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Tassi (III PARTE) di Andrea Mensa

Post n°2559 pubblicato il 07 Febbraio 2010 da lucarossi82
 

Tassi

Ora che ho fatto giustizia del signoraggio sulle banconote (chissà poi perché solo sulle banconote e non sul denaro elettronico), ben diverso da quello sulle monete in metallo di valore, e sul discorso circa la proprietà del denaro, vero dal punto di vista teorico ma insulso dal punto di vista pratico (la gestione del denaro, dal controllo anticontraffazione, a quello sulla quantità di liquidità circolante, è materia estremamente tecnica, che, se è vero che teoricamente la può fare chiunque, è altrettanto vero che non tutti sono attrezzati ed hanno l’esperienza del sistema bancario), e soprattutto pericoloso se si volesse affidare tale compito a chi, coprendosi di debiti, dimostra di non avere affatto le idee chiare e le capacità pratiche di farlo.

Guadagnatomi così il titolo di “amico delle banche”, voglio invece qui dimostrare quanto la mia azione sia solo rivolta a combatterle sul terreno appropriato, ovvero sulla loro fonte di guadagno.

Una delle bufale che vorrei subito sfatare è che questo discorso riguardi solo qualcuno, magari solo gli industriali. No ribadisco , riguarda tutti, ma proprio tutti, clienti o no delle banche.

Un’azienda ha bisogno di capitali. Qualsiasi azienda.

Per il semplice fatto che da quando inizia una produzione, a quando incassa il ricavato dalla sua vendita, passa del tempo durante il quale non può stare ferma, ma deve iniziare una seconda produzione, poi una terza, e via dicendo.

E queste produzioni hanno dei costi che invece vanno pagati subito, materie prime, semilavorati, mano d’opera, locali, ecc….

Quindi o l’azienda dispone di mezzi propri, ma allora sono fondi che invece potrebbero essere impegnati in ricerca, nel miglioramento dell’efficienza dell’azienda stessa, comunque in investimenti più produttivi, oppure i mezzi derivano da prestiti bancari.

Comunque, sia in un caso che nell’altro, l’uso di tali capitali rappresenta un costo, che come tutti i costi viene scaricato sul prezzo finale del prodotto. Che paga l’utente, ovvero tutti noi.

E non pensiate che siano percentuali irrilevanti, in quanto ad ogni passaggio della filiera dalla produzione all’utente finale, ogni singola azione avrà lo stesso problema.

Così avrà bisogno di capitali chi coltiva, ma anche chi raccoglie, e chi trasporta, e chi confezione, e chi distribuisce all’ingrosso, e chi al dettaglio, ecc…

Tutti passaggi che richiedono , come ho detto, capitali.

Vedete quindi, come il costo del denaro lo veniamo a pagare tutti, su ogni bene che giornalmente acquistiamo.

Adesso, io non voglio sostenere l’assurdo che il servizio del denaro dovrebbe essere gratuito, la gestione della massa monetaria non è affare da dilettanti, richiede risorse e competenze, ma qual è  un giusto compenso per tale servizio ?

Faccio un esempio per chiarezza.

Se in un certo momento storico, il pane risultasse troppo caro per le possibilità della popolazione, sarebbe corretto chiedere che la panificazione avvenga da parte dello stato anziché dei fornai ?

O non sarebbe più opportuno ad esempio aumentare la concorrenza tra i fornai, o dopo accurata analisi, trovare quali punti della filiera dalla farina al pane, si potrebbero fare interventi calmieratori ?.

Verrebbe spontaneo o no domandarsi perché alcuni riescono a vendere il pane a 2 euro al chilo ed altri lo vendono a 5 ?

Ed anche se tale differenza fosse giustificata da una grande differenza di qualità, ma la qualità inferiore rispondesse comunque ai minimi di sicurezza e igiene, allora sarebbe solo un problema dei consumatori, liberi di scegliere la qualità più confacente alle loro tasche, ma se quello a prezzo inferiore fosse estremamente limitato in quantità, grazie ad un accordo tra i fornai, allora sarebbe anche giusto intervenire a sanzionare tale cartello.

Quanto si può facilmente rilevare oggi rispetto al sistema bancario sono i seguenti fatti:

a)    chi vi lavora è super pagato (per i livelli inferiori, non dico che dovrebbero semplicemente guadagnare meno) e le retribuzioni non reggono il confronto con gli altri settori.

15 mensilità più un premio ( che equivale ad un’altra mensilità) contro le 13 degli altri. Livelli sia degli impiegati che degli operativi decisamente più alti (un cassiere guadagna ben più della cassiera del supermercato, ma quest’ultima non guadagna nemmeno la metà del primo, pur maneggiando soldi con la stessa responsabilità).

Non parliamo poi della dirigenza e degli amministratori, le cui retribuzioni, tra stipendi e bonus, rappresentano un vero scandalo, soprattutto quando agli altri lavoratori si richiedono sacrifici.

Con questo non sostengo che bisogna togliere loro qualcosa, sostengo che se un sistema può guadagnare nonostante costi simili, forse non si tratta più di guadagno ma di rapina nei confronti del resto della società.

b)     non è vero che il guadagno di tale sistema sia stabilito solo dal “mercato”.

Esso ha il monopolio nella gestione del denaro e la protezione dello stato, ma com’è che lo stato viene ripagato di tali vantaggi concessi ?.

È vero che tutti i fornai si approvvigionano di farina dalla stessa fonte, è anche vero che grazie alla loro organizzazione offrono sia pane a 2 euro al Kg. Che quello a 5 o 6 o più, ma questo grazie al fatto che essendo migliaia, possono coprire tutte le esigenze.

 

c)    Nel sistema bancario ci troviamo invece di fronte ad alcuni grandi gruppi, che a tutti gli effetti dettano le regole a tutti gli altri, in un clima di cartello esplicito o implicito che comunque non favorisce la concorrenza, ma soprattutto dimenticando di agire in concessione da parte dello stato.

 

d)    Lo scandalo maggiore sta poi proprio nelle dimensioni raggiunte da alcuni gruppi, dalla loro capacità di condizionamento sia del mercato che della politica, che, se è pur vero che la dimensione può impattare sulle sinergie che si creano portando a risparmi anche notevoli, è anche vero che di ciò il pubblico non ne trae alcun vantaggio sostenendone invece gli svantaggi.

Aziende “troppo grandi per fallire” oltre ad esser portate ad agire irresponsabilmente nei confronti sia del mercato che dell’intera società, con l’unico obiettivo di aumentare i guadagni della propria dirigenza e proprietà, finiscono poi di scaricare i costi delle loro azioni più rischiose sullo stato e quindi sulla collettività stessa.

 

Quanto sostengo quindi, è che il sistema così com’è oggi, costa troppo alla collettività in rapporto ai vantaggi che porta.

Non sostengo neppure che l’attività bancaria debba esser gratuita, o peggio ancora gestita dallo stato, vista l’incapacità congenita dello stato stesso di far quadrare i propri conti.

Quanto sostengo invece è che:

a)    Occorre aumentare la concorrenza, evitando la formazione di gruppi “troppo grandi per fallire” che quindi riprendano la piena responsabilità delle loro azioni.

b)    Occorre stabilire un contrappeso alla arbitrarietà nello stabilire i tassi passivi ed attivi in funzione del fatto che agiscono in clima di concessione e protezione da parte dello stato.

c)    Ridistribuire i vantaggi ottenuti con gli aumenti di produttività e sinergie più equamente tra azienda e pubblico.

d)    Ricordarsi che il pubblico ha sempre, se organizzato, la grande arma di sanzionare la morte di ogni istituto, semplicemente spostando i propri soldi.

 

 Un 10-15% di correntisti che togliessero in breve tempo i loro averi da un istituto, ne decreterebbero il fallimento immediato, e questo fatto non dovrebbe mai esser dimenticato, ne dal pubblico ne dal sistema bancario. Con sistemi di comunicazione efficaci e veloci come quelli che ci offre la tecnologia odierna, il fatto che il sistema bancario è un servizio alla società, e non è invece la società un servizio al sistema bancario, ripeto e ribadisco, questo fatto non dovrebbe mai esser dimenticato da alcuno.

 
 
 
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