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Inviato da: pietrocannozza
il 05/11/2011 alle 20:55
 
dolcissima....bello.....molto....non c'è odio non...
Inviato da: bolli27
il 23/09/2011 alle 12:12
 
Buongiorno di cuore..Bacio..
Inviato da: hengel0
il 01/09/2011 alle 08:12
 
Il termine pettegolezzo deriva da peto e olezzo ... Prova...
Inviato da: Apriti_all_arte
il 16/08/2011 alle 19:22
 
infatti , fukio dixit.. Buonagiornata,A® ^__^
Inviato da: xalex27
il 16/08/2011 alle 12:17
 
 

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"Giuro di dire bugie soltanto le bugie"

Foto di loritatinelli

Dalla Valle d’Aosta alla Sicilia un esercito di falsi testimoni
NICCOLO' ZANCAN

TORINO
Silenzio in aula, prego. Articolo 497 comma 2 del Codice Penale, il testimone legga ad alta voce: «Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza». Il microfono fischia, la voce si impaccia, qualcuno tentenna sul significato della parola «consapevole». Poi iniziano a piovere menzogne.

Il giudice di Aosta Eugenio Gramola - sì, quello del caso Cogne - ha lanciato l’allarme: «Ci prendono per imbecilli. È incredibile come mentano con facilità davanti al giudice. Sfrontati, fantasiosi. Senza la minima cura per la plausibilità del racconto. Orari impossibili, contraddizioni lampanti, pasticci. L’incidenza dei falsi testimoni è molto superiore a una media fisiologica, si attesta tra il 70 e l’80 per cento».

Quasi una tara
Sette su dieci mentono, in Valle d’Aosta. Sembra uno di quei casi in cui la geografia potrebbe significare qualcosa. L’Italia un Paese di bugiardi, quasi una tara nel codice genetico: «Chi mente al giudice è furbo - dice Gramola -. Essere bugiardo fa ridere, piace, non comporta disvalore sociale. Mentre indicare la menzogna come un grave atto contro la Giustizia è da biechi moralisti e puritani».

Totò e Peppino erano all’avanguardia, è risaputo. «Caffè, panini, false testimonianze!», urlavano nel 1959 nel film «La Cambiale». Proprio a Napoli, alla fine di gennaio, hanno scoperto un mercato in fervente attività. Centinaia di specialisti aspettavano davanti al portone d’ingresso della sede dei Giudice di Pace in via Foria. Tariffe trattabili, da 100 a 25 euro, a seconda dell’impegno. Perché bisogna pur sempre studiare un minimo la parte, imparare i nomi, mandare a memoria gli orari, mettere a fuoco le circostanze, prima di entrare in scena e recitare.

Cifra abnorme
Secondo le statistiche, la metà delle cause civili pendenti davanti ai giudici di pace (in nove casi su 10 sono risarcimenti di sinistri stradali) si svolgono nel distretto di Napoli: quasi 600 nuove pratiche al giorno. Una cifra abnorme. Lì, davanti all’ex caserma Garibaldi, gli investigatori hanno scoperto un’industria della menzogna. Ogni giorno si aggiustavano cause e si procuravano rimborsi. Specialità della casa: truffe alle assicurazioni, falsi incidenti, cause di lavoro. Un fenomeno non quantificato e raramente perseguito (pena prevista da due a sei anni di carcere).
Il ministero di Grazia a Giustizia non ha dati aggiornati: 50 condanne passate in giudicato nel 2007 per falsa testimonianza, 300 nel 2005. Molti procedimenti si perdono lungo la strada, senza arrivare a sentenza definitiva. Eppure: «La falsa testimonianza negli incidenti stradali ormai è un fenomeno sociale. Nel Casertano abbiamo avuto un recordman con più di 300 menzogne accertate». Antonio Coviello è professore di marketing assicurativo all’Università di Napoli, ma anche un ex ufficiale della Guardia di Finanza. Certe cose le ha verificate sul campo, prima di teorizzarle. Ha scritto un saggio assieme al vicequestore Maurizio Vallone, dirigente della Squadra Mobile di Napoli, dal titolo significativo: «Truffa in nome della legge».

Caos organizzativo
Ecco un passaggio: «Il fenomeno dei falsi testimoni è direttamente commisurato allo stato di assoluto caos organizzativo in cui operano i giudici di pace e gli uffici sinistri. Infatti è soltanto in una situazione di assoluta disorganizzazione che può proliferare un tale fenomeno, che ormai assume proporzioni eccezionali». Peculiarità italiana? «Sicuramente siamo un popolo propenso all’inganno - dice il professor Coviello -: questo è un dato di fatto. A Napoli ci sono coinvolgimenti a tutti i livelli: una parte di carrozzieri, una piccola parte dei giudici di pace che lavorano a gettone, una piccola parte di avvocati che lavorano solo con le assicurazioni. Persino lo Stato ha da guadagnarci: un terzo dei premi incassati dai cittadini finisce nelle casse sotto forma di imposte». C’è un antidoto? «Basterebbe istituire un registro dei testimoni». Nel frattempo, nascono delle professionalità.

A Roma, durante un’indagine del pubblico ministero Pietro Saviotti su diverse agenzie investigative che facevano affari illegali - ricatti, accessi a banche dati protette, spaccio di notizie «sensibili» - viene intercettata questa conversazione fra due detective: «Ho chiamato e gli ho detto: “Robbé, è mezz’ora di lavoro”. Quanto? Mille euro. E io allora gli ho fatto: “Ce voi annà?” E lui: “Eh sì che ce vado”». Mille euro più spese pagate - albergo e ristorante - per una bella falsa testimonianza in Tribunale.

Forme peculiari
Nel Casertano sono stati scoperti intrecci criminali inediti: il clan dei casalesi alleato con la mafia nigeriana, proprio sul ramo delle truffe alle assicurazioni. Falsi incidenti in Africa, per falsi automobilisti italiani, suffragati da false testimonianze incrociate e concordanti, per rimborsi da spartire.

A Palermo il clima è diverso, nel senso che il reato assume forme peculiari: «Qui la situazione è quasi paradossale - dice il pm Paolo Guido -. La falsa testimonianza spesso non è frutto di un accordo, ma di un condizionamento ambientale. Il teste più che falso, è reticente. Predomina il pensiero: “Ma chi me lo fa fare?”». Qual è il paradosso siciliano? «Sono più affidabili i pentiti che adempiono a un contratto e sanno bene quanto rischiano in caso di menzogna - spiega il magistrato - piuttosto che le persone ritenute, per così dire, attendibili. Facciamo salti mortali per contrastare dichiarazioni che sconfessano dati di fatto».

False testimonianze. Piccole e grandi. Celebri e appena scoperte. Due operai e due dirigenti della Thyssen avrebbero concordato una ricostruzione della situazione in fabbrica, antecedente alla tragedia, molto edulcorata. I carabinieri in servizio alla caserma di Bolzaneto con i loro «non ricordo», «non c’ero», «non ho visto». Il caso dell’avvocato inglese David Mills, condannato a quattro anni e sei mesi con l’accusa di aver accettato somme di denaro per testimoniare il falso in due processi in cui era imputato Silvio Berlusconi.

Storie significative
Dall’alto della civilissima Valle d’Aosta, al cospetto di storie magari più piccole eppure significative, il giudice Gramola ha un guizzo d’orgoglio: «Certe volte, più che a testimoni ci troviamo di fronte ad amici delle parti in conflitto. E questi bugiardi sono poi magari gli stessi che si scagliano contro una giustizia che non funziona».

Fonte: La Stampa.it

 
 
 

Domande

Post n°270 pubblicato il 24 Gennaio 2012 da loritatinelli
 
Foto di loritatinelli

Il giorno più bello? Oggi.
L’ostacolo più grande? La paura.
La cosa più facile? Sbagliarsi.
L’errore più grande? Rinunciare.
La radice di tutti i mali? L’egoismo.
La distrazione migliore? Il lavoro.
La sconfitta peggiore? Lo scoraggiamento.
I migliori professionisti? I bambini.
Il primo bisogno? Comunicare.
La felicità più grande? Essere utili agli altri.
Il mistero più grande? La morte.
Il difetto peggiore? Il malumore.
La persona più pericolosa? Quella che mente.
Il sentimento più brutto? Il rancore.
Il regalo più bello? Il perdono.
Quello indispensabile? La famiglia.
La rotta migliore? La via giusta.
La sensazione più piacevole? La pace interiore.
L’accoglienza migliore? Il sorriso.
La miglior medicina? L’ottimismo.
La soddisfazione più grande? Il dovere compiuto.
La forza più grande? La fede.
Le persone più necessarie? I sacerdoti.
La cosa più bella del mondo? L’amore.

Madre Teresa di Calcutta


 
 
 

Buon Anno

Post n°269 pubblicato il 30 Dicembre 2011 da loritatinelli
 
Foto di loritatinelli

DIALOGO DI UN VENDITORE D'ALMANACCHI E DI UN PASSEGGERE - G.Leopardi

Venditore. Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi. Bisognano, signore, almanacchi?
Passeggere. Almanacchi per l'anno nuovo?
Venditore. Si signore.
Passeggere. Credete che sarà felice quest'anno nuovo?
Venditore. Oh illustrissimo si, certo.
Passeggere. Come quest'anno passato?
Venditore. Più più assai.
Passeggere. Come quello di là?
Venditore. Più più, illustrissimo.
Passeggere. Ma come qual altro? Non vi piacerebb'egli che l'anno nuovo fosse come qualcuno di questi anni ultimi?
Venditore. Signor no, non mi piacerebbe.
Passeggere. Quanti anni nuovi sono passati da che voi vendete almanacchi?
Venditore. Saranno vent'anni, illustrissimo.
Passeggere. A quale di cotesti vent'anni vorreste che somigliasse l'anno venturo?
Venditore. Io? non saprei.
Passeggere. Non vi ricordate di nessun anno in particolare, che vi paresse felice?
Venditore. No in verità, illustrissimo.
Passeggere. E pure la vita è una cosa bella. Non è vero?
Venditore. Cotesto si sa.
Passeggere. Non tornereste voi a vivere cotesti vent'anni, e anche tutto il tempo passato, cominciando da che nasceste?
Venditore. Eh, caro signore, piacesse a Dio che si potesse.
Passeggere. Ma se aveste a rifare la vita che avete fatta né più né meno, con tutti i piaceri e i dispiaceri che avete passati?
Venditore. Cotesto non vorrei.
Passeggere. Oh che altra vita vorreste rifare? la vita ch'ho fatta io, o quella del principe, o di chi altro? O non credete che io, e che il principe, e che chiunque altro, risponderebbe come voi per l'appunto; e che avendo a rifare la stessa vita che avesse fatta, nessuno vorrebbe tornare indietro?
Venditore. Lo credo cotesto.
Passeggere. Né anche voi tornereste indietro con questo patto, non potendo in altro modo?
Venditore. Signor no davvero, non tornerei.
Passeggere. Oh che vita vorreste voi dunque?
Venditore. Vorrei una vita così, come Dio me la mandasse, senz'altri patti.
Passeggere. Una vita a caso, e non saperne altro avanti, come non si sa dell'anno nuovo?
Venditore. Appunto.
Passeggere. Così vorrei ancor io se avessi a rivivere, e così tutti. Ma questo è segno che il caso, fino a tutto quest'anno, ha trattato tutti male. E si vede chiaro che ciascuno è d'opinione che sia stato più o di più peso il male che gli e toccato, che il bene; se a patto di riavere la vita di prima, con tutto il suo bene e il suo male, nessuno vorrebbe rinascere. Quella vita ch'è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll'anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?
Venditore. Speriamo.
Passeggere. Dunque mostratemi l'almanacco più bello che avete.
Venditore. Ecco, illustrissimo. Cotesto vale trenta soldi.
Passeggere. Ecco trenta soldi.
Venditore. Grazie, illustrissimo: a rivederla. Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi.

 
 
 

Adelante promuove un corto per le festività natalizie

12-18-scenografia-cortoNOCI (Bari) - Gli esperti delle attività educative del Centro Socio - Psico - Educativo Adelante hanno voluto riprendere un progetto che già avevano sperimentato durante l'estate, con i bambini del "7° Valley Camp – Estate 2011" e che aveva come tema l'integrazione e l'accettazione del diverso, con la finalità di sensibilizzare i bambini e i ragazzi verso particolari temi di carattere sociale quali l'integrazione, attraverso alcune abilità psico-motorie e attitudini alla duttilità.

Dato il mese e l'arrivo del Natale, il centro ha deciso di fare dei laboratori per realizzare un presepe animato, con la tecnica del cinema di animazione, stop motion, basata sull'animazione delle scene e dei personaggi. Questa volta, infatti, i beneficiari di quest'ultimo sono stati, più di venti bambini di Noci, dai 7 fino ai 10-11 anni, i quali nei locali della parrocchia di San Domenico che Don Vito Gentile ha messo a disposizione, hanno lavorato con la plastilina. Ciascuno ha dato il suo vigoroso contributo per la realizzazione delle scenografie, con l'occhio sempre attento degli educatori, che li hanno seguiti passo dopo passo. Il tutto minuziosamente fotografato, per la realizzazione del corto.

Le giornate in cui hanno lavorato i ragazzi sono state quattro mercoledì, dalle 18 alle 20 e ogni volta i bambini sono sempre stati puntuali anzi, si sono registrati sempre più iscritti. Il corto si chiama "Il presepe che si muove realizzato dai bambini con amore". Il filmato sarà proiettato nella chiesa di San Domenico, grazie a Don Vito Gentile, il giorno 23 dicembre, e lì sarà possibile anche vedere il presepe permanente, che è stato costruito con la plastilina, la carta, il legno, con materiali semplici.

Sottolinea, la psicologa Lorita Tinelli: "I bambini che non si conoscevano per niente, poiché l'obiettivo principale era quello di farli lavorare insieme, infatti, non appartenevano alle stesse scuole, ma a istituti diversi, classi diverse, hanno partecipato attivamente collaborando tra loro e insomma alla fine è venuto fuori un bel gruppo complice, nello stesso tempo divertente, perché si è molto interessati".

"Puntiamo molto sul discorso della facilitazione alla relazione attraverso l'attività - conclude Tinelli - e, quindi, tentiamo di integrare i bambini con età differenti, di estrazione sociale diversa, di formazione diversa, in maniera tale che l'uno impari dall'altro, col coordinamento degli educatori naturalmente e che insieme si possano realizzare delle cose pratiche, che possano ritornare in autostima, per ciascuno di loro. Favorire, quindi, da una parte le loro risorse naturali e dall'altra fargliele spendere per l'arricchimento reciproco tra bambini, il progetto è nato per questo motivo".

Le educatrici fanno sapere che ci sono in programma molte altre attività che saranno rivolte ai minori, nello specifico, infatti, si occupano del sostegno scolastico individuale principalmente per quei soggetti con delle difficoltà e che hanno bisogno del sostegno del professionista.

 

Fonte: Noci24.it

 
 
 

COME ELABORARE IL LUTTO

Post n°267 pubblicato il 12 Dicembre 2011 da loritatinelli
 



E' stato il tema dell'ultimo incontro del CeSAP

Venerdì 25 novembre, nella giornata mondiale contro la violenza della donna è stato affrontato, nell'ambito dell'incontro organizzato dal CeSAP (Centro Studi Abusi Psicologici) , un tema molto delicato: quello dell'elaborazione del lutto. L'evento, patrocinato dal Comune di Noci, con la collaborazione del centro psico-educativo Adelante è stato efficacemente introdotto da Francesca Gigante, Presidente della Commissione pari opportunità e dalla Dott. Lorita Tinelli, famosa psicologa nocese ad indirizzo clinico e di comunità.
Il gran numero di gente riversatosi nel Chiostro di San Domenico, ha dimostrato il fatto che ciascuno mostra il bisogno di far proprio, seppur con uno sforzo enorme, il concetto di perdita e tutto il carico emozionale che ne deriva.
Siamo portati ad identificare con la parola "lutto" solo il momento in cui una persona si congeda dalla scena mondana. Eppure, come ha affermato Lorita Tinelli, la vita è costellata di lutti: il lutto, come perdita irreversibile è vissuto dalla madre al momento del parto, in quanto la vita che ha portato in grembo per nove mesi non vive più il legame perfettamente simbiotico della vita intrauterina; giorni di lutto ispensabile per una madre sono quelli in cui il proprio figlio si separa dall'ambiente domestico per vivere l'indispensabile esperienza della scuola dell'infanzia. E andando avanti negli anni, il fidanzamento del proprio figlio e ancora di più il matrimonio della propria "bambina" o del proprio "bambino", che suggellano l'autosufficienza dei figli e dunque l'inutilità di cure spesso morbose riservate loro.
Tutte queste esperienze di separazione, seppur caratterizzate da una certa "reversibilità", sono vissute come affronti alla propria capacità di adattamento all'assenza.
Queste situazioni richiedono una grande forza, magari anche un pò di scaltrezza che ci protegge dai colpi bassi che eventualmente possono esserci inferti.
Ovviamente il dolore che si prova in certi casi è strettamente correlato all'affetto nutrito nei confronti dell'altro, ma è una costante il sentire il bisogno di affrontarlo, magari ponendo risposte all'Alterità. Dalle testimonianze dirette di genitori che hanno vissuto la perdita dei propri figli si è potuta inferire l'esistenza di due fasi interne al processo di elaborazione del lutto: una "pars destruens" e una "pars costruens" .
Il primo momento, distruttivo, pervaso dai sensi di colpa per essere sopravvissuti al caro estinto, dalla voglia di autopunizione, dalla voglia di solitudine assoluta e talvolta da pericolosi comportamenti propri dell'anoressico, che celano una voglia di annichilimento. Poi, arriva un momento costruttivo, di stabilizzazione che attraverso la consapevolezza che vivendo e non "vegetando" facciano "rivivere" coloro che ci hanno lasciati, ci rende più solleciti all'altro e alla sua esistenza reale. In questa fase scopriamo l'importanza della fede e della religione caratterizzata (dal latino religare) dal "legarsi all'Alterità.
Certamente lasciarsi aiutare è un segno di grande maturità, come anche ascoltare chi ha bisogno.

FAX - I fatti della settimana del 3 dicembre 2011, p. 18

 
 
 

È proibito

Post n°266 pubblicato il 06 Dicembre 2011 da loritatinelli
 
Foto di loritatinelli

piangere senza imparare,
svegliarti la mattina senza sapere che fare
avere paura dei tuoi ricordi.
È proibito non sorridere ai problemi,
non lottare per quello in cui credi
e desistere, per paura.
Non cercare di trasformare i tuoi sogni in realta'.
È proibito non dimostrare il tuo amore,
fare pagare agli altri i tuoi malumori.
È proibito abbandonare i tuoi amici,
non cercare di comprendere coloro che ti stanno accanto
e chiamarli solo quando ne hai bisogno.
È proibito non essere te stesso davanti alla gente,
fingere davanti alle persone che non ti interessano,
essere gentile solo con chi si ricorda di te,
dimenticare tutti coloro che ti amano.
È proibito non fare le cose per te stesso,
avere paura della vita e dei suoi compromessi,
non vivere ogni giorno come se fosse il tuo ultimo respiro.
È proibito sentire la mancanza di qualcuno senza gioire,
dimenticare i suoi occhi e le sue risate
solo perchè le vostre strade hanno smesso di abbracciarsi.
Dimenticare il passato e farlo scontare al presente.
È proibito non cercare di comprendere le persone,
pensare che le loro vite valgono meno della tua,
non credere che ciascuno tiene il proprio cammino
nelle proprie mani.
È proibito non creare la tua storia,
non avere neanche un momento per la gente che ha bisogno di te,
non comprendere che ciò che la vita ti dona,
allo stesso modo te lo può togliere.
È proibito non cercare la tua felicità,
non vivere la tua vita pensando positivo,
non pensare che possiamo solo migliorare,
non sentire che, senza di te,
questo mondo non sarebbe lo stesso.

Pablo Neruda

(Parral, 12 luglio 1904 – Santiago, 23 settembre 1973)
 
 
 

Il dono

Post n°265 pubblicato il 28 Novembre 2011 da loritatinelli
 

Una storia racconta di un maestro illuminato che alla critica, al giudizio e al ridicolo rispondeva inevitabilmente con amore, gentilezza e pace.

Uno dei discepoli gli chiese come facesse a mantenersi cosi' calmo e gentile davanti a simili invettive. Alla domanda lui rispose con un'altra domanda: "Se qualcuno ti offre un dono, e tu non lo accetti, a chi appartiene il dono?"
(W.W. Dyer)

 
 
 
 
 

Riconoscere il dolore per un lutto: un percorso possibile con la vita

NOCI (Bari) - La giornata internazionale contro la violenza sulle donne anche a Noci è stata ricordata. Il 25 novembre 2011 era previsto che all'interno del Chiostro di San Domenico si parlasse di tematiche molto forti su cui riflettere, legate al dolore e alla perdita improvvisa dei propri cari. Così è stato, ma l'argomento ha rappresentato anche il pretesto per ricollegarsi ad un argomento che contemporaneamente stava a cuore a tutte le nazioni: la violenza sulle donne.

Non a caso, in occasione del dibattito intitolato "Elaborare un lutto. Un processo possibile", era presente la Presidente della Commissione alle Pari Opportunità, Francesca Gigante (in foto in altro a sinistra) la quale, dopo aver sostenuto l'iniziativa internazionale e dopo aver sottolineato il significato distintivo dei fiocchetti bianchi distribuiti ad ognuno dei presenti, ha dato il via ad un percorso che puntualmente si concentrerà su temi legati alla famiglia e al sociale. Il prossimo appuntamento infatti si concerterà sul tema della violenza sulla donna. All'introduzione della Gigante è poi seguito un piccolo intervento da parte di Suor Liana, una sorella che da poco si è trasferita nel territorio di Noci, precisamente presso la Chiesa della Madonna della Croce, e che ha espresso un suo pensiero circa l'argomento che di lì a poco avrebbe fatto scaturire nelle menti del pubblico riflessioni e stati d'animo molto forti. "Sentiremo parlare di dolore" ha esordito, "e speriamo che col tempo questo possa diventare un luogo di speranza per tutti. Ogni uomo può diventare un rifugio per l'altro e, in questi casi, nessuno deve sentirsi solo".

Si è entrati dunque nel vivo dell'argomento, la parola è passata nelle mani della psicologa nocese che ha curato l'evento grazie al sostegno di una serie di associazioni (vedi CeSap e Adelante), nonché la dott.ssa Lorita Tienelli (in foto in alto a sinistra) e il dibattito ha avuto inizio. "L'obiettivo di questo incontro" ha spiegato "non è trovare risposte ma imparare reciprocamente a riflettere su questi argomenti. L'esperienza del lutto comincia addirittura con la nascita. Un lutto è uguale ad una separazione, somiglia tanto ad una sensazione di vuoto improvviso. Per superarlo è necessario chiedere aiuto: l'unica ancora di salvezza. É necessario viverlo il dolore, riconoscerlo, affrontare l'esperienza. La società, la famiglia, i valori e le persone più care saranno le soluzioni per l'accettazione del dolore e, quindi, il superamento. Non è facile, ma è possibile". A volte il metodo scientifico degli psicologi non basta, è vero. Il calore delle persone più care non sembra essere sufficiente: la gente si ostina a considerare la propria esistenza inutile solo se ha perso qualcun altro. E allora come è possibile credere nelle parole della dott.ssa Tinelli?

La risposta l'hanno data alcuni testimoni che con grandissimo coraggio hanno esposto la loro esperienza al pubblico (foto in basso) e di cui non riportiamo le foto per motivi di privacy e di rispetto nei confronti della grande fatica che hanno dovuto affrontare, ma sempre a scopo benefico e di confronto con la società. La storia della signora Rosanna e del signor Antonio (entrambi genitori che hanno perso i loro figli) hanno fortemente catturato l'interiorità del pubblico, tanto da farlo commuovere e sospirare. D'altronde l'intenzione era proprio questa: mettersi difronte al dolore, riconoscerlo, farlo proprio, superarlo. Il lavoro lungo anni ed anni da parte dei psicologi sostenitori dell'iniziativa è stato lodevole; mai si era assistito ad un appuntamento così duro, così forte, così reale. Eppure potrebbe avere funzionato per quelle persone che attualmente si trovano in una simile condizione.

Scritto da Daniela Della Corte su Noci24.it

 
 
 

Silenzio, Kahlil Gibran

Post n°262 pubblicato il 26 Novembre 2011 da loritatinelli
 

 

 

 
 
 
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