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22 ottobre 2014

Post n°303 pubblicato il 22 Ottobre 2014 da il_parresiasta

 

SAN GIOVANNI PAOLO II, PAPA (1920-2005)

 
 
 

Signore, io credo...

Post n°301 pubblicato il 19 Ottobre 2014 da il_parresiasta

Signore, io credo; io voglio credere in Te.

O Signore, fa’ che la mia fede sia piena, senza riserve, e che essa penetri nel mio pensiero, nel mio modo di giudicare le cose divine e le cose umane;

O Signore, fa’ che la mia fede sia libera; cioè abbia il concorso personale della mia adesione, accetti le rinunce ed i doveri ch’essa comporta e che esprima l’apice decisivo della mia personalità: credo in Te, O Signore;

O Signore, fa’ che la mia fede sia certa; certa d’una esteriore congruenza di prove e d’un’interiore testimonianza dello Spirito Santo, certa d’una sua luce rassicurante, d’una sua conclusione pacificante, d’una sua assimilazione riposante;

O Signore, fa’ che la mia fede sia forte, non tema le contrarietà dei problemi, onde è piena l’esperienza della nostra vita avida di luce, non tema le avversità di chi la discute; la impugna, la rifiuta, la nega; ma si rinsaldi nell’intima prova della Tua verità, resista alla fatica della critica, si corrobori nella affermazione continua sormontante le difficoltà dialettiche e spirituali, in cui si svolge la nostra temporale esistenza;

O Signore, fa’ che la mia fede sia gioiosa e dia pace e letizia al mio spirito, e lo abiliti all’orazione, con Dio e alla conversazione con gli uomini, così che irradi nel colloquio sacro e profano l’interiore beatitudine del suo fortunato possesso;

O Signore, fa’ che la mia fede sia operosa e dia alla carità le ragioni della sua espansione morale, così che sia vera amicizia con Te e sia di Te nelle opere, nelle sofferenze, nell’attesa della rivelazione finale, una continua ricerca, una continua testimonianza, un alimento continuo di speranza;

O Signore, fa’ che la mia fede sia umile e non presuma fondarsi sull’esperienza del mio pensiero e del mio sentimento; ma si arrenda alla testimonianza dello Spirito Santo, e non abbia altra migliore garanzia che nella docilità alla Tradizione e all’autorità del magistero della santa Chiesa.

Amen.

E si concluda così, anche per Noi, per voi tutti, l’Anno della Fede, con la Nostra Benedizione Apostolica.

(Papa Paolo VI)
Udienza Generale, 30 ottobre 1968

 
 
 

Decontaminazione indispensabile...

Post n°300 pubblicato il 22 Settembre 2014 da il_parresiasta

 

Ho percorso innumerevoli volte la strada che da Cagayan de Oro porta a Malaybalay - la città più importante della provincia di Bukidnon, nelle Filippine. Quando l'autobus entrava nella provincia di Bukidnon, si fermava a un centro di disinfestazione e tutti i passeggeri dovevano scendere. In quella regione ci sono i maggiori allevamenti di bestiame delle Filippine, e come misura di prevenzione dovevamo passare su dei tappetini imbevuti di una sostanza disinfettante che inumidiva la suola delle scarpe ed era efficace contro il virus dell'afta epizootica. Era necessario disinfettarsi dai virus prima di entrare in un territorio che doveva rimanere sempre "pulito".

Mentre i miei piedi calpestavano il tappetino disinfettante, la mia mente riandava alla scena di decontaminazione che sta scritta nella Parola di Dio. Tutti ricordiamo molto bene l'ordine che Dio ha dato ha Mosè quando gli ha parlato dal roveto ardente. Sta scritto in Esodo 3,5: «Non avvicinarti! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è una terra santa!».

A Giosuè fu dato un ordine simile quando incontrò il Signore a Gerico: «Rispose il capo dell'esercito del Signore a Giosuè: "Togliti i sandali dai tuoi piedi, perché il luogo sul quale tu stai è santo"» (Giosuè 5,15). C'è un importante simbolismo in questo comando del Signore a due dei Suoi più grandi servitori. Le tue scarpe sono probabilmente la parte più sporca e contaminata della tua persona, e portano in giro tutto lo sporco che hai raccolto da una parte o dall'altra. E Dio ti dice: "Non arrivare alla Mia Presenza con materiale infetto. Tira via tutto lo sporco che hai prima di venirmi vicino!"

Il che è qualcosa che troppo spesso ci dimentichiamo di fare. In un certo senso, pretendiamo di avvicinarci tranquillamente al Dio che è purezza assoluta con le nostre scarpe sporche - piene di immondizia. A Bukidnon non volevano che entrassi con le scarpe infette - e nemmeno Dio vuole che tu vada da Lui con tutta la sporcizia che hai accumulato. Andresti mai a trovare qualcuno che ti sta a cuore carico di sporcizia?

Questa potrebbe essere stata - o potrebbe ancora essere una ragione per cui le tue preghiere non sono ascoltate. Il Salmo 65,18 dice: «Se nel mio cuore avessi cercato il male, | il Signore non mi avrebbe ascoltato». Per questo è importante che tu ti confronti regolarmente col tuo peccato, chiedendo perdono a Dio e lavando ancora una volta le tue colpe col sangue di Gesù. Se sei sporco non aspetti una settimana prima di farti la doccia - e ti lavi regolarmente per togliere lo sporco dal tuo corpo. Cosa aspetti allora a incontrare la misericordia di Dio attraverso una confessione ben fatta?

Forse sei contaminato dalla durezza di cuore verso qualche persona, da risentimenti, dalla lussuria, dalla rabbia, da cose che non avresti mai dovuto permetterti di sentire o vedere. Ascolta che cosa Dio ti dice in 2 Corinzi 7,1: «Purifichiamoci da ogni macchia della carne e dello spirito, portando a compimento la nostra santificazione, nel timore di Dio».

Non portare lo sporco dove non bisogna - davanti al tuo Signore che è morto perché tu non abbia più da vivere come prima. Lascia le tue infezioni sul tappetino disinfettante cosparso col sangue di Gesù – e lascia che Lui ti purifichi di nuovo.

Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto


   don Luciano

 

 

 
 
 

Assalto...

Post n°299 pubblicato il 20 Settembre 2014 da il_parresiasta

La città di Trento

È in corso al consiglio della Provincia autonoma di Trento - che, insieme a quella di Bolzano e a differenza delle altre province italiane, ha poteri legislativi - un'accesa discussione su un disegno di legge intitolato “Interventi di contrasto delle discriminazioni determinate dall'orientamento sessuale, dall'identità di genere o dall'intersessualità”. La Provincia di Trento è retta da una maggioranza di centro-sinistra, di cui fanno parte anche gli autonomisti del Partito Autonomista Trentino Tirolese (Patt), di origini cattoliche anche se passato attraverso varie vicissitudini. Il disegno di legge - comunemente definito legge provinciale sull'omofobia - è sostenuto anche dal Movimento 5 Stelle, che è all'opposizione, mentre vi si oppongono la Lega Nord, la lista Civica Trentina - che rappresenta una forma di autonomismo contraria all'alleanza con la sinistra - e il consigliere del gruppo misto Massimo Fasanelli. Voci discordi invece in Forza Italia, dove c'è chi si oppone alla legge perché distrae rispetto alle vere priorità del lavoro e dell'occupazione, senza criticarla nel merito.

Contro la legge «che non unisce, ma divide» e che «promuove ufficialmente l'ideologia del gender» era sceso in campo anche l'arcivescovo di Trento monsignor Luigi Bressan. Il suo intervento aveva determinato qualche mal di pancia nel Patt e nella stessa Unione per il Trentino (Upt), il partito del presidente della Provincia Lorenzo Dellai, il quale riunisce la parte cattolico-democratica della vecchia Margherita che non aveva voluto confluire nel Pd, pur rimanendo sua alleata. Come risultato, al disegno di legge originario sono stati apportati alcuni emendamenti, in seguito ai quali - affermando che gli emendamenti li «tranquillizzano» - anche Patt e Upt sono rientrati nei ranghi ed è ora probabile che la legge sia approvata nei prossimi giorni.

La legge, però, non va bene neppure con gli emendamenti. Rappresenta un cedimento della politica alle pressioni della lobby Lgbt e ha un rilievo nazionale, di sostegno al ddl Scalfarotto sull'omofobia attualmente fermo ai box dopo le grandi proteste popolari che ha suscitato e continua a suscitare. Il dibattito consiliare di questi giorni a Trento ha anche elementi surreali e assurdi. Sentiamo affermare in aula che la legge è necessaria perché Trento deve dare un segnale dopo il caso di «omofobia» di una scuola cattolica trentina che avrebbe licenziato un'insegnante perché lesbica. Come sanno i lettori del nostro giornale, la notizia era una bufala montata ad arte, nessuna insegnante è stata licenziata e la gentile signora in questione, che aveva un contratto a termine, semplicemente non è stata riassunta, sorte che in questi tempi di difficoltà economiche ha condiviso nella stessa scuola con numerosi colleghi non omosessuali. 

Si è detto anche nel dibattito che alcuni giovani di Trento sono in prigione per aver picchiato degli omosessuali o dei disabili. A parte i disabili, che non c'entrano con la legge sull'omofobia, il fatto che siano in prigione è precisamente la prova che chi picchia un omosessuale, come chiunque altro, è già punito dalle leggi in vigore - con l'applicazione di un'aggravante, se agisce per «motivi abietti» - e che per colpire questi violenti, le cui azioni sono certamente da deprecare, non sono necessarie leggi speciali. A che serve allora la legge trentina sull'omofobia? Non a punire chi picchia, aggredisce o minaccia gli omosessuali, che è già punito dalle leggi nazionali in vigore. Serve a organizzare la propaganda all'ideologia di genere, esplicitamente richiamata nel testo della legge, in una parte che non è stata oggetto di emendamenti. La Provincia di Trento si impegnerà a diffonderla nelle scuole, nei corsi per i suoi funzionari e gli operatori sanitari, dovunque, minacciando anche di sanzioni aggravate i suoi dipendenti che si ribellassero e «discriminassero» gli omosessuali. 

Su quest'ultimo punto, è vero che uno dei famosi emendamenti sostituisce alla sanzione per la discriminazione di genere una sanzione per le discriminazioni citate dall'articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea. Ma siccome l'Unione Europea interpreta l'art. 21 includendovi le discriminazioni fondate sull'orientamento sessuale, ecco che l'emendamento ha una funzione meramente cosmetica. Non che la battaglia del vescovo e delle opposizioni non abbia dato risultati, il che conferma che queste battaglie vanno fatte anche quando si è in minoranza e non sono mai inutili. Gli emendamenti hanno eliminato il coinvolgimento obbligatorio delle associazioni Lgnt nella propaganda provinciale, hanno sostituito in diversi articoli della legge l'espressione secondo cui la Provincia «propone» anziché «attua» o «promuove» l'educazione al gender nelle scuole e del personale sanitario - se è una proposta, i dirigenti scolastici e ospedalieri dovrebbero poterla rifiutare - e hanno eliminato la norma, che aveva suscitato un vero putiferio, secondo cui, aiutando le persone a rischio di discriminazione in sede di assunzioni e lavoro, la Provincia avrebbe promosso «in particolare le persone transessuali e transgender». Sono correzioni positive, e non si può escludere che in aula altri emendamenti migliorativi riescano a passare.

Il problema però è di fondo. La legge afferma fin dall'articolo 2 di volere promuovere l'«identità di genere», cioè «la percezione di sé come maschio o femmina o in una condizione non definita» come libera scelta che prescinde dal dato biologico. È precisamente la definizione dell'ideologia del gender. Le Province, anche autonome, non hanno di per sé il potere di mettere in prigione nessuno, ma il tono della legge resta minaccioso e fa capire che chi non si adegua all'ideologia del gender, come si dice, «passerà dei guai». La propaganda dell'ideologia forse non sarà imposta nelle scuole o altrove con minaccia di sanzioni, ma sarà comunque organizzata dalla provincia con tutta la sua autorevolezza e capacità di persuasione. Anche se la legge non le richiama più esplicitamente, è facile prevedere che saranno le associazioni Lgbt a gestire questa propaganda, perché chi altro è attrezzato e organizzato per farlo?

Tutto questo non può essere accettato. Avere imposto qualche emendamento che attenua le disposizioni più draconiane e liberticide rappresenta una vittoria parziale. Ma sarebbe un peccato se chi, nella sfera politica come in quella religiosa, si è opposto con coraggio alla legge si accontentasse di questa vittoria parziale. Si è vinta una battaglia, ma l'ideologia del gender ha dichiarato guerra alla società, alla famiglia, alla Chiesa e al buon senso, e la guerra - che è stata dichiarata dagli ideologi del genere, non certo da chi è costretto a difendersi e a resistere - continua. Trento ne è diventato un teatro importante.

 
 
 

E' successo pure a me...

Post n°298 pubblicato il 16 Settembre 2014 da il_parresiasta

Tornando a casa sono stato fermato dai Carabinieri e non mi hanno sparato, sarà perché non sono scappato, mi sono fermato all'alt ho salutato, consegnato i documenti richiesti e ho aspettato che facessero i loro controlli? Quando hanno finito mi hanno salutato con

 

 

 

 

Tornando a casa, sono stato fermato dai Carabinieri e NON mi hanno sparato.

Sarà perché NON sono scappato, mi sono fermato all'alt, ho salutato, consegnato i documenti richiesti e ho aspettato che facessero i loro controlli?

Quando hanno finito mi hanno salutato con: "Buona giornata e scusi il disturbo".

 
 
 
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