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Camminare insieme, nonostante il sentiero tortuoso

Post n°99 pubblicato il 01 Maggio 2016 da Privilege_bg
 
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Il sentiero che scorre non è sempre diritto, come tanti vorrebbero farti credere quando inizi il percorso. Inutile pensare che camminando non si rischi di inciampare, o di sbagliare direzione quando, dopo molto cammino, ti si presentano biforcazioni e tu non riesci a trovare la giusta strada. Ma importante è avere un riferimento tangibile e fisso che possa sempre fornirti indicazioni precise, in ogni momento; anche se esso significa talvolta tornare un po’ indietro per riprendere la via precedentemente smarrita. Certo si può inciampare, ma la voglia di continuare il cammino per giungere alla meta deve essere sempre incredibilmente più forte dello sconforto provocato dalla caduta.

E allora, con questi presupposti, non è possibile farci influenzare da chi, incontrato sul proprio cammino, ti dà consigli sbagliati oppure gioca a parlare male del tuo camminare, distorcendo magari anche la realtà, cercando di convincere gli altri quanto sia da pazzi il tuo camminare piuttosto che il suo rimanere fermo in attesa. In attesa di cosa poi? No, non c’è spazio per la negatività, diamo voce alle cose belle ed alla volontà nel cercare di perseguirle, non saranno la perfezione assoluta ma, attraverso strade anche tortuose, è possibile raggiungerle e stare bene. Auguri a tutti quelli che, dopo essersi messi in cammino, si trovano ora a vivere  una ricorrenza o un anniversario e stanno giustamente facendo il bilancio della strada sino a quel momento percorsa. Non smettete mai di guardare le cose positive, ce ne sono a bizzeffe, solo che spesso non siamo in grado di vederle perché rimangono nascoste. Dietro ad una salita impervia poi la maggior parte delle volte si cela un panorama mozzafiato ed un cammino in mezzo ai fiori profumati con il mare visibile da lontano. Continuate a camminare, insieme, sempre.

 
 
 

Ritardi....

Post n°98 pubblicato il 18 Aprile 2015 da Privilege_bg
 
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Ad ogni appuntamento era sistematicamente in ritardo; le donne sono così, eppure disperato non sapevo più cosa fare. Mi confidai col mio migliore amico, chiesi consiglio; ma il suo sguardo risultò angosciosamente più abbattuto del mio. Mi stupii, cosa poteva esserci di peggio?

 

Gli domandai che cosa avesse.

 

Mi rispose di rallegrarmi perché ero fortunato e la mia fortuna stava tutta in una sottilissima differenza d’accezione linguistica : io dovevo sopportare continui “scusa del ritardo”, per lui invece era bastata un’attesa breve, ma di quelle che durano una vita :  “scusa ho un ritardo”!

 

 
 
 

All'ombra dei cipressi

Post n°97 pubblicato il 29 Novembre 2012 da Privilege_bg
 
Foto di Privilege_bg

 

Quanto impegno e quanto faticoso peregrinare nelle attività di tutti i giorni, nel tuo laborioso fare. Mai un momento di reale riposo, sempre pronto a scattare in piedi e a rimboccarti le maniche per fare qualcosa; “le mani in mano è impossibile tenerle” mi dissi quella volta, quasi burlandoti della mia giovine età, alludendo alla mia vita ancora tutta da vivere, e vivere nel compimento costante ed infaticabile del lavoro. Mentre sotto il tuo sguardo beffeggiatore si nascondeva una timida malinconia per quello che avresti voluto fosse ancora per te. Chissà poi perché, non me lo sono mai spiegato. E’ che uno quando è giovane pensa a come godersi la vita al meglio e basta, mentre colui che arriva al traguardo della pensione riflette angosciato su ciò che lascia, ad una vita percorsa, agli affetti ed anche alle mille arrabbiature di una carriera consumata in fermento.

Ma tu sei acutamente intelligente, e dopo un periodo di ovvio rodaggio, ti sei abituato anche alle cose di casa, hai riadattato la tua esistenza, dandole un’impostazione ancora nobile, con un senso preciso. Ed i giorni continuano nella felicità e nella gioia. Quante persone ancora da incontrare, quanta gente con la quale discutere, quante cose da fare; già, il mondo è pieno di cose belle, basta ingegnarsi un po’ e trovare lo spazio giusto nel quale potersi rendere utile. Come il tuo amico Genio, così chiamato per via dell’abbreviazione che tutti davano al suo nome, non di certo perché fosse lo spirito sapiente della famosa lampada magica! Si dava da fare come pochi, sempre spiritoso e, come te, dedito al lavoro, all’impegno, non poteva stare senza un compito, soprattutto nel gruppo del volontariato. Ma quanto faceva ridere con le sue barzellette? Un’allegra canaglia, che di tanto in tanto si prendeva gioco, bonariamente, dei più ingenui, ma che concludeva sempre con uno “scusate, ho esagerato” che quasi ti faceva venire le lacrime agli occhi per l’onestà intellettuale e per la sincerità che manifestava. Persone di elevata statura interiore.

“Ma quando potremo finalmente trascorrere le giornate giocando a bocce e riposando un po’ all’ombra di questi bei cipressi” amava domandarsi, ripetendo ogni giorno il quesito con una retorica lampante; e tutti poi sorridevano e continuavano nelle attività di volontariato.

Quando ci passi molto tempo insieme ad una persona, alla fin dei conti ti affezioni quasi come fosse un fratello, puoi litigarci qualche volta, certo è normale, ma guai a toccartelo, la stima e l’affetto sono radicati fin dentro le tue ossa.

E’ per questo che quando ti hanno telefonato, improvvisamente, quella fredda mattina di settimana scorsa, il respiro ti si è bloccato.

“Genio non c’è più” ti dissero.

“Come scusa? Cosa stai dicendo?” replicasti con la voce tremante ed un nodo in gola che ti faceva capire che tutto era tremendamente reale.

Ripresero “era qui, sorridente ed in forma come non mai, ha chiesto un bicchiere d’acqua perché si sentiva stanco e dava la colpa al lavoro del giorno prima. Dopo aver bevuto, si è seduto su quella sedia di paglia che sta di fianco alla porta della cucina, ha sorriso, e subito dopo ha rantolato un paio di volte, gli occhi gli si sono girati e….ci ha lasciati”.

Sono allibito.

Mi domando come uno se ne possa andare così; era qui un attimo fa, era qui ieri, stava bene, sorrideva, lavorava. Basta un secondo, un effimero momento e non ci sei più.

Cosa pensavi caro Genio, solo qualche giorno prima che tutto questo accadesse? Avevi sicuramente dei progetti, ragionavi sui mesi a seguire. L’avresti mai immaginato Genio?

Così, improvvisamente, da un momento all’altro; quando ti alzi la mattina non penseresti mai che quella potrebbe essere l’ultima; soffermarmi a pensare mi crea dolore, angoscia.

Ma dove sarai adesso caro Genio?

Noi crediamo che tu sia là in cielo, nella gloria eterna degli angeli, è la giusta ricompensa per quello che hai fatto in tutta la tua laboriosa vita. Ma in questi momenti di improvviso sconforto, non puoi non riflettere sul senso della nostra esistenza, e non puoi non chiederti quali siano le cose a cui dare la più grande importanza. La vita è come una giornata di primavera, il sole tiepido bacia i petali profumati della tua esistenza, la brezza leggera li rinfranca e sparge nell’aria il loro profumo, poi tutto ad un tratto ecco d’improvviso il temporale, violento e crudele che li strappa dal tuo fiore. Alla fine ritorna il sereno, ma i petali non ci sono più, spazzati via dalla tempesta; ma nell’aria il profumo è rimasto.

Ma se mi sforzo e guardo bene, sì, Genio, i tuoi petali adesso giacciono là, al riparo ed al sicuro, riposano all’ombra di quei cipressi.

 

 
 
 

Questione di formalità

Post n°96 pubblicato il 03 Marzo 2011 da Privilege_bg
 
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Ero ancora un giovine virgulto, inesperto e spensierato, quando mi chiamarono ad assolvere il servizio militare di leva.

Nello splendore dei miei vent’anni mi presentai alla caserma di destinazione dove mi si aprì un mondo nuovo davanti; rigore esasperato, urla sguaiate degli addestratori, una valanga di formalità, tutto mi metteva in grande soggezione, figuratevi che avevo timore persino a chiedere di andare a fare pipì. Trascorso il primo periodo di addestramento mi assegnarono l’incarico di furiere ed attendente del signor capitano, un ruolo decisamente ambito e a suo modo bello perché a diretto contatto con il comando; avevo inoltre la possibilità di ottenere qualche privilegio il che non guasta mai. Il capitano era un ufficiale burbero e tutto d’un pezzo; con la sua voce e con gli ordini perentori che impartiva sembrava un tuono del cielo, mentre con il solo sguardo era capace di metterti ansia addosso. Ebbene, essendo quotidianamente a stretto contatto con lui, riuscii piano piano a prendere quel poco di confidenza che è concessa ad un umile subalterno militare di truppa. Tutti mi invidiavano per questo, perché nessuno poteva avvicinarlo e parlarci, io invece ero in qualche modo l’eletto.

Una mattina si presentò in ufficio e rintronando con grande enfasi mi chiamò al suo cospetto.

Preso dal panico, corsi da lui e mi schiaffai sull’attenti.

-“Comandi signor capitano!”

Mi spiegò che non era contento del comportamento del tenente Gambardella, suo primo ufficiale, il quale spesso spariva dalla circolazione senza essere più rintracciabile.

-“Caporale” aggiunse, “lei è il mio aiutante personale e mio uomo fidato”

A quel punto iniziai a gongolarmi un po’, mi sentivo quasi un pezzo grosso.

-“Le affido un compito” soggiunse;

-“Lei deve seguire il tenente Gambardella quando questi si assenta ingiustificatamente e deve capire cosa diamine combina. Di conseguenza poi deciderò se sarà il caso di punirlo o meno”.

-“Si signore, signor capitano!” risposi senza indugio.

Venne dunque la prima occasione nella quale dover seguire il tenente Gambardella come ordinatomi. Il giorno seguente mi chiamò a rapporto il capitano.

“Or dunque caporale, cosa ha riscontrato?” mi domandò in modo deciso.

-“Signore, il tenente ha preso la sua auto ed è uscito dalla caserma” risposi.

-“Accidenti, non basta!” tuonò possente il capitano. E aggiunse stizzito :

-“Caporale, esca dalla caserma e lo segua la prossima volta, ha capito?”

-“Si signore signor capitano!” risuonai.

Venne la seconda occasione e seguii il tenente anche all’esterno della caserma. Il giorno seguente il capitano mi interrogò :

-“Caporale, quali novità mi porta?”

-“Signore, il tenente ha preso la sua auto, è uscito dalla caserma ed è andato a casa sua” risposi.

-“Maledizione, non è sufficiente!” esclamò inviperito il capitano. Riprese poi a dirmi :

-“Senta caporale, lei deve scoprire cosa fa il tenente. Lo spii dalla finestra e mi faccia rapporto”.

Ero abbastanza preoccupato ormai, perché se avessi portato altre notizie sommarie avrei potuto subire personalmente tutte le ire del capitano; mi feci coraggio e la volta successiva cercai di spiare il tenente. La mattina seguente ero a rapporto dal capitano.

-“Caporale, mi auguro che oggi lei abbia notizie più precise” strillò con veemenza.

-“Si signore!” risposi impaurito.

-“Dunque mi racconti”, aggiunse il capitano senza quasi lasciarmi finire di rispondere.

-“Signore, il tenente ha preso la sua auto, è uscito dalla caserma ed è andato a casa sua e per tutta la mattina ha fatto l’amore con sua moglie” dichiarai terrorizzato.

-“Continuo a non capire perché lo faccia di nascosto alla mattina, durante l’orario di addestramento”, chiese tra sé e sé il capitano.

Fu allora che presi coraggio :

-“Signore” domandai con voce tremante, “posso darle del tu così ci capiamo meglio?”

Il capitano sbiancò in volto; maledetta questione di formalità!

 
 
 

Italy, la terra di Sodoma e Camorra

Post n°95 pubblicato il 19 Gennaio 2011 da Privilege_bg
 
Foto di Privilege_bg

E pensare che, qualche anno fa, una persona politicamente molto più importante ed infinitamente più influente ha rischiato “l’impeachment” per molto ma molto di meno, un semplice “lavoro-di-soffio”. E’ uno schifo, veramente! Sono indignato. Si sta toccando il punto più basso nei 150 anni della nostra beneamata Italia : moralità completamente distrutta, pudore cancellato persino dai vocabolari. E non mi riferisco solo agli scandali sessuali che coinvolgono il nostro premier, ma all’insieme di situazioni ad essi collegati. Si perché probabilmente si è perso anche il senso della realtà; cerchiamo di ricordarcelo bene, la normalità della gente comune non è una vita passata tra festini, lusso, soldi a fiume, sprechi, sesso e orge. La consuetudine è invece una famiglia, amicizie, affetti, sacrificio, lavoro, solidarietà e soprattutto il cercare di vivere dignitosamente con poco più di 1000Euro al mese!!! E’ ora di dire BASTA, e tornare a perseguire questi ideali fondamentali che creano una società più equa, corretta, laboriosa ed efficacemente produttiva.

 
 
 
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