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Un blog creato da giuliainterrotta il 18/08/2007

Giulia Interrotta

Diario d'emozioni vissute.

 
 

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...Vorrei imparare a sognare serenamente...

Foto by Confusedvision,
www.flickr.com/photos/confusedvision/

 

La musica è parte di me.

Foto by Confusedvision
www.flickr.com/photos/confusedvision

 

AVVERTENZA

La foto che ho inserito nel riquadro accanto al titolo appartiene a Confusedvision, sotto licenza creative commons.
www.flickr.com/photos/confusedvision

 

Sarò contenta se vorrete regalarmi un pensiero.

By Sifone
www.flickr.com/photos/sifone/

 

Una poltrona vuota
per ricordarmi delle assenze.

By Iguana Jo
Licenza Creative Commons
http://www.flickr.com/photos/iguanajo/

 
 

Io sono così. Un po' angelo. Un po' demone.

Foto by MykalBinds
www.deviantart.com
http://mykalbinds.deviantart.com/

 

 

E poi mi va anche di ridere

Post n°33 pubblicato il 04 Ottobre 2008 da giuliainterrotta
 
Tag: Giulia, Io

Io certe volte rimango stupita da come alcune cose scritte riescano a prendermi. Quando compro un libro e scopro che mi piace da impazzire, posso stare a leggere per ore. Sarà che il mio papà mi raccontava sempre favole, sarà che io volo di continuo con la mente a visitare posti mai visti. Vorrei andare a Parigi prima o poi. È una città talmente bella e piena di arte da essere, secondo me, la patria assoluta di desideri speciali. Se fossi lì salirei sulla torre Eiffel, guarderei per una volta il mondo dall’alto in basso e urlerei per buttare fuori dal mio cuore tutti i dolori. Con Melissa ce lo dicevamo spesso. Troviamo un posto e lasciamogli i pensieri brutti. Si possono cancellare i pensieri brutti? Ogni tanto sì. Ogni tanto è possibile. Basta chiudere gli occhi, mettersi ad ascoltare il vento e sorridere pure quando vorresti piangere. Ho voglia di comprare un romanzo di questi tempi. Qualcosa di nuovo e di speciale. Non so una storia che ti travolga come un uragano estivo, portandoti via. Una storia che inizi in rottura e termini in un’unità. Proprio nel modo in cui spero si concluda la mia.
Oggi sono caparbiamente allegra e colorata di bianco.

Poi c’è questo racconto che ho conosciuto per caso. Non so di chi sia ma partecipa a un concorso. Io vorrei vincesse perché mi ha colpita e se una cosa mi colpisce cerco di appoggiarla. Potete aiutarlo a salire in alto? Basta che lasciate un commento e varrà come voto.

Foto di carrionshine
http://carrionshine.deviantart.com/

www.deviantart.com

 
 
 

E poi c'è tutto un mondo storto per me

Post n°32 pubblicato il 17 Luglio 2008 da giuliainterrotta
 
Tag: Giorni

L’estate è arrivata e io quasi non me ne sono accorta, sempre a pensare ai mille problemi della mia vita. E’ arrivata e ho capito solo ieri notte che dovevo staccare un po’ la spina e godermela. Almeno per questo tempo. Fede è partito. Ritornerà solo a settembre. Quando è salito sul treno ha detto che andava via perché aveva bisogno di starmi lontano per non impazzire. Io lo capisco. Lo capisco anche troppo bene, insomma io sento le stesse identiche cose. Avrei voluto dargli un bacio, ma non è stato possibile. Sempre tutti quegli sguardi addosso a noi. Soprattutto di Laura. Che schifo. Che schifo. Che schifo. Melissa non la sento più per ora. Lei sta là e io sto qua. Non so dove andremo a finire. Anzi, per dirla tutta, sono io che non so dove andrò a finire.
Senza di lui mi sento persa. Non ho voglia di fare nuovi incontri. Non ho voglia di sentirmi addosso l’odore della pelle di altri maschi. Io voglio solo la sua. Però fa così male non poterlo neanche vedere. E tutto sembra interminabile. Avevo bisogno di dimenticare anche se solo per poco ogni cosa del mio mondo, così sono uscita portandomi dietro Daniela, una della mia classe. Sta perennemente sola perché gli altri dicono che è troppo grassa per stare in compagnia, ma siccome a me non me ne frega niente di queste stronzate, ci siamo avvicinate e siamo diventate amiche. Lei è molto più donna di mille altre donne. Glielo dico spesso che se fossi uomo la corteggerei fino alla morte. Ride quando faccio certe uscite e io sono contenta di farla distrarre. Di renderla allegra. Almeno servo a qualcuno.
Siamo andate a ballare in discoteca e là è successo. È successo che ho visto Nadia. Bellissima. Sembrava una dea quando si muoveva in pista. Non so perché ma quando incontro certe ragazze mi viene voglia di mangiarle. Di morderle. Di farci tutto lo sporco che si può fare al mondo. Il sesso dopotutto può essere una buona medicina per cancellare il dolore delle assenze. Mi sono avvicinata a lei e ci siamo mosse vicine. Io sentivo il suo respiro sul mio collo e già l’avrei voluta, ma lei giocava, giocava. Faceva il gatto con il topo. Brava le dicevo, ti diverte così tanto? Ma non ha mai risposto fino a quando nella sua macchina, mentre mi aveva, l’ha fatto sussurrando semplicemente un sì, mi diverto. Forse non avrei dovuto avere quest’avventura. Forse era più logico restarmene a casa a vedere un film con Daniela. Ma avevo così bisogno di respirare aria pura, di non pensare, di non vedere Federico ovunque che non ho resistito. Probabilmente Nadia non la rivedrò più. Non ho voluto neanche il suo numero. Che me ne faccio? Io so già con chi voglio stare.
Mi chiedo se sia giusto continuare a scrivere qui sopra. A cosa serve?
Io ho paura d’impazzire per amore.

Foto by illeg4le
www.deviantart.com


http://illeg4le.deviantart.com

 
 
 

Io che vivo e respiro di me

Post n°31 pubblicato il 08 Maggio 2008 da giuliainterrotta
 
Tag: Giorni

Io non sapevo che per aprire un posto dove scrivere le proprie cose si dovessero dare le generalità della carta d’identità. Perché starei prendendo in giro le persone che mi sostengono con i loro messaggi? Perché non mi tengo per me la mia vita? Se io ho scelto di annotarla qui (e lo faccio non così nel dettaglio come Cristina pensa) è solo perché volevo buttare fuori il mio nero. Lasciarlo dentro pezzi di carta che nessuno avrebbe mai letto significava continuare a tenerli per me. Significava restare schiava di quella roba. Ecco. Cosa c’è di male in questo? Mi dispiace se la mia storia sembri quella del più scadente telefilm. Ma le cose non mi sono capitate tutte insieme nel giro di un mese. Io riesco a scrivere di rado per gli impegni della scuola e perché non sempre ce la faccio a mettermi a nudo. Quindi anche se tu leggi di seguito i miei post, non vuol dire che nel giro di due giorni mi è crollato il mondo addosso. Il mio mondo è crollato da chissà quanto tempo, ma lo sto cercando di ricostruire e non devo giustificarmi né con te né con nessun altro. Se devo temere anche qui di essere un po’ Giulia, beh allora cancello tutto e faccio prima. Io non ho chiesto a nessuno di credermi o roba simile. E neanche ho mai dato fastidio a qualcuno. Se a te ne do non leggermi, questa è casa mia. Papà mi ha insegnato il rispetto. Dovresti averlo anche tu prima di sparare a zero senza sapere.
Non penso di dover spiegare a te i motivi del mio rapporto con Melissa o se Laura si fa ancora di quella merda. Non devo spiegare a te del mio papà. Non devo spiegare a te di Federico. È la mia vita. Sono i miei fatti e se voglio metterli qua sopra è affar mio e non tuo.
Ringrazio infinitamente Federica della sua difesa. Purtroppo mi sono potuta connettere solo oggi.
È strano essere definita sbagliata anche da chi neanche mi conosce. Forse dovrei iniziare a pensare se non lo sono sul serio. Forse ha ragione Mel. La mia Mel che ancora è lontana da me. Lontanissima soprattutto col cuore, la mente e le parole. Odio queste distanze. Si possono riuscire a colmare in qualche modo? Sì può riuscire a perdonare?
Stasera vorrei sparire più delle altre. Federico lo sento ripetere nella stanza accanto. Vorrei andare da lui, ma non posso. Mi scoppia la testa.

Foto by confusedvision

Licenza Creative Commons

http://www.flickr.com/photos/confusedvision/


 
 
 

Riannodo i fili di me

Post n°30 pubblicato il 05 Marzo 2008 da giuliainterrotta
 

Sono successe cose in questi mesi di assenza. Sono successe tante cose che non so da dove iniziare. Natale è passato senza troppi traumi. Fede mi ha regalato il suo cuore. Un libro di poesie d’amore e quando mi sono ritrovata da sola in camera, ho pianto riversando su quelle pagine la frustrazione di non poter stare insieme a lui. Perché deve essere sempre tutto così complicato? A Mel non l’ho più vista. Dopo essere andata via da Tivoli, abbiamo pensato fosse meglio non incontrarci né sentirci fino a quando lei non avesse imparato ad accettare il nostro nuovo rapporto, ora solo d’amicizia. Ora solo di due coetanee che vogliono confidarsi, vivendo esistenze diversamente separate. Ho provato a parlare con Laura l’altro giorno. Non pensavo di arrivare a tanto, eppure. Eppure io l’ho PREGATA. Sì, l’ho pregata di permettermi di stare insieme a Federico. Ma è stato inutile. Mi ha solo ripetuto che gli facciamo schifo. Che non mi farà stare con il fratello. Che sono sbagliata. Ecco questa parola non la riesco a cancellare. Per quale motivo sono sbagliata? Lo sono per aver amato? Lo sono per aver scelto di stare con il ragazzo che mi piaceva? Non capisco. Davvero non capisco. Sarò stupida forse, che ne so. Alla fine non abbiamo deciso noi di condividere lo stesso tetto. L’hanno deciso i nostri rispettivi genitori. È mai possibile fare una colpa semplicemente per voler bene a qualcuno?
Firenze mi sta odiosamente stretta. È infilata in ogni parte di me, dannatamente insostenibile. E tutte le sue strade sconosciute si moltiplicano davanti ai miei occhi. Vorrei essere invisibile ogni tanto. Vorrei percorrere una via e non essere più trovata. Vorrei fuggire lontano. Lontanissimo.
L’unico brandello di sole è stata la decisione di mamma di contattare un investigatore privato per rintracciare il mio papà. Almeno ogni tanto chi sbaglia tenta di rimediare. Sono rimasta stupita da questa cosa. Insomma prima era così contraria e ora è così d’accordo. Stranezza degli adulti? Non saprei. Però sono felice. Se lo riportano da me, forse, potrei trasferirmi e allora anche la storia con Fede riprenderebbe. In appartamenti diversi non ci sarebbe più problema, giusto?
Non devo illudermi così. Devo tenere i piedi per terra. Se volo rischio di bruciarmi le ali come accadde ad Icaro.


Foto di OjosQueVen

www.deviantart.com

http://ojosqueven.deviantart.com
Licenza Creative Commons

 
 
 

Disperazione

Post n°29 pubblicato il 21 Dicembre 2007 da giuliainterrotta
 

Io sono disperata. Io non so cosa fare. Io mi sento inghiottire dall’incapacità di trovare una soluzione a questo dolore. A questo casino immane. C’è troppa sofferenza, troppa confusione, troppe incomprensioni. E mi manca da morire il mio papà. Il mio dolcissimo, meraviglioso papà. A Natale mi regalava sempre una nuova storia da ascoltare, spesso appuntata su fogli stropicciati, raccattati a lavoro e legati insieme da un nastrino rosa. Me le raccontava con la sua voce calda e poi le lasciava sopra il comò, per ricordarmi che non sarei mai stata sola. Per ricordarmi che LUI mi sarebbe stato sempre accanto. Se ora potesse essere qui, sono sicura sarebbe tutto diverso. Più semplice magari. Meno soffocante. Forse non avrei neanche fatto una cosa incosciente come quella di portare avanti due relazioni, con il rischio di infliggere male a chi proprio non se lo merita. È di questa settimana il tormento della coscienza, il senso di rimorso, la nausea di essere così schifosamente debole da sentirmi morire ogni volta che incrocio gli occhi blu di Fede. Io lo amo. Lo amo infinitamente. Non so quando è successo o che so, come cavolo me ne sia resa conto. È successo all’improvviso. A forza di stargli lontana per costrizione, privata dei suoi baci, delle sue carezze, delle sue promesse, ho afferrato la verità, finalmente. A me Mel non manca più come amante. A me Mel manca come amica e sorella. Non sono sue le labbra che desidero toccare. Non sono  sue le dita che voglio sentire scivolare sulla mia pelle.
Abbiamo condiviso tanto io e lei. Riso. Pianto. Sesso. Tutto. Un universo unicamente condivisibile da entrambe. Se un anno fa qualcuno fosse venuto a dirmi “tu la lascerai” gli avrei riso in faccia dandogli del pazzo. E invece è successo. Sono andata a Tivoli da sola, anche se Roberto e mamma non volevano, ho strappato il permesso sfruttando, forse illecitamente, il senso di colpa ancora presente in loro per avermi negato mio padre.
Non è stato facile trovare le parole giuste per congedarmi da Melissa. D’altronde non penso possa esistere una formula per addolcire una realtà che comunque deve far soffrire chi si vede sbattere in faccia la porta dopo anni di storia intrecciata.
Ricordo l’espressione spiazzata del suo bel volto. La mia voce tremante. “Mi dispiace Mel, mi dispiace da impazzire”, ecco ho iniziato a ripeterle questa frase odiosamente inutile senza riuscire a formulare il pensiero intero. “Mi dispiace Mel, mi dispiace, mi dispiace”. Si può arrivare ad essere più ignobili di me? Non credo. Non credo perché quando mi ha risposto “vuoi lasciarmi?” mi sono limitata ad annuire piangendo come l’ultima delle cretine del mondo. Avrei voluto dirle di Federico, del nostro rapporto, di quello che si era creato, ma ogni maledetta sillaba mi è morta dentro quando l’ho vista scoppiare in lacrime. Totalmente indifesa. Come il giorno in cui Ele l’abbandonò. Come quello schifoso giorno di sangue. Allora ci siamo abbracciate e siamo rimaste così, in silenzio, per non so neanche quanto tempo. Lei non riusciva a calmarsi, ma in mezzo a quei singhiozzi ho sentito un “perché mi fai questo” che mi ha lacerata. Anche ad Eleonora gliel’ha chiesto. Gliel’ha chiesto mentre la terra cadeva sopra la sua bara. Mentre i fiori già sembravano appassire su quella superficie bianca perfetta.
Arraffare i motivi degli altri non è mai possibile. Si finisce fregati da spiegazioni finte, trovate da noi stessi o peggio, si arriva a scoprirli per quello che sono prima di parlare col diretto interessato.
Vivo nel terrore di infliggerle l’ennesimo colpo basso. Vivo nel terrore di perderla. Vivo nel terrore di saperla ammazzata da una follia compiuta nel tentativo di trattenermi. Quando beveva più di quanto mangiasse, ha giocato la sua partita con la morte. E l’ha vinta. Ma se ora si sentisse lasciata anche da me, non so quale potrebbe essere la sua reazione. Se mi sa senza nessuno accanto, la può reggere questa rottura. Quindi, io per ora, mi tengo tutto dentro.

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