Le onde

– Cosa ha permesso che tutto funzionasse in quel tempo? Te lo sei mai chiesta? –

– Sì e spesso.. e forse sono riuscita a darmi anche delle risposte – mi passi la crema solare? –

– Quali risposte? –

– Prima di tutto, non ci siamo mai fatti urtare dalla vita, siamo stati come quei surfisti che cavalcano le onde; guardali, osserva, attraversano le fluttuazioni con stile per arrivare in riva incolumi e sempre in piedi, rispetto ai tanti che si fanno travolgere come scemi dai cavalloni… –

– Non ho ben capito cosa c’entrano le onde con la nostra storia… –

– Le onde sono le emozioni e per emozioni intendo le paure, le gioie, i risentimenti… direi che proprio non ci è mancato nulla no? –

– Direi proprio di no. Quindi vorresti dire che le emozioni non ci hanno travolto, che non ci siamo emozionati? –

– No, voglio dire che le emozioni non ci hanno mai urtato, non ci hanno mai ferito… le abbiamo colte tutte e le abbiamo vissute sempre nella maniera più produttiva. –

– Si…. ….è vero… –

– Bene, andiamo a farci il bagno? –

– Si, ho voglia di onde. –

 

Nizza Promenade

Share on FacebookShare on Twitter+1

L’interno di F.

Conosco il numero diretto di Enzo F., ma non posso fare a meno di rivolgermi alla reception ogni qualvolta debba prendere contatto telefonicamente con lui; lo faccio solo per ascoltare, anche per un attimo solamente, quella voce così flebile e dolce, somiglia a quella d’una donna scalza, cammina in punta di piedi, accorta a non far troppo rumore…

– buongiorno! …qui è la S….di Milano, come posso aiutarla? –

– Lei ha una voce bellissima, lo sa? – Avrei voglia di risponderle così, ma non ho abbastanza forza d’animo, ho timore di andare fuori binari,
deragliare dalla mia serietà. Eppure un giorno chissà, magari un momento più opportuno, magari circostanze migliori… chissà…

– Sì.. pronto…? Pronto…? Con chi desidera parlare? –
– Sì.. mi scusi, ho bisogno di parlare con il Sig. Enzo F. –

Ancora una volta un oscillazione rimandata, vado avanti con questa mia detestabile coscienza…

 

polaroid23

Share on FacebookShare on Twitter+1

Tombeur de femme

– Tombeur de femme… è la prima cosa che mi viene in mente. –

– Beh, “tombeur” mi sembra un po’ forte, però, perché negarlo, le donne mi piacciono… è vero. –

– Non ne sono affatto convinta. Penso piuttosto che ti piaccia osservarle e guardarle cadere. Così… incerte sui loro tacchi a spillo mentre ti vengono incontro perdendo un equilibrio precario, ma che poi, dopo averle aiutate a rialzarsi, dopo averle spolverate, consolate e rassicurate, tu non sappia che cosa fartene. –

– Io le amo. Una ad una –

– Ma non permetti loro di fare altrettanto. Vedi… ciò che conta in una storia d’amore è il suo avvenire. La maniera che ha di orientarci, di trasformarci, di farci diventare grandi. Non dicendo mai di sì a una donna, la privi del suo ruolo di coprotagonista e quello che avete davanti resterà un libro chiuso. Non scritto, non letto, non vissuto. Non ti interessa, del resto. Hai avuto molte amiche, diverse maestre, alcune avversarie, una manciata di crocerossine e qualche amante discreta, ma una donna, non l’hai mai voluta accanto davvero.
Le hai ammirate, ne sono certa, fotografate e reso più belle, ma sei sempre rimasto immobile sulla soglia, senza lasciar vedere loro, qualcosa di più che la sala di ingresso. Senza muoverti. Senza coinvolgerti. E d’altra parte, è questo il segreto del tuo charme. Ognuna spera di trovare la chiave per liberarti, per farti evadere dalla tua fortezza, ma tu non ne hai bisogno. Conosci il passaggio segreto ed esci quando ne hai voglia. Senza di loro. –

– Mi stai dicendo che sono individualista? –

– No. Sto dicendo che basti a te stesso e sei tanto. –

elegance woman

Share on FacebookShare on Twitter+1

L’incontro

È così che doveva avvenire.

Pochi minuti dopo la partenza era possibile scorgere ancora il panorama di costiera. La mia posizione virava nel verso di prua del traghetto, la balaustra era bagnata di salsedine e mare.
Tu eri li, con un tubino lungo che vestiva i tuoi fianchi ed una sciarpa viola che ricordava il colore dell’anno. Il cappotto raccolto sulla panchina. Un occhiale sul viso nascondeva lo sguardo che sembrava essere nostalgico. La mia partenza non aveva una meta particolare, ma in quel momento ero incuriosito dal sapere quale fosse la tua destinazione ed ancor di più la tua provenienza. Sembravamo immersi in un quadro di Vettriano.

– Buongiorno – e non sono riuscito a dire di più, ma era così che doveva avvenire. Voltandoti riuscivo a vedere la mia inquadratura nel riflesso delle tue lenti.
– Buongiorno – hai risposto; era così che doveva avvenire.

Poco più avanti una bambina era piegata sulle ginocchia sostenendosi sulla ringhiera, guardava la schiuma disperdersi nelle acque; che fosse tua figlia?
La vicinanza non poteva dare giustificazione valida al nostro silenzio e al corrisposto desiderio di conoscenza… Allo stesso tempo le nostre personalità sembravano avessero già stabilito un dialogo fatto di gestualità e percezioni.

–Beh..? Non dice nulla? –

– Non che sia mai stato di troppe parole, ma ci sono momenti dove il silenzio di un uomo ha un tono che può sembrare perfetto. –

– forse la disturbo, non vorrei farle perdere tempo in frivolezze… –

– Si figuri, l’ascolto volentieri;
ci sono piccole cose che di sciocco hanno solo l’apparenza. –

– …mi verrebbe da farle un complimento.. –

– Non me lo faccia… –

– Perchè? Non le piacciono i complimenti? –

– Più che lusingato, mi piacerebbe essere incuriosito;
dunque non pensiamo a me, mi parli piùttosto di lei… –

– Le darei un vantaggio… –

– Le prometto che contraccambierò ogni suo favoritismo…–

 

incontro

Share on FacebookShare on Twitter+1