Creato da robertocass il 22/03/2011
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Tutto successe all'improvviso

Post n°62 pubblicato il 07 Maggio 2015 da robertocass
 
Foto di robertocass

 

 

 

Tutto successe all'improvviso, mi ricordo che stavamo partendo per una piccola gita.

Erano diverse volte che si rimandava o per mancaza di tempo o di soldi, ma stavolta eravamo decisi, si sarebbe partiti comunque e come al solito senza destinazione, ci saremmo fatti un giro, solo per staccare la spina.

Stavo caricando la macchina e la cuccia per Camilla che mi girava intorno come se avesse capito che partivamo, quando il clielo si scurisce all'improvviso e diventa buio, ma non notte, come se fossimo sotto un ombrellone.

Una penonbra piacevole che ovattava tutto che avevo intorno, e poi c'era tanto silenzio.

Un silenzio strano, come quella volta che ci fù il black out, quando svegliato dal silenzio, sono uscito di casa e tutto sembrava fermo, non si sentiva niente, solo qualche finestra che si apriva e qualcuno come me che scendeva a vedere cosa fosse successo.

Siamo troppo abituati ai rumori, il frastuono ci tranquillizza, il silenzio ci mette paura, non sappiamo spiegare cos'è e il non sentire nulla ci preoccupa.

Mi ricordo che cominciai a girarmi intorno e a camminare, mi girai mi sembrava strano che Camilla non mi seguisse, ma era tutto in penonbra, quando la sento abbaiare, la vedo che abbaia al cielo.

Alzo gli occhi, il cielo non si vedeva, c'era qualcosa di enorme che lo copriva interamente.

Mi giro, tutti guardano in alto e cercano con gli occhi qualcuno, nessuno parla, tutti si muovono increduli e impauriti.

Vado subito su internet, la stessa cosa è successa in tutto il mondo.

E' un attacco alieno?

Sono arrivati?

Mi vennero in mente tutti i film di fantascienza e i libri letti, avevo sempre creduto in una vita aliena, avevo sempre creduto negli ufo che ogni tanto venivano a trovarci.

Ed ora era tutto vero.

Sono loro, sono venuti in pace o vogliono conquistarci?

Il mondo cominciò a guardare in cielo, a guardare quella che tutti ormai chiamavano l'astronave, tutti aspettavano, tutti nell'attesa di un segno, di una porta che si apriva, tutti aspettano di vedere qualcuno uscire.

Tutti gli scienziati, i ricercatori e quant'altro lanciavano verso il cielo tutte le onde possibili, i messaggi in tutte le forme conosciute, vennero utilizzate tutto le tecniche possibili ma sempre senza risultato.

Passarono i mesi ma tutto restava uguale, non vi erano segni di risposta e nulla si muoveva su quella che sembrava una superfice liscia e lucida.

Tutti i governi si unirono per studiare una tattica comune, si provò di tutto, anche possibili azioni missilistiche ma alle prime prove tutto sembrava rimbalzare come fosse un enorme muro di gomma.

Alla fine si dovette prendere coscienza che non c'era nulla da fare, un attacco nucleare avrebbe distrutto la vita sulla terra e non c'era altro che aspettare.

Sono passati vent'anni da quel giorno e ormai ci siamo abituati a vivere così in penonbra, certo di notte non vediamo le stelle ma mai si era vissuti con un benessere così distribuito in tutto il mondo.

Gli eserciti sono stati smantellati da tempo e quella spada di Damocle appesa sul mondo ha spinto i potenti a muoversi diversamente, a cercare alleanze, a studiare progetti comuni e ad unire tutte le risorse per combattere quella cosa che staziona immobile sopra le nostre teste.

E' nato un governo mondiale e tutti gli enormi capitali che prima venivano utilizzati in armamenti e viaggi spaziali sono stati ulizzati per il miglioramento delle condizioni di vita.

L'Africa è diventata un grande giardino,sono scomparsi i deserti, l'inquinamento è solo un ricordo e si producono solo oggetti ecosostenibili.

Il benessere ha consentito l'aumento delle speranze di vita ed oggi si arriva senza problemi a 150 anni.

E' scomparsa la povertà e tutti guardano il cielo.

Tutti guardano il cielo, tutti guardano in alto e tutti i telescopi sono puntati al cielo, e ormai la cosa è stata studiata in ogni suo centimetro, alla ricerca di qualche segno, di qualche apertura.

Ma la superficie è liscia e nonostante ormai si conosca tutto perfettamente non sono stati mai trovati segni o movimenti di nessun genere.

E così dopo tanti anni di studio la scienza si è dovuta arrendere, arrivando alla conclusione che forse non è nemmeno un'astronave.

Allora cos'è?

Ha portato pace, benessere, nel mondo è scomparsa la cattiveria e il male, quella presenza sopra la testa spinge tutti a comportamenti diversi.

Allora è Dio?

Oggi molti la pregano e lentamente è entrata nella gente la convinzione che è un segno divino, un Dio grande e misterioso che ci guarda e ci controlla.

Un Dio che stanco di come gli uomini si stavano comportavano ha voluto porre rimedio, un rimedio definitivo per costringerci a vivere meglio, senza ucciderci l'un l'altro.

Un Dio che ci guarda sempre e comunque.

Ma allora bastava questo per farci cambiare, eravamo arrivati ad un punto di rottura insanabile, le guerre, l'inquinamento, la povertà di molti per il benessere di pochi, tutto sembrava presagire che si era arrivati ormai al punto del non ritorno, i danni dell'uomo sull'ambiente erano diventati talmente grandi da non consentire rimedi, i conflitti fra nord e sud del mondo erano ad un punto tale che si era molto vicini ad una guerra totale e definitiva.

Una guerra che avrebbe portato alla fine della nostra civiltà e dell'umanità tutta.

Ma poi è comparsa la cosa, l'astronave, Dio, e tutto è cambiato, l'uomo è stato costretto a diventare migliore.

Tutto è cambiato ed ora?

Ed ora che succederà?

Tutto successe all'improvviso.

Stavamo pregando con le mani e gli occhi verso il cielo quando dalla cosa si apre uno squarcio e una luce acceccante c'investe, non vediamo più niente e sentiamo un calore che ci entra nelle ossa.

Un calore che aumenta, aumenta ed una luce mai vista avvolge tutto, tutto intorno prende colore, il cielo è blu, vediamo le nuvole, le montagne e il mare di un azzurro intenso increspato dal bianco delle onde che si rifrangono sugli scogli.

Vediamo il sole, il cielo è libero, ma non ci preoccupiamo, lo spettacolo davanti ai nostri occhi è meraviglioso, tutto ha preso colore e il sole è caldo, siamo sdraiati sul prato con gli occhi chiusi e sentiamo il calore che ci accarezza.

Siamo rimasti sdraiati tutto il giorno, abbiamo aspettato la notte per vedere le stelle.

Le stelle, miliardi di puntini luminosi, ci siamo divertiti a contarle e a riconoscere le costellazioni.

Avevamo perso tutto questo, eravamo felici di essere protetti ma non sapevamo quello che ci stavamo perdendo.

Ed ora che succederà?

Avremo ancora la possibilità di scegliere?

 

 
 
 

Come ascoltare la mia musica

Post n°61 pubblicato il 15 Aprile 2015 da robertocass
 
Foto di robertocass

 

 

 

Mi capita spesso sull'altro mio blog lamusicachesento.blogspot.it di ricevere domande del tipo:come faccio ad iniziare ad ascoltare il blues, il jazz, il classic rock? Da dove comincio?

Il mio consiglio è sempre quello di evitare all'inzio il primo blues suonato principalmente con la chitarra acustica, ma di partire da artisti come:Albert Collins,BB King,Buddy Guy,Freddie King,Hound Dog Taylor,Howlin Wolf,Muddy Waters,T Bone Walker, dove la chitarra è elettrica e con la ritmica ascoltiamo un suono a  cui siamo più abituati.

Quando è possible ascoltiamo sempre la musica con davanti i testi, essenziali per capire l'artista.

Iniziate da questi grandi miti per poi passare gradatamente a tutti gli altri che elenco nel mio blog.

Come sapete io limito la mia storia al periodo d'oro della musica inglese e americana, quello che va degli anni 30 fino alla fine degli anni 70, un periodo che ci ha regalato artisti unici che hanno fatto la storia della musica moderna.

Dagli anni 80 in poi non abbiamo più artisti di questa rilevanza e la musica si rpete continuamente, anche per l'impossibilità oggettiva di superare e nemmeno di egualiare i miti di questo periodo unico.

Seguitemi su questa strada, scoprirete come la musica di quegli anni sia arrivata a questi livelli.

Potete se volete farmi domande utilizzando questo blog o direttamente andando su lamusicachesento.blogspot.it

 
 
 
 

Storie di Famiglia

Post n°60 pubblicato il 04 Marzo 2015 da robertocass
 
Foto di robertocass

10° e Ultima Puntata

 

 

Margherita aveva tagliato una fetta di pane e la stava bruschettando al camino, aspettava però che tutti fossero usciti per condirla con sale e olio e per fare colazione.

Sì perchè lei magiava la bruschetta e beveva un bicchiere di vino, solo che non poteva farlo perchè gli dicevano che il vino le faceva male, che l'aveva detto il dottore, allora aspettava che fosse sola.

Ciaò mamma noi andiamo.

Finalmente, mi piace quando sono tutti in casa ma mi piace anche stare da sola, a parte che mi rompono le scatole con questa storia del vino, ma poi mi piace starmene qui davanti al camino al caldo.

Ho avuto una bella vita, certo ho tradito Alessandro, ma l'ho fatto solo una volta e poi gli sono stata fedele tutta la vita, certo vedevo che Giovanni avrebbe voluto continuare o almeno parlarne e avere un rapporto diverso, ma io non ho mai voluto fare diversamente.

E' vero mi ero innamorata di lui, con un amore che con il mio povero marito non avevo conosciuto, ma ero una donna sposata e anche se avevo perso la testa non poteva continuare, anzi per me non doveva essere mai successo.

E così è stato, io mi sono imposta di dimenticarlo e da quella volta sono stata una brava moglie e poi ho chiesto scusa ad Alessandro, stava male e lui mi ha perdonata.

Mentre pensava questo aveva finito il vino e visto che ancora non veniva nessuno si riempì il bicchiere ancora una volta ma stavolta per berlo di corsa, qualcuno poteva entrare ed erano storie.

Domani è Natale e verranno tutti Rino con Sabina e le figlie, Egidio con Nazzarena e le loro bambine e staremo tutti insieme, giocheremo a tombola, che fra l'altro è un gioco che odio ma è tradizione e poi piace alle bambine.

Nazzarena stava preparando tutto per partire, aveva fatto le polpette e l'arrosto, nessun dolce, non ne aveva mai fatti, intanto chiamava le bambine per farle vestire.

Egidio stava caricando la macchina e stava pensando se era tutto a posto.

Sabina aveva fatto la pasta fatta in casa e stava preparando il sugo.

Rino dove vai?

E' vigilia, fra poco vengono tutti.

Sì,devo andare a finire una cosa, torno subito.

Margherita aveva fatto il pane e stava finendo di cuocerlo.

La sera tutti a tavola ma tanto per cambiare manca Rino che deve ancora rientrare e come al solito Egidio si lamenta e borbotta.

Arrivo, scusate ho fatto tardi.

Ma Rino ti metti a tavola così non ti sei nemmeno cambiato.

Uh è vero non ci avevo pensato, lo faccio dopo.

Buon Natale.

Giovanni alza il bicchiere per il brindisi, li guarda tutti, sono tutti seduti attorno al tavolo e lo guardano.

Non aveva mai voluto una famiglia ma oggi è felice e sorride.

Ma zio hai gli occhi lucidi e...

No, ma che dici, è solo il fumo del camino.

Auguri.

 

 
 
 

Storie di Famiglia

Post n°59 pubblicato il 10 Febbraio 2015 da robertocass
 
Foto di robertocass

9 Puntata

 

 

Nazzarena non si era abituata alla città, era sempre sola e con due bambine, doveva andare per uffici, per la scuola, a fare un documento e questo la metteva in crisi, aveva paura di perdersi e di non riuscire bene a spiegarsi.

Per fortuna però aveva conosciuto un militare in pensione che tutti chiamavano capitano e le cose migliorarono notevolmente, lui andava a fare i giri per lei e lei in cambio gli faceva la pasta fatta in casa e gli cucinava i piatti che preferiva.

Non gli piaceva stare Roma ma era comodo per il marito e lei così faceva finta di niente.

Egidio non c'era mai ma tornava tutti i sabato per ripartire la domenica sera, andavano d'accordo, solo discutevano spesso perchè lui voleva cambiare azienda e voleva mettersi in proprio.

Nazzarena però si opponeva sempre e per questo discutevano, ma in fondo non era convinto nemmeno lui e quindi nonostante le tante idee e le tante proposte non se ne fece mai niente.

Le bambine crescevano ma la piccola era rimasta tanto bassa, cominciò a girare per ospedali da sola per farla visitare e piano piano così cominciò a muoversi liberamente per la città.

La bambina non aveva nulla e crebbe poi tutto insieme.

Tornavano poco al paese, solo d'estate quando lui aveva le ferie, ma non gli dispiaceva più di tanto, era morta sua madre e con le sorelle non era poi mai andata tanto d'accordo.

Lei era di poche parole e anche quando gli telefonava durava tutto pochi secondi ma non per non spendere perchè in realtà non aveva niente da dirgli, era così anche per loro, unita forse anche ad una certa antipatia per il telefono  ed ad una forte timidezza che l'aveva sempre condizionata.

Non era mai stata gelosa ma ultimamente cominciava ad avere dubbi, Egidio andava sempre a Savona e lei pensava che non era solo per lavoro.

Ma come fare?

Pensare di andare così lontano non la lasciava tranquilla, ma i dubbi aumentarono anche con qualche telefonata dove lei andava a rispondere e sentiva riattacare.

Allora organizzò tutto, le bambine da una amica, il biglietto del treno, la partenza.

Arrivò in stazione due ore prima per esssre sicura di non sbagliare e girò tanto per gli scompartimenti fino a quando non trovò posto vicino ad una suora.

Il viaggio sembrava non finire mai, ma arrivarono.

Scusi dov'è Via Carducci?

Aveva scoperto dopo tante ricerche che la donna con cui lui s'incontrava aveva un bar, e lì era diretta.

Il bar era nella zona del porto, entrò e la vide, era bellissima, capelli lunghi, formosa con una gonna stetta nera, sembrava un'attrice del cinema.

Lei al confronto con il suo vestitino a fiori sembrava una povera orfanella.

Non sapeva che fare, tutte le cose che aveva pensato le sembravano assurde, era troppo bella, come poteva competere con lei?

Buongiorno, io sono la moglie di Egidio ed abbiamo due figlie.

Come?

Io sono la moglie di Egidio ed abbiamo due figlie.

Va bene, ma io....

Nazzarena era rossa in viso e non riusciva a parlare, stava piangendo, si gira e scappa via.

Tornò a Roma molto tardi e trovo Egidio che l'aspettava a casa.

Ma cosa hai fatto?

Non dire niente l'ho vista, è più bella di me ed io ho fato pure la figura della scema.

Ma che dici, se volevo una moglie così andavo a cercarla in città, io ho scelto te, così come sei, perchè sei del mio paese, perchè sei …. la donna che ho scelto come moglie.

Va bene ora? Erano solo stupidaggini senza importanza.

Nazzarena lo guarda, ha gli occhi lucidi.

Che scema, ma tu non hai mangiato, veramente anche io sono a digiuno da stamattina, vieni che ti preparo qualcosa.

 
 
 

Storie di Famiglia

Post n°58 pubblicato il 17 Gennaio 2015 da robertocass
 
Foto di robertocass

8° Puntata

 

 

Giovanni da quando era morto il suo figlioccio non era più lo stesso, parlava poco e restava nella sua camera per ore, tanto che spesso Margherita andava a vedere come stava.

Era preso dai rimorsi per quello che era successo, pensava a quanto doveva aver sofferto per una situazione assurda che aveva dovuto subire e si domandava come mai non si fosse mai ribellato.

Ci pensava spesso, rivedeva le scene dove Alessandro era chiaramente a disagio e rivedeveva sé stesso far finta di niente.

Ci pensava spesso a come veniva trattato in casa dalla moglie e spesso dai figli, e come si appartava con le nipoti che invece lo cercavano per abbrac- ciarlo e per ascoltare le sue storie.

Ci pensava spesso e non si dava pace.

Quando ti muore un figlio, pensava, ti senti strano, non è normale che i vecchi piangono i giovani, e ti senti come in colpa, come se avessi fatto qualcosa di sbagliato, e non lo accetti e vorresti ribellarti.

E ti chiedi perchè è toccato a lui, non doveva essere così.

Non aveva mai voluto figli, la moglie aveva tanto insistito ed anche prima di morire gli aveva detto: vedi non ho nessuno che piange per me, non ho nessuno che verrà a mettere dei fiori sulla mia tomba.

Ma ci sono io.

Tu non verrai mai ne sono sicura.

E così era stato, dopo il funerale non era più stato al camposanto.

Non aveva voluto figli perchè pensava che non sarebbe stato un buon padre, non credeva nell'istinto paterno, non credeva in quello che taluni chiamano il richiamo del sangue.       Non credeva nella famiglia e non credeva nel matrimonio, l'aveva fatto solo perchè la sua povera moglie l'aveva tanto desiderato e poi aveva accettato solo quando lei malata da tempo l'aveva chiesto come ultimo regalo.

Però Alessandro lo era stato, era stato il suo figlio adottivo a cui non aveva dato ii suo cognome solo per motivi di convenienza.

E poi lo aveva anche derubato, gli aveva tolto tutto e lui si era fidato ciecamente.

E' vero che aveva già predisposto che alla sua morte tutto andasse a Margherita e quindi anche ai suoi figli, ma questo non gli bastava.

E poi era successo tutto in quel maledetto giorno e solo in quel giorno, dopo non c'era mai stato nessun accenno, nessun contatto, nessuna parola, per Margerita era come se non fosse mai successo.

I rapporti erano tornati subito quelli di sempre e nessuno avrebbe potuto immaginare quello che c'era stato, anche ora che Alessandro era morto lo avevano pianto insieme ma nulla era cambiato.

Erano passati talmente tanti anni da quel giorno che talvolta pensava che forse era stato solo un sogno e che forse aveva ragione Margherita, non era mai successo e lui l'aveva solo immaginato.

Pensava a questo mentre fumava il suo sigaro in cucina quando sente la porta che si apre.

Buongiorno zio.

Era Rino con Sabina che tornavano dal mercato.

Sabina dove sei?

Veramente aspettavo che mi aiutassi a portare le buste.

Oh scusa non ci avevo pensato, a proposito ci fai il caffè?

Sabina era piccola, esile, parlava sempre a voce molto bassa e poi con quella voce tremolante facevi fatica a capirla.

Non lo raccontava mai, ma da bambina aveva sofferto molto, era molto piccola quando cominciò a soffrire di attacchi epilettici, malattia che l'aveva molto segnata sia nel fisico che nella mente.

In quei tempi era una malattia che non si conosceva e che metteva paura, la madre era una contadina che aveva sempre e solamente lavorato la terra e se ne vergognava.

Per paura non ne parlava mai con nessuno, nemmeno con il medico condotto, e teneva la bambina segregata in casa, la faceva uscire solo quando era certa che nessuno l'avrebbe vista e la nascondeva se vedeva arrivare qualcuno.

La bambina cresceva poco, era magra, mangiava poco e soffriva sempre di mal di testa, la madre la curava a modo suo con qualche impacco di erbe e con tisane dal sapore disgustoso che avevano il solo risultato di peggiorare il suo malessere.

Tutto il paese parlava di questa bambina e si raccontavano le cose più assurde, che aveva un aspetto mostruoso o che era l'invenzione di una madre pazza, tutto fino alla voce, messa da qualcuno che l'aveva spiata e che aveva visto la bimba in un attacco epilettico, che era indemoniata.

La madre lo venne a sapere e non gli diede importanza invece l'ignoranza ed una chiesa cattolica che ha mai rinnegato queste pratiche, fecero diventare il problema di una bambina malata una questione di stato con il vescovo che interviene richiamando il parroco e inviando un esorcista.

La casa era fuori del paese, su una collinetta, quando la madre vide i due preti che si avvicinavano fu presa dal panico e cominciò ad urlare e a piangere, la bambina si era aggrappata alla sua gonna e guardava i due preti terrorizzata, sembrava di assistere ad una scena di un film dell'orrore.

Per fortuna i due preti si resero subito conto dello sbaglio e se la cavarono con una benedizione veloce, quattro preghiere e un fuggi fuggi generale.

La bambina fù presa poi in cura dal medico condotto e come lui stesso aveva predetto tutto passò crescendo, ma non quello che le era rimasto dentro.

Allora Sabina mi porti stò caffe?

 
 
 
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