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Taniello
   
Creato da Taniello il 06/01/2007

La Sdraio

Diario saltuario di cinema, costume, cronaca, politica, poesia, stati d'animo, recensioni...

 

 

Alabama Monroe

Post n°335 pubblicato il 28 Luglio 2014 da Taniello
 

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Ben fatto. Uno scorcio western in Belgio a far da ambientazione di umane dolorosissime vicende.

Molto brava lei, forse un po' meno lui ma l'insieme è forte assai. Da vedere, con lacrimuccia.

 
 
 

Per un pugno di dollari

Post n°334 pubblicato il 21 Giugno 2014 da Taniello
 

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Non ha nessun senso esprimere valutazioni su qualcosa che è storia del cinema. Non che uno non debba avere dei gusti ed esprimere valutazioni ma pure chi ha certi gusti ad un certo punto deve arrendersi all'evidenza e andare a farsi l'aperitivo cool con sottofondo chill out e colletto della polo alzato onde non cacare il cazzo a chi vuol parlare di cose serie in modo serio.

Arrendersi, dicevamo, all'evidenza di qualcosa che a buon diritto sta nella storia del cinema mondiale e proprio da lì, dalla storia del cinema, ci guarda e ride beffardamente della fine che abbiamo fatto, ride di noi che, tapini, stiamo lì a dire "sì però" e "no ma" e magari pure "non mi piace il westèrn" con l'accento sull'ultima "e". 

Infine, come al solito, come nei peggiori film americani, va a finire che per risolvere i problemi devono pensarci gli americani. Sì, i soldi per fare il restauro della trilogia li hanno cacati gli americani, fornendo in omaggio ulteriori buone ragioni per farci vergognare (beninteso, oltre al calcio e oltre Forza Italia).

Non resta, infine, che tentare il racconto delle emozioni che si sono provate a vedere (e sentire) in una grande sala semivuota questa pietra miliare: la punta degli stivali di Clint in bocca, gli speroni degli stivali di Ramon negli occhi, l'incedere da venditore di meloni di Chico Brega, il fischio delle pallottole, la risata di Esteban, il sudore. E la musica, che te lo dico a fare.

E ce ne sono ancora altri due. Dio o chi per lui ci conservi per arrivare a vedere anche loro.

 

 
 
 

Le meraviglie

Post n°333 pubblicato il 17 Giugno 2014 da Taniello
 

Le meraviglie

Ci sono volte che esci dal cinema e vorresti gridare al mondo "all'anim' e chi t'è stramuort!", proprio come con l'ultimo film di Alice R. 
Buoni presupposti, premio della giuria a Cannes, buone facce, bella luce, bei posti, belle immagini. E poi?
Poi basta. Vien da chiedersi cosa possono mai aver bevuto e fumato a Cannes quella sera, quando la giuria era troppo impegnata a compulsare Facebook e cinguettare reciprocamente di esser belli ganzi e forti.
Non si accorgevano che ad un certo punto una serie di cazzate ben assestate facevano sì che ogni filo logico ma anche lirico, poetico, lisergico, astratto andasse a farsi fottere. 
Lasciamo perdere, che è meglio.

 
 
 

Song 'e Napule

Post n°332 pubblicato il 21 Maggio 2014 da Taniello
 

sen

Il cerchio si chiude: Poliziottesco, Nico Giraldi, Tarantino, Manetti Bros. Con le dovute  cautele.Viva il cinema di genere, viva la presa per il culo, viva la camorra e l'Alfa Giulia. Viva le mazzate e le sparatorie, le sgommate e gli inseguimenti. Infine, soprattutto, ora e sempre viva Lollo Lov e le sue cuoricine!

 

 
 
 

Locke

Post n°331 pubblicato il 03 Maggio 2014 da Taniello
 
Tag: Locke

Locke

Bel film, di quelli che ti mettono in pace con il business. Certo, resta la nota amara del doppiaggio ma ormai è come lamentarsi del traffico e degli imbecilli, non se ne esce.
Il tizio nel suo viaggio verso la sua meta riesce a trasfigurare l'abitacolo di quel cesso di bmw X5 da semplice location cinematografica a un percorso di vita che, come tale, fa prendere decisioni, offre dinieghi, tenta di razionalizzare ma soccombe alle emozioni.
Alta scuola con 2 lire, da vedere.

 
 
 

Il passato

Post n°330 pubblicato il 05 Aprile 2014 da Taniello
 

Il passato

Per i cultori di un grande regista, anche questa volta Farhadi ci prende e ci sbatte di fronte a grandissimo cinema, classico, senza niente di superfluo, solo dramma e angoscia, cedendo solo talvolta a qualche metafora ancor più travolgente della vicenda che sta raccontando.

Capolavoro assoluto, immenso ritrattista della (misera) umanità.

 
 
 

Nebraska

Post n°329 pubblicato il 16 Marzo 2014 da Taniello
 

Nebraska

Ma che bel film! I critici di mestiere direbbero che è un ritratto di quella parte degli States lontana dai riflettori e fuori dalle traiettorie mainstream. Andassero a cacare loro e i ritratti fuori mainstream, questo è un grande film a carattere universale.
Il vecchio Woody ha vissuto come tanti una vita che non avrebbe voluto, ha servito il suo Paese e lavorato come un mulo. Non pago, peggio del peggio, era sempre disponibile ad aiutare tutti. Come tanti non ha reagito al meglio e ne ha pagato le conseguenze.  Woody è ognuno di noi quando non ne può più e si lascia schiacciare dai mostri. Ora forse ha l'opportunità di avere un nuovo furgone e un nuovo compressore perché il suo lo aveva prestato anni prima al vecchio socio senza riaverlo mai più indietro. Ci prova, forse è la volta buona. Un figlio a cui le cose girano male decide di dargli una mano, anche Woody ha diritto ad un'ultima possibilità.
Invece no.
Alla fine, nonostante tutto, si ritroverà con quegli stessi con cui hai lottato per una vita. Essi solo sapranno aiutarlo ad avere qualche piccola soddisfazione alla faccia di tutti quegli stronzi, almeno una.
Grande cinema USA, grandi spazi, viaggio dell'anima, capolavoro.

 
 
 

Lei

Post n°328 pubblicato il 09 Marzo 2014 da Taniello
 
Tag: Lei

Lei

Film interessante e fatto bene. Certo, se poi qualcuno avesse proprio voglia di rompere le palle allora si potrebbe sottolinearne una certa abbondanza di "scrittura", cosa che ne fa un'opera da consigliare ad un pubblico di bocca molto buona. Tale pubblico potrà poi provare forte compiacimento (bagnato con ottimo vino rosso) nello scoprire i riconoscimenti festivalieri che ha ricevuto la sceneggiatura.

Ci sono poi quelli che potrebbero definirlo come un film "cerebrale" ma sono sicuramente persone che ridono poco e hanno letto avidamente (in gioventù si fanno tanti errori) le pagine culturali di Repubblica.

Dopo le pippe restano i fatti: Joaquin Phoenix è, al solito, mostruosamente bravo (e folle). I luoghi sono perfettamente "contestuali", una Los Angeles futura che poteva essere rappresentata così bene solo da Shanghai. Il tema, infine, stimolante, interessante, logico.

La morale è incontestabile: appena potranno, pure i sistemi operativi ci schiferanno. 

 

 
 
 

Gravity

Post n°327 pubblicato il 05 Marzo 2014 da Taniello
 
Tag: Gravity

Gravity

Qua bisogna fare tre premesse se no va a finire male:

- Questo diario viene redatto al solo scopo di serbare le impressioni (più o meno a caldo) che il cinema (più o meno di prima visione) lascia sui neuroni del suo sempre più anziano e stanco estensore.

- L'estensore di cui al punto precedente non possiede la verità, al contrario di tutto il resto dell'umanità.

- E' noto che i premi Oscar non qualificano i film più belli dell'universo ma ricordano dell'esistenza di una cosa che si chiama cinema anche a chi normalmente la ignora. Di questo occorre farsene una ragione.

A questo punto si può parlare di Gravity, un film che ha vinto un sacco di premi Oscar ma non fa niente.

Ci sta Clooney che gironzola nello spazio divertendosi un mondo guidando uno Jetpack (uno zainetto che ti fa zompettare un po' di qua e un po' di là) con la stessa faccia di culo con cui ha trasformato dalla TV una cosa come il caffè in una gioiello da boutique di altissima classe.

Ci sta Sandra Bullock che da un giorno all'altro è andata un momento nello spazio ad installare una sorta di modulo HW fuori al telescopio spaziale Hubble.

Ci sta poi una tempesta di detriti causata dall'urto tra satelliti che li coglie in pieno e li lascia "a piedi" nello spazio.

Ci sta poi che succedono altri fatti un po' così, ma non fa niente.

I film ambientati nello spazio ci hanno fatto vedere in passato grandi cose, grandi pippe esistenziali pure. Qua il fatto è stato diverso.  'Sto film mi è piaciuto assai perché la regia mi ha messo appresso agli astronauti (Clooney e Bullock! Astronauti!), mi ha affiancato a loro mentre annaspavano o volteggiavano leggiadri, fluttuavano, si aggrappavano, volavano, non stavano mai fermi, mi ha dato un punto di vista che mi mancava, ho visto cose che non avevo ancora visto fatte così. Non è stata (solo) roba di effetti speciali, è stato qualcosa di più.

[Spoiler! Spoiler!] [Spoiler! Spoiler!] [Spoiler! Spoiler!]

Infine, pensate quello che volete ma quando una volta a terra i piedi nudi hanno toccano acqua e sabbia è stato quasi commovente. Quasi, però.

 

 

 

 
 
 

Dallas Buyers Club

Post n°326 pubblicato il 02 Marzo 2014 da Taniello
 

Dbc

E vediamoci i film che si contendono gli Oscar. Questa qua è la classica prova d'attore,  Matthew McConaughey recita in maniera estremamente potente e con tutto il suo corpo. Da solo vale la visione. Il resto? Insomma, la ricostruzione del 1985 è perfetta (a questo servono gli "ammerigani"), così come il sudore, le auto, il Texas, l'Aids, tutto che ti sembra di stare lì. E però non è un gran film, parliamoci chiaro. Si potrebbe stare ore a tracciare piccole sbavature, perché e per-come ma il film rimane nel suo complesso imperfetto, tipo come quando ci si aspetta una grande partita perché ci sono grandi campioni ma poi ne esce un match così così. Secondo me.

 
 
 

Smetto quando voglio

Post n°325 pubblicato il 15 Febbraio 2014 da Taniello
 

sqv

Ecco, è dura ma alla fine la ruota gira e grazie a quel fetente di Procacci può succedere pure che un regista giovane e di gusto quantomeno contemporaneo riesca a fare una commedia divertente e ben confezionata. 
Ridere al cinema grazie ad un film italiano senza scorregge, senza doppi sensi sessuali, senza corna e soprattutto senza personaggi "dominanti" alla Zalone nati dalla TV è un fatto epocale. Secondo alcuni pare niente di meno roba alla Monicelli ma non sembri azzardato il paragone: storie di spiantati, mezze calzette che provano a fare il colpo della vita possono tranquillamente essere di nuovo attuali, i tempi lo permettono. Sempre più difficile invece credere a storie, spesso di registi de sinistra, dove mal che vada il più povero dei personaggi vive ai Parioli.
Eppure (come sempre) non ci voleva chissà cosa, siamo la patria dei pulcinella e della disonestà, miniere di spunti per tutti quelli che vogliono far ridere. Eppure non era facile senza quella roba che è stata elencata all'inizio, eppure per decenni si è dato per acquisito che si poteva ridere al cinema solo a natale.
Auguri al fresco regista, che faccia tanta strada.

 

 
 
 

A proposito di Davis

Post n°324 pubblicato il 09 Febbraio 2014 da Taniello
 

apdd

Una platea fragrante di morbido cashmere e dall'età media altina riempie la sala dove si proietta "Il nuovo dei fratelli Cohen" (il titolo non ha mai avuto importanza quando si parla di alcuni registi). In questo caso si tratta pure di uno di quei film che accigliati critici di bocca buona si sono premurati di definire "un'opera minore", "un piccolo film" ma pur sempre "dei fratelli Cohen".  Insomma, comincia a far capolino la paura che possa trattarsi di un'altro film "alto", poco digeribile per sventurati europei, come fu "A serious man", alquanto ostico se non si è frequentatori abituali di sinagoghe.

Per fortuna di mezzo c'è la musica, quindi il "comprendonio" è, in parte, salvo. 
La storia del musicista folk che vuole sfondare è come al solito (per i "fratelli Cohen") la scusa per indugiare su momenti e personaggi secondari di cui non è quasi mai chiaro il ruolo se non quello di incasinare ancor di più l'esistenza del folk singer: che siano ex mai viste, partner artistici mai visti, discografici pittoreschi, John Goodman, sindacalisti di marineria, padri anziani senza uso della parola, gatti metaforici, insomma il caos massacra il povero Davis, così deve essere, è ineluttabile e quindi si ricomincia daccapo. L'hanno detto i fratelli Cohen.

 

 
 
 

The Wolf of Wall Street

Post n°323 pubblicato il 25 Gennaio 2014 da Taniello
 

twows

Signori, giù il cappello! In tre ore veniamo trascinati dal sempre più bravo Di Caprio tra il paradiso e l'inferno degli squali finanziari. Scorsese, finalmente in gran forma, non ha peli sulla macchina da presa e disegna trionfi di droghe, orge e milioni di dollari con grande leggerezza, riuscendo perfettamente a rendere quell'idea di USA come terra promessa per esseri spregiudicati e talvolta  vittime di un equilibrio interiore alquanto precario. Merito del buon risultato raggiunto è senza dubbio il fatto di essere un'opera tratta dalla vera storia di un truffatore (tale Belfort), in quanto difficilmente un'opera di sola fantasia avrebbe potuto mostrare tanto sfacelo di umana dignità.

Un difetto del film? Il doppiaggio, da veri cani. Non resta che aspettare un'edizione in lingua originale. 

 
 
 

Il capitale umano

Post n°322 pubblicato il 11 Gennaio 2014 da Taniello
 

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Il convento a noi passa Virzì e ce lo dobbiamo far bastare. Ce lo dobbiamo far bastare se vogliamo vedere un filmetto che provi almeno un po' a leggere il contemporaneo senza andare da un estremo all'altro, dalle puttanate volgari alle megapippe d'autore.
Ci dobbiamo accontentare nonostante certi ritratti tagliati con l'accetta come il professore teatrante de sinistra con ford Ka vecchio tipo (Lo Cascio) e l'ex artista convertita alla famiglia ultrabenestante che vuol fare la mecenate (Bruni Tedeschi). D'altra parte però ci sono figure credibili come l'elegante squalo della finanza (Gifuni), come il pesce piccolo che sogna in grande (Bentivoglio) e rispettivi pargoli.

La storia è montata con intelligenza e lo spettatore segue i diversi punti di vista sui fatti con partecipazione. Il finale, una volta date tutte le carte in tavola, si presenta come ineluttabile,  ma ciò non infastidisce, fa parte anzi della rassegnazione che ci portiamo in tasca, non può che essere così.

Nella confusa cagnara che accompagna (anzi, anticipa...) sui giornali l'uscita di ogni film che non sia esplicitamente una stronzata (e che magari abbia una pur sottile vena critica) sono stati percepiti alcuni latrati in difesa della nobile razza brianzola, ingiustamente accusata di essere stata presa di mira come responsabile dello sfascio del paese nullafacente mentre pare che essa sia rimasta l'unica che, indefessa, lavora sodo e paga tasse.
Trattasi appunto di razze canine ignare del fatto che una collocazione geografica dove ambientare una storia debba pur trovarsi e che se disgraziatamente alcune collocazioni sono famose per alcune caratteristiche dovrà pur esserci un fondo di verità. Comunque Virzì li ringrazia per la pubblicità gratuita. A noi non resta che masticare amaro e realizzare a quanto possa ammontare il nostro "capitale umano".

 
 
 

Blue Jasmine

Post n°321 pubblicato il 09 Dicembre 2013 da Taniello
 

Blue Jasmine

Woody Allen rispetta per l'ennesima volta la sua legge dell'alternanza tra un film di merda e uno decente. Questo è il turno del buon film. Lo stile è sempre lo stesso e a noi habitué ciò fa tanto piacere: dialoghi estenuanti, balbettii, nevrosi, psicofarmaci, fiumi di alcool, turbe sessuali, tradimenti coniugali, famiglie a pezzi. Non si è fatto mancare nemmeno un po' di critica dei ceti sociali mettendo alla base della storia il confronto tra due sorelle abituate ad ambienti decisamente opposti con relativi usi e costumi, tentativi (falliti) di osmosi, ineluttabilità del destino di ciascuno. Ottimi tutti gli attori, buona questa. Bene Woody, fai un altro film inguardabile, poi ci rivediamo.

 
 
 

L'arte della felicitÓ

Post n°320 pubblicato il 01 Dicembre 2013 da Taniello
 

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L'estensore di questo diario non è un appassionato di film d'animazione ma questo "L'arte della felicità" merita un grande apprezzamento. Il "cartone animato" (qui siamo dei nostalgici) in questo caso è stato il mezzo per proporre nella maniera più libera e agile possibile una serie di riflessioni su temi sicuramente banali che, in quanto tali, tutti prima o poi devono affrontare, alla "chi siamo" e "dove andiamo", per intenderci.
L'uso dell'ambientazione partenopea, i protagonisti, le vicende... sono tutte scuse che fanno da sfondo a ragionamenti, discorsi, opinioni e sentenze di grande lucidità e appeal. Simpatica la colonna sonora. Da vedere.

 
 
 

L'ultima ruota del carro

Post n°319 pubblicato il 25 Novembre 2013 da Taniello
 

urc

Il film non è esattamente un gran ché ma offre alcuni spunti. Tipo che Elio Germano è sempre più bravo e la regia ha saggiamente pensato di fare ampio uso della sua fisicità. Magro, curvo, molto spesso a figura intera... il personaggio di Ernesto Marchetti è davvero ben riuscito e interessante. Offre onestà, innocenza e sincerità a iosa, come quel bravo cristiano che quando lo incontri ti fa sentire quasi in colpa per tutte le volte in cui hai pensato che il mondo fa schifo (poi càpita subito qualcosa che ti riporta coi piedi per terra). Grande Ernesto Marchetti, meriterebbe una serie TV, non si offenda la regia...

Il resto è poca roba: infelice la corsa contro il tempo negli anni con un paio di fatti epocali qua e là, poco riuscito anche l'effetto invecchiamento (purtroppo Rambaldi non c'è più). Felicissimo invece Haber, a suo agio nel fare un personaggio che non poco gli si addice. Stimo assai Memphis ma qua non era al meglio. Non da stroncare ma ideale per un sabato piovoso.

 

 
 
 

Una piccola impresa meridionale

Post n°318 pubblicato il 02 Novembre 2013 da Taniello
 

upim

Mi sarei volentieri risparmiato questo film se di mezzo non ci fosse stato Rocco Papaleo, alfiere di quel sud che mi piace, quello non napolicentrico, più intimo, che si respira nelle zone interne o su quelle costiere sconosciute alle orde barbariche pressoché agostane, si dica pure il sud "dell'anima". Papaleo è uno di quelli che non ha perso il suo dialetto nonostante viva a Roma da decenni, è uno che ha in mente i paesaggi, i costumi, le donne anziane e il sole delle sue lucane origini. Qua ha voluto strafare (e forse "dovuto", dato il successo del precedente), il film funziona bene e diverte assai nel primo tempo ma poi pian piano si perde nella troppa carne messa a cuocere tra Sca-marci e Bobulove varie... peccato perché la poesia c'era, io l'ho vista.

 
 
 

La vita di Adele

Post n°317 pubblicato il 02 Novembre 2013 da Taniello
 

lvda

Come se i fratelli Dardenne fossero improvvisamente impazziti e invece delle difficoltà nel sopravvivere in questo mondo infame decidessero di approfondire nelle loro storie questioni sentimentali tra omosessualità e amori non corrisposti.
"La vita di Adele" è un romanzone (quasi 3 ore) molto ben fatto di una vita qualunque alle prese con vicende che potrebbero riguardare chiunque, ovunque nell'Occidente "culla" dei diritti dell'uomo. Normale che se ne parli soprattutto per gli amplessi molto ben approfonditi tra le due protagoniste ma decisamente funzionali in quei momenti del racconto. Forse imperfetto in uno solo dei punti strategici della vicenda, ma solo lì, perché per tutto il resto del film gli spettatori di una certa sensibilità non smettono per un solo attimo di seguire il viso, i passi e le parole della brava interprete.
Porterà questo film scolpito nella sua psiche e quasi certamente ne pagherà delle conseguenze. Il regista? Un uomo crudele, ma a volte certe cose vanno fatte e basta.

 
 
 

Via Castellana Bandiera

Post n°316 pubblicato il 06 Ottobre 2013 da Taniello
 

VCB

Ma che bello quando il nostro cinema torna a rappresentare cose appena appena un po' più vere, cose "altre" dalle solite famiglie per bene con case ai Parioli, figli/e adolescenti isteriche e liceali, cose diverse dai tradimenti di coppia e dalle crisi esistenziali dei trentenni prima e dei quarantenni poi. La Sicilia, Palermo sempre bella e sudata anche nei suoi angoli più cadenti fa da sfondo perfetto a questo dramma costruito su una questione di viabilità stradale. Una strettoia che è allegoria di uno dei tanti punti critici a cui giunge talvolta la vita. Attorno al dramma la fauna "umana" dà nel frattempo il meglio di sé, dalla pulizia delle seppie (con relativi spaghetti al nero di) all'organizzazione di una riffa per lucrare sul testa a testa in corso. I difetti sono poca roba, perlopiù cose tecniche di fonici e bisbigli ma la somma è notevole e il film è assolutamente bello, quasi lurido, anche onesto nel raccontare il ritorno alla normalità, la fine delle cose. Quando la scena riprende le dimensioni originarie, quelle pre-dramma. Vai così, Emma!

 
 
 
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