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Creato da ad_metalla il 09/05/2006

RealCaimani Cube

La verità delle parole sta nelle azioni successive

 

 

Damnatio memoriae

Post n°1655 pubblicato il 17 Maggio 2012 da ad_metalla
 
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Quello che segue è il resoconto di un mistero non ancora svelato, ma anche la testimonianza di come funzionano le cose nella pubblica amministrazione. Prima però una piccola premessa, fondamentale. Nel gran dibattere sui costi della politica, sugli sprechi, regalie e malaffari, in troppi fanno finta di non capire che c’è un sistema oltremodo facile per tenere sotto controllo ogni possibile abuso e illecito. La parolina magica, in tal senso, è “trasparenza”. Senza trasparenza, tutto è possibile ed ogni sospetto è giustificato. Senza l’evidenza pubblica degli atti non è possibile scoprire, ad esempio, il possibile conflitto di interessi, sempre dietro l’angolo.  E quindi - concorderete con me – viene da chiedersi: cosa spinge un’amministrazione pubblica dal non dare visibilità e libero accesso alle determinazioni dirigenziali? E ancora: per quale motivo, spesso, quel poco che viene pubblicato è parziale? Perché si pubblicano gli avvisi d’asta degli appalti (o per il conferimento di incarichi) e poi quasi mai gli atti finali da cui sarebbe possibile capire a chi – e come – è stato aggiudicato un appalto o attribuito un incarico? Perché vengono nascosti?  Perché quel poco che viene pubblicato, dopo poche settimane viene rimosso dal sito internet? E infine, come mai quando vengono richieste informazioni su un procedimento amministrativo  i burocrati e i politici si mettono in allarme e alcune volte reagiscono in maniera non proprio simpatica? Se le mie domande hanno un senso, allora mi chiedo per quale motivo il legislatore non abbia ancora partorito una semplice norma che, nell’obbligare tutte le pubbliche amministrazioni a rendere disponibili (in tempo reale) nell’albo pretorio online tutti gli atti amministrativi e gestionali, aggiunga in ultimo che la validità degli stessi verrebbe meno se la norma non dovesse essere rispettata, ovvero che a risponderne per primi sarebbero i responsabili del procedimento. Ora i fatti.


Il mio compito era di divulgare notizie. Così come del resto – e fin dall’inizio - aveva disposto l’amministrazione provinciale di Cagliari, invitando l’intera struttura burocratica a fare riferimento all’ufficio stampa per comunicare all’esterno ogni iniziativa che avesse necessità di adeguata pubblicizzazione, nell’interesse dell’ente e dei cittadini. Non sempre questo avveniva, anzi, spesso la struttura ha fatto orecchie da mercante, oppure ha preferito avviare interlocuzioni dirette coi media, al fine di propalare scandalose veline,facendomi non poco incazzare. La mia giornata iniziava con l’attenta ricognizione di quanto, il giorno prima, l’amministrazione provinciale avesse mosso d’interessante. Poi valutavo la portata dei fatti e degli atti, i tempi, e mi decidevo in ultimo per darne notizia (con un comunicato, sul sito della Provincia, nella pagina Facebook e nel blog dell’ufficio stampa). Massima pubblicità e trasparenza, quindi.

Intorno alla metà del novembre 2011 apprendo in via informale (nel senso che l’assessorato alle attività produttive e turismo si guardò bene dal mettersi in contatto con l’ufficio stampa) che l’amministrazione provinciale ha deciso di affidare all’esterno, per un biennio, il  servizio di informazioni turistiche ubicato all’Infopoint di Palazzo Regio, a Cagliari (recentemente ristrutturato). Il servizio (importo dell’appalto pari a 120mila euro + IVA) sarebbe stato aggiudicato attraverso una gara informale, secondo criteri ben precisati nel capitolato d’appalto. Il servizio, poi, prevedeva alcuni aspetti particolari, che richiamarono la mia attenzione e che ritenni degni di considerazione. Ebbene, non solo era prevista dall’appalto la classica attività di informazione e assistenza turistica, ma anche la possibilità, da un lato, di dare vita a particolari momenti di accoglienza di rappresentanze ed autorità, con presentazione e degustazione di prodotti tipici locali, dall’altro quella di esercitare all’interno dell’Infopoint una marginale attività di vendita di materiale turistico-promozionale riferito alla Sardegna. Bene, vista la portata dell’iniziativa decisi subito di darne notizia: era il 18 novembre 2011.

A quel punto persi le tracce di questo appalto, né dagli uffici mi arrivò mai notizia sulla sua aggiudicazione. Almeno fino a quando non ricevetti una telefonata da parte di un collega, di una testata locale, il 4 gennaio 2012. Il collega mi chiedeva notizie sull’appalto e si lamentava del fatto che nel sito dell’amministrazione provinciale non fosse stato pubblicato l’esito dello stesso. La cosa non mi sorprese, proprio per i motivi che ho espresso in premessa.

Siccome tra vedere e non vedere è sempre meglio pararsi il culo, chiesi gentilmente al collega di formalizzare una richiesta scritta, cosa che fece il giorno dopo. Nell’attesa di ricevere la richiesta mi misi subito in contatto telefonico con il dirigente del settore attività produttive e turismo, Mauro Cadoni. Il dirigente – così almeno ricordo – si mostrò stupito dell’interesse su questo appalto, ma subito, cortesemente, mi manifestò a parole la massima disponibilità a rispondere alle domande, chiedendomi in ultimo di trasmettergli la nota del collega, non appena l’avessi ricevuta. Cosa che feci, come ho già detto, il giorno dopo.

Riassumo in breve quanto voleva sapere il collega: numero delle offerte ricevute, ragione sociale dei partecipanti alla gara, nominativo dell'aggiudicatario e importo d’aggiudicazione. Inoltre, chi aveva gestito l'Infopoint di Piazza Palazzo fino alla data di indizione della gara, per quanto tempo, con quale spesa e in base a quale provvedimento di affidamento.

Il dirigente Cadoni, una volta ricevuta la nota del collega, con mia grande sorpresa, mi rispose immediatamente. E rispose chiedendomi  quando tempo aveva a disposizione, visto che a sua detta il funzionario responsabile del procedimento si trovava in ferie. Io replicai dicendogli che avrei preso tempo e lui si impegnò per farmi arrivare le informazioni richieste entrò il lunedì successivo. Il 9 gennaio 2012, lunedì, il dirigente non si fece vivo, ma in compenso il giorno dopo, il 10 gennaio,  il collega che aveva chiesto le informazioni sull’appalto Infopoint tornò alla carica, con una seconda email. In sostanza mi sollecitava a fornirgli le notizie che gli erano state promesse per il giorno prima.

Infastidito dal comportamento di Cadoni (e non era la prima volta che quel settore si comportasse in questa maniera con l'ufficio stampa) per non essere riuscito a mantenere la promessa col collega, decisi immediatamente di girare al dirigente l’email di sollecito, con una mia nota a margine in cui l’avvisavo che se avesse continuato a non fornirmi quanto richiestogli, tanto più senza alcuna spiegazione, ne avrei dato notizia al collega. Chiudevo la nota,  in ultimo, con la seguente considerazione: “Aggiungo per sua informazione e per mia esperienza, che questo non farà certamente desistere gli interpellanti dalla ricerca degli atti e delle informazioni. Anzi.”. Siamo al 10 gennaio 2012.

Il giorno dopo – e non sto sostenendo che ci sia un nesso, metto solo i fatti in ordine di accadimento – a fine mattinata dell’11 gennaio 2012, vengo messo alla porta con una disposizione presidenziale firmata da Angela Maria Quaquero, senza neanche un ringraziamento per l'opera da me prestata. Ho finito di fare l’addetto stampa della Provincia di Cagliari, dopo circa 7 anni.

La storia è finita? No, manca una piccola perla. E’ l’email con cui il dirigente Cadoni ha risposto al mio sollecito del 10 gennaio. L’email è del pomeriggio dell’11 gennaio. Questo, in sintesi, è ciò che mi ha risposto il dirigente Cadoni: "…il ritardo nella risposta è dovuto alla necessità di verificare le informazioni divulgabili allo stato attuale della pratica". E chiudeva così, il dirigente: "Peraltro, ho appreso in mattinata, che lei non ricopre più alcun incarico per l'amministrazione. Ciò mi impedisce, giuridicamente, di fornirle le notizie richieste…". Già, quando si dice la coincidenza (per non dire il tempismo).

Vi starete chiedendo chi era il giornalista che chiedeva notizie sull’appalto Infopoint. Beh, era, ed è, il collega Pablo Sole, il giornalista che nelle settimane precedenti sollevò di propria iniziativa i veli su un altro appalto, il  cosiddetto “Appalto Bingo”. E non aggiungo altro.


P.s.

Ancora oggi sul sito dell’amministrazione provinciale non v’è traccia dell’esito dell’appalto Infopoint, né sono state date risposte agli interrogativi sollevati da Pablo Sole. Nè, così pare, alcun collega che ancora scrive su qualche testata locale si è interessato della vicenda. Motu proprio.

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