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Post n°278 pubblicato il 13 Maggio 2012 da loritatinelli
Sulla riva del ruscello, un moscerino minuscolo si era addormentato. Ma dal profondo della foresta arrivò un ruggito sordo e possente. Il povero moscerino sì spaventò terribilmente. Un grande, grosso, grasso leone alla ricerca della cena, ruggiva a pieni polmoni. Il moscerino gridò indignato: "Ehilà! La volete smettere? Cos'è tutto sto trambusto? Non potete lasciar dormire in pace la brava gente? Che diritto avete di stare qui?".
Autore: Bruno Ferrero - Libro: Ma Noi Abbiamo le Ali |
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Post n°277 pubblicato il 12 Maggio 2012 da loritatinelli
Meneceo, Ecco che da giovani come da vecchi è giusto che noi ci dedichiamo a conoscere la felicità. Per sentirci sempre giovani quando saremo avanti con gli anni in virtù del grato ricordo della felicità avuta in passato, e da giovani, irrobustiti in essa, per prepararci a non temere l'avvenire. Cerchiamo di conoscere allora le cose che fanno la felicità, perché quando essa c'è tutto abbiamo, altrimenti tutto facciamo per possederla. Pratica e medita le cose che ti ho sempre raccomandato: sono fondamentali per una vita felice.
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Post n°276 pubblicato il 20 Aprile 2012 da loritatinelli
Donne che pensano troppo Ritrovare l'equilibrio tra ragione e sentimento
** Sintesi del libro ** Il “rimuginare (ruminazione)” è un problema che affligge principalmente le donne, anche se vi sono diversi uomini che manifestano tale attitudine. Vari psicologi che hanno studiato questa tendenza hanno notato che l’educazione infantile impartita alla donna la porta più facilmente a pensare troppo ed in modo ossessivo su determinati aspetti della propria vita; questo chiaramente la porta a perdere di vista il problema nella sua oggettività e ad entrare in uno stadio ansioso molto accentuato. E’ importante cercare di arrivare a controllare la propria mente, i propri pensieri, così da uscire dal vortice del rimuginio e possono esserci varie strategie da attuare per arrivare a spezzare la morsa dei pensieri ossessivi, elevandosi al di sopra di essi, cercando di elaborare un piano efficace per risolvere il conflitto. Per ruminazione s’intende il ritornare continuamente sui propri pensieri e stati d’animo negativi, riesaminandoli, riflettendoci in modo continuo e logorante fino ad arrivare inevitabilmente a creare un carico emotivo ingestibile che può sfociare nell’ansia, nel mal di testa, nella depressione, ecc... Le ruminazioni si focalizzano principalmente su eventi già accaduti in passato, più che su preoccupazioni riguardanti il futuro. Tipologie della ruminazione
Gli effetti della ruminazione Altro aspetto che porta la donna a rimuginare con più facilità è la sua grande sensibilità, il suo mettersi continuamente in discussione, la paura di non essere accettata, capita. Questo la rende sempre preoccupata ed ansiosa e spesso le sue decisioni sono prese per rendere felici le persone che lei ama, sacrificando i propri desideri. Modalità per liberarsi dalla ruminazione cercate una distrazione piacevole per bloccare la mente, se fatto anche per pochi minuti risolleva subito il morale – cantare, ascoltare la nostra musica preferita, bagno con sali profumati, attività fisica, sauna, meditazione, passeggiare nella natura concentrandosi solo sui suoni che ci arrivano, portare l’attenzione solo sul nostro respiro dedicarsi al nostro hobby preferito, giardinaggio, collezionismo, pittura, lettura aiutare gli altri attraverso opere di volontariato perché porta a ridimensionare il proprio vissuto osservando altre realtà spesso veramente disagiate se siete sedute ed in balia del rimuginio, attivatevi, cambiate stanza ed iniziate una qualunque attività provate a parlarne con qualcuno facendo attenzione a “non vomitare” addosso all’atro le vostre angosce, ma cercando di farlo in modo costruttivo nel rispetto dell’atra persona provate a mettere nero su bianco i vostri pensieri, ciò che provate, ciò che vi tormenta, a ruota libera senza auto censura, rileggendo potrete trovare aspetti che non avevate notato e che possono esservi molto utili ogni giorno trovate qualche piccola cosa che vi gratifica e cercate di farla, prendetevi uno spazio, anche pochi minuti in cui fate ciò che vi piace cercate di usare le emozioni positive per andare a controbilanciare i pensieri negativi che state alimentando – cercare di ricordare momenti positivi, cercare un aspetto positivo in ciò che vi affligge, cercare di relativizzare il tutto con auto-ironia L’obiettivo è arrivare a sviluppare la capacità di dis-identificarsi dal proprio mentale, in cui non sono i pensieri che controllano voi, ma riuscite ad osservarli, vederli, ma non essere manipolate da essi. Correggete il colore delle lenti con cui guardate il mondo Imparate ad accettare e vivere l’emozione del momento rabbia, ansia, paura, angoscia, ma non lasciate che tale vissuto invada tutto il vostro essere e decida per voi. Se dovete prendere una decisione staccate la mente, passate ad altro ed imponetevi di pensarci dopo un ora o due, così i pensieri aggiuntivi se ne saranno andati ed avrete una visione più oggettiva del problema. Cercate di non confrontarvi con gli altri – le persone infelici trascorrono gran parte del loro tempo a confrontarsi con gli altri – non tenendo conto che ognuno di noi è unico con determinate caratteristiche e peculiarità. Non aspettatevi che qualcuno venga a salvarvi, solo voi potete cambiare la vostra situazione e cambiare il corso delle vostre stelle, perché aspettare di essere salvate dalla vostra infelicità è la ricetta garantita per prolungarla. Spesso non è necessario per forza cambiare radicalmente una situazione, ma può essere sufficiente vedere quali novità apportarci per renderla più accettabile e quindi piacevole. Se avete un problema scrivete tutti i pro ed i contro di ogni possibile scelta e poi rileggete lo scritto dopo qualche ora o se possibile dopo qualche giorno e vedete se è cambiata in voi la percezione interna. Imparate a mirare all’essenziale, cioè evitate di rimuginare o dare troppa attenzione a lui/lei ha detto – ha fatto, ecc… ed andate invece al nocciolo della questione analizzando e sentendo quale emozione è attiva. Cercate di lasciare andare le aspettative, infatti partite dal concetto che ognuno ha una sua specificità e quindi una propria modalità di reazione di fronte a situazioni ed eventi che non è detto coincidano con i vostri, è importante arrivare a rispettare anche la visione e le necessità dell’altra persona, non esistiamo solo noi. Imparare a perdonare rinunciando alla vendetta che non porta assolutamente a niente, perché comunque ogni nostro gesto negativo si ritorcerà comunque anche contro di noi. Perdonare significa abbandonare il desiderio di vendetta liberandosi dalla presa che rabbia ed odio esercitano sulla nostra mente e sul nostro cuore. Da sole o con l’aiuto di un terapeuta cercate di costruire giorno dopo giorno un nuova immagine di voi stesse, in cui siete più sicure, più in armonia con il vostro sentire interiore e con le vostre esigenze più intime; al fine di far emergere una donna matura e più consapevole di chi è e di cosa desidera per la sua serenità, nel rispetto di chi la circonda. Fonte: raphaelproject |
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Post n°275 pubblicato il 11 Aprile 2012 da loritatinelli
Le scuse dell’abusivo che compie esercizio di attività riservate allo psicologo senza averne titolo, formazione e abilitazione sono varie, ma alcune ricorrono più di altre. Il 37% dichiara di essere counselor. Il 19% sono pedagogisti delusi che sconfinano verso la psicologia. Vengono poi, a distanza naturopati e operatori newage seguaci di dottrine olistiche, soggetti con un titolo estero non riconosciuto e gli ultimi psicanalisti che si ostinano ad esercitare la psicoterapia senza abilitazione. E’ questo il quadro dei soggetti che vengono segnalati per esercizio abusivo della professione di Psicologo e su cui l’Ordine della Lombardia ha aperto un’istruttoria nel periodo da Settembre 2010 a Marzo 2012. Un buon campione, che arriverà a cento casi entro il 2012. E che porta con sé una sorpresa. Il buon “finto psicologo”, lo stregone con laurea fotocopiata, così improvvido da ingannare davvero pochi non esiste più ed è invece sostituito da un armamentario “ideologico”. L’abusivo di oggi usa categorie concettuali vicine a quelle della psicologia e pretende di esercitare la professione di psicologo come se la legge 56 neppure esistesse grazie a titoli fatti in casa o che hanno acquistato da associazioni a caro prezzo in forma di corsi, magari con la promessa di un futuribile “riconoscimento”. La difficoltà degli Ordini è sempre quella di trovare i giusti strumenti per individuare i comportamenti gravi e per dimostrare che siano stati messi in atto. Per questo, vediamo di conoscere meglio le scuse dell’abusivo: COUNSELING. Grazie a questa “etichetta” anglosassone, la pratica del sostegno psicologico o della consulenza al paziente su problemi psicologici ed esistenziali di lieve entità si sdogana dall’esigenza di una formazione accademica e viene esercitata da chiunque. La disciplina si diffonde in USA grazie all’opera di Carl Rogers e vive in Italia un periodo d’oro dalla metà degli anni ’90 ad oggi con picchi di segnalazione nelle fasi di più acuta crisi economica. Le centrali operative del counseling passano, dal 2000 ad oggi da una a quattro. In Italia il counseling presenta contorni imprecisi e i corsi durano da un fine settimana a tre anni. Alla diffusione di questa pratica sono interessati alcuni psicologi disposti a fini di lucro ad insegnare ai “counselor italiani”. Secondo la sentenza “Zerbetto” del Tribunale di Milano, il diritto alla salute dei cittadini dovrebbe prevalere su ogni altra ragione, e insegnare tecniche psicologiche a non psicologi equivarrebbe a incentivare l’esercizio abusivo della professione. Nonostante sul piano scientifico questa professione non abbia dimostrato di distinguersi in alcun modo dalla psicologia la giuriusprudenza (di merito) non è sempre concorde, lasciando spazio alla diffusione epidemica di questa pratica. PEDAGOGIA [e PSICOPEDAGOGIA] CLINICA. E’ piuttosto frequente il caso del pedagogista che esce dall’ambito scolastico per avventurarsi in altri terreni, sconfinando con l’attività di diagnosi, sostegno e cura riservata allo psicologo. Esiste però una realtà più specifica che dà origine a diversi casi di abusivismo: la pedagogia clinica. Questa realtà nasce per iniziativa del Prof .Dott. Guido Pesci “padre della pedagogia clinica e della professione di pedagogista clinico“. In effetti nel 1974 il Pesci che per inciso oltre ad essere, ovviamente, il primo pedagogista clinico si definisce anche reflector, psicologo, psicoterapeuta, psicomotricista funzionale, giornalista pubblicista, modifica una disciplina nata con il nome di ortopedagogia in “pedagogia clinica”. Nel 1997 crea perfino una sorta di Albo cui si possono iscrivere esclusivamente gli allievi dei suoi Istituti, divenuti nel frattempo sette su tutto il territorio nazionale. Due peculiarità: il pedagogista clinico non ha necessariamente una formazione pedagogica ma può essere laureato in molte diverse discipline o “avere un curriculum idoneo”; i pedagogisti clinici hanno registrato il marchio di una serie notevole di “metodi e strumenti” del tutto “esclusivi” e di sapore decisamente “psico” tra cui: Colloquio anamnestico; Psicofiabe; Cyberclinica; Test per l’Attenzione e Faticabilità; Test Mnesi Immediata; Test Verbale di Maturità Logica; Protocollo operativo per l’analisi delle manifestazioni ansiose e depressive. PSICANALISI E PSICANALISI LAICA. Sigmund Freud lo diceva con chiarezza: “la psicanalisi è sorta come terapia (…) non ha mai abbandonato il terreno di origine, e il suo approfondimento, nonché il suo ulteriore sviluppo sono ancora legati alla pratica con i malati”. Così Musatti, il Laplanche Pontalis, lo storico manuale di Semi. Addirittura per il Perussia (altro tomo “storico”) quello della psicanalisi e di Freud è “il caso dello psicoterapeuta per eccellenza, oltre che inventore del concetto stesso di psicoterapia e di paziente”. Eppure, ancora oggi, dopo l’accreditamento della SPI come scuola di psicoterapia nel 1993, ora che la psicanalisi rappresenta l’oggetto del desiderio di un terzo degli psicoterapeuti del nostro paese, c’è ancora qualcuno che la esercita senza autorizzazione alcuna e in maniera del tutto autoreferenziale sostenendo che la psicanalisi sia formazione, spiritualità, cultura, anche quando cura le persone con il tipico setting individuale. E che quindi sia esercitabile da chiunque abbia sufficiente ardimento da autoproclamarsi psicanalista e una manciata di euro per comprare una targa di ottone da appendere alla porta dello studio. Quella di essere “psicanalista laico” (la dicitura fa riferimento ad una lettura distorta di un testo di Freud del 1926) è certo la scusa più raffinata per giustificare un esercizio abusivo di professione psicologica; ma che la psicanalisi non sia psicoterapia è falso come insincera è la posizione di alcuni noti teorici di questa posizione (ne sono rimasti pochissimi) che si sono iscritti agli Ordini di riferimento come psicoterapeuti, per poi lasciare ai loro allievi più giovani e ingenui il rischioso compito di esercitare la psicanalisi senza autorizzazione.
Pubblicato da Mauro Grimoldi il 4/10/12 su AltraPsicologia |
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Post n°274 pubblicato il 04 Aprile 2012 da loritatinelli
I BAMBINI GIOCANO (Bertold Brecht) |
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Post n°273 pubblicato il 20 Marzo 2012 da loritatinelli
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Post n°272 pubblicato il 01 Marzo 2012 da loritatinelli
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Post n°271 pubblicato il 09 Febbraio 2012 da loritatinelli
Dalla Valle d’Aosta alla Sicilia un esercito di falsi testimoni NICCOLO' ZANCAN TORINO Fonte: La Stampa.it |
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Post n°270 pubblicato il 24 Gennaio 2012 da loritatinelli
Il giorno più bello? Oggi. |
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Post n°269 pubblicato il 30 Dicembre 2011 da loritatinelli
DIALOGO DI UN VENDITORE D'ALMANACCHI E DI UN PASSEGGERE - G.Leopardi |


I bambini giocano alla guerra.
Inviato da: boscia.mara
il 17/05/2012 alle 19:16
Inviato da: boscia.mara
il 07/04/2012 alle 13:20
Inviato da: Io_piccolo_infinito
il 23/12/2011 alle 14:46
Inviato da: pietrocannozza
il 05/11/2011 alle 20:55
Inviato da: bolli27
il 23/09/2011 alle 12:12