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Post n°423 pubblicato il 25 Giugno 2010 da fabergiza
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Post n°422 pubblicato il 18 Giugno 2010 da fabergiza
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Post n°421 pubblicato il 15 Giugno 2010 da fabergiza
DOLCEZZA...
L’aveva notata quasi per caso. I loro sguardi si erano incrociati oramai diverso tempo prima, lui aveva notato quella bella ragazza mora e timida che sembrava non guardare mai le persone, e ne era rimasto affascinato. Gli piacevano quegli sguardi nascosti, sfuggenti, che però vedevano ben al di là dell’immagine esteriore. Occhi che sapevano cogliere l’essenza dell’essere. Ti scrutavano l’anima e te la mettevano a nudo, e tu eri lì, indifeso e spoglio, inerme e impotente, completamente disarmato dall’innocenza investigativa che si incuneava nei meandri della tua anima e pacificamente si impossessava dei tuoi pensieri. E tutto questo senza mai guardarti direttamente. Ne era rimasto affascinato e piacevolmente attratto, non pensava che gli sarebbe ancora capitato. Sentiva la sua vita scorrere lentamente e inesorabilmente, e pensava che oramai fosse giunto il tempo di dar pace al suo cuore stanco, ma non domo. E così cercava di sviare lo sguardo nei loro furtivi incontri, cercava di allontanare i suoi pensieri e riportarti alla quotidianità, alla sua squallida quotidianità. Eppure non era vecchio, era stanco, stanco di lottare. La vita aveva giocato con lui e lui, si era arreso. Non aveva più voglia di impegnarsi nei tumulti del cuore, non voleva passare le notti nel rincorrere i deliri di un amore sognato che è vita e disperazione. Ma l’uomo può solo proporre, è il fato che dispone. Un giorno capitò che si incontrassero i loro sguardi, e lei gli fece un sorriso talmente luminoso che il suo cuore impazzì e non seppe mai dove trovò il coraggio per chiederle se poteva offrirle un caffè. Si aspettava un rifiuto netto, invece lei accettò e così lui si ritrovò dove l’alba non è mai giorno e il tramonto non è mai notte. Furono giorni di piacevole conoscenza, e lui apprezzò il suo parlare sottovoce e la sua conversazione. E successe quello che temeva, i tumulti del suo cuore lo inchiodarono di nuovo alla vita. Ritornò a sognare come non faceva da tempo, e tutto ritornò a vivere intorno a lui, vedeva tutto con occhi diversi e nulla era più come prima. Così quella sera decise che le avrebbe parlato del suo amore e nonostante la differenza d’età non poteva ulteriormente camuffare quel suo sentimento. La invitò a prendere un aperitivo in un bel locale e dopo qualche bicchiere di vino, cominciò a parlarle di quello che provava e del profondo sentimento che lei aveva saputo far nascere nel suo animo. La guardò irrigidirsi per un attimo, e poi la vide scoppiare in una sonora risata. Come poteva mai pensare che una ragazza come lei, giovane e piena di vita, potesse mettersi con un vecchio? Lui accennò un sorriso, pagò il conto e salutandola si avviò mestamente verso casa. Giunto a casa ripercorse con la mente la serata e pensò che in fondo non aveva poi speso tanto,
finora la vita gli aveva chiesto molto di più.
Ma il vecchio giardiniere rinunciare come può all’ultimo suo fiore se l’inverno viene gia’
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Post n°420 pubblicato il 09 Giugno 2010 da fabergiza
MALINCONIA 4...
Venne svegliata a tarda notte, insonnolita andò ad aprire. Si trovò davanti due uomini in divisa che freddamente le comunicarono la notizia e le consegnarono il biglietto. Sentì una fitta alla bocca dello stomaco e non riuscì a trattenere la nausea che si era impossessata di lei e della sua persona., corse in bagno e vi rimase a lungo. Pianse tutte le lacrime che aveva e non le bastò. Una profonda disperazione si fece strada in lei e il buio dei pensieri la avvolse come fa un mantello nero nelle nere e gelide giornate invernali. Il buoi era diventato il suo mondo e il rimorso il suo pane quotidiano, la sua casa, un tempo accogliente rifugio ora era l’immagine della sua colpa. Ogni oggetto, ogni rumore, ogni profumo le ricordavano il suo uomo, e il sacrificio che aveva fatto per causa sua, per la sua cieca rabbia e assurda gelosia. Si chiuse in se stessa e nella sua prigione convinta che quella ormai doveva essere la sua punizione, il solo modo di espiazione della sua colpa. Riprese con fatica il lavoro e non le sfuggirono gli sguardi accusatori delle colleghe e quelli compassionevoli dei colleghi. Ma tra i tanti volti ostili, notò le discrete attenzioni di un suo compagno di lavoro, che fino ad allora aveva considerato con sufficienza, ma che adesso le si mostrava sotto una luce diversa. Una persona gentile e sensibile, sempre disponibile e pieno di attenzioni che piano piano aveva saputo farle dimenticare l’astio che le altre persone non mancavano di dimostrale insieme alla loro disapprovazione e alla loro evidente condanna. Divenne un punto fermo nel suo lavoro e un giorno che aveva la macchina rotta le propose di accompagnarla a casa. Le venne naturale accettare il passaggio e altrettanto naturale invitarlo a cena. Cenarono e conversarono amabilmente e lui si mostrò anche persona colta e preparata, si domandò come aveva potuto ignorare queste sue doti per tutto il tempo che avevano lavorato insieme, e capì che tutto dipende dai momenti che viviamo sono loro che ci fanno apprezzare o meno le cose che abbiamo, anche le più semplici. E fu così che senza rendersene conto si ritrovarono a fare l’amore, a lui grata della sua rinascita. Si svegliò presto e lo vide che dormiva accanto a lei, gli accarezzò i capelli e si disse che mai più avrebbe commesso l’errore di dire a un suo compagno
sei l’unico uomo al mondo con cui potrei fare l’amore.
metti in circolo il tuo amore
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Post n°419 pubblicato il 03 Giugno 2010 da fabergiza
MALINCONIA 3... E così si ritrovò solo in un buio e freddo motel. La sua vita gli passò davanti lentamente, senza fretta, i momenti belli e brutti si alternarono nei suo pensieri così come la notte rincorre il giorno, che a sua volta le corre dietro in un gioco di luci e ombre che non prevede vincitori, ma solo spettatori impotenti. Ricordò il loro primo incontro, la propria timidezza e la sua bellezza che lo aveva fatto innamorare. Lei così bella e sicura di se, capace di convogliare tutti gli sguardi del mondo sulla sua persona, con il suo parlare a bassa voce, quasi sussurrante, che entrava dritto nel suo cuore e lo stordiva accelerando le pulsazioni in maniera incontrollabile, tanto che lui aveva paura che potessero sentirsi fuori. Lui così impacciato e timido, incapace di essere brillante come avrebbe voluto, perso nelle sue letture d’altri tempi, sempre in disparte nelle feste a cui partecipa. Gli tornarono in mente i timidi sguardi che le indirizzava mentre lei si districava tra i tanti suoi corteggiatori, sempre con la paura che lei potesse accorgersene, e la paura di avvicinarsi troppo a lei per non farle sentire il rumore del suo cuore che impazziva, e con il sogno di poterla stringere e accarezzare il bel viso, e il suo sogno più grande di allora, quello che aveva timore di confessare anche a se stesso, il sogno di fare l’amore con lei. Sembravano sogni destinati a perdersi nella sua fantasia, quando invece il destino volle che lei si accorgesse di lui. Successe quasi per caso o almeno a lui così sembrò, anche se anni dopo gli confessò che lo aveva già notato e la incuriosiva per quella sua aria da intellettuale triste e malinconico. Vennero’ sorteggiati per fare coppia in una caccia al tesoro, fu allora che lei mostrò di apprezzare la sua intelligenza, le sue doti umane e, soprattutto, la sua sensibilita'. Da allora fecero coppia fissa e, l’amore, fu cosa naturale. In tutti quegli anni che erano stati insieme mai aveva sentito il bisogno di tradirla, anzi il pensiero nemmeno lo sfiorava, lei era tutto quello che voleva e nulla poteva sostituirla lei assorbiva tutta la sua vita e la riempiva di tutti i suoi bisogni. Erano stati anni belli e pieni, macchiati solo da quei giorni in cui lei veniva presa da quella malinconia che la tormentava, e che attanagliava il suo animo. Allora lui si sentiva impotente, incapace di alleviare il suo dolore e l’unica cosa che riusciva a dire era, scherzando, “anche stasera non si fa l’amore”, l’unico modo che aveva trovato per non farle capire il dolore che lui provava vedendola in quello stato. Ed ora era lì in quella stanza buia e tetra solo con i suoi ricordi, e pensava alle sue ultime parole, alla fitta lancinante che aveva provato a sentire del suo tradimento, a come tutto il mondo gli era crollato addosso, pensò che mai nulla e nessuno avrebbero potuto alleviare il dolore acuto che sentiva, non riusciva a immaginarsi una vita senza di lei, nessuna donna poteva sostituire colei che amava sopra ogni cosa, anche sopra se stesso, così decise di stringersi una corda al collo e lasciarsi dondolare leggero e libero nell'aria, privo da ogni turbamento, lasciando solo poche parole per lei sulla scrivania
sei l’unica donna al mondo con cui posso fare l’amore.
ho lacrime da donna cosmetiche e severe e lacrime da uomo d'amore direi
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