Creato da Taniello il 06/01/2007

La Sdraio

Diario saltuario di cinema, costume, cronaca, politica, poesia, stati d'animo, recensioni...

 

 

Birdman

Post n°352 pubblicato il 12 Marzo 2015 da Taniello
 
Tag: Birdman

birdman

Un film tracotante, che sbruffoneggia dall'inizio alla fine. Gradasso e assai virtuoso, al limite del fastidio. La vagonata di Oscar viene vissuta come un fardello da parte del povero spettatore che non può evitare di porsi ad intervalli regolari domande e dubbi sul perché di tanta roba (leggasi abbondanza registica) e sulle proporzioni tra quantità mostrata e premialità hollywoodiana.
(E se non avesse preso premi, sarebbe stato più facile da digerire?)

Estenuante eppure appassionante nel creare curiosità sul come andrà a finire, riuscendo anche ad insinuare un minimo di identificazione nella sempre eterna lotta tra qualità e profitto spinto, la classica lotta che per poco non finisce per ammazzare l'ottimo protagonista. Senz'altro una prova sia tecnica che umana meritevole di gran fragore, probabilmente anche un salto di qualità (uno dei tanti) e una tacca (l'ennesima) nella storia del cinema USA.
Però alla fine è sfizioso, niente di più.

 
 
 

Ida

Post n°351 pubblicato il 23 Febbraio 2015 da Taniello
 
Tag: Ida

Ida

Graaande film polacco. Pure negli USA l'hanno capito e gli hanno dato niente di meno che l'oscar. Immagini meravigliose, bianco e nero accecante, foschìa, linee tese, campi lunghissimi, foreste scheletriche, centinaia di sigarette, alcool, neve, convento silente, la ricerca della morte, l'assaggio della vita, la paura di vivere, il ritorno all'ovile.

A voler essere maligni una chiave di lettura oltre l'oggettivo splendore dell'opera che giustifichi l'oscar ci sarebbe ma è troppo maligna, meglio sognare.

Capolavoro assoluto, applausi.

 
 
 

La spia

Post n°350 pubblicato il 22 Febbraio 2015 da Taniello
 
Tag: La spia

spia

Teso al punto giusto ma con 10/15 di troppo. La buonanima di Hoffman fuma migliaia di sigarette ma ha comunque una morale, Dafoe compare resta ai margini, probabilmente nel libro faceva qualcosa in più. Sì, perché è un film tratto da un libro di John Le Carré e c'è tutta l'impressione che si sia voluto tener fede alle pagine concedendosi pochissime licenze. Ciò a volte è male, altre è bene ma lo si capisce solo a post produzione finita. Qui si è puntato tutto sul personaggio di Hoffman, le sue sigarette, il suo bere, i suoi dubbi. Poca o niente azione, toni garbatissimi e musica di fondo ipnotica.
Solo per appassionati e per chi si guarda attorno con sospetto.

 
 
 

Giovane e bella

Post n°349 pubblicato il 22 Febbraio 2015 da Taniello
 

gb

Delicato e disturbante, una protagonista destinata a luminosa carriera. Molto classico, bel film.

 
 
 

Buoni a nulla

Post n°348 pubblicato il 20 Febbraio 2015 da Taniello
 

buoni a nulla

Se Gianni Di Gregorio fosse francese, danese o minchiese vedremmo i suoi film nei cineforum per poi diventare  oggetto di remake da parte di registi nostrani animati dalla pur giusta esigenza di portare il piatto a tavola.

Invece Gianni Di Gregorio è italiano, fa gradevolissime commedie e non se l'incula nessuno, qua funziona così.

Anche "Buoni a nulla" ritrae alla perfezione fette di italiche consuetudini, lo fa con tonnellate di gusto e, paradossalmente, leggerezza.

Nel mirino questa volta c'è la funzione pubblica, gli "statali" e oggi non è davvero facile scherzare su 'ste cose, si sappia.

Meno bello dei precedenti ma una salutare ottima boccata d'aria fresca.

Viva Gianni.

 
 
 

American Sniper

Post n°347 pubblicato il 03 Gennaio 2015 da Taniello
 

 

as

Clint ormai è un anziano conservatore americano (decenni fa, invece, era un giovane conservatore americano), quindi ancora più arcigno e antipatico. Magari fa su e giù a casa sua in canottiera e ciabbatte digrignando i denti alla Gunny e imprecando quanto Obama somigli ad una scimmia. Lui (Clint) sì che saprebbe come fare per dare una lezione a quei fottuti terroristi, mentre sputa tabacco sulla tappezzeria del divano premurosamente ripulita dalla colf (rigorosamente messicana).
Nonostante ciò qui si ama Eastwood incondizionatamente e semplicemente perché egli è Eastwood. Nel suo cinema ci sono sempre stati uomini portatori di idee che, giusto o sbagliate che siano, comportano prezzi altissimi da pagare.
E anche con American Sniper è bravissimo, da regista, a mostrarci quanto sia difficile in ogni caso fare scelte quando queste incidono sugli altri, famiglia o nemici che siano.
E qua il fatto è pure biografico.
La sceneggiatura è solo apparentemente tagliata con l'accetta là dove il rude cowboy texano di fronte alla tragedia delle Twin Towers decide di arruolarsi ma è realtà, è così che è avvenuto per tanti. E' così che tanti hanno deciso di prendersi una donna e farci una famiglia, è così che tanti hanno deciso di andare a combattere consapevoli di poterci lasciare la pelle o almeno il cervello.
Non è solo retorica patriottarda da due soldi tipo quella che sta sommergendo di melassa ipocrita noi poveri italiani per due signori in divisa che hanno sparato a due pescatori indiani o peggio quella ancor più patetica delle "missioni di pace" per non chiamarle guerre.
E' la storia di un tizio come tanti e che in tanti non sopportano, ma è così.
Quando poi la dinamica della storia diventa i suoi periodici ritorni a casa e l'apparire dei primi sintomi di sindrome post traumatica allora si va sul classico, anche un po' noioso, con "la famiglia" che non ti riconosce più. Ma ci sta. Per dare un po' di sale alla pellicola non manca poi il duello con un altro cecchino nemico, un escamotage narrativo che funziona sempre.
E poi va a finire come doveva finire, è biografia pure quella, e là pure un Gino Strada forse sarebbe stato un minimo accondiscendente.
No, Gino Strada no. Io sì.

 
 
 

L'amore bugiardo

Post n°346 pubblicato il 13 Dicembre 2014 da Taniello
 

gg

I film di Fincher si devono vedere. Fa parte di quella categoria di registi che, sebbene legata ai vizi del cinema USA, prova a fare cose contemporanee, vive, dinamiche.
In questo caso veniamo ostacolati dalla mascella di Ben Affleck che intasa gran parte dello schermo rendendo a volte impegnativa la visione ma l'abilità aiuta e la storia si fa seguire.
Si gioca con il tempo, avanti e indietro, paralleli, si segue un diario poi il presente.
Si resta di sasso, si dice "ma che stronza lei!" dopo che per decine di minuti hai pensato "ma che stronzo lui!" e così via.
Alla fine non guarderete più la vostra consorte con gli stessi occhi e vi verrà voglia di fare il monaco in Tibet. In compenso porterete con voi il ricordo di un buon film, a volte basta.

 
 
 

Interstellar

Post n°345 pubblicato il 30 Novembre 2014 da Taniello
 

Interstellar

Se uno ama il cinema tanto da volerne seguire anche l'evoluzione deve talvolta vedere cose che così, di primo acchito (se "acchito" o "acchitto" fatevi le pippe sul sito della Crusca), non vedrebbe.

Nolan è uno di quelli che ha osato e osa, bisogna dargliene atto.

Che poi solo i potenti mezzi USA (ma pure loro hanno scoperto la convenienza di farsi fare gli FX in est Europa) permettano di osare di più è un fatto che va avanti da un paio di secoli, così è.

E parliamo pure un poco del film va'.
Ormai quando vedo Matthew McComeCazzSiChiamy, devo ammettere, un poco divento triste: so che mi toccherà pathos come non mai, descritto con profluvii di parole mono tono (e non ti dico se è doppiato a cazzo...) ma questi sono gli anni suoi e se devi fare la grossa produzione così funziona.
In questo caso il pathos è declinato nella formula "vado a vedere se nell'iperspazio ci sono altri mondi da colonizzare dato che la Terra ci sta mandando finalmente a fanculo. Vero è che sono solo un ex pilota NASA che si è dedicato all'agricoltura ma qualcosa di ignoto mi ha riportato di nuovo alla NASA e pur di garantire un futuro ai MIEI FIGLI devo andare!"

E così finalmente Nolan si decide a portarci in giro tra stelle e buchi neri nonostante le grida disperate degli scienziati di turno.
Questi sarebbero quegli scienziati che sono andati appositamente al cinema per poi poter scrivere sui loro blog scientifici che nel film è tutto sbagliato. In realtà sono le stesse persone che se non avessero studiato da scienziati avrebbero criticato su FB i lavori di rifacimento dell'asfalto sotto casa, dimentichi del fatto (secondario) che si tratta solo di un film, ma così è anche in questo caso.

Il viaggio è letteralmente fantastico: nuovi e inospitali mondi, Matt Damon che spunta all'improvviso, poi di nuovo stelle, Saturni e buchi neri a iosa.

E ancora: mondi a quattro o cinque dimensioni, relatività, frasi di circostanza di cui voglio segnalare l'immensa  "è tutto nero!" (mentre si viaggia in un buco nero). Ad un certo punto ho temuto che cominciasse Gravity (altro gran film) ma non è così. 

E poi c'è il finale, il che non è poco. 

Il film è assolutamente da vedere, bisogna fargli la tara da un sacco di cose ma ancora una volta lo spettatore ha viaggiato ( dal divano o dalla sala, fate voi) come poche volte nella sua vita da povero cinefilo. Ha visto cose, ha riconosciuto citazioni, si è anche un po' commosso, ha letteralmente viaggiato, quasi un capolavoro. Quasi.

 
 
 

Still life

Post n°344 pubblicato il 15 Novembre 2014 da Taniello
 

sl

Un film che nella sua immensa semplicità e poesia mette (temporaneamente) in pace con l'esistenza.
Come? Lo splendido protagonista, per lavoro (ma anche no), cerca di trovare la dignità di un ultimo saluto a chi è venuto meno solo soletto. Viva la solidarietà, anche post mortem.
Dove? Londra, che come ogni megalopoli che si rispetti rende tanto più soli quanto più umane genti vi abitino.
Perché? Perché fa tutto schifo, la città, i datori di lavoro, i vicini, le famiglie dei defunti. Meglio allora occuparsi (anche se in lieve ritardo) di chi veramente non ha avuto niente davvero, un saluto prima di morire.
Consolante, poesia, grande cinema. 

 
 
 

Boyhood

Post n°343 pubblicato il 09 Novembre 2014 da Taniello
 
Tag: Boyhood

Boyhood

Lo si faccia pur passare alla storia come "twelve years project", con tutti i significati annessi e connessi. Il reale trascorrere del tempo, i dodici anni, gli attori visti crescere e invecchiare contribuiscono certamente a dare un valore aggiunto importante al film. 

Però.

Vien da chiedersi con quale profondità viene di solito accolto lo scorrere degli anni al cinema: dalla più banale scritta "un anno/dieci anni dopo" al più ovvio ricorso alla somiglianza tra attori giovanissimi e adulti. Sì, poi ci stanno i trucchi, l'invecchiamento artificiale ma non sempre funziona, diciamolo.

E quindi? Cosa resta di Boyhood dopo aver apprezzato (molto) l'escamotage narrativo?
Molto ben girato, fluido, solare.
Molto TV, quindi.

Ecco, dodici anni fa il livello qualitativo delle serie tv non era così conclamato, diffuso e riconosciuto dalla critica "alta" come oggi e Boyhood poteva essere una spettacolare serie TV, con (quasi) infiniti approfondimenti sulle storie d'amore di Mason, sulla sorella tanto geniale (peccato non aver approfondito anche lei), su quello scoppiatone del papà, sui tentativi di vita normale perseguiti dalla madre.

Bella storia, buona riuscita ok. Ma oggi ha funzionato meno bene di come poteva essere anni fa, quando altri mezzi, altre vie non erano ancora state così (ben) battute.

Da vedere, comunque. 

 
 
 

Perez

Post n°342 pubblicato il 22 Ottobre 2014 da Taniello
 

Perez

Parliamoci chiaro, qua sopra se si volesse prendere nota solo del cinema d'autore o delle cose cool allora non abbiamo capito niente, e poco ce ne fotte.
Ben vengano storie a km 0 (che quando si tratta de magnà sarebbe una cosa cool, dicono...) con attori protagonisti maschioni e temi trattati in maniera decentemente verosimile. Certo, i mezzi sono quel che sono e allora si risparmia dove si può, tipo la location (credo giusto un paio) e i mezzi. Però viva il ritmo, il dialetto e la tensione, anche con peccatucci veniali di scrittura.
Questo è Perez: no infamia, no gloria ma un filmettino che si fa seguire e ogni tanto ti fa fare pure "oh oh, guard' là!"

 
 
 

Il giovane favoloso

Post n°341 pubblicato il 20 Ottobre 2014 da Taniello
 

Il giovane favoloso

Si spera che chi ha sempre detestato Leopardi, per qualsiasi motivo, stia alla larga da questo film. Vada altrove, qualsiasi altrove. Troverà compagnia e consolazione.

Chi ama il cinema ma Leopardi, sai com'è, così così, riceverà soddisfazione nella superba prova d'attore di Germano (di certo non è la prima), nella cura della messa in scena, nella buona fede e nella consapevolezza dell'importanza del progetto da parte di tutti.
Se non è troppo in malafede quantomeno dirà che è un film "onesto", forse un po' lungo ma "onesto".

Chi, infine, ha amato e ama profondamente Leopardi e il cinema si ritroverà in più momenti con gli occhi umidi e con il busto proteso in avanti (stramaledetti fonici di presa diretta italiani) per non perdersi nemmeno una parola di dialogo e pensiero. Noterà che la quasi totalità delle sequenze sono utili, che un paio di colpi da regia d'autore sono ben assestati, che i quadri sono ben fatti e che la steadycam c'è solo quando è utile che ci sia. Magari verso la fine si comincia a correre un po' troppo, forse il timore di dilungarsi e ricevere la riprovazione di chi è pronto a sentenziare il "troppo lungo" che non perdona.

Nei fatti è un gran film, non per tutti, ma è un gran film. 

 

 
 
 

Anime nere

Post n°340 pubblicato il 28 Settembre 2014 da Taniello
 

Anime nere

Uscire da un cinema finalmente a respirare dopo un tempo indefinito a cercare vie di fuga. "Anime nere" è ottimo cinema perché vero, come è vero che un certo claustrofobico Sud (che è soprattutto Nord, è soprattutto dove girano più soldi) non lascia nessuna possibilità di salvezza. Nonostante gli spazi, le strade tortuose e impercorribili, la verità è che non puoi sfuggire alle cose a cui sangue e terra ti hanno incatenato. Né tra le capre, né tra i ruderi, non conta nemmeno quanto tu sia devoto a santi e dei.
Silenzio, sibili e dolore. C'è quasi tutto in questo film, deve essere visto e consigliato.

 
 
 

Jimi - all is by my side

Post n°339 pubblicato il 20 Settembre 2014 da Taniello
 

Jimi

Bah, non so perché invece di un film biografico hanno scelto 'sta cosa di un solo anno della sua vita, certamente significativo, ma pur sempre uno solo. Qualcuno che decide avrà fatto questa proposta pensando di focalizzare pathos e poesia ma il risultato non è stato convincente.
Insieme alla poesia è comparsa la noia, il pathos è stato poco. Ecco, nel film c'era poco rock e trattandosi di chi si tratta, hai detto tutto.
Cose belle: la ricostruzione dell'epoca, comprese le facce degli attori. 
Non è che vuoi fare un film su uno così grosso e ti deve venire per forza bene, però...

 

 
 
 

Belluscone

Post n°338 pubblicato il 14 Settembre 2014 da Taniello
 
Foto di Taniello

Bisogna essere grati a Maresco per tutto quello che fa e (si spera) ancora farà.
Nelle "aree" abbastanza ben circoscritte del cinema italico gli spiragli di aria fresca e di immagini vere, rugose, sudate, volendo anche sgradevoli, fanno sempre fatica ad aprirsi. Fare quel che il grande cinema di casa nostra (specie se "terrone") ha da sempre fatto costa fatiche inenarrabili quando dall'altra parte c'è la commedia facile del luogo comune o il dramma pariolino con attrici tassativamente bisbiglianti.
Qualche spiraglio c'è, dicevo: Song e' Napule, Roberta Torre, Alessandro Piva, Emma Dante, Rocco Papaleo (quando dirige, non quando recita per registi alimentari), Ciprì (tutti tra alti e bassi, ci mancherebbe) e altre piccole cose provano a fare giustizia dalla Campania in giù.

Belluscone e Maresco sono tutto ciò che dicevo prima (sudore, rughe, sgradevolezza) ma anche primissimi piani di barbe, baffi, guapparia, popolo. Poi dubbio, ironia e sguardo beffardo su una storia su cui ci sarebbe solo da piangere. La lezione, se c'è, è proprio che solo lo sguardo beffardo ci può salvare (o consolare), nient'altro.

 

 
 
 

We are the best

Post n°337 pubblicato il 30 Agosto 2014 da Taniello
 

watb

Cose simpatiche o comunque ben confezionate che arrivano dalla Svezia.
1982, le tre ragazzette hanno l'attitudine punk, vogliono fare una band e fanno di tutto per raggiungere l'obiettivo nonostante tutto. Ci sono anche  dei brufolosissimi giovani metallari (gli Iron Fist) e poco conta che chi scrive ha voluto bene, durante la visione, anche a loro...

 

 
 
 

Mud

Post n°336 pubblicato il 26 Agosto 2014 da Taniello
 
Tag: Mud

Mud

Con l'atteggiamento da gestori di  bancarelle che è proprio dei distributori di cinema italioti è arrivato questo Mud. Hanno detto: "Oh, ma dato che questo attore secco secco ha preso l'Oscàr per il film sull'aids e a molti è piaciuto pure il telefilm sul detective perché non recuperiamo pure 'sta strunzat?", e così fu.

Ora, non è che il film in questione faccia proprio del tutto schifo, qualcosa si salva: l'ambientazione rural, per esempio, che fa tanto cinema indipendente, altro che L.A. o N.Y.  Siamo in Arkansas, paludi e pick up a morire, barbe incolte, sudore e accento paesano assai (qua si sta prendendo il vizio della lingua originale).

Poi, checché se ne dica, l'attore in oggetto è bravo, pure la maggior parte dei comprimari.

Il difetto vero risiede più che altro nel mancato raggiungimento dell'obiettivo: si voleva abbinare la storia country/fluviale con la durata distesa e lo svolgimento placido dei fatti, ottenendo però ridondanza, abbiocchi e domande tipo: "ma questi veramente fanno?".

Ma niente è perduto, almeno gli occhi un po' di piacere l'hanno avuto.

 

 

 
 
 

Alabama Monroe

Post n°335 pubblicato il 28 Luglio 2014 da Taniello
 

am

Ben fatto. Uno scorcio western in Belgio a far da ambientazione di umane dolorosissime vicende.

Molto brava lei, forse un po' meno lui ma l'insieme è forte assai. Da vedere, con lacrimuccia.

 
 
 

Per un pugno di dollari

Post n°334 pubblicato il 21 Giugno 2014 da Taniello
 

pupdd

Non ha nessun senso esprimere valutazioni su qualcosa che è storia del cinema. Non che uno non debba avere dei gusti ed esprimere valutazioni ma pure chi ha certi gusti ad un certo punto deve arrendersi all'evidenza e andare a farsi l'aperitivo cool con sottofondo chill out e colletto della polo alzato onde non cacare il cazzo a chi vuol parlare di cose serie in modo serio.

Arrendersi, dicevamo, all'evidenza di qualcosa che a buon diritto sta nella storia del cinema mondiale e proprio da lì, dalla storia del cinema, ci guarda e ride beffardamente della fine che abbiamo fatto, ride di noi che, tapini, stiamo lì a dire "sì però" e "no ma" e magari pure "non mi piace il westèrn" con l'accento sull'ultima "e". 

Infine, come al solito, come nei peggiori film americani, va a finire che per risolvere i problemi devono pensarci gli americani. Sì, i soldi per fare il restauro della trilogia li hanno cacati gli americani, fornendo in omaggio ulteriori buone ragioni per farci vergognare (beninteso, oltre al calcio e oltre Forza Italia).

Non resta, infine, che tentare il racconto delle emozioni che si sono provate a vedere (e sentire) in una grande sala semivuota questa pietra miliare: la punta degli stivali di Clint in bocca, gli speroni degli stivali di Ramon negli occhi, l'incedere da venditore di meloni di Chico Brega, il fischio delle pallottole, la risata di Esteban, il sudore. E la musica, che te lo dico a fare.

E ce ne sono ancora altri due. Dio o chi per lui ci conservi per arrivare a vedere anche loro.

 

 
 
 

Le meraviglie

Post n°333 pubblicato il 17 Giugno 2014 da Taniello
 

Le meraviglie

Ci sono volte che esci dal cinema e vorresti gridare al mondo "all'anim' e chi t'è stramuort!", proprio come con l'ultimo film di Alice R. 
Buoni presupposti, premio della giuria a Cannes, buone facce, bella luce, bei posti, belle immagini. E poi?
Poi basta. Vien da chiedersi cosa possono mai aver bevuto e fumato a Cannes quella sera, quando la giuria era troppo impegnata a compulsare Facebook e cinguettare reciprocamente di esser belli ganzi e forti.
Non si accorgevano che ad un certo punto una serie di cazzate ben assestate facevano sì che ogni filo logico ma anche lirico, poetico, lisergico, astratto andasse a farsi fottere. 
Lasciamo perdere, che è meglio.

 
 
 
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