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Dirigenza e divieti alla persona creativa.

Post n°177 pubblicato il 27 Giugno 2017 da relavita
 
Foto di relavita

La dirigenza delle organizzazioni pubbliche e private cerca spesso di sopprimere la creatività del personale tramite divieti di fare ed agire in modo diverso dalle consuetudini diffuse nell'ambiente di lavoro. I dirigenti incapaci di valutare i fatti e la realtà con equilibrio e verità possono considerare la persona creativa come un soggetto che cerca la libertà attraverso la rottura delle regole esistenti nell'ambiente di lavoro. La persona creativa può quindi trovarsi a disagio e sviluppare i sintomi tipici dello stress e della fatica a livello psicofisico. Questo tipo di disagio relazionale può essere parzialmente ridotto dalla persona creativa con l'aiuto dell'omeopatia, della fitoterapia o gemmoterapia e dell'analisi esistenziale dei traumi subiti effettuata con uno psicoterapeuta esperto di problemi e patologie diffuse nelle organizzazioni pubbliche e private. Questa tipologia di disagi purtroppo può essere superata soltanto se la persona lascia l'ambiente di lavoro patologico perchè la dirigenza impaurita dai cambiamenti cercherà costantemente di ostacolare in ogni modo il lavoratore creativo. La creatività della persona può svilupparsi solo in ambienti di lavoro che permettono al personale di cercare quotidianamente le soluzioni migliori nella propria attività professionale. I dirigenti propensi a vietare alle persone di fare ed agire in un certo modo creativo spesso contribuiscono gradualmente a disumanizzare le organizzazioni pubbliche e private ed a rendere tristi, insoddisfatte e grette le risorse umane. In queste organizzazioni il lavoro diventa tecno-meccanico e la vita interiore del personale viene svuotata dalle qualità e talenti presenti nella sfera transpersonale e spirituale. I divieti espressi dalla dirigenza ostacolano la ricerca evolutiva e professionale delle persone normalmente equilibrate e di buona volontà e pertanto possono essere considerati atti incostituzionali e lesivi di uno sviluppo naturale e transpersonale dell'essere umano. Le norme sul diritto del lavoro dovrebbero impedire alla dirigenza di vietare lo sviluppo creativo ed umano del lavoratore nelle organizzazioni pubbliche e private. Una legislazione carente di tutele per la personalità del lavoratore ed una formazione inadeguata o inesistente della dirigenza possono irrigidire le organizzazioni pubbliche e private, privarle di vitalità creativa e capacità di rinnovarsi nonchè di garantire una sopravvivenza dignitosa ai dipendenti.

 
 
 

Falsificazione dell'identità relazionale.

Post n°176 pubblicato il 26 Maggio 2017 da relavita
 
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Nelle famiglie di oggi l'identità relazionale delle persone può subire una falsificazione dovuta all'eccesso di razionalità diffusa nella società. L'informatica e la tecnologia oppure le nozioni scientifiche apprese nelle aule scolastiche possono generare varie inibizioni nella sfera relazionale delle persone e la perdita di contatto con le emozioni e la componente spirituale del proprio mondo interiore. Le persone possono così divenire fredde ed insensibili ed isolare l'amore proveniente dal proprio mondo interiore transpersonale e spirituale. L'informatica e la tecnologia sono strumenti utili per trasmettere, ricevere ed elaborare informazioni e dati ma tendono a limitare e ridurre le capacità empatiche dell'essere umano. La crescita spirituale e dell'identità sana di una persona può avvenire soltanto attraverso una contemporanea espansione delle capacità relazionali, empatiche ed in genere umane. La persona che sviluppa soltanto le abilità utili al mondo della tecnologia e dell'informatica tende ad inibire anche le intuizioni e la propria intelligenza emotiva. L'identità relazionale di questa tipologia di persone può subire gradualmente una falsificazione causata da un utilizzo eccessivo della mente razionale. Questo tipo di persone sono in grado di gestire correttamente i dati, le nozioni e le informazioni razionali ma presentano delle lacune anche gravi nelle capacità di relazionarsi in modo equilibrato ed umano con il mondo esterno. Queste persone tendono pertanto ad agire con una volontà di prevalere sulle ragioni altrui attraverso le informazioni e conoscenze acquisite attraverso la razionalità, la tecnologia e l'informatica. Le persone possono diventare incapaci di riconoscere i molteplici problemi di vita generati ad esempio dalla lesione dei diritti, dal pressappochismo diffuso nell'ambiente familiare o lavorativo, dalla carenza di collaborazione e cooperazione nelle organizzazioni pubbliche e private, dalle alterazioni o cancellazioni selettive di dati ed informazioni nonchè dai messaggi falsi contenuti nei dialoghi interpersonali, familiari e sociali. La falsificazione dell'identità relazionale generata dalla razionalità eccessiva contenuta nella tecnologia e nell'informatica può essere ridotta e compensata da una costante esposizione delle persone ad esperienze interiori e nel mondo che richiedono l'attivazione di emozioni, intuizioni e capacità umane nei rapporti di lavoro, familiari, sociali, di coppia e d'amicizia.

 

 

 
 
 

Lavoro creativo e produttivo.

Post n°175 pubblicato il 24 Aprile 2017 da relavita
 
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Nella società odierna il lavoro produttivo spesso prevarica e/o prevale sui bisogni della persona di esprimersi in modo creativo. Il lavoro produttivo svolto normalmente dalle persone utilizza spazi e tempi incompatibili con l'attività creatrice interiore dell'individuo. Nel lavoro produttivo si tende infatti a ridurre i tempi e spazi necessari per svolgere azioni ed attività oppure realizzare prodotti e servizi allo scopo di incrementare i guadagni e diminuire i costi. L'attività creatrice interiore della persona utile alla successiva realizzazione materiale e/o intellettuale di un'opera oppure al cambiamento dello stile di vita richiede invece tempi e spazi più lunghi ed è indipendente dai guadagni e costi pretesi o supposti dalle organizzazioni, istituzioni o famiglie di oggi. Questa attività creatrice è inoltre più complessa perchè la persona utilizza prevalentemente le funzioni interiori e superiori dell'immaginazione, intuizione ed emozione per dare una forma iniziale alle proprie idee e solo successivamente cerca di integrarle con la realtà materiale, il vissuto, gli istinti, le pulsioni ed i pensieri razionali. Il lavoro interiore creativo della persona richiede perciò anche un periodo di elaborazione più lungo rispetto ad una normale attività produttiva di tipo ripetitivo. L'attività interiore creatrice della persona ha bisogno inoltre di essere manifestata nella realtà del mondo per un certo tempo al fine di verificare i miglioramenti e risultati ottenuti nella vita dei cittadini. Il lavoro produttivo è invece un'attività ripetitiva necessaria alla sopravvivenza di cui si conoscono generalmente i risultati. Nella società odierna appare necessario incrementare il lavoro creativo delle persone per ottenere gradualmente una riduzione delle attività produttive finalizzate esclusivamente alla sopravvivenza e realizzazione di beni e servizi omologati e conformi. Il lavoro creativo può infatti contribuire alla riduzione dell'eccesso di potere delle organizzazioni, scuole e famiglie nonchè incrementare le capacità delle persone di manifestare benevolenza ed affrontare e superare i problemi sul lavoro, nelle relazioni sociali ed affettive, nella comunità o nell'ambito istituzionale. Il lavoro esclusivamente produttivo così diffuso nella scuola, nelle organizzazioni e famiglie tende invece a generare diseguaglianze, infelicità, conflitti interpersonali e sociali, lesioni dei diritti umani ed impoverimento culturale nonchè danni alla salute, all'esistenza ed alle relazioni dei cittadini.

 
 
 

Dicerie e paura dell'ignoto.

Post n°174 pubblicato il 20 Marzo 2017 da relavita
 
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Nella comunicazione interpersonale oppure tramite i mass o social media le dicerie sono spesso la rappresentazione di una paura dell'ignoto generalmente diffusa tra i cittadini. La diceria od il parlare di fatti, eventi e persone senza averne una reale conoscenza espone l'individuo al rischio di formarsi opinioni, preconcetti e pregiudizi che limitano lo stile di vita e l'atteggiamento relazionale e possono causare diversi blocchi evolutivi. La persona abituata a comunicare diverse dicerie nei rapporti interpersonali, sociali e di lavoro tenderà ad allontanarsi da sè, dalla riflessione sul proprio mondo interiore e sulla vita reale perchè è incapace di procedere nell'ignoto. La paura dell'ignoto viene alimentata dagli istinti e dal bisogno primario della persona di conformarsi all'atteggiamento più diffuso nella comunità in cui vive anche per scongiurare il rischio dell'isolamento sociale e relazionale. Le dicerie rappresentano anche il tentativo della persona di trovare risposte facili, rassicuranti, razionali oppure condivisibili nella comunità. La persona che utilizza le dicerie nella comunicazione spesso si sente priva di riferimenti interiori utili per affrontare la paura dell'ignoto. La cultura sociale e familiare spesso contribuiscono ad alimentare la paura dell'ignoto nelle persone perchè sono basate su tradizioni e consuetudini che permangono nel tempo senza rinnovarsi ed evolvere. Le dicerie sono anche il segnale del disagio individuale conseguente all'ignoranza di sè e della realtà in cui si vive. Le persone spesso hanno paura di conoscere realmente sè stesse e la realtà perchè dovrebbero probabilmente rinunciare agli agi derivati dal pressappochismo così diffuso tra i cittadini e stimolato sovente anche dall'istruzione scolastica ricca di nozionismo. L'educazione e l'istruzione diffuse nella società odierna scoraggiano la ricerca delle persone in ambiti diversi dalla razionalità e pertanto tra i cittadini viene incrementata la paura dell'ignoto. Le persone possono così rimanere ancorate ad idee e pensieri che riducono e semplificano i fatti e le cause che generano un evento nella vita sociale e pertanto tendono a diventare pressappochisti. La diceria maschera spesso una carenza di sapienza ed intuizione della persona, l'inquietudine della mente e le emozioni bloccate dalla razionalità.

 
 
 

Volontà del cliente nel counseling transpersonale.

Post n°173 pubblicato il 20 Febbraio 2017 da relavita
 
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Negli incontri di counseling transpersonale la volontà del cliente sano diventa necessaria per mantenere una giusta disidentificazione dai bisogni primari legati alla sopravvivenza. Il counseling transpersonale aiuta il cliente a partire per il viaggio interiore nel mondo creativo, intuitivo e spirituale in cui può portare simbolicamente le "provviste" strettamente necessarie alla propria sopravvivenza. La volontà personale del cliente abituato a soddisfare solo i bisogni materiali, sessuali, mentali, di auto-affermazione o appartenenza a gruppi sociali e familiari può opporsi al viaggio dell'essere umano nel mondo interiore transpersonale e spirituale. Negli incontri di counseling il cliente ha bisogno di sviluppare gradualmente la capacità di fare alcuni sacrifici per riuscire ad ampliare la volontà transpersonale ed esprimere i talenti e le qualità connesse al proprio temperamento. Il cliente restio a sacrificare qualche bisogno primario è anche incapace di evolvere e diventare saggio, sapiente e libero di creare ed amare. La volontà può ampliarsi nell'area transpersonale se il cliente resiste alle pressioni che riceve dalle persone ed organizzazioni patologiche e dai sistemi di potere che deviano il percorso evolutivo sano dei cittadini. La volontà transpersonale può svilupparsi se il cliente resiste ai tentativi della famiglia, degli amici o della scuola di deviarlo dall'intento di salire interiormente per diventare creativo ed umano nella vita quotidiana. Nell'incontro di counseling transpersonale il cliente idoneo è perciò libero dai condizionamenti ambientali che possono impedirgli di esprimere la propria natura transpersonale e spirituale. La volontà transpersonale è complementare a quella personale che aiuta il cliente a sopravvivere. Questa volontà transpersonale sostiene il cliente nello sviluppo di uno stile di vita originale, creativo, sano ed umano. Il cliente può così imparare gradualmente a sopravvivere utilizzando la personalità costruita con il proprio vissuto ed a vivere tramite la relazione sviluppata con il transpersonale e spirituale di cui è consapevole. La volontà personale del cliente integrata dal transpersonale diventa capace di superare diversi blocchi evolutivi generati dalla cultura e mentalità diffuse nella società odierna. La volontà personale del cittadino spesso è inadeguata ed insufficiente per superare i numerosi problemi diffusi nei luoghi di lavoro, in famiglia, nei gruppi sociali e nei rapporti interpersonali.

 
 
 
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