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Creato da Napoli_e_Napoli_Blog il 05/03/2011

Napoli & Napoli

Stu core analfabeta te lle purtato a scola e se mparato a scrivere, e se mparato a lleggere sultanto 'na parola Ammore e niente cchiù .

 

Coppa Italia 2012 - Grande Napoli!

Post n°254 pubblicato il 22 Maggio 2012 da Napoli_e_Napoli_Blog
 

NAPOLI-JUVE 2-0
Gli azzurri vincono 2-0 la finale dell'Olimpico. I gol nella ripresa: Cavani su rigore e Hamsik. Al 90' espulso Quagliarella.
Il Napoli vince la Coppa Italia. E dunque stringe in mano un trofeo, che gli mancava dal 1987, al termine di una stagione contraddittoria, giocata benissimo nelle coppe, RIVIVI LA PREMIAZIONE NELLA NOTTE MAGICA.

 
 
 

AUGURI A TUTTE LE MAMMe!!

Post n°253 pubblicato il 12 Maggio 2012 da Napoli_e_Napoli_Blog

Dincello, mamma mia – Antonio De Curtis (Totò)
figlio mio bello dimme c’aggia fà?
Parla sinceramente
io te sò mamma e nun me puo ngannà,
rispunne onestamente
si vuo fà pace nce vaco io a parlà.
Dincello mamma mia
c’ ‘a voglio sempe bene,
c’ ‘a porto dint’ ‘o core,
c’ ‘a tengo dint’ ‘e vene,
è tutta ‘a vita mia
nun m’ ‘a pozzo scurdà,
sta femmena è d’ ‘a mia
essa ha da riturnà.

Mammema nci ha parlato
ll’a ditto piccerè tu che vuò fà?
Pecchè ll’he abbandonato,
figlieme senz’ ‘e te nun pò campà.
Povera mamma mia
comme na santa ll’he ghiuta a prià,
ritorna figlia mia
songo na mamma e nun m’ ‘o può annià.

Dincello mamma mia
c’ ‘a voglio sempe bene,
c a porto dint’ ‘o core,
c’ ‘a tengo dint’ ‘e vene,
è tutta ‘a vita mia
nun m’ ‘a pozzo scurdà,
sta femmena è d’ ‘a mia
essa ha da ritumà.

 
 
 

FORZA NAPOLI

Post n°252 pubblicato il 30 Aprile 2012 da massimosbirulino

 

 
 
 

Conservatorio di San Pietro a Majella

Post n°251 pubblicato il 30 Aprile 2012 da Napoli_e_Napoli_Blog

Conservatorio di San Pietro a Majella

Targa del conservatorio su uno dei portali di accesso

Il conservatorio di San Pietro a Majella è un conservatorio musicale di Napoli. Ha sede nel centro antico della città, nell'ex convento dei Celestini annesso alla chiesa di San Pietro a Majella (via San Pietro a Majella 35).

Storia

Il conservatorio nacque nel 1806 dell'unificazione di quattro istituzioni musicali nate all'interno degli orfanotrofi di "Santa Maria di Loreto", della "Pietà dei Turchini", di "Sant'Onofrio a Capuana" e dei "Poveri di Gesù Cristo". In queste istituzioni, a partire dal Cinquecento si era iniziato ad impartire insegnamenti di catechismo e di canto per i fanciulli abbandonati.

Il più antico conservatorio era quello di "Santa Maria di Loreto" (1537), che aveva avuto fra i suoi allievi Francesco Durante, Domenico Cimarosa e Nicola Porpora. Ferdinando IV di Borbone ne decretò la chiusura nel 1797, trasformandolo in un ospedale militare.

I conservatori della "Pietà dei Turchini" e di "Sant'Onofrio a Capuana" erano nati da confraternite religiose seicentesche e fra gli allievi figurano Francesco Provenzale, Giovanni Paisiello e Gaspare Spontini.

Il conservatorio dei "Poveri di Gesù Cristo" era stato fondato nel 1589 da un terziario francescano e venne soppresso nel 1774 in seguito a pesanti tumulti. Vi avevano studiato Alessandro Scarlatti e Giovanni Battista Pergolesi. Nel 1979, studiò il pianoforte un dodicenne Gigi D'Alessio

La "Pietà dei Turchini" (il nome proveniva dal colore delle divise degli orfanelli) fu l'ultima istituzione a sopravvivere e accolse gli allievi delle altre che man mano venivano chiuse. Sotto la direzione di Giovanni Paisiello si decise di spostarne la sede nel convento di San Sebastiano e la nuova istituzione prese il nome di Regio Collegio di Musica. Dal 1826, per ordine di Francesco I, fu trasferito nella sede attuale. Fra i direttori vi furono Gaetano Donizetti, Saverio Mercadante e Francesco Cilea.

Museo storico e biblioteca

Il museo storico del conservatorio contiene una pregevole collezione di ritratti di musicisti celebri, tra cui spiccano il Gioachino Rossini di Domenico Morelli, il Richard Wagner di Francesco Saverio Altamura e il Saverio Mercadante di Francesco Palizzi.

Inoltre, strumenti antichi e cimeli di musicisti completano le collezioni, tra cui vanno annoverate la rara raccolta di manoscritti autografi, di edizioni musicali del secolo XVI e di raccolte di libretti d'opera della annessa Biblioteca.

Tra gli strumenti musicali antichi da menzionare le arpe Erard e i violini Gagliano, clavicembali, spinette, pianini e pianoforti, fino ad un oggetto straordinario rappresentato dall’arpetta costruita da Stradivari.

Didattica

Questi i corsi principali impartiti presso il conservatorio:

  • Canto Lirico
  • Chitarra
  • Clarinetto
  • Clavicembalo
  • Composizione
  • Composizione sperimentale
  • Contrabbasso
  • Corno
  • Direzione di orchestra
  • Fagotto
  • Flauto traverso e flauto dolce
  • Mandolino
  • Jazz
  • Oboe
  • Pianoforte
  • Percussioni
  • Tromba
  • Trombone
  • Viola
  • Violino
  • Violoncello

 
 
 
 
 
 
 
 
 

Castagna di Serino

Post n°247 pubblicato il 30 Marzo 2012 da Napoli_e_Napoli_Blog

 

Castagna di Serino

Furono i monaci benedettini di Cava de’ Tirreni, fra il XII ed il XIII secolo, ad intraprendere un’opera di cura e miglioramento dei castagneti da frutto presenti nelle loro proprietà sparse in Campania, cosicché, curando i castagneti nella zona dei monti Picentini, che comprendono le aree interne dell’Avellinese e del Salernitano, trasformarono questa zona, particolarmente vocata per le caratteristiche climatiche e del terreno, nella vera e propria terra d’elezione di questa coltura. La castagna prodotta qui, detta “castagna di Serino” dal nome dell’omonimo comune, è di dimensioni medio-grandi e di forma tondeggiante, per lo più asimmetrica, il suo seme è bianco latteo, polpa a pasta bianca, soda e croccante dal caratteristico sapore dolce che la rende particolarmente adatta al consumo fresco e alla produzione dei noti marron glacée. Per le sue caratteristiche di pregio è classificata tra le migliori castagne italiane, la più esportata sui mercati internazionali.

Tratto: Sito Regione Campania

Castagna di Serino

 
 
 

Confettura di Pere Coscia del Vesuvio

Post n°246 pubblicato il 30 Marzo 2012 da Napoli_e_Napoli_Blog

 

MARMELLATA DI PERE DEL VESUVIOChe c’è di meglio che alzarsi la mattina e poter fare una ricca colazione con la confettura preparata il giorno primo? Magari con le pere della pianta del vostro orto.Io la preparo con quelle del mio giardino (vedi foto).E poichè non sono avido……vi lascio almeno la ricetta!!!Ingredienti2 kg di pere coscia mature (1,5 kg sbucciate e detorsolate)500 g di zuccheroil succo di mezzo limonePreparazioneLavate, sbucciate, detorsolate e fate a pezzetti le pere, direttamente nella pentola capiente che andrete ad usare durante la cottura, in modo che il succo che lasceranno non vada perso. Aggiungete il succo di mezzo limone ed infine lo zucchero a poco alla volta, mescolando ed amalgamando il tutto con un mestolo “rigorosamente” di legno. Lasciate riposare le pere per un venti minuti, intanto mettete in forno a 120° i barattoli di vetro in precedenza lavati insieme ai loro coperchi con acqua calda e detersivo. I barattoli dovranno stare in forno almeno mezzora e dovrete poi lasciarli dentro fino a che non li utilizzerete per riempirli di confettura, in questo modo si sterilizzeranno. Passato il tempo di macerazione delle pere con lo zucchero, accendete il fuoco a fiamma alta fino a che non comincierà a bollire, da quel momento abbassate di un pò la fiamma, e lasciate cuocere per circa 35, 40 mintui, girando di tanto in tanto in modo che non si attacchi niente al fondo della pentola bruciandosi. Una volta passati questi 40 minuti e la confettura si è rappresa, spegnete il fuoco e con il mestolo di legno mescolate il tutto per circa 5  minuti, in modo che il composto inizi a legare. Togliete dal fuoco i barattoli, riempiteli, accertatevi che i bordi siano puliti, sigilatte i barattoli con i coperchi ben asciutti e rivoltate i barattoli a testa in giù per creare il sottovuoto.Copriteli con un canovaccio e lasciateli riposare per l’intera notte o comunque fino a che non si saranno raffreddati. A quel punto, rigirandoli, noterete che il coperchio non farà più “clac” e che quindi il sottovuoto è regolarmente avvenuto.Buona Colazione!Antonio GentileConfettura di Pere del Vesuvio

 
 
 

La metropolitana di Napoli vince l'Oscar dei trasporti

Post n°245 pubblicato il 26 Febbraio 2012 da Napoli_e_Napoli_Blog

La metropolitana di Napoli vince l'Oscar dei trasporti

Premiata a Londra per il "Miglior approccio innovativo nello sviluppo delle stazioni" tra 300 concorrenti; testa a testa in finale con Londra e Varsavia

Metronapoli.jpg

La metropolitana di Napoli vince l'Oscar dei trasporti

La Regione Campania ha vinto a Londra il premio "Most Innovative Approach to Station Development" (Miglior approccio innovativo nello sviluppo delle stazioni), assegnato alla metropolitana di Napoli e della Campania nell'ambito di "Metros 2009", la più grande manifestazione internazionale sull'industria delle metropolitane alla quale hanno partecipato più di 300 rappresentanti dei sistemi di trasporto su ferro di tutto il mondo.
Per aggiudicarsi il prestigioso riconoscimento, in pratica un vero e proprio "Oscar dei trasporti", la metropolitana campana ha gareggiato testa a testa con quelle di Londra e di Varsavia nella fase finale della competizione, aperta a tutti i modelli integrati di sistemi di trasporto urbano (metropolitane, ferrovie suburbane, tramvie, bus).
I criteri che sono stati presi in considerazione per l'assegnazione del premio sono stati i seguenti:

  • Copertura della rete, efficienza e presenza di interscambi;
  • Intermodalità ottimale tra metropolitana e altri mezzi di trasporto;
  • Sicurezza e facilità di accesso;
  • Innovazioni tecnologiche;
  • Architettura delle stazioni e riqualificazione delle aree circostanti;
  • Tutela dell'ambiente e dell'archeologia.
http://media.tecnici.it/gallery/news/gallery_319/gallery.thumb.jpg

Dal '93 ad oggi, alla tratta originaria linea 1 della metropolitana (già Metropolitana Collinare, in quanto serve tra gli altri i quartieri del Vomero e dell'Arenella) se ne sono aggiunte altre, ed altre ancora sono in fase di costruzione o di progettazione: l'opera conclusa costituirà un anello che collegherà in maniera efficacissima zone strategiche della città, passando per il Vomero, piazza Municipio e corso Umberto e giungendo alla Stazione Centrale e all'Aeroporto di Capodichino (vedi animazione sulle fasi del progetto). Realizzata dalla concessionaria MN-Metropolitana di Napoli S.p.A. (che sta progettando e costruendo anche le nuove tratte e stazioni), gestita dalla Metronapoli S.p.A. e proprietà del Comune di Napoli, tutta la linea si caratterizza per gli elevati standard costruttivi, la modernità degli impianti e dei treni, e soprattutto l'originalità delle stazioni: queste costituiscono dei veri e propri "musei sotterranei", grazie alla presenza di opere dei più famosi esponenti dell'arte moderna italiana e internazionale, e al contributo di grandi architetti, sia nella progettazione degli interni delle stazioni che negli arredi urbani e negli elementi architettonici delle aree circostanti.
Le nuove stazioni (denominate STAZIONI DELL'ARTE), aperte tra l'aprile 2001 e il dicembre 2002, oltre a queste caratteristiche aprono una strada davvero nuova nel mondo delle infrastrutture metropolitane. Il progetto di ambienti ampi, luminosi ed eleganti già di per sé contribuisce a rendere più piacevole e dunque più appetibile l'utilizzo del trasporto pubblico; ma in più, la partecipazione di illustri architetti al progetto delle stazioni (da Gae Aulenti a Alessandro Mendini a Domenico Orlacchio), e l'introduzione all'interno e all'esterno delle stesse di elementi artistici, di sculture, di materiali innovativi, di opere di arte moderna rendono la nuova tratta del Metrò collinare un esempio unico al mondo di abbinamento di arte e urbanistica.
Gli spazi interni ed esterni delle stazioni hanno accolto, con il coordinamento artistico di Achille Bonito Oliva, oltre 180 opere di 90 tra i più prestigiosi autori contemporanei, costituendo uno degli esempi più interessanti di museo decentrato e distribuito sull'intera area urbana, un museo che non è spazio chiuso, luogo di concentrazione delle opere d'arte, ma percorso espositivo aperto, per una fruizione dinamica del manufatto artistico. La realizzazione delle stesse stazioni, affidata ad architetti di fama internazionale ha rappresentato un momento di forte riqualificazione di vaste aree del tessuto urbano.

 

La linea 1 è, tra l'altro, una infrastruttura ferroviaria all'avanguardia: tutte le stazioni sono state progettate nel rispetto di moderni sistemi di sicurezza, privi di barriere architettoniche e dotate di percorsi privilegiati e mappe tattili per i non vedenti. In corrispondenza dei varchi di accesso ai tornelli è installato un box, presenziato per tutta la durata dell'esercizio, in cui sono installati gli allarmi degli impianti di stazione (ascensori, scale mobili, gruppi elettrogeni), i sistemi di videosorveglianza, la diffusione sonora, i telefoni interni ed il citofono per il colloquio con gli ascensori.

 
 
 

Napoli e baccalà

Post n°244 pubblicato il 26 Gennaio 2012 da Napoli_e_Napoli_Blog

Napoli e baccalà


 

“Femmene, cane e baccalà, p’essere bbone s’anna mazzià”. La necessità di “mazziare”, di percuotere con una mazza il proprio cane e/o la propria moglie, per ottenerne il massimo in termini di rettitudine e di obbedienza: per renderli malleabili, nelle case napoletane si applica ad un terzo soggetto, non meno importante: il baccalà. A Napoli quel che è bello (sole, cielo e mare) non costa niente. E quello che costa (poco o) niente, è bello. E buono. Un esempio: il baccalà. Per il basso prezzo, il baccalà e lo stoccafisso: due eredi del merluzzo che hanno superato il maestro, erano un tempo considerati “il pesce dei poveri”. Un po’ come il pesce azzurro.Che fosse per amore autentico, o semplicemente per la capacità di amare quel che ci si può permettere (uno dei segreti della felicità), di baccalà a Napoli se ne mangiava davvero tanto, e tutto l’anno; dunque non solo a Natale. Poi il consumo si ridusse del 70%, a favore della carne, status symbol di un raggiunto - o desiderato: dunque, in entrambi i casi, da ostentare - benessere.Baccalà e stock sono recentemente tornati a galla: la moderna scienza dell’alimentazione ha conferito dignità ad un comportamento alimentare che i napoletani avevano adottato per necessità. Il risultato del match con la carne, che sembrava perduto, si è infatti praticamente ribaltato: pari per le proteine (18% per tutt’e due), lieve vantaggio del baccalà per gli zuccheri (ne contiene di meno), e nuovo pari per quanto riguarda i grassi (0,3% per tutti e due). Ma quest’ultimo è un pareggio fittizio: i grassi del baccalà non sono gli stessi della carne. Il merluzzo contiene infatti dei “grassi insaturi”: i famosi omega 3, detti anche “grassi buoni”, perché ripuliscono le arterie.A Napoli il baccalà è insomma di casa. Di insegne che recitano “baccalari” è tuttora piena la città. I napoletani (tutti i campani, per la precisione) sono i più forti consumatori di baccalà d’Italia; paese tra i maggiori consumatori nel mondo.A conferma della passione dei napoletani per il baccalà, che dura tutto l’anno, con un picco significativo a Natale, le più grandi aziende italiane di importazione e di conservazione del baccalà si trovano in Campania, alle pendici del Vesuvio (Somma Vesuviana).La storia dell’amore tra Napoli e il baccalà risale almeno al 1500. E ancora una volta, si vede come i napoletani siano un popolo capace di trovare soluzioni. A quel tempo, la Chiesa della controriforma imponeva di “mangiar magro”: aveva cioè proibito il consumo di carne nei giorni comandati.Di conseguenza, la domanda di pesce era molto cresciuta, ed esigeva una risposta che il pesce locale non era in grado di dare. Se a questo si aggiunge che intorno a Napoli, grazie alle sorgenti del fiume Sebèto, c’era acqua in abbondanza per dissalare il baccalà, e -al contrario - per reidratare lo stoccafisso, si capisce come ricorrere ai figli del merluzzo sia stato un bel modo di cavarsela.Da allora molta acqua è passata sotto i ponti, e sopra stoccafisso e baccalà, che entrano oggi in molte raffinate ricette della cucina napoletana. In loro onore è nata addirittura un centro studi: l’”Accademia dello Stoccafisso Reale di Norvegia”, che si propone - per statuto- di informare i consumatori delle grandi qualità dello stoccafisso, e di riportare alla luce le antiche ricette che lo prevedevano: la preparazione della coda (un segreto della cucina flegrea), e la pancetta di stoccafisso con patate. Senza dimenticare i tanti modi di cucinare il coroniello, la pancia dello stoccafisso tagliata a quadrati, unanimemente considerata la sua parte migliore.Quanto al baccalà, a Napoli è molto richiesto il mussillo: il filetto di baccalà, la parte dorsale del merluzzo. Il termine “mussillo” dipende dal fatto che il baccalà così lavorato assume l’aspetto di un piccolo “musso” (muso): dà l’idea di due labbra sottili.Ad onte dell’ottima opinione che i napoletani (e i campani in genere) hanno del baccalà, sviluppata così “a naso”, (a nasello) anche per via dell’intenso odore che sprigiona, se a Napoli dovessero darvi del baccalà, accettatelo con piacere solo se è in un piatto: se invece vi viene detto, sappiate che non è un complimento.“I’ che baccalà!” si esclama quando si incontra un individuo imbranato, ingessato, privo di spontaneità e di verve: qualità che a Napoli avercele è normale, esserne privi un delitto.Il “baccalà”, dove lo metti, là lo trovi: è privo di guizzi, e di spirito d’iniziativa. Una caratteristica psicologica che non piace a nessuno, anche se tutto sommato andrebbe apprezzata: il “baccalà” è in fondo un tipo affidabile, dal quale non ci si devono aspettare dei colpi di testa, o dei voltafaccia. Proprio come il baccalà da cui prende il nome: un alimento su cui si può contare sempre, perché si conserva a lungo, e non si deteriora. Un cibo che magari non riserverà particolari sorprese positive, ma nemmeno negative. Siamo d’accordo: non è particolarmente pregiato, non ha un bel profumo, ma sul baccalà (e su di un “baccalà”) si può sempre contare.

 
 
 

ricetta del vero babà napoletano,,,

Post n°243 pubblicato il 26 Gennaio 2012 da Napoli_e_Napoli_Blog

 

Il vero Babà di Napoli

Ingredienti:

300 gr. di farina 100 di burro;

un cucchiaio di zucchero, 5 uova intere,

un pizzico di sale, 40 gr. di lievito di birra,

Sciroppo: mezzo litro di acqua, 300 gr. di zucchero,

200 gr. di rhum, buccia di limone e arancia.

Preparazione:

Versare sul tavolo solo 100 gr. di farina, il lievito fatto sciogliere precedentemente in una tazzina d’acqua tiepida, un pizzico di sale e impastare con energia.

Appena l’impasto risulterà morbido e soffice porlo in un canovaccio infarinato sotto una coperta. Dopo circa 10 - 12 minuti controllare se la crescita è avvenuta e porlo su di un tavolo.

Aggiungere al preparato i rimanenti 200gr. di farina, il burro, lo zucchero e le uova una alla volta. Il composto si attaccherà al palmo delle mani e questo sarà il momento per lavorarlo in poche parole a <<ceffoni>>.

Se si vuole ottenere un buon risultato si deve lavorare per parecchio tempo. A parte ungere un teglia di circa 10 - 13 cm. con del burro e con della farina e metterci  dentro il composto avendo cura di stenderlo bene con le mani tutt’intorno.

Farlo nuovamente crescere sotto una coperta per circa una mezz’oretta e infornare.

Appena il babà avrà preso un colore marroncino spegnere il forno e fare asciugare.

A parte fare bollire in una casseruola mezzo litro d’acqua, i 300 gr. di zucchero e una buccia di limone.

Quando il tutto sarà raffreddato versarvi il rhum e girare un per un po’.

Estrarre il babà dal forno e a cucchiaiate versarvi sopra lo sciroppo,  quando ne avrà  assorbito  una bella parte capovolgerlo e  ripetere l’operazione dall’altra parte.

Babà Napoletano

 
 
 

LE ORIGINI DEL BABA'

Post n°242 pubblicato il 26 Gennaio 2012 da Napoli_e_Napoli_Blog

Le origini del babà….

La storia del babà affonda le sue radici nella Polonia del XVIII secolo, alla corte di re Stanislao Leszczinski, che, si narra, rovesciò accidentalmente una bottiglia di rhum su un dolce realizzato per lui dai suoi pasticcieri. Fu Stanislao stesso a deciderne il nome, scegliendolo per due motivi: primo perché lo volle dedicare ad Alì Babà, protagonista del celebre racconto tratto da Le Mille e Una Notte, libro che il sovrano amava leggere e rileggere, e, secondo, perché la parola “babà” è traducibile con “vecchia signora” (non la juve :-)), in riferimento alla mollezza della pasta del dolce, particolarmente adatta a coloro che non hanno i denti. Il babà arrivò presto a Parigi, dove in tanti lo conobbero e lo apprezzarono.

A portarlo, successivamente, a Napoli furono i “monsù”, deformazione della parola monsieur, gli chef francesi che prestavano servizio presso le nobili famiglie napoletane.

A Napoli il babà si è perfezionato, acquisendo le caratteristiche che lo contraddistinguono: la particolare morbidezza, ottenuta mediante il procedimento di bagnarlo con acqua e zucchero, e la caratteristica forma bombata, simile a un fungo; è per questo che oggi il babà comunemente considerato una specialità di origine Campana. Il dolce è a base di farina di grano tenero, uova, burro o strutto, sale, zucchero e lievito di birra, lievita per due volte e si cuoce in forno; prima di essere servito va bagnato con una soluzione di acqua e zucchero, aromatizzata al limone e corretta al rhum; il babà classico o guarnito con panna o creme pasticciere varie si può trovare in tutti i laboratori dolciari della Regione.

Tratto: Regione Campania

Le origini del Babà

 
 
 

CAMPAGNA ANTIPHISHING

Post n°241 pubblicato il 19 Gennaio 2012 da Napoli_e_Napoli_Blog

è partita la campagna di comunicazione antiphishing, per informazioni consultate il post su mondolibero,,,
 
 

 
 
 

San Giuliano Terme: scomparsa Roberta Ragusa 14 gennaio 2012

Post n°240 pubblicato il 16 Gennaio 2012 da Napoli_e_Napoli_Blog

San Giuliano Terme: scomparsa Roberta Ragusa 14 gennaio 2012

E' scomparsa stamattina Roberta Ragusa, di San Giuliano Terme (PISA) donna oltre che mamma che San Giuliano Terme: scomparsa Roberta Ragusa 14 gennaio 2012
soffrirebbe di vuoti di memoria e potrebbe essersi allontanata in stato di incoscienza.

Aiutiamo le ricerche anche noi spargendo la voce e condividendo questo post o scrivendone anche voi di similari.

Ogni nostro contributo può essere importante !

 

Ulteriori dettagli:

San Giuliano Terme: scomparsa Roberta Ragusa 14 gennaio 2012
"Non si hanno più notizie da questa mattina di Roberta Ragusa, 45 anni, residente a San Giuliano Terme. I familiari al risveglio non l'hanno trovata in casa e hanno dato l'allarme. La donna, che gestisce l'Autoscuola Futura nel comune di San Giuliano Terme insieme al marito, potrebbe quindi essersi allontanata in pigiama dalla propria abitazione lasciando a casa tutti i suoi effetti personali, compresi documenti e telefonino.



La notizia della scomparsa si è appresa soltanto in serata, dopo che le ricerche, a causa dell'oscurità, sono state sospese. Riprenderanno domani all'alba. Stando a quanto si è appreso, la donna soffrirebbe di vuoti di memoria e i familiari temono che possa essere uscita da casa in stato di incoscienza. Sull'episodio stanno anche indagando i Carabinieri."

Fonte: Ansa e http://www.pisatoday.it/ del 14 gennaio

Gruppo su Facebook: http://www.facebook.com/pages/PisaToday/163307690398788

 
 
 

Botti Capodanno Napoli 2011

Post n°239 pubblicato il 31 Dicembre 2011 da Napoli_e_Napoli_Blog

 
 
 
 
 

Nuovo Chat Leader

Post n°237 pubblicato il 21 Dicembre 2011 da Napoli_e_Napoli_Blog

Eccomi qua a presentarmi a tutti gli utenti della stanza napoli e napoli, da oggi mi affianco alla cara amica bilancia a guidarvi ed aiutarvi all'interno della stanza Napoli e Napoli.

ci becchiamo in chat

iceman_usa

 
 
 

ALLA STANZA NAPOLI E NAPOLI DALLA SUA CHATLEADER BILANCIA6.4,,,

Post n°236 pubblicato il 09 Dicembre 2011 da Napoli_e_Napoli_Blog

            A chi si sente solo
a chi ha la gioia nel cuore,
a chi vorrebbe essere amato
a chi vorrebbe donare,
a chi ha sbagliato
a chi vorrebbe volare.

A chi è in guerra
a chi si sente in pace
a chi soffre in silenzio
a chi sa perdonare.

A chi non ha occhi per vedere
a chi sa ascoltare.
A chi ha una meravigliosa famiglia
a chi è lontano dalla sua terra
a chi ha degli amici
a chi invece ne vorrebbe da amare.
A chi è povero
a chi desidera una casa
per vivere questo Natale..
A te a me...
a tutti NOI!

Tanti
tantissimi
AUGURI..
E' NATALE

 
 
 

insalata di rinforzo

Post n°234 pubblicato il 01 Dicembre 2011 da Napoli_e_Napoli_Blog

NataleInsalata di rinforzoQuesto contorno tipico di Napoli è antichissimo.

Noto anche con il nome di caponata, ha subito nel corso degli anni, variazioni tali che è difficile oggi stabilire un elenco esatto dei vari ingredienti.
Ormai infatti ciascuno è solito prepararla secondo i propri gusti. A Napoli, la vigilia di Natale, l'insalata di rinforzo si fa generalmente come indicato nella ricetta riportata.


Utilizzo principaleContorno, utile nei grandi pranzi, soprattutto a Natale a Napoli.
N° persone4
Ingredienti• 1 cavolfiore medio
• capperi
• olive nere di Gaeta
• cetriolini
• peperoni sottaceto
acciughe spezzettate
• sale
• pepe
• olio
• aceto
Utensili necessariInsalatiera, pentola per bollitura.
Preparazione1- Lessare il cavolfiore in abbondante acqua salata e tagliarlo a pezzi
2- Mettere in una insalatiera i capperi, le olive, i cetriolini, i peperoni, le acciughe spezzettate e il cavolfiore raffreddato.
3- Condire con sale, pepe e olio, e qualche cucchiaio di aceto. 
4- Lasciare insaporire anche per qualche ora prima di servirla.

 
 
 
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