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« Un Bravo PoliziottoUn Bravo Poliziotto »

Un Bravo Poliziotto

Post n°19 pubblicato il 04 Dicembre 2011 da robertocass
 
Foto di robertocass

4° Puntata

 

 

Ma che ora ho fatto?

Vado a prendermi un panino.

 

Certo avrei potuto fare un pò di carriera, ma purtroppo ho un caratteraccio, non sono mai stato un soldatino obbediente, discutevo sempre i compiti che mi venivano assegnati e quasi sempre li risolvevo a modo mio.

Questo non sempre viene accettato, anzi quasi mai, il capo spesso non vuole questa autonomia, spesso preferisce chi non discute e fà quello che gli si dice, senza pensare se è giusto o sbagliato.

Io non ho mai accettato questo, ma posso capire che a chi comanda, senza averne le qualità ma solo perchè ha un cappello in testa, questo fà molto comodo e la gestione del personale diventa molto più semplice, senza problemi.

Ho sempre creduto che un vero leader si vede dai personaggi di cui si circonda, e se è veramente tale, sceglie gente di valore, che cercano anche di rubargli il posto o di scavalcarlo.

 

Questo rende il lavoro più difficile ma i risultati sono ben diversi.

 

Io purtroppo ho sempre trovato persone che avevano paura di qualsiasi azione personale e nel bene e nel male volevano sempre fare tutto, senza delegare e sempre cercando di controllare qualsiasi movimento.

E così uno parte con tante idee, con tanta voglia di fare, ma poi dopo le prime porte in faccia, comincia a regolarsi e a comportarsi di conseguenza.

Si comincia a lavorare senza iniziativa e ci si lascia trascinare dagli eventi, si chiede sempre cosa fare e si attendono gli ordini.

Qualche volta conveniva far finta di non sapere quella cosa in modo da evitare attriti e gelosie.

 

E così dopo tanti anni ci si abitua e si va avanti, dimenticandosi tutti i buoni propositi e tutta la voglia di fare.

 

Già ho sempre avuto capi stupidi che portavano avanti solo i loro amici e chi li adulava, dicendo come erano bravi e intelligenti.

Io che ho sempre cercato di comportarmi onestamente ma sempre cercando di usare il mio di cervello, sono rimasto al palo.

Non ho fatto carriera e piano piano sono stato relegato ai lavori di ufficio, di archivio, tutti quelli dove non potevo rompere la scatole.

Ho sempre fatto il mio lavoro preciso e puntuale senza mai eccellere, senza mai discuterne.

 

Mi sono così mantenuto fedele sulla linea di una assoluta mediocricità e i miei capi, dopo le lamentele dei primi anni, erano pienamente soddisfatti del mio lavoro.

 

Soddisfatti di come mi ero talmente omologato da diventare quasi trasparente.

 
 
 
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