Creato da casadecolmeia il 17/08/2010
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MAREMMA MAIALA....

Post n°25 pubblicato il 27 Ottobre 2011 da casadecolmeia
 
Foto di casadecolmeia

Una telefonata: "Maremma maiala, finalmente ti ritrovo"...una voce dal passato, un grande amico, fiorentino..anzi..florentini nationis, non moribus, come sottolineava sempre lui prendendo a prestito la frase di Dante...e la mente corre, vola, il tempo si annulla...

Mi innamorai dei campi di grano pieni di papaveri, colline e colline a perdita d'occhio, poi del sole che allietava di giallo i campi di rape ondeggianti sulle colline al sole d'aprile, del vento che pennellava di creste bianche il blu cupo del mare, dei cipressi che si alternavano ai pini lungo litorali di rara bellezza.

Prima molte ore di treno in terza classe, poi mezzora di corriera, di quelle color beige con la scala posteriore per riporre i bagagli sul tetto. Era fine giugno, iniziavano le vacanze estive, ero un ragazzino di 13 anni con la passione dei viaggi rigorosamente da solo. I miei genitori si fidavano, sempre. Stavolta era stato facile ottenere il loro permesso: uno zio si era trasferito per lavoro in Toscana, un paesino tra Pisa e Livorno, ad una decina di Km dal mare. Mi invitò, dissi ovviamente di sì, ed ecco la mia prima volta in Toscana. La casa dello zio era su una collinetta, un terrazzino che si affacciava su una pinetina dove cipressi aguzzi svettavano tra placidi pini.

Rimasi a bocca aperta la prima volta che lessi un graffito su un vecchio muro: W la topa, scritta col gesso, poi scopriì che su ogni muro muretto panchina fontana quella scritta campeggiava e dominava W LA TOPA. Ragazzino di città beneducato immaginai adulti che. di nascosto, un po' vergognosi, scrivevano sui muri la loro voglia, ma mi accorsi presto che veniva scritta da ragazzini come me. Quelli un po' più grandicelli infiorettavano o "spiegavano" il concetto: nel paesello dello zio, sul muro che costeggiava la piazzetta, tra l'osteria e il comune, di fronte alla chiesa campeggiava una frase che è mi sempre rimasta impressa: "W Silvia che cià la topa 'n fiamme".
La domenica mattina mi divertivo a guardar giocare i ragazzini "al pallone" nel campo del prete, ascoltando gli epiteti che si scambiavano: uno sgambetto non voluto? "la maiala di tu' mà" a cui l'ovvia risposta era "il bottino di tu pà" e se la cosa non finiva lì, si continuava con la "puttana della tu' sorella" fino alla parentela di terzo grado. Poi finiva la partita e i ragazzini andavano a giocare altrove, amicissimi come prima.

Mi innamorai della Toscana rossa che diventava rosa davanti a un mazzo di carte e a un bicchiere di Chianti..imparai che c'era il Chianti Classico, il Chianti dei colli senesi, il Chianti delle colline pisane, il Chianti delle terre lucchesi, quello di Terricciola e quello di Montecarlo, ogni paesino il suo Chianti, anche il vino guelfo o ghibellino. E, ragazzino astemio, imparai grazie allo zio, a gustare il sapore del vino.
C'era il circolo Arci e il circolo Acli, la Pieve e la Casa del Popolo, i paesani apparentemente divisi da un muro insormontabile..guelfi e ghibellini, sempre.

Mi innamorai del sindaco rosso di un paese costiero, un sindaco poco più che analfabeta che diceva di sè "ho fatto la terza media a spinta perchè il mi babbo era 'ontadino e portava 'r prosciutto al professore"...col quel sindaco, di rara umanità, il paese si sviluppò nel totale rispetto dell'ambiente, ad ogni elezione faceva il pieno di voti, votavano per lui democristiani e comunisti, repubblicani e socialisti, tutti l'amavano.
Ogni tanto mi chiamava (ma allora ero già all'università) e cominciava con l'immancabile frase: "te che un sei di qua, ma che hai studiato, cosa faresti te al mi posto?" ed elencava sempre gli stessi problemi a cui lui si opponeva con ostinazione: "tutti vogliono 'ostruì, te l'immagini te una fila di palazzi su il mare? e mi'a lo 'apiscano che il mare poi e un lo vedi". Oggi quel litorale grazie a lui è parco, forse il più bello della Toscana, intatto, con le dune che profumano di fiordaliso, con le spiagge in pace con l'onda che le accarezza.

Mi annamorai delle ragazze, belle, fiere, superbe, sempre pronte ad ucciderti con uno sguardo e a risponderti con una battuta al vetriolo.

Mi innamorai della cultura che trovavi in ogni più sperduto paesino, delle interminabili discussioni sulla Russia, paradiso o inferno a seconda del colore, del ballo del mattone davanti al juke box sotto il pergolato di glicine che proteggeva la balera dell'umidità della sera.

Pochi anni fa, per motivi di lavoro, ho percorso ogni angolo di litorale, e la domenica andavo all'interno, tra borghi famosi e villaggetti sconosciuti
E ciò che ho visto conferma ciò che l'amico mi ha detto per telefono.."so arrivati l'inglesi e la terra del Chianti si chiama Chiantishire, so arrivati li svizzeri ed han comprato le 'olline piene di ulivi per farci residences extralusso per turisti danarosi, unico simbolo per accedervi una freccia arancione senza scritte, so arrivati i tedeschi e si son piazzati nel volterrano dove han comprato interi borghi abbandonati e in quei borghi tu un entri perchè una sbarra impedisce l'accesso...in uno di questi c'era pure 'l cartello: "vietato l'ingresso ai non tedeschi"..e anco la Maremma..tu te la ri'ordi la maremma maiala di quando s'andava a fotografà ...e te li ri'ordi i nostri bagni alle terme che con po'i quarini ci s'aveva si pagava 'l bagno e si mangiava 'ome porci?
Già..il TG3 fa la pubblicità alle spiagge bianche di Rosignano, dimenticando che i fondali son ricchi di mercurio e che la "macchia bianca" si estende per 10-20 Km ed è visibile da satellite, le spiagge sono gremite all'impossibile, affollate di bagnanti, e dove c'è il bagnante c'è plastica, e la plastica va a finire in mare, le correnti la trascinano via, ma da qualche parte va a finire....
Molte società sportive hanno abbandonato il settore calcio: ormai la mamma non è più maiala, non ci si offende più, no. I ragazzini vestiti con divise dolce&gabbana vengono incitati dai padri a essere fallosi, a "menare", pestare le caviglie, tirare calci ma non al pallone, giovani arbitri pestati per un rigore negato a una squadra di ragazzini 8-10 anni.
Anche la topa (!!!) è scomparsa, dai muri e dalle strade...ora va di moda il viados di importazione, rigorosamente brasiliano.
E una struggente malinconia mi assale...chissà perchè penso alle antiche rotonde sul mare dove incontravi le ragazze davanti al juke box...e mi accorgo che questa era poesia, era semplicità di vita, affascinante, tenera, dolce...

Alla stazione di Firenze compro un libro da leggermi nel viaggio, un Baricco ancora non letto. Lo scorro rapido come a me piace prima di cominciare la lettura, guardo la copertina, sopra il prezzo, in ultima pagina, trovo queste parole:

...ovunque questa voce che corre: stanno arrivando i barbari. Vedi menti raffinate scrutare l'arrivo dell'invasione con gli occhi fissi nell'orizzonte della televisione. Professori capaci, dalle loro cattedre, misurano nei silenzi dei loro allievi le rovine che si è lasciato dietro il passaggio di un'orda che, in effetti, nessuno è riuscito a vedere...
....
I barbari, eccoli qua.
Ora: nel mio mondo scarseggia l'onestà intellettuale, ma non l'intelligenza. Non sono tutti ammattiti. Vedono qualcosa che c'è.
Ma quel che c'è io non riesco a guardarlo con quegli occhi lì. Qualcosa non mi torna.


E allora impreco, e spontaneo, solenne, lussurioso, prorompente mi esce dalle corde vocali un clamoroso ..Maremma maialaaaaaaaaaa....

 
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LE ONDE NON HANNO ORARIO

Post n°24 pubblicato il 26 Ottobre 2011 da casadecolmeia
 
Foto di casadecolmeia

 

 

 

 

Morena dagli occhi d'acqua, distogli lo sguardo dal mare,
vieni a vedere, la vita ancora vale il sorriso che io ti posso donare

Riposa sul mio povero petto, che mai più affronterà il mare,
ma che sa abbracciare stretto, Morena, e che ancora ti può soddisfare

Vieni ad ascoltare quante storie ho sognato per l' amore che ho per te
vieni a conoscere quante vittorie, Morena, in mari che io solo conosco

Il tuo uomo partì promettendo di tornare presto,
ma le onde non hanno orario, Morena, di partenza o di ritorno

Passa una vela e se ne va, passa il tempo e se ne va anch'esso,
ma il mio canto ancora ti implora Morena, ora, Morena, vieni.

libera traduzione di MORENA DOS OLHOS D’AGUA
di Chico Buarque

 
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MENU' DI MARE

Post n°23 pubblicato il 31 Agosto 2011 da casadecolmeia
 
Foto di casadecolmeia

Sto guidando lungo la costa in una limpida giornata di primo autunno: laggiù in basso un mare appena increspato sembra assorbire soddisfatto il calore del sole autunnale.
Accanto a me una signora ben vestita, funzionaria di un noto ente che si occupa di mare, sorride soddisfatta ed a ragione: è una persona che fa onestamente e diligentemente il lavoro per cui viene pagata dall'ente pubblico. E' un viaggio di lavoro il nostro, non certo per turismo, ma siamo in anticipo per l'appuntamento... perchè non goderci anche noi un attimo di sole magari con un buon caffè?
Il caffè ha un terrazzo, il terrazzo è al sole, dal terrazzo di vede un ampio settore del Golfo. Ordiniamo due caffè.
-Che spettacolo di blu -  dice la signora.
- Vero...peccato che laggiù ci sia qualcosa che perturba il blu -
- Dove? Non vedo niente...-
- Guarda bene...osserva con attenzione...prendi come riferimento quel gruppo di villette rosate e cerca di tirare una linea immaginaria verso il promontorio...circa a metà..vedi?-
- Sì...una piccola macchia più chiara, la vedo..però, che occhi allenati che hai...-
- Secondo me c'è un impianto di maricoltura...scommettiamo?
La signora mi guarda sconcertata.
- Non ricordo ci sia da queste parti, ma se vuoi chiamo in ufficio e faccio una verifica -
Celulare, poche frasi, un paio di minuti.
- Vero, c'è un piccolo impianto, un paio di gabbie in tutto , realizzato pochi mesi fa, mi è sfuggito -
- Sai quanto inquina quel piccolo impianto?-
- Daiiiiiii...han fatto tutti gli studi di impatto ambientale, la legge lo impone, lo sai meglio di me-
-Appunto, ma la certificazione, o quanto meno l'accettazione toccano al tuo ufficio...sarebbe interessante documentarsi su quanto avete esaminato -
- Sai che sono onesta, e che i miei colleghi sono altrettanto onesti...l'esame non l'ho fatto certo io, come ti ho appena detto nemmeno lo sapevo, ma chiunque sia stato non avrebbe fatto passare un progetto inquinante -
- Di questo sono sicurissimo amica mia...ma qual'è l'attendibilità degli studi esistenti? Chi di voi ha l'esperienza e le conoscenze di base per valutare lo studio di cui disponete? Nessuno, lo sai bene. Siete, se mi permetti il termine, degli "incompetenti" e non certamente per colpa vostra . Sai quanto è grande la mia stima per te, ma le tue competenze e quelle dei tuoi colleghi sono squisitamente biologiche, e in uno studio  di impatto marino la biologia è solo una delle componenti-
Mi bevo il mio caffè...so di averla messa in crisi perchè è persona seria e coscienzosa. So anche che mi stima e accetta senza  battere ciglio critiche sensate.
- Una volta passati dal mio ufficio gli studi sono pubblici, non ho nessuna difficoltà a farteli leggere...ora li devi leggere, lo devi fare...per me -
Stavolta mi ha fregato, ha ragione: ora lo devo fare. Risaliamo in macchina, andiamo al nostro appuntamento di lavoro. Ci salutiamo da buoni amici, come sempre.

Il giorno dopo mi arriva via internet un corposissimo dotto studio: vado all'ultima pagina, leggo la conclusione: "da quanto analizzato è dunque possibile concludere che l'impatto sull'ambiente marino può essere considerato del tutto trascurabile". Ovvio, lo sapevo, e quando mai si trova qualcuno che scrive che l'impatto è pazzesco? (Sì, qualcuno c'è, grazie al cielo). Salto qua e là tra i vari capitoli, i valori calcolati sono quasi accettabili, la conclusione sembra dunque pertinente. Ma io so per esperienza diretta quanto un impianto di maricoltura produce come "scorie". E le scorie sono le feci, le urine, il cibo non ingerito.
Passo la domenica a esaminare la relazione, mi rifaccio alcuni conti semplici ma un po' più seri di quelli contenuti nel rapporto...il rapporto è errato nelle ipotesi, nelle assunzioni, nella metodologia...i numeri da me calcolati  sono ben diversi da quelli della relazione, anzi..fanno paura, ma forse son stato troppo affrettato, devo aver sbagliato qualcosa. Decido di rifare i conti per bene. Dopo 3 giorni mando un mail alla mia amica in cui sintetizzo i miei risultati. Il giorno dopo una telefonata.
-Ho letto...dimmi cosa ne pensi, sinceramente-
-Onestamente? l'impianto andrebbe chiuso...se non lo puoi imporre, pretendi almeno di dimezzare il numero di pesci da allevare-
-Secondo te non dovremmo costruire impianti di maricoltura...è questo che vorresti...ma sono necessari...-
- No amica mia, credo sinceramente che gli impianti di itticoltura siano indispensabili, ma vanno previste profonde modifiche nella fase di progettazione e di analisi...e poi secondo me la gente deve essere informata su cosa mangia...nella fattispecie, tradotto in termini spiccioli significa: cosa mangia il pesce? Qual'è la qualità delle acque in cui vive? Poi, come sempre, le persone sensibili arriveranno sì e no al 5% della popolazione...ma questa è un'altra storia.
 
Due mesi dopo. Come sempre ci pensa il mare. Arriva l'inverno, una grossa mareggiata, le ancore vengono strappate, le gabbie distrutte, i pesci tornano liberi. Il mare ha sempre ragione.
Si scoprirà poi che anche il progetto era sbagliato, che le forze calcolate erano sottostimate. Questo avveniva nell'inverno di 5 anni fa.

La situazione attuale è migliorata? Voi che ne pensate?

Per chi ne vuole sapere di più:


L’acquacoltura è un’attività molto antica, le cui origini risalgono ad oltre 5.000 anni fa.
Nella tomba di Aktihetep (risalente al 2.500 a.C.), è stato ritrovato un bassorilievo raffigurante un uomo mentre raccoglie tilapie (pesci d’acqua dolce) da uno stagno.
Nello stesso periodo si sviluppò la carpicoltura in Cina. Proprio qui si pensa che nacquero i primi stagni per l’allevamento dei pesci; Fan Li scrisse nel 500 a.C. il primo trattato conosciuto di piscicoltura e raccolse note sul comportamento e sull’accrescimento dei pesci allevati.
L’attenzione posta da Fenici, Etruschi e Romani nelle attività piscicole nelle aree costiere trae certamente origine dalle antiche pratiche egizie.
E ai nostri giorni? Ora l'acquacultura è praticamente indispensabile. Infatti, a causa degli equipaggiamenti sempre più sofisticati, con navi grandi appositamente costruite, stive adeguate, impianti di congelamento direttamente a bordo e, soprattutto, disponibilità di sonar ultrapotenti, si è assistito ad un eccessivo sfruttamento della risorsa ittica che iniziò ad andare in crisi intorno agli anni ’80 e che portò rapidamente al collasso di alcune zone di pesca: è infatti noto che , ad esempio, nel 1992 la pesca dei merluzzi in Canada si esaurì. Oggi sembrano al collasso gli stock di merluzzo nel Mare del Nord e nel Mar Baltico.
Secondo la FAO, le catture in mare aperto sono ancora sufficienti, ma si sono ormai stabilizzate perché il grande sfruttamento dello stock ittico non ha il tempo sufficiente per rigenerarsi; in altre parole è stato intaccato il naturale ciclo generazionale.

Con il termine itticoltura si intende l'allevamento di specie ittiche, ovvero di pesci, in grado di garantire una produzione costante e programmabile di uova, larve e giovanili. Nel caso dell'allevamento intensivo in mare aperto, i pesci vengono allevati in grosse gabbie galleggianti o sommerse. Le specie oggetto di maricoltura intensiva sono perlopiù la spigola, l'orata, la ricciola e il tonno. Gran parte di questi allevamenti sono a ciclo chiuso, ossia vengono effettuate tutte le operazioni che portano al completamento dell'intero ciclo biologico della specie allevata, dalla riproduzione fino al raggiungimento della taglia commerciale.

Pesca responsabile e acquacoltura eco-compatibile, un binomio di cui negli ultimi anni si parla spesso. Ma al di là del significato immediato che i termini evidenziano, fornire una definizione di eco-compatibilità  è tutt’altro che immediato: se infatti entrambi i termini richiamano alla mente il concetto di sviluppo compatibile, legato cioè alla crescita economica rispettosa dei limiti ambientali  - e che si contrappone quindi allo sviluppo tradizionale che si caratterizza invece per il rapporto di correlazione inversa con l'ambiente naturale – fornire una adeguata definizione di cosa si intenda con eco-compatibilità di un impianto di acquacoltura non è semplice.
Un altro termine spesso ricorrente è acquacoltura biologica, che ha il significato di estendere la zootecnia biologica anche all’allevamento ittico, con alimentazione esclusivamente composta da risorse naturali, divieto di utilizzare antibiotici e stimolanti nella crescita e altri agenti potenzialmente tossici (oggi questo divieto non sembra ancora esistere per l'allevamento ittico, nonostante vari tentativi di proposte di legge).
Numerosi infatti  sono gli aspetti negativi che riguardano l’impatto sull’ambiente marino: quelli connessi con il rilascio e la dispersione dei reflui che sono di varia natura e origine come mangime non ingerito, cataboliti (feci e secrezioni urinarie), disinfettanti e chemioterapeutici, sostanze chimiche (stabilizzanti, minerali e pigmenti nel mangime; plasticizzanti, assorbenti raggi UV, sostanze antifouling), microrganismi e parassiti, organismi alloctoni.
L’uso di vernici  antifouling per la manutenzione delle gabbie o di farmaci usati per la cura dei pesci, rappresentano un’altra consistente sorgente di impatto che può creare effetti indesiderati sull'ambiente marino e quindi contribuire al suo degrado.

 

 
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Percolato...

Post n°22 pubblicato il 30 Gennaio 2011 da casadecolmeia
 

Al mio post del 20 novembre (Ecoballe..) ho ricevuto due risposte, ovviamente anonime e non pubbliche, relative al fatto che "è terrorismo ambientale immaginare sempre il peggio"e che "la situazione ambientale è di gran lunga migliore di quella che tu immagini"  (tralascio il seguito sulle considerazioni relative alla mia persona...).
Potrei  raccontare molte cose visto che da quasi 4 decenni mi occupo di mare e di ambiente marino in sede nazionale e internazionale...ma voglio solo sottolineare un aspetto: da quanto si apprende da TV e giornali, sembra che da anni e anni il percolato proveniente da "finti" depuratori venisse sversato direttamente nel mare di Napoli !
Non commento, suggerisco solamente, a chi ignora, di documentarsi sul  pazzesco carico inquinante  del percolato...e di ricordare che la nostra vita è indissolubilmente legata al mare.

 
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Regali per Natale

Post n°21 pubblicato il 18 Dicembre 2010 da casadecolmeia
 

Mi è arrivata una pubblicità...eccola:


Idee regalo
Carta igienica fascettata, personalizzata 2 veli
stampa 1-2-3-4 colori 
12.000 pezzi minimo

Poteva la mia sete di conoscenza fermarsi qui?...dovevo documentarmi...ho chiesto aiuto a Wikipedia:

La carta igienica è un prodotto in carta utilizzato per una sommaria igiene intima.
La composizione della carta igienica differisce dalle altre carte perché è in grado di disfarsi con l'acqua e di decomporsi più rapidamente nelle fosse biologiche.
Il formato più diffuso è il rotolo bianco a doppio velo traforato, ma sono disponibili sul mercato rotoli colorati o decorati, profumati o a più veli (fino a cinque).
Le misure standard del taglio sono 95 mm di larghezza e 126 mm di lunghezza.
Sono disponibili anche rotoli caratterizzati da decorazioni come fumetti, barzellette e altro.
Ogni europeo ne consuma in media 13 kg ogni anno, per un consumo totale, nell'intera Europa, pari a 5,5 milioni di tonnellate o 22 miliardi di rotoli complessivi.
Sono disponibili anche rotoli caratterizzati da decorazioni come fumetti, barzellette e altro.

Non mi basta...vado su Google:

"L'unico rotolo di carta igienica personale, discreto, igienico e pratico
utile fuori dall'ambiente domestico di dimensioni ridotte in un pratico dispenser tascabile"

"Carta igienica per 30 anni, barattolo chiuso ermeticamente da aprire con un comune apriscatole contenente un rotolo di carta igienica, con immagini simpatiche e il n.30 stampato."

"Scatola cubica, con o senza finestra, per il rotolo di ricambio di carta igienica, in cartoncino deluxe personalizzato"

"Rotolo di carta igenica incartato con cartavelina colorata e sigillato con bollino adesivo personalizzato con stampa"

Mi fermo qui...provate a digitare "carta igienica personalizzata"....quanti siti pensate di trovare? 5?...10? a voi la risposta !!

E mi torna alla mente - lontani ricordi - una frase che una fanciulla indiana mi disse qualche decennio fa:

la differenza tra il ricco e il povero consiste nell'uso o non uso della "papier de toilette"

...carta igienica, per chi non sapesse il francese.

 
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