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Un blog creato da fabio1972dgl il 18/12/2005

favole e scorpioni

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Bellissimo post, molto attuale: ateismo, tradimenti,...
Inviato da: Cassandra_nagra
il 30/04/2012 alle 18:30
 
Gia'...quanto e'vero.... Piacere Fabio
Inviato da: aural2
il 19/04/2012 alle 15:00
 
fabbbb... qua si comincia a preoccuparsi. eh!
Inviato da: laTremenda76
il 29/08/2011 alle 00:19
 
Tristissimo....!
Inviato da: lucciko75
il 23/08/2011 alle 10:41
 
Grazie di avermi permesso di leggerti.
Inviato da: lucciko75
il 17/08/2011 alle 12:56
 
 

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SOLDATI

Post n°72 pubblicato il 05 Agosto 2010 da fabio1972dgl

 

Non credo in dio, in nessuno dei tanti idolatrati su questo pianeta. Da anni non m'inchino più davanti a nessuna statua, nè maschile nè femminile che sia, e mai più lo farò. Non c'è nessuno che mi protegga lassù oltre le stelle, e non saranno di certo le mie mani giunte contro il vento a farmi rinascere ogni giorno che muoio. Se sollevo lo sguardo oltre il cielo vedo lo stesso orizzonte di sempre. Nuvole e blu, blu e nuvole, la vita di tutti.
E tu mi racconti che sei andato a ballare al festival di balli caraibici a Milano e che li hai conosciuto una svizzera con la fede al dito, e che proprio sotto il ponte che c'è prima della rotonda, a due curve dall'ingresso, si è messa con le labbra a cercare un angolo aperto dei tuoi jeans. E rideva, e diceva non posso, guarda l'anello. Ti teneva fermo e con il palmo aperto ti mostrava la fede mentre la sua amica ballava su note lontane con un ombrello giallo a farle da cavaliere.
Tu mi racconti questo mentre io sono li che aspetto i fuochi d'artificio, seduto sulla panchina sotto il lampione della piazza principale, stanotte che c'è la festa del paese. E tu mi dici che lei era di Mendrisio aveva i capelli lunghi davanti e corti dietro oppure al contrario, non ti ricordi. Eppure le hai visto solo la testa dico. E tu ridi, perchè io sono spiritoso comico e spassoso quando voglio. Cioè raramente ormai. Perchè raramente mi chiedi? Perchè tira vento e non ha senso pregare con i guanti, perchè se dio esistesse le statue non rimarrebbero ferme a guardare i passanti. Sorridi. Non mi vorrebbero con le ginocchia molli contro il pavimento duro, piuttosto mi darebbero non dico il numero di una certa ragazza di Mendrisio ma almeno un po' di musica e un ombrello giallo per non ballare da solo.
E tu mi racconti che quando sei arrivato a casa tua moglie era ancora in piedi perchè stava guardando un film di guerra dove c'era un soldato nascosto in trincea che si fingeva morto in mezzo ai suoi fratelli morti mentre il nemico piantava la propria bandiera in mezzo al cuore del suo capitano. Il soldato, con gli occhi chiusi, stringeva un crocefisso che l'assasino dei suoi fratelli, uguale, portava al collo.
E tua moglie ti ha chiesto dove sei stato, e tu le hai detto che sei stato con me in piazza, quella principale, sulla panchina sotto il lampione perchè c'era la festa del paese. Hanno fatto i fuochi le hai detto. Tua moglie non li ha sentiti perchè ha visto quel film di guerra, con quel soldato nascosto per tre giorni e tre notti in trincea, mezzo morto tra i morti, e alzatosi da li solo quando l'ultimo sparo non gli è sembrato venire dall'aldilà. E tua moglie in mezzo a quel bombardamento non si è accorta della festa.
Poi mi hai chiesto cosa ci facessi io li su quella panchina sotto il lampione nella piazza principale del paese mentre tutto il paese era in festa. Ed io ti ho detto che non credo in nessun dio, in nessuna statua, che non prego nessuno. Ti ho detto che a volte ho il terrore di morire a due curve dalla vita, proprio all'ingresso e che mi sento sempre come in trincea, come mezzo morto in mezzo ai morti. Tu allora hai bagnato la tua fede con una lacrima perchè hai capito che io ho visto le stesso film che ha visto tua moglie e non mi sono nemmeno accorto che i fuochi che sto aspettando li hanno già sparati tutti, anche l'ultimo, quello scoppiato nell'aldilà.
Guardiamo il cielo, blu e nuvole, nuvole e blu. Per tutti.

E allora non sempre chi graffia con le unghie il tuo cuore lo fa perchè ti vuole male.
Forse sta solo cercando un posto dove aggrapparsi.

 
 
 

IL MIO NUOVO AMICO

Post n°71 pubblicato il 08 Dicembre 2009 da fabio1972dgl

L'aria gelida s'incolla alla faccia, si muore quasi. Mi stringo nel piumino e mi stupisco nel vedere la mia sagoma riflessa nelle vetrine, cavolo sto camminando gobbo. Mi tiro su allora, cerco di rimanere diritto. Ma resisto resisto poco, il freddo mi fa ballare le gambe e abbassare la schiena.
Mentre cammino la mia attenzione è catturata da una ragazza che si muove a pochi passi da me. Porta pantaloni bianchi aderenti dentro stivali rossi. Sulla testa ha un appariscente colbacco nero dal quale spunta una lunga chioma bionda. E' bellissima e sola e tutti la guardano. Anche io la guardo ma con sufficiente decenza, intervallando la sua vista con quella del panorama.
Alcuni, quelli accompagnati, fanno quasi ridere. Un occhio lo tengono fermo mentre l'altro lo spostano sull'insolita bellezza. Mai visti tanti strabici in vita mia. E poi dopo qualche metro tutti già guariti. Si potrebbe gridare al miracolo.
Tra tutti però c'è uno sguardo che mi colpisce. E' quello di un ragazzone alto e barbuto con capelli nerissimi e spettinati che cammina, quasi ondeggiando, proprio verso di noi. Questo la vuole violentare penso, mi sembra troppo carico. Ormai è a una ventina di metri, e sul volto posso leggerne l'entusiasmo, è euforico. Mentre si avvicina mi accorgo che in realtà sta fissando me, non la ragazza. Forse crede che ne sia il fidanzato, visto che sono il più vicino di tutti. Forse vorrà ammazzare me e violentare lei. Mi sposto allora, fa troppo freddo per essere sbattuti in terra.
Quando siamo vicinissimi lei gira dentro un piccolo vicolo e sparisce. Le do un'ultima occhiata e quando guardo ancora davanti me mi ritrovo il sorriso del ragazzone a venti centimetri dalla fronte.
"Ecco, il più stronzo di tutti: Ceriani Massimo." Mi abbraccia calorosamente.
Cerco di liberarmi dalla morsa delle sue pesanti braccia mentre mi aspetto rassegnato di sentire dentro la pancia la punta di una lama che invece non arriva.
Mi divincolo finalmente.
"Ma che fine hai fatto? Sei sempre la solita bestia Ceriani".
"C'è un equivoco, non sono Ceriani Massimo".
"Seeeee allora sei la sua fotocopia" Ride e spalanca la bocca mostrando i denti, tutti sani, a parte un incisivo d'oro messo li più per vezzo che per altro.
Con le nocche mi da pugni su una spalla.
"Allora, racconta" Ha la voce un po' roca e un po' stridula. Sarà al secondo cannone benchè sia ancora mattina.
"Guarda che ti stai bagliando non sono Ceriani Massimo, mi chiamo Fabio." Dico così e faccio per andarmene.
Il tipo mi segue, lo sento ondeggiare dietro di me, è come avere un'altalena dietro le spalle.
"Dai aspetta un attimo, chissà quante novità hai da raccontare"
"La novità è che non sono Ceriani Massimo". Ribadisco spazientito.
"Ma che cavolo dici, che siamo stati in compagnia assieme cinque anni, io te il Lungo e Pocalingua. Eravamo i quattro più rincoglioniti della provincia" Se la ride mentre lo dice. "Giusto o no?"
Non discuto l'ultima affermazione, anzi la sottoscrivo sulla fiducia.
Cammino per i negozi e il barbuto mi sta ancora dietro. Sono stufo, ora mi giro e gliene dico quattro.
Non faccio in tempo ad aprire bocca che lui mi anticipa.
"Vai ancora giu al fiume a pescare? Che giornate quelle, birra, fumo e chiacchiere. Ti ricordi quella volta che ci siamo addormentati  e quando abbiamo riaperto gli occhi era buio pesto e non capivamo se fosse sera tardi o mattina presto perchè nessuno dei due aveva un orologio. Che roba. E poi tu ti sei ritrovato una biscia dentro la sacca: te l'eri proprio fatta addosso. L'hai presa quella sacca e l'hai fatta volare nel fiume con tutta la biscia. Solo che dentro la sacca avevi il portafogli allora ti sei messo a correre e ti sei tuffato per riprenderla. E mentre tu nuotavi io ho visto che il tuo portafogli era sulla coperta, scivolato li chissà come. Mi sono ammazzato dal ridere. Quando sei venuto fuori e ti sei accorto che avevi fatto tutto per niente gli hai dato fuoco a quella dannata borsa. Che roba. Dicevi che non avresti mai più pescato in vita tua"
Io non ho mai pescato in vita mia. Glielo dovrei dire a questo punto, magari con le cattive. Ma io non sono il tipo che prende la gente dal bavero e l'appende al muro per farla ragionare come in certe bei film americani. Non sono il tipo, e poi lui è più alto e più grosso di me.
"Senti, non sono sto cazzo di Ceriani, mi capisci? Non sono lui, mi dispiace"
Mi guarda senza espressione, forse ha capito "Che stronzo" dice deluso. Si, finalmente ha capito, era ora.
Riprendo più sereno la mia passeggiata. Il tipo però è ancora dietro me, lo so senza guardare, perchè sento ancora addosso quella specie d'altalena alle spalle. Mi volto proprio quando prende il cellulare. Tutti nel raggio di cento metri possono sentire la sua biascicata conversazione telefonica. Di sicuro anche io, visto che mi è di nuovo a fianco.
"Sono con Ceriani Massimo!".
Non ha capito proprio un cazzo allora.
Sbuffo, mi viene quasi da ridere. Lui rimette il cellulare in tasca.
"Ho detto a Pocalingua che ti ho ribeccato" dice ondeggiando.
"E cos'ha detto?" mi sorprendo a rispondere.
"Niente. Sai com'è fatto lui".
Oh si, certo, come no.

Io e il mio nuovo amico ci vediamo spesso al bar. O meglio, mi segue al bar. Sto stronzo sa dove abito. Mangiamo pistacchi e beviamo prosecchi.
Di buono c'è che vuole sempre pagare lui, brindiamo all'incontro, dice.
Di meno buono invece c'è che non ha nessunissima intenzione di chiamarmi Fabio. Gli ho pure fatto vedere la carta d'identità. "Sei proprio una carogna Ceriani, questa scommetto che la usi quando vai nei bordelli in Svizzera"
Ha proprio una testa di legno. Forse per questo ondeggia quando cammina, perchè gli pesa troppo sul collo e perde costantemente l'equilibrio, forse gli crea una specie di fastidio cervicale. Magari gli prende un nervo. Ma che cavolo dico, questo si è fumato tutta l'erba della Brianza, e non collega più niente a niente.
"Ti ricordi la professoressa d'inglese al liceo?"
Io ho fatto ragioneria.
"Pensa che l'ho rivista l'altro giorno, mica mi ha riconosciuto, diceva di non avermi mai visto"
Santa donna, penso, e come ha fatto a liberarsi di te
"Ti ricordi quando c'ha beccati in piazza impasticcati, cosa ci eravamo calati nemmeno mi ricordo. Tu poi l'avevi presa intera. Dicevi, cosa mi può fare una stellina così piccola se io sono così grosso. Abbiamo fatto tutta la sera a vedere uomini con la testa lunga e con le mani che si toccavano i piedi. Io le persone le vedevo anche con la coda, che roba. Il giorno dopo ti aveva anche interrogato".
Ma questo è proprio pazzo.

Sono passati tre mesi ormai e ogni volta che esco di casa il mio nuovo amico è sempre li che mi aspetta, e dovunque vada, lui mi segue. Conosce i miei orari. Qualche volta me lo sono trovato pure fuori dalla fabbrica dove lavoro.
"Ceriani, carogna, dammi una strappo in paese"
Ogni volta che mi trova in giro, cioè tutti i giorni, mi saluta come se non mi vedesse da trent'anni. Abbraccio soffocante e stretta di mano. La stretta di mano è speciale, è di quelle che si fanno con movimenti in sequenza. Mani aperte, palmo contro palmo, poi i pollici si piegano obliqui e gli avambracci si piegano di quarantecinque gradi. C'ho messo una settimana ad impararla a memoria. Poi la sua stretta è fortissima, da quando è iniziata questa storia non muovo più bene il mignolo se non con spasmi dolorosi. Forse mi ha causato la sindrome del tunnel carpale sta testa di legno. Dovrò fare degli esami.
Poi mi ricorda sempre spezzoni della mia vita. Anzi della mia non vita, visto che io non ho vissuto nulla di ciò che racconta.
"Ti ricordi quando lavoravamo assieme in cantiere? Ci hanno buttato fuori a calci tutti e due. Per forza, ci presentavamo sempre ubriachi. Tu poi, arrivavi sempre in ritardo e carcavi solo un posto dove imboscarti per dormire. Sei sempre stato una carogna Ceriani se non ti avessi mai incontrato mi sa che sarei un bravo ragazzo ora. Non lo dico per incolparti. In fondo sono contento così, sono contento di averti conosciuto."
Non dirlo a me.
Il mio nuovo amico mi ha raccontato tutto della mia non vita. Gli amori, gli amici, le vacanze.
Siamo stati insieme a Cuba. Meglio non ricordare dice, e racconta tutto. Di quella grassa che si faceva lui, e di quella più  giovane, Rosita di cui io ero innamorato. Racconta di come fossi tornato dalla vacanza scosso e di come parlassi di lei a distanza di anni. "Non ci sei più voluto tornare a Cuba".
Non ci sono mai stato.
"Eri strano in quella vacanza, non hai fatto sesso, eri innamorato. L'unico turista che non ha scopato a Cuba, proprio tu, la carogna delle carogne."
Ecco, te pareva.

Ormai sono giorni che il mio nuovo amico non si fa vedere. Non sotto casa nè al bar nè altrove. Chissà dov'è finito. All'inizio ero contento, e un po' lo sono ancora ma che fine ha fatto? A parte la sua pazzia, era buono come il pane. Un po' mi scoccia la cosa.
Ieri ho chiesto al bar ma nessuno l'ha visto o lo ricorda.
"Era sempre qua con me". Ho insistito, quasi rabbioso. Troppa gente ,troppa confusione, nessuno ci ha fatto caso.
Allora sono andato sul solito corso a camminare con la speranza di sentire l'altalena dietro le spalle e la sua mano forte afferarmi "Dove vai carogna, aspetta" . Ma il suo sorriso largo non è riapparso sulla mia fronte.
Il mio nuovo amico non c'è più.

Sono passati due mesi, e sono senza il mio nuovo amico.
Mi sono reso conto che non ho mai saputo nulla di lui, mai gli ho chiesto dove abitasse o se lavorasse. Sono stato troppo superiore per informarmi.
Anzi, non gli ho mai concesso la minima considerazione. Lui blaterava le sue storie ed io bevevo il suo prosecco.
Perchè ho trattato con tanta sufficienza il mio nuovo amico, perchè non l'ho ascoltato?
Quanta vita ho perso nel pesarlo, e nel giudicarlo.Tutto concentrato su me stesso come sono sempre io, ho perso di vista ogni cosa di lui.

Ieri camminavo lungo il corso, addobbi di Natale, luminare e gente. Ad un tratto ho visto una testa ondeggiare davanti a me, a circa cinquanta metri. Ho iniziato a correre. Eccolo li, con la sua dinoccolata andatura. L'ho raggiunto gli ho messo una mano sulla spalla ed ho urlato: "Brutta bestia non ti fai più vedere dagli amici?"
Il tipo si è voltato e mi ha guardato stupito, era perplesso.
"Scusa".
L'ho guardato fisso negli occhi, indeciso pure io. Ma era lui? Mica ne ero sicuro.
"Hey ma non mi riconosci, sono io."
"Non ti ho mai visto in vita mia, ti confondi." Così mi ha liquidato.
Ma si che era lui, aveva il dente d'oro.
Allora gli ho corso dietro ancora e l'ho afferrato un'altra volta. Lui si è girato di scatto, mi ha preso per il bavero e mi ha attaccato al muro, così per farmi ragionare un po', come in certi bei film americani. Lui era un tipo che faceva queste cose. E poi era più alto e più grosso di me.
"Allora, chi diavolo sei"
Ho aspettato un attimo a rispondere.
"Sono Fabio" ho detto d'un fiato.
"Chi è Fabio?" Aveva l'espressione nera.
"Ceriani Massimo" ho detto allora, per farlo contento.
Contento un bel niente. Mi ha tirato un pugno nello stomaco e uno in pieno viso.
Mentre cadevo, volando a terra come da un'altalena e con la testa tutta rivoltata d'un lato, ho fatto appena in tempo a vedere solitari stivali rossi scivolare via tra la gente e sparire dentro un vicolo buio. Mi è anche sembrato di vedere una spiaggia di Cuba e una borsa volare verso il fiume.

Poi si è voltato un istante,  e senza guardarmi, forse più a se stesso che a me ha detto:
"A me i pistacchi fanno schifo".






 

 
 
 

UOMOVORTICOSO

Post n°70 pubblicato il 05 Giugno 2009 da fabio1972dgl

Il mio nickname in chat è UOMOVORTICOSO. Perchè abbia scelto un nick tanto cretino a dire il vero non lo so nemmeno io. Volevo un nick che esprimesse sicurezza, virilità, e non mi è venuto in mente nulla di meglio. Io mi chiamo Secondo e non mi andava proprio di registrarmi con il mio nome di battesimo. E' già è una specie di condanna portarlo nelle vita reale: Secondo è il primo degli ultimi.
Ho iniziato a chattare dopo che Donatella se n'è andata via di casa. Quella sera sono rimasto come un ebete tutta la notte a fissare il viale fuori dalla finestra con la speranza di vederla tornare. Ho fatto così per non so quante sere nelle settimane successive e se ho smesso è solo perchè con l'inizio delll'inverno non era più ragionevole rimanere tante ore con la testa penzolante di fuori. Ma avevo un buco da riempire. Così l'altra sera ho acceso il pc, e più o meno casualmente ho iniziato a mandare messaggi.

Le ragazze qua sono tutte da scoprire. Io per non sbagliare scrivo a tutte, a fatine con la scopa, a fragoline senza succo, a ladyglitter senza argomenti. Ho una mia presentazione che spedisco effettuando copia e incolla a ripetizione. "Ciao, io sono Uomovorticoso dalla provincia di Milano ,piacere, e tu? Carina la tua scheda, la trovo compatibile alla mia. Posso scriverti?." Più o meno è questa la manfrina che spedisco a tutte. Non tutte rispondono, ma io mi concentro solo con chi mi scrive. Evito subito quelle che hanno marito o figli o entrambi.

Di solito vado subito al sodo, chiedo un incontro. Mi va bene un'amica in più, soprattutto se scopa.
L'inizio è stato un vero circo. Viaggiavo al ritmo di un incontro a sera. Mi bastava avere il numero. Non chiedevo nè foto nè descrizione salivo in auto e partivo.
Io invece la foto la mando senza problemi. Non sono bello, ma in foto con il giusto gioco di luce sembro anche passabile, non sembro io.

La prima ragazza che ho incontrato si chiamava Adele. Ricordo ancora il maglione verde limone con pera gialla sulla spalla che portava addosso. Proprio un bel maglione, autunnale, o primaverile. Di stagione insomma. So bene che non potrei permettermi commenti troppo caustici non essendo nemmeno io proprio un sex symbol, ma almeno io indosso solo camicie blu o bianche, e non me ne andrei mai, per esempio sotto Natale, a fare incontri galanti con una camicia hawaiana. Ricordo che l'ho lasciata li come una scema mentre le dicevo che mi era sorto un problema che li per li mi stavo inventando. Ricordo che ho messo pure il cappotto da seduto per risparmiare tempo, facendolo così strisciare sul pavimento con il rischio di sporcarlo tutto. Ricordo di essermi voltato un' ultima volta prima di uscire dal bar e di averla vista succhiare con la cannuccia da un bicchiere alto forse mezzo metro. L'ho lasciata li con i suoi discorsi a metà. Suo padre invecchiato tanto, suo sorella fidanzata con un marocchino. E poi il compleanno di sua madre la sera prima e lei che ha bruciato la torta (che ridere). L'ho lasciata li da sola con la sua pera gialla, ho pagato il conto e me ne sono andato. Avevo le lacrime agli occhi dal ridere. Ma chi era quella?

Ho fatto un sacco d'incontri dopo Adele. Molti con lo stesso finale. Credo di aver incontrato tutte le ragazze obese e depresse della provincia. Qualcuna per errore l'ho incontrata più di una volta perchè aveva due profili ed io avevo scritto ad entrambi. Che bello rivedersi nella stessa piazza, ancora tu. (che ridere). Una a dire il vero me lo fece di proposito con il solo scopo di ricordarmi quanto ero stato cafone la volta precedente.
Con diverse di queste ci sono anche andato a letto. Più che degli orgasmi, autentici spasmi di nervi.
Col tempo ho affinato la tecnica per poter incontrare solo le ragazze migliori.
Ho pubblicato una mia foto sulla scheda, beh quella foto dove non sembro io. Poi ho aperto anche un blog. Ho messo foto, canzoni, poesie. Tutta scena insomma.
Ma il top è la fotogallery. Li ho superato me stesso. Sono andato al centro commerciale con la digitale e con l'autoscatto ho fatto un po' di foto. Due, le migliori, le ho pubblicate. In una sono ritratto seduto su una poltrona di pelle davanti una bella scrivania, come se mi trovassi nel mio ufficio. Un'altra l'ho fatta seduto su un letto a baldacchino dando l'idea di trovarmi nella mia ariosa e splendente camera da letto. A casa poi ho tagliato le immagini dove oppurtuno: mica potevo mandare le foto con il prezzo e l'eventuale sconto in bella vista. Sono furbo io.
In bagno invece, con il cellulare, ho fatto una foto in mutande davanti allo specchio. Ho visto che va di moda, quasi tutti i ragazzi ne hanno una così. Ho tenuto il fiato per appiattire la pancia e il viso non si vede. Una bella foto. Mi spiace solo per i calzini appesi ad asciugare. Un po' stonano.

Ho riempito un sacco di serate così, e per molto tempo mi sono illuso di avere una vita intensa. Il cellulare squillava sempre ed ero sempre preso ad organizzare appuntamenti.
Ma non poteva funzionare a lungo.
In realtà ogni incontro mi svuotava sempre di qualcosa e ascoltare le storie di tutte quelle ragazze alla fine mi aveva prosciugato un po' lo spirito. Fidanzamenti interroti, vacanze separate, aborti, disoccupazione, solitudini, lacrime, un mondo pieno di guai. C'era sempre un vissuto triste.
Io volevo solo bere una birra, mangiare due tartine e fare un po' di sesso. Invece bisognava farsi carico della vita degli altri. Sentire confessioni, paure.
Ma io avevo le mie di preoccupazioni, non m'interessavano quelle degli altri.
Non so dare sollievo a nessuno. Anzi ne cerco, come tutti. Questa la verità.

Ieri sera mi sono affacciato alla finestra con il cuore penzolante fuori quasi volessi offrirlo al mondo, ad un passante qualsiasi. Che cosa assurda.
Poi mi sono messo al pc, e ho cancellato tutti i messaggi inviati e ricevuti.
Ho cancellato foto e blog. Alla fine ho eliminato del tutto il profilo, e ne ho creato un nuovo:
UN_SECONDO_SOLO.
Volevo parlare con qualcuno, davvero.
Ho scritto a tutte una frase sola.
"Vuoi sentire la mia storia?"
Sono passati giorni.

Non mi ha ancora risposto nessuno.

 

 

 

 

 
 
 

DUE BRICIOLE

Post n°69 pubblicato il 19 Aprile 2009 da fabio1972dgl

E ho fatto duecento chilometri alternando autostrada paesini e città. Mi sono fermato solo perchè la mia auto già da tempo tutta scassata ha iniziato a cigolare con tutta la sua ferraglia arruginita.
Nel parcheggio del pennymarket ci sono solo quattro macchine, compresa la mia. Un indiano mi vuole offrire un paio di calzini bianchi con la striscia rossa.
Mi siedo al bar vicino al supermercato. Ci sono due tavoli sotto un solo ombrellone. Appoggio i gomiti sul tavolino bianco e mi accorgo che è sporco, pieno di briciole.
Cavolo, ho fatto duecento chilometri, per trovare briciole.
Dal bar esce una tipa che mi dice "arrivo subito" e torna dentro. Cambio tavolo. Lei sbuca un'altra volta e in mano ha una spugnetta così sporca da far venire il voltastomaco.
Le guardo il sedere, e attraverso i pantaloni bianchi fin troppo attillati riesco perfino a contarle i buchi di cellulite che ha sulle cosce.
Come briciole di vita su un tavolo di nessuno.
Ordino una birra in bottiglia anche se ormai me ne vorrei andare senza prendere proprio nulla.
Me ne sto con la faccia al sole per un po' poi giro la sedia e appoggio il petto contro lo schienale. Rimango così, a gambe larghe, mentre da chissà dove mi arriva una canzone che mi fa battere l piedi.
Vedo un ciclista pedalare forte sulla salita che porta ìn collina. Chiudo gli occhi e mi sembra di sentire il suo cuore pulsare a mille all'ora. Dai che la cima non è lontana, dai che ce la fai.
In lontananza un campanile giallo spunta tra gli alberi. Andrei in chiesa, ma mi frena l'idea di vedere tutte quelle candele accese.
Mi fanno orrore tutti quei ceri.
Una volta entravo solo per accenderne, ora non più. Le candele sono solo speranze che bruciano. Sono briciole. Sono buchi sulla pelle.
Non finisco nemmeno la birra, ne lascio due dita dentro la bottiglia e mi alzo.
Salgo in auto, abbasso i finestrini e faccio entrare un po d'aria.
Vedo un capello svolazzare appiccicato alla ventola.
Un capello lunghissimo, di certo non il mio.
Poi ne prendo un altro appicccato alla leva del cambio.
Un altro è appeso al finestrino.
Ce ne sono un paio sul sedile passeggero.
Briciole di te, di noi.
E non è quello che resta, ma quello che è andato smarrito.
Perchè per avere il cuore a mille bisogna sempre pedalare in salita.

 





 
 
 

UN CUORE SOLO

Post n°68 pubblicato il 22 Marzo 2009 da fabio1972dgl

Francesco è un ragazzino di sedici anni, bello, con spalle già larghe. Se ne sta seduto in disparte dentro gli spogliatoi della palestra, fruga nervosamente dentro lo zaino e con le labbra soffia in alto il lungo ciuffo che ha sulla fronte. Gli occhi, d'un azzurro cielo paradiso si muovono frenetici e scrutano tutt'intorno. Si muove lento, aspetta che tutti i suoi compagni finiscano di svestirsi prima di farlo anche lui. Sbuffa, finge di essere immerso in chissà quali pensieri, finge pigrizia. Non gli va di spogliarsi insieme agli altri, non gli va che qualcuno lo veda nudo. Non è per timidezza, lui ha un segreto da difendere. E allora si muove lento. Fa cenni con la testa come a dire "arrivo arrivo" ma più lo dice e più si frena. Aspetta che tutti spariscano dalla sua vista. Francesco ha il suo segreto, una cosa che nessuno deve sapere. I suoi testicoli sono dispari. E sono tre.

"Non ti spogliare mai nudo davanti agli altri", così gli raccomanda da sempre sua madre. E Francesco non si spoglia. Sa che è diverso, sa che nessuno lo deve vedere mai. Quante volte si è fermato da solo e nudo davanti allo specchio? Spalle braccia occhi gambe mani e piedi. Tutto perfetto e a coppie, due e ancora due. E quella maledetta palla li in mezzo, venuta chissà da dove. Come avere un grappolo d'uva tra le cosce, come avere un chiodo in mezzo alla fronte, come avere un buco dentro al cuore. E l'abbraccio di sua madre è solo un pianto insopportabile.
E la notte sempre quelle strane immagini. Vede se stesso dentro casa. Vede sua madre muoversi per le varie stanze, toccare gli interruttori e accendere le luci. E così suo padre, e così suo nonno. E vede i vicini di casa fare lo stesso. Una cosa facile per tutti, meno che per lui. Lui vede se stesso muoversi tra le stanze, pigiare i medesimi interruttori ma rimanere completamente al buio.

"Non ti spogliare mai nudo davanti agli altri". L'undicesimo comandamento, tutto per lui. "E davanti a chi mi potrei spogliare?"
La terza palla è grossa quanto una mela, forse più grande delle altre due e completamete priva di peluria. A chi potrebbe mai confidare simile segreto, chi l'ascolterebbe senza deriderlo? Chi lo comprenderebbe con un abbraccio?
Le ragazze a scuola trovano incredibile che un ragazzo così bello non ci provi mai veramente con nessuna di loro. Ormai sono tutte convinte che egli sia solo un romanticone mezzo rimbambito. Più scemo che bello. E lui è bellissimo.
"Perchè non vuoi mai fare l'amore, non ti piaccio forse?" Così finiscono sempre i suoi appuntamenti, come con Sara, l'ultima di una lunga serie.
Invece gli piace, eccome se gli piace. Gli piacciono i suoi occhi grigi e le sue lentiggini. Gli piacciono le sue tettine dure e il suo sedere alto. E da morire gli piace quella frangetta che porta su metà fronte che le dona quell' irresistibile aria da furba.

Con Sara vorrebbe confessarrsi, di lei è innamorato davvero. Le scrive così una poesia, per farle intendere qualcosa:

"Ti amerei anche se tu avessi cento bocche,
le bacerei tutte,
Ti amerei anche se tu avessi più di due tette
le conterei sempre pari
Ti amerei anche se fossi senza cuore
perchè tu sei l'amore".
La poesia non viene capita affatto. Come avere un buco in mezzo al cuore.

Jih Lo è un chirurgo cinese, Francesco legge da sempre su internet e sui giornali le sue gesta in ambito medico. E' considerato un luminare della chirurgia mondiale anche se è contestatissimo dai suoi colleghi per i suoi metodi poco ortodossi. I giornali spesso lo bollano come uno squallido stregone in cerca di notorietà, ma molti risultati parlano per lui.
Francesco nella sua stanza conserva molti degli articoli a lui dedicati:

JIH LO DIVIDE TRE GEMELLI ATTACCATI DALLA TESTA
JIH LO RICOMPONE I PIEDI ALLO SCIATORE CADUTO NEL BURRONE
JIH LO APPICCICA DUE ORECCHIE NUOVE AD UN BIMBO NATO SENZA.
A diciotto anni, con i suoi genitori, Francesco parte alla volta della Manciuria.

Jih Lo in patria è quasi sconosciuto. Considerato un memico dalla nomenclatura al potere che spesso in passato ha criticato aspramente, vive quasi in clandestinità. Riceve in un lugubre stabile più simile ad una vecchia fabbrica che ad un ospedale.
Nemmeno l'ambulatorio è di livello.Tutto è povero e spartano. C'è un lettino mezzo rotto tenuto insieme con degli elastici, e un cervello in plastca che pende dal soffitto. Pochi sono gli strumenti da medico in bella vista. Un martelletto, un termometro e poco altro. Ma ci sono due cavatappi, un imbuto, e un pennello.
Francesco non crede possa essere lui, questo famoso dottore, a salvarlo.
Jih Lo ascolta la storia di Francesco, poi lo fa sdraiare sull'instabile lettino e inizia la visita. Tocca il ragazzo con il martelletto in vari punti del corpo poi passa il pennello sotto la pianta del piede, tutto in rigoroso silenzio. A fine visita alza le gambe al ragazzo e glele fa divaricare in aria mentre si volta in cerca di qualcosa. "Speriamo non prenda il cavatappi proprio ora" pensa disperato Francesco. Invece Jih Lo afferra una grossa lente arancione, più grande della sua stessa faccia e da vicino esamina i testicoli del ragazzo.
Finita la visita Jih Lo che fino a quel momento non ha detto mezza parola, comunica il suo responso:" Non la posso operare. In mezzo ai testicoli lei ha un pezzo di cuore in più".

Tornato dalla Cina Francesco si ritrova nuovamente solo, con tutto il peso del suo problema addosso. Pensa alle donne con squilibri alimentari, troppo grasse o troppo magre, o ai tanti ragazzi divorati dall'acne, o a quel tizio al bar della stazione con quel neo grosso e peloso proprio in mezzo alla faccia. Ma nessuno di loro ha un problema come il suo, niente è paragonabile alle sue tre palle. Spesso ricorda quella sera d'estate al mare, quando in vacanza con i suoi genitori ebbe il suo primo incontro d'amore. O di disamore.
In albergo conobbe Corinne una ragazza austriaca in viaggio in Italia dopo aver conseguito il diploma a pieni voti.
Dopo qualche ciao timido da parte di entrambi una sera Corinne invitò Francesco in camera sua a bere qualcosa. Lui per evitare complicazioni si mise addosso certi bermuda strettissimi legati in vita con un pesante elastico. Solo con un coltello da cucina avrebbe potuto svestirlo contro la sua volontà.
Ma la serata andò diversamente. Corinne si mise ad aprire bottiglie di birra a ripetizione e Francesco che non aveva mai bevuto alcool in vita sua, perse il controllo di se già dopo la prima sorsata. La ragazza, viste le deboli resistenze, si buttò su di lui baciandolo con passione ovunque. Francesco euforico si lasciò andare in preda ai sensi e, dimentico di se, si tolse i bermuda.
Corinne quasi svenne quando vide Francesco nudo. Ciò che la ragazza si trovò davanti non aveva niente a che fare nè con l'educazione sessuale studiata a scuola, nè con i filmetti pornografici visti a casa di amici. Un pene piccolo piccolo puntava il soffitto, e sotto di esso c'erano tre palle tre, con quella di mezzo enorme, più grande delle altre che pulsava come il cuore di un maratoneta allo sprint finale.
Corinne cacciò un urlo spaventoso che dopo tanti anni fischia ancora tra le orecchie di Francesco.
E nella mente del povero ragazzo si stampò per sempre l'immagine di lei che copre il suo sesso con un lembo della coperta.
"Ed io avrei un pezzo di cuore in più?" Riflette Francesco ripensando al medico cinese. "Si, infatti mi sanguina anche l'anima."

Francesco è un cinquantenne invecchiato male. Seduto su una panchina al parco riordina i soliti pensieri in testa. Della bellezza di un tempo non gli rimangono che le foto e gli occhi azzurri cielo paradiso. La terza palla invece è sempre li, più tonda e pulsante che mai. Da tempo ha smesso di sognare qualsiasi tipo di svolta mentre di notte è perseguitato dal solito incubo con quelle maledette luci che rimangono spente solo per lui.
Spesso pensa a come sarebbe andata la sua vita se anzichè difendere il suo piccolo cuore in più l'avesse mostrato al mondo, per quello che era.
Pensa a Sara, alla sua frangetta e al bene che non le ha dato. "Ma che cavolo scrivi" così commentò, ridendo, la sua poesia.
Pensa anche a Corinne, alla sua espressione esterrefatta, alle sue bestemmie in tedesco mentre indicava il suo corpo.
Pensa a Jih Lo e alla sua lente colorata da sembrare un lecca-lecca gigante, e al cervello forse neanche finto appeso al soffitto.
Rivede se stesso nell'angolo più buio degli spogliatoi nascondere il pezzo di cuore in più agli amici, come fosse una colpa.
La sua intima natura l'ha condannato alla più strana perversione: nonostante i tanti flirt avuti non ha passato mai una notte intera insieme ad una donna.
Tutte le sue storie d'amore sono iniziate e finite nella breve corsa di una cerniera lampo.

Seduto sulla panchina del parco Francesco guarda il mondo passare. Fa un freddo della malora e in lontanaza sente un cane abbaiare chissà quale affanno.
Si alza, cammina veloce tra le gente, contro il vento che fischia tra i vicoli.
Si ferma sotto il vecchio palazzo lungo la provinciale dove abita.
Prende le scale, misurando il peso dei piedi sui gradini, quasi per non fare rumore.
Quando entra l'appartamento è buio.
Chiude la porta dietro di se e inizia a spogliarsi.
Quando è completamente nudo rimane fermo, immobile per qualche minuto.
Poi cerca l'interruttore della luce. Accende la luce in soggiorno. Poi in camera, in bagno, e in corridoio.
Quando tutto è illuminato si ferma davanti allo specchio con una mano davanti ai testicoli, mentre con l'altra punta una pistola contro il suo petto.

Un altro buco in mezzo al cuore. 

 












 

 

 

 

 
 
 
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IO

Io amo, non corrisposto, l'ozio

scrivo due post al mese
uno lo pubblico
l'altro lo cancello

questo mese ho pubblicato quello sbagliato:

questo.

Se qualcuno
per caso,
trovasse una bozza piena d'amore

sappia
che era la mia.

Rimasta mio malgrado
lettera morta.

 

I MIEI MIGLIORI AMICI

Fante John  John Fante

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