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Tagli indispensabili...

Post n°294 pubblicato il 10 Luglio 2014 da il_parresiasta

Ormai sono diventate espressioni di tutti i giorni, sentiamo sempre più spesso quelle parole: «riduzione»... «ridimensionamento»... «tagli». Li fanno tutte le imprese, ma li fanno soprattutto le famiglie, adesso che circolano pochi soldi. Per aumentare (o perlomeno mantenere) gli utili bisogna fare dei tagli. Altrimenti è lo sfascio. Così si taglia... per avere la possibilità di poter andare avanti con successo.


Anche Dio crede nei tagli, nelle riduzioni, perché è la Sua strana maniera di fare le cose grandi. Magari è quello che sta facendo con la tua vita in questo periodo.

 Di sicuro è quello che ha fatto con Gedeone, sta scritto nel libro dei Giudici, capitolo 7, a partire dal versetto 2. C'era questa situazione: i Madianiti invadevano Israele anno dopo anno durante il tempo del raccolto e se lo portavano via, senza che nessuno fosse in grado di fermarli. Dio chiama Gedeone a farlo, sebbene Gedeone risponda di essere la persona meno qualificata per portare a compimento un compito del genere. Ovvio, questa obiezione la sentiamo molto spesso nella Bibbia e anche oggigiorno.

Gedeone comanda un esercito di 32mila uomini per combattere l'armata madianita che ne ha 132mila! E «il Signore disse a Gedeone: "La gente che è con te è troppo numerosa, perché io metta Madian nelle sue mani"». Sono sicuro che Gedeone non si è messo a ridere. Inferiori al nemico di 4 a 1, e Dio li considera troppo numerosi? Così Dio gli ordina di lasciar tornare a casa chiunque ha paura di combattere e improvvisamente Gedeone si ritrova con 22mila uomini in meno. Ora gli Israeliti sono inferiori al nemico di 6 a 1. Ma Dio vuole fare ulteriori tagli, una drastica riduzione delle forze, e Gedeone finisce per ritrovarsi con un esercito di 300 uomini. Ora sono inferiori di 40 a 1! Ma, miracolosamente, quella «forza» vince la battaglia, e i Madianiti non metteranno più piede in Israele!

Perché Dio segue strade così strane per vincere, riducendo, tagliando, portando via, rendendo le cose piccole e deboli? Dio lo spiega a Gedeone: «Israele potrebbe vantarsi dinanzi a me e dire: La mia mano mi ha salvato». E' una costante in tutta la Bibbia, Dio ama vincere grandi battaglie con forze inadeguate. Permette che ci siano contrattempi e situazioni impossibili in modo che possiamo vedere con chiarezza quanto Lui è grande e che solo a Lui va la gloria!

Dio sa che noi abbiamo problemi col nostro orgoglio... che tendiamo a controllare le persone... che ci fidiamo dei metodi che ci danno sicurezza. Così Lui permette situazioni dove, come Gedeone, non ci rimane altro da dire: "Se qui c'è una vittoria, questa non è certo per merito mio!" Quindi se ora stai attraversando un periodo in cui ti ritrovi fuori posto, senza munizioni, con zero risorse - se ti sembra che Dio ti abbia lasciato da solo e pieno di problemi, sappi che spesso questo prelude a una vittoria sorprendente!

Dio sta compiendo quella meravigliosa addizione e sottrazione che Gli è tipica; Giovanni il Battezzatore la mette in questo modo: «Lui deve crescere e io diminuire». Così Dio sottrae la quantità di te che c'è, per aumentare la quantità di Lui che c'è in quella situazione. Sta riducendo te in modo che ci possa essere più Lui, in modo da poterti mostrare una vittoria ben più grande di quella che ti saresti persino aspettato. Dio non sta facendo dei tagli per farti perdere, ti sta ridimensionando per una vittoria così grande che alla fine la si può attribuire solo a Lui!

Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto

 don Luciano

 
 
 

Fiorire in posti nascosti...

Post n°293 pubblicato il 02 Luglio 2014 da il_parresiasta

Sono al camposcuola con i ragazzi. Mi sono preso qualche decina di minuti per starmene da solo – oltre la salita della ripida strada di accesso. Il vento e la pioggia di ieri hanno spazzato l'aria e il panorama è vertiginosamente bello. Prati coperti di erba rotolano giù per i pendii... tutto intorno a me vive... è la creazione in tutta la sua gloria. E mi dico che gli alberi di questa macchia in cui mi sono nascosto sono proprio belli – ma in un angolo del creato dove pochi li vedranno.

Dio non riserva la Sua bellezza solo per i posti dove un mucchio di gente la può apprezzare. Lui pianta cose meravigliose anche in posti nascosti. Forse tu sei uno di quelli. Non sono molti quelli che riescono a vedere la bellezza in posti dove non sembra esserci o in luoghi poco conosciuti – ma non per questo essi sono meno belli.

Quando Gesù fa la verifica di ciascuna delle sette Chiese nel libro dell'Apocalisse (capitoli 2 e 3), sembra essere poco impressionato dalla Chiesa che agli occhi di tutti sembra la più bella. Per esempio alla Chiesa di Sardi che ha la reputazione di essere bella (“ti si crede vivo”), Gesù dice invece: “Sei morto” (Ap 3,1). E quelli che sono i ricchi e potenti cristiani di Laodicèa, agli occhi di Gesù sono davvero malmessi: «Tu dici: “Sono ricco, mi sono arricchito; non ho bisogno di nulla”, ma non sai di essere un infelice, un miserabile, un povero, cieco e nudo» (Ap 3,17).

Ma poi c'è quella Chiesa – quella nascosta, piccola e sconosciuta – che Gesù invece pensa sia bellissima. Lo dice in Apocalisse 3, a partire dal versetto 8. Gesù dice: “Conosco le tue opere... Per quanto tu abbia poca forza, pure hai osservato la mia parola e non hai rinnegato il mio nome”. Poi Gesù promette qualcosa che non ha offerto a nessuna di quelle altre, ben visibili Chiese – “Ho aperto davanti a te una porta che nessuno può chiudere”. Ossia darà a loro delle benedizioni speciali e delle opportunità particolari proprio a causa della loro umile fedeltà.

Questo è quello che Dio prova oggi per te. Ti hanno chiesto di servirLo, di esserGli fedele in un posto oscuro, forse in un posto difficile, o in un posto dove non ricevi alcuna soddisfazione o ringraziamento. Forse lavori o vivi in una situazione dove nessuno apprezza la bellezza di Cristo che c'è in te. Ma Dio oggi vuole dirti che Lui ama guardarti – Lui pensa che tu sia bellissimo!

Prova a pensare ad Anna nell'Antico Testamento – una donna sterile che continuava a fidarsi del Signore. Era di una bellezza che nessun altro vedeva – eccetto Dio. E Lui l'ha fatta diventare la madre di Samuele, la più grande guida spirituale del suo tempo. E Maria, la sconosciuta ragazz di un villaggio ridicolizzato e disprezzato chiamato Nazareth – ma Dio sapeva tutto di lei e l'ha scelta come madre e educatrice di Suo figlio. Dio sembra avere delle attenzioni speciali per l'umile, nascosta fedeltà.

E' facile scoraggiarsi e avvilirsi quando Dio ti chiede di fiorire in posti dove pochi possono vederti, dove raramente si apprezza il tuo servizio o il tuo sacrificio. Ma Dio ti vede. Tu sei “la Sua bellezza” in un posto nascosto. E sebbene là siano in pochi a notare la tua fioritura, come quei meravigliosi alberi nascosti in quel pendio dei Lessini, la tua vita non è meno bella e preziosa!

Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto

don Luciano (*)

 

(*) Missionario in Africa.

 

 
 
 

Ti amo, per colpa di uno sguardo...

Post n°292 pubblicato il 14 Giugno 2014 da il_parresiasta

In cucina una giovane mamma stava preparando la cena con la mente totalmente concentrata su ciò che stava facendo: preparare le patatine fritte. Stava lavorando sodo per preparare un piatto che i bambini avrebbero apprezzato molto: le patatine fritte erano il loro piatto preferito. Il bambino più piccolo, quattro anni, aveva avuto un'intensa giornata all'asilo e raccontò alla mamma quello che aveva visto e fatto. La mamma gli rispondeva distrattamente con monosillabi e borbottii. Qualche istante dopo si sentì tirare la gonna e udì: "Mamma..." La donna accenno di sì col capo e borbottò qualche parola. Sentì altri strattoni alla gonna e di nuovo: "Mamma...". Ma lei continuava imperterrita a sbucciare le patate. Passarono altri cinque minuti. Il bambino si attaccò alla gonna della mamma e tirò con tutte le sue forze. La donna fu costretta a chinarsi verso il figlio. Il bambino le prese il volto fra le manine paffute, lo portò davanti al proprio viso e disse: "Mamma, ascoltami con gli occhi!".

Ascoltarsi con gli occhi perché tutte le cose importanti passano attraverso gli occhi. Ascoltare qualcuno con gli occhi significa dirgli: "Tu sei importante per me". Se l'Ascensione è la presentazione fatta da Gesù al Padre della sua Sposa, se la Pentecoste è il regalo - nozze più discusso firmato dal Padre, la festa della Santissima Trinità è questo gioco di sguardi tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Quasi a dire: studiamo la tattica per dare continuità a quest'Amore. Non pensi a quello che dici mentre dipingi il segno della croce sul tuo corpo? "Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo". Eccole qui le ragioni della nostra comunione. Nel fatto che la Chiesa è l'immagine della Santissima Trinità.

Sono persone. Non cifre. Non codici fiscali. Non numeri di matricola apposti sulle casacche delle nostre tute da lavoro. Siamo persone, non barattoli gettati da Dio sulla terra destinati a ruzzolare sotto i calci dei bambini. Sono persone uguali. Adesso capite dove si attacca tutta lo spasimo e l'insistenza della Chiesa quando annuncia l'uguaglianza? Siamo tutti uguali! Non ci sono uomini di serie A e uomini di serie B. E' il mistero trinitario che ci interpella ogni volta che scorgiamo segni di ingiustizia nella cronaca quotidiana. E' il mistero della Trinità che ad ogni uomo imprime il sigillo dell'uguaglianza con Dio. Sono persone uguali e distinte. Ogni uomo ha il suo volto e la sua storia, i suoi sogni e le sue fatiche, le sue aspirazioni e le sue paure. E' un identikit intrasferibile. Dio ci conosce per nome, non per sigla. Ci chiama per nome uno ad uno. "Non ti dimenticherò mai. Ho scritto il tuo nome sul palmo della mia mano" (Is 49,15-16). Sapere che questa frase di Isaia Dio la ripete a te, a me, a tutti fin da quando siamo stati concepiti nel grembo materno, non può non alzare la soglia del nostro rapporto con Lui.

Lui che, come dice il profeta Baruc, "chiama le stelle per nome, ed esse gli rispondono eccomi brillando di gioia" (Ba 3,34-35), Lui che non deposita negli archivi i nostri volti, ma li sottrae all'usura delle stagioni illuminandoli con la luce del suo volto. Lui che non seppellisce i nostri nomi nel parco delle rimembranze, ma li evoca uno ad uno dalla massa indistinta delle nebulose e, pronunciandoli, con la passione struggente dell'innamorato, li incide sulle rocce dei colli eterni.

"O Signore nostro Dio, quanto è il grande il tuo nome su tutta la terra" (Sal 8,1). Perché i bambini leggono questa scritta su tutta la curva del cielo, da oriente ad occidente, vedono il mare in tempesta o il firmamento d'agosto, il colore dei fiori sui crepacci e l'incantesimo delle vette innevate, lo struggimento degli alberi nella bufera e lo splendore negli occhi di una donna. Perché i bambini sì e noi no? Perché loro specchiandosi negli occhi di Dio si scoprono poeti e noi mercanti in cerca di contraffazioni?

L'inatteso di Dio. Ovverosia l'unico Allenatore che ha compreso che nel collettivo della squadra le differenze vanno accentuate, non confinate. Per colorare di novità un'umanità affezionatasi al grigio-nero.

(don Marco Pozza)

 
 
 

Abbi fede...

Post n°291 pubblicato il 14 Giugno 2014 da il_parresiasta

 
 
 

Pentimento vero...

Post n°290 pubblicato il 22 Maggio 2014 da il_parresiasta

Tanto tempo fa, in una terra lontana, viveva un signore di bell'aspetto, nobile e imponente. Ma nel suo cuore era fellone e sleale, astuto e ipocrita, superbo e crudele. Non aveva paura né di Dio né degli uomini. Alla testa di una masnada di soldatacci anche peggiori di lui aveva devastato e raso al suolo villaggi e città. Il desiderio di far del male era per lui un'ossessione. La sua crudeltà era divenuta proverbiale.

Ma un giorno, durante un combattimento, un colpo di balestra lo ferì gravemente a un fianco. Per la prima volta, il crudele signore provò la sofferenza e la paura. Mentre giaceva ferito, i suoi cavalieri gli fecero balenare davanti agli occhi la gola spalancata e infuocata dell'inferno a cui era sicuramente destinato se non si fosse pentito dei suoi peccati e confessato in chiesa.
"Pentirmi, io? Mai! Non confesserò neppure un peccato!".

Tuttavia il pensiero dell'inferno gli provocò un po' di spavento salutare. A malincuore, si diresse a piedi verso la caverna di un santo eremita. Con tono sprezzante, senza neppure inginocchiarsi, raccontò al santo frate tutti i suoi peccati: uno dietro l'altro, senza dimenticarne neppure uno. Quando ebbe finito la sua confessione in tono arrogante protestò: "Adesso ti ho detto tutti i fatti miei: sei contento? Ora lasciami in pace! È tutto finito!".

"Sire, certamente hai detto tutto, ma non sei pentito. Dovresti almeno fare un po' di penitenza, per dimostrare che vuoi davvero cambiare vita".
"Farò qualunque penitenza. Non ho paura di niente, io! Purché sia finita questa storia".
"Digiunerai ogni venerdì per sette anni ... ".
"Ah, no! Questo puoi scordartelo!".
"Vai in pellegrinaggio fino a Roma ... ".
"Neanche per sogno!".
"Vestiti di sacco per un mese ... ".
"Mai!".

Il superbo cavaliere respinse tutte le proposte del buon frate, che alla fine propose: "Bene, figliolo. Fa' soltanto una cosa: vammi a riempire d'acqua questo barilotto e poi riportamelo".
"Scherzi? È una penitenza da bambini o da donnette!", sbraitò il cavaliere agitando un pugno minaccioso.
Ma la visione del diavolo sghignazzante lo ammorbidì subito. Prese il barilotto sotto braccio e, brontolando, si diresse al fiume.

Immerse il barilotto nell'acqua, ma quello rifiutò di riempirsi. Si diresse verso una sorgente: il barilotto rimase ostinatamente vuoto. Furibondo, si precipitò al pozzo del villaggio. Fatica sprecata! Provò a esplorare l'interno del barilotto con un bastone: era assolutamente vuoto.
"Cercherò tutte le acque del mondo", sbraitò il cavaliere, "ma riporterò questo barilotto pieno!".

Si mise in viaggio, così com'era, pieno di rabbia e di rancore. Prese ad errare sotto la pioggia e in mezzo alle bufere. Il suo viso si bruciò al sole.
A ogni sorgente, pozza d'acqua, lago o fiume immergeva il suo barilotto e provava e riprovava, ma non riusciva a far entrare una sola goccia d'acqua.
Ogni volta, però, cadeva qualche pietra del muro di superbia che aveva nell'anima. Sempre più lacero e sofferente attraversò regioni selvagge e i deserti.

Anni dopo, il vecchio eremita vide arrivare un povero straccione dai piedi sanguinanti e con un barilotto vuoto sotto il braccio.
"Padre mio", disse il cavaliere (era proprio lui) con voce bassa e addolorata, "ho girato tutti i fiumi e le fonti del mondo, non ho potuto riempire il barilotto ... Ora so che i miei peccati non saranno perdonati. Sarò dannato per l'eternità! Ah, i miei peccati, i miei peccati così pesanti ... Troppo tardi mi sono pentito".

Le lacrime scorrevano sul suo volto scavato. Una lacrima piccola piccola scivolando sulla folta barba finì nel barilotto. Di colpo il barilotto si riempì fino all'orlo dell'acqua più pura, fresca e buona che mai si fosse vista.
Una sola piccola lacrima di pentimento ...

 
 
 
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