favole e scorpioniUno dei tanti, diverso da tutti |
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Post n°71 pubblicato il 08 Dicembre 2009 da fabio1972dgl
L'aria gelida s'incolla alla faccia, si muore quasi. Mi stringo nel piumino e mi stupisco nel vedere la mia sagoma riflessa nelle vetrine, cavolo sto camminando gobbo. Mi tiro su allora, cerco di rimanere diritto. Ma resisto resisto poco, il freddo mi fa ballare le gambe e abbassare la schiena. Io e il mio nuovo amico ci vediamo spesso al bar. O meglio, mi segue al bar. Sto stronzo sa dove abito. Mangiamo pistacchi e beviamo prosecchi. Sono passati tre mesi ormai e ogni volta che esco di casa il mio nuovo amico è sempre li che mi aspetta, e dovunque vada, lui mi segue. Conosce i miei orari. Qualche volta me lo sono trovato pure fuori dalla fabbrica dove lavoro. Ormai sono giorni che il mio nuovo amico non si fa vedere. Non sotto casa nè al bar nè altrove. Chissà dov'è finito. All'inizio ero contento, e un po' lo sono ancora ma che fine ha fatto? A parte la sua pazzia, era buono come il pane. Un po' mi scoccia la cosa. Sono passati due mesi, e sono senza il mio nuovo amico. Ieri camminavo lungo il corso, addobbi di Natale, luminare e gente. Ad un tratto ho visto una testa ondeggiare davanti a me, a circa cinquanta metri. Ho iniziato a correre. Eccolo li, con la sua dinoccolata andatura. L'ho raggiunto gli ho messo una mano sulla spalla ed ho urlato: "Brutta bestia non ti fai più vedere dagli amici?" Poi si è voltato un istante, e senza guardarmi, forse più a se stesso che a me ha detto: |
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Post n°70 pubblicato il 05 Giugno 2009 da fabio1972dgl
Il mio nickname in chat è UOMOVORTICOSO. Perchè abbia scelto un nick tanto cretino a dire il vero non lo so nemmeno io. Volevo un nick che esprimesse sicurezza, virilità, e non mi è venuto in mente nulla di meglio. Io mi chiamo Secondo e non mi andava proprio di registrarmi con il mio nome di battesimo. E' già è una specie di condanna portarlo nelle vita reale: Secondo è il primo degli ultimi. Le ragazze qua sono tutte da scoprire. Io per non sbagliare scrivo a tutte, a fatine con la scopa, a fragoline senza succo, a ladyglitter senza argomenti. Ho una mia presentazione che spedisco effettuando copia e incolla a ripetizione. "Ciao, io sono Uomovorticoso dalla provincia di Milano ,piacere, e tu? Carina la tua scheda, la trovo compatibile alla mia. Posso scriverti?." Più o meno è questa la manfrina che spedisco a tutte. Non tutte rispondono, ma io mi concentro solo con chi mi scrive. Evito subito quelle che hanno marito o figli o entrambi. Di solito vado subito al sodo, chiedo un incontro. Mi va bene un'amica in più, soprattutto se scopa. La prima ragazza che ho incontrato si chiamava Adele. Ricordo ancora il maglione verde limone con pera gialla sulla spalla che portava addosso. Proprio un bel maglione, autunnale, o primaverile. Di stagione insomma. So bene che non potrei permettermi commenti troppo caustici non essendo nemmeno io proprio un sex symbol, ma almeno io indosso solo camicie blu o bianche, e non me ne andrei mai, per esempio sotto Natale, a fare incontri galanti con una camicia hawaiana. Ricordo che l'ho lasciata li come una scema mentre le dicevo che mi era sorto un problema che li per li mi stavo inventando. Ricordo che ho messo pure il cappotto da seduto per risparmiare tempo, facendolo così strisciare sul pavimento con il rischio di sporcarlo tutto. Ricordo di essermi voltato un' ultima volta prima di uscire dal bar e di averla vista succhiare con la cannuccia da un bicchiere alto forse mezzo metro. L'ho lasciata li con i suoi discorsi a metà. Suo padre invecchiato tanto, suo sorella fidanzata con un marocchino. E poi il compleanno di sua madre la sera prima e lei che ha bruciato la torta (che ridere). L'ho lasciata li da sola con la sua pera gialla, ho pagato il conto e me ne sono andato. Avevo le lacrime agli occhi dal ridere. Ma chi era quella? Ho riempito un sacco di serate così, e per molto tempo mi sono illuso di avere una vita intensa. Il cellulare squillava sempre ed ero sempre preso ad organizzare appuntamenti. Ieri sera mi sono affacciato alla finestra con il cuore penzolante fuori quasi volessi offrirlo al mondo, ad un passante qualsiasi. Che cosa assurda. Non mi ha ancora risposto nessuno.
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Post n°69 pubblicato il 19 Aprile 2009 da fabio1972dgl
E ho fatto duecento chilometri alternando autostrada paesini e città. Mi sono fermato solo perchè la mia auto già da tempo tutta scassata ha iniziato a cigolare con tutta la sua ferraglia arruginita. |
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Post n°68 pubblicato il 22 Marzo 2009 da fabio1972dgl
Francesco è un ragazzino di sedici anni, bello, con spalle già larghe. Se ne sta seduto in disparte dentro gli spogliatoi della palestra, fruga nervosamente dentro lo zaino e con le labbra soffia in alto il lungo ciuffo che ha sulla fronte. Gli occhi, d'un azzurro cielo paradiso si muovono frenetici e scrutano tutt'intorno. Si muove lento, aspetta che tutti i suoi compagni finiscano di svestirsi prima di farlo anche lui. Sbuffa, finge di essere immerso in chissà quali pensieri, finge pigrizia. Non gli va di spogliarsi insieme agli altri, non gli va che qualcuno lo veda nudo. Non è per timidezza, lui ha un segreto da difendere. E allora si muove lento. Fa cenni con la testa come a dire "arrivo arrivo" ma più lo dice e più si frena. Aspetta che tutti spariscano dalla sua vista. Francesco ha il suo segreto, una cosa che nessuno deve sapere. I suoi testicoli sono dispari. E sono tre. "Non ti spogliare mai nudo davanti agli altri", così gli raccomanda da sempre sua madre. E Francesco non si spoglia. Sa che è diverso, sa che nessuno lo deve vedere mai. Quante volte si è fermato da solo e nudo davanti allo specchio? Spalle braccia occhi gambe mani e piedi. Tutto perfetto e a coppie, due e ancora due. E quella maledetta palla li in mezzo, venuta chissà da dove. Come avere un grappolo d'uva tra le cosce, come avere un chiodo in mezzo alla fronte, come avere un buco dentro al cuore. E l'abbraccio di sua madre è solo un pianto insopportabile. "Non ti spogliare mai nudo davanti agli altri". L'undicesimo comandamento, tutto per lui. "E davanti a chi mi potrei spogliare?" Con Sara vorrebbe confessarrsi, di lei è innamorato davvero. Le scrive così una poesia, per farle intendere qualcosa: Jih Lo è un chirurgo cinese, Francesco legge da sempre su internet e sui giornali le sue gesta in ambito medico. E' considerato un luminare della chirurgia mondiale anche se è contestatissimo dai suoi colleghi per i suoi metodi poco ortodossi. I giornali spesso lo bollano come uno squallido stregone in cerca di notorietà, ma molti risultati parlano per lui. JIH LO DIVIDE TRE GEMELLI ATTACCATI DALLA TESTA Jih Lo in patria è quasi sconosciuto. Considerato un memico dalla nomenclatura al potere che spesso in passato ha criticato aspramente, vive quasi in clandestinità. Riceve in un lugubre stabile più simile ad una vecchia fabbrica che ad un ospedale. Tornato dalla Cina Francesco si ritrova nuovamente solo, con tutto il peso del suo problema addosso. Pensa alle donne con squilibri alimentari, troppo grasse o troppo magre, o ai tanti ragazzi divorati dall'acne, o a quel tizio al bar della stazione con quel neo grosso e peloso proprio in mezzo alla faccia. Ma nessuno di loro ha un problema come il suo, niente è paragonabile alle sue tre palle. Spesso ricorda quella sera d'estate al mare, quando in vacanza con i suoi genitori ebbe il suo primo incontro d'amore. O di disamore. Francesco è un cinquantenne invecchiato male. Seduto su una panchina al parco riordina i soliti pensieri in testa. Della bellezza di un tempo non gli rimangono che le foto e gli occhi azzurri cielo paradiso. La terza palla invece è sempre li, più tonda e pulsante che mai. Da tempo ha smesso di sognare qualsiasi tipo di svolta mentre di notte è perseguitato dal solito incubo con quelle maledette luci che rimangono spente solo per lui. Seduto sulla panchina del parco Francesco guarda il mondo passare. Fa un freddo della malora e in lontanaza sente un cane abbaiare chissà quale affanno. Un altro buco in mezzo al cuore.
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Post n°67 pubblicato il 23 Dicembre 2008 da fabio1972dgl
Egidio non aveva amici, non ne aveva mai avuti. Con il passare degli anni si era abituato alla cosa e si era convinto che fosse anche giusta la sua solitudine. Le persone, pensava, non s'incastrano tutte perfettamente le une alle altre. Ce ne sono anche di solitarie, per indole, non affini a nessuno. E lui appunto era una di queste. Egidio era un tipo preciso. Preciso con l'ordine, il lavoro, la gente. Si poteva definire una persona inquadrata, stabile. Dentro in realtà bolliva. L'immobilismo dentro cui viveva si mangiava giorno per giorno parti cospicue di tutto il suo essere, sgretolandolo fino alle ossa. La sua vita, se ne rendava conto, scivolava via, come se ad un puzzle ne venissero staccati i frammenti ad uno ad uno. La sua vita non si era mai incastrata la vita, così come i suoi piedi non avevano mai calcato la strada giusta. Egidio passava otto ore al giorno tra i numeri facendoli combaciare e pareggiandoli in dare come in avere, senza sbagliare nemmeno il più decimale degli arrotondamenti. A casa era uguale. Sparpagliava i suoi puzzles sul tavolo, che poi osservava, numerava, ed esattamente incastrava anche nel più difficile disegno. In tanti anni un solo puzzle non riuscì a risolvere: dalla sacra Sindone, il volto di Gesù. Fu una delusione per lui accorgersi quasi alla fine che nella confezione mancava un singolo pezzo. E non fu di certo lui a perderlo, di questo era sicuro. Scrisse una lettera di protesta alla casa produttrice del gioco ma non ricevette alcuna risposta. Allora ne scrisse un'altra ancora più risentita ,in cui chiese addirittura i danni morali. Dopo un mese gli arrivò una scatola del gioco identica a quella che aveva ma senza le scuse che si aspettava, anzi, con una sarcastica annotazione: "Si cerchi da solo il pezzo che le manca". Il mattino dopo non andò al lavoro. Rimase a letto volutamente e ci rimase tutto il giorno fino a che non fu di nuovo notte. Poi si mosse come un automa. Aprì un cassetto e cercò un taglierino. Prese il veliero quasi ultimato e pronto per salpare e lo distrusse. E così fece per tutti i puzzles da lui completati negli anni: Parigi, le Alpi, la Via Lattea, due gatti siamesi, un quadro di Magritte e tanti altri ancora. Lavorò per tre notti di fila finchè non trovò un pezzo simile a quello che gli mancava. Con la lametta gli diede la forma e l'arrotondomento che gli servivano e attaccò il pezzo mancante al volto di Gesù, proprio sulle labbra. Appese il puzzle in soggiorno, come fosse un quadro. Quel volto ora sembrava parlargli: Sussurava ad Egidio un nuovo orizzonte, pezzi di cielo uniti ad altri pezzi di cielo, fatto di angoli smussati e tagli alla precisione Raccolse tutti i frammenti rimasti in giro per casa e li mise tutti dentro uno scatolone con l'intenzione di spedire tutto alla svelta. Poi prese carta e penna e scrisse sul bigliettino una sola riga: "HO TROVATO IL PEZZO CHE MI MANCAVA". (Auguri di buon Natale a tutti) |
IO
Io amo, non corrisposto, l'ozio
scrivo due post al mese
uno lo pubblico
l'altro lo cancello
questo mese ho pubblicato quello sbagliato:
questo.
Se qualcuno
per caso,
trovasse una bozza piena d'amore
sappia
che era la mia.
Rimasta mio malgrado
lettera morta.
DA LEGGERE E RILEGGERE
DINO BUZZATI - Un Amore -
JOSE' SARAMAGO - l'Uomo Duplicato -
ERRI DE LUCA - Il Contrario di Uno -
CHARLES BUKOWSKI - Panino Al Prosciutto -
JOHN FANTE - Chiedi Alla Polvere -
MUSICA IN AUTO
GOMEZ - Split the Difference -
NEGRAMARO - Mentre Tutto Scorre -
MAD SEASON - Above -
ROLLING STONES - Hot Rocks 1964-1971 -
VINICIO CAPOSSELA - Canzoni a Manovella -






John Fante 
Inviato da: fabio1972dgl
il 01/02/2010 alle 13:21
Inviato da: fabio1972dgl
il 01/02/2010 alle 13:20
Inviato da: brividosognante
il 29/01/2010 alle 09:39
Inviato da: Mater76
il 28/01/2010 alle 00:03
Inviato da: fabio1972dgl
il 18/01/2010 alle 10:38