chocolate factoryLa capacità di stupirsi di fronte alle cose, senza fare mille congetture... |
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Post n°56 pubblicato il 16 Giugno 2010 da soul_woman
Non scrivo più su questo blog da tantissimo tempo. Adesso potete seguirmi su http://liberorespiro.blogspot.com e su http://www.soulwomanphoto.com |
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Post n°55 pubblicato il 28 Giugno 2007 da soul_woman
E pensare che tutto è iniziato per gioco. In fin dei conti da bambina io non avevo questa fobia. La mia unica preoccupazione era quella di essere poco femminile. Le signore mi scambiavano sempre per un maschietto, forse perché portavo i capelli corti, i pantaloncini e giocavo sempre a calcio. Però a me dava fastidio questa ambiguità sessuale, ragion per cui ad un certo punto iniziai a fare di tutto per assomigliare al sesso che mi apparteneva. Il mio abbigliamento cambiò e cominciai a preferire il rosa, ovvero il colore femminile per eccellenza. E poi iniziai anche ad avere comportamenti ”femminili”, imitando le mie coetanee. In particolare, quando i maschietti tornavano dalla campagna con il loro bottino di lucertole al cappio che sventolavano davanti ai volti inorriditi di tutte le femminucce, finsi anche io di provare ribrezzo e voglia di scappare via. Fingere mi costava assai poco. Però è anche vero che a forza di fingere ho finito anche io per avere paura delle lucertole e di tutti gli animali che vi somigliano, al punto che oggi mi faccio condizionare la vita da essi. E non è stato facile visto che casa mia si affaccia in campagna. Di gechi, lucertole e affini ne ho visti davvero tanti nella mia vita e con alcuni di essi ho avuto rapporti purtroppo assai ravvicinati. Come quella volta che mozzai la coda ad un geco che se ne stava appollaiato nella ringhiera della scala; o come quella volta che uccisi una lucertola che era rimasta incastrata dietro la porta. Tutti incontri accidentali che hanno turbato violentemente la mia già precaria psiche, al punto da alimentare ancora di più questa assurda fobia. Già perché di fobia si tratta. Ancora oggi qualcuno cerca di tranquillizzarmi spiegandomi che sono animali innocui e che non fanno niente di male, anzi mangiano le zanzare e quindi aiutano a vivere meglio. Come se non lo sapessi quanto sono innocui. Non è la paura di un pericolo fisico quello che mi turba. È difficile da spiegare: il semplice fatto che esistono mi fa stare male; mi da fastidio la loro bruttezza, il loro viscidume, il loro colore; mi fanno ribrezzo e vederne uno mi paralizza, mi gela il sangue nelle vene, mi crea uno stato di shock permanente. Destino vuole che più abbiamo paura di qualcosa e più questo qualcosa ci si presenta davanti con insistenza, come se volesse sfidarci e mettere a repentaglio la nostra sanità mentale. Molti anni fa avevamo una cantina in soffitto. Poi la cantina l’abbiamo spostata in garage e quella stanza l’abbiamo trasformato in una specie di stanza per lo studio. All’inizio le pareti avevano parecchi buchi che in realtà erano covi di lucertole di tutte le razze e maniere: ne ho viste davvero di tutti i colori! Dalle classiche verdi a quelle marroni, arancioni, gialle e persino a pallini. Alcune di esse emettevano persino strani rumori e quando avvistavano una farfalla sul muro si proiettavano di gran carriera contro di essa per divorarla in men che non si dica. Entrare in quella stanza era per me motivo di sofferenza perché la visione di queste orribili creature mi gettava in uno stato di sconforto. Poi un giorno i miei decisero di chiudere tutti quei buchi e sistemare la stanza e la situazione, paradossalmente, peggiorò. Tutte le lucertole variopinte sparirono, murate vive per sempre. Tuttavia dalle finestre ogni tanto qualcuna entrava lo stesso, e si nascondeva dietro i mobili, per spuntare all’improvviso, quando meno te lo aspettavi, e terrorizzarti come i migliori film di Dario Argento. Sono sempre stata circondata da lucertole e gechi, me li ritrovavo ovunque: nelle scale, in bagno, dietro le finestre, sulla porta d’ingresso, dietro i mobili e persino nella mia stanza. Era una persecuzione e più ne vedevo più mi terrorizzavo. E persino in vacanza la loro presenza non ha mai cessato di farsi presente. Qualche anno fa affittai un appartamento a Lipari per qualche giorno. La casa era molto bella e fresca ma aveva un inconveniente: la cucina era fuori, in mezzo alla campagna. Questo poteva essere suggestivo, se non altro perché il panorama era davvero mozzafiato, però fin dall’inizio notai la presenza di grosse salamandre che gironzolavano attorno. Ma in fin dei conti pensai che anche loro avevano paura di me, quindi se entrambi ci tenevamo a dovuta distanza nessuno di noi avrebbe subito danni. E così vivevo in pace con me stessa e con la natura circostante. Poi un giorno ne vidi una enorme che passeggiava lungo le pareti della cucina. Mi feci coraggio lo stesso e pensai che in fin dei conti non c’era niente di male e che anzi se la vedevo sulla parete almeno sapevo dove era e non avevo di che temere. Ce la stavo mettendo tutta ed ero stupita del mio coraggio e della mia forza d’animo. Tra l’altro avevo al mio fianco una persona con la mia stessa fobia e quindi ci davamo coraggio a vicenda. Ma una mattina terribile accadde la catastrofe. Entrai in cucina per preparare la colazione. Della salamandra nessuna traccia, il che un po’ mi inquietava, ma del resto poteva benissimo trovarsi dietro il frigorifero oppure essere scappata via. Accesi il fornello per scaldare il latte e d’improvviso sentii uno strano rumore provenire da sotto i fornelli e con irruenza apparve lei, la salamandra impazzita perché disturbata dal calore: fece un salto di un metro fino a terra e con un tonfo terribile arrivo proprio in mezzo ai miei piedi; poi con scatto felino scappò via ad infilarsi sotto qualche mobile mentre io rimasi lì impietrita. Per sua fortuna non intaccò minimamente i miei piedi perché altrimenti avrei preso volentieri in considerazione l’idea di amputarli! Era troppo, era davvero troppo. Io ce l’avevo messa tutta per lottare contro la mia stessa paura, però questa era una prova troppo grande. Da quel momento uscii dalla cucina e non ci misi più piede, per nessuna ragione al mondo. La padrona di casa invano tentava di spiegarmi che sono animali innocui e che non fanno alcun male, ed io invano cercai di spiegarle che la mia paura aveva ben altra natura. L’anno dopo andai a Favignana. In 4 affittammo un appartamento in paese. Quando la padrona di casa ci chiese come mai non avessimo preso una casa più in campagna, rispondemmo che ci piaceva avere i negozi più a portata di mano, ma mentivamo sapendo di mentire. In realtà tutti e 4 avevamo paura dei gechi e, memori della orribile esperienza dell’anno passato, eravamo convinti che in paese la situazione sarebbe stata diversa. Ma appena la padrona di casa ci lasciò, io andai in bagno ed indovinate che cosa trovai per terra? Esatto, un geco che a stento si mimetizzava con le piastrelle. Non potevo stare in quella casa: o io o lui e così il mio amico Marcello si fece coraggio e a colpi di scopa lo uccise e lo buttò dalla finestra. Ad ogni modo la vacanza era compromessa perché ogni volta che entravo in una stanza ero portata a scrutarla in ogni angolo temendo la presenza di animali inopportuni. Anche nelle vacanze successive la situazione non migliorò e persino in Sardegna ne ebbi un rapporto ravvicinato. In poche parole mi sento perseguitata da questi orribili animali che, come se volessero farmi un dispetto, mi seguono ovunque. Come si fa a guarire da questa stupida fobia? Come si fa ad ignorarli? Come si fa ad entrare in una stanza senza avere il terrore di vederseli spuntare da un momento all’altro? Questo non lo so. Qualcuno sostiene che le paure vanno affrontate ma se mi immagino in una stanza, da sola, piena di lucertole, l’unica cosa che mi viene in mente sono anni e anni da uno psicanalista per riprendermi dallo stato di shock. |
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Post n°54 pubblicato il 29 Maggio 2007 da soul_woman
Dicono che i pesci siano gli animali più silenziosi, ed allora perché i miei sono così rumorosi? Salgono fino al bordo della vasca e cominciano a boccheggiare, producendo un fastidioso rumore di sottofondo che non mi lascia dormire. Forse sarebbe il caso di cambiare l’acqua. Ancora? Ma allora stanotte mi tocca sovvertire un altro luogo comune che dice che i pesci sono animali puliti. Se così fosse l’acqua in cui vivono non so ridurrebbe ad una melma marrone ogni due giorni! C’è poco da fare: mi devo alzare e spostarli nuovamente in un’altra stanza. Accendo così la luce del comodino e la vedo lì, appollaiata sul muro, la zanzara che nelle ultime notti si è divertita a mie spese lasciando sulle mie braccia segni “pruritosi” della sua presenza. Io mi intossico i polmoni con l’insetticida per ucciderla ed invece lei è viva e vegeta. Ma ora è lì, ferma, inerte e soprattutto a portata di mano. Afferro la ciabatta sotto il letto e mi avvicino lentamente, senza produrre rumore, senza coprirla con la mia ombra. Non sono mai stata molto abile con i riflessi, ma stavolta sento che ce la posso fare, non posso sbagliare. A spingermi è la consapevolezza di dormire tranquilla stanotte, senza ronzii vari e soprattutto senza nuovi pruriti. A soli 10 cm dalla parete, con un abile scatto, pianto la ciabatta a velocità, ma la zanzara riesce a svolazzare via tranquilla e beata, come se niente fosse. Mannaggia! Mi alzo, prendo la vasca dei pesci, la sposto nella stanza accanto, mi richiudo nella mia, spengo la luce e mi metto a letto. Che strane queste mie notti solitarie. Non avrei mai pensato che mi ci sarei abituata. L’idea di dormire in casa da sola mi ha sempre terrorizzata, eppure sono mesi che lo faccio. Certo c’è sempre una piccola lampadina accesa per fare un po’ di luce e sentirmi più confortata, ma è già un grande passo e magari un giorno supererò anche questo ostacolo. E proprio ora che mi sono ambientata avverto il bisogno di un nuovo cambiamento. Come siamo strani noi esseri umani! |
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Post n°53 pubblicato il 09 Marzo 2007 da soul_woman
Al mondo ci sono tante persone che, per loro sfortuna, nascono con delle malformazioni: c’è chi nasce senza un dito di una mano o di un piede; chi nasce senza un braccio o una gamba o un occhio o un orecchio; c’è chi nasce con il cuore malformato; e c’è chi nasce timido. Già, perché qualunque cosa voi possiate dire, la timidezza è una gravissima malformazione che costringe, chi ne soffre, a vivere una vita a metà, senza la possibilità di esprimersi per quello che si è. Trovatemi una sola persona al mondo che almeno una volta nella vita non abbia avvertito i sintomi della timidezza ed abbia fatto delle megafiguracce in delle circostanze alle quali teneva particolarmente. Ecco, questo è un classico esempio di timidezza estemporanea, che colpisce un po’ tutti ma che poi passa. Ma ci sono i casi patologici, coloro che nascono così e che, qualunque cosa tentino di fare nella vita, non riusciranno mai a sconfiggere questo aspetto. E questo è un male gravissimo, peggio di un cancro, per il quale non esistono cure. Anzi sarebbe più giusto ricevere un’indennità o una pensione, per ripagarsi da tutto ciò che si continua a perdere quotidianamente. Ovviamente leggendo queste poche righe vi sarete resi conto che chi scrive è affetta da questa malattia e da sempre cerca invano di sconfiggerla. Qualcuno ancora oggi si ostina a dire che in realtà non sono timida e che mi basta mettermi a mio agio per stare bene. Ma questo qualcuno ancora non si è reso conto della gravità della situazione e quindi nutre speranze vane e false. Quali sono i sintomi della timidezza? Innanzitutto paura. Ma che dico paura… terrore!!! Paura di cosa? Ma di sbagliare, di dire fesserie, di fare figuracce mostruose, di essere considerati stupidi. Una delle cose più imbarazzanti è trovarsi in mezzo ad altra gente e non riuscire a dire nulla di sensato. All’improvviso la tua mente si chiude, scende come una saracinesca che sbarra tutti i tuoi pensieri dentro una gabbia e ti lascia a malapena quelle quattro parole per rispondere a monosillabi: si, no, certo, ma si, forse, però, ecc… Ma che razza di parole sono queste? Semplici intercalare che non dicono nulla. Il problema è che sei talmente terrorizzato dall’idea di dire una fesseria che ti privi di aprire bocca. All’improvviso l’insicurezza prende il sopravvento, si spande dentro il tuo corpo come un freddo sciroppo che congela tutte le tue cellule e preferisci fare finta di nulla o di non sapere pur di aprire bocca. Ma non sempre si tratta di paura di sbagliare. A volte è anche paura di essere giudicati. Vi faccio un esempio banalissimo ma chiaro. Quando andavo a scuola a volte l’insegnante poneva una domanda alla classe e nessuno sapeva rispondere. Disperato la ripeteva e continuava a chiedere se qualcuno sapesse rispondere ma la sua attesa era vana ed alla fine doveva arrendersi all’evidenza di avere di fronte una classe di ignoranti. Ma nell’ultimo banco, attaccata ai cappotti appesi alla parete in fondo alla stanza, io lottavo contro me stessa. Io la risposta la sapevo, perché ero una secchiona, perché studiavo sempre, anche quello che non era richiesto studiare, e ardevo dal desiderio di rispondere. Ma c’era la paura di essere considerata dagli altri una “saputella”, una secchiona, un’arrogante che ostenta la sua conoscenza. Quelli erano momenti tragici: lottavo ferocemente contro me stessa, mi sentivo rodere l’anima, mi sentivo la voce strozzata dentro la gola e una rabbia cieca che mi saliva dalle viscere e non sapeva da che parte uscire. Avrei voluto sbattere la testa contro lo spigolo del banco e farmi molto male, pur di non soffrire così. Lo so che vi sembrerà esagerata la mia descrizione, ma purtroppo era così. Arrivavo a stare veramente male, e il peggio era quando la risposta la dava l’insegnate, era la stessa che volevo dare io ma oramai non c’era più tempo. Era una vera umiliazione per me stessa dovermi arrendere a questa mia debolezza cronica e all’incapacità di vincerla. Oggi per fortuna questa paura l’ho superata, anche se spesso fingo di sapere molto meno di quello che so, fingo di non ricordare qualche nome o qualche data e mi giustifico con frasi del tipo “me l’ha detto una persona”, “l’ho letto in un libro”, “ho sentito dire”… Mi sento un’idiota quando faccio così, ma mi sento anche a posto con me stessa e con le mie lotte interiori. Questo comunque è per farvi capire fino a che punto la timidezza può condizionare la propria esistenza e danneggiarla. Altro sintomo gravissimo e l’arrossamento. Sei in mezzo ad altra gente, si parla e ad un certo punto, fiera di te stessa, superi l’ostacolo dell’incertezza ed esprimi un tuo parere. Sei al settimo cielo perché stai parlando senza timori ma all’improvviso ti accorgi che gli altri stanno zitti, ti stanno ascoltando e tutta l’attenzione è puntata su di te ed allora senti le guance avvampare ed il cuore battere all’impazzata. È un’emozione troppo grande e ti sconvolge smisuratamente tanto da creare reazioni simili alle crisi di panico. Ed è per questo che via via abbassi il tono della voce e ti avvii al termine della tua discussione per passare la parola a qualcun altro. La cosa peggiore dell’arrossamento è che non lo puoi nascondere. Si nota, è evidente e ti francobolla per la vita. Da quel momento in poi tutti sanno che sei timida e non ti lasceranno mai più in pace… |
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Post n°52 pubblicato il 21 Febbraio 2007 da soul_woman
Evvabbene, sono timida. Ma è davvero così evidente? È mai possibile che conosco delle persone e, dopo appena 5 minuti, già si accorgono di questo aspetto del mio carattere? Eppure cerco di sforzarmi, di apparire una persona spigliata, serena, a mio agio. Da cosa lo capiscono? Forse dal fatto che non appena mi viene rivolta la parola e tutti stanno lì ad aspettare che io parli, divento tutta rossa fin dentro alle orecchie. Forse dal fatto che quando parlo mi trema la voce e balbetto in modo abbastanza evidente. Forse dal fatto che non guardo mai negli occhi i miei interlocutori. Forse perché nel corso di un’intera serata sono capacissima di starmene in silenzio e in disparte senza aprire la bocca neppure per tossire. Forse perché ho talmente tanti di quei tic nervosi che non si può non notarli. Mah, io mi sforzo, ma i risultati sono pessimi. Magari se cominciassi ad accettarmi per quello che sono… Il fatto è che ho avuto sempre molta difficoltà a colloquiare con persone che non conosco, specie se queste persone sono i genitori di qualche fidanzato. Io mi rendo conto dei loro sforzi per mettermi a mio agio e mi rendo anche conto di quanto ci restino male nel vedermi sempre così distaccata. Ma che ci posso fare se quando mi ritrovo a parlare con certa gente la mia mente si offusca e riesco solo a dire frasi banali che riguardano il tempo e le stagioni che non sono più come una volta? In certe situazioni mi verrebbe voglia di sbattere la testa contro il muro all’infinito, per punire la mia idiozia. Ma a che servirebbe? Il risultato è che finisco per rimanere in un angolo in silenzio, facendo la figura a volte della snob, altre volte dell’indifferente, altre ancora dell’immatura. Ma non c’è un pulsante per spegnere la timidezza? |


Inviato da: Anonimo
il 23/03/2008 alle 13:01
Inviato da: Anonimo
il 20/03/2008 alle 13:02
Inviato da: Anonimo
il 25/12/2007 alle 21:13
Inviato da: Anonimo
il 13/12/2007 alle 14:24
Inviato da: violante_mente
il 18/09/2007 alle 13:19