Creato da Taniello il 06/01/2007

La Sdraio

Diario saltuario di cinema, costume, cronaca, politica, poesia, stati d'animo, recensioni...

 

 

Storie pazzesche

Post n°356 pubblicato il 17 Luglio 2015 da Taniello
 

SP

Questo film può piacere veramente a tutti, ma proprio tutti tutti. Non ha nulla di pretenzioso, è girato in modo pulito e garbato, nessuno potrà dire che "non si capisce che voleva dire". Poi è strutturato a episodi, quindi nessuno potrà dire che è noioso o troppo lungo. Poi è scritto benissimo, tutte le storie sorprendono, colpiscono, divertono, si fanno seguire.

Ha giusto un bel po' di cattiveria, perfidia, crudeltà, amarezza tutta spagnola/argentina. Non tanto da non disturbare qualche anima pia, ecco, ma il tutto è fatto con una delicatezza tale da far spuntare un sorriso (amaro) ogni volta che il fatto si sta facendo veramente serio.

E quindi niente, è un ottimo film.

 
 
 

Blackhat

Post n°355 pubblicato il 10 Giugno 2015 da Taniello
 

bh

I film di Mann vanno sempre visti. Lo venero da sempre perché Miami Vice (la serie, meno il film), Manhunter, The heat e bla bla bla. Il cinema USA potente, fragoroso e roboante è anche Michael Mann. Però Blackhat fa veramente pena. Non vengono meno i pregi di Mann che sono sintetizzati bene dai titoli prima citati ma qui ci sono proprio cose ridicole, stronzate, baggianate. E non mi riferisco alla verosimiglianza del soggetto, quello va anche bene. Anche le "invenzioni" informatiche vanno bene, benissimo. Ci sono passaggi ridicoli però che ammazzano il film: l'hacker che aiuta nelle indagini è ok ma che sia anche action man come un qualsiasi sbirro ammeregano no. Che si cerchi il nemico con le armi puntate ci sta ma non durante una processione di monaci a Giacarta senza che questi battano ciglio. Che i buoni schivino le pallottole va bene, ma non così spudoratamente.
Non ho capito che film abbia visto chi ne ha parlato bene. Bah.

 
 
 

Nella casa

Post n°354 pubblicato il 27 Maggio 2015 da Taniello
 

Nella casa

Ho deciso di annotare questo film nel mio diario anche se è privo dei criteri che di solito adotto (non è recente e non l'ho visto in Sala).
Lo faccio perché Ozon è un regista che trovo sempre personale. Mi piace il modo in cui rifila il pruriginoso, come solleva malizia senza rumore, con pura leggiadria tutta francese.
Come altri illustrissimi predecessori, per carità, ma lui lo fa molto bene.
Prima di questo "Nella casa", avrei voluto parlare anche di "Giovane e bella" ma lascio perdere, lo tengo per me. La verità è che sono rimasto terrorizzato dall'idea che un/una qualche regista nostrano/a possa copiare ANCHE questo film francese e farne l'ennesima immonda cacata autarchica, perché così funziona e così fanno.
Qui siamo sul tenue intellettuale, abbiamo il prof che si appassiona alle capacità narrative dell'allievo che a sua volta si appassiona alla casa che frequenta e da cui trae spunto per le sue storie.
Tutto bello e molto molto fine, anche molto sapido quando lettore e autore capiscono che è arrivato il momento di affrontare l'ormone che punta malefico alla padrona di casa (meravigliosa Emmanuelle Seigner).
Bello bello, bravo bravo. 

 

 
 
 

Il Racconto dei Racconti

Post n°353 pubblicato il 16 Maggio 2015 da Taniello
 

L'estensore di questo modesto diario non ha mai digerito fantasy, draghi, principesse, streghe, incantesimi e fiabe. Ha trascorso tuttavia una delle più belle giornate della sua vita in quel di EuroDisney e in un'età, va detto, assolutamente matura.
Questo per dire che c'erano tutti i pregiudizi negativi possibili ma anche l'ammissione di una ipotetica "digeribilità" a proposito del nuovo film di Matteo Garrone.
A tutela poi della propria onestà e onorabilità lo scrivente dichiara anche un certo interesse verso Salma Hayek, a partire da tempi non sospetti. Purtroppo detto interesse è stato prontamente sotterrato dai costumi indossati dalla suddetta per obblighi di ruolo ma fortunatamente la lussuria e certi particolari gusti del Re Vincent Cassel hanno contribuito a tenere comunque viva l'attenzione. Ho detto Salma Hayek e Vincent Cassel (poi altri), quindi parlando di cinema italiano siamo già sopra la media.
Poi che altro: gran bei posti, ecco. Il ricorso agli effetti speciali ha riguardato più che altro i personaggi mentre gran parte dei luoghi sono veri e propri italici (del sud) paradisi semi-sconosciuti, danno tantissimo valore (per chi li apprezza).
Nonostante il tentativo (e un personaggio fugacissimo) di Alba Rohrwacher di abbassare la media cui accennavo sopra (e nonostante un'acconciatura incredibilmente gradevole) il film è riuscito a tenere viva l'attenzione, a creare un certo coinvolgimento (no, non ancora pathos).
Personalmente poi riconosco all'opera tutta un grande lavoro artigianale: tanta gente deve aver contribuito a fare costumi, scenografie, acconciature, ambientazioni.
Si parla pur sempre di un film italiano, questa è una cosa commovente per chi è appassionato anche di storia del nostro cinema.
Penso possa bastare, è inutile accennare a qualsiasi cosa avvenga nel film. Siamo nel regno della fantasy, delle fiabe, dove tutto può essere ma è bello che sia stato raccontato in termini gradevoli ai profani.
P.S.
Un po' come nei western. Si parla sempre di passioni umane, cose che quindi possono anche diventare violente, è così.

 

 
 
 

Birdman

Post n°352 pubblicato il 12 Marzo 2015 da Taniello
 
Tag: Birdman

birdman

Un film tracotante, che sbruffoneggia dall'inizio alla fine. Gradasso e assai virtuoso, al limite del fastidio. La vagonata di Oscar viene vissuta come un fardello da parte del povero spettatore che non può evitare di porsi ad intervalli regolari domande e dubbi sul perché di tanta roba (leggasi abbondanza registica) e sulle proporzioni tra quantità mostrata e premialità hollywoodiana.
(E se non avesse preso premi, sarebbe stato più facile da digerire?)

Estenuante eppure appassionante nel creare curiosità sul come andrà a finire, riuscendo anche ad insinuare un minimo di identificazione nella sempre eterna lotta tra qualità e profitto spinto, la classica lotta che per poco non finisce per ammazzare l'ottimo protagonista. Senz'altro una prova sia tecnica che umana meritevole di gran fragore, probabilmente anche un salto di qualità (uno dei tanti) e una tacca (l'ennesima) nella storia del cinema USA.
Però alla fine è sfizioso, niente di più.

 
 
 

Ida

Post n°351 pubblicato il 23 Febbraio 2015 da Taniello
 
Tag: Ida

Ida

Graaande film polacco. Pure negli USA l'hanno capito e gli hanno dato niente di meno che l'oscar. Immagini meravigliose, bianco e nero accecante, foschìa, linee tese, campi lunghissimi, foreste scheletriche, centinaia di sigarette, alcool, neve, convento silente, la ricerca della morte, l'assaggio della vita, la paura di vivere, il ritorno all'ovile.

A voler essere maligni una chiave di lettura oltre l'oggettivo splendore dell'opera che giustifichi l'oscar ci sarebbe ma è troppo maligna, meglio sognare.

Capolavoro assoluto, applausi.

 
 
 

La spia

Post n°350 pubblicato il 22 Febbraio 2015 da Taniello
 
Tag: La spia

spia

Teso al punto giusto ma con 10/15 di troppo. La buonanima di Hoffman fuma migliaia di sigarette ma ha comunque una morale, Dafoe compare resta ai margini, probabilmente nel libro faceva qualcosa in più. Sì, perché è un film tratto da un libro di John Le Carré e c'è tutta l'impressione che si sia voluto tener fede alle pagine concedendosi pochissime licenze. Ciò a volte è male, altre è bene ma lo si capisce solo a post produzione finita. Qui si è puntato tutto sul personaggio di Hoffman, le sue sigarette, il suo bere, i suoi dubbi. Poca o niente azione, toni garbatissimi e musica di fondo ipnotica.
Solo per appassionati e per chi si guarda attorno con sospetto.

 
 
 

Giovane e bella

Post n°349 pubblicato il 22 Febbraio 2015 da Taniello
 

gb

Delicato e disturbante, una protagonista destinata a luminosa carriera. Molto classico, bel film.

 
 
 

Buoni a nulla

Post n°348 pubblicato il 20 Febbraio 2015 da Taniello
 

buoni a nulla

Se Gianni Di Gregorio fosse francese, danese o minchiese vedremmo i suoi film nei cineforum per poi diventare  oggetto di remake da parte di registi nostrani animati dalla pur giusta esigenza di portare il piatto a tavola.

Invece Gianni Di Gregorio è italiano, fa gradevolissime commedie e non se l'incula nessuno, qua funziona così.

Anche "Buoni a nulla" ritrae alla perfezione fette di italiche consuetudini, lo fa con tonnellate di gusto e, paradossalmente, leggerezza.

Nel mirino questa volta c'è la funzione pubblica, gli "statali" e oggi non è davvero facile scherzare su 'ste cose, si sappia.

Meno bello dei precedenti ma una salutare ottima boccata d'aria fresca.

Viva Gianni.

 
 
 

American Sniper

Post n°347 pubblicato il 03 Gennaio 2015 da Taniello
 

 

as

Clint ormai è un anziano conservatore americano (decenni fa, invece, era un giovane conservatore americano), quindi ancora più arcigno e antipatico. Magari fa su e giù a casa sua in canottiera e ciabbatte digrignando i denti alla Gunny e imprecando quanto Obama somigli ad una scimmia. Lui (Clint) sì che saprebbe come fare per dare una lezione a quei fottuti terroristi, mentre sputa tabacco sulla tappezzeria del divano premurosamente ripulita dalla colf (rigorosamente messicana).
Nonostante ciò qui si ama Eastwood incondizionatamente e semplicemente perché egli è Eastwood. Nel suo cinema ci sono sempre stati uomini portatori di idee che, giusto o sbagliate che siano, comportano prezzi altissimi da pagare.
E anche con American Sniper è bravissimo, da regista, a mostrarci quanto sia difficile in ogni caso fare scelte quando queste incidono sugli altri, famiglia o nemici che siano.
E qua il fatto è pure biografico.
La sceneggiatura è solo apparentemente tagliata con l'accetta là dove il rude cowboy texano di fronte alla tragedia delle Twin Towers decide di arruolarsi ma è realtà, è così che è avvenuto per tanti. E' così che tanti hanno deciso di prendersi una donna e farci una famiglia, è così che tanti hanno deciso di andare a combattere consapevoli di poterci lasciare la pelle o almeno il cervello.
Non è solo retorica patriottarda da due soldi tipo quella che sta sommergendo di melassa ipocrita noi poveri italiani per due signori in divisa che hanno sparato a due pescatori indiani o peggio quella ancor più patetica delle "missioni di pace" per non chiamarle guerre.
E' la storia di un tizio come tanti e che in tanti non sopportano, ma è così.
Quando poi la dinamica della storia diventa i suoi periodici ritorni a casa e l'apparire dei primi sintomi di sindrome post traumatica allora si va sul classico, anche un po' noioso, con "la famiglia" che non ti riconosce più. Ma ci sta. Per dare un po' di sale alla pellicola non manca poi il duello con un altro cecchino nemico, un escamotage narrativo che funziona sempre.
E poi va a finire come doveva finire, è biografia pure quella, e là pure un Gino Strada forse sarebbe stato un minimo accondiscendente.
No, Gino Strada no. Io sì.

 
 
 

L'amore bugiardo

Post n°346 pubblicato il 13 Dicembre 2014 da Taniello
 

gg

I film di Fincher si devono vedere. Fa parte di quella categoria di registi che, sebbene legata ai vizi del cinema USA, prova a fare cose contemporanee, vive, dinamiche.
In questo caso veniamo ostacolati dalla mascella di Ben Affleck che intasa gran parte dello schermo rendendo a volte impegnativa la visione ma l'abilità aiuta e la storia si fa seguire.
Si gioca con il tempo, avanti e indietro, paralleli, si segue un diario poi il presente.
Si resta di sasso, si dice "ma che stronza lei!" dopo che per decine di minuti hai pensato "ma che stronzo lui!" e così via.
Alla fine non guarderete più la vostra consorte con gli stessi occhi e vi verrà voglia di fare il monaco in Tibet. In compenso porterete con voi il ricordo di un buon film, a volte basta.

 
 
 

Interstellar

Post n°345 pubblicato il 30 Novembre 2014 da Taniello
 

Interstellar

Se uno ama il cinema tanto da volerne seguire anche l'evoluzione deve talvolta vedere cose che così, di primo acchito (se "acchito" o "acchitto" fatevi le pippe sul sito della Crusca), non vedrebbe.

Nolan è uno di quelli che ha osato e osa, bisogna dargliene atto.

Che poi solo i potenti mezzi USA (ma pure loro hanno scoperto la convenienza di farsi fare gli FX in est Europa) permettano di osare di più è un fatto che va avanti da un paio di secoli, così è.

E parliamo pure un poco del film va'.
Ormai quando vedo Matthew McComeCazzSiChiamy, devo ammettere, un poco divento triste: so che mi toccherà pathos come non mai, descritto con profluvii di parole mono tono (e non ti dico se è doppiato a cazzo...) ma questi sono gli anni suoi e se devi fare la grossa produzione così funziona.
In questo caso il pathos è declinato nella formula "vado a vedere se nell'iperspazio ci sono altri mondi da colonizzare dato che la Terra ci sta mandando finalmente a fanculo. Vero è che sono solo un ex pilota NASA che si è dedicato all'agricoltura ma qualcosa di ignoto mi ha riportato di nuovo alla NASA e pur di garantire un futuro ai MIEI FIGLI devo andare!"

E così finalmente Nolan si decide a portarci in giro tra stelle e buchi neri nonostante le grida disperate degli scienziati di turno.
Questi sarebbero quegli scienziati che sono andati appositamente al cinema per poi poter scrivere sui loro blog scientifici che nel film è tutto sbagliato. In realtà sono le stesse persone che se non avessero studiato da scienziati avrebbero criticato su FB i lavori di rifacimento dell'asfalto sotto casa, dimentichi del fatto (secondario) che si tratta solo di un film, ma così è anche in questo caso.

Il viaggio è letteralmente fantastico: nuovi e inospitali mondi, Matt Damon che spunta all'improvviso, poi di nuovo stelle, Saturni e buchi neri a iosa.

E ancora: mondi a quattro o cinque dimensioni, relatività, frasi di circostanza di cui voglio segnalare l'immensa  "è tutto nero!" (mentre si viaggia in un buco nero). Ad un certo punto ho temuto che cominciasse Gravity (altro gran film) ma non è così. 

E poi c'è il finale, il che non è poco. 

Il film è assolutamente da vedere, bisogna fargli la tara da un sacco di cose ma ancora una volta lo spettatore ha viaggiato ( dal divano o dalla sala, fate voi) come poche volte nella sua vita da povero cinefilo. Ha visto cose, ha riconosciuto citazioni, si è anche un po' commosso, ha letteralmente viaggiato, quasi un capolavoro. Quasi.

 
 
 

Still life

Post n°344 pubblicato il 15 Novembre 2014 da Taniello
 

sl

Un film che nella sua immensa semplicità e poesia mette (temporaneamente) in pace con l'esistenza.
Come? Lo splendido protagonista, per lavoro (ma anche no), cerca di trovare la dignità di un ultimo saluto a chi è venuto meno solo soletto. Viva la solidarietà, anche post mortem.
Dove? Londra, che come ogni megalopoli che si rispetti rende tanto più soli quanto più umane genti vi abitino.
Perché? Perché fa tutto schifo, la città, i datori di lavoro, i vicini, le famiglie dei defunti. Meglio allora occuparsi (anche se in lieve ritardo) di chi veramente non ha avuto niente davvero, un saluto prima di morire.
Consolante, poesia, grande cinema. 

 
 
 

Boyhood

Post n°343 pubblicato il 09 Novembre 2014 da Taniello
 
Tag: Boyhood

Boyhood

Lo si faccia pur passare alla storia come "twelve years project", con tutti i significati annessi e connessi. Il reale trascorrere del tempo, i dodici anni, gli attori visti crescere e invecchiare contribuiscono certamente a dare un valore aggiunto importante al film. 

Però.

Vien da chiedersi con quale profondità viene di solito accolto lo scorrere degli anni al cinema: dalla più banale scritta "un anno/dieci anni dopo" al più ovvio ricorso alla somiglianza tra attori giovanissimi e adulti. Sì, poi ci stanno i trucchi, l'invecchiamento artificiale ma non sempre funziona, diciamolo.

E quindi? Cosa resta di Boyhood dopo aver apprezzato (molto) l'escamotage narrativo?
Molto ben girato, fluido, solare.
Molto TV, quindi.

Ecco, dodici anni fa il livello qualitativo delle serie tv non era così conclamato, diffuso e riconosciuto dalla critica "alta" come oggi e Boyhood poteva essere una spettacolare serie TV, con (quasi) infiniti approfondimenti sulle storie d'amore di Mason, sulla sorella tanto geniale (peccato non aver approfondito anche lei), su quello scoppiatone del papà, sui tentativi di vita normale perseguiti dalla madre.

Bella storia, buona riuscita ok. Ma oggi ha funzionato meno bene di come poteva essere anni fa, quando altri mezzi, altre vie non erano ancora state così (ben) battute.

Da vedere, comunque. 

 
 
 

Perez

Post n°342 pubblicato il 22 Ottobre 2014 da Taniello
 

Perez

Parliamoci chiaro, qua sopra se si volesse prendere nota solo del cinema d'autore o delle cose cool allora non abbiamo capito niente, e poco ce ne fotte.
Ben vengano storie a km 0 (che quando si tratta de magnà sarebbe una cosa cool, dicono...) con attori protagonisti maschioni e temi trattati in maniera decentemente verosimile. Certo, i mezzi sono quel che sono e allora si risparmia dove si può, tipo la location (credo giusto un paio) e i mezzi. Però viva il ritmo, il dialetto e la tensione, anche con peccatucci veniali di scrittura.
Questo è Perez: no infamia, no gloria ma un filmettino che si fa seguire e ogni tanto ti fa fare pure "oh oh, guard' là!"

 
 
 

Il giovane favoloso

Post n°341 pubblicato il 20 Ottobre 2014 da Taniello
 

Il giovane favoloso

Si spera che chi ha sempre detestato Leopardi, per qualsiasi motivo, stia alla larga da questo film. Vada altrove, qualsiasi altrove. Troverà compagnia e consolazione.

Chi ama il cinema ma Leopardi, sai com'è, così così, riceverà soddisfazione nella superba prova d'attore di Germano (di certo non è la prima), nella cura della messa in scena, nella buona fede e nella consapevolezza dell'importanza del progetto da parte di tutti.
Se non è troppo in malafede quantomeno dirà che è un film "onesto", forse un po' lungo ma "onesto".

Chi, infine, ha amato e ama profondamente Leopardi e il cinema si ritroverà in più momenti con gli occhi umidi e con il busto proteso in avanti (stramaledetti fonici di presa diretta italiani) per non perdersi nemmeno una parola di dialogo e pensiero. Noterà che la quasi totalità delle sequenze sono utili, che un paio di colpi da regia d'autore sono ben assestati, che i quadri sono ben fatti e che la steadycam c'è solo quando è utile che ci sia. Magari verso la fine si comincia a correre un po' troppo, forse il timore di dilungarsi e ricevere la riprovazione di chi è pronto a sentenziare il "troppo lungo" che non perdona.

Nei fatti è un gran film, non per tutti, ma è un gran film. 

 

 
 
 

Anime nere

Post n°340 pubblicato il 28 Settembre 2014 da Taniello
 

Anime nere

Uscire da un cinema finalmente a respirare dopo un tempo indefinito a cercare vie di fuga. "Anime nere" è ottimo cinema perché vero, come è vero che un certo claustrofobico Sud (che è soprattutto Nord, è soprattutto dove girano più soldi) non lascia nessuna possibilità di salvezza. Nonostante gli spazi, le strade tortuose e impercorribili, la verità è che non puoi sfuggire alle cose a cui sangue e terra ti hanno incatenato. Né tra le capre, né tra i ruderi, non conta nemmeno quanto tu sia devoto a santi e dei.
Silenzio, sibili e dolore. C'è quasi tutto in questo film, deve essere visto e consigliato.

 
 
 

Jimi - all is by my side

Post n°339 pubblicato il 20 Settembre 2014 da Taniello
 

Jimi

Bah, non so perché invece di un film biografico hanno scelto 'sta cosa di un solo anno della sua vita, certamente significativo, ma pur sempre uno solo. Qualcuno che decide avrà fatto questa proposta pensando di focalizzare pathos e poesia ma il risultato non è stato convincente.
Insieme alla poesia è comparsa la noia, il pathos è stato poco. Ecco, nel film c'era poco rock e trattandosi di chi si tratta, hai detto tutto.
Cose belle: la ricostruzione dell'epoca, comprese le facce degli attori. 
Non è che vuoi fare un film su uno così grosso e ti deve venire per forza bene, però...

 

 
 
 

Belluscone

Post n°338 pubblicato il 14 Settembre 2014 da Taniello
 
Foto di Taniello

Bisogna essere grati a Maresco per tutto quello che fa e (si spera) ancora farà.
Nelle "aree" abbastanza ben circoscritte del cinema italico gli spiragli di aria fresca e di immagini vere, rugose, sudate, volendo anche sgradevoli, fanno sempre fatica ad aprirsi. Fare quel che il grande cinema di casa nostra (specie se "terrone") ha da sempre fatto costa fatiche inenarrabili quando dall'altra parte c'è la commedia facile del luogo comune o il dramma pariolino con attrici tassativamente bisbiglianti.
Qualche spiraglio c'è, dicevo: Song e' Napule, Roberta Torre, Alessandro Piva, Emma Dante, Rocco Papaleo (quando dirige, non quando recita per registi alimentari), Ciprì (tutti tra alti e bassi, ci mancherebbe) e altre piccole cose provano a fare giustizia dalla Campania in giù.

Belluscone e Maresco sono tutto ciò che dicevo prima (sudore, rughe, sgradevolezza) ma anche primissimi piani di barbe, baffi, guapparia, popolo. Poi dubbio, ironia e sguardo beffardo su una storia su cui ci sarebbe solo da piangere. La lezione, se c'è, è proprio che solo lo sguardo beffardo ci può salvare (o consolare), nient'altro.

 

 
 
 

We are the best

Post n°337 pubblicato il 30 Agosto 2014 da Taniello
 

watb

Cose simpatiche o comunque ben confezionate che arrivano dalla Svezia.
1982, le tre ragazzette hanno l'attitudine punk, vogliono fare una band e fanno di tutto per raggiungere l'obiettivo nonostante tutto. Ci sono anche  dei brufolosissimi giovani metallari (gli Iron Fist) e poco conta che chi scrive ha voluto bene, durante la visione, anche a loro...

 

 
 
 
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