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M. Teresa Luciani: "Musica e..."; tragedia a Riofreddo; Prati e Aleardi

Post n°853 pubblicato il 10 Giugno 2015 da giuliosforza

Post 796

 

Maria Teresa Luciani, alla quale da oltre trenta anni mi legano grande stima e profondo affetto, fu mia stretta e preziosa collaboratrice negli anni dei miei insegnamenti di Teoria e Storia della Didattica prima, di Pedagogia Generale e di Metodologia dell’Educazione musicale poi. Senza di lei i Seminari di educazione all’ascolto, che sempre accompagnarono, fondamentale appendice, i miei corsi teorici, sarebbero stati impensabili: fu lei a tenerli e a svolgerli con una tenacia e una competenza uniche. La sua preparazione e la sua sensibilità musicali, condivise col fratello Riccardo, noto compositore già docente al Conservatorio di Firenze e presso la Scuola musicale di Fiesole, fecero del nostro Laboratorio una delle attività più originali, e antesignane, della nostra Facoltà. Già collaboratrice di varie riviste didattiche e autrice principale, con me, del volume Musica in prospettiva europea. Educazione musicale programmata (frutto di una ricerca svolta in vari paesi europei sulla situazione dell’educazione musicale nelle scuole di ogni ordine e grado, dalla quale risultammo, come potersi sbagliare, buoni ultimi), e di Musica mundi, da me solo introdotto (Kappa edizioni, Roma 2004. p.419-), ove sono raccolte e analizzate centinaia di partiture di ogni genere musicale di tutti i più rappresentativi autori, non solo di musica occidentale, dagli inizi ad oggi in cinque sezioni (Musica e Natura, Musica e Infanzia, Musica e Fiaba, Musica e Religione, Musica e Poesia), Maria Teresa ha ora raccolto in un altro ponderoso volume, in edizione privata per amici, il resto del copioso materiale che non aveva potuto trovar spazio in Musica mundi, e ne è nato Musica e…, pagine 492: un lavoro per il quale, già per esso solo, Maria Teresa meriterebbe di essere annoverata tra i benemeriti della Scuola, della Cultura e dell’Arte. Immagino M. T, nella sua modestia proporzionale alla sua bravura, sorridere a queste parole: un motivo in più perché io le confermi. 

*

Mentre scrivo queste note ho notizia di una terribile tragedia familiare, di quelle alle quali ci stiamo purtroppo assuefacendo, tanto frequentemente la cronaca nera ce le propone:  la tragedia di Riofreddo, un paese di cui ho avuto più volte occasione di parlare, per ben altri motivi, su queste pagine, e che particolarmente mi sconvolge, poiché conosco l’uomo che ha ucciso la compagna e s’è poi ucciso, lasciando quattro figli, tutti ex alunni di scuola media di una mia figliola (cinque con quello ormai grande di primo letto della vittima): un uomo forte, una figura prestante di trenta anni di me più giovane, ma frequentatore di comuni amicizie e di comuni innocenti spassi nelle animate notti vivaresi degli anni ottanta.

Quello che sempre si dice, in questi casi, è ‘non è possibile, non è pensabile, un così brav’uomo, un cosi grande e probo lavoratore…’. Io invece dico che è possibile più di quanto si creda o si voglia credere, così profondo è il mistero della psiche umana, così imprevedibile la sua reazione nei confronti degli aspetti crudi, crudeli e faticosi del vivere ; e con cognizione di causa dico, come uno dei tanti che son venuti a trovarsi, ad un punto della loro vicenda di vita, per un motivo o per l’altro, tentati di porre fine con la violenza su sé e sugli altri (muoia Sansone con tutti i filistei) ad uno stato di cose ritenuto non oltre tollerabile.

Fra i miei livres de chevet di questo periodo (de chevet anche alla lettera, poiché ingombranti alla rinfusa il mio vasto letto… ex matrimoniale) di questo periodo è anche L’inconveniente di essere nati.

Sono tentato, io irriducibile vitalista e ottimista della volontà, di dare oggi ragione a  Emil Cioran.

*

Quelli della mia età, ma anche solo di poco più giovani, ricordano che tra gli autori più riportati nei testi per le elementari erano Giovanni Prati e Aleardo Aleardi, due  dei più noti rappresentanti del nostrano Romanticismo tardo-ossianico di maniera, da molti, e anche da me più volte, per questo irrisi (di una famosa stroncatura dell’Aleardi da parte di Vittorio Imbriani dissi su queste pagine). Ma ad essi la popolarità rese, e furono ambedue senatori del Regno. Al trentino Prati mi sento  legato per motivi di…famiglia: fu il primo direttore del Magistero di Roma, mia prima sede di servizio universitario, istituito da Francesco De Sanctis ministro dell’istruzione per consentire, dietro concorso, una laurea ai maestri elementari provenienti allora da un curriculum di studi superiori più breve (tre anni o quattro, non ricordo, di Scuola Normale). Di passaggio noterò che al Magistero avrebbe insegnato in seguito anche Pirandello: insegnato per modo di dire, poiché quasi sempre assente, il che gli valse le sacrosante rampogne e un richiamo ufficiale da parte del suo conterraneo Gentile  -ma che Maestri, allora, nelle nostre Università!). Al veronese Aleardi debbo invece la mia prima educazione… panteistica, sic, perché sua è   una delle poesiole che ho più nella memoria, e  che voglio qui riportare, anche per  rialzare il morale mio e dei miei cinque lettori:

 

 CHE COSA È DIO
 
 Nell'ora che nel bruno firmamento
comincia un tremolío
di punti d'oro, d'atomi d'argento,
guardo e dimando: «Dite, o luci belle,
dite, che cosa è Dio?»
-Ordine- mi rispondono le stelle.
 
Quando all'april la valle il monte il prato
i margini del rio,
ogni campo dai fiori è festeggiato,
guardo e dimando: «Dite, o bei colori,
dite, che cosa è Dio?»
-Bellezza- mi rispondono quei fiori.
 
Quando il tuo sguardo innanzi a me scintilla
amabilmente pio,
io chiedo al lume della tua pupilla:
«Dimmi, che cosa è Dio?»
E la pupilla mi risponde: -Amore.-

 

Su ‘Ordine’ avrei, zarathustriano figlio del Caos, qualcosa da ridire. Ma oggi non mi va di sottilizzare. Che Pulchritudo ed Amor convertantur è facilmente condivisibile; molto meno che lo siano  Pulchritudo, Amor et Ordo. Meglio, infinitamnente volte meglio, Pulchritudo, Amor  et Caos. E non è un paradosso

 
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Monica Mazzoli il 09/09/17 alle 11:43 via WEB
Grazie mille per l'informazione. Dunque : In realtà esiste più di un disco a nome Maria Teresa Luciani. "Suoni di una città", a cui accennavo nel commento precedente, è uno di questi : è uscito in poche copie nel 1972, pubblicato dalla Fama srl, etichetta discografica che stampava per lo più colonne sonore e sonorizzazioni per televisione e radio. Quest'anno la Finder Keeper Records, un'etichetta londinese, l'ha ristampato. Esistono, però, come dicevo altri dischi a nome Maria Teresa Luciani : "Free Jazz", "Situazioni del Terzo Mondo" e "Barocco 2000". Sono tutti rari, a parte "Free Jazz", che è stato ristampato dalla Cinedelic Records nel 2016.
 
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