L'onda avvolge lo scoglio come una sciarpa di mare che si ritrae ad ogni flutto.
Lo lucida, lo ammalia, lo rinfresca come crema benefica ben distesa su spalle di pietra.
In un incessante concerto di gorgoglii, di mulinelli, di bianche schiume insaporite dal sale, un granchio, risale la cima del monte, fuoriuscito da una grotta dove incastra la sua vita.
Ora si dimena nel sole, raggiungendo il picco della vetta.
Sulla prua di questo scoglio assapora l'orizzonte, come capitano di un vascello immobile;
e rimane lì intento a leggere quel mare, come direttore di un'orchestra immensa che decide di ritmare.
Ora i fiati sono il vento...dando inizio all'overture; corde bianche come fiocchi di canapa sono gli archi che iniziano a vibrare ad un gesto del maestro;
Non ha bacchette sul suo spartito ma piccole chele che fa roteare con sapiente attesa.
Le righe del suo pentagramma sono linee d'onda le cui note vengono disegnate da cappelli tondi e bianchi di meduse che danzano sotto il pelo dell'acqua.
Gli archi si fermano per un istante, e più in là sopra uno scoglio sottile e cavo che funge da cassa di risonanza un'altro granchio da inizio alle percussioni, tamburellando con le chele sulla pietra, frenetico e madido di sudore, come il più nero dei batteristi jazz.
E ancora fiati e ancora archi.
Sotto la prua dello scoglio, dove il maestro detta il tempo al mare, platee di pesciolini danzano in cerchi concentrici, unendosi gli uni agli altri, come collane di squame intente ad ornare dècolletè di alche fluttuanti e vanitose.
Giunge la sera e che bellissimo tramonto colora la scena; è come un sipario d'aurore, intessute in maglie orizzontali d'arancione, di rosso vermiglio, di pervinca... un tappeto di Persia steso ad asciugare, sorretto da due mollette incastrate tra bianche nuvole abbacinanti, immensamente distanti fra loro.
Il maestro si congeda dal suo scoglio, inchinandosi alla platea, ossequioso a quel mare.
Tornerà nella sua grotta e sognerà... nuove musiche da inventare, nuovi artisti da scoprire.
Buonanotte maestro!!!