« FESTA DE POCHIPERCORSI »

LIPARI

Post n°66 pubblicato il 09 Luglio 2009 da Larbo


L'onda avvolge lo scoglio come una sciarpa di mare che si ritrae ad ogni flutto.
Lo lucida, lo ammalia, lo rinfresca come crema benefica ben distesa su spalle di pietra.
In un incessante concerto di gorgoglii, di mulinelli, di bianche schiume insaporite dal sale, un granchio, risale la cima del monte, fuoriuscito da una grotta dove incastra la sua vita.
Ora si dimena nel sole, raggiungendo il picco della vetta.
Sulla prua di questo scoglio assapora l'orizzonte, come capitano di un vascello immobile;
e rimane lì intento a leggere quel mare, come direttore di un'orchestra immensa che decide di ritmare.
Ora i fiati sono il vento...dando inizio all'overture; corde bianche come fiocchi di canapa sono gli archi che iniziano a vibrare ad un gesto del maestro;
Non ha bacchette sul suo spartito ma piccole chele che fa roteare con sapiente attesa.
Le righe del suo pentagramma sono linee d'onda le cui note vengono disegnate da cappelli tondi e bianchi di meduse che danzano sotto il pelo dell'acqua.
Gli archi si fermano per un istante, e più in là sopra uno scoglio sottile e cavo che funge da cassa di risonanza un'altro granchio da inizio alle percussioni, tamburellando con le chele sulla pietra, frenetico e madido di sudore, come il più nero dei batteristi jazz.
E ancora fiati e ancora archi.
Sotto la prua dello scoglio, dove il maestro detta il tempo al mare, platee di pesciolini danzano in cerchi concentrici, unendosi gli uni agli altri, come collane di squame intente ad ornare dècolletè di alche fluttuanti e vanitose.
Giunge la sera e che bellissimo tramonto colora la scena; è come un sipario d'aurore, intessute in maglie orizzontali d'arancione, di rosso vermiglio, di pervinca... un tappeto di Persia steso ad asciugare, sorretto da due mollette incastrate tra bianche nuvole abbacinanti, immensamente distanti fra loro.
Il maestro si congeda dal suo scoglio, inchinandosi alla platea, ossequioso a quel mare.
Tornerà nella sua grotta e sognerà... nuove musiche da inventare, nuovi artisti da scoprire.
Buonanotte maestro!!!

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
Vai alla Home Page del blog
 
 

Tag

 

Archivio messaggi

 
 << Maggio 2026 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
        1 2 3
4 5 6 7 8 9 10
11 12 13 14 15 16 17
18 19 20 21 22 23 24
25 26 27 28 29 30 31
 
 

FACEBOOK

 
 
Citazioni nei Blog Amici: 1
 

C.P.T.

Lento scorre il tempo, in questo luogo contenuto da sbarre di ferro e viali di cemento. Bordi di grigio, racchiudono un quadro grigio. Timidi fili d’erba cercano di riprodurre una natura stretta in gusci di calce. Qualche tombino quà e la spezza la monotonia del piatto, creando fosse di piombo zigrinato ove si adagia la guazza di un’ennesima notte. Antenne come cipressi robotici si piegano al vento della sera e lampioni dagli steli affusolati, offrono i frutti di una luce fredda, racchiusa in boccioli di plastica e nettare di tungsteno. I cancelli che vedo di pesante imponenza claustrofobia, danzano ripetutamente, basculando negli stetti passi di un binario scollinato, pronti a ballare agli ingressi o alle uscite dei tanti girovaghi. Tetti e ombre, cartelli e tasti esausti di essere pigiati e una macchinetta automatica del caffé che sgorga ritmicamente miscele nere di noia per dissetare gole a volte incapaci di fare altro. Il libero andamento di questo micromondo si dissolve oltre il vetro che mi contiene; un uomo s’avvicina alle acustiche fessure dello scambio umano. Sua moglie lo attende qualche muro e sbarra più in la. Con una busta in mano, percorre i soliti passi nei soliti giorni, portando magari con se in quella busta vestita di bianco, piccole ampolle di aria lontana, da far respirare ingordamente alla sua amata. Siamo qui, come ieri, come domani a guadagnare un posto nell’olimpo dei vigilanti, dei trascrittori di nomi, dei bevitori di cappuccino, dei compositori di numeri, dei pigiatori di tasti, dei culi sprofondati nelle sedie, dei pensatori lontani che volano con la fantasia oltre le fessure equidistanti di un recinto; siamo qui a stretto contatto col nulla a condividere il niente e a sentire il senza. Si potrebbe dire basta a tutto questo, spogliarsi di un’assurda contestualità di sfere che rotolano sempre nello stesso verso e nel medesimo istante liberarsi di una cravatta nera che si slega dal suo calice di stoffa, e ritrovare finalmente il senso delle cose. Nessuna gabbia in fondo ha mai contenuto i pensieri di un sognatore.
 
 
 

© Italiaonline S.p.A. 2026Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963