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shachor
   
 
Creato da shachor il 02/06/2009

Nel reale e oltre

E se la realtà fosse il sogno o l'illusione?

 

LEBBRA

Post n°418 pubblicato il 13 Ottobre 2009 da shachor
 

La lebbra (o morbo di Hansen) è una malattia infettiva e cronica, causata dal batterio Mycobacterium leprae, che colpisce la pelle e i nervi periferici in vari modi e gradi, anche molto invalidanti. Un tempo considerata una maledizione di Dio e incurabile, in era moderna si è rivelata molto meno temibile e meglio curabile di quanto ritenuto in passato. Le dizioni "morbo di Hansen" o "Hanseniasi" vengono oggi privilegiate per evitare il marchio di infamia che la parola "lebbra" ancora reca con sé nell'opinione comune
La parola lebbra deriva dal greco "lepròs", scabroso.
Benché la lebbra sia generalmente considerata la malattia più antica del mondo, non si conosce con certezza l'epoca precisa della sua comparsa.
Quasi certamente quella che nell'Antico Testamento, nel Levitico, è chiamata impropriamente lebbra (in ebraico Tzaraath) non è la stessa malattia che noi conosciamo. Si pensa che la malattia abbia avuto origine in India o in Africa.
Nelle leggi di Manu, nei Veda indiani (inizio del XV secolo a.C.), sono riportate istruzioni per la prevenzione della lebbra.
Intorno al 400 a.C. la lebbra fece la sua comparsa in Cina: Da Feng nel "Nei Jing" intorno al 190 a.C. segnalava le tipiche lesioni cutanee anestesiche della lebbra.
Negli scritti di Ippocrate (IV secolo a.C.) non c'è menzione di quadri clinici riconducibili alla lebbra; la malattia probabilmente è stata portata in Europa dai soldati di Alessandro il Grande di ritorno dall'India (326 a.C.).
Il reperto più remoto di resti umani con segni indubbi di lebbra risale al III secolo a.C. (quattro crani di epoca Tolemaica dall'oasi di Dakleh nell'Alto Egitto).
La prima descrizione completa di una malattia che corrisponda alla nostra nozione di lebbra viene dall'India e risale al VII secolo dell'era cristiana.
Nel XIII secolo si ebbe la maggiore diffusione della lebbra in Europa, dove diventò endemica. Trattandosi di malattia notoriamente infettiva, nel Medioevo, in Europa così come nella altri parti del mondo, i lebbrosi erano costretti a vivere al di fuori delle città, nei lebbrosari. Mentre la lebbra era associata ad impurità nella religione ebraica, questo non avvenne per il cristianesimo; per esempio Baldovino IV, Crociato e re di Gerusalemme, era lebbroso. Ciò non evitò tuttavia che, a causa del lorio aspetto e della paura di contagio, fossero oggetto di segregazione e punizioni; emblematica la persecuzione francese del 1321 autorizzata direttamente dal Re Filippo V con l'editto di Poitiers nei confronti di quelli che venivano chiamati cagots.
Nel 1953 Vilh Möller-Christensen trovò numerosi scheletri nel cimitero di un antico lebbrosario medievale della Danimarca che presentavano le tipiche alterazioni ossee della lebbra in stadio avanzato (facies leprosa): la distruzione del processo alveolare anteriore del mascellare e delle ossa nasali. L’endemia di lebbra in Europa si ridusse dal XV secolo
Nel XVI secolo, venne esportata nell’America Latina, prima dai conquistatori spagnoli e portoghesi, poi dagli schiavi africani.
Fino al XIX secolo si è creduto che la lebbra fosse una malattia ereditaria e dai più era considerata una punizione divina.
Nel 1847 i dermatologi norvegesi Danielsen e Boeck offrirono la prima descrizione clinica di lebbra tubercoloide.
Nel 1852, in Messico, Rafael Lucio e Ignacio Alvarado descrissero clinicamente la lebbra lepromatosa diffusa, poi riconosciuta come forma lebbrosa da Fernando Latapì nel 1936.
Nel 1863 Rudolph Virchow descrisse per primo il reperto istopatologico della lebbra lepromatosa.
Nel 1868 il medico norvegese Gerhard Hansen ne dimostrò l’eziologia batterica, evidenziando la presenza di bacilli in un nodulo cutaneo di un lebbroso. Il Mycobacterium leprae o bacillo di Hansen (BH) fu il primo batterio descritto come patogeno per l’uomo, una decina d’anni prima delle scoperte di Robert Koch.
Nel 1919 il medico giapponese Mitsuda descrisse l'intradermoreazione alla lepromina.
Nel 1959 Piero Sensi, ricercatore della Lepetit, scoprì le rifamicine e da queste nel 1969 sviluppò la rifampicina, antibiotico attivo contro le micobatteriosi.
Eziologia
L'agente eziologico è Mycobacterium leprae o bacillo di Hansen (BH), bacillo alcol-acido resistente (si colora col metodo di Ziehl-Neelsen), molto simile al Mycobacterium tuberculosis o bacillo di Koch (BK), intracellulare obbligato, poco patogeno ma molto immunogeno. È difficile stabilirne la contagiosità perché è difficile diagnosticare i quadri asintomatici. Il BH si moltiplica molto lentamente e raddoppia in 18-42 giorni, molto meglio nelle parti più fredde del corpo (la pelle, le orecchie, le vie respiratorie superiori, la camera anteriore dell'occhio, i nervi periferici, i testicoli). Il BH non è in grado di crescere in terreni di coltura artificiali.

(Tratto da Wikipedia)

Postato da Yang

 
 
 

IL SEGNO DEL COMANDO ... UNO SCENEGGIATO ... AI CONFINI DELLA REALTA' ...

Post n°417 pubblicato il 13 Ottobre 2009 da shachor
 

Il segno del comando è il titolo di uno sceneggiato televisivo di genere fantastico/giallo in cinque puntate, prodotto dalla Rai nel 1971, per la regia di Daniele D'Anza.
Trama 
Prima puntata 
Lancelot Edward Forster è un professore di letteratura inglese di Cambridge alle prese con la traduzione di un diario di Lord Byron, scritto durante il soggiorno romano del 1817.
Durante la traduzione, il professore viene invitato, proprio a Roma, da un misterioso pittore (un certo Marco Tagliaferri) che lo sfida a cercare una piazza, citata da Byron nel diario, che Forster ritiene essere un luogo inventato dal poeta. Tagliaferri, tuttavia, dimostra che la piazza esiste, allegando una fotografia della stessa alla lettera. Contemporaneamente, Forster viene chiamato a tenere una conferenza (dall'addetto culturale britannico Powell), in occasione della settimana byroniana, presso la sala del British Council di Roma. Incuriosito da queste coincidenze, Forster si precipita nella capitale. Trova ad attenderlo la modella di Tagliaferri, Lucia, la quale afferma che potrà farlo incontrare col pittore quella sera in una locanda di Trastevere. Si reca all’Hotel Galba per prendere una stanza, su consiglio di Lucia. Qui, incontra la direttrice, la signora Giannelli (che però afferma di non conoscere la modella), ed una sua vecchia fiamma, Olivia, anche lei ospite dell'albergo, col compagno Lester Sullivan, antiquario. Prima di recarsi al British Council, al quale la televisione sta dedicando un servizio, Forster contatta telefonicamente il pittore Tagliaferri. Per tutta risposta riceve un'inaspettata notizia: il pittore è morto. Più tardi, dopo il servizio giornalistico che ha illustrato il programma della settimana byroniana, Forster ha l'occasione di conoscere Powell e la sua segretaria Barbara, che, grazie alla foto del professore, si offre di cercare la fantomatica piazza.
Quella sera, alla taverna dell'Angelo, il pittore non si presenta ed Edward, dopo spaventose allucinazioni, perde i sensi. Al risveglio si ritrova da solo nella sua macchina. Frastornato, si reca al più vicino commissariato per denunciare l'accaduto e la sparizione della valigetta con le copie del diario byroniano. Qui, però, trova solo l'incredulità dell'ufficiale, che lo invita a sporgere denuncia per un tipico furto con raggiro. Difatti, della Taverna dell'Angelo non ha mai sentito parlare.
Deluso e sempre più incredulo, torna alla sua macchina, dove trova il medaglione che qualche ora prima indossava Lucia. Un fischio lontanto attira la sua attenzione, ma poco dopo si spegne tra i vicoli deserti, mentre della taverna non è rimasta nessuna traccia. Fatto giorno, Forster si precipita allo studio di Tagliaferri, dove però l'attende una rivelazione sconcertante: il pittore romano è morto, si, ma... cento anni prima.
Seconda puntata 
A dare la sconvolgente notizia è un anziano colonnello in pensione, l'ultimo discendente della famiglia dei Tagliaferri, che abita proprio a fianco lo studio del pittore.
Il vecchio racconta al professor Forster del suo antenato, morto giovane e in circostanze misteriose. La sua amante e modella, sconvolta dalla prematura scomparsa, si uccise il giorno dopo. Si chiamava Lucia. Si dice che il suo fantasma si aggiri ancora per le stanze dello studio abbandonato.
Forster confessa di aver incontrato Lucia, non un fantasma, ma una ragazza in carne ed ossa. Il professore torna in albergo, dopo aver seguito il consiglio del colonnello di visitare il Caffè Greco. Nel suggestivo locale lo attende una nuova e sconcertante scoperta: l'autoritratto del pittore Tagliaferri, che mostra una forte rassomiglianza con il professore inglese. Più tardi, dopo le rassicurazioni di Powell, Edward riceve una telefonata che lo invita a cercare la valigetta al cimitero degli inglesi, all'ombra della Piramide Cestia. Qui, un’apparizione misteriosa lo conduce verso la tomba del pittore, nato lo stesso giorno di Forster, ma di un secolo prima: il 28 marzo 1835. Curiosamente, anche la data di morte corrisponde allo stesso giorno, cioè il 28 marzo del 1871. Anche la conferenza su Byron è stata fissata per il 28 marzo 1971...
Turbato dalla scoperta, Forster si confida con Olivia, la quale afferma di essere spaventata da tutta la storia.
Lucia (che solo lui ha visto), il medaglione e ora la coincidenza di date spingono Forster ad approfondire, facendo esaminare il medaglione di Lucia da un esperto d’arte, Prospero Barengo. Nella sala d'aste vicino a Piazza del Popolo, l'antiquario riconosce il manufatto come opera di un orafo del 1700, Ilario Brandani, noto per le sue attività negromantiche. Mentre Barengo va a chiamare Sullivan per mostrargli il medaglione, Olivia, in preda al terrore, cerca di convincere il professore a sbarazzarsene, convinta che sia maledetto come tutte le opere del Brandani. Sullivan non fa che appesantire l’atmosfera quando rivela che anche Brandani è nato e morto il 28 marzo di due secoli prima (1735-1771).
Nel frattempo Barbara ha scoperto che la foto della piazza è il fotomontaggio di un quadro. Forster, dopo una breve ricerca in biblioteca, dove incontra lo stravagante Principe Anchisi, scopre che il quadro fa parte della collezione del nobile appena conosciuto. Nottetempo, Forster si reca alla villa del principe. Il palazzo sembra disabitato, quando dal buio spunta di nuovo (e più sfuggente che mai) Lucia.
Terza puntata 
Forster torna al British Council e racconta l'accaduto a Powell, che come al solito minimizza. Barbara, però, mette in guardia il professore: il fantasma di Palazzo Anchisi porta male. Si dice che chi lo vede sia destinato a morire entro il mese e il 28 marzo è vicino.
Lo studioso decide di recarsi di nuovo da Anchisi, che lo accoglie calorosamente, proprio mentre caccia in malo modo Sullivan, che lo spinge a vendere la collezione di quadri.
Dopo l'increscioso episodio, Anchisi invita Forster nel suo studio, pieno zeppo di scritti originali di Lord Byron, volumi esoterici e occultismo. Anchisi incentra la conversazione su alcune frasi di Byron, proprio quelle relative alla descrizione della piazza fantasma. Il principe sembra voler vincere lo scetticismo di Forster, parlando di un mistero ma quest'ultimo si mostra ancora diffidente.
Quando il professore chiede notizie del quadro, Anchisi lo informa che sta per essere venduto all'asta.
Giunge, poi, inaspettata la notizia che il colonnello Tagliaferri ha avuto un malore. In clinica però, le visite non sono permesse e il professore, dopo aver ricevuto dalla nipote la chiave dello studio che fu di Tagliaferri, se ne va proprio mentre Sullivan si dirige verso la camera dell'anziano malato.
All'asta, il quadro viene acquistato da un individuo, che confessa di aver ricevuto l'incarico da un cliente anonimo.
La sera, una telefonata informa il professore che il quadro è di nuovo in vendita, ma giunto sul posto indicato, Forster trova la signora Giannelli e altri strani figuri coinvolti in una sconvolgente seduta spiritica. Secondo la medium (una donna vestita di nero e coperta da un macabro velo), il quadro si trova in una "barca a remi". Dopo un urlo spaventoso, la medium sviene e Forster si accorge che è Lucia. Rimasto da solo, si ritrova a vagare nelle stanze buie di una sartoria, ma Lucia e tutti gli altri sono spariti.
Allibito, fa ritorno in Hotel dove un'altra telefonata, diretta alla signora Giannelli, avverte che il colonnello Tagliaferri è morto.
Quarta puntata
Nella quarta puntata Edward Forster scopre che il colonnello Tagliaferri è morto, esattamente nell'istante in cui ha smesso di funzionare un pezzo importante della sua collezione, un orologio molto antico, opera dell'orafo Ilario Brandani.
Inoltre scopre che all'interno dell'orologio c'è inciso il nome di un santo: S. Onorio. Così Forster cerca la chiesa che porta quel nome, ma non trova nessun apparente collegamento né con Tagliaferri ne con Brandani: il sacerdote che lo accoglie, infatti, non ha mai sentito nominare nessuno dei due. Credendo di essere ancora una volta di fronte ad una pista sbagliata, Forster ritorna a studiare i suoi microfilm, a casa di Barbara, ma ad un certo punto riceve una telefonata di Sullivan che dice di aver scoperto molte cose e gli propone un accordo. Ma la telefonata finisce con uno sparo.
Mentre si trova proprio da Powell per riferirgli l'accaduto, si ricorda che il giorno che era giunto all'Hotel Galba e aveva incontrato Olivia, ella stava guardando alla televisione un concerto di Baldassare Vitali. Ecco il collegamento: nella chiesa di S. Onorio sono custoditi proprio i salmi di questo compositore. Così si reca di nuovo con Powell alla chiesa, ma si accorge che manca proprio il salmo in questione, il numero XVII.
Ma non è tutto. Egli scopre anche da un direttore d'orchestra che si dice che il salmo contenga un messaggio segreto nascosto tra i suoi versi.
Ma la scoperta più importante della puntata è nascosta solo nell'ultima parte, nella quale Forster si reca dal Principe Anchisi che gli mostra un libro del 700 nel quale è descritto proprio un segreto, il cosiddetto segno del comando, protetto da un messaggero "con corpo ma senza anima", in un luogo simile alla piazza descritta da Byron, che può essere portato alla luce solo da un prescelto.
La puntata si conclude con il passaggio diretto e apparentemente reale ad un lunghissimo sogno misterioso in cui Forster vede il presagio della propria morte e che, tra le altre rivelazioni, svela a Forster la morte di Olivia.
Quinta puntata 
Dopo la morte di Olivia tutta la storia assume per Forster un tono più serio e pericoloso ed egli è sempre più deciso a far luce sui misteri in cui è incorso dal suo arrivo a Roma. Inoltre Forster, continuando a decifrare il diario di Byron, si convince che la soluzione sia nascosta nella frase del poeta: "Che io sia dannato se accetto ancora un invito di O." Così lui e Barbara si mettono sulle tracce di questo O. per capire chi fosse e dove abitasse ai tempi di Byron. Infatti Forster crede che proprio a casa di questo amico, Byron avesse vissuto le strane esperienze descritte nel diario. La loro assidua ricerca alla fine li conduce ad un nome, Sir Percy O. Delaney, e ad un luogo, Via delle Tre Spade 119. Recandosi sul posto, Forster scopre che in quella casa abita un anziano cieco che lo accoglie e gli racconta molte cose sulla casa, tra cui il fatto che un tempo la casa si affacciava su una piazza uguale a quella descritta da Byron e che il salmo di Baldassare Vitali mancante è custodito proprio in quella casa. Mentre lo sfoglia, Forster vede Lucia in strada e si precipita per rincorrerla; dopo un lungo inseguimento si trova nella sartoria del palazzo in cui era avvenuta la seduta spiritica. Ma nel palazzo sono entrati anche Sullivan, che aveva solo inscenato la sua morte e che cerca Forster, e Powell che insegue a sua volta Sullivan: i due si affrontano con le pistole spianate; Sullivan fuggendo cade nel vuoto da una porta che dà sulla strada e muore. Powell, che nel frattempo si è qualificato come agente dell'Intelligence inglese, dice a Forster che Sullivan aveva tramato il tutto perché interessato alle ricerche di Forster ma senza rivelare tutto. Durante la conferenza poi Forster rivela al pubblico ciò che ha scoperto: Ilario Brandani aveva il segno del comando, ma era stato ucciso da Baldassarre Vitali per impadronirsene; questi aveva poi raccontato nel testo del Salmo 17 dove aveva nascosto il segno del comando. Dopo la conferenza Forster cerca di rintracciare il luogo ma è preceduto da Powell, che gli rivela finalmente quale era la sua missione: recuperare un compromettente dossier segreto tedesco, nascosto, durante la guerra, da un ufficiale delle SS che, alloggiato nella casa del cieco e appassionato di musica, aveva utilizzato le parole cifrate di B. Vitali per nascondere il dossier nello stesso posto. Forster invece sembra dover andare incontro al tragico destino di Brandani e Tagliaferri proprio alla fine della giornata: addentratosi nei sotterranei nel luogo del nascondiglio, si ritrova tra i lavori della metropolitana di Roma e sta per essere schiacciato da una macchina quando, a mezzanotte, i lavori vengono fermati, appena in tempo. È il 29 marzo e la maledizione della morte predestinata è stata smentita. Invece Powell, che ha finito la sua missione, muore in un incidente stradale alle luci dell'alba mentre Forster, tra i vicoli, riconosce la "Taverna dell'Angelo"; entra e trova Lucia che gli confida che è sopravvissuto perché il segno del comando è già in suo possesso; infatti il segno del comando è il medaglione di Lucia con la civetta, trovato sul sedile della macchina nella prima puntata. La serie si chiude così, lasciando nello spettatore il magico dubbio su Lucia, essere vivente o fantasma?
Storia della produzione
Nel 1968, tra i vicoli di Trastevere, gli sceneggiatori Dante Guardamagna e Flaminio Bollini evocano, quasi per gioco, antichi manoscritti, pittori e poeti ottocenteschi, zingare sibilline e presenze fantasmatiche. Non immaginano che stanno dando vita ad una storia che rimarrà negli annali della televisione italiana.
Il soggetto, alla cui collaborazione partecipano altri due sceneggiatori, Lucio Mandarà e Giuseppe D'Agata, viene venduto alla RAI, che però lo accantona momentaneamente. Solo qualche anno dopo viene “riesumato” ed i vertici RAI danno il via alla realizzazione. I 4 cominciano a scrivere la sceneggiatura, ma Guardamagna e Mandarà lasciano subito, mentre Bollini (che si propone anche per la regia) e D’Agata continuano. Arrivati a metà e fermi ad un punto morto, Bollini abbandona, lasciando D’Agata da solo. Riuscirà comunque a finire lo script. Seguono diversi mesi di preparazione in studio, per poi passare alle riprese vere e proprie tra Roma e Napoli (molte le ricostruzioni negli studi partenopei ad opera dello scenografo Nicola Rubertelli).
Il tema trattato è inusuale per i tempi: si parla di occultismo, di esoterismo, perfino di reincarnazione e l’alone di magia e mistero che si crea è tale da suggestionare tutta la troupe. La censura avrebbe persino costretto ad eliminare dal copione alcune parole giudicate troppo forti. La realizzazione del finale è alquanto travagliata. Ne sarebbero stati preparati addirittura cinque, ma comunque Daniele D’Anza è costretto a cambiarlo su pressione di alcuni attori (tra cui Silvia Monelli), che lo reputano troppo poco “magico” rispetto al resto della storia. Una curiosità:la data "cardine" dello sceneggiato,il ventotto marzo,è quella di nascita di Paola Tedesco.
Viene trasmesso il 16 maggio 1971, sul Programma Nazionale (l’odierna Rai Uno) dalle 21.15 alle 22.15 circa, in cinque puntate domenicali (la quinta e ultima verrà trasmessa il 13 giugno 1971). Il Segno del Comando paralizza il paese, avvince, intriga ed impaurisce il pubblico televisivo, che conta un ascolto medio di 14.800.000 spettatori.
La sigla finale dello sceneggiato, la canzone Cento campane, scritta da Fiorenzo Fiorentini per il testo e da Romolo Grano per la musica era cantata da Nico Tirone, il cantante del celebre gruppo beat Nico e i Gabbiani, ma non riscosse molto successo; incisa dopo un anno da Lando Fiorini, entrò invece in classifica.

(Tratto da Wikipedia)

Postato da Yang

 
 
 

ERGOTTISMO

Post n°416 pubblicato il 13 Ottobre 2009 da shachor
 

Ergot è il nome comune dato ad un ascomiceta denominato Claviceps purpurea. Il termine deriva dal francese "ergot", che indica lo sperone del gallo, la cui forma ricorda appunto quella dei funghi della segale. Il genere Claviceps conta circa una cinquantina di specie. La specie in questione è parassita delle graminacee e forma degli sclerozi simili a cornetti o clavette che conferiscono alla pianta infetta (spesso la Segale) il nome comune di "segale cornuta".
Questa specie è la più studiata e conosciuta per i suoi importanti effetti nella contaminazione di alimenti confezionati con cereali attaccati da questo fungo. I cornetti che spuntano dalle spighe infestate da Ergot sono costituiti dai corpi fruttiferi (sclerozi) del fungo stesso, in cui sono contenuti molti alcaloidi velenosi del gruppo delle ergotine (tra cui l'acido lisergico), che hanno gravi effetti su persone e animali che ne mangiano. Questi alcaloidi, essendo dei vaso-costrittori, compromettono la circolazione; inoltre sono dotati di attività recettore specifiche a livello del Sistema Nervoso Centrale, agendo in particolare sui recettori della serotonina.
Questa terribile malattia era conosciuta nel medio evo con il nome di fuoco di Sant'Antonio, fuoco sacro o male degli ardenti. Sotto questo termine veniva compreso anche il sicuramente meno pernicioso herpes zoster, che in alcuni sintomi coincideva con gli effetti delle intossicazioni da Ergot. L'ergotismo era spesso fatale, ed aveva sempre effetti devastanti sulle comunità che ne erano colpite. Tra gli effetti di questa intossicazione vi erano anche le allucinazioni. Questo portava la gente a mettere in relazione la malattia con il demonio o con forze maligne, non essendo conosciuta al tempo la causa di queste alterazioni. Ad esempio alcuni studiosi sono portati a credere che dietro i fenomeni di stregoneria registrati a fine seicento a Salem negli USA (Caccia alle streghe) vi sia un consumo alimentare della segale cornuta, i cui alcaloidi sono resistenti anche alle alte temperature dei forni di cottura del pane.
Una possibile ipotesi circa il nome "Fuoco di Sant'Antonio" è che nel Nord Europa, dove il pane veniva fatto con la segale, spesso si contraeva questa malattia, dovuta al fungo che infettava la segale. I malati, recandosi in pellegrinaggio verso i santuari di sant'Antonio in Italia, man mano che scendevano verso Sud cambiavano alimentazione mangiando pane di grano, e ciò attenuava o eliminava i sintomi dell'intossicazione. Tale effetto veniva attribuito ad un miracolo ad opera di sant'Antonio.
Nel 1853 Louis René Tulasne chiarisce il complesso ciclo riproduttivo del fungo e nel 1943 il chimico svizzero Albert Hofmann scopre gli importanti effetti allucinogeni di alcuni alcaloidi contenuti nell'ergot, in particolare dell'acido lisergico e di un composto derivato di sua sintesi, la dietilamide dell'acido lisergico (LSD). Casi di ergotismo sono documentati a Milano nel 1795 a Torino nel 1798; l'ultimo caso documentato in Europa risale al 1951 nella città francese di Pont-Saint-Esprit, dove più di duecento persone furono affette da strane allucinazioni, sonnolenza e altri disturbi per aver mangiato pane contaminato, e cinque di esse morirono. Il caso di Pont-Saint-Esprit comunque non è stato definitivamente imputato ad avvelenamento da ergot in quanto alcuni esperti hanno sollevato l'ipotesi suffragata da dati scientifici che l'avvelenamento sia invece imputabile a contaminazione da mercurio.
Oggi un severo controllo delle farine impedisce il ripetersi di casi del genere; non infrequente invece è il caso di intossicazioni da parte di animali, essendo i foraggi meno controllati.
Nel 1818, la segale cornuta, è stata introdotta nella pratica ostetrica e da allora gli studiosi hanno catalogato i cinquanta alcaloidi presenti, in tre gruppi fondamentali: il primo è quello dell'ergotamina, che è utilizzabile per la cura dell'emicrania; il secondo è quello ergotossina; il terzo è invece quello dell'ergometrina, che stimola la muscolatura uterina e che viene indicata per regolare le contrazioni uterine post-partum e nell'endometriti
Nel medioevo fu creato un ordine cavalleresco dedicato alle cure degli affetti da ergotismo, i Canonici Regolari di Sant'Antonio di Vienne o cavalieri del fuoco sacro, nel 1774 uniti all'Ordine di Malta.

(Tratto da Wikipedia)

Postato da Yang

 
 
 

FUNGHI ALLUCINOGENI

Post n°415 pubblicato il 13 Ottobre 2009 da shachor
 

Funghi allucinogeni - Di questo tipo di funghi diffusi in tutto il mondo ne esistono circa duecento varietà e ogni anno i micologi ne classificano di nuove.
Evidenze storiche e archeologiche dimostrano che una pluralità di culti e tradizioni, sia a scopo religioso che terapeutico, si è sviluppata intorno ad essi.I cactus e i funghi allucinogeni erano e sono tuttora tradizionalmente diffusi presso le popolazioni indigene di diverse zone dell'America e il loro uso (legato a riti sacri e fatto risalire al 2000 a.C.) si è perpetuato presso le culture degli Inca, degli Aztechi e dei Maya.
L'uso di funghi allucinogeni è poi continuato in varie tribù dell'Amazzonia, presso gruppi di indios Huicholes, nelle regioni dell'attuale Messico e anche presso tribù indigene nord-americane delle zone semi-desertiche.
Il loro uso pare non fosse estraneo, fin dall'età della pietra, anche nelle culture europee, africane e asiatiche.
Psilocibina 
I funghi del genere Psilocybe, con le loro 80 varietà (tra cui la testa pelata e il teonanacati), fanno parte della famiglia dei funghi prataioli e contengono quali principi attivi i derivati della psilocibina. A causa della loro struttura chimica simile, la psilocibina e la psilocina sono imparentate con l'LSD e hanno un effetto psicoattivo simile a quest'ultimo anche se più leggero. Il più consumato tra questi funghi è probabilmente il Psilocybe cubensis, comunemente detto "The Mexican". Come suggerisce il nome questo è originario dell'america centrale ma oramai coltivato indoor in tutto il mondo. Un altro fungo molto commercializzato è il Psilocybe copelandia detto "Hawaiian" dagli effetti molto prolungati nel tempo (10-12 ore) e che pare garantire allucinazioni molto vivide.
Fino a poco tempo fa i funghi allucinogeni erano venduti nella zona libera di Cristiania a Copenaghen ma soprattutto negli "smart shop" di tutta l'Olanda (negozi nei quali è possibile trovare molte sostanze psicotrope naturali) ed addirittura ad Amsterdam era possibile partecipare in alcune discoteche a "mushroom party" perfettamente legali. Oggi la loro vendita sta venendo limitata e da poco l'Olanda ha dichiarato che inizierà un giro di vite contro la Psilocibina. Stesso dicasi per la Danimarca. Sul web la vendita è oggi effettuata in modo irregolare ma ci sono dei siti specializzati che ancora oggi spediscono anche in Italia. In molti paesi tropicali come il Laos o la Cambogia oppure la Thailandia (dove sono però illegali) vengono venduti ai turisti sotto forma di frittatine o frullati. In Italia la normativa vigente vieta la vendita e/o il consumo di specie appartenenti ai generi Psilocybe e Stropharia, equiparando il loro uso a quello di una qualsiasi droga (es. cannabis o marijuana), con quello che ne consegue a livello penale.
Coltivazione domestica
La coltivazione domestica dei funghi allucinogeni è un procedimento complesso che varia da specie a specie a seconda delle condizioni nelle quali queste si sviluppano in natura. Una piccola guida in italiano è disponibile qui Innanzitutto è bene ricordare che tutti i funghi si sviluppano dalle spore che possono essere ordinate on-line da molti siti web generalmente facenti capo agli smart-shop olandesi ma anche di altri stati. queste vengono generalmente iniettate in un "substrato" di materiale organico (in genere riso o pasta mescolati a materiali inerti come la vermiculite) che viene preventivamente sterilizzato in vasetti di vetro tramite l'ebollizione. Un lungo periodo di attesa in assenza di luce permetterà ai filamenti delle spore di invadere completamente il substrato. A quel punto le "torte" potranno essere trasferite in un "terrarium" ossia in una scatola con delle caratteristiche particolari che permetta di vaporizzare l'acqua, ricircolare l'aria tramite una pompa da acquario e drenare la condensa in eccesso.Questo allo scopo di mantenere l'umidità più alta possibile e ricreare le condizioni di sviluppo dei funghi in natura. Dopo qualche settimana dovrebbe venire fuori il raccolto che però può facilmente ai vari stadi di sviluppo venire danneggiato dalla contaminazione di altre muffe di diversi colori (non bianche) potenzialmente pericolose, per questa ragione il procedimento deve essere il più possibile sterile. È bene però ricordare che la coltivazione dei funghi allucinogeni è reato (mentre non lo è l'acquisto delle spore).
Effetti 
In seguito all'ingestione, sia il Peyote che i funghi allucinogeni possono determinare disturbi gastrici, nausea, vomito, vertigini, arrossamento cutaneo, aumento della temperatura corporea.
Questi sintomi in genere hanno breve durata (seppure possano essere alquanto fastidiosi, soprattutto nel caso del Peyote) e sono lentamente sostituiti dagli effetti psichedelici delle sostanze che, come l'acido lisergico sintetizzato in laboratorio, oltre le ripercussioni sulle percezioni possono avere effetti "enteogenici" (sensazioni di contatto profondo con la realtà interiore ed esterna, atteggiamento contemplativo, disposizione alla pace interiore).
Spesso i consumatori riferiscono di provare una sensazione di totale controllo della mente e di riuscire ad avere una immagine di sé e della propria personalità da un'ottica esterna, ciò può rivelarsi piacevole per alcuni individui o viceversa creare forte disagio con conseguenti disturbi psichici. Bisogna rilevare che le allucinazioni ricercate dai consumatori sono solo la punta dell'iceberg di uno stato mentale altamente disturbato che può virare verso reazioni di tipo psicotico e determinare conseguenze tutt'altro che positive, sia in relazione allo stato allucinatorio di intossicazione acuta che riguardo i postumi.
Sovradosaggio: non sembra che il sovradosaggio di psicocibina sia in grado di provocare danni permanenti, almeno a breve termine.
Funghi allucinogeni italiani 
La maggior parte dei funghi allucinogeni producono psilocibina e psilocina.In Italia la specie più diffusa, più nota e più potente è Psilocybe semilanceata, che cresce in habitat erbosi sulle alpi e sull'Appennino tosco-emiliano, ma che potrebbe presentarsi anche in altre regioni montuose più a sud. in quasi tutte le regioni, sia nelle zone di pianura che in quelle montuose, si incontrano altre specie allucinogene meno note o meno frequenti, quali ad esempio Psilocybe cyanescens o Panaeolus subbalteatus. Diverse specie sono considerate psilocibinico-latenti, cioè producono i principi attivi in maniera incostante e, spesso, quando li producono, a basse concentrazioni. Alcune specie, in particolare quelle appartenenti al genere Panaeolus, hanno un habitat coprofilo, per cui sono presenti sopra o in prossimità di sterco animale, per lo più bovino ed equino. Quasi tutti i funghi che producono significativa quantità di psilocibina e psilocina, sono caratterizzati da un fenomeno di bluificazione del gambo, o anche del cappello, che si presenta alcuni minuti dopo la raccolta. Amanita muscaria e Amanita pantherina, che producono differenti principi attivi, sono presenti in buona parte dell'Italia.

(Tratto da Wikipedia)

Postato da Yang

 
 
 

NIBIRU ... UNA LEGGENDA BABILONESE

Post n°414 pubblicato il 13 Ottobre 2009 da shachor
 

Nibiru, per gli antichi Babilonesi, era il corpo celeste associato al dio Marduk. Il nome viene dalla lingua accadica e significa punto di attraversamento o di transizione. Nella maggior parte dei testi babilonesi è identificato col pianeta Giove; nella tavoletta n. 5 dell' Enûma Eliš potrebbe essere la Stella Polare, che a quel tempo non era quella di oggi, ma Thuban o forse Kochab.
Secondo gli scrittori contemporanei Zecharia Sitchin e Burak Eldem, gli scritti Sumeri quando parlano di Nibiru si riferirebbero ad un pianeta oggi sconosciuto (vedi Nibiru (Sitchin)). Le teorie di Sitchin sono state ampiamente smentite sia dal punto di vista filologico e interpretativo della lingua sumera sia per ciò che concerne l'assoluta mancanza di basi scientifiche della sua teoria astronomica e archeologica

(Tratto da Wikipedia)

Postato da Yang

 
 
 
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