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Creato da robertocass il 22/03/2011
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Storie di Famiglia

Post n°54 pubblicato il 06 Agosto 2014 da robertocass
 
Foto di robertocass

4° Puntata

 

 

 

La mattina dopo si alza come sempre all'alba.

Gli piaceva alzarsi presto, lo aveva sempre fatto e poi a quell'ora dormivano tutti, evitava così chiacchere inutili, prendeva il caffè che la madre lasciava al caldo davanti al camino ed usciva, non prima di aver aggiunto della legna e ravvivato il fuoco.

Quella mattina aveva però perso più tempo davanti allo specchio, si era fatto con cura la barba ed aveva sistemato i baffi, i capelli all'indietro con un po' di brillantina, ecco a posto.

Gli piaceva che dicessero che somigliava a Domenico Modugno, sotto sotto se ne vantava anche se faceva finta di nulla.

La Vespa era lucida come non mai., un ultimo controllo, a posto si parte.

Era nervoso e si accese una sigaretta, aveva chiesto il permesso proprio per arrivare presto al prato dove Nazzarena portava le sue pecore al pascolo.

Buongiorno.

Buongiorno Egidio come stai?

Bene senti sono venuto presto perchè voglio parlarti, ci sediamo qui all'ombra?

Senti sono anni che ci conosciamo ed io volevo dirti.....

La ragazza lo guarda diventare rosso, ha capito bene ma vuole che parli lui.

Dimmi.

Oh non è facile per me, insomma volevo chiederti se vuoi fidanzarti con me.

Mi conosci, sono un bravo ragazzo, già lavoro e guadagno bene, io ho intenzioni serie, voglio venire a casa tua, io ti voglio sposare.

Aveva detto tutto di corsa come per togliersi un peso.

Sì anche tu mi piaci, aspettavo questo momento.

Egidio la guarda, una bella ragazza con i capelli chiari e gli occhi celesti, un bel figurino, forse un po' troppo alta, ma l'aveva scelta, era lei la donna con la quale voleva vivere tutta la sua vita, era lei la donna che aveva scelto come moglie e madre dei suoi figli.

L'abbraccia e la bacia teneramente.

Attento che ci guardano.

E che mi importa ormai siamo fidanzati e questa sera vengo a presentarmi a tua madre.

Rimangono seduti a parlare, Egidio si sentiva proprio bene, tanto che si era dimenticato che doveva andare al lavoro ed aveva fatto tardi.

Senti scappo via , ci vediamo questa sera a casa tua.

A Nazzarena batteva forte il cuore, era felice, quel ragazzo gli era sempre piaciuto, gli piaceva come era riuscito già a farsi una posizione, gli piaceva anche se poi non si erano mai riusciti a frequentarsi.

Lei lavorava sempre, i fratelli erano piccoli e solo lei poteva aiutare sua madre, le cose da fare erano tante, avevano un po' di campagna e per fortuna da mangiare non era mai mancato, anche durante la guerra, anche se avevano dovuto nascondere tutto.

Ogni tanto passavano, tedeschi e fascisti, e vernivano a chiedere da mangiare, se non stavi attenta ti rubavano l'olio, il vino, il prosciutto, la farina, tutto quello che avevano messo via con tanta fatica.

Quando arrivavano, Anita, la madre, mandava via le figlie e preparava da mangiare, preparava della pasta con del pane e del vino.

Loro entravano e si sedevano, mangiavano senza parlare e poi ringraziavano e andavano via.

Anita era un donnone grande e grosso, li guardava e sempre senza parlare faceva un cenno col capo.

E così tutte le volte che capitava, ma grazie a questo era riuscita ad andare avanti.

Era stata sfortunata, si era sposata due volte e due volte era rimasta vedova, aveva così avuto una figlia dal primo marito e quattro dal secondo, tre femmine e un maschio.

Veramente non si era risposata, aveva una buona pensione come vedova ed avevano insieme deciso che non conveniva perderla, tanto era uguale, fra l'altro avevano lo stesso cognome, anche se non erano parenti, e quindi nemmeno quello era un problema.

Ma era rimasta sola di nuovo, gli anni della guerra erano stati duri, da sola, tutte donne.

Il maschio era partito ma era finito prigioniero, era tornato solo due anni dopo, stremato, dimagrito, ma vivo.

Il suo grande aiuto era quella figlia che somigliava tanto a lei, energica e risoluta, avevano lavorato tanto insieme, andavano d'accordo anche se non parlavano quasi mai.

Erano entrambi di poche parole ma sapevano quello che dovevano fare ed ognuna faceva il suo, gli bastava uno sguardo per capirsi e senza tante smancerie e abbracci e senza tante chiacchere andavano avanti.

Nazzarena era felice.
Mamma, ti ricordi di Egidio? Stasera viene qui a presentarsi ufficialmente, ci siamo fidanzati.

Bene, è un bravo ragazzo, hai fatto bene.

E così la sera ci fù l'incontro, Egidio venne con la cravatta e con un vassoio di paste.

Dopo la cena lo accompagnò fuori per stare un po' da soli.

Allora?

A posto, ci sposeremo presto stai tranquilla, solo il tempo di mettere da parte qualche soldo.

A proposito guarda che ti ho portato.

Un vestito, ma è bellissimo, non ne ho avuti mai di così belli, anzi veramente ne ho solo due, uno per l'estate e uno per l'inverno.

Vieni che lo faccio vedere a casa.

Guardate un po' che mi portato Egidio.

Tutte furono intorno a lei a vedere come era bello e tutte con un po' d'invidia per quella sorella che aveva trovato proprio un bel partito.

Egidio guardava e sorrideva, gli piaceva fare il grande, si sentiva importante e realizzato.

Non poteva sperare in niente di meglio.

 
 
 

Storie di Famiglia

Post n°53 pubblicato il 05 Luglio 2014 da robertocass
 
Foto di robertocass

3° Puntata

 

 

 

E' così che si cresce pensava mentre s'incamminava verso l'appuntamento e quando torno parlo con Nazzarena, è questo il suo nome, gli dico subito che io voglio farmi una famiglia ed è anche se siamo ancora giovani io voglio sistemarmi con una brava ragazza.

Voglio uscire appena possibile di casa, io non sono come mio padre, non ce l'ha faccio a stare buono e a sopportare in silenzio.

Buongiorno capo, sono pronto.

Bene carica tutto che partiamo.

E' questo il tuo primo viaggio?

Ti auguro che sia il primo dei tanti che farai e di trovare quello che cerchi.

Forza che partiamo.

Partono e il vecchio furgone fa un sobbalzo in avanti, ma poi prende il ritmo e si cammina che è un piacere.

Dove andiamo?

Devo fare tutti gli impianti, bagni e riscaldamento, di una villa a circa 80 km da qui, è per questo che ci dormiamo, non c'è nessuno e così evitiamo di fare avanti e indietro e di spendere soldi di benzina.

Ne ho parlato con il padrone e a lui non interessa, basta che non sporchiamo e che mettiamo tutto a posto, c'è anche la cucina e possiamo arrangiarci.

Bene allora cucino io, sono capace di fare la pasta col sugo.

Bravo il mio Egidio, ho trovato un assistente cuoco.

Il ragazzo gli sorride, si sente bene, si sente grande, ed è felice anche perchè verrà pagato e con quello al ritorno andrà subito a comprarsi un motorino.

Arrivano ad un grande cancello, davanti una stradina e poi una casa così grande che al ragazzo sembrava un castello.

Che lusso e chi è il padrone.

Oh è di un direttore di banca, gente importante, su vieni che scarichiamo.

La villa era su una collinetta, circondata da alberi, dall'alto si vedeva una città grande che sembrava non finire mai.

E quella?

Come? ma quella è Roma.

Roma? Io l'ho vista solo su qualche giornale, è lì che andrò a vivere.

Va bene, vedo che hai le idee chiare, su che abbiamo tanto da fare.

Il primo giorno sembrava non finire mai, dopo aver scaricato il furgone aveva dovuto sistemare tutto piano per piano,la sera era a pezzi.

Il padrone in cucina aveva lasciato di tutto, fecero un po' di pasta e poi finirono con il prosciutto che avevano portato da casa.

La sera le luci della città erano uno spettacolo meraviglioso, sembravano un enorme albero di natale.

Egidio rimase a guardarle tanto che ci si addormentò.

Lo svegliò il fresco della notte.

Dove ha messo i materassi?

Trovò il suo in un angolo della cucina, ci si buttò sopra stremato.

Il lavoro era pesante ma che soddisfazione quando provarono tutto, l'acqua usciva dai rubinetti e i termosifoni si scaldavano, tutto funzionava perfettamente.

Il ragazzo ne era felice, cosciente che questo mese era stata per lui una scuola importante, si sentiva in grado di fare qualsiasi cosa.

Capo, sei sicuro che quel tuo amico ha sempre quella Vespa che vuole vendere?

Bò, penso di sì, appena rientriamo ci andiamo subito.

E così fecero, la Vespa era bianca, perfetta, l'aveva tenuta proprio bene, Egidio ne era entusiasta.

Aveva investito tutto su quell'acquisto ma tornare motorizzato era un sogno che diventava realtà.

L'ingresso in piazzetta fù trionfale, tutti intorno a complimentarsi, così giovane e già con la testa sulle spalle, bravo hai fatto bene.

A casa fù uguale anche se poi la madre lo chiamò da parte.

Bravo, e per Rino?

Come per Rino?

Eh sì Rino è tuo fratello tu devi pensare a lui, dovevi portargli qualcosa, dargli un po' di soldi.

E perchè non si muove anche lui?

Che c'entra, lui è più sfortunato, tu devi aiutarlo.

Egidio non sapeva che questo era solo l'inizio, e che questa storia non sarebbe mai finita, quel fratello a cui non somigliava sarebbe stato sempre fra lui e sua madre.

Margherita non pensava ad altro, d'altra parte Egidio era nato da un matrimonio di cui non si era nemmeno resa conto, Rino era invece figlio dell'amore.

L'incontro con Giovanni era stato per lei sconvolgente, un uomo bello, alto, istruito, sempre ben vestito che aveva scelto lei, lei che non era bella, lei che non sapeva nemmeno leggere e scrivere.

Era stato qualcosa che lei non avrebbe potuto nemmeno immaginare, un amore forte in cui lei si era persa completamente.

E poi la scelta di vivere insieme a danno di quel pover'uomo di Alessandro, a cui lei era affezionata e gli dispiaceva trattarlo così, ma tutti i suoi dubbi svanivano quando entrava Giovanni, quando la chiamava in camera appena uscivano tutti.

Non riusciva a resistere ai suoi baci, alle sue carezze ed allora dimenticava tutto, le chiacchere e i rimorsi, e si convinceva che non era niente di strano, che potevano tranquillamente vivere così.

E poi guardava quel ragazzo che si alzava a mezzogiorno e che non combinava niente di buono.

Oh era simpatico a tutti, raccontava tante storielle ma di lavoro non parlava mai.

E per lei era diventato un chiodo fisso, appena poteva ne parlava a quell'altro figlio che invece cominciava a guadagnare e che già portata soldi a casa.

Tanto fece che alla fine costrinse Egidio a portarselo al lavoro, a farlo assumere dove lavorava, solo che Rino s'impegnava poco, era sempre in ritardo e anche se alla fine il lavoro lo faceva anche bene, non andava mai bene ai titolari.

Egidio non se ne preoccupava più di tanto, lo presentava mettendo bene in chiaro che lui non c'entrava nulla e che assumerlo o no era una loro scelta, sulla quale lui non avrebbe messo mai bocca.

Aveva 18 anni e faceva già il capoccia, Michelini era andato in pensione, restava in ufficio e lasciava tutto in mano a lui, a lui che era un capo nato, a lui che a comandare gli veniva proprio bene.

Trattava sempre tutti cordialmente e con il sorriso ma otteneva sempre quello che voleva, usava sempre il cervello e prima di parlare controllava sempre tutto in modo da non poter mai essere contraddetto.

Quella sera era proprio contento, aveva sistemato tutto, aveva fatto assumere Rino da un altro idraulico in modo da non averlo più fra i piedi, ed aveva chiesto al capo due ore di permesso per l'indomani.

Sì, pensava, domani sarà un giorno importante.

 
 
 

Storie di Famiglia

Post n°52 pubblicato il 04 Giugno 2014 da robertocass
 
Foto di robertocass

2° Puntata

 

 

 

Egidio si avvia verso casa, gli dispiace per il padre, aveva visto la difficoltà che aveva nel rispondere e quanto dovesse soffrire per una sitiuazione che andava avanti ormai da tanti anni.

Ma lui doveva capire ed era intenzionato a continuare.

Mamma sono casa.

Vieni non c'è ancora nessuno, siediti che è pronto.


Margherita stava impastando il pane nella mattera, l'avrebbe lasciato lievitare tutto il giorno e poi la mattina dopo avrebbe iniziato a cuocerlo.

Egidio già sentiva il profumo del pane caldo, un profumo che gli piaceva e che lo metteva di buonumore tanto che gli sembrava di essere in sintonia con tutto e con tutti.


La vede indaffarata ma non c'è nessuno e allora parte all'attacco.

Mamma perchè io e Rino siamo così diversi?


Margherita lo guarda, è chiaro che si sta alterando ma risponde al figlio con calma.

Vedi, mi aspettavo prima o poi questa domanda, so benissimo quello che dice la gente, ma è solo invidia.

Giovanni è un uomo bello, intelligente, importante ed ha scelto di vivere con me, scusa volevo dire con noi.

Questo non è andato giù a tanta gente, ma a me non importa, per me possono parlare quanto gli pare.

E poi per la somiglianza , che c'è di strano siamo parenti, è normale.


Ma scusa che parentela abbiamo con lo zio? E poi perchè lo abbiamo sempre chiamato zio Giovanni?

Oh senti adesso basta, io ho da fare e mi fai perdere tempo.

Se vuoi mangiare la pasta è a tavola, su sbrigati che mi hai fatto fare tardi.


Egidio mangia di corsa ed esce, si siede sulle scale penserioso.

I gatti sono in amore e i maschi urlano il loro richiamo tanto forte che sembrano tanti bambini che piangono.

E' vero come dice papà che abbiamo troppi gatti, d'estate la puzza del piscio è insopportabile.

Ma Giovanni vuole così, li tiene sul tavolo quando mangia, anzi quasi mangiano nel piatto con lui, e Rino è uguale, sempre con un gatto in braccio.


A me non piacciono, anzi avrei voluto un cane ma come sempre quello che pensiamo io e papà conta poco.

Devo andare via, non mi piace stare qui a poltrire o ad alzarmi a mezzogiorno come Rino,io voglio fare qualcosa, io voglio realizzarmi.

Stò diventando bravo come idraulico e anche se Rino come sempre cerca di fare quello che faccio io, io devo muovermi.

Domani vado a Narni a parlare con Michelini, si dice che cerca operai per un lavoro che deve fare fuori.

Però prima devo capire una volta per tutte come stanno qui le cose.


Egidio era testardo e quando voleva una cosa diventava matto fino a quando non riusciva ad ottenerla, quando faceva un lavoro doveva finirlo e quasi sempre finiva funzionante ma rattoppato e sempre per la fretta di completarlo.

Non aveva molti amici anzi nessun amico vero, nessuno di cui poteva fidarsi, ma era un compagnone, finiva sempre al centro dell'attenzione e diventava senza volerlo il capo del branco, quello a cui tutti si rivolgevano, quello a cui tutti chiedevano consigli.

Gli amici già pensavano alle ragazze, lui no, lui pensava al lavoro, anche se aveva già visto una ragazza che portava tutte le mattine le pecore al pascolo.

Non sapeva come si chiamava ma sapeva che veniva da una famiglia povera dove la madre rimasta vedova aveva fatto di tutto per mantenere la famiglia, aveva lavorato come un uomo e ancora oggi con i figli ormai grandi faceva lo stesso.

Prima o poi ci parlo, ma c'è tempo prima devo sistemarmi con il lavoro.

Erano anni difficili, si era appena usciti dalla guerra ed in campagna la vita era dura, chi riusciva ad entrare in fabbrica e ad impararsi un lavoro era visto come un arrivato, uno che aveva svoltato.

Era questo quello che voleva Egidio.

La mattina dopo si alza che è ancora notte, doveva fare 30 km a piedi prima di arrivare al paese e voleva arrivarci presto.

E' buio non c'è la luna e non si sente nessun rumore, inizia a camminare, si era portato del pane e comincia a mangiarlo.

Cammina a passo veloce senza pensare a niente e intanto s'iniziano a vedere i primi raggi del sole al di là delle colline.

Gli è sempre piaciuta l'alba e non è raro che esca la mattina presto solo per vederla.

Le prime case, c'è movimento, oggi c'è mercato ed sono tanti i contadini che arrivano per vendere frutta, ortaggi o animali.

Arrivano presto per prendersi i posti migliori, fra poco arriverà tanta gente e qualcosa si vende sempre.

Sicuramente verrà anche Zio Giovanni, è meglio che mi sposto dal mercato, tanto a me non interessa.

Buongiorno.

Michelini stava caricando un vecchio furgone di tubi e di valvole, si gira e sorride al ragazzo.

Buongiorno Egidio.

Senti posso venire a lavorare con te, non voglio nulla, mi basta che mi insegni il mestiere.

Sì certo, lo faccio volentieri con te, tu impari presto, non fai domande e come dovrebbero fare tutti, impari con gli occhi, e poi mi aiuti, dai monta che partiamo.

Egidio era contento, gli piaceva stare con quel vecchio idraulico, brusco ma di cuore, e poi a fine giornata gli regalava sempre qualche soldo.

Senti è vero che hai preso un grosso lavoro e che cerchi un operaio?

Sì perchè t'interessa?

Magari mi piacerebbe, pensi che potrei farcela.

Come lavoro sì, ne sai abbastanza, ma dovremo dormire fuori per almeno un mese e come ti metti con tua madre?

Oh non preoccuparti, hanno altro a cui pensare, devo solo dirlo a mio padre.

E' sera quando rientrano, Egidio era felice sarebbero partiti l'indomani.

Papà, domani mattina vado fuori per lavorare con il vecchio Michelini.

Bravo vai via da questo posto, vai via tu che puoi farlo, io non ne ho avuto mai il coraggio.

Va bene, dillo tu a mamma.

 
 
 

Storie di Famiglia

Post n°51 pubblicato il 09 Maggio 2014 da robertocass
 
Foto di robertocass

1° Puntata

 

 

 

Non gli era mai piaciuto vivere in campagna e sperava sempre un giorno di riuscire ad andare via.

Egidio, vieni a fare colazione.

Sì mamma arrivo.

Come sempre erano a tavola sua madre Margherita, il padre Alessandro, lo zio

Giovanni e suo fratello Rino.

Egidio aveva 15 anni ma si sentiva a disagio e ogni volta li guardava senza parlare.

Guardava quel fratello alto e magro che somigliava come una goccia d'acqua

a quello zio che non gli era stato mai tanto simpatico, poi vedeva sè stesso nel padre, come lui basso e con lo stesso viso.

Guardava poi sua madre, una donna non bella ma sveglia e intelligente, che sembrava a suo agio e che parlava sempre e che dava sempre ragione allo zio,

tanto che Alessandro alla fine si alzava e andava via borbottando.

Era sempre così, a colazione e pranzo, ogni volta che sedevano a tavola tutti insieme, ed era per questo che si cercava un pò tutti di evitarlo, si andava sempre più tardi e non si rispondeva mai alle chiamate di Margherita che sembrava non accorgersi della situazione.

E come sempre dopo il padre si alzava anche Egidio.

Io scendo che ho da fare, ci vediamo dopo.

Rino lo guarda ma come sempre non si muove, non sono andati mai molto d'accordo, da bambini sì, giocavano insieme ma poi avevano iniziato a prenderli in giro dicendo che Rino era il figlio di Giovanni e che la madre si era parecchio divertita, e tutto quello che si può dire.

E così avevano evitato si stare insieme, uscivano sempre separati, ognuno aveva i suoi amici e così andavano avanti.

Egidio guarda il padre e come sempre pensa:

Come ha fatto a sopportare una cosa del genere?

Come fa a convivere con tutte le chiacchiere che in un piccolo paese, dove tutti sanno tutto, diventano argomento quotidiano, di cui si parla sempre e dove ti guardano con un sorrisino e dove non ti parlano in faccia, ma ti guardano con un fare complice di chi dice, io sò che tu lo sai.

Come ha fatto a sopportare tutto questo?

Lo guarda che sta prendendo la roncia.

Papà dove vai?

 

Vado a fare un pò di legna, vuoi venire?

Sì arrivo.

Erano giorni che cervava questa occasione, da soli nel bosco, sperava di riuscire a farlo parlare, per cercare di scoprire la verità, o almeno la sua versione.

Allora andiamo.

Il sole si stava affacciando dalle nuvole e la foschia si stava alzando, non faceva freddo e loro camminavano in silenzio.

Egidio era in ansia, voleva cominciare il discorso ma aveva paura di una sua reazione.

Cominciano a salire, gli alberi diventano più fitti, arrivano ad una piccola radura dove avevano già iniziato a tagliare e dove avevano già accatastato del legname.

Iniziano a tagliare, Alessandro usa la sega per i rami più grandi, Egidio la roncia per pulire i pezzi e per metterli via.

Comincia a fare caldo e si tolgono la giacca.

Papà, come è stato con mamma, come vi siete conosciuti?

Che domanda, mà, siamo cresciuti insieme, si conoscevano le famiglie, praticamente eravamo già fidanzati da bambini, era stato già deciso che dovevamo sposarci e così è stato.

Ma tu ne eri innamorato?

Bò, non lo so, è sempre stato così, sì, penso di sì, è normale siamo spostati da 15 anni.

Egidio lo guarda, non è molto convinto.

E Zio Giovanni?

Alessandro si gira, non sorride più, ha il viso contratto e parla come se gli facesse tanta fatica.

Anche lui c'è sempre stato, quando sono morti i miei genitori io sono andato a vivere con lui, io non avevo nulla, o almeno quello che c'era è stato sempre gestito da lui.

Lui ha studiato e queste cose le capisce.

Tutto quello che abbiamo è suo, anche la casa dove abitiamo, e poi lavora al comune come stradino, è un lavoro importante e ben pagato e viviamo tutti con i suoi soldi.

Ne parla a voce alta come per convincersi ancora una volta.

 

Vedi Egidio, ora che la guerra è finita dobbiamo trovarci tutti un lavoro, tu devi

essere indipendente, devi andare a lavorare fuori, devi farti una posizione, devi

continuare come idraulico, ci riesci bene, potrebbe essere quello il tuo futuro.

Papà perchè Rino non mi somiglia?

Egidio ha parlato in fretta quasi senza respirare, ha gli occhi bassi.

Il padre lo guarda, rimane in silenzio un tempo infinito, poi fa un bel respiro, come per prendere coraggio.

Lo so, quello che dice la gente, sò bene quanto è cattiva.

E' per questo che mi vedi sempre da solo, sono anni che mi prendono in giro,

sono anni che gira questa storia.

E' vero siete tanto diversi, e Rino assomiglia tanto allo zio, ma io l'ho chiesto

a Margherita, ma lei mi dice sempre che non devo preoccuparmi, che sono solo chiacchere, che anche Rino è figlio mio come te.
Ma tu mi assomigli, si vede che sei mio figlio, perchè Rino invece no?

Alessandro abbassa la testa, si siede sul tronco e rimane così in silenzio.

Papà scusami, non volevo...

No, ormai sei grande, è giusto che ti parlo così.

Ma io non so niente, non so darti una risposta diversa, sono anni che ho questi dubbi, sono anni che non ci dormo, ma non posso farci nulla.

Si alza e riprende a tagliare, in silenzio, a testa bassa.

Lavora come un forsennato e suda copiosamente, il sole è alto e inizia a fare caldo.
Papà è ora di pranzo, andiamo a casa.

No, Egidio, tu vai, io rimango, non ho fame e voglio finire.

Il ragazzo si gira, il padre ha ripreso a lavorare come se dovesse finire tutto da un momento all'altro, ma alza gli occhi, lo guarda e abbozza un sorriso.

 

 
 
 

Tutto successe all'improvviso

Post n°50 pubblicato il 04 Aprile 2014 da robertocass
 
Foto di robertocass

 

 

 

Tutto successe all'improvviso, mi ricordo che stavamo partendo per una piccola gita.

Erano diverse volte che si rimandava o per mancaza di tempo o di soldi, ma stavolta eravamo decisi, si sarebbe partiti comunque e come al solito senza destinazione, ci saremmo fatti un giro, solo per staccare la spina.

Stavo caricando la macchina e la cuccia per Camilla che mi girava intorno come se avesse capito che partivamo, quando il clielo si scurisce all'improvviso e diventa buio, ma non notte, come se fossimo sotto un ombrellone.

Una penonbra piacevole che ovattava tutto quello che avevo intorno, e poi c'era tanto silenzio.

Un silenzio strano, come quella volta che ci fù il black out, quando svegliato dal silenzio, sono uscito di casa e tutto sembrava fermo, non si sentiva niente, solo qualche finestra che si apriva e qualcuno come me che scendeva a vedere cosa fosse successo.

Siamo troppo abituati ai rumori, il frastuono ci tranquillizza, il silenzio ci mette paura, non sappiamo spiegare cos'è e il non sentire nulla ci preoccupa.

Mi ricordo che cominciai a girarmi intorno e a camminare, mi girai mi sembrava strano che Camilla non mi seguisse, ma era tutto in penonbra, quando la sento abbaiare, la vedo che abbaia al cielo.

Alzo gli occhi, il cielo non si vedeva, c'era qualcosa di enorme che lo copriva interamente.

Mi giro, tutti guardano in alto e cercano con gli occhi qualcuno, nessuno parla, tutti si muovono increduli e impauriti.

Vado subito su internet, la stessa cosa è successa in tutto il mondo.

E' un attacco alieno?

Sono arrivati?

Mi vennero in mente tutti i film di fantascienza e i libri letti, avevo sempre creduto in una vita aliena, avevo sempre creduto negli ufo che ogni tanto venivano a trovarci.

Ed ora era tutto vero.

Sono loro, sono venuti in pace o vogliono conquistarci?

Il mondo cominciò a guardare in cielo, a guardare quella che tutti ormai chiamavano l'astronave, tutti aspettavano, tutti nell'attesa di un segno, di una porta che si apriva, tutti aspettano di vedere qualcuno uscire.

Tutti gli scienziati, i ricercatori e quant'altro lanciavano verso il cielo tutte le onde possibili, i messaggi in tutte le forme conosciute, vennero utilizzate tutto le tecniche possibili ma sempre senza risultato.

Passarono i mesi ma tutto restava uguale, non vi erano segni di risposta e nulla si muoveva su quella che sembrava una superfice liscia e lucida.

Tutti i governi si unirono per studiare una tattica comune, si provò di tutto, anche possibili azioni missilistiche ma alle prime prove tutto sembrava rimbalzare come fosse un enorme muro di gomma.

Alla fine si dovette prendere coscienza che non c'era nulla da fare, un attacco nucleare avrebbe distrutto la vita sulla terra e non c'era altro che aspettare.

 

Sono passati vent'anni da quel giorno e ormai ci siamo abituati a vivere così in penonbra, certo di notte non vediamo le stelle ma mai si era vissuti con un benessere così distribuito in tutto il mondo.

Gli eserciti sono stati smantellati da tempo e quella spada di Damocle appesa sul mondo ha spinto i potenti a muoversi diversamente, a cercare alleanze, a studiare progetti comuni e ad unire tutte le risorse per combattere quella cosa che staziona immobile sopra le nostre teste.

E' nato un governo mondiale e tutti e tutti gli enormi capitali che prima venivano utilizzati in armamenti e viaggi spaziali sono stati ulizzati per il miglioramento delle condizioni di vita.

L'Africa è diventata un grande giardino,sono scomparsi i deserti, l'inquinamento è solo un ricordo e si producono solo oggetti ecosostenibili.

Il benessere ha consentito l'aumento delle speranze di vita ed oggi si arriva senza problemi a 150 anni.

E' scomparsa la povertà e tutti guardano il cielo.

Tutti guardano il cielo, tutti guardano in alto e tutti i telescopi sono puntati al cielo, ormai l'astronave è stata studiata in ogni suo centimetro, alla ricerca di qualche segno, di qualche apertura.

Ma la superficie è liscia e nonostante ormai si conosca tutto perfettamente non sono stati mai trovati segni o movimenti di nessun genere.

E così dopo tanti anni di studio la scienza si è dovuta arrendere, arrivando alla conclusione che forse non è nemmeno un'astronave.

 

Allora cos'è?

 

Ha portato pace, benessere, nel mondo è scomparsa la cattiveria e il male, quella presenza sopra la testa spinge tutti a comportamenti diversi.

 

Allora è Dio?

 

Oggi molti la pregano e lentamente è entrata nella gente la convinzione che è un segno divino, un Dio grande e misterioso che ci guarda e ci controlla.

Un Dio che stanco di come gli uomini si stavano comportavano ha voluto porre rimedio, un rimedio definitivo per costringerci a vivere meglio, senza ucciderci l'un l'altro.

Un Dio che ci guarda sempre e comunque.

 

Ma allora bastava questo per farci cambiare, eravamo arrivati ad un punto di rottura insanabile, le guerre, l'inquinamento, la povertà di molti per il benessere di pochi, tutto sembrava presagire che si era arrivati ormai al punto del non ritorno, i danni dell'uomo sull'ambiente erano diventati talmente grandi da non consentire rimedi, i conflitti fra nord e sud del mondo erano ad un punto tale che si era molto vicini ad una guerra totale e definitiva.

Una guerra che avrebbe portato alla fine della nostra civiltà e dell'umanità tutta.

Ma poi è comparsa la cosa, l'astronave, Dio, e tutto è cambiato, l'uomo è stato costretto a diventare migliore.

Tutto è cambiato ed ora?

 

Ed ora che succederà?

 

Tutto successe all'improvviso.

 

Stavamo pregando con le mani e gli occhi verso il cielo quando dalla cosa si apre uno squarcio e una luce acceccante c'investe, non vediamo più niente e sentiamo un calore che ci entra nelle ossa.

Un calore che aumenta, aumenta ed una luce mai vista avvolge tutto, tutto intorno prende colore, il cielo è blu, vediamo le nuvole, le montagne e il mare di un azzurro intenso increspato dal bianco delle onde che si rifrangono sugli scogli.

Vediamo il sole, il cielo è libero, ma non ci preoccupiamo, lo spettacolo davanti ai nostri occhi è meraviglioso, tutto ha preso colore e il sole è caldo, siamo sdraiati sul prato con gli occhi chiusi e sentiamo il calore che ci accarezza.

 

Siamo rimasti sdraiati tutto il giorno, abbiamo aspettato la notte per vedere le stelle.

Le stelle, miliardi di puntini luminosi, ci siamo divertiti a contarle e a riconoscere le costellazioni.

 

Avevamo perso tutto questo, eravamo felici di essere protetti ma non sapevamo quello che ci stavamo perdendo.

 

Ed ora che succederà?

 

Avremo ancora la possibilità di scegliere?

 
 
 
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