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I MISTERI DELLA GRANDE PIRAMIDE

Post n°1192 pubblicato il 19 Giugno 2018 da alf.cosmos
 
Foto di alf.cosmos

I MISTERI DELLA GRANDE PIRAMIDE

 

 

 

Recenti scavi e ritrovamenti sembrano dimostrare che all'interno della Grande Piramide di Cheope si trovino delle stanze segrete, custodi dell'esistenza di un'antichissima, perduta civiltà. Ma le autorità del Cairo mettono a tacere ogni cosa.

Nel marzo del 1993 un robot meccanizzato di fabbricazione tedesca, l'Upuaut II ('colui che apre la via', in egiziano antico) scopriva, al termine di un lungo cunicolo sotterraneo all'interno della piramide

di Cheope in Egitto, una piccola porta di marmo o calcare, con fissate sopra due maniglie di rame. In quel momento la spedizione archeologica tedesca guidata dall'ingegnere di robotica Rudolf Gantenbrink di Monaco esultò. Era stata scoperta una stanza segreta all'interno della Grande Piramide. Chissà quali misteri erano celati dietro quella porta. Si trattava di una scoperta eccezionale!

Ma ecco che, improvvisamente, le autorità egiziane revocavano agli occidentali il permesso di proseguire gli scavi, espellendoli dal Paese. "Le piramidi sono patrimonio dell'Egitto e non dell'Occidente", pare abbia dichiarato il Direttore Generale degli scavi archeologici di Giza, il dottor Zahi Hawass del Cairo, che da allora ha negato a tutti gli occidentali il permesso di scavare o di effettuare rilevamenti nelle piramidi.

"Non c'è nulla dietro la porta trovata dal robot di Gantenbrink", ha detto Hawass alla stampa. Pure, durante un viaggio in America alla ricerca di fondi, Zahi Hawass si lasciò scappare in via confidenziale: "Il ritrovamento di quella porta è la più importante scoperta della storia dell'Egitto. Abbiamo trovato dei manufatti che costringeranno l'Occidente a riscrivere la storia passata..."

Da allora più nulla si è saputo della misteriosa 'camera segreta' all'interno della Grande Piramide, che la tradizione vuole tomba del faraone Cheope (2625 a.C.). Ma si sa per certo che da quel momento l'Egitto ha vietato l'accesso a tutte le spedizioni occidentali, proibendo addirittura di filmare o fotografare nei pressi del sito, a Giza.

Ma quale sarebbe il grande segreto custodito all'interno della Grande Piramide? Forse il ritrovamento di manufatti anteriori all'origine ufficiale dell'uomo, risalenti all'epoca del mitico continente di
Atlantide. Una scoperta del genere retrodaterebbe la storia dell'umanità così come noi la conosciamo, e ovviamente priverebbe l'orgoglioso Egitto del primato di 'culla della civiltà'.

TRE SCIENZIATI POCO ORTODOSSI
Di quest'idea è un team di archeologi dilettanti inglesi, particolarmente colpito dai divieti di Zahi Hawass, e scacciati dall'Egitto come indesiderabili. Costoro sono gli studiosi Robert Bauval, John West e Graham Hancock, moderni eredi di Indiana Jones, archeologi eretici e non ortodossi convinti che la culla dell'umanità non fosse affatto il Medioriente, ma l'
Atlantide. Bauvall e soci sono sponsorizzati da un'associazione New Age americana legata al culto del celebre veggente Edgar Cayce (1877-1945), un profeta guaritore del Kentucky che si diceva in grado, in trance, di viaggiare a ritroso nel tempo, per scrutare la storia passata dell'umanità.

Cayce aveva profetizzato, per il 1998, la scoperta di una camera segreta all'interno della piramide di Cheope, contenente una stanza segreta dei costruttori di
Atlantide. E chi si dice assolutamente convinto di quest'idea è proprio Bauval, autore del volume 'Il mistero di Orione' (Mondadori, 1997), in cui si afferma, in maniera molto seria e scientifica, che il sito di Giza sia stato edificato nel 10.500 a.C. dagli atlantidei, orientando astronomicamente le tre piramidi in direzione della costellazione di Orione.

Sempre secondo Bauvall, al di sotto della
Sfinge si troverebbe un'antichissima Sala delle Documentazioni di Atlantide, contenente tutta la saggezza perduta dell'immaginario continente; altrettanto curioso è l'archeologo Graham Hancock, che dopo aver visto il film di Indiana Jones è corso alla ricerca dell'arca dell'alleanza di Mosè, la cassa contenente le Tavole della Legge del popolo ebraico, scoprendola in un monastero ad Axum in Etiopia; Hancock è convinto che Il Santo Graal, il calice dell'Ultima Cena in cui bevve Cristo e alla cui ricerca si misero, nel Medioevo, i cavalieri di re Artù, altro non fosse che l'arca di Mosè. Non meno bizzarro è John West che, nel 1993, si è recato con una spedizione in Egitto ed ha analizzato la Sfinge. Risultato: essa presenta segni di un'erosione fluviale vecchia di almeno 10.000 anni. Quindi, non può essere stata edificata 4500 anni fa dagli egiziani, ma da una civiltà assai più antica. Gli atlantidei. Queste scoperte, che se confermate toglierebbero all'Egitto qualunque paternità sul sito di Giza, non sono piaciute a Zahi Hawass, che ha prontamente espulso i tre Indiana Jones britannici.

LA PIRAMIDE SECONDO PINCHERLE
In realtà idee del genere non sono una novità, in quanto il primo a formularle in maniera seria e documentata fu un italiano (ma si sa, all'estero i nostri studi vengono costantemente ignorati). Il bolognese Mario Pincherle, ingegnere con il pallino dell'archeologia, già negli anni Settanta si era detto convinto che la Grande Piramide fosse in stretta relazione con la civiltà l'atlantidea e che nascondesse un grande potere, quello dello zed. Lo zed era un'antichissima torre di granito, costruita da una civiltà perduta e sacra al
dio egizio Osiride, capace di captare ed amplificare le energie benefiche dell'universo, ritrasmettendole su tutto il globo.

 

"Un tempo", sostiene Pincherle, "lo zed si trovava sulla cima della piramide a gradoni di Zoser; in seguito al progressivo imbarbarimento dell'umanità, dovuto al diluvio universale ovvero alla fine di Atlantide, esso è stato nascosto ed occultato all'interno della piramide di Cheope, murato in un'intercapedine nascosta. Ciò si ricava dal fatto che la Grande Piramide è costruita con massi piccoli, alla base, e pietre più grandi, in cima, e infine edificata due volte, come a nascondere qualche cosa.

La parte interna, come ho potuto notare durante una mia spedizione archeologica, è in ricco granito levigato, in onore del prezioso reperto che custodisce. All'esterno, invece, quasi a scoraggiare ladri e predatori di tombe, essa è molto misera, è in scadente pietra calcarea di fattura poco pregevole. Sappiamo che la Grande Piramide non fu mai una tomba, difatti il corpo del faraone Cheope non vi venne mai né sepolto, né trovato. Dunque, doveva servire a qualcos'altro. Probabilmente a coprire e nascondere lo zed, che un tempo si trovava in cima ad un'altra grande piramide, quella a gradoni di Zoser, molto più antica di quella di Giza. La torre zed è più antica della Grande Piramide ed è antidiluviana, e quindi atlantidea".

PROVE NASCOSTE
Questa convinzione Pincherle l'ha maturata scoprendo e decifrando un antichissimo testo etiopico, il 'Libro di Enoch', in cui si narra la storia di un patriarca ebraico antidiluviano che, giunto in Egitto, "vide un'alta e grande torre di granito duro". "Lo zed dunque esisteva", ribadisce Pincherle, "e ce lo conferma un testimone oculare. E quando ho esplorato la Grande Piramide ho scoperto, al suo interno, degli sfiatatoi nascosti, dei condotti di ventilazione che evidentemente conducono ad una camera segreta, la 'stanza di Osiride' da cui si accede allo zed".

Anche il giornalista scientifico inglese Colin Wilson condivide il fatto che la Grande Piramide non possa essere frutto della civiltà egizia, all'epoca tecnologicamente arretrata. "Come han potuto gli schiavi egizi", dichiara Wilson, "sollevare con semplici corde e bastoni blocchi di pietra di sei tonnellate? E come potevano portarli in cima alla Grande Piramide, lungo gradini che a volte non eran più grandi di 15 centimetri? Per spostare poi oltre due milioni e mezzo di mattoni in questo modo, ci sarebbero voluti almeno 150 anni. Possibile che il faraone Cheope avesse tutto questo tempo a disposizione? Negli anni Ottanta i giapponesi cercarono di costruire un modello in scala della Grande Piramide, per un'esposizione, ma anche con le più sofisticate apparecchiature dell'era moderna non vi riuscirono. E il progetto venne abbandonato..."

di Alfredo Lissoni

Fonte: http://www.altrogiornale.org/comment.php?comment.news.85

 

 
 
 

"La morte non esiste": parola di Vittorio Marchi, scienziato e conoscitore del vero benessere

Post n°1191 pubblicato il 14 Giugno 2018 da alf.cosmos
 
Foto di alf.cosmos

"La morte non esiste": parola di Vittorio Marchi, scienziato e conoscitore del vero benessere

 

Vittorio Marchi

 

L'intervento del prof. Vittorio Marchi al @Vivi il Benessere di Rimini ha suscitato un grande interesse. E altrettanta curiosità, legata soprattutto all'episodio che lui stesso ha raccontato riferito a Federico Fellini e ad una sua apparizione, due anni dopo la sua scomparsa.

Abbiamo chiesto a Marchi alcuni... supplementi d'indagine, prendendo spunto anche dai temi generali che ha toccato con il suo solito garbo e profonda esperienza all'interno della fisica quantistica.

 

Professor Marchi, cos'è per lei il vero benessere? Da come ne parla, sembra molto diverso da quello che l'opinione pubblica di solito intende.

Il vero benessere è sapere chi non siamo, perché tutto inizia dal di lì. Ovvero, tutto inizia da un principio di conoscenza, che poi si rifà nel tempo a quel famoso "conosci te stesso e conoscerai l'universo e Dio". Nulla di nuovo sotto il sole: quello che stiamo dicendo è solo una ri-edizione di quello che è stato detto tanti, ma tanti secoli fa.

 

Durante il @Vivi il Benessere a Rimini, lei ha anche parlato di un episodio importante riguardo un'apparizione di Fellini: che cosa deve insegnare questo episodio, anche per il modo con cui lo ha ricostruito?

Deve insegnare che la morte non esiste. Esistono dei premi Nobel, dei grandi pensatori e ricercatori come per esempio Stuart Hameroff e Roger Penrose, i quali hanno detto che il nostro cervello non è produttore della coscienza, ma è la coscienza che produce il nostro cervello. Tant'è vero che all'atto del trapasso nel nostro cervello sono incamerate, nei neuroni, delle strutture che prendono il nome di tubuli, contenenti le tubuline, sostanze di informazione quantica che ci legano con il tutto dell'universo.

Per cui quando noi all'atto della cosìddetta "morte" rientriamo in questo tutto: nulla si perde e nulla va disperso ma, anzi, voliamo a casa nostra per poi prevedibilmente tornare a rivivere un'altra vita a partire da quella coscienza che abbiamo maturato dalla vita precedene.

Quindi questo episodio che ha raccontato non l'ha affatto sorpreso?

Assolutamente no. Anche perché a certi avvenimenti bisogna arrivarci preparati, ovviamente poi anche grazie agli esperimenti vissuti di persona.

Tra l'altro, io l'avevo già sperimentato quando ero giovane con quello che chiamavo il mio Maestro. Si capisce a quel punto che tutto quello che ti hanno fatto vivere e credere sulla morte è un'illusione, e da quel momento in poi incomincia una vera e propria trasformazione, quella che poi evangelicamente chiamiamo resurrezione.

 

Fonte: https://www.gruppomacro.com/blog/nuove-scienze/la-morte-non-esiste-parola-di-vittorio-marchi

 

P.S. L'intervista è antecedente all'abbandono del corpo di Vittorio Marchi, avvenuto verso la fine del 2017. Qui la notizia: https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10213321191937016&set=a.1655625163210.84424.1614511304&type=3&theater

 
 
 

Aivanhov: OGNI GIORNO DEDICHIAMO DEL TEMPO AL SILENZIO

Post n°1190 pubblicato il 10 Giugno 2018 da alf.cosmos
 
Foto di alf.cosmos

Aivanhov: OGNI GIORNO DEDICHIAMO DEL TEMPO AL SILENZIO

 

Aivanhov


Il silenzio non è prerogativa dei conventi, ma della natura, di tutti i saggi, di tutti gli Iniziati e di tutte le persone assennate. Più si è evoluti, più si ha bisogno di silenzio. La ricerca del silenzio è un processo interiore che conduce gli esseri alla luce e alla vera comprensione delle cose. Più volte al giorno, dedicate almeno qualche minuto a introdurre in voi il silenzio. Chiudete gli occhi, sforzatevi di liberare la vostra mente dalle preoccupazioni quotidiane e di dirigerla verso le cime, verso le sorgenti della vita che alimentano tutto l'universo. Quando sentite di aver arrestato il flusso dei pensieri e delle immagini che scorrono attraverso di voi, pronunciate interiormente la parola " GRAZIE ". Ecco la parola più semplice, che però allenta tutte le tensioni, poichè ringraziando voi vi armonizzate col Cielo, uscite dal cerchio ristretto del vostro io per entrare nella pace della coscienza cosmica"

 

Molti fanno confusione tra silenzio e solitudine: ciò è dovuto al fatto che, temendo il silenzio, hanno paura a star soli. In realtà il silenzio è un luogo abitato. Se non volete mai essere nè poveri nè soli, cercate il silenzio. Infatti il vero silenzio è popolato di innumerevoli esseri. Il Creatore ha messo dappertutto degli abitanti: nelle foreste, nei luoghi, negli oceani, nelle montagne ed anche sotto terra... Persino il fuoco è abitato, e lo sono l'etere e le stelle. Tutto è abitato.

 

Tratto dal libro di  Omraam Mikhaël Aïvanhov  coll. Izvor LA VIA DEL SILENZIO ediz. Prosveta

Dal Gruppo: CENTRO STUDI Omraam Mikhaël Aïvanhov  https://www.facebook.com/groups/1587264601590642/

 

In questo video ho riportato altri pensieri di Aivanhov sul silenzio:

 

Il Silenzio: Pensieri di Aivanhov  

Music: Beethoven's Silence di Ernesto Cortazar

 

 

 

 
 
 

Emisferi cerebrali: gli specialisti del cervello

Post n°1189 pubblicato il 04 Giugno 2018 da alf.cosmos
 
Foto di alf.cosmos

Emisferi cerebrali: 

gli specialisti del cervello

 

Molti anni fa Roger Sperry, premio Nobel per i suoi studi sul sistema nervoso, scoprì le seguenti specializzazioni associabili ai due emisferi del cervello:

 

emisferi

 

 

Ognuno dei due emisferi svolge quindi dei compiti unici per questo motivo possiamo definirli gli specialisti del cervello.

L'emisfero sinistro, essendo quello razionale, è sede del conscio ed elabora quindi le informazioni vitali a breve termine.

L'emisfero destro, invece, è sede dell'inconscio (per definirlo come diceva Freud "è quella parte di cervello che fa cose di cui non mi accorgo") ed elabora informazioni a medio e lungo termine.

I due emisferi sono infine messi in comunicazione dal corpo calloso.

 

Tutti noi, in misura maggiore o minore, usiamo entrambi gli emisferi, ma alcuni di noi sono razionali e altri più emotivi.

 

Ma i due emisferi guidano nella stessa proporzione il cervello?

No, uno studio del 1962 del dott. George Miller dimostrò che il conscio degli esseri umani riesce ad eseguire soltanto da 3 a 7 operazioni simultaneamente, l'inconscio molte di più.

Pensate solamente che l'inconscio (quindi l'emisfero destro del cervello) può guidare oltre 64.000 attività simultaneamente: dai processi ormonali e ghiandolari alla circolazione sanguigna, dal battito cardiaco alla respirazione fino a regolare tutta la fisiologia, i comportamenti e le emozioni.

Da tutto questo nasce la formula che vuole il 5% del cervello guidato dalla parte conscia mentre il 95% dalla parte inconscia.

 

Ma possiamo metterci in contatto con la mente inconscia e sfruttare questa sua enorme potenza? (ricordate? è la parte di cervello che ci fa fare cose di cui non ci accorgiamo)

E se riuscissimo a spiegargli cosa ci deve far fare?

 

Fonte: https://www.piuchepuoi.it/varie/emisferi-cerebrali-gli-specialisti-del-cervello/

 

Ecco un'interessante test su come usiamo gli emisferi

Consiglio di vederlo insieme a qualcuno, perchè vedrete girare la ballerina in modo diverso...

 

 
 
 

CALENDARIO FASI LUNARI GIUGNO 2018

Post n°1188 pubblicato il 03 Giugno 2018 da alf.cosmos
 
Foto di alf.cosmos

CALENDARIO FASI LUNARI GIUGNO 2018 

 

GIUGNO 

 

Fonte: http://www.segnalidivita.com/calendario/calendario-lunare-2018.htm     

 
 
 

ECCO LA PLASTICA GREEN: PUO' ESSERE RICICLATA ALL'INFINITO SENZA INQUINARE

Post n°1187 pubblicato il 27 Maggio 2018 da alf.cosmos
 
Foto di alf.cosmos

ECCO LA PLASTICA GREEN: PUO' ESSERE RICICLATA ALL'INFINITO SENZA INQUINARE

È un nuovo polimero, realizzato dal dipartimento di Chimica dell'Università del Colorado. È forte, leggero, economico e non danneggia l'ambiente

di MARIA LUISA PRETE

 

PLASTICA GREEN

 

 Il polimero completamente riciclabile

(credito: Bill Cotton / Colorado State University) 


IL PERFETTO sostituto della plastica: può essere riciclato all'infinito e non inquina. È questa la scoperta, descritta in uno studio pubblicato su Science e realizzata dal dipartimento di Chimica dell'Università del Colorado, che potrebbe rivoluzionare i dispendiosi processi di riciclo a vantaggio del rispetto ambientale. Senza rinunciare alle caratteristiche che rendono, ormai, necessario l'utilizzo commerciale di bottiglie, imballaggi e altri innumerevoli componenti - difficili da recuperare e che, come se non bastasse, si disperdono per l'incuria umana distruggendo interi ecosistemi - la svolta arriva da un polimero (lunga catena di unità molecolari) basato su una sostanza chiamata gamma-butirolactone (Gbl).

Il nuovo materiale mostra molte delle caratteristiche che rendono la plastica utile. È forte, resistente al calore e leggero, ma, a differenza della prima, può essere scomposto e riciclato infinite volte, riportandolo allo stato originario. "Ha un ciclo vitale circolare", afferma Eugene Chen, professore del Dipartimento di Chimica statunitense impegnato nella ricerca. Oltre ad avere la possibilità di essere riutilizzato più volte, ha un altro vantaggio che lo rende unico, ovvero un processo di riciclo sostanzialmente green. Può essere realizzato in pochi minuti senza la necessità di sostanze chimiche tossiche o consumi energetici massicci perché avviene a temperatura ambiente.

 

La lotta alla plastica che avvelena il pianeta non si ferma. Se nel Regno Unito vengono banditi gli imballaggi inquinanti, anche in Italia si moltiplicano le iniziative e gli appelli per una nuova cultura dell'ambiente. Questa scoperta sembra offrire la soluzione ottimale. Ma la strada è ancora lunga. Intanto, non è stato ancora depositato un brevetto e poi c'è il problema dei costi: occorre lavorare su un materiale che sia anche economico da produrre. Su questo si concentrerà l'impegno dei ricercatori in futuro. Stiamo distruggendo la Terra, è il momento di dare valore alla plastica, evitando sprechi e promuovendo l'utilizzo di materiali sostenibili. Il polimero riciclabile promette la soluzione ideale: tutti i vantaggi della plastica, ma nessun danno per l'ambiente. Chen e i suoi colleghi si stanno impegnando per un futuro in cui i materiali green, anziché macerare nelle discariche e negli oceani per milioni di anni, possano essere semplicemente collocate in un reattore e, in linguaggio chimico, de-polimerizzati per recuperare il loro valore originario, cosa che non è possibile fare con le plastiche attuali. "I polimeri possono essere riciclati chimicamente e riutilizzati, in linea di principio, infinitamente", ha confermato Chen. "Il nostro sogno è quello di vedere presto questa tecnologia polimerica chimicamente riciclabile materializzarsi sul mercato", ha aggiunto.

 

 
 
 

IL VIAGGIO IN ASTRALE E LA BILOCAZIONE di Cerchio Firenze 77

Post n°1186 pubblicato il 23 Maggio 2018 da alf.cosmos
 
Foto di alf.cosmos

IL VIAGGIO IN ASTRALE E LA BILOCAZIONE di Cerchio Firenze 77

 

bilocazione


Esiste un centro magnetico attorno al quale gravitano le materie che formano il corpo fisico.
Quando un individuo dotato della possibilità di far questo disgiunge o ritrae la coscienza dal piano fisico e compie quello che si dice un "viaggio in astrale"; quando poi voglia mostrarsi in modo percepibile sul piano fisico in luogo diverso da quello dove ha lasciato il suo corpo fisico; deve nuovamente formare un qualcosa che possa essere percepito.
In effetti, è una materializzazione, che sarebbe molto complessa se non esistesse quello che noi abbiamo chiamato corpo eterico. Invece, con una materia del piano fisico, quale è la materia eterica, è molto più facile e meno lungo rivestire questa materia stessa, o renderla più densa, in modo che sia percepibile. Nei casi di bilocazione, o di materializzazione in questo senso, il corpo fisico vero e proprio dell'individuo viene lasciato momentaneamente abbandonato - in una sorta di trance, di sonno - non interrompendo quel legame che ne rende possibile la vita; e il corpo eterico dell'individuo stesso si crea lo scheletro di quella che sarà la materializzazione, cioè si addensano attorno a questo corpo eterico materie un poco più dense prese dall'aria, in modo che esso viene visto.
Non è che il veicolo fisico abbia queste qualità: ma è l'individuo che ha queste possibilità. Ed occorre un certo allenamento da parte del veicolo fisico vero e proprio, nel senso di abituarsi a reagire a queste specie di trance.
Nei casi di bilocazione, per esempio di padre Pio, si può parlare di varianti nel senso di una doppia storia vissuta dallo stesso sentire con la stessa consapevolezza?
Si parla di variante - già sapete - quando c'è la possibilità di scegliere, cioè di seguire diverse versioni di un tratto della storia individuale. Nel caso della bilocazione non si può invece parlare di variante, perchè non vi è una scelta. Può esservi una bilocazione, infatti, al di là di una scelta consapevole: essa può essere, diciamo, costretta, obbligata per colui che deve ricevere la visita di chi è bilocato.
E' interessante questo vivere simultaneamente, o perlomeno così sembra, due piccole storie completamente diverse.
Certo, dicendo "vivere simultaneamente due storie completamente diverse" ammetto che l'essere, tu hai fatto l'esempio di padre Pio, le percepisca simultaneamente.
Ma questo non è detto: prima di tutto, la simultaneità è qualcosa che si può osservare e verificare solo facendo riferimento a qualcos'altro, e può anche non esservi, cioè può essere vissuta in tempi diversi; poi è possibile che la figura bilocata sembri vista fisicamente mentre non è veramente e propriamente così perchè il corpo fisico rimane da tutt'altra parte, e questa figura può non essere sentita dalla consapevolezza dell'essere stesso che ha il dono della bilocazione. Cioè, il padre Pio dell'esempio può essere stato protagonista, mentre celebrava la messa, di un fenomeno di bilocazione nel senso di essere visto da qualcuno in tutt'altro luogo: ma non è detto che la sua consapevolezza percepisca il fatto che un altro lo vede in un luogo diverso da quello dove lui sta celebrando la messa. Può essere e può non essere così; può essere da lui percepito di trovarsi al capezzale di un moribondo, diciamo, e può anche non essere percepito nel senso che egli seguiti a celebrare la sua messa senza essere consapevole di essere simultaneamente protagonista di un fenomeno di bilocazione.
I fenomeni di bilocazione dei santi avvengono, quasi per la totalità, al di fuori della loro consapevolezza, nel senso che essi non sanno che il loro doppio, diciamo così, viene duplicato e materializzato altrove.
Solo nei maestri è abituale la possibilità di parlare, di seguire, di vedere simultaneamente una infinità di situazioni diverse.
Vi chiederete, a questo punto, quando il santo recupera la consapevolezza dei suoi fenomeni di bilocazione, e se lo saprà mai. A livello profondo - diciamo dopo il trapasso e nel momento in cui egli rivede, come tutti, la sua vita appena trascorsa - allora egli diventa consapevole anche di quei fenomeni.

Tratto da: MAESTRO PERCHE' - risposte dall'invisibile - Edizioni Mediterranee - di Cerchio Firenze 77

 
 
 

NAPOLI,STUDENTESSA CON SINDROME DI DOWN SI LAUREA CON 110 E LODE

Post n°1185 pubblicato il 20 Maggio 2018 da alf.cosmos
 
Foto di alf.cosmos

NAPOLI,STUDENTESSA CON SINDROME DI DOWN SI LAUREA CON 110 E LODE

Di Bianca De Fazio

 

Giulia Sauro

 

Giulia Sauro si è laureata a marzo in Scienze politiche, all'Istituto universitario "L'Orientale". È una giovane donna affetta da sindrome di down, ma questo non le ha impedito di portare a termine il suo percorso universitario e di ottenere il massimo dei voti con lode.

Nei giorni scorsi la 33enne ha incontrato il sindaco Luigi de Magistris, questa mattina, insieme ai genitori, ha visto il governatore della Campania Vincenzo De Luca, che ha scritto su Facebook "Giulia è una ragazza straordinaria, ed è stato bellissimo incontrarla insieme ai suoi genitori.

Giulia è un esempio di intelligenza, forza di volontà e coraggio. Complimenti a lei".
La studentessa si è laureata con una tesi con lo storico Luigi Mascilli Migliorini sul tema della Rivoluzione francese dopo aver sostenuto tutti gli esami del corso di laurea anche grazie allo sportello di Orientamento per i disabili che l'Istituto universitario "L'Orientale" ha per affiancare i ragazzi più in difficoltà. Per Giulia è stato predisposto un piano didattico personalizzato ed ai professori è stato chiesto di calibrare i programmi sulle esigenze della ragazza.

Giulia si era diplomata all'Istituto "Pagano" e iscriversi all'università era per lei un sogno difficile da esaudire, ma con il sostegno della famiglia e dell'istituzione universitaria ha raggiunto l'obiettivo, trascorrendo lunghe giornate sui libri

"Sono emozionato. Per Giulia è stato un bellissimo traguardo che ha raggiunto grazie alla sua determinazione" spiega Achille Sauro, il papà di Giulia. La famiglia ha seguito con attenzione il percorso di studi compiuto da Giulia, ed è stato possibile "anche grazie alla grande disponibilità dell'ateneo" precisa il papà, e all'apposito sportello per gli studenti che hanno una diversa abilità.

Lo sportello come riferisce il delegato Giuseppe D'Alessandro, docente di Storia della filosofia, ha lavorato per dare una risposta a circa 120 studenti con una diversa abilità. Ora Giulia sta leggendo con attenzione le notizie sulla rete che riguardano il conseguimento del titolo accademico. "La nostra speranza è quella che possa trovare un'occupazione - conclude il padre - non per una questione economica ma per dare un senso all'impegno che Giulia ha profuso in questi anni".

Fonte con una breve video intervista: 

http://napoli.repubblica.it/cronaca/2018/05/02/news/napoli_studentessa_con_sindrome_di_down_si_laurea_con_110_e_lode-195331248/?ref=RHPPLF-BH-I0-C4-P5-S1.4-T1  

 
 
 

Esperienze ai confini della morte: "Ecco cosa ha visto chi è tornato dall'aldilà"

Post n°1184 pubblicato il 13 Maggio 2018 da alf.cosmos
 
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Esperienze ai confini della morte, a Messina lo scienziato Pim Van Lommel: "Ecco cosa ha visto chi è tornato dall'aldilà"

Il cardiologo olandese Pim van Lommel racconta a Messina le esperienze di Nde:  "la coscienza vive oltre la morte"

 

29 gennaio 2018 13:22 | Serena Guzzone

 

Grande partecipazione di pubblico ieri alla giornata di studio organizzata a Messina dall'associazione Anthurium Rosa dedicata alla "Coscienza oltre la vita". L'associazione  ha avuto l'onore di ospitare il cardiologo di fama internazionale Pim van Lommel, cardiologo olandese, pioniere nella ricerca sulle Near-Death Experiences.


nde


Il cardiologo olandese durante il suo intervento ha approfondito il concetto di continuità di coscienza basata sulla ricerca scientifica e sull'esperienza di premorte vissuta da persone sopravvissute ad arresto cardiaco. Secondo gli studi condotti dal medico  la nostra coscienza non può essere localizzata ne nel tempo e ne nello spazio. La  coscienza  trova origine in un regno non locale e il cervello  serve come stazione di onde coscienza. La funzione del cervello è insomma paragonabile ad un trasmettitore interfaccia.  La sussistenza di processi percettivi complessi che avvengono durante un periodo di apparente morte clinica sfidano il concetto che la coscienza sia localizzata esclusivamente nel cervello. I dati raccolti dagli svariati studi sulle Nde suggeriscono che le Nde avvengono durante l'incoscienza. Si tratta di una conclusione  sorprendente,  perche quando il cervello è in stato disfunzionale, dal momento che il paziente è in uno stadio comatoso, le strutture celebrali che sostengono l'esperienze soggettive delle memoria dovrebbero essere fortemente danneggiate. Esperienze complesse come quelle riportate nelle nde non dovrebbero esserci o quanto meno non nella memoria del paziente. I pazienti non dovrebbero avere alcuna esperienza soggettiva. Sembra dunque impossibile trovare una spiegazione scientifica per la Nde fintanto che crediamo che la coscienza sia un effetto collaterale connesso al funzionamento del cervello.

Quella delle Nde è un'esperienza che ancora desta perplessità e dubbi da parte della neuroscienza. Come si può spiegare scientificamente il fatto che persone abbiano chiara memoria da periodi di ovvia mancanza di coscienza? Com'è possibile che dopo un arresto cardiaco di soli due minuti ci siano cambiamenti repentini in vita?

 

"Una Nde- ha detto il cardiologo olandese- è un  confronto indimenticabile la dimensione della nostra coscienza.  Fin tanto che non si è mai sperimentata una Nde sembra impossibile comprendere davvero l'impatto e gli successivi nel cambiamento di vita di questa esperienza travolgente.

 

Dopo un esperienza di premorte la visione esistente del mondo cambia radicalmente. Ed è per tali ragioni che nel corso dei suoi studi il cardiologo ha indagato la correlazione tra coscienza e integrità celebrale. "Della coscienza- ci racconta Pim van Lemmel è possibile distinguere tra aspetti temporanei e senza tempo". Il suo approccio al tema è di tipo  nuovo e giunge a conclusioni non in conformità col paradigma materialistico ampiamente accettato dalla cultura occidentale: secondo i nostri correnti concetti medici non è possibile sperimentare la coscienza durante un arresto cardiaco quando la circolazione e la respirazione sono cessati.

 

Sono cresciuto- ha raccontato il medico davanti al pubblico del Salone delle Bandiere- in un contesto accedemico nel quale mi hanno detto che era ovvio che la coscienza fosse il prodotto di un cervello funzionante. Avevo accettato  questa verità come qualcosa di inconfutabile, ma le esperienze di premorte mi facevano nascere delle domande. Mi domandavo come e perché avviene una nde e come si verifica il contenuto? Perchè la vita di una persona cambia cosi radicalmente dopo un esperienza di premorte? Ero incapace di accettare molte delle risposte a queste domande perché sembravano incomplete, scorrette e infondate".

 

Che cos'è una Nde:

Alcune persone scampate alla morte raccontano di una straordinaria esperienza di coscienza. Una Nde può essere definita coma la memoria di una serie di impressioni durante un particolare  stato di coscienza, incluso un numero di elementi universali come esperienze fuori dal corpo, sensazioni piacevoli, vedere un tunnel, una luce, parenti deceduti, una revisione della vita o un cosciente ritorno al corpo.

 

tunnel


Quali sono gli eventi che conducono ad una Nde:

Le Nde si verificano a seguito di arresto cardiaco, la morte clinica, la shock dopo la perdita di sangue al momento del parto, il coma che segue da un danno celebrale traumatico, un ictus, un quasi annegamento, l'asfissia e in varie malattie di tipo grave che ma che non mettono in serio pericolo in quel momento la vita o anche durante la depressione, l'isolamento, la meditazione. Possono anche avvenire senza una ragione apparente. Per avere una nde non è sempre necessario avere un cervello non funzionante. Esperienze simili a quelle di premorte possono avvenire anche durante la fase terminale di una malattia e sono chiamate "visioni a letto di morte o esperienze di fine vita".  La nde causa sempre cambiamenti nella visione della vita. Causa la perdita della paura della morte, un aumentata sensitività intuitiva. Per tali ragioni, questo tipo di esperienza viene chiamato anche  esperienza di trasformazione spirituale.

 I  contenuti di una Nde e gli effetti sui pazienti sembrano simili in tutto il mondo, in tutte le culture e in tutti i tempi:

La natura soggettiva e l'assenza di un codice di riferimento conduce ad utilizzare un vocabolario per descriverli ed interpretare questa esperienza che ne risulta influenzato dai fattori religiosi, individuali e culturali. Bambini e adulti, cristiani o atei, musulmani e buddisti, usano tutti parole differenti influenzati dalla loro religione, cultura e tradizione.

Secondo un recente sondaggio, in Germania e negli Stati Uniti circa il 4% del totale della popolazione del mondo occidentale deve avere sperimentato un Nde: più di 10 milioni di persone negli Stati Uniti, 2 milioni e mezzo in Italia, circa 20 milioni di persone nel mondo hanno avuto una Nde.

 "Fino a poco tempo fa non c'erano studi scientifici e in prospettiva che spiegassero le cause e il contenuto di una Nde. Tutti gli studi- ha raccontato il medico- erano stati effettuati in retrospettiva ed erano molto selettivi rispetto ai pazienti. Sulla base di tali studi incompleti alcuni credevano che l'esperienza di premorte potesse essere determinata da cambiamenti fisiologici del cervello, come risultato di anossia, altre teorie facevano riferimento a reazioni psicologiche, alla morte che si avvicina, allucinazioni, sogni, effetti collaterali legati all'assunzione di droghe o semplicemente a false memorie". Nel 1988 Pim van Lemmel inizia a condurre uno studio prospettico su 354 persone sopravvissute ad arresto cardiaco in 10 ospedali olandesi, allo scopo di investigare la frequenza la causa e il contenuto di una Nde:

Volevamo capire se potesse esserci una spiegazione scientifica sul perchè le persone sperimentavano un aumentata coscienza durante un periodo di arresto cardiaco. Entro un paio di giorni dalla rianimazione chiedevano ai pazienti se riuscissero a ricordare un periodo di incoscienza e che cosa ricordavano. Abbiamo portato avanti anche uno studio longitudinale con interviste registrate ai sopravvissuti con Nde a distanza di due e otto anni dopo l'arresto cardiaco, insieme a un gruppo monitorato di sopravvissuti ad arresto cardiaco che non riferivano di una Nde. Abbiamo studiato pazienti sopravvissuti ad arresto cardiaco perché questa è  una situazione inedita di pericolo di vita ben descritta e anche chiamata morte clinica, che è la cosa più vicina alla morte".  Il risultato dello studio fu sorprendente: 282 pazienti, (82%) non aveva ricordi del periodo di arresto cardiaco o del loro periodo di incoscienza. 62 pazienti (18%) riportavano un ricordo del tempo della loro morte clinica e più elementi venivano riportati più profonda era la Nde.

 

Nello studio condotto dal cardiologo circa il 50% dei pazienti con Nde riferiva della consapevolezza di essere morti o aveva emozioni positive. Circa il 20% dei pazienti aveva un esperienza fuori dal corpo. Il 30% riferiva di muoversi attraverso un tunnel, circa il 25% aveva avuto comunicazioni con la luce o osservava colori. Circa il 30% dei pazienti vedeva un paesaggio celestiale o aveva avuto incontri con parenti deceduti. Il 13% sperimentava una visione della propria vita e l'8% sperimentava un confine.

Per cui che cosa può distinguere la piccola percentuale di pazienti che riferiscono di una Nde da quelli che non la riferiscono?

 

"Capivamo che nè la durata dell'arresto cardiaco (2min o 8 min) né la durata dello stato d'incoscienza  (5 minuti o tre settimane in coma) né il bisogno di essere intubati, in caso di complicazione cardiopolmonare complessa, nè un arresto cardiaco indotto in una stimolazione elettrofisiologica, avevano una qualche influenza sulla frequenza di una Nde".

 In sostanza, il livello di gravità di una mancanza di ossigeno al cervello anossia appariva irrilevante. Nè si è trovata una relazione fra la frequenza di Nde e dei farmaci somministrati o eventuali paure di morire prima che avvenisse l'arresto cardiaco. "Sulle base di queste scoperte abbiamo pensato che probabilmente l'Nde potrebbe essere uno stato di cambiamento della coscienza o la teoria di continuità in cui memorie identità e condizione funzionano indipendentemente dallo stato di incoscienza del corpo".

Pim van Lommel ha raccontato poi risultati dello studio longitudinale condotto con interviste dopo 2 e 8 anni a seguire dall'arresto cardiaco: " ci è servito a capire se la perdita della paura della morte la trasformazione dell'atteggiamento verso la vita e la maggiorata sensibilità intuitiva fosse il risultato di avere avuto una Nde o solo il risultato dell'arresto cardiaco stesso.  Questo aspetto non era mai stato studiato in un progetto prospettico. La Nde  risultò essere un'esperienza che cambia la vita perchè solo i pazienti con una nde hanno mostrato questo tipica trasformazione. In particolare i pazienti che avevano vissuto l'esperienza di nde avevano meno paura della morte e avevano un più forte credo nella vita dopo la morte. Manifestavano un grande interesse per la spiritualità e per le questioni riguardanti lo scopo della vita, una maggiore accettazione di se e amore per se stessi combinato con un sentimento di unicità con gli altri e con la natura".

 

Le conversioni  con i pazienti hanno rivelato che le persone spesso con loro stessa sorpresa avevano acquisito una più forte capacità intuitiva o come sostenevano, addirittura doti paranormali. "Questa maggiorata intuizione- ha detto il medico olandese- è basata sulla interconnessione con la coscienza non locale di altri, ed è indipendente dal tempo. Conoscere fatti futuri o avere sogni premonitori, dal luogo e dalle distanze. Si è in grado di conoscere cose che accadranno in futuro e la premonizione di dimostra veritiera".

 L'accettazione di una Nde è un processo quindi che può avere bisogno di molti anni a causa del suo impatto sulla comprensione precedente alla Nde dei sistemi e dei valori della vita che le persone hanno. Troppo spesso questa esperienza viene negata dai parte dei medici, del personale infermiere e dalla famiglia.  "Tutti gli autori concludono che nè un modello fisiologico nè psicologico può spiegare tutte le caratteristiche  comuni alla nde. Si è detto che l'avvenimento paradossale della lucida consapevolezza di un processo di pensiero logico durante una compromessa irrorazione celebrale fa nascere domande che creano grande perplessità circa la nostra attuale comprensione della coscienza e la sua relazione con la funzione celebrale" .

 

Durante una Nde è possibile vivere esperienze extracorporee:

 Le percezione raccontata dai pazienti è quella   di essersi sbarazzati del  corpo come fosse un vecchio cappotto, mantenendo pur semper la propria  identità, le proprie percezioni emozioni e una chiara coscienza.  Altre volte i pazienti rivedono la loro intera vita in una sguardo, non esistono ne il tempo ne lo spazio. Tutta la vita passa davanti in una specie di visone panoramica tridimensionale. Si percepiscono i fatti secondo il proprio punto di vista e al contempo si conoscono anche le sensazioni degli altri. Si percepisce quello che si è fatto e si è pensato ma anche in che modo aveva influenzato gli altri.

Altro aspetto di particolare interesse affrontato dal medico è quello del ritorno cosciente nel corpo: " I soggetti che hanno vissuto una Nde riguadagnano coscienza nel loro corpo e comprendono che sono bloccati in un corpo danneggiato, ciò comporta dolore e restrizione nella malattia. I pazienti raccontano di un esperienza terribile".

 

Quasi tutti i pazienti che hanno vissuto una nde non hanno piu paura della morte, assumono consapevolezza che la coscienza vive oltre la tomba, che la morte non è morte ma altra forma di vita, che il corpo e la mente sono separati".

 

"Cosi siamo giunti alla sorprende conclusione, durante i nostri studi, che un arresto cardiaco tutti questi elementi riportati di nde sono stati sperimentati durante una perdita delle funzioni della corteccia e  del tronco encefalico., l'encefalogramma era piatto". Al tempo della morte fisica- ha quindi concluso il professore- la coscienza continuerà ad essere sperimentata in un' altra dimensione in cui il passato il presente e il futuro sono racchiusi. La morte è solo la fine del nostro aspetto fisico. La morte come la nascita è un passaggio di uno stato di coscienza da uno stato all'altro".

Fonte: http://www.strettoweb.com/2018/01/esperienze-confini-morte-messina-pim-van-lommel-aldila/652351/

 
 
 

COMUNICARE CON GLI ANIMALI - Umberto Di Grazia

Post n°1183 pubblicato il 06 Maggio 2018 da alf.cosmos
 
Foto di alf.cosmos

COMUNICARE CON GLI ANIMALI - Umberto Di Grazia

 

 

Umberto Di Grazia, sensitivo e ricercatore psichico di

fama internazionale, attraverso la spiegazione di esercizi specifici racconta per OltreconfineTV il modo in cui è possibile instaurare un vero scambio di emozioni con gli animali. 

Suo sito internet: ISTITUTO DI RICERCA DELLA COSCIENZA  https://www.coscienza.org/

 
 
 
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