poi sono diventato poliziotto.

 

Poliziotto, ma poi però non ho mai arrestato nessuno, non scoperto nessun assassinio, non mi sono mai trovato per caso o no sulla scena del delitto.

Non avevo un gran fisico e quindi ho fatto sempre l'impiegato, ho preso denunce, quelle sì, ne ho prese tante.

 

Gente, la più strana del mondo, che veniva a denunciare cose assurde scomparse, inquilini che facevano rumore, presunti corteggiatori che cercavano di circuire per telefono o sulle scale.

A queste denunce seguiva sempre una piccola inchiesta, che spesso facevo io, e quasi sempre erano stupidaggini.

Non tutte, però.

Mi ricordo di quella ragazza che venne perchè aveva sempre telefonate con voci eccitate e frasi oscene, veniva chiamata di giorno e di notte, a qualsiasi ora, era diventato un incubo.

Era purtroppo tutto vero, ma non potevo fare nulla, mettere il telefono sotto controllo è una procedura lunga e complessa, e non sempre viene accettata.

Non sapevo che fare, la poverina veniva sempre, mi chiamava, le telefonate continuavano e la poverina veniva a piangere da me.

Aveva paura di uscire e di stare sola in casa.

 

Io cercavo di rassicurarla ma non potevo fare nulla, telefonare non è reato e fino a quando non vi sono minacce o pericoli reali, la polizia ha le mani legate.

 

Allora cominciai ad andare a prenderla a casa per portarla al lavoro, andavo a riprenderla e sempre in divisa.

Le chiamate cominciarono a diminuire fino a scomparire del tutto, lo spasimante pazzo si era arreso davanti alla mia manifestazione di potenza.

 

E così cominciai a frequentarla, era una brava ragazza, molto carina, si chiamava Maria.

 

Sì così ho conosciuto mia moglie, subito conquistata da questo poliziotto coraggioso e integerrimo.

 

Ci siamo sposati dopo solo sei mesi, era rimasta incinta.

Ma non mi dispiaceva, era certo che comunque l'avrei sposata e quindi non me facevo problemi.

 

Quello che mi ricordo era la nostra ignoranza in fatto di sesso, non ne sapevamo assolutamente nulla.

Avrò avuto 14 o 15 anni e uscì un film che fece epoca, che sconvolse una intera generazione, non me ricordo il nome, ma si vedeva completamente la scena di un parto.

 

Era vietato ai minori di 18 anni, ma io e mio cugino riuscimmo ad entrare, conoscevamo la maschera.

E' così che nascono?

Non si apre la pancia?

Ma come ci passa?

 

Il problema è che non avevamo grosse possibilità di fare pratica.

Le ragazze non uscivano e quando organizzavamo una festa dovevamo andare dai genitori a chiedere loro il permesso.

E questo quando riuscivamo a trovare con grande difficoltà una casa e quindi una madre disponibile.

La stanza era sempre la sala da pranzo ed aveva chissà perchè sempre delle luci fortissime che non si spegnevano mai.

Qualche volta si provava a spegnerle ma dopo qualche secondo arrivava la madre di turno a riaccenderla con un tono mai amichevole.

 

E così la pratica erano le prostitute, ma allora non c'era l'aids o non sapevamo che esistesse, e si andava tranquilli.

 

I problemi nascevano quando si parlava di contraccezione, il preservativo sembrava brutto, quasi offensivo, ed allora si andava al passa parola a trovare soluzioni più o meno fantasiose.

Si andava dall'amico che sapeva tutto e ci si regolava di conseguenza.

 

Quando toccò a me, stavo con Maria e non sapevo che fare.

Allora ne parlai con un mio amico già fidanzato che mi consigliò delle compresse da mettere dentro la vagina e poi potevi andare senza problemi.

 

Sì senza problemi, Maria restò incinta quasi subito.

 

Pronto Paolo, ma quelle compresse erano solo disinfettanti, Maria è incinta.

Sì lo so, è incinta anche la mia.

Scusa ma non potevi avvertirmi che non ne eri sicuro?

Ma me l'aveva detto un amico di mio cugino che.......

 

Va bè, lascia perdere, tanto sono contento lo stesso.

 

E così che ci siamo sposati, io a 24 anni, lei a 19.

 

Ma allora eri grande, ti sentivi maturo, responsabile.

 

Oggi senti quello che a trent'anni e passa è ancora a casa con i genitori e quando se ne parla, si dice che è solo un ragazzo.

Un ragazzo a quarant'anni, e quando diventa un uomo?

 

 

 

 

 

 

 
 
 

Un Bravo Poliziotto

Post n°16 pubblicato il 04 Ottobre 2011 da robertocass
 
Foto di robertocass

1° puntata

 

 

 

Arturo, allora vieni a fare la spesa?

Dai è un'ora che ti chiamo, sempre davanti alla televisione, alla fine diventerai scemo.

 

E' mia moglie che mi chiama, siamo sposati da più di cinquant'anni, e forse ha ragione sto sempre davanti alla tivvù, ma prima non era così, quando lavoravo ero sempre in movimento anche troppo.

Ho fatto il poliziotto e ora sono in pensione.

 

Sì arrivo, dove devi andare?

Andiamo alla Coop, sbrigati.

Mi giro è lì sulla porta, come al solito trasandata, non si è mai curata più di tanto.

Certo che potevi almeno pettinarti.

 

Mentre esco, la seguo con gli occhi, certo è ingrassata troppo e poi tutta di pancia, però il viso è ancora bello, è sempre stata una bella donna.

 

Passo davanti allo specchio dell'ingresso e mi vedo, anch'io non sono migliorato, però ci tengo sempre a non ingrassare e cerco sempre di stare a dieta.

 

Dai che è tardi.

Ma possibile che hai sempre fretta, per fare cosa poi, siamo in pensione, che devi fare di tanto urgente?

Ma, sei sempre stata così, hai sempre avuto fretta, non ti sei mai fermata a parlare, hai sempre avuto tante cose da fare.

 

Finalmente partiamo e Maria, è il nome di mia moglie, si tranquillizza, spiegandomi che è tardi e che deve fare tante cose.

Va bene, va bene.

Ecco siamo arrivati ti aspetto in macchina.

 
 
 

Il Dottor Mario

Post n°15 pubblicato il 13 Settembre 2011 da robertocass
 
Foto di robertocass

15° e ultima puntata

 

 

 

E così sono di nuovo solo, sono uscito e sono tornato a casa.

Entro è tutto in disordine, come se qualcuno avesse cercato qualcosa.


Ho perso tutto, e ora che faccio?


Non ho più voglia di far niente, mi stanco subito e si sono raccomandati di stare a riposo e di non lavorare.


E ora che faccio?


Ma Tab dov'è?, mi metto a cercarlo, sento un guaito.

Povera bestia, è rimasto tutti questi giorni da solo in casa.

lo prendo e lo metto sul letto.

Mi guarda riconoscente.

Lo curo, lo pulisco e lo faccio mangiare.


Va meglio, mi sdraio vicino a lui e lo abbraccio.


Mi addormento, sono tanto stanco.

Non ce la faccio a tenere gli occhi aperti, mi sento male.

Un nuovo infarto?

Non lo so ancora, ma non chiamo nessuno e aspetto.


Non voglio più vivere.


I vecchi muoiono quando si sono stancati di vivere, quando non hanno più speranze, quando si sentono soli e perduti.

Quando niente ha più senso, quando si sentono ingannati, quando si rendono conto che tutto è finito.


Quando la solitudine li opprime e il silenzio della casa fà paura.


Quando il telefono non suona mai e nessuno ti viene a far visita.


Quando sei troppo stanco anche solo per uscire di casa.


Quando è così perchè continuare per forza?


Ho provato a ricominciare, ho provato a ripartire, ma non ci sono riuscito.


Chiudo gli occhi e abbraccio forte Tab.


Aspetto che arrivi.


Mi risveglio, è ancora notte, sento una forte fitta dalla parte del cuore.


Sta arrivando.


Chiudo gli occhi e aspetto.

 

 
 
 

Il Dottor Mario

Post n°14 pubblicato il 06 Settembre 2011 da robertocass
 
Foto di robertocass

14° Puntata

 

 

Mario, Mario


Sento un dolore più forte.

Forse dovrei chiamare aiuto, ma non ce la faccio.

Potrei chiamare il 118.

Non riesco a trovare il telefonino, mi sono caduti gli occhiali non vedo i numeri

Non c'è linea? Sento occupato.


Dottore, dottore

Si sente male?

E' un bambino nero che mi parla,non mi ricordo il suo nome.

No, solo un pò, è che fà tanto caldo.


Dottore devi andare subito a casa, hanno arrestato Marta e la polizia ti sta cercando.

Come, devo alzarmi, non ce la faccio sto sudando.

Corri vai a chiamare aiuto, devo andare a casa.


Sento tante voci, mi sembra stia arrivando gente.

Provano ad alzarmi, ma gli dico di no, è meglio chiamare l'ambulanza.

Chiamate il 118.

Ma dottore, qui non c'è linea, andiamo in macchina a cercare aiuto.


Mario Mario

Le voci ora sono più forti.

Non ce la faccio più, chiudo gli occhi.


Ora mi mettono su un lettino, mi stanno portando via.

Mi risveglio, sono in ospedale, mi gira la testa e mi sento tanto debole.

Non c'è nessuno, provo a chiamare ma poi ci rinuncio.

Mi riaddormento.

Quando mi sveglio mi accorgo che si sono avvicinati due uomini.

Dottore siamo della Polizia, dobbiamo farle qualche domanda.


Mi chiedono di Marta, ma io non sò nulla, non sò nemmeno se quello era il suo vero nome.

Mi hanno pagato per sposarla e i soldi li ho tutti spesi a Ponte Nuovo, la baraccopoli dove andavo a fare il medico.

Sì lo sappiamo, è stato ingannato, la ragazza era un corriere e portava droga in Italia, eravamo sulle sue tracce ma ci era sfuggita con questo finto matrimonio.

Suo padre è un grosso trafficante e la lista dei suoi reati è talmente lunga da riempire un libro.


Dottore è stato fortunato, poteva finire diversamente.

 
 
 

Il Dottor Mario

Post n°13 pubblicato il 26 Agosto 2011 da robertocass
 
Foto di robertocass

 

 

 

Mario, Mario


E' Marta che mi guarda e mi sorride, si avvicina e mi stringe al suo petto profumato.

Sento forte il suo odore.

E' bello averla vicino, con lei è cambiata la mia vita.


Mi sono rimesso in moto, ho parlato con tutti e sono riuscito a farmi autorizzare come medico volontario, senza stipendio.

Posso fare le ricette e i miei pazienti di Ponte Nuovo possono andare a ritirarle gratuitamente in farmacia.

Ho ritrovato un vecchio amico al comune e sono riuscito a far ripulitre la discarica abusiva.

Ora le baracche sono sempre le stesse ma almeno non c'è più quella puzza che ti entrava dentro e che stava ovunque.


Insomma sono diventato il loro eroe, vengono da me non solo per le medicine, ma per tutto quello che devono fare, da un documento alla richiesta di un sussidio.


Vado tutti i giorni, prendo l'autobus con Tab, l'autista ormai mi conosce e non dice più niente.


Oggi è un giorno importante, sono riuscito a farmi dare dall'ASL delle taniche di disinfettante da utilizzare in tutta l'area delle baracche, dentro e fuori.

L'igiene è scarso e con l'avvicinarsi dell'estate diventa urgente una bella ripulita.

Arrivo, ci sono tutti, tutti pronti con gli spruzzatori che ci hanno prestato.

Abbiamo cominciato, l'odore acre del disinfettante è molto forte, sembra togliere il respiro, ma è un odore che sà di pulizia e di ritorno alla civiltà.

Tutti mi guardano e mi sorridono, ma io sto già pensando ad un problema, i topi sono tanti e l'altra notte hanno moriscato un bambino.


Torno al comune e riesco a farmi dare qualche scatola di veleno e di esche.

Il giorno dopo le distribuisco, parlo con tutti, spiegando l'importanza della pulizia attorno alle baracche e di non gettare cibo per terra.


Sono soddisfatto, ho fatto un bel lavoro.


Dottore, dottore.

Corri c'è una persona che sta male.

Vado,la baracca è più malandata delle altre, ci abita una persona anziana senza figli, o meglio dicono che l'hanno abbandonato qui e sono andati via.


E' italiano, in condizioni molto gravi, è sul letto, mi dicono che non si alza da giorni.

L'odore delle feci è forte ed il letto è completamente sporco.

Non parla, mi guarda in silenzio e poi abbassa lo sguardo come per vergogna.

E' molto magro ma non ce la faccio a muoverlo.

Vengono ad aiutarmi, lo cambiamo e lo laviamo con il disinfettante.

Grazie, tanto ora viene mio figlio.

Lo sto aspettando non dovrebbe tardare.


Sono mesi che aspetta ed è ancora vivo solo grazie al buon cuore dei vicini che gli portano da mangiare.


Dottore, lo sa che ero un operaio della società dell'acqua.

Avevo una moglie e una bella casa.

Una casa che avevo comprato con tanti sacrifici.

Poi mia moglie e morta, mio figlio si è sposato e sono nati i bambini.

Ho due bei nipoti.

Ma la casa era piccola per tutti, allora sono andato via.


Ho fatto la delega a mio figlio per la pensione, mio figlio ne ha bisogno, ha due bambini ed è disoccupato.

Io sono venuto qui, lui viene a trovarmi, mi porta sempre qualcosa.

Certo non viene spesso, ma mi vuole bene, solo che è sempre tanto impegnato.

E parlava, parlava cercava di convincermi o forse cercava di convincere solo sè stesso.

Va bene, però domani ti faccio ricoverare, devo farti fare delle analisi, così non posso curarti.


Dottore, dottore.

E' Marta che mi chiama.

Sono venuta a trovarti, torniamo a casa insieme.

Per fortuna che c'è lei, l'ho sposata anche se ormai la considero la figlia che avrei voluto avere.


Ora che può muoversi liberamente, è sempre in giro, dice che deve fare delle commissioni per la sua famiglia.

Spesso si assenta per due, tre giorni, mi dice solo che deve portare delle cose.

Non credo porti caramelle, ma non mi interessa, a me basta averla vicino quando c'è.


E quando è in casa cucina le sue strane ricette, mi prepara i suoi dolci sempre troppo duri per me, mi sistema casa mettendo tutto all'aria e canta, canta nella sua lingua.


Io rimango a guardarla mentre pulisce, mentre si gira e mi sorride, la ascolto mentre parla e mi racconta della sua terra,della sua infanzia.

Non gli rispondo mai, la guardo muoversi e mi piace vederla.


Suda e va a farsi la doccia, non chiude mai la porta, la lascia sempre socchiusa ed io rimango a guardarla che si spoglia.

Certo volendo potrei entrare per toccarla e baciarla, ma non voglio.


Mi piace vederla così semplice e naturale.

 
 
 

Il Dottor Mario

Post n°12 pubblicato il 14 Agosto 2011 da robertocass
 
Foto di robertocass

12° Puntata



Mario, Mario


Sento una musica.


Ora sono in chiesa, mi sto sposando.

Non era bella mia moglie e non ci siamo mai voluti veramente bene.

Ma perchè ci siamo sposati?

Non me lo ricordo.

Sicuramente l'aveva deciso lei.

Decideva sempre tutto.


Decideva e organizzava, passava la giornata ad organizzare tutto e tutti.

Il matrimonio, la casa, i mobili, tutto era stato già deciso.

Io venivo a saperlo a cose già fatte.

Ma non mi dava fastidio.

Per come sono fatto io avere una persona che pensa a tutto non è per niente fastidioso.


E così faceva tutto lei, provò anche ad organizzarmi il lavoro ma poi per fortuna ci rinunciò.


La casa era stata arredata con degli orrendi mobili finti antichi e si entrava solo con le pattine.

Sì con quelle maledette pattine che odiavo con tutto me stesso.

Non potevo nemmeno togliermi le scarpe, non andava bene, avevo i piedi sudati.


L'unico mio rifugio era uno stanzino dove avevo ricavato uno studiolo.

Ecco, lì non entrava, eravamo arrivati ad un compromesso, o meglio aveva lei rinunciato a metterci mano.

E così andavo sempre lì con la scusa di lavorare e me ne stavo tranquillo.


Oggi mi chiedo, per quale motivo la sopportavo, ma non sono ancora riuscito a darmi una risposta.


Dopo un anno di matrimonio decise che era giunto il momento di fare dei figli.

Cercava rapporti e alla fine rimase incinta.

Le cose peggiorarono, si sentiva l'eletta, guardava con commise- razione le donne senza figli e si dilungava in spiegazioni sull'im- portanza di essere madre, che una donna lo è sempre e così via.


Per quello che mi riguarda aveva deciso di tenermi fuori dall'evento e come sempre la cosa non mi dispiaceva.

Arrivammo al parto, nacque Marianna.

Il parto fù molto naturale e rapido ma lei lo raccontava con dovizia di particolari, dilungandosi in sofferenze inerarrabili che aveva sopportato con coraggio inaudito.


A casa le cose non cambiarono, anzi, la camera da letto era invasa da culla, fasciatoio, armadi, bagnetti, di tutto e di più.

Io mi sistemai nello studiolo e poi quasi renza rendermene conto inziai a dormire a studio.


Lo studio era stato affittato insieme ai due miei colleghi, avevamo una stanza per uno e usavamo la cucina come magazzino.

La presi io e divenne praticamente la mia vera casa, dove pian piano portai tuttte le mie cose.


Mia moglie quasi non se ne accorse, o meglio fece finta di non vederlo.

Era talmente impegnata a fare la mamma, oberata da mille problemi, che per me non c'era più posto.

Qualche volta mi chiedeva qualche parere medico ma non per seguirlo, solo così per atteggiarsi a grande esperta.


Era sempre impegnatissima, ogni cosa diventava un dramma, la bambina veniva osservata al microscopio in ogni suo movimento, se mangiava, se non mangiava, se cresceva bene o no, se faceva il rottino, se aveva le gambe dritte, se dormiva poco o tanto.


La bambina cresceva e le cose non migliorarono.

Mi assentai completamente, continuai la mia solta vita, comportandomi da buon padre di famiglia, non facendo mai man- care nulla, ma senza nemmeno provare ad intaccare quel rapporto madre figlia diventato tanto ossessivo e patologico.


I rapporti con mia moglie cessarono del tutto, lei aveva raggiunto il suo obiettivo e sotto sotto andava bene anche a me.

Andavo poco in casa, la scusa era sempre la stessa e continuavo a vivere sempre fra ricette e visite a domicilio.


Mi capitò di conoscere qualcuna ma sono sempre stato troppo pigro per avere avventure, troppa fatica e troppi problemi.


Io i problemi li ho sempre scansati, ho rinunciato a vivere per non averli.

La mia vita mi andava bene così, non cercavo altro.


Mia figlia cresceva, diventava sempre più simile alla madre e per me averne due in casa era veramente troppo, lasciavo così campo libero.

Ero veramente un buon padre, facevo sempre regali, non di- menticavo mai compleanni ed onomastici, mi facevo sempre sentire.


Ma in realtà non c'ero, non ci sono mai stato.


In casa sempre discussioni, mia moglie mi accusava di non guadagnare abbastanza, di non avere ambizioni.


Mi parlava sempre di colleghi che avevano fatto carriera, che avevano fatto fortuna,che erano entrati in politica.


A me non interessava e la lasciavo parlare.


Ed oggi sono solo, non so nemmeno dove siano.

 
 
 

Il Dottor Mario

Post n°11 pubblicato il 22 Luglio 2011 da robertocass
 
Foto di robertocass

11° Puntata

 

 

Mario, Mario


E' Chantal, quanto era bella.

Mi guarda sorridendo.

L'ho conosciuta a cena da amici, io già lavoravo come medico, ma solo come sostituto e non guadagnavo nulla.

Lei era più grande di me di tre anni.

Stavamo insieme già dopo una settimana e tre mesi dopo decidemmo di andare a convivere.

Era un pò strano per quei tempi ma lei era francese, o almeno lo erano i suoi, ed era diversa dalle altre ragazze che conoscevo.


Prendemmo un piccolo appartamento già parzialmente arredato che lei riempì di tappeti, quadri, statuine, bambole e peluche.

Stavano ovunque ed io non sape- vo mai dove mettere le mie cose.

Ma non m'importava l'amavo veramente.


Era piccola, con i capelli lunghi, due belle gambe e un seno piccolo che era un piacere toccare.

Mario mi aiuti a lavare i piatti?

Sì arrivo, dove andiamo stasera?

Ti porto da un mio amico francese che è rientrato ieri dal Marocco.


E così cominciammo a fumare erba, mariuana o quello che tro-vavamo.

Si fumava tutte le sere e all'inizio non ne ero convinto e lo rifiutavo, ma poi però per il mio carattere, cominciai anch'io.

Dopo però si stava bene, ti rilassava, non pensavi ai proble- mi, ai soldi che non c'erano, an- dava tutto bene.


Solo che era un costo e non era facile trovare sempre i soldi ne- cessari.

Ma Chantal ne aveva sempre e la cosa non mi creava problemi.

Era lei a darmi i soldi per la ben- zina o per le sigarette.


Mario, corri a casa ti cerca tuo zio.

Era morta mia madre.

Non ho nemmeno fatto in tempo a salutarla l'ultima volta, un infarto e l'hanno trovata morta nel suo letto.


Non mi ricordo di aver pianto,o almeno non l'ho fatto subito, me ne sono reso conto solo dopo il funerale quando sono tornato a casa.

Ho visto le sue cose,i suoi vestiti, ho visto la casa vuota, l'ho chia- mata, l'ho cercata.

Solo allora ho realizzato ed ho pianto.


Sono rimasto in casa tutto il gior- no, sono uscito che era notte e sono tornato a casa.

Chantal mi aspettava e senza dire nulla, ci siamo addormentati ab- bracciati.


Cominciai a fare concorsi su concorsi, fra l'altro con un note- vole costo di marche da bollo.

Era sempre lei che mi manteneva, ma come faceva?

Era sempre ben vestita, aveva sempre soldi,mi faceva sempre regali e talvolta esagerava.

La cosa non mi dispiaceva, ma piano piano cominciai a pensarci.


Ma dove trova tutti questi soldi?

Non avevo mai capito dove lavo- rasse e pensai di seguirla.


Chantal domani lavori?

Sì certo come sempre dalle 10, però non credo di rientrare prima di sera.


Si trucca come sempre con molta cura ed esce.

Io aspetto un pò, poi esco anch'io.

Per fortuna andava sempre a piedi e quindi non avevo problemi a seguirla.


Mario dove vai? Ti stavo cercando.

E' un mio lontano cugino che dice sempre che può aiutarmi con la mutua, ma finora non ha fatto niente.

Sì ora ho fretta, ti chiamo io.

Pensavo di averla persa, quando la vedo entrare in una palazzina signorile.


Aspetto un pò poi mi avvicino, leggo i nomi sul citofono ma non leggo nomi di aziende.

Dove sarà andata?

Mi metto da parte e aspetto.

Vedo entrare molti uomini e così per tutta la giornata, stranamente poche donne.

Mi sono stufato e vado per andare via quando mi viene in mente di chiedere in giro.


Dove? Ma lì lo sanno tutti c'è un casino, una casa di appuntamenti che tutti conoscono ma che nes- suno fa chiudere, è una vergogna.


Rimango di sasso, la mia ragazza fa la puttana.


Mi siedo, certo mi ha fatto como- do, non mi preoccupavo quando mi dava i soldi e mi faceva i re- gali.

Sono scandalizzato?

No, sinceramente, più ci penso più mi rendo conto che sotto sotto non me ne frega niente.

Io continuo a far finta di niente e ne approfitto.


Sì, ripensandoci oggi mi rendo

conto di non avere fatto una gran bella figura, ma io non cercavo nessun riscatto, non cercavo fortuna, non volevo essere consi- derato e rispettato.

A me bastava stare tranquillo senza tanti rompimenti, certo avrei voluto essere autonomo, non dipendere da altri, ma poi mi andava bene così e non facevo niente per cambiare.


Passavo i giorni senza fare assolutamente nulla, ma intanto il cugino si dava da fare fino a quando non riuscì a farmi entrare alla mutua al posto di un medico che andava in pensione.

Così sono diventato medico della mutua.

Ho cominciato a segnare medicine su medicine.

Avevo capito che più ne segnavo e più i miei pazienti erano contenti.

Ne segnavo di tutti i tipi, tutti era- no contenti le farmacie e i rap- presentanti che venivano a trovarmi.


In quei tempi non c'era nessun controllo sulla spesa sanitaria e io ne approffitavo.

Guadagnavo, avevo i premi delle aziende farmaceutiche, presi casa per conto mio e piano piano non mi feci più sentire.

Chantal non aveva l'indirizzo del mio studio, e non credo che abbia mai provato a cercarmi.


Mi sentivo realizzato, avevo una Fiat nuova e un conto in banca.


Un giorno, lo ricordo come fosse ieri, viene a studio un conoscente.

Ti ricordi la ragazza che avevi prima, l'ho rivista, è ridotta a uno straccio, dicono sia sifilitica e che faccia uso di eroina.

Rimango di stucco.

Povera Chantal, ma poi si chiamava così?

Certo se l'è cercato, con la vita che faceva.


Dottore posso, tocca a me.


Riprendo a far ricette e non ci penso più e non l'ho nemmeno più cercata.


Certo oggi mi dico che avrei potuto aiutarla, ma allora non volevo problemi.
Mi sentivo un medico in carriera e non volevo fastidi.

E così ho continuato la mia solita vita.

Ora che ci penso non credo di aver mai visitato nessuno, penso di non essere mai andato oltre la misurazione della pressione.


Ma di medicine ne ho segnate talmente tante, ho cercato di fare dei conti, ma mi sono perso con i numeri.

Penso quintali di aspirine e di aulin, vitamine a volontà.

Quando non sapevo che segnare andavo giù con le vitamine, di tutti i tipi, sciroppi, compresse e punture.


Tutti erano contenti e a me sembrava di essere proprio un bravo medico.

 

 
 
 

Il Dottor Mario

Post n°10 pubblicato il 04 Luglio 2011 da robertocass
 
Foto di robertocass

10° Puntata

 

 

Mario, Mario.


Mario a tavola,vieni a fare colazione.

E' la mamma che mi chiama.

Forza è tardi, devi andare a scuola.

Mi alzo, vado davanti allo specchio.

Ho 14 anni, li faccio oggi e mi sento un uomo.

Il viso è pieno di peluria e anche le gambe sono pelose e forti.

Ma ancora vado in calzoni corti e la cosa non mi pace.

Mamma quando metto quelli lunghi, mi vergogno così, e poi devo farmi la barba.


Su sbrigati, ci pensiamo dopo.

Oggi è il tuo compleanno e quando torni festeggiamo.

Che noia, mamma è fissata con questi calzoni corti.

Forza che è tardi.


Esco, non fa freddo, vedo qualche amico e lo saluto ma non mi avvicino.

Cerco sempre di stare solo, non mi trovo bene con loro, mi prendono in giro perchè balbetto e perchè non gioco bene a pallone.

Quando si gioca, nessuno mi sceglie e solo quando manca uno, mi mettono in porta.


Ho avuto però la mia rivincita.

Stavamo giocando come sempre sulla strada, le porte erano delimitate da due grosse pietre ed io come sempre ero in porta.

Ecco che si avvicinano, parte un gran tiro, lo vedo va verso l'angolo della porta.

Senza pensarci mi butto a pesce e lo paro.

Mi alzo, sono tutti a dirmi bravo ed io sono felice, anche se mi fa male la spalla per la botta che ho dato sull'asfalto.


Sì forse da allora mi trattano un pò meglio, ma io non mi fido e stò sempre appartato.


Entro in classe, saluto tutti con la mano e mi siedo al mio banco all'ultima fila.

E' il mio posto, mi piace sono quasi sempre coperto dagli altri e spesso mi metto a disegnare o a fantasticare su quello che farò da grande.


A scuola non vado male, purtroppo balbetto e la cosa non mi aiuta.

Quando mi interrogano sembra sempre che non ho studiato, mi blocco sulle parole e faccio una gran fatica a finire ogni frase.


Mario che stai facendo, come sempre distratto, vieni qui alla lavagna.

Ma ma pro professore ero ero attento.

Ah sì, allora ripetimi quello che stavo dicendo.

Cerco di parlare ma non ci riesco, per fortuna il professore mi ferma

Va bene siediti.

Che culo, oggi è la mia giornata fortunata.


Finalmente suona la campanella, corro a casa, senza aspettare nessuno.

Mamma sono io.

Vai in cucina, arrivo subito.

Entro e vedo quello che sognavo da mesi: un paio di pantaloni lunghi marroni, un pennello, lamette e sapone da barba.

Mamma grazie, hai capito finalmente che sono cresciuto.

L'abbraccio forte.


Povera mamma sempre a lavorare.

Non ho mai conosciuto mio padre, è morto in guerra, e viviamo con la pensione, ma non basta per vivere, l'affitto è alto e mia madre va a pulire da due famiglie.

Mamma mi hai fatto un regalo

stupendo.

A casa non balbetto, mi succede solo quando mi emoziono.


Mi vesto da uomo, mi faccio la barba, veramente mi taglio tutto che sembro uscito da un incidente.

Mi pettino e quando mi sento pronto esco di corsa.

Mamma torno subito.

Dove vai, è pronto.

Va bene torno subito.

Esco di corsa, voglio andare a chiamare Anna, la mia ragazza.

Anna non è bella, è un pò grassotella ed ha un naso troppo grande, ma ci vogliamo bene.

Proprio ieri ci siamo giurati eterno amore e ci siamo baciati, a bocca chiusa.


Anna dice che a bocca aperta con la lingua è ancora troppo presto, ma si fa toccare il petto.

Ieri la aveva la camicietta e sono riuscito a mettere dentro una mano e toccarle le sise, erano piccole e sode.

Lei mi ha subito tolto la mano e mi ha dato uno schiaffo, non forte però.

Poi ci siamo baciati ancora, ed io ho giurato che fra qualche anno la sposerò.


Anna,scendi.

Si affaccia la madre.

Scu scusi si signora cer cercavo Anna.

Oh, Mario, come stai bene vestito così, Anna è andata all'oratorio e deve ancora tornare.

Gra grazie.

Scappo via.


Non mi piace l'oratorio, non è un brutto posto, anzi c'è un bel campo di calcio, ci sono i bigliardini, i tavoli di ping pong.

Ma a parte il fatto che non sono bravo in questi giochi, ci sono due preti che ti danno sempre fastidio.

Ogni scusa è buona per abbracciarti e toccarti.


Io scapppo sempre via e come non ci provano più, ma ho visto ragazzi che invece rimangono e si fanno toccare.

Dicono, ma io non l'ho mai visto, che poi li portano in camera e glielo mettono dietro.

Non lo so se è vero, io una volta ho visto un bambino che scappava piangendo e un prete che lo chiamava forte per nome.


Anna, guardami.

Ma Mario stai benissimo.

Ci siamo presi per mano e siamo tornati così a casa.

Anna, che bello rivederla.


La persi di vista dopo le medie, ho cercato di rintracciarla ma non ci sono più riuscito.

Anni dopo, ero ormai sposato, ho rivisto un vecchio amico di scuola e ci siamo fermati a parlare, da lui venni a sapere che Anna era morta in un incidente stradale.

Povera Anna.

Chissà cosa farebbe oggi, avremmo avuto la stessa età.


Siamo stati insieme per tutti gli anni delle medie, andavamo insieme ai giardinetti e parlavamo, anzi era lei che parlava, parlava sempre.

Non sempre l'ascoltavo e qualche volta la lasciavo parlare mentre io in silenzio pensavo come potevo toccarla sotto.

Un giorno misi la mano sotto la gonna, arrivando alle cosce e quasi alle mutandine.

Lei mi guarda, sorride e me la toglie con forza.

Non provarci più, siamo piccoli per questo.

Ora acconsentiva che la baciassi anche con la lingua e le toccassi il seno, sempre fuori della maglietta però.

A me sembrava già tanto.


Mi ricordo tutto, è strano come solo ora, erano anni che non ci pensavo.

Mi ricordo il nostro ultimo incontro.

Andai a prenderla a casa e come sempre parlava, parlava, non stava un minuto zitta.

Abbiamo litigato, non mi ricordo perchè.

Lei non portava ancora le calze, sotto la gonna un pò lunga si vedevano due gambe magre con i calzini corti.

A me sembravano delle gambe bellissime.


Non mi ricordo perchè, ma il giorno dopo non andai a prenderla a casa.

Ci andai dopo un mese, ma lei non c'era.

Lo chiesi a qualcuno ma non mi ebbi risposta

Pensai che non voleva più vedermi e andai via.


Chissa forse ci saremmo davvero sposati e forse sarebbe stata davvero la moglie giusta.

 

 
 
 

Il Dottor Mario

Post n°9 pubblicato il 19 Giugno 2011 da robertocass
 
Foto di robertocass

9° Puntata

 

 

 

Sono ormai mesi che tutti i giorni prendo l'autobus e vengo a Ponte Nuovo, quasi sempre solo, qualche volta vengono a prendermi.

Mi aspettano sempre, sono tanti e non solo quelli che abitano lì, ma vengono anche parenti e amici.

Sono anche riuscito a farmi dare delle medicine che distribuisco, tanto i problemi sono sempre gli stessi, legati alla vita nelle baracche, all'umidità, alla mancanza di acqua corrente.

Oggi mi sono alzato, mi sono specchiato, ho visto un uomo felice e mentre Marta mi porta il caffè penso a come la mia vita è cambiata in pochi mesi e questo quando pensavo ormai di essere finito.

Marta è sempre tanto dolce, così semplice e genuina, è la figlia che avrei voluto, e poi c'è Tab che qualche volta porto con me sull'autobus.

Esco a prendere il bus, che caldo stamattina, il sole è già alto e si suda.


Arrivo, respiro male, a saperlo chiedevo di venirmi a prendere.

Entro nello studio, saranno 40°, non si respira e sudo copiosamente.
Le baracche sembrano sciogliersi al sole e l'odore della spazzatura in decomposizione ora è molto forte.


Aspetto, non non ce la faccio, torno a casa.

Sono stanco, ci vediamo domani.

Sì,grazie dottore.

Torno alla fermata, la salita mi sembra interminabile, il sole scotta, aspetto

ma l'autobus non viene.

Ma quanto tempo è passato?


Il sole brucia, vedo un albero poco lontano, finalmente un pò d'ombra.

Mi sdraio vicino a dei sacchi di spazzatura.

Il cuore mi batte forte, mi sento male.

Ho un infarto.


Ho sempre pensato di morire così, ma non oggi, non ora che ho di nuovo i miei pazienti, una donna, un cane.

Ora sono tornato a vivere, perchè proprio ora?

Doveva arrivare prima, l'avrei accettato con rassegnazione e forse come una liberazione.


Ma oggi no.


Mi sento male, ho un forte dolore al petto che mi toglie il respiro, mi sdraio poggiando la testa su un vecchio pneumatico.

Ora vedo il cielo, è bello e limpido, non si sente nessun rumore, solo il traffico della città in lontananza, ma è tanto caldo.


Chiudo gli occhi.




 

 
 
 

Il Dottor Mario

Post n°8 pubblicato il 25 Maggio 2011 da robertocass
 
Foto di robertocass

8° Puntata

 

 

Mi rivedo studente.

La scelta di fare medicina fù casuale, non ne ero neanche tanto convinto, ma la mamma insisteva dicendo che era un bel lavoro, un mestiere importante che ti fa guadagnare.

E così iniziai a frequentare.


Mi ricordo quando assistemmo alla prima autopsia.

Era un uomo anziano con il viso gonfio e tumefatto.

Iniziarono ad aprirlo, mi giro e mi accorgo di essere rimasto solo

Ma non era coraggio il mio, semplicemente riuscivo ad assentarmi e a vedere solo quello che interessava.

Mi faceva solo pena quel pover'uomo.


L'Università era lontana e dopo il primo anno decisi di prendere casa per non fare sempre avanti e indietro.

La scelta cadde su un piccolo appartamento già abitato da un altro ragazzo.

Il prezzo era basso e potevo farcela, lavoravo la sera in una birreria e riuscivo a non pesare sulla mia famiglia.


Studiavo e lavoravo, non seguivo gli altri, vivevo come sempre appartato e quando potevo leggevo, ho sempre letto tanto.


Mi ricordo quando la incontrai.

Era una moretta magra con un gran sorriso, era la sorella del mio compagno di stanza.

Venne anche anche lei a vivere con noi ed era simpaticissima.

Iniziai a fargli una corte spietata, di nascosto dal fratello che ne era geloso.


Uscivamo sempre in tre, è stato un bel periodo.

Venivano da me in birreria e appena staccavo restavamo a bere e a scherzare.


Mi ricordo una sera, era tardi quando uscivamo per tornare a casa.

La sera era calda e noi particolarmente euforici, si cantava e si correva per le stradine del centro.

Non c'era nessuno ed era bello passeggiare nel silenzio.

Provai a baciarla, il fratello era lontano e non ci vedeva, lei mi allontanò ma non con forza.

Allora cominciai a toccarla

Mario non rovinare tutto, è tanto bello essere amici.

Non ci provai più.


Ci siamo laureati insieme, poi però Sara è partita per l'Africa con una organizzazione umanitaria, Marco a Boston per un corso di specializza- zione.


Io che avevo preso la laurea con il minimo sforzo possibile mi ritrovai quasi senza rendermene conto medico della mutua.

Mamma ne sarebbe stata tanto orgogliosa, ma purtroppo non ha fatto in tempo a vederlo.

Io un pò meno ma, come ho sempre fatto nella mia vita, l'ho fatto e basta.


Mi rendo conto ora che forse non ho mai fatto una vera scelta, sono sempre stati gli altri a scegliere per me.

Mi sono sempre sentito una persona mediocre e non ho mai cercato successi, non ho mai cercato di primeggiare, mi bastava andare avanti senza creare e crearmi troppi problemi.


Sento un rumore, è solo la persiana che si è aperta e sbatte sulla finestra.

Mi alzo per chiuderla ma poi vedo che la luce del lampione la illumina, dorme con gli occhi non completamente chiusi, il viso è disteso, le labbra socchiuse come se sorridesse.


La guardo ancora un pò, poi mi riaddomento.

 
 
 

Il Dottor Mario

Post n°7 pubblicato il 07 Maggio 2011 da robertocass
 
Foto di robertocass

7° Puntata

 

 

Sono di nuovo un medico, la cosa mi piace tanto che non riesco a crederci.

Esco e tutti mi salutano.

 

Dottore siamo felici di avere un medico qui da noi.

Abbiamo tanti bambini, tanti vecchi e non c'è nessuno che si preoccupa di noi.

Ponte Nuovo è grande, siamo tanti ma per la gente non ci siamo, quando passano con la macchina si voltano dall'altra parte.

Questo posto non esiste o fa comodo pensare che non ci sia.

Noi non vogliamo lavorare in nero, vogliamo pagare le tasse e girare a testa alta come tutti.

Ma voi non ci volete, vi diamo fastidi, dite che puzziamo.

Certo nelle baracche abbiamo poca acqua e non è facile lavarsi, ma cerchiamo di andare puliti e non è vero che puzziamo.


Non ci volete, ma poi come vanno avanti le fabbriche senza di noi?

Qui siamo quasi tutti muratori e operai.

Ci pagano poco, meno della paga giusta, sanno che non possiamo lamentarci,ci mandano via e ne prendono altri.

Lavoriamo sodo, siamo capaci di farlo, e vogliamo che i nostri figli siano sani e istruiti.


Mi parla un giovane nero con le mani e il viso sporco di calce.

Tu sei importante, grazie a te siamo cittadini come gli altri.

 

Riprendo la strada, le baracche non mi sembrano poi così brutte, e poi non sento più la puzza.

Si avvicina un bambino scalzo che mi guarda e mi sorride, è vicino ad un uomo calvo con il braccio tatuato.


Dottore vuoi un passaggio, ti porto a casa in macchina.

Sì grazie.

Scusa ma come mai vedo tanta povertà, ma poi mi giro e vedo tante auto e telefonni.

Perchè non spendete diversamente i vostri soldi.

Mi sorride ma non risponde.


A casa, entro e sento un bel profumo.

Marta ha cucinato qualcosa di particolare.

Dottore vieni subito, è pronto, è un piatto tipico della nostra terra.

Ci sediamo, ha una canottiera bianca e quando si piega mostra il suo bel seno.

Ho mangiato di gusto ma ora sono veramente stanco.


Vado a letto, la sento muoversi in cucina.

Mi addormento, mi sveglio quando la sento entrare in camera,si spoglia senza pudore e si mette in pigiama.

Ha sempre un bell'odore.

Mi riaddormento subito.

 
 
 

Il Dottor Mario

Post n°6 pubblicato il 28 Aprile 2011 da robertocass
 
Foto di robertocass

6° Puntata

 

Mi sveglio ,ma non la trovo sul letto.

La chiamo non risponde nessuno.

Avrò sognato?

No,vedo le sue cose ma lei non c'è.


Mentre mi faccio la barba sento la porta che si apre.

Scusa non ti ho svegliato, sono scesa a comprare dei cornetti caldi.

Abbiamo fatto colazione e i cornetti mi sono sembrati meravigliosi,non mi sembra di averne mai mangiati di così buoni.

Dottore, ora usciamo, ti porto a conoscere mia madre.


Prendiamo l'autobus, al capolinea un altro.

Dottore ora facciamo un tratto a piedi.

Camminiamo, usciamo dalla città, vi sono alberi e spazzatura sui bordi della strada.

Ma dove andiamo?

Manca poco dottore.


Parlando gira in una stradina e mi trovo davanti una immensa baraccopoli.

Case di lamiera, legno,cartone, qualcuna anche con tratti in muratura.

Tanta gente che mi guarda, bianchi e neri, bambini, cani e gatti.


La stradina è in terra battuta e scende giù per la piccola valle.

Ma quanti siete qui?

E il comune che fà?

E per l'acqua e i servizi igienici?

Siamo in tanti dottore, tutta brava gente che lavora.

La polizia viene ogni tanto e minaccia di cacciarci, poi però vengono quelli della Caritas che ci portano sempre qualcosa.

Hanno fatto anche installare dei cessi lì nella piazzetta.

E per l'acqua come fate?

Abbiamo la fontana giù in fondo alla strada.


Ecco siamo arrivati entra.

La baracca era in legno, una sola stanza divisa da una tenda.

Al centro un donnone, alto e grosso mi guarda sorridendo.

Buongiorno dottore siediti, mi devi visitare, ho sempre un gran dolore allo stomaco.

Va bene, ma non ho la borsa.

Se vuoi andiamo a prenderla.


E così mi ritrovo di nuovo a lavorare.

Mi hanno fatto trovare una specie di studio con un tavolo e una panca.

Mi giro e vedo tanta gente in fila.

Ma devo visitare tutti?


Finisco tardi, sono stanco ma felice.

Mi sento forte, ho voglia di muovermi.

E' bella la vita.

E' bella di nuovo.

 

 
 
 
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