Creato da cannella_e_zafferano il 06/10/2008

Cannella_e_zafferano

Tra cibo, vino e sensi

 

 

Miele

Post n°9 pubblicato il 18 Febbraio 2009 da cannella_e_zafferano
 
Tag: Cibo, poesia

Le tue labbra stillano miele vergine, o sposa,
c'è miele e latte sotto la tua lingua
e il profumo delle tue vesti è come il profumo del Libano.


( da: Cantico dei cantici)

 

 
 
 

Dolce tondo

Post n°8 pubblicato il 20 Novembre 2008 da cannella_e_zafferano
 

Vino dalla tua bocca, dolce tondo
dalla tua mano: voglio
quel sorso, quel pezzetto, non mi leva
sete né fame la memoria.

("Vino dalla tua bocca, dolce tondo"
Giovanni Raboni, L'opera poetica)

 
 
 

Cavolfiore nella nebbia

Post n°7 pubblicato il 18 Ottobre 2008 da cannella_e_zafferano
 

"... ma chi l'ha detto che e' proibito essere tristi? In realta', molte volte, non c'e' nulla di piu' sensato che essere tristi; quotidianamente succedono cose, agli altri o a noi, per cui non c'e' rimedio, o per meglio dire, per cui c'e' quell'unico e antico rimedio di sentirsi tristi.

Non lasciare che ti prescrivano allegria, come chi ordina un ciclo di antibiotici o dei cucchiai di acqua di mare a stomaco vuoto. Se lasci che trattino la tua tristezza come una perversione o, nel migliore dei casi, come una malattia, sei perduta; oltre ad essere triste ti sentirai in colpa. E non hai colpa di essere triste. Non e' normale sentire dolore quando ti tagli? Non ti brucia la pelle dopo una frustata? ... Vivi la tua tristezza, palpala, sfogliala nei tuoi occhi, bagnala di lacrime, avvolgila nelle grida o nel silenzio, copiala nei quaderni, segnala sul tuo corpo, fissala nei pori della tua pelle. Infatti, solo se non ti difendi fuggira', a momenti, in un altro posto che non e' il centro del tuo dolore intimo.

E per degustare la tua tristezza devo consigliarti anche un piatto malinconico: cavolfiore nella nebbia. Si tratta di cuocere quel fiore bianco e triste e consistente, col vapore acqueo. Lentamente, con lo stesso odore dell'alito che emana la bocca nei lamenti, si cuoce fino ad intenerirsi. E, avvolto nella nebbia, nel suo vapore fumante, aggiungigli olio di oliva e aglio e un po' di pepe, e salalo con lacrime che siano tue. E assaporalo lentamente, mordendolo con la forchetta, e piangi di piu' e piangi ancora, che alla fine quel fiore andra' succhiando la tua malinconia senza lasciarti asciutta, senza lasciarti tranquilla, senza rubarti l'unica cosa tua in quel momento, l'unica che nessuno potra' ormai toglierti, la tua tristezza, ma con la sensazione di aver condiviso con quel fiore immarcescibile, con quel fiore assurdo, preistorico, con quel fiore che i fidanzati non chiedono mai dai fiorai, con quel fiore del cavolo che nessuno mette nei vasi, con quell'anomalia, con quella tristezza fiorita, la tua tristezza di cavolfiore, di pianta triste e malinconica".

Hector Abad Faciolince - Trattato di culinaria per donne tristi (Sellerio '97)

 
 
 

Il vino parla

Post n°6 pubblicato il 11 Ottobre 2008 da cannella_e_zafferano
 

Il vino parla. Lo sanno tutti. Guardati in giro. Chiedilo all'indovina all'angolo della strada, all'ospite che non è stato invitato alla festa di nozze, allo scemo del villaggio. Parla. È ventriloquo. Ha un milione di voci. Scioglie la lingua, svela segreti che non avresti mai voluto raccontare, segreti che non sapevi nemmeno di conoscere. Grida, declama, sussurra. Racconta grandi cose, progetti meravigliosi, amori tragici e tradimenti terribili. Ride a crepapelle. Soffoca piano una risata fra sé. Piange per i suoi stessi pensieri. Riporta alla mente estati di molto tempo fa e ricordi che è meglio dimenticare. Ogni bottiglia un soffio di altri tempi, di altri luoghi e ciascuno è un piccolo miracolo, dal più comune Liebfraumilch all'imperioso Veuve Clicquot 1945. Magia quotidiana, così la chiamava Joe. La trasformazione di una sostanza di base in quella dei desideri. Alchimia dei profani.
Prendi me, per esempio. Fleurie 1962. Ultima sopravvissuta di una cassa da dodici, imbottigliata e messa in cantina l'anno in cui nacque Jay. Un vino vivace e garrulo, gradevole e appena esuberante, con una nota aspra di ribes nero, proclamava l'etichetta. Non esattamente un vino che si conservi, invece è successo. Per nostalgia. Per un'occasione speciale. Un compleanno, forse un matrimonio. Ma i suoi compleanni trascorrevano senza festeggiamenti, a bere del rosso argentino e guardando vecchi western. Cinque anni fa mi pose sulla tavola apparecchiata con candelieri d'argento, ma non accadde nulla. Però la ragazza rimase. Insieme a lei arrivò un esercito di bottiglie, Dom Pérignon, vodka Stolichnaya, Parfait Amour e Mouton-Cadet, birre belghe in bottiglie dal collo lungo, vermouth Noilly Prat e Fraises des Bois. Anche loro parlano, di sciocchezze soprattutto, un chiacchiericcio metallico come ospiti che tentano di socializzare a una festa. Ci rifiutammo di avere a che fare con loro. Fummo spinte verso il fondo della cantina, noi tre sopravvissute, dietro alle file scintillanti delle nuove arrivate, e lì rimanemmo, dimenticate, per cinque anni. Château Chalon '58, Sancerre '71, e io. Château Chalon, seccato per la retrocessione, finge di essere sordo e spesso non vuole parlare affatto. Un vino generoso, di grande carattere e personalità, dice nei rari momenti in cui si apre. Gli piace ricordarci la sua maggiore anzianità, la longevità dei vini gialli del Giura. Ne va molto fiero, così come del suo bouquet mielato e del suo straordinario lignaggio.

Johanne Harris - Vino, patate e mele rosse - Ed. Garzanti


 
 
 

Opera buffa

Post n°5 pubblicato il 10 Ottobre 2008 da cannella_e_zafferano
 

Dopo il non far nulla, io non conosco occupazione per me più deliziosa del mangiare, mangiare come si deve, intendiamoci. L’appetito è per lo stomaco ciò che l’amore è per il cuore.
Lo stomaco vuoto rappresenta il fagotto o il piccolo flauto, in cui brontola il malcontento o guaisce l’invidia; al contrario, lo stomaco pieno è il triangolo del piacere oppure i cembali della gioia.
Quanto all’amore, lo considero la prima donna per eccellenza, la diva che canta nel cervello cavatine di cui l’orecchio si inebria e il cuore ne viene rapito.
Mangiare e amare, cantare e digerire: questi sono in verità i quattro atti di questa opera buffa che si chiama vita, e che svanisce come la schiuma di una bottiglia di champagne.
Chi la lascia fuggire senza averne goduto, è un pazzo.

Gioacchino Rossini - Opera Buffa

 
 
 
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