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E tu... dove vai?

Post n°391 pubblicato il 19 Gennaio 2017 da il_parresiasta

Mentre la polvere nell’aria provocava non poca difficoltà al respiro, mi ritrovai a camminare su una lunga strada, quando, ad un tratto, scorsi più avanti a me, sul ciglio della via, una sagoma di un anziano, piccolo di statura e con il bastone, fermo lì ad aspettare non so cosa.

Nell’avvicinarmi scorsi in lui la contentezza di chi incontra un suo simile dopo aver lungamente atteso.

L’anziano con il suo sorriso sdentato e la sua gobba parve dirmi qualcosa che a dire il vero non compresi. Avvicinai allora il mio orecchio alle sue labbra e quelli, con il sorriso di un bambino, mi sussulto qualcosa: “Amicu meu”, mi disse, “dovo staie antande?”.

Quelle parole mi parvero come un suono senza melodia, indecifrabili, tanto che fui costretto con gentilezza a farmele ripetere. L’anziano non si perse d’animo e messosi in posa con il suo sorriso sdentato, con santa pazienza, mi rivolse la stessa domanda: “dovo staie antande?”.

Io rimasi fermo e imbarazzato perché per l’ennesima volta quelle parole erano state per me arabe, ma quel vecchietto così amabile mi ripeté la domanda innumerevoli volte ed io compresi soltanto quando finii per spogliarmi della mia veste di intellettuale diplomatico.

Ma proprio quando il suono di quelle parole divenne comprensibile, io rimasi bloccato quasi fossi inchiodato al suolo.

Quel vecchietto mi chiedeva semplicemente dove andassi, ma fu proprio questo che mi scombussolò a tal punto che iniziai a pormi la questione: “io, dove vado?”.

Quella domanda mi fece sprofondare perché mi veniva chiesto il senso della mia vita, la meta verso la quale procedevo.

Rimasi muto come una lumaca, perso come del cibo messo in un frigorifero spento, imbarazzato per  non saper rispondere.

Ma stranamente quel caro anziano, vedendomi in quello stato, fece una reazione insolita, mi diede una pacca sulle spalle e tirato fuori del vino rosso, più rosso di un roseto in fiore, con il suo sorriso a due denti mi disse: “Brave! Beate chi cammina e cerca, pecchè truverà!”, e brindò alla vita.

La semplicità e il sorriso di quel vecchietto mi tirò su più del vino rosso bevuto ed io, d’un tratto, fui rialzato dal baratro delle mi sofferenze.

Camminavo senza sapere dove andassi, senza conoscere la mia meta, il senso della mia vita, ma avevo in me qualcosa in più, una certezza: cercando prima o poi avrei trovato!

La sagoma dell’anziano si fece sempre più lontana e lentamente scomparve, il mio passo sembrò essere più leggero e più svelto di prima...

 

(Tratto da “Dialoghi Immaginari” – fonte: web)

 
 
 

Regala ci˛ che non hai...

Post n°390 pubblicato il 14 Gennaio 2017 da il_parresiasta

Regala ciò che non hai...

Occupati dei guai, dei problemi
del tuo prossimo.
Prenditi a cuore gli affanni,
le esigenze di chi ti sta vicino.

Regala agli altri la luce che non hai,
la forza che non possiedi,
la speranza che senti vacillare in te,
la fiducia di cui sei privo.
Illuminali dal tuo buio.
Arricchiscili con la tua povertà.

Regala un sorriso
quando tu hai voglia di piangere.
Produci serenità
dalla tempesta che hai dentro.
"Ecco, quello che non ho te lo dono".
Questo è il tuo paradosso.

Ti accorgerai che la gioia
a poco a poco entrerà in te,
invaderà il tuo essere,
diventerà veramente tua nella misura
in cui l'avrai regalata agli altri.

(Alessandro Manzoni)

 
 
 

Riflessione...

Post n°389 pubblicato il 11 Gennaio 2017 da il_parresiasta

NELLA COMUNITA' CRISTIANA LA PAROLA DI GESU'

METTE LA MUSERUOLA ALLA BOCCA DEL DEMONIO

CHE CI INDUCE A PENSARE CHE DIO NON CI AMA E NON C'ENTRA CON NOI


Con il brano di oggi siamo invitati ad entrare con Gesù in una sua giornata tipo per capire il cuore della sua missione: strappare gli uomini al regno di satana per ricondurli al Regno di Dio. La battaglia iniziata nel deserto e proseguita in Galilea si sarebbe compiuta sul Calvario, dove avrebbe sconfitto il nemico di Dio con l'umiltà di un Agnello. Il demonio sapeva che Gesù era "il Santo di Dio" venuto per “rovinarlo”. Ma rovinare che cosa? Il suo piano di distruzione dell'umanità, la sua volontà di farci precipitare all'inferno dove lui è condannato per l'eternità. Per riuscire nell'impresa e rubare i figli a Dio, doveva toglierGli autorità e credibilità. Doveva insinuare il dubbio nelle sue creature, così che fossero loro a ribellarsi e tagliare con il Creatore. Ed è proprio quello che fa con tutti noi, spargendo menzogne su Dio e sulla storia. Il demonio, infatti, è' uno “spirito impuro” perché mira a sporcare lo sguardo inquinandolo alla fonte; e uno sguardo macchiato non vede più l'amore di Dio, smarrisce le ragioni per lodarlo e quindi se ne separa. Ci aspetta nei pressi dell'albero della conoscenza del bene e del male, pronto a ingannarci per iniettarci il veleno nel cuore: "perché devi lasciare che sia un altro a decidere per te?". Già, perché qualcuno deve limitarmi o togliermi la libertà? Ma questa domanda non sorge dal nulla, non è naturale come potremmo pensare. Non è dovuta alle circostanze avverse, alle ingiustizie subite, agli atteggiamenti degli altri. Il demonio, infatti, essendo il "più astuto" di tutti, aveva già in precedenza provveduto ad avvelenare il pozzo: "È vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di nessun albero del giardino?" (cfr. Gen3). Queste parole si riflettono in quelle indirizzate a Gesù nella sinagoga: "io so chi tu sei!", so che sei il Santo di Dio e vuoi "rovinarmi", perché Dio è geloso della sua creatura, non vuole che sia come Lui... Per questo attenzione, dietro ad ogni rivendicazione c'è sempre un rifiuto della realtà causata da una visione distorta di essa. Un adolescente che esige di rientrare a casa all'ora che vuole è un ingannato. E per questo ti risponde dicendoti le stesse parole che i demoni avevano rivolto a Gesù: "che c'entri con me? Mi vuoi rovinare la vita?", sottintendendo che tu hai già cominciato a rovinargliela. E' vero che Dio ha detto... Come dire, ti ha già limitato e rovinato... quindi ribellati, fatti da solo la vita. Il demonio fa sempre così: prima ritocca con il photoshop il panorama della tua vita, il tuo fisico, la tua famiglia, quel fatto e quell’altro; poi ti mostra la sua opera insinuandoti che la causa di tutto sia Dio; quindi ti spinge a rifiutare la storia e a ribellarti ritoccandola per farla diventare come più ti piacerebbe. Ma succede che più picconate o colpi di scalpello dai, più la vita diventa brutta e invivibile. Il divorzio? Non ha cambiato nulla, anzi, tutto più difficile, e il dolore procurato ai figli, così profondo che non bastano tutti i regali del mondo a lenire. La causa avviata con tuo cognato? Giace da anni in tribunale e intanto la tua famiglia si sta sgretolando seppellendo perfino il rapporto con tua madre. La dieta? Sono ormai mesi che ti strazi il corpo senza riuscire a piacerti, anzi; sei sempre più nervosa e isterica con tutti, il fidanzato non ti sopporta più e le amiche non ne parliamo.

Ecco, ormai siamo “posseduti” dal demonio, proprio come "l’uomo" incontrato da Gesù. Non c’è bisogno di pensare ai film sugli esorcisti. Basta guardarci oggi: satana ci ha ingannato così bene da tenerci legati come cani al guinzaglio. I criteri e i pensieri mondani sono così radicati e talmente mimetizzati da sembrare addirittura secondo la volontà di Dio. Usiamo il suo nome come satana, pervertendone i suoi insegnamenti. E giudichiamo tutti secondo l’ispirazione avvelenata dal demonio, ma siamo convinti che sia giusto così, ci stanno limitando, attentano alla nostra personalità, non possiamo continuare ad essere frustrati; questo Dio non può volerlo... Per questo, quando Gesù “di sabato entra nella sinagoga” ci da’ fastidio. Quando “insegna con autorità” durante le liturgie, attraverso la predicazione e la proclamazione della Parola, induriamo il cuore perché pensiamo che venga a “rovinare” quello che stiamo cercando di costruire. Gesù però sa che il nostro problema non è la ribellione, ma il veleno che il demonio ci ha iniettato prima. Per questo non giudica nessuno! Sa che siamo malati, e ci vuole guarire purificando la fonte dei nostri atteggiamenti malvagi. Ma lo può fare solo Lui. E’ inutile ricorrere agli uomini, non possono nulla contro gli inganni del demonio. E’ necessaria la sua “autorità” che lo rende così diverso dagli “scribi”. Gesù, infatti, non parla in nome di Dio, come loro; Lui è Dio, e per questo può rivolgersi in prima persona e “comandare persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!”. L’esorcismo di cui tutti abbiamo bisogno è quindi l’ “insegnamento nuovo, dato con autorità” da Gesù, ovvero l’annuncio del Vangelo! La sua Parola predicata dal suo Corpo che è la Chiesa, l’unica in grado di smentire la menzogna del demonio, perché lo fa svelando l’amore di Dio seminato in ogni millimetro della storia dell’umanità, in ogni secondo della nostra vita; perché annuncia Cristo crocifisso per i peccatori e risorto per la loro giustificazione. Cristo che scende con autorità sino al cuore e lo guarisce: “Taci!” grida al demonio, letteralmente "ti metto una museruola", ovvero la Verità che esce dalla mia bocca per chiudere la tua. “Smetti di ingannare interpretando con malizia gli eventi. E’ falso quello che dici! Il Padre ha creato ogni uomo come un prodigio, la morte l’hai portata tu tra gli uomini, con la tua menzogna piena di superbia. Taci ora, ed esci da lui”. E in questo uscire del demonio c’è tutta la “rovina” dell’uomo vecchio. E quando un edificio crolla non è come una gita fuori porta... E’ “strazio e grida” dell’orgoglio che non vuole lasciare il suo posto. Quanta difficoltà per umiliarci e chiedere perdono, vero? Quando le labbra sembrano sigillate con il fuoco e pesanti come macigni. Una vita a giudicare, e ora? Mi dovrei consegnare come un agnellino? Sì, perché è falso che “non abbiamo niente a che fare” con Dio. Apparteniamo a Lui e non al demonio! I battesimo ci ha fatto morire e risorgere con Cristo: per questo, anche se per amare occorre lasciarsi crocifiggere, la morte non è la nostra “rovina”, ma quella del demonio! E’ il passaggio, la Pasqua, alla felicità vera che è la libertà di donarsi senza riserve, l’anticipo del paradiso già qui, ora. La vita eterna da testimoniare al mondo schiavo del demonio perché si chieda: “che cos’è questo?”. Siamo chiamati a generare lo "stupore" nelle persone, per aprirle alla domanda cruciale: "il Cielo dunque esiste davvero?", alla quale rispondere con l'annuncio del vangelo, il primo passo verso la fede.

 

(don Giuseppe Terranova)

 
 
 

Cioccolato e.. tazza...

Post n°388 pubblicato il 18 Dicembre 2016 da il_parresiasta

Un gruppo di laureati, affermati nelle loro carriere, discutevano sulle loro vite durante una riunione.
Decisero di fare visita al loro vecchio professore universitario, ora in pensione, che era sempre stato un punto di riferimento per loro.
Durante la visita, si lamentarono dello stress che dominava la loro vita, il loro lavoro e le relazioni sociali.
Volendo offrire ai suoi ospiti un cioccolato caldo, il professore andò in cucina e ritornò con una grande brocca e un assortimento di tazze. Alcune di porcellana, altre di vetro, di cristallo, alcune semplici, altre costose, altre di squisita fattura.
Il professore li invitò a servirsi da soli il cioccolato. Quando tutti ebbero in mano la tazza con il cioccolato caldo il professore espose le sue considerazioni.

"Noto che son state prese tutte le tazze più belle e costose, mentre son state lasciate sul tavolino quelle di poco valore.
La causa dei vostri problemi e dello stress è che per voi è normale volere sempre il meglio.
La tazza da cui state bevendo non aggiunge nulla alla qualità del cioccolato caldo. In alcuni casi la tazza è molto bella mentre alcune altre nascondono anche quello che bevete.
Quello che ognuno di voi voleva in realtà era il cioccolato caldo. Voi non volevate la tazza. Ma voi consapevolmente avete scelto le tazze migliori. E subito, avete cominciato a guardare le tazze degli altri.
Ora amici vi prego di ascoltarmi.
La vita è il cioccolato caldo; il vostro lavoro, il denaro, la posizione nella società sono le tazze. Le tazze sono solo contenitori per accogliere e contenere la vita. La tazza che avete non determina la vita, non cambia la qualità della vita che state vivendo.
Concentrandovi solo sulla tazza, voi non riuscite ad apprezzare il cioccolato caldo che Dio vi ha dato.
Ricordatevi sempre questo: Dio prepara il cioccolato caldo, Egli non sceglie la tazza.
La gente più felice non ha il meglio di ogni cosa, ma apprezza il meglio di ogni cosa che ha!
Vivere semplicemente.
Amare generosamente.
Preoccuparsi profondamente.
Parlare gentilmente.
Lasciate il resto a Dio.
E ricordatevi: La persona più ricca non è quella che ha di più, ma quella che ha bisogno del minimo.
Godetevi il vostro caldo cioccolato!".

 
 
 

Scalzarsi...

Post n°387 pubblicato il 23 Novembre 2016 da il_parresiasta

Scalzarsi per entrare nell'altro

Una mattina, riflettendo su un annuncio, mi soffermai di fronte a una espressione che risuonò in un modo molto speciale nel mio cuore: "scalzarsi per entrare nell'altro". Chiesi al Signore che cosa volesse dire. Mi venivano in mente parole come rispetto, delicatezza, attenzione, prudenza.
Ricordai le parole dell' Esodo 3,5: "Non ti avvicinare di più, togliti i sandali perché sei in un luogo sacro". Erano le parole di Yahvé a Mosè davanti al roveto che ardeva senza consumarsi, e pensai: "Se Dio parla al cuore del mio fratello, il suo cuore è un luogo sacro".
Mi misi subito a pregare. Gesù mi presentava uno a uno tutti i miei amici e conoscenti e poi altri ancora e scoprii che come di solito entro nell'interno di ognuno senza togliermi i sandali, semplicemente entro senza badare al modo, entro.
Sentii un bisogno molto forte di chiedere perdono al Signore e ai miei fratelli. Sentii che il Signore mi invitava a scalzarmi e poi a camminare e notai una specie di resistenza: "non volevo sporcarmi".
Mi sentivo più sicuro camminando con i sandali quando mi avvicinavo agli altri: la comodità, la paura...
Superato questo primo momento cominciai a camminare e ad ogni passo il Signore mi faceva vedere qualcosa di nuovo.
Mi accorsi che scalzo potevo scoprire meglio i diversi tipi di terreno su cui camminavo, distinguere quello umido da quello secco, il prato dalla terra. Dovevo guardare ad ogni passo ciò che calpestavo, avere riguardo del luogo dove avrei posato il mio piede.
Mi resi conto che le tante cose di cui sono portatori i miei fratelli mi sfuggono, non le conosco, non ne tengo conto perché entro con i calzari. Ho sperimentato che, scalzo, camminavo più adagio; non usavo il mio ritmo abituale, ma cercavo di posare il piede con maggiore soavità! Ho pensato allora ai tanti segni che ho lasciato nel cuore dei miei fratelli lungo il cammino e ho sentito un forte desiderio di entrare negli altri senza lasciare una scritta che dica: "Qui sono passato io".
Infine, ho attraversato i diversi tipi di terreno, prima prati, poi terra, fino ad arrivare a una salita con pietre.
Avevo voglia di fermarmi e mettermi di nuovo i sandali; ma il Signore mi invitò a camminare scalzo un pochino ancora.
Mi accorsi che tutti i terreni non sono uguali e anche tutti miei fratelli non sono uguali. Perciò, non posso entrare in tutti allo stesso modo.
Questa salita richiedeva di essere fatta ancora più adagio e, più camminavo con passo leggero, più diminuiva il dolore dei miei piedi. Questo mi fece pensare che quanto più difficile è il terreno di mio fratello, tanto più devo entrare con delicatezza e con più attenzione. Dopo questo percorso con il Signore, ho capito che togliersi i calzari è entrare senza pregiudizi… solamente attento ai bisogni del fratello, senza attendersi una risposta determinata ed entrare senza interessi, dopo aver spogliato la mia anima.
Poiché credo, che il Signore, sia vivo e presente nel cuore dei miei fratelli, m'impegno a fermarmi e a togliermi i sandali. Conto per riuscirci sulla sua grazia!

(fonte: web)

 
 
 
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