Creato da robertocass il 22/03/2011
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Lettera aperta di una vittima del bullismo

Post n°128 pubblicato il 15 Settembre 2017 da robertocass
 
Foto di robertocass

 

 

 

 

Una ragazza di 18 anni alunna dell'Istituto Enologico di Cerletti di Conegliano (TV) ha voluto pubblicare nel giornalino scolastico una lettera per denunciare i compagni bulli che l'hanno perseguitata per anni e solo perchè in sovrappeso:

 

Grazie per avermi lasciata sola a raccogliere i pezzi rotti di me stessa e fatto in modo che li rimontassi a mio piacimento così da sembrare più forte, grazie perchè adesso il mio fisico è cambiato.

Non so se è migliorato perchè ho perso quei pochi chili che avevo in più di cui mi vergognavo, dopo tutte le vostre critiche poco costruttive ma pesanti, perchè eravate in tanti, se non troppi a farle.

A tutti voi che nel corso della mia vita vi siete solo impegnati a divertirvi con le mie emozioni, sottolineando i miei difetti anche più nascosti distruggendomi interiormente senza rendervene conto, voglio dire grazie.

Voglio dire grazie a tutti quelli privi di cuore nei miei confronti.

Sapete perchè vi ringrazio?

Perchè, nonostante tutto, la vostra ignoranza mi ha resa più forte e ho sempre mantenuto il sorriso davanti a voi, non lasciandovela mai vinta.

 

Un atto di coraggio di una ragazza che non ha voluto piegare la testa e ha lottato contro tutti i bulli che aveva contro, contro un intero paese.

Una ragazza che non si è arresa e senza arrivare a gesti estremi è riuscita con intelligenza a porre fine a una vera e propria persecuzione.

Il mito del bello a tutti i costi è fondamentale per i ragazzi di oggi e forse lo è sempre stato, tutti uguali e tutti omologati, con gli stessi capelli, la stessa borsa, lo stesso giubbotto.

E chi non si attiene a questi dogmi è fuori.

Chi si comporta in modo diverso, chi ha un fisico non omogeneo, chi si veste non uguale agli altri, viene irremidiabilemte deriso e messo da parte.

La pubblicità ci vuole tutti uguali e tutti anche incosciamente cerchiamo di somigliare ai modelli che ci vengono imposti.

 

 
 
 

Una civiltÓ aliena in Antartide

Post n°127 pubblicato il 04 Settembre 2017 da robertocass
 
Foto di robertocass

 

 

 

 

In questi giorni di fine estate si parla molto di una civiltà aliena che avrebbe abitato l'Antartide 55.000 anni fa, quando l'Antartide era molto più vicino all'equatore e quindi non ricoperto di ghiacci.

Ci sono stati due scoperte effettuate grazie alle immagini on line di Google Earth.

La prima è una gigantesca piramide che sbuca dai ghiacci, piramide che gli ufologi affermano sia artificiale perchè troppo perfetta per essere di origine naturale.

Come sempre è possibile dare una risposta logica e per la scienza ufficiale è un nunatak, la sommità cioè di una montagna non coperta da neve o ghiaccio all'interno o ai margini di un ghiacciaio.

La forma spigolosa è la conseguenza dei cicli di congelamento e scongelamento e dell'erosione.

Sempre analizzando le immagini di Google Earth è stato scoperto un castello di forma rotonda, la cui diagonale misura 121 metri circa.

Gli esperti di ufologia hanno teorizzato che il castello sarebbe un'altra prova e che ci sarebbero sotto lo strato di ghiaccio, spesso in quel tratto più di 3 km, ben altre prove dell'esistenza di questa antica civiltà.

Secondo gli scienziati però l'oggetto perfettamente circolare non avrebbe nulla di strano ma sarebbe una normalissima struttura naturale, conosciuta come sastrugi, ovvero un insieme di crinali che si formano per l'azione degli agenti atmosferici come la neve e il vento.

Ora chiunque può farsene un'idea studiando le immagini dell'Antartide rilevate da Google Earth e certamente una spiegazione scientifica è sempre possibile, spiegazione però che non elimina i dubbi su strutture naturali così perfette.

Quello che per il momento è certo che si sono organizzate diverse spedizioni in Antartide ed ora risulta evidente che a parte la spiegazione logica, vi sono molte cose da chiarire e che il tutto merita una ricerca più attenta.

Se tutto fosse vero sarebbe la conferma della presenza di civiltà evolute molto prima dei periodi indicati dalla scienza ufficiale.

Civiltà misteriose completamente scomparse senza lasciare traccia, di cui sappiamo poco e quel poco è spesso inspiegabile.

E non solo egizia ma sumera, maja, atzeca, olmecha, nabatei, minoica, micenea, moche, khmer, anasazi, rapa nui e l'elenco potrebbe continuare.

Il nostro pianeta ha 4,54 miliardi di anni e la storiografia ufficiale descrive la presenza di civiltà evolute non prima di 4/5.000 anni fa, cosa è successo prima?

Oggi grazie alle nostre tecnologie abbiamo tanti dati che ci confermano una presenza in periodi molto più antichi, tanto che viene messa in discussione tutta la preistoria ufficiale.

La civilta egizia viene fatta nascere 4.000 anni a.c. ma la Sfinge presenta evidenti segni di corrosione dovuti all'acqua, cosa impossibile nel 4000 a.c., visto che era già tutto deserto, mentre ha un senso se esisteva già nel 7000 a.c., quando ancora il deserto non era tale e le piogge abbondavano.

La grande piramide di Cheope ha una base perfettamente quadrata di 230 metri per lato ed è composta da 2.300.000 pietre che pesano in media 2,5 tonnellate l’una, con un peso complessivo di almeno 6.000 tonnellate.

Nonostante gli studi e l'utilizzo di tutta la nostra tecnologia non riusciamo ancora a spiegare come abbiano potuto costruirla.

La scienza ufficiale ci dice che sia stata costruita da 15.000 schiavi nell’arco di venti anni, questo vuol dire che i blocchi sono stati tagliati al ritmo di tre al minuto.

Assolutamente impossibile e poi lavoravano materiali durissimi come il granito e la diorite e tutto senza strumenti, visto che gli antichi egizi non conoscevano la ruota e i metalli.

Sono stati trovati nel granito fori perfettamente circolari che presentano delle striature che distano l'una dall'altra 2,5mm.

Oggi con la nostra strumentazione a punta di diamante arriviamo al massimo a 0.5mm.

Strano, perché secondo l'archeologia classica, le piramidi sono state costruite praticamene nel periodo neolitico.

E poi utilizzavano la diorite una roccia estremamente dura, molto difficile da lavorare e da scolpire, talmente dura che veniva utilizzata in forma sferica proprio per lavorare il granito.

Eppure nonostante una durezza che la rende di difficile utilizzo anche oggi, sono riusciti a realizzarci vasi, scettri e intarsi di pregevolissima fattura.

E ci riuscivano con quali strumenti?

Potevano costruire tutto con la sola forza muscolare?

Certamente non è credibile e allora di quale fonte energetica disponevano gli anticihi egizi?

Ed ancora, non avevano una scrittura ma erano arrivati ad una conoscenza astronomica e matematica assolutamente inspiegaile: le tre piramidi della Necropoli di Giza corrispondono perfettamente alla cintura di Orione così come appariva 11.000 anni fa.

Tutti dati assolutamente scientifici ai quali la storiografia ufficiale non riesce a dare una risposta.

Andiamo su Marte ma ancora non siamo riusciti a spiegare il nostro passato.

Insomma la storia dell'uomo, che si creda o no che ci sia stata una presenza aliena, è comunque tutta da riscrivere.

 

 
 
 

Gli Esopianeti gemelli della Terra

Post n°126 pubblicato il 27 Agosto 2017 da robertocass
 
Foto di robertocass

 

 

 

 

Nel 2009 è stato lanciato dalla Nasa il satellite Kepler che osserva e misura la luminosità delle stelle.

Grazie a questo strumento si è avuta la conferma dell'esistenza degli esopianeti, pianeti fuori del sistema solare che orbitano attorno ad una stella, gemelli quindi del nostro sistema solare.

Fino ad oggi ne sono stati confermati 3.449 ma pochi sono quelli che orbitano nella fascia abitabile, ad una distanza cioè simile a quella della Terra dal Sole, distanza che consente una temperatura da 0 a 100°, la possibilità di avere acqua allo stato liquido, un atmosfera, le condizioni perfette affinchè si sviluppi la vita.

A febbraio di quest'anno è stato scoperto un sistema planetario che orbita attorno alla stella Trappis-1 a 39 anni luce da noi.

E' stata una scoperta sensazionale perchè i 7 pianeti hanno dimensioni molto simili a quelle della Terra ed almeno tre di questi orbitano nella fascia abitabile.

Trappist-1, nella costellazione dell'Acquario, è una stella nana ultrafredda, con una massa pari all'8% del nostro Sole.

In termini stellari quindi è molto piccola, solo un po' più grande di Giove.

Gli astronomi ritengono che queste stelle nane possano ospitare molti pianeti di dimensioni terrestre in orbite molto strette, rendendoli quindi promettenti obiettivi per la ricerca della vita fuori il sistema solare, ma Trappist-1 è il primo di questi sistemi a essere stato scoperto.

Oggi sono stati scoperti altri cinque nuovi esopianeti potenzialmente simili alla Terra e dunque colonizzabili.

Fra essi, un paio potrebbero anche ospitare acqua allo stato liquido sulla propria superficie, dato che orbitano nella già citata fascia abitabile.

La notizia giunge ad alcuni mesi di distanza dallo storico annuncio della NASA sui sette pianeti dell'ormai celebre Sistema Trappist-1.

L'entusiasmo per Trappist-1 non è scemato nemmeno dopo la divulgazione delle previsioni pessimistiche sui potenti brillamenti della stella che potrebbero aver spazzato via le fondamentali atmosfere dei pianeti, esattamente come è avvenuto su Marte.

Il dettaglio più interessante relativo ai nuovi pianeti risiede nella loro vicinanza alla Terra.

Il primo orbita infatti attorno alla stella Gliese 832 a una distanza di 16 anni luce.

Gli altri quattro si troverano invece attorno alla stella Tau Ceti, a soli 12 anni luce da noi.

La stella ha una magnitudine tale che è possibile vederla anche a occhio nudo.

Le ricerche proseguono in tutto il mondo e al momento sono stati scoperti altri 4.696 pianeti ancora in fase di studio, di questi già sappiamo che 1264 sono giganti ghiacciati, 1043 gassosi come Giove e 781 superterre con una massa 10 volte quella della nostra Terra.

Gli esopianeti di tipo terrestre già confermati sono 348.

Nonostante l'entusiasmo dei ricercatori e la vicinanza astronomica degli esopianeti, stiamo comunque parlando di distanze irraggiungibili per le nostre tecnologie.

Basti pensare che per raggiungere Proxima Centauri, la stella più vicina a noi a 4 anni luce, oltre 41.000 miliardi di chilometri, con i nostri attuali mezzi un astronave con equipaggio ci metterebbe oltre 100.000 anni.

Ma stiamo parlando di uno spazio infinito con miliardi di stelle e pianeti, e poi le nostre ricerche sono state indirizzate finora verso una forma di vita simile alla nostra.

Nessuno può escludere che invece si siano sviluppate forme di vita con altre caratteristiche e quindi con altri bisogni.

Quello che è certo che non siamo soli nell'universo.

 

 
 
 

Voyager, da quarant'anni in viaggio verso le stelle

Post n°125 pubblicato il 21 Agosto 2017 da robertocass
 
Foto di robertocass

 

 

 

 

Il 20 agosto 1977 veniva lanciata la Voyager 2, quindici giorni dopo la gemella Voyager 1.

Iniziava un'avventura unica, l'eterno sogno di raggiungere le stelle.

Il piano da cui erano nate venne a lungo contestato, troppo ambizioso e complicato ma soprattutto troppo costoso per essere sostenuto, dati i rischi che presentava.

Il sogno fù però più forte e diede il coraggio agli scienziati della Nasa d'intraprendere la spedizione interplanetaria più affascinante e ricca di scienza che l'uomo abbia mai sostenuto e che forse mai sosterrà.

Le due Voyager nascevano come la prosecuzione dell’esplorazione condotta da un’altra celebre coppia interplanetaria, le due sonde Pioneer-10 e 11 che per prime oltrepassarono la temuta fascia degli asteroidi dopo Marte e per prime si avvicinarono a Giove e Saturno.

Voyager 1 approfondì le osservazioni di Giove e Saturno e in particolare Titano, la grande luna di Saturno le cui condizioni assomigliano a quelle della Terra alle sue origini.

Voyager 2, invece, proseguì ben oltre proiettandosi verso Urano e Nettuno sorvolandoli entrambi da vicino.

Su Nettuno arrivò nell’agosto 1989, dodici anni dopo il lancio.

L'avvicinamento si era ottenuto sfruttando l’effetto gravitazionale generato dal pianeta che crea una sorta di effetto fionda che rilancia la sonda verso l'obiettivo successivo.

L’effetto, battezzato Gravity Assist, era stato teorizzato per la prima volta negli anni cinquanta dall’italiano Gaetano Arturo Crocco dell’Università di Roma.

Durante il passaggio ravvicinato le camere della sonda ci mostrarono il volto sconosciuto dei due pianeti più esterni con la grande sorpresa di Nettuno che appariva azzurro come la Terra.

Nel frattempo Voyager 1 era già uscito dal sistema solare aumentando progressivamente la sua velocità e oggi è l’oggetto più veloce costruito dall’uomo raggiungendo i 60 mila chilometri orari.

Anche Voyager 2 usciva dal sistema solare proiettato verso Sud rispetto al piano dell’eclittica dove ruotano tutti i pianeti mentre il gemello era uscito verso Nord.

Voyager 1 ora si trova a quasi 21 miliardi di chilometri dalla Terra e fra 40 mila anni passerà a 1,6 anni luce dalla stella AC+793888 della costellazione Camelopardalis mentre Voyager 2 è a poco più di 17 miliardi di chilometri e sempre fra 40 mila anni transiterà a 1,7 anni luce da Sirio, la stella più brillante del firmamento.

Entrambi sono ancora funzionanti e fanno sentire la loro voce anche se solo cinque strumenti di bordo raccontano le caratteristiche dello spazio attraversato.

E continueremo a sentirli almeno sino al 2020 (ma gli ottimisti dicono 2025), cioè fino a quando i generatori atomici di bordo forniranno l’energia elettrica necessaria.

Entrambi hanno riscritto con le loro scoperte buona parte dei libri dedicati al sistema solare e allo spazio interstellare.

A bordo hanno un disco dorato nel quale sono incise immagini dell’ambiente terrestre, una moltitudine di suoni naturali, come quelli prodotti dalle onde, dal vento, dai tuoni, da animali, come il canto degli uccelli e quello delle balene, i saluti degli abitanti della Terra nelle 55 lingue parlate sul nostro pianeta e musica dalla classica al jazz.

L’idea di una capsula temporale era stata concepita dall’astronomo Carl Sagan per raccontare ad eventuali esseri intelligenti di altri pianeti della galassia il nostro piccolo ma magnifico mondo e i suoi abitanti che avevano concepito lo straordinario robot cosmico.

Le probabilità che venga trovato da qualcuno sono estremamente remote in rapporto alla vastità dello spazio interstellare.

Un suo possibile ritrovamento ad opera di una forma di vita aliena potrà avvenire soltanto in un futuro molto lontano.

Come Sagan scrisse:

"La navicella potrà essere trovata e la registrazone visualizzata solo se esistono civiltà avanzate che viaggiano nello spazio interstellare.

Ma il lancio di questa bottiglia nell'oceano cosmico è un messaggio di grande speranza circa la vita su questo pianeta".

 

E il viaggio continua.

 

 
 
 

Donne in carriera

Post n°124 pubblicato il 17 Agosto 2017 da robertocass
 
Foto di robertocass

 

 

 

 

James Damore, un giovane ingegnere di Google ha scritto che le donne non sono adatte alla tecnologia, e per questo non fanno carriera in Silicon Valley.

È stato ovviamente licenziato.

Ora è indubbio che a parte qualche azienda (una di queste è Poste Italiane dove le donne sono la maggioranza), la percentuale di donne impiegate è di gran lunga inferiore, non ragggiunge il 20%.

Ma se le donne fanno meno carriera non è perché sono più ansiose e reggono meno lo stress o perché sono più interessate alle persone e meno alle cose, come afferma il tecnico licenziato, o per chissà quale altro motivo.

Le donne fanno meno carriera perché le regole delle carriere le abbiamo decise noi maschi.

Alcune donne, è vero, sono riuscite comunque ad arrivare ai vertici della professione, ma ci sono riuscite a patto di sacrifici tra l’eroismo e il masochismo, sacrifici che di norma a noi uomini non vengono richiesti.

Hanno dovuto negli anni proteggersi dietro una corazza di cinismo e spesso rinunciare ad una famiglia, ai figli, ad una vita di coppia.

Hanno dovuto sopportare maldicenze del tipo: ha fatto carriera, chissa a quanti l'ha data!

Le ragazze hanno più successo negli studi ed arrivano prima alla laurea.

Questo primato continua nei primi anni di lavoro ma poco dopo i trent’anni, di solito in occasione del primo figlio, arriva il sorpasso maschile.

Sembra una corsa ciclistica in cui, di colpo, una squadra corre in salita e l’altra corre in discesa.

Indovinate chi vince.

E soprattutto: indovinate chi ha disegnato il tracciato.

Siamo noi maschi a dover cambiare, le femmine l’hanno già fatto

 
 
 
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