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LA SETTIMANA BIANCA

Post n°343 pubblicato il 22 Settembre 2016 da manser11
 

Libro che lascia un sottile senso di "disturbo" una volta terminato; scritto in modo magistrale (che per me significa "bene", in modo semplice e scorrevole), ci si lascia trasportare dalla prima all'ultima pagina, immedesimandosi nel giovane protagonista, in un crescendo angosciante e allo stesso tempo sublime, fino alla dolorosissima catarsi finale.



Una classe elementare che parte per la vacanza-scuola in uno chalet tra i boschi. Un bambino, Nicolas, timido e apprensivo, un padre particolarmente timoroso della bagarre dei pullman scolastici che decide di accompagnare il figlio con la sua automobile. Una sacca di indumenti dimenticata nel portabagagli. Sembra una storia esile che si snoda con leggerezza e garbo, ci sono i compagni di scuola, chi troppo vivace e chi un poco bugiardo, c'è il "capo" indiscusso che domina i più timidi, grosso e spaccone. I giochi rumorosi, le guance pizzicate dal freddo. Le insegnanti, il maestro di sci allegro e gentile, un piccolo paese di montagna con la sua piazza e il suo bar dai vetri brinati dal gelo. E tutto intorno l'immensità senza orizzonte della neve. Una storia che parte in sordina; ma già dalle prime pagine uno spiffero sottile di angoscia trasuda dai legni dello chalet, quella sacca dimenticata in un momento di fretta diventa, capitolo dopo capitolo, il sasso gettato nell'acqua intorno a cui si allargano cerchi sempre sempre più grandi di un'ansia cieca e impalpabile. Si trasforma quella sacca, dove fra il pigiama e la giacca a vento è rimasta una cassaforte di bambino piena di buonipremio, in un corpo "monstre" che incombe sui rituali di sci e studio, merende e gioco che scandiscoo la giornata di una "classe de neige". Fino a esplorare nella paura incontrollata di Nicolas. E inesorabilmente il dramma, il più atroce, arriva tra lo sbattere delle porte di un bar, un agente dalle mani gonfie di freddo e lo sguardo malevolo di qualche paesano rinserrato nel giaccone. Come in un lampo rivedremo Nicolas adulto e avvertiremo l'eco prolungata di quell'incubo entrato a passo felpato nello chalet insieme al bambino ansioso di raggiungere i compagni di classe.La scrittura è semplice, serrata, netta e chiara come lo sono certe giornate di gennaio, non lascia spazio a riflessioni o a pause distensive, a divagazioni. Il dramma è lì, negli angoli oscuri della notte quando [...]

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