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Dublino, città della musica

Post n°37 pubblicato il 06 Maggio 2013 da robertocass
Foto di robertocass

L'altro giorno ero a lavare la macchina ad un autolavaggio self service, mentre la guardavo passare sotto i rulli vedo un ragazzo nero che si ferma e scuote la testa.

Perchè guardi il lavaggio?

Vedi questo impianto in un mese consuma tanta di quell'acqua che basterrebbe per tutta la mia gente.                                                                                                        Ho visto bambini e animali morire per la siccità, e qui la usate per lavare la macchina!

 

Mentre parla va via e mi lascia solo davanti alla macchina che esce dal soffio dell'aria.

Sono rimasto a pensarci,certo sono queste le assurdità del nostro tempo, e poi ci si meraviglia se partono con i barconi per venire in Europa, un mondo che a i loro occhi deve sembrare meraviglioso.

Un mondo che spreca e consuma tutto, che butta tonnellate di cibo ogni giorno,un mondo che spreca acqua preziosa nelle fontane, che spreca acqua preziosa per lavare automobili o quant'altro.

Non dimentichiamo che servono 150 litri di acqua per lavare una macchina e quasi 600 per lavare un camion.

Fate i conti di quante autovetture si lavano nel nostro mondo e arrivate ad un numero folle che basterebbe a dissetare l'intera Africa.

 

Viviamo sempre più in una società dove le differenze fra sud e nord del mondo continuano sempre ad aumentare, tanto che ormai sono talmente grandi da diventare una bomba inesplosa sotto l'occidente.

Fino a quando i 4/5 del mondo sopporteranno che solo un quinto consumi tutte le risorse e le ricchezze di questo nostro pianeta?

Fino a quando questo sarà possibile? Pensavo questo mentre tornavo da Dublino.

Sì sono stato in Irlanda ed ho visto un paese completamente diverso.

Dublino è da una parte una classica città del Nord Europa, tutte casette in fila pulite e ordinate, dall'altra è un posto particolare dove vedi un numero assurdo di pub.

Sono dovunque e i più vecchi e famosi hanno dato il nome ad interi quartieri.   

La cosa meravigliosa è che in tutti si suona dal vivo, la musica è ovunque, anche per la strada.

Si suona la musica tradizionale irlandese, quella musica che con chitarra e violino è diventata parte integrante della musica che oggi ascoltiamo.


L'Irlanda è stato un paese di emigranti, gli Stati Uniti nascono con gli italiani ed appunto con gli irlandesi.

La loro musica diventa country, suonata solo da bianchi, con chitarra, mandolino, contrabbasso, batteria e violino.

Si miscela con il blues, la musica dei neri e da questa bella miscellanea nasce il rock and roll da cui deriva il rock e tutto quello che oggi ascoltiamo.

Anche il rock and roll è bianco, i neri rimangono fedeli al loro blues, che diventa poi soul e infine funk.

 

E tutto questo nasce in questa isola di gente tenace ed orgogliosa. Pensavo a questo mentre mi imbarcavo.

Dublino è una bella città, ma quello che ti rimane impresso è questi locali che servono birra Guiness e che aprono alle 10 di mattina fino alle 11 di sera.

Non sono locali dove si va di notte, sono frequentati da tutti, per mangiare o solo per bere, per stare insieme e per cantare, per stare soli o in compagnia.  

Tutti bevono questa birra scura leggera e con nemmeno un gran sapore e tutti cantano le loro canzoni tradizionali.

Prima di chiudere s'intona spesso l'inno irlandese, una nenia triste e melanconica.

Hanno un inno che parla di libertà e di lotte che per secoli hanno combattuto per la loro libertà.

Una libertà che alla fine è arrivata a caro prezzo, costretti ad accettare che un pezzo della loro isola restasse inglese.

 

Dublino è legata alla musica.

 

Nel centro c'è una bella statua di Phil Lynott, l'irlandese mulatto (il padre era brasiliano) che con i Thin Lizzy parlava di disperazione e di solitudine.

La sua musica è rimasta nel cuore di questa gente, la sua vita difficlle, la sua morte prematura per overdose, hanno creato il mito.

A Dublino una visita alla sua statua è una tappa obbligatoria.

 

Un popolo che ha dovuto accettare la visita della Regina d'Inghilterra.

Nei giorni in cui ero a Dublino, la Regina veniva in Irlanda, la prima visita dell'odiata Regina inglese.

Mai nessun inglese aveva osato tanto.

E' sempre stato difficile il rapporto con un vicino tanto scomodo e sono stati secoli di lotte.

L'Irlanda è riuscita anche se solo non in parte a liberarsi, ma poi oggi con le difficoltà economiche in cui versa, ha dovuto riavvicinarsi ed accettare la visita del sovrano.

 

Ne discutono ancora nei pub e si scaldano parlandone, ma non vogliono diventare come l'Irlanda del Nord, ora vogliono solo la pace.

 

Un popolo fiero e orgoglioso del suo passato.

Perchè noi italiani non lo siamo altrettanto? Quale di noi ne parla?

Quale di noi ne è orgoglioso?

Noi non ne abbiamo, non abbiamo una musica che ci unisce e ci fa commuovere, non abbiamo ricordi comuni e tradizioni da difendere. Siamo sempre stati divisi e praticamente lo siamo ancora.

 

Pensavo questo mentre decollavo con uno splendido volo Ryanair, economico e puntuale.

Sono stato a Dublino pagando 70 euro per il volo andata e ritorno.    

Ancora non ci si crede, oggi si viaggia veramente con poco.

Spendo di più per andare in macchina a Roma.

 

http://www.youtube.com/watch?v=18FgnFVm5k0

 

Finisco questo mio articolo con un video mitico: Philip Lynott suona con Gary Moore, irlandese come lui e grande chitarrista, morto a febbraio per un infarto causato, come per Phil e come per tanti altri, da una vita di eccessi portata sempre agli estremi.

Suonano un brano stupendo Parisienne Walkways.

 
 
 

Era il 25 maggio del 1968 e c'ero anch'io.

Post n°36 pubblicato il 06 Aprile 2013 da robertocass
 
Foto di robertocass

Era il 25 maggio del 1968 e c'ero anch'io.

Avevo 16 anni e comiciavo ad interessarmi di musica, di quella che sarebbe diventata non il mio lavoro purtroppo ma la mia grande passione.

Si parlava a scuola dell'arrivo di Jimi Hendrix e cominiciai a pensare di andare a vederlo.

Nel '68 a 16 anni la sera non si usciva e non riuscivo mai a vedere i concerti che si organizzavano a Roma, avevo già perso i Beatles e i Rolling Stones.

Ma questo era al Teatro Brancaccio e suonava il pomeriggio, era fatta.

Ne parlai con Elio, grande amico morto giovanissimo, ed insieme decidemmo che dovevamo andarci assolutamente.

Venne il grande giorno, andammo molto presto al teatro pensando di trovare tanta gente.

Restammo delusi, non c'era un grande affollamento, erano tutti composti in fila e poi erano tutti americani, già tutti stranieri e ben pochi italiani.

Il prezzo del biglietto era molto alto e nel teatro c'erano molti posti vuoti.

Non c'è molto entusiasmo, almeno non quello al quale il grande chitarrista è abituato, ma da grande professionista si esibisce al massimo e assolutamente all'altezza della sua fama.

Un'ovazione accoglie le note di Hey Joe, lui canta con un accento americano molto marcato mangiandosi le parole del testo.

Il risultato è una cadenza suggestiva, i suoi attacchi sono micidiali, le note della sua chitarra sono piene e corpose, ricche di distorsioni armoniche e accompagnate da una bella base ritmica solida e aggressiva.

E poi Manic Depression,The Wind Cries Mary, Fire, Foxy Lady, Stone Free, Highway Chile.

Tutte eseguite con grinta ed una maestria che io che mi ritenevo un buon chitarrista, guardavo affascinato.

Uscimmo stravolti ed emozionati, ci sentivamo grandi e maturi.

A scuola ci vantavamo dicendo noi ci eravamo stati e l'avevamo visto e sentito.

Nei giorni successivi cercavamo nei giornali i commenti dei critici, arrivammo a leggere il Messaggero in quella che rimane la più grossa cantonata del giornalismo musicale italiano.

L'inviato parlando dell'evento dice: “Orrore al Brancaccio... la bruttezza di Jimi Hendrix è tale da superare i comuni concetti estetici”.

Ci restammo molto male, ma la defininimmo subito una stupidaggine, Jimi subito dopo divenne una star mondiale.

Cominciai così a seguire il rock, il blues, il blues rock, iniziai a sentire il jazz.

Rimasi sconvolto quando si avvincendarono una dopo l'altra le notizie che poi sono diventate storia, notizie che causarano una brusca divisione fra le illusioni degli anni sessanta e la presa d'atto di una realtà che diventava sempre più cruda.

Finisce l'illusione del peace and love e nelle contraddizioni di una società in rapidissima evoluzione, la musica arriva al suo massimo.

La musica in quegli anni arriverà ad un livello talmente elevato che non potrà più essere ripetuto e nemmeno egualiato.

Questo decennio di musica splendida purtroppo inizia con le morti di tre artisti che fanno ormai parte della nostra storia: il 18 settembre del 1970 muore Jimi Hendrix, il 4 ottobre dello stesso anno Janis Joplin e sembrava finita, invece il 3 luglio del 1971 muore Jim Morrison.

Porto nel cuore questi artisti e conto di parlarvene nei prossimi articoli.

Finisco con un bel video di Janis Joplin dove canta Kozmic Blues in un live del 1970, un brano splendido con un testo unico, assolutamente da vedere e gustarsi con calma.

Video:http://www.youtube.com/watch?v=iUxnilRV9KE

 
 
 

Un Viaggio a New York

Post n°35 pubblicato il 02 Marzo 2013 da robertocass
 
Foto di robertocass

E' stato qualche anno fa, prima dell'11 settembre, data che verrà ormai sempre ricordata come l'inizio della crisi che ha colpito il mondo occidentale.

Il nostro modo di vivere, le nostre abitudini, i nostri sprechi e i nostri assurdi consumi presto finiranno e saremo costretti a confrontarci con un mondo completamente diverso.

Siamo riusciti in poco più di cent'anni a distruggere quasi completamente un ambiente che si è costituito in milioni di anni.

Non siamo ancora al punto di non ritorno ma dobbiamo iniziare subito......

 

Non mi ricordo molto del viaggio in aereo, quello che mi è rimasto impresso è il famoso questionario che veniva compilato prima dell'arrivo.  

Il questionario veniva consegnato dal personale di bordo e doveva essere consegnato prima di atterrare a New York.

Tante domane strane, qualcuna veramente assurda, come ad esempio se eri comunista, una domanda folle che era però l'approccio verso una società molto particolare, una società che nasce da un mix talmente diverso di razze e costumi da diventare un laboratorio in continua evoluzione e traino del mondo occidentale.

Questo prima dell'11 settembre, oggi l'asse si sta spostando sulla Cina ed è tornato in parte verso la nostra Europa.

 

New York non è bella ma è un mito, passeggiare per le avenue in mezzo ai grattacieli ti lascia smarrito, e anche se non c'è niente di bello da vedere, leggi che uno si chiama Empire State Building e rimani di sasso.

E' il grattaciello che alla morte di Frank Sinatra si è illuminato di blu, protagonista di film e di romanzi, visitato da milioni di persone ogni anno.

Anch'io sono salito su in cima ed ho visto il paesaggio della città dall'alto.

Ho visto anche una grande rete messa attorno al terrazzo per cercare di evitare i suicidi che comunque avvengono lo stesso.

 

La città dall'alto è splendida, il mare ed un panorama che trasuda di storia, di emozioni, di jazz, di blues, di tutta la musica moderna che nasce qui e che qui si sviluppa con nomi e personaggi mitici.

 

Sono stato a Manhattan, le torri gemelle dal basso erano enormi, sembravano confondersi con il cielo.

C'era una grande fila per entrare a visitarle, io non l'ho fatto, mi sembrava stupido andare a vedere degli uffici.

Oggi non ci sono più, al loro posto c'è quel ground zero che a solo a vederlo mette paura.

 

Sono stato poi su Ellis Island, la famosa base di stazionamento per gli emigranti che restavano giorni e giorni nell'attesa del permesso per entrare in America.

Dall'isola si vede Manhattan e il piccolo isolotto dove sorge la Statua della Libertà, altro monumento non bello ma talmente ricco di fascino da restarne impressionati.

Sono rimasto a guardarlo per ore, pensando a quanti sono passati con le valigie di cartone, ai milioni di persone che qui sono arrivati senza niente, solo con la certezza che questa era la terra promessa, che qui potevano rifarsi una vita, che qui i loro figli sarebbero cresciuti forti e liberi, che qui sarebbero diventati americani.

Italiani, irlandesi che dopo un viaggio in mare sono rimasti impietriti davanti a quella statua, ed hanno pianto al pensiero che il loro sogno si stava realizzando.

 

E sono gli stessi che oggi attraversano il mare sui barconi fino a Lampedusa?

Hanno gli stessi sogni? le stesse speranze?

Non credo l'Italia e l'Europa non sono l'America e non potranno mai esserlo.     

L'America era un mito, un sogno, e il solo arrivarci era già toccare il nuovo mondo, era già arrivare nel posto dove tutto era possibile, dove tutti potevano fare fortuna.

Oggi sono solo viaggi della disperazione, non seguono un sogno, cercano solo qualcosa di meglio, fuggono da zone dove non hanno nulla e il poco che possono avere da noi per loro è già tanto.

 

Ma il ricordo più vivo e più emoziante è stata una sera che si girava per i locali a sentire un pò di musica.

In un angolo vicino a Central Park c'era un gruppo che suonava un buon rock e gli dava giù con forza che era un piacere sentirli.

Tutto intorno gente sdraiata in terra a bere e a cantare, molti ubriachi, sia donne che uomini, tanti a ballare e tanta confusione.

 

Ad un certo punto la musica si ferma e il chitarrista attacca Star Spangled Banner, l'inno americano suonato come Jimi Hendrix in quella magica notte del 1969.

Tutti si fermano, in silenzio si alzano e con la mano sul cuore cominciano a cantare, tutti bianchi e neri, ubriachi e non, e tutti con il viso serio e gli occhi chiusi.

In quella notte con quella chitarra che svisava con forza quell'inno, quelle persone che cantavano nel silenzio, un silenzio rotto solo da una chitarra e da un ragazzo solo sul palco, io mi sono commosso.

Ho visto la realtà vera di un'America che nonostante tutto, nonostante un'apartheid forse mai finito, nonostante una competizione portata agli estremi, nonostante tutto quello che vogliamo dire, rimane legata al suo sogno, rimane legata ad un qualcosa che non riesci bene a capire.

 

Ripenso spesso a quella notte, non era il 1969, non era Jimi e non c'era la guerra nel Vietnam, ma mi piace pensarlo e mi piace crederlo.

 
 
 

Un anno difficile

Post n°34 pubblicato il 09 Febbraio 2013 da robertocass
 
Foto di robertocass

Abbiamo davanti un anno molto difficle che vede il mondo occidentale alle prese con una crisi finanziaria senza precedenti, con una Europa messa peggio, stretta nella morsa di una moneta unica imposta troppo presto e senza protezione.

Una moneta unica virtuale senza una vera banca centrale.

Ma il problema vero è che la crisi è del nostro sistema di vita, del nostro mondo basato sui consumi e sulla spinta ad acquistare portata all'eccesso.

Siamo stati abituati a comprare sempre e comunque, non servono i soldi, vi sono le cambiali, le finanziarie e le carte di credito, compri oggi e paghi domani, un pò al mese e non te ne accorgi nemmeno.

E così siamo tutti pieni di oggetti inutili che sostituiamo ancora funzionanti solo per il gusto di averli di nuovi, più belli e moderni.

Abbiamo acquistato, acquistato, acquistato senza freni, le industrie hanno prodotto a ritmi forsennati e noi acquistando ci siamo garantiti gli stipendi che poi abbiamo speso tutto e sempre di più, in un vortice senza fine.

Gli Stati facevano altrettanto, per pagare un sistema politico enorme, per garantire stipendi da favola ai suoi dirigenti, per garantire la sanità a tutti e le strade sempre più grandi e faraoniche a sempre più corsie, per assicurare quei servizi essenziali che richiedevano i cittadini, per fare le feste e le olimpiadi, gli Stati facevano debiti.

Aumentavano le tasse, ma non bastava, allora emettevano sempre più bot che vendevano alle banche per avere sempre più soldi da spendere.

Alle banche garantivano il pagamento degli interessi mensili e tutto andava liscio.

Ma poi il debito cominciò ad aumentare e per pagare gli interessi sempre più alti si dovevano emettere sempre più bot che pagavano gli interessi maturati ma che poi aumentavano sempre di pù il debito e gli interessi futuri da pagare.

E questo in tutto il mondo occidentale con una nostra Italia prima in assoluto negli sprechi e nel lusso.

E poi i consumi iniziarono a scendere, era inutile consumare quando poi diventavano enormi i costi dello smaltimento di quello che si buttava.

E così eravamo pieni di spazzatura che non sapevamo dove mettere, di montagne di rifiuti che non potevamo bruciare perchè inquinavano, che non potevamo seppelire perchè inquinavano, che non potevamo spedire in Africa perchè ormai l'avevamo già riempita, di montagne di rifiuti di cui non sapevamo più cosa fare.

Avevamo già inquinato la terra e le falde acquifere.

E così i consumi iniziarono a scendere, le industrie iniziarono a produrre prodotti ecosostenibili ad impatto ambientale zero che non avevano problemi di smaltimento..

I prezzi salirono enormemente, era finito l'era del tutto subito e dei prodotti a basso costo, la gente acquistava solo quello che gli serviva e andava a sostituirli solo quando si guastavano e non si potevano riparare.

La benzina iniziava a scarseggiare, stava finendo l'era del petrolio.

Stava finendo una civiltà tutta basata su questo materiale, che è stato trasformato ed utilizzato per tutto, come fonte energetica, come base per la costruzione di tutti i manufatti che venivano utilizzati.

Il petrolio veniva utilizzato per tutto anche come base per la produzione di alimenti, tanto che era impensabile sostituirlo.

Il grande problema del petrolio era l'inquinamento ed ora era diventato il costo più alto.

Le industrie iniziarono ad utilizzare l'energia solare ed eolica, scomparve la plastica, sostituita dal legno e dai materiali ecosostenibili.

Lentamente i rifiuti iniziarono a diminuire e l'ambiente iniziava a tornare pulito come una volta.

Oggi siamo a questo punto?

Purtroppo no, ma abbiamo iniziato un percorso non più rinviabile, la trasformazione sarà molto lenta ma ormai è iniziata.

Non sarà facile, gli interessi economici sono immensi e con enormi interessi corporativi, ma l'avvio è stato dato.

Il nostro pianeta non è certo al punto di non ritorno ma se non verranno presi provveddimenti nei prossimi venti/trent'anni il rischio sarà molto reale.

Iniziamo dalle cose più piccole, molti dei nostri rifiuti finiscono in mare e sapete quanto tempo ci mette il mare a smaltire quello che ci buttiamo:

una rivista di carta patinata: 10 mesi
un mozzicone di sigarette: 1 anno
un chewing-gum: 5 anni
una lattina di alluminio: 500 anni
un fiammifero: 6 mesi
un accendino: 100 anni
un assorbente: 200 anni
una carta telefonica: 1000 anni


Le cose non vanno certamente meglio per tutto quello che gettiamo in terra.

La soluzione è iniziare a buttare meno, la spazzatura si può riciclare e molti degli oggetti che usiamo si possono tranquillamente riparare.

E' certamente un inizio e ne siamo tutti assolutamente coinvolti.

 
 
 

I miei racconti

Post n°33 pubblicato il 05 Gennaio 2013 da robertocass
 

In questo blog potete leggere questi miei racconti:


- Il Dottor Mario

- Un Bravo Poliziotto

- Un Padre Troppo Anziano


piccole storie di uomini anziani, sconfitti dalla vita che cercano in qualche modo un riscatto, un ultimo colpo di coda.

In una società che invecchia inesorabilmente mi sembrano loro i personaggi più importanti, personaggi mai citati e mai rappresentati.

In una società occidentale allo sfacelo dove sembra che basti il solo apparire, i miei anziani sono veri, sono uomini che cercano di vivere con dignità la loro vecchiaia.

Sono uomini piccoli, perdenti, uomini che in fondo hanno sempre accettato tutto senza mai combattere, uomini che si sono sempre fatti travolgere dagli eventi.

In una società dove la competizione diventa regola di vita, non è facile essere anziani, non è facile essere perdenti, non è facile essere deboli e invecchiare.

E così parlo di loro, e parlo anche di me.


Roberto Cassandro

 

PS. per leggerli come per tutti i post dovete andare indietro seguendo il numero delle puntate. Grazie e buon anno.

 

 
 
 

Un Padre Troppo Anziano

Post n°32 pubblicato il 05 Dicembre 2012 da robertocass
 
Foto di robertocass

7° e Ultima Puntata

 

 

 

Oggi mi sono organizzato, ho comprato un sonnifero, devo farla dormire, così posso dormire anch'io.

Amore prendi questa camomilla.

Ma papà ha un sapore strano.

Bevi che ti fa bene.

 

Ora si addormenta.

 

Ora la prendo anch'io e mi sdraio vicino alla mia bambina.

Ecco ora dormiamo, ecco ora è solo mia, ora nessuno può toccarmela.

 

Non ce la faccio a stare sveglio, mi avvicino gli dò un bacio sulla guancia, non si muove.

Ho staccato tutto, luce e telefono, tutte le finestre sono chiuse.

 

Ora siamo soli e staremo sempre insieme.

 

Mi si chiudono gli occhi, le prendo la mano.

 

Tranquilla amore staremo sempre insieme.

 

L'abbraccio.

 

Sì amore di papà staremo sempre insieme.

 
 
 

Un Padre Troppo Anziano

Post n°31 pubblicato il 03 Novembre 2012 da robertocass
 
Foto di robertocass

6° Puntata

 

 

 

Devo fare qualcosa, sta diventando grande, fra qualche anno non riuscirò più a controllarla.

Ogni volta che mi chiede di uscire dico sempre di sì, così è tranquilla e posso seguirla.

 

La seguo sempre dovunque, l'ho sempre fatto, ma ora è grande, non ce la faccio.

 

Come posso proteggerla?

 

Come posso difenderla?

 

Ormai sono anziano potrei non farcela.

In uno scontro verrei subito eliminato.

 

Da qualche giorno esco con un coltello a serramanico.

Non credo che riuscirei ad utilizzarlo, ma mi sento più forte.

 

Sono mesi che vado avanti così, mi guardo allo specchio, mi faccio schifo.

Non riesco a mangiare e cammino a fatica.

 

Devo fare qualcosa.

 
 
 

Un Padre Troppo Anziano

Post n°30 pubblicato il 02 Ottobre 2012 da robertocass
 
Foto di robertocass

5° Puntata

 

 

 

Sta diventando bellissima, bionda, slanciata, tutta sua madre.

E come lei è di una bellezza sconvolgente, innaturale, perfetta.

 

E ora che faccio?

Come posso proteggerla?

 

Ieri sono andato a ritirare le analisi, ho un tumore allo stomaco, dovrei ricoverarmi per effettuare la biopsia per verificare se è maligno o benigno.

 

Ma come faccio a ricoverarmi?

 

Come faccio a lasciarla sola?

E' così bella, riceve sempre tante telefonate.

E se c'è qualche uomo che gli dà fastidio?

 

E se c'è qualcuno gli fà male?

 

Quando cammina la guardano vogliosi, e poi lei mette sempre quelle gonne corte che gli mostrano tutte le gambe.

E le magliette che gli mostrano il seno.

 

Come faccio a difenderla?

 

Ho paura, mi sento vecchio, sto male, non mangio, non dormo.

 

Come faccio a proteggerla?

 
 
 

Un Padre Troppo Anziano

Post n°29 pubblicato il 08 Settembre 2012 da robertocass
 
Foto di robertocass

4° Puntata

 

 

 

E così sono rimasto solo con mia figlia ed ho fatto il mammo.

 

Ma come detto non mi dispiaceva, la bambina cresceva con me, stavamo sempre insieme, mi accorgevo che stavo diventando possessivo, esagerato, ma non riuscivo a non farlo.

 

Non riuscivo a non essere presente dovunque andava con la scuola, partecipavo a tutte le gite, in palestra restavo a guardarla dal vetro.

Restavo fuori della scuola, sempre in attesa di una chiamata, che potesse accaderle qualcosa, che potesse star male.

 

Mi sentivo male al solo pensiero che crescendo potesse ribellarsi a questo mio controllo paranoico.

Lo ammetto paranoico, ma non riuscivo a non farlo.

Di notte non dormivo, la guardavo respirare, sempre attento che potesse avere qualche problema.

 

La bambina cresceva e come purtroppo avevo immaginato cominciava a tentare qualche piccola ribellione

Ma papà esco qui nel cortle, puoi vedermi dal balcone, lasciami respirare.

 

Aveva 13 anni e sembrava già una ragazza, mi sembrava che tutti la guardassero.

E se qualcuno la toccava?

Non potevo permetterlo, non dovevo lasciarla sola neanche un attimo.

E così la seguivo sempre, qualche volta, anzi sempre pù spesso senza farmi vedere.

La spiavo di nascosto, controllavo il suo diario, il suo telefonino, mi assicuravo sempre che tutto attorno a lei fosse tranquillo.

 

Non potevo non farlo, dovevo assicurarmi che stesse sempre bene e che nessuno potesse farle del male.

 

Papà ho avuto le mie cose!

Oh l'amore di papà diventa grande, sbrigati che fai tardi a scuola.

 

E ora è una donna, può fare sesso, può restare incinta, devo stare attento con chi esce, devo controllarla di più.

 

E così non dormo, rimango sempre sveglio, di giorno la seguo e sempre senza farmi vedere la controllo.

 

Papà esco con le amiche, stai tranquillo torno subito.

Va bene divertiti.

 

Esce e la seguo, va verso il parco, ecco si ferma, oh no, aveva appuntamento con un ragazzo.

Sì, lo conosco è in classe con lei, sembra un bravo ragazzo, ma è un maschio, e se la tocca?

 

Non ce la faccio ad andare avanti così, devo fare qualcosa.

 

 
 
 

Un padre troppo anziano

Post n°28 pubblicato il 03 Agosto 2012 da robertocass
 
Foto di robertocass

3° Puntata

 

 

 

La bambina cresceva, bionda e bella come la madre, che dopo il parto aveva acquisito una maturità che dava al suo viso un qualcosa d'indefinibile che la rendeva se possibile ancora più unica.

La bambina aveva tre anni, io andai in pensione e cominciarono i problemi.

Ero sempre in casa e lei cominciò ad uscire, prima solo nel pomeriggio con due amiche che venivano a prenderla e con le quali parlava per ore nella sua lingua.

Non ci vedevo assolutamente niente di male, solo che con il tempo invece di star fuori due ore iniziò a rientrare tardi e spesso dovevo io far da mangiare alla bambina.

Non mi dispiaceva affatto, ero in pensione e non avendo mai coltivato nessuna passione non avevo niente da fare.

Non mi piaceva girare per i supermercati o vedere la televisione e così mi occupavo della bimba e sempre più, tanto che alla fine facevo tutto io.

E così cominciò ad uscire anche alla sera, sempre con gradualità ma rientrava sempre più tardi.

 

Un giorno disse che doveva rientrare al suo paese perchè stava male la madre.

Tornò dopo tre mesi.

Passarono rapidamente, chiamava spesso, ma io ero così occupato con la bambina che non avevo nemmeno il tempo di parlarle.

Lo svezzamento e poi quando cominciò a parlare e quando fece i primi passi, furono momenti meravigliosi.

 

Ero diventato un vero mammo, compravo le riviste specializzate,

parlavo con le altre mamme e chiedevo loro consiglio.

Ero diventato famoso nel quartiere, l'unico nonno mammo esistente.

Una bella soddisfazione.

 

Sì ero felice, è stato per me un periodo bellissimo e di questo non potrò che ringraziarla sempre.

E così non pensavo affatto alle sue assenze, anzi sinceramente mi dava persino fastidio quando rientrava.

Deve averlo capito, cominciò a farsi vedere poco ed anche le telefonate si diradarono.

Passarono i mesi, ad un tratto è scomparsa e non ha più chiamato.

Io avevo solo un indirizzo al quale spedivo dei soldi ogni mese, cosa che ho sempre fatto.

 

La bambina era bellissima e stavamo sempre insieme, la portavo al parco a giocare, ma senza perderla mai di vista.

Tutto bene, ma se torna e la rivuole?

Mi sono informato e su queste cose danno sempre ragione alla madre, e poi con un padre anziano!

 

Allora ho cambiato casa e quartiere,non ho detto a nessuno dove andavo.

Non è stato difficile, non ho parenti e pochi amici, più che altro ex colleghi.

Ho tolto il telefono e il nome sul citofono

Ho continuato a spedirle dei soldi, ma sempre da diversi uffici postali e senza mettere mai il mio indirizzo.

Ho cambiato telefonino, insomma ho fatto perdere le mie tracce.

 

Ho fatto tutto con una grande angoscia, mi sembrava che se non mi sbrigavo sarebbe arrivata a portarmela via.

 

Ora sono a casa nuova, chiudo la porta.

Finalmente soli, ora nessuno potrà

più trovarla.

 

Mi siedo sul divano con la bimba in braccio.

Tutto a posto, amore di papà.

 

 
 
 

Un padre troppo anziano

Post n°27 pubblicato il 03 Luglio 2012 da robertocass
 
Foto di robertocass

2° Puntata

 

 

 

Pensavo a questo ed ancora oggi mi sembra che sia tutto accaduto ad un altra persona.

E' possibile che dopo tanti anni ancora non ci si conosca?

Sì forse sono io un pò particolare, ma lo sono sempre stato, perchè lei se ne è accorta così all'improvviso?

Insomma così mi sono ritrovato senza casa.

Ho preso le mie valigie e sono andato in albergo dove sono rimasto pochi giorni, solo il tempo di trovare un appartamentino.

Ho provato a telefonarle, a mandarle messaggi ma non mi ha mai risposto.

L'ho rivista qualche mese dopo per la separazione e non ci siamo

nemmeno parlati.

 

Certo forse questo era il nostro problema, non si parlava, non si parlava mai.

 

Comunque tornai al lavoro senza pensare più a quella ragazza che mi sembrava sinceramente troppo per me, anche di altezza, mi superava di quasi un metro.

 

Tutto cambiò però quando venne in banca e venne a parlarmi.

Ciao come stai?

A che ora esci che ti offro un caffè?

Io sono rimasto di sasso, tutti i colleghi mi guardavano e non sapevo cosa dire.

Balbettando risposi che potevamo vederci fra poco più di un ora.

 

E così è stato, e così sono stato rimorchiato.

Non ho mai creduto nemmeno un attimo che sia rimasta affascinata nel vedermi, piccolo, magro,quasi calvo.

Ho sempre saputo che mi aveva scelto perchè ero separato, ero un buon partito e potevo dargli una sicura tranquillità economica.

 

Questo l'ho sempre saputo, ma non mi ha mai importato.

Ero contento di averla vicino, anche se il suo era solo interesse.

 

Siamo così usciti e mi ha portato a casa, ha voluto fare sesso e così è stato per altre due volte.

Dopo di questo venne a salutarmi in banca perchè doveva tornare a casa.

Allora Roberto io devo partire, mia madre sta male, ci scriviamo, starò fuori al massimo due mesi.

Va bene, buon viaggio.

Sì certo ci telefoniamo.

 

Io tornai al mio lavoro e ai miei problemi.

Venne di nuovo a chiamarmi il mio amico ma non sono più andato a ballare.

Sono passati i giorni, ogni tanto Anika mi chiama e parliamo, qualche volta la chiamo io.

Ma non ci pensavo più di tanto,gli avevo dato dei soldi e pensavo di essere stato per lei un suo cliente, uno come tanti.

 

Invece mi aveva scelto, per un motivo che non conosco mi aveva scelto.

Evidentemente si era informata prima e poi aveva agito sicura di vincere.

Una donna così bella che mette suggezione.

La troppa bellezza fà paura, la perfezione preoccupa, le cose

troppo esatte fanno pensare.

 

Siamo più portati verso la normalità, la grande bellezza come la grande bruttezza non piace, diventiamo diffidenti.

Vale anche per il genio, una persona troppo intelligente diventa antipatica.

 

Invece la persona normale, che riteniamo tale, ci piace, è come noi, non ci preoccupa il confronto, siamo tranquilli.

 

Sì, mi aveva scelto ed io ne ero cosciente ma non mi importava.

 

Pronto sono Anika sono tornata, dove sei?

A casa.

Vengo subito, aspettami, devo parlarti.

 

E così mi dice che è incinta e che il figlio è mio.

Io l'ascolto e mentre il mio cervello mi dice: ecco la trappola è scattata, la mia voce dice:

Davvero? ne sono felice

 

L'abbraccio e facciamo progetti, è una bambina e mi mette la mano sulla pancia già abbastanza accentuata

Senti si muove ti sta salutando.

 

Io in quel momento sono stato davvero felice, una figlia alla mia età.

Ma mentre parlava pensavo come faccio a essere sicuro che è mia figlia?

Devo crederci?

Faccio finta di crederci?

Lei continua a parlare, io l'ascolto in silenzio, veramente non la sentivo, stavo pensando a quel che mi stava succedendo.

 

Va bene, dico alla fine, verrai a vivere da me.

La casa è piccola ma poi ne prendiamo una più grande così avremo anche la camera per Marianna.

Sì avevo detto il nome, il nome di mia nonna che mi è sempre piaciuto.

 

Bene vado a fare il caffè.

 

Rimango a guardarla, è bellissima, e decido che non mi importa niente, io mi tengo madre e figlia e non ci penso più.

Perchè non farlo, vorrà dire che vivrò bene questi anni fino a quando durerà.

 

E così ho fatto, è venuta a vivere da me, abbiamo cambiato casa, abbiamo arredato la cameretta della bambina tutta con mobili rosa.

Lei restava a casa, io tornavo e la cena era già pronta, si comportava come una brava massaia d'altri tempi.

 

Ero felice, la pancia cresceva e lei sempre molto dolce e accomodante.

E' stato un bel periodo.

 

Arrivammo così al tempo, veramente i conti non tornavano, ma come sempre feci finta di nulla.

Arrivammo al parto e quando presi in braccio la bimba mi dimenticai di tutto, se era mia o no, se mi assomigliava o no, se ero o no il suo vero padre.

 

Mi andava bene così.

 

 
 
 

Un padre troppo anziano

Post n°26 pubblicato il 11 Giugno 2012 da robertocass
 
Foto di robertocass

1° Puntata

 

 

 

Sì me ne sono accorto all'improvviso, fino a ieri giocava con Barbie, oggi l'ho vista diversa, mia figlia porta la minigonna e si trucca, sembra già una ragazza.

La cosa mi ha sconvolto, non me n'ero accorto, è cresciuta tanto e la cosa mi mette addosso una strana paura.

Sì mi sono detto è la classica gelosia del padre, ma per me è ancora più strano.

Ho 75 anni ed una figlia di 13, la differenza è troppa, è enorme.

Ci sarò quando avrà più bisogno di me?

Ci sarò quando uscirà con il suo ragazzo? e quando si sposerà?

Vedrò mai suo figlio?

 

Sì tutto è successo senza che me ne rendessi conto.

Mi ero separato dopo tanti anni di matrimonio ed ero in una situazione critica, non uscivo più di casa.

Una sera viene a trovarmi Sandro, un mio amco.

Roberto, dai preparati che andiamo a ballare.

Dove? alla mia età ma sei matto?

Ma quale età hai 60 anni e sembri un ragazzo.Dai muoviti.

 

E così mi sono fatto convincere, siamo andati in un locale famoso perchè frequentato da donne sole in cerca di avventure.

Entriamo, era una specie di tendone con un piccolo palco ed un orchestrina che suonava liscio.

Tanti tavoli attorno alla pista e tante donne che ti guardano, ci siamo seduti ed abbiamo cominciato a parlare con alcune tardone che sedevano vicino.

Una mi invita a ballare,non era brutta forse un pò pienotta ma troppo truccata, balliamo poi mi porta sul divano.

Qui comincia a strusciarsi e poi a toccarmi, io non sapevo che fare, la situazione mi metteva in grossa difficoltà.

Ora vorrei sapere perchè le donne sono diventate così, all'uomo (almeno a quelli della mia età) questo non piace.

A noi piace conquistare, a noi piacciono le donne che ci stanno dopo un pò di sana ritrosia, a noi piace convincerle.

Ma venire così assaliti è veramente strano.

Ero in difficoltà e forse si vedeva chiaramente perchè viene la cameriera, una bella ragazza bionda che si avvicina.

Scusi hanno chiesto di lei a bar.

Ah, come? Sì vengo subito.

 

Scusi signore l'ho vista in difficoltà e mi sono permessa di disturbarla.

Disturbarmi? ma si vedeva così tanto che ero in crisi?

Eh sì, era rosso in viso e sudava, ce ne siamo accorti tutti.

Stiamo sempre attenti a queste cose ed appena possibile interveniamo.

Ma tu non sei italiana e poi mi sembra di conoscerti.

No,sono ucraina.

Anche da te è la stessa cosa?

Sì normalmente siamo noi donne a prendere l'iniziativa, per me così è normale.

Va bene, ora vado via, grazie.

Di niente, se hai bisogno di qualcosa io lavoro qui tutte le sere.

Ah bene allora ci vediamo.

 

E così l'ho conosciuta, alta, bionda, slanciata, un bel viso molto slavo.

Io non ci pensavo per niente, sono basso e magro, porto gli occhiali e non sono certo un bell'uomo.

Lavoravo in banca, facevo il cassiere e lo facevo in quella stessa banca da quasi trent'anni.

 

Ma certo, è lì che l'ho vista, sicuramente è una cliente e sarà venuta a fare qualche operazione.

Sì ne sono certo, una tipa così te la ricordi sempre.

Non ci pensai più e ripresi la mia solita vita, anzi insolita visto che non mi ero ancora abituato a vivere da solo e cercavo di stare il meno possibile nel monolocale arredato che avevo affitato dopo la separazione.

 

Separazione, ci siamo separatati dopo quasi 25 anni di matrimonio.

Un matrimonio che a me sembrava felice, sì senza figli, ma avevamo una certa agiatezza, non avevamo problemi economici e a me tutto sembrava perfetto.

 

Tutto, fino a quando non sono rientrato quella sera come solito alle 18,00 e mi sono trovato mia moglie che mi aspettava con le valigie in mano.

Che fai? devi partire?

Non io, sono le tue con tutte le tue cose, voglio che te ne vai, mi sono stancata di questa vita di attesa, di attesa per poterti parlare, di attesa perchè quando arrivi sei stanco e dopo perchè è tardi ed hai sonno, di attesa a casa da sola perchè per non sentirti ho lasciato il mio lavoro e mi sono ridotta così, una scema che spera di avere qualcosa di sporco da lavare, così almeno passo il tempo.

Una scema che ti ha sempre ascoltato e che è sempre rimasta all'angolo in silenzio, una scema che adesso ha detto basta.

Sono dovuta andare da uno psicologo, ma ora ho capito che il mio male sei te, quindi ora te ne vai, la casa è mia e ti porti via tutto quello che ti appartiene.

Subito e senza parlare.

Dicendo così mi ha messo le valigie fuori della porta e mi sono ritrovato sul pianerottolo con il cappotto in mano e l'ombrello.

 

Non sono riuscito a dire niente, è vero che non ho mai parlato tanto ma stavolta non sapevo nemmeno cosa dire.

Mia moglie continuava ad urlare.

Non volevi figli, non volevi cani, non volevi la musica, ti dava fastidio la televisione, tutto era rumore e tu eri tanto stanco che volevi il silenzio assoluto.

Non si parlava mai, stavamo in silenzio ore intere, giorni interi.

E tu eri contento?

Non si litigava e tutto andava bene.

Sì io stavo tranquillo, pensavo davvero che tutto andava bene, come ho fatto a non accorgermi di niente?

 
 
 

Un Bravo Poliziotto

Post n°25 pubblicato il 04 Maggio 2012 da robertocass
 
Foto di robertocass

10° Puntata e Ultima Puntata

 


 

Mi sveglia mia moglie con il caffè, mi fa i complimenti, tutto il palazzo parla del fatto, di quanto sono stato bravo a ritrovare il ragazzo.

Ma esco di corsa, devo fare qualcosa anche per gli altri bambini.

Vado verso il commissariato e riferisco tutta la storia al mio amico, di come seguendo quella persona ero arrivato alla villetta dove venivano organizzati i festini.

Ma non cercavi quel ragazzino, l'hai poi trovato?

Oh quello, lì avevi ragione te, era solo una ragazzata per sentirsi grande.

Ah bene dammi l'indirizzo che andiamo a vedere.

Dai se vuoi puoi venire anche te.


Partiamo senza sirene, non mi sembrava fosse così lontano, arriviamo e parcheggiamo vicino.

Ci avviciniamo, loro in quattro davanti, io subito dietro.


Il cancello è chiuso e c'è un grosso cartello:

Affitasi anche per brevi periodi.

Sembra non ci sia più nessuno, o avevi bevuto, ma non credo, o ti sei imbattuto in un grosso giro di professionisti, di gente che non scherza.

Sicuro che non ti hanno visto?

No, tranquillo.

Va bene, ti faccio portare a casa, tanto qui è lavoro della scientifica.


A proposito sicuro che per quel ragazzino è tutto posto, mi sembra strana la coincidenza.

No, tranquillo, te l'ho detto, lui non c'entra per niente, è stata solo una prova per far vedere alla nonna che ormai è grande, e poi scusa, se era coinvolto ne te avrei parlato.

Ah, va bene, ciao ci si vede.


Mi accompagnono a casa, rimango solo.


Certo la testimonianza di Alfredo sarebbe essenziale per scoprire qualcosa, certo sarebbe dura per lui ma andremmo veramente ad aiutare tutti i bambini che ci sono caduti e che potrebbero ricaderci.

Che faccio?

La mia coscienza professionale mi dice che in questo modo non aiuto le indagini e che il mio silenzio facilita senza nessun dubbio questi balordi che non faranno altro che cambiare zona o città per ricominciare tranquillamente i loro schifosi traffici.


Un bravo poliziotto porterebbe il bambino in questura per vedere se riesce a dire qualcosa o a riconoscere qualcuno.

Un bravo poliziotto non dovrebbe curare gli interessi del singolo ma quelli più grandi della comunità.

Ma qui parliamo di un bambino che ha vissuto una esperienza atroce e di cui nemmeno si rende ancora conto.

Ha vissuto momenti di terrore ma i mostri con cui era a contatto sono furbi, subdoli, riescono in qualche modo che non riesco a capire a farsi accettare, riescono in qualche modo, utilizzando tecniche raffinate, a circuire e a non farsi nemmeno odiare.


Potrebbe Alfredo essere davvero utile alle indagini?


Certo prima dovrebbe essere sottoposto alle cura di uno psichiatra che riesca a fargli ricordare quello che ora il suo cervello cerca di dimenticare.

E' giusto questo?

Non lo sò, da una parte vorrei colpire questa banda di schifosi, dall'altra voglio assolutamente salvaguardare il bambino.

E poi l'ho promesso, come faccio a non mantenere la promessa?

Come posso diventare anch'io un'adulto che in qualche modo approffitta della sua fiducia?

Ora Alfredo ha bisogno di fidarsi di qualcuno.

Ora ha bisogno di tempo, ha bisogno di dimenticare tutto completamente, non certo quello di ricodare tutti i particolari.

Posso immagginare a quali pressioni verrebbe sottoposto, certo con tutto l'aiuto medico possibile, ma dovrebbe rivivere quei momenti per dare indicazioni utili.

Non posso accettare questo, non posso permetterlo.


Ora Alfredo deve solo dimenticare.


E questo per fortuna il nostro cervello riesce a farlo, riesce a farci dimenticare anche le cose più brutte.

Riusciamo a dimenticarci di tutto, riusciamo sempre e comunque a metabolizzare e a digerire, fino a che tutto diventa tanto lontano nel tempo che quasi sembra accaduto ad un altra persona.


Sì, non ne parlerò con nessuno.


Ho deciso ma non riesco a dormire, mi affaccio alla finestra, alzo gli occhi al cielo, le stelle mi guardano, sembra mi diano ragione.


O sono io che cerco conferme?


Sveglio mia moglie e gli dico tutto.


Hai fatto bene, non sarai stato un bravo poliziotto ma hai davvero aiutato un bambino che ha già tanto sofferto.

Sì ho fatto bene.

Mi giro e mi addormento.


E così sono tornato al mio solito tran tran, ai miei ricordi, a mia moglie che ha sempre fretta e che ha sempre tante cose da fare.

Certe volte ci penso, e se mi hanno riconosciuto, se riescono a sapere dove abito, se vengono e se la prendono con mia moglie.

Certe volte ci penso, forse con il mio aiuto li avrebbero arrestati, forse....

Certe volte ci penso ma poi mi affaccio e vedo Alfredo che corre in bicicletta o gioca a pallone scherzando e ridendo con i suoi amici.

Lo guardo e non penso più a niente.

Si avvicina mia moglie.

Nessuno lo saprà mai ma stavolta hai fatto davvero il poliziotto, hai davvero salvato una vita.


Nessuno lo saprà mai, ma sono stato davvero un bravo poliziotto.


Certo la vita è strana sono stato in Polizia tanti anni e solo ora che sono in pensione sono riuscito a fare qualcosa di buono.

Sarò stupido ma mi sento quasi un eroe.

Sarò stupido ma mi sento un piccolo rambo.


Vorrei dirlo a tutti, farlo sapere ai miei ex colleghi, ma non posso e non potrò farlo mai.

Mi specchio, mi vedo diverso, mi vedo quasi bello.

Mi metto sul divano e accendo la tele.


Ah no un film poliziesco, no.

Giro canale, ecco un bel cartone animato.

Mi piaccionio i cartoni e poi mi conciliano il sonno.


Arturo, basta con questa televisione, ma la vuoi spegnere o no!

 
 
 

Un Bravo Poliziotto

Post n°24 pubblicato il 02 Aprile 2012 da robertocass
 
Foto di robertocass

9° Puntata

 

 

 

Il tempo non passa mai, ho paura ad addormentarmi e rimango sveglio.

Guardo l'orologio sono le 4, forse è ora.

Mi avvicino alla porta, non si sente nulla, provo ad aprirla , si apre, mi affaccio nel corridoio, non c'è nessuno.

 

Alfredo svegliati, proviamo ad uscire.

Va bene, ma ho paura.

Stai tranquillo, andrà tutto bene.

 

Senti bene ora, c'è una porta secondaria?

Sì è in cucina, sul retro della casa.

Bene, proviamo ad uscire.

 

Apriamo la porta, il corridoio è buio, c'è una piccola luce in alto, non si sente nessun rumore e non mi sembra ci siano allarmi.

Togliti le scarpe, vieni.

Comiciamo a camminare, si sente un rumore, una porta che si chiude.

Ci fermiamo, sudo freddo.

Aspettiamo ancora poi riprendiamo.

 

Ecco le scale.

Scendiamo lentamente, passiamo dalla sala quasi completamente buia, arriviamo alla porta della cucina.

E' chiusa, ed ora?

Calmo, stai qui fermo e in silenzio torno subito.

 

Ed ora che faccio, ho bisogno di altre chiavi interne, normalmente sono tutte uguali.

Arrivo ad una porta, forse uno stanzino, tolgo la chiave.

Eccomi, aspetta che provo.

Siamo fortunati funziona, la cucina si apre.

 

Entriamo,la stanza è completamente buia ma la luce della luna traspare dalle tendine.

Le apro, ora c'è una luce amica che sembra indicarci la strada.

La luna è davanti a noi, riempie quasi completamente la finestra e nonostante la paura ci fermiamo un attimo a guardarla.

 

La porta è chiusa, dove terranno la chiave?

Cominciamo a cercarla, forse in un cassetto.

Eccola, apro, siamo fuori.

 

In lontananza si sentono dei cani abbaiare.

Corri, allontaniamoci.

 

Arriviamo alla macchina, forza sali, sei libero.

Forza sali.

 

No ho paura.

 

Paura di che, ora sei libero.

 

Ho paura di quello che c'è fuori, ho paura di quello che possono pensare di me,ho paura della gente.

No, non vengo, io torno dentro.

 

Alfredo, ti fidi di me, stai tranquillo, giuro che ti starò sempre vicino.

 

Partiamo.

 

Grazie Arturo, sei proprio un gran poliziotto.

 

Ah bene sei il primo che me lo dice.

 

Allora come ti senti, te la senti di ricominciare?

Te la senti di andare a scuola e di rimetterti a studiare?

Ma tu mi aiuti vero?

Sì te l'ho promesso, non preccuparti, abitiamo nello stesso palazzo, vorrà dire che per i primi giorni ti accompagno io a scuola.

 

Ora dormi, ti sveglio quando siamo arrivati.

 

La strada ora sembra più lunga, non ci sono macchine in giro.

Alfredo dorme, ora ha lo sguardo rilassato.

 

Povero ragazzo, sarà duro il recupero.

Non sarà facile dimenticare tutto quello che ha dovuto subire, dovrà digerire tutto ma soprattutto dovra prima rendersi conto che stavano abusando di lui,prima dovrà svegliarsi e capire bene quello che è successo.

Per dimenticare dovrà prima ricordare tutto e prenderne coscienza.

Saranno momenti brutti, ma mi sono impegnato ad aiutarlo e anzi dovrò sapere anch'io cosa è giusto fare in questi casi.

 

Alfredo, siamo arrivati.

Ecco scendi, andiamo da tua nonna, diremo che è stata una ragazzata, che volevi andare in città per andare al cinema e che ti sei perso.

Tua nonna è anziana, più di me, e ci crederà.

 

Io da parte mia non dirò mai niente a nessuno, nemmeno a mia moglie, giuro a nessuno.

Il tuo segreto è in buone mani, cerca solo di dimenticare tutto in fretta e di stare sereno, lascia che il tempo faccia il suo corso, vedrai che fra qualche mese rimarrà solo un brutto ricordo, e poi nemmeno quello.

Aspetta c'è la madonnina, fatti il segno della croce e chiedi aiuto al tuo angelo custode.

Vedrai che ti proteggerà.

 

Rientro a casa che è quasi l'alba.

Palmira ci ha creduto subito, era tanto contenta di rivedere il ragazzo che avrebbe creduto a qualsiasi cosa.

 

Sono a pezzi, mi butto sul divano.

 

La finestra è aperta, si vedono le stelle, mi sembra che mi guardino soddisfatte.

 

E' vero sono proprio un bravo poliziotto.

 

Sì proprio un bravo poliziotto.

 
 
 

Un Bravo Poliziotto

Post n°23 pubblicato il 04 Marzo 2012 da robertocass
 
Foto di robertocass

8° Puntata

 

 

 

Rimango fuori per un pò, poi mi faccio coraggio e rientro.

Vado al tavolo, mi verso un bicchiere di cognac, quanto brucia ma ho bisogno di qualcosa che mi scuoti.

Non posso aspettare ancora, se arriva l'avvocato vero, è tutto perduto.

 

Mi fanno strada, saliamo per le scale ed arriviamo ad un lungo corrdidoio e mi indicano la camera.

Prego avvocato, si accomodi.

Entro e mi siedo sul letto.

 

Non sono tranquillo, ho paura, ho paura per me, per quello che dovrò vedere, per quello che immagino accada in queste camere.

Anche quando ero in servizio ho sempre cercato di star fuori da queste storie, purtroppo più comuni di quanto si pensi.

 

Non si nessun rumore, evidentemente le camere sono insonorizzate, rimango seduto con il cuore che mi batte fortissimo.

 

Sento la porta che si apre, mi giro, ho lo sguardo atterrito, entra Alfredo, mi guarda e si mette a piangere.

Come hai fatto a trovarmi?

 

Lo faccio calmare, ma non lo abbraccio, sò per esperienza che questi bambini hanno paura del contatto fisico.

Gli prendo solo la mano ed aspetto che si calmi.

Allora come hai fatto a ridurti così?

Perchè lo fai?

 

Non lo so tutto è cominciato due o tre mesi fà e poi è continuato non me sono nemmeno accorto, poi la vergogna, la paura di farlo sapere in giro e poi rimani invischiato e non riesci a liberarti.

Vivi gli incontri come un incubo e speri solo che passi presto.

Qui ci trattano bene, non siamo obbligati ad avere più incontri nella stessa serata.

Ma vivi in terza persona, non ti rendi conto che quello che sta sotto sei te, ti sembra che tutto accada ad un altro.

Anche il dolore è come se fosse indiretto, lo vivi e lo senti come in un binocolo al contrario, sembra tanto lontano che non ti appartiene.

 

Mi vergognavo a stare in casa, ad andare a scuola, qui mi sento tranquillo e poi gli incubi finiscono e rimango da solo e non ci penso.

 

Quanti siete?

 

Saremo cinque o sei, ma cambiano spesso, arrivano e poi li portano via e ne arrivano altri, molti stranieri, quasi tutti maschi.

 

Te la senti di andare via per sempre?

Questo sarà il nostro segreto, non lo saprà mai nessuno, ma mi devi promettere di tornare ad essere quel bravo ragazzo che sei sempre stato e che tua nonna si vantava di avere.

 

Va bene, ma mi devi aiutare e proteggere.

Sì certo fidati di me, ti ho visto nascere, non ti farei mai del male.

Ora riposati che appena dormono tutti cerchiamo di scappare.

 

Un colpo, suona il telefono.

Sì rimane con me tutta la notte.

Va bene avvocato, non la disturberemo.

 

Il ragazzo si sdraia e si addormenta di colpo, il viso è contratto ma sembra che la tensione si stia lentamente sgonfiando.

Mi siedo sulla poltrona, sono stanco, è stata una lunga giornata.

Mi assopisco ma rimango vigile, aspetto.

 

E così ci sono riuscito, è stato tutto molto facile, anche troppo.

Certo somigliare ad un loro cliente è stato un gran colpo di fortuna.

 

Ora però dobbiamo uscire.

Se va tutto bene, dovrò stargli vicino, ha bisogno di aiuto e di avere di nuovo fiducia negli adulti.

 

Non mi dispiace, i figli sono tutti lontani e non vengono mai, ho anche tre nipoti che vedo una volta l'anno a Natale.

 

E poi non ho mai seguito molto i miei figli, mia moglie me l'ha sempre impedito, o meglio non poteva vietarlo ma faceva di tutto perchè alla fine fosse lei ad occuparsene.

Quando erano piccoli non ne ero capace, da grandi non ne avevo il tempo e così sono rimasto un pò fuori dalla loro vita.

 

Ho fatto il padre, quello che parla poco, che punisce severamente, che sta sempre un pochino troppo in alto, quasi inavvìcinabile.

La mamma era sempre presente di giorno, di notte, a scuola, per fare i compiti e per giocarci insieme.

Ne sono contento mia moglie è sempre stata una mamma chioccia, dedita completamente ai figli.

E' stata anche una brava moglie, solo avrei voluto avere più spazio, ma era difficile entrare nei loro discorsi, nella loro intimità, ed io alla fine ci ho rinunciato.

 

Non ho mai chiesto ai miei figli se sono stato un padre assente,certo mi sono sempre comportato bene, ma forse non come avrei voluto.

 

E poi mi domando era lei che non voleva o ero io che in realtà non volevo farlo?

 

Lo spazio che gli altri prendono,è sempre quello che noi lasciamo?

La colpa è di chi coiona o di chi è coionato?

Avrei dovuto pretenderlo, avrei dovuto prendere comunque il mio spazio?

Non lo sò, in famiglia, al lavoro, non puoi sempre sgomitare per farti largo, inizi a farlo, ma poi alla lunga piano piano ci rinunci, diventa più comodo farsi trasportare, diventa più comodo lasciar fare, diventa più comodo non decidere.

 

Quante volte non ho deciso?

Quante volte ho lasciato correre?

 

Forse è questa la maturità, da giovane vai sempre di punta incurante delle botte che ricevi, invecchiando cominci a schivarle, ad evitarle e poi alla fine diventi accondinscendente e non le prendi più.

 

E' questa la maturità?

 

Provo ad aprire la finestra, sembra bloccata, ma si vede il cielo, c'è una luna enorme che mi guarda.

 

Non sò perchè ma viene di pregare e mi faccio il segno della croce.

 
 
 

Un Bravo Poliziotto

Post n°22 pubblicato il 18 Febbraio 2012 da robertocass
 
Foto di robertocass

7° Puntata

 

 

 

Eccolo lo stronzo, sta parcheggiando ed è solo, no anzi si accosta solamente.

Scende ed entra di corsa nel portone, riesce dopo qualche minuto e riparte.

 

Stavolta però sono pronto ed inizio a seguirlo.

 

Non corre, prosegue lentamente come se non avesse fretta, e non ho problemi a stargli dietro.

Sì sono teso, non sono abituato a fare inseguimenti tipo telefilm ed ho paura di perderlo.

 

E' un pò che camminiamo, stiamo uscendo dalla città, ora siamo in una zona isolata con alcune villette in un parco.

Ecco si ferma, dove siamo?

Mi fermo anch'io e rimango a guardare.

 

Scende ed entra in un cancelletto, dentro si sente musica e molte voci, come di una festa.

Vedo molta gente, molti uomini ma stranamente non riesco a vedere donne, cosa stanno facendo?

Rimango ad aspettare.

 

Non esce,che faccio?

Ho deciso mi avvicino a vedere.

Le finestre hanno le tende abbassate e si vede poco o niente, sento un rumore, mi nascondo.

Esce un uomo con un bambino, sembra una scena innocente ma mi sembra che lo accarezzi troppo.

E' una festa di pedofili?

Mi batte forte il cuore, per paura, per il disgusto, per quello che sta facendo Alfredo se è dentro la casa.

Non mi sento un eroe e la paura diventa panico, sto sudando.

 

Alzo gli occhi, il cielo è stellato, sembra assurdo che in una notte simile ci sia gente che fà certe cose.

 

Come fanno uomini normali con moglie e figli a stuprare un bambino, a massacrare un altro essere umano?

 

L'uomo è l'unico animale che uccide per piacere, gli animali solo per mangiare e quando lottano non uccidono mai, si fermano quando l'altro ha un segno di resa.

 

L'uomo no, l'uomo uccide per il gusto di uccidere, violenta per il gusto di farlo, massacra per il gusto di massacrare.

 

Come hanno fatto i nazisti ad uccidere sei milioni di ebrei?

 

Come hanno fatto a bruciarli nei forni o a vivisezionati come animali da laboratorio, e tutto in nome di un'idea o per obbedire ad ordini?

E gli ordini erano dati da padri di famiglia e chi obbediva aveva spesso un bambino o una moglie della stessa età.

 

Come si fà a violentare un bambino di 2 anni?

Come si fà solo a concepirlo, a pensarlo?

 

Per tanti anni ho fatto il poliziotto ma non mi sono mai abituato a queste nefandezze, non si sono mai abituato a tutto quello che un uomo apparentemente normale è capace di fare.

 

Ho conosciuto bambini violentati, dopo qualche anno lentamente dimenticano, ma il tarlo rimane, l'infezione è stata iniettata, e per quanto vengano giustamente aiutati psicologicamente completamente non dimenticano mai.

Vivranno tutta la vita con quel ricordo recondito che fa paura, con quel terrore solo in parte dimenticato.

 

Spero di sbagliarmi, ma a questo punto ho paura di avere indovinato.

 

Sono ancora coperto dagli alberi, ho paura.

 

Ma poi mi dico, mi sono fatto vecchio, se devo restarci, almeno sarà mentre faccio qualcosa di buono.

 

Mi alzo e mi rassetto, ho deciso provo ad entrare.

 

Mi avvicino alla porta, ho il cuore che mi batte forte, entro.

C'è tanta gente seduta che gioca a poker, quindi è anche una bisca?

Nessuno fà caso a me, anzi mi fanno un cenno di saluto.

Cammino fra i tavoli, prendo un bicchiere e mi appoggio ad un mobile, faccio l'indifferente ma ho una paura fottuta.

Evidente somiglio a qualcuno che conoscono, non fanno caso a me, piano piano mi rilasso e mi metto ad osservare meglio.

 

Giocano tutti molto concentrati, sul tavolo però niente soldi, saranno cinque tavoli ed in tutto una trentina di persone, tutti uomini dai 40/50 anni in su, qualche donna.

Qualcuno è sul divano e parla animatamente.

Non capisco niente, la musica non ha un volume forte ma da dove sono copre le voci.

Mi sembra però che parlino del più e del meno, senza neanche molta convinzione.

 

Buonasera signori, vi informiamo che come al solito potete utilizzare le camere al primo piano e scegliere il vostro divertimento.

Mi giro è un ragazzo biondo che sta parlando, sembra molto a suo agio con un tono molto professionale.

Mi avvicino, sono curioso di capire che cosa sta succedendo.

 

Buonasera avvocato.

Ecco allora la fortuna è dalla mia parte, somiglio ad un loro cliente.

Sì vorrei....

Sì lo so, prego avvocato scelga pure.

Mi mette davanti una specie di album fotografico, lo sfoglio e vedo foto di giovani ragazzi muscolosi.

No, veramente cercavo qualcosa di più giovane.

Va bene giusto per lei abbiamo questo, riservato ai soli clienti amici.

Parlando mi passa un altro album più piccolo, lo apro vedo foto di bambini.

Mi sento male, mi viene da vomitare ma faccio finta di niente.

 

Sono foto innocenti dove viene ripreso solo il viso, ma dietro vedo l'orrrore di bambini seviziati da persone indegne di vivere.

 

L'ho conosciuti, sono persone all'apparenza normali che anzi cercano di convincerti che non fanno nulla di male.

Non hanno niente di strano e se le incontri alla fermata del bus ci parli normalmente, senza immaginare lontanamente che cosa sono capaci di fare.

 

Sfoglio le pagine lentamente, quasi a non voler fare loro del male.

 

No, la foto di Alfredo.

 

C'è anche lui ho sperato fino all'ultimo che non ci fosse.

Sento la mia voce che dice va bene lui.

 

Mi sento male, con una scusa mi allontano, esco a prendere una boccata d'aria.

 

Il cielo è pieno di stelle, la notte è bellissima.

 

Dio perchè accetti che accada tutto questo?

 

 

 
 
 

U n Bravo Pioliziotto

Post n°21 pubblicato il 17 Gennaio 2012 da robertocass
 
Foto di robertocass

6° Puntata

 

 

 

Certo avessi avuto un carattere diverso avrei potuto fare carriera, quante occasioni perse.
Certe penso a quello che sarei diventato se fossi riuscito a prendere al volo certe possibilità, se invece di rispondere a tono avessi taciuto e assecondato il capo di turno.

E' proprio vero quello che diceva Totò in un famoso film: siamo uomini o caporali?

Io di caporali ne ho incontrati tanti e tutti con la prosopopea del grado e assolutamente cretini.
Purtroppo per me io non riuscivo a nascondere quello che pensavo e.....

Va bene, ora mi accendo la tele e come al solito mi assopisco.

Arturo, vieni, corri, c'è Palmira.
La vedo entrare disperata e piangendo mi dice che suo nipote ieri sera non è rientrato.
Arturo aiutami, sono sicura che gli è successo qualcosa di brutto.

Va bene, ora siediti e raccontami tutto.
Allora se ho capito ieri sera non ti ha chiamato, ma ti chiama sempre?
Sì sempre quando fà tardi, ma ieri era strano, non parlava e non mi ha nemmeno salutato.

Va bene. ti prometto che cerco di fare il possibile.

E cos'è il possibile?

Quante volte ho detto questa frase e il più delle volte era mettere la pratica sotto una bella pila di carte, ma non per negligenza, non c'era mai tempo, le cose da fare erano tante, e purtroppo passavano in galleria tutte quelle cose minori che non sembravano urgenti.

Minori per noi, per la persona che ci veniva a chiedere aiuto non lo erano affatto.
Ed ora?
Non posso parlarne al commissariato, tanto mi risponderebbero che è presto per preoccuparsi, che sicuramente è una ragazzata, che conviene aspettare qualche gior- no.
Era quello che dicevo anch'io, ma stavolta è diverso questo ragazzino l'ho visto crescere, devo fare qualcosa.

Telefono al mio amico in Polizia e riesco con una scusa a farmi dare l'indirizzo del proprietario di quella macchina.

Ci vado.

Arrivo al centro, ecco sono arrivato.
E' una palazzina signorile, guardo in giro ma non vedo la macchina.
Mi apposto all'angolo della strada e rimango ad aspettare.

Un altro appostamento, ma stavolta non credo di poter fare altro.

Già facevo questo quando mia moglie venne ricoverata per partorire, feci una corsa ma arrivai in ospedale che era già nata.
Mi avevano chiesto se volevo assistere al parto, allora non si usava ma il medico era un amico e pensava di farmi cosa gradita.
Gli avevo detto di sì, ma così senza pensarci, perchè uno dovrebbe assistere?
Per dare fastidio se c'è una emergenza?

Non credo serva a nulla, la donna non se ne accorge e l'uomo si illude di partecipare a qualcosa di magico che non gli appartiene.

Sì una nascita deve essere qualcosa di indefinibile, portare dentro un altro essere, un'esperienza che trasforma una donna in madre e per sempre.
Il rapporto madre figlio è particolare, nasce nell'utero, il feto è cresciuto assorbendo le sue emozioni e si crea un legame assolutamente unico.

Come possiamo noi padri pensare di sostituirci a questo?
Vedo oggi che si danno un gran da fare, ed è giusto che aiutino, ma non possono pensare di sostituirsi alla madre che l'ha creato, che l'ha fatto nascere.
Certe volte penso che le donne hanno davvero qualcosa di speciale, essere portatrici della vita le rende uniche.

Ancora non si vede ed è quasi notte, sempre non perdendo di vista il portone vado a prendere un caffè e telefono a casa.
E' tardi, rischio continuamente di appisolarmi, ma ho il pieno di caffè e vado avanti.

I figli, dopo la prima ne sono altri tre ed erano tanti, ma mia moglie ne avrebbe fatti altrettanti.
Era bello però tornare a casa e vederseli intorno, certo erano tanti e non era facile andare avanti.
Il mio stipendio da poliziotto non bastava e per fortuna mia moglie trovò un impiego part time presso un avvocato.
La paga non era certo alta ma aiutava ad andare avanti.

Il problema divenne più pressante man mano che crescevano, per fortuna i vestiti passavano l'un l'altro, ma le spese erano sempre tante e dovevamo fare spesso e volentieri delle rinunce.

La più grande fù l'impossibilità di comprarsi casa, non potevamo sobbarcarsi la rata di un mutuo e preferimmo restare in affitto.

Questo però creava discussioni, sembrava strano, l'acquisto della casa da noi è un passaggio obbligato che si deve fare appena s'inizia a lavorare.

Ho conosciuto ragazzi che a 25 anni andavano subito a stipulare mutui trentennali che li mettevano subito in croce, soprattutto con gli interessi che avevamo allora.
E questo li bloccava, non potevano certo cambiare città accettando una bella offerta di lavoro, erano costretti ad accettare quello che trovavano solo per la paura di non rispettare il benedetto mutuo.
E questo perchè si decidevano a sposarsi non prima di aver fatto qualche chilo di cambiali per comprare tutti i mobili.
E già, la casa doveva essere tutta arredata e anche con mobili di valore.

Il più delle volte da solo non poteva farcela ed allora s'indebitavano sia il padre che il suocero, anche perchè dovevano affrontare un matrimonio dai costi proibitivi.
E già il poverino sapeva che fra vestiti, cerimonia in chiesa, fotografie, banchetti e rinfreschi avrebbe dovuto spendere cifre assurde che come detto poi ricadevano sulle famiglie.

Certo che i matrimoni duravano, pensare di rifare il tutto faceva passare qualsiasi idea.

Questo purtroppo ancora succede, soprattutto nel sud, ed è causa fra l'altro anche dell'immobilismo nel mercato del lavoro.
E' assurdo pensare che i giovani in Sicilia sono disoccupati mentre al nord le aziende assumono stranieri perchè manca la manodopera.

Il mondo è cambiato, i mestieri scompaiono, i nostri figli non vogliono più fare lavori manuali e se non ci fossero gli stranieri tanto vituperati mi dici dove trovi un muratore o un operaio?

Insomma, così non ho una casa di proprietà e non posso nemmeno più comprarla, sono ormai anziano e non c'è più nessuna banca che accetti di finanziarmi.

Evidentemente hanno paura che i clienti muoiano prima di pagare il prestito.

 
 
 

Un Bravo Poliziotto

Post n°20 pubblicato il 23 Dicembre 2011 da robertocass
 
Foto di robertocass

5° Puntata

 

 

Ma sta uscendo, gira l'angolo.

Lo seguo in macchina, lo vedo salire su una Punto bianca.

Faccio in tempo a prendere la targa, cerco di seguirli ma il traffico è tanto ed io ho perso un pò di smalto, li perdo.

 

Vado verso il commissariato.

Buongiorno come va?

Ti ricordi sei entrato e poco dopo io sono andato in pensione.

Certo che lo ricordo, ti serve qualcosa?

 

Gli spiego quello che sto facendo e gli leggo il numero della targa.

Va bene, perchè ti serve?

Va bene, me lo dici dopo, passa più tardi.

Esco.

 

E' una bella giornata di sole e decido di fare due passi a piedi.

Mi piace camminare, cerco di farlo sempre.

 

Mi piace guardare le persone, vedere come si muovono, come gesticolano parlando, dietro ognuno c'è una storia, un tradimento, un mutuo scaduto,un abbandono.

Siamo tutti su un grosso sasso che cammina nell'universo e tutti ci preoccupiamo delle stesse cose.

Miliardi di persone che cercano in qualche modo la felicità.

 

Ma esiste?

Io sono mai stato felice?

 

Non lo sò, ci penso spesso ma non riesco a darmi una risposta.

Se la felicità è sentirsi bene la risposta è sì, sono stato bene qualche volta a casa, qualche volta con i figli, qualche volta al mare seduto sulla riva.

 

Mi è sempre piaciuto il mare, sentirne l'odore e il rumore, vedere quella distesa che gira attorno all'orizzonte e che talvolta si confonde con il cielo.

 

E' questa la felicità?

Felici è star sereni e in pace?

 

Se la felicità è fatta di momenti, io nella mia vita ne ho avuti tanti.

Il problema è riconoscerli subito e assaporarli.

Quasi sempre te ne accorgi dopo, quando ci ripensi.

 

Vedo tante persone che camminano veloci, tutti all'apparenza molto impegnati.

Non mi sembra di conoscere nessuno, ma tanto non me li ricordo mai.

Mi capita spesso di vedere un viso conosciuto e non ricordarmi assolutamente dove l'ho incontrato.

Forse in un altra vita, in un'altra dimensione?

 

Mi ha sempre intrigato questa storia del deja vu, di posti dove sei sicuro di avere già visto ma dove però non sei mai stato, almeno in questa vita.

Allora pensi alla reincarnazione, al fatto che l'hai visto in un altra epoca, in un altro corpo.

 

C'è il sole e passeggio.

 

La religione cos'è se non paura della morte?

La fine fà paura, pensare che tutto finisce e che non c'è altro spaven- ta.

Può tutto finire e non starci altro?

 

Questo pensiero è sempre stato nella mente dell'uomo e forte è sempre stato il bisogno di darsi una spiegazione.

E così nascono le religioni e tutte hanno un paradiso stupendo dove essere consolati, dove i buoni verranno premiati e tutte hanno un inferno dove i cattivi verranno puniti.

 

Magari fosse così semplice, nel mio lavoro sempre a contatto con il lato oscuro, non sono mai riuscito a capire esattamente dove fosse il male e dove fosse il bene.

 

La linea di demarcazione è sempre confusa e il giudizio è sempre personale, non può essere imparziale, la divisione non è mai netta e spesso può andar bene sia l'una che l'altra spiegazione.

 

E allora come si può giudicare?

 

Eppure le società devono difendersi e si scrivono delle regole che devono essere rispettate in modo da non avere mai dubbi, e si pagano le persone come me che devono farle rispettare.

Persone che non devono giudicare, ma solo verificare se l'azione che si deve controllare è in sintonia con le regole scritte.

Se non lo è diventa reato.

 

Tutto diventa molto semplice, diventa subito chiaro chi sbaglia e chi indovina, chi è bravo e chi è cattivo.

Ed allora si può giudicare certi di non sbagliare.

 

Ma si può fare altrimenti?

 

Penso che le regole siano nate con l'uomo, le prime società dovevano porsi delle leggi che organizzassero la vita comune e poi fatte queste avere subito poliziotti per farle rispettare e giudici per punire chi non le rispettava.

 

Penso questo e intanto cammino e mi dirigo verso il commissariato.

 

Allora hai visto qualcosa?

 

Sì e non sono belle, la macchina appartiene ad un certo Di Giacomo un essere schifoso coinvolto diverse volte in fatti di pedofilia.

Spiegami bene perchè hai il suo numero di targa.

 

Gli spiego di nuovo il motivo e mi risponde che faranno delle indagini e che io non devo occuparmene.

 

Già è stato sempre così, quando c'era qualcosa dovevo sempre farmi da parte per fare spazio agli amici del capo.

Va bene, stai tranquillo.

Esco, è proprio una bella giornata.

 

Il sole è ormai alto e mi accorgo di avere fame.

 

Mi dirigo verso casa.

 

 

 
 
 

Un Bravo Poliziotto

Post n°19 pubblicato il 04 Dicembre 2011 da robertocass
 
Foto di robertocass

4° Puntata

 

 

Ma che ora ho fatto?

Vado a prendermi un panino.

 

Certo avrei potuto fare un pò di carriera, ma purtroppo ho un caratteraccio, non sono mai stato un soldatino obbediente, discutevo sempre i compiti che mi venivano assegnati e quasi sempre li risolvevo a modo mio.

Questo non sempre viene accettato, anzi quasi mai, il capo spesso non vuole questa autonomia, spesso preferisce chi non discute e fà quello che gli si dice, senza pensare se è giusto o sbagliato.

Io non ho mai accettato questo, ma posso capire che a chi comanda, senza averne le qualità ma solo perchè ha un cappello in testa, questo fà molto comodo e la gestione del personale diventa molto più semplice, senza problemi.

Ho sempre creduto che un vero leader si vede dai personaggi di cui si circonda, e se è veramente tale, sceglie gente di valore, che cercano anche di rubargli il posto o di scavalcarlo.

 

Questo rende il lavoro più difficile ma i risultati sono ben diversi.

 

Io purtroppo ho sempre trovato persone che avevano paura di qualsiasi azione personale e nel bene e nel male volevano sempre fare tutto, senza delegare e sempre cercando di controllare qualsiasi movimento.

E così uno parte con tante idee, con tanta voglia di fare, ma poi dopo le prime porte in faccia, comincia a regolarsi e a comportarsi di conseguenza.

Si comincia a lavorare senza iniziativa e ci si lascia trascinare dagli eventi, si chiede sempre cosa fare e si attendono gli ordini.

Qualche volta conveniva far finta di non sapere quella cosa in modo da evitare attriti e gelosie.

 

E così dopo tanti anni ci si abitua e si va avanti, dimenticandosi tutti i buoni propositi e tutta la voglia di fare.

 

Già ho sempre avuto capi stupidi che portavano avanti solo i loro amici e chi li adulava, dicendo come erano bravi e intelligenti.

Io che ho sempre cercato di comportarmi onestamente ma sempre cercando di usare il mio di cervello, sono rimasto al palo.

Non ho fatto carriera e piano piano sono stato relegato ai lavori di ufficio, di archivio, tutti quelli dove non potevo rompere la scatole.

Ho sempre fatto il mio lavoro preciso e puntuale senza mai eccellere, senza mai discuterne.

 

Mi sono così mantenuto fedele sulla linea di una assoluta mediocricità e i miei capi, dopo le lamentele dei primi anni, erano pienamente soddisfatti del mio lavoro.

 

Soddisfatti di come mi ero talmente omologato da diventare quasi trasparente.

 
 
 

Un Bravo Poliziotto

Post n°18 pubblicato il 03 Novembre 2011 da robertocass
 
Foto di robertocass

3° Puntata

 

 

 

Arturo, vieni qui e spegni quel maledetto televisore.

Che c'è?

Devi aiutarmi, voglio pulire il lampadario e non ci arrivo, ho paura di cadere.

Il lampadario?

Mi speghi perchè dovrei preoccuparmi di pulirlo, sta lì bello in alto e non da fastidio a nessuno.

Siamo rimasti soli, i figli sono tutti via, che te ne frega del lampadario!

 

E dai che l'altra volta sono caduta, fai il bravo, sai che ci tengo.

E va bene, ci penso io.

Ora che il lampadario è pulito me ne torno sul divano a leggere il giornale.

 

Già, quanto eravamo stupidi.

Mi ricordo che il grosso problema fu dire ai suoi che era incinta.

Non sapevamo come fare e fu l'argomento di tante serate in cinquecento.

Alla fine avemmo un incontro informale con la sorella.

 

Arrivò il giorno fatidico dell'incontro col padre, ero sudato, entrammo insieme mano nella mano.

Lui era seduto in cucina, mi salutò e non disse nulla, parlammmo del più e del meno senza nessun accenno al fattaccio.

 

Di questo l'ho sempre ringraziato.

 

Arturo vieni c'è Palmira.

Palmira abitava al piano di sopra, ci conoscevamo da tanti anni.

Arturo mi serve il tuo aiuto come poliziotto.

Come? e che cosa è successo?

 

Alfredo mio nipote ha cominciato a frequentare gente strana, ho paura che si droghi.

Come un ragazzo modello come lui, sempre primo negli studi, e come fai a saperlo?

Come sai da quando i genitori si sono lasciati vive con me e da un pò di tempo si comporta in maniera strana, non parla mai, rimane chiuso in camera, esce sempre, sono tanto preoccupata.

Va bè, non mi sembra.....

Dai Arturo,perchè non fai una piccola indagine, lo segui per un pò, io non sò più che fare, ho provato a parlarci ma non mi risponde.

Va bene, lo faccio, ora sta tranquilla.

E così sono di nuovo in pista, ho un caso da risolvere.

Alfredo, l'ho visto nascere, sempre educato, con quell'aria un pò svanita.

E' sempre andato bene a scuola.

Ma questo non sempre aiuta, anzi non aiuta mai.

Il secchione non è mai andato di moda, fà più scena il ripetente sempre impreparato che quello che alza sempre la mano per rispondere.

Il ripetente è bello e simpatico e piace alle ragazze.

Il secchione è bruttino, porta gli occhiali, è timido e non si mette mai in mostra.

 

La mattina dopo, esco presto e mi metto in macchina davanti al portone.

Esce il ragazzo ed io lo seguo.

Tutto tranquillo, va scuola ed entra.

Rimango ad aspettare.

 

Mi ricordo la prima casa che prendemmo in affitto, era piccolissima e caldissima.

Gli amici che venivano a trovarci si portavano il cambio e restavano in calzoni corti e canottiera, anche d'inverno.

 

La casa aveva solo una camera, ma aveva una piccola anticucina che si chiudeva e restava una saletta.

C'entrava tutto, certo avevamo cose dovunque, sotto il letto e sopra l'armadio.

Certe volte ci penso, come facevamo a farci stare dentro tutto, compreso lettino, fasciatoio e carrozzina.

 

Bah, forse avevamo meno esigenze.

 

Ero il primo ad avere casa per conto mio e si stava tutti da me, quasi tutte le sere, ed appena la bambina dormiva si prendeva la chitarra e si cantava fino a quando sentivamo un sonoro basta dall'appartamento vicino.

 
 
 
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