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lakeghost
   
 
Creato da lakeghost il 13/11/2006

Mattone dopo mattone

nei cantieri della reggia del caos

 

Post N°97

Post n°99 pubblicato il 29 Dicembre 2011 da lakeghost
 

slow rising.
  fast descending. and deep.
     blond beer,
        red wine. yeah.

 
 
 

Post N°96

Post n°98 pubblicato il 26 Dicembre 2011 da lakeghost
 

Sto guardando con mortificazione il selciato d’una stradina di paese in salita, qualche bancarella sulla destra scivola dentro al mio campo visivo senza alcun peso, sono concentrato sul mio passo lento e sto cercando di trattenere delle parole di ghiaccio. Con tutta sincerità, non posso più muovere un passo. Tu ti giri, sto farfugliando qualcosa di maledettamente stupido e disperato, riderei di me se fossi sveglio. Mi baci con le guance umide e salate, rigate dalle lacrime. Quel coglione d’un capellone ti guarda imbalsamato, come uno scoiattolo esposto sulla mensola di una baita di montagna, quel coglione d’un capellone. Ma ha la tua stima e mi dovrà bastare. Ci stiamo dicendo addio, sto singhiozzando come un bimbo che ha preso una sberla dal padre, le tue labbra non le voglio lasciare. Scappo lontano da te a gambe levate, corro nel vento, il selciato sembra un tapis roulant. In stazione non c’è nessun treno che mi porti via da questa città morta, i cartelloni sono scritti in un alfabeto alieno e io sembro una talpa.
Le lacrime dolci che non ho versato in tempo di pace e quelle amare che non ho versato in tempo di guerra stanno annegando i miei sogni, e mi scopro più addolorato di quello che il mio ego mi possa concedere di sapere.
Il mio cazzo non ha più risposto presente agli appelli di qualche sfortunata maestra, riderei di me se stessi sognando. Ti dico addio nello strazio più oscuro ogni fottutissima notte gelata, ma né il mio corpo infreddolito né la mia mente distratta intendono obbedire alla lezione dell’amore più doloroso ed estremo, quello che si consacra nella perdita.


 
 
 

Post N°95

Post n°97 pubblicato il 07 Agosto 2011 da lakeghost
 

 

Io quando prendo sonno sulla testa non ho il cielo stellato. Su di me non vegliano gli dei,  non cantano le sirene, non soffiano i venti dell’est. Quando prendo sonno sulla mia testa si stende una lunga lastra di cemento, scura e soffocante, come un bagno nel catrame.
Se al mio fianco il tuo corpo si stagliava come una spiaggia dorata, il mio spirito si elevava al di sopra degli uomini, sulle sfere celesti, dove danza Alce Nero coi suoi cavalli sauri,  Cavallo Pazzo coi suoi spiriti e il mio ghigno mummificato, che si trasformava nel tuo dolce sorriso di bambina.
Quando riposavi lontano da me eri come lo splendido fondale dell’oceano a cui si ancora un gommone di migranti che ha affrontato la tempesta e il mare grosso per camminare veleggiando leggeri come le piume sulle coste del nuovo mondo. E il mio spirito restava nella sfera degli uomini dove potevo vedere bene il corpo che ospita la tua meravigliosa anima bianca. Una nuvola a forma di colomba.
Adesso il mio corpo giace nell’ombra umida, affannata da un caldo torrido, e uno stormo di insetti vibra sulle pareti nude della mia cella. E il mio spirito non ha più il coraggio di spiarti nemmeno con timidezza, cammina perso nelle paludi dove la melma attanaglia le caviglie e l’inferno chiama con la voce d’una puttana.

Il Clown alla Rovescia non si annuncia più. Si materializza come una grandinata estiva, e se ne va lasciando pozzanghere rosse, rami spezzati e foglie marcite.

 
 
 

Post N°94

Post n°96 pubblicato il 18 Luglio 2011 da lakeghost
 

Le cime dei pini accarezzano il cielo di luglio, il vento fresco dell’adriatico canta coi rami e le pigne e soffia sugli aghi che dormono a terra. Il sole affaccia piano tra le fronde e si abbassa salutando il mio viso con una luce potente e gialla. Le auto scintillano rumorose sulla strada di fianco e i bagnanti prendono le loro biciclette per muoversi da una parte all’altra della spiaggia.
Non vi è nulla di più poetico in tutto questo che nell’attendere passivamente la sera e l’ora di tirar su il gazebo e iniziare a lavorare. Quando la vita è così arida la fantasia è un inganno; se non aggiunge alcuna soluzione è meglio concentrarsi sul dato concreto, che in questo momento pare riflettere il deserto delle occasioni.
“Il guerriero della luce è schiavo del suo sogno e libero nei suoi passi”
E’ possibile che
questa noia, il senso implacabile di incompiutezza che mi avvelena il cuore dipenda dalla mancanza di un serio obiettivo. Ma confesso con naturale sincerità che non posso esimermi dal pensare che questa visione sia un delizioso miraggio.
Tuttavia, l’immagine di un labirinto concentrico dove i vicoli sono i percorsi individuali e il centro è la consapevolezza di appartenere tutti ad un’unica fonte irradiante, mi pare familiare e ragionevole.
Così adesso meta e percorso si possono sovrapporre senza alcuna apparente o recondita contraddizione. Il cammino porta alla soluzione che la fonte della vita si è mirabilmente espansa in questo brulichio costante di forme. E che, per l’appunto, proprio la fonte respira, si apre e si contrae come un polmone stellato nei vicoli di
questo oscuro labirinto cosmico.
A ragion veduta, dunque, siamo liberi nei nostri passi, e la strada è a nostra disposizione, una strada empirica. Qui però, in ogni cartello vi è scritto “sei già dove vuoi essere”.


 
 
 

Post N°93

Post n°95 pubblicato il 15 Luglio 2011 da lakeghost
 

Come un flauto senza soffio
come uno strumento senza artista
giaccio inerte, senza alcun vibrato
Prego che tu possa infondere il tuo respiro amorevole
aprire e chiudere i varchi senza stridore alcuno
cantare melodia celeste o bruna
muovere chi danza, toccare chi ode
vincere chi resiste, fortificare chi teme
ch’io da solo senza anima viva
sono vicino al nulla pieno di niente.

È dovere mio incidere il legno grezzo dell’anima mia
e permetter’a te d’amarmi nell’azione e nel movimento
senza pianto, senza volere, senza desiderio
come un fiore s’apre alla luce del sole di maggio
e un seno s’appresta a nutrire un vagito affamato.

Se ciò ancora non matura
cercherò prometto orto più fertile di questo
e investir meglio le ricchezze di cui ogni giorno abbonda la terra.

Riposerò i miei strumenti
e mi farò strumento tuo.

 
 
 

Post N°92

Post n°94 pubblicato il 08 Aprile 2011 da lakeghost
 

Sugar Mama, di John Lee Hooker

 
 
 

Post N°91

Post n°93 pubblicato il 11 Marzo 2011 da lakeghost
 

 

Devo mettere la mia barca in acqua. Le ore trascorrono languide sulla riva – povero me!
La primavera è fiorita e ha preso congedo. Io aspetto e indugio portando il peso di futili fiori appassiti. Le onde si sono fatte rumorose e nel viale ombreggiato sulla riva le foglie gialle volteggiano e cadono.
In quale vuoto si perde il tuo sguardo? Non senti un richiamo percorrere l’aria con le note di un canto lontano che giunge dall’altra riva?

da "Gitanjali", di Rabindranath Tagore


 
 
 

Post N°90

Post n°92 pubblicato il 15 Febbraio 2011 da lakeghost
 

Forse la causa è l’influenza crescente, il respiro stoppato dalle adenoidi gonfie di muco, o forse il timore di perdere il lavoro dopo aver battuto uno scontrino da 379 euro per una spesa da 36, aver ignorato il tutto ed essere stato ripreso dalla capa con grande disappunto dopo che aveva chiuso la cassa trovandosi la sorpresa proprio davanti ai suoi occhi increduli. Oddio, è difficile risalire alle cause dall’esamina degli effetti, non è un’avventura semplice, c’è da capirlo.
In ogni caso ieri notte ho volato fino ai confini del tempo, al giorno dei giorni, al grande giudizio. Era una serata cordiale alla periferia di Palermo, il cielo era nero come la disperazione, Orione stava ritto, poggiava i piedi sull’orizzonte e alzava il braccio robusto contro il firmamento. Io stavo proprio indicando la sua posizione, così poetica, dentro la magia del mito, ma le spalle non si vedevano assolutamente. Le stelle erano eccitate, si muovevano senza logica alcuna e Orione ormai sfuggiva completamente. Ma nel mondo fisico le stelle sono lontane, e le nuvole stanno di sicuro più vicine agli uomini, tra il cielo e gli uomini appunto. Nel mondo onirico, invece, le prospettive e le leggi sono sorprendenti. Perché dietro le stelle il cielo si illuminava di bagliori polverosi e rossastri, dei temporali dalle profondità disperse dell’universo. Non passa molto da quando provo a metterli a fuoco a quando il cielo si squarcia d’un gran boato e parte una saetta che si schianta sull’asfalto di quel rettangolo angusto tra due palazzi che la nostra innocente fantasia di bambini aveva soprannominato “parco giochi”.

Il cielo adesso è in fiamme, bruciano i nespoli e le mimose, si sciolgono le inferriate e l’asfalto bolle come acqua in pentola. Sale materiale lavico dappertutto, inghiotte il balcone e scioglie la base degli infissi.

Io adesso non so come va a finire. E non sono così saggio, lo ammetto, per estrinsecare una morale o per carpirne un insegnamento profondo. Quindi, che dire, buona notte a tutti, la notte di un mondo che dorme ancora, come un drago che caccia fumo dalle sue enormi rotonde narici bollenti.

 
 
 

Post N°89

Post n°91 pubblicato il 03 Gennaio 2011 da lakeghost
 

 

E' col cuore annerito e la bocca cucita che ti ascolto mentre singhiozzi, così dolce e decisa nel freddo di quest'umido inverno, attenta che le auto sfrecciandoti accanto non insozzino il tuo elegante cappotto grigio.Sei dolcissima donna, come vorrei essere l'uomo dei tuoi sogni. Vorrei dirti che la realtà è già di per se un grande spettacolo onirico, che un demone ha disegnato perchè noi non ne venissimo a capo, senza almeno aver prima versato dentro litri e litri di salatissime lacrime. Così mi trovo a pensare che come immerso in un febbrile sogno oscuro, con le caviglie legate nella melma, non posso issarmi a mirare il panorama di questo dedalo che è la vita, come scorgere l'orizzonte da queste bassezze? I tuoi sogni non sono come il marmo, e anche il marmo in fine si sgretola, così dovresti pensare che di ciò che ti muove adesso non resterà che un pugno di profumatissima sabbia colorata. Vorrei dirti di non aver paura, perchè il senso è giusto questo, la libertà dalle illusioni. Sei così legata ai tuoi abiti di ogni giorno che non vedi le tarme che ne stanno banchettando festose. Io dentro questi abiti ho soffocato, amore. E ora così nudo non mi riconosci, perchè non riconosci la luce abbagliante di cui ogni uomo è permeato quando agisce nel desiderio di affermare la propria libertà dai sistemi.
Ti saluto, dentro di me si muove un caldo abbraccio col quale, con grande dolore, non potrò salutarti. Dentro di me si muove il coraggio di andare, e la malinconia di scorgerti appena come un piccolo tenerissimo bagliore dorato, di là di questo fiume in piena che ci divide.
Ti saluto, in bocca al lupo, arrivederci.

 
 
 

Post N°88

Post n°90 pubblicato il 17 Ottobre 2010 da lakeghost
 

Stanotte avevo un gran maldistesta. Fondamentalmente, penso, perché ho fatto un volo di qualche metro, non riesco a quantificare, e non conosco le ragioni ma librandomi nell’aria ho assunto una posizione fetale e mi sono schiantato col capo sul cemento. Non vedevo sangue, ma riuscivo a toccare il cranio zigrinato dalla frattura, tutto spostato in qua. Passeggiavo non ricordo con chi sul balcone dello scheletro di un palazzo in costruzione, ho lambito troppo il bordo e sono finito giù. La gravità ci tira anche nel mondo dei sogni. Sempre attratti dal centro della terra. Legati coi piedi nel fango.
- Devo andare in ospedale. Mi sono rotto la testa, vedi il mio cranio?
Non ricordo bene quanto tempo è passato dall’auto diagnosi della frattura scomposta della mia pesantissima testa alla scena in cui mi ritrovavo, con le mani a tenermi insieme le povere ossa del cranio, ad assistere ad una vera e propria scena orgiastica che raccoglieva ahimè persone però scarsamente piacenti. Davanti ad un grotta io stavo inginocchiato, ma dentro invece c’erano tutti quelli con cui lavoro che vestiti solo di lenzuola color ottone si avvicendavano al loro capo per cercare di massaggiargli i testicoli e il pene, ansiosi di farlo eccitare. In un rito che aveva, a dire il vero, tanto di perverso quanto di infantilmente innocente. Cosa c’è di più bambinesco nel compiacere colui che ti parla con autorità?
Io però, in questo strano mondo astrale, e anche in questo strano mondo fisico, posso trarre la medesima conclusione di me stesso. Non mi piace compiacere alcuno. A parte me stesso.
Si potrebbe definire egoismo. Ma trattandosi di me scelgo un termine più dolce. E lo definisco amore incondizionato per la vita.

 
 
 

Post N°87

Post n°89 pubblicato il 16 Settembre 2010 da lakeghost
 

Le luci della città sfavillano incerte e allegre, come ragazzine nel fiore della giovinezza, e gli aerei volano sulle nostre teste e sembrano astronavi aliene che lasciano di corsa questo strano e triste mondo. Dal fango dove affondano le mie radici, pronte a sbocciare in uno splendido fiore purpureo, guardo il cielo coperto dalla notte, e quando tutto appare così distante da me  mi commuovo, e tendo una mano ma non è abbastanza lunga per toccarlo.
Devo ammettere, con merito o colpa, che sono mosso da desideri umani, pensieri di uomo, emozioni e paure da bambino . Ogni istante si affollano dentro la nostra vita tutte le età e tutto ciò che siamo stati che siamo e che un giorno saremo, come il fiore riposa dentro la radice, e come il frutto attende nel sonno dentro il suo fiore. Tutto, irrinunciabilmente, adesso.
Eppure, se penso a ciò che ho avuto e a ciò che non ho più, riguardo il cielo ed è sempre così maledettamente lontano, nonostante io sia ragionevolmente dentro di esso. Già immerso in quello spazio profondo e gelido, già proiettato nei vortici più arditi delle galassie più focose. Eppure, i miei piedi sono ancora coperti di fango. Mi è parso che il cielo abbia promesso l’amore, un’economia dignitosa, e una vita umana. E invece a ben vedere, il cielo non promette nulla, la vita non muove alcuna intenzione e non agisce alcun fine. Come un serpente che striscia per cercare una preda, una logica ferrea, ma per noi è comunque ben troppo alta. Dovrei piangere dalla gioia, sapendo ora che non possiamo attingere dalla fonte alcuna legge scritta valida ora e per sempre, che con robusti mattoni ectoplasmatici non possiamo imbastire grattacieli eterni. Ma devo ammettere, con merito o colpa, che così, nudo, esposto alle raffiche di vento che soffia questa vita selvaggia, si, ho freddo. E temo le tenebre.
Andrò a dormire pensando all’amore, alla vita e alla morte, sono tutte qui, irrinunciabilmente, adesso. Eppure così maledettamente lontane.

 
 
 

Post N°86

Post n°88 pubblicato il 07 Settembre 2010 da lakeghost
 

[…]
Si, e allora non giova, voi dèi della morte!,
se avete preso e tenete saldo l’uomo sconfitto,
se lo avete affossato nella lugubre notte, malvagi,
tentare, supplicare o adirarsi con voi,
o anche abitare in spaventoso esilio,
ascoltando da voi con un sorriso il canto nudo.
Se è così, dimentica la salvezza, e assopisci senza un suono!
Eppure sorge dal tuo petto un tono di speranza,
non puoi ancora, anima mia, ancora non puoi
abituarti, e dentro un sonno di ferro tu sogni.
Non so di feste, ma vorrei coronare la chioma;
forse non sono solo?, ma qualcosa di amico
mi è vicino da lontano, e devo sorridere e stupirmi
di come sia felice anche in mezzo al dolore.

Lume d’amore! Riluci aureo anche presso i morti!
Immagini di tempi luminosi, splendete nella mia notte?
Giardini di dolcezze, monti rossi al tramonto,
siate benvenuti, e voi, silenti sentieri del bosco,
testimoni di felicità celeste, e in alto voi, stelle osservatrici,
che un tempo mi concedeste tante occhiate benefiche!
Anche voi, amorose, belle figlie dei giorni di maggio,
quiete rose, e voi, gigli, ancora adesso vi chiamo!
Le primavere svaniscono, un anno spinge l’altro,
tutto muta e contende, così il tempo infuria,
sopra il capo mortale; ma non di fronte a occhi sereni,
e agli amanti è donata un'altra vita.
Poiché tutti loro, giorni e anni astrali, furono,
Diotima!, in noi nell’intimo eternamente uniti.

Da Lamenti di Menone per Diotima, di Friedrich Holderlin

 

 
 
 

Post N°84

Post n°86 pubblicato il 19 Luglio 2010 da lakeghost
 

La mia anima è asciutta e assetata, disseccata da un torrido vento estivo che soffia dal deserto. Spinge un paio di nuvole bianche dinanzi al sole, che pare essere l'ultimo dell'ultimo giorno del mondo.
Che splendide poesie avremmo scritto delle nostre vite se solo fosse stato così ogni giorno. Ogni luna,
l'ultima d'una fresca notte d'amore, e ogni sole, l'ultimo di un potentissimo e gioioso mattino.
Nel grande fiume in piena che è questa vita, nessun sasso riposa troppo a lungo da sembrare morto, nessuna molecola d'acqua naviga contro corrente. Ho rifiutato categoricamente l'immagine del mio corpo a galleggiare in pace nella corrente. Che cieco sono stato. Come possiamo pensare di conoscere noi stessi se giorno dopo giorno la vita non conosce pause? Ciò che possiamo sapere di noi stessi è la nostra implacabile e imperitura trasformazione. Il sonno e la dolce morte, il risveglio e un nuovo bambino che nasce pronto a suonare un felicissimo vagito che scuote le
fondamenta della terra. Tutte le volte che ho aperto gli occhi, ho aperto gli occhi di un cadavere. Tutte le volte che ho guardato una donna svegliarsi al mio fianco non l'ho salutata col caldo benvenuto che avrebbe meritato. Mio Dio, come sei bella. Chi sei, amore mio?
E ora, mi pare di capire con un certo scandalo, che tutte le volte che mi sono riconosciuto allo specchio, ho
contemplato un corpo senza vita. Tutte le volte che mi sono riconosciuto allo specchio ha vinto su di me la
maledettissima paura della vita.

 
 
 

Post N°83

Post n°85 pubblicato il 17 Luglio 2010 da lakeghost
 

Il Tempo, tratto da "Così lontano, così vicino", di Wim Wenders

 

 
 
 

Post N°82

Post n°84 pubblicato il 04 Luglio 2010 da lakeghost
 

Un passo dopo l'altro, finalmente possiamo a ragione bagnacri del buio della nostra camera, lì dove il Padre troverà tempo d'ascoltarci, noi e le nostre preghiere. Ne abbiamo spese troppe, sguinzagliate nel mondo, e dirette ai ladri di pensieri, parole e sentimenti. Ma il tempo delle parole si corcia sempre di più, e tante sbiancano tutti i loro significati, perdono la coltre delle loro illusioni e muiono come le foglie d'un coloratissimo autunno.
Siamo finalmente soli. Ma in quella solitudine abitata, che forse, così spaventati dalle nostre grandi responsabilità, non riusciamo ad amare. E invece obbiamo amare la nosrta solitudine. Cosicchè, quando i fantasmi del nostro passato vorranno venderci i loro giochi, noi potremmo anche ringraziarli e far loro cenno di passar oltre.
Se il mondo non è la nostra casa, non creiamo il mondo dentro la nostra casa. Se la nostra casa agli occhi del mondo è vuota, sarà piena di vita.
Nessuno canta come la dolce melodia del vento, niente corre delicata e leggera come l'acqua o si erge senza prepotenza nè ardore come una verde collina.
E tutto, incredibilmente, canta, scorre e sale nel buio della nostra camera.

 
 
 
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