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Un blog creato da il_parresiasta il 12/01/2010

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La ricompensa dell’onestą...

Post n°153 pubblicato il 28 Maggio 2012 da il_parresiasta

La gioia fu sempre presente in casa di Enrico, per l’armonia che vi regnava. Da buon capo famiglia, lavorava instancabilmente per mantenerla. Tuttavia, otteneva, con sforzo, solo il necessario per una vita senza molta larghezza. Nonostante ciò, lui, sua moglie e i suoi figli erano molto stimati nel villaggio, per le dimostrazioni di virtù che davano. In verità, la devozione a Gesù Sacramentato era il centro della famiglia e da lì emanavano le benedizioni per quell’umile dimora.

Purtroppo però una profonda tristezza venne a scuotere quella così benedetta famiglia: colpito da una malattia mortale, dopo aver speso i suoi risparmi in medicine e ospedale, Enrico lasciò la moglie Elena e i suoi tre figli nella miseria. Prima di esalare l’ultimo respiro, volle dare ai suoi un consiglio semplice, ma prezioso: “In qualunque circostanza della vita, non smettete mai di invocare L’Onnipotente. Nell’Eucaristia sta la medicina per qualunque tipo di tormento”.

Dopo la sua dipartita per l’eternità, chi avrebbe provveduto alla famiglia? I figli non avevano ancora l’età per lavorare ed Elena, in seguito alle cure prodigate al marito, aveva pure lei la salute compromessa, senza poter lavorare. Per questo, in poco tempo, in casa non c’era più nemmeno un po’ di farina... Erano ad un passo dall’indigenza completa.

La vedova, abbandonata a se stessa in tale situazione, non trovò altra via d’uscita che mendicare nei dintorni. Non mancarono anime generose che si intenerissero, vedendo il suo dolore, ma quanto otteneva non era sufficiente.

Un giorno, mentre pregava con i figli il rosario come facevano tutte le sere, tra le lacrime, la signora Elena non resistette e diede sfogo alle sue preoccupazioni con loro: “Figli miei, stiamo passando momenti difficili! Mi sconvolge pensare che non abbiamo nemmeno l’indispensabile per sopravvivere. Vostra madre non è capace di lavorare e mendicare non porta molti risultati...

Matteo, il maggiore, ritenendosi responsabile e adulto, volle tranquillizzarla: “Non preoccuparti, mamma, sono grande e ormai posso lavorare. Domani girerò per il paese in cerca di lavoro. Così, potrò mantenere la famiglia!

“Ti ringrazio per la tua buona volontà, mio caro Matteo”, disse la buona madre, “ma tu hai solo dieci anni!”.

Luisa, la seconda figlia, cercò di consolarla, dicendole: “Mamma, non affliggerti, ricordati di quello che il sacerdote ha detto domenica: Dio è protettore degli orfani e delle vedove. Egli non smetterà mai di proteggerci. Se Egli ci ha mandato la sofferenza, è perché ci ama!

“Sì, confida in Gesù.”, aggiunse Pietro, il più piccolo, “Papà disse che si deve cercare nell’Eucaristia il rimedio per tutte le afflizioni!”.

Riconfortata dalle parole dei figli, la signora Elena, di mattina presto, si diresse in chiesa per implorare aiuto a Gesù, presente nella Sacra Ostia. Già entrando in chiesa fu inondata da un’enorme consolazione, poiché il Santissimo era esposto, creando un ambiente accogliente, pieno di grazie e di benedizioni. Inginocchiatasi presso l’altare, passò lunghe ore esternando i suoi dolori al Divino Redentore e supplicando misericordia da parte Sua.

Era talmente immersa nelle sue preghiere, che non si accorse minimamente che due uomini erano entrati in chiesa. Erano dipendenti del fattore più ricco della regione, i quali, dopo esseri passati per la banca a ritirare una bella somma di denaro del padrone, vollero far visita al Santissimo Sacramento.

Compiuta la visita, se ne andarono, montando subito a cavallo, poiché erano in ritardo con i loro impegni. Contemporaneamente uscì anche la vedova e vide staccarsi e cadere un sacco voluminoso da una delle loro cavalcature. Pensierosa, la buona signora lo raccolse agilmente per renderlo, non riuscendoci, però, a causa della rapidità con cui si allontanarono.

La signora Elena capì di avere una grande fortuna in mano e pensò: “Ah! Se avessi la metà di questo... tutto sarebbe risolto... Potrei curarmi e lavorare per mantenere i miei piccoli!”. Non lasciandosi sedurre dalle monete che sembravano palpitare in quel sacco, andò subito a consegnarlo al sacrestano, dopo avergli spiegato l’accaduto, poiché, nel villaggio era costume, quando accadevano fatti simili, consegnare gli oggetti perduti alla segreteria parrocchiale. Con la coscienza tranquilla, ritornò a casa con l’anima in pace.

Gli impiegati, solamente alla fattoria si resero conto della mancanza del denaro. Preoccupatissimo, uno di loro andò a raccontare al padrone quanto successo, assicurandogli che, certamente, il sacco era caduto dove erano passati. Il padrone, molto pio, decise di andare in chiesa a pregare per trovare l’oggetto perduto. Arrivò poco tempo dopo che la vedova se ne era andata. Avvicinandosi al Santissimo Sacramento, implorò l’aiuto del Signore dei signori, poiché quel denaro era il salario dei suoi dipendenti e, sebbene fosse ricco, questa mancanza avrebbe sconvolto i suoi affari.

Spinto da una grazia, si diresse in sacrestia per chiedere al sacrestano se, per caso, non avesse visto il sacco prezioso. Egli gli rispose affermativamente, e gli restituì il denaro, spiegando che era stata una povera vedova la sua grande benefattrice. Commosso di fronte all’onestà della buona donna, volle ringraziarla, andando fino alla sua casa.

Una volta arrivato, seppe la storia della sua vita. Impietosito dalla sua situazione e toccato dalla sua onestà – che nemmeno l’estrema necessità aveva scosso –, le diede tutto il sacco come ricompensa. La miseria della signora Elena poté essere eliminata, lei si prese cura della propria salute e riuscì a mantenere la famiglia dignitosamente.

Allo stesso modo, il buon padrone premiò anche il suo servo, per avergli dimostrato tanta onestà, dichiarando l’accaduto ed essendo sincero nel raccontargli quanto successo, senza inventare nessuna scusa o falsa ragione per la scomparsa delle monete. Per questo, lo fece amministratore della sua fattoria.

Questo è il modo in cui il Signore Gesù ricompensa tutti quelli che Lo cercano per adorarlo e farGli compagnia presso il Santissimo Sacramento!

 

(fonte: www.salvamiregina.it)

 
 
 

URGENTE!!!

Post n°152 pubblicato il 26 Maggio 2012 da il_parresiasta

PENTECOSTE - INVOCAZIONE ALLO SPIRITO SANTO
Vieni Spirito Santo,
vieni Spirito del Padre e del Figlio,
vieni Spirito d'amore,
di pace, di gioia, di fedeltà, di bontà,
di benevolenza, di mitezza, di dominio di sè.
Vieni Spirito,
vieni adesso a riversare nel mio cuore
tutto l'amore del Padre e del Paradiso,
vieni a portare i pensieri e la volontà di Dio su di me,
vieni a rinnovare tutta la mia vita, la mia fede,
la mia preghiera, la mia comunione e la mia difficoltà a perdonare.
Vieni Spirito Santo,
vieni, entra nei miei scoraggiamenti, nelle mie stanchezze,
nelle mie malattie, nelle mie depressioni e oppressioni,
vieni a cambiare la mia tristezza in gioia
e le mie paure in indomito coraggio.
Vieni Spirito Santo,
vieni a rinnovare la nostra Chiesa,
le nostre comunità Parrocchiali,
vieni, vieni nei nostri cenacoli sprangati,
vieni a spingerci fuori dalle nostre chiusure, dai nostri limiti,
vieni a scaraventarci fuori dai nostri gruppi, dalle nostre Parrocchie
e fa che possiamo annunciarti credibilmente con la nostra vita.
Facci comprendere o Santo Spirito
che la nosrtra Chiesa non è una sinagoga per pochi eletti presuntuosi,
legalisti e formalisti,
per pochi teologi o dottori della legge,
ma una mensa, una tavola imbandita e aperta a tutti;
una Chiesa che va a cercare gli ultimi, i poveri,
i bisognosi, gli infermi, i lontani,
e che una volta trovati,
li fa diventare i suoi protagonisti
e li mette a capo tavola con Gesù.
Amen

( Fra Enrico Barretta )

 
 
 

Coccole...

Post n°151 pubblicato il 24 Maggio 2012 da il_parresiasta


Una giovane donna, nel giorno del suo matrimonio, fu convocata dall'anziana bisavola: "Come dono di nozze", le disse costei, "ti voglio narrare una favola”.

Una giovane donna, il giorno dopo essersi maritata, pensò di fare cosa gradita al marito mettendogli un po' di betel accanto alla tazza di riso; il marito fu contentissimo di quel gesto, al punto da non sapere come ringraziarla.
Il giorno seguente, la sposa preparò per lo sposo un paio di babbucce speciali; egli ne fu felice e profondamente grato.
Il terzo giorno, la donna si cinse la testa con un serto di fiori; il marito la apprezzò e la ringraziò del pensiero.
Il quarto, gli profumò la testa di lavanda; egli se ne compiacque e manifestò il suo assenso.
Il quinto, gli massaggiò i piedi con un unguento di timo; egli sorrise.
Il sesto giorno, il marito, tornando a casa e non trovando il betel accanto alla tazza del riso, le disse: "Donna, qui manca qualcosa; non vorrai per caso trascurarmi?".
"Figlia", concluse la vecchia. "fidati della mia esperienza: con l'uomo sii parca di coccole; ne rimarresti schiava per sempre".

Nello stesso giorno, il giovane promesso fu convocato dall'anziano bisavolo: "Come dono di nozze", gli disse costui, "ti voglio narrare una favola”.

Un giovane uomo, il giorno dopo essersi maritato, pensò di fare cosa gradita alla moglie mettendo una rosa accanto alla sua tazza di riso; la moglie fu commossa da quel gesto al punto da non sapere come ringraziarlo.
Il giorno seguente, le portò in dono un vasetto di unguento; ella ne fu felice e profondamente grata.
Il terzo giorno, le preparò con le sue mani un cestello di vimini; la donna lo apprezzò e lo ringraziò del pensiero.
Il quarto, le scrisse una poesia d'amore; ella se ne compiacque e disse che l'apprezzava.
Il quinto, le volle massaggiare le tempie con un balsamo di ramerino; ella sorrise.
Il sesto giorno, infine, avendo dimenticato di porre la rosa accanto alla tazza del riso, si senti dire dalla moglie: "Mio signore, qui manca qualcosa; non vorrai per caso trascurarmi?".
"Figlio", concluse l'anziano, "fidati della mia esperienza; con la donna sii parco di coccole; ne rimarresti schiavo per sempre".

E fu così che i due novelli sposi, fidandosi di un'esperienza troppo logora, si guardarono bene dall'aggiungere un tocco in più al vivere quotidiano.
Nel volgere di breve tempo, l'abitudine prosciugò il loro amore. Ma proprio un istante prima che questo morisse di sete, la sposa si alzò un mattino e decise di mettere comunque un po'di betel accanto alla tazza di riso del suo sposo. Grande fu la sua sorpresa nel vedere, accanto alla propria, una rosa.

A quella fonte inaspettata, il loro amore si rianimò.
 

Auguro a tutte le persone che si amano di non abituarsi mai ad amare, di trovare sempre aspetti nuovi, di sapersi meravigliare e stupire sempre... Non bisogna mai smettere di scambiarsi tenerezze,perché la schiavitù delle coccole quando è reciproca è la schiavitù più dolce e appagante che ci sia!


http://www.santimoteotermoli.it/news.php?id=699

 

p.s.: nota personale: L'esperienza è una grande ricchezza solo se si accompagna alla saggezza.

 
 
 

AAAAA

Post n°150 pubblicato il 22 Maggio 2012 da il_parresiasta

Ciao Luigi,

ti avvisiamo che in data 21-05-2012, alle ore 14:07 è stato effettuato un tentativo di recupero della tua password.

L'operazione non è stata conclusa, quindi la tua password non è stata nè recuperata, nè modificata.

Se sei stato tu ad effettuare questa operazione, ignora questo messaggio.
In caso contrario, per maggiore sicurezza dei tuoi dati, ti consigliamo di verificare le impostazioni della domanda e risposta segreta, e dell'eventuale indirizzo di e-mail secondaria cliccando sul link riportato di seguito:
 
http://*******************************.

Se il link sopra indicato non funziona, copialo e incollalo in una nuova finestra del browser e segui le istruzioni.

Staff Libero.it

(NB. - Non rispondere a questo indirizzo e-mail: non è abilitato a ricevere posta).

**********
CURIAMO SEMPRE LA NOSTRA SICUREZZA!!!
PER MAGGIOR PRUDENZA, NON USIAMO NEMMENO IL LINK PROPOSTO, POTREBBE TRATTARSI DI PISHING.

 
 
 

La differenza fra pregare e credere...

Post n°149 pubblicato il 19 Maggio 2012 da il_parresiasta


I campi erano arsi e screpolati dalla mancanza di pioggia. Le foglie pallide e ingiallite pendevano penosamente dai rami. L'erba era sparita dai prati. La gente era tesa e nervosa, mentre scrutava il cielo di cristallo blu cobalto. Le settimane si succedevano sempre più infuocate. Da mesi non cadeva una vera pioggia. Il parroco del paese organizzò un'ora speciale di preghiera nella piazza davanti alla chiesa per implorare la grazia della pioggia. All'ora stabilita la piazza era gremita di gente ansiosa, ma piena di speranza. Molti avevano portato oggetti che testimoniavano la loro fede. Il parroco guardava ammirato le Bibbie, le croci, i rosari, ma non riusciva a distogliere gli occhi da una bambina seduta compostamente in prima fila.

Sulle ginocchia aveva un ombrello rosso.

 

Pregare è chiedere la pioggia, credere è portare l'ombrello!

 

 

http://www.santimoteotermoli.it/news.php?id=692

 
 
 
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ULTIMI COMMENTI

Si, una bella preghiera ci ha regalato Fra Enrico.
Inviato da: il_parresiasta
il 28/05/2012 alle 18:52
 
Grazie a te, Pat.
Inviato da: il_parresiasta
il 28/05/2012 alle 18:51
 
bel momento di meditazione, ciao.
Inviato da: boscia.mara
il 27/05/2012 alle 09:40
 
Molto bello il tuo post e commovente.... a presto,pat
Inviato da: discepola2007
il 26/05/2012 alle 21:00
 
bella!
Inviato da: boscia.mara
il 23/05/2012 alle 14:39
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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