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« Un Bravo PoliziottoUn Bravo Poliziotto »

Un Bravo Poliziotto

Post n°17 pubblicato il 19 Ottobre 2011 da robertocass
 

2° Puntata

 

 

In macchina.

Quante ore a fare pedinamenti, quante notti a vedere un portone.

 

Io non so, ho visto i film polizieschi, ma io in queste ore di appostamenti non ho mai visto nessuno.

La cosa peggiore era le scorte a qualche politico, ore intere come uno scemo a guardare la sua casa o l'ufficio, o ad aspettarlo fuori del ristorante o del negozio.

Certe volte penso che il poliziotto sia un lavoro da disperati che non trovano di meglio da fare.

 

Però io l'avevo scelto, da ragazzo sognavo sempre di farlo, mi vedevo come il grande eroe che salva tutti e arresta i cattivi.

 

La realtà è stata poi diversa, la differenza fra buoni e cattivi non è mai così netta, la realtà è sempre sfocata e spesso diventa esattamente il contrario di quello che sembra.

 

La cavalleria a salvare i buoni non sempre arriva e spesso si rimane soli ad affrontare i cattivi che poi molto spesso vincono.

 

Mi ricordo il mio primo incarico, con la divisa e anche se non sono stato mai un adone, mi sentivo bellissimo.

Aveva chiamato un supermercato, dalle voci concitate sembrava avessero preso Al Capone.

Arriviamo, era solo un ragazzino che era stato preso a rubare dei giocattoli, fra l'altro mal celati sotto il cappotto.

Piangeva a dirotto, avrà avuto 12 o 13 anni.

 

Ho ripensato guardandolo quando anch'io con mio cugino andavamo alla Standa a rubare libri.

Sì, quasi sempre libri che mettevamo sotto la giacca con un sistema ormai collaudato.

Il bello non era prenderli, era il gusto del rischio e il passare davanti alla cassa parlando del più e del meno e poi appena usciti correre come pazzi fino a casa.

 

Non ci hanno mai presi ma avevamo studiato bene come fare, cambiavamo sempre supermercato e poi compravamo sempre qualcosa.

 

Lo guardo e vorrei lasciarlo andare, ma il direttore continua a sbraitare che non è la prima volta, che bisognava dargli una lezione, che così non si può continuare.

Sono costretto a prenderlo in consegna e a dire di stare tranquillo che la giustizia avrebbe fatto il suo corso.

 

Lo metto in macchina, parto, lui piange sempre e giura che non lo farà più, che era solo un gioco come un altro, che si è pentito.

Vado verso il commissariato, giro e in una stradina mi fermo.

Scendi e scappa via, se ti rivedo a rubare giuro che ti porto in galera.

Il ragazzino mi guarda, esce di corsa e scappa via.

 

Non l'ho più rivisto, spero che si sia sistemato, non credo che abbia continuato.

L'ho fatto anch'io e poi sono diventato poliziotto.

 

Poliziotto, ma poi però non ho mai arrestato nessuno, non scoperto nessun assassinio, non mi sono mai trovato per caso o no sulla scena del delitto.

Non avevo un gran fisico e quindi ho fatto sempre l'impiegato, ho preso denunce, quelle sì, ne ho prese tante.

 

Gente, la più strana del mondo, che veniva a denunciare cose assurde scomparse, inquilini che facevano rumore, presunti corteggiatori che cercavano di circuire per telefono o sulle scale.

A queste denunce seguiva sempre una piccola inchiesta, che spesso facevo io, e quasi sempre erano stupidaggini.

Non tutte, però.

Mi ricordo di quella ragazza che venne perchè aveva sempre telefonate con voci eccitate e frasi oscene, veniva chiamata di giorno e di notte, a qualsiasi ora, era diventato un incubo.

Era purtroppo tutto vero, ma non potevo fare nulla, mettere il telefono sotto controllo è una procedura lunga e complessa, e non sempre viene accettata.

Non sapevo che fare, la poverina veniva sempre, mi chiamava, le telefonate continuavano e la poverina veniva a piangere da me.

Aveva paura di uscire e di stare sola in casa.

 

Io cercavo di rassicurarla ma non potevo fare nulla, telefonare non è reato e fino a quando non vi sono minacce o pericoli reali, la polizia ha le mani legate.

 

Allora cominciai ad andare a prenderla a casa per portarla al lavoro, andavo a riprenderla e sempre in divisa.

Le chiamate cominciarono a diminuire fino a scomparire del tutto, lo spasimante pazzo si era arreso davanti alla mia manifestazione di potenza.

 

E così cominciai a frequentarla, era una brava ragazza, molto carina, si chiamava Maria.

 

Sì così ho conosciuto mia moglie, subito conquistata da questo poliziotto coraggioso e integerrimo.

 

Ci siamo sposati dopo solo sei mesi, era rimasta incinta.

Ma non mi dispiaceva, era certo che comunque l'avrei sposata e quindi non me facevo problemi.

 

Quello che mi ricordo era la nostra ignoranza in fatto di sesso, non ne sapevamo assolutamente nulla.

Avrò avuto 14 o 15 anni e uscì un film che fece epoca, che sconvolse una intera generazione, non me ricordo il nome, ma si vedeva completamente la scena di un parto.

 

Era vietato ai minori di 18 anni, ma io e mio cugino riuscimmo ad entrare, conoscevamo la maschera.

E' così che nascono?

Non si apre la pancia?

Ma come ci passa?

 

Il problema è che non avevamo grosse possibilità di fare pratica.

Le ragazze non uscivano e quando organizzavamo una festa dovevamo andare dai genitori a chiedere loro il permesso.

E questo quando riuscivamo a trovare con grande difficoltà una casa e quindi una madre disponibile.

La stanza era sempre la sala da pranzo ed aveva chissà perchè sempre delle luci fortissime che non si spegnevano mai.

Qualche volta si provava a spegnerle ma dopo qualche secondo arrivava la madre di turno a riaccenderla con un tono mai amichevole.

 

E così la pratica erano le prostitute, ma allora non c'era l'aids o non sapevamo che esistesse, e si andava tranquilli.

 

I problemi nascevano quando si parlava di contraccezione, il preservativo sembrava brutto, quasi offensivo, ed allora si andava al passa parola a trovare soluzioni più o meno fantasiose.

Si andava dall'amico che sapeva tutto e ci si regolava di conseguenza.

 

Quando toccò a me, stavo con Maria e non sapevo che fare.

Allora ne parlai con un mio amico già fidanzato che mi consigliò delle compresse da mettere dentro la vagina e poi potevi andare senza problemi.

 

Sì senza problemi, Maria restò incinta quasi subito.

 

Pronto Paolo, ma quelle compresse erano solo disinfettanti, Maria è incinta.

Sì lo so, è incinta anche la mia.

Scusa ma non potevi avvertirmi che non ne eri sicuro?

Ma me l'aveva detto un amico di mio cugino che.......

 

Va bè, lascia perdere, tanto sono contento lo stesso.

 

E così che ci siamo sposati, io a 24 anni, lei a 19.

 

Ma allora eri grande, ti sentivi maturo, responsabile.

 

Oggi senti quello che a trent'anni e passa è ancora a casa con i genitori e quando se ne parla, si dice che è solo un ragazzo.

Un ragazzo a quarant'anni, e quando diventa un uomo?

 

 

 

 

 

 

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