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Un blog creato da simurgh2 il 29/04/2010

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Cronopios

Post n°500 pubblicato il 15 Febbraio 2013 da simurgh2
 

Nella mia erosa mitologia personale ci sono i Cronopios.
In realtà io vorrei essere un cronopio.
Il primo libro che ho letto di Cortazar è stato "Cronopios e Famas".
Scopro adesso questa sua cronaca per un giornale da Città del Messico, nel 1975.
Tra le tante cose dice che la c'è la piu densa combriccola di cronopios mai esistita sul pianeta, con l'eccezione di quella di Stoccolma. Da 15 anni, a Stoccolma, dei compagni spagnoli in esilio, hanno fondato il Club dei cronopios.
Pabro Neruda ha detto: "Chiunque non legga Cortazar è condannato"
Nella prefazione, Calvino spiega cosi cronopios e famas clicca 

da " Un cronopio in Messico"
Cortazar è sempre stato un grande ammiratore del pittore Rufino Tamayo   
" Da antico ammiratore della sua opera pittorica, quando ho saputo che a Oaxaca c'era un museo che conservava una collezione di pezzi precolombiani da lui donati e presentati, mi ci precipitai senza perdere un minuto. Mi aspettavo meraviglie e le trovai, ma mi aspettavo anche l'inpensato, l'altro inconcepibile club della sua sede di cristalli e colori.
Mi bastò entrare nella prima sala per riconoscerli: da dentro le vetrine, ridendo di gusto nel vedere il mio sbalordimento, i piccoli cronopios mi guardavano divertiti.

 Non è facile essere un cronopio. Lo so per ragioni  profonde, per avere cercato di diventarrlo lungo tutta la  mia vita, conosco le sconfitte, le rinunce e i tradimenti. Essere un fama o un esperanza è facile, basta lasciarsi andare e la vita fa il resto. Essere un cronopio vuol dire essere contropelo, controluce, contrromanzo, controdanza, contro tutto ogni giorno, contro ogni cosa che gli altri accettano come dettami di legge. Ma essere un cronopio è difficile, altrettanto difficile è rappresentare i cronopios, disegnarli o scolpirli.
Poche volte ho visto immagini davanti alle quali si potesse dire: Buenas Salenas, cronopio, cronopio. Il club di Stoccolma mi mandò anni fà i disegni di un bambino chiamato Miguel, quel bambino aveva visto, era stato da loro. E quando Pablo Neruda andò a Stoccolma a ricevere il premio Nobel, il club gli regalò un cronopio di felpa rossa che Pablo conservò sempre con amore e celebrò in un messaggio di cui ho già parlato altrove ma che qui ripeterò: Cronopios di tutti i paesi unitevi
contro gli scemi, i dogmatici, i sinistri, i galli, gli imboscati, gli implacabili, i microbi
Cronopios! Avanti march!

 [...] I cronopios sono spesso ingrati o smemorati, ma quelli del Club ricordano che io ero il padre della tribù e mi spedirono un cronopio di felpa identico a quello di Pablo, ma verde. Questo cronopio vive a casa mia e con la mia presenza petulante riduce in polvere ogni altra immagine che sta li, con non poca collera di due idoli africani, una bambola giapponese e tre maschere polinesiane (false).
In ogni caso, con rare eccezioni, i tentativi di rappresentare i cronopio si sono sempre risolti in fallimenti, che loro celebrano con particolare gioia. Ora succede che entro al museo Tamayo e non solo mi ritrovo un cronopio ma una intera legione insolentemente esibita nelle vetrine delle prime sale.

 

 

 Seduti, sdraiati, rossi, neri, marroni, rosa, verdi, blu, in piedi, a testa in giù, che giocano, che litigano, che dormono, vestiti, sorridenti, nudi, burloni, donne, uomini che cantano, bambini... Oh, piccolo popolo meraviglioso, rimarrai per sempre nel mio cuore. [...] Per anni avevo aspettato i Matta, i Topor, gli Oski, l'artista capace di creare su un piano o uno spazio ciò che io avevo creato con la parola.. E non sapevo che era stato già fatto, che ero io, secoli dopo gli anonimi artisti messicani, colui che aveva dato una voce a quelle forme mute

 

 

 

Strana, meravigliosa ricompensa del caso: ancora una volta mi capitava di incontrare un Messico profondo che non avevo visto prima, ma era presente in alcuni miei scritti, in incubi e intuizioni. [..] davanti a tutto ciò sento ancora che essere latinoamericano conta piu che essere messicano o argentino o panamense, che il nostro sangue circola per il continente come un solo sangue.. 

 

 Beh, dice il terzo cronopio dello scaffale superiore della seconda vetrina - Senti - dice - approfitta della distrazione del vigilante e strappami le etichette.
- Non si puo figlio mio, - mormoro sentendomi il peggiore dei fama - voi fate parte della cultura, e si sa che senza etichette non c'è cattedratico che regga...
La rabbia e il disprezzo dei cronopios m'intristiscono, però poi si dimenticano e tornano a guardarmi con affetto. Io evito accuratamente di leggere le etichette per non offenderli, e perciò mi è impossibile sapere se si tratta di cocomecas, aztejucos, olmezocos o tlacalzontles. Quello che mi sembra grattarsi la pancia, sarà anteriore o posteriore a quell'altro che danza per sè stesso, con i grandi occhi pieni di tempo congelato 

 

 

E cosi adesso ho una rappresentazione figurativa dei cronopios.
In realtà me li ero sempre immaginati cosi, piu o meno.
Con delle facce da cartoni animati.
Per me questa cronaca di Cortazar è importante.
Spero lo possa essere anche per i tanti potenziali cronopio nel mondo 

 

C'è chi dice di averli visti

 

 

 
 
 
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