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la creativita`.

spazio di riflessione sul mondo interiore creativo e spirituale delle persone e la relazione con la societa' ed i problemi della vita.

 

 

La cultura dell'imposizione e la spontaneita` (prima parte).

Post n°122 pubblicato il 16 Agosto 2014 da relavita
 
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Nella società possiamo riscontrare l'esistenza di una cultura dell'imposizione che tende a sopprimere la spontaneità delle persone. La cultura dell'imposizione è riscontrabile in ambienti politici ed istituzionali e nelle aziende pubbliche e private. Questo tipo di cultura si contraddistingue per l'uso di strumenti e strategie anche illegittime utili a stimolare l'obbedienza e la produttività delle persone. Nella mente dei cultori dell'imposizione la persona è considerata un meccanismo da far “funzionare”. La produttività e la competitività possono essere parole “simbolo”  della tendenza culturale di imporre comportamenti che spesso sono inadeguati per un essere umano. L'imposizione è un atteggiamento riscontrabile anche nelle famiglie e nei gruppi sociali. L'imposizione familiare e sociale vuole costringere le persone ad adeguarsi rigidamente a determinate regole morali e comportamentali. Ogni forma di imposizione tende a soffocare il vero carattere e la spontaneità di una persona e le sue motivazioni interiori. L'imposizione contribuisce a generare le caratteropatie nelle persone. L'imposizione culturale favorisce l'incremento dei danni professionali, esistenziali, relazionali ed anche patrimoniali a carico dei cittadini. Una cultura che invece stimola l'espressione spontanea facilita lo sviluppo dell'intelligenza, del carattere, della creatività ed umanità dei cittadini. La cultura della spontaneità rispetta l'essenza spirituale e l'anima delle persone e favorisce il progresso sano ed evoluto della società. La spontaneità dovrebbe essere stimolata nei bambini e negli adolescenti in ambito familiare e scolastico. La cultura del nozionismo può invece provocare una riduzione dell'espressione spontanea e del carattere di un bambino o dell'adolescente. Nella scuola primaria e secondaria ed in famiglia il bambino e l'adolescente possono alternare lo studio e le attività utili allo sviluppo del carattere in accordo con il proprio temperamento innato. Nell'università e nel mondo del lavoro è possibile aiutare le persone a scegliere un percorso di studio o professionale adatto a sviluppare il carattere progressivamente inibito dall'educazione familiare e scolastica e dalla cultura sociale.

 
 
 

Stress e capacita` di lettura della realta` (prima parte).

Post n°121 pubblicato il 02 Agosto 2014 da relavita
 
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Negli ambienti di lavoro, sociali o familiari una persona può essere soggetta a stress perché ha in dote delle capacità di lettura della realtà. Questo tipo di stress può derivare dai comportamenti incoerenti o patologici presenti nei gruppi di lavoro, sociali o familiari. Lo stress subito da questa persona evoluta è quindi indipendente dai problemi che generalmente incontra nel proprio ruolo professionale, sociale o familiare ma è l'effetto della mentalità chiusa o negativa presente nell'ambiente di lavoro, sociale o familiare. Questo tipo di stress spesso segnala che la persona dispone di maggiori capacità e qualità umane rispetto al guppo di lavoro, sociale o familiare. Questa persona può essere parzialmente inconsapevole della differenza evolutiva esistente con il gruppo. In questa situazione la persona comincia a presentare dei sintomi psicofisici di difficile comprensione anche per medici e specialisti. La persona può attenuare questi sintomi e le eventuali reazioni depressive allo stress utilizzando le tecniche di rilassamento oppure la fitoterapia e la floriterapia. Nel caso in cui lo stress è elevato può ricorrere ad un utilizzo temporaneo di farmaci ad effetto miorilassante od a tranquillanti. Questa persona avrebbe però bisogno soprattutto di comprendere quali aspetti negativi dell'ambiente di lavoro, familiare o sociale determinano questo stress. La capacità di lettura della realtà è infatti connessa anche al tipo di intelligenza in dote alla persona. La persona che vuole uscire da questa condizione di stress dovrebbe impegnarsi ad individuare l'ambito in cui è più sensibile ed intelligente. Questo lavoro di riconoscimento della propria tipologia caratteriale ed intelligenza può essere svolto con l'aiuto di esperti che facilitano la scoperta del mondo transpersonale e spirituale della persona. La persona che vuole conoscere i propri talenti ha maggiori possibilità di sfuggire alle situazioni della vita in cui un certo tipo di stress potrebbe pregiudicare la salute psicofisica e l'evoluzione sana del percorso professionale, sociale, familiare e relazionale.

 
 
 

Il mobbing per deviare la crescita professionale (seconda parte).

Post n°120 pubblicato il 18 Luglio 2014 da relavita
 
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Nel mondo del lavoro la dirigenza può mascherare il mobbing usato per deviare la crescita professionale di un dipendente attraverso la richiesta di maggiore flessibilità nelle mansioni di lavoro. La professionalità e la personalità del dipendente possono essere svilite da un cambiamento di mansioni apparentemente temporaneo oppure da una falsa inidoneità all'impiego come ho ricordato nel post numero novantadue. La flessibilità sul lavoro può trasformarsi in una richiesta al dipendente di adattarsi alle necessità della dirigenza senza chiedersi se sono compatibili con la propria onestà, il carattere ed il percorso professionale. La dirigenza che improvvisamente chiede al dipendente di svolgere nuove mansioni o di cambiare il modo di operare potrebbe mascherare l'intento di manipolare le carriere professionali. La flessibilità può diventare lo strumento della dirigenza utile per scegliere i dipendenti più mediocri e sottomessi tra le persone idonee a fare carriera. La flessibilità può diventare lo strumento utile per manipolare anche la personalità del dipendente. Il dipendente inconsapevole rischia di sviluppare una personalità incompatibile con il proprio carattere che genera sofferenza e gli riduce le capacità di creare nuovi progetti professionali o di vita. Il dipendente deviato dallo sviluppo naturale del proprio carattere ha minori capacita di affrontare e superare i problemi sul lavoro. Il dipendente sano può diventare consapevole della manipolazione del percorso professionale se nota che il suo organismo reagisce con una depressione ed una riduzione della produttività sul lavoro. La dirigenza spesso cerca di mascherare l'improduttività del dipendente con un aumento del carico di lavoro. La dirigenza può anche ricorrere al mobbing per umiliare ed incolpare ingiustamente il dipendente di scarso rendimento sul lavoro. Queste azioni di mobbing aiutano la dirigenza a deviare un percorso professionale ma solitamente determinano l'improduttività cronica del dipendente. Il dipendente deviato verso altri percorsi professionali viene solitamente sostituito con un collega più disponibile ad eseguire gli ordini di una dirigenza priva di scrupoli o coscienza morale. Questo dipendente “disponibile” spesso viene lodato e premiato per la sua obbedienza “cieca” che favorisce la carriera professionale di dirigenti patologici.

 
 
 

Ruolo professionale e motivazione del dipendente (prima parte).

Post n°119 pubblicato il 04 Luglio 2014 da relavita
 
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Nelle organizzazioni pubbliche e private può accadere che il ruolo professionale sia scollegato dalla reale motivazione interiore del dipendente. In questa situazione il lavoratore opera in base alle motivazioni fornite dai superiori oppure alle necessità collegate alla sopravvivenza ed al mantenimento di una famiglia. Il ruolo professionale diventa quindi un'attività in cui manca un apporto significativo delle capacità, dei talenti e della passione del lavoratore. Il dipendente che manca di una reale motivazione interiore tende a ridurre anche del 50% la performance e l'interesse per il proprio ruolo profesionale. Il dipendente inoltre inizia a compiere solo le attività strettamente necessarie e cerca di superare la noia anche assentandosi dal lavoro. La noia sopraggiunge nel dipendente perché spesso i superiori e l'ufficio delle risorse umane credono che sia inutile valutare l'evoluzione personale e professionale di un lavoratore. Nelle organizzazioni pubbliche e private possiamo incontrare diversi responsabili e dirigenti incapaci di notare se un collaboratore ha bisogno di variare il proprio ruolo professionale perché si sente demotivato. L'ufficio delle risorse umane spesso ha una conoscenza superficiale o distorta del personale derivata dalle schede di valutazione compilate da responsabili e dirigenti. L'ufficio del personale dovrebbe invece costruire gradualmente un rapporto di conoscenza con il dipendente anche per riconoscere l'evoluzione delle sue motivazioni nel ruolo professionale. In ogni organizzazione possiamo incontrare persone che hanno bisogno di variare il proprio ruolo perché sono in grado di crescere personalmente e professionalmente. I dirigenti ed i responsabili dovrebbero quindi aiutare l'ufficio personale ed i consulenti esterni ad individuare i collaboratori che hanno bisogno di variare il percorso professionale. Un'organizzazione sana ha infatti interesse a mantenere un rapporto vitale con il personale al fine di impiegarlo al meglio ed in accordo con le attitudini e le motivazioni interiori. Questo tipo di organizzazione valorizza i dipendenti e riconosce l'importanza delle qualità interiori delle persone. Queste organizzazioni solitamente forniscono standard elevati di qualità del prodotto o servizio offerto alla clientela.

 
 
 

Paure del cuore e sofferenze relazionali (prima parte).

Post n°118 pubblicato il 20 Giugno 2014 da relavita
 
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Le paure del cuore di una persona possono trasformarsi in sofferenze relazionali che indeboliscono e limitano i rapporti sociali, familiari, di coppia ed amicizia. Le persone spesso sottovalutano le tensioni emotive, la rabbia, le delusioni oppure le paure che improvvisamente sentono nel proprio cuore. Questo atteggiamento personale di incuria può gradualmente creare insensibilità ed indifferenza relazionale che inibisce ogni slancio vitale e passionale nei rapporti significativi della propria vita. Il cuore può simbolicamente congelare e di conseguenza una persona riduce le proprie capacità di compiere gesti ed atti di affetto ed altruismo. I rapporti tra le persone che hanno il cuore “congelato” diventano formali o sono basati sulla ricerca del piacere e della reciproca convenienza. Questa tipologia di rapporti solitamente genera gradualmente una forma di sofferenza del cuore che acceca le emozioni di una persona. L'invalidità emotiva o cecità del cuore può impedire di riconoscere i bisogni propri ed altrui di affetto, amore, aiuto, comprensione e compassione. Le paure del cuore possono essere un segnale del disagio provato da una persona e quindi aiutano a salvaguardare la salute fisica ed emotiva ed a compiere scelte personali per allontanare lo sfruttamento, l'abuso di potere e la violenza. Le paure del cuore possono segnalare alla persona le situazioni della vita in cui tende a comprimere le proprie opportunità di evoluzione interiore e relazionale. Le paure che diventano sofferenze del cuore possono indicare i sacrifici compiuti da una persona per timore della solitudine o delle maldicenze diffuse nella comunità in cui ha vissuto. Il rispetto di sé stessi e della propria natura spirituale deriva anche dalla disponibilità a ricevere le impressioni del nostro cuore. Le persone disposte a sentire il proprio cuore muovono il proprio corpo nel mondo senza subire l'arresto del pensiero intuitivo e creatore. Le persone che pensano anche con il proprio cuore sono più capaci di atti che allontanano e riducono i mali della società e gli egoismi nelle organizzazioni, nei nuclei familiari o nei rapporti interpersonali basati sulla lussuria ed il piacere.

 
 
 
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Data di creazione: 01/04/2012
 

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