Creato da robertocass il 22/03/2011
Storie di Vita Ordinaria e di Controinformazione

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Il Guanto di Simoncelli

Post n°132 pubblicato il 04 Novembre 2017 da robertocass
 
Foto di robertocass

 

 

 

 

Assurdo e Meraviglioso

Paolo Simoncelli, padre del grande Marco, ha condensato in due aggettivi un episodio che meriterebbe un romanzo.

A sei anni di distanza i coniugi Simoncelli sono ritornati a Sepang, sul circuito malese dove il figlio interruppe la sua cavalcata, restando ucciso in un tremendo incidente a bordo della sua moto.

Possiamo vederli mentre scendono dall’aereo, con il fuso orario nella testa e troppi ricordi nel cuore.

Vengono avvicinati da una ragazza del posto, che con gli occhi bassi si avvicina e gli spiega di avere comprato un guanto di Marco da un commissario di gara.

Il signor Simoncelli non si sorprende: ovunque vada, viene avvicinato da qualche tifoso inconsolabile che gli mostra una reliquia del figlio.

Il particolare del guanto però lo incuriosisce: di solito li vendono in coppia, perché quella ragazza ne ha comprato uno solo?

Ma a quel punto lei lo estrae dalla tasca e lui lo riconosce.

Non è un guanto qualsiasi, è quello che Marco indossava al momento dell’incidente, il destro è già a casa, il sinistro non era mai stato recuperato.

Ma ora è lì, tra le mani tremanti di questa giovane donna, che saputo che i genitori del campione sarebbero arrivati con quel volo, è venuta per restituire qualcosa che aveva custodito per loro.

Il signor Simoncelli ha cercato mille parole per dirle grazie, ma la ragazza non è riuscita a capirle, alla fine è rimasto zitto e l’ha stretta in un abbraccio.

Uno immagina e li vede quei due estranei che si abbracciano con le lacrime agli occhi nella sala arrivi di un aeroporto malese con uno strano guanto tra le mani e pensa che a volte la vita sa essere davvero così: assurda e meravigliosa.

 

 
 
 

Separati e Separate

Post n°131 pubblicato il 27 Ottobre 2017 da robertocass
 
Foto di robertocass

 

 

 

 

Ci voleva un comico di Zelig per rammentarci il destino dei tanti divorziati con prole che scivolano lungo la scala della sopravvivenza fino a cadere per terra.

Dormire sul sedile di un’auto come lui, mangiare alla Caritas sono situazioni che viviamo ogni giorno, ognuno conosce qualcuno uomo o donna che vengono ridotti alla disperazione con una cattiveria che non può messere giustificata nemmeno dal peggiore dei tradimenti.

A volte basta un attimo.

Lo stipendio dimezzato o pignorato per gli alimenti. Il mutuo della casa dei figli,l’affitto della casa per sé stessi, si entra in un vortice dal quale è difficle uscirne.

E alla fine non si riesce più a far fronte, si perde il lavoro e non si riesce più a pagare.

E si arriva a chiedere ospitalità ai genitori anziani e aiuto agli amici e ai colleghi.

Sarebbe però ipocrita usare le tragedie dei tanti separati ridotti in miseria per nascondere il fenomeno ancora più massiccio di quelli che riducono in miseria la propria famiglia.

Ci sono tanti uomini che spacciandosi per nullatenenti senza esserlo utilizzano leggi ambigue e avvocati senza scrupoli per centellinare il dovuto o non corrisponderlo affatto, confidando nella mansuetudine e nell’orgoglio delle loro ex compagne.

Appena ci si inoltra in certe materie si capisce quanto sia assurdo continuare a etichettarle in base al sesso dei protagonisti.

In gioco non c’è il diritto degli uomini contrapposto a quello delle donne, ma il diritto di tutti di vivere una vita degna di essere vissuta.

Il diritto di vedere i propri figli e il diritto anche di rifarsi una nuova famiglia.

Perché nessun figlio vorrebbe che un padre o una madre si riducessero così per lui.

 

 
 
 

Asia Argento vittima o complice?

Post n°130 pubblicato il 20 Ottobre 2017 da robertocass
 
Foto di robertocass

 

 

 

 

In questi giorni si sta parlando molto di Asia Argento e perchè per molti non è una vittima, anzi una complice, avrebbe dovuto ribellarsi ai ricatti del produttore e invece non l'ha fatto e anzi lo ha fatto oggi quando quell'uomo dipotere ne ha molto meno.

Si leggono tante storie come quella di una ragazza che alla vigilia della laurea, riceve le avance del professore con cui stava preparando la tesi, lei non risponde ma straccia la tesi e cambia professore, preferendo diventare dottoressa con qualche mese di ritardo piuttosto che venire meno ai suoi principi.

E' tutto ineccepibile e il comportamento della ragazza straordinario ma ci avete fatto caso?

Dal momento in cui è esploso lo scandalo, il produttore bavoso di Hollywood è uscito dal dibattito, quasi si trattasse di un fenomeno naturale e inevitabile: premesso che la pioggia esiste, discutiamo se si debba o meno aprire l’ombrello.

Invece il problema rimane la pioggia, cioè il comportamento di un uomo che ha abusato del suo ruolo per esercitare pressioni nei confronti di una donna.

È di questo che si dovrebbe discutere.

E questo prima o poi capita a tutte le donne e di tutte l'età.

Ora il modo in cui la donna reagisce alla prevaricazione è affare che riguarda la sua coscienza, mentre l’atteggiamento del prevaricatore riguarda tutti.

Il fatto che sia ancora così diffuso non significa che lo si debba dare per scontato.

Soltanto il giorno in cui il diritto delle vittime sarà tutelato davvero, potremo arrogarci quello di giudicare le loro strategie di sopravvivenza.

 

 
 
 

L'Uomo del Treno

Post n°129 pubblicato il 09 Ottobre 2017 da robertocass
 
Foto di robertocass

 

 

 

 

Lo vide per la prima volta sul treno dei pendolari, mentre leggeva un libro che lei aveva amato.

Zoe cominciò a sbirciarlo ogni giorno, per un anno.

Rimpiazzò i jeans con abiti eleganti, ma lui non staccava gli occhi dalla pagina.

Una mattina lei gli si sedette davanti e lasciò cadere il biglietto del treno.

Lui si chinò a raccoglierlo e glielo porse, senza smettere di leggere.

Zoe era cocciuta e il giorno del suo compleanno, al momento di scendere alla stazione londinese di King’s Cross, si festeggiò mettendogli in mano una lettera in cui lo invitava a prendere un drink e gli lasciava la sua mail.

Lui rispose soltanto la sera.

Si chiamava Mark e si complimentava per il coraggio, ma rimbalzava l’invito perché non era certo che la sua fidanzata lo avrebbe gradito.

Dal mattino dopo continuarono a fronteggiarsi sul treno facendo finta di niente, come solo due inglesi sanno fare.

Passarono così altri otto mesi e Mark scrisse la seconda mail: «Sono single da un po’ e ti penso: sarà tardi per quel drink?».

Non era tardi.

Nemmeno per stupirsi che Mark fosse veramente l’uomo che Zoe aveva immaginato.

Si sono sposati, hanno fatto due figli e adesso un libro, che tra gli inglesi sta suscitando reazioni emotive smodate, racconta la loro storia.

Beati loro.

Sui carri merci dei pendolari italiani certi colpi di fulmine al rallentatore si possono solo fantasticare.

Non che tra i nostri viaggiatori manchino le donne intraprendenti e qualche sparuto maschio che legge.

Ma sono troppo impegnati a cercare di non arrivare in ritardo per avere anche il tempo di innamorarsi.

 

 
 
 

Lettera aperta di una vittima del bullismo

Post n°128 pubblicato il 15 Settembre 2017 da robertocass
 
Foto di robertocass

 

 

 

 

Una ragazza di 18 anni alunna dell'Istituto Enologico di Cerletti di Conegliano (TV) ha voluto pubblicare nel giornalino scolastico una lettera per denunciare i compagni bulli che l'hanno perseguitata per anni e solo perchè in sovrappeso:

Grazie per avermi lasciata sola a raccogliere i pezzi rotti di me stessa e fatto in modo che li rimontassi a mio piacimento così da sembrare più forte, grazie perchè adesso il mio fisico è cambiato.

Non so se è migliorato perchè ho perso quei pochi chili che avevo in più di cui mi vergognavo, dopo tutte le vostre critiche poco costruttive ma pesanti, perchè eravate in tanti, se non troppi a farle.

A tutti voi che nel corso della mia vita vi siete solo impegnati a divertirvi con le mie emozioni, sottolineando i miei difetti anche più nascosti distruggendomi interiormente senza rendervene conto, voglio dire grazie.

Voglio dire grazie a tutti quelli privi di cuore nei miei confronti.

Sapete perchè vi ringrazio?

Perchè, nonostante tutto, la vostra ignoranza mi ha resa più forte e ho sempre mantenuto il sorriso davanti a voi, non lasciandovela mai vinta.

 

Un atto di coraggio di una ragazza che non ha voluto piegare la testa e ha lottato contro tutti i bulli che aveva contro, contro un intero paese.

Una ragazza che non si è arresa e senza arrivare a gesti estremi è riuscita con intelligenza a porre fine a una vera e propria persecuzione.

Il mito del bello a tutti i costi è fondamentale per i ragazzi di oggi e forse lo è sempre stato, tutti uguali e tutti omologati, con gli stessi capelli, la stessa borsa, lo stesso giubbotto.

E chi non si attiene a questi dogmi è fuori.

Chi si comporta in modo diverso, chi ha un fisico non omogeneo, chi si veste non uguale agli altri, viene irremidiabilemte deriso e messo da parte.

La pubblicità ci vuole tutti uguali e tutti anche incosciamente cerchiamo di somigliare ai modelli che ci vengono imposti.

 

 
 
 
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