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TOCCARE IL CIELO CON UN DITO....E' FACILE QUANDO IL CIELO E' COSI' BASSO

Post n°181 pubblicato il 08 Febbraio 2010 da digirita70

Quello che mi ha sempre contraddistinto è un’innata razionalità. E’ una dote che mi appartiene, qualsiasi cosa mi accada, indipendentemente da quanto il cuore possa battere io so sempre cosa posso aspettarmi. Sono nata disillusa, sapendo sempre cosa potevo pretendere da me stessa. Ogni traguardo è stato sempre merito mio e quelli mancati sempre per mia colpa.

Per me è facile toccare con un dito il cielo. Questo cielo è basso, raggiungibile, nulla di straordinario. Sono una donna - anche se mi sento una bambina – che si accontenta perché sa a cosa può aspirare, conosce benissimo tutti i confini e sa quando non può pretendere più di quanto già ha avuto. Ed io il mio cielo l’ho già toccato, oltre non si può andare, c’è una fitta grata che ho costruito io, anche se per un po’ ho creduto che fossero stati altri a costruirla, ho pensato che oltre non sarei potuta andare per decisione altrui, per scelte di vita altrui. Invece no. Sono io con il mio passato ed il mio presente ad avere costruito questa grata, sono io che non posso aspirare a nulla perché con una come me non ci si può stare e non servono le parole di chi mi dice che io posso essere amata. Si è vero, posso essere amata, mentendo spudoratamente, trovando un uomo ingenuo a cui possa mostrarmi come mi vuole. Non ne sarei capace. Non sarei capace di mentire così perché ho mentito troppo nella mia vita, non sarei capace di amare così perché per amare ho bisogno di essere libera di essere me stessa. E allora i confini sono presto definiti. L’unica mia libertà è amare. L’unico mio limite è sapere di non poter essere amata. Mi sono già adattata, c’è stato un momento in cui la mia anima si ribellava a questa situazione, un momento in cui ogni fibra del mio corpo era straziata. Poi mi sono abituata alla sensazione, mi sono abituata alle lacrime, mi sono abituata alle gambe tremanti di un incontro inaspettato, mi sono abituata ed il percorso non è stato facile, ma alla fine sono arrivata. Non significa che non soffro più, significa che ho imparato a soffrire fra due parentesi ben definite, ho imparato a concedere spazio alla sofferenza, a dedicargli un po’ di tempo, ho imparato a piangere e soprattutto a smettere di farlo.

Riflettendo su quello che sento adesso mi viene in mente tutto il mio percorso di vita. Fin da bambina sono cresciuta cercando di fare tutto quello che facevano i maschi, mio padre mi considera un maschio mancato e si capacita del contrario solo quando mi vede in gonna e tacchi a spillo. Ho vissuto pensando di voler far carriera, di non volere una famiglia, di voler essere autonoma, di volermi realizzare. Ho sempre visto in maniera strana le donne che stavano a casa ad accudire la famiglia, pensavo che non avrei potuto vivere così. Adesso devo ammettere che invece in tutti questi anni ho solo cercato qualcuno che mi prendesse per mano, un uomo che si occupasse di me e a cui affidarmi. Gli avrei dato tutto in cambio della sicurezza. Addio al mio femminismo palesato. Alla fine non cambierà nulla nella mia vita, avrò solo il rimpianto di non aver cercato questo uomo e di non aver vissuto in modo tale da incontrarlo un giorno. Continuerò come ho sempre vissuto, continuerò con questa farsa del “devo farcela da sola” perché adesso mai come prima ho realizzato che non ci sarà mai nessuno. Quindi mi pare proprio il caso di farsene una ragione adesso. Il mio cielo è alto appena più di me, l’ho già raggiunto, è il massimo che posso avere. Ora devo solo preoccuparmi di non farmelo cadere addosso.

                        Un abbraccio fortissimo....Rita

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Commenti al Post:
volevofareilcuoco
volevofareilcuoco il 08/02/10 alle 10:14 via WEB
Buongiorno.....č un po' lungo da leggere per me adesso....grazie della visita e se ti va lascia un commento....
 
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