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Creato da Taniello il 06/01/2007

La Sdraio

Diario saltuario di cinema, costume, cronaca, politica, poesia, stati d'animo, recensioni...

 

 

Hugo Cabret

Post n°282 pubblicato il 05 Febbraio 2012 da Taniello
 

 

hugo cabret

Anche se non ne hai nessuna voglia, quando esce un film di Scorsese devi prendere e andare, sennò non sei un cinefilo e il senso di colpa potrebbe farti visita nei momenti meno opportuni. Il tempo è passato e non può essere Toro Scatenato per sempre.

Meglio evitare quindi di assumere atteggiamenti superbi, meglio mettersi l'animo in pace, andare al cinema, pagare il biglietto e sperare. C'è da dire che lo stile non gli è mai venuto meno, il problema semmai potrebbe stare nei cedimenti verso produzioni sempre più megagalattiche, perdendo in questo modo un po' di spirito ruspante, ma tant'è...

Hugo Cabret può inizialmente sembrare un film di Natale uscito in ritardo, in realtà ha molte cose buone ma la confezione secondo me non va bene proprio perché troppo "ricca", luccicante... il suo intento di dichiarazione d'amore verso la settima arte arriva troppo tardi e ciò è irritante, perché poi si tratta della parte migliore di tutto il film! Mi ha fatto pensare alla bulimìa, tanta, troppa roba, come a dire "l'oscar lo dovete dare ame perché sono Scorsese, ci sta Ferretti e tutto il paradiso...". 

Peccato, tutta la pippa di Melies, lo spirito degli albori, la cattura dei sogni... una deriva verso il cinema fantastico? Veramente bello, ma nel complesso esco dalla sala con la sensazione di qualcosa di corrotto senza che ci fosse necessariamente un parlamentare vicino a me. Speriamo che la sobrietà torni prima o poi a far visita al vecchio Marty.

 

 

 
 
 

A.C.A.B.

Post n°281 pubblicato il 30 Gennaio 2012 da Taniello
 

acab

E finalmente il cinema italiano torna a far vedere cose vicine alla realtà (delle cose...). Non ci sono moralismi, non esci dalla sala con la certezza di torti e ragioni ma hai finalmente visto un prodotto della tua "industria" cinematografica non inzuppato di buonismo da fiction tv. Hai finalmente visto delle divise appena un po' più problematiche del Maresciallo Rai Rocca o del Distretto di Polizia Mediaset. Hai visto vere facce da cinema (Favino uber alles!), corpi, azioni, grida verosimilmente simili al vero. Forse nel 2011/2012 in Italia è stato prodotto/proiettato un film di GENERE, da quanto ciò non avveniva?
Non si è trattato dello sforzo produttivo di un solo romantico appassionato ma di un insieme di cose: un libro tutto sommato trascurabile scritto da un cronista (Bonini) dallo stile e dalle fonti notoriamente poliziesche; il successo di una serie tv (Romanzo Criminale) mai vista sulle tv generaliste proprio perché efficacissima per cui il regista doveva essere proprio quello lì. Infine Cattleya e i francesi che si sono fatti carico di molto coraggio.
Il risultato non è perfetto ma è bello, è drammatico, è teso. Ne fanno le spese la Roma "alemanna" giustamente sputtanata e i vertici mai toccati da nulla, al massimo prescritti.
A pagare le spese resta sempre la carne da cannone, dall'una e dall'altra parte della barricata, che sia in divisa o no, le vere vittime sempre quelle sono.

 
 
 

Mission Impossible - Protocollo fantasma

Post n°280 pubblicato il 29 Gennaio 2012 da Taniello
 

Mission impossible

Non c'è nulla di male nello spegnere talvolta il cervello e lasciarsi trastullare violentemente da una marea di cazzate del tutto superficiali. E' il motivo per il quale mi sono golosamente recato a vedere l'ennesimo sequel (il quinto) di quella che fu una gloriosa serie tv anni '60 della quale ero fedele spettatore.
Le versioni cinematografiche sono naturalmente molto più eccessive da qualsiasi punto di vista e presentano l'ingiustificabile difetto di essere focalizzate su quel cane assoluto di Tom Cruise e non voglio infierire.
Facendo dunque buon viso a cattivo gioco e adeguatamente preparato a vedere cose troppo indigeste (ancora vivi purtroppo i tristi ricordi di alcune brutte cose degli episodi precedenti, quali un elicottero che insegue un treno in una galleria o un Tom Dog Cruise che cavalca una Triumph Speed Triple con pneumatici da enduro...) constato con piacere che questo Protocollo Fantasma è decisamente guardabile. 
Si vede Tom Cane Cruise farla franca mentre salta in aria il Cremlino, scalare il più alto grattacielo del mondo a Dubai, salvare da Mumbay gli USA dall'irreversibile lancio di una testata nucleare che verrà in seguito spacciata per meteorite. Il tutto con un product placement violentissimo di Apple, Canon e BMW, trovate geniali, armi da fantascienza, risse interminabili e grandinate di pallottole.
Puro, irresistibile cazzeggio!

 
 
 

Almanya - La mia famiglia va in Germania

Post n°279 pubblicato il 17 Gennaio 2012 da Taniello
 
Tag: Almanya

Almanya

Filmetto tedesco semplice semplice a base di tanti buoni sentimenti e volemose bene di "famigghia". Se poi la "famigghia" è turca e va in Germania negli anni del loro boom (e quanto il loro boom sia stato diversamente efficacie dal nostro è facile constatarlo) allora è tutto più facile e divertente. Alla fine si piange pure, diretto, efficacie e questo mi fa incazzare.

 
 
 

Shame

Post n°278 pubblicato il 17 Gennaio 2012 da Taniello
 
Tag: Shame

Shame

Buon film, da ricordare (a mio avviso, ovviamente) soprattutto per l'eleganza della messa in scena: una New York icona spinta dell'individualismo 2.0 a base di free porn accoglie magnificamente le turbe e i morbi di uno (apparentemente) statuario Fassbender ma in realtà fragile quanto la sorellina Carey Mulligan, sempre a suo agio nei panni di quella che sta vedendo i "mostri".
Buon film, ripeto, ma un tantino troppo osannato da una critica polverosa ancora slegata (per ragioni anagrafiche, soprattutto) da un modello culturale che ormai vive di milioni di individui chiusi nelle proprie armature e costretti a sgomitare per avere gratificazioni di qualsiasi tipo, dall'alimentare al sessuale. Io non mi sono stupito tanto, loro sì. Il problema è evidentemente più mio che loro.

La messa in scena, dicevo... bei piani sequenza e buone prove d'attore, interni significativamente claustrofobici ed esterni labirintici e molto urbani. Bravo McQueen, a parte un'omonimìa francamente eccessiva...

 
 
 

La talpa

Post n°277 pubblicato il 15 Gennaio 2012 da Taniello
 

La talpa

Film assolutamente di genere ma, nel suo genere, perfetto! Non bisogna distogliere l'attenzione neanche per un attimo tanto è articolato il racconto ma è anche vero che è difficilissimo distrarsi! Si alternano presente e flashback a ritmo regolare. Alla fine non ci sono grandi colpi di scena e si va a parare dove era prevedibile che si andasse. Ad essere agghiacciante sono le prove d'attore e la produzione. Più volte mi è sembrato di stare di fronte a grandi classici come "i 3 giorni del condor" o a qualche gelido poliziesco francese alla Melville. La produzione è Gran Bretagna, Francia, Germania (l'Italia era impegnata a fare cinepanettoni e fotoromanzi TV) ed ha realizzato un perfetto quadro anni '70 e guerra fredda. Il servizio segreto britannico è una vera tana di facce di pietra e Gary Oldman non batte un ciglio in quasi tre ore di presenza (nome in codice Smiley!). Film asettico, freddo, nervoso; una luce o grigia o calda e umida, recitazione sconvolgente. Roba da tonnellate di patatine e ettolitri di birra, da non perdere.

 

 
 
 

J. Edgar

Post n°276 pubblicato il 06 Gennaio 2012 da Taniello
 

J. Edgar

Doverosa premessa: chi scrive è un devoto del verbo registico di Eastwood, fine premessa.

Nella prolifica produzione di Eastwood degli ultimi anni è possibile leggere diversi temi: la "fine" che prima o poi arriva per tutti con gli inevitabili dubbi sul "dopo" (Hereafter); la "fine" dei giustizieri (Gran Torino e prima ancora Gli Spietati). 

Racconti di grandi (Invictus) e piccole (Million Dollar Baby, Mystic River, The changeling) vicende di passioni, a volte vincenti, più spesso perdenti.

Infine le avventure pseudobiografiche di personaggi che hanno fatto la "grande" storia (Letters fom Iwo Jima e Flags of our fathers).

Tutti questi temi sinteticamente raffazzonati hanno la stessa cifra stilistica della magniloquenza, del rigore, della decadenza, dell'ineluttabilità del destino e quindi del finale della storia, con risultati talvolta alti, tal altra così così.

J. Edgar è la storia di un grande personaggio della storia contemporanea, di un uomo solo che ha concentrato così tanto potere nelle sue mani da sopravvivere a ben 8 presidenti degli USA. Fare "la" storia sull'inventore e sul direttore "storico" dell'FBI è una cosa tanto "americana" che non può avere la pretesa di solleticare le semplici corde del pubblico nostrano se non grazie all'argomento "è un film di Eastwood". Ma è proprio per questo che Eastwood è un gigante: un autore assolutamente USA, fin nel più profondo del midollo, assolutamente classico e quindi semplicemente potente.

L'opera gronda da subito del vigore nazionalistico e sbirresco del protagonista, una retorica anticomunista che qui da noi sarebbe per alcuni ancora attualissima. Si alternano i fatti "storici" alle incursioni nei fatti privati che hanno contribuito a creare l'immagine pubblica di Hoover. La sessualità repressa, gli ambigui rapporti in famiglia, troppe cose di cui si è venuti a conoscenza e che non possono essere divulgate bensì usate per la sottile arte del ricatto. Il racconto è, come dicevo, potente ma non privo di lungaggini, di cose di cui si sarebbe potuto fare a meno, tagliare, tagliare, cazzo!
Di Caprio si è abbondantemente guadagnato la pagnotta ma io avrei valutato la possibilità di utilizzare 2 diversi attori per le due età (la giovane e l'anziana) di Edgar e dei più stretti comprimari, magari si pagava meno uno e si abbondava di prestigio per tutti. Invece ci sorbiamo un trucco facciale non riuscitissimo e che un po' disgusta. Difetti, senz'altro. Ma ancora una volta (ed è l'arma vincente sempre e comunque di Clint) vince il pathos, la durezza della realtà che frantuma i sentimenti.

Alla fine mi vien solo da dire, rubando uno storico claim pubblicitario, che Clint fa dei film per l'uomo che non deve chiedere, MAI!

Infine, nota sul doppiaggio: Edgar ha il soprannome di "Spiccio" che deriverebbe da (dice Edgar) da quando era piccolo e faceva il garzone. Invece si capisce che il soprannome è "Speech" e deriva dal fatto che a volte è balbuziente... Ma annatevene a' fanculo va...

 
 
 

Emotivi anonimi

Post n°275 pubblicato il 04 Gennaio 2012 da Taniello
 

Emotivi anonimi

Purtroppo questa commediuccia romantica mi costringe ancora una volta a tessere le lodi del cinema francese inteso come industria/sistema produttivo: la facilità con cui vengono realizzati dai nostri "cugini" d'oltralpe filmetti gradevoli, a costi non eccessivi, di ottima fattura, privi di product placement ultrainvadente, è semplicemente irritante. Si ok, non un capolavoro, una cosetta semplice, poche cose: la tenuità, l'incedere lieve, l'imbarazzo, i sentimenti, passi leggeri e veloci, cappotti e sciarpe di altri mondi, immagini sempre poetiche.

Poi vedi le produzioni italiane, vedi la clientela dei fondi pubblici, vedi i cinepanettoni come rendite, vedi i "Benvenuti al Sud" che sono fotocopie e trasformano pure Castellabate in Forcella, vedi il "filone" mucciniano dei trentenni/quarantenni, quello degli "immaturi", i "gggiovani"... e vedi quelle poche cose decenti relegate in poche rassegne quasi carbonare perché tanto non vendono. Insomma, da che mondo è mondo gli incassi dei film "commerciali" devono servire anche a realizzare cose di qualità. Qui da noi è agonizzante anche solo il concetto di "Film". Fine.

 

 
 
 

Le idi di marzo

Post n°274 pubblicato il 18 Dicembre 2011 da Taniello
 

idm

Unico film da valutare tra quelli usciti in occasione di questo ennesimo natale cinepanettonico, il primo che vedo con la regia di Clooney. Tanti bravi attori come Giamatti, Seymour Hoffman, il figo di ultima tendenza (però bravo, dai) Gusling e infine la mascella di Clooney. Tema indigesto per moltissimi come la sfida nelle primarie del partito democratico USA e in sala è un tripudio di bisbigli "che ha detto? che vuol dire? chi è Thompson? Chi è Tom Duffy? Che c'è scritto sul biglietto? Chi era al telefono? NON HO CAPITO!", insomma da seguire con grande attenzione, ma non è difficile...

Atmosfere grige, una grande fotografia aiuta a dare l'idea del marcio e del sistema ricattatorio imperante dientro le tante belle parole delle promesse elettorali. La regia è solida e riesce a dare la tensione necessaria allo svolgersi dei fatti, bravo George. Peccato per il sottofondo musicale, davvero inconsistente e monotono. Buon film, mi è piaciuto. In tempi di guerra, si sa, ci si accontenta.

 
 
 

Faust

Post n°273 pubblicato il 10 Dicembre 2011 da Taniello
 
Tag: Faust

Faust

E' una di quelle rare volte in cui non sono riuscito a risolvere completamente delle perplessità ma ad un certo punto occorre prendere posizione o quantomeno nota. Il film è, ovviamente, alla Sokurov: estenuante, asfissiante, morboso, faticoso, avvilente. Ma è, veltronianamente, ANCHE affascinante, inebriante, attraente, originale. Interminabili piani sequenza accompagnano Faust e il diavolo nel lerciume umano, nella sua violenza, nella sgradevolezza. Ma anche in immagini strepitose, in una fotografia abbagliante, in una continua scoperta dell'"uomo".
E' un'opera che non permette un giudizio assoluto, ha mille volti: preso alla sprovvista potrebbe causare una profonda dormita. Giungere faticosamente al termine concede un'inequivocabile sensazione di "viaggio" allucinogeno.
Se poi in questo mondo infame bisogna proprio dare una sentenza allora preferisco un proscioglimento dell'imputato Faust affinché continui sulla sua strada. Nessuno, credo, potrà trovare argomenti tali da condannare questa incredibile opera, oltre ogni ragionevole dubbio.

 
 
 

Midnight in Paris

Post n°272 pubblicato il 04 Dicembre 2011 da Taniello
 

Midnight in Paris

Si vabbeh ho capito, Woody Allen può piacere o no ma un buon film resta dannatamente sempre un buon film, poche storie! La verità è che durante la proiezione non ci si annoia un secondo e si prova più volte una sensazione di sorpresa nell'ammirare le numerose figure che costellano il viaggio fantastico (ma non troppo) di Owen Wilson nella Parigi del bel tempo che fu. La sospensione dell'incredulità funziona magnificamente e l'ottimo Wilson esegue una perfetta controfigura di Allen, ormai anzianotto per apparire. Parigi è bellissima chiaramente anche senza artifici e bellissime e sexy sono le protagoniste femminili che, come la vita, fanno impazzire Owen/Woody (più di tutte la stupenda Marion Cotillard). C'è spazio anche per la presa per il culo della tendenza USA Tea Party adeguatamente rappresentato dalla coattitudine (californianamente parlando) della famiglia della compagna del protagonista.

Unica nota negativa è quello stramaledetto doppiaggio, autentica mafia della nostra distribuzione cinematografica. Sono insopportabili i finti balbettii tipici dell'imbarazzato alter Allen e assolutamente ridicolo è sentire Carla Bruni (che dovrebbe parlare francese) doppiata in italiano come una francese che parla italiano.... Ma andate al diavolo!

 

 
 
 

Scialla!

Post n°271 pubblicato il 04 Dicembre 2011 da Taniello
 
Tag: Scialla

Scialla

Discreto esordio alla regia di tal Bruni già assistente di Virzì. Infatti lo stile è simile: frizzante, fresco, sovvertimento di sentimenti ed epifanie varie. Bentivoglio decisamente a suo agio nella parte dello scrittore ex insegnante debosciato. Ottimo esordio anche del giovane protagonista, tal Scicchitano: ha presenza notevole e sarebbe interessante seguirne le sorti. Efficace pure la Bobulova nella parte molto collaterale di una ex porno diva molto convincente... Il tutto rappresenta la faccia pulita del cinema italico, va bene così.

 
 
 

Una separazione

Post n°270 pubblicato il 20 Novembre 2011 da Taniello
 

Una separazione

Eh qua siamo al capolavoro... 2 ore precise di claustrofobico ping pong tra mezze verità e ricostruzioni falsate su uno sfondo lacerato dai dolori di un vecchio padre malato e di una figlia ragazzina oggetto di contesa. Non mancano la perdita di un figlio ancora in grembo e una situazione economica di sofferenza. Il tutto è realizzato come metafora di un Paese bigotto e autoritario (dove divorziare è incredibilmente più facile e veloce che in Italia...) ma senza mai dirlo, tutto viene semplicemente mostrato. Questo vuol dire GRANDE cinema (nonché l'incredibile mantenimento in vita del regista da parte del regime degli ayatollah...). Capolavoro.

 
 
 

La kryptonite nella borsa

Post n°269 pubblicato il 10 Novembre 2011 da Taniello
 

lknb

Simpatica opera prima ambientata in una Napoli anni '70 finalmente non didascalica e ripresa per quello che è. Belle caratterizzazioni e cura notevole per i dettagli. Da ricordare.

 
 
 

This must be the place

Post n°268 pubblicato il 16 Ottobre 2011 da Taniello
 

tmbtp

E' un film che è meglio lasciar decantare un po' affinché se ne possa scrivere con lucidità. Sorrentino è dannatamente talentuoso e ci tiene a dimostrare quanto è bravo. Una quantità spropositata di produttori associati ha investito in quest'opera un sacco di soldi e il regista ne ha ovviamente approfittato a piene mani: quasi 2 ore di dolly, carrelli e piani sequenza, vertigini e planate. Le inquadrature più statiche riprendono quadri dove ogni centimentro umano e di scena è stra-accurato, un tripudio di particolari, la gioia dell'HD. Infine tanta visionarietà, sei negli USA e giochi con l'infinitezza degli spazi aperti, degli orizzonti. Un profluvio di personaggi sempre ultra-caratterizzati, anche da quello che dicono. Su tutto la prova d'attore strepitosa di Sean Penn in una storia definibile come di crescita e maturazione. Infine va rimarcata la partecipazione di David Byrne, non tanto per il personaggio ma perché la scena della sua performance musicale è un grande momento di cinema, una sovrapposizione magistrale di livelli, angoli, visioni. Un film molto bello che se ha un difetto è proprio la sovrabbondanza di "cose", tante, forse troppe. A Sorrenti', vai bene, benissimo, però per le prossime volte, asciughiamo un po', ok?

 
 
 

Drive

Post n°267 pubblicato il 01 Ottobre 2011 da Taniello
 
Tag: Drive

Drive

Qui si rischia di far prevalere l'entusiasmo sulla ragione, ma che ce frega! Qualcuno ha finalmente pensato di realizzare un film, tratto da un'opera letteraria, prendendo a piene mani dagli anni '70 lo schema "anti-eroe taciturno alla Steve McQueen, criminalità feroce, sentimenti repressi, estetica dei motori e degli inseguimenti, estetica della metropoli" e lo ha contornato con la contemporaneità di una violenza devastante bagnata da ettolitri di sangue. I volti sono tutti efficaci: il belloccio protagonista sa assumerre l'aria vitrea del passato indicibile e del futuro senza speranza, sa essere spietato; Karey Mulligan ha quel faccino da innocente travolta dalle burrasche della vita; i cattivi sono davvero tali (tra cui Ron Perlman, a me tanto caro per essere il Presidente di SAMCRO nel serial Sons of Anarchy). Milioni di dollari sono il movente per la discesa finale all'inferno, nessuno avrà soddisfazioni se non il peso della vita salva... Mio capolavoro personale del 2011!

 
 
 

Carnage

Post n°266 pubblicato il 18 Settembre 2011 da Taniello
 
Tag: Carnage

Carnage

Il soggetto è di chiara estrazione teatrale e tradotto in linguaggio cinematografico diventa un interessante esperimento di film girato in un'unica location. Ci sono illustri precedenti (ricordo con affetto "La giuria", con Henry Fonda) ai quali potrà accompagnarsi più che degnamente anche questo "Carnage". Opere di questo tipo necessitano di prove d'attore strepitose (e di estenuanti piano/sequenza) e anche in questo caso l'obiettivo è stato raggiunto. I più bravi sono senza dubbio Cristoph Waltz (o meglio, il suo mento) e la Winslet, assolutamente e meravigliosamente psicotica! Jodie Foster fa, sempre a mio modestissimo avviso, pesare troppo il "salto" della sceneggiatura dallo stato sobrio a quello "inebriato" dall'alcool ma soprattutto patisce un doppiaggio decisamente "sovrarecitato", che palle... Alla fine Polanski è riuscito a tirare fuori il peggio che è in ognuno di noi e a metterlo sobriamente in scena in un contesto apparentemente molto borghese e civile ma subito pronto a mostrare le sue profonde crepe. Le crepe di tutti noi. Ottimo.

 

 
 
 

Terraferma

Post n°265 pubblicato il 13 Settembre 2011 da Taniello
 

Terraferma

E finalmente si torna in sala... Tocca a Crialese e al suo cinema all'aria aperta, isolano, ventoso, direi anche profumato. L'opera si nutre di conflitti: il conflitto tra la visione contemporanea notevolmente egoistica che spinge a considerare chi fugge dalla fame come nemico contro la visione "antica" della legge del mare, in funzione della quale si aiuta sempre chi è in difficoltà. La madre che vuole il futuro diverso per il figlio (magari sul Continente) e il figlio che segue il nonno nella ormai sempre meno redditizia pesca. Poi arriva la bella turista milanese a farti sentire nuove emozioni, poi però la "famigghia" è sempre la "famigghia".  Infine vedi la morte e la disperazione da vicino e ti rendi conto di quale sia la tua Terraferma, ti guardi indietro e vedi da dove vieni per decidere dove andare.

Bellissime locations, bravi tutti con in più una Finocchiaro che ti fa venire solo voglia di consolarla... Fortunatamente un'opera con più immagini che parole, anche se io avrei preferito sentirne ancora meno... Forse avrei fatto a meno anche di un Beppe Fiorello un po' troppo didascalico nel rappresentare il "nuovo corso" dell'economia dell'isola. Del regista mi manca "Respiro" e ricordo "Nuovomondo" come decisamente più poetico ma questo non è un brutto film, anzi... Sono i paragoni che ti ammazzano la salute...

 
 
 

Tristi Tropicals

Post n°264 pubblicato il 26 Luglio 2011 da Taniello
 
Foto di Taniello

Dopo Maniak sono arrivate al fulmicotone altre 2 opere: Tristi Tropicals e Asciugamani per il pesce. Tutti e tre sono liberamente scaricabili da Katanka/Marziano.  Qui si parla di Tristi Tropicals, essendo stato Maniak trattato altrove e Asciugamani per il pesce una raccolta di materiale già presente sul sito. I libri del Marziano sono sempre istruttivi, sono grandi trattati di sociologia contemporanea. Colmano un vuoto non da poco: quel vuoto di cui noi stessi siamo responsabili a causa delle nostre presunzioni, dei nostri pregiudizi, della nostra scarsa capacità di osservazione. Leggere Marziano aiuta ad uscire dai recinti delle nostre certezze. Leggere Marziano apre ad un mondo che tendiamo a non prendere minimamente in considerazione e Tristi Tropicals è da questo punto di vista emblematico. Si tratta del variegato universo degli "sfasulati" da bar, quei morti abili a stare con le mani in tasca appoggiati all'ingresso del locale, a fumare centinaia di sigarette o ad aspirare fumo passivo se ne sono momentaneamente sprovvisti. Scommese o "bollette", "Sciartapelle", femmine inutili, studentesse trentenni parcheggiate a fumare e alla ricerca di quello buono. Esseri maschili e femminili incapaci di articolare ragionamenti più complessi di quelli che servono per accedere a facebook. Illusi della conoscenza a fini sessuali sui social network. Membri di famiglie disintegrate con zie e nipoti infami e taglieggiatori. Badanti che arrotondano, Smart e Mini Cooper in seconda e terza fila, papponi con la mercedes vecchio tipo. Amici che non sono amici. A fare da sfondo il nulla della città media, le partite proiettate al bar, il tempo che assomiglia solo alla morte. Io quando leggo Marziano vedo esattamente quello scrive, sono ritratti assolutamente realistici ma troppo squallidi per meritare l'attenzione da parte della saccenza contemporanea. Ok, la scrittura non è perfetta e sovente indugia, ma stiamo sul pezzo: è un sociologo dello squallore profondo, in ogni caso una delle cose più contemporanee (ma assolutamente non POST) che è possibile oggi assaporare.

 
 
 

The big 4 - Milano 6 luglio 2011

Post n°263 pubblicato il 07 Luglio 2011 da Taniello
 

big 4

Come nel caso del precedente Sonisphere circa il fatto che una delle cose che andava fatta nella vita era vedere i Motorhead dal vivo, così è stato (ma con ancora più entusiasmo) per l'evento The Big 4 e i Metallica. E' un evento sul serio, le band seminali (lo dimostra l'età, ormai quella che è) del thrash metal, quelle che hanno davvero iniziato all'epoca un discorso nuovo. Cosa che oggi, ahinoi, latita fortemente.

Anche in questo caso ore e ore di autobus organizzato dalla Terronia al capannonico e camionistico hinterland milanese e la sua architettonicamente simpatica area fiera. Anche in questo caso area del concerto assolutamente su asfalto e 30° minimo dal meteo, temperatura percepita almeno 1200 °C. Qualche cesso in più e l'acqua a € 1,50 anziché 2, cosa buona dato che serve soprattutto a buttarsela addosso data l'assenza di fontanelle. L'impressione è stata comunque tutto sommato positiva, certi comunque del fatto che una volta iniziato lo show tutto sarebbe stato dimenticato.

Anthrax: confesso di non essere mai stato particolarmente devoto nei loro confronti, pur riconoscendo "Fistful of Metal" un capolavoro assoluto. La performance è stata di assoluto livello, anche emozionante. L'annuncio di un nuovo disco in uscita e la proposta del brano nuovo hanno confermato che l'età è quella che è, fondamentalmente ci si aspetta altro dalla vita.

Megadeth: ecco una band che ho adorato. "Killing is my business..." è stato uno dei primi album da me letteralmente consumati, c'erano le cassette... Dave Mustaine merita tutto il rispetto dell'universo, ma si può dire che non ce la fa più. Parlo della voce perché è e resta uno dei più virtuosi e bravi guitar man del genere. Di assoluto livello il resto della band, posso dire di aver goduto anche di Ellefson. Gli unici momenti trascinanti sono stati, come era ovvio, i super classici. Pubblico abbastanza indifferente al pezzo "nuovo", così come scritto anche per gli Anthrax.

Slayer: per la serie "che ne parliamo a fare". Un'ora e mezzo di granitico wall of sound. Tom Araya grida e strepita ancora come e più di una vecchia vajassa dei peggiori quartieri partenopei. Kerry King, assolutamente monoespressivo, continua a fare gli stessi accordi da una vita e a rischiare di perdere la testa nella furia dell'headbanging. E' uno della serie "so fare poche cose ma le faccio bene".  Si è comportato bene il sostituto di Hanneman, dicevano fosse uno degli Exodus, mi fido. E' ovvio che lascio per ultimo uno dei miei eroi di sempre, quel Dave Lombardo massacratore di batterie. Ok, troppa retorica, grandissimi Slayer, tra quelli che resistono meglio alla vecchiaia.

Metallica: eccoli! Hanno fatto un sacco di pezzi vecchi, credo di (si, anche per loro) essermi commosso. Sentire dal vivo le canzoni che hai mangiato da piccolo è davvero un'emozione. James Hatfield se la comanda, non mi stupirei se si scoprisse che dietro allo show "The big 4" ci fosse proprio una sua idea. Dalle sue chiacchiere dimostra di sapere di trovarsi di fronte ad una sterminata platea di vecchi e giovanissimi comunque legati al ciclo d'oro dei primi 5 album. Confesso che il momento di massimo struggimento è stato la strumentale “The Call Of Ktulu”, da brividi, anche con il "nuovo" bassista. Hammet fa gli assoli sempre uguali, ma è bravo. Ulrich è uno di quelli che invece perde i colpi e probabilmente lo sa. Il bello è che non fa niente, di fronte ad uno show come quello a cui ho assistito in questo 2011, posso dire che ho visto e sentito dei grandissimi Metallica. Di seguito Incollo la setlist, presa da un altro sito.

 

Hit the Lights
Master of Puppets
The Shortest Straw
Seek & Destroy
Welcome Home (Sanitarium)
Ride the Lightning
Through The Never
All Nightmare Long
Sad But True
The Call of Ktulu
One
For Whom the Bell Tolls
Blackened
Fade to Black
Enter Sandman

Encore:
Die Die My Darling (Misfits cover)
Damage Inc.
Creeping Death

 

 
 
 
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ULTIMI COMMENTI

sarà che ho letto il libro e quindi so da "dove"...
Inviato da: Maria Grazia
il 07/02/2012 alle 00:01
 
ci si deve stare dentro per capire tante cose . . .
Inviato da: almerigo
il 31/01/2012 alle 21:41
 
Non li invidio neanche un po'...
Inviato da: Taniello
il 31/01/2012 alle 20:06
 
Ho un amico che fa il celerino e da una determinata sede...
Inviato da: trilly
il 31/01/2012 alle 18:33
 
Ciao, grazie per il commento. Ovviamente non volevo fare...
Inviato da: Taniello
il 31/01/2012 alle 13:25
 
 

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