Creato da Superfragilistic il 30/07/2008

Sonoviva

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I COMPAGNI: UNA CATEGORIA FUORI DALLA STORIA?

sciopero metalmeccanici settembre 1969

 

Nei giorni seguiti alla rottura della trattativa tra Sindacato e Governo sulla nuova legge che dovrà regolamentare il mercato del lavoro, abbiamo visto crescere e farsi a volte anche esasperata la lotta degli operai contro le nostre Istituzioni; ci sono stati gesti clamorosi come quello di bruciare le tessere elettorali, ed altri  non condivisi come quello di dar fuoco alla bandiera d'Italia. Il punto dolente l'articolo 18 e la sua modifica ritenuta dalla CGIL, l'unica che ha espresso da subito dissenso, un vulnus alla storia del lavoro italiano fatta di lotte pregresse attraverso le quali  il fiero popolo operaio era passato dal più bieco sfruttamento al riconoscimento di alcuni dei diritti fondamentali cui ogni essere umano, e tanto più un lavoratore, aspira in quanto uomo e quindi persona degna di dignità.

Le lotte furono dure ed i lavoratori, vero motore di un'economia in sviluppo, avevano la forza per sostenerle ed ancora mi sembra di vedere  il fiero incedere dei Metalmeccanici a Roma alla fine degli anni '60.

Purtroppo durante i molti anni che ci separano dalla firma di quello Statuto che risale al 1970, le cose sono di gran lunga cambiate: il debito pubblico ingigantito dalle politiche clientelari e populistiche, il profitto dei padroni - quelli delle grandi imprese soprattuttto, - enormemente aumentato, il lavoratore sempre meno considerato, l'economia diretta verso altre fonti molto più facili di guadagno come   la finanza. D'altra parte anche il lavoratore è cambiato ed ha cominciato a vedere la possibilità di condurre una vita secondo gli schemi dettati dai media, dove possedere un televisore molto grande o un cellulare di ultima generazione, dove acquistarlo ai figli ancorché piccoli, appariva l'appagamento di un bisogno primario. Gli operai allora hanno cominciato a rivolgersi anche ad altri partiti politici ed a sentirsi un po' meno compagni. Prova ne è stata la massa di voti che la classe operaia ha riversato sul novello Dio che avrebbe dato loro un avvenire ancora migliore visto il successo che dalla sua stessa figura emanava attraverso i rotocalchi popolari, le trasmissioni.

Questo da una parte mentre dall'altra i compagni del Sindacato o del PCI o dei vari movimenti di estrema sinistra, incuranti dei mutamenti  profondi intervenuti nella società italiana, hanno continuato a fare finta che nulla fosse mutato ed a vivere di passato piuttosto che di proiettarsi nel presente e nel futuro. Sempre gli stessi slogan, sempre le stesse battaglie e, tranne piccoli sprazzi di luce, sempre autoreferenziali. Intanto crescevano i nostri e loro figli, generazioni perse e dimenticate a cui veniva tolto il diritto alla vita autonoma e libera negando il lavoro e la possinìbilità di migliorare la propria condizione rispetto a qualla dei loro padri; padri che continuavano ad autocompiacersi della propria bravura nel fare il 68, del loro eroico passato insuperabile da parte dei figli di cui si esaltavano le gesta non appena si profilava un'occupazione a scuola: segno che il ragazzo stava imboccando la giusta strada verso la lotta per i diritti e sarebbe stato di certo un ottimo compagno.

E poi un giorno ci si svegliava e ci si accorgeva che la crisi aveva travolto l'Italia e tutti quei buoni borghesi che per anni avevano rappresentato la sinistra rivestendo anche cariche sindacali magari all'interno delle pubbliche amministrazioni, si risvegliavano ancor più  compagni e si coalizzavano per difendere lo status quo dei garantiti e dei meno garantiti ma comunque di coloro per i quali avevano 'lavorato' conquistandosi una 'rendita di posizione', ovvero la rispettabilità ed il potere sugli iscritti e simpatizzanti.

Non credo, e scusatemi se sono franca, nella verginità di chi oggi rivendica l'intoccabilità dell'art.18 se non altro perché, ad articolo 18 vivo e vegeto, l'Italia è piena di lavoratori licenziati, di aziende chiuse, di piccole ditte individuali costrette al fallimento, di imprenditori che non reggono al dolore per dover negare uno stipendio ai propri dipendenti grazie ai quali hanno potuto vedere, in anni forse neanche tanto lontani,  il fiorire di un'economia che si era portata dietro il benessere anche della classe operaia. Credo che la difesa dell'articolo 18 - ed io sono tra i 3 milioni che hanno sfilato a Roma in un tempo ormai lontano e tanto diverso contro la sua abolizione - serva oggi, mutatis mutandis, al Sindacato ed al PD, per non 'sputtanarsi' davanti agli elettori. Elettori che da un bel pezzo si sono distaccati da una politica di cui non capiscono più l'utilità e che resta lontano da loro. Ci si dovrebbe curare di attirare coloro che dalla politica sono andati via e che dichiarano di non votare o che già da anni sono entrati nel numero degli astensionisti che, presi tutti insieme, raggiungono percentuali che di questi tempi la politica si sogna e che segnalano della grande disattenzione, certo non casuale, verso fasce di lavoratori precari, per lo più giovani e donne, disoccupati; ma anche piccoli imprenditori che, non avendo delocalizzato ed avendo preferito mantenere qui la produzione impiegando i lavoratori altamente specializzati che presso quello aziende si sono formati, hanno visto disinteresse verso le riforme che avrebbero potuto portare un miglioramento nella compromessa situazione italiana. 

Chiaro che l'accordo sull'articolo 18 sarà fatto, è notizia di oggi, ma occorrerà tirare la coperta fino a scoprire un po' di quella parte debole, i giovani, cui verranno negati alcuni miglioramenti nel rapporto contrattuale tanto di loro, che non pagano tessere e magari manco votano più, chi se ne frega. 

Così i compagni avranno di che essere fieri, per aver agito a favore della classe operaia, e potranno ancora dire che grazie ai compagni della CGIL l'articolo 18, baluardo della giustizia sociale, è salvo.

Ed a me, che obietto a qualcuno di loro, che rivendica con fierezza l'appellativo di compagno ( sul quale si è costruita credibilità e leadership), la lontananza di questo appellativo dalle vicende complesse attuali ed il fatto che l'autodefinirsi tale già di per sé allontana i giovani che non capiscono di che parli, con post riportati in quella fiera della superficialità che è Facebook, viene spiegato che:

 

'Ci sono tanti modi per definirsi in una dimensione comune. alcuni si chiamano cittadini, altri paesani, altri patrioti, qualcuno addirittura camerata. Poi ce ne sono altri che si definiscono compagni. C'è qualcosa di sbagliato? forse si se associa a tremende esperienze storiche. Onestamente e sinceramente mi onoro di essere fra quelli che ai tempi di Mao si chiamavo compagni. E' un termine che ha accompagnato una visione di eguaglianza e di giustizia sociale. Non è con l'abolizione del termine che si abolisce ciò che ci sta dietro. Il Comunismo è finito da venti anni, ma le lotte sociali ci sono ancora, l'ansia di giustizia e di eguaglianza non sono scomparsi. Io sta da questa parte, non da oggi, mi conosci bene. E tu? da che parte stai oggi?

Io rispondo: dalla parte dei giovani cui questa società italiana ed europea ha negato il futuro; sto con le piccole ditte che chiudono perché non riescono a sostenere i costi delle tasse e perché devono competere con chi lavora a nero; sto con i precari e con quelli che dell'articolo 18 non hanno mai usufruito perché semplicemente per loro non esisteva; sto con chi dignitosamente stringe la cinghia senza fa rumore; sto con chi non ce la fa, sia esso operaio o imprenditore, sto con chi lavora nel volontariato per alleviare le sofferenze di tanti e dare un piatto caldo a chi non se lo potrebbe permettere. Cerco anch'io di fare la mia parte come sempre ho fatto, senza sentire il bisogno di una classificazione di garanzia, quella di compagna, che di fatto spesso crea muri e barriere. 
Mi piace a questo proposito citare il mio caro amico Franz che curiosamente, proprio in coincidenza con questa mia polemica su Facebook sul termine compagno, espone la sua di impressione durante la manifestazione di Milano del Comitato no-debito' cui ha partecipato con il movimento di Giulietto Chiesa cui aderisce da tempo, sottolineando il fastidio di questo protagonoismo a tutti i costi fatto di slogan vecchi ed ormai privi di qualsiasi significato:

http://franzblog2.wordpress.com/2012/04/02/milano-da-occupare/

Meglio sarebbe meno dottrina e più concreto impegno, come quello, ad esempio del citato amico Franz appena citato.

P.S. La complessità dell'argomento ha reso necessarie alcune sintesi ed ha lasciato spazi vuoti e temi non toccati. Chi vuole può arricchire o stimolare la discussione su altri aspetti. 

 

 

 

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Commenti al Post:
francesco.selis
francesco.selis il 05/04/12 alle 14:13 via WEB
Cara Super, come puoi immaginare, la tua spietata disamina mi vede fondamentalmente d'accordo. Istintivamente, l'uso del termine 'compagno' mi provoca un leggero fastidio, come di fronte al rifarsi a un'eperienza storica conclusa da tempo; sulla stessa lunghezza d'onda mi sembra collocarsi Giulietto Chiesa (che, a differenza di me, ha un passato di fede da vero compagno), quando ad esempio dice, in questo recentissimo scritto: "molte risposte ancora non le sappiamo dare. E non le sappiamo dare perché siamo tutti imbevuti delle idee del secolo scorso, e quelle idee non sono in grado di prefigurare il sapere nuovo che occorre per affrontare la transizione verso un’altra società".
Sul fronte opposto al nostro, tuttavia, ci sono persone e fini intelletti, come il mio amico blogger Luca (che commenta il mio post da te citato), che rivendicano alla tradizione comunista l'aver tenuto alta la bandiera dei diritti degli oppressi, e che dichiarano fiduciosamente che tale tradizione sa e saprà adattarsi alle nuove e drammatiche sfide del presente.
E il fatto stesso che alla manifestazione milanese, indetta sui cinque punti programmatici del movimento 'No-debito', fossero presenti in maggioranza movimenti di quell'area, sembra confermare la sua tesi, a dispetto degli slogan archeologici che continuano a scandire.
Probabilmente la quadratura del cerchio sta proprio nel cercare un cammino comune fra soggetti di provenienze diverse, sopportando i retaggi ormai anacronistici di ciascuno.

Grazie per le parole di stima e di affetto, sentimenti che come sempre ricambio di cuore!
Ciao.
Franz
 
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